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SOMMARI O

N. 2

In copertina: Ignazio Buttitta

ANNO XI Registrazione Tribunale di Palermo N.17 / 2000

DIRETTORE EDITORIALE: GIACOMO RIBAUDO DIRETTORE RESPONSABILE: SERENA TERMINI REDAZIONE:

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EDITORIALE

P. Turturro, F. Verruso.

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A TU PER TU

IMMAGINI A CURA DI

6

ATTUALITÀ

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CRONACA

10

POLITICA

12

PERSONAGGI

14

CULTURA

16

STORIA

18

LIBRI

19

CINEMA

20

SPAZIO DI FEDE

22

PALINSESTO

G. Bonanno, E. Ghezzi,

Il mondo e tutto mio di Serena Termini

F. Giorgianni, G. Gonzales,

di Giacomo Ribaudo

Palermo: vecchi e nuovi poveri di Fabio Sortino

GIOVANNA GONZALES

Questo numero è stato chiuso

Triste risveglio di fine estate...

Cose padane di Armando Pupella

il 13 Settembre 2010 alle ore 13.00 DIREZIONE REDAZIONE AMMINISTRAZIONE

Via Magione, 44 - Palermo Tel. 091.6177936 - 334.9647256 Fax 091.6175215 regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it www.teleregina.it IMPAGINAZIONE

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E se Fini avesse ragione? Centro Studi Culturali e Politici Fidest

Francesco Bosco pittore della luce e dell’atmosfera di Vittorio Riera

Buttitta cantastorie a Marineo di Francesco Virga

Petra del deserto di Melania Giacalone

Una preziosa testimonianza di Manfredi Borsellino di S. T.

La scomparsa di Tiberio Murgia di Franco Verruso

Nell’icona del cuore di Paolo Turturro

e-mail: info@copygraphic.it www.copygraphic.it L’attività e la collaborazione a qualsiasi titolo sono fornite gratuitamente Un settimanale “nuovo” per la tua formazione religiosa e culturale Abbonamento sostenitore euro 50 Abbonamento fuori Palermo euro 60: Europa euro 80 Paesi Extracomunitari euro 90 c/cp n. 12372983 intestato ad Associazione CNTN oppure Monte dei Paschi di Siena Filiale di Villabate IBAN IT 78L01030 43730 000000002944 Per informazioni chiama la redazione: 091 6175215 - 091 6177936


TRISTE RISVEGLIO DI FINE ESTATE...

a tu per tu

di Giacomo Ribaudo

a trista mania del parto cesareo. Una giovane signora della mia parrocchia ha partorito durante questa estate. Non c’era assolutamente bisogno del cesareo. Ma il suo ginecologo ha deciso di praticarlo nel suo caso, si sospetta per potere più agevolmente programmare i suoi impegni. Si trattava del primo parto. Il bambino ne è venuto fuori sano e vivace. Ma, dopo un cesareo quanti rischi ci sono per i prossimi eventuali parti? Quanto è giusto, per matematicizzare la propria agenda, costringere i pazienti a ipotecare il proprio futuro? Un’altra giovane donna, quasi nello stesso periodo e anch’essa al primo parto, era possibile non lacerarla con un po’ più di attenzione e di prevenzione, ma ha dovuto subire un parto difficile e lancinante. Perché? Ci tocca sentire che un bambino appena nato viene colpito da due ictus, come fosse un vecchio a settant’anni e che una giovane e bellissima donna di

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trentasei anni muore nel generare, sempre con il cesareo, due gemelli. Chi potrà confortare il suo giovane marito, i suoi genitori, i suoceri, quanti le vogliono bene? Chi farà da mamma ai gemelli e alla loro sorellina di tre anni? • L’assassinio di Pollica. Un sindaco che tutti i comuni d’Italia vorrebbero avere viene barbaramente assassinato, si presume dalla camorra, con nove colpi. I successi del governo contro la malavita! La malavita che continua a falciare i cittadini migliori di un’Italia in frantumi! Chi potrà restituire agli abitanti di Pollica il loro Angelo Vassallo, a quanto si dice angelo di nome e Angelo di fatto? Quanti di noi abbiamo pianto per questa vita così stroncata, per questa morte di un eroe, per l’ennesimo tentativo smantellarci dal cuore la speranza? Quanti di noi abbiamo previsto che con una immoralità così diffusa, con un fiancheggiamento così palese, da par-

te di illustri rappresentanti del governo, a personaggi e operazioni nella sfera della illegalità, con la magistratura messa alla berlina e ridotta, per mezzi e personale, come del resto le forze dell’ordine, a pedalare faticosamente in salita, le mafie avrebbero avuto una recrudescenza e una nuova colata lavica di violenza? • Il bivacco di Gheddafi. È stato largamente di troppo doverci sopportare un Gheddafi che viene tranquillamente a Roma, parla liberamente, ostenta la sua condotta riprovevole, è ossequiato, come, e forse meglio del Dalai Lama! E questo dopo che Berlusconi ha tolto dalla bocca degli Italiani 5.000.000 di euro per farsi promettere che avrebbe bloccato l’imbarco per l’Italia da parte degli Africani che passavano dalla Libia. Gheddafi si è intascato i milioni, non ha mantenuto le promesse e gli diamo l’onore di comparire in tutte le nostre televisioni e in tutti i nostri giornali, come se fosse una delle speranze dell’Europa futura e non un nemico perenne dell’Italia, che si finge amico per scroccare e strafare… Che sporchi affari ci sono dietro questo atteggiamento che sembrerebbe di tolleranza e che è invece di matricolata insipienza e possiede il colore e il sapore del tradimento? Con quale coraggio mandiamo i nostri ragazzi a rischiare la vita in Afghanistan per combattere il terrorismo, quando consentiamo a un amico di Bin Laden di farci visita e lo riceviamo come se fosse una persona per bene? continua a pagina 4

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a tu per tu / notizie continua da pagina 3

La moschea di Tetta• manzi. Il cardinale Tettamanzi avrà avuto un colpo di sole nella nebulosa Milano per proporre la costruzione di una moschea nella metropoli. Giustamente Massimo Cacciari, insigne filosofo e sindaco di Venezia, osserva: “Se vogliono la moschea, se la costruiscano con i loro soldi…”. Diventino prima cittadini italiani, versino le tasse, facciano una convenzione con il governo per ottenere l’8x1000 e si costruiscano la loro moschea, secondo le leggi dello Stato italiano! Quanto ha fatto Tettamanzi a favore degli immigrati fino ad ora è stato ammirevole. Continui a lavorare in tal senso e richiami tutti i preti della sua diocesi (tre milioni di abitanti!) che simpatizzano, o

peggio, appoggiano Umberto Bossi, nemico giurato della povera gente e dell’Unità d’Italia e, nonché pericolo numero 2 per il vissuto civile della sua democrazia. • Precari e pastori. Il ministro Gelmini forse non ha giurato di servire l’Italia, ma di asservirsi a Berlusconi che ha voglia di trovare soldi per il suo governo da tutte le parti e crede di risolvere il problema affamando i precari, a cominciare da quelli della scuola, consentendo ai Cinesi di far chiudere i piccoli esercizi commerciali e costringendo gli esercenti a concludere anzitempo e ingloriosamente il loro curriculum lavorativo, per non parlare dei pastori che si vedono anteporre ai loro ottimi pro-

dotti una roba straniera tanto discutibile quanto liberamente circolante. • I politicanti della politica. Chi è stato deputato dagli elettori a sedere in parlamento, e ancora di più chi ha incarichi di governo, e per questo si autopaga, è lì per servire il Paese, anzi la Patria (si diceva lodevolmente una volta e riprovevolmente non si dice più). Chi sta sempre a litigare e ad attaccare e dimentica di servire i bisogni degli immigrati, dei senza tetto, della famiglia, della scuola, della sanità, della disoccupazione non è migliore dei due ginecologi che, litigando, hanno compromesso, forse irrimediabilmente la salute di un bambino e di sua madre… DIO SALVI L’ITALIA!.

NOVECENTO SACRO IN SICILIA ESPOSIZIONE NAZIONALE D’ARTE CONTEMPORANEA ALBERGO DELLE POVERE 1

OTTOBRE

- 7

NOVEMBRE

2010

PALERMO

La Regione Siciliana, in occasione della visita a Palermo di papa Benedetto XVI, nel prossimo ottobre, promuove con l’impegno organizzativo dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, l’esposizione nazionale d’arte contemporanea Novecento Sacro in Sicilia, a cui partecipano, in numero di trenta, i maggiori pittori e scultori siciliani del XX secolo. Si tratta di un singolare evento che, come retrospettiva storica, consente di far conoscere al mondo della cultura il vero volto della Sicilia, attraverso l’opera di maestri, come Messina, Pirandello, Guttuso, Greco, Migneco, Fiume, Caruso, Guccione, interpreti della condizione esistenziale e dell’ansia religiosa del secolo breve, traversato da nichilismi letali. La rassegna avrà luogo presso il settecentesco Albergo delle Povere di Palermo dall’1 ottobre al 7 novembre 2010 a cura di Giovanni Bonanno e di una équipe di critici, teologi e scrittori. Lungo un itinerario diacronico, fremente di ideologie, correnti ed estetiche, evidenzia, con il supporto di circa 150 dipinti e sculture di grande tensione, il genio di una creatività, visionaria e drammatica, che, radicandosi nell’Isola si rapporta all’Europa moderna per significare l’immanenza e la trascendenza dell’uomo, la sua inquietudine e la sua speranza. Novecento Sacro in Sicilia – preceduto e accompagnato da una articolata azione massmediale, che non mancherà di coinvolgere il pubblico italiano, in particolare gli intellettuali e i giovani – esplicita la sua verità in un prezioso volume, che documenta le opere in esposizione interpretandone il senso antropologico e teologico grazie alla esegesi di filosofi e storici dell’arte.

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IL

MONDO

È

editoriale

TUTTO

MIO

L’educazione alla mondialità parte dai giovani. Presto un protocollo d’intesa tra l’Associazione Noi Ragazzi del Mondo (Ainram) della Sicilia e la Libera Università della Politica (Lup) sull’educazione dei giovani alla mondialità di Serena Termini

opo la partecipazione dell’associazione Noi ragazzi del Mondo al IX stage di formazione socio-politica di Filaga in memoria di p. Ennio Pintacuda continua, consolidandosi sempre di più, la collaborazione con la Libera Università della Politica. A breve le due realtà, che hanno già operato una dichiarazione d’intenti, stipuleranno, infatti un protocollo d’Intesa finalizzato a creare dei percorsi per l’educazione dei giovani ai valori della mondialità: diritti umani prima di tutto, solidarietà internazionale e difesa e tutela dell’ ambiente. “La Lup con l’Ainram vuole iniziare a ritessere i fili del dibattito politico e culturale per ricostruire il

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tessuto di comunità che deve contenere le strategie di sviluppo della Sicilia e dei sud del mondo – si legge nella dichiarazione d’intenti .Una Sicilia che mai più potrà e dovrà immaginarsi senza il Mezzogiorno d’Italia, senza il Mediterraneo e senza il continente africano”. “La speranza di un cambiamento possibile per una società migliore è affidata oggi principalmente ai giovani. L’auspicio più grande è quello che i giovani siciliani, facendo tesoro della memoria di p. Ennio Pintacuda, prendano coscienza che sono loro la porta dell’Africa – sottolinea don Franco -. Per questo occorre che aiutino i loro fratelli africani, riscattandosi da tutte le violenze e facendosi promotori di un

rinnovato cambiamento socio-culturale che crei sviluppo e crescita nel Sud del mondo”. “Il nostro desiderio è quello di impegnarci per migliorare la società attraverso uno sguardo globale dei problemi del mondo. La nostra associazione, partendo principalmente dalla conoscenza dell’altro vuole lavorare per uno sviluppo del sud – afferma Mara Brascì -, abolendo l’idea dell’assistenzialismo e dando spazio alla cooperazione. Una cooperazione che non mette in primo luogo la politica economica ma la politica di amicizia, di solidarietà tra i giovani del nord e del sud del mondo. Chiediamo alla politica di accompagnare il nostro impegno responsabilizzandosi sempre più nel rispondere a quelli che sono i bisogni del Paese”. “Ringrazio l’Anram che insieme alla comunità di Capodarco ci aiuta a sviluppare in Costa d’Avorio delle attività generatrici di reddito – sottolinea Eudes Fabien Be, presidente dell’associazione dei bambini e giovani lavoratori della Costa d’avorio(Aejt) -. Nel mio Paese ci sono molti problemi e soprattutto molta povertà e disoccupazione. Noi cerchiamo di togliere i bambini dalla strada attraverso i progetti di alfabetizzazione. Nella nostra associazione operano circa 3 mila ragazzi presenti in 14 città del mio Paese”. L’Anram cerca, attraverso varie iniziative, di sviluppare nei giovani un pensiero critico costruttivo che, in quest’ultimo periodo si è concretizzato nel lavoro all’interno delle scuole siciliane e nella nascita di gruppi autonomi organizzati.

SI RINGRAZIA:

Per il rinnovo dell’abbonamento: Cecilia Pedone Carollo, Cristina Ferraro, Stella e Roberta Graziano

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attualità PALERMO: VECCHI E NUOVI POVERI Il capoluogo soffre, nell’indifferenza del ceto politico di Fabio Sortino

ono sempre di più i poveri a Palermo. Purtroppo questa realtà non sfugge a nessuno, tranne che agli uomini politici e al sindaco, Diego Cammarata, che evidentemente, mal consigliato non vede, che quelli che una volta erano borghesi, sia pure piccoli, ora sono poveri. La crisi economica, commerciale, di produttività e redditività che attanaglia tutta l’Italia è drammatica nel capoluogo, dove una terribile lotta di tutti contro tutti sta facendo diventare questa città un tremendo campo di battaglia. Eppure l’amministrazione comunale taglia i sussidi a chi opera nel sociale, non favorisce, anzi danneggia, i network di aiuto ai poveri e non supporta chi, soprattutto nelle comunità cattoliche, cerca di dare una mano a chi da solo non ce la fa. D’altra parte tutto è giustificato dal deficit, per cui si buttano fuori i precari, in tutti i settori, dall’insegnamento al campo medico, ospedaliero e para ospedaliero. Ma ripeto, tutti i settori sono colpiti dalla precarietà, giustificata da tagli ineluttabili. Questa nuova classe di persone che hanno già perso il lavoro o che lo perderanno può essere salvata dagli ammortizzatori sociali e fino a quando? Al bisogno di sicurezza si associa il degrado urbano e sociale, che rendono questa città invivibile. Ma a Palazzo delle Aquile non se ne accorgono. E così ai vecchi poveri, già tanti, si aggiungono i poveri nella moltitudine di disperati. Palermo presenta tre condizioni particolari la cui coesistenza la distingue da altre metropoli: una rilevantissima domanda debole marginale; una consisten-

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te area di famiglie povere a forte rischio; una vasta area di degrado sia edilizio che sociale, distinta tra un grande quartiere centrale e numerose “isole” di povertà e degrado urbano nelle periferie. Come mostrano peraltro numerose esperienze europee, questi non sono problemi specifici della città. Se Palermo è oggi divenuto un caso esemplare delle strategie di riqualificazione urbana, occorre però che si confronti con il carattere paradigmatico nuovo e con la stratificazione sociale del problema del disagio, come sono stati messi in luce dalla riflessione sulle politiche abitative e urbane in diverse città europee negli ultimi venti anni. Una breve digressione autorizza l’affermazione di una comune problematica europea per le politiche di rinnovo urbano. Negli anni Cinquanta si intravedeva un destino che sembrava avvicinare territori diversi per tradizioni storiche e vincoli geografici, un destino dal quale le città meridionali parevano escluse. La condizione metropolitana costituiva infatti la tendenza conclamata di sviluppo delle città nei paesi a economia avanzata, di mercato o pianificata. Gli sparsi nuclei parevano destinati non solo ad agglomerarsi, ma addirittura a costituire un organismo (la grande metropoli, la città-regione, ecc.) di rango superiore. L’addensamento fisico pareva inoltre simmetrico ad altri processi sociali che venivano intesi spesso acriticamente in modo positivo: l’omogeneizzazione dei modelli di consumo (la casa, l’auto…), la libertà localizzative delle grandi funzioni (l’ipermercato…), l’organizzazione scientifica della produzione (la grande fabbrica, i centri direzionali, ecc.). I problemi della città del Sud erano misurati dal ritardo rispetto a questo modello. Già con la fine degli anni Settanta si verifica una “rottura” qualitativa nel processo di sviluppo urbano dei paesi “maturi”. Il modello metropolitano, peraltro solo parzialmente realizzato in Italia, non costituisce da allora l’opzione unica o privilegiata. La condizione urbana appare in tutta Europa frammentaria; l’idea stessa di un modello privilegiato risulta del tutto inattuale. Per certi aspetti ogni città fa un caso a sé; per altri, i nuovi problemi attraversano tutte le realtà, mature o meno. Il presunto ritardo delle grandi città del Mezzogiorno - se misurato sul vecchio trend metropolitano espansivo - è paradossalmente annullato se commisurato ai problemi urbani. Infelicemente, l’arretratezza relativa dell’economia e delle garanzie collettive nel nostro mezzogiorno e la lacerazione nei sistemi di welfare e di protezione socia-


attualità in breve

le nei paesi del Nord Europa mostrano molti punti in comune. Nei “comuni destini” delle città europee c’è oggi il rischio di un generalizzato impoverimento; la diffusione di un nuovo “disagio urbano”; e l’emergere di luoghi specifici di concentrazione della povertà urbana. Forse più intenso, forse più radicato e recidivo, il disagio urbano di Palermo (e delle altre città del meridione) non è strutturalmente diverso da quello delle altre città europee. Su queste tre problematiche, impoverimento, disagio, concentrazione, Palermo ha dunque molto da insegnare, dal lato delle fenomenologie, e molto da imparare dal lato delle politiche dalle altre esperienze europee. È stato affermato che un carattere nuovo della povertà nei paesi avanzati consiste nel suo disporsi al di là della problematica economica come problema di “esclusione sociale”. Due aspetti sono inoltre cruciali per analizzare queste nuove forme: la condizione di “rischio” di grandi proporzioni, l’esposizione ad un possibile avvitamento; ed una diversa “natura” delle situazioni di povertà, e del loro rapporto con il resto della società, la condizione di trovarsene fuori, di costituire una popolazione “in sovrannumero”. Già solo in termini di povertà economica, una parte consistente delle famiglie palermitane appare a rischio, sia che il capofamiglia risulti occupato stabilmente o in condizioni lavorative marginali.

Nella solennità di Santa Rosalia, l’Arcivescovo invita alla Speranza. “La nostra speranza rischia di spegnersi, perché siamo circondati da una situazione in cui avvertiamo la precarietà del lavoro, in cui si vedono terribili segni della crisi economica che pesa sulle famiglie, in cui grava un enorme incertezza sul futuro specie sulle nuove generazioni, che, non avendo orientamenti chiari nella loro vita, sono sempre più tentate di scegliere vie alternative a Cristo, lontane dalla fede, e dunque, lontane da ogni tipo di dignità umana, di rispetto, di giustizia, di salvezza”. È quanto detto durante l’omelia pronunciata ai piedi del santuario di Monte Pellegrino dall’Arcivescovo mons. Paolo Romeo. Hanno preso parte alla liturgia il sindaco Diego Cammarata, il prefetto Giuseppe Caruso, il questore Alessandro Marangoni, altre autorità civili e militari e numerosi fedeli dopo la tradizionale “acchianata” che si fa per un voto a Santa Rosalia. *

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Da mercoledì 1 settembre sino a domenica 26 settembre 2010 si svolgeranno i solenni festeggiamenti in onore della Beata Vergine della Mercede, piazza Sant’Anna ai Lattarini (Palermo). *

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A Bagheria in attesa che venga costruita la nuova chiesa, il Comune concede alla parrocchia di San Domenico, in comodato gratuito i locali di via San Giovanni Bosco dell’ex Opera Pia San Sepolcro. Il contratto è stato sottoscritto venerdì scorso dal dirigente del Quarto Settore, l’ingegnere Giovanni Mercadante e dall’Arcivescovo mons. Paolo Romeo.

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COSE PADANE

cronaca

di Armando Pupella

Dio creando l’Italia, sorrise sovr’essa e, come confini le assegnò le Alpi e il mare e nel mare tre perle: Corsica, Sardegna, Sicilia Giuseppe Mazzini

Il Carroccio

a Padania? Non è mai esistita tant’è che la Lega, quando scese nell’agone politico, esordì con la repubblica del nord. Poi si inventò la Padania allorché si rese conto della nordica topica che poteva far pensare al nord assoluto, il Polo Nord. Poiché mi sa tanto che gli Amici Leghisti, con i loro eccessivi localismi, hanno le idee un po’ confuse sul concetto di padania ed Italia, mi permetto dar loro un miniaiutino con i seguenti fatterelli iniziando, anno dopo anno, dai tempi di Alberto da Giussano che, con lo spadone sguainato, figura nel simbolo della Lega. 1125 i milanesi occupano e saccheggiano Como. 1159 Crema distrutta da cremonesi e pavesi, alleati di Federico Barbarossa. 1236 Padova e Vicenza contro Verona, amica di Federico II imperatore che saccheggia Vicenza e massacra. 1284 battaglia navale della Meloria tra Genova e Pisa. 1298 Marco Polo, prigioniero dei genovesi nella battaglia navale di Curzola tra Venezia e Genova.

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1314 Padivani, Cremonesi, Trevigiani, Estensi attaccano Vicenza e respinti da Can Grande della Scala. 1344 i bolognesi si rivoltano contro i maggiorenti della Città ed il cardinale francese Bertrand du Pouget, che li avevano cacciati in una disastrosa guerra contro Ferrara. I cittadini di Bologna assediano il castello ove il cardinale e i suoi amici si erano trincerati e lo espugnano con una continua pioggia escremenziale. Non avete capito? Semplice! Quei simpaticoni dei bolognesi diedero quel che si meritavano ai loro capi che li avevano messi contro i loro fratelli ferraresi; li bombardarono con escrementi umani ed animali, lanciati dalle catapulte. Compimenti alla simpatica e dotta Bologna! 1359 Pavia assediata ed espugnata dai milanesi. 1380 guerra tra genovesi e veneziani, conclusa a Chioggia. 1405 guerra tra Padova e Venezia. 1426 Brescia assediata ed occupata dai veneziani, comandati da Francesco Bussone conte di Carmagnola. 1430 Bergamo assediata e conquistata dai veneziani. 1439 l’esercito milanese assedia Verona, entra in città e poi viene respinto. 1427 Piacenza, difesa dai veneziani, è saccheggiata da Francesco Sforza. 1449 Francesco Sforza assedia Monza e viene sconfitto da Carlo Gonzaga. 1449 i milanesi attaccano Novara ma vengono respinti. 1768 Genova vende la Corsica alla Francia; nel 1769 nell’isola nasce Napoleone I che, al servizio

Carlo Alberto


cronaca dei francesi invaderà gli stati italiani, li saccheggerà e porrà fine alla Serenissima Repubblica di Venezia. E a sud della padania leghista i fatterelli non erano tanto diversi. 1202 guerra tra Assisi e Perugia. 1406 guerra tra Firenze e Pisa. Ecc. ecc. ecc…. mi fermo per brevità precisando che quelli sopra riportati sono solo alcuni dei tanti simili fatterelli, ovviamente, tutti ben conditi, dopo la caduta dell’antica Roma, da sangue, saccheggi e stupri perpetrati da eserciti invasori. Non è azzardato definire balkanico lo Stivale con le sue isole prima del 1861. Il Risorgimento, Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, con la riunificazione dell’Italia, hanno posto fine a quei secoli bui. Purtroppo, fomentato da diversi satrapetti in cerca di poltrone, il lancio di palle di fango sul Risorgimento è diventato il secondo sport nazionale dopo il calcio. Qualcuno sostiene che non c’è

BAR

alcunché da festeggiare per il 150° anniversario della riunificazione della patria, dopo la fine dell’anticaRoma. Considerando la crisi attuale non è giusto spendere troppi soldi, ma non capisco come alcuni sconsiderati, da nord a sud, possano nutrire rimpianti per i secoli bui durante i quali le deboli e litigiose italiette aprivano agli stranieri le porte della nostra Italia che, dal 1861 quando è stata unita, pur tra notevoli difficoltà e sbagli, come l’essersi impardata in guerre iniziate da altri, ha raggiunto notevoli obiettivi come il grande miracolo economico di appena 50 anni fa, pur con i dollari U.S.A., dopo la sciagura della guerra, allorché la lira vinse l’Oscar mondiale quale moneta più forte e Catania fu chiamata la Milano del sud. Oggi non ci sono dollari che possano soccorrerci, ma un altro risorgimento economico è possibile se si eliminano sprechi ed immeritati privilegi. Va da sé che invece di tagliare le tasche agli italiani, occorre tagliare l’astronomica spesa pubblica, improduttiva ed asociale, che con-

tribuisce a tenere alta la spudorata pressione fiscale con la relativa indecente evasione. Dopo lungo e laborioso travaglio, nel giugno 2010, la Montagna stava per partorire quattro topoline: l’abolizione di appena quattro microprovince; ma ha abortito. Il nuovo miracolo economico, i lavoratori precari ed i disoccupati possono attendere Preciso agli Amici Leghisti che unità nazionale non significa assistenzialismo, bensì indipendenza e libertà, quindi dignità. Oggi Alberto da Giussano difenderebbe gli italiani organizzando il Carroccio contro il nostrano Barbarossa: le decine di migliaia di poltroncine periferiche superflue, moltiplicate negli ultimi 40 anni, che, gravando anche sulle aziende, compromettono la competitività del “made in Italy”, l’occupazione e lo sviluppo economico. Quando il tricolore unitario, 50 anni fa realizzò il miracolo economico non c’erano le troppe poltrone di oggi. Dallo stato sociale stiamo passando allo stato confusionale.

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politica

E SE FINI AVESSE RAGIONE? Centro Studi Culturali e Politici Fidest

Fini

uando penso a Fini mi torna prepotente il ricordo di Indro Montanelli, un po’ il padre di tutti i giornalisti, che a chi gli chiedeva per chi avrebbe votato rispondeva: “mi turo il naso e voto Dc”. Oggi per quanto i critici, compreso lo scrivente, cercano di fare il contropelo al politico Fini, ma non certo alla sua carica istituzionale, gli devo riconoscere il coraggio di

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“A FERROVIA”

essere uscito dai “ragazzi del coro” e pur restando di destra, ha espresso un severo giudizio critico all’imposto “pensiero unico” di chi vuol farci digerire l’attuale governo liberal-padano umiliando l’intelligenza degli italiani e con loro gli operatori della difesa e sicurezza. Sull’altro versante le opposizioni hanno dato, di là delle parole, la dimostrazione che si vestono da leoni e belano come pecore. Nel bel mezzo, in una situazione davvero poco invidiabile e con il rischio di prenderle da entrambe le parti, vi sono quanti, come meridionali si sentono traditi, come lavoratori si sentono umiliati, come cittadini si sentono offesi da questo governo che ha saputo generare, letteralmente, un vero e proprio “massacro sociale” e ha dimostrato di voler tutelare solo gli interessi padronali, le grandi ricchezze, e per farlo non esita a spremere ancora di più i già tartassati italiani con nuovi balzelli e a rincarare quelli esistenti. Non solo. Ci parlano, ad ogni occasione, di difesa della legalità, di ordine pubblico, di rispetto per i militari e poi non esitano ad umiliarli sottopagandoli e per trasformare dei professionisti, reduci da operazioni militari ad alto rischio all’estero, in operatori ecologici, ovvero spazzini. E tutto, alla fine, si trasforma in

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spazzatura: carriera, specializzazione, anzianità di servizio, grado e profilo professionale. Ricordo la beffa agli operatori della difesa e sicurezza, per costoro in occasione della prima finanziaria di questo governo l’aumento in busta paga era di 30 euro lorde al mese. E che dire dei precari dell’esercito, della scuola, del pubblico impiego, in generale, che stanno per essere licenziati? Persino il tanto criti-


politica

La Russa

cato Prodi ha fatto di più nella passata legislatura, per gli operatori della difesa e della sicurezza, aumentando le loro retribuzioni di 133 euro lordi mensili. Pensavamo di essere stati trattati male ma non sapevamo di certo di essere finiti dalla padella nella brace. Oggi questi stessi critici si riempiono la bocca con il ponte sullo stretto di Messina, e che, se andrà tutto bene, entrerà in esercizio tra 15 anni. E nel frattempo continueremo a viaggiare con treni fatiscenti che ci ricordano gli anni ’30 e con i quali ci vogliono 13 ore per coprire la tratta da Roma a Palermo e con un solo binario da Messina a Palermo. Invece Roma – Milano abbatte i tempi di percorrenza dei treni del 50% (si è passati in poco tempo di legislatura dell’attuale gover-

no dalle sei ore alle tre ore di percorrenza). E mentre Fini, in questo bailamme diventa di fatto, all’interno della stessa maggioranza, una voce in controtendenza i luogotenenti del “Capo” cercano d’umiliarla in tutti i modi e gli chiedono di dimettersi. Ci vuole del coraggio a dirlo. Perché non si pensa, invece, a quei politici come il sindaco di Palermo Diego Cammarata che governa la seconda città del sud riducendola ad una città grigia, insignificante, sporca, disorganizzata, caotica, tanto che molti turisti se ne vanno nauseati? Perché non si chiedono le dimissioni dei Ministri della Difesa La Russa e degli Interni Maroni? Se non altro prendendo atto dalle denunce di molti sindacati e degli stessi politici? E ancora: Perché il Presidente della repubblica non interviene per denunciare una legge chiaramente anticostituzionale come quella che vieta agli elettori di scegliersi il proprio candidato in parlamento e non imposto dalla casta politica come avviene oggi e come si vuole che resti tale nel caso vi saranno le elezioni anticipate? Oggi il neo “MoVimento on” di cui è segretario Girolamo Foti non può sottrarsi dal prendere atto di questo crescente malumore che sta toccando trasversalmente tutti i ceti sociali e di moderarlo attraverso un aperto dibattito nella società civile per difendere e sostenere una causa giusta e colui, come Fini, che riesce a sostenerla con fermezza.

in breve 1. La visita del Papa, apre i battenti la Sala stampa Dal 1° settembre ha aperto i battenti la sala stampa di via Incoronazione, 7 a Palermo, in vista della visita del Santo Padre che sarà in città il prossimo 3 ottobre 2010. Fino al 20 settembre, sarà possibile richiedere l’accreditamento da parte dei giornalisti, fotografi e operatori audiovisivi che intendono prendere parte ai vari momenti in cui il Papa Benedetto XVI sarà a Palermo. La richiesta di accreditamento va inoltrata a: Sala Stampa per la Visita del Santo Padre c/o Seminario Arcivescovile di Palermo (accanto Cattedrale) Via Incoronazione,7 - 90134 Palermo (PA) - Tel. 091/6194686 Fax 091/6194695 E-mail: ufficiostampa@ilpapaapalermo.it Sito: http://www.ilpapaapalermo.it La Sala stampa sarà aperta fino al 20 settembre (tranne il sabato e la domenica) dalle 9 alle 12; dal 20 al 30 settembre dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19. Dall’1 al 3 ottobre dalle 8 alle 20. Per ottenere l’accreditamento occorre compilare il modulo di richiesta, inserito sul sito www.ilpapaapalermo.it

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personaggi

FRANCESCO BOSCO PITTORE D

Monreale intensa attività art

di Vittor

(dal 1938 al 1980) e nel 1995 morì. Suoi maestri e successivamente colleghi furono Onofrio Tomaselli, Paolo Bevilacqua, Salvatore Transerico, Maria Accascina, che avrebbero lasciato larghe tracce di sé nel campo della pittura, dell’arte musiva, della critica d’arte. Ma chi lo incoraggiò e iniziò all’arte pittorica fu un amico di famiglia, il pittore e fine critico d’arte Giuseppe Minutilla Lauria noto per i suoi piccolissimi “lumi di candela”, per i quali, si legge in una nota a margine

Fig. 1 - Ricevimento in sacrestia. Acquarello. Raccolta privata. Palermo.

Fig. 3 - Vampa di S. Giuseppe. Olio su tela, cm 39x29. Raccolta privata. Palermo. Inedito.

di una sua rassegna sui pittori e scultori palermitani, “non ha rivali”. In realtà un rivale l’ebbe – lo avrà e proprio nel suo allievo, che quella poetica sviluppò e nella rappresentazione e nel significato che Bosco volle darvi. Egli fa un’operazione semplicissima: sosti-

Fig. 2 - Partita a scacchi. Olio su tela, cm. 48x34. Raccolta privata. Palermo.

ento anni fa nasceva a Monreale Francesco Bosco, un pittore che non compare nei repertori da noi consultati. Eppure egli ebbe una intensa attività artistica di cui pochi si sono accorti e soltanto in occasione delle rare mostre in cui esponeva i suoi lavori. Probabilmente ha giocato in questo silenzio attorno alla sua opera, anche di mosaicista, il temperamento schivo, modesto, mite che lo distingueva e che lo faceva amare. Da questo punto di vista, è significativa una foto che lo ritrae attorniato dai suoi allievi dell’Istituto Statale d’Arte di Palermo città dove si formò, insegnò Pittura Decorativa per oltre 40 anni

C

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Fig. 4 - Fuga in Egitto. Archivio Bonocore.


personaggi

DELLA LUCE E DELL’ATMOSFERA

tistica di un grande siciliano

rio Riera

Fig. 5 - L’Annunciazione. Olio su tela. (27x35). Raccolta Privata.

tuisce alla tradizionale candela, l’ormai affermata lampadina elettrica, che assurge quindi anche con Bosco a dignità di arte. Non si tratta, è ovvio, di una semplice trasposizione, ma degli effetti che la luce della lampadina riesce a creare filtrando in maniera omogenea e pacata attraverso il paralume che la ospita. In buona sostanza, è la luce ciò a cui il Bosco tende, e l’atmosfera ch’essa riesce a creare. Del resto, è ciò che egli era solito dire: la pittura è luce e atmosfera, anzi, possiamo dire che la luce si identifica con l’atmosfera, è atmosfera. Si veda, ad esempio, Ricevimento in sacrestia (Fig. 1). Qui tutto è calma, pacatezza, silenzio che avvolge in un ossimoro appena percettibile il conversare dei due frati carezzati dalla luce calda del paralume. Perfino il frate con la guantiera in mano rimane preso da questa atmosfera e quasi si ferma per non disturbare, per non rompere qualcosa che sa d’incanto, di magico. Se qui, in questa tela è il conversare silenzioso l’effetto rag-

giunto dal Bosco, altrove, nella Partita a scacchi, ad esempio, tutto è come sospeso, fermo, immobile, come si conviene ad un gioco che richiede concentrazione (Fig. 2). Nella luce, così come il Bosco la concepisce, non è da vedere soltanto un fatto fisico, sia pure sapientemente riprodotto, ma anche uno metaforico, che trascende quindi il significato apparente. Si veda un’altra tela – Vampa di San Giuseppe – dove tutto ciò che abbiamo osservato trova il suo rovescio. Al silenzioso e pacato conversare della sacrestia e al tempo che sembra essersi fermato nella partita a scacchi, ecco ora il movimento, il girotondo festoso e gli “Evviva San Giuseppe!” dei popolani e perfino di un cane partecipe anche lui della tradizionale vigilia di San Giuseppe per lo meno qui a Palermo. Ma qui, in questa tela, si è davanti a qualcosa che va al di là di ciò che viene raffigurato, è un atto di fede che possiamo anche leggere, e persone e cose che vengono come rischiarate dal fuoco rigeneratore appaiono come il risultato di un atto di purificazione. Non possiamo, in questa sede, dilungarci ad illustrare compiutamente l’opera pittorica di un artista che meriterebbe ben altri approfondimenti, pure non possiamo non accennare a quello che è, secondo noi, l’aspetto centrale della sua poetica, il sacro, verso cui convergono altri temi da lui trattati (la partenza dei pescatori, e l’attesa, trepida, del loro ritorno, il suonatore di clarino, la maternità, lo scrivano, la ragazza, la casa abbandonata, i fiori, i paesaggi, il bove e via dicendo) tutti temi, questi, dicevamo, che sembrano convergere verso il sacro di cui si hanno splendide testimonianze. Si veda ad esempio la Fuga in Egitto (Fig. 4), o l’Annunciazione (Fig. 5) e, infine,

Regina Pacis (Fig. 6), un olio dove si opera un taglio netto con la tradizione. Tutto sa di modernità, di attualità: la scena raffigura la Madonna e il Bambino intenti a giocare con un ramoscello di ulivo, ma ciò che più sorprende è la postura della Madonna che viene colta con le gambe accavallate mentre il suo volto è illuminato da un sorriso che ci è familiare. Il Bambino, a sua volta, partecipa di questa atmosfera nuova: come i bambini di oggi, sembra attratto, più che dal giocherellare, dal pennello di chi lo ritrae. In questo, come negli altri quadri, è ancora una volta la luce la cifra sotto cui leggere Bosco, il segno, dicevamo, che lo connota unitamente a certa atmosfera di intimo realismo. Francesco Bosco fu anche mosaicista, ma della sua arte musiva torneremo a scrivere in un altro articolo. (Ringraziamo qui la dottoressa Maria Bosco e la collega Silvana Bonocore per le informazioni che hanno voluto e saputo fornirci sull’artista).

Fig. 6 - Regina pacis. Olio su tela, cm 100 x 150. Seminario arcivescovile di Monreale.

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cultura BUTTITTA CANTASTORIE A MARINEO di Francesco Virga

Ancilu era e nun avia l’ali nun era santu e miraculi facia ncelu acchianava senza cordi e scali e senza appidamenti nni scinnia era l’amuri lu so capitali e sta ricchizza a tutti la spartìa Turiddu Carnivali nnuminatu e comu Cristu murìu ammazzatu Vincenzo Consolo mi sembra quello che meglio di tutti ha spiegato le ragioni della forza di questo testo: Mai forse come in quel momento la poesia era stata così dentro la verità (…). Mai forse così dentro la verità, la poesia, per i gesti e la voce del poeta, per il linguaggio e il sentimento, così dialettali e diretti, così corrispondenti al linguaggio e al sentimento di quelli che lo ascoltavano. (V. Consolo, Un poeta popolare, Il Mattino, 30.10.1993)

tudi recenti hanno evidenziato il carattere fortemente selettivo della memoria umana.

S

Oggi si sa molto più di ieri sul suo funzionamento. Si è compresa, soprattutto,la ragione per cui non si può ricordare tutto nella vita, rilevando anche l’utilità della dimenticanza e la sua necessità biologica. Ma ci sono cose e persone che non si possono dimenticare. Tra queste, per me, occupa un posto centrale Ignazio Buttitta. Devo, infatti, in gran parte a lui la mia prima iniziazione politica. Più precisamente ad un suo testo – il famoso “Lamentu pi la morti di Turiddu Carnivali” – scritto dal poeta nel 1956, (Il testo ha avuto una prima edizione nel 1956 ed una seconda, riveduta e corretta, incisa nel disco intitolato “Lu trenu di lu suli”, nel 1963), che ho sentito cantare, per la prima volta nei primi anni sessanta, dall’indimenticabile Cicciu Busacca. La voce tagliente di questo grande cantastorie è penetrata nel profondo del mio cuore quando avevo meno di quindici anni e da allora la sento ancora risuonare dentro di me insieme agli splendidi versi del poeta:

Mauro Geraci in un suo bel saggio (M. Geraci, Le ragioni dei cantastorie. Poesia e realtà nella cultura popolare del Sud, Roma 1996). ha documentato i rapporti stretti che hanno legato in vita Ignazio Buttitta e Cicciu Busacca e nel Convegno che abbiamo organizzato credo che fornirà ulteriori elementi che aiutino a capire le ragioni della feconda collaborazione che c’è stata tra i due. Erano entrambi dei grandi cantastorie: Cicciu e Gnaziu hanno formato una coppia davvero straordinaria. Insieme, oltre a girovagare con i poveri mezzi del tempo per i paesi della Sicilia contadina, hanno girato il mondo - da Roma a Parigi, da Milano a Mosca – ottenendo consensi dappertutto. Secondo alcuni studiosi Ignazio Buttitta ha avuto poco a che fare con la poesia colta, e nulla a che fare con “quella pletorica (…) arcadietta di nostalgici di colore locale che scrivono in dialetto le loro malinconie” Più articolato è problematico è stato il giudizio di Pier Paolo Pasolini sul poeta siciliano. Ma non c’è lo spazio qui per approfondire la questione. Con Marineo il poeta ha avuto un rapporto speciale. Infatti, oltre a dedicare alcune sue composizioni al paese, ha dato il suo generoso contributo alle feste della sezione del PCI locale e contributo in maniera decisiva al successo del Premio di Poesia “Citta di Marineo” giunto alla XXXVI edizione.

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cultura in breve A Ottobre il Convegno Pastorale Diocesano 2010 “Non di solo pane… ma di ogni parola di Sapienza” è il tema del Convegno Pastorale Diocesano su “Educare a libertà - amore – responsabilità” che si aprirà martedì 12 ottobre in Cattedrale alle 18 con la preghiera iniziale e la relazione di mons. Giancarlo Bregantini, Arcivescovo di Campobasso - Bojano. Mercoledì 13 ottobre invece si svolgeranno i Laboratori nei Vicariati: •

I Vicariato: Parrocchia Santa Caterina da Siena, via dell’Airone - ore 18.30;

Marineo

II Vicariato: Parrocchia Sacra Famiglia, via Mignosi - ore 18.30;

CENTRO STUDI E INIZIATIVE MARINEO PROLOCO MARINEO FONDAZIONE IGNAZIO BUTTITTA PALERMO MARINEO 19 SETTEMBRE 2010 CASTELLO BECCADELLI BOLOGNA GIORNATA IN MEMORIA DI

III Vicariato: Parrocchia Santa Luisa De’ Marillac, via Franz Listz - ore 18.30;

IV Vicariato: Parrocchia Maria SS. Consolatrice degli Afflitti, Viale Resurrezione - ore 18.30;

V Vicariato: Chiesa del Monte, Termini Imerese - ore 18;

IGNAZIO BUTTITTA POETA E CANTASTORIE •

VI Vicariato: Parrocchia SS. Trinità, Villafrati - ore 18. La presentazione delle sintesi dei Laboratori svolti nei Vicariati sarà martedì 19 Ottobre in Cattedrale alle 17 a cui

seguirà

la

liturgia

della

Parola.

Al convegno sono invitati a partecipare i presbiteri, i diaconi, i componenti della Vita Consacrata, i Ministri Istituiti e quelli straordinari della Comunione, i Consigli Pastorali Diocesano e Parrocchiali, le Aggregazioni Laicali, le Confraternite e tutti gli operatori pastorali.

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storia

PETRA DEL DESERTO di Melania Giacalone

a città di Petra (dal greco π, roccia), conosciuta anche come la Città delle Rose, è posta 250 Km a sud di Amman, capitale della Giordania, ad una quota di circa 900 m tra le montagne della regione di Edom. Nota con il nome Reqem o Raqmu (la variopinta)

L

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nei manoscritti di Qumran, fu una città edomita e quindi capitale dei Nabatei fino all’annessione con l’Impero romano. Importante centro di interscambio per le carovane provenienti dall’oriente, per la disponibilità di un sapiente sistema di raccolta delle acque, venne progressivamente abbandonata a partire dal VIII sec. d. C. a seguito dei mutati traffici commerciali e a catastrofi naturali. Venne riscoperta nel 1812 dallo svizzero Burckhardt che ne riportò gli splendori al mondo europeo. A partire dal 6 dicembre 1985, è stata dichiarata, per le sue bellezze archeologiche costituite per lo più da sepolcri intagliati nella roccia, patrimonio dell’umanità dall’ UNESCO. L’area archeologico- monumentale di Petra è ubicata lungo il margine orientale della porzione della Rift Valley della Giordania centro-meridionale1. L’intera valle dove sorge il complesso di Petra è costituita dalle quarzareniti tardo Cambriane (560 milioni di anni fà) di origine fluvio-deltizio della formazione Umm Ishri Sandstone.. La morfologia dell’area ricalca l’assetto tettonico; in particolare, la depressione che contiene la città di Petra è bordata da alte scarpate su faglie connesse con il sistema attivo del Mar Morto. Le masse arenitiche sono scolpite dal dilavamento e dal weathering con forme arrotondate e pinnacoli. Molto più marcato è il modellamento lungo le reti di fratture, estremamente complesse, con la formazione di profondi “wadi”. L’erosione eolica è circoscritta a particolari zone e con altezza non superiore al metro. Sull’intera valle vi è una presenza ininterrotta di tracce antropiche a partire dal X-VIII millennio a.C. (primi insediamenti preistorici), al periodo di insediamento edomita (VIII-VII sec. a.C.), al periodo nabateo relativo alle tombe monumentali (dal VI sec. a.C. al II d.C.), sino al periodo romano (II sec. d.C.: conquista di Petra nel 106 sotto l’imperatore Traiano), bizan-


storia tino, arabo e medievale. La parte maggiormente conosciuta è rappresentata da una serie di tombe e templi risalenti ad epoca nabatea, le cui strutture architettoniche sono state realizzate scolpendo direttamente le pareti rocciose, costituite da arenarie facilmente modellabili ma soggette ad un continua erosione nel corso dei secoli. Le rocce, che hanno permesso a Petra di diventare una delle più grandi città carovaniere del vicino oriente antico, rappresentano oggi l’elemento principale del degrado della città stessa. Recenti studi infatti hanno evidenziato le principali cause di degrado dei monumenti che possono essere ricondotte a fenomeni di dilatazione-contrazione causati dalle forti escursioni termiche giornaliere. Le piogge battenti, i temporali e lo scorrimento delle acque lungo le facciate architettoniche contribuiscono in maniera significativa all’asportazione di materiale superficiale. Questo fenomeno fu evitato dai costruttori nabatei attraverso la realizzazione di un’appropriata rete di canali e di vasche di raccolta costruiti nelle zone a monte e a margine delle opere monumentali. Questa complessa opera di ingegneria idraulica aveva il compito di assicurare una riserva di acqua alla città e di evitare il dilavamento dell’acqua lungo le superfici delle tombe. Attualmente la rete idrologica di drenaggio e di raccolta delle acque piovane non svolge più la sua funzione in quanto interrotta per eventi tellurici, interramento e crolli. Attraversando lo stretto passaggio che conduce nel cuore della città, il Siq, è possibile osservare prima una formazione di arenacea di colore bianco, conosciuta come formazione Disi Sandstone e quindi la sottostante formazione delle arenarie rosse della formazione Umm Ishrin Sandstone nella quale sono scavati i principali monumenti della città. La zona archeologica di Petra vanta più di 800 singoli monumenti che sono stati scavati nelle arenarie del Cambriano grazie alla genialità tecnica ed artistica dei Nabatei. Diversi terremoti hanno provocato ingenti danni da quando Petra è stata fondata. Giuseppe Flavio nelle sue Guerre Giudaiche descrive un terremoto in Palestina nel 31 a. C. che:« ..ha ucciso un numero infinito di capi di bestiame e trenta migliaia di persone». Evidenze di importanti eventi distruttivi provengono dal Tempio dei Leoni alati, dal Grande Tempio e altri monumenti datati al II sec. d. C. Sulla base di una frammentaria documentazione, si sono accesi molti dibattiti sulle cause della distruzione del regno Nabateo e sull’annessione all’Impero di Traiano nel 106 d. C. La mancanza di documentazione nei testi storici apre la possibilità ad interpretazioni multiple per questi eventi. Il ritrovamenti di monete e di iscrizioni suggeriscono che tuttavia l’Arabia sia stata acquisita pittosto che conquistata attraverso una campagna militare. A questo si aggiunge l’evidenza di un terremoto nella zona del Levante meridionale documentata nei siti Nabatei del Negev, di Wadi

‘Araba (Arava Valley), e di Aqaba. La coincidenza di un forte terremoto con una transizione politica documentata rende estremamente difficile un’interpretazione univoca delle cause di distruzione. Un altro importante evento sismico ha colpito la regione nel 19 maggio, 363, dal nord del lago di Tiberiade ad Aqaba a sud. Questo evento ha prodotto danni significativi alla città come documentato dal rinvenimento di monete del 358-361 d.C sotto al collasso dei siti di Petra Ez-Zantur e Aqaba. Nel periodo bizantino la città di Petra tornò a prosperare come importante centro nella rete di comunicazioni tra oriente ed occidente. Molte tombe nabatee furono modificate in chiesa nel corso del V d.C. secolo (tomba di Urn). Altre chiese sono state costruite nel corso del VI e VII secolo. Durante questo intervallo molti materiali da costruzione di età nabatea e Romana vennero riutilizzati. Un importante record per la ricostruzione dell’inesorabile declino della città di Petra è documentato nella Chiesa Petra. La chiesa fu distrutta in un incendio alla fine del VI o all’inizio del VII secolo d.C. Il fuoco ha carbonizzato pergamene che erano ammassati in chiesa. L’ultima data registrata sul rotoli testimoniava il 597 d. C. Dopo l’incendio nel corso del VII secolo d.C., la chiesa ha cessato di funzionare come luogo di culto, i materiali sono stati sventrati e la struttura adibita ad altri scopi. La città di Petra rappresenta un ottimo esempio di come attraverso il tempo le diverse popolazioni che l’hanno abitata hanno prosperato e sono decadute, non solo in funzione di cause antropiche (economiche, sociali, commerciali) ma anche risentendo degli eventi naturali e dei cambiamenti ambientali sottolinenando un forte legame tra rocce e uomo.

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libri

UNA PREZIOSA TESTIMONIANZA DI MANFREDI BORSELLINO di S. T.

In “Era d’estate”, il libro curato da i giornalisti Alessandra Turrisi e Roberto Puglisi la testimonianza di Manfredi Borsellino sul tragico anno in cui morirono prima il giudice Falcone e poi il padre Paolo. “Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto”.

Paolo e prima ancora del giudice Falcone. La testimonianza che emerge dal libro è quella di un uomo che dalla tragedia familiare ha saputo trarre la forza di continuare a lottare dalla Sicilia per la crescita umana e civile, sociale e culturale di tutta l’Isola. “Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto – racconta Manfredi Borsellino -, mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega e amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua”. “La mia vita è certamente cambiata dopo quel 19 luglio – continua il figlio di Paolo Borsellino -, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza ‘se’ e senza ‘ma’ a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che ci trasformassimo in ‘familiari superstiti di una vittima della mafia’(…) Desiderava che noi proseguissimo i nostri studi e ci realizzassimo nel lavoro e nella vita”. “Ho ben presente l’insegnamento di mio padre prosegue Manfredi Borsellino -, per il quale nulla si doveva chiedere se non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore, quindi di non essere più liberi ma condizionati, sotto ricatto fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta”.

in breve l volume raccoglie le testimonianze di varie figure politiche, sociali e culturali dell’Isola su come vissero quella tragica estate e sui cambiamenti reali che sono avvenuti in Sicilia dalle stragi ad oggi. Tutte accendono i riflettori sui giorni terribili vissuti dai siciliani e dai palermitani. I giorni successivi alla strage di Capaci e poi a quella di via D’Amelio, eventi che hanno cambiato tutti, trasformando la vita della collettività e degli stessi singoli.

I

“Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringrazio per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere”. Con queste parole Manfredi Borsellino, che oggi è commissario di polizia, conclude la sua riflessione sulla tragica estate del ’92 che vide la morte del padre

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“Servi di chi, servi perché” di don Giuseppe Bellia. Nell’ambito dell’assemblea nazionale del CODI di Salerno dello scorso 10 luglio 2010 è stato presentato dall’autore, don Giuseppe Bellia, il libro “Servi di chi, servi perché”. Il libro consta di 22 capitoli più uno che porta un titoletto significativo: “congedo”. Nei primi capitoli, l’autore mette subito in chiaro le motivazioni che hanno spinto alla stesura del libro: “Servizio un termine esausto più che esaustivo”. L’intento di questo “atipico manuale” della diaconia cristiana è di offrire una lettura a tutto campo, dinamica e realistica del servizio, secondo una visione nuova e antica, ancorata alle Scritture ma anche aperta alle nuove prospettive dell’ecclesiologia e della cultura contemporanea.


cinema

LA SCOMPARSA DI TIBERIO MURGIA di Franco Verruso

in breve Fede e tradizioni per i festeggiamenti in onore di Santa Fortunata. Si respira aria di festa a Baucina per il festino in onore di Santa Fortunata, giunto alla 220° edizione che avrà il suo culmine sabato, domenica prossimi con le due processioni del simulacro della santa martire romana organizzate da Rosalia Pollina. I cortei con i personaggi in vestito d’epoca romana, diretti da Rosalia Pollina, attraverseranno le vie principali del paese attorniati da due ali di folla in preghiera. Non mancherà la tradizionale volata degli angeli con due bambini sospesi in aria con un filo d’acciaio a intonare nenie in onore della vergine e martire. La confraternita presieduta da Domenico Lo Cascio ha già preparato la preziosa, monumentale e traardo di nascita, l’attore Tiberio Murgia, sullo schermo era un perfetto siculo; grazie all’aspetto, alla mimica facciale, alla gestualità, rappresentava il modello caricaturale del siciliano testardo e sospettoso. Inoltre, la caratteristica inflessione sicula (grazie ai bravi doppiatori-attori, quali il napoletano Renato Cominetti, il catanese Ignazio Balsamo e, più recentemente, Michele Gammino, romano di origini palermitane), perfezionava, rendendo ancora più credibile, il personaggio. Murgia, nonostante abbia preso parte a oltre cento film, sceneggiati televisivi, caroselli e recitato in teatro, sarà sempre ricordato come “Ferribotte”, il simpatico componente di un gruppo di maldestri rapinatori nel film “I soliti ignoti” di Monicelli. Personalmente mi piace ricordarlo, anche, accanto ai nostri Franchi e Ingrassia nel film di Pazzaglia, “L’Onorata Società” del 1961. In una scena di quel film (interpretava Salvatore Trezza, ndr), dove giocano molto, mimica, gestualità e pause, Tiberio, notava i due che, davanti a una fontana, estasiati, guardavano gli spruzzi d’acqua che bagnavano una statua raffigurante una bella donna nuda. Da questo comportamento, capisce che si tratta di conterranei; li ferma e consiglia loro l’albergo, dove pernottare e i locali di ristorazione più economici. Una scena davvero neorealista per lo spaccato dell’emigrazione meridionale di quegli anni.

S

dizionale “Vara”, con il fercolo che sarà portato a spalla dai fedeli.

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Si è concluso il Festino in onore della Madonna della Milicia. Mercoledì 8 settembre ultimo giorno dei festeggiamenti alle 11 la messa cantata, animata dal coro polifonico del Santuario “Regina pacis”. Alle 12 la Messa e la processione della condotta dei doni, che ha

avuto come momento culminante e pubblico

della promessa alla Madonna e alle ore 18 l’attesissima e solenne processione durante la quale l’Arcivescovo monsignore Paolo Romeo ha parlato ai fedeli dal balcone del palazzo comunale. La festa si è conclusa con la discesa del carro trionfale a mezzanotte.

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spazio di fede NELL’ICONA

DEL

CUORE

Ricercare Dio nelle profondità dell’io di Paolo Turturro

Adorazione della croce, 1167, Mosca, Galleria Tret’Jakov

ivo eremita e il cielo non si può liberare di me. Senza, il suo volto sarebbe esangue. La vita non è una fuga da se stessi. La giovinezza è resistere all’agonia fisica e morale. Dentro la giovinezza non scende mai l’inferno. Tante cose non comprendo. So soltanto di patire la giovinezza che resiste alla dimensione del tempo. Ho mangiato pensieri nel banchetto dei giorni. Mi sono reso conto che la sapienza abita a stento la carne. L’universo si perde nel nulla, quando l’aria muore. Viviamo selvaggi, incirconcisi nella mente e nel cuore.

V

20

Ho spulciato pensieri malvagi dal tuo cranio. Ho purificato il tuo sangue dalle scorie delle diossine dell’odio. Ho potato le radici dell’anima, secche di speranza. Combatto l’autonomia del pensare e la sua assunzione al servizio di poteri diversi. La mia esperienza di solitudine mi porta dentro gli insegnamenti dei Padri, da Basilio a Isacco il Siro, dai Padri del deserto ai padri dei giorni d’oggi. Colgo i simboli di fede delle icone bizantine. E scopro che sono sigillati dentro il mio stesso corpo. Cammino le grotte degli eremiti e medito nelle rocce il cielo da loro contemplato. Sento la sinfonia

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del loro silenzio. I Padri non passano e non lasciano nei manoscritti liturgie sterili d’amore. Incontro la loro solitudine piena di comunione nei secoli. Mi affascinano le loro straordinarie meditazioni create nel buio silenzioso dell’anima. Sanno ciò che avviene nel mondo senza vedere e lontano dagli sessi eventi. Sanno la calma e interrogano il fuoco perché le loro fiamme riscaldano il gelo della mente di ogni uomo. Hanno occhi pieni di sapere e le mani incallite di terra. Riposano in piccole celle e nel giorno hanno il cielo come chiesa. Il loro cammino è la teologia della creazione. Partecipano eremiti alla coltivazione del creato. Scrivono l’essenziale della sapienza umana perché sanno che scorre come la sabbia che i loro piedi nudi calpestano. Tutto sigillano nella pelle del loro corpo che massiccio sa di potenza. Vivono la comunione senza falsità. L’uno è la presenza dell’altro. Non hanno drammi sulla loro pelle. L’autentica ricerca del senso non li accascia nell’angoscia. Persino le loro ossa stanche sono serene. La povertà è la loro più grande ricchezza. Pensano, amano e vivono senza zavorra. Le loro dita sono pennelli di affreschi e sono beati nel vestirsi della pelle dello spirito. Vivono il convegno della comunione nella perfetta sincronia del silenzio. Danzano passi di angeli mentre zappano orti e segano tempeste. Anche nella notte respirano il giorno. La notte è giovane nel loro cuore. Nelle loro notti scorrono fiumi di luce e abitano già l’eden dello spirito. Non conoscono il dolore della terra tanta è l’estasi dell’icona della loro contemplazione. Sanno che ogni loro meditazione è fredda nel fuoco del divino amore, per questo il loro corpo è un’offerta perché l’ineffabile trovi spazio


spazio di fede per abitare nel loro cuore. Il silenzio è lo spazio più ampio perché il divino ti possa parlare. La miseria dei peccati abbassa il tono dell’estasi e la teologia della misericordia prende campo nelle loro vene. E solo nel letto della croce trovano il riposo. Vivono le nozze della comunione fraterna. La pieve più gettonata è il loro stesso corpo. Dentro si coniugano i sacramenti dell’olio catecumenale, dell’olio crismale e curano le ferite dello spirito con l’olio degli infermi. Conoscono le stagioni del tempo come le loro tasche e sanno con certezza l’ultimo respiro che lo spirito può effondere al loro corpo. Corpo e terra, anima e Bibbia sono la loro stessa dimensione reale. Scrivono con il fiato la teologia umana riscaldata da una embolia d’amore. Nel monastero, lì non prendono della vita cose eterne, lì prendono dalla vita quanto essa dà, non il tutto, né il nulla, bensì il discernimento del bene e del male. L’unica battaglia dell’uomo: conoscere il male e scegliere il bene. Lì non si aggrappano convulsamente alla vita, ma neppure la si getta via spensieratamente. Sanno che al di là della morte incontrano già nelle pareti della terra l’uomo nuovo, fatto di potenza del loro amato risorto. L’uomo nuovo è l’icona che giorno dopo giorno affrescano nel loro spirito. l’uomo nuovo è la creazione che nelle fatiche della sabbia e

dell’argilla dei giorni il risorto sa creare nella loro carne stanca e senza preghiere. L’uomo nuovo è l’umanità che a fiumi esce dai loro conventi e a fiumi scorre nelle vie del cielo per fare nuova ogni cosa della terra. Cantano il paradiso nelle celle spaziose dei loro cuori. E offrono il loro respiro a un altro vivente, perché la vita continui a meditare e a vivere il cielo. Qui la vita è una croce a fiamma di luce. Ogni eremita è una tranquillità. Stringi le loro mani calde di calma, esci dal loro monastero sazio di cielo. Nello scritto dell’anima ti annotano risposte sagge ed adeguate al tuo stato di situazione. Non si possono chiudere le loro pagine di silenzio. Restano impresse nella parola che tu fuori annunci. Riuniscono giovani assetati di spirito e affamati di serenità. I monaci nella pastorale della questua lasciano nei paesi, nelle città e nelle strade scie di profumo divino. Ci basta questo per sperare che il divino ci visita e vuole abitare la nostra esistenza. Senza il cuore l’uomo è sabbia. Il risorto è la buona novella per questa nostra umanità smarrita da secoli. I monaci sanno indicarci il sentiero dove cammina il risorto nelle strade delle icone di oggi. I Padri hanno voce oggi per noi. Salgono in cielo per vivere nella terra. Ognuno di loro è un’icona di pace per i nostri cento passi di ribellione ad ogni male.

in breve 17° Anniversario dell’uccisione del Servo di Dio Padre Pino Puglisi Palermo 15 settembre 1993 – 2010. Martedì 14 settembre ore 21 fiaccolata: dalla Parrocchia S. Gaetano Maria SS. del Divino Amore Mercoledì 15 settembre ore 18 Cattedrale di Palermo: Santa Messa presieduta da S. E: Monsignor Paolo Romeo e da S. E. Cardinale Salvatore De Giorgi. Ore 21 serata spettacolo: AL Bah, piazza San Giorgio dei Genovesi Giovedì 16 settembre ore 10 cimitero Sant’Orsola: un pensiero e un fiore per Padre Pino Puglisi, ore 18 Concelebrazione Eucaristica nella Parrocchia S. Gaetano Maria SS. del Divino Amore presieduta da sua S.E. Paolo

UN ABBONAMENTO PER I DETENUTI

Romeo Venerdì 17 settembre ore

Con la vostra offerta potete sottoscrivere un abbonamento da mettere a disposizione dei carcerati. L’iniziativa di alto valore umano merita di essere conosciuta e diffusa. Chi è interessato può versare l’importo sul:

16 spettacolo teatrale – Auditorium comunale “G. Di Matteo”. Domenica 19 settembre ore

Conto corrente postale n. 12372983 intestato a Associazione CIELI NUOVI TERRA NUOVA - via Magione, 44 - 90133 Palermo “Abbonamento carcerati”

10 piazza politeama: animazione territoriale: ricordando Padre Puglisi.

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televisione PALINSESTO TELEREGINA dal 17 al 23 Settembre 2010

Venerdì 17 Settembre (CTS) ore 16.00: I colori della pace ore 16.35: Il beato Giacomo Cusmano (documentario) Sabato 18 ore 11.30: ore 11.32: ore 11.34: ore 12.00: ore 12.15:

Settembre (CTS) Vangelo di domenica 19/09/10 Parlerò al tuo cuore Cristo in frontiera Oltre il fatto Sfogliando CNTN

Sabato 18 ore 20.00: ore 20.02: ore 20.04: ore 20.30:

Settembre (IN TV - Sky 840) Vangelo di domenica 19/09/10 Parlerò al tuo cuore Cristo in frontiera Conoscere Palermo - Chiesa S. Ippolito

Domenica 19 Settembre (CTS - IN TV - Sky 840) ore 11.30: Santa Messa dalla Basilica SS Trinità “La Magione” (diretta) Lunedì 20 ore 11.30: ore 12.01: ore 12.15:

Settembre (CTS) Conoscere Palermo - Chiesa S. Ippolito Oltre il fatto Sfogliando CNTN

Lunedì 20 ore 20.00: ore 20.19: ore 20.25: ore 20.55:

Settembre IN TV (Sky 840) Suor Rita Faso ci parla dell’Africa Piccole grandi invenzioni - L’ancora Vivere la missione (documentario) Coro di musica folkloristica n° 2

Mercoledì 22 Settembre (CTS) ore 21.30: Piccole grandi invenzioni - L’ancora ore 21.37: Curiosità dal mondo - il mondo a portata di mouse - 1° puntata ore 21.43: Dove gli uomini parlano Quechua (documentario) Giovedì 23 Settembre IN TV (Sky 840) ore 20.00: Curiosità dal mondo - il mondo a portata di mouse - 1° puntata ore 20.06: Dal seminario diocesano di Palermo - un percorso alternativo ore 20.16: Oltre il fatto ore 20.30: Sfogliando CNTN ore 20.45: Felicità è... creare felicità ore 20.53: Piccole grandi invenzioni - L’ancora Venerdì 24 Settembre (CTS) ore 16.00: Carità senza limiti - sul sentiero tracciato da padre Giacomo Cusmano ore 16.32: A scuola nel parco (documentario) ore 16.51: Coro di musica folkloristica n° 8 I programmi potrebbero essere soggetti a variazioni.

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OROSCOPO ALTERNATIVO COME BUSSOLA di Lidia Castellana

SALM0 119: MERAVIGLIOSA È LA LEGGE DI DIO Se tutto l’universo è retto dalla Sapienza di Dio, l’uomo, vertice dell’universo, non può e non deve sottrarsi alla sublime sapienza della legge del Creatore. Ariete:

Nessuna cosa sulla terra è perfetta come la legge del Signore

Toro:

Beatitudine somma è per l’uomo cercare la volontà di Dio e realizzarla.

Gemelli:

Chi cammina nelle vie di Dio, non sarà mai malvagio.

Cancro:

Come uno scrigno prezioso è il cuore dell’uomo se custodisce i comandi del Signore.

Leone:

Il cuore può custodire i comandi del Signore se rimane saldamente ancorato in Lui.

Vergine:

Nessun uomo ha mai arrossito se ha camminato nelle vie del Signore.

Bilancia:

La legge di Dio non è un peso da portare, ma una grazia per cui ringraziare.

Scorpione:

Chi cammina nelle vie di Dio, non è mai abbandonato da Lui.

Sagittario: Persino i giovani crescono liberi e leggeri se sottostanno alle vie di Dio. Capricorno: Chi cerca Dio lo trova se cammina lungo i suoi sentieri. Acquario:

Dio ha promesso cose grandi per coloro che confidano in Lui.

Pesci:

La benedizione dell’uomo è sopra il Signore perché si sente benedetto nell’osservanza delle sue leggi.

La legge di Dio è l’astronave che conduce l’uomo negli spazi infiniti del suo splendore.


appuntamenti DOVE TROVARE C N T N

Padre GIACOMO: dove, quando... Lunedì Giovedì

ore 14,15 - 20,30 Magione ore 9,30 - 13,00 S. Caterina ore 13,30 - 15,30 S. Giovanni C ON F E SSIO N I

Sabato ore 17,30 - 18,45 S. Giovanni mezz’ora prima della celebrazione di ogni S. Messa RECAPITI

330.53.79.32 (quando è possibile tenerlo acceso) 091.49.01.55 ogni giorno ore 7,00 - 7,45 091.25.25.525 (di pomeriggio, spesso) 091.617.05.96 anche Fax giacomo.ribaudo@fastwebnet.it C H I E S E IN C U I H A LU O G O L’ A D O R A Z I O N E E U CA R I S T I C A S O L E N N E A L D I F U O R I D E L L A S. M E S S A :

* CUORE EUCARISTICO DI GESÙ, C.so Calatafimi, 327: Vn. ore 16,30-18,00; 1° Vn anche 9,30-12,30 * ANCELLE DEL S. CUORE, in via Marchese Ugo: Tutti i giorni ore 7-13; 16-17 * OLIVELLA: Ln. Mt. Mc. ore 17,30-18,30 * S. CATERINA DA SIENA in via Garibaldi: Gv. ore 09,00-12,00 da Ln. a Vn. ore 23,00-24,30 * MARIA SS. IMMACOLATA via Montegrappa Gv. ore 09,00-23,00 * S. GIUSEPPE AI QUATTRO CANTI: Vn. ore 21,00-23,00 * S. MAMILIANO (di fronte al conservatorio): da Ln. a Vn. ore 16,00-18,00 * S. LUCIA, in via Ruggero Settimo: Sb. ore 21,00-24,00 * MARINEO, presso la chiesa del Collegio: Gv. ore 09,00-12,00 * MADONNA DEI RIMEDI: piazza Indipendenza Gv. ore 10,00-12,00 * SAN BASILIO: Giovedì - Venerdì 9.00 - 12.00 Venerdì dalle 18.30 - 19.30 * SANTA TERESA alla Kalsa: Giovedì 17.30 - 18.30; 19,00 - 21,00 * FRATI MINORI RINNOVATI SANTA MARIA DEGLI ANGELI: in via Alla Falconara, 83: Ogni giovedì dalle 15.30 alle 16,15 1° venerdì del mese 20.00 - 21.00 * SS. CROCIFISSO - Ciaculli: Giovedì ore 16.00 - 17.00

Edicole

Rivendita giornali

Sedi Istituzionali

Claudia Amica Pipi Alberto C.so Calatafimi, 327 Dario Badalamenti Via G.F. Ingrassia Bruno Maurizio Via Lincoln, 124 Cori David e Carmen Richichi Calata S. Erasmo Capizzi Piazza G. Cesare Vincenzo Di Bella Via Roma (Accanto posta centrale) Giovanni Serra Via Cavour Catalano Francesca Via E. Amari Siddiolo Giampiero Via Roma (Ang. C.so Vittorio Emanuele) Ferrara Angelo Via Ruggero Settimo Edicola Mercurio di Antonia Siddiolo L’edicola di A. Cappello Via Vaglica (Piazzale Ungheria) Testagrossa Via P. Calvi D’Amico Domenico Via Dante, 78 Giovanni Cricchio Via Notarbartolo (Ang. Via Marchese Ugo) Damiani M.Rita Via Terrasanta, 5 Libri Giò di Giuseppe Mercurio Via Duca della Verdura E. Calò Marco Mercurio Via F. Laurana Edicola Lino Via Don Orione Rosetta Abatangelo Via Marchese di Villabianca, 111 Libreria Mercurio Via M. di Roccaforte, 62 Ciulla e Cannella Via Cirrincione

Piazza dell’Esedra

Facoltà Teologica

Lidia Monsignore

Corso V. Emanuele, 463

Via E. Restivo, 107

(Loredana Ferraro)

Da Silvio

Galleria e Biblioteca d’Arte

Marineo (Pa) Cuccia Francesco Luigi Via F. Laurana, 79

Studio 71 F.M. Scorsone Via Fuxa, 9

90143 Palermo Edicola Resuttana dal 1920 Via Resuttana, 243

Chiese

Pirrone Antonino

Basilica SS. Trinità alla Magione

Piazza Verdi Mario Cassano

Via Magione

Via De Gasperi 237

S. Giovanni dei Napoletani

Fabio Velardi

Corso Vittorio Emanuele

Viale Regione Siciliana

Santa Caterina da Siena

(Angolo Via Perpignano)

Via Garibaldi S. Cristoforo

Attività

Via S. Cristoforo

commerciali

(Via Roma di fronte la Standa)

Articoli e oggetti sacri

SS. Crocifisso

Rosa Maria Cerniglia

Via Ciaculli

Villabate

Maria SS. di Lourdes

Associazione Esperanza Via Magione, 44

Via Ponticello

Orefice Nino Scrima

Borgo della pace

Via Magione

Baucina

Gazebo CNTN Piazza Marina Libreria Paoline C.so Vittorio Emanuele, 456

Privati Lidia Castellana

Bar Pasticceria Amalia Rimedio Via P.pe di Palagonia, 2/F

C. Vittorio Emanuele, 547

Libreria Articoli Sacri LDC, di

Villabate

Lombardo

Micale – Badalamenti

Via A. Siciliana, 16/D

Via M. Cipolla, 106

Angie Sport Via Sciuti, 178

Salvo Di Lorenzo

Bruno Gomme

Via Fiduccia, 11 (Villabate)

Via Garibaldi, 10/16

Caterina Gaglio

Monreale (PA)

Largo Hilton - Villabate

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cntn n2 anno XI  

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