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- DTT: sistema instabile con stallo continuato dell’LCN - DTT: quota 200 canali,la crisi è finita solo per i big players - ANTITRUST:ddl concorrenza, norma ad hoc per Mediaset - TV: la morsa del fisco, “cercasi condono disperatamente" - AGCOM: contributo 2017, scadenza termina 01/04/2017

Settimanale di informazione sul settore radiotelevisivo dell’Associazione Coordinamento Nazionale Radio Televisioni

Terzo Polo Digitale www.cnrtv.eu

- TOWERING: polo unico ma sotto il controllo pubblico ? - PAY-TV:Sky incontra sindacati ma sono le tv locali in crisi - UE: dal 2018 passaporto per vedere online film e sport - RADIO: DAB, il dramma delle frequenze insufficienti - TV LOCALI: crisi, fallisce Servizi TV erede di Telemarket

Anno XI N. 5 del 11/11/2017

- PUBBLICITA’: la deducibilità dalle tasse è immediata

ROTTAMAZIONE BANDA 700MHZ, DVB-T2 E LCN

SISTEMA INSTABILE CON LO STALLO CONTINUATO DELL’LCN Il comparto televisivo in Italia, al contrario di quanto vogliano far crederci, si presenta sempre più instabile e con poche certezze, almeno per gli operatori indipendenti nazionali e locali. Diversi sono i nodi ancora da sciogliere tra cui primeggia su tutti la numerazione dei canali sul telecomando: • ROTTAMAZIONE banda 700 MHz: gli operatori televisivi dovranno cedere alle telco altra porzione di frequenze in vista delle connessioni 5g e diventa attuale la problematica relativa alla nuova collocazione dei mux televisivi, ancora lontana dall’essere risolta. l’Europa chiede che sia pronto un piano d’azione entro giugno 2018 (tempo molto ristretto per l’Italia), ma non è tutto: la banda dei 700 MHz, in Italia, ospita diversi mux e alcune frequenze sono state rilasciate con autorizzazione valide fino al 2032; inoltre, ancora non è chiaro in che modo si riuscirà ad inserirli tutti nella banda sub-700. PASSAGGIO AL DVB-T2: si continua a parlare di digitale terrestre di seconda generazione anche se l’obbligo di vendita di apparecchi televisivi a partire dal 2017 è stato già agilmente schivato grazie all’espediente di vendere i vecchi dispositivi abbinati ad un decoder. Salvo uno switch-off violento come è stato per il segnale analogico, pare impossibile pianificare il passaggio completo entro il 2022.

NORMATIVA LCN: il nodo più grosso è lo stallo di ben 5 anni in cui continua a “funzionare” una numerazione sul telecomando dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato. se è vero che le frequenze per il DTT diminuiranno, è altrettanto vero che con il DVB-T2 la capacità aumenterà recuperando quella perduta con meno canali UHF col DVB-T; ma in tutto ciò giocherà la nuova assegnazione LCN che, già in ritardo, rischia di trovare ulteriori casini con la questione frequenze e canali. Sembra proprio che lo stallo sia pilotato, nell’attesa che si definiscano prima l’assetto delle frequenze e il numero di canali che trasmetteranno nel prossimo futuro.

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L’ASSETTO DI FONDO, QUELLO POLITICO: se si considera l’attuale situazione politica del nostro Paese, appare difficile che il precario Governo Gentiloni riesca a dedicarsi capillarmente al mercato radiotelevisivo e, considerando che la naturale scadenza della legislatura è prevista per la prima metà del 2018, appare già chiaro come l’Italia parta da una situazione traballante. Considerato tutto ciò, ci pare molto credibile la solita via di fuga strategica : mantenere il più possibile lo status quo, rimandare i problemi al più lontano possibile garantendo ai soggetti più forti le loro posizioni di leader (vedi Rai, Mediaset, Sky e Discovery).


TV: LA CRISI E’ FINITA SOLO PER I SOLITI ‘BIG PLAYERS’ Il settore radiotelevisivo italiano chiude un quinquennio nero, con perdite nette per quasi 900 milioni, pubblicità in calo del 25% e ricavi passati da 10,1 miliardi a 8,9. Ma l'anno scorso i segnali della ripresa del 2015 si sono consolidati. A dirlo è il Report sui maggiori operatori televisivi italiani (Mediaset, Sky Italia, Rai, Discovery Italia e La7) dell'Area studi di Mediobanca, che ha anche messo in luce come il canone Rai in bolletta abbia portato l'evasione privata dal 30% al 6%, ma abbia avuto impatto neutro sui conti Rai, visto che degli oltre 2 miliardi di introiti da canone 2016 stimati dall'Agenzia dell'Entrate, a viale Mazzini resteranno solo 1,7 miliardi di canone ordinario. I cinque operatori tv, il 90% del mercato, hanno quindi registrato nel 2015 ricavi a 8,9 miliardi di euro, +1,4%, dopo anni di flessione. A penalizzare i conti è stata soprattutto la raccolta pubblicitaria, scesa nel quinquennio da 4.688 milioni a 3.668 (-22%), ma in ripresa nel 2015 del +2,4%. Se non si considerasse quella delle 'matricola' Discovery, la contrazione degli incassi da spot sarebbe stata del 25%. E se i ricavi de La7 anche nel 2015 hanno continuato a flettere dell'8%, ha brillato Mediaset che i suoi 3,4 miliardi (+1,8%) l'unico gruppo internazionale, realizzandone quasi un terzo in Spagna. Mentre è Discovery a realizzare il balzo maggiore, + 17,5%.

SETTORE SATURO: QUOTA 250 CANALI. PERSI 400 ADDETTI N 5 ANNI Per gli analisti di Mediobanca il periodo più difficile della crisi dovrebbe quindi essere passato. Perché se il settore è saturo, col digitale terrestre e l'apertura di nuovi canali, oramai a quota 250, è più competitivo. Non a caso nel 2015 c'è stato un leggero aumento della forza lavoro (+1%) sull'anno precedente, anche se il settore in 5 anni ha comunque perso 400 addetti (-1,8%). Dato che ovviamente non considera il piano di ristrutturazione appena varato da Sky. Ma la crisi morde ancora, e la produttività delle aziende segna ancora il passo, col costo del lavoro salito dal 70,5% al 78%. I margini operativi sono girati in ripresa, ma di un tiepido 0,9% del fatturato 2015. Guardando invece alle quote di mercato nella tv in chiaro, la maggiore è sempre Rai (48,3% nel 2015), seguita da Mediaset (35%), Discovery (3,7%), Cairo (2,6%) e Sky (0,9%).

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In quella a pagamento, Sky mantiene stabilmente la quota più elevata (75,8%), seguita da Mediaset Premium (19,4%). Rai e Mediaset guidano poi di netto lo share: 37,2 e 32,2 nel giorno medio. Ma Discovery in cinque anni è passata da 2,4 a 6,3. Rai1 è il canale preferito generalista dagli italiani, seguito da Canale 5. E se la tv è guardata dal 96% degli italiani, sempre più guardano programmi tv su internet, con computer (usati dal 29% dei telespettatori), smartphone (16%), smart Tv (14%) e tablet (12%). Anche se per lo studio, la tv resta il mezzo principe che i cittadini scelgono per informarsi, visto che lo fa il 74%. Con Tg1 e Tg5 serali a contendersi la parte più grossa degli ascolti: 24,7% e 18,2%


DDL CONCORRENZA UNA NORMA AD HOC PER DIFENDERE MEDIASET Il Governo Gentiloni si prepara a “omogeneizzare la normativa italiana a quelle più stringenti di altri paesi europei, come ad esempio la Francia” in tema di scalate nelle società quotate in borsa o, almeno, così sostiene il relatore del ddl concorrenza Salvatore Tomaselli. Un’intenzione che, in altri termini – riferisce il periodico telematico Newslinet - si può definire come ritardare ulteriormente l’approvazione del disegno di legge per inserire una norma ritagliata sulla situazione Mediaset-Vivendi. Non è, infatti, un segreto per nessuno come il finanziere bretone Vincent Bolloré abbia, recentemente, forzato l’ingresso nell’azienda di Cologno acquistandone azioni per quasi il 30% in borsa. La questione è già sotto le lenti della Consob (oltre che dei vari organi giurisdizionali aditi dalla famiglia Berlusconi), ma un provvedimento dedicato aiuterebbe indubbiamente a risolvere la questione rapidamente.

IL 28 FEBBRAIO LA DISCUSSIONE DEL TESTO Al di fuori di quanto sostenuto da Tomaselli, il dato di fatto è che la discussione del testo (già approvato dalla Camera nell’ottobre 2015) è slittato ulteriormente al 28 febbraio in compagnia, stando alla calendarizzazione consultabile sul sito del Senato, di questioni delicate come modifiche al codice di procedura penale, la coesione sociale nel Mezzogiorno o i matrimoni forzati e precoci che, sicuramente, potrebbero finire per dilatare ulteriormente i tempi; non è un caso che il senatore del gruppo CoR Luigi D’Ambrosio Lettieri abbia avanzato la richiesta, diretta al Presidente Grasso, di dare la precedenza alla discussione del ddl concorrenza “frutto del lavoro annuale che viene svolto sulla base della relazione che l’Autorità garante della concorrenza redige e consegna al Parlamento” al fine di “accorciare i tempi che, per quel che ci riguarda, sono stati abbastanza dilatati”. La richiesta è stata respinta dall’Assemblea.

NIENTE SARA’ PIU COME PRIMA La guerra tra Mediaset e Vivendi, che ormai tiene banco ogni settimana in tutte le cronache di settore, non accenna a vedere un epilogo. E’ chiaro che l’esito di questo scontro tra titani è suscettibile di creare nuovi scenari nel panorama nazionale degli audiovisivi. “Niente sarà più come prima” dicono gli analisti, e non soltanto nel mercato della televisione a pagamento. Un eventuale “invasione” francese o una contromossa da parte di Mediaset (con o senza supporti esterni) genererebbe comunque una modifica di assetto nell’intero panorama televisivo, anche quello free, fino all’annesso mercato delle telco dove c’è Telecom che gioca un ruolo multi-mercato.

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E SKY CHE FA? C’è, poi, da sottolineare un altro fattore, quello chiamato Sky. Si tratta, come è noto, del più forte operatore pay sul satellite e del neo-entrato nel DTT, per cui dovrebbe essere quello maggiormente coinvolto nella questione Mediaset-Vivendi. Eppure dalle stanze dei bottoni di Murdoch non arriva nemmeno un cenno, cosa che fa insospettire tutti. Cosa sta tramando lo squalo? Contromosse in cantiere oppure aspetta sulla riva del fiume di veder passare qualche cadavere? Lo vedremo nelle prossime settimane.


TELEVISIONI NELLA MORSA DEL FISCO

CERCASI CONDONO La crisi non è certo finita, almeno non per gli imprenditori medio-piccoli come gli editori indipendenti radiotelevisivi. Si paventa la ripresa di un settore ma ancora una volta teniamo a precisare come la ripresa vale soltanto per i soggetti più forti che stanno iniziando a rivedere la luce, anche se non tutti e non in maniera indolore. Per il resto è la classica “valle di lacrime” con editori che, se non hanno chiuso, sono stati costretti a galleggiare tra debiti e freno alle produzioni, tagli drastici e ridimensionamenti inevitabili, senza contare il ricorso agli ammortizzatori sociali ai quali hanno dovuto aggrapparsi quasi tutti. In questo scenario la morsa fiscale ha fatto la sua drammatica parte ingessando le imprese mesi, anni. E’ per questo che il CNRT-TPD ha, tra le altre proposte, fatto appello al Governo di turno di programmare urgentemente un condono fiscale una tantum, sulla scorta di quanto già suggerito dalla Commissione UE nel 2014. La temporanea risposta parziale è stato decreto fiscale 193/2016 meglio noto come “rottamazione delle cartelle” esattoriali 2000-2016, che solo in piccola parte risolve il problema. L’annuncio, quindi, resta ancora valido: “cercasi condono” disperatamente.

CONTRIBUTO AGCOM 2017 SCADENZA TERMINE 01/04/2017 L’AGCom ha fissato le misure della contribuzione dovute per l’anno 2017 dai soggetti operanti nei settori delle comunicazioni elettroniche e dei servizi di media, nonché le modalità di versamento e il modello telematico per la dichiarazione dei dati (che sarà pubblicato con successivo provvedimento).

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Nel merito, i soggetti di cui all’art. 34 del Codice delle comunicazioni elettroniche e gli altri soggetti esercenti attività che rientrano nelle competenze attribuite dalla normativa vigente all’AGCom sono tenuti alla contribuzione prevista dall’articolo 1, commi 65 e 66, della legge n. 266/2005, nei limiti e con le modalità disciplinate dalla delibera in argomento. Nel caso di rapporti di controllo o collegamento di cui all’art. 2359 del Codice civile, ovvero di società sottoposte ad attività di direzione e coordinamento di cui all’art. 2497 del Codice civile, anche mediante rapporti commerciali all’interno del medesimo gruppo, ciascuna società esercente le attività che rientrano nelle competenze dell’AGCom è tenuta a versare un autonomo contributo nei limiti e con le modalità disciplinate dalla delibera in esame. NON SONO TENUTI AL VERSAMENTO DEL CONTRIBUTO: 1. i soggetti il cui imponibile sia pari o inferiore a euro 500.000,00; 2. le imprese che versano in stato di crisi avendo attività sospesa, in liquidazione, ovvero essendo soggette a procedure concorsuali; 3. le imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2016.


TOWERING POLO UNICO MA SOTTO IL CONTROLLO PUBBLICO Torna nelle cronache il progetto mai accantonato per il polo unico delle torri: "Spero Spero che sia in corso e che si concluda anche rapidamente". rapidamente Lo ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli,, commentando il progetto di un polo unico delle torri di trasmissione che fanno capo a Rai e Mediaset. Il sottosegretario sottolinea però chee l'unica condizione posta dal Governo per la fusione tra Ei Towers e Rai Way sia che il controllo del nuovo soggetto "rimanga " pubblico". Giacomelli ha detto di essere fiducioso sul fatto che l'operazione possa vedere la luce. L’INGRESSO DI TELECOM PARE NON INTERESSARE AL GOVERNO Quanto all'ipotesi di ingresso nel progetto di Inwit, la società per gli impianti di trasmissione che fa capo a Telecom Italia, società di cui Vivendi è primo azionista, Giacomelli risponde: "Non " so rispondere, dipende se la presenza di Inwit possa avere un senso industriale in un progetto di questo tipo. A noi interessa che in questo settore rimanga il controllo pubblico, è questo l'unico 'paletto'". 'paletto IL ‘PALETTO’ DEVE ESSERE GARANTIRE L’ACCESSO AGLI ALTRI OPERATORI Di un polo unico delle torri di trasmissione si era parlato quando Ei Towers, Towers controllata al 40% da Mediaset,, lanciò nel febbraio del 2015 un'opas (respinta) su Rai Way.. All'epoca fu di ostacolo il vincolo di almeno il 51% di Rai Way in capo alla Rai,, contenuto nel Dpcm che avviò la privatizzazione della società per gli impianti. La cosa divenne troppo “rumorosa” “rumorosa” perché si parlava di un monopolio assoluto di uno strategico mercato capace di influenzare gli anelli connessi, e così tutta l’operazione si fermò ma non si accantonò, come il CNRT-TPD aveva ben capito. Più che il controllo pubblico (che che si tradurrebbe sempre in un monopolio n.d.r.) il paletto più adatto che salvaguarderebbe la concorrenza ed il pluralismo è quello di garantire l’accesso al polo a tutti gli operatori.

SKY INCONTRA I SINDACATI PER LA RIORGANIZZAZIONE Sky Italia ha confermato il piano di trasformazione aziendale annunciato il 17 gennaio scorso, fornendo maggiori dettagli. L’incontro, viene precisato in una nota della stessa azienda, “ha ha riguardato gli impatti su impiegati e quadri della Società Sky Italia, Italia concentrandosi in modo particolare sui razionali strategici, sui contenuti della riorganizzazione prevista e sugli strumenti che l’azienda propone per mitigare le conseguenze sociali per esuberi e trasferimenti”. trasferimenti

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A SOFFRIRE NON E’ CERTO SKY MA LE TV LOCALI Davvero paradossale il caso Sky, Sky, l’unico soggetto che in questi anni di sofferenze del settore radiotelevisivo indipendente dovrebbe godere di ottima salute (in (in realtà ne gode eccome n.d.r.) n.d.r e invece non esita a eseguire azioni di riorganizzazione a spese sempre dei lavoratori. Di tagli, ristrutturazioni e sofferenze ne hanno il diritto di parlare le tv locali e nazionali indipendenti ma non certo il monopolista che ha occupato prepotentemente il mercato pay e attaccato quello DTT a colpi di decine di milioni milio di euro.


DAL 2018 PASSAPORTO UE PER VEDERE ONLINE FILM E SPORT

TROVATA PRIMA INTESA TRA ISTITUZIONI Anche per i servizi a pagamento online arriva il passaporto europeo: dall'anno prossimo chi si sposterà temporaneamente da un Paese all'altro dell'Ue potrà vedere in streaming film, musica, partite e gare di Formula 1 come se fosse nel suo Paese di residenza. Questo il risultato dell'accordo raggiunto tra Commissione, Parlamento e Consiglio Ue che dovrà ora essere approvato formalmente dalle istituzioni europee. Attualmente i cittadini che viaggiano da un Paese all'altro dell'Unione per qualsiasi motivo molto spesso, se non sempre, non possono usufruire dei servizi online a cui ci si è abbonati a causa di restrizioni sulla loro portabilità e per accordi di licenza esclusiva. Le regole su cui oggi è stato trovato l'accordo aboliranno queste restrizioni sia per i nuovi abbonati che per chi ha già sottoscritto servizi online che offrono la possibilità di seguire eventi sportivi, vedere film e programmi di intrattenimento, ascoltare musica, praticare giochi. Per evitare abusi e un utilizzo illecito della nuova possibilità offerta agli utenti del web, le nuove norme consentiranno ai providers di adottare misure “ragionevoli e proporzione” per effettuare adeguati controlli elettronici nel rispetto della privacy. L'intesa raggiunta oggi - che si inquadra negli interventi che hanno portato alla progressiva abolizione del roaming - dovrà ora essere formalmente approvata dalla commissione affari giuridici dell'Europarlamento, dall'assemblea e dal Consiglio Ue. Inoltre, ricorda la Commissione, un'indagine condotta nel 2015 aveva rilevato che un europeo su tre - uno su due considerando solo la fascia di età tra i 15 e i 39 anni - chiedeva la portabilità dei servizi online e la possibilità di accedervi quando si è in viaggio tra un Paese e l'altro dell'Unione. Il regolamento su cui è stata raggiunta l'intesa dà nove mesi di tempo a providers e detentori dei diritti d'autore per prepararsi all'applicazione della nuova direttiva che la stessa Commissione prevede comunque entri in vigore all'inizio del 2018.

OK ALLA PORTABILITA’ MA ATTENZIONE A TUTELARE IL PLURALISMO Pagina

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Nell’esigenza comune di garantire la portabilità – dice il CNRT-TPD - occorre anche tutelare gli operatori, specie quelli più piccoli e gravemente esposti agli effetti nocivi delle operazioni di mercato dei big players. E’, in pratica, necessario monitorare ed evitare che si possano creare situazioni di concentrazioni pericolose da parte di chi offre quei servizi che oggi l’UE vuole tutelare in tema di portabilità.


RADIO DIGITALE LE FREQUENZE INSUFFICIENTI RISCHIANO DI SCATENARE RICORSI CONTRO IL MISE-COM Per risolvere il problema dell'insufficienza delle frequenze per lo sviluppo della radiodiffusione sonora in tecnica digitale terrestre (DAB+), il sottosegretario del MISE con delega alle Comunicazioni Giacomelli propone una riassegnazione della banda VHF che manda in allarme gli operatori, perché potrebbe aprire la porta ad una valanga di ricorsi giudiziari da parte di network provider DTT che nell'ultimo quadrimestre 2016 si sono visti assegnare proprio le frequenze che lui vorrebbe ora ridistribuire. Questa situazione nasce dopo aver ricevuto il prevedibile "non se ne parla nemmeno" dal Ministero della Difesa relativamente all'inutilizzato ma indisponibile canale 13 (che peraltro sarebbe stato comunque insufficiente a risolvere la migrazione sul DAB+ anche dei soli programmi esistenti in FM). -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

LOMBARDIA: RADIO MILLENNIUM ACQUISTA 5 IMPIANTI FM DI RADIO STELLA FM La stazione interregionale Radio Millennium, edita dalla milanese Elite srl, ha aquistato dall'emittente Radio Stella FM di Porlezza (Co), cinque impianti FM facenti servizio sulle province di Como, Lecco e sulla Svizzera Italiana. Si tratta dei diffusori 92,200 MHz da Musso e da Monte Tellero, 91,900 MHz da Lanzo d'Intelvi, 92,800 MHz da Perledo (co), 96,300 MHz da Monte Garnasca - Bellagio (Co), che permetteranno a Radio Millennium di integrare la copertura già estesa su vaste aree di Lombardia e Piemonte. Stella FM, per conto proprio, continuerà ad operare in area su altre frequenze. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

ASCOLTI: AL VIA L'INDAGINE DELLE T.E.R. PER IL 2017 Le emittenti radiofoniche interessate stanno ricevendo in questi giorni il modulo d'adesione alla prima indagine sull'ascolto radiofonico italiano gestita dalla milanese TER - Tavolo Editori Radiofonici srl, la nuova società di diritto privato che si occuperà della raccolta e dell'elaborazione sull'audience del medium.

CRISI TV LOCALI: FALLITA SERVIZI TV SPA L'EREDE DI TELEMARKET

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Non si arresta la strage delle televisioni locali. Con sentenza 289/16 del 22/12/2016 il Tribunale di Brescia, Sez. Speciale Impresa, su istanza della Banca Monte dei Paschi di Siena, ha dichiarato il fallimento della s.p.a. Servizi Tv, con sede in Roncadelle (Bs). Servizi Tv è l'erede dell'antica Telemarket, che, sorta negli anni '80 a Roncadelle, aveva vissuto tempi d'oro con l'esordio delle aste tv e delle televendite di prodotti d'arte e comunque di elevato valore. L'emittente si era poi sviluppata addirittura a livello nazionale acquisendo il brand Elefante TV dalla toscana SIT della famiglia Marcucci.


FISCO E PUBBLICITA’ DEDUCIBILITA’ IMMEDIATA E TOTALE Il processo di adeguamento delle nuove regole in materia di bilancio di esercizio (modifica del D.Lgs n°139 del 18 agosto 2015), in adeguamento alla Direttiva europea n°34/2013, presenta una rilevante novità: pubblicità e spese di ricerca e sviluppo godono di deduzione immediata. I costi relativi alla pubblicità e allo sviluppo sono, infatti, sottoposti ad un nuovo trattamento, secondo il quale non possono più essere capitalizzati. Con l’eliminazione di queste particolari spese dalla voce B.I.2 (voce di bilancio relativa allo stato patrimoniale in materia di immobilizzazioni di immateriali), l’Oic (Organismo italiano di contabilità), prevede che esse vengano iscritte per intero nel conto economico come costo di competenza e che siano totalmente deducibili nell’anno, comportando quindi un loro effetto di abbattimento di tale grandezza in termini di effetti fiscali a regime (D.L. 244/2016 “Milleproroghe”, grazie al quale è ora possibile verificare le conseguenze fiscali).

IN BREVE

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IL CNRT-TPD AL FESTIVAL DI SANREMO

IN BREVE ADERISCI ALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE Questo momento delicato per le emittenti locali e nazionali indipendenti vede il CNRT-TPD fortemente attivo sul campo allo scopo di tutelarle. Gli editori che lo volessero, possono aderire allo nostra associazione collegandosi al sito: www.cnrtv.eu dove poter scaricare il modulo di adesione. Uniti si vince !

TV LOCALI PUBBLICATE LE MODIFICHE E LE INTEGRAZIONI DELLE DETERMINE FSMA DI MARCHE, TOSCANA, CALABRIA E CAMPANIA

Pubblicati gli aggiornamenti relativi alle regioni Marche, Toscana, Campania e Calabria delle graduatorie regionali relative ai fornitori di servizi di media audiovisivi, per il servizio televisivo digitale terrestre, oggetto dal Bando del 02/05/2016. Le graduatorie individuano i soggetti che avranno diritto di essere trasportati, alle condizioni dei listini pubblicati, su frequenze coordinate assegnate agli operatori di rete in ambito locale nelle regioni oggetto della c.d. “rottamazione delle frequenze”, come previsto dal decreto legge n.145/2013, art. 6, c. 9-ter e quater.

Comunicazione per i destinatari di “CNRT-Informa”: In base all’art. 13 del Decreto Legislativo N°196 del 2003, i vostri recapiti vengono utilizzati esclusivamente ai fini di questo servizio di informazione e non sono, pertanto, comunicati e/o diffusi a terzi. Nel caso non desideriate ricevere più il “CNRT-Informa”, ed essere cancellati dal suo elenco, inviate un fax al N. 081 837 0421 oppure una e-mail all’indirizzo: news@cnrtv.eu Direttore Responsabile: Manfredi Pagano Reg.Tribunale di Napoli N. 4/07 del 17/01/2007 SEDE: Piazza Municipio, 80 - 80133 NAPOLI

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CNRT - Informa N. 5/2017  
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