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SOMMARI O ANNO XI

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EDITORIALE

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A TU PER TU

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ATTUALITÀ

“I voli della mente”: l’arte racconta le emozioni di chi soffre il disagio psichico di Serena Termini

GIACOMO RIBAUDO DIRETTORE RESPONSABILE: SERENA TERMINI

Il libro mastro di Lombardo di Fabio Sortino

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Chiesa sposa chiesa popolo di Dio di Giacomo Ribaudo

Registrazione Tribunale di Palermo N.17 / 2000

DIRETTORE EDITORIALE:

N. 15

Due pesi due misure di Fedora Quattrocchi

Quando un partito prende il nome da un nome

POLITICA

di Armando Pupella

REDAZIONE: G. Bonanno, E. Ghezzi,

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VITA SOCIALE

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COSTUME

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PEDAGOGIA

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TESTIMONIANZE

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MOSTRE

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SCUOLA

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GIOVANI

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LIBRI

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SPAZIO DI FEDE

di S. T.

F. Giorgianni, G. Gonzales, P. Turturro, F. Verruso. IMMAGINI A CURA DI GIOVANNA GONZALES

Questo numero è stato chiuso il 13 Dicembre 2010 alle ore 13.00 DIREZIONE REDAZIONE AMMINISTRAZIONE

Via Magione, 44 - Palermo Tel. 091.6177936 - 334.9647256 Fax 091.6175215 regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it www.teleregina.it IMPAGINAZIONE

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L’Italia dal turpiloquio alle risse di Anna Turdo

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Insegnanti e genitori a scuola? di Giovanni Perrone

Carmela e la mafia di Emanuele Contaldo

Rita Gambino e i suoi paesaggi di Francesco M. Scorsone

Scuole occupate la libertà è di tutti di Giuseppa Calò

E inizia di nuovo l’happy hour di Maria Oliveri

Una rivoluzione culturale contro la mafia di F. S.

Avvento cioè Dio che viene di Paolo Turturro

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Ri-costruire i legami sociali

Una news per riflettere di Fabrizio Artale PIANETA LAVORO

NOTIZIE

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TELEVISIONE

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PALINSESTO

Palazzo Mirto di Alberta Rondini

Un settimanale “nuovo” per la tua formazione religiosa e culturale Abbonamento sostenitore euro 50 Abbonamento fuori Palermo euro 60: Europa euro 80 Paesi Extracomunitari euro 90 c/cp n. 12372983 intestato ad Associazione CNTN oppure Monte dei Paschi di Siena Filiale di Villabate IBAN IT 78L01030 43730 000000002944 Per informazioni chiama la redazione: 091 6175215 - 091 6177936


a tu per tu CONCILIO ACCOLTO / CONCILIO TRADITO

CHIESA SPOSA CHIESA POPOLO DI DIO Con questo numero di CNTN penserei di cominciare una serie di articoli sul Concilio accolto o tradito a seconda dei casi. Spero che essi possano essere graditi ai lettori e alle lettrici.

di Giacomo Ribaudo

l primo grande passaggio che ci ha fatto operare il Concilio Vaticano II è stato dal senso statico della Chiesa a quello dinamico. Prima del Concilio pensare alla Chiesa e pensare alla basilica di S. Pietro o a un esercito in marcia per difendere il Papa dai suoi nemici, era la stessa cosa. I giovani delle nuove generazioni, abituati a sentire la Chiesa come la comunità dei credenti in Cristo Gesù che, con il Battesimo, hanno ricevuto tutti la Grazia di essere un unico Corpo dei figli di Dio, non riescono a immaginare quale grande rivoluzione il Concilio ha portato. Ma la rivoluzione è appena cominciata, perché sogniamo una Chiesa ancora meno statica e ancora più dinamica.

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• Proprio per questo occorre abbandonare, e per sempre, l’idea di una Chiesa fortezza che deve difendersi dagli attacchi dei nemici esterni e adeguarsi all’idea di una Chiesa-ponte tra Cristo e il mondo. Un antico Padre della Chiesa diceva che la Chiesa deve possedere la forma della croce per fare da ponte e andare incontro al mondo; da chiave per aprire il cuore di Dio e quello degli uomini; e da aratro per dissodare il campo di Dio e prepararlo ad accogliere la sua Parola. Come è facile capire, ancora abbiamo molta strada da percorrere. • Bisogna poi operare un’altra grande conversione: che la Chiesa è costituita da vescovi preti (i diaconi poverini anco-

ra non sono né conosciuti né calcolati, né tantomeno con ruoli precisi e ben determinati…) e, tutt’al più, frati e suore. E tale concezione, se non proprio teorica nella prassi e nei comportamenti, ce l’hanno non solo vescovi e preti, ma anche laici clericali, più papalisti del Papa, più episcopaliani dei vescovi, più pretiani dei preti. Fa impressione e quasi rabbia sentire laici pensare e dire, con naturalezza e semplicità: “In Chiesa chi comanda è il prete e un buon laico non può non ubbidire sempre perché il prete è l’uomo di Dio”. La stessa rabbia, press’a poco che ti prende quando senti una donna dire con tranquillità (convinta!): “L’uomo è il tutto della casa; è lui che comanda, è lui che decide e tutti devono a lui stare sottomessi”. Le donne, in molta parte, sono riuscite a emanciparsi, ma i laici chissà quando comprenderanno a pieno la loro dignità di figli di Dio che, in nome di Cristo e del Vangelo hanno un’autorità carismatica che nessuno può assolutamente misconoscere. Non più Chiesa dei preti adunque, ma Chiesa del popolo, con dentro anche i preti e i vescovi che conservano compiti dirigenziali, ci mancherebbe altro. • La Chiesa è necessario che sia non una piramide, al vertice della quale ci sta il Papa e poi, giù giù, tutti gli altri e alla base i laici come semplici esecutori, ma il plenum di una continua a pagina 4

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notizie continua da pagina 3

sfera, con il clero al centro, naturalmente… O, se non fa paura il termine che stava facendo fortuna in politica, ma che purtroppo è stato negletto, la Chiesa come una rete con rapporti intessuti evidentemente non solo con i potenti della terra, ma con tutti. Se a qualcuno il termine rete facesse impressione ricordo che è il Vangelo di S. Matteo prima e di S. Giovanni dopo che parlano della Chiesa come una rete con dentro ogni sorta di pesci. • La Chiesa non può che essere pellegrina. Nel mondo, ma non del mondo, in questa terra, ma non per questa terra.

Alla sua indole escatologica non si deve arrivare dopo lunghi ragionamenti che non si sa fino a che punto convincono, ma spontaneamente, guardando i suoi ministri e i suoi operatori laici più ferventi; osservando le vedove che vivono in questa terra, ma con lo sguardo proteso al cielo; osservando le vergini che passano attraverso la giovinezza, ma come se già fossero pronte per il Regno, anzi con il Regno di Dio nel cuore e la ricchezza dell’Amore di Cristo in corpo; una Chiesa che tratta i Beni della terra, infischiandosene dei beni e della terra perché l’Amore del suo Dio ce l’ha piantato in cuore e in corpo e nulla e nessuno lo può espiantare…

CHI DESIDERA ABBONARSI PUÒ TELEFONARE ALLO 091.617.79.36 O PUÒ CONTATTARE ANNA BASILE 328.4767020 O LOREDANA FERRARO 339.8294260 le in corso nel quartiere Albergheria-Ballarò, con la partecipazione di altre Associazioni. La nostra associazione è intervenuta mediante una esposizione di fotografie, proiezione di filmati e visite guidate al muro punico – romano, nei locali dell’ex monastero S. Chiara - piazza S. Chiara 11 (nei pressi di piazza Bologni) *

Grazie al volontariato un quartiere di Palermo trova un nome e un’identità. Si chiamava approssimativamente Marinella e, sempre su per giù, poteva essere indicata come la zona tra Tommaso Natale e Partanna (due borgate periferiche di Palermo). Adesso..., o meglio, dal 3 giugno 2010, ha un nome e un’identità. È il quartiere «S. Ambrogio». Dopo una pressante campagna di sensibilizzazione, i cittadini di quella zona, animati dal locale Gruppo di Volontariato Vincenziano (GVV) e dalla parrocchia, sono riusciti ad ottenere dal Comune un riconoscimento e la denominazione. Proprio il 3 giugno di quest’anno, a seguito di una raccolta di firme che ha coinvolto tutto il quartiere, è arrivata la delibera comunale. Si tratta di un esempio di come il volontariato crei sviluppo e aiuti la comunità a crescere, a trovare un proprio profilo e un’identità. *

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Il giorno 03 dicembre l’ARCHEO-Club di Sicilia ha invitato il prof. Claudio Paterna a presentare la sua ultima pubblicazione “PERSISTENZE E RITUALITÀ ARCAICHE NELL’ENTROTERRA” Tale iniziativa si inserisce nell’evento intercultura-

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Il 15 novembre 2010 il Cantautore palermitano Rino Martinez, Fondatore e Presidente dell’Associazione ONLUS “Ali per Volare”, si è recato in Congo per una Spedizione organizzativa ed esplorativa in vista della prossima Missione Umanitaria e Sanitaria, denominata “Cuore per la Vita 2011, che inizierà a Febbraio 2011”. In questi giorni seguiremo Rino in Africa attraverso i collegamenti audio-satellitari, grazie al supporto tecnico della redazione di “Missione in Web”, per rendervi partecipi della fase preparatoria dell’importante Evento Internazionale, che ancora una volta ci vedrà impegnati in un imponente progetto a favore dei poverissimi abitanti della Grande Foresta Equatoriale Congolese. *

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All’ interno dell’iniziativa “Futuro a 5 stelle” lanciata dal Movimento 5 Stelle Palermo, lunedì 6 Dicembre si è tenuto un seminario in via Sampolo 56 dal titolo “Come orientarsi fra i meccanismi di precarizzazione del lavoro nei call center”. Il seminario, condotto dalla dott.essa Lidia Undiemi, ha avuto l’obiettivo di informare e formare i partecipanti sui meccanismi che regolano questo mondo, che sempre più coinvolge molti ragazzi e non, per dare loro quegli strumenti culturali che ne possano facilitare l’esperienza.


editoriale

“I VOLI DELLA MENTE”:

L’ARTE RACCONTA LE EMOZIONI DI CHI SOFFRE IL DISAGIO PSICHICO di Serena Termini

“Ricordi violenti sguardi lancinanti che lasciano i segni e dentro tanta solitudine. La perdita della speranza è un percorso doloroso e angosciante, si cerca continuamente nel proprio io di abbattere il muro del dolore. Odio la violenza verbale. Quante volte mi hanno ucciso con le parole, quante volte mi hanno levato la voglia di vivere ma io non voglio mollare anche se sto troppo male e sono terrorizzta” (R.C.) arte pittorica e poetica diventano profonde manifestazioni culturali in grado di raccontare storie di vita ai margini e in grado di fare intravedere soprattutto, tra i colori di una tela o i versi di una poesia, le difficoltà quotidiane ma anche la ricchezza interiore di chi vive un disagio di questo tipo. Si chiama “I Voli della Mente. Percorsi di recupero dell’individualità attraverso l’espressione artistica” ed è una rassegna di 32 opere pittoriche e 17 poesie realizzate da artisti considerati ‘particolari’ perché affetti da forme di disagio psico-fisico. Non sono famosi, né di grido, ma semplicemente persone che attraverso la creatività, la bellezza e l’arte hanno potuto affrontare o superare momenti di difficoltà psichica, di depressione e di solitudine interiore. Tutte le opere, infatti, sono firmate da artisti che sono coinvolti in percorsi di recupero personale attraverso l’arte. “Tenerezza” - di Lilli Tra le opere c’è la poesia di R. C. che dice “Non piangere, pensami come una sorella sfortunata ma al male non c’è mai fine. Augurami un mondo di bene”. Ci sono opere che raffigurano paesaggi, animali, ritratti, strumenti musicali, alcune più semplicemente anche solo delle macchie di colore e c’è anche l’opera policroma di 10 utenti del

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Centro diurno 2 ‘La zebra’. L’inaugurazione della mostra collettiva è avvenuta il 3 dicembre nella prestigiosa sede di Palazzo Jung a Palermo. L’iniziativa artistica è stata curata dall’associazione di volontariato “Imago” di Palermo, con il supporto del CeSVoP, che si è preoccupata, per raccogliere le opere, di contattare alcune strutture sanitarie. Quasi tutti gli artisti, nel corso dell’inaugurazione hanno avuto la possibilità di parlare delle loro opere e di ciò che li ha spinti a realizzarle. All’inaugurazione sono intervenuti il presidente del consiglio provinciale Marcello Tricoli, l’assessore provinciale alla cultura Eusebio Dalì e la presidente dell’associazione Imago Giovanna La Bua. “Scopo dell’iniziativa - dice la presidente dell’associazione Imago, Giovanna La Bua - è dare visibilità pubblica alle opere di artisti e di poeti, organizzando una rassegna con momenti di condivisione, di lettura di poesie e di commenti dei pittori sulle loro opere”. “L’espressione artistica di persone che vivono un disagio psichico rappresenta una finestra – sottolinea Pina Femminino, una volontaria dell’associazione - che, aperta da una condizione di vita difficile e dolorosa, può mostrare nuove prospettive di agio e di benessere”. “Sono contento di potere inaugurare un’iniziativa che mette insieme cultura e volontariato – afferma l’assessore Dalì -. Spero anche che da questa rassegna possa venire fuori una riflessione profonda sulla realtà di queste persone”. Tutte le espressioni artistiche sono state raccolte in un catalogo, curato dall’associazione Imago con l’aiuto di alcu(Rosalia Mangiacavallo) ni volontari del servizio civile e pubblicato in collaborazione con il CeSVoP. L’esposizione delle opere è rimasta aperta a Palazzo Jung sino al 7 dicembre. Uno dei saloni del palazzo, dove ha sede il consiglio provinciale di Palermo, è stato infatti messo a disposizione dalla Provincia di Palermo. ANNO XI - n. 15 • 19 Dicembre 2010

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attualità

IL LIBRO MASTRO

DI LOMBARDO In un file tutte le clientele del governatore di Fabio Sortino

n file finito per sbaglio o per vendetta in rete e pieno zeppo di nomi, cognomi, numeri di telefono, cortesie da fare in cambio di voti, segnalatori delle “pratiche” e riferimenti politici o burocratici da contattare. Il sistema Lombardo, se accertato, viaggia sul libro mastro dei favori che da quasi due anni è all’esame della magistratura. Un archivio elettronico dell’elettorato e dei suoi bisogni che sembra fare a pugni con l’autodifesa via satellite pronunciata a Sala d’Ercole dal governatore: “Non ho mai accettato raccomandazioni”. La vicenda è quella del database di Raffaele Lombardo, apparso su Internet dopo le regionali del 2008. Venuto fuori dalla segreteria del presidente, da quella del fratello Angelo o di altri esponenti dell’Mpa. L’inchiesta è in mano al pm Alessandra Chiavegatti. Ma anche i colleghi della procura etnea che si occupano dell’indagine per mafia che coinvolge Lombardo stanno valutando se acquisire agli atti il “brogliaccio”. Sull’autenticità dell’archivio i magistrati non nutrono molti dubbi. E d’altronde non c’è un solo numero di telefono, o un indirizzo, che non corrisponda

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al nome indicato. Ivi incluso quello dello stesso Lombardo. Difficile tuttavia verificare se le segnalazioni abbiano avuto esito positivo e se l’eventuale interessamento del presidente - o degli esponenti politici a lui vicini - abbia avuto un ruolo decisivo. Insomma, che ci sia stato o meno reato è tutto da dimostrare. Agli atti ci sono ore e ore di intercettazioni telefoniche e ambientali, nonostante la rete di sicurezza che Raffaele Lombardo riteneva di aver eretto a protezione delle sue comunicazioni, e dichiarazioni di pentiti delle cosche mafiose catanesi, in particolare del clan che faceva capo al vecchio padrino Nitto Santapaola. Il sito dell’Antimafia aggiunge: ci sono anche “fotografie, filmati e documenti relativi a decine e decine di appalti, nomine e forniture pubbliche regionali, disposti in favore delle famiglie mafiose catanesi. Materiale frutto di due anni di investigazione, tenuta nascosta fino a ieri, e che potrebbe anche non essersi conclusa”. La montagna di prove da vagliare è quindi pronta per il giudizio, la partita si sta aprendo. Di certo, il documento rivela una nuova frontiera, organizzata con mezzi telematici, di un sistema clientelare. Dentro ci sono costanti riferimenti, per la valutazione o la soluzione delle “pratiche”, a Maria Bonanno (segretaria di Lombardo) e a numerosi esponenti dell’Mpa. Non mancano, tuttavia, indicazioni di deputati di altri partiti, anche di centrosinistra. Fra i nomi dei file si legge: “Per on. Raffaele Lombardo”, “per l’onorevole Rao”, “per il dottor Scavone”, “per Di Mauro”, “per on. Riina”, “per on. Fiorenza”. Ed è vasto il campionario delle segnalazioni. C’è

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attualità una lunga lista di impiegati (o aspiranti tali) del call center di Paternò: per ciascuno di essi il nome di un riferimento politico al fianco. Un file contiene dieci candidati a un concorso per autisti, un altro trenta nominativi di insegnanti che puntano a corsi di sostegno per una laurea in scienze agrarie o anche per la scuola materna. In un altro documento è scritto che A. C., assunto da Microelectronics nel marzo del 1999, “aspira al passaggio da operaio a impiegato”. G. S. è invece un dipendente del consorzio gestioni ambientali Siet-Ipi di Catania che “chiede di essere incaricato caposquadra”. Ancora: viene segnalata la pratica di S. B., che ha presentato alla Crias una domanda di contributo in conto capitale. Dall’artigianato alla musica: D. R. è un mezzosoprano e chiede aiuto in vista di un colloquio al teatro Massimo Bellini in programma nei primi giorni di dicembre del 2006. Poi c’è un elenco di 52 nomi “da inserire in enti di formazione”: fra i segnalatori un attuale dirigente generale della Regione e un deputato dell’Mpa. Dal brogliaccio telematico spuntano due nomi che chiedono una spintarella in occasione dell’esame di abilitazione per dottore commercialista. Quarantasette nominativi fanno parte di un file “inviati Fastweb”. C’è chi si rivolge ai dirigenti dell’Mpa per la preiscrizione alla scuola elementare e chi per un trasferimento dall’ospedale di Augusta a quello di Lentini. In un file sono contenute le “richieste di lavoro su Palermo”: fra i nomi ci sono quelli di un giornalista, di un

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ingegnere elettronico e di un altro abitante del capoluogo che, semplicemente, “aspira ad entrare in un ufficio di gabinetto”. N. R. V è un dipendente dell’assessorato dei Beni culturali in servizio a Taormina che chiede il trasferimento a Catania. E ci sono i siciliani stanchi di lavorare nel Continente. Come un maresciallo di polizia tributaria che, da Milano, chiede di essere destinato a Catania o Modica: “Ha già fatto richiesta”, è sottolineato nell’appunto mediatico. La pratica rubricata sotto la sigla “84F” è quella del trasferimento di una farmacia ad Acireale. Questo sistema vedeva purtroppo coinvolti docenti universitari, anche di sinistra, professionisti, deputati del centrosinistra e perfino medici. Questi sono i fatti che smentiscono le dichiarazioni di Lombardo. “Mi dispiace - ha detto Sonia Alfano - che oggi il Partito democratico continui a sostenere questo governo regionale”. Nel codice etico del Partito democratico si legge che i suoi componenti «ispirano il proprio stile politico all’onestà e alla sobrietà. Mantengono con i cittadini un rapporto corretto, senza limitarsi alle scadenze elettorali. Non abusano della loro autorità o carica istituzionale per trarne privilegi; rifiutano una gestione oligarchica o clientelare del potere, logiche di scambio o pressioni indebite». Un partito progressista che si fonda su queste parole, che annovera diversi encomiabili esponenti della lotta antimafia, non può stipulare alleanze di governo con il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. Tanto più che il mistero del libro mastro non si è ancora chiuso.

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attualità

DUE PESI DUE MISURE di Fedora Quattrocchi

“Vacanza” alla Camera dei Deputati

Quando noi ricercatori scioperiamo una settimana, ci tolgono una settimana di stipendio: i politici non vanno per una settimana alla Camera, autoreferenziati come sono e non si tolgono parte dello stipendio. E ignobile!!! Mia lettera ai giornali interpellati anche da libertà e giustizia: Tutto è fermo, che paura fanno le elezioni? Il sistema paese riparte se riparte la ricerca e investimenti. Soprattutto su scelte energetiche. utto è fermo e si mantiene in vita per coalizzare in finanziaria federalismo con videocrazia privata a scapito di ricerca pubblica di Stato - Sistema Paese e razionalità sostenibile, soprattutto per quel che riguarda energia ed ambiente. Ma allora a che pro rimandare le elezioni? Mentre gli inutili politici si riorganizzano autoreferenziandosi in liste elettorali con limitati curricula, le poche menti pensanti e la ricerca attendono comunque sereni un governo provvisorio, ma subito. Fatto 30 facciamo 31! A che pro rimandare? Paral-

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lelamente al mio articolo divulgativo contro federalismo energetico, pubblicato da blitz quotidiano qualche giorno fa, l’avvocato Ernesto Ruffini, con prefazione di Visco, sta pubblicando un volumetto contro il federalismo fiscale. Egli è uno dei pochi avvocati che fanno gli interessi del Sistema Paese, quello che servirebbe per far ripartire correttamente il nucleare e senza il quale il nucleare parte con il piede sbagliato. È un volumetto molto atteso da vari settori pensanti di questo paese. Ovviamente il federalismo fiscale ha forti ripercussioni negative sui denari disponibili per lo Stato a caricarsi le grandi liability, come io vorrei, nel mio piccolo, come dirigente di ricerca di Stato, soprattutto quelle energetiche, che non è giusto si carichino i privati anche grandi. Ma voi credete ancora, a destra o sinistra, che le regioni come volute dalla Lega si caricherebbero tutti i costi di scorie, stoccaggi, risk assessment, rapporti con la popolazione populista, autorizzazioni? O devono fallire le grandi aziende appresso alle autorizzazioni che regioni, comuni e province sono soli-

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te dare con i loro tempi biblici, tenendosi tutte le tasse? Tasse che certo non riservano per la ricerca di Stato tra l’altro! Insomma i due problemi sono connessi: federalismo fiscale e federalismo energetico. Il tempo stringe per grandi decisioni o prima o poi tutti seguiranno i nostri giovani ricercatori su Colosseo, torre di Pisa.... E noi anziani ricercatori non sappiamo più come fermarli! Zaia in Veneto ancora non ha capito che l’alluvione nella sua regione è stata legata per molti versi ai ritardi con cui noi della ricerca energetica ad emissioni zero, sia essa a carbone pulito, nucleare, o più efficiente, abbiamo fondi e personale disponibili. Zaia non lo capirà mai perché glielo impedisce la sua cultura non cosmopolita. Quindi subito elezioni, subito governo tecnocratico referenziato e di legalità-solidarietà nazionale su 4 pilastri: road map energetica della IEA in Sistema Paese ricco, tasse al 22% alle rendite finanziarie, riforma elettorale per ridare il voto di preferenza ai cittadini, lotta ad evasione fiscale.


politica

QUANDO UN PARTITO PRENDE IL NOME DA UN NOME Al Presidente della Camera dei Deputati Palazzo di Montecitorio 00100 Roma Ep.c. Egr. Presidente della Repubblica Palazzo del Quirinale 00100 Roma

Oggetto: Petizione ai sensi dell’art. 50 Art. 92, secondo comma, della Costituzione Onorevole Presidente, Onorevoli Deputati, A mio avviso l’indicazione, nel simbolo dei partiti o nelle schede elettorali, del nome del candidato che un partito, o una coalizione di partiti, intende far eleggere come presidente del Consiglio dei Ministri, è in palese contrasto col secondo comma dell’Art. 92 della Costituzione. Il predetto comma non prevede l’elezione diretta del Presidente del Consiglio per il semplice motivo che la nostra è una Repubblica Parlamentare e non Presidenziale. L’anzidetto comma afferma che il Capo del Governo deve essere nominato dal Presidente della Repubblica, ovviamente sulla base delle indicazioni del Parlamento depositario della sovranità popolare, sancita dal secondo comma dell’art. 1 della Costituzione. Pur restando attualmente ferma la prerogativa del Capo dello Stato di nominare il Presidente del Consiglio, di fatto questo Suo potere viene notevolmente limitato, anzi è irrisorio, perché si riduce ad un mero atto notarile in quanto il Capo del Governo È GIÀ STATO ELETTO DIRETTAMENTE DAGLI ITALIANI che hanno trovato sulle schede il suo nome nel simbolo del partito o accanto ad esso. Inoltre si consideri che lo strano sistema di indicare nel simbolo dei partiti o sulle schede il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio pregiudica la potestà del Parlamento e di ogni singolo Parlamentare, perché il Capo del Governo VIENE DESIGNATO DALLA SEGRETERIA DEL PARTITO O DALLE SEGRETERIE DEI PARTITI COALIZZATI E POI VIENE FATTO ELEGGERE DIRETTAMENTE DAGLI’ITALIANI. La stranezza dell’anzidetto sistema è altresì confermata dalla considerazione che i Deputati ed i Senatori sono eletti senza alcun vincolo di mandato nei confronti degli elettori e, di conseguenza, nemmeno nei confronti delle segreterie dei partiti. Il Parlamento, in una Repubblica Parlamentare e in una Monarchia Parlamentare, è sovrano. Con l’attuale elezione diretta del Presidente del Consiglio la nostra Repubblica non ha la caratteristica di repubblica parlamentare né presidenziale; mi spiace dirlo, ma sembra un ibrido. Sic stantibus rebus, se le mie considerazioni non sono errate, VI PREGO DI ABROGARE LA NORMA che consente di scrivere, nei simboli dei partiti o nelle schede elettorali, il nome dei candidati alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Mi è gradita l’opportunità di ringraziare il Presidente della Repubblica per le Sue dichiarazioni che mettono in rilievo l’incommensurabile Valore dell’Unità d’Italia che non è sinonimo di assistenzialismo, bensì un presupposto per la nostra INDIPENDENZA e le nostre LIBERTÀ dopo secoli di guerre tra gli ex Comuni italiani e tra gli ex Stati italiani che, per la loro debolezza e litigiosità, esponevano la nostra patria ad invasioni di eserciti stranieri attratti dalle sue bellezze e dalla sua delicata posizione nel mezzo del Mediterraneo tra Europa ed Africa. Grazie alla riunificazione, nel 1861, dell’Italia noi siamo liberi di decidere il nostro futuro senza le pesanti e violente ingerenze straniere dei secoli bui. Distinti saluti Armando Pupella ANNO XI - n. 15 • 19 Dicembre 2010

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vita sociale R I- COST RU I R E I LEGAM I SO CIALI di S. T.

Palermo, 38 ragazzi “riparano” il danno in associazioni e parrocchie. I dati del progetto sperimentale di giustizia riparativa dell’Ussm di Palermo: elevati i tassi di recidività e dispersione scolastica. Il 33% ha precedenti penali in famiglia.

ono stati presentati a Palermo, nel corso del convegno su “Riparazione e responsabilizzazione. Quali interventi per ri-costruire i legami sociali?”, i dati del Progetto “Centro per la giustizia riparativa per minori in ambito penale” (CGR), finanziato dal Comune di Palermo. Sono stati coinvolti nel primo anno di attività 24 centri, associazioni di volontariato o parrocchie per l’inserimento del ragazzo impegnato in attività socialmente utili.

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Gli obiettivi del lavoro sono stati quelli di analizzare le caratteristiche sociali dei ragazzi sottoposti all’intervento di giustizia riparativa, sulla base dei risultati dei percorsi avviati dall’Ussm di Palermo dal settembre 2009 a luglio 2010. I ragazzi segnalati, in circa 11 mesi di attività del progetto (a luglio 2010), sono stati 58 e quelli effettivamente inseriti in percorsi di giustizia riparativa sono stati 38. L’età dei ragazzi inseriti è mediamente piuttosto elevata, in media pari a 17,5 anni. I casi conclusi sono stati 7. Nel campione risultano elevati i tassi di recidività e dispersione scolastica. Tra i segnalati alla giustizia riparativa il 33% ha precedenti penali in famiglia e il 27,6% risulta essere ‘recidivo’ (16 ragazzi); tra i maggiorenni la recidività sale al 34% mentre tra i minorenni è del 9%. È molto elevato il tasso di dispersione scolastica ed evasione dell’obbligo, con il 17% dei ragazzi segnalati che non ha concluso la terza media inferiore. Solo il 19% dei ragazzi del campione è inserito in percorsi di studio o formazione nell’anno 2009/2010.

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Il gap di istruzione e la carriera deviante del minore sono fortemente associati allo svantaggio familiare. Solo nel 6% dei casi, infatti, entrambi i genitori sono occupati e hanno un titolo di studio superiore alla licenza media. Nel 25% dei casi entrambi i genitori hanno al massimo licenza elementare. La recidività del ragazzo si associa come prevedibile in modo statisticamente significativo al bassissimo livello di istruzione dei genitori. Il tempo intercorso tra la segnalazione al tutor e l’effettivo avvio delle attività presso il centro è di circa due mesi e mezzo. Solo in un caso su quattro trascorrono meno di 2 mesi. Nei casi conclusi ‘positivamente il tempo di attesa risulta inferiore (60 giorni). In 44 casi è stato previsto ‘solo’ l’attività di giustizia riparativa, negli altri 14 casi troviamo un mix di interventi: giustizia riparativa, mediazione penale, tirocini formativi con borsa lavoro. Gli esiti quindi dipendono in 1/4 dei casi dal mix degli interventi e non dalla singola attività. “Grazie a percorsi formativi brevi e mirati seguiti dall’attivazione di tirocini formativi, si sviluppa nel ragazzo un recupero di fiducia nelle proprie capacità di apprendimento e nella nuova possibilità di riorientare il proprio futuro – riporta l’indagine -. Si noti che coloro che vengono espulsi dai percorsi scolastici tendono a sviluppare un basso senso di autoefficacia nei confronti delle proprie prestazioni cognitive che riduce le opportunità di sperimentazione e successo e, parallelamente, attiva meccanismi protettivi e difensivi di identificazione in ruoli devianti. Il riconoscimento sociale derivato dal ‘riuscire ad aiutare gli altri’, restituito dagli stessi utenti delle sedi di attività, o dal fatto di aver superato con successo delle prove e degli esami, sarebbe connesso all’aumento del senso di autoefficacia che a suo volta può sostenere il successivo percorso di inserimento sociale e/o lavorativo”. Inoltre l’indagine rileva che “la valenza educativa dell’intervento di giustizia riparativa prevarrebbe su quella prescrittiva - sanzionatoria. Il desiderio espresso da alcuni ragazzi di continuare a svolgere attività di volontariato anche a termine della prescrizione indica che l’attività è stata vissuta anche come fonte di riconoscimento e crescita personale”. “Sempre di più il nostro lavoro punta all’interpretazione del reato come una vera e propria richiesta di aiuto da parte di chi è stato discriminato nella vita di tutti i giorni – sottolinea nella sua introduzione Rosalba Salierno direttore dell’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni (USSM) di Palermo - che richiede una risposta dei Servizi finalizzata ad evitare un’ulteriore discriminazione e stigmatizzazione del giovane”.


costume

L’ITALIA DAL TURPILOQUIO ALLE RISSE Muta il costume italiano di Anna Turdo

a crisi economica, oltre a creare problemi pratici di sopravvivenza, sta mettendo in luce un problema sociale dai contorni preoccupanti: tassista massacrato per avere investito una bestiola, donna uccisa con un pugno sotto gli occhi indifferenti dei passanti, gay aggrediti, uomo accoltellato per un banalissimo incidente di macchina, bullismo dilagante nelle scuole di ogni ordine e grado, razzismo. Questi sono solo alcuni degli episodi di violenza fisica che giornalmente viene perpetrata nelle nostre città. Ma c’è anche una violenza sottile, meno percepibile di quella fisica, ma forse più pericolosa e devastante, che si è insinuata nel tessuto sociale: è la violenza della prevaricazione, della maleducazione ostentata, con compiacimento, della rissa verbale. La civiltà della dialettica e dell’informazione è stata sostituita dall’inciviltà dell’insulto o del “dossieraggio”. Non più confronti civili ma urla e epiteti irripetibili che impazzano nei “santuari” della politica e nei cosiddetti “salotti” televisivi, affollati di gente che si auto-gratifica mettendo in piazza il peggio di sé. Una virulenza che ormai ha infettato e sta corrodendo inesorabilmente l’etica e la morale che sono

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“A FERROVIA”

la struttura portante di ogni società avanzata. Cosa fare per arginare questa decadenza? Forse, smetterla di delegare agli “altri” la soluzione del problema, ricordando che “gli altri” siamo anche noi, e di autoassolverci ripetendoci “così fan tutti”. Il Paese siamo tutti noi, con i nostri gesti quotidiani, con la nostra capacità di capire e scegliere da che parte stare, con l’esercizio del nostro dovere e la percezione dei nostri diritti non come qualcosa che ci è

concesso, ma come qualcosa che ci è dovuto. Bisogna ritrovare la nostra dimensione di appartenenza a un Paese che, per secoli, è stato la culla del diritto e della cultura e smetterla con i luoghi comuni, le polemiche sterili, le contrapposizioni aggressive. Riscopriamo il confronto sereno e il rispetto reciproco delle idee, vivendole come arricchimento culturale e non come prevaricazione, o finiremo con lo estirpare dalle nostre coscienze il senso della democrazia.

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pedagogia

INSEGNANTI E GE

di Giovann

Prof. Antonio Bellingreri

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erve una scuola per genitori? Capita sovente di ascoltare genitori che discutono della difficoltà di accompagnare i figli nella crescita, evidenziando il disorientamento di fronte a taluni comportamenti. Perché, taluni si chiedono, nessuno li aiuta? Non sempre è facile educare. Lo sappiamo bene! L’ha evidenziato più volte il Papa, parlando di emergenza educativa. Gli stessi vescovi italiani hanno deciso di dedicare il decennio appena iniziato alla cosiddetta sfida educativa, richiamando tutti a impegnarsi nel maturare competenze educative per aiutare le giovani generazioni a crescere adeguatamente, superando le molteplici difficoltà che l’oggi ci pone. Il recente documento della CEI, “Educare alla vita buona del Vangelo” è ricco di riflessioni e di proposte. È auspicabile che i genitori trovino adeguate occasioni di formazione e di confronto sia nella fase iniziale della vita familiare sia nel corso della stessa vita, in maniera da essere accompagnati (e di accompagnarsi vicendevolmente) nell’affrontare le numerose problematiche che il rapporto di coppia

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pedagogia e l’educazione dei figli pone quotidianamente e che, sempre più, se non risolte, possono provocare lo sfascio delle famiglie. Tra l’altro, televisione e i vari mezzi di comunicazione veicolano modelli che non sempre facilitano l’opera degli educatori. Alla TV, lo sappiamo bene, interessa – per ovvi motivi economici- l’audience piuttosto che la cultura e l’educazione. Da tempo le comunità ecclesiali, la scuola, varie istituzioni mettono in atto iniziative di formazione per genitori o per futuri genitori. Da apprezzare, in particolare, i corsi prematrimoniali rivolti ai fidanzati che le varie Parrocchie da tempo attuano per accompagnare i giovani al matrimonio. A seconda dell’istituzione, ogni iniziativa pone attenzione a specifiche problematiche, dall’aspetto religioso, a quello psicologico, a quello sociale, a quello pedagogico, a quello della sessualità e della procreazione.

NITORI A SCUOLA?

ni Perrone

Le iniziative valorizzano esperienze e competenze diverse; spesso si risolvono in una serie di incontri, talora sono episodiche ed estemporanee; non sempre riescono a far maturare nei partecipanti la voglia di fare della formazione uno stile di vita. Queste ed altre riflessioni hanno spinto la Cattedra di Pedagogia della Famiglia dell’Università di Palermo (una delle poche cattedre presenti in Italia) e la presidenza regionale siciliana dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici ad organizzare uno specifico corso di formazione per quanti desiderano spendersi nella progettazione e nella conduzione di corsi per genitori. Non si pretende, di certo, far miracoli. È un piccolo tentativo di iniziare un percorso formativo (a fianco di tante altre iniziative, sovente di qua-

lità) che, nel tempo, potrà essere migliorato ed implementato. Il corso, di durata biennale, si propone di favorire nei partecipanti l’acquisizione delle competenze necessarie per progettare e condurre autonomamente una «scuola per genitori». Ha per tema “Ripensare l’autorità e la cura genitoriale, Come progettare una scuola per genitori”. Al primo incontro, svoltosi lo scorso 2 dicembre in Palermo presso la sede regionale AIMC, hanno partecipato quaranta insegnanti provenienti da varie parti della Sicilia. La prolusione è stata tenuta dal prof. Antonio Bellingreri, titolare della cattedra di pedagogia della famiglia dell’università palermitana, responsabile scientifico del Corso. Durante gli incontri del primo anno i partecipanti avranno l’occa-

sione di approfondire alcuni nuclei tematici di pedagogia della famiglia e della scuola, indispensabili per affrontare le questioni relative agli aspetti progettuali e metodologici della formazione dei genitori, oggetto proprio del secondo anno di corso. Ogni incontro assicurerà apposito spazio all’attività laboratoriale. Oltre al prof. Bellingreri interverranno diversi esperti: Gisella D’Addelfio, Patrizia Paoletti, Maria Grazia Vinciguerra, Rosanna Ficarra, Carmelo Ficcaglia, Giuseppa Calò, Giustina Maltese e Giulia Randazzo. È l’inizio di un cammino che si desidera ampliare e potenziare al fine di favorire la presenza, nelle varie comunità, in particolare nelle comunità scolastiche, di persone che abbiano sensibilità e competenza nell’orientamento ed accompagnamento dei genitori.

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testimonianze

CARMELA E LA MAFIA Il coraggio di una madre di Emanuele Contaldo

armela è una delle tante mamme di Palermo, cresciuta in un ambiente intriso di mentalità mafiosa; la sua famiglia non era malavitosa, ma vivere in certi quartieri a Palermo significa comunque venire a contatto con Cosa Nostra, incontrare quotidianamente la sopraffazione e la violenza, vedere dispiegarsi davanti ai propri occhi le logiche mafiose. Carmela è una donna forte, capace, anche grazie all’aiuto della sua famiglia, di portare avanti un’esistenza alternativa a questa mentalità. Certo tutto questo è costato caro a lei e alla sua famiglia, ma Carmela ora è felice della sua scelta. Un giorno si innamorò di un giovane palermitano; purtroppo lui aveva avuto un’infanzia diversa, non era certo il classico boss mafioso, né aspirava a diventarlo, ma già da piccolo aveva capito che se voleva stare al mondo doveva in qualche modo farsi valere; così, per sopravvivere, fu costretto a commettere piccoli furtarelli e fu coinvolto in qualche episodio di spaccio. Quando conobbe Carmela, fu subito amore reciproco: i due si amavano e, come è usanza qui, scapparono insieme per la “fuitina”, con lo scopo di rendere esplicita l’avvenuta consumazione di un atto sessuale completo. Misero in atto una vera e propria fuga dalle proprie famiglie di origine. Scapparono insieme verso il mare e lì consumarono il loro amore. Posero, così, i genitori davanti al fatto compiuto ed ottennero il permesso per le nozze. In questo modo i due giovani amanti poterono coronare il loro sogno e sposarsi. Ci fu una gran festa, un grande matrimonio: parteciparono tutti i parenti delle due famiglie, fu una perfetta festa nuziale in stile siciliano, si cenò fino ad ora tarda della notte, non mancò musica né un ricco buffet. Presto Carmela ebbe, anche, la gioia di rimanere incinta. Quando comunicò la notizia al marito lui ne fu felicissimo: sarebbe diventato un buon padre di famiglia, avrebbe insegnato a suo figlio tante cose, suscitando

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in lui l’interesse per la conoscenza, avrebbe giocato con lui, ma avrebbe anche trovato il tempo per farlo studiare; lui da piccolo non aveva potuto farlo con continuità, ma per suo figlio aveva in mente altri progetti. Carmela era finalmente felice, sembrava che suo marito avesse definitivamente chiuso con la sua vita precedente ed ora era proprio un uomo nuovo, uno sposo perfetto. Tuttavia, un giorno arrivò una terribile notizia: quel marito perfetto era solo un’immagine distorta della realtà, un sogno che Carmela portava dentro di sé e che, troppo spesso, aveva confuso con la realtà, ma la verità, fredda e inaspettata, si dispiegò davanti ai suoi occhi quel giorno di autunno. Suo marito fu arrestato per furto e condotto al carcere Ucciardone, la sua vita non era per nulla cambiata e le sue abitudini erano continuate a sussistere. Quando Carmela apprese la terribile notizia non poté far altro che assistere inerme mentre al suo figliolo portavano via il padre. Certo lui era ancora piccolo e non riusciva a capire quasi nulla, ma da quel giorno avrebbe dovuto rassegnarsi a vivere senza suo papà. Non appena il portone del carcere fu chiuso capì di essere rimasta sola. Nessuno l’avrebbe aiutata a crescere i suoi figli; sì, perché dentro di sé Carmela serbava un segreto: aspettava un altro bambino. Fu in quel momento che pensò a quanto sarebbe stato duro allevare due bambini, a quanto avrebbe dovuto essere forte per poter superare ogni difficoltà, facendo da madre e da padre nello stesso tempo in attesa che, forse, in futuro suo marito potesse tornare libero. E così il tempo passò, giorno dopo giorno, Carmela trovò la forza di andare avanti, vide i suoi figli crescere e diventare bambini e poi ragazzi. Insegnò loro il valore dell’onestà e della legalità, iscrisse il figlio al doposcuola della parrocchia e lei stessa si impegnò a preparare ogni giorno il pranzo


testimonianze per i bambini e i ragazzi che lo frequentavano. Nel suo cuore c’era sempre l’attesa per il marito; quanti colloqui in carcere e quante delusioni provate: ogni volta che si prospettava la possibilità che lui guadagnasse la libertà, lei si illudeva e vedeva, poi, slittare i termini di scarcerazione sempre per motivi diversi: a volte per aggravanti di reati passati, altre per semplici questioni burocratiche. Ormai non ci credeva quasi più; soffriva ogni qualvolta i suoi due figli gli chiedevano del loro padre e allora, cercando di trattenere le lacrime agli occhi, spiegava le debolezze e gli errori del marito, sempre, però, tentando di salvaguardare l’immagine del buon padre di famiglia. Insomma, il tempo passava fino a quando suo marito fu definitivamente scarcerato. Quel giorno Carmela si recò davanti al portone del carcere insieme ai suoi due figli; quando le porte si aprirono e vide la sagoma di suo marito uscire ebbe un sobbalzo al cuore, finalmente il momento tanto atteso era arrivato: avrebbe riunito tutta la famiglia e sarebbe iniziata una nuova vita. Ma, subito, il sangue le si gelò nelle vene: suo figlio non riconobbe il padre, non gli corse incontro, come forse lei aveva sperato o immaginato da tempo, e quando Carmela si voltò verso di lui scorse delle lacrime sulle sue guance. Fu in quell’istante che capì di dover pressare il marito a rinunciare alla sua vita per i suoi figli. Quell’immagine la scosse defini-

tivamente tanto che trovò il coraggio di andare dal marito e con forza, gli puntò il dito contro dicendo: «Scegli tra la tua vita e quella dei tuoi figli, ma ricorda che una volta scelto non potrai più tornare indietro!». Parole dure e sofferte con dentro tutta la rabbia taciuta in quei lunghissimi anni di assenza del marito, di difficoltà e di dolori, ma, anche parole garbate e rispettose, espressione di amore più bello e sincero verso i suoi due figli, colpevoli solamente di essere nati da due genitori come loro. Carmela era pronta anche ad abbandonare il marito ed a continuare a crescere i figli da sola, ma non era più disposta a tollerare il comportamento illecito del suo compagno. Quel volto piangente di suo figlio è rimasto impresso nella mente di Carmela per anni; quando oggi, a distanza di qualche tempo, racconta quell’episodio si commuove ancora e dentro di sé mostra tutta la fierezza di un gesto simile, che ha riportato a casa il marito, fortemente intenzionato a smettere con furti e spaccio. Carmela non sa se il marito sarà in grado di mantenere la promessa, ma tra loro c’è un tacito accordo: al primo ripensamento o al primo errore la loro storia sarebbe finita. Per ora suo marito sembra aver chiuso definitivamente la brutta parentesi della sua vita che lo ha condotto in carcere. Carmela spera che sia per sempre. Mentre Carmela mi racconta la sua storia, scorre un video di una

recita scolastica sull’imprenditore Libero Grassi, ucciso da Cosa Nostra perché non pagò il pizzo. Suo figlio recita la parte del mafioso che, prima chiede il pizzo all’imprenditore, poi lo minaccia con una serie di avvertimenti tipici del codice mafioso. L’epilogo della recita non vede, però, l’uccisione di Libero Grassi, come tristemente avvenne nella realtà, ma il mafioso viene fermato dalla società civile che si interpone tra l’imprenditore e il killer impedendole così l’esecuzione. Al termine della recita Carmela ci dice di prestare ancora attenzione: suo figlio prende la parola e dichiara davanti alla platea: «Io nella recita ho fatto il mafioso, ma nella vita non vorrò mai esserlo». Carmela ci guarda e mostra tutta la sua fierezza: quello è suo figlio. Ora lei è di nuovo incinta, aspetta il suo terzo bambino e spera di potergli dare un futuro migliore rispetto ai suoi primi due figli.

in breve All’Istituto di Formazione Politica “Pedro Arrupe” – Centro Studi Sociali Palermo si è svolto il Seminario: “Etica pubblica: garanzia per un welfare di qualità”. L’impegno, sul piano sociale ed etico, continua dopo il convegno di Bologna del 25 e 26 novembre, a cui ha partecipato Anna Staropoli, coordinatrice Laboratorio welfare dell’Istituto Arrupe.

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mostre RITA GAMBINO E I SUOI PAESAGGI “Luci umbratili. Ombre luminose” di Francesco M. Scorsone

arlare o pensare di realizzare una mostra basata esclusivamente sul paesaggio può apparire riduttivo e, in qualche caso, offrire spunti di “stupore” e di malinconia per una “moda” quasi esclusivamente ottocentista. È indubbio però che il paesaggio è presente nella pittura fin dal Trecento. Da Giotto ai nostri giorni, passando per i più grandi maestri della storia dell’arte: da Leonardo Da Vinci (La vergine delle Rocce) a William Turner (Sun Setting) da Jan Van Eyck (Agnello mistico) a Francesco Guardi (Santa Maria della salute) da Vincent Van Gogh (Notte stellata) al nostro Renato Guttuso (Fuga in Egitto) e potremmo continuare all’infinito perché non c’è artista che non si sia lasciato affascinare dal paesaggio e dalla necessità di dipingerlo. Credo anzi che il primo passo che si accinge a fare il pittore neofita è proprio quello di dipingere un paesaggio. Il paesaggio infatti ti rassicura, ti dà certezza della concretezza del tuo operato di pittore, in altri termini, ti consente l’avvio a uno sfogo altro delle tue passioni artistiche, quando queste sono pittoriche. Quindi cosa differenzia l’esercizio di una mera pittura vedutista a una rappresentazione che va oltre la materia? Meglio sarebbe dire della pittura. Ho avuto modo di vedere più volte le opere di Rita Gambino e, in questa sua ultima fatica, presenta una serie di lavori dedicati esclusivamente al paesaggio. Un paesaggio interiore certamente che brucia e divampa, ora in modo cocente come è la stessa autrice, ora verde e lussureggiante, come spesso è la spe-

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ranza e, mentre la speculazione edilizia ha deturpato, se non cancellato il paesaggio ed i modelli di sviluppo abitativo, Rita Gambino lo reinventa, fa ricorso a paradigmi ricettivi in qualche caso, forse - ma solo apparentemente – commerciabili; lo fa suo, lo interiorizza, ne fa un momento per rigenerarsi in esso, specchiandovici. Lei è il suo paesaggio. Le lunghe “sciabolate” di colore giallo, verde o rosso che percorrono l’opera da una punta all’altra sono calde e, in qualche modo di una “violenza” rassicurante. Proprio come è nel suo carattere. Nei suoi lavori è percepibile quello strano senso di libertà a cui tende l’uomo e dal quale ha profonda paura. Paura della solitudine, paura di non potere comunicare agli altri il proprio stato d’animo, le proprie emozioni, la propria gioia, sono tutte sensazioni che percepiamo vedendo la mostra. Un “catalogo” di opere distribuite per blocchi narrativi, “nuvole e cieli, deserti e praterie, alberi e fiori”, scrive Piero Longo, “raccontano” la mostra. La sensibilità del’artista che, in questa triplice valenza, vede via via frantumarsi e in qualche caso dissolversi ciò che fu il paesaggio espressionista per far posto al suo paesaggio. Il paesaggio di Rita Gambino. Dalle sue opere, almeno quelle esposte a Studio 71 e presentate in catalogo da Piero Longo, ne riceviamo la certezza. La mostra è visitabile tutti i giorni fino al 17 dicembre 2010 dalle 17.00 alle 20.00 Galleria Studio 71 Via Fuxa n. 9 Palermo. Catalogo e ingresso gratuiti.


scuola SCUOLE OCCUPATE LA LIBERTÀ È DI TUTTI di Giuseppa Calò

a lettura immediata del fenomeno delle scuole occupate ci orienta verso considerazioni ovvie, trattandosi di consuetudini più o meno consolidate nelle singole istituzioni scolastiche. Mi pare però che fatta questa premessa si possa leggere all’interno del fenomeno anche un malcontento generale motivato, visto che la protesta coinvolge pure gli alti gradi d’istituzione accademica su tutto il territorio nazionale. Possiamo davvero parlare di disimpegno e di violazione del diritto allo studio dei giovani quando in realtà i docenti e il personale addetto ai servizi scolastici già da quest’estate hanno manifestato il loro disagio di fronte a provvedimenti che privano molti dell’unico mezzo di sostenimento del proprio nucleo familiare? Di fatto dal mese di settembre si sono susseguiti scioperi del personale e assemblee sindacali. È un problema solo di pochi e non di tutta la comunità? È un problema soltanto dei lavoratori o anche degli utenti? Ritengo che debba essere possibile in un paese democratico esprimere il proprio dissenso seguendo le forme consentite legalmente. A scuola si impara ad esercitare correttamente la partecipazione attiva alla vita sociale e politica del paese a cui tutti siamo chiamati a dare un contributo nella salvaguardia del diritto di espressione e se è il caso di protesta. Se non si frequentano le lezioni volentieri, dobbiamo anche chiederci il perché, forse non è solo voglia di vacanze. Non credo nella concorrenza fra le varie libertà inclusa quella all’insegnamento. Credo che tutte le libertà, se tali, possono coesistere. Credo al dialogo costruttivo e sereno con la comunità studentesca e al miglioramento dei servizi durante il normale svolgimento delle lezioni. Dalla didattica alla valutazione alla formazione, davvero, la scuola

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italiana è ancora molto lontana dagli obiettivi che si è proposta. Il fatto che ogni tanto famiglie e studenti se ne rendono conto può spaventare. Oggi la scuola è percepita come luogo dove ci si stanca dietro le verifiche incalzanti fine a se stesse che si sono via via centuplicate. Un luogo dove si richiede sempre di più agli studenti di essere all’altezza della situazione e si dà sempre di meno in formazione, relazione, ascolto e spesso anche contenuti, in un’età, invece, nella quale i bisogni taciuti e mortificati giocano un ruolo decisivo nello sviluppo globale della persona. E non mi riferisco certo ad un “completo svolgimento del programma” concetto non più compatibile con la individualizzazione dei programmi e con il rispetto degli stili di apprendimento di ciascuno alunno, richiamati con forza all’attenzione dei docenti dalla normativa in vigore. Mi riferisco all’esercizio di una libertà di insegnamento che rinunci a metodologie obsolete e sappia sempre favorire un adeguato apprendimento, cercando di ottimizzare il tempo scuola e che faccia tesoro anche di un’esperienza di protesta valorizzando il pensiero divergente costruttivo. L’unico in grado di guardare con possibilità al futuro.

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giovani

E INIZIA DI NUOVO L’HAPPY HOUR di Maria Oliveri

Novembre nei locali del Castello Beccadelli di Marineo si è tenuto la nona edizione dell’HAPPY HOUR, il primo appuntamento con un nuovo titolo “SETTE VIZI CAPITALI”. Si è parlato genericamente di ciò che in questa attuale società è diventato importante. Di come i vizi capitali si nascondano nella nostra quotidianità diventando tanto normali da non renderci più conto che li alimentiamo anche con piccoli gesti. Molta l’affluenza dei giovani e meno giovani. È intervenuto un giovane regista palermitano presentando un cortometraggio in cui raccontava la storia di una ragazza che aveva uno stile di vita sregolato, alcool, droghe e nessuno accanto a lei che le volesse veramente bene. Ma un giorno Dio le manda un messaggio che inizialmente non aveva colto e inizia a frequentare una com-

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in breve È in corso presso lo spazio espositivo Cycas di Via di Stefano 9/bis di Castelbuono PA la mostra personale di Pippo Giambanco dal titolo: Il lin-

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di me non mi ero ancora resa conto che è standogli vicina che veramente gli posso dimostrare quanta fede ho in Lui. Da tempo cercavo una pace e una serenità che non riuscivo a trovare chiedendomi continuamente PERCHÈ? Ed ora finalmente ho capito. Ho capito che è standogli vicina, non solo col cuore ma anche con la preghiera con il rispetto per me stessa e per gli altri, che posso sentire il suo amore e il suo calore e non voglio più stare senza di Lui, senza Lui posso perdere la retta via e non voglio più provare il peso dell’angoscia dentro al cuore. La strada per rinforzare la mia fede è ancora lunga, non gli potrò dire mai abbastanza, GRAZIE per essermi stato vicino anche quando non me ne rendevo conto e sono convinta che l’unico modo sia dimostrarglielo giorno per giorno. Consiglio a tutti di vivere Dio e per Dio e consiglio a tutti di partecipare numerosi ai prossimi appuntamenti dove si può parlare, ci si può confrontare e dove vi si possono scambiare forti emozioni. I prossimi appuntamenti si terranno sempre al CASTELLO BECCADELLI di MARINEO ALLE ORE 21:00. 25 NOVEMBRE: I VIZI CAPITALI

pagnia molto vicina a Dio, tanto da passare la serata a fare un gioco in cui mettevano insieme dei bastoncini di legno alzando una torre e per ogni legnetto che a turno mettevano prendevano un biglietto dove c’erano dei passi del Vangelo. Da quella sera iniziò a passare notti insonni riflettendo sulla sua vita su ciò che fino a quel momento aveva fatto, cioè veder passare la sua vita davanti agli occhi senza sentirsi parte di essa. Ma tutto cambia, frequentando le vecchie amicizie si rende conto di non appartenere a tutto quello che fino a quel momento era la sua vita, inizia un nuovo percorso perché avvicinandosi a Dio inizia realmente a vivere. È quello che è successo a me, queste serate con l’happy hour mi sono servite a capire che ero troppo lontana da Dio. Anche se è sempre stato parte

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guaggio del silenzio. Poche opere, appena 12, sono in mostra presso lo spazio espositivo Cycas, ma abbastanza per comprendere la profonda sensibilità dell’artista scrive Vinny Scorsone nel

suo testo di presentazione della mostra. La mostra è visitabile tutti i giorni compreso i festivi dalle 11.00 alle 23.00 lunedì escluso fino al 30 dicembre 2010.

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(INTRODUZIONE)

DICEMBRE: GENNAIO: FEBBRAIO: MARZO: APRILE: MAGGIO: GIUGNO:

LA SUPERBIA L’INVIDIA L’IRA LA GOLA LA LUSSURIA L’ACCIDIA L’AVARIZIA


libri

UNA RIVOLUZIONE CULTURALE CONTRO LA MAFIA Presentato un volume di Roberto Mazzarella di F. S.

’uomo d’onore non paga il pizzo” è il titolo del libro presentato presso la chiesa del Ponticello dall’autore Roberto Mazzarella. Nel volume edito da Città Nuova si ripercorrono, tramite interviste a vari personaggi di spessore nella lotta antimafia, le tappe del risveglio della società civile palermitana, dopo le stragi Falcone e Borsellino. Mazzarella, prendendo spunto da una frase di Libero Grassi (con un mafioso non prenderei nemmeno un caffè) afferma che bisogna evitare ogni genere di collusione con i mafiosi. “Anche la miseria, il bisogno afferma l’autore - non sono valide motivazioni per scendere a patti con i mafiosi”. Mazzarella sollecitato anche dal dibattito che ne è scaturito, ha celebrato i successi di Addiopizzo, associazione antiracket promotrice del “consumo critico”. L’autore, inoltre, ha affermato che per sconfiggere la mafia non basta la fase repressiva, peraltro fondamentale, ma c’è bisogno di una vera e

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propria rivoluzione culturale che parta dall’istruzione, dalle scuole. Mazzarella reputa significativa la presa di posizione del Presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, il quale ha deciso di espellere le imprese che pagano il pizzo. “A diciassette anni dalla morte di Libero Grassi – ha detto ancora Mazzarella – sono stati compiuti dei progressi nella lotta al racket, ma non tali da potere cantare vittoria”. È poi intervenuto p. Giacomo Ribaudo – parroco della Magione – il quale ha prima affermato che la miseria non è un motivo per diventare mafiosi, ed ha altresì detto che esiste una mafia dell’antimafia, cioè che vi sono infiltrazioni mafiose, un po’ in tutti i settori del vivere civile. “Anche Francesco Campanella – ha scritto nel suo libro Mazzarella – ex imprenditore di Villabate arrestato per mafia, faceva antimafia, ma poi si è scoperto che era un mafioso. Così come p. Bucaro, di cui, dopo la morte di Paolo Borsellino si era parlato come del confessore del magistrato, poi si è scoperto che aveva affari di riciclaggio con la mafia”. Mazzarella, attraverso la voce di militanti di Addiopizzo, ha poi nel libro ripercorso i successi dell’associazione, partendo dai volantini diffusi su tutta la città “Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”, per arrivare al consumo critico che potrebbe favorire le imprese che non sottostanno al pizzo. Il grande assente del libro è il politico colluso e mafioso che va in carcere, solo dopo che sono stati completati i tre gradi di giudizio e continua a tessere trame contro la società civile. “La zona grigia – scrive Mazzarella nel volume – è molto più estesa di quanto si pensi, ma è chiaro che su questa fascia di colletti bianchi, ancora ben poco si è scoperto”. Mazzarella, sia nella presenta-

zione che nel libro, ha insistito sul valore pedagogico dell’antimafia nelle scuole e sul valore diseducativo delle fiction, ormai inflazionate, che tendono ad attribuire connotati positivi ai mafiosi. “La speranza è – ha continuato Mazzarella – nelle nuove generazioni, che possano crescere nella cultura della legalità e della trasparenza”. Mazzarella ha inoltre ribadito che, come ha recentemente detto durante la sua visita Benedetto XVI a Palermo, mafia e vangelo non possono andare di pari passo. E questo monito dell’attuale pontefice, segue l’anatema scagliato ad Agrigento nel ’93 da Giovanni Paolo II che invitatava i mafiosi a convertirsi e fa riferimento a tutta l’attività pastorale del Cardinale Pappalardo. “È incredibile – ha concluso Mazzarella – che proprio i valori etici tipici del siciliano, come la famiglia, il rispetto e l’onore, vengano stravolti ad uso e consumo della mafia, quasi come se fossero delle sovrastrutture che giustificano i loschi affari di “cosa nostra”.

Roberto Mazzarella

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spazio di fede

avvento

cioè dio che viene di Paolo Turturro

bbiamo annunciato la rivelazione di Dio soltanto attraverso l’esperienza storica del popolo d’Israele. Reputo che la rivelazione dell’amore di Dio è per tutti noi, per tutti i popoli della creazione, è prima d’Israele e non si sia fermata alla morte dell’ultimo apostolo. La sostanza di Dio è rivelazione d’amore. È tempo di scoprire la sua Parola attraverso la storia di tutti i popoli, attraverso profeti di altre genti, attraverso santi e uomini coraggiosi di tutti i secoli, di tutte le nazioni. Certamente scopriremo una rivelazione più completa, più ampia, universale tale che tutte le genti si sentano chiamate a conoscere e ad amare Dio. Dio non si chiude a nessuno. Dio è padre di tutti. La storia di ogni popolo è storia anche di Dio. Sento più efficace la liturgia pregna non solo della parola delle dodici tribù d’Israele ma del coraggio di ogni uomo, della forza di ogni cammino di liberazione di ogni popolo. Una liturgia aperta ad ogni uomo di ogni razza, di ogni lingua. Una liturgia aperta all’uomo, unica sede della rivelazione di Dio. La furbizia di Davide nell’uccidere Uria per possedere la sua moglie mi smarrisce sull’altare. Tanti, nella storia hanno percorso tale cattiveria. Mi affascina l’esperienza di Martin Luther King. Mi affascina la parola liberante di Bonhoeffer. Mi prende di responsabilità il silenzio della parola di Rosmini. Mi incoraggia il martirio della parola di Savonarola. Mi inebriano di sapienza i poemi di Davide Maria Turoldo. Impazzisco dinanzi alle intuizioni avvenute su Cristo da parte di Alda Merini. Tutto ciò non è rivelazione di coraggio, di sapienza, di virtù che hanno origine solo nello Spirito Santo? Mi prende l’esperienza pastorale di don Milani, di don Mazzolari, di don Tonino Bello. Non potrebbero i loro scritti essere inseriti nella liturgia della S. Messa? Le Parole vigorose di coraggio non possono non venire da Dio. Ecco Dio viene nel diario di Anna Frank. Ecco Dio viene, Emmanuele di salvezza nei libri di Paolo Coehlo. Ecco Dio viene nel coraggio di Mandela. Ecco Dio viene nella forza di Gandhi. Ecco Dio vie-

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ne nella parola del cardinale Carlo Maria Martini. Ecco Dio viene nelle lacrime di ogni madre. Ecco Dio viene nel perdono di ogni cuore. Ecco Dio viene in te, che lavori e non vuoi entrare in nessuna chiesa. Dio è per strada. Dio è in una capanna. Dio è fuori di ogni dogana, di ogni appartenenza. Forse le parole infiammanti dei grandi scrittori, dei grandi poeti, dei grandi profeti non sono parola viva della rivelazione di Dio che non cessa mai di stupirci? Ecco Dio viene in “Via col vento”. Ecco Dio viene nel silenzio di una casa dove le lacrime sono l’unica bevanda e dove il sacrificio è l’unico cibo. Ecco Dio viene nel “Cuore amaro”. È tempo di inserire nella liturgia dei sacramenti la parola scritta con le lacrime, con il sangue del coraggio, con il silenzio della pazienza. Una liturgia, tale da divenire più viva, più attuale, più efficace di salvezza. Sì, io so bene che i sacramenti sono efficaci di per se stessi. Sì, io lo so. Ma quante lodi distratte, quanti vespri morti di tramonto, quante SS. Messe seppellite inutilmente nella nostra vita. Anche il vagito di un neonato durante la S. Messa è parola di Dio e non disturba nessuno, tale da essere gettato fuori con la sua stessa madre. Anche la sofferenza offerta di preti che constatano infruttuosa la loro vita pastorale è Parola di Dio che viene a rafforzarci nella fede. Anche i cantici di ogni poeta è Parola di Dio che viene a consolarci. Anche lo smarrimento offerto dei giovani che cercano la giustizia, la lealtà, l’amicizia è Parola di Dio che viene a liberare d’innocenza il volto di ogni giovane. Anche le sorgenti che tu ascolti, anche i monti dove tu innalzi lo sguardo, anche i fiumi che scorrono nel tuo cuore, anche l’autunno che ottenebra il tuo stato d’animo, anche la depressione che affliggono di sofferenza i tuoi occhi sono parola di Dio, se offerti allo spirito che vive in te, che sente in te ogni sospiro di liberazione. Io canto la speranza che palpita nel cuore di Dio. Io canto gli occhi che contemplano l’avvento del Signore. Io canto l’eucaristia che nasce ancora una volta nelle stalle di ogni insicurezza. Io mi inebrio di natale nelle celle dei frati, delle clarisse, dei benedettini, dei cistercensi. Io abito il letto di Dio per addormentarmi nella pace. È parola di Dio che viene, il coraggio di vedere bene, di ascoltare bene, di dire bene. Anche l’ultimo sogno spezzato dall’odio vola nel concepire Dio sulla terra. Io non sento altro che un’immensa sinfonia della Parola di Dio in ogni vivente, in ogni luogo, in ogni popolo, in ogni arte, in ogni ribellione, in ogni osti-


spazio di fede nazione del bene. Io non sento altro che un’infinita liturgia di lode nel canto di ogni amore, nel concerto di ogni sguardo, nell’abbraccio di ogni perdono, nella stretta di mani di ogni popolo. Io non sento che un’apertura dei cieli nel coraggio di ogni scrittore che imprime libertà, grazia, sapienza nei poemi che scrive nel suo sangue. Io non sento che un palpito unisono di tanta gente che spera, lotta, soffre sulle strade dell’uomo pur lontano dalla Chiesa. Io non sento che un’infinita misericordia di overdose di grazia per milioni di uomini che nelle taverne, nei bar, nei pub vogliono uscire dalla notte delle loro disperazioni. Io non sento altro che una nuova armonia di liturgia cantata da ogni popolo che resiste, agisce, lotta la libertà da ogni dittatore di denaro. Io non sento altro che la lotta di tutti gli uomini giusti che cantano, pur lontano da ogni altare, la libertà e la forza di amare.

una news per riflettere di Fabrizio Artale

Pianeta lavoro CERCO… Giuseppina La Barbera: cerca lavoro come baby sitter, disbrigo pratiche e assistenza anziani. Rosaria Lo Cicero: con esperienza lavorativa cerca lavoro nel settore ristorazione. Giuseppe Nicotra: cerca lavoro come saldatore. Ventennale esperienza lavorativa Dora Russo: referenziata affidabile cerca lavoro come baby sitter. Salvina Corrao: separata con quattro figli cerca lavoro come collaboratrice domestica. Rosaria La Piana: automunita cerca lavoro come accompagnatrice, disbrigo pratiche, assistenza anziani. Per informazioni: Rosalia Gargano cell. 3291250661

ue boscaioli lavoravano nella stessa foresta ad abbattere alberi. I tronchi erano imponenti, solidi e tenaci. I due boscaioli usavano le loro asce con identica bravura, ma con una diversa tecnica: il primo colpiva il suo albero con incredibile costanza, un colpo dietro l’altro, senza fermarsi se non per riprendere fiato rari secondi. Il secondo boscaiolo faceva una discreta sosta ogni ora di lavoro. Al tramonto, il primo boscaiolo era a metà del suo albero. Aveva sudato sangue e lacrime e non avrebbe resistito cinque minuti di più. Il secondo era incredibilmente al termine del suo tronco. Avevano cominciato insieme e i due alberi erano uguali! Il primo boscaiolo non credeva ai suoi occhi. “Non ci capisco niente! Come

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hai fatto ad andare così veloce se ti fermavi tutte le ore?”. L’altro sorrise: “Hai visto che mi fermavo ogni ora. Ma quello che non hai visto è che approfittavo della sosta per affilare la mia ascia”... Il tuo spirito è come l’ascia. Non lasciarlo arrugginire. Ogni giorno affilalo un pò: Nella tua giornata, densa di impegni, ritagliati dei momenti di silenzio e di solitudine. Prega e Sorridi. Abbraccia ogni giorno le persone che ami e dì loro: “Ti voglio bene”. Sii gentile con tutti. Anche con quelli di casa tua. Aiuta qualcuno che ha bisogno di te. Leggi un buon libro: anche lo spirito, come il corpo, va nutrito. Guarda il Cielo e punta in alto... Grazie per la Tua Amicizia.

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televisione PALINSESTO TELEREGINA dal 17 al 24 Dicembre 2010

Venerdì 17 Dicembre (CTS) ore 16.00: Quindicinale (notizie) ore 16.15: La Teologia approda nel quartiere ore 16.33: Auguri di Natale di p. Giacomo ore 16.45: Progetto Egadi Sabato 18 ore 11.30: ore 11.32: ore 11.34: ore 12.00: ore 12.15:

Dicembre (CTS) Vangelo di domenica 19/12/10 Parlerò al tuo cuore Cristo in frontiera Oltre il fatto Sfogliando CNTN

Sabato 18 ore 20.00: ore 20.02: ore 20.04:

Dicembre (IN TV - Sky 840) Vangelo di domenica 19/12/10 Parlerò al tuo cuore Cristo in frontiera

PALAZZO MIRTO di Alberta Rondini

Domenica 19 Dicembre (CTS) ore 11.30: Santa Messa dalla Basilica SS. Trinità (La Magione) - Palermo (diretta) Domenica 19 Dicembre IN TV (Sky 840) ore 11.30: Santa Messa dalla Basilica SS. Trinità (La Magione) - Palermo (diretta) ore 12.35: Arte e psiche - La pittura ore 12.47: Auguri di Natale di p. Giacomo Lunedì 20 ore 11.30: ore 11.34: ore 11.46: ore 11.58: ore 12.15:

Dicembre (CTS) Oroscopo come bussola Auguri di Natale di p. Giacomo Arte e psiche - La pittura Oltre il fatto Sfogliando CNTN

Lunedì 20 ore 20.00: ore 20.04: ore 20.34: ore 20.46:

Dicembre IN TV (Sky 840) Oroscopo come bussola Volti al confronto Auguri di Natale di p. Giacomo I nuovi Italiani - Sri Lanka

Mercoledì 22 Dicembre (CTS) ore 21.30: Conoscere Palermo: Palazzo Mirto ore 22.00: Volti al confronto Giovedì 23 Dicembre IN TV (Sky 840) ore 20.00: Quindicinale (notizie) ore 20.15: Auguri di Natale di p. Giacomo ore 20.30: Oltre il fatto ore 20.45: Sfogliando CNTN Venerdì 24 Dicembre (CTS) ore 16.00: Quindicinale (notizie) ore 16.15: Arte e psiche - La pittura ore 16.27: Auguri di Natale di p. Giacomo ore 16.39: Pellegrinaggio al Santuario della Madonna del Miracolo I programmi potrebbero essere soggetti a variazioni.

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alazzo Mirto si trova nel centro storico della città ed è stato per quattro secoli la dimora palermitana dell’antica e nobile famiglia dei Filangeri. Nel 1982, l’ultima erede della famiglia, la nobildonna Maria Concetta Lanza Filangeri, adempiendo le volontà del fratello Stefano, donò il palazzo alla Regione Siciliana a condizione che fosse mantenuto nella sua integrità e aperto alla pubblica fruizione. L’edificio è il risultato di numerose trasformazioni che si sono succedute nei secoli e per la ricchezza dei suoi arredi si può considerare il museo di se stesso. Costituisce un’eccezionale attrattiva sia dal punto di vista artistico che da quello storico, poiché testimonianza della vita e degli usi di una nobile e ricca famiglia palermitana. Al primo piano, il percorso di visita si snoda attraverso la successione degli ambienti di rappresentanza sontuosamente arredati, con pareti arricchite da pannelli serici, da arazzi, da tendaggi e da dipinti. In queste sale sono presenti mobili, quadri, sculture ed importanti collezioni di porcellane, maioliche, ceramiche siciliane, orologi, ventagli, vetri, armi, pezzi da presepe e bronzetti. Al secondo piano, si trovano gli appartamenti della famiglia, anch’essi riccamente arredati. Molto interessanti sono anche le cucine e soprattutto le scuderie, dove sono attualmente conservate le carrozze della collezione Martorana.

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appuntamenti DOVE TROVARE C N T N

Padre GIACOMO: dove, quando... Lunedì Giovedì

ore 14,15 - 20,30 Magione ore 9,30 - 13,00 S. Caterina ore 13,30 - 15,30 S. Giovanni C ON F E SSIO N I

Sabato ore 17,30 - 18,45 S. Giovanni mezz’ora prima della celebrazione di ogni S. Messa RECAPITI

330.53.79.32 (quando è possibile tenerlo acceso) 091.49.01.55 ogni giorno ore 7,00 - 7,45 091.25.25.525 (di pomeriggio, spesso) 091.617.05.96 anche Fax giacomo.ribaudo@fastwebnet.it C H I E S E IN C U I H A LU O G O L’ A D O R A Z I O N E E U CA R I S T I C A S O L E N N E A L D I F U O R I D E L L A S. M E S S A :

* CUORE EUCARISTICO DI GESÙ, C.so Calatafimi, 327: Vn. ore 16,30-18,00; 1° Vn anche 9,30-12,30 * ANCELLE DEL S. CUORE, in via Marchese Ugo: Tutti i giorni ore 7-13; 16-17 * OLIVELLA: Ln. Mt. Mc. ore 17,30-18,30 * S. CATERINA DA SIENA in via Garibaldi: Gv. ore 09,00-12,00 da Ln. a Vn. ore 23,00-24,30 * MARIA SS. IMMACOLATA via Montegrappa Gv. ore 09,00-23,00 * S. GIUSEPPE AI QUATTRO CANTI: Vn. ore 21,00-23,00 * S. MAMILIANO (di fronte al conservatorio): da Ln. a Vn. ore 16,00-18,00 * S. LUCIA, in via Ruggero Settimo: Sb. ore 21,00-24,00 * MARINEO, presso la chiesa del Collegio: Gv. ore 09,00-12,00 * MADONNA DEI RIMEDI: piazza Indipendenza Gv. ore 10,00-12,00 * SAN BASILIO: Giovedì - Venerdì 9.00 - 12.00 Venerdì dalle 18.30 - 19.30 * SANTA TERESA alla Kalsa: Giovedì 17.30 - 18.30; 19,00 - 21,00 * FRATI MINORI RINNOVATI SANTA MARIA DEGLI ANGELI: in via Alla Falconara, 83: Ogni giovedì dalle 15.30 alle 16,15 1° venerdì del mese 20.00 - 21.00 * SS. CROCIFISSO - Ciaculli: Giovedì ore 16.00 - 17.00

DOVE CONFESSARSI... -

S. Domenico (mattina) Casa Professa (zona Maqueda) S. Giuseppe dei Teatini (Quattro Canti) S. Teresa (piazza Kalsa) Madonna dei Rimedi (p.zza Indipendenza) S. Raffaele Arcangelo (via G. Roccella) S. Maria della Pace (Cappuccini) S. Francesco d’Assisi (piazza S. Francesco d’Assisi) S. Antonio da Padova (Stazione) Boccone del Povero (c.so Calatafimi, 327)

Edicole

Rivendita giornali

Sedi Istituzionali

Claudia Amica Pipi Alberto C.so Calatafimi, 327 Dario Badalamenti Via G.F. Ingrassia Bruno Maurizio Via Lincoln, 124 Cori David e Carmen Richichi Calata S. Erasmo Capizzi Piazza G. Cesare Vincenzo Di Bella Via Roma (Accanto posta centrale) Giovanni Serra Via Cavour Catalano Francesca Via E. Amari Siddiolo Giampiero Via Roma (Ang. C.so Vittorio Emanuele) Ferrara Angelo Via Ruggero Settimo Edicola Mercurio di Antonia Siddiolo L’edicola di A. Cappello Via Vaglica (Piazzale Ungheria) Testagrossa Via P. Calvi D’Amico Domenico Via Dante, 78 Giovanni Cricchio Via Notarbartolo (Ang. Via Marchese Ugo) Damiani M.Rita Via Terrasanta, 5 Libri Giò di Giuseppe Mercurio Via Duca della Verdura E. Calò Marco Mercurio Via F. Laurana Edicola Lino Via Don Orione Rosetta Abatangelo Via Marchese di Villabianca, 111 Libreria Mercurio Via M. di Roccaforte, 62 Ciulla e Cannella Via Cirrincione

Piazza dell’Esedra

Facoltà Teologica

Lidia Monsignore

Corso V. Emanuele, 463

Via E. Restivo, 107

(Loredana Ferraro)

Da Silvio

Galleria e Biblioteca d’Arte

Marineo (Pa) Cuccia Francesco Luigi Via F. Laurana, 79

Studio 71 F.M. Scorsone Via Fuxa, 9

90143 Palermo Edicola Resuttana dal 1920 Via Resuttana, 243

Chiese

Pirrone Antonino

Basilica SS. Trinità alla Magione

Piazza Verdi Mario Cassano

Via Magione

Via De Gasperi 237

S. Giovanni dei Napoletani

Fabio Velardi

Corso Vittorio Emanuele

Viale Regione Siciliana

Santa Caterina da Siena

(Angolo Via Perpignano)

Via Garibaldi S. Cristoforo

Attività

Via S. Cristoforo

commerciali

(Via Roma di fronte la Standa)

Articoli e oggetti sacri

SS. Crocifisso

Rosa Maria Cerniglia

Via Ciaculli

Villabate

Maria SS. di Lourdes

Associazione Esperanza Via Magione, 44

Via Ponticello

Orefice Nino Scrima

Borgo della pace

Via Magione

Baucina

Gazebo CNTN Piazza Marina Libreria Paoline C.so Vittorio Emanuele, 456

Privati Lidia Castellana

Bar Pasticceria Amalia Rimedio Via P.pe di Palagonia, 2/F

C. Vittorio Emanuele, 547

Libreria Articoli Sacri LDC, di

Villabate

Lombardo

Micale – Badalamenti

Via A. Siciliana, 16/D

Via M. Cipolla, 106

Angie Sport Via Sciuti, 178

Salvo Di Lorenzo

Bruno Gomme

Via Fiduccia, 11 (Villabate)

Via Garibaldi, 10/16

Caterina Gaglio

Monreale (PA)

Largo Hilton - Villabate

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CNTN 15 anno XI  

settimanale di ispirazione cristiana

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