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n. 16

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Settimanale di ispirazione cristiana regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it - www.teleregina.it

Anno XII - 5 febbraio 2012 - €. 1,00

LA ZATTERA DELLA MEDUSA 12 - Si è spento il “sorriso” di Vincenzo Consolo

8 - Dialogare senza smentirsi

14 - Avanguardie russe: l’arte della rivoluzione


Sommario Cieli nuovi terra nuova Anno XII - n. 16 5 febbraio 2012 Registrazione Tribunale di Palermo N.17/2000 Direttore Editoriale Giacomo Ribaudo Direttore Responsabile Serena Termini Capo Redattore Giovanna Gonzales Consiglio di Redazione Giovanni Bonanno Fernanda Di Monte Elio Giunta Katia Mammana Vincenzo Noto Segreteria di Redazione Fabio Sortino Collaboratori Nino Barraco Salvatore Di Fazio Emma Di Ganci Esperia Ghezzi Francesco Giorgianni Antonio La Spina Massimo Naro Sergio Natoli Vincenzo Scuderi Paolo Turturro Francesco Virga Progetto grafico Roberto Miata

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Editoriale

L’Italia in ginocchio? di Giacomo Ribaudo

4 Servizio diffusione e abbonamenti Anna Basile Loredana Ferraro Questo numero è stato chiuso il 30 gennaio 2012 alle ore 13.00 Direzione Redazione Amministrazione Via Decollati, 2A - Palermo tel. 091 6177936 334 9647256 091 6175215 fax regina.coelorum@virgilio.it

Opinione

Giù le mani dall’acqua e dalla democrazia di Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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Focus

Amministrative: si spacca sempre di più il centro sinistra di Fabio Sortino

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Attualità

3 mila dollari all’associazione Zen-Insieme di Serena Termini

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Dialogo

Dialogare senza smentirsi di Giovanni Lo Cascio

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Cultura

La zattera della Medusa di Giovanni Bonanno

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Personaggi

Si è spento il “sorriso” di Vincenzo Consolo di Salvatore Di Fazio

www.cntn.it www.teleregina.it

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Impaginazione e stampa Copygraphic s.n.c. Via E. Restivo, 99 - Palermo tel. 091 524312 091 2523051 copygraphicsnc@libero.it info@copygraphic.it

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Mostre

Avanguardie russe: l’arte della rivoluzione di Marina La Barbera

Chiesa

L'albero si riconosce dai frutti di p. Sergio Natoli omi

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Cronaca

Emergenza educativa sfida per la Chiesa di Livio Terranova

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Legalità

di Chiara Sole

www.copygraphic.it

20 L’attività e la collaborazione a qualsiasi titolo sono fornite gratuitamente

Spazio di fede

La sofferenza di Giobbe di Piero Serraino

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Palinsesto Teleregina

In copertina La nave Costa Concordia Per abbonarsi: associazionecntn@gmail.com Redazione 091 6175215 – 091 6177936 Anna Basile 328 4767020 Loredana Ferraro 339 8294260

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EDITORIALE

L’Italia in ginocchio? di Giacomo Ribaudo

O

sservazioni di un cittadino qualunque ai margini di una protesta che ha scavato un fosso e non si capisce da chi è gestita la regia e a chi è diretta la concretizzazione

della rabbia.

Mi si consentano, in un momento di grande confusione di pensiero di indirizzi politici e di discernimento per le scelte concrete, alcune osservazioni generali. Premetto che non è un campo di mia competenza e che non possiedo, se qualche rimedio farà capolino fra le righe, ricette salva-Italia. • La crisi non è nata ora, né ora sono nati gli sprechi, come non è nato all’isola del Giglio l’inchino della nave e le leggerezze di navigazione dei dirigenti. • Si è tornati alla situazione, già grave, del ‘92 e del ‘94 quando tutti quelli che temevamo un’Italia a picco con la scesa in campo di Silvio Berlusconi passavamo per pazzi e in parte subiamo ancora emarginazioni e boicottaggi. L’Italia è chiamata a rialzarsi dopo 20 anni di stupido consumismo, di battesimi alla falsità costituita in sistema di pensiero e di prassi politica e inchini al Potere costituito, con la partecipazione agli “inchini” di una Chiesa che non si è inchinata a Diocleziano e a Teodorico, né a Enrico IV o a Enrico VIII, né a Stalin o a Mao, ma sì a Pipino e Carlo Magno, agli Ottone e Carlo V, a Mussolini (I Atto) e Pinochet, a Berlusconi e a Cammarata. • La Chiesa è chiamata a parlare e a farsi sentire quando il Principe è in sella e ha tutto da perdere, non quando i Napoleoni sono a S. Elena i Totò Riina “dentro” o i pedofili con tanto di esposti in Procura e si accoda senza troppi “mea culpa” alle proteste collettive quando i miasmi della Verità e della Giustizia calpestate rischia-

no di sommergere anche i suoi uomini migliori, e con la faccia tosta di chi non c’entra… • Le proteste in uno stato democratico sono più che legittime e vanno tutt’altro che scoraggiate. Non sono stati inventati i sindacati? E se i sindacati non funzionano perché non si protesta contro i sindacati e davanti ai Palazzi dei sindacati? • Si vuole protestare contro il Governo? E la sede del Governo non è, se non erro, a palazzo Chigi? Perché non si portano tutti i TIR a palazzo Chigi e non si bloccano i viveri ai Ministri? Se i principali responsabili dell’ ”Italia in ginocchio” sono Silvio Berlusconi e Umberto Bossi perché non vengono assediati e presidiati i loro Palazzi in modo che restino digiuni per una settimana? E se le sinistre, nei due anni che furono al Potere, si fossero preoccupati di diminuire le tasse e promuovere lo sviluppo anziché appesantirci le orecchie il cuore e la coscienza con i “Pacs” e i “Dico” non sarebbe diversa l’Italia di oggi? E come mai non vengono inscenate proteste davanti alle abitazioni di Pannella e Capezzone, di Pecoraro Scanio e Padoa Schioppa? Perché tali manifestazioni sarebbero subito bloccate? Allora facciamo soffrire i deboli i malati i bambini i lavoratori a rischio i neonati? È stato onesto fare sprecare, a una Italia già largamente a rischio, 500 milioni di euro, sempre che ci fermiamo qui? E che differenza c’è tra il vandalismo delle manifestazioni recenti di Roma, l’uccisione di civili in una guerra e lo stato di panico collettivo che si è venuto a creare? VA DA Sé CHE NESSUN GOVERNO SARÀ AUTENTICO ED EFFICIENTE SE NON SAPRÀ COLPIRE I RICCHI E I POTENTI. Il cuore del problema è tutto qui. Chi sarà mai accanto alla povera gente?

giacomo.ribaudo@fastwebnet.it | tel. 091 490155 | cel. 330 537932


OPINIONE

Giù le mani dall'acqua e dalla democrazia

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l 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica. Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti. A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato. Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua,

forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia. Noi non ci stiamo. L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato. I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria. Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda 4-

la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano. Chiediamo con determinazione al governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa. Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano. Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario. Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia. Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua 5 / febbraio / 2012


FOCUS

Amministrative: si spacca sempre di più il centro sinistra Lo schieramento di sinistra sempre più diviso di Fabio Sortino

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pochi mesi dalle elezioni amministrative a Palermo e a poco più di un mese dalle primarie del centro-sinistra, la situazione tra i due schieramenti si fa sempre più confusa e contraddittoria. Ma mentre la destra è praticamente assente, con candidati fantasma che prima vengono dichiarati e poi ritirano la propria candidatura, sepolti tra le macerie di non governo della città da parte di Diego Cammarata, a sinistra si moltiplicano le spaccature che potrebbero diventare letali e sarebbe veramente un peccato dato che le possibilità di vittoria dello schieramento di sinistra sarebbero veramente tante. Uno dei nodi principali è la candidatura di Rita Borsellino, nominata da Bersani come candidato, seppure da indipendente con “Un’altra storia” e cooptata dalla sinistra favorevole all’ “inciucio” con Lombardo per l’appoggio al governo regionale, per assemblare, oltre la sinistra, anche il Terzo polo. Senonché il parlamentare europeo ha sì deciso di candidarsi per la poltrona di primo cittadino, ma ha rifiutato categoricamente qualsiasi apparentamento con il Terzo Polo, soprattutto con l’MPA di Raffaele Lombardo, dalla quale, sono parole usate da Nadia Spallitta, anche lei di “Un’altra Storia”, differenziano storia e idee, senza dimenticare la pregiudiziale giudiziaria. A questo punto il Pd si è trovato senza un candidato ufficiale, le primarie previste in un primo tempo per il 29 gennaio scorso, sono slittate al 26 febbraio, e si sono avvicendati molti altri candidati come Ninni Teminelli, Antonella Monastra e ormai continua la sua corsa solitaria sempre nel Pd Davide Faraone, vicino al rottamatore sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Altra candidatura di prestigio quella di Leoluca Orlando che chiaramente già solo per il suo prestigio e la sua storia raccoglie consensi.

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Ma ha fatto molto parlare di sé a sinistra un brillante outsider come Fabrzio Ferrandelli, prima capogruppo dell’IDV, poi distaccatosi coraggiosamente dal suo partito per aggregare una serie di movimenti civici facenti capo a Palermo Più. Ora la notizia più recente è che proprio Ferrandelli abbia accorpato questi movimenti civici, per unirsi con un pezzo di Pd facente capo a Lumia e Cracolici, aperto al terzo polo. Insomma, una gran confusione. A destra non è che le cose vadano meglio. C’è stata la consultazione di Marianna Caronia ex Pid, ex vice sindaco della Giunta Cammarata, che ha girato con il suo camper da indipendente per sondare gli umori di Palermo circa una sua candidatura. Si è vociferato di candidature poi rivelatesi finora effimere, come quelle del Magnifico Rettore Roberto Lagalla, o quella, subito ritirata, del Presidente dell’Ars Francesco Cascio. C’è da sperare, che dopo dieci anni di buio da questa confusione esca fuori qualcosa di positivo, ma ne dubitiamo.

PALERMO | Cantieri Culturali alla Zisa


ATTUALITà

3 mila dollari all’associazione Zen-Insieme Dono di due comunità italo americane nell’ambito del progetto Anfe “I have a dream – un futuro per lo Zen” di Serena Termini

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azione di ricostruzione comincerà proprio grazie a questo contributo di beneficenza che vedrà la realizzazione di un forno per la manifattura di materiale in ceramica artistica. Grazie a questa attività alcuni ragazzi e donne del quartiere potranno essere messi nella condizione di lavorare la ceramica nella prospettiva di avviare in seguito un’attività economica. Con il progetto, promosso dall’Anfe Sicilia, l’associazione nazionale famiglie degli emigrati, si è voluto creare, infatti, un ponte ideale “Sicilia – America” a servizio degli abitanti dello Zen2 grazie anche al contributo di due comunità italo-americane: la federazione siciliana New Jersey e l’associazione ‘Ieri , oggi e domani’. Le due comunità di emigrati italo-americani hanno dato, per il futuro, pure la loro dispo6-

nibilità economica per la ristrutturazione di una piazza dello Zen (piazza Zappa conosciuta come Giardino della Civiltà). Inoltre sono pronte anche a fare conoscere i prodotti realizzate dalle donne del LabZen2. Lo scorso dicembre, nell’ambito del progetto “I have a dream – un futuro per lo Zen”, una delegazione dell’Anfe, insieme ad alcuni rappresentanti dello Zen2 e agli artisti Paride Benassai, Marcello Mandreucci e Massimo Minutella si è recata in America per raccontare a due comunità americane, attraverso un video, la realtà del quartiere, da sempre abbandonato dalle istituzioni ma con tanta gente disposta ad attivarsi per la società. Per l’occasione le comunità di italo americani, hanno donato 3 mila dollari che l’Anfe oggi ha consegnato all’associazione Zen Insieme presso il Centro Sociale 5 / febbraio / 2012


ATTUALITà

Giovanni Vitale che porta il nome di un giovane del quartiere suicidatosi in carcere. “I have a dream un futuro per lo Zen” promosso dalla Regione Siciliana – Assessorato all’Emigrazione e organizzato dall’Anfe Sicilia, che ha reso possibile il viaggio in Usa, continuerà quindi, nei prossimi mesi allo Zen2, realizzando un’azione di aiuto economico programmato proprio nel quartiere periferico. Fra i diversi problemi del quartiere: da due anni non è più funzionante l’asilo per bambini da zero a tre anni del centro sociale “Giovanni Vitale” che fa capo all’associazione Zen Insieme, perché è rimasto fuori dai finanziamenti della legge 285. Inoltre l’associazione è in attesa di trovare i fondi per continuare la sartoria e il laboratorio di borse LabZen2 che dava lavoro ad alcune donne del quartiere. L’assenza di una asilo non permette a molte donne, con mariti disoccupati o problemi giudiziari, di potere lavorare per mantenere la famiglia. L’associazione Zen Insieme con i suoi 20 soci e 40 operatori assiste in vario modo oltre un centinaio di donne e adolescenti. “Speriamo, di potere riattivare al più presto tutte le piccole realtà che allo Zen2 hanno rappresentato un segno di crescita economica e sociale – sottolinea Bice Mortillaro Salatiello, presidente dell’associazione Zen Insieme -. Da 23 anni ci impegniamo per eliminare tutti quei pregiudizi che fanno male alle donne e alle famiglie del posto –. Purtroppo dal punto di vista pubblico non c’è mai stata una volontà reale di aiutare tutta la gente che nel quartiere vorrebbe darsi da fare”. “Il progetto nato nel 2010 vuole dare una forte impronta culturale alla gente del quartiere – ha detto il direttore

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generale dell’Anfe, Gaetano Calà - aiutandola a crescere dal punto di vista economico e sociale. Lo scorso dicembre abbiamo portato Maria Grazia e Salvo, abitanti dello Zen2, prima a NewYork e poi nel New Jersey per conoscere le comunità di italiani presenti in Usa e potere parlare del loro quartiere”. “La nostra intenzione è stata di fare allontanare gli stereotipi sul quartiere – racconta Salvo - che è degradato non per colpa nostra ma dello Stato. Non siamo tutti delinquenti perché oggi essere etichettati come abitanti dello Zen compromette anche il futuro lavorativo”. All’incontro erano presenti il presidente nazionale dell’Anfe, Paolo Genco, il direttore generale dell’Anfe Gaetano Calà, la rappresentanza dei ragazzi dello Zen2 che sono stati in America, Bice Mortillaro Salatiello e gli artisti Paride Benassai, Marcello Mandreucci e Massimo Minutella.


dialogo

Dialogare senza smentirsi L’incompiutezza di dialogo e comunione fra evangelici, ortodossi e cattolici provoca nella coscienza dei cristiani impegnati non pochi interrogativi di Giovanni Lo Cascio

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appiamo quanto faccia star male il ritrovarci ancora, dopo duemila anni, a rimirare le piaghe, sempre aperte e sanguinanti, del Corpo mistico del Signore. E spesso sembra che non ci sia veramente nessuno sinceramente e lealmente interessato a lenirle e tentare efficacemente di rimarginarle. Storia di divisioni, emarginazioni, scomuniche vicendevoli, disinteresse, arroccamenti su posizioni sempre più drastiche ed oltranziste. Eppure la rilettura meditata e interiorizzata della preghiera del Maestro (Gv 17) con l’assicurazione dell’efficacia missionaria, condizionata proprio all’osservanza del comandamento nuovo, avrebbe dovuto più costantemente e puntualmente allertarci: “siano perfetti nell’unità affinché il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me”. Avvertiamo l’urgenza di aprire mente e cuore, rimuovendo tutte le barriere imposteci dal nostro particulare, dai nostri apriorismi ideologici/ teologici/ spirituali; mentre si stenta invece ad en-

trare in sintonia con le attese, i desideri, l’amore onesto di “Dio, nostro salvatore, che vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (I Tm 2, 3-4) L’amore di Dio in Cristo è leale e fedele verso la sua Sposa, la Una Chiesa: Egli attende, finalmente, che un giorno, gli compaia innanzi “senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza” (Lit. Rom). Uno è il Battesimo che ci consacra, facendoci membra vive dell’Una Chiesa, Sposa di Cristo; ma troppa è la strada fatta da ognuno di noi e da ognuna delle comunità cristiane cui facciamo riferimento, che spesso si stenta pure a riconoscere la comune origine, la sostanziale fraternità, la comunione nei valori di fondo, le comuni speranze che l’escatologia ci propone. “Fratres sumus” ripeteva sovente, col suo bel viso sereno, pieno di Spirito Santo, il buon Giovanni XXIII, sollecitando tutti a guardare con maggiore e migliore attenzione a tutto ciò che ci unisce, invece che a quelle cose che “ci

ASSISI

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dialogo

potrebbero tenere piuttosto in difficoltà”. Espressione tanto felice e apprezzata da essere entrata come adagio anche nel gergo di tante persone pur di estrazione e cultura laica. L’ecumenismo ufficiale spesso rischia di restare bloccato e ingessato entro i confini della propria dogmatica e della propria ortodossia, rigidamente tutelata. Difficile su questo fronte sarebbe attendersi qualcosa di nuovo e di costruttivo dai gerarchi, al di là delle belle declamazioni di principio e degli auspici espressi negli incontri promossi, ad Assisi ed altrove, dalla buona volontà di singoli o di gruppi più generosi. D’altronde se si volessero aggirare i principi di ortodossia e di identità specifica di ogni comunità ecclesiale, limitandosi solo a coltivare l’ortoprassi, si correrebbe il rischio di scivolare in uno sterile e declamatorio irenismo in cui tutto si congloberebbe come in un immenso calderone indistinto in cui sussistano artificiosamente tutto e il contrario di tutto, spegnendo ogni dialettica, ogni ricerca teologica e spirituale e la stessa promozione vicendevole nella conoscenza delle Scritture e della Verità. Anche Giovanni Paolo II, affrontando nella Esortazione Apostolica Catechesi Tradendae, il problema della trasmissione della fede nel contesto dei rapporti con fratelli di altre confessioni cristiane rileva che “La catechesi avrà una dimensione ecumenica, se, inoltre, essa suscita ed alimenta un vero desiderio dell’unità; e più ancora, se ispira sforzi sinceri - compreso lo sforzo per purificarsi nell’umiltà e nel fervore dello Spirito, al fine di sgomberare gli ostacoli lungo la strada - non in vista di un facile irenismo fatto di omissioni e di concessioni sul piano dottrinale, ma in vista dell’unità perfetta, quando il Signore lo vorrà e secondo le vie che egli vorrà.” Ma non sarà che forse, proprio mentre cerchiamo di far maturare l’amore e il dialogo, rimane pure, un segno della provvidenza divina che guida la storia umana, la permanenza di un’incompiutezza che provoca ancora a tirare fuori dal tesoro cristiano, proprio di ciascuna comunità ecclesiale, evangelica, ortodossa, cattolica, un meglio che ancora non siamo stati capaci di trarre fuori, enucleare, testimoniare? Se esiste una speranza di unità, sempre da coltivare, non ci sarà anche una Divina Carità che ci mantiene nel tormento della divisione per punirci, purificarci, prepararci alla grande festa del Regno in cui saremo finalmente ed irrevocabilmente “un cuore solo ed un’anima sola”? 5 / febbraio / 2012

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PALERMO | Sabato 4 febbraio, ore 16:30 a piazza Croci

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ogliamo, in questo tempo di dubbi e di incertezze che investono soprattutto le nuove generazioni proclamare che la vera giovinezza risiede e fiorisce in chi non si chiude alla vita. Promuoviamo quindi questa marcia per educare i giovani a cercare la vera giovinezza e compierne i desideri, i sogni e le esigenze nel modo più profondo e più vero contro la cultura di morte che insidia il nostro tempo. Ci riferiamo in particolare all’aborto e all’eutanasia conseguenze estreme e tremende di una mentalità che svilisce la vita aprendo la strada ad ogni prevaricazione su chi è più debole ed indifeso: l’embrione nel grembo materno, il malato, l’anziano. La morte procurata sembra la soluzione dei problemi inaffrontabili. Siamo preoccupati dell’assuefazione a tali atteggiamenti. Tutto pare ormai normale e lascia intravedere un’umanità sorda al grido di chi non può difendersi. Ma chi ama la vita avverte la propria responsabilità verso il futuro. Oggi tanto volontariato suscita iniziative meravigliose in difesa della vita stessa: esso è l’esempio di un’Italia migliore, pronta a servire chi è in difficoltà. Pertanto vogliamo essere a fianco delle giovani generazioni perché con generosità e speranza si impegnino nelle sfide del nostro tempo promuovendo e difendendo i valori di vita e famiglia, certi che da qualunque tunnel si esce con la forza dell’amore.


cultura

La zattera della Medusa Il naufragio della nave “Concordia” e l’abbandono del comandante evocano drammaticamente il capolavoro romantico di Théodore Géricault e la morte di 136 marinai francesi di Giovanni Bonanno

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ichiama d’improvviso alla memoria, con la tragicità della morte, la Zattera della Medusa di Théodore Géricault, il naufragio della nave crociera Concordia. Le unisce nel terrore, più che lo sconforto dei naviganti, la viltà dei capitani, ai quali la legge dell’onore impone di lasciare per ultimi il relitto, avendo già salvato passeggeri ed equipaggio. Ma sia il comandante Hugues Duroy de Chaumareys, sia il comandante Francesco Schettino disonorano se stessi infangando la dignità degli uomini di mare, spesso eroi, che sfidano gli oceani inabissandosi talvolta – come raccontano i capolavori di Conrad, London, Melville – insieme con vascelli, bastimenti, transatlantici. Il caso della Concordia, ribaltatasi sugli scogli dell’isola del Giglio con oltre quattro mila passeggeri in viaggio di vacanza inorridisce il mondo della marineria e costituisce vergogna per l’Italia, su cui, in un frangente difficile della sua quotidianità, si abbatte l’accusa di irresponsabile a tutti i livelli. La formulano, ipocritamente, con cinismo politico e mediatico non pochi paesi e multinazionali, a occidente e oriente. Indiscutibile la gravità dell’evento con il carico di morti e soprattutto con la fuga di un comando preoccupato di salvare la pelle.

Théodore Géricault | La zattera della Medusa

Nel 1816, quando la fregata francese Meduse, orgoglio della flotta, affonda al largo del Senegal, lo scandalo fa tremare a Parigi governo e parlamento. L’amazzone dei mari, famosa per vicende di guerra, è chiamata, al comando di Chaumareys – vanesio nipote di un ammiraglio – ad accompagnare nel paese africano il nuovo governatore, Julien Désiré Schmaltz, e la sua corte di aristocratici e funzionari. In prossimità della costa senegalese il comandante ordina una serie di manovre irresponsabili, nel disprezzo delle norme e dell’equipaggio che inutilmente si oppone. La fregata si incaglia su un fondo 10 -

sabbioso e vi sprofonda. Il politico Schmaltz e il comandante Chaumareys architettano la fuga con scialuppe d’emergenza insieme a cortigiani e ufficiali, ingannando la ciurma, obbligata a costruire una grande zattera con tronchi e tavole legati da corde. Sull’imbarcazione improvvisata sono destinati generi di sussistenza, un barile con novantamila franchi d’oro, bauli di oggetti e documenti diplomatici. La zattera dovrà essere trainata a riva. Marinai e mozzi si ribellano. Comprendono il tranello e il destino segnato: rimanere sul relitto incagliato in attesa di soccorsi che giungeranno dopo che 5 / febbraio / 2012


cultura

Chaumareys e Schmaltz saranno approdati in Senegal. Immancabile l’ammutinamento. Sulla piattaforma si affollano 149 disperati, che le onde fustigano. Per il pesante carico di uomini e cose le sartie si spezzano e il galleggiante, per ordine del comando, è abbandonato tra i gorghi dell’oceano. È il 5 luglio 1816. Dopo due settimane d’inferno Le radeau de la Meduse è raggiunto da una nave francese. Soltanto 13 naufraghi sono vivi. Agonizzanti stanno aggrappati alle travi in mezzo a brandelli di marinai affogati, a vecchi trucidati, a giovani sbranati per istinto di sopravvivenza. Macabra scena di cannibalismo e morte che impressiona l’equipaggio militare giunto in soccorso. Il racconto travolge la Francia illuminista e fa esplodere l’indignazione delle coscienze a Rouen, Parigi, Marsiglia, Bordeaux. La zattera della Medusa assurge a immagine di una nazione precipitata nell’abominio, naufraga nel disinteresse della casta dirigente. Di questa tragedia si interessa l’intellettualità francese. Scrittori e artisti ne traducono il senso. Il giovane pittore Théodore Géricault comprende che la tragedia consumata nell’oceano fa parte del suo enigma di uomo, dell’inquietudine romantica che penetra l’esistenza e l’ombra della morte. Lui che, a lungo e di nascosto, frequenta manicomi e obitori per dissezionare, con scientificità anatomica, menti e corpi al fine di comprendere la meccanica della vita, decide di trasporre in pittura il naufragio. Opera d’immaginazione titanica, che sa di Michelangelo e Caravaggio, di Goya e Beethoven, in cui si manifesta il pessimismo dell’intelligenza per l’inabissamento dell’etica filosofica, cui si contrappone, pur nella concezione materialista, l’impeto della passione. La tela misura cm. 491 x 716. Spazio immane di realtà e verità, pervaso di romanticismo cosmico, che l’artista ventisettenne porta a termine nel 1819, dopo

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molti studi preparatori. Lo schema compositivo a piramide si incunea tra le onde, balenato da luminismo caravaggesco, che scopre la disperazione dei superstiti con accanto gli ultimi cadaveri, il cui disegno rimanda alla forma michelangiolesca, mentre un vento urla con beethoveniana voce sulla visionarietà goyesca.

Il comandante Duroy de Chaumareys e il comandante Schettino disonorano se stessi infangando la dignità degli uomini di mare, spesso eroi Luce e ombra, silenzio e fragore compongono il capolavoro dell’artista normanno. Il quale, come afferma Jules Michelet, dovette restare sempre al momento dell’eroismo: non ha potuto raggiungere la grazia, pur essendo tra i protagonisti del romanticismo. Genio incompiuto Géricault, morto all’età di 32 anni, capace nella Zattera della Medusa, esposta al Louvre, di fondere la potenza plastica della natura e dei corpi con il dinamismo pittorico delle masse, fulminate da fantasmatici bagliori. Nonostante la figura stoica, memore della Sistina, posta a sinistra in primo piano, sembrano tutti risorgere gli agonizzanti alla vista della nave lontana. Si agitano alzando le braccia. A prua si inerpica il giovane di pelle nera, sventolante il drappo della speranza, di quella spes contra spem che definisce l’essere dell’uomo. Così la grande tela di Géricault diviene visione di mistero e canto di vita che non si arrende nemmeno al cospetto dell’abisso.


personaggi

Si è spento il “sorriso” di Vincenzo Consolo La grande eredità culturale dello scrittore siciliano, creatore di un originalissimo linguaggio letterario di Salvatore Di Fazio

ANTONELLO DA MESSINA | Ritratto Vincenzo Consolo

d’ignoto

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hi nasce in quella costa (la costa tirrenica, n.d.r.) – scrive Vincenzo Consolo in Fuga dall’Etna – tende sempre a scivolare avanti e indietro, verso Palermo o verso Messina, e ignora la realtà che sta dietro quella barriera montuosa, la realtà della Sicilia interna; tende a prendere il treno, salire sul traghetto, attraversare lo Stretto e andare in continente. C’è tutta una letteratura sul traghetto, sul traghetto che va e su quello che torna, da Verga a Vittorini, a Stefano D’Arrigo. Tutta l’esistenza di Vincenzo Consolo uomo e di Vincenzo Consolo scrittore fu un continuo viaggiare tra la Sicilia e la Lombardia, tra S. Agata di Militello, suo paese natale, e Milano, 12 -

sua città adottiva, tra la memoria e la storia. Perché questo intellettuale e artista della parola, come tutti i grandi siciliani emigrati, ebbe l’anima lacerata da due istanze in conflitto, da due urgenze contrapposte: da un lato quella di lavorare appunto a Milano, metropoli tumultuosa, fortemente dinamica, culturalmente stimolante e carica di attrazione fatale, da un altro quella di vivere in Sicilia, oasi di luce e di miti, di cultura e di fascino, di memorie classiche e di testimonianze artistiche; da una parte la necessità di subire la condizione dell’esule, dall’altra quella di patire il dolore dello strappo, dello sradicamento, della frattura, dello spaesamento. Non solo. 5 / febbraio / 2012


personaggi

Gli feriva dolorosamente l’anima vedere un Nord attivo, operoso, organizzato, solerte, efficiente; e contemporaneamente una Sicilia corrotta, divoratrice, indolente, sedentaria e violentemente mafiosa. Nasce da questa duplice, irriducibile, estremistica condizione tanta parte della saggistica di Vincenzo Consolo. È qui la genesi di quella rivolta morale, di quelle infuocate invettive, di quella rabbia etica che gli hanno suggerito - fra i moltissimi - uno degli articoli più polemici, L’isola perduta, in cui la voce autorevole e l’impegno solenne del giornalista-scrittore trovano accenti che sono duri come sassi. Eppure, nessuno ha scritto sulla Sicilia, su questa amara terra, come la rappresenta Giovanni Verga, amatissima da Consolo come pochi sanno o immaginano, pagine così straripanti di bellezza poetica. I suoi percorsi narrativi tra le meraviglie del barocco isolano, i suoi racconti ispirati dai Nebrodi, le sue peregrinazione da un angolo all’altro della Trinacria 5 / febbraio / 2012

millenaria, alla ricerca della memoria appannata e delle memorie perdute, della omerica “indol delle genti”, non diversamente dal paziente Odisseo, fanno di questo scrittore uno dei più lucidi interpreti della migliore anima siciliana, uno dei maestri di quella cultura che, con un ideale filo di Arianna, lo unisce a Giovanni Verga, a Federico De Roberto, a Elio Vittorini, a Leonardo Sciascia, a Tomasi di Lampedusa, a Lucio Piccolo. La sua narrativa più qualificata comincia a nutrirsi di più ampio respiro quando Consolo prende consapevolezza che solo dalla memoria, dal “suo” linguaggio e dalla “sua” Sicilia deve ripartire per un romanzo che sia storico. Il ritorno alle origini diventa così un viaggio irrinunciabile, ma che ha senso in quanto è motivo di rigenerazione. Il ritorno a casa, d’altra parte, non è il chiudersi in un minuscolo spazio provinciale, ma l’aprirsi alla comprensione del mondo.

Il ritorno alle origini diventa un viaggio irrinunciabile in quanto è motivo di rigenerazione La sua ideologia, o forse utopia, fu quella di opporsi al potere con l’arma tagliente della parola, mentre la sua straordinaria originalità è la creazione di un codice costituito da echi, assonanze, endecasillabi che coprono di arcano il polveroso grigiore, e da termini slittanti in una scia che non li vuole mai dimenticare, ma li incalza e li depone in nuove conche di malia. 13 -

Infine, i tratti connotativi e caratterizzanti di Vincenzo Consolo erano, principalmente, la sua signorilità, la sua riservatezza, la sua affabilità, la sua disponibilità. BIOGRAFIA Nato a S. Agata di Militello (Messina) nel 1933, Vincenzo Consolo – dopo una breve esperienza di insegnamento negli istituti tecnici e di attività pubblicistica – si trasferì a Milano. Dopo l’esordio letterario con il romanzo La ferita dell’aprile, si fece conoscere dal grande pubblico con il successivo romanzo, Il sorriso dell’ignoto marinaio, considerato oggi il suo capolavoro (1976) e una delle più importanti opere della seconda metà del Novecento. Nel 1987 pubblicò Retablo e successivamente Nottetempo, casa per casa (1992). L’ultimo romanzo, Lo Spasimo di Palermo, si concentra sui giorni nostri, su questi anni straziati dal terrorismo, dalla violenza e dalla mafia. Interessante è anche Di qua dal faro (1999) che contiene una raccolta di saggi su Pirandello, Verga, Sciascia, Tomasi di Lampedusa. Moltissimi i riconoscimenti a livello nazionale e internazionale: il Premio Strega, la laurea honoris causa da parte dell’Università “La Sorbona” di Parigi, le attestazioni di merito conferitegli dalle Università di Roma, Palermo, Messina, l’attenzione costante di tutte le grandi istituzioni culturali italiane e straniere e le conferenze, spesso di uno spessore magistrale, tenute nelle scuole e presso enti culturali di prestigio. I suoi resti mortali giacciono ora nella tomba di famiglia a S. Agata Militello.


mostre

Avanguardie russe: l’arte della rivoluzione A Palermo all’Albergo dei Poveri una grande esposizione con i capolavori di Kandinskij, Larionov, Malevič, Gončarova e Chagall. Evento che dischiude orizzonti di cultura di Marina La Barbera

“L’

arte non è uno specchio con cui riflettere il mondo ma un martello con cui scolpirlo”: con queste parole, il poeta russo Vladimir Majakovskij identifica il carattere eversivo e di rottura dell’arte delle avanguardie russe. Frutto dello scambio culturale bilaterale con la Russia del 2011 è la mostra allestita all’Albergo delle Povere, a cura di Victoria Zubravskaya e Giulia Davì, di 59 dipinti provenienti dalla Galleria Nazionale Tretyakov e da vari musei regionali russi. Il percorso espositivo si snoda in tre sale contrassegnate dai colori arancione, nero, grigio e rosso e suddivise in otto sezioni tematiche: “Vasilij Kandisnskij: dal paesaggio stilizzato all’astrattismo”; “Marc Chagall”; Mikhail Larionov e Natal’ja Goncˇarova”; “Fante di quadri e cézannismo”; “Cubofuturismo”, “Astrattismo”; “Costruttivismo”; “Kazimir Malevicˇ: dal cubofuturismo al suprematismo”. Sino al 1905 l’arte e la letteratura russe erano rimaste fedeli al realismo ottocentesco. Da quell’anno in poi assumono un’importanza sempre maggiore le forze popolari dando all’arte un carattere spiccatamente socialista. A Mosca vi era una vita ar-

KAZIMIR severinovicˇ malevicˇ | Falciatore, 1912,

Niznij Novgorod, Museo Statale di Belle Arti tistica intensissima, i ricchi mercanti d’arte Sciukin e Morosov possedevano centinaia di opere di Cézanne, Picasso e Matisse. Il legame con l’arte occidentale fu fondamentale per gli artisti russi che, tuttavia, seppero infondere alle loro creazioni un carattere del tutto originale e nuovo. Un artista totalmente indipendente da qualsiasi corrente è Marc Chagall, 14 -

che esprime con la sua arte l’allegria caratteristica dei chassidim, gli ebrei installati nell’Europa dell’Est. Il suo è uno stile fantastico e intimista, per lui “ogni pittore ha la sua patria, la sua città natale e anche se in seguito subisce l’influenza e l’effetto di ambienti e ambiti diversi, certi tratti essenziali persistono in lui, nelle sue opere vive l’aroma della patria”. Ecco perché molte sono le immagini che ritraggono la vita quotidiana del suo paese natale Vitebsk, ritratto con uno stile documentario, ereditato dal suo maestro realista Yurij Pen. Elementi fantastici si ritrovano anche in Mosca. Piazza Rossa di Kandinskij, dove su un cocuzzolo vi è una coppia di innamorati. Kandinskij giunse alla non figurazione partendo da una pittura espressionista, attraverso l’accentuazione del colore. Quest’ultimo è libero dal disegno ed è un mezzo privilegiato per l’espressione dello spirito. Nella sua pittura vi è una profonda corrispondenza tra il colore e la musica, egli stesso afferma: “Trascrivere la musica dei colori, dipingere i suoni della natura, vedere cromaticamente i suoni e udire musicalmente i colori”. Nel 1909 Mikhail Larionov e Natal’ja Goncˇarova fondano il movimento del Raggismo. Nel Manifesto del 5 / febbraio / 2012


mostre

1913 si precisa che il Raggismo è “una sintesi di cubismo, futurismo ed orfismo, […] si occupa delle forme spaziali conseguite con l’intersezione dei raggi riflessi da vari oggetti e da forme individuate dall’artista”. La coppia di artisti a Parigi conosce l’arte di Cézanne e di Gauguin, la loro pittura si ispira a quella di Robert Delaunay, per la trasparenza cristallina del colore. Vi è anche una profonda influenza della pittura dei fauves e un richiamo all’arte classica come nella Venere di Katsapi di Larionov. Interessante è il Gruppo del fante di quadri, dallo spiccato carattere rivoluzionario, fondato da Larionov, che fonde arte popolare russa, postimpressionismo, fauvismo e cubismo. Tra gli artisti russi spiccano figure femminili poliedriche come Aleksandra Eksetr, Ljubov Popova, Olga Rozanova che si occupano anche di teatro, moda e letteratura. In un “atelier di tessitura” univano la cultura popolare a quella delle avanguardie. Il cubofuturismo è una reinterpretazione del futurismo italiano, quest’ultimo prevedeva l’esaltazione del progresso, della macchina e della politica aggressiva dell’imperialismo economico, l’altro vedeva nella figura dell’operaio il protagonista di una nuova civiltà industriale. Tra i più importanti esponenti del movimento vi è Alexsandr Michajlovicˇ Rodcˇenko. Nel 1915 viene pubblicato il Manifesto del Suprematismo e nel 1920 Kazimir Malevicˇ pubblica il saggio Il suprematismo, ovvero il mondo della non rappresentazione. Egli sente l’esigenza di una supremazia della pura sensibilità plastica, dell’astrattismo assoluto; scrive infatti: “[...] ho riconosciuto che la “cosa” e la “rappresentazione” erano state prese per l’immagine stessa della sensibilità e ho concepito la falsità del mondo della volontà e della rappresentazione”. L’artista vuole esaltare la percezione privata della vista e del tatto, l’espressione pura senza rappresentazione. Il Manifesto della Federazione Volante dei Futuristi Russi recita: “Noi proletari dell’arte invitiamo i proletari delle fabbriche e delle terre alla terza rivoluzione, incruenta ma feroce, la rivoluzione dello spirito”. Lo storico dell’arte Argan sottolinea come l’avanguardia russa sia l’unica che ponga come esplicitamente politica la funzione sociale dell’arte e Vladimir Evgrafovicˇ Tatlin, fondatore del Costruttivismo, sostiene l’abolizione dell’arte come tale, considerata un estetismo borghese ormai superato. Nel 1915 Tatlin realizza una mostra insie5 / febbraio / 2012

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Evgrafovicˇ Tatlin | Modello del Monumento

alla Terza Internazionale, anni venti del Novecento, Mosca, Museo Statale e Centro Espositivo Rosizo me a Malevicˇ a San Pietroburgo, ma, al contrario del fondatore del Suprematismo, egli propugna un inserimento pratico dell’arte nella società; la sua è un’arte fondata sul proletariato. L’artista considera la struttura come idea formativa di tutte le arti e sceglie, per le sue opere, dei materiali non artistici. Il progetto per un Monumento alla III Internazionale è il primo tentativo di concreta applicazione nelle costruzioni di materiali metallici moderni, leghe e acciaio inossidabile. L’opera non venne mai costruita per la mancanza di vetro ed acciaio. Il suo era un progetto per una “torre proletaria”, ispirato alla Torre di Babele di Bruegel, un monumento alla comunicazione, una metafora del dinamismo e del materialismo dialettico, ispirata alle idee marxiste. La mostra, simbolo di un’arte senza confini, è un’occasione unica per ammirare, nel capoluogo siciliano, i maggiori capolavori degli artisti russi più rappresentativi dell’arte dei primi del Novecento.


chiesa

L'albero si riconosce dai frutti Ricordo di padre Angiolino, missionario fedele al Vangelo, figlio "offerto" a Maria Immacolata di p. Sergio Natoli omi

I

n questi giorni mi pare proprio di vedere la concretizzazione dell’espressione evangelica “l’albero si riconosce dai frutti”. La malattia ed il lungo ricovero ospedaliero di p. Angiolino Di Lizia OMI, parroco della Parrocchia di Maria SS. delle Grazie di Villagrazia a Palermo, ha fatto risaltare l’affetto e la gratitudine dei parrocchiani che insieme alla Comunità Missionaria degli Oblati, hanno assistito 24 ore su 24 il loro parroco. Dalla notte Santa del Natale 2011, giorno della sua ultima SS. Messa, ad oggi, la comunità parrocchiale continua il suo cammino, cercando di portare avanti tutta la programmazione elaborata dal Parroco e dal suo Consiglio Pastorale. Una parrocchia senza parroco, spesso è come un gregge senza pastore. Non è così per questa comunità parrocchiale. L’acquisita corresponsabilità nella conduzione delle differenti attività pastorali è evidente: la catechesi, l’animazione liturgica, il corso per fidanzati, la caritas parrocchiale, etc. tutto va avanti anche se il parroco è inchiodato nel letto dell’ospedale. P. Angiolino è Parroco dal Settembre 2001 quando è stato insediato dall’allora vescovo di Palermo il card. De Giorgi. In 10 anni ha svolto un proficuo servizio a favore di questa fetta

Padre Angiolino Di Lizia

di popolo di Dio, promuovendo una serie di attività pastorali e sociali. Oltre al recupero del tempio che ormai da anni faceva intravvedere la sua vetustà, ne ha curato il restauro, l’arredamento, il rinnovo completo dei banchi, mettendo e sistemando le campane e l’impianto elettrico. Questi aspetti esteriori sono il segno di altri aspetti della vita che sono entrati nelle famiglie, nei giovani, nei ragazzi ed in molte fasce della popolazione. Come missionario p. Angiolino è sempre stato attento all’impegno a favore della missione ad Gentes, pro16 -

muovendo iniziative di vario genere a favore delle giovani Chiese nel Sud del mondo. Il cammino di una comunità dipende molto dalla vita interiore del pastore. Se Dio è il centro del cuore di una persona ciò si vede nei momenti più difficili della vita. P. Angiolino è entrato in questa comunità parrocchiale in punta di piedi e nel corso di questi lunghi anni ha trasmesso con la testimonianza della vita che l’unico pastore che guida il gregge del popolo di Dio è il Signore Gesù, colui che ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita”. 5 / febbraio / 2012


chiesa

Ed è stato proprio nella veglia della notte di Natale del 2011 in cui tutta la comunità parrocchiale di Maria SS. delle Grazie, partecipando all’ultima S. Messa celebrata da padre Angiolino, ha sperimentato luce e buio, forza e speranza. È stata una Messa in cui la gioia per la nascita di Gesù si mischiava alla passione che il Parroco viveva nelle sue carni. La partecipazione alla missione redentiva del Salvatore celebrata misticamente nell’Eucarestia, si rendeva visibile nel “sangue versato” fisicamente anche da p. Angiolino. Nella tradizione orientale la raffigurazione della natività di Gesù evidenzia anche la finalità della venuta del Figlio di Dio: è venuto per redimere l’umanità dando la sua vita attraverso la passione, morte e resurrezione. Ciò viene raffigurato in modo iconografico attraverso l’immagine del bambino Gesù avvolto nelle fasce così come poi verrà avvolto Gesù dopo la sua passione e morte. Nascita e redenzione sono così evidenziati in un unico evento. Nella notte di Natale p. Angiolino si è configurato a Cristo crocifisso. In quella notte santa ha iniziato il travaglio di “un parto” che lo avrebbe introdotto alla vita del cielo il giorno 18 Gennaio 2012 in modo molto particolare. Eravamo attorno al suo letto, avevamo pregato e dato l’unzione con il Santo Olio. Assistito da noi Oblati e da alcuni parrocchiani, quale segno dell’amorevole presenza

Sant'Eugenio de Mazenod di tutti. Verso le 23,30 è venuto un sacerdote che è parroco qui vicino. Anche lui ha voluto pregare: “Padre nostro”.... poi “Ave Maria”... e subito dopo aver detto “prega per noi ora e nell’ora della nostra morte” dolcemente ha reso il suo ultimo respiro. S. Eugenio de Mazenod, Fondatore dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, affermava che questo nome è un “passaporto per il cielo”. Padre Angiolino ha ricevuto il “visto” per il cielo la notte scorsa. Siamo certi che in quell’ora Maria Immacolata lo ha accolto ed accompagnato nella “Casa del Padre” dove si sarà sentito dire: “Vieni servo buono e fedele”. Nella notte di Natale del 2011 è iniziata a brillare una stella. Gesù lo aveva detto: “Io sono la luce del mondo. Voi siete la luce del mondo”. È la stella di un apostolo, di un missiona-

rio Oblato di Maria Immacolata, che concludendo il suo “santo viaggio” terreno, ha iniziato quello senza tempo dell’eternità, indicando ancora Gesù come Salvatore a tutti quelli che in modi e forme diverse in questi dieci anni di servizio in Parrocchia, lo hanno stimato e amato. L’amore del Pastore per il suo gregge si è visto dai frutti: sono le numerose e continuative manifestazioni di affetto, servizio ed attenzioni alla sua persona, nonché alla catena di preghiere che si sono innalzate a Maria SS. delle Grazie in quest’ultimo periodo. È molto significativo il numero delle persone che dal momento della sua morte hanno iniziato a dare l’ultimo saluto alle sue spoglie esposte in chiesa. Padre Angiolino sei stato fedele al Vangelo, a Gesù, come figlio “offerto” a Maria Immacolata. Hai combattuto la buona battaglia e, conformato a Cristo crocifisso, godi della pace e della gioia del Tuo Signore. In compagnia di Gesù, di Maria e dei Santi come eterno sacerdote, continua a sostenerci nel cammino della nostra vita, affinché anche noi possiamo cantare in eterno le lodi del Signore. Perché la Missione di Gesù continui, amiamo costituire una borsa di studio che porti il tuo nome, per sostenere la formazione di un giovane missionario, affinché il Vangelo possa essere portato nel cuore di ogni persona e fino agli estremi confini della terra.

RINGRAZIAMO PER IL RINNOVO DELL’ABBONAMENTO Pina e Pietro Ajovalasit, Luigi Carta, M. Carmela Di Cristina, Giuseppe Perrone, M. Concetta Terranova, M. Teresa e Mario Rossello ABBONAMENTO ORDINARIO € 50; ABBONAMENTO SOSTENITORE € 70

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cronaca

Emergenza educativa sfida per la Chiesa Convegno alla Facoltà teologica di Livio Terranova

“L

a comunità accresce la coscienza di essere Chiesa e l’impegno di fare Chiesa”. Con queste parole mons. Rosario Mazzola ha aperto i lavori del convegno organizzato dalla comunità C.I.M.E. (Comunità impegno di Ministerialità ecclesiale) dal titolo: “Educazione e cultura sfide per una corresponsabilità ecclesiale”, che si è tenuto presso la Facoltà Teologica. Bloccata da un’influenza la relatrice dott.ssa Paola Bignardi e impegnati in altra sede il cardinale di Palermo Paolo Romeo e il preside della facoltà teologica Rino La Delfa, sono intervenuti il vescovo ausiliare mons. Carmelo Cuttitta e il vice-preside della facoltà teologica Salvatore Vacca. Ma, come dicevamo, ha aperto i lavori mons. Mazzola il quale dopo il primo incipit ha ancora affermato che la missionarietà non deve essere esclusiva di pochi ma deve vedere la partecipazione di tutta la comunità ecclesiale. È poi intervenuto il vescovo ausiliare Mons. Cuttitta che ha letto un messaggio di saluto inviato dal cardinale Romeo il quale ha affrontato nella sua missiva il tema dell’emergenza educativa che coinvolge – ha scritto il cardinale – sia la scuola, sia la famiglia, in una società ed in una cultura che fanno del relativismo culturale il loro credo.

Salvatore Vacca Mons. Rosario Mazzola ha poi ripreso la parola delineando l’esigenza di vivere con radicalità il dono del battesimo, in comunità cristiane dove non ci siano distinzioni nette all’interno del popolo di Dio, dal pastore all’ultimo battezzato. Il vescovo ha poi ribadito la necessità per i cristiani di svolgere i propri servizi all’esterno delle sacre mura, nella scuola, nel mondo delle emergenze, tra i poveri. I primi missionari – ha concluso mons. Mazzola - non possono che essere i cristiani laici. Poi il vice- preside della facoltà teologica Salvatore Vacca ha affermato che la parola insegnare ha perso di significato, mentre dovrebbe essere il naturale risultato dell’apprendimento, fase fondamentale per docenti e discenti che ormai non sono più separati in una confusione di ruoli che non fa bene alla scuola. L’insegnante – ha ripreso Vacca – deve essere motivato, vivo, un vero e proprio profeta. 18 -

Nel 2030, ha poi ripreso il vice-preside della facoltà teologica, avremo il meticciato in Europa, la nostra società è già adesso sempre più multietnica e multiculturale. Oggi, tutto è fondato sulla tecnica – ha ripreso il vice-preside – mentre c’è bisogno di filosofi di intellettuali, di guardare al futuro e non al presente. Spesso il cristianesimo viene accantonato – ha continuato il vice-preside – e si vivono periodi di secolarizzazione e scristianizzazione. Pensiamo al non expedit successivo all’Unità d’Italia. Però la Chiesa con esempi fulgidi come S. Giovanni Bosco, ha saputo sempre risollevarsi. Molto incisivo l’intervento finale di p. Giacomo Ribaudo, parroco dei Decollati, il quale ha fatto alcune precisazioni: intanto nel Concilio tra docente e discente non c’è alcuna spaccatura, perché nella Chiesa in maniera diversificata si è docenti e discenti. Un padre – ha detto ancora don Ribaudo, cambiando argomento, deve avere la forza morale per indirizzare. Una precisazione di padre Ribaudo anche sugli stranieri: “Si è accorta la Chiesa –ha affermato il prete- che si è sviluppato in Italia un movimento razzista? Io credo di no” “Infine – ha detto ancora il parroco dei Decollati – la Chiesa si è auto-esclusa col non-expedit e si è auto-esclusa negli ultimi vent’anni, per poi risvegliarsi improvvisamente. Ma perché non prima?” 5 / febbraio / 2012


legalità

Lotta al pizzo Enrico Colajanni: “Sulla lotta al pizzo non dobbiamo abbassare la guardia”. Più di 200 persone hanno collaborato con la giustizia rompendo il sistema mafioso di Chiara Sole

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rescono le denunce, cresce chi decide di collaborare con la giustizia ma a crescere sono pure le intimidazioni e tutte le forme in cui oggi la criminalità organizzata cerca di dimostrare la sua forza. Per questo occorre mantenere alta a tutti livelli l’attenzione sul fenomeno e sopratutto sostenere chi ha deciso di intraprendere un percorso di legalità. I dati sulle realtà che contrastano il fenomeno, come Addiopizzo, Libero Futuro e Professionisti Liberi, sono comunque positivi: 691 negozi e imprese pizzo-free, 39 produttori aderenti al marchio “prodotto pizzofree”, 10145 consumatori che li sostengono con i loro acquisti, 30 associazioni sul territorio che partecipano alla campagna antiracket, 159 scuole coinvolte nella formazione antiracket, 3490 messaggi di solidarietà da tutto il mondo. Sullo stato attuale del fenomeno abbiamo sentito Enrico Colajanni, presidente dell’associazione antiracket Libero Futuro che si appella affinché ognuno possa fare la sua parte ‘per un futuro possibile’. “Oggi le denunce dei commercianti – afferma Colajanni – hanno reso molto più veloci ed efficaci le indagini giudiziarie. Il coraggio di questi im-

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prenditori, con la fondamentale assistenza delle associazioni antiracket e di tutte le altre strutture di supporto territoriale, sta determinando la liberazione di un sempre crescente numero di persone. Grazie anche all’ottimo lavoro delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, oggi in Sicilia è possibile liberarsi dagli estorsori in condizioni di sicurezza – continua –. Ciò nonostante il fenomeno del pizzo è ancora molto diffuso (l’80% circa degli imprenditore paga) e per venirne a capo ognuno dovrà assumersi la sua responsabilità”. “Attualmente il nostro lavoro di assistenza a coloro che hanno deciso di voltare pagina risulta soddisfacente – spiega ancora Enrico Colajanni –. Ci appelliamo sempre a tutta la società civile affinchè sul fenomeno mafioso non abbassi la guardia ma al contrario sia vigile attraverso delle scelte critiche e consapevoli. Le collaborazioni degli imprenditori sono comunque sempre poche rispetto alla grande entità del fenomeno delle estorsioni: c’è tanta gente che purtroppo ancora paga perché ha paura e c’è pure chi non paga però non denuncia ciò che sa. Le aree periferiche della città, come quella di Brancaccio, sono quelle più problematiche dove troviamo ancora molta resistenza”. 19 -

Enrico Colajanni “Notiamo ancora che ci sono poche azioni incisive da parte del mondo delle associazioni di categoria che ancora non si attivano pienamente per isolare chi è affiliato alla mafia. La situazione economica può essere il momento favorevole per dare una grossa spallata alla criminalità organizzata solo se combattiamo l’indifferenza sociale nei confronti di chi ha rotto certi schemi e si trova in difficoltà. Se ognuno, avendo il coraggio di uscire dai salotti, facesse la sua parte, lottando contro tutti i poteri e potentati disonesti di turno, avremmo già costruito una società diversa. Ricordiamoci comunque che lo Stato oggi non abbandona chi ha il coraggio di denunciare e collaborare con la giustizia. Sappiamo che non è assolutamente facile ma per quanto ci riguarda continueremo a lavorare dal basso per la crescita di una società sempre più onesta e trasparente”.


spazio di fede

La sofferenza di Giobbe Immagine drammatica dell’uomo d’oggi è l’antico personaggio biblico che fa comprendere come la vita continua ad essere un enigma di Piero Serraino

Albrecht Dürer | Giobbe e la moglie

L

e letture della V domenica ci presentano un brano del libro di Giobbe. Questo personaggio così tribolato nella sua esistenza è conosciuto per la sua storia di grande sofferenza. Gli amici di Giobbe nel consolarlo danno delle spiegazioni. Uno di loro, Elifaz il Tamanita, afferma che le sofferenze di Giobbe sono dovute al castigo di 20 -

Dio. Le avversità di questa vita sono causa del peccato, mentre la prosperità si accompagna all’uomo giusto. Nel brano che ci propone la liturgia (Gb 7,1-4.6-7) Giobbe parla della condizione umana. La vita dell’uomo è segnata da un lavoro duro, come quello di chi milita in un esercito. San Tommaso d’Aquino osserva come Elifaz ponga la felicità ultima in questa vita, se per il bene o il male commesso l’uomo è premiato o castigato da Dio. Giobbe smentisce questa tesi e paragona la nostra vita a quella del militare: Su questa terra la nostra esistenza non si identifica con la vittoria ma con la condizione del soldato che combatte per rimuovere ostacoli. L’esperienza mostra inoltre che quanto possediamo non basta per conseguire una felicità stabile, altrimenti non si spiegherebbe perché l’uomo insoddisfatto dei beni presenti sia alla ricerca dei beni futuri. Le sofferenze e la mancanza di un bene stabile spingono l’uomo a proiettare la propria vita nel futuro. Giobbe è talmente afflitto dal dolore che non riesce a dormire. Quando arriva la notte pensa al giorno e al mattino pensa già alla notte. La sua vita è una tensione verso il futuro. San Tommaso osserva come un tale atteggiamento psicologico sia comune a tutti gli uomini, anche se percepito con un diverso grado di intensità: L’uomo che vive nella gioia avverte meno il desiderio del futuro, mentre per chi come Giobbe si trova nell’afflizione, il desiderio del futuro è forte. Giobbe senza nominarlo si rivolge a Dio: Ricordati che la mia vita è un soffio, passa e io non rivedrò più il bene della vita (Gb 7,7). Privo di ogni consolazione Giobbe invoca la mor5 / febbraio / 2012


spazio di fede

te. Nei suoi discorsi cerca le cause del suo soffrire che giudica eccessivo e ingiusto. La storia di Giobbe va letta all’interno dell’intera storia della salvezza. Non possiamo così dimenticare come nel vangelo di oggi Gesù guarisca molti malati, segno che Dio vuole il bene dell’uomo. Il problema della sofferenza resta tuttavia una sfida. Si pone il problema di come consolare chi soffre e che risposte dare. Il libro di Giobbe mostra che è facile smarrirsi.

La storia di Giobbe va letta all'interno dell'intera storia della salvezza Alcune considerazioni: a) gli amici di Giobbe vorrebbero consolare il suo spirito ma in concreto con i loro discorsi che non dicono parole rette su Dio ne aggravano l’amarezza; b) sotto il peso del dolore la ragione può perdere l’equilibrio e l’uomo nel desiderio legittimo di conoscere le cause del suo dolore rischia di esporsi a giudizi imprudenti e alla disperazione; c) nell’uomo la conversione è sempre possibile. Giobbe riconoscerà di essere stato imprudente, di aver peccato per mancanza di discernimento esponendo cose a lui superiori, di essersi abbandonato alla disperazione, di essersi considerato un uomo giusto. La conversione di Giobbe è stata determinata dalle sue disgrazie e dalla rivelazione di Dio. Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono (Gb 42,5). La conversione produce una rinnovata disposizione interiore. Giobbe si ripromet-

te per il futuro di limitarsi a porre domande, di pregare e interrogare Dio. Giobbe chiede a Dio di ascoltare le sue domande e di istruirlo. San Tommaso dice che la risposta di Dio istruisce l’uomo e lo fa progredire nel suo cammino interiore.

in breve Dal 30 gennaio al 4 febbraio si terrà a Palazzo delle Aquile "Sala Antigua" Arte collection mostra personale del pittore villabatese Giuseppe Notarbartolo. La mostra sarà aperta dalle ore 09,00 alle ore 18,30 Giuseppe sarà sempre presente e ringrazia anticipatamente quanti verranno. 12061976 non è una matricola ma è la data di nascita di Giuseppe Notarbartolo giovane artista che proviene dal mondo quotidiano e da famiglie semplici. Alla scuola d'obbligo pochi avrebbero puntato sul suo futuro da laureato e ancor in meno avrebbero visto in lui doti artistiche allora ben nascoste. Si iscrive al Liceo Artistico e consegue il diploma dignitosamente e successivamente la laurea in Accademia delle Belle Arti di Palermo nel 2003 con una tesi sul noto pittore bagherese Renato Guttuso. *** Sabato 21 gennaio si è tenuto presso la galleria Studio 71 l’incontro “full immersion” con gli artisti: Sebastiano Caracozzo – Sergio Figuccia – Pippo Giambanco – Gilda Gubiotti – Carmela Gulino – Anna Kennel – Salvatore Pizzo – Rosaria Randazzo – Celeste Salemi e Anna Torregrossa. Si tratta in altri termini di incontri fra artisti che hanno raccontato le loro esperienze, scambiandosi esperienze e informazioni, attraverso le proprie opere. Il tema della serata è stato: credere nella pittura. *** Si terrà il 3 febbraio presso l’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza l’incontro con Stefano Zamagni dal titolo “La dignità del lavoro valore non negoziabile”. Il convegno è organizzato dall’Arcidiocesi di Palermo Pastorale della Cultura. Introduce e coordina Giuseppe Savagnone.

UN ABBONAMENTO PER I DETENUTI Con la vostra offerta potete sottoscrivere un abbonamento da mettere a disposizione dei carcerati. L’iniziativa di alto valore umano merita di essere conosciuta e diffusa. Chi fosse interessato può versare l’importo sul conto corrente postale n. 12372983 intestato a Associazione CIELI NUOVI TERRA NUOVA, via Decollati 2/C, 90124 Palermo “Abbonamento carcerati”

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TELEVISIONE

PALINSESTO TELEREGINA su CTS dal 3 al 10 Febbraio 2012

ore 21.45: ore 22.01: ore 22.31: ore 22.41:

Venerdì 3 Febbraio Barriere invisibili (documentario) Volti al confronto Fotogrammi Palermo e provincia (documentario) Gli speciali di Teleregina - Un outsider per Palermo

Sabato 4 Febbraio ore 11.15: Oltre il fatto ore 11.30: Vangelo di domenica 5/02/2012 ore 11.32: Cristo in frontiera ore 12.00: Sfogliando CNTN

Domenica 5 Febbraio ore 11.00: Vangelo di domenica 5/02/2012 ore 11.02: Cristo in frontiera ore 11.29: Santa Messa dalla chiesa Maria SS. del Carmelo ai Decollati - Palermo (diretta) ore 18.20: Scatechismo - Senza fissa dimora: una risorsa per la società (3a puntata) ore 19.02: Sfogliando CNTN ore 11.10: ore 11.14: ore 11.30: ore 11.56:

Lunedì 6 Febbraio Oroscopo come bussola Oltre il fatto Conoscere Palermo - Baaria Gli speciali di Teleregina - Intervista a GIovanni Ruvolo

Martedì 7 Febbraio ore 11.15: Scatechismo - Senza fissa dimora: una risorsa per la società (3a puntata) ore 11.57: Tesori sommersi (documentario) ore 11.15: ore 12.08: ore 18.20: ore 18.50: ore 19.17:

ore 11.15: ore 11.30: ore 11.34: ore 12.12:

in breve Il prossimo 5 febbraio la Chiesa italiana celebrerà la XXXIV Giornata per la vita, che avrà come titolo”Giovani aperti alla vita” Anche quest’anno il Movimento darà il suo discreto ma qualificato contributo di riflessione e di proposta alla comunità cristiana. Per non dimenticare le ragioni della giornata voluta dai vescovi all’indomani dell’approvazione della legge sull’aborto per testimoniare che la Chiesa non si arrende davanti alle offese recate alla vita umana. ***

Mercoledì 8 Febbraio Il dono della carità - Defilé dell'usato La favola delle api (documentario) Volti al confronto Lente di ingrandimento - I trapianti Concerto di musica sacra - O Signore, dal tetto natio Giovedì 9 Febbraio Oltre il fatto Dall'orto alla tavola - Le cipolle Laos, sui sentieri della fede (documentario) Coro

Venerdì 10 Febbraio Punti di vista - La casa che sorride A tu per tu - Gli extracomunitari Volti al confronto Vietato ai maggiori di 10 anni - Filo diretto con Miriam (3a puntata) ore 20.43: Coro ore 21.45: ore 21.57: ore 22.00: ore 22.30:

I programmi potrebbero essere soggetti a variazioni.

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152 mila entrate di personale dipendente programmate dalle imprese dell’industria e dei servizi tra gennaio e marzo, circa 60mila in più di quelle rilevate per l’ultimo trimestre dello scorso anno. Si tratta, tuttavia, in larga parte di riattivazioni di contratti in scadenza a fine 2011 o di assunzioni in sostituzione di analoghe figure che hanno interrotto (anche solo temporaneamente) il loro rapporto di lavoro. A realizzarle saranno quelle oltre 107 mila imprese che, nonostante lo scenario congiunturale, legano il rinnovamento o l’espansione della base occupazionale all’andamento della domanda estera (sono circa 25 mila le imprese esportatrici che assumono) e alla realizzazione di nuovi prodotti o servizi (quasi 32 mila imprese hanno innovato e programmano, nell’immediato, nuove assunzioni). A prevederlo è il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro che, per la prima volta nell’analisi riguardante i programmi occupazionali delle imprese dell’industria e dei servizi, introduce per il I trimestre 2012 un nuovo elemento di conoscenza: le uscite di personale dipendente attese nello stesso periodo, pari a 227.500 unità.

5 / febbraio / 2012


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Privati

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Ospedali

Ospedale Cervello interno bar Buccheri La Ferla interno bar Clinica La Maddalena interno bar


cntn n° 16 anno xII  

cntn giornale

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