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SOMMARI O

N. 3

In copertina: W. Shakespeare

ANNO XI Registrazione Tribunale di Palermo N.17 / 2000

DIRETTORE EDITORIALE:

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EDITORIALE

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A TU PER TU

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ATTUALITÀ

La luce oltre la luce... di Serena Termini

GIACOMO RIBAUDO DIRETTORE RESPONSABILE: SERENA TERMINI REDAZIONE: G. Bonanno, E. Ghezzi, F. Giorgianni, G. Gonzales,

Due signore che non si conoscono di Giacomo Ribaudo

Gli uomini non sono numeri di Fabio Sortino

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Federalismo, parole e musica di Elio Giunta

P. Turturro, F. Verruso.

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ARTE

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CULTURA

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POLEMICA

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CRONACA

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PERSONAGGI

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LIBRI

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MOSTRE

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SPETTACOLO

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SPAZIO DI FEDE

Alla scoperta delle chiese di Sicilia di Antonio Arnone

IMMAGINI A CURA DI GIOVANNA GONZALES

“La tempesta” di Giovanna Gonzales

Questo numero è stato chiuso il 20 Settembre 2010 alle ore 13.00 DIREZIONE REDAZIONE AMMINISTRAZIONE

Via Magione, 44 - Palermo Tel. 091.6177936 - 334.9647256 Fax 091.6175215 regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it www.teleregina.it IMPAGINAZIONE

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Una visita e i suoi costi di Giacomo Greco

Il movimento famiglie in ritiro di Anna e Vittorio Costantino

di F. S.

Francesco Carbone: ritorno a Godrano di Francesco Scorsone

Fotografia come ricerca e azione quando la passione si trasforma in immagine di Gabriella Lupinacci

COMPOSIZIONE GRAFICA

STAMPA

Copygraphic s.n.c. Via E. Restivo, 99 tel. 091.524312 - tel. 091.2523051 - Palermo

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La leggera pesantezza del teatro

In dvd le commedie musicali di Garinei & Giovannini di Franco Verruso

Una croce sul monte Cuccio di Alfredo Di Giorgio

NOTIZIE

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TELEVISIONE

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PALINSESTO

Le piccole grandi invenzioni

Un settimanale “nuovo” per la tua formazione religiosa e culturale Abbonamento sostenitore euro 50 Abbonamento fuori Palermo euro 60: Europa euro 80 Paesi Extracomunitari euro 90 c/cp n. 12372983 intestato ad Associazione CNTN oppure Monte dei Paschi di Siena Filiale di Villabate IBAN IT 78L01030 43730 000000002944 Per informazioni chiama la redazione: 091 6175215 - 091 6177936


DUE SIGNORE CHE NON SI CONOSCONO

a tu per tu

di Giacomo Ribaudo

il titolo di una breve novella di Yvan Turgheniev. Ricordo di averla letta ai tempi della scuola media, quando andava per la maggiore l’antologia italiana “Le Grazie” dell’editore Palumbo, che ha contribuito a formare generazioni di alunni, contenendo il meglio della letteratura italiana ed estera di tutti i tempi. Trattandosi di un testo non esorbitante, ritengo di non annoiare i lettori se la trascrivo integralmente.

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“Il supremo Re di tutte le cose aveva dato una volta una festa nel suo palazzo azzurro. Erano state invitate tutte le virtù, ma solo quelle femminili: era una festa per donne. Ne intervennero molte, piccole e grandi. E queste ultime era-

no più amabili. Si intrattennero familiarmente fra loro come parenti strette. D’un tratto l’Onnipotente si accorse che due belle signore si guardavano come se non si conoscessero. Il padrone di casa ne prese allora una per mano, e condottala dinanzi all’altra: - La Beneficenza disse, designando la prima – e la Gratitudine – soggiunse, presentando la seconda. Le due virtù rimasero confuse. Dalla creazione del mondo, epoca abbastanza lontana, era la prima volta che si incontravano”. Mi sono ricordato di questa novella perché, in diversi ambiti, è facile constatare che il male ricevuto non lo si dimentica facilmente, mentre facilmente si dimentica il bene ricevuto.

A questo proposito noi Siciliani abbiamo due proverbi molto eloquenti e ricchissimi di sapienza, pur nella loro succinta formulazione: - Lu beni scrivilu supra lu marmu, lu mali ‘ncapu la sabbia (il bene ricevuto). - (Per il bene da compiere) Fa’ beni e scordatillu, fa’ mali e pensaci. È proprio delle persone buone e sagge ripensare il male compiuto, perché ne sono largamente rammaricate, dimenticare il male ricevuto, perché hanno saputo senza troppo sforzo perdonare. Mentre se si tratta di bene o di male ricevuto, facilmente si dimentica il male, perché il proprio cuore è saturo di bontà e non c’è posto per la memoria del male. Infatti si pensa sempre e più facilmente al bene ricevuto, innanzitutto da Dio e poi dai tantissimi che, in nome di Dio e in nome del Bene da diffondere, hanno distribuito il Bene a piene mani. Eppure non sempre la Gratitudine si associa con la Beneficenza. La novella di Turgheniev è un paradosso, proprio per sottolineare quanto poco numerosi siano, fra gli uomini come fra le donne, quelli che coltivano il senso della Gratitudine nei confronti delle persone da cui si è ricevuto del bene. Marito/moglie. Non sempre il rapporto è improntato alla gratitudine. Quante donne non sanno essere grate per i sacrifici compiucontinua a pagina 4

Perugino - Le virtù ANNO XI - n. 3 • 26 Settembre 2010

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a tu per tu / notizie continua da pagina 3

ti dal marito per portare avanti la famiglia, e quanti mariti minimizzano il lavoro e l’abnegazione della moglie. E quanti, pur coltivando sentimenti di bontà e di gratitudine, non sanno esprimersi, diventando invece eloquenti e perfino ciarlieri, se si tratta di rinfacciarsi i difetti il malfatto e il nonfatto! Genitori/figli. È più facile trovare figli che misconoscono quanto hanno ricevuto. La tragedia più grande è quando, per compiacere la moglie (o il marito) un uomo misconosce il bene ricevuto e si comporta come se non si fossero mai avuti genitori e viceversa. Oppure si riceve del bene da una vita e poi, a causa di qualcosa che non si può o non si riesce a fare, si dimentica ogni bene. Politici/popolo. I politici spessissimo si dimenticano che il ruolo che esercitano possono esercitarlo solo perché la gente (i loro elettori) lo hanno consentito. Per cui non dovrebbe essere lecito, e bisognerebbe creare una

legge in merito, cambiare schieramento, quando si è stati eletti in una determinata lista, senza il consenso degli elettori. Non dovrebbe essere lecito perdere i contatti con la gente, una volta ottenuti i suffragi, e ci si comporta da ladri, quando, sedendo al potere si cercano solo i propri interessi o quelli delle lobby da cui si è pesantemente condizionati, dimenticando gli interesse generali e quelli della povera gente. Preti/fedeli. I preti non sono pochi i segni di gratitudine e di bontà che riceviamo da tanta gente. Ma non è raro trovare gente che considera il prete non come il padre di famiglia che fa quello che può e dà quello che può dare, ma piuttosto come una macchinetta in cui basta premere un pulsante per ottenere ciò che si desidera. Sono ingrati tutti coloro che, dopo avere ricevuto del bene per una intera vita, si allontanano dalla chiesa e da tutti i preti, sol perché hanno appreso, attraverso qualche mala lingua o attraverso la televisione, che qualche loro confratello ha sbagliato.

Notizie

1-2 Ottobre 2010 Convegno hotel Saracen Palermo. ASPETTANDO IL PAPA Insieme giovani e famiglie di Sicilia Lo sguardo del coraggio …….per una educazione alla speranza. Domenica 3 ottobre 2010 ore 10,00 Santa Messa al Foro Italico Umberto I. Ore 17,00 in Cattedrale incontro con il clero, i membri della vita consacrata e i seminaristi. Ore 18,00 Piazza Politeama incontro con i giovani. *

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Il club degli anziani di Villabate organizza un importante incontro, dal titolo “la Festa dei nonni”. La manifestazione, che si terrà domenica 3 otto-

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Dio/Popolo di Dio. L’ingratitudine più mostruosa la si esercita nei confronti di Dio. Da Lui tutto riceviamo. Senza di Lui non potremmo neppure respirare. Quanta gente riceve miracoli su miracoli e fa presto a dimenticare. Quanta gente lo cerca al momento del bisogno e, ottenuto ciò che cercava, si comporta come se nulla avesse ricevuto. Il Figlio di Dio ha inventato un modo sublime per ringraziare degnamente il nostro grande Benefattore: l’Eucaristia (che significa appunto Ringraziamento!). Ma quanti cercano la Messa, quanti si accostano degnamente alla Comunione? Quanti invece non trovano tempo, partecipano distratti, cercano scuse nel comportamento di certi preti per non fare il loro dovere. È tale e così tanto il bene che abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere, che notte e giorno dovremmo trovarci in adorazione. Perché non avviene? Perché la Beneficenza e la Gratitudine sono due virtù che non si conoscono…

bre e lunedì 4, vedrà la presenza di eminenti autorità Istituzionali. *

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Hanno avuto a Villabate il 16 settembre i Festeggiamenti patronali. Il 16 si è svolta la giornata della solidarietà: Domenica 19 settembre, con il tema: “Dalla famiglia di Nazaret alle nostre famiglie” si sono concluse le manifestazioni. *

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Si terrà presso la casa diocesana di, il 17-18-19 settembre, il Convegno di Spiritualità laicale. Venerdì 17 si avrà come tema: “la Parola”, il 18 settembre l’Esperienza e il 19 settembre l’Associazione. Info e prenotazioni: cell. 331.3752715.


LA

LUCE

OLTRE

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editoriale LUCE...

La seconda vita di Giulia Di Piazza da quando due anni fa è rimasta non vedente di Serena Termini

a storia di Giulia non è una storia qualunque, è la storia di chi ha avuto come lei la forza di rialzarsi meglio di prima: un modello non solo per chi vive la disabilità ma anche per chi deve affrontare le difficoltà che la vita gli pone. La cecità è stata il prezzo che purtroppo ha dovuto pagare per tenere sotto controllo una grave malattia. Ma ha avuto la grande forza di ripartire, con il suo sorriso solare, dando un significato pieno alla sua esistenza. Quasi due anni fa una grave malattia, infatti, ha reso cieca la giovane palermitana di 43 anni che non si è arresa, trovando nuove motivazioni nell’impegno a fianco dell’Unione Italiana Ciechi e nello sport, in particolare nella barca a vela. “Ho 43 anni, ho vissuto una vita tranquilla e normalissima fino al 20 dicembre 2006 quando dopo la nascita della mia seconda figlia, avvertii un fortissimo mal di testa. I medici mi diagnosticarono un tumore benigno per il quale dovevano essere necessarie due operazioni chirurgiche ad alto rischio – racconta -. In seguito ai due interventi, il nervo ottico non ha più funzionato, prima per un occhio e poi per l’altro.Il 19 gennaio 2009 sono diventata cieca”. Inizia così la sua seconda vita. “La prima cosa che ho fatto è stata quella di creare le condizioni materiali che mi permettessero di riadattarmi alla mia nuova vita di non vedente. Ho studiato la malattia e preparato la mia esistenza da non

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vedente, mi sono attrezzata con il telefono vocalizzato e il Pc con il programma Snow Leopard. Per partire bene mi sono resa conto che dovevo conoscere la mia nuova famiglia e per questo ho deciso di recarmi all’Unione Italiana Ciechi”. “Ho voluto quindi conoscere i compagni dell’Unione e ne sono diventata delegata nazionale e membro delle commissioni lavoro e sport – continua Giulia Di Piazza -. Ho deciso di fare tesoro dei consigli e delle esperienze che questa istituzione con i rappresentanti della sezione di Palermo mi ha dato”. Così quella che poteva essere interpretata come una disgrazia è diventata, invece, per Giulia, la sua ricchezza perché grazie alla sua nuova condizione di non vedente è riuscita a valorizzare ancora di più la sua vita di relazione con la società. “Oggi penso che tutto quello che si fa acquista un significato ed un valore diverso se lo si proietta principalmente verso gli altri e la società in generale – dice la giovane palermitana -. La mia scoperta è stata fondamentalmente quella che in un momento in cui una situazione di buio avrebbe potuto crearmi un allon-

SI RINGRAZIA:

tanamento dalla realtà invece me l’ha fatta vivere di più, facendomela valorizzare in tutti i suoi aspetti. L’idea che mi sono fatta della vita è che le cose che ti succedono non sono straordinarie ma sono eventi che devono lo stesso spingerti a mantenere la serenità, sviluppando tutto il tuo potenziale con tutti gli strumenti materiali e intellettuali che hai a disposizione”. “Mi sento molto fortunata perché ho una vita meravigliosa fatta di affetti ed impegni sociali. Per vivere devi dare, creare e cercare i valori che ci sono attorno a te – ci dice ancora la giovane -.Mi piacerebbe in futuro, anche attraverso l’Unione Italiana Cieca, dedicarmi ai bambini e giovani pluriminorati”. Lo scorso 18 agosto Giulia Di Piazza è stata al timone di Enoch, un First 47,7, una barca progettata da Bruce Farr e costruita dalla Beneteau che ha partecipato alla regata Palermo-Montecarlo. Uno sport che ha scoperto soltanto da quando è rimasta cieca. Perché come dice lei “la relazione con il vento non è visiva, te la senti addosso, è una sensazione primitiva. Mi sono concentrata su una miriade di rumori: le vele che sbattono, i carrelli che scorrono, l’acqua attraversata dallo scafo. Se tutto questo si riesce a collegare aggiungendo l’inclinazione della barca quando hai le mani sul timone, i suggerimenti dei compagni, puoi timonare ed è meraviglioso”. Intanto ad ottobre riprenderà gli allenamenti in barca a vela con Lega navale di Palermo.

Per il rinnovo dell’abbonamento: Adalgisa Lazzara e don Vincenzo Spera Per un’offerta Anna Maria Paterno

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attualità

GLI UOMINI NON SONO NUMERI La Fiat continua nella sua politica contro i lavoratori di Fabio Sortino

cco qual è il risultato della trasformazione di uomini in numeri, aridi numeri che devono essere tranciati in nome della lotta impari contro il deficit che vince sempre sulla qualità della persona e provoca una nuova lotta di classe tra padroni che parlano di “newco” per abbassare il costo del lavoro e lavoratori, con i sindacati sempre più deboli. Intanto la Fiat continua a trasferire stabilimenti dall’Italia, dove ancora bene o male esistono i sindacati, verso i paesi in via di sviluppo che ormai sono più che sviluppati. Certo per un Marchionne può essere più utile aprire stabilimenti in Serbia che in Italia, ma per la Fiat, durante la sua esistenza è stato facile incassare in Italia e guadagnare all’estero. Ed ecco, il risultato. La Fiat non è interessata a mantenere alcuna attività a Termini Imerese, dove dal 2011 smetterà di produrre auto, mentre la Invitalia, Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa che agisce su mandato del Governo, farà l’advisor che valuterà le proposte di investimento e reindustrializzazione dell’area ed elaborerà un complessivo piano per la riconversione del sito. È a questo che si è giunti al termine del tavolo tecnico che ha riunito, presso il Ministero dello sviluppo economico, i vertici politici, quelli Fiat, il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, l’amministratore delegato di Invitalia, il sindaco di Termini Imerese e i sindacati.

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Il costruttore italiano ha ribadito lo stop alla produzione in Sicilia, ma si è detto disponibile a collaborare nella ricerca di soluzioni industriali alternative, escludendo la sola cessione di tecnologie. Intanto è stato stabilito che la prossima tavola rotonda su Termini Imerese si terrà il 5 marzo. Un epilogo che lascia “doppiamente insoddisfatti i lavoratori perché la Fiat continua a mostrare i denti e la sua arroganza e perché il governo è un mediatore di basso profilo che non mostra nessuna autorevolezza”, come ha detto il segretario territoriale della Uilm, Vincenzo Comella, La Sicilia, dalla sua, “non intende assolutamente rinunciare all’auto” e per questo è pronta a mettere a disposizione “risorse e investimenti per circa 350 milioni di euro”. A dirlo è stato il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, che al termine del tavolo ha auspicato che “la Fiat riveda il suo benedetto piano”. Termini Imerese è “uno stabilimento che, non da oggi, ha problemi di produttività, efficienza e logistica”, secondo il presidente di Confindustria. Senza tregua la gara di solidarietà tra lavoratori. Hanno, infatti, incrociato le braccia i 1.600 lavoratori della Fma di Pratola Serrano, uno dei più importanti stabilimenti motoristici del Gruppo Fiat, mentre l’arciprete di Termini Imerese, don Francesco Anfuso, ha lanciato un appello alla famiglia Agnelli: “Mi rivolgo agli eredi dell’avvocato Agnelli, ai giovani fratelli Elkann: intervenite, fate qualcosa, non lasciate morire la fabbrica che per tanti anni ha rappresentato il sogno


attualità in breve COSA GRONDA DA TUTTI I BUCHI DELLA RETE FOGNARIA DI PALERMO Dichiarazione di Antonella Monastra, gruppo “Un’altra storia” Fiumi di denaro (sporco, è il caso dirlo!) inutilizzati per opere di adeguamento della rete fognaria a volte insufficiente, a volte inefficace, senza separazione di acque nere ed acque bianche, con i grossi collettori da completare ed una depurazione solo parziale di ciò che viene riversato nel nostro mare. Oggi, grazie al contratto capestro sottoscritto dal Sindaco contro la volontà del Consiglio nell’ambito gestione privatistica delle reti idriche, la realizzazione di queste opere spetta ad Acque Potabili Siciliane (APS), che non ha mai mostrato alcun interesse a fare investimenti in tal senso. Si è occupata piuttosto di esigere soltanto adeguamenti in bolletta, lasciando i cittadini scontenti e gabbati.

di diverse generazioni e ha dato impulso al nostro territorio”. Padre Anfuso, che ha manifestato davanti ai cancelli per il sit-in con i sindaci del comprensorio, ha ricordato agli azionisti della Fiat “che proprio qui, a Termini Imerese, è stata dedicata qualche anno fa una strada all’avvocato Agnelli, per dimostrare l’attaccamento a un industriale che ha dato lustro a questa terra”. “Se oggi lo stabilimento va male, come sostiene Sergio Marchionne, la colpa non è certo degli operai o delle istituzioni locali. È chi ha gestito l’azienda che non ha saputo mantenere quel ‘gioellino’ che alla fine degli anni Sessanta la Sicilia ha consegnato agli Agnelli”.

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I LAVORATORI DELLA SCUOLA INVADONO LO STRETTO Un corteo incontenibile di migliaia di persone ha percorso le strade di Messina in difesa del lavoro e della scuola pubblica. L’obiettivo era fare di questa giornata un evento simbolo della lotta contro la distruzione della scuola pubblica e così è stato.

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attualità

FEDERALISMO, PAROLE E MUSICA Il balletto della politica nell’Italia di oggi di Elio Giunta

eggendo recentemente un articolo in cui si parlava di federalismo e sussidiarietà come toccasana per l’Italia, sono subito sopravvenuti due pensieri. Il primo quello che viviamo in una fase storica, come altre ce ne sono state, in cui la crisi di proposte innovative solide e progressive favorisce il fiorire dei parolai; l’altro che oggi si continua a scivolare verso soluzioni istituzionali azzardate, in forza di ipotesi e progetti coltivati da appassionati o tornacontisti, senza avere ben chiaro quel che si cal-

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deggia. Che, se così non fosse, di federalismo non si argomenterebbe in modo alquanto involuto come si fa, non se ne scriverebbe con la riserva di se e di ma, e soprattutto non se ne parlerebbe poggiando su auspici di responsabilità e di ben funzionali autonomie, contando cioè su una virtuosità come fine e non come base di necessità per una nuova possibile legislazione che faccia nuova l’Italia. Stai a vedere se e come porre certi ceppi, ad esempio, alla classe politica del sud, senza che si avan-

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zi una qualche proposta perché essa sia rinnovata e divenuta virtuosa. E, a proposito di paroleria del tempo, oltre alla nozione assai problematica di federalismo solidale, ci si chiede pure cosa può essere o vorrebbe essere la sussidiarietà. Cioè sarà uno strumento? E quale? In che senso e in che modo potrà funzionare? La questione è che si è dato poco peso al punto di partenza, per cui l’arrivo non potrà essere che conflittuale, in tutti i sensi e le cui dimensioni non ci è dato neppure prevedere. Questo federalismo di annata è innegabile che sia stato portato avanti dietro le idee della Lega del nord, le cui brutte intenzioni sono state sempre sciorinate allo scoperto e di fronte alle quali si è sempre fatto finta di niente. Bossi e i leghisti hanno sempre fatto una specie di doppio gioco: servire all’occorrenza il paese o i paesi da cittadini italiani che prendono voti, ma rimarcare in tutte le occasioni che essi ad essere italiani non ci tengono proprio; sicché non vengono meno, in tutte le circostanze possibili, dall’esibirsi come antiunitari, antirisorgimentali ed antieuropeisti. Stando così le cose, ci si domanda che senso ha oggi, come ha fat-


attualità to qualche politologo illustre, ribadire la necessità di ritrovare l’unità del paese, se già si constata la disunità in atto e nulla si è mai fatto per arrestarla. Anzi tutti hanno cercato di bagnare il pane nel piatto degli umori della fantomatica padania. Per cui questo federalismo, sostenuto chiaramente come conquista a pro degli interessi del nord del paese, è di sicuro da intendersi come primo passo verso quella da sempre auspicata disunità a venire. Non si capisce davvero come esso possa giovare a riequilibrare in qualche modo le economie delle varie parti del paese e quindi favorire una sua rigenerazione unitaria. Anzi si ha l’impressione che si vada verso questo cosiddetto federalismo con forze politiche che lo sostengono con malcelate intenzioni opposte: quelle che, con insipienza, lo ritengono utile ad una nuova unità e quelle che, furbescamente, lo considerano il trionfo di un’idea antiunitaria. L’implosione futura è assicurata. Forse qualcuno, un po’ tardi, ha capito il giuoco e ne fa, o ne farà, nuova bandiera politica. È nella logica delle cose che, nella fattispecie, una forza politica in divergenza con la maggioranza attuale intervenga a rivendicare un ruolo nazionale, laddove l’affarismo politico-economico localistico ha portato a questo punto. Forse è il caso di cominciare a porre rimedio anzitutto con l’imporre chiarezza e riferimenti culturali adeguati. Per esempio, perché

“A FERROVIA”

usare la nozione di federalismo, quando questa è utilizzabile solo in caso di aggregazione di entità esistenti già come autonome? E non è il caso dell’Italia. Se allora per federalismo si vuole intendere una più spinta espansione delle prerogative legislative delle regioni, allora si dica questo. Ma si lavori dunque per un riassetto delle aree regionali cui conferire dette prerogative, prima di procedere a distribuire competenze alle attuali regioni, mentre così, nella disuguaglianza, avremo solo nuovi principati, fonte di nuovi poteri, di nuove oppressioni fiscali, d’insanabili conflitti tra di essi e con Roma. E non cesserebbe la solita musica del Nord che ha sempre pagato per il sud, e del Sud che continua ad essere violentato dal nord e va risarcito. A meno che l’Italia come stato di dignità europea non interessi più nessuno, occorre insomma che i politici, quelli con la testa sul collo, trovino il modo di far ripassare un po’ meglio a tutti la storia europea, senza preconcetti, e in specie agli esaltati di Pontida, perché il futuro del paese è una cosa seria. D’altronde prendiamo, a conclusione, una dichiarazione recente di Mario Monti a proposito di federalismo: “O cambia la classe politica del sud o l’Italia si spacca”. Ebbene, poiché non riteniamo facile e imminente che la classe politica del sud cambi, stando a Monti, e non solo a lui, è da prevedere che l’Italia si spacchi. Ma se accadrà che si spacchi, che succederà? Finalmente ce lo vogliamo domandare?

in breve Poteva essere un punto di svolta e invece è stata l’ennesima occasione perduta per l’Amia (l’azienda rifiuti di Palermo) e il Comune di Palermo che non presentandosi non hanno risposto al tentativo di conciliazione voluto dall’Apas, la cooperativa di cenciaioli di Palermo. La conciliazione sarebbe dovuta avvenire, infatti, venerdì scorso presso l’assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro secondo quanto prevede l’art. 410 c.p.c. – art. 36, d.lgs. 80/98 tra i “Cianciaioli” ex lavoratori APAS e l’AMIA s.p.a. in liquidazione ed il Comune di Palermo. *

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“Le storie, vere o favolose, sono da sempre il tessuto di ogni cultura. Aiutano a conoscere, a ricordare e a condividere una parte di sé con gli altri”. Con questo spirito si è svolta la manifestazione dedicata “Nel segno di Guglielmo”, una settimana in cui sono riecheggiati per le piazze e i vicoli di Monreale gli antichi fasti di un tempo che fu, quelli del periodo Normanno. Presso il Duomo, si è svolta una lettura teologica della basilica dal titolo: “Una porta era aperta nel cielo” (Ap. 4,1) a cura di due relatori d’eccezione: don Nicola Gaglio e don Antonino Pileri Bruno.

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arte ALLA SCOPERTA DELLE CHIESE DI SICILIA Maria SS. delle Neve, Chiesa Madre di Lercara Freddi di Antonio Arnone

a chiesa Madre Maria SS. della Neve di Lercara Freddi come tempio risale al 1710 con lavori terminati nel 1721 quando ha sostituito la vecchia parrocchia dedicata alla Madonna del Rosario, adesso Centro Sociale. Croce latina a tre navate, annovera importantissimi arredi sacri: cinque tele raffiguranti la Santissima Trinità, la Madonna con l’ostensorio, la pentecoste, l’Immacolata e il Battesimo di Gesù, nonché le tante statue lignee raffiguranti madonne e santi. La chiesa Maria SS. della Neve, fu fondata, come detto, nel 1710 da uno dei tanti signori dell’epoca, Scammacca, che veniva da Catania, e fu intitolata alla Madonna della Neve, proprio perché la famiglia Scammacca nella casa nobiliare aveva una Cappella intitolata alla Madonna della Neve festa che si celebra il 5 agosto.

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All’interno della chiesa quasi tutti gli altari dedicati alla Madonna esprimono la grandissima devozione che il popolo ha sempre nutrita per Lei, come del resto dimostra a Lercara la presenza di altre chiese, come la Madonna di Costantinopoli, patrona della città e la Madonna dell’aiuto. Gli oggetti sacri di cui la chiesa è arredata vanno dal 1700 ad oggi, cioè dalla nascita della città ai giorni nostri. Importantissima è però, all’interno della chiesa, la presenza della cripta, scoperta circa dieci anni or sono, usata come luogo di sepoltura fino a quando non sono stati istituiti i cimiteri lontani dai centri abitati. Tale cripta riportata alla fruizione nel 1999 dopo secoli di abbandono è stata luogo di particolari mostre e di tante visite di turisti di tutto il mondo. Attualmente ospita, nel periodo

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natalizio, circa 400 presepi della collezione privata del parroco don Mario Cassata, oltre al presepe del 1930, di proprietà della Parrocchia, recentemente restaurato. Di rilevante valore è l’antico orologio meccanico della torre stessa della matrice, costruito a Bisacquino dai fratelli Scibetta nel 1870. La cripta è visitabile nei mesi di dicembre e di gennaio. Dal 2006, grazie alle offerte dei fedeli, dopo quattro anni di lavoro è in funzione uno splendido organo a canna costruito artigianalmente. Di proprietà della parrocchia è in via di definizione, a circa due chilometri, nella campagna lercarese, in mezzo ad un bosco, un grande centro per ritiri spirituali e convegni. Maria SS. della Neve è retta dal parroco don Mario Cassata che gestisce anche la parrocchia di Sant’Alfonso con contigua casa di riposo.


cultura “LA DI

W.

TEMPESTA” SHAKESPEARE

“Egli non fu di un’età ma fu per tutti i tempi” di Giovanna Gonzales

Venezia, il film di chiusua ra della 67 edizione del festival è stato ‘The Tempest’, tratto dal capolavoro shakespeariano (di cui ricorre quest’anno il 400° anniversario) e diretto da Julie Taymor, premiata regista della produzione teatrale ‘The Lion King. Una felice occasione per parlare di quest’opera considerata da tutti una delle più considerevoli manifestazioni dell’arte shaskespeariana e variamente definita. “La Tempesta di Shakespeare è piena di idee e avrà significato fino alla fine del teatro” scrive Alain, mentre Goethe, dopo avere affermato che “non vi è momento, non motivo della vita umana che egli non abbia rappresentato ed espresso, e tutto con levità e libertà” conclude “…ogni lode sarebbe inadeguata”. Scritta nel 1611 e rappresentata a corte nello stesso anno, “La Tempesta” narra di un naufragio in seguito al quale si susseguono intrighi, scontri e magie per i quali l’autore fonde il mondo degli elfi e delle fate con quello delle vicende umane. Ariel, spirito dell’aria, contribuisce a creare un’atmosfera di serenità ed armonia, che, come è stato

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detto, appare come purificata dopo un uragano, per assumere poi “una solennità da sacra rappresentazione” in cui ben possono realizzarsi espiazioni e pentimenti. Il tono lirico e favoloso sottolinea il valore emblematico dei personaggi. Non c’è dubbio che “La Tempesta” testimonia la ricerca di valori interiori che l’autore ha faticosamente conquistato. Alla fine del quinto atto Shakespeare scrive: “L’atto più raro sta nella virtù anziché nella vendetta”. “La Tempesta” non si può prendere alla lettera. Al di là degli effetti scenici, al di là della fiaba bisogna cercare qualcosa. Con dei simboli lo scrittore fa riferimento alla sua personale esperienza d’uomo e d’artista. Si identifica spesso con i suoi personaggi e rivela la sua concezione della vita: “Noi siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i nostri sogni e la nostra breve vita è circondata da un sogno”. La scena finale de “La Tempesta” indica con chiarezza che Shakespeare si è identificato con Prospero. Dopo le tempeste della sua vita – scarsamente documentata – sem-

bra che il poeta abbia un vago presentimento di morte e quindi le parole di Prospero possono essere il suo addio alla vita perché ritiene di avere raggiunto “i mari calmi e i venti beneaguranti”. Nella totale padronanza dei mezzi creativi lo scrittore ricerca e trova i valori positivi della vita dell’uomo. “Lo stile risponde come il guanto alla mano dell’uomo” - ha affermato lo studioso e scrittore Alfredo Obertello che inoltre scrive: “La Tempesta’’ non è un vero di fiaba, ma se mai, una fiaba dal vero tanto vera da racchiudere il destino dell’uomo in terra nelle sue miserie, tragedie e tempeste cui la carità sola toglie l’abominio”.

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polemica

UNA V al 1968 insieme a Padre Pintacuda ed altri amici mi sono occupato, tra l’altro, anche di problemi sociali e della Radio Diocesana “Radio Voce Nostra”, di cui sono stato Presidente e Padre Pintacuda Direttore dei Programmi insieme a Michele Salamone, ed in questa veste ho partecipato all’organizzazione della prima visita di un Papa a Palermo, quella di Papa Giovanni Paolo II. Era il 1982 e si doveva organizzare la visita del Papa che iniziava il mattino del 20 novembre e finiva la sera del 21 novembre 1982 con l’incontro con i giovani a piazza Politeama. Era Arcivescovo di Palermo S.E. Salvatore Pappalardo (Villafranca Sicula, 23 settembre 1918 – Palermo, 10 dicembre 2006) e Sindaco di Palermo Nello Martellucci (morto a 76 anni il 27 dicembre 1997 all’ospedale civico dove era stato ricoverato in seguito a un incidente stradale avvenuto in mattinata sulla Palermo - Sciacca, nel quale ha perso la vita anche la moglie Maria Maggio di 70 anni). La visita di Giovanni Paolo II non destò tutte le polemiche che stanno scoppiando oggi per quella di Papa Benedetto XVI, soprattutto provenienti dal mondo laico, di sinistra e di altri che onestamente non riesco a comprendere. Nel 1982 insieme a Padre Pintacuda e a Michele Salamone ho partecipato all’organizzazione della visita del Papa limitatamente alla parte che riguardava Radio Voce Nostra, ma ho potuto ascoltare tutto quello che è stato deciso e pre-

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polemica

VISITA E I SUOI COSTI L’arroventata polemica sulla visita del Papa di Giacomo Greco*

disposto durante le riunioni organizzative, tutte tenute al palazzo arcivescovile, alla presenza continua del cardinale Pappalardo, del suo vescovo ausiliare mons. Vincenzo Cirrincione e del sindaco Nello Martellucci. Nessuna polemica scoppiò in quella occasione. E come per questa futura prossima visita del Papa la pubblica amministrazione comunale, provinciale e regionale di quell’epoca fecero la loro parte come la stanno facendo oggi le attuali amministrazioni. Anche allora vi erano minori affidati dal tribunale ad associazioni e case famiglia che, come oggi non venivano pagate regolarmente dagli enti pubblici, ma nessuno disse niente. Non credo che sia questo il modo giusto per affrontare e risolvere problemi così annosi che si trascinano da tempo. E dire che alcune delle forze che oggi si lamentano del costo della visita del Papa, sono le stesse che quando sono state al governo di enti pubblici siciliani non sono state più brave delle attuali nel risolvere i problemi che vengono oggi lamentati. E non bisogna dimenticare che in un momento come questo i 2,5 milioni di euro che si spenderanno saranno abbondantemente recuperati dalla comunità locale. Si pensi che tutti gli alberghi hanno già il tutto esaurito. Che tutte le opere e i servizi che saranno approntati faranno guadagnare tante piccole e medie aziende locali che danno occupazione a centinaia di cittadini siciliani e palermitani in particolare. Non dimentichiamo che molti ristoranti e molti commercianti di merce varia faranno più affari, recuperando quelle somme che la crisi economica attuale non ha permesso loro di guadagnare prima. Insomma ci sarà tutto un grandissimo indotto che trarrà grandissi-

mo vantaggio economico da questa visita del Papa. E non dimentichiamo la pubblicità che l’evento determinerà all’immagine della nostra città nel mondo. E questo è anche un valore aggiunto, monetizzabile, e che farà parlare, una volta tanto, della nostra città finalmente in termini positivi. Ricordo, infine, a tutte le forze che si stanno scandalizzando del costo della visita del Papa, che in Sicilia ci sono milioni di cittadini Cattolici che pagano le tasse, che attendono da molto tempo la visita del “Loro” Papa, il Capo della Chiesa Cattolica, e che gli stessi hanno assistito sia recentemente che nel passato a sperpero di denaro pubblico senza che alcuno delle forze politiche e sociali che adesso si lamentano abbiano alzato un dito per impedirlo. Per fare qualche esempio recente, mi riferisco ai diversi milioni di euro “distribuiti” ad associazioni di tutti i partiti e gruppi sociali inseriti nella “famosa” TABELLA H, senza che i cittadini siciliani sappiano a cosa servono questi soldi e come vengano spesi dalle varie Associazioni beneficiarie (A proposito gli Organi di Vigilanza sulla spesa pubblica che fanno?). Ricordo anche i circa 2 miliardi di euro che vengono spesi per “La Formazione” in Sicilia. Ma siccome ne beneficiano “Scuole” appartenenti a tutti i partiti, sindacati e gruppi sociali vari nessuno ne parla. Di questi esempi ne potrei fare tanti ancora, ma adesso mi sono stufato. Invito tutti quelli che si stanno “scandalizzando” del costo della visita del Papa, di occuparsi, in eguale misura, di come vengono regalati tanti dei suddetti miliardi di euro dei contribuenti siciliani alle varie associazioni politiche e sociali appartenenti a tutti i partiti, che se distri-

buiti in forma ridotta avrebbero potuto coprire abbondantemente la spesa, per esempio, per i bambini ospitati dalla “casa famiglia Eos nuova” a Palermo e l’assistenza domiciliare agli anziani, ai portatori di handicap ed altri servizi ai cittadini svantaggiati che mi risulta siano attualmente sospesi. Adesso mi auguro, da cattolico, che la visita del Papa possa portare tanta gioia e tanta fiducia ai siciliani onesti per il futuro della nostra Isola e che serva ad illuminare tutti i politici siciliani su come procedere per creare subito in Sicilia “sviluppo vero”, su come risolvere il problema dei 120.000 “precari”, quello del “lavoro vero” e che si smetta di litigare sulle “formule”. La Sicilia ha bisogno di andare avanti e per fare questo è necessario che le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, si siedano attorno ad un tavolo e pensino, tutti insieme, a trovare le soluzioni utili per uscire da questa gravissima crisi economico - occupazionale. Un ruolo importante per uscire da questa crisi lo hanno anche tutti i gruppi ed Associazioni che si battono per il bene della Sicilia (e quando dico “tutti” mi riferisco a tutti gli orientamenti politici), perchè quando la politica da sola non ce la fa è necessario il contributo di tutti. Spero di non avere offeso nessuno, ma se ciò non fosse mi assumo tutta la responsabilità di quello che ho scritto. Adesso spero solo che il Papa venga accolto da tutti i siciliani, cattolici e non cattolici, come un messaggero di pace e di speranza per tutti e soprattutto per gli ultimi. Al resto cominceremo a pensare dopo la Sua partenza. * Giacomo Greco, Direttore Generale della Libera Università della Politica.

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cronaca IL MOVIMENTO FAMIGLIE IN RITIRO Tre giorni di studio e di riflessione a Baida di Anna e Vittorio Costantino

Giorgione - La Sacra Famiglia

ivere l’ebbrezza del “volo” su “Ali d’Aquila”, vivere la sinfonia dei cuori che come fiori di campo si schiudono al calore del Sole e mostrano umilmente i meravigliosi colori che il Sole suscita, vivere le gioie e le difficoltà di chi ti sta accanto perché senti che le sue gioie e le sue difficoltà sono tue,…vivere librati verso l’aere del Paradiso dove il Sole dolcemente ti scalda e ti fa Suo e tu diventi Sole…vivere giorni così è vedere il Volto di Dio. Signore fa che la nostra fragilità non attenui ciò che Tu, Sole della Vita, ci hai donato durante il Ritiro Spirituale del Movimento Famiglie per la Trinità. Non si può tenere per sé ciò che ci è stato donato, è spontaneo farne parte a chi ci è prossimo e noi non pensiamo di errare se consideriamo nostro prossimo i lettori di CNTN. Nei giorni 2,3,4 Luglio si è svolto il 9° Ritiro Spirituale del Movimento Famiglie per la Trinità, presso il Cen-

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tro Francescano di Spiritualità. Il tema, “La Famiglia Cristiana nel Nuovo Testamento e nei Documenti del Concilio Vaticano II”, si è articolato in tre momenti: 1. “La Famiglia nella Gaudium et Spes” - relatore: Prof. Pasquale Chiancone. 2. “La Famiglia nella Lumen Gentium” - relatore: Padre Salvatore Priola. 3. ”La Famiglia nelle Comunità del Nuovo Testamento” - relatore: Prof. Giuseppe Tuzzolino Riteniamo alquanto difficile riportare in poche righe l’enorme ricchezza d’argomentazioni e di spunti di riflessione che ciascun relatore ha offerto nel trattare il proprio tema. Nostro desiderio è di offrirvi alcuni dei passaggi che per noi sono stati fra i più indicativi per una riflessione. Padre Giacomo - Fondatore del Movimento Famiglie per la Trinità - introduce il primo tema citando un pen-

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siero sulla famiglia di San Giovanni Crisostomo, patriarca di Costantinopoli nel IVsec.: “Fai della tua casa una chiesa. Quello che hai ricevuto dai sacerdoti portalo in casa, ai tuoi familiari. Nella famiglia dimori lo spirito di concordia. Gli sposi facciano tutte le cose come se fossero un solo corpo, un’anima sola”. Passa quindi la parola al prof. Pasquale Chiancone il quale fa sua l’introduzione e subito la coniuga con il cap. I della Gaudium et Spes: “Dignità del matrimonio e della famiglia e sua valorizzazione”. È chiaro, evidenzia il prof. Chiancone, come la dignità della famiglia sia strettamente connessa alla dignità della persona. Invita, a tal proposito, ad essere guardinghi verso alcuni pensatori del nostro tempo che considerano l’uomo, la persona, alla pari degli altri esseri facenti parte della natura; altri invece, considerano l’uomo “persona” solo quando questi ha l’autocoscienza di essere, cosicché si cade nell’assurdo che quando tale autocoscienza, nel variare dei ritmi biologici viene meno non si è più persona. È facile intuire come tali concezioni della persona vadano ad incidere sia nella fase del concepimento (contraccezione, aborto ecc.) che nella fase ultima della vita terrena (infermi in fase terminale, in stato comatoso, ecc.) Nel secondo tema riguardante: “La Chiesa e la Famiglia nella Lumen Gentium” Padre Salvatore Priola sviluppa il tema illustrando con dovizia di particolari tre tratti caratteristici del Concilio Vaticano II: 1) L’atteggiamento positivo e costruttivo nei confronti delle altre confessioni religiose e verso il mondo. 2) Lo stile dialogico, ossia la forza del dialogo quale mezzo di avvicinamento alla Verità. 3) L’interesse pastorale, inteso come aggiornamento liturgico della Chiesa.


cronaca Entrando in pieno tema fa riferimento al cap. II della Lumen Gentium, che riguarda “Il Popolo di Dio” di cui fanno parte tutte le categorie di credenti nella SS. Trinità: “dal Papa all’ultimo dei battezzati”. “Vera anima del cristianesimo – dice Padre Priola – è concepire la propria vita come un dono per l’altro; l’altro viene prima di me” “Con la forza dello Spirito Santo, l’uomo supera l’atteggiamento egoistico del “prima io e poi tu” e lo converte in “prima tu e poi io”. “Ci si salva proiettandosi con amore verso l’altro” “Coniugi cristiani sono quelle coppie che hanno capito che la vita coniugale è il luogo naturale dove si vive la santità” “La Chiesa vede nella famiglia il suo prolungamento” “Il rinnovamento della Chiesa passa non solo attraverso il clero ma anche e fortemente attraverso il rinnovamento della Famiglia”. Padre Priola chiude la sua relazione facendo riferimento a quelli che definisce, tre indicatori sociali: “Compiti della Famiglia Cristiana nel mondo: 1) Valori sociali che la famiglia è in grado di promuovere. Una famiglia cristiana deve arricchire positivamente la vita sociale perché possiede Cristo: Luce del mondo. 2) Capacità di generare il legame sociale ed il bene comune. Oggi vi è una mancanza in tal senso ed il rischio è di vedere famiglie rinchiudersi in sé stesse. Una famiglia cristiana non può trascurare il senso del bene comune. 3) Capacità di protezione del legame fra le generazioni, in mancanza del quale si rischia di vivere una vita senza memoria generando una difficile intesa fra genitori, figli e nipoti. Nell’ultimo tema, il prof. Pippo Tuzzolino, evidenzia come la famiglia è presente nella Sacra Scrittura già nell’Antico Testamento: vedi Libri dell’Esodo, del Levitico, del Deuteronomio. Mentre nel Cantico dei Cantici si libra poeticamente il rapporto amoroso fra l’uomo e la donna. La Famiglia può considerarsi immagine della SS. Trinità. Nel Nuovo Testamento, Gesù non parla mai della fami-

glia, ma la colloca in una cornice più ampia. Gesù ha vissuto in una famiglia caratterizzata oltre che dall’amore reciproco, anche dall’accettare umilmente eventi incomprensibili; si ricordi lo smarrimento di Gesù nel tempio ed altri episodi riportati nei Vangeli. E a proposito di eventi incomprensibili – il prof. Tuzzolino faceva notare – come sia importante, quando soffiano i venti della contestazione dei figli nei confronti dei genitori, saper attendere che quanto di buono è stato seminato germogli. Metteva in risalto come “il magistero della famiglia è più importante di qualsiasi altro magistero: dalla famiglia escono i santi o i peccatori”. “Se sapremo armonizzare le cose di Dio con quelle della Famiglia avremo raggiunto il bene”. “Non dobbiamo vedere nei nostri familiari esclusivamente i loro difetti bensì l’impronta di Dio” “Nelle case dei primi cristiani si viveva il Vangelo e da lì si è propagato nella società. Oggi il rischio di noi cristiani è di vivere solamente in chiesa il nostro cristianesimo, mentre dovremmo sentire il bisogno di trasferirlo negli ambienti in cui viviamo”. “La casa deve essere il luogo privilegiato dove si raccoglie il meglio che diverrà il patrimonio di vita di ciascun componente. Si deve bandire qualunque incomprensione, qualunque difetto, in special modo la permalosità che è causa d’incomprensione, poiché il permaloso rimane bloccato in se stesso, nel testardo rimuginare dei suoi pensieri. Nelle nostre case, nel rapporto con i nostri familiari e con il prossimo, dobbiamo respirare il profumo dell’Amore di Dio”. Queste, caro lettore, alcune pennellate delle varie e profonde riflessioni cui hanno dato luogo le relazioni dei brillanti relatori. Ma desideriamo in ultimo evidenziare come proprio da queste profonde riflessioni siano scaturite, a mo’ di sorgente di acqua pura, delle meravigliose e toccanti testimonianze, a dimostrazione che quando ci si lascia docilmente condurre dall’insegnamento percepito quale manifestazione della grazia divina, cadono dal cuore tutte le barriere e lo orientano verso uno stato di grazia che fa tanto bene a chi è presente a tale straordinario manifestarsi.

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personaggi LA LEGGERA PESANTEZZA DEL TEATRO È MORTO MICHELE PERRIERA, INTERPRETE ACUTO DELLA VITA E DEL TEATRO CONTEMPORANEO

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morto a 73 anni, nell’ospedale Giglio di Cefalù, lo scrittore e regista Michele Perriera. Ha fondato e diretto la scuola di teatro Teatès di Palermo. Era stato tra i fondatori del gruppo ‘63. Dal 1994 ha diretto la collana di teatro della casa editrice Sellerio. Lo scrittore, considerato il drammaturgo dell’anima, se ne è andato dopo una lunga malattia che lo aveva allontanato dal teatro. La figlia Giuditta ha pianto la morte del padre su Facebook: ‘’Se ne è andato il mio immenso amore. Ke buio’’. “Romanzo d’amore” è forse la più bella prova narrativa di Perriera, e però è tutta attraversata da sdoppiamenti teatrali. Opera monumentale ma al tempo stesso di estrema leggerezza, cioè pervasa da una luminosa grazia di scrittura. Ricerca del tempo perduto, ma anche diario attentissimo alle smemoratezze dell’esistere, ai lapsus, alle lacune, alle amnesie. C’è circa mezzo secolo di storia palermitana (e di rimbalzo anche italiana) in questo suo appassionato e appassionante “Romanzo d’amore”: vi si trovano menzionati e raccontati, ovviamente, gli uomini di teatro, gli intellettuali, gli scrittori, i giornalisti, ma anche i politici, gli amici, le persone care e una gran folla di comparse. L’autobio-

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grafia diventa opera corale. Ed emerge il ritratto di una città a cui Perriera ha dato molto, ma da cui molto ha pure ricevuto. «La mia intenzione – disse l’artista - era di scrivere un romanzo autobiografico, che incastonasse la mia esperienza (realissima e sognante) nelle contemporanee vicende di Palermo, dell’Italia, del mondo. Come dire: tutto quello che sono stato e che sono è l’esito di un concerto in cui, assieme alla mia, si possono ascoltare le voci di un intero universo, del quale sono insieme il figlio, l’esule e l’amante. Molto riusciti i suoi “Atti del bradipo” che sono un elogio della lentezza. Ma la sua vita e la sua opera sono state addirittura un ostinato panegirico del rimanere, del radicamento inestirpabile. Non volle mai abbandonare Palermo “La città, palcoscenico e osservatorio è Palermo, la Palermo – rappresentazione dell’universo, come presuntuosamente solo chi a Palermo vive crede di sentire: metropoli e periferia, post-capitalismo e feudalesimo consustanziali”, come è scritto nel risvolto di copertina del suo “A presto”. Molto pregnante questa sua analisi di Palermo – “che genere d’amore è stato quello nei confronti di questa Palermo capace di una “sardonica, variopinta, diabolica letizia”? “Questa città induce di solito al cedimento e alla rinuncia. Se vogliamo che sia degna della sua intelligenza e della sua complessità, dobbiamo scommettere sulla possibilità di non esserne schiacciati. Dobbiamo accettare la sfida della fatica e del dolore. C’è tanta gente, in questa città, che compie, senza fare scalpore, veri capolavori di attenzione umana, di sollecitudine morale. In questi ultimi quindici anni, in cui le malattie del secolo si sono scatenate contro di me, ho incontrato medici, infermieri, affettuose presenze che han-

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no illuminato la mia vita”. Perriera ha ricordi piacevoli anche del periodo della malattia, un tumore che, purtroppo ha provocato la sua morte. “Mi ha commosso la generosità con cui certi medici, Nicola Borsellino e Sergio Filosto, per esempio si prendono cura umana, oltre che scientifica, dei loro malati. Si può. Si può rendere più leggiadra questa durissima Palermo. Ma bisogna cominciare a guardare coraggiosamente negli occhi i molti ignobili mali che la rendono spesso inesorabile”. Scorrendo l’indice dei nomi si rimane colpiti non solo dalla presenza della voce “Dio”, ma soprattutto dal suo ricorrere ben venticinque volte (a cui si aggiungono tredici citazioni di Cristo). «Cristo - diceva ancora Perriera - è l’uomo più straordinario che io conosca. Ho la più grande ammirazione e la più grande simpatia per lui. È il più grande dei maestri. Non bisogna mai smettere di imparare da lui, anche dalla sua capacità di prendere a pedate i più volgari mercanti che profanano l’intelligenza e la sensibilità. Dio è lo sconosciuto, l’assente, l’invisibile. È ciò che svela profondità del vortice in cui ti attira la più generosa passione di vivere».


libri FRANCESCO CARBONE: RITORNO A GODRANO Un libro e un premio per ricordare il grande scrittore di Francesco Scorsone

Foto di archivio Studio 71 Palermo

i è tenuta, nei locali del teatro comunale di Godrano (PA), la presentazione del libro: Francesco Carbone – Antologia di Saggi Critici ed altre occasioni – 1960/1999 di Nicolò D’Alessandro (Ed. L’Altro Artecontemporanea Palermo). I diversi interventi che si sono succeduti hanno presentato un personaggio colto in ogni aspetto delle arti contemporanee ma anche del teatro e della poesia. Per ricordare la sua figura e statura di uomo di cultura è stato proposto, da parte del Sindaco Matteo Cannella sempre presente nelle manifestazioni che hanno ricordato Francesco Carbone, un premio intitolato all’artista e all’uomo di pensiero scomparso a cui tutti, in qualche modo, dobbiamo qualcosa (se non altro per averci dato la possibilità di scrivere, di parlare, di argomentare sulla molteplicità delle cose scritte e sulle critiche che spesso ingiustamente gli venivano rivolte). Uno sperimentatore che scriveva per dare capacità critica a chi era chiamato ad interpretare i suoi scrit-

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ti. Francesco Carbone - sottolinea nella sua presentazione Nicolò D’Alessandro - fu attento promotore di livello europeo di ogni aspetto dell’arte in generale e soprattutto di quella di “frontiera” a cui diede importanza notevole e per la quale ebbe intuizioni felicissime sul piano culturale e critico. Possedette, come si suole dire, il senso profondo dell’operatore culturale. Personalità variegata cui va il merito, tra l’altro, di avere fondato il Museo antropologico di Godranopoli della civiltà contadina con annessa una pinacoteca d’arte e una biblioteca e, fino a quando fu in vita, non rifiutò mai la propria disponibilità a chiunque lo richiedesse per intrattenere i visitatori e spiegare loro le motivazioni di quel museo agro-pastorale. Struttura nata come memoria di quel territorio ma che, al contempo poneva le basi per attuare una trasformazione di carattere socio-culturale mai pensata per quel luogo. È stato sottolineato da Nicolò D’Alessandro con un intervento mirato, concreto, senza sbavature, ciò

che il Comune ha fatto (dandone merito all’amministrazione) ma ha altresì ribadito che, in qualche caso, non è stato tenuto conto di alcuni aspetti legati alla figura di questo innovatore qual era Francesco Carbone e che probabilmente vanno rivisti. Ovviamente ciò ha destato qualche malumore ma era prevedibile. Testimonianze inoltre sono venute da Bartolomeo Manno (che con Francesco Carbone diresse dal 1964 al 1970 il Centro di Ricerche “Nuova Presenza”) il quale ha letto un passo di “Arte oggi” del 1966 sul “manifesto delle autonomie dell’arte” una dichiarazione di intenti sottoscritta da Francesco Carbone e Filippo Panseca. Così come nel suo intervento Ignazio Apolloni (uno dei fondatori dell’Antigruppo) ha voluto ricordare le interminabili e animate discussioni nella sua casa palermitana assieme agli amici di quel tempo tra cui c’era anche Francesco Carbone. Ma il dato importante che è stato evidenziato è l’assoluto valore dei suoi scritti tale da potere essere considerato strumento pedagogico per i ragazzi.

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mostre

FOTOGRAFIA COME RICERCA E AZIONE QUANDO LA PASSIONE SI TRASFORMA IN IMMAGINE Mostra di Elisa Celano di Gabriella Lupinacci

na mostra diversa, a riprova della duttilità dell’Associazione Imago, nella scelta dei giovani fotografi da promuovere nell’ambito di un impegno culturale, portato avanti in modo capillare e variegato da molti anni dal Presidente Giovanna La Bua. Presso la Galleria IMAGO di Palermo, “Movimenti “una mostra degli scatti di Elisa Celano divisa in quattro sezioni: danza, due ruote, maratona e football americano, temi differenziati ma legati dal movimento e dalla voglia di volerlo catturare e raccontare attraverso la fotografia. La mostra, inaugurata e presentata dal critico d’arte e giornalista Pino

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spettacolo Schifano, alla presenza di un folto pubblico, ha messo in rilievo la competenza e confidenza dell’artista nell’uso delle diverse tecniche di ripresa fotografica e degli effetti visivi : immagini ferme su uno sfondo mosso con un forte impatto dinamico; immagini in cui le parti del soggetto rimangono nitide, anche se lungo la traiettoria del movimento interessanti ed efficaci e foto con scia, un effetto mosso che dosato sapientemente all’interno della composizione, suscita un vivo interesse, spesso definito “ Mosso creativo”. “Fotografare è la mia passione”, racconta Elisa Celano, sono soddisfatta solo quando riesco a far parlare la fotografia. Dedico gran parte del mio tempo a realizzare scatti, sempre con l’intento di cogliere l’eternità attraverso l’attimo fuggente nello sport, nello spettacolo, nelle manifestazioni più varie della vita e negli eventi della natura. Amo la dinamicità e la spontaneità dei movimenti; da anni mi affido all’intuizione, mi diverto a mostrare il mondo attraverso i miei occhi, a captare con l’obiettivo l’azione immediata: seguo gli artisti e gli sportivi durante le prove estenuanti, gli intensi allenamenti. Mi piace fotografare all’insaputa del soggetto e cogliere la pura espressività dei suoi sforzi, dei sogni e dei desideri. Penso che la fotografia richieda molta dedizione e passione, è un’arte che si evolve e matura attraverso la ricerca continua e solo così si giunge ad una visione sempre più dinamica e quasi impressionistica della nostra contemporaneità. Il fotografare di Elisa Celano è un atto d’amore, un ponte di relazione, c’è il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tutti concetti che secondo “Helmut Newton” riassumono in positivo l’arte della fotografia; nei suoi scatti nulla è statico, scontato, tutto è diverso da come appare tradizionalmente, tra l’occhio umano dell’artista e l’oggetto si è instaurato un rapporto sensoriale ed emotivo capace di attivare un coinvolgimento estetico che attrae ed emoziona chi osserva al di là di ogni rappresentazione reale.

IN DVD LE COMMEDIE MUSICALI DI GARINEI & GIOVANNINI di Franco Verruso

a qualche anno la Fabbri Editori, in collaborazione con Rai Trade e Sorrisi e Canzoni TV, pubblica in DVD i più grandi successi di Garinei & Giovannini o, semplicemente G. & G., celebre coppia di autori che ha inventato la commedia musicale italiana, portando sul grande palcoscenico Giove in doppiopetto, Enrico ’61, Rinaldo in campo, Rugantino, La granduchessa e i camerieri, Aggiungi un posto a tavola, Attanasio cavallo vanesio, Buonanotte Bettina, Felicibumta. Questi, alcuni degli spettacoli, indimenticabili, ripresi direttamente dal palcoscenico del Teatro Sistina di Roma, dalla teca RAI o da film, che hanno visto interpreti eccezionali come Gino Bramieri, Carlo Dapporto, Delia Scala, Domenico Modugno, Renato Rascel, Walter Chiari, Johnny Dorelli, Sandra Mondaini, Enrico Montesano e i nostri Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Gianfranco Jannuzzo e tanti altri ancora. Allegato ai DVD anche un libretto comprendente, oltre la trama, curiosità, testimonianze, aneddoti e personaggi che si riferiscono al periodo di realizzazione della commedia. Questi DVD, che racchiudono tutta la spettacolarità del grande teatro musicale e tutto il fascino dei motivi e delle canzoni più celebri, non devono mancare agli appassionati del genere e, soprattutto, ai giovani che non hanno avuto modo di conoscere e apprezzare la vera commedia musicale targata G & G.

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spazio di fede UNA CROCE SUL MONTE CUCCIO La croce di Cristo è il segno vivente della salvezza di Alfredo Di Giorgio

uesta mia nota vuole essere una lettera aperta, indirizzata, prima di tutto, agli uomini di buona volontà, e, quindi, alla comunità dei credenti in Gesù Cristo e a quella cattolica, in particolare, della nostra Palermo, a cominciare da S.E. l’Arcivescovo Paolo Romeo. Dopo la visita pastorale del 1982, storica, di Giovanni Paolo II, che fu

grande testimonianza di fede in Gesù Cristo, ritengo che anch’essa sarà altrettanto incisiva e benefica. Ora, partendo dal presupposto, come raccomandato dallo stesso Concilio Vaticano II, e, in particolare, dalla “Lumen gentium”, che ciascun cristiano è da considerarsi, con tutti gli impegni concreti che ne derivano, come elemento attivo e prepositivo, desideroso, cioè, di annun-

certo uno scossone per il risveglio delle coscienze assopite con quel suo forte richiamo, e sempre attuale, quasi echeggiante alle nostre orecchie, “Convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio”. Si attende ora, per il prossimo 3 ottobre 2010, quella di Benedetto XVI. In considerazione del suo carisma, della sua levatura culturale e spirituale, ma soprattutto per la sua

ziare, per attrazione, Cristo risorto e il suo Vangelo, avanzo una mia proposta, quasi un sogno, perché possa tradursi in realtà: la collocazione, cioè, di una grande croce, la più imponente nel cuore del Mediterraneo, da erigere su Monte Cuccio, il più alto dei monti che circondano Palermo, nella sua incantevole Conca d’oro. Vorrei, tra l’altro, far rilevare che Monte Cuccio, alto 1047 metri, si

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eleva direttamente dalla piana della città con una singolare forma di piramide conica a base molto ampia. Una piramide, nel nostro caso, opera della natura, non eretta da mano d’uomo, come in Egitto o in altre parti del mondo, quasi a volere rappresentare una montagna sacra, di cui le piramidi erette, soprattutto quelle dell’America centrale, volevano essere una replica. Issandovi la croce, quindi, Monte Cuccio diverrebbe proprio la piramide naturale più sacra del mondo, patrimonio, in questo caso, non solo dei palermitani, ma di tutti i cristiani, i quali, per la loro scelta, divengono cittadini di tutta la terra. In ogni caso, la croce, oltre a rappresentare il segno vivente della salvezza e l’unico mezzo di “giustificazione” nei nostri rapporti con Dio, anche per i non credenti essa sta a dire che solo il sacrificio è l’unica misura dell’amore. Chi ama non ripudia le sofferenze, perché l’amore è tutto, è la vita della vita. Un sogno? Potrebbe anche essere, ma, come era solito ripetere Giovanni Falcone, “I sogni camminano con le gambe degli uomini”, oppure, come diceva Helder Camara, il rinomato Vescovo di Recife, “Se io sogno da solo è proprio un sogno, ma se siamo in tanti a sognare è la realtà che comincia”. Del resto, come a Rio de Janeiro splende l’impotente statua del Redentore, così a Palermo potrebbe esserci la più grande croce d’Europa, per dire a noi e al mondo che solo la croce, sigillo di carità, né scandalo né stoltezza, come fu per gli ebrei e per i pagani, è veramente la fonte della nostra salvezza. Il solo vederla significa incontrare Gesù, per trovare in essa una risposta alle croci della vita: un incontro d’amore che salva. In que-


spazio di fede sto senso, c’è un riferimento della storia di Mosè, come ci ricorda San Giovanni nel suo Vangelo: “Nel deserto Mosè alzò su un palo il serpente di bronzo. Così dovrà essere innalzato anche il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. Una croce sul Monte Cuccio: un segno, questo, non solo per Palermo, che pure ne ha tanto bisogno, ma per ogni uomo, di qualsiasi razza o cittadinanza, come riscatto e come rilancio della nostra fede in Dio, come emancipazione dal relativismo materialistico del mondo contemporaneo, come àncora di salvezza nel mare tempestoso della vita, come speranza nella realizzazione di un mondo migliore, nel perdono reciproco, nella pace e nella fraternità. La croce di Monte Cuccio – e già immagino di poterla chiamare così – dovrebbe avere caratteristiche particolari, a cominciare dall’imponenza. È un richiamo, questo, che avverto nella profondità del mio sentire. Le sue dimensioni, cioè, dovrebbero essere all’insegna del sette, il numero che nella simbologia biblica rappresenta la pienezza: non a caso sono sette i sacramenti, sette i sigilli e sette le trombe dell’Apocalisse, le virtù teologali e cardinali, le opere di misericordia corporale e spirituale, e sono ancora sette i doni dello Spirito Santo. La sua altezza, quindi, dovrebbe essere di 49 metri (7x7) e l’apertura del braccio orizzontale 21 metri (il 7x3, con riferimento al nostro Dio, uno e trino). Oppure, in alternativa, come misura leggermente ridotta rispetto alla precedente, il braccio verticale potrebbe essere di 33 metri (con riferimento agli anni di Gesù Cristo) e il braccio orizzontale di 12 metri, in relazione alla simbologia che lo stesso numero esprime. Difatti, furono dodici i discepoli di Gesù ed erano dodici le tribù d’Israele, come sono dodici le costellazioni dello Zodiaco e gli stessi mesi dell’anno. Alla base di tutto, il dodici ha tutta una simbologia particolare: vuole essere l’annuncio di Dio, uno e trino, a tutto l’universo, in tutte le sue direzioni: nord, sud, est, ovest. Cioè, 3 x 4, che equivale, appunto, a dodici. Sia per la prima proposta sia per la seconda, la croce dovrebbe realizzarsi con materiale del tipo dei tralicci Enel, e in più fosforescente o illuminata, per renderla visibile anche di notte. In ogni caso, questi sono dettagli tecnici di cui sostanzialmente dovrà occuparsi un apposito Comitato tecnico esecutore, dopo che si sarà costituito quello promotore, che ancora non esiste. Per ora è soltanto un sogno. Però, come si dice, il bel giorno si vede dal mattino: come componente dell’ Associazione “Dipingi la pace”, ne ho parlato con Don Paolo Turturro e con altri membri della stessa Associazione: l’approvazione è stata unanime. È un segno positivo e incoraggiante: questo sta a dire che a sognare non sono più da solo. E già la stessa Associazione ha predisposto un piano operativo per la divulgazione di questo stesso documento. A questo punto, dal momento che ho il sostegno

della predetta Associazione, che pure tante opere benefiche ha saputo realizzare nella nostra città, da sembrare all’origine quasi impossibili, come, fra tutte, vale la pena citare la realizzazione del Borgo della pace in quel di Baucina, mi auguro soltanto che attorno a questa idea maturino il consenso e l’approvazione. A Benedetto XVI, il nostro Bianco Padre, in occasione della sua presenza a Palermo, come già detto, chiederei soltanto la sua benedizione per il lancio del progetto, sperando che possa tornare presto a Palermo per la relativa posa della prima pietra. È una scommessa con noi stessi e, soprattutto, con la nostra fede! La macchina organizzativa sembra quasi che si stia mettendo in moto. Un segnale positivo, che riscalda la nostra fede. Citando prima San Giovanni, se il solo vederla ci fa incontrare Cristo e ci introduce nel mistero della salvezza, penso che, con il concorso di tutti, valga proprio la pena poterla realizzare. Essa è anche uno stimolo a convertirci e a credere nel Vangelo, perché il Dio del nostro tempo è il Dio della misericordia e dell’amore. Non è semplice, si potrà obiettare. La croce, però, di per sé, sembra voglia dirci che qualsiasi progetto si realizza soltanto attraverso la sofferenza. Già il poterla vedere sarebbe un forte richiamo e una benedizione per la città di Palermo e per chiunque la vedrà o si porterà in cima al monte per vederla da vicino e pregare. È una questione di fede, ripeto! Cito, infine, e non a caso, Don Luigi Verzè, che, in tutte le sedi della sua Fondazione ospedaliera “San Raffaele” riporta questo messaggio inequivocabile: “Tutto è possibile a chi crede!”.

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televisione PALINSESTO TELEREGINA dal 24 Settembre al 1 Ottobre 2010

Venerdì 24 Settembre (CTS) ore 16.00: Carità senza limiti - sul sentiero tracciato da padre Giacomo Cusmano (documentario) ore 16.32: A scuola nel parco (documentario) ore 16.51: Coro di musica folkloristico n° 8 Sabato 25 ore 11.30: ore 11.32: ore 11.34: ore 12.00: ore 12.15:

Settembre (CTS) Vangelo di domenica 26/09/10 Parlerò al tuo cuore Cristo in frontiera Oltre il fatto Sfogliando CNTN

Sabato 25 ore 20.00: ore 20.02: ore 20.04: ore 20.30: ore 20.36:

Settembre (IN TV - Sky 840) Vangelo di domenica 26/09/10 Parlerò al tuo cuore Cristo in frontiera Piccole grandi invenzioni - La bicicletta Gli incontri di padre Giacomo - con la dott.ssa D’Agati ore 20.49: Vietato ai maggiori di 10 anni - filo diretto con Miriam 2° puntata Domenica 26 Settembre (CTS - IN TV - Sky 840) ore 11.30: Santa Messa dalla Basilica SS Trinità “La Magione” (diretta) Lunedì 27 ore 11.30: ore 11.34: ore 11.38: ore 11.55: ore 12.15:

Settembre (CTS) Santo della settimana Oroscopo come bussola Lente di ingrandimento - Vivere di sport Oltre il fatto Sfogliando CNTN

Lunedì 27 Settembre IN TV (Sky 840) ore 20.00: Gli incontri di padre Giacomo - conla dott.ssa D’Agati ore 20.13: Piccole grandi invenzioni - La bicicletta ore 20.19: S.O.S. (documentario) ore 20.46: I nuovi Italiani - Sri Lanka Mercoledì 29 Settembre (CTS) ore 21.30: Piccole grandi invenzioni - La bicicletta ore 21.36: Curiosità dal mondo - Il mondo a portata di mouse - 2° puntata ore 21.41: Allo spezzar del pane ore 22.20: Noi ragazzi del mondo Giovedì 30 Settembre IN TV (Sky 840) ore 20.00: Curiosità dal mondo - Il mondo a portata di mouse - 2° puntata ore 20.05: Vietato ai maggiori di 10 anni - Filo diretto con Miriam ore 20.13: Oltre il fatto ore 20.30: Sfogliando CNTN ore 20.45: Vietnam - La gabbia dorata (documentario) Venerdì 1 Ottobre (CTS) ore 16.00: Sui passi di Gesù (documentario) I programmi potrebbero essere soggetti a variazioni.

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LE PICCOLE GRANDI INVENZIONI iamo già in prossimità dell’autunno e, come ogni anno, Teleregina si propone al proprio pubblico con un palinsesto ricco di novità. “Le piccole grandi invenzioni”. Tiziana Calì e Laura Sposito ne sveleranno storia e curiosità attraverso un programma veloce, giovane ed interessante. Già in onda su In TV e CTS una prima trance di trasmissioni vi racconterà dell’ancora, della bicicletta, delle calzature e della bussola. Potrete apprendere notizie singolari e, nel contempo, soddisfare anche qualche vostra curiosità. La prossima puntata, La bicicletta, andrà in onda Lunedì 20 sett. alle 20.20 su In TV, Mercoledì 22 sett. alle 21.30 su CTS, Giovedì 23 sett. alle 20.53 su In TV. La supervisione di padre Giacomo Ribaudo e la regia di Giorgio da Genzano ne hanno fatto un programma da non perdere.

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appuntamenti DOVE TROVARE C N T N

Padre GIACOMO: dove, quando... Lunedì Giovedì

ore 14,15 - 20,30 Magione ore 9,30 - 13,00 S. Caterina ore 13,30 - 15,30 S. Giovanni C ON F E SSIO N I

Sabato ore 17,30 - 18,45 S. Giovanni mezz’ora prima della celebrazione di ogni S. Messa RECAPITI

330.53.79.32 (quando è possibile tenerlo acceso) 091.49.01.55 ogni giorno ore 7,00 - 7,45 091.25.25.525 (di pomeriggio, spesso) 091.617.05.96 anche Fax giacomo.ribaudo@fastwebnet.it C H I E S E IN C U I H A LU O G O L’ A D O R A Z I O N E E U CA R I S T I C A S O L E N N E A L D I F U O R I D E L L A S. M E S S A :

* CUORE EUCARISTICO DI GESÙ, C.so Calatafimi, 327: Vn. ore 16,30-18,00; 1° Vn anche 9,30-12,30 * ANCELLE DEL S. CUORE, in via Marchese Ugo: Tutti i giorni ore 7-13; 16-17 * OLIVELLA: Ln. Mt. Mc. ore 17,30-18,30 * S. CATERINA DA SIENA in via Garibaldi: Gv. ore 09,00-12,00 da Ln. a Vn. ore 23,00-24,30 * MARIA SS. IMMACOLATA via Montegrappa Gv. ore 09,00-23,00 * S. GIUSEPPE AI QUATTRO CANTI: Vn. ore 21,00-23,00 * S. MAMILIANO (di fronte al conservatorio): da Ln. a Vn. ore 16,00-18,00 * S. LUCIA, in via Ruggero Settimo: Sb. ore 21,00-24,00 * MARINEO, presso la chiesa del Collegio: Gv. ore 09,00-12,00 * MADONNA DEI RIMEDI: piazza Indipendenza Gv. ore 10,00-12,00 * SAN BASILIO: Giovedì - Venerdì 9.00 - 12.00 Venerdì dalle 18.30 - 19.30 * SANTA TERESA alla Kalsa: Giovedì 17.30 - 18.30; 19,00 - 21,00 * FRATI MINORI RINNOVATI SANTA MARIA DEGLI ANGELI: in via Alla Falconara, 83: Ogni giovedì dalle 15.30 alle 16,15 1° venerdì del mese 20.00 - 21.00 * SS. CROCIFISSO - Ciaculli: Giovedì ore 16.00 - 17.00

Edicole

Rivendita giornali

Sedi Istituzionali

Claudia Amica Pipi Alberto C.so Calatafimi, 327 Dario Badalamenti Via G.F. Ingrassia Bruno Maurizio Via Lincoln, 124 Cori David e Carmen Richichi Calata S. Erasmo Capizzi Piazza G. Cesare Vincenzo Di Bella Via Roma (Accanto posta centrale) Giovanni Serra Via Cavour Catalano Francesca Via E. Amari Siddiolo Giampiero Via Roma (Ang. C.so Vittorio Emanuele) Ferrara Angelo Via Ruggero Settimo Edicola Mercurio di Antonia Siddiolo L’edicola di A. Cappello Via Vaglica (Piazzale Ungheria) Testagrossa Via P. Calvi D’Amico Domenico Via Dante, 78 Giovanni Cricchio Via Notarbartolo (Ang. Via Marchese Ugo) Damiani M.Rita Via Terrasanta, 5 Libri Giò di Giuseppe Mercurio Via Duca della Verdura E. Calò Marco Mercurio Via F. Laurana Edicola Lino Via Don Orione Rosetta Abatangelo Via Marchese di Villabianca, 111 Libreria Mercurio Via M. di Roccaforte, 62 Ciulla e Cannella Via Cirrincione

Piazza dell’Esedra

Facoltà Teologica

Lidia Monsignore

Corso V. Emanuele, 463

Via E. Restivo, 107

(Loredana Ferraro)

Da Silvio

Galleria e Biblioteca d’Arte

Marineo (Pa) Cuccia Francesco Luigi Via F. Laurana, 79

Studio 71 F.M. Scorsone Via Fuxa, 9

90143 Palermo Edicola Resuttana dal 1920 Via Resuttana, 243

Chiese

Pirrone Antonino

Basilica SS. Trinità alla Magione

Piazza Verdi Mario Cassano

Via Magione

Via De Gasperi 237

S. Giovanni dei Napoletani

Fabio Velardi

Corso Vittorio Emanuele

Viale Regione Siciliana

Santa Caterina da Siena

(Angolo Via Perpignano)

Via Garibaldi S. Cristoforo

Attività

Via S. Cristoforo

commerciali

(Via Roma di fronte la Standa)

Articoli e oggetti sacri

SS. Crocifisso

Rosa Maria Cerniglia

Via Ciaculli

Villabate

Maria SS. di Lourdes

Associazione Esperanza Via Magione, 44

Via Ponticello

Orefice Nino Scrima

Borgo della pace

Via Magione

Baucina

Gazebo CNTN Piazza Marina Libreria Paoline C.so Vittorio Emanuele, 456

Privati Lidia Castellana

Bar Pasticceria Amalia Rimedio Via P.pe di Palagonia, 2/F

C. Vittorio Emanuele, 547

Libreria Articoli Sacri LDC, di

Villabate

Lombardo

Micale – Badalamenti

Via A. Siciliana, 16/D

Via M. Cipolla, 106

Angie Sport Via Sciuti, 178

Salvo Di Lorenzo

Bruno Gomme

Via Fiduccia, 11 (Villabate)

Via Garibaldi, 10/16

Caterina Gaglio

Monreale (PA)

Largo Hilton - Villabate

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CNTN n3 anno XI  

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