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attualità PALERMO: VECCHI E NUOVI POVERI Il capoluogo soffre, nell’indifferenza del ceto politico di Fabio Sortino

ono sempre di più i poveri a Palermo. Purtroppo questa realtà non sfugge a nessuno, tranne che agli uomini politici e al sindaco, Diego Cammarata, che evidentemente, mal consigliato non vede, che quelli che una volta erano borghesi, sia pure piccoli, ora sono poveri. La crisi economica, commerciale, di produttività e redditività che attanaglia tutta l’Italia è drammatica nel capoluogo, dove una terribile lotta di tutti contro tutti sta facendo diventare questa città un tremendo campo di battaglia. Eppure l’amministrazione comunale taglia i sussidi a chi opera nel sociale, non favorisce, anzi danneggia, i network di aiuto ai poveri e non supporta chi, soprattutto nelle comunità cattoliche, cerca di dare una mano a chi da solo non ce la fa. D’altra parte tutto è giustificato dal deficit, per cui si buttano fuori i precari, in tutti i settori, dall’insegnamento al campo medico, ospedaliero e para ospedaliero. Ma ripeto, tutti i settori sono colpiti dalla precarietà, giustificata da tagli ineluttabili. Questa nuova classe di persone che hanno già perso il lavoro o che lo perderanno può essere salvata dagli ammortizzatori sociali e fino a quando? Al bisogno di sicurezza si associa il degrado urbano e sociale, che rendono questa città invivibile. Ma a Palazzo delle Aquile non se ne accorgono. E così ai vecchi poveri, già tanti, si aggiungono i poveri nella moltitudine di disperati. Palermo presenta tre condizioni particolari la cui coesistenza la distingue da altre metropoli: una rilevantissima domanda debole marginale; una consisten-

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ANNO XI - n. 2 • 19 Settembre 2010

te area di famiglie povere a forte rischio; una vasta area di degrado sia edilizio che sociale, distinta tra un grande quartiere centrale e numerose “isole” di povertà e degrado urbano nelle periferie. Come mostrano peraltro numerose esperienze europee, questi non sono problemi specifici della città. Se Palermo è oggi divenuto un caso esemplare delle strategie di riqualificazione urbana, occorre però che si confronti con il carattere paradigmatico nuovo e con la stratificazione sociale del problema del disagio, come sono stati messi in luce dalla riflessione sulle politiche abitative e urbane in diverse città europee negli ultimi venti anni. Una breve digressione autorizza l’affermazione di una comune problematica europea per le politiche di rinnovo urbano. Negli anni Cinquanta si intravedeva un destino che sembrava avvicinare territori diversi per tradizioni storiche e vincoli geografici, un destino dal quale le città meridionali parevano escluse. La condizione metropolitana costituiva infatti la tendenza conclamata di sviluppo delle città nei paesi a economia avanzata, di mercato o pianificata. Gli sparsi nuclei parevano destinati non solo ad agglomerarsi, ma addirittura a costituire un organismo (la grande metropoli, la città-regione, ecc.) di rango superiore. L’addensamento fisico pareva inoltre simmetrico ad altri processi sociali che venivano intesi spesso acriticamente in modo positivo: l’omogeneizzazione dei modelli di consumo (la casa, l’auto…), la libertà localizzative delle grandi funzioni (l’ipermercato…), l’organizzazione scientifica della produzione (la grande fabbrica, i centri direzionali, ecc.). I problemi della città del Sud erano misurati dal ritardo rispetto a questo modello. Già con la fine degli anni Settanta si verifica una “rottura” qualitativa nel processo di sviluppo urbano dei paesi “maturi”. Il modello metropolitano, peraltro solo parzialmente realizzato in Italia, non costituisce da allora l’opzione unica o privilegiata. La condizione urbana appare in tutta Europa frammentaria; l’idea stessa di un modello privilegiato risulta del tutto inattuale. Per certi aspetti ogni città fa un caso a sé; per altri, i nuovi problemi attraversano tutte le realtà, mature o meno. Il presunto ritardo delle grandi città del Mezzogiorno - se misurato sul vecchio trend metropolitano espansivo - è paradossalmente annullato se commisurato ai problemi urbani. Infelicemente, l’arretratezza relativa dell’economia e delle garanzie collettive nel nostro mezzogiorno e la lacerazione nei sistemi di welfare e di protezione socia-

cntn n2 anno XI  

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