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SOMMARI O

N. 11

In copertina: Pompei

ANNO XI Registrazione Tribunale di Palermo N.17 / 2000

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EDITORIALE

SERENA TERMINI

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A TU PER TU Lavoro: ecco alcuni consigli contro la disoccupazione di Giacomo Ribaudo

REDAZIONE:

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ATTUALITÀ

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VITA SOCIALE

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CRONACA

DIRETTORE EDITORIALE: GIACOMO RIBAUDO DIRETTORE RESPONSABILE:

1999/2010 Undici anni di allegra gestione dei rifiuti in Sicilia di Serena Termini

Macerie di democrazia di Fabio Sortino

G. Bonanno, E. Ghezzi, F. Giorgianni, G. Gonzales,

“Serve una svolta per educare alla cultura della vita”

P. Turturro, F. Verruso. IMMAGINI A CURA DI GIOVANNA GONZALES

Marineo poetica di Nino Di Sclafani

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PROPOSTE

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CULTURA

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PERSONAGGI

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CHIESA

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LIBRI

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TEATRO

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SPAZIO DI FEDE

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PIANETA LAVORO

Un museo per il novecento? di Giovanni Bonanno

Questo numero è stato chiuso il 15 Novembre 2010 alle ore 13.00

di Movimento per la vita

Trabia e la chiesa madre di Santa Petronilla di Giuseppe Longo

DIREZIONE REDAZIONE AMMINISTRAZIONE

Via Magione, 44 - Palermo Tel. 091.6177936 - 334.9647256 Fax 091.6175215

di Maria Anselmo

Il diacono: “chi è precisamente?” di Vito Favara

regina.coelorum@virgilio.it www.cntn.it

Il senso delle cose di Nicola Romano

www.teleregina.it IMPAGINAZIONE

E E

COMPOSIZIONE GRAFICA

STAMPA

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La testimone di un mito

Nel 1903 Ermete Novelli inaugura il teatro Biondo di Franco Verruso

Martiri a Bagdad di Paolo Turturro

NOTIZIE

www.copygraphic.it

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TELEVISIONE

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PALINSESTO

Tracce della cultura cinese in Sicilia di Alberta Rondini

L’attività e la collaborazione a qualsiasi titolo sono fornite gratuitamente

Un settimanale “nuovo” per la tua formazione religiosa e culturale Abbonamento sostenitore euro 50 Abbonamento fuori Palermo euro 60: Europa euro 80 Paesi Extracomunitari euro 90 c/cp n. 12372983 intestato ad Associazione CNTN oppure Monte dei Paschi di Siena Filiale di Villabate IBAN IT 78L01030 43730 000000002944 Per informazioni chiama la redazione: 091 6175215 - 091 6177936


LAVORO: ECCO ALCUNI CONSIGLI CONTRO LA DISOCCUPAZIONE

a tu per tu

di Giacomo Ribaudo

er ora si parla in toni un po’ drammatici del problema della disoccupazione. Mi sono però soffermato più a descrivere un fenomeno e a esprimere un disagio ed una rabbia repressa all’interno del cuore di tanta gente che non a suggerire soluzioni. Alcuni suggerimenti veramente ce li avrei e voglio manifestarli. Evidentemente farò sorridere i grandi esperti dell’economia e della politica, ma non importa: quello che penso io lo confronto sempre con la povera gente, diffido di me stesso e dei miei pensieri, se non sono suffragati dai migliori rappresentanti della saggezza che sono appunto tutti i poveri della terra, quelli che non prendono mai il microfono presso un’emittente radiofonica e/o televisiva, né sono in grado di inviare fax alle agenzie di stampa e alle testate giornalistiche. Vediamo un po’.

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1) Ciascuno stia al suo posto, faccia il proprio dovere, lavori con impegno e rifiuti ogni tipo di lavoro che non è conforme alla sua coscienza. 2) Nessuno copra mai la fannulloneria dell’altro per fargli un favore perché questi tipi di lavori sono a danno della collettività e quindi a danno di chi il favore si persuade a concedere. E se è responsabile, anche in piccola misura, si adoperi perché non ci sia nessuno che lavori meno e nessuno che trascuri il proprio dovere. 3) Nel compiere il proprio dovere ci si rassegni al fatto che nessuno verrà a riprenderti con la telecamera, mentre aiuti umilmente la

nazione e la Chiesa a crescere con il tuo contributo umile e silenzioso. Pare infatti che esista ormai in Italia troppa gente che si compiace di fare qualcosa solo a suon di riflettori perché lo stipendio e la soddisfazione di rendersi utili, a tante testoline leggere pare che non basti più. 4) I datori di lavoro, piccoli o grandi che siano, si rassegnino anche loro a fare sacrifici e invece di costringere i dipendenti a straordinario non pagato, assumano altro personale. Questo a cominciare dal datore di lavoro per eccellenza che è lo Stato e che ha risolto il problema di come trovare altri 35 mila miliardi non concedendo il rimborso ai pensionati che non ne avevano fatto richiesta entro il 19 settembre. È come se io non volessi rimborsare gli sposi che rinunciano al matrimonio perché si sono lasciati, se non ne fanno richiesta entro una settimana dal non avvenuto matrimonio, magari vantandomi di essere un buon amministratore….! 5) Non chiudere mai e per nessun motivo nessuna scuola, nessuna impresa, nessuna azienda, nessun locale dove c’è gente che si guadagna il pane. I luoghi di lavoro aperti e che rendono non si chiudono mai. Si devono controllare, commissariare, multare se necessario, costringere entro i limiti della legalità, aiutando i gestori a rientrarvi. Mai chiudere. 6) I magistrati e gli uomini politici a rischio è ben giusto che siano protetti, ma, (per carità) si cerchino soluzioni diverse da quella di fare di interi quartieri, zone di rigorosa rimozione automobilistica..! Perché magistrati e commercianti insieme non si organizza un’assemblea cittadina con i rappresentanti delle autorità competenti e non si approfondisce il problema? Se non cosa avremo? La disoccupazione che cresce, la disperazione spinge alla richiesta di appoggio alla mafia o agli usurai; la mafia e l’usura, con le richieste d’aiuto, diventano più potenti; diventando più potenti la vita dei magistrati e dei politici più impegnati è sottoposta a maggiori rischi, e si indebolisce la legalità nel tentativo di affermarla! Polpettone all’italiana. 7) Si richieda a chiunque assume una responsabilità pubblica di qualsiasi genere un atto notorio con la dichiarazione di non appartenenza continua a pagina 4

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notizie continua da pagina 3

alle società che gestiscono poteri occulti, pena una grossa ammenda o addirittura il carcere quando si dichiari il falso. 8) Si istituisca in ogni Comune una commissione di probiviri volontari che possano gestire un fondo speciale anti-disoccupazione. Tale fondo dovrebbe essere costituito dalla rinuncia volontaria, fino a quando la disoccupazione non scenderà al 5%, di mille euro al mese da parte dei parlamentari e di 50 euro... e da parte di tutti i cittadini che possiedono un reddito annuo supe-

riore ai 15 mila euro e di 10 euro per tutti gli altri. Sorridete pure…può darsi che la gente con cui ho a che fare sia costituita tutta da ingenui e sempliciotti. Ma può anche darsi che quella con cui ha a che fare chi si permette di sorridere sia fatta da gelidi opportunisti che desiderano far pagare sempre ad altri il conto per i poveri. E, guarda caso, i conti per i poveri li pagano sempre i poveri. Se la democrazia è questa io mi rifiuto di essere considerato un membro di uno Stato democratico!...

CHI DESIDERA ABBONARSI PUÒ TELEFONARE ALLO 091.617.79.36 O PUÒ CONTATTARE ANNA BASILE 328.4767020 O LOREDANA FERRARO 339.8294260 È stato messo a punto il programma del Concistoro del prossimo 20 novembre, nel corso del quale il Santo Padre conferirà la berretta cardinalizia all’Arcivescovo di Palermo S.E. Paolo Romeo. Sabato 20 novembre alle ore 8,30 si svolgerà la celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo nella chiesa di Santa Maria in Traspontina a Roma. Alle ore 10.30 il Concistoro pubblico per la creazione dei nuovi Cardinali e la consegna della berretta nella Basilica di San Pietro. Dalle ore 16.30 alle 18.30 avranno luogo le visite di cortesia in Aula Paolo VI. Domenica 21 novembre 2010 Solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo alle ore 9.30 nella Basilica di S. Pietro si svolgerà la Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Santità Benedetto XVI e la consegna dell’Anello ai nuovi Cardinali. Mercoledì 24 novembre il neo Cardinale di Palermo sarà accolto a Palermo. Alle ore 17.00 il saluto alle autorità Civili e Militari a piazza del Parlamento e alle 18.00 la celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Paolo Romeo nella Chiesa Cattedrale di Palermo. Chi volesse potrà partecipare al Concistoro a Roma dal 19 al 21 novembre 2010. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi all’ufficio Pastorale della Curia

Arcivescovile Tel. 091/6077257 – fax 0916077260; e-mail segreteriauffpast@diocesipa.it *

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Una tragica vicenda di violenza domestica, la sofferenza dei “bambini stregoni” in Congo, la vita dei braccianti africani in Campania, il grido di libertà di un carcerato. E poi le delicate testimonianze dei familiari di pazienti in coma e una satira dell’omofobia dentro una famiglia “normale”. Sono questi i temi delle sei opere – di cui quattro inedite – vincitrici del Premio L’Anello Debole, la cui sesta edizione si è conclusa presso la Comunità di Capodarco di Fermo, dopo un Festival che ha visto impegnati 126 giurati popolari alle prese con le votazioni dei 24 finalisti. *

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Percorso di formazione per operatori di pastorale della salute. Gli incontri si svolgeranno nel salone teatro della Parrocchia San Raffaele Arcangelo, via Gustavo Roccella, 28, villaggio Santa Rosalia. Gli interessati devono presentare una domanda firmata dal proprio parroco o dal responsabile del gruppo di appartenenza riconosciuto dalla chiesa. Per informazioni e iscrizioni 091/6162491 e 091/491408; ore serali; 09176167310 (ore 10-12); 3314777774; 336548935.

NELL’ARTICOLO DI FABIO SORTINO “QUANDO LE DONNE SONO DENTRO” DEL NUMERO 9 DI CNTN PAGINA 12 È STATO INVOLONTARIAMENTE OMESSO UN PERIODO NEL QUALE SI PRECISAVA CHE IL CONVEGNO È STATO ORGANIZZATO DALLA PRESIDENTE DEL CLUB DECANO INNER WHEEL DI PALERMO, MARIUCCIA BRANDALEONE PECORARO.

CI SCUSIAMO CON GLI INTERESSATI.

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editoriale 1999/2010 UNDICI ANNI DI ALLEGRA GESTIONE DEI RIFIUTI IN SICILIA Un video-denuncia della Cgil sull’emergenza rifiuti in Sicilia di Serena Termini

ono riduzione, raccolta differenziata, riciclo e riutilizzo le parole chiavi affinché si possa avere una politica dei rifiuti efficiente nella nostra Isola. Questi dovrebbero essere i cardini principali di un piano rifiuti che il sindacato chiede venga discusso con le parti sociali e con le comunità locali al più presto e varato in un regime di ordinarietà. Il filmato, racconta in 35 minuti undici anni di gestione dei rifiuti in Sicilia, dal 1999 al 2010, tra piani regionali, commissariamenti e deroghe alle normative vigenti fino a giungere ad oggi, a un momento in cui “evitare gli errori del passato e impiantare subito una politica dei rifiuti efficiente e trasparente sostiene la Cgil - è indispensabile per evitare il peggio”. Il video - inchiesta “costruire l’emergenza” sui rifiuti in Sicilia racconta come dal punto di vista sostanziale lo stato di emergenza nell’Isola non sia mai finito e come tutto questo ci avvicini pericolosamente alla

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situazione della Campania. Nel documentario si spiega, inoltre, come in tutti questi anni il sistema sia stato frammentato per non fare partire gli impianti di compostaggio esistenti, fondamentali per l’attivazione della raccolta differenziata. Inoltre, si denuncia il mancato adeguamento delle 13 grandi discariche siciliane che gradualmente stanno esaurendo la loro capacità di contenimento. “Oggi si costruisce l’emergenza ad hoc per andare in deroga a quanto prevede la legge e potere fare ciò che si vuole – sottolinea con forza la segretaria generale della Cgil regionale, Mariella Maggio – cioè per interessi che non sono quelli dei cittadini”. “Il settore va ricondotto a trasparenza, piena legalità, partecipazione democratica, efficienza – continuaattraverso azioni e messaggi chiari a una collettività della quale bisogna recuperare la fiducia. I rifiuti non devono essere un affare per pochi, ma un’opportunità anche di sviluppo civile ed economico”. Il filmato ha lo scopo di spingere le istituzioni a non ripetere gli errori del passato recente, perché invece ciò che sta accadendo sembra costruito sulla stessa falsariga. Si è di nuovo, infatti, ad un commissariamento, meccanismo che portò al progetto dei 4 termovalorizzatori di Cuffaro; con piani inattuati, come quello sulla riduzione degli Ato e il ripiano dei debiti (un miliardo di euro) e con “un nuovo piano frettolosamente inviato a Roma - continua la Maggio - concepito eludendo il passaggio fondamentale della concertazione e partecipazione democratica. Piano che – ha aggiunto - rischia peraltro di finire nel tritatutto delle beghe politiche tra Lombardo e il Pdl di cui è esponente il ministro dell’ambiente, che ha anticipato un suo giudizio negativo”. Ricordiamo che lo scorso aprile l’assessore regionale ai rifiuti Pier Carmelo Russo ha portato all’Ars la legge 9/2010 che, in sintonia con il piano scritto nel 1999, è stato approvato con il plauso dei comuni, sindacati e associazioni ambientaliste. Lo scorso luglio però il premier Silvio Berlusconi ha emanato un’ordinanza di protezione civile nominando il presidente Lombardo commissario straordinario sui rifiuti in forza della quale il governatore della Sicilia potrà di fatto usufruire di ampie deroghe alle leggi vigenti, compresa la deroga alla legge 9/2010.

SI RINGRAZIA:

Per il rinnovo dell’abbonamento: Natale Tocco

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attualità

MACERIE DI DEMOCRAZIA Crolla la domus gladiatori di Pompei di Fabio Sortino

Pompei - Schola Armaturarum Juventutis Pompeianae

l fascino degli scavi di Pompei resta grande, ma il sito archeologico più importante del mondo rischia di non resistere al tempo e all’incuria. L’ennesimo scempio è avvenuto con il crollo della Schola Armaturarum Juventutis Pompeianae, nota anche come Domus Gladiatori, un edificio risalente agli ultimi anni di vita della città romana prima che l’eruzione del 79 d.C. la seppellisse. L’edificio era una sorta di palestra dove i gladiatori si allenavano e nella quale deponevano le armi all‘interno di alcuni incassi ricavati nei muri. L’area è stata transennata per poter accertare la dinamica dell’evento e valutare l’entità dei danni. Al successivo sopralluogo hanno preso parte il direttore degli scavi, Antonio Varone, l’archeologa di turno, Grete Stefani, il tenente Elefante, del nucleo tutela patrimonio dei carabinieri e il capo dell’ufficio tecnico, architetto Valerio Papaccio.

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L’accesso è stato concesso a giornalisti e cine operatori solo nel pomeriggio. L’Italia di oggi come nel tardo impero? L’esempio può apparire calzante, ma bisogna ricordarsi che in quell’epoca storica si era sviluppata una grande civiltà, patria del diritto, che aveva edificato opere grandiose, oggi immenso patrimonio archeologico. Ma l’Italia di oggi, fatta di escort, notizie futili e stupide non è nemmeno lontana parente del pur decaduto Tardo Impero. Due episodi fanno pensare ad un “effetto domino” sull’Italia, sia dal punto di vista morale che materiale: il crollo della Domus Schola Armaturarum Juventutis Pompeianae, con relativa tardiva attenzione sui siti culturali e la incredibile affermazione del Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, che in stile (se così lo possiamo chiamare) da Luigi XIV ha liquidato la cultura, affer-

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mando che con la cultura non si mangia. Frase questa che da sola rende l’idea del perché si stia gettando nell’immondizia, già abbondante (quella vera) un patrimonio culturale ed archeologico che non ha rivali al mondo. Molti si domanderanno cosa c’entra la cultura con la distruzione materiale di un monumento. In effetti, il legame c’è: l’assenza di valori etici, morali e religiosi, il relativismo etico che considera valido e meritevole qualunque tipo di immoralità e di comportamento scellerato, rendono le persone indifferenti anche di fronte al vuoto morale che determina una noncuranza che porta agli scempi di Pompei. Un altro paese sarebbe fiero della sua storia, testimoniata dai reperti archeologici, dai suoi monumenti dalla grande ricchezza delle chiese che testimoniano una gloriosa storia del nostro paese. Per portare un esempio a noi più vicino: Palermo possiede uno dei più bei centri storici d’Europa, non solo per estensione ma anche per ricchezza artistica, con innumerevoli chiese una più suggestiva dell’altra. Eppure l’inquinamento atmosferico di una città dove mancano le industrie, ma in compenso ce ne sono gli effetti negativi, ossia lo smog, stanno annerendo tutte le mura, tra la disinvolta strafottenza del sindaco e degli enti preposti. Con questo substrato culturale fatto di nulla è normale che non ci siano le fondamenta, non solo e non tanto per ricostruire, (a Palermo ci sono anche ruderi contemporanei) ma per mantenere in buono stato i nostri tesori archeologici e monumentali. Senza scendere tra le beghe politiche o di partito, i problemi e le mancanze andrebbero risolte, perché il rischio è quello di un crollo morale e materiale dell’Italia tutta.


vita sociale “SERVE UNA SVOLTA PER EDUCARE ALLA CULTURA DELLA VITA” iffuso il messaggio della Cei per la prossima Giornata per la vita “Grazie ai molti che si dedicano ad aiutare chi è in difficoltà’’. Pubblichiamo il messaggio del Consiglio episcopale permanente in vista della 33ª Giornata nazionale per la vita che verrà celebrata in tutte le comunità il prossimo 6 febbraio 2011. L’educazione è la sfida e il compito urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo proprio e la specifica vocazione. Auspichiamo e vogliamo impegnarci per educare alla pienezza della vita, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto. Come osserva Papa Benedetto XVI, ‘alla radice della crisi dell’educazione c’è una crisi di fiducia nella vita’ (Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008). Con preoccupante frequenza, la cronaca riferisce episodi di efferata violenza: creature a cui è impedito di nascere, esistenze brutalmente spezzate, anziani abbandonati, vittime di incidenti sulla strada e sul lavoro. Cogliamo in questo il segno di un’estenuazione della cultura della vita, l’unica capace di educare al rispetto e alla cura di essa in ogni stagione e particolarmente nelle sue espressioni più fragili. Il fattore più inquietante è l’assuefazione: tutto pare ormai normale e lascia intravedere un’umanità sorda al grido di chi non può difendersi. Smarrito il senso di Dio, l’uomo smarrisce se stesso: ‘l’oblio di Dio rende opaca la creatura stessa’ (Gaudium et spes, n. 36). Occorre perciò una svolta culturale, propiziata dai numerosi e confortanti segnali di speranza, germi di un’autentica civiltà dell’amore, presenti nella Chiesa e nella società

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italiana. Tanti uomini e donne di buona volontà, giovani, laici, sacerdoti e persone consacrate, sono fortemente impegnati a difendere e promuovere la vita. Grazie a loro anche quest’anno molte donne, seppur in condizioni disagiate, saranno messe in condizione di accogliere la vita che nasce, sconfiggendo la tentazione dell’aborto. Vogliamo di cuore ringraziare le famiglie, le parrocchie, gli istituti religiosi, i consultori d’ispirazione cristiana e tutte le associazioni che giorno dopo giorno si adoperano per sostenere la vita nascente, tendendo la mano a chi è in difficoltà e da solo non riuscirebbe a fare fronte agli impegni che essa comporta. Quest’azione di sostegno verso la vita che nasce, per essere davvero feconda, esige un contesto ecclesiale propizio, come pure interventi sociali e legislativi mirati. Occorre diffondere un nuovo umanesimo, educando ogni persona di buona volontà, e in particolare le giovani generazioni, a guardare alla vita come al dono più alto che Dio ha fatto all’umanità. ‘L’uomo – afferma Benedetto XVI – è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Il desiderio della vita più grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua ‘impronta’. Dio è vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in modo unico e speciale la persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira all’amore, alla gioia e alla pace (Messaggio per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù 2011, 6 agosto 2010, n. 1). È proprio la bellezza e la forza dell’amore a dare pienezza di senso alla vita e a tradursi in spirito di sacrificio, dedizione generosa e accompagnamento assiduo.

Pensiamo con riconoscenza alle tante famiglie che accudiscono nelle loro case i familiari anziani e agli sposi che, talvolta anche in ristrettezze economiche, accolgono con slancio nuove creature. Guardiamo con affetto ai genitori che, con grande pazienza, accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li orientano con profonda tenerezza verso ciò che è giusto e buono. Ci piace sottolineare il contributo di quei nonni che, con abnegazione, si affiancano alle nuove generazioni educandole alla sapienza e aiutandole a discernere, alla luce della loro esperienza, ciò che conta davvero. Oltre le mura della propria casa, molti giovani incontrano autentici maestri di vita: sono i sacerdoti che si spendono per le comunità loro affidate, esprimendo la paternità di Dio verso i piccoli e i poveri; sono gli insegnanti che, con passione e competenza, introducono al mistero della vita, facendo della scuola un’esperienza generativa e un luogo di vera educazione. Anche a loro diciamo grazie. (Movimento per la vita)

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cronaca

MARINEO POETICA 25 poeti del piccolo - grande centro alla ribalta di Nino Di Sclafani

Da sinistra il poeta Nino Di Sclafani, il poeta Franco Vitali, l’assessore alla cultura Nuccio Benanti, il sindaco Franco Ribaudo

ello splendido scenario della Sala Conferenze del Castello Aragonese di Marineo si sono svolte due importanti iniziative che hanno dato avvio alle attività culturali promosse dall’Amministrazione Comunale di Mari-

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neo per la stagione 2010/11. Grazie alla fattiva collaborazione instaurata tra il Sindaco Franco Ribaudo ed il Soprintendente ai BBCCAA Dott. Gaetano Gullo, l’Assessore alla Cultura di Marineo Nuccio Benanti ha predisposto un calendario di eventi assai ricco di appuntamenti che si svolgeranno nei suggestivi saloni del maniero cinquecentesco recuperati alla pubblica fruizione. Sabato 6 novembre è stato presentato, con l’intervento dell’autrice, il volume “Nata il 19 luglio” di Rita Borsellino. Ho avuto il piacere di illustrare personalmente il contenuto del libro, dato alle stampe nel 2006 dalla casa editrice Melampo, che sintetizza la lunga militanza, prima nella società civile e poi nella politica, di Rita Borsellino. Una tale feconda stagione di impegno per la diffusione della cultura della legalità, ha origine proprio dal giorno del barbaro attentato del 19 luglio 1992, da cui anche il titolo del volume. Le diverse chiavi di lettura dello scritto hanno dato spunto ad una riflessione ampia sull’infanzia e

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la giovinezza di Paolo e Rita, sui loro rispettivi percorsi di formazione e sul conseguente intenso ed oneroso impegno in magistratura di Paolo. Si è rivissuto il dramma dell’attentato e della conseguente stagione di solidarietà e presa di coscienza della società civile siciliana che è stata foriera di innumerevoli iniziative contro la mafia e per una rinascita dell’associazionismo impegnato sui temi sociali ed in difesa della legalità. Molto coinvolgenti sono state le argomentazioni esposte da Rita Borsellino sulle motivazioni che l’hanno condotta nel 2006 a trasformare il proprio impegno sociale in impegno politico a servizio di una nuova visione della responsabilità amministrativa in difesa dei valori condivisi dalla società e contro qualsivoglia collusione e convivenza con gli ambienti mafiosi. Il commento ai contenuti dell’opera è stato arricchito da Chiara Lo Faso con appassionate letture di alcuni brani tratti dal libro. Il giornalista Dino Paternostro ha delineato il contesto politico e giu-


cronaca diziario di quegli anni approfondendo in particolare le tappe salienti della storia dell’anti-mafia. Particolare centralità in questo senso è stata data alla figura di Pio La Torre ed alla legge da lui promossa per la confisca dei beni alle famiglie mafiose che ha consentito l’affidamento degli stessi a cooperative giovanili o istituzioni sociali che hanno messo a frutto in favore della società i tesori accumulati dalle cosche. Partendo dall’attualità e dalle inquietanti novità giudiziarie, Paternostro ha approfondito anche i coinvolgimenti che nell’attentato di via D’Amelio sembrano avere avuto servizi segreti deviati e pezzi delle istituzioni. Particolarmente intenso è stato il dibattito che ha visto Rita Borsellino dialogare con alcuni studenti marinesi e con i ragazzi della III D della Scuola Media di Marineo che la docente Giulia Salerno ha coinvolto nella lettura del libro nelle settimane precedenti all’evento. L’Amministrazione ha infatti donato, preventivamente, alcune copie del volume alle biblioteche scolastiche per consentire un’ampia e consapevole presenza dei giovani all’iniziativa. Domenica 7 novembre si è svolto il primo Simposio dei Poeti Marinesi intitolato “La Musa nella Rocca”. Preceduta da un rituale momento conviviale a base di Calamu (vino aromatizzato) e biscotti di San Martino, la manifestazione ha riunito una trentina di poeti locali che hanno presentato le loro liriche sia in dialetto che in lingua italiana. Promossa dall’Assessorato alla

Cultura del Comune, l’iniziativa, che ha avuto come partners la Cantina Alto Belice di San Cipirello e l’Associazione SETA Onlus, è stata introdotta dall’agronomo Carlo Greco che ha presentato un excursus sul vino come bevanda da sempre intimamente legata alla cultura mediterranea ed alla produzione letteraria. Il sindaco Franco Ribaudo ha ribadito l’importanza della manifestazione per la possibilità data a tutti i poeti di mettere in comune il frutto della loro creatività e sensibilità promettendo che l’evento sarà reiterato nei prossimi anni. La declamazione delle liriche è stata affidata agli attori Chiara Lo Faso, Maria Concetta Scarpulla, Antonino Rigoglioso e Maria Zuccaro mentre l’Assessore Nuccio Benanti ed il poeta Franco Vitali hanno commentato i versi e presentato gli autori. Sono state presentate le opere di Francesca Peri, Gabriele Mastropaolo, Antonietta Zuccaro, Giuseppe Montalbano, Carmelo Vono, Carmelo Focarino, Nino Di Sclafani, Walter Bonanno, Totò Randazzo, Giu-

seppe Inguì, Peppe Perrone, Francesco Lo Proto, Melina Faldini, Laura La Sala, Eligio Faldini, Franco Vitali, Gaetano Altopiano, Padre Giacomo Ribaudo, Antonino Di Sclafani, Ezio Spataro, Gianni Spatafora, Antonina Li Castri e Roberta Perrone. I testi sono stati anche raccolti in un volume stampato dal Comune e distribuito gratuitamente ai presenti a fine serata. L’iniziativa ha riscontrato un notevole successo anche tra il pubblico consentendo di scoprire nuovi autori e di confermare noti poeti locali che vantano prestigiosi curricula. Numerosi rimatori, complice il vino, hanno improvvisato in dialetto nuovi componimenti entusiasmando tutti i presenti. Nel complesso si è assistito ad una piacevolissima serata che ha alternato momenti di grande lirismo con fuori programma davvero irresistibili. Il tutto in un clima di grande cordialità e di totale assenza di competizione grazie alla scelta di evitare premiazioni o giurie e attribuendo a tutti i componimenti pari dignità artistica.

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proposte

UN MUSEO PER IL NOVECENTO?

A conclusione della mostra Novecento Sacro in Sicilia artisti, critici, teologi e scrittori chiedono al Governo regionale di dar vita a una grande istituzione che raccolga le opere dei maestri siciliani nel settecentesco Albergo dei Poveri di Giovanni Bonanno

Palermo - Albergo dei poveri

Annunciazione

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ecolo di artisti siciliani è il Novecento, contrassegnato da indiscusse personalità della pittura e della scultura lungo i decenni. Dall’inizio alla fine. Un secolo che per la voce di storici e critici, letterati e scrittori, teologi e artisti chiede una casa, un tempio che raccolga tele, bronzi, disegni che testimonino l’inquietudine della bellezza in Sicilia. Un Novecento che merita un museo, dove sia possibile comprendere il genio siciliano, radicato nella storia e aperto agli orizzonti dell’alterità. Questo in sintesi quanto discusso e auspicato la sera del 5 novembre all’Albergo dei Poveri durante il convegno Un Futuro per il Novecento, che avviava a conclusione la grande rassegna Novecento Sacro in Sicilia (1 ottobre – 7 novembre), promossa dalla Regione in omaggio a Benedetto XVI, pellegrino nell’Isola. Presieduta dall’assessore regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana, prof. Sebastiano Missineo, la Tavola Rotonda, moderata da Alessandra Turrisi, è costituita

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da artisti e intellettuali: Mario Pecoraino, Laura Anello, Francesco Gallo, Elio Giunta, Cosimo Scordato, Aldo Gerbino e Giovanni Bonanno. I quali analizzano il complesso fenomeno dei linguaggi e l’importanza, nel contesto italiano ed europeo, che acquisiscono maestri come Rizzo, Messina, Guttuso, Greco, Pirandello, Migneco, Fiume. La domanda insistente verte sulla consapevolezza o meno della gente (giovani e casalinghe, docenti e studenti, operai e imprenditori, giornalisti e professionisti) sul patrimonio d’arte ereditato. Ai più sembra che tale consapevolezza sia modesta o peggio inesistente, dato che le istituzioni pubbliche e private fanno molto poco per aiutare la crescita culturale della comunità, per favorire una coscienza civile che si alimenti di passioni, ideali e valori, senza i quali c’è l’imbarbarimento, umano e sociale, e l’avidità del denaro come fine ultimo. Nonostante il dogma del ministro Tremonti che asserisce che la cultura non serve a sfamare, non risolve i problemi economici, è in altra dimensione il senso dell’esistenza. Non di solo pane vive l’uomo ricorda il Vangelo, ma della Parola, delle parole maturate nel profondo, delle parole dello spirito e della ragione, delle parole di mistici, poeti e artisti. Parole mormorate, scritte, dipinte e scolpite che dischiudono orizzonti di luce. Soprattutto di queste parole si dibatte la sera del 5 novembre coinvolgendo il pubblico che resta affascinato dal sogno di dare casa al Novecento degli artisti, quale luogo di studi e ricerca, di conoscenza e contemplazione che squaderni il mistero della bellezza nell’ermeneutica dei grandi siciliani, che da protagonisti determinano il corso del-


proposte

l’arte in Italia. E poi che questa nuova, necessaria istituzione, guidata non da burocrati, ma da studiosi di ampio respiro, favorisca oltre che all’interno dell’Isola, anche a Roma e Milano, Berlino, Parigi e New York, la conoscenza della Sicilia che non è certamente nello stereotipo del folclore di pupi e pupari. La Sicilia contemporanea palpita di novità, immaginazione, ardimento, intelligenza che la fa essere regione dell’Europa come la Lom-

“A FERROVIA”

bardia, la Baviera, la Normandia. Presenti non poche personalità fra cui Massimo Naro, Ina Siviglia, Aldo Pecoraino, Salvatore Rizzuti, Ninni Sacco, di questo progetto discute pure l’assessore Missineo, che ne comprende la complessità formulando un invito a pianificare, mentre constata l’insistenza dei relatori perché il palazzo della politica non sia turris eburnea, autoreferenziale, ma interpreti le istanze della società siciliana bisognosa di vera maturazio-

ne. Immensa è l’eredità del Novecento Siciliano, talvolta invidiata da contesti regionali meno fortunati. Un patrimonio di pensiero, dipinto e scolpito, che mette in rilievo l’universo composito della Sicilia, la sua inquietudine e speranza, plasticamente ritratte dagli artisti nelle stagioni di futurismo, metafisica, valori plastici, neorealismo, neoespressionismo, astrazione, informale, pop art e nelle loro variegate contaminazioni. Solo di pochi maestri del Novecento si conosce qualcosa grazie ad alcune fondazioni o musei che ne custodiscono le opere. Dei più si è quasi perduta la traccia. Occorre quindi che sia consentito ricostituire con l’apporto di storici, critici e studiosi e con il supporto di una politica lungimirante l’identità di tanti illustri artisti e del loro tempo, la cui memoria possa vivere dentro uno spazio di cultura viva, cioè di un museo vivo, che faccia capire l’importanza della creatività dei siciliani come interpreti, con stupore e dolore, della vita. Un museo del XX secolo che vedrebbe certamente la piena compartecipazione delle famiglie dei maestri di ieri e la generosità dei maestri viventi, se il Governo della Regione si impegnasse con serietà a concepire tanto progetto, destinando ad esso un grande spazio, come l’Albergo dei Poveri, capace di narrare nella fuga delle sale e nella quiete dei cortili la bellezza e la verità di un Novecento della Sicilia che affascina il mondo della cultura e dell’arte.

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cultura La chiesa Madre di Santa Petronilla è ubicata a Trabia, piccolo centro agricolo e peschereccio, distante una trentina di chilometri da Palermo, Il villaggio di Tarbiah è documentato sin dal XII secolo e sul suo sito sorse successivamente l’attuale abitato di Trabia. Nel XVI secolo i Lanza, ottennero il diritto di popolare il piccolo borgo che si accrebbe progressivamente con una pianta a scacchiera, mentre il castello, provvisto di quattro torri angolari, fu eretto prospiciente sul mare. Il maniero è il segno distintivo architettonico della cittadina e storicamente, dal 1579 al 1643, fu sede della prima chiesa Madre dedicata a Santa Petronilla Martire.

TRABIA E LA CHIESA MADRE DI SANTA PETRONILLA di Giuseppe Longo

ti, [specialmente nella] Calabria e in altri paesi di Musulmani e di Cristiani: che se ne spediscono moltissimi carichi di navi. Presso la Trabia è il Wadi ‘as Sullah (fiume di Termini), largo e copiosissimo d’acque, nel quale si trova dalla primavera in poi il pesce chiamato ray (specie di salmone?). Nel porto poi di questo paese si prende quel gran pesce che addimandasi il tonno”. Il sito di Tarbia era particolarmente ameno per la presenza delle sorgenti dette “Acqualoro”, così chiamate per essere frequentate dai venditori d’acqua (acquaioli). Dal termine “Acqualoro”, deriva poi il nome ufficiale delle sorgenti: “Acqua dell’Oro”. Le acque sorgentizie venivano utilizzate in diverse attività proto industriali, tra cui mulini, opifici, come

Chiesa di Santa Oliva (Trabia)

arbiah, antico borgo arabo sorgeva sul sito dell’attuale Trabia. Il geografo e viaggiatore arabo Idrisi (Ceuta, 1099 circa – Sicilia 1164) nel suo libro del XII sec. “Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo” meglio conosciuto come “Libro di Ruggero”, una raccolta di informazioni acquisite durante i suoi viaggi per tutti i paesi del Mediterraneo, descrive così Tarbiah nella traduzione di Michele Amari: “A ponente di Termini è un abitato che s’addimanda ‘At Tarbiah (“la quadrata”, comune di Trabia): incantevole soggiorno; [lieto] d’acque perenni che [danno moto a] parecchi molini. La Trabia ha una pianura e de’ vasti poderi ne’ quali si fabbrica tanta [copia di] paste da esportarne in tutte le par-

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Chiesa madre di S. Petronilla, navata centrale (Trabia) foto F. La Mantia

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cultura quelli della canna da zucchero (cannamela). Nella seconda metà del XV secolo, ricadendo il borgo nel territorio demaniale di Termini Imerese, parve conveniente ai giurati (amministratori civici) della cittadina imerese, concedere ad enfiteusi alcuni terreni allodiali al protonotaro del Regno, Leonardo Di Bartolomeo senior. Quest’ultimo acquistò poi altri terreni che assieme a quelli concessi ad enfiteusi pervennero in eredità ad Aloisa nipote del detto Leonardo Di Bartolomeo senior essendo figlia di Leonardo junior detto Narduccio. Allo scadere del XV secolo, si celebrarono a Palermo, le nozze del dottore in entrambi i diritti (diritto civile e penale) Blasco Lanza con l’attempata Aloisa Di Bartolomeo. Rimasto vedovo, il Lanza convolò in seconde nozze con Laura Tornabene da cui ebbe Cesare Lanza, 1º conte di Mussomeli. Come ci riporta padre Salvatore Lanza di Trabia nel suo “Notizie storiche sul castello e sul territorio di Trabia” (in Archivio Storico Siciliano anno III 1878 pp.309-330) “Leggesi nei registri della R. Cancelleria che a 14 novembre 1509, il re Ferdinando da Vagliadolid, eresse in feudo nobile il territorio chiamato della Tarbìa col fondaco, molini e tonnara, scuderia e trappeto, diritti, pertinenze ed acque, sotto l’obbligo di un cavallo pel regio militare servizio: in forza di tale concessione Blasco Lanza, secondo quanto riporta in un suo lavoro manoscritto Giuseppe Lanza Principe di Trabia, “fortificò maggiormente il castello di Trabia di baluardi all’uso moderno con quantità maggiore di artiglieria e sopra la seconda porta, passata quella del primo ponte levaticcio, pose l’arme dei Lanza… scolpite in un marmo di sei palmi di altezza, fatto più anni prima da quel celebre Gagino palermitano, per lo che rende più illustre il grandioso castello”. Il 19 gennaio 1635, Don Ottavio II Lanza, ottenne dal re Filippo IV d’Asburgo (1605-1665) la concessione della licentia populandi, questo privilegio di popolare un territorio permise al borgo di Tarbìa di ampliarsi rapidamente. La primitiva parrocchia di S. Petronilla del Castello, divenne, quindi, del tutto insufficiente a contenere i fedeli, soprattutto nei giorni di festa. Per ovviare a ciò, si completò nel 1643 per volontà del suddetto principe, un nuovo edificio di culto ubicato fuori del perimetro del Castello, intitolato a Sant’Oliva che rimase parrocchia fino al 1726. La popolazione della Trabìa intanto continuava a crescersi e si sviluppava l’attività dei mulini e la fruttuosa pesca, in particolar modo la cattura del tonno. Nel 1715, a causa di un ulteriore incremento della popolazione del borgo, don Ignazio Lanza decise di edificare una nuova chiesa madre in sostituzione della precedente, dedicata al SS. Crocifisso che l’anno seguente fu intitolata al SS.Sacramento, patrono di Trabia. Completato l’edificio di culto la nuova parrocchia entrò in funzione a partire dal 1726 fino al 1802. L’accrescersi della popolazione, indusse ancora una volta ad innalzare nel 1802, una successiva chiesa ad aula, consacrata a S.Petronilla, già titolare della chie-

San Pietro (chiesa madre di Trabia) attr. Jusepe De Ribera

setta del Castello. L’edificio sacro venne fatto costruire da Don Giuseppe II Lanza e Branciforti, e fu soggetta nel corso del XIX secolo a diversi interventi di ampliamento: l’aggiunta delle navate laterali nel 1870 e per espressa volontà di monsignore Di Matteo, nel 1885 ne fu collocato l’altare in marmo bianco a cui si aggiunsero nel 1887 le cinque cappelle laterali e il pavimento bicromo. Il prospetto odierno della chiesa presenta un grande portale, sovrastato da un rosone e con due torri per ciascun lato, di cui una, dotata di orologio, risale al 1892. Nel 2000 furono apportate altre modifiche come attesta l’iscrizione apposta all’interno, sul lato sinistro della porta principale: “NELL’ANNO DEL SIGNORE DUEMILA / ANNO DEL GRANDE GIUBILEO / ESSENDO SOMMO PONTEFICE / IL PAPA GIOVANNI PAOLO II / ARCIVESCOVO DI PALERMO L’EM.MO / CARDINALE SALVATORE DE GIORGI / PARROCO DON VINCENZO PARASILITI / QUESTA CHIESA PARROCCHIALE / RESTAURATA E ARRICCHITA DI UN / NUOVO ALTARE CON LE OFFERTE / DEI FEDELI VENNE SOLENNEMENTE / DEDICATA A UN DIO UNO E TRINO CON IL / TITOLO DI SANTA PETRONILLA V.M. / IL GIORNO 31 DEL MESE DI MAGGIO”. La chiesa di Santa Petronilla nel suo contesto storico-artistico, annovera in particolar modo anche un dipinto di spiccata rilevanza: la tela delle dimensioni ANNO XI - n. 11 • 21 Novembre 2010

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cultura di cm 140 x 100 è collocata all’interno della chiesa e posta sopra la porta d’entrata che conduce nell’ufficio parrocchiale e rappresenta l’apostolo Pietro. La tradizione orale tramanda che il dipinto sia stato donato alla chiesa da un Pietro Lanza Principe di Trabia. L’opera originariamente fu collocata sull’altare maggiore e fu schedata, negli anni Novanta, dallo Storico dell’Arte Antonio Cuccia durante la campagna di catalogazione promossa dalla Soprintendenza di Palermo e per la quale gli fu attribuita una datazione, relativa alla metà del XVII secolo, ed assegnata a un artista ignoto della scuola riberesca napoletana, con influssi caravaggeschi. Successivamente lo stesso Cuccia (“La pittura del Seicento a Termini Imerese e nel suo territorio” in “Bollettino d’Arte” n. 143, gennaiomarzo 2008, pp. 49-92) è ritornato sulla sua precedente generica attribuzione, ravvisando nella tela elementi sufficienti a confortare la definitiva paternità al pittore spagnolo, Jusepe De Ribera (Xàtiva, 1591, Napoli 1652) detto lo Spagnoletto,

uno dei più grandi artisti della pittura europea del XVII sec. Condividendo appieno l’attribuzione fatta dal Cuccia, riteniamo che il dipinto abbia tutte le peculiarità della tecnica del Ribera e delle connotazioni caratteristiche: l’aderenza al luminismo caravaggesco, il tratto tenebroso e drammatico e la rilevanza degli effetti chiaroscurali, almeno nella sua prima fase pittorica. Infatti, l’incontro che l’artista ebbe con il pittore Diego Velázquez portò il De Ribera a un radicale cambiamento stilistico: le sue pitture successivamente, saranno più pacate, caratterizzate da un colorismo più chiaro e rappresenteranno anche gli aspetti della vita quotidiana. Il dipinto di Trabia, quindi, ha gli elementi distintivi precitati, il contrasto di luce che fa risaltare la figura dell’Apostolo, facendone emergere i lineamenti senili. L’estemporaneità del soggetto è rilevato dalla fisionomia di un uomo qualunque, ovvero, di un vecchio pescatore colto nella sua quotidianità; unito all’evidenziato naturalismo, tratto dallo scorcio del muro scarno e l’immagine delle chiavi appe-

se, tipico simbolo del principe degli apostoli, fatte risaltare con una accentuata luminosità. Il San Pietro di Trabia, si presenta oggi in discrete condizioni di conservazione anche se meriterebbe un intervento di restauro per contrastare i segni del tempo e per valorizzare ulteriormente questa pregevole opera, rendendola maggiormente fruibile ai visitatori. Circa la sua collocazione attuale, sarebbe opportuno posizionare il dipinto ad una altezza tale da poter essere ammirato facilmente da un osservatore, mentre l’ubicazione attuale si presta ad una difficile visione. A ciò si aggiunge l’insufficiente illuminazione che attualmente rende poco fruibile il dipinto. Invitiamo i lettori a visitare la cittadina di Trabia per potere ammirare tra le tante bellezze anche questa ammirabile opera d’arte del XVII secolo. Si ringrazia per la cortese disponibilità e per le notizie fornitemi il sacerdote don Vincenzo Parasiliti

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LA TESTIMONE DI UN MITO

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di Maria Anselmo

Elina La Rocca

lina La Rocca non c’è più. Se n’è andata dopo tanta sofferenza una donna che è stata l‘anima della DC, asse portante della Prima Repubblica ora da tutti rivalutata dopo essere stata demonizzata e distrutta. Elina è rimasta fedele al Partito che ha visto nascere e per cui ha speso tutte le sue forze fino all’ultimo istante. Elina ha fatto suo il credo sturziano e l’appello ai “liberi e forti” ed è stata libera e forte. Ai funerali del 18 Settembre c’erano tutti a renderle onore, tutti quei pochi democristiani che restano ancora nell’UDC e non sono andati a far da stampella agli epigoni del PCI. C’erano il ministro Emilio Colombo, venuto appositamente da Roma, qualche vecchia gloria palermitana come l’on. Mario D’Acquisto e l’Acquasanta, la borgata in cui è nata e che ha sempre amato e sostenuto. Tutti hanno voluto ricordare la sua lunga militanza nella DC e il dolore divenuto negli ultimi tempi tormento per la diaspora dei cattolici (E.Colombo), ne

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hanno sottolineato l’impegno per i bisognosi, la capacità di socializzare e di entrare con tutti in affettuoso rapporto. Tutti ne hanno lodato la prodigalità che spesso, a noi che la conoscevamo da vicino, sembrava eccessiva e fuori dalla sua portata economica e, quel che è peggio, non riconosciuta dai gratificati. Ma questo è il mondo. Nessuno ha ricordato che la Politica non l’ha aiutata. La dottoressa La Rocca era una politica di primo piano, intelligente, intuitiva, ottima parlatrice, ma era anche un personaggio scomodo. Diceva troppo apertamente la verità ed era troppo onesta. È stata più volte candidata, ma le è mancato il sostegno necessario per riuscire. I politici di allora non potevano permettersi una concorrente agguerrita che sapeva dire di no se un provvedimento non la convinceva. Ricordo, nel 1972, la grande battaglia per la salvaguardia del Verde Terrasi. L’Amministrazione Comunale con l’appoggio della Sinistra e un debole Ni della DC aveva dato il placet perché, in deroga al Piano Regolatore, nella vasta area compresa tra viale Campania e viale Lazio si continuasse a costruire e a riempire di cemento quello che doveva essere un polmone verde. Elina, membro dell’allora Commissione Provinciale di Controllo, espresse un forte No motivandolo con il ricorso a leggi nazionali e locali, oltre che a motivi di opportunità. Ebbe fortissime pressioni, in un periodo che conosciamo molto bene, e rifiutò proposte vantaggiose. Resistette e fu NO. Purtroppo quello spazio aspetta ancora – e sono passati ben 38 anni – una degna sistemazione. Elina è morta povera. Tutti i suoi beni sono andati per sostenere il COES – Centro orientamento emigranti siciliani – la sua creatura mangiasoldi, sua forza e sua debolezza. Ultimamente ha ricevuto un cospicuo indennizzo per un infortunio che l’ha costretta a sottoporsi a diversi e difficili interventi. Ad una mia precisa domanda ha risposto che ha pagato in parte i debiti del COES di cui è stata presidente a vita e sempre in ansia per contributi regionali che non arrivavano. L’ho sempre stimata, le ho voluto bene e mi è dispiaciuto vederla privarsi di tutto per la sua dispersiva generosità e per l’ingratitudine di cui è stata vittima. Riposa in pace Elina! Ora avrai la giusta ricompensa.

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chiesa

il diacono: “chi è precisamente?” di Vito Favara

a restaurazione del diaconato permanente voluta dai Padri Conciliari del Concilio Vaticano II, dopo ben 1000 anni dalla sua scomparsa, ha creato tra lo stesso clero (Vescovi e Presbiteri) e i fedeli laici un po’ di imbarazzo! Questo perché non si riesce a capire chi è veramente e precisamente il diacono: è Clero? È Laico? È nella via di mezzo? Con molta umiltà cercheremo di dare una risposta a queste domande

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1. VOCAZIONE E ORDINAZIONE A chiunque chiedesse che cosa è il diaconato si dovrebbe rispondere che il diaconato è una vocazione, una vocazione che porta alla ordinazione. In queste due parole è nascosto il senso più profondo del diaconato. Il diaconato è dunque un evento di grazia, qualcosa che deve suscitare anzitutto meraviglia e rispetto. Le vere domande che devono sorgere quando si pensa al diacono non saranno perciò le seguenti: a che

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cosa serve un diacono? Che cosa può fare di diverso da un laico? Che cosa non può e non deve fare rispetto al sacerdote? I veri interrogativi sono piuttosto questi altri: chi è veramente il diacono? Perché lo Spirito del Signore ha voluto che il diaconato esistesse nella Chiesa? Perché è tornato ad esistere in questo momento della storia della Chiesa? Ci si dovrà ben guardare dal considerare il diaconato come una sorta di promozione ecclesiale o come un riconoscimento ufficiale per meriti pastorali. Non siamo noi a decidere chi nella Chiesa deve essere diacono. A noi è chiesto di fare discernimento, cioè di scoprire i segni di vocazione che lo Spirito santo pone nella vita delle persone. 2. UNA REALTÀ NUOVA E ANTICA Il diaconato è una realtà antica e nuova. Antica in quanto tale ma nuova per noi che la rivediamo nella Chiesa dopo circa dieci secoli di assenza.


chiesa Non fa dunque meraviglia che un po’ tutti si fatichi a capire bene di che cosa si stia parlando. Che sorga qualche perplessità al riguardo da parte dei fedeli e dei pastori (Vescovi e Presbiteri), e magari anche qualche resistenza, è assolutamente comprensibile. Il tempo, ma soprattutto la buona testimonianza dei diaconi contribuiranno a fugare ogni reticenza. Quanto all’idea del diaconato, spesso accade che, non avendo punti precisi di riferimento, ciascuno tende a immaginarla partendo dalle figure ecclesiali che già conosce. Si paragona così il diacono al sacerdote, o al religioso, o al laico impegnato in parrocchia, salvo poi accorgersi che il diacono non è identificabile con nessuno di questi soggetti. Il diacono, infatti, non è un sacerdote perché non presiede l’Eucaristia e non assolve i peccati; più in generale, non si colloca all’interno della comunità cristiana nella stessa posizione del parroco. Inoltre, nella maggior parte dei casi il diacono è coniugato e ha una sua professione. D’altra parte, il diacono non è più – come si usa dire – «un semplice laico»: riceve infatti il sacramento dell’Ordine, che lo immette tra i membri del clero, ha una propria veste liturgica, sull’altare ha un posto suo, ha il compito di proclamare il vangelo e di tenere l’omelia, ha l’obbligo di celebrare la liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa, può celebrare la liturgia del battesimo, benedire le nozze, accompagnare alla sepoltura i defunti. Egli è un ministro di Cristo a tutti gli effetti. Da tutto ciò si comprende bene che il diacono non può essere definito a partire da altre figure ecclesiali, procedendo per sottrazione («È meno di un sacerdote!») o per addizione («È più di un laico!»). Si rischierebbe così di sapere bene che cosa il diacono non è o che cosa non è più, ma di non sapere mai chi è effettivamente. 3. IL VOLTO DIACONALE DELLA SANTITÀ Chi dunque è il diacono? Per rispondere a questa domanda è bene partire dal Battesimo. Potremmo dire così: tutti i cristiani, in forza del loro Battesimo, sono chiamati alla santità (ce lo ricorda il Concilio Vaticano II: Lumen Gentium, 40). Ci sono tuttavia molti modi di vivere la comune santità battesimale. In alcuni casi questi modi vengono a coincidere con specifiche vocazioni, cui corrispondono delle responsabilità e dei compiti di particolare importanza all’interno della Chiesa. Il diaconato è una di queste vocazioni specifiche. Quanto poi alla figura della santità diaconale, dovremo dire che essa andrà ricercata nella linea del servizio. La parola greca diakonos venne utilizzata sin dall’inizio della storia della Chiesa per indicare colui che si poneva nella comunità a servizio del prossimo, in modo autorevole e ufficialmente riconosciuto. Ben

presto quella del diacono divenne una vera e propria figura ministeriale, che si affiancò alla figura del vescovo e del presbitero. Si potrebbe certo obiettare che il servizio è la regola di ogni cristiano e perciò non può essere considerato una prerogativa del diaconato. Che ogni cristiano sia chiamato a servire il suo prossimo nel nome di Cristo è fuori discussione. Ma appunto per questo il diacono esiste: per ricordare a tutti che il Cristianesimo è servizio. L’intera vita del diacono e la sua stessa persona sono un richiamo costante e ben visibile al dovere di servire che il Battesimo porta con sé. Il diacono è nella Chiesa l’immagine viva del Cristo che serve, del Cristo che per amore si china a lavare i piedi dei suoi discepoli, del Cristo che si fa carico delle sofferenze dei più deboli, del Cristo che proclama la parola del Regno di casa in casa, del Cristo che si fa vicino a chiunque è minacciato dalla tristezza e dall’angoscia, del Cristo che offre la sua stessa vita in sacrifico. Certo non soltanto il diacono farà questo, ma il diacono lo farà senz’altro e in modo del tutto particolare, annunciando la Parola di Dio e offrendo una chiara testimonianza di carità. Che cosa questo significherà in concreto dipenderà dalle circostanze, dalle caratteristiche personali, dalle necessità della Chiesa e da altro ancora. Una cosa comunque resta chiara: il servizio reso nel nome del Signore sarà per il diacono la via maestra della sua santificazione. 4. CONCLUSIONE: UN APPELLO ALLA COMUNIONE E ALLA MISSIONE Sempre allo scopo di capirne meglio il valore sarà utile considerare il diaconato a partire da una visione della Chiesa che ponga in primo piano il suo mistero di comunione e la sua missione evangelizzatrice. Il diacono contribuisce in un modo tutto suo a far sì che la Chiesa sia veramente Chiesa, cioè luogo della comunione e della carità, comunità dei figli di Dio che annunciano e testimoniano la lieta notizia della salvezza universale. Se ci si pone in questa prospettiva di evangelizzazione nella comunione, allora le differenze all’interno della Chiesa non creeranno equivoci e contrapposizioni. Da un lato, l’impegno comune di portare il Vangelo a tanta gente vicina e lontana renderà del tutto plausibile l’esistenza di figure diverse, con differenti compiti e responsabilità; dall’altro, la necessità di dare vita ad una vera comunità di fratelli nel Signore, unita e concorde, richiederà la presenza di diverse figure autorevoli, capaci di assumere la loro responsabilità istituzionale in spirito di umile servizio. In un simile quadro d’insieme la figura del diacono troverà senza fatica la sua collocazione e ci apparirà come un appello vivente al recupero della centralità della missione e della comunione nell’azione pastorale delle nostre comunità cristiane. ANNO XI - n. 11 • 21 Novembre 2010

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libri

IL SENSO DELLE COSE Recente volume di poesie di tommaso romano di Nicola Romano

hi si appresta a leggere un libro di poesie di Tommaso Romano deve essere necessariamente consapevole di doversi attrezzare in maniera adeguata ed avvertita per potersi immergere in una dimensione che si rivela “altra”, e per potere affrontare una sorta di “viaggio” tra le alte sfere dell’introspezione umana, dal momento che il lettore viene inevitabilmente coinvolto in una sequenza di testi molto significativi, non episodici o disgiunti, e comunque facenti parte di un unico dettato itinerante che in buona sintesi va a restituire un discorso sostanzialmente chiuso e concettualmente esaustivo, e che in definitiva tende ad indicare i percorsi di una sana spiritualità individuale. Una gita, un incontro, un ricordo sono i pretesti in Romano per iniziare un certo discorso che può sembrare elegantemente comunicativo o memoriale, e comunque posto in relazione ad una realtà oggettiva, discorso che si scioglie gradualmente verso altre mete, verso riflessioni che sfociano in modo naturale dentro quelle tematiche umanistiche che appartengono alla vera sfera della condizione esi-

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stenziale, come la religione, la filosofia, la trascendenza e la tradizione, argomenti questi molto cari all’autore, sino ad averne fatto quasi una sua imprescindibile condizione di vita. Ma attenzione, non si tratta di riflessioni a matrice spiccatamente dottrinale perché il vero intento di Romano è quello di voler comunicare o di voler rappresentare, secondo me, in maniera convinta e convincente “il senso” delle cose nonché il possibile segno degli accadimenti, giungendo così ad indicare il senso del sacro, il senso della trascendenza, il senso dei vicendevoli rapporti umani e così via, dando pertanto vigore a quello che è il significante del messaggio che viene posto in essere. D’altronde è l’autore stesso che nella frammentazione del proprio “sentire” rivela inconsciamente, attraverso alcuni versi, quel che ho appena accennato, se nel testo “Chiarore” cita il senso dello svelamento, se nel testo “Elena” affiora il senso d’una antica domanda, e se la poesia “Al mare, al mare” propone un sintagma con il senso del sopravvivere. Allo stesso tempo, e fin qui giunti, dobbiamo dire che tutte le manifestazioni poetiche (se non proprio tutti gli scritti) di Tommaso Romano attengono alla vera essenza del pensiero umano, un pensiero, oseremmo dire, che-pensa-se-stesso fino a rivelare, per quello che è il rapporto di comunicazione con i livelli superiori della coscienza, lo stato profondo della “meditazione”, condizione quest’ultima che – come sappiamo – da sola afferma la piena libertà interiore dell’individuo. Anche in quest’ultima raccolta, edita dalla prestigiosa “Salvatore Sciascia editore”, il lettore è portato a seguire convenientemente il costante “dilivrarsi” dell’autore che, tra riferimenti classici e osservazioni provenienti dal mondo attuale, tra rifles-

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sioni d’ambiente fisico o metafisico, conduce per mano dentro l’inequivocabile nucleo di un mondo “altro” che non concede spazi alle ambiguità o, quel che più conta, al vezzo molto attuale dei disimpegni morali. Infatti, insieme a Cesare Pavese, Romano sembra volerci ammonire con l’enunciato:“Nulla è vostro tranne le cose essenziali”. Già il titolo Dilivrarmi, sapientemente colto da un verso del Canzoniere LXXXI di Francesco Petrarca (Ben venne a dilivrarmi un grande amico…), è doppiamente rivelatore della robusta formazione letteraria a vasto raggio di Romano, attenta ed esplorata nei suoi generi e nel tempo restituita pure ai suoi fortunati discenti, avendo in atto dedicato la sua vita all’insegnamento presso istituti superiori ed universitari; oltre a manifestare il continuo desiderio, o la perenne necessità, di una elevazione spirituale seria e meditata, tale da sfuggire alle inettitudini della vita e al solo fine di raggiungere piattaforme sempre più consistenti di conoscenza umana. E ai giorni nostri porgere siffatte indicazioni o additare tali profonde pratiche interiori può avere sicuramente un sapore di “avanguardia”, tanto profondo è l’esercizio del pensiero che vuole spezzare le pratiche abitudinarie ed abiette di questa nostra società tutto sommato mal pensante, dal momento che nessuna espressione dell’attuale vita quotidiana incoraggia ad un seppur minimo librarsi verso gli impalpabili segreti dell’esistenza o verso gli scandagli della propria anima. E oggi, questo desiderio che urge per un confronto con qualcosa che sta al di fuori ed al di sopra del proprio io, come fa Tommaso Romano in questa ed in altre occasioni di scrittura, è certamente da interpretare come un gesto rivoluzionario.


teatro

NEL 1903 ERMETE NOVELLI INAUGURA IL TEATRO BIONDO di Franco Verruso

l prossimo 24 novembre, con Piccolo Grande Varietà, Tuccio Musumeci darà avvio alla Stagione 2010-2011 del Teatro Biondo Stabile di Palermo. Ma vale la pena ricordare che centosette anni fa, esattamente il 15 ottobre 1903, era un giovedì, la Compagnia di Ermete Novelli apriva per la prima volta il sipario del noto teatro di Via Roma. Infatti, per volere di Donna Margherita Comida, moglie di Ermete Novelli Andrea Biondo, fu invitata una delle personalità teatrali più celebri di quel periodo, Ermete Novelli, considerato uno dei più grandi maestri dell’arte drammatica italiana e molto gradito al pubblico della colta e facoltosa borghesia. La stessa Donna Margherita che, assieme a Franca Florio, lo aveva visto recitare a Roma, decise che la presenza dell’attore toscano a Palermo avrebbe costituito un importante avvenimento per lanciare il nuovo teatro. Il contratto, firmato il 27 luglio 1902, che prevedeva quattro lavori, più le repliche, oggi si presenta in parte bruciato, come altri documenti e materiale di scena che andarono distrutti in seguito agli incendi scoppiati al Biondo, nel dicembre 1990 e nel luglio del 1993. Fu così che la sera di giovedì 15 ottobre 1903, alle ore “9 e ¼ precise”, come recitava il manifesto, il sipario del Biondo si aprì per la prima volta con Papà Lebonnard, quattro atti di G. Aicard. Il giorno successivo, la Compagnia Novelli, propose una “grande serata bianca per signorine”, rappresentando Il Burbero Benefico di Goldoni, cui seguirono, Notte fatale, un monologo recitato dallo stesso Novelli e uno scherzo comico, in un atto, dal titolo Maritiamo la suocera. Il 17 ottobre, come terza rappresentazione, andò in scena Shilock o il mercante di Venezia di Shakespeare e il 18 Luigi XI, dramma in cinque atti di Casimir Delavigne. Dopo la replica degli spettacoli, la Compagnia Novelli, il 30 ottobre, si congedò dal pubblico palermitano entusiasta.

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in breve Nove seminari per parlare di intercultura, di diritti dei migranti e di dialogo interreligioso; un laboratorio di musica e poi la cucina etnica unita ai colori ed ai suoni delle comunità immigrate residenti in città. È un cartellone ricco di appuntamenti quello de “La Città Aperta: intercultura e identità a Palermo”, in programma a Palermo dal 5 fino al 26 novembre. La manifestazione intende promuovere l’incontro tra le diverse culture e tradizioni presenti in città ed è organizzata dall’Associazione culturale Sociale News, dal portale Medeu.it, dal blog Forza Palermo.com, con il sostegno dell’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, e realizzata in collaborazione con l’associazione culturale Extra, con l’IPSSAR “Pietro Piazza”, con la Libreria Universitas, con l’Istituto San Giuseppe delle Figlie della Croce, con lo Studio legale Raneli e con l’associazione Fare Mondi. *

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Sabato 27 novembre alle ore 17.30 nei locali della galleria d’arte Studio 71 di Via Vincenzo Fuxa n. 9 Palermo verrà inaugurata la mostra di Rita Gambino dal titolo: Luci umbratili – ombre luminose L’artista presenta in questa sua ultima fatica una serie di opere dedicate al paesaggio.

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spazio di fede

martiri a bagdad di Paolo Turturro

l cristiano è il nuovo che non può e non cambierà con il vecchio di domani. Raccolgo ceste di melanzane sotto i peri dai rami carichi, prostrati tanto da dover baciare il terreno. Riempio i canestri di pomodori e le mie mani sono piene di fiori di zucche. Non mi lavo le mani per assaporare l’acre odore della natura. E mi rammento che non bacio le mani a nessuno. Ho i sandali da frate. Sono libero di camminare. Ho il cuore di preghiera e sono libero di adorare il creatore delle meraviglie di questa valle che mi circonda l’anima. Qui riesco a coniugare contemplazione e lavoro. Io so che è un inno di lode ammirare l’aurora e la sua natura. Io so che è un salmo sentire scorrere le sorgenti tra i ciottoli dei fiumi. Io so che è una peri-

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cope di perdono abbracciare, senza che nessuno ti veda, chi ti vuole male. Io so che è una salita al golgota curare un amico infestato di metastasi. Io so che la preghiera più autentica sale dalle viscere del tuo dolore. Io so che è un’amarezza la menzogna che ti infliggono sulla tua faccia. Il lavoro di ogni giorno è preghiera e la preghiera è lavoro. Ora et labora. Il convento più autentico è il silenzio del cuore e tu palpiti più alto di ogni cielo. Io non conosco che la rabbia della preghiera quando non è autentica. Io so che mi gelo di sterilità nelle messe vuote di Cristo. Io so che i martiri di Bagdad hanno costruito una chiesa nuova, la chiesa del coraggio, la chiesa della preghiera, la chiesa di accogliere anche chi ti vuole ammazzare.

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Io so che i martiri di Bagdad sono ritornati a cantare lodi come i primi cristiani nel Colosseo delle belve. Io so che i martiri di oggi ci hanno donato la responsabilità di essere cristiani autentici al vangelo e alle beatitudini di Cristo Gesù. Io so che i martiri di Bagdad ci hanno ricordato con il loro sangue che non possiamo più mettere fuori campo il martirio per il vangelo. Io vivo il giorno del cristiano come un’eucaristia vivente. Mi saluta sempre il mio amico pastore. Io mi fermo con la macchina dietro il suo gregge e lui ordina alle sue pecore di andare più adagio così da aver modo di parlarci di più. Lui con il bastone in mano e io con lo sterzo e ci raccontiamo i salmi del giorno e il telegiornale che opprime la gente. Io sento che mi confida le sue


spazio di fede attese, le sue speranze di guarigione, le sue proteste e mi conclude al passaggio: “Come fai ad andare d’accordo con i comunisti e con i farisei?” Non rispondo perché lui sa che ha ragione. Poi stuzzica il cane pastore e quello aizza veloce il gregge e io posso passare con la grande punto. Ci salutiamo con il sorriso del nuovo giorno perché l’indomani sa che non gli darò quella risposta che desidera. Quanti sassi lungo la mia strada. Quante bisce nere sgusciano sull’asfalto. La mia auto non riesce a schiacciare nessuna. E mi ritorna in mente il vangelo. Mi ritorna in mente la chiesa di Bagdad. La città dei giornali mi inquieta. Appena arrivo a Palermo voglio tornare in campagna. Eppure qui è la lotta. Eppure qui è il campo dove seminare con le lacrime e mai raccogliere con gioia i covoni della preghiera e del sacrificio evangelico. Ci penserà il Signore a inviare mietitori della Chiesa a suo tempo opportuno. La puzza delle fogne mi opprime i polmoni. I giganteschi cartelloni pubblicitari mi innervosiscono per le grandi fesserie che scrivono. Non assorbo infastidito l’inquinamento mentale. E penso alla gente (a noi cristiani) che si è adattata tanto da non sentire affatto la puzza delle cattiverie e il loro disagio. Qui le chiese sono chiuse e quelle aperte sono vuote. Siamo divenuti pastori di funerali. Persino i battesimi generano anime morte. Il vangelo di Gerico mi scuote. Siamo troppo opulenti. Sono troppo opulento. Non riusciamo più a vedere Gesù a causa della nostra bassezza spirituale. Siamo simili a Zaccheo che a causa della sua opulenza e ricchezza non riusciva a vedere Gesù. Torniamo anche noi a salire in alto per vederlo davvero. In alto, fuori dei compromessi, fuori dal peccato e Lui certamente alzerà anche a noi il suo sguardo. Che strano Lui che alza lo sguardo solo al Padre, solo al cielo, ora alza gli occhi a Zaccheo, a noi peccatori e ci invita a scendere dalle nostre superbie, dai nostri orgogli, dalle nostre azioni pastorali opulenti. “Scendi subito, perché oggi voglio fermarmi a casa tua”. Ecco la Chiesa scende nel martirio della grazia. Ecco scende a restituire ciò che non è suo, ciò che è del tempo, si, non solo il denaro, ma i compromessi, la gloria delle parate. Restituisce ai poveri, all’umanità quattro volte tanto il tempo perduto nelle futili azioni e apparenze pastorali. È tempo del vangelo e non delle curie. È tempo del vangelo e non dei nostri programmi triennali per annunciare la Parola. È tempo di vivere le beatitudini non solo nei dolci mentali commenti. Io torno a casa, io torno al vangelo. Io torno sulla croce. Qui, in città, a ragionare mi sento male. Vi chiedo perdono se non butto la spugna nella spazzatura dei giorni morti. Si è vero, la spazzatura non è solo sulla strada. I giorni sono sempre un’altalena. I giorni sono un via vai di libertà e di schiavitù. Io non mi adatto alla falsità. No, non mi adatto. Sto imparando a stringermi al petto di Cristo Gesù per non perdermi nel dolore che santifica. Sto imparando a rispettare ogni anima, dove dentro leggo, senza difficoltà, le pagine del figlio dell’uomo che è venuto a servire e a stare bene con ogni uomo.

in breve Lo Sportello del Cittadino di Barcellona (sede in via Magenta) dell’Associazione Consumatori Siciliani di cui è responsabile Giuseppe Rizzo esprime il proprio disappunto su quanto sta accadendo sulla vicenda dell’ospedale di Barcellona e Milazzo. La vicenda degli ospedali di Barcellona e Milazzo unitamente a quella di Mistretta, Sant’Agata Militello e Patti è la chiara dimostrazione della volontà politica di depotenziare il servizio sanitario in provincia di Messina e nella stessa città a vantaggio di altre province. È una vergogna quello che sta accadendo e soprattutto riteniamo che oggi occorra unire le forze per difendere il diritto alla salute della gente messo a rischio da scelte scellerate. “Da anni assistiamo a tagli di posti letto, di chiusure di reparto” termina Calabria “trasferimenti da un ospedale all’altro di competenze ma tutto questo non è servito a nulla! È soprattutto vorremmo sapere quali tagli la Regione Siciliana ha operato nei confronti dei baroni della sanità privata?”.

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televisione PALINSESTO TELEREGINA dal 19 al 26 Novembre 2010

Venerdì 19 Novembre (CTS) ore 16.00: Dove gli uomini parlano Quechua (doc.) ore 16.48: Punti di vista - Giovani ragazze sposate con Dio ore 16.56: Coro Sabato 20 ore 11.30: ore 11.32: ore 11.34: ore 12.00: ore 12.15:

Novembre (CTS) Vangelo di domenica 21/11/10 Parlerò al tuo cuore Cristo in frontiera Oltre il fatto Sfogliando CNTN

Sabato 20 ore 20.00: ore 20.02: ore 20.04:

Novembre (IN TV - Sky 840) Vangelo di domenica 21/11/10 Parlerò al tuo cuore Cristo in frontiera

Domenica 21 Novembre (CTS) ore 11.30: Santa Messa dalla Basilica SS. Trinità (La Magione) - Palermo (diretta) Domenica 21 Novembre IN TV (Sky 840) ore 11.30: Santa Messa dalla Basilica SS. Trinità (La Magione) - Palermo (diretta) ore 12.50: Dal seminario diocesano di Palermo - Un percorso alternativo Lunedì 22 ore 11.30: ore 11.34: ore 11.59: ore 12.15:

Novembre (CTS) Oroscopo come bussola Lo sguardo del coraggio Oltre il fatto Sfogliando CNTN

Lunedì 22 ore 20.00: ore 20.04: ore 20.34:

Novembre IN TV (Sky 840) Oroscopo come bussola Volti al confronto Etiopia - Il regno del leone di Giuda (documentario)

Mercoledì 24 Novembre (CTS) ore 21.30: Conoscere Palermo - Tracce della cultura cinese in Sicilia ore 22.00: Volti al confronto Giovedì 25 Novembre IN TV (Sky 840) ore 20.00: Conoscere Palermo - Tracce della cultura cinese in Sicilia ore 20.30: Oltre il fatto ore 20.45: Sfogliando CNTN Venerdì 26 Novembre (CTS) ore 16.00: Benedetto XVI a Palermo ore 16.40: Viaggio missionario a Temento in Senegal (documentario) I programmi potrebbero essere soggetti a variazioni.

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TRACCE DELLA CULTURA CINESE IN SICILIA di Alberta Rondini

opo un anno di chiusura per lavori organizzativi riapre la Casina alla Cinese con lo splendore degli appartamenti borbonici e la mostra "Tracce della cultura cinese in Sicilia". La casina di “foggia e gusto cinese” fu scelta da Ferdinando I di Borbone e dalla moglie Maria Carolina, come residenza sita all’interno di quella, che sarebbe poi divenuta, “Real Tenuta della Favorita”. I lavori di riforma della casina diretti da Venanzio Marvuglia e dal figlio Alessandro Emanuele, mantennero il carattere esotico dell’edificio, omaggio alla moda delle cineserie in voga alla corte di Napoli. La mostra, organizzata dall'assessorato ai Beni culturali con la fondazione Plaza, consente di ammirare opere d’arte cinese facenti parte dell’immenso patrimonio culturale della Regione Siciliana quali i pregiati vasi cinesi di Palazzo dei Normanni e di Palazzo Mirto, i volumi seicenteschi che riguardano la cultura cinese in Sicilia di proprietà della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana ed una collezione di costumi cinesi di proprietà privata.

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appuntamenti DOVE TROVARE C N T N

Padre GIACOMO: dove, quando... Lunedì Giovedì

ore 14,15 - 20,30 Magione ore 9,30 - 13,00 S. Caterina ore 13,30 - 15,30 S. Giovanni C ON F E SSIO N I

Sabato ore 17,30 - 18,45 S. Giovanni mezz’ora prima della celebrazione di ogni S. Messa RECAPITI

330.53.79.32 (quando è possibile tenerlo acceso) 091.49.01.55 ogni giorno ore 7,00 - 7,45 091.25.25.525 (di pomeriggio, spesso) 091.617.05.96 anche Fax giacomo.ribaudo@fastwebnet.it C H I E S E IN C U I H A LU O G O L’ A D O R A Z I O N E E U CA R I S T I C A S O L E N N E A L D I F U O R I D E L L A S. M E S S A :

* CUORE EUCARISTICO DI GESÙ, C.so Calatafimi, 327: Vn. ore 16,30-18,00; 1° Vn anche 9,30-12,30 * ANCELLE DEL S. CUORE, in via Marchese Ugo: Tutti i giorni ore 7-13; 16-17 * OLIVELLA: Ln. Mt. Mc. ore 17,30-18,30 * S. CATERINA DA SIENA in via Garibaldi: Gv. ore 09,00-12,00 da Ln. a Vn. ore 23,00-24,30 * MARIA SS. IMMACOLATA via Montegrappa Gv. ore 09,00-23,00 * S. GIUSEPPE AI QUATTRO CANTI: Vn. ore 21,00-23,00 * S. MAMILIANO (di fronte al conservatorio): da Ln. a Vn. ore 16,00-18,00 * S. LUCIA, in via Ruggero Settimo: Sb. ore 21,00-24,00 * MARINEO, presso la chiesa del Collegio: Gv. ore 09,00-12,00 * MADONNA DEI RIMEDI: piazza Indipendenza Gv. ore 10,00-12,00 * SAN BASILIO: Giovedì - Venerdì 9.00 - 12.00 Venerdì dalle 18.30 - 19.30 * SANTA TERESA alla Kalsa: Giovedì 17.30 - 18.30; 19,00 - 21,00 * FRATI MINORI RINNOVATI SANTA MARIA DEGLI ANGELI: in via Alla Falconara, 83: Ogni giovedì dalle 15.30 alle 16,15 1° venerdì del mese 20.00 - 21.00 * SS. CROCIFISSO - Ciaculli: Giovedì ore 16.00 - 17.00

DOVE CONFESSARSI... -

S. Domenico (mattina) Casa Professa (zona Maqueda) S. Giuseppe dei Teatini (Quattro Canti) S. Teresa (piazza Kalsa) Madonna dei Rimedi (p.zza Indipendenza) S. Raffaele Arcangelo (via G. Roccella) S. Maria della Pace (Cappuccini) S. Francesco d’Assisi (piazza S. Francesco d’Assisi) S. Antonio da Padova (Stazione) Boccone del Povero (c.so Calatafimi, 327)

Edicole

Rivendita giornali

Sedi Istituzionali

Claudia Amica Pipi Alberto C.so Calatafimi, 327 Dario Badalamenti Via G.F. Ingrassia Bruno Maurizio Via Lincoln, 124 Cori David e Carmen Richichi Calata S. Erasmo Capizzi Piazza G. Cesare Vincenzo Di Bella Via Roma (Accanto posta centrale) Giovanni Serra Via Cavour Catalano Francesca Via E. Amari Siddiolo Giampiero Via Roma (Ang. C.so Vittorio Emanuele) Ferrara Angelo Via Ruggero Settimo Edicola Mercurio di Antonia Siddiolo L’edicola di A. Cappello Via Vaglica (Piazzale Ungheria) Testagrossa Via P. Calvi D’Amico Domenico Via Dante, 78 Giovanni Cricchio Via Notarbartolo (Ang. Via Marchese Ugo) Damiani M.Rita Via Terrasanta, 5 Libri Giò di Giuseppe Mercurio Via Duca della Verdura E. Calò Marco Mercurio Via F. Laurana Edicola Lino Via Don Orione Rosetta Abatangelo Via Marchese di Villabianca, 111 Libreria Mercurio Via M. di Roccaforte, 62 Ciulla e Cannella Via Cirrincione

Piazza dell’Esedra

Facoltà Teologica

Lidia Monsignore

Corso V. Emanuele, 463

Via E. Restivo, 107

(Loredana Ferraro)

Da Silvio

Galleria e Biblioteca d’Arte

Marineo (Pa) Cuccia Francesco Luigi Via F. Laurana, 79

Studio 71 F.M. Scorsone Via Fuxa, 9

90143 Palermo Edicola Resuttana dal 1920 Via Resuttana, 243

Chiese

Pirrone Antonino

Basilica SS. Trinità alla Magione

Piazza Verdi Mario Cassano

Via Magione

Via De Gasperi 237

S. Giovanni dei Napoletani

Fabio Velardi

Corso Vittorio Emanuele

Viale Regione Siciliana

Santa Caterina da Siena

(Angolo Via Perpignano)

Via Garibaldi S. Cristoforo

Attività

Via S. Cristoforo

commerciali

(Via Roma di fronte la Standa)

Articoli e oggetti sacri

SS. Crocifisso

Rosa Maria Cerniglia

Via Ciaculli

Villabate

Maria SS. di Lourdes

Associazione Esperanza Via Magione, 44

Via Ponticello

Orefice Nino Scrima

Borgo della pace

Via Magione

Baucina

Gazebo CNTN Piazza Marina Libreria Paoline C.so Vittorio Emanuele, 456

Privati Lidia Castellana

Bar Pasticceria Amalia Rimedio Via P.pe di Palagonia, 2/F

C. Vittorio Emanuele, 547

Libreria Articoli Sacri LDC, di

Villabate

Lombardo

Micale – Badalamenti

Via A. Siciliana, 16/D

Via M. Cipolla, 106

Angie Sport Via Sciuti, 178

Salvo Di Lorenzo

Bruno Gomme

Via Fiduccia, 11 (Villabate)

Via Garibaldi, 10/16

Caterina Gaglio

Monreale (PA)

Largo Hilton - Villabate

ANNO XI - n. 11 • 21 Novembre 2010

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CNTN n11 anno XI @ 21 novembre 2010  

settimanale di ispirazione cristiana

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