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Settimanale di informazione sul settore radiotelevisivo dell’Associazione Coordinamento Nazionale Radio Televisioni

Terzo Polo Digitale www.cnrtv.eu

Anno XIV N. 9 del 14/03/2020

QUESTO

NUMERO

- TV LOCALI: emergenza coronavirus colpisce gli editori - RADIOTV: mercato con giro d’affari in crescita nel 2018 - PAYTV: Tar Lazio annulla le misure Antitrus contro Sky - PAYTV: crescita della potenza Sky con ricavi e abbonati - DIRITTI TV: arriva la serie C calcio in chiaro e gratis… - RADIO: pubblicate le indagini di ascolto Radioter 2019 - AGCOM: le nomine dei componenti slittano al 25 marzo - MEDIA: Mediaset sempre più forte con utile in crescita - IPTV: pubblicità raggiunge livelli della tv tradizionale - RADIO: cresce la Tv anche sui social, 32mln al mese - PUBBLICITA’: Mediaset monopolizza il mercato a 55% - TV LOCALI:informazione,importante ruolo in emergenza 3

L’EMERGENZA CORONAVIRUS COLPISCE GLI EDITORI

IL GOVERNO ADOTTI MISURE URGENTI PER SOSTENERE RADIO E TV LOCALI SOSTENERE UN SETTORE STRATEGICO PER L’INFORMAZIONE DI SERVIZIO In queste ultime drammatiche settimane in cui il coronavirus è diventata un’emergenza sanitaria a livello internazionale (con l’Italia costretta ad adottare misure mai sperimentate prima), anche l’emittenza radiotelevisiva si trova a fare i conti con un collasso, l’ennesimo se consideriamo le crisi precedenti di cui ancora oggi si sta pagando le conseguenze (passaggio al DTT, taglio contributi, LCN illegittime, crisi economica, ecc.) Il comparto, infatti, in queste settimane è in grande difficoltà per gli effetti riflessi della crisi che sta attanagliando tutti i settori imprenditoriali, commerciali e dei servizi. Moltissime emittenti locali, infatti, hanno registrato il rinvio di pagamenti per fatture già emesse, sospensione, annullamento o mancata stipula di contratti. Tutto questo mentre certi costi di gestione restano ineludibili: fitti, energia elettrica, stipendi, contributi, tributi e tasse. Eppure qualcuno asserisce, stando ai dati, che appena due anni fa il settore radiotelevisivo in Italia ha registrato un giro d’affari di 9 miliardi, in crescita dell’1,8% sul 2017 (vedi pag 2). L’incremento ha riguardato sia la Tv in chiaro (+0,4%), sia quella a pagamento (+2,9%) e, soprattutto, la radio (+6,7%). Questi, però, sono dati nazionali che non comprendono certo il comparto dell'emittenza locale.

IN PERICOLO UN PUBBLICO SERVIZIO A PRESIDIO DEL TERRITORIO

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Ciò nonostante le radio e le tv locali stanno presidiando i territori di riferimento assicurando quel pubblico servizio a cui sono doverosamente chiamati. Non c’è, quindi, soltanto il rispetto del pluralismo informativo, già pilastro fondamentale posto dall’UE da dover rispettare; vi è anche l’importanza di fornire informazione in modo più penetrante sul territorio, conoscendo il proprio tessuto sociale e istituzionale in maniera ineguagliabile rispetto a emittenti di respiro più ampio come le nazionali. E nonostante tutto, gli editori con i propri dipendenti stanno fornendo il massimo sforzo per garantire informazione in questo delicatissimo momento storico. Tutela del pluralismo e del servizio pubblico (soprattutto nei casi di emergenza) sono, dunque, i principali motivi per i quali il CNRT-TPD chiede al Governo di intervenire con urgenza per sostenere in ogni modo possibile il settore attraverso interventi a livello, fiscale, finanziario, economico, in particolare nell’immediato: 1. interventi economici per far fronte al pagamento delle utenze elettriche in particolare e telefoniche 2. interventi economici per far fronte al pagamento dei fitti (sedi e impianti) 3. interventi economici per far fronte al pagamento degli stipendi o sussidi diretti ai dipendenti 4. sospensione dei pagamenti degli oneri bancari e dei mutui 5. sospensione dei pagamenti delle rateizzazioni con l’Agenzia delle Entrate 6. sospensione dei pagamenti ordinari con l’Erario 7. sospensione o azzeramento dei contributi INPS, INAIL, ENPALS e INPGI Solo così si potrà almeno sperare di riuscire a garantire il pluralismo informativo sia l’importante collaborazione con enti locali e istituzioni per assicurare il servizio pubblico nei momenti di emergenza come questa del coronavirus.


LA TV IN ITALIA VALE 9 MILIARDI, LO 0,5% DEL PIL IL MERCATO RADIOTV 2018: GIRO D’AFFARI IN CRESCITA DELL’1,8% Nel 2018 il settore radiotelevisivo in Italia ha registrato un giro d’affari di 9 miliardi, in crescita dell’1,8% sul 2017. E’ quanto emerge dal report sul settore radiotelevisivo realizzato dall’area studi di Mediobanca. L’incremento riguarda sia la Tv in chiaro (+0,4%), sia quella a pagamento (+2,9%) e, soprattutto, la radio (+6,7%). Invariato il peso sul Pil nazionale, pari allo 0,5%. In Europa il giro d’affari è pari a 100,3 miliardi nel 2018 (+2%). A crescere è soprattutto la Pay TV (+4,3%).

ANCHE DA QUESTI DATI SI CONFERMA IL TRIOPOLIO I principali operatori televisivi italiani (Mediaset, Sky, Rai, Walt Disney, Discovery, Viacom, Fox Networks e La7) nel 2018 hanno fatturato 10 miliardi (+0,2%). • Il gruppo Mediaset, unico broadcaster italiano che opera anche all’estero, si conferma primo operatore (3,4 miliardi, -6,5%) grazie ai ricavi ottenuti in Spagna (1 miliardo). • Completano il podio Sky (3,2 miliardi, +12%) • Rai (2,6 miliardi, -1,7%), entrambe davanti a Mediaset considerando i soli ricavi nazionali. Gli operatori privati a controllo statunitense (Sky, Disney, Discovery, Viacom, Fox Networks) hanno registrato un fatturato superiore a quelli a controllo italiano (Mediaset, La7), chiudendo il 2018 rispettivamente a 4 miliardi (+8% sul 2017) e 3,5 miliardi (6%). In termini occupazionali, solo Sky aumenta in modo considerevole la forza lavoro fra il 2014 e il 2018 (+250 unità). Il mercato radiotelevisivo si conferma, inoltre, fortemente concentrato, con i tre operatori principali (Rai, Mediaset e Sky Italia) che detengono congiuntamente il 90% circa dei ricavi televisivi totali. Gran parte dei ricavi della TV in chiaro è realizzata da Rai (47,3%) e Mediaset (34,3%), seguite da Discovery (4,3%), La7 (2,6%) e Sky (2%). Per quanto riguarda la TV a pagamento, il maggior operatore è Sky, che determina da sola l’80,3% del fatturato, seguita da Mediaset (12,4%). Questo comparto si conferma in buona salute grazie all’aumento dei ricavi da abbonamenti (+3,8%) che compensa parzialmente il calo dei ricavi da pubblicità (-5,6%), dovuto essenzialmente alla cessazione dei servizi di Mediaset Premium.

CALA LA RACCOLTA PUBBLICITARIA. BENE INTERNET

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Cala la raccolta pubblicitaria per il settore radiotelevisivo mentre prosegue la crescita dei servizi via internet. Nell’ultimo anno la raccolta pubblicitaria è scesa in generale dello 0,9%, con il forte calo della Tv (-5,3%) parzialmente compensato dagli Ott Over-The-Top (+9,2%) e dalla Radio (+1,7%). Secondo l’analisi di Mediobanca difficilmente il 2020 si discosterà da questo trend anche se gli eventi sportivi, tra i Giochi Olimpici di Tokyo e il campionato europeo di calcio, potrebbero dare un’accelerazione alla raccolta pubblicitaria. Secondo le previsioni ITMedia Consulting, nel 2021 la Tv tramite internet diventerà la piattaforma leader per diffusione in Italia superando anche il digitale terrestre e raggiungendo 9,2 milioni di abitazioni rispetto ai 5,9 milioni del 2019. Un traguardo che vedrà scendere notevolmente sotto il 90% dei ricavi totali televisivi nazionali la quota dei tre maggiori operatori.


IL TAR ANNULLA MISURE ANTITRUST NEI CONFRONTI DI SKY. CADE IL DIVIETO DI ESCLUSIVA INTERNET E’ stato annullato il provvedimento con il quale il 20 maggio dello scorso anno l'Antitrust ha dato il via libera condizionato alla cessione della piattaforma R2 di Mediaset Premium a Sky. L'ha deciso il Tar del Lazio, liberando in questo modo Sky dai vincoli del provvedimento 'condizionato' e quindi aprendole la possibilità di acquistare diritti televisivi sportivi e cinematografici per le piattaforme Internet, come NOW TV, dove soffre la concorrenza di gruppi come Amazon e Google, che invece possono farlo da tempo. In attesa di verificare se l'Antitrust ricorrerà o meno in Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, la vicenda della piattaforma 'tecnica' R2 non cambia: dopo la delibera dell'Antitrust il passaggio da Berlusconi a Sky era stato annullato, ma i dipendenti erano rimasti al gruppo con sede a Milano Santa Giulia mentre la pay tv del Biscione ha di fatto concluso la sua attività, anche se il marchio resta presente nei canali a pagamento editi da Mediaset L’oggetto d’impugnativa era il provvedimento con il quale l’Autorità “ha ritenuto la ricorrenza di un’operazione di concentrazione a seguito di una notifica effettuata da Sky, ed avente ad oggetto l’acquisto del controllo esclusivo sulla società R2, nella quale era stato conferito il ramo ‘operation pay’ di Mediaset Premium, ritenendo che, pur dopo il dichiarato abbandono della programmata attività negoziale, residuassero profili concentrativi”. Il provvedimento era contestato da Sky sia per motivi procedurali, sia per motivi sostanziali. I giudici hanno ritenuto il ricorso fondato, ravvisando in primo luogo “la fondatezza del primo motivo di doglianza con il quale parte ricorrente ha lamentato la violazione del contraddittorio procedimentale e del diritto di difesa”. E “la prospettazione di parte va pure condivisa laddove questa individua alcune criticità istruttorie e motivazionali nelle quali l’Autorità è incorsa nel ricostruire i fatti”. Secondo il Tar (in un passaggio molto tecnico della sentenza), infatti, il provvedimento “non pare aver tenuto nella giusta considerazione il fatto che la cessione della sub-licenza DTT non ha attribuito a Sky una ‘esclusiva’ su un determinato territorio, né ha attribuito alcun rilievo alla circostanza che la cessione della licenza avrebbe avuto una durata solo biennale; non dedica una puntuale analisi al fatto che le attività secondarie integrino ‘un’attività autonoma di impresa cui è attribuibile un fatturato’; non risulta aver nuovamente verificato, con riferimento a tutti quelli che esso considera ‘asset’ residui, l’esistenza e l’entità di un autonomo fatturato ad essi riferibile; ha omesso di indagare in ordine alla natura concertativa delle singole operazioni e all’esistenza di un vincolo condizionale tra le diverse operazioni”.

SKY IN ESPANSIONE SU TUTTI I MERCATI Pagina

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Ancora una volta assistiamo ad un'altra fetta di mercato conquistata dal già monopolista della pay-tv Sky, che come ricorderemo, è sul podio dei primi tre sia in termini di raccolta pubblicitaria sia in termini di valori del SIC (Il Sistema Integrato delle Comunicazioni). Guadagnare campo anche nel mercato internet non fa altro che rafforzare una posizione dominante, senza dimenticare gli ulteriori investimenti nel campo delle telco, altro settore in cui l’ex creatura di Murdoch ha deciso di presidiare probabilmente in vista dell’implementazione delle nuove reti 5G. Insomma, Sky non vuole dipendere da nessuno e non vuole rinunciare a nulla. Nell’articolo che segue, maggiori dati sulla potenza di Sky.


LA CRESCITA DELLA SUPERPOTENZA SKY RICAVI PER 3,29 MILIARDI, CRESCONO GLI ABBONATI Andiamo a spulciare il bilancio di uno dei più pericolosi monopolisti in campo nel mercato audiovisivo in Italia confermandone la sua potenza da soggetto dominante, vero ostacolo alla concorrenza e pluralismo. L’esercizio chiuso al 30 giugno 2019 ha mostrato la presenza di ricavi per 3,29 miliardi di euro, ottenendo il 10% in più rispetto al 2018. Nonostante ciò, il risultato operativo ha evidenziato un negativo per circa 74 milioni di euro e una perdita di 41 milioni di euro. Diversamente, il dato relativo agli abbonati è stato positivo, saliti a quota 5,195 milioni dai 4,855 del 2018. Questi dati sono i primi diffusi con la nuova proprietà Comcast, nonché dopo l’acquisto della piattaforma Premium di Mediaset. I costi sono aumentati, e nello specifico l’acquisto dei diritti tv ha inciso per 456 milioni compreso il potenziamento del palinsesto di TV8, mentre i costi del personale per 38 milioni. Quest’ultimo è cresciuto a 3.037 persone rispetto alle 2.773 del 2018.

I DIRITTI SULLE MANIFESTAZIONI SPORTIVE - I costi sono aumentati anche per la partecipazione alle aste per la Champions League e per la Serie A di calcio 2018-2021, passati da 1,43 miliardi a 1,9 miliardi. Inoltre la società sarà impegnata con i nuovi bandi per i diritti tv in ambito calcistico per la stagione 2021-2024. La società controllata da Comcast dovrà valutare con attenzione gli investimenti in ambito sportivo, in considerazione del fatto che l’interesse del pubblico sta scemando ed è già in atto una condivisione delle spese tra i vari broadcaster.

I RICAVI - Come riportato in apertura i ricavi sono cresciuti del 10%, grazie, soprattutto, alla crescita degli abbonamenti residenziali (pari a 4,53 milioni) che portano un ricavo di 2,611 miliardi di euro (+7,1%). Le altre fonti sono: quella pubblicitaria, da cui entrano 261,57 milioni di euro; 133,5 milioni dalla rivendita di contenuti; 76,8 milioni da installazioni e noleggi. Gli altri ricavi hanno invece subito una flessione, sia per una minor produzione di partite di serie A che a causa di accordi commerciali venuti meno con partner telefonici.

TV8, PPV E SKY GO - TV8 ha inciso positivamente per 52,16 milioni di ricavi, i ricavi dalla pay per view perdono il 5%, ma continuano a valere 35,4 milioni di euro. Sky Go è stata attivata da oltre 3 milioni di utenti e il gruppo si sta orientando oltre che all’ormai diffuso Sky Q, anche alla banda larga e agli over the top con Now tv.

TUTTA LA SERIE C IN CHIARO DIRETTA GRATIS

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FINO AL 3 APRILE SU ELEVEN SPORTS Fino al 3 aprile 2020 le partite di calcio della Serie C saranno disponibili in chiaro sulla piattaforma di Eleven Sports. Lo stabilisce l’accordo firmato oggi tra il Presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli ed Eleven Sports Italia, che dà la possibilità agli italiani di assistere gratuitamente e in diretta streaming alle partite di calcio delle 60 squadre di Serie C. RAI, che trasmette in diretta televisiva le partite di Serie C del posticipo del lunedì sera, ha dato la sua piena disponibilità all’operazione. Le porte degli stadi della Serie C si aprono almeno virtualmente a 17 milioni di tifosi, dopo le decisioni prese del Governo, di sospendere l’accesso al pubblico fino al 3 aprile. Non discutiamo dell’iniziativa sicuramente a favore degli utenti, ma con ciò teniamo a ribadire quanto il mercato dei diritti sportivi sia strettamente legato nelle mani di pochi soggetti dominanti che continuano a escludere l’emittenza locale penalizzandola fortemente.


INDAGINI DI ASCOLTO RADIO PUBBLICATI VOLUMI RADIOTER 2019 RELATIVI A 2° SEMESTRE 2019 E INTERA ANNUALITA’ Come precedentemente annunciato, la Tavolo Editori Radio, la società partecipata da editori radiofonici pubblici e privati, ha pubblicato tutti i dati dell’ascolto radiofonico relativi al secondo semestre 2019 e all’intero anno 2019 dell’indagine Radioter 2019. Uno degli aspetti più rilevanti è l’ascolto per device, da cui si evidenzia l’ennesimo balzo in avanti della fruizione radiofonica attraverso piattaforme diverse dalla modulazione di frequenza, in particolare la tv, con la visual radio sul digitale terresre.

Dettaglio dei volumi I volumi contengono i seguenti dati di ascolto del secondo semestre 2019 e dell’intero anno 2019: – Ascoltatori nel giorno medio; – Ascoltatori per fasce orarie di tre ore; – Ascoltatori per fascia di un’ora; – Ascoltatori nei 7 giorni; – Durata media di ascolto; – Ascoltatori per luoghi e device; – Ascoltatori per quarto d’ora. Grande attenzione è ovviamente riservata in Radioter 2019 all’ascolto per device, da si evidenzia l’ennesimo balzo in avanti della fruizione radiofonica attraverso piattaforme diverse dalla modulazione di frequenza, in particolare la tv, con la visual radio sul digitale terrestre. Nel dettaglio del dato annuale, sale l’ascolto via pc/tablet (1.088.000 rispetto ai 936.000 del 2018) insieme a quello con smartphone (2.956.000 contro 2.287.000), mentre si compensano tra loro gli ascolti coi mezzi tradizionali.

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Il ricevitore radio, infatti, in Radioter 2019 sale da 9.931.000 a 11.003.000 mentre l’autoradio scende da 25.134.000 a 25.056.000. Ma a crescere sensibilmente è soprattutto la visual radio DTT: 3.999.000 contro i 3.353.000 del 2018, cui si aggiungono le emissioni solo audio che salgono a loro volta da 940.000 ascolti a 1.170.000, per un totale di ben 5.169.000 utenti su un complesso di 34.849.000. Da annotare, infine, la crescita del dato “altro” (che dovrebbe consistere negli smart speaker), che cresce da 93.000 a 146.000.


NOMINE AGCOM: IL 25 MARZO IL VOTO ALLA CAMERA Slitta al 25 marzo l’elezione alla Camera dei membri dell’AGCom e del Garante Privacy. Lo ha comunicato il Presidente della Camera, rendendo noto che nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo tenutasi nella giornata di ieri è stata convenuta una ulteriore rimodulazione del calendario dei lavori per il mese di marzo. Tale rimodulazione prevede, tra l’altro, che la votazione per l’elezione di due componenti l’AGCom e di due componenti il Garante della Privacy, d’intesa con la Presidente del Senato, avrà luogo mercoledì 25 marzo, dopo le comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio Europeo del 26 e 27 marzo.

MEDIASET SEMPRE PIU’ FORTE 190 MLN DI UTILE NEL 2019, IN CRESCITA RISPETTO AI 97,4 MLN DEL 2018 Mediaset ha chiuso il 2019 con un utile netto di 190,3 milioni di euro, in crescita rispetto ai 97,4 milioni del 2018, calcolati al netto delle operazioni straordinarie che avevano caratterizzato lo scorso esercizio (ad esempio, la plusvalenza realizzata con l'operazione EiTowers) e che portavano il risultato 2018 a 468,2 milioni di euro. Senza queste plusvalenze il 2018 si sarebbe chiuso con una perdita di 51,8 milioni. I ricavi sono invece ammontati a 2,925 miliardi di euro, in calo rispetto ai 3,4 miliardi del precedente esercizio. I ricavi del 2018, ricorda però una nota di Mediaset, poteva contare del contributo pubblicitario di importanti eventi sportivi presenti nei palinsesti italiani dello scorso anno come la Champions League Free, l'offerta Calcio Pay e soprattutto, sia in Italia sia in Spagna, l'impatto dell'esclusiva assoluta dei Campionati Mondiali di Calcio. Riguardo il mercato pubblicitario, un approfondimento sul ruolo monopolistico a pag. 8

GLI INVESTIMENTI PUBBLICITARI NELL’IPTV RAGGIUNGONO QUELLI DELLA TV TRADIZIONALE Le stime Nielsen hanno mostrato come vi sia stata una flessione negli investimenti pubblicitari sul mezzo televisivo (-5,3%), di cui abbiamo parlato in un precedente articolo. Di senso opposto gli investimenti nel digitale sono cresciuti dell’8,3% rispetto al 2018, pari a 3,34 miliardi di euro, raggiungendo quelli del mercato televisivo (3,6 miliardi di euro). Questa crescita impone ai broadcasters di attrezzarsi per il cambiamento, perché nei prossimi 10 anni tra la televisione tradizionale e quella digitale non ci sarà più differenza, poichè la smart tv, con la possibilità di navigare in rete, si diffonderà sempre di più, con un conseguente cambio negli investimenti pubblicitari.

L’ANALISI SUGLI OTT (OVER THE TOP):

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Occorre sottolineare come Nielsen abbia presentato solo delle stime, in particolare per quanto riguarda le c.d. Over The Top (OTT), definite dall’AGCom quali “piattaforme televisive o audiovisive gestite da società i cui servizi sono primariamente veicolati attraverso infrastrutture di rete di terzi e che, in tal senso, agiscono al di sopra (over the-top) delle reti”. Per queste società, dei 3,34 miliardi di investimenti pubblicitari nel digitale 2,86 sarebbero attribuiti agli OTT. Media Italia, diversamente, ritiene che l’intero mercato digital valga 2,8 miliardi, rimanendo conseguentemente ancora indietro rispetto a quello televisivo.

L’ANALISI SUGLI INVESTITORI Il mercato digital ha un bacino di decine di migliaia di clienti, mentre quello televisivo può contare su circa 1.100/1.200 clienti investitori. Secondo GroupM, se l’analisi si concentrasse sul perimetro degli investitori medio-grandi ci si accorgerebbe che il mezzo televisivo riesce ad attirare ancora oltre il 50% degli investimenti. Roberto Binaghi, presidente e a.d. di Mindshare commenta così: “Il digital, secondo noi, arriva al 27% e questo ci dice che in Italia il mercato è ancora molto radicato sulla tv. Ma nei prossimi anni ci sarà sicuramente un ulteriore margine di crescita del digital”.


CRESCE LA TV ANCHE SUI SOCIAL NIELSEN: COINVOLTI 32 MILIONI DI ITALIANI OGNI MESE Il fenomeno della Social Tv in Italia cresce anche a febbraio. Ad affermarlo è il Nielsen Social Content Ratings, che ogni giorno misura le attività sui principali social network relative a tutti i programmi in onda su 38 emittenti free e pay. Lo scorso mese le interazioni in modalità lineare (ovvero 3 ore prima, durante e 3 ore dopo la messa in onda dei programmi) sono state 105 milioni. Nei primi due mesi del 2020 la crescita è del +97% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I generi televisivi più social di febbraio sono lo sport, che ha determinato il 58% dei commenti, seguito dall’intrattenimento (che include anche il festival di Sanremo) con il 24%, e da talent e reality show con il 14%. Analizzando anche quanto avviene sui social network in momenti distanti dalla messa in onda dei programmi e considerando anche 8 player Over the Top in monitoraggio, le interazioni nel mese di febbraio sono state 135 milioni. Raiuno (34,7 milioni di interazioni), Sky Sport (33, 7 milioni) e Canale 5 (23,2 milioni) guidano la classifica. Gli editori televisivi primeggiano dunque, mentre focalizzandosi sugli OTT, la competizione è molto intensa, in attesa dell’imminente arrivo in Italia di Disney+. A febbraio Netflix conferma il primato registrato a gennaio seguita da Rai Play, Prime Video, Dplay e Mediaset Play.

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Inoltre, a febbraio, Nielsen ha completato la nuova edizione dell’indagine trimestrale con cui monitora il numero e le caratteristiche demografiche degli italiani che commentano e seguono i contenuti video attraverso i social network. Anche in questo caso la crescita rispetto allo stesso periodo del 2019 è rilevante, nell’ordine del +30%.


MEDIASET MONOPOLIZZA LA PUBBLICITA’ LA SOCIETA’ DIVORA IL IL 55% DEL MERCATO Nel 2019 Mediaset ha chiuso con una quota del 55% del mercato pubblicitario, mentre nel 2011 deteneva il 63%.Gli investimenti pubblicitari della società di Berlusconi sono passati da 2,16 miliardi a 1,98 miliardi, con una flessione dell’8,3%, secondo l’elaborazione fatta da Italia Oggi sui dati di mercato. Come riferiscono da Publitalia, il gruppo Mediaset resta “di primo piano, soprattutto per largo merito della sua concessionaria, poiché la forza di Publitalia garantisce a Mediaset dei risultati importanti. La concessionaria ha capito che deve allargare il suo perimetro, dalla addressable tv (una modalità di annunci pubblicitari sulla tv digitale che permette di mostrare annunci specifici, diversi da famiglia a famiglia ndr) alla radio, fino alla esterna”.

IN BREVE FREQUENZE IN DVB-T2 L’ASSETTO DI MERCATO FORTEMENTE SQUILIBRATO

Ricordiamo che la divisione dei multiplex nazionali in DVB-t tra gli operatori di rete del nostro Paese resta ancora fortemente squilibrata (come recentemente sentenziato dal Consiglio di Stato) tale da non consentire la chiusura della procedura di infrazione da parte della Commissione UE nei confronti dell’Italia. Di seguito l’assetto di mercato per numero di operatori e mux assegnati: • • • •

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IN BREVE ADERISCI ALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE Questo momento delicato per le emittenti locali e nazionali indipendenti vede il CNRT-TPD fortemente attivo sul campo allo scopo di tutelarle. Gli editori che lo volessero, possono aderire allo nostra associazione collegandosi al sito: www.cnrtv.eu dove poter scaricare il modulo di adesione. Uniti si vince !

E. Industriale (EI Towers–Mediaset): 2,5 RaiWay (Rai): 2,5 Persidera (Telecom-L’Espresso): 2,5 Premiata Ditta Borghini & Stocchetti di Torino (ReteCapri): 0,5 Prima Tv: 0,5 Europa Way: 0,5 H3G: 0,5 Cairo Network: 0,5

CORONAVIRUS L’INFORMAZIONE NON SI FERMA “Restano aperti stampatori ed edicole. Nel momento di massima emergenza l’intera filiera dell’informazione continuerà ad operare quale presidio essenziale di servizio pubblico e di democrazia”. E’ quanto ha scritto sui social il sottosegretario con delega all’Editoria Andrea Martella. Il sottosegretario nelle scorse settimane ha ribadito l’importanza del ruolo dell’informazione in questo particolare frangente. Da ultimo in un’intervista a Repubblica, nella quale ha definito la stampa “parte integrante della strategia complessiva di risposta alle emergenze”. Ovviamente in tale ambito rientrano le tv locali che giocano un ruolo strategico ancora più elevato considerata la loro penetrazione nel tessuto sociale più localizzato.

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