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SOMMARI O

N. 21

In copertina: Immagine del Marocco

ANNO XI Registrazione Tribunale di Palermo N.17 / 2000

DIRETTORE EDITORIALE: GIACOMO RIBAUDO

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EDITORIALE

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A TU PER TU

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ATTUALITÀ

Per una società diversa lavoriamo in rete di Serena Termini

DIRETTORE RESPONSABILE: SERENA TERMINI REDAZIONE: G. Bonanno, E. Ghezzi,

Lettera aperta a Silvio Berlusconi di Giacomo Ribaudo

Malasanità in Sicilia di Fabio Sortino

F. Giorgianni, G. Gonzales, P. Turturro, F. Sortino.

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IMMAGINI A CURA DI

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POLITICA

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TESTIMONIANZE

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DOTTRINA SOCIALE

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ENERGIA ALTERNATIVE

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SVILUPPO

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LIBRI

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SPAZIO DI FEDE

Angustie per l’anno nuovo di Elio Giunta

Sicilia: verso la bancarotta? di Fabio Sortino

GIOVANNA GONZALES

Questo numero è stato chiuso

Da San Fratello al Marocco tra i musulmani per servire Cristo di Antonio Arnone

il 24 Gennaio 2011 alle ore 13.00 DIREZIONE REDAZIONE AMMINISTRAZIONE

Via Magione, 44 - Palermo Tel. 091.6177936 - 334.9647256 Fax 091.6175215 regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it www.teleregina.it IMPAGINAZIONE

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COMPOSIZIONE GRAFICA

Chiesa: ci sarà chi reincarna la sua dottrina sociale? di Giuseppe Savagnone

di Fabio Gambino

Anche noi chiediamo “pane e dignità” di Francesco Fiorino

Scienza e fede di ufficio stampa Elledici

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Camminando con Maria di Nella Duro

Via E. Restivo, 99 tel. 091.524312 - tel. 091.2523051 - Palermo

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Esci dal sospetto di Paolo Turturro

STAMPA

Copygraphic s.n.c.

A proposito di energia eolica

PIANETA LAVORO

e-mail: copygraphicsnc@libero.it e-mail: info@copygraphic.it

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I LETTORI CI SCRIVONO

www.copygraphic.it L’attività e la collaborazione a qualsiasi titolo sono fornite gratuitamente

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OROSCOPO

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PALINSESTO

Oroscopo come bussola di Lidia Castellana

Un settimanale “nuovo” per la tua formazione religiosa e culturale Abbonamento sostenitore euro 50 Abbonamento fuori Palermo euro 60: Europa euro 80 Paesi Extracomunitari euro 90 c/cp n. 12372983 intestato ad Associazione CNTN oppure Monte dei Paschi di Siena Filiale di Villabate IBAN IT 78L01030 43730 000000002944 Per informazioni chiama la redazione: 091 6175215 - 091 6177936


a tu per tu

LETTERA APERTA A SILVIO BERLUSCONI di Giacomo Ribaudo

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norevole Presidente,

prima e dopo Natale, se ha avuto tempo di ascoltare qualche pagina del Vangelo, magari attraverso qualche rete televisiva, dopo Gesù Cristo e Maria, e prima ancora del Patriarca S. Giuseppe, ha primeggiato la figura di un profeta, che lo stesso Cristo ha definito il più grande fra i nati di donna: si tratta di S. Giovanni Battista. Egli, come ci ricorda il prefazio della sua festa, solo tra tutti i profeti, ha indicato l’Agnello del nostro riscatto. È stato infatti colui che, vedendo la, sconosciuta ai più, figura di Gesù di Nazaret che, umilmente con tutti i figli d’Israele, aveva dalle sue mani riluttanti rice-

Caravaggio - Decollazione di Giovanni Battista

vuto il battesimo, lo ha individuato, grazie a una rivelazione divina, come l’Agnello di Dio di cui le Scritture avevano parlato che sarebbe venuto a salvare il mondo. E lo avrebbe salvato non con la crudeltà di Erode, non con la potenza delle legioni dell’imperatore Tiberio, non con l’apparato dei riti e dei paludamenti del Sommo Sacerdote, credente in Dio nelle opere esteriori e circonciso nella carne, assolutamente agnostico nel cuore e nelle scelte di vita, ma con la forza della Verità, con la potenza dell’amore all’uomo e la Forza dello Spirito del Padre suo. E con lo stesso indice con cui segnalò ai discepoli e all’umanità la presenza del Figlio di Dio nel mondo, segnalò a Erode Antipa, figlio dell’autore della strage degli Innocenti, e agli uomini della sua corte, come a tutto il popolo, la illiceità del suo comportamento, perché aveva trafugato la perfida Erodiade, moglie di suo fratello Filippo, che aveva preferito fuggire con lui, neppure per passione, ma perché possessore di un regno più fertile e più a contatto con il mondo civile: si era macchiato pubblicamente di adulterio. E Giovanni pagò con la vita l’essere servo della verità, piuttosto che del re di una piccola, per quanto opulenta, regione della sua terra. Oggi mi sono sentito chiamato, infimo fra i profeti di Cristo, e prete della Chiesa Cattolica, a interpretare i sentimenti di tanta della povera gente a cui non riesco a dare che poco cibo, qualche vestito per coprirsi, qualche carezza e una briciola di speranza, a chiederle la conversione del cuore. Per quanto mai mi sia sentito degno di tanta Missione, anch’io, come Giovanni Battista, e ogni giorno, ìndico alla mia povera gente il Cristo dell’Altare come l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Ma il mio gesto profetico, come quello di tanti miei confratelli, è e sarà inefficace, fino a quando dall’alto delle sue emittenti e dalle pagine interminabili dei giornali che le gridano Osanna non ci saranno uomini e donne, ministri e senatori, docenti e scienziati, giornalisti e scrittori, medici ed editori, industriali e agenti di commercio e perfino uomini di legge ed ecclecontinua a pagina 4

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i lettori ci scrivono continua da pagina 3

siastici che non sollevano l’indice per dirle che il suo comportamento è assolutamente indegno di un capo di governo. L’Italia è una Nazione che è stata tra le prime ad accogliere il messaggio cristiano ed è rimasta, per volere della Provvidenza, ospite della Sede Santa dove il Vescovo di Roma, in nome di Cristo e in nome dei suoi confratelli, Vicari con Lui del Figlio di Dio, l’Agnello di Dio, appunto, è Maestro di verità. Lei, onorevole Presidente, esercita il suo Ufficio di dirigente supremo della Politica di una grande Nazione da uno dei Palazzi che furono della S. Sede, che furono usurpati dal governo italiano nel 1870 e che furono ceduti nel 1929 dal papa Pio XI, nella speranza che Benito Mussolini ne facesse buon uso. Conosciamo bene l’uso che ne fece l’Uomo che promise fedeltà alla Chiesa e al suo Potere e si rivelò traditore della Chiesa e delle Patria perché traditore del popolo che aveva creduto in lui e in lui aveva posto le sue speranze. Mussolini non aveva una villa ad Arcore e si serviva del corpo delle belle fanciulle che si invaghivano di lui o si vendevano a lui dove gli capitava, perfino sbrigativamente sui divani morbidi o di pietra del suo palazzo duceale. Ma non se ne vantava, lo faceva di nascosto, sapeva in quel momento di essere ladro alla Nazione del suo tempo e delle energie vendute alla sua passione. In ritardo, dopo più di dieci anni in cui aveva fatto scempio di tutte le libertà degli Italiani e aveva fatto del Re un Imperatore, a spese di un popolo inerme di cui spudoratamente si era impadronito, aveva ricevuto dal Vaticano una condanna pesante in lingua tedesca che è passata alla storia. La mia certamente non è la prima missiva che lei riceve, né vuole essere una lettera di condanna perché un povero parroco, e il direttore editoriale di una piccola rivista non può condannare nessuno. Alcuni anni fa, per fatti

ancora meno gravi di quelli che sono in cronaca per questi giorni, avevo chiesto di comminarle la scomunica. Lei non è meno colpevole dell’imperatore tedesco Enrico IV scomunicato da Gregorio VII, che aveva perfino sciolto i sudditi di lui dal giuramento di fedeltà, né meno colpevole dei mafiosi condannati da trenta anni dai vescovi italiani per le loro efferatezze. Lei ha tolto agli Italiani l’onore e la dignità in campo internazionale, ha tentato di cancellare qualsiasi senso, benché minimo, di responsabilità morale, ha insegnato con la sua vita, ed è peggio che se lo avesse insegnato da una cattedra universitaria, che non esiste più la differenza fra il bene e il male, tra il lecito e l’illecito, fra il legale e il non legale: ha insegnato agli Italiani che l’unica Legge a cui obbedire è quella del Piacere e del Profitto, li ha privati del loro Dio e si è messo sul piedistallo per essere adorato come nuovo dio degli Italiani. Mi dispiace che non ci sia stato un Giovanni Battista che l’abbia pubblicamente e autorevolmente richiamato. Fino a quando Dio la mantiene ancora in vita, pensi a convertirsi. La smetta di accusare sempre gli altri, autoatteggiandosi a vittima di complotti. Enrico IV andò a buttarsi ai piedi del Papa a Canossa, anche se lo fece per motivi di interesse politico. Gandhi diceva che anche gli uomini più incalliti nella durezza del loro cuore e delle loro opere, hanno una coscienza che, quando meno ci si aspetta, si risveglia. Risvegli la sua coscienza di cristiano battezzato. Cominci da capo. Investa tutta la sua intelligenza e tutte le sue risorse non già nei piaceri della sua vita privata e neppure nei suoi profitti, ma a favore della povera gente. Forse siamo, ancora in tempo, forse Dio avrà compassione di lei e della nostra Italia, forse la sorte di Sodoma e Gomorra potrà ancora esserci risparmiata… Il perdono di Dio è pronto anche per Lei…

CHI DESIDERA ABBONARSI PUÒ TELEFONARE ALLO 091.617.79.36 O PUÒ CONTATTARE ANNA BASILE 328.4767020 O LOREDANA FERRARO 339.8294260 UNA PROPOSTA DECENTE PER UNA BUONA CAUSA… Carissimi Tutti, Vi faccio una proposta decente a cui tutti, fattivamente e concretamente, possiamo aderire. Questa mail raggiunge 18 mila persone, pertanto, se la metà di queste facessero una donazione di 10 Euro all’Associazione ONLUS “Ali per Volare” avremmo raccolto la cifra di 90 mila Euro. In questo modo potremmo risolvere il problema economico per sostenere la Missione Umanitaria “Cuore per la Vita” ed in più potremmo comprare altre medicine, vaccini e

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cibo per salvare più vite umane… Quindi, se la matematica non è un’opinione il Miracolo è fatto: che meraviglia… Cosa ne pensate? In fin dei conti 10 Euro non scompensano l’equilibrio economico di nessuno, sicuramente la rinuncia di una pizza del sabato sera ci consentirà di portare una speranza di vita nei luoghi più dimenticati della terra. Questa potrebbe essere la grande sfida sensata per vincere una “Buona Battaglia” e contrastare il “vuoto” che spesso si diffonde nel Web. Coraggio iniziamo… Fabrizio Artale


editoriale

PER UNA SOCIETÀ DIVERSA LAVORIAMO IN RETE di Serena Termini

oordinarsi insieme per fare crescere una società diversa perché più rispettosa dell’uomo nei suoi diritti essenziali e dell’ambiente. È lo spirito con cui si sono incontrati alcuni movimenti sociali per cercare, soprattutto, di non isolarsi nelle loro battaglie ma per confrontarsi e coordinarsi per una Sicilia diversa. Proprio dallo ZetaLab, infatti, ad un anno dal tentativo di sgombero e dalla sua rioccupazione, otto movimenti civici e sociali, hanno discusso su come coordinarsi in rete per la tutela dei diritti sociali e dei beni comuni di tutta la società. All’incontro nella sede dello ZetaLab, hanno partecipato Francesco Lo Cascio della Rete Lilliput di Isola delle Femmine, Roberto Mastrosimone della Fiom Termini Imerese, Barbara Evola, dei Precari della scuola in lotta, Riccardo Zerbo della Rete dei collettivi studenteschi, Barbara Grimaudo del Forum siciliano dei movimenti per l’acqua, Marco Siragusa del Coll. 20 luglio, Paolo Tutolo della Fials Teatro Massimo. Si tratta dei rappresentanti di alcuni movimenti sociali che in quest’ultimo periodo hanno portato avanti delle vere e proprie battaglie culturali: chi per i tagli alla scuola e all’università, chi per lo spettacolo, chi per i diritti degli operai e chi ancora per l’acqua. In qualche modo le lotte degli studenti come quelle dei metalmeccanici hanno avuto come unico filo conduttore quello di muoversi per garantire i diritti essenziali di giovani e lavoratori. La stessa cosa si

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può dire per quanto riguarda la lotta per la pubblicizzazione dell’acqua e quella di coloro che si sono opposti all’istallazione di un potente radar nel paesino di Isola delle Femmine. “Questi movimenti non hanno soltanto improntato la loro battaglia sulla resistenza – dicono gli attivisti dello ZetaLab - ma ciò che può apparire interessante è che portano in sé un’idea di trasformazione della società per riempire il vuoto prodotto dalla crisi culturale, politica e sociale di oggi”. “Se oggi dopo un anno possiamo aprire insieme uno spazio di riflessione e confronto – dice Totò Cavaleri dello ZetaLab - è grazie a tutti coloro che si sono messi in movimento per una lotta che riguardava la capacità di resistenza all’interno di un’intera città”. “Questo incontro vuole essere allora l’occasione non per ricordare il movimento di ieri, ma per guardare al movimento di domani, per affrontare insieme alcuni nodi fondamentali – continua l’attivista del

SI RINGRAZIA

collettivo -. Ciò che è in gioco non è l’unità delle lotte o la necessità di comporre una sintesi complessiva, ma porre delle questioni da affrontare in modo corale per costruire articolazioni complesse. È chiaro che, se il movimento che viene oltre che emozionante vorrà essere anche vincente, di narrazioni adeguate ne abbiamo proprio bisogno”. “Agire in rete deve essere il nostro punto di forza – sostiene Francesco Lo Cascio della rete Lilliput di Isola delle Femmine -. Solo così potremo uscire fuori dalle gabbie in cui ci vogliano isolare. Occorre riappropriarsi del nostro futuro che non deve essere una proiezione di un presente imposto dall’esterno”. Il Laboratorio Zeta, oltre a farsi periodicamente promotore di parecchie iniziative culturali, in qualità di centro di accoglienza, anche se ancora non ufficialmente riconosciuto, attualmente ospita una trentina di migranti sudanesi, richiedenti asilo politico in Italia.

Per il rinnovo dell’abbonamento: Esperia Ghezzi, Erminia Lo Monaco, Fulvia Reyes, Mario e M. Teresa Rossello, Maria Concetta Terranova. ANNO XI - n. 21 • 30 Gennaio 2011

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MALASANITÀ IN SICILIA

attualità

La negazione dei diritti dei malati di Fabio Sortino

n questi giorni tramite i mass media abbiamo appreso della signora anziana costretta a dormire in ospedale su una sedia, per mancanza di posti letto. Mi domando come possa succedere tutto ciò. Ma la risposta è facile. Basti ricordare gli sprechi e le contiguità mafiose dell’ex Governatore Salvatore Cuffaro, l’immobilismo e l’autoreferenzialità dell’intero ceto politico (tranne virtuose eccezioni). Sarebbe tempo di mettere da parte le beghe misere e vergognose del ceto politico nazionale, regionale e comunale ed incontrare le persone, andare incontro ai drammi della gente, che vanno dalla disoccupazione alla impossibilità di trovare adeguate cure in ospedale, come tra l’altro prescrive la Costituzione. Più frequentemente che in altre regioni in Sicilia i casi di mala sanità

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sono più del doppio che in altre regioni. Può capitare infatti che i malati anche terminali stiano in attesa di intervento anche per anni. Anni che passano sperando di migliorare le loro condizioni di salute, che purtroppo, inesorabilmente in certe occasioni si aggravano fino alla tragedia. Ma la cosa non migliora nemmeno a livello di servizi per la salute pubblica, gli uffici d’igiene non svolgono i loro compiti se non dopo svariati anni. Per un intervento di trapianto la media è di 3 anni e ormai anche fare le operazioni più semplici è diventato impossibile. E i malati? Quelli che vittime di tali circostanze non sanno a chi rivolgersi? Fino a qualche anno fa la tv sponsorizzava un numero verde che si batteva per risolvere casi di questo tipo, l’800461995 ancora attivo; adesso la disinformazione è dilagante. INFATTI NON TUTTI SANNO CHE È POSSIBILE SEGNA-

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LARE IL CASO E MANDARE UN SOLLECITO AL DIRETTORE SANITARIO DELL’OSPEDALE NEL QUALE SI È IN ATTESA. E se ciò non dovesse bastare, occorre di nuovo segnalare al numero verde per la difesa del malato. Ma perché in Sicilia la situazione è così disastrosa? Nessuno lo sa, si dice che chi conosce qualche santo in paradiso riesca a trovare posto, ma non è sicuro. Si pensa che forse l’enorme numero di casi di mala sanità sia dovuto ad un dilagare di raccomandazioni di medici incompetenti all’interno delle strutture indagate. Ma noi di “si dice” e “si pensa” certo non viviamo e con l’andazzo di cose potremmo “anche restarci nel frattempo” in attesa che qualche organismo competente riesca a far luce sulle vicende. È ancora vivo nella nostra mente il clamoroso caso della donna che doveva partorire mentre i due medici litigano (per motivi professionali, a quanto sembra), vengono addirittura alle mani, tanto da ritardare l’intervento sanitario. Conseguenza: la signora Salpietro è in prognosi riservata e il nascituro ha subito due arresti cardiaci oltre a danni cerebrali. Dopo il parto, la paziente ha avuto un’emorragia ed è stata nuovamente operata: i medici le hanno asportato l’utero. Gravi le condizioni del piccolo, ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale... Questi sono solo alcuni casi di mala sanità in Sicilia, ma che danno l’idea del rischio che si corre quando si ha la sfortuna di finire in ospedale. Intanto l’assessore Massimo Russo afferma che non esiste malasanità in Sicilia. ‘Ma quali 38 morti! Da dove vengono i dati diffusi dalla commissione parlamenta-


attualità

re d’inchiesta sugli errori sanitari presieduta da Leoluca Orlando? Forse si confondono le denunce con i casi effettivi di malasanità, accertati secondo le corrette procedure. Chiedete al ministero della Salute se questi dati corrispondono alla reale situazione’’. Queste le parole dell’assessore regionale della Sicilia per la Salute, Massimo Russo, che smentisce con fermezza i dati su presunti casi di malasanità diffusi

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dalla Commissione parlamentare d’inchiesta. ‘’Non accetto questo giudizio denuncia Russo in una nota - perché è generico, basato non si sa su quali informazioni e dunque metodologicamente sbagliato. La Sicilia fa parte del progetto ‘Percorsi’ del ministero che analizza i dati secondo una precisa metodologia scientifica e valuta le situazioni sulla base di dati omogenei. Certe classifiche

tra regioni non hanno proprio alcun senso, anche perché non tengono conto della popolazione e del numero di ricoveri. Nel periodo preso in esame dalla Commissione (aprile 2009 - settembre 2010) gli “eventi sentinella” sono stati 31 e non 52, i morti 8 e non 38: c’è una bella differenza’’. ‘’Con simili affermazioni prosegue - la commissione, dalla quale mi sarei aspettato ben diverso comportamento, lede il principio di lealtà istituzionale: si conquista di sicuro il titolo di prima pagina sui giornali, ma siamo in presenza solo di un polverone mediatico che non serve a far crescere la sanità. Così facendo si crea un vero e proprio allarme sociale, minando la fiducia degli utenti nelle strutture sanitarie e si spara nel mucchio sugli operatori sanitari che ogni giorno salvano vite umane e si impegnano con fatica e sacrificio a costruire la buona sanità. Io oggi ho il dovere di difendere l’operato dei medici e di rassicurare i cittadini. È davvero così disastrosa la sanità in Sicilia? No, è falso e lo confermano proprio i numeri’’. Staremo a vedere.

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attualità

ANGUSTIE PER L’ANNO NUOVO Lettera aperta al Presidente Napolitano di Elio Giunta

Giorgio Napolitano

timatissimo, onorevole Presidente, confermandoLe la massima ammirazione per l’illuminata funzione che esercita a capo di questa nostra Repubblica, mentre essa vive una delle fasi più ambigue e difficili della sua storia, ci permettiamo qualche chiosa intorno a delle opinioni da Lei espresse nei recenti interventi, non per avanzare critiche ma per quanto esse hanno suggerito meditandole, com’era doveroso. Tre di queste soprattutto hanno evidenziato particolari angustie sia in lei che in noi. Si tratta delle celebrazioni del centocinquantesimo dell’unità d’Italia unitamente all’incombere della svolta federalista sulla nostra Costituzione, giudicata vecchia; del caso Battisti, e della crisi economica e morale che incombe sulle famiglie. Ebbene, circa le celebrazioni dell’Italia unita cui Lei ha dato il via festeggiando il tricolore a Reggio Emilia, non c’è dubbio che le sue

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parole siano state entusiasticamente applaudite da Italiani di buona volontà, mentre hanno suscitato ibridi distinguo in quelli che da tempo coltivano disegni antiunitari e questi alimentano, anche sedendo negli scranni delle istituzioni. Evidentemente abbiamo colto in Lei una forte preoccupazione per la frattura in atto, culturale ed economica, tra il nord e il sud del paese, frattura che può voler dire disprezzo se non odio reciproco foriero di gravi prospettive. Ed a questo punto, non per ribadire quanto più volte da queste pagine di CNTN abbiamo previsto e denunciato, ma per chiarire ulteriormente dove sta il marcio, rileviamo che oggi stiamo pagando la mancanza di accortezza di cui sono state responsabili cultura e politica in Italia. Infatti, da quando, e sono ormai troppi anni, sono state avanzate riserve, anche giuste, nei confronti del Risorgimento, ma con soli

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intenti disfattisti, si è sempre fatto finta di niente e nulla si è mai pensato di fare per chiarire le relative questioni storiche specie ai giovani, sicché in troppi sono cresciuti alimentati da fanfaluche padane e in molti incitati ad un meridionalismo rivendicativo acritico ed altrettanto deleterio. Sono stati mai posti i giovani di fronte al quesito: è più conveniente oggi ricompattare meglio il paese o invece sfasciarlo? Anzi, a proposito di questo mal strombazzato federalismo in cui si sta precipitando, mi creda, Presidente, nella leggerezza generale, giacché è fuorviante persino l’adozione del termine federalismo (non si tratta solo in fondo di un più marcato autonomismo?), come non si è per tempo tenuto conto che esso non aveva provenienza da un’idea di trasformazione dello stato per ragioni storiche progressive, bensì da quel germe di interessi municipali targati Lega? E che perciò è faccenda di distinzioni privilegiate tra parti del paese, di accaparramento di nuovi e più ampi poteri da parte dei nuovi principi borghesi, quali ormai si sentono di essere i governatori delle Regioni? E non era già un germe disgregante? Chi sa che qualcosa ancora si possa fare proprio nelle scuole, dove di storia ormai non pare si voglia tanto sapere. Ne dubitiamo e temiano che le celebrazioni dell’Unità d’Italia siano destinate a parate di superficie e da applausi provvisori. Il caso estradizione Battisti. Se è permesso pensare fuori coro, ci si consenta dubitare se per caso più che l’Italia non ne esca un po’ offeso il Brasile. Infatti, caro Presidente, forse non è che non ci siamo fatti capire, come lei pur giustamente osserva, è invece che ci sia-


attualità mo espressi piuttosto male. Nelle dichiarazioni di puntiglio, nelle forme. E le forme sono quelle che in certi casi più contano. Anzitutto con una specie di infantilismo diplomatico, prima che il presidente Lula prendesse la decisione, lo si è quasi assediato con una specie di “guai se non decide come vogliamo noi”; e dopo, con delle reazioni che sapevano troppo di giustizialismo corrivo o di rivalsa, con minacce di ritorsioni sproporzionate al caso, si finiva per far risultare ampiamente giustificato il parere per il no dell’avvocato dello Stato brasiliano. Quel presidente doveva pur essere libero di tutelare la dignità di un potere di scelta quale vige in quel grande paese; ove, tutto sommato, non si giudicavano le istituzioni italiane, ma si aveva di fronte la triste scelta tra il possibile recupero di un uomo o il consegnarlo ad una galera a vita dalle prospettive poco cristiane. Perché in fondo, sa, per i cristiani non conta tanto l’aver peccato, quanto “il non peccare mai più”. Cosa, ne convengo, difficile a volte a capirsi. Ora, se per i due casi discussi si evidenzia che non c’è stata sufficiente avvedutezza a tempo debito e pare persino superfluo recriminare, per quanto riguarda la crisi delle famiglie qualcosa che vada per il meglio si può e si deve auspicare: qualcosa che però richiede l’innovazione della mentalità con cui si accede alla politica. Intanto occorre pretendere dalla

“A FERROVIA”

politica che essa operi finalmente nella chiara distinzione tra quelli che sono i problemi del mondo globalizzato e dominato dalla finanza, la cosiddetta crisi epocale, e i problemi della tutela possibile della dignità umana nel contesto della quotidiana convivenza civile e del lavoro. Non che gli uni non contaminino gli altri, ma che gli uni non siano l’eterna scusa per tenere in nessun conto gli altri. La crisi del mondo d’oggi è studiata e sbandierata come se il mondo non fosse composto da uomini che lavorano, amano, sposano e mettono al mondo figli. A forza di sentir dire che c’è crisi, che non si può andare avanti se non a forza di concorrenza e se non si accetta la precarietà, e non si può parlare più come prima di diritti, che non si possono aumentare stipendi e pensioni ma sono leciti solo gli aumenti di canoni e balzelli a pro di multinazionali e banche e della stupida televisione; francamente mettere su famiglia diviene cosa da matti, e chi già l’ha messa su, la vive tra affanni e frustrazioni, tra incertezze e nevrosi. Ecco la vera sfida per la futura politica. Ecco la necessità di una nuova politica che lavori non per avere appoggi alla sua sussistenza ma che si metta in forse, che punti al pionierismo, a far proseliti anche a livello internazionale per affermare un neoilluminismo italiano, che significhi proposte per un mondo futuro, ove ritrovi essenzialità l’uomo, anima e corpo.

I. Lula da Silva

Bisogna sfidare questo globalismo dell’orrore economico, del tecnologismo esasperato e seminare consapevolezza contro la politica della chiacchera e dell’ottimismo ipocrita e a buon mercato. Purtroppo Presidente, quel che più preoccupa è il fatto che la gente stessa rifiuti di cercare cause e rimedi dei mali che incombono, se è vero che, per esempio, proprio in questi giorni, gl’Italiani, mentre la politica annaspa per salvare se stessa, non sembra facciano di meglio che correre in massa a consolarsi o a ritrovarsi con la futilità volgare di Checco Zalone. È triste, ma, da ottantenni, ci si angoscia e non si può che esercitare la molta pazienza. Con deferenza ed ogni buon augurio. Elio Giunta

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politica

SICILIA: VERSO LA BANCAROTTA? Drammatica la situazione finanziaria siciliana di Fabio Sortino

bbiamo tutti appreso dai giornali della tragica rivolta in Tunisia, culminata con la fuga del Presidente Ben Alì e con molte persone, uccise o che si sono date fuoco. La rivolta tunisina è stata sicuramente provocata dalla fame, dalla disoccupazione prima ancora che dalla negazione dei diritti comuni a qualsiasi democrazia. In realtà tutta l’Africa settentrionale è stata teatro, negli ultimi giorni di tumulti e stragi. Basti pensare all’Egitto o all’Algeria, che continua a patire un’instabilità politi-

A

ca che deriva dalla guerra per l’indipendenza contro la Francia di Charles De Gaulle nel 1962. Ma se noi torniamo alla situazione grave dal punto di vista economico, politico e culturale che affligge il nostro paese, potrà sembrare eccessivo ma la situazione è simile. Soprattutto per quanto riguarda la Sicilia, dove il completo abbandono del Sud da parte del Governo Berlusconi e la politica clientelare di Raffaele Lombardo, stanno riducendo la nostra bella isola sul lastrico. Non c’è bisogno di essere profeti di sventura, se pensiamo che,

secondo recenti sondaggi un siciliano su due è povero e la disoccupazione giovanile è attestata sul 38%. Non siamo alla rivolta del pane che si è verificata in Tunisia ma tutto lascia credere che la situazione anche in Sicilia è critica. Sarebbe, quindi, il caso di smetterla con beghe di partito, tatticismi esasperati, e di avvicinarsi al cittadino, ai suoi bisogni alle necessità. Quando si pensa che si registra un calo degli acquisti anche per quanto riguarda i generi alimentari e che molte persone non arrivano nemmeno alla seconda settimana, il quadro è completo. Dal quarto trimestre dello scorso anno, con l’aggravarsi della crisi, l’economia internazionale ha sperimentato la più profonda recessione degli ultimi decenni. L’economia italiana, colpita dalla crisi in una fase particolarmente delicata, caratterizzata da una profonda trasformazione strutturale, è stata l’unica tra le maggiori economie dell’area dell’euro a registrare una riduzione del PIL già nella media del 2008. L’attività economica ha continuato a contrarsi a ritmi molto elevati nella prima parte del 2009. La brusca caduta del commercio estero e degli ordinativi,

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politica

tra la fine del 2008 e l’inizio dell’anno successivo, ha dapprima colpito l’industria, che ha reagito contraendo la domanda di lavoro e rinviando i piani di investimento. Anche i consumi delle famiglie si sono ridotti. La crisi finanziaria internazionale ha colpito pesantemente il Mezzogiorno e la Sicilia, che già nella prima parte del 2008 avevano registrato contenuti livelli di attività economica. Secondo stime della Svimez, nel 2008 il PIL della regione si sarebbe ridotto in misura lievemente minore che nel Mezzogiorno. La crisi nell’Isola ha avuto un impatto maggiore sui settori del manifatturiero, dei trasporti e del commercio. I principali indicatori relativi all’industria, in particolare, avevano mostrato un evidente peggioramento già sul finire del 2007; nel corso del 2008 gli ordinativi e la

produzione hanno accentuato l’andamento calante, con una diminuzione del grado di utilizzo degli impianti. Le imprese contattate per la consueta indagine annuale condotta dalla Banca d’Italia hanno ridotto gli investimenti in misura sensibile; la percentuale di aziende che hanno chiuso l’esercizio in utile è scesa. Il clima di fiducia tra i consumatori ha continuato a deteriorarsi per gran parte dell’anno, con evidenti riflessi negativi sulle vendite del commercio, diminuite anche in valore nominale. Nel settore turistico si sono ridotti sia gli arrivi sia le presenze, soprattutto provenienti dall’estero. In base ai dati di un’indagine campionaria della Banca d’Italia sui flussi di turismo internazionale, tra il 1997 e il 2007 i tassi medi annui di crescita registrati dalla Sicilia, per numero di pernottamenti e per spesa effettuata da turisti stranieri, erano stati i più elevati tra quelli delle regioni meridionali. Nelle costruzioni si è manifestato un rallentamento dei prezzi degli immobili di edilizia residenziale; il numero di compravendite si è ridotto in misura superiore a quanto già avvenuto nel 2007. Il valore complessivo delle gare per opere pubbliche bandite nel 2008 è diminuito. Mentre i nuovi poveri si confondono con le povertà endemiche dell’Isola, non sembra che ci siano soluzioni.

in breve Provincia Siculo-Napoletana, Religiosi Camilliani e il Gymnasium Charitatis hanno organizzato un percorso di formazione sul tema della “Consolazione”. Il percorso di formazione rivolto a religiosi, religiose, laici impegnati nelle strutture sanitarie, nelle parrocchie sarà articolato in otto incontri. Per informazioni rivolgersi a Elena Samatov cellulare 3391908532; Mario Buttitta tel. 091521419; Salvatrice Gagliano Cellulare 3293327575. Sede degli incontri chiesa Santa Ninfa ai Crociferi Via Maqueda 206 Palermo. * * * Provincia Sicula-Napoletana, Religiosi Camilliani hanno organizzato una serie di incontri su: “La Demonologia e l’accompagnamento Spirituale”. Gli incontri si terranno presso la Parrocchia Mater Misericordia, in Via Liguria 6 e avranno inizio il 23 febbraio e si concluderanno il 14 dicembre. Per informazioni rivolgersi ad Elena Samatov, cell. 3331908532; Mario Buttitta 091521419. * * * Si è svolta VENERDÌ 21 gennaio, nel salone della Chiesa dei Decollati una serata dedicata ai BAMBINI DEL BURUNDI organizzata da Padre Antonio Garau. Si è potuto contribuire liberamente con una offerta alla realizzazione del “VILLAGGIO PINO PUGLISI” in Burundi.

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testimonianze

Frà Giuseppe B. Maggiore in Marocco

Ci sono cose che neanche ti passano per l’anticamera del cervelloci dice – però giunge un giorno già stabilito dal Signore che tu fai cose in luoghi che neppure hai pensato di visitare e vivi situazioni che, agli occhi degli uomini sembrano una assurdità, ma agli occhi di Dio sono gesti di amore infinito per l’uomo. Diversi anni fa, quando ero nella comunità di Santa Maria degli Angeli a Messina, mi capitò di entrare in una baracca del campo nomadi dietro la stazione. Non avrei mai pensato che il gesto di togliermi i sandali, sedermi su dei tappeti e mangiare con le mani in un unico piatto lo avrei ripetuto altre volte con persone mai viste e conosciute. Ebbene – continua fra’ Giuseppe – dal 25 ottobre del 2007 quel gesto per me è diventato quasi abituale. Infatti il Signore ti conduce per strade diverse dalle tue. Dopo avere fat-

DA SAN FRATELLO AL MAROCCO TRA

iccolino, vivace, una leggera barba incolta, Fra’ Giuseppe, 40 anni tra poco, ci riceve nel convegno dei frati di Terrasanta oggi convento dei frati fran-

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cescani di Sicilia, da un anno la sua nuova casa a Palermo, dove ci parla della sua chiamata e degli anni trascorsi nella sua missione francescana in Marocco.

Frà Giuseppe B. Maggiore ci parla della sua esper

di Antoni

to una esperienza molto bella e forte con i barboni e di accompagnamento ai pellegrini lungo il cammino di Santiago di Compostela in Spagna, 1675 chilometri in sette mesi, chiesi, conoscendo la lingua spagnola, di andare in missione in Sud America. Il Ministro generale José Carballo mi propose invece il Marocco del Nord in maniera tale che non potevo rifiutare. Così iniziai una nuova avventura in un paese totalmente musulmano con una piccolissima presenza cristiana. Mi inviarono a Larache, una città di 150.000 abitanti che si affaccia sull’Oceano Atlantico. Furono tanti i progetti pensati, studiati e poi posti davanti al Signore nella preghiera e nell’Eucarestia. Iniziai a parlare dei miei progetti ad alcuni giovani musulmani che fre-

Larache - Marocco

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testimonianze quentavano il nostro centro culturale. Fu così che dopo avere iniziato a visitare a domicilio le famiglie povere, a conoscere un po’ il territorio e le sue necessità e soprattutto pregando il Signore Dio unico, abbiamo iniziato l’attività del doposcuola per i bambini poveri e della strada che, mi viene da sorridere a ricordarlo, invitavamo a venire offrendo loro le merende con la nutella. A fine settembre del 2008, cominciammo con quattro ragazzini e due anni dopo ci siamo trovati con 150 figlioletti spesso affamati e sporchi, nei quali vedevamo il volto di Cristo, il loro odore si trasformava in incenso profumato, un invito alla preghiera. Questo è il vero operare francescano che lo stesso Francesco d’Assisi propone quando invita a venire anche tra i “saraceni”, non facen-

scana abbiamo avuto ottimi risultati anche con quella che possiamo chiamare evangelizzazione silenziosa che prevede, tra un decennio almeno, il 10% in più di cristiani in Marocco. Con la generosità della gente e le offerte per le nostre

consapevolezza che il nostro servizio presenta il volto di un Dio unico che per farsi capire dall’uomo si incarna nell’uomo e lo ama con un amore senza limiti. In Marocco – conclude il missionario – adesso la nostra opera mis-

I MUSULMANI PER SERVIRE CRISTO

rienza di missionario francescano svolta in Marocco

io Arnone

do dispute ma rispettando ogni umana creatura, confessando di essere cristiani ed annunziando la parola di Dio quando ciò piacerà al Signore. Nel silenzio – continua ancora fra’ Giuseppe – abbiamo iniziato attività molto semplici: visita alle famiglie povere, sempre in abiti laici e senza saio, lì vietato; aiuto sanitario con medicine e visite mediche specialmente alle donne in gravidanza spesso soggette a gravi infezioni per carenza d’igiene, accoglienza ai migranti sahariani con sostegno medico-alimentare e ascolto; accoglienza ai fratelli senza tetto. Tutto quello cioè che le autorità politiche, non offrivano ai poveri. In quest’opera eravamo sempre controllati ma tollerati. Operando la fraternità france-

missioni abbiamo anche adottato tanti bambini musulmani del Marocco. Da un punto di vista personale, tornato da un anno in Sicilia, ho continuato qui, dove la presenza marocchina è altissima, l’opera missionaria con quel silenzio che fa rumore, con l’operare silenzioso e la

sionaria prosegue con venti frati francescani di dodici nazionalità europee e con le suore Figlie della Carità. Vorrei concludere con la frase che molte volte noi francescani missionari ricordiamo: l’Ordine francescano nacque ad Assisi, ma fu battezzato con il sangue in Marocco.

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dottrina sociale

Operai in catena di montaggio Fiat

CHIESA: CI SARÀ CHI REINCARNA LA SUA DOTTRINA SOCIALE? di Giuseppe Savagnone

ul “caso Fiat” sono state dette molte cose. C’è stato chi ha accusato l’amministratore delegato dell’azienda, Marchionne, di comportamenti antisindacali e antidemocratici e chi, invece, ne ha difeso l’operato come un atto coraggioso, da cui può derivare un salutare rinnovamento della nostra politica industriale. C’è stato chi ha posto l’accento sulla rottura operata dalla Fiat nei confronti del contratto nazionale e chi, invece, sulla limitata portata dei sacrifici imposti dal nuovo contratto. C’è stato anche chi, pur senza minimizzarne il prezzo, ha sottolineato l’inevitabilità della nuova linea nel tempo della globalizzazione e ha considerato perciò inutile la discussione. Tra tante voci, è apparsa assente, o comunque molto flebile, quella dei cattolici. Quelli di coloro che si sono pronunziati, pro o contro,

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lo hanno fatto solitamente con argomentazioni ispirate a criteri economici o politici. Molti hanno considerato la questione come un problema interno alla sinistra, lacerata da evidenti contraddizioni. È mancato, nella stragrande maggioranza dei casi, un preciso riferimento alla visione del lavoro espressa in tanti documenti del magistero, nel quadro della Dottrina sociale della Chiesa. È appena il caso di precisare che il punto di vista etico-religioso non deve mai esonerare da uno sguardo realistico sulle situazioni. Ma la definizione dello sviluppo come «vocazione», data da Paolo VI nella Populorum progressio e ripresa da Benedetto XVI nella Caritas in veritate evidenzia che, in quanto «lo sviluppo umano integrale suppone la libertà responsabile della persona e dei popoli» (Caritas in veritate, n.17), non ci si può trincerare dietro le ano-

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nime leggi del mercato e gli inesorabili meccanismi dell’economia per giustificare comportamenti che in realtà dipendono sempre, in qualche misura, da libere scelte di persone in carne ed ossa: «Anche le situazioni di sottosviluppo (…) non sono frutto del caso o di una necessità storica, ma dipendono dalla responsabilità umana» (ivi). Ora, in quest’ottica, i criteri spesso ritenuti logici e indiscutibili da chi si riferisce al modello astratto e unilaterale dell’homo oeconomicus, appaiono inadeguati. E non per la sovrapposizione estrinseca di una morale che, così utilizzata, sarebbe inevitabilmente solo moralismo, ma per il riconoscimento che alla radice della stessa vita economica sta l’uomo integrale e che anche alle situazioni del mercato ci si deve accostare con uno sguardo che rifletta quello di Dio: «La visione dello sviluppo come vocazione comporta


dottrina sociale la centralità in esso della carità» (n.30). Si noti che il Papa non esita a mettere in primo piano una virtù teologale, piuttosto che generici valori umani, nella convinzione che proprio lo specifico dell’identità cristiana possa essere fecondo anche sul piano sociale ed economico. Certo, osserva Benedetto XVI, «nei confronti dei fenomeni che abbiamo davanti, la carità nella verità richiede prima di tutto di conoscere e di capire, nella consapevolezza e nel rispetto della competenza specifica di ogni livello del sapere». Ma già a questo livello, «la carità non è un’aggiunta posteriore, quasi un’appendice a lavoro ormai concluso delle varie discipline, bensì dialoga con esse fin dall’inizio. Le esigenze dell’amore non contraddicono quelle della ragione» (ivi). Non ci sembra, francamente, che qualcuno – credenti compresi – abbia tenuto conto di questa prospettiva,

ro e della sua dignità, prioritaria rispetto a qualunque logica di profitto, i sommi Pontefici hanno dedicato pagine memorabili. Ma chi, in questa circostanza, ha fondato le proprie argomentazioni – per esempio - sulla Laborem exercens di Giovanni Paolo II? Chi si è mobilitato, in un senso o nell’altro, in nome della visione cristiana, rivendicando il diritto di quest’ultima a non essere considerata una consolante utopia, ma una chiave di lettura insostituibile dei problemi e una prospettiva di fondo a cui almeno il credente – ma anche il non credente – dovrebbero ispirarsi per dare ai problemi economici e sociali soluzioni più umane? Da parte nostra, non intendiamo in questa sede proporne. Esse dovrebbero scaturire da una riflessione comune svolta dai credenti – di qualunque parte politica, quale che sia il loro ruolo sociale – che finora è mancata. Il nostro solo intento, con

in breve Verso lo sciopero generale del 28 gennaio Il risultato del referendum-capestro alla Fiat Mirafiori, costituisce un grande esempio di resistenza e di forza operaia e deve tradursi in uno stimolo per tutti i salariati e i settori popolari per una rivolta di grandi dimensioni contro l’arroganza padronale e governativa, a partire dallo sciopero dei metalmeccanici convocato per il 28 gennaio dalla Fiom ed esteso dai COBAS a sciopero generale di tutti i lavoratori/trici. Malgrado la pesantezza dell’ignobile ricatto di Marchionne sotteso al referendum (“o accettate il neo-schiavismo che vi imponiamo, o ve ne andate a casa tutti”), oltre il 50% degli operai ha risposto un secco e coraggioso NO; e solo il voto degli impiegati, che non vivono la drammaticità della condizione operaia, ha consentito, e di poco, il successo del ricatto * * * Ecovision, nato nel 2005 a Palermo su idea di Daniele Ottobre lascia la Sicilia

Stabilimento Fiat

certamente rivoluzionaria – come lo è il Vangelo – nel dibattito sul “caso Fiat”. Eppure il tema oggetto di questo dibattito era e rimane uno di quelli centrali della Dottrina sociale della Chiesa, tanto da potersi sicuramente considerare un “valore non negoziabile”: al problema del lavo-

queste brevi riflessioni, è di contribuire a farla sviluppare. Anche per ricordare a tutti che quando la Chiesa parla della difesa della vita dal suo concepimento al suo termine naturale include anche ciò che ne minacci alla dignità nella fase intermedia.

Con la pubblicazione del finanziamento sul “Diario Oficial da Uniao” è partita ufficialmente l’organizzazione della sesta edizione di Ecovision, festival internazionale di ambiente e cinema diretto da Daniele Ottobre. Il festival si terrà nel mese di luglio nello stato di Acre, nel cuore dell’Amazzonia, a nord ovest del Brasile. La prima trance di finanziamento, pari a 3.339.220 Reais (1.600mila euro circa) è stata decretata, grazie alla legge Rouanet per la cultura; a questa si aggiungerà in un secondo tempo il contributo dello stato di Acre che verrà accreditato successivamente. La comunicazione giunge dalla Thompson, una delle primarie agenzie di comunicazione del Brasile.

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energie alternative

A PROPOSITO DI ENERGIA EOLICA di Fabio Gambino

el mondo in cui viviamo, l’ecologia ha assunto un posto di rilievo, infatti, se non rispettiamo l’ambiente, presto ci troveremo a combattere con la natura. Tutti i governi del mondo stanno comprendendo la necessità di dovere fare qualcosa, di prendere delle contro misure per l’inquinamento. L’Italia ha deciso di investire nel risparmio energetico, derivante dalle energie rinnovabili, ed una di queste è l’eolica. Questa energia si fonda sul principio di sfruttare il vento, come i vecchi mulini, solo che in questo caso viene prodotta energia elettrica. Quanti di noi viaggiando per le nostre strade periferiche si sono imbattuti in questi enormi pali con sopra una specie di ventilatore: ecco quelli sono i pali eolici. Ci rendiamo conto che per avere un buon funzionamento questi pali devono essere piazzati in punti molto ventilati, come per esempio, sommità di colline o piccoli promontori. Data la necessità di costruirli in territori aspri, i costi di realizzazione sono medio alti ed interessano diverse tipologie di maestranze; devono prima essere eseguiti degli scavi, nei quali affondano i pali, che in un secondo momento vengono fissati con il cemento armato. Quindi

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oltre ai tecnici dell’eolico, occorrono aziende che si occupano della situazione geologica del terreno e delle costruzioni. È qui che l’ecologia diventa un affare milionario, infatti, per la loro costruzione vengono assegnati appalti che non sempre sono perfettamente limpidi, data l’infiltrazione mafiosa che da sempre opera nel settore delle costruzioni. Per non parlare della scelta dei terreni che vengono valutati con criteri strani, trasformando di fatto delle proprietà totalmente inutili, in rendite vitalizie. L’affare, per i mafiosi, sta soprattutto nella posa delle pale eoliche, nel resto degli appalti tipici di un cantiere di una centrale eolica. I politici locali, per conto dei malavitosi, facevano in modo che le autorizzazioni arrivassero in fretta e solo alle aziende amiche. Tutto questo in un quadro di sostanziale deregulation del settore eolico in Sicilia. Il governatore della Regione Sicilia torna alla carica sulla questione energia e, in particolare, sull’energia eolica. Dopo aver visto sonoramente bocciato dal Tar il “suo” Piano energetico e ambientale regionale siciliano (Pears) ora studia le contromosse. Per evitare che l’esperienza si ripeta, visto che ci sono attualmente pendenti altri 70 ricorsi al Tar Sicilia su quel piano, annuncia che il Pears si farà, ma attraverso un rego-

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lamento e non, come avvenuto con il piano bocciato, tramite delibera di Giunta Regionale. Alcuni amministratori hanno denunciato queste inadempienze, omettendo comunque che alcuni di questi terreni, appartenevano anche a persone loro vicine. A poco più di un anno dall’operazione “Eolo” condotta da polizia e carabinieri di Trapani, arrivano le prime condanne: si tratta di sette imputati, tra politici, imprenditori ed esponenti della mafia, che hanno scelto il rito abbreviato. L’accusa di associazione mafiosa è stata confermata dalle condanne e, con essa, il grosso dell’impianto accusatorio. L’operazione, condotta a Trapani da polizia e carabinieri, ha fatto finire in manette sette persone, tra cui un imprenditore di Trento, dopo una serie di indagini relative alla realizzazione di alcuni impianti eolici. In pratica politici e imprenditori per la realizzazione di alcuni impianti avrebbero stretto accordi con la mafia a cui avrebbero affidato parte dei lavori di costruzione: scavi, movimento terra, fornitura di cemento. Gli appalti avrebbero portato a Cosa nostra centinaia di milioni di euro a cui si sarebbero aggiunti i finanziamenti regionali. L’indagine ha inoltre ricostruito parte delle connessioni politiche e imprenditoriali che hanno spinto l’Amministrazione comunale di Mazara del Vallo (ma sembra siano coinvolti anche altri enti comunali) a realizzare sul loro territorio impianti eolici. Insomma, è veramente disdicevole che, anche quando si cerca di realizzare qualcosa di veramente utile per la comunità, per creare un futuro migliore, il prezzo da pagare sia così alto, consegnando di fatto il nostro futuro nelle mani di uomini senza scrupoli che gestiscono da sempre sia affari illeciti che soldi pubblici.


sviluppo

ANCHE NOI CHIEDIAMO “PANE E DIGNITÀ” Con le aspirazioni sane dei giovani di Tunisia e Algeria di Francesco Fiorino

Rivolta in Tunisia

bbiamo iniziato un nuovo anno ascoltando le vivaci e drammatiche proteste in Algeria e Tunisia di tante persone, giovani soprattutto, che chiedono legittimamente “pane e dignità”. Le due nazioni del Maghreb a noi vicine geograficamente e culturalmente, stanno vivendo due emergenze comuni alla nostra Sicilia: la disoccupazione crescente e il basso reddito di molte famiglie. Anche da noi - se non vi sarà una seria e fattiva svolta nelle politiche del lavoro e in quelle sociali - si rischia di incrementare un malcontento che potrà sfociare in gesti violenti e inconsulti. Evidentemente chi governa un popolo o amministra un territorio ha le sue responsabilità. Non si può più sopportare la solita affermazione di chi detiene il potere politico/amministrativo - simile al gesto di Pilato di lavarsene le mani - che “è da anni che vi sono questi problemi”. Le persone serie e oneste non rimandano sempre ad altri le loro incapacità o il pensare quasi esclusivamente ai loro interessi individuali. Abbiamo urgente bisogno nelle istituzioni di uomini e donne competenti e capaci di progettare azioni adeguate per dare speranza e onorabilità a tanti che cercano un lavoro e una sicurezza economica degna di questo nome. Quotidianamente incontro padri e madri di famiglia che sentono il peso di vedersi negata qualsiasi prospettiva occupazionale per loro e per i propri figli. Sta venendo meno purtroppo la dignità umana. Un buon dizionario ci ricorda che la dignità è quella “considerazione in cui l’uomo tiene se stesso e che si traduce in un comportamento responsabile, misurato, equilibrato”. Rischiamo invece di vedere insorgere anche in mezzo a noi comportamenti e scelte non equilibrate e di sfiducia generalizzata. Già da tempo ci hanno “affibbia-

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Sciopero in Italia

to” “l’etichetta” di essere presi dalla morsa della rassegnazione e della passività - storicamente, fenomeni e mentalità non nuovi nel nostro Sud -, ma dobbiamo evidenziare che vi sono delle ragioni che hanno portato diversi meridionali a questi contraddittori e nocivi comportamenti. Gli abitanti del Sud d’Italia spesso sono stati trattati e considerati quasi esclusivamente come “sudditi” e braccia da lavoro (prima “granaio di Roma” e poi recente contenitore di “operai robusti” per le fabbriche delle regioni settentrionali). Certo non è mancato un diffuso atteggiamento asociale e di familismo esasperato che ha contribuito a sfaldare le nostre comunità e quindi a far allontanare dalla partecipazione convinta all’interno degli organi pubblici di rappresentanza democratica. Oggi - senza guardare agli errori veri o presunti del passato - dobbiamo stimolarci vicendevolmente a condividere le giuste e autentiche aspirazioni di chi chiede di vivere avendo un lavoro e un salario adeguato, di poter presentare pacificamente le sue critiche e proposte a chi dovrebbe assicurare equità e rispetto dei diritti fondamentali (libertà di espressione, di associazione e di religione, possibilità di contribuire al bene e alla serenità della comunità, sicurezza e protezione da ogni arbitrario e illegittimo potere, sostegno educativo e sanitario). Non è rinchiudendosi nel proprio “guscio” o difendendo a ogni costo le ingiuste ricchezze o privilegi che ci strapperemo al pericolo di uno scontro sanguinoso e senza fine, ma aiutandoci a vivere nel rispetto e nel rinnovamento costante di ogni forma ingiusta e arrogante di rappresentanza popolare. Dio ci ha creati e redenti per essere uomini liberi e solidali e non per rimanere schiavi o dipendenti da qualcuno. ANNO XI - n. 21 • 30 Gennaio 2011

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libri

SCIENZA E FEDE Idee nuove su un problema antico

no scienziato può essere credente? Si può ancora aver fede nelle grandi narrazioni bibliche? Le scienze, dopo la teoria di Darwin e la scoperta del Big Bang, non hanno reso inutile l’”ipotesi Dio”? È ancora ragionevole parlare di anima nell’epoca delle neuroscienze? La morale si può ancora basare su princìpi e valori, oppure è solo il frutto di meccanismi evolutivi che ne spiegano l’origine e ne delimitano il peso normativo ? La scienza è in grado di fondare un’etica “laica”, che non faccia riferimento alla filosofia e alla

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religione? Sono domande che riguardano il rapporto scienza-fede e che oggi si pongono anche tanti “non addetti ai lavori”. Domande la cui portata non è solo teorica, ma che hanno a che fare con le scelte esistenziali, e dalla cui risposta dipende anche il rapporto degli uomini e delle donne del nostro tempo con la religione e con la Chiesa. Su questi temi si sofferma il nuovo libro “Scienza e fede. La pazienza del dialogo” di Alfio Briguglia e Giuseppe Savagnone (Editrice ELLEDICI, pagg. 207, 14,00 €).

Abbiamo rivolto alcune domande ai due autori del volume. In passato, sui problemi dibattuti nel volume, si sono accese dispute violente, conclusesi, a volte, con condanne ecclesiastiche, che a loro volta hanno suscitato dure prese di posizione anticristiane. Cosa ne pensate a tal proposito?

È vero. Poi, per un lungo periodo di tempo, le discussioni si sono placate, sulla base di una tolleranza reciproca che supponeva l’incommensurabilità tra i due domini e ne riconosceva l’incomunicabilità. Una tolleranza parente prossima della vicendevole indifferenza tra scienziati e credenti, ma che già era meglio dello scontro. Oggi rifioriscono posizioni estreme dall’una e dall’altra parte. In campo religioso (cristiano, anche se non cattolico) ha trovato una certa diffusione la cosiddetta “teoria del Disegno Intelligente”, che ha portato, negli Stati Uniti, a vari tentativi di introdurre nelle scuole un insegnamento alternativo alla teoria darwiniana. Sul fronte opposto, si registra una nuova fioritura di opere che sostengono con decisione una visione atea del mondo e della vita, affermando che essa è l’unica possibile dopo gli sviluppi della scienza moderna e contemporanea. Di fronte al riaccendersi delle ostilità, si potrebbe cercare di esorcizzarla attestandosi ancora sulla tesi dell’incommensurabilità. Ma è veramente questa l’unica alternativa allo scontro? Essa avrebbe, come prezzo, la rinunzia ad ogni comunicazione. Proprio per questo, recentemente, Giovanni Paolo II ha vigorosamente sostenuto la necessità di andare oltre e di cercare nuove soluzioni, che non escludano, ma comportino il dialogo. Egli pensava che l’ascolto reciproco tra scienziati e teologi fosse indispensabile, perché la scienza fornisce visioni del mondo delle quali il teologo deve tenere conto, mentre la teologia offre antidoti contro

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libri i falsi assoluti. In una famosa Lettera al rev. George Coyne, Direttore della Specola Vaticana, del 1 giugno 1988, il Pontefice affermava: “La scienza può purificare la religione dall’errore e dalla superstizione; la religione può purificare la scienza dall’idolatria e dai falsi assoluti. Ciascuna può aiutare l’altra ad entrare in un mondo più ampio, un mondo in cui possono prosperare entrambe”. Una reciproca indifferenza può comportare invece un impoverimento sia per la fede dei credenti, che diventa una fede senza mondo, sia per il sapere degli stessi scienziati, che hanno bisogno, per non chiudersi in un’ illusoria autosufficienza, di confrontarsi continuamente con ulteriori domande? Scienza, filosofia e teologia concorrono a costruire una visione complessiva sulla realtà che, senza il reciproco confronto, rimarrebbe frammentata, fuori da quell’orizzonte sapienziale che è la dimensione specifica del sapere umano in quanto umano. Non si tratta dunque di costruire una sintesi, ma di mantenere aperto questo confronto? Un confronto nella consapevolezza che una sana conflittualità è fonte di reciproca conoscenza e un arricchimento in tutte le grandi esperienze relazionali della vita umana, a cominciare dal rapporto che ognu-

no di noi ha con se stesso. Un conflitto ben vissuto, però, si differenzia da cieco scontro perché comporta, da parte dei soggetti in gioco, la rinunzia a posizioni precostituite e una reale capacità di ascolto. Questo libro vorrebbe spiegare perché le due vie finora percorse – quella della contrapposizione e quella dell’indifferenza - non sono percorribili (soprattutto se la fede in questione è quella cristiana) e perché, oggi più che mai, il dialogo è non solo possibile, ma necessario. Per questo nel volume si propone una ipotesi di lavoro che non si limita a generiche dichiarazioni di principio, ma affronta precisi nodi problematici che sono al centro del dibattito attuale, da quello della nascita dell’universo, a quello della Provvidenza; dall’origine dell’uomo e della morale, alla relazione mente-corpo, alle grandi questioni di bioetica. Indietro, sullo sfondo, - proseguono a spiegare gli autori - la storia passata, con le posizioni di alcuni grandi scienziati e dei loro diversi modi di affrontare il problema del rapporto tra la loro attività di ricerca e la loro fede. Davanti, per il futuro, la speranza di delineare le condizioni perché sia da parte dei sostenitori dei diritti della scienza, sia da parte dei fautori della fede, vengano superate le posizioni difensive – o addirittura offensive – spesso prevalenti e si arrivi a guardarsi a vicenda come compagni di strada, impegnati per vie diverse ma non contraddittorie a esplorare il grande mistero della realtà e della vita. Nella convinzio-

ne che il dialogo paziente e onesto tra scienza e fede sia un aspetto fondamentale di quello tra fede e ragione, in cui non solo lo scienziato, ma ogni essere umano è chiamato a scoprire la via per realizzare la propria unità interiore. Ufficio stampa Elledici

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spazio di fede

esci dal sospetto di Paolo Turturro

on raziocinio a centimetri il dolore. Io lo offro a Colui che lo fiorisce in pagine di amore e di sapienza. Il tempo è fatto di sassi. La spada degli occhi è la luce che frantuma gli inganni. Vesto la terra di aquiloni. Sono il cacciatore della luce. Oggi il cielo è distratto, è abitato dai sogni della gente. Alla terra non basta la fede. Continuiamo a urlare e nessuno sa cosa. Continuiamo ad aprire giorni morti fin dall’aurora dello smeraldo e del mandorlo fiorito. Giorni senza fede. Giorni senza luce. Giorni senza eternità. Tutti andiamo a vivere nel feroce sospetto l’uno dell’altro. Io esco. Io uccido questi giorni. Io uccido il sospetto. Sappiate tutti, io uccido il dubitare della gente e della mente. Tu sospetti e distruggi tuo marito. Tu sospetti e annienti tua moglie. Tu sospetti e frantumi tutto ciò che con fatica tu stesso hai costruito. Tu sospetti e distruggi te stesso. Tu sospetti e distruggi la Chiesa. Esci dal sospetto. Io apro le pagine dell’infanzia. Le pagine della coscienza ancora invincibilmente immacolate. Io uccido la sfiducia in me stesso e persino nella morte. Le pagine della vita non sono illusioni. Illusione è la morte che pensa di finirti sotto terra quando essa stessa nelle tenebre del nulla si annienta. Io non mi perdo nella fede. In me avviene l’eterno. Non avviene per caso o per errore. Non avviene nell’oscura mente di qualcuno che non può credere all’invisibile perché è corto di mente, caduto nel fango del sospetto. Io uccido il sospetto e apro

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le pagine della fiducia nell’innocenza della vita. La fiducia che il cielo abita nella tua coscienza. La fiducia che gli occhi non ti tradiscono mai e respirano il bene. La fiducia che non muore il cuore. La fiducia che non si spegne dentro di te la coscienza anche quando abiti il peccato. Io uccido il sospetto. Io non confesso di esistere. Io respiro l’esistenza. Qualcuno mi dica adagio adagio che esisto davvero. Qualcuno mi dica che nessuno precipita in abissi sconosciuti e in abissi di bidonville. Qualcuno mi dica che non bastano gli occhi per contemplare il cielo dello spirito. Qualcuno mi dica che non basta una menzogna per farti perdere la fede in te stesso o negli altri. Qualcuno mi dica che perdonare è la vertigine più alta di ogni virtù. Qualcuno mi dica che lo spirito fa più amore della carne. Qualcuno mi dica che il sapere amare non è solo del cielo. Qualcuno mi dica che non si rovescia il mare per paura in una buca e non frana la bontà della fiducia negli altri nel fango del disprezzo. Qualcuno mi dica che pensare sia vero, come il respiro, come il palpitare, come il sognare, come l’operare, come il vivere con le ali. Pensare cosa però? Ecco ve lo dico ancora. Qualcuno mi dica che non esiste una guerra giusta. Qualcuno mi dica che Matteo è stato ucciso in un conflitto a fuoco e non per errore di un proiettile vagante. Qualcuno mi dica che Cristo è un fallito sulla croce che salva e dona a tutta l’umanità la sua divinità. Qualcuno mi dica se può comprare l’immortalità, caso mai con l’assicura-

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zione della banca dello IOR. Qualcuno mi dica se Dio può ancora amare, se Dio può ancora creare, se Dio può ancora fare nuove tutte le cose. Quel giorno neppure Dio si accorgerà che viviamo senza pelle, che viviamo l’uno per l’altro. Quel giorno Dio non ci troverà nascosti dietro un cespuglio. Quel giorno Dio sarà felice della sua e della nostra esistenza. Quel giorno ognuno saprà che viviamo non più di sangue ma di linfa sua divina. Quel giorno neppure Dio si stupirà di aver amato tutti nell’impossibile di un eden sconfitto. Di aver amato senza pretese. Di aver amato senza condizioni. Di aver amato senza contraccambio. Di aver amato e basta. Neppure Dio saprà e solo tu stesso con sgomento del cielo lo rivelerai. Si, lo comunicherai a Colui che è il Vivente. A Colui che non è mai caduto nella sfiducia nella sua creatura. A Colui che non è mai caduto nel sospetto. A Colui che non conosce il giorno dell’Errore. Quel giorno è fatto di ogni uomo. Quel giorno è fatto di tutti noi. Quel giorno si chiamerà Giorno. Giorno che non tramonta. Giorno di coscienza. Giorno di Spirito. Giorno del nuovo Eden, dove l’uomo stesso ha vissuto nella trama del sospetto e che solo un Figlio d’Uomo, con l’assurdo della sconfitta di una croce, poteva farci uscire dalle gramaglie dell’eden del sospetto, dell’eden del fallimento. Io sono morto al sospetto. Io sono uscito. Non ricordo nulla di te, o sospetto. Sono nato dalla fiducia. Io sono uscito. Ora tocca a te.


spazio di fede CAMMINANDO CON MARIA Nella Duro

In questo Natale la comunità della Parrocchia Nostra Signora del Carmen di San Gregorio di Polanco (Uruguay) augura a tutti molta felicità e pace con la speranza che Dio possa seguire tutte le famiglie benedicendole con amore, salute e prosperità, tenendo sempre presente che il proposito di queste date è rallegrarsi per l’arrivo di Gesù su questa terra e principalmente in tutti i cuori. Una volta in più viene celebrato questo avvenimento importantissimo che è proprio la nascita di Gesù. Il presepe di Betlemme infatti ci ricorda l’impegno dei cristiani: essere missionari della speranza in un mondo che va acclamando per la presenza ci Dio e attualizzare il Natale che ci impegna a essere presenza del Divino ,lì, dove Dio ci chiama a vivere: in famiglia, nel lavoro, nel divertimento, nello studio … olti fedeli della comunità sopra citata trascorsero insieme alcuni giorni bellissimi per condividere momenti di vita e il desiderio di poter vivere il carisma di Sant’Eugenio. Poterono intercambiarsi esperienze di servizio nella parrocchia e nella missione. Questi giorni servirono come preparazione per rinnovare il proprio impegno, così come lo fecero l’8 dicembre nella solennità di Maria Immacolata. Molto bella fu la celebrazione in cui padre Luis ricordò a tutti l’importanza di vivere il carisma e sottolineando una volta in più il valore della missione. Alcuni dei fedeli girarono con l’immagine della Madonna visitando le case della loro città e, volendo attuare la loro vocazione missionaria, provarono a far avvicinare chi, per un motivo o per un altro, si allontanò dalla comunità cristiana. E non mancò qualche avventura. Un giorno, dovettero chiamare i pompieri per liberare l’immagine della Madonna che era stata invasa dalle api di un alveare. La festa quel giorno cominciò molto presto con la benedizione delle acque del Rio Negro. Un evento questo che prima convocava la comunità dei pescatori e che ora riunisce tanti turisti che aprono la stagione estiva. Il vento persistente non impedì che portassero a termine le loro preghiere. Di sera insieme alle comunità di San Gregorio e campagna i fedeli parteciparono alla terza edizione di “Mateando con la Vergine” che ebbe luogo come sempre nella zona di Cerro Chato nella grotta di Lourdes. Alle 19:00 condivisero qualcosa da mangiare per poi passare ad un momento piacevole tra tutti. Culminarono infine recitando il Rosario. A questa festa parteciparono tanti: bambini, adolescenti, giovani e adulti. Alle 21:30 ritornarono a San Gregorio per la celebra-

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Uruguay - Rio Negro

zione della Santa Messa solenne a cui partecipò anche la famiglia Oblata che rinnovò i voti del suo impegno con la Chiesa, di seguire giorno dopo giorno il carisma di Sant’Eugenio di Mazenod (Fondatore dei Missionari Oblati di Maria Immacolata). Nell’omelia inoltre padre Luis sottolineò non solo l’importanza di vivere il carisma e la missione ma anche la figura della Madonna come prima discepola missionaria. I BAMBINI DEL GRUPPO IN: “ARRIVÒ IL GIORNO TANTO ASPETTATO” E “IL PRIMO ABBRACCIO” Il 21 novembre del 2010 alle 21:00 un gruppo di bambini della stessa comunità ricevette per la prima volta il corpo di Cristo. Per tre anni furono preparati con una catechesi che li portò dopo alla comunione. Affermarono che questi anni passarono con emozione ed entusiasmo a volte e con alti e bassi altre volte ma alla fine arrivò il giorno tanto sperato. Desideravano arrivare a quel giorno per potere aprire quella porta e giungere oltre il tempio. Le catechiste e tutta la comunità celebrarono il primo incontro dei loro bambini con Gesù Eucaristia. Fu un giorno emozionante in cui per la prima volta il corpo di Cristo convertito nel Pane della Vita rappresentò il primo abbraccio per chi lo ricevette e l’inizio di un nuovo cammino in cui anche i genitori rinnovarono l’impegno di accompagnare i propri figli nella crescita della fede. Il grande esempio lo diede Maria che accompagnò Gesù con umiltà, disponibilità e dedizione, proprio per questo i bambini insieme ai genitori resero omaggio con un mazzo di fiori, preparato specialmente per Lei. Anche i bambini nel momento dell’offertorio offrirono le croci come simbolo di desiderio di voler condividere la propria vita con Gesù … croci che porteranno nel loro cammino. Nelle preghiere i bambini tennero presente: la famiglia, gli amici e padre Luis che per il decesso del fratello non li potè accompagnare. Alla fine le catechiste vollero ringraziare Dio per tutto quello che gli offrì durante il lungo cammino condiviso con le famiglie e tutta la comunità. ANNO XI - n. 21 • 30 Gennaio 2011

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oroscopo PALINSESTO TELEREGINA dal 28 Gennaio al 4 Febbraio 2011 Venerdì 28 Gennaio (CTS) ore 16.00: Teleregina news ore 16.15: Gli speciali di Teleregina - A tuo padre (di Antonino Chiaramonte) ore 16.23: Lente d’ingrandimento - Tatuaggi, piercing, droga ore 16.47: I nuovi italiani - Mauritius Sabato 29 ore 11.30: ore 11.32: ore 11.34: ore 12.00: ore 12.15:

Gennaio (CTS) Vangelo di domenica 30/01/11 Parlerò al tuo cuore Cristo in frontiera Oltre il fatto Sfogliando CNTN

Sabato 29 ore 20.00: ore 20.02: ore 20.04:

Gennaio (IN TV - Sky 840) Vangelo di domenica 30/01/11 Parlerò al tuo cuore Cristo in frontiera

OROSCOPO ALTERNATIVO COME BUSSOLA SALMO 3 di Lidia Castellana

Questo Salmo parla di Davide, quando fuggiva davanti ad Assalonne suo figlio. Il salmo è un grido di angoscia; ma l’autore è sicuro della protezione di Dio nonostante gli intrighi dei suoi avversari. Ariete:

Signore, a te grida il mio cuore, difendimi dai miei avversari.

Toro:

Coloro che mi osservano giudicano la mia posizione disperata. Non sanno che tu sei la mia salvezza.

Gemelli:

Domenica 30 Gennaio (CTS) ore 11.30: Santa Messa dalla Basilica SS. Trinità (La Magione) - Palermo (diretta)

Dio, sempre presente nella mia vita, fammi da scudo con i miei nemici.

Cancro:

Domenica 30 Gennaio IN TV (Sky 840) ore 11.30: Santa Messa dalla Basilica SS. Trinità (La Magione) - Palermo (diretta) ore 12.35: Unica regola - L’amore (documentario)

La tua gloria Signore solleva il mio capo al cielo e fai chiarezza al mio vivere.

Leone:

Dal tuo Tempio santo, tu ascolti ed esaudisci la mia supplica.

Vergine:

Non voglio alterare il corso della mia vita; tranquillo dormo la sera, fiducioso mi sveglio al mattino.

Bilancia:

Anche se i miei nemici fossero senza numero, la tua presenza non me li fa temere.

Scorpione:

Umilia o Dio coloro che attentano alla mia dignità.

Sagittario:

Come vaso d’argilla sarà frantumato chi disprezza i suoi decreti.

Capricorno:

Tu o Signore sei la sola salvezza dell’uomo.

Acquario:

Scenda la tua benedizione su coloro che ti invocano.

Pesci:

Ascolta l’eco del mio cuore o Padre, a te sospira l’anima mia.

Lunedì 31 ore 11.30: ore 11.34: ore 12.00: ore 12.15:

Gennaio (CTS) Oroscopo come bussola Padre Lardo (documentario) Oltre il fatto Sfogliando CNTN

Lunedì 31 ore 20.00: ore 20.04: ore 20.30:

Gennaio IN TV (Sky 840) Oroscopo come bussola Volti al confronto Mozambico (documentario)

Mercoledì 2 Febbraio (CTS) ore 21.30: Gli speciali di Teleregina - Solennità Epifania ore 21.40: A scuola nel parco (documentario) ore 21.59: Volti al confronto Giovedì 3 ore 20.00: ore 20.15: ore 20.31: ore 20.45:

Febbraio IN TV (Sky 840) Teleregina news Barriere invisibili (documentario) Oltre il fatto Sfogliando CNTN

Venerdì 4 Febbraio (CTS) ore 16.00: Teleregina news ore 16.15: Siamo tutti terzo mondo (documentario) I programmi potrebbero essere soggetti a variazioni.

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Ecco, constatiamo quanto è bello farsi amare e proteggere da Dio. Nessuna tempesta della vita potrà separarci dal suo amore, se ci affidiamo con la semplicità dei bambini alle sue cure.


appuntamenti DOVE TROVARE C N T N

Padre GIACOMO: dove, quando... Lunedì Giovedì

ore 14,15 - 20,30 Magione ore 9,30 - 13,00 S. Caterina ore 13,30 - 15,30 S. Giovanni C ON F E SSIO N I

Sabato ore 17,30 - 18,45 S. Giovanni mezz’ora prima della celebrazione di ogni S. Messa RECAPITI

330.53.79.32 (quando è possibile tenerlo acceso) 091.49.01.55 ogni giorno ore 7,00 - 7,45 091.25.25.525 (di pomeriggio, spesso) 091.617.05.96 anche Fax giacomo.ribaudo@fastwebnet.it C H I E S E IN C U I H A LU O G O L’ A D O R A Z I O N E E U CA R I S T I C A S O L E N N E A L D I F U O R I D E L L A S. M E S S A :

* CUORE EUCARISTICO DI GESÙ, C.so Calatafimi, 327: Vn. ore 16,30-18,00; 1° Vn anche 9,30-12,30 * ANCELLE DEL S. CUORE, in via Marchese Ugo: Tutti i giorni ore 7-13; 16-17 * OLIVELLA: Ln. Mt. Mc. ore 17,30-18,30 * S. CATERINA DA SIENA in via Garibaldi: Gv. ore 09,00-12,00 da Ln. a Vn. ore 23,00-24,30 * MARIA SS. IMMACOLATA via Montegrappa Gv. ore 09,00-23,00 * S. GIUSEPPE AI QUATTRO CANTI: Vn. ore 21,00-23,00 * S. MAMILIANO (di fronte al conservatorio): da Ln. a Vn. ore 16,00-18,00 * S. LUCIA, in via Ruggero Settimo: Sb. ore 21,00-24,00 * MARINEO, presso la chiesa del Collegio: Gv. ore 09,00-12,00 * MADONNA DEI RIMEDI: piazza Indipendenza Gv. ore 10,00-12,00 * SAN BASILIO: Giovedì - Venerdì 9.00 - 12.00 Venerdì dalle 18.30 - 19.30 * SANTA TERESA alla Kalsa: Giovedì 17.30 - 18.30; 19,00 - 21,00 * FRATI MINORI RINNOVATI SANTA MARIA DEGLI ANGELI: in via Alla Falconara, 83: Ogni giovedì dalle 15.30 alle 16,15 1° venerdì del mese 20.00 - 21.00 * SS. CROCIFISSO - Ciaculli: Giovedì ore 16.00 - 17.00

DOVE CONFESSARSI... -

S. Domenico (mattina) Casa Professa (zona Maqueda) S. Giuseppe dei Teatini (Quattro Canti) S. Teresa (piazza Kalsa) Madonna dei Rimedi (p.zza Indipendenza) S. Raffaele Arcangelo (via G. Roccella) S. Maria della Pace (Cappuccini) S. Francesco d’Assisi (piazza S. Francesco d’Assisi) S. Antonio da Padova (Stazione) Boccone del Povero (c.so Calatafimi, 327)

Edicole

Rivendita giornali

Sedi Istituzionali

Claudia Amica Pipi Alberto C.so Calatafimi, 327 Dario Badalamenti Via G.F. Ingrassia Bruno Maurizio Via Lincoln, 124 Cori David e Carmen Richichi Calata S. Erasmo Capizzi Piazza G. Cesare Vincenzo Di Bella Via Roma (Accanto posta centrale) Giovanni Serra Via Cavour Catalano Francesca Via E. Amari Siddiolo Giampiero Via Roma (Ang. C.so Vittorio Emanuele) Ferrara Angelo Via Ruggero Settimo Edicola Mercurio di Antonia Siddiolo L’edicola di A. Cappello Via Vaglica (Piazzale Ungheria) Testagrossa Via P. Calvi D’Amico Domenico Via Dante, 78 Giovanni Cricchio Via Notarbartolo (Ang. Via Marchese Ugo) Damiani M.Rita Via Terrasanta, 5 Libri Giò di Giuseppe Mercurio Via Duca della Verdura E. Calò Marco Mercurio Via F. Laurana Edicola Lino Via Don Orione Rosetta Abatangelo Via Marchese di Villabianca, 111 Libreria Mercurio Via M. di Roccaforte, 62 Ciulla e Cannella Via Cirrincione

Piazza dell’Esedra

Facoltà Teologica

Lidia Monsignore

Corso V. Emanuele, 463

Via E. Restivo, 107

(Loredana Ferraro)

Da Silvio

Galleria e Biblioteca d’Arte

Marineo (Pa) Cuccia Francesco Luigi Via F. Laurana, 79

Studio 71 F.M. Scorsone Via Fuxa, 9

90143 Palermo Edicola Resuttana dal 1920 Via Resuttana, 243

Chiese

Pirrone Antonino

Basilica SS. Trinità alla Magione

Piazza Verdi Mario Cassano

Via Magione

Via De Gasperi 237

S. Giovanni dei Napoletani

Fabio Velardi

Corso Vittorio Emanuele

Viale Regione Siciliana

Santa Caterina da Siena

(Angolo Via Perpignano)

Via Garibaldi S. Cristoforo

Attività

Via S. Cristoforo

commerciali

(Via Roma di fronte la Standa)

Articoli e oggetti sacri

SS. Crocifisso

Rosa Maria Cerniglia

Via Ciaculli

Villabate

Maria SS. di Lourdes

Associazione Esperanza Via Magione, 44

Via Ponticello

Orefice Nino Scrima

Borgo della pace

Via Magione

Baucina

Gazebo CNTN Piazza Marina Libreria Paoline C.so Vittorio Emanuele, 456

Privati Lidia Castellana

Bar Pasticceria Amalia Rimedio Via P.pe di Palagonia, 2/F

C. Vittorio Emanuele, 547

Libreria Articoli Sacri LDC, di

Villabate

Lombardo

Micale – Badalamenti

Via A. Siciliana, 16/D

Via M. Cipolla, 106

Angie Sport Via Sciuti, 178

Salvo Di Lorenzo

Bruno Gomme

Via Fiduccia, 11 (Villabate)

Via Garibaldi, 10/16

Caterina Gaglio

Monreale (PA)

Largo Hilton - Villabate

ANNO XI - n. 21 • 30 Gennaio 2011

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CNTN n21 anno XI  

settimanale di ispirazione cristiana

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