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Quindicinale di informazione sul settore radiotelevisivo dell’Associazione Coordinamento Nazionale Radio Televisioni

Terzo Polo Digitale www.cnrtv.eu

Anno XIV N. 38 del 21/11/2020

QUESTO

NUMERO

- TV LOCALI: LCN, necessaria la revisione del Piano - TV LOCALI: LCN, il CNRT-TPD chiede audizione al MISE - TV: avviato processo a Panzironi, abuso di professione - DIRITTI TV: pirateria, ancora operazioni internazionali - ASCOLTI TV: a ottobre ascolti record degli ultimi 5 anni - ASCOLTI TV: domina il solito duopolio Rai-Mediaset - PUBBLICITA’: rallenta la raccolta ADV digitale nel 2020 - PUBBLICITA’: le previsioni di investimento nel 2021 - PUBBLICITA’: nel terzo trimestre Mediaset a +4,7% - DIRITTI TV: avanza la cordata CVC per media company - MISE: al via la campagna comunicazione sul DVB-T2 - UE: appello di radio e tv contro la potenza dei big-tech - TV: il caso Mediaset-Vivendi sotto la lente dell’UE

LA NUMERAZIONE DEI CANALI SUL TELECOMANDO TV

IL CAMBIO DEGLI LCN RIASSEGNAZIONI ATTESE E NECESSARIE DOPO LE SENTENZE DI TAR E CDS Torniamo sulla questione della nuova normativa sulla numerazione dei canali sul telecomando (c.d. LCN), vista la gravità dei fatti ultimamente verificatisi: esiste da parte di alcune associazioni la ferma volontà di proteggere lo status quo, “invitando” il Governo a non mettere mano alla revisione del Piano di numerazione. Precisiamo che, per quanto riguarda la pratica LCN, è l’AGCOm a doverla sbrigare come previsto dall’art. 1 c. 1035 della Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017), modificato dall’art. 1 c. 1109 della Legge di Bilancio 2019 (L. 145/2018).

La revisione si è resa necessaria dopo l’annullamento (da parte del Tar prima e del Consiglio di Stato poi) della prima regolamentazione stabilita dalla Delibera AGCom N. 366/10/COM definita “discriminatoria” riguardo le TV locali perché basata su criteri scellerati, non riferibili agli ascolti conquistati negli anni dell’era analogica.

LA NORMATIVA HA FAVORITO EMITTENTI FUORILEGGE E CON POCHI ASCOLTI

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Il CNRT-TPD da sempre invoca la revisione del piano LCN nel rispetto delle condizioni di mercato che vigevano in epoca analogica, sui dati Auditel e sulla copertura del segnale prima di tutto. Molte emittenti sono state ingiustamente premiate grazie a criteri basati sulle graduatorie per i contributi statali che, come noto, sono state soggette, in quegli anni, a colpi di scena con vicende di cronaca e procedimenti giudiziari perché falsate da “editoribanditi” (vedi il caso della Campania con almeno 4 società con procedimento giudiziario in merito) che, pur di balzare in testa alle graduatorie, hanno alterato i valori richiesti, come ad esempio il numero e categoria dei dipendenti. A queste, come a tutte quelle emittenti che non avevano alcun diritto a occupare determinate posizioni in graduatoria, non solo devono essere sottratti i contributi indebitamente percepiti, ma vanno eliminati tutti gli altri vantaggi che le graduatorie hanno loro garantito; tra questi gli LCN. IL CNRT-TPD CHIEDE AUDIZIONE AL MISE:

NO AGLI “ANTI-REVISIONISTI” DEL PIANO LCN

Ecco perché in questo periodo in cui è imminente il piano di revisione LCN e sussiste un movimento di “anti-revisionisti”, il CNRT-TPD intende chiedere di essere audito dal MISE-Com per esprimere tutte le proprie valutazioni a riguardo allo scopo di ripristinare ogni legittimo diritto leso a tutti gli editori penalizzati, con l’obiettivo di riportare il mercato su una linea meno alterata possibile. Continua a pag. 2


MERCATO FALSATO DA ANNI DI INERZIA LEGATA AL PROTEZIONISMO DEL DUOPOLIO Purtroppo anni di inefficienza, di inerzia legata ad interessi politicoindustriali a copertura dell’inossidabile duopolio Rai-Mediaset e di ristrette realtà editoriali locali legate al sistema, hanno stravolto il mercato per oltre dieci anni! Sulla base di questo assunto, quei portatori dei suddetti interessi, invocano ora la NON revisione del piano in nome di un non ben precisato “stravolgimento delle abitudini dei telespettatori”. Questi soggetti dimenticano che “le abitudini dei telespettatori” sono state stravolte proprio con la famigerata Delibera 366, e che adesso il vero legittimo obiettivo è, e deve essere, ripristinare quelle abitudini consolidate prima degli effetti causati dalla Delibera 366 e non mantenere le successive abitudini nate da una normativa annullata!

OCCORRE COMPIERE IL MASSIMO SFORZO PER RIDARE ALLE TV IL LEGITTIMO VALORE DI AVVIAMENTO CHE SI ERANO COSTRUITE NELL’ERA ANALOGICA Chiarito che ormai è impossibile ricostruire tutto il passato in maniera netta (come giustamente evidenziato dagli stessi giudici del TAR Lazio), non significa però che non si debba compiere il massimo sforzo normativo per ridare alle tv il legittimo valore di avviamento che si erano costruite in 30 anni di investimenti e attività, spesso con successo. Nulla, ormai, potrà ripagare i danni causati ne’ ripristinare totalmente lo status esistente prima dello switch off, ma molto si può fare per curare le tante ferite causate.

BANDA 700 MHz: DISMISSIONI IN CORSO, ALTRE DI PROSSIMA SCADENZA MA MANCANO ANCORA GLI INDENNIZZI! Anche questa è diventata una battaglia a lungo termine. Il rilascio volontario delle frequenze attinenti la banda 700Mhz in favore delle telco (5G), non è ancora stato affiancato dal contestuale piano di indennizzi che deve essere regolato con Decreto Ministeriale del MISE-Com, che ne stabilisce tempi, criteri e valori economici. L’ultima capitolo è fermo al 29 ottobre scorso, quando la Ragioneria Generale dello Stato ha restituito il testo del decreto indennizzi al Ministero dell’Economia e delle Finanze) con un rilievo di natura tecnicoformale dove “viene chiesta la riscrittura dell’art. 7 che riguarda la parte finanziaria”. Il MEF ha quindi comunicato al MISE-Com la nota della Ragioneria per la modifica non formalizzando a sua volta alcun rilievo sul parere di merito.

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L’unica cosa che è nota, è l’ammontare totale messo a disposizione per gli indennizzi, così come previsto dal comma N. 1039 della Legge N. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018). Tale norma prevede, tra l’altro, l’erogazione a titolo d’indennizzo di € 304.200.000 agli operatori di rete in ambito locale per il rilascio delle frequenze della banda 700 MHz oggetto del loro diritto d’uso. Il CNRT-TPD si è già ampiamente espresso sulla questione, sottolineando che i criteri su cui calcolare i valori degli indennizzi dovranno essere uguali a quelli già previsti per la precedente rottamazione di banda (800MHz), onde evitare discriminazione. Ogni altra modalità che si era tentata porre in atto, è stata puntualmente abortita perché non rispondente a corrette valutazioni.


AVVIATO IL PROCESSO CONTRO PANZIRONI PER ABUSO DELLA PROFESSIONE MEDICA Torniamo sulla vicenda Panzironi che non deve passare in secondo piano considerata l’informazione spesso distorta su una “presunta” fine di ogni pendenza da parte del suddetto. Non è certamente così. Facciamo il punto della situazione. Adriano Panzironi è a processo per “abuso della professione medica”. L’accusa nei suoi confronti è che con i manuali, a cominciare dal libro in cui codifica il regime alimentare, Vivere fino a 120 anni, i programmi tv, in primis “Il Cerca salute”, e gli integratori Panzironi abbia sconfinato nel perimetro della professione medica, che è soggetta a rigide regole e a specifiche abilitazioni. Titoli che non ha. Il processo è stato avviato, ed il 3 novembre al Tribunale di Roma si è svolta l’udienza per la costituzione delle parti civili, che chiedono al giudice un risarcimento danni in caso di condanna. Tutte accettate, tranne una: quella dell’Ordine dei biologi, rigettata per un vizio di forma. Contro Panzironi si sono dunque schierati l’Ordine dei medici di Roma, che nel 2018, sporgendo denuncia, ha acceso la miccia, e quelli di Napoli, Milano e Venezia. Poi c’è l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, al cui albo il creatore della dieta che promette di vivere fino a 120 anni è iscritto e da cui è stato temporaneamente sospeso. E Assipan, l’Associazione dei Panificatori di Confcommercio, che si ritiene danneggiata dalla barriera che Life 120 alza verso pane, pasta e altri carboidrati tipici della dieta mediterranea. Il processo, sospeso nei mesi scorsi a causa dell’emergenza Covid-19, è stato aggiornato al 23 febbraio 2021, per la trattazione di alcune questioni preliminari, prima di entrare nel vivo.

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Come noto, l’esercizio abusivo della professione medica può costare la reclusione da sei mesi a un anno, più una multa che oscilla tra 10mila e 50mila euro. L’articolo 348 del Codice penale spiega che l’abuso si configura quando si esercita una professione che richiede peculiari titoli, senza averli. E per la pubblica accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Francesco Marinaro, con libri, format tv e integratori Panzironi è sconfinato nella professione medica, senza esserne abilitato. Al giudice non spetterà stabilire se la Life 120 sia una dieta valida, ma se il suo ideatore, diffondendo il metodo, abbia svolto un lavoro che non avrebbe potuto fare. Panzironi è stato denunciato anche dalla Società italiana di diabetologia (Sid) e dall’Associazione medici diabetologi (Amd). Sanzioni dell’Antitrust e dell’AGCom hanno colpito lui e le società della galassia Life 120 per pubblicità ingannevole, reiterata anche. Ultima quella comminata dall’AGCom per 61mila euro a carico della Italian Broadcasting srls per aver trasmesso i propri format via satellite senza autorizzazione. La rete di imprese e società collegate a Life 120 muove giro d’affari di diversi milioni di euro, di recente allargato anche ai negozi di vicinato. Ma in origine basato proprio sui libri, programmi tv e integratori finiti nel mirino della Procura di Roma. E ancora l’Ordinanza del Ministero della Salute che ha imposto alle trasmissioni del suddetto l’obbligo, per tutta la durata del programma, di comunicare che Panzironi non ha alcun titolo alla prescrizione di diete, che le informazioni divulgate non hanno valenza scientifica e che non si sostituiscono al medico curante. In conclusione, ad oggi, non sussistono, provvedimenti inibitori della messa in onda del programma (come stabilito dal ricorso accolto dal TAR del Lazio per il rispetto di principi costituzionali della libertà di informazione, su cui Panzironi ha giocato molto in comunicazione di “innocenza” e “giustizia” come ad assolverlo totalmente senza citare, invece, tutti i provvedimenti a cui è stato sottoposto, compreso il processo in corso). Il Cerca salute, quindi, proseguendo la sua messa in onda su emittenti locali e su quelle nazionali di proprietà, continua potenzialmente a causare danni agli utenti e soprattutto a discriminare le emittenti che si attengono alle norme.


L’AVANZATA DELLA PIRATERIA TV ENNESIMO MAXI SEQUESTRO DI SITI E PIATTAFORME PER LA DIFFUSIONE DEL CALCIO DI SERIE A Non si arrestano le operazioni di sequestro che riguardano il crescente fenomeno della pirateria audiovisiva. In pochi giorni due azioni. Nella prima, oltre settecento siti web e 300 piattaforme Iptv pirata per la trasmissione di contenuti a pagamento sono stati oscurati dalla Guardia di Finanza. Secondo quanto si apprende da fonti inquirenti, l'attività rientra nell'ambito di una maxi indagine del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche delle Fiamme Gialle coordinata dalla procura di Napoli. Su centinaia di pagine on line, alcune delle quali stavano già trasmettendo la partita di Serie A CagliariSampdoria, è comparso un cartello che avvisava gli utenti che stavano utilizzando un servizio illegale. Su televisori, pc, telefonini e altri device degli utenti connessi ai servizi streaming illegali è comparso un cartello nel quale è scritto che i siti e le piattaforme sono state "sottoposte a sequestro per violazione sulle norme di proprietà intellettuale su ordine della Procura della Repubblica di Napoli". L'avviso spiega inoltre che "la sottoscrizione o l'utilizzo di servizi di streaming illegale comporta la pena da sei mesi a tre anni e la multa da euro 2.582 a euro 25.822", in base alla legge sul diritto d'autore e avverte gli utilizzatori dei servizi pirata che i loro "dati di accesso costituiscono materiale probatorio a disposizione dell'Autorità Giudiziaria". L'operazione ha avuto l'obiettivo di inibire l'accesso illegale a ulteriori piattaforme e bloccare la fruizione di contenuti illegali, riguarda anche centinaia di canali Telegram. Dalle indagini, sempre secondo quanto è stato possibile ricostruire, sarebbero emersi collegamenti tra la vendita dei contenuti a pagamento e la gestione degli abbonamenti illeciti da parte della criminalità organizzata.

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STREAMING E SITI PIRATA OSCURATI 5.500 E SEQUESTRI PER 10 MLN Nella seconda azione, c’è stata una vasta operazione internazionale in 19 paesi esteri della Guardia di finanza, in sinergia con la polizia, a tutela del diritto d’autore: oscurati oltre 5.500 di siti illegali di live streaming e canali Telegram che trasmettevano illegalmente contenuti protetti in tutto il mondo.

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Sequestri per oltre 10 milioni di euro nei confronti dell`organizzazione criminale. I pagamenti degli abbonamenti avvenivano anche tramite criptovalute. 15 degli indagati, pur lucrando ingenti somme dalla propria attività illecita, percepivano il reddito di cittadinanza. ---------------------------------------------------------------------------------------

CNRT: COME PREVISTO,FENOMENO CRIMINALE IN CRESCITA E’ devastante constatare come il fenomeno criminale si sia così espanso, come aveva avvertito il CNRTTPD. Il progressivo cammino verso un monopolio sempre più forte nel mercato dei diritti Tv sul calcio in particolare, ha causato danni enormi, compreso il ricorso a strumenti illegali, tali i costi aumentati e la qualità del servizio ridotta.


OTTOBRE AL TOP, ASCOLTI PIÙ ALTI DEGLI ULTIMI 5 ANNI CON LOCKDOWN PIÙ CONSUMO TV Un ottobre con gli ascolti più alti degli ultimi cinque anni, trend confermato anche dalla prima settimana di novembre. L'emergenza Covid e il dilagare della seconda ondata tornano a incollare gli italiani al piccolo schermo: in particolare, nella scorsa settimana (1-7 novembre), caratterizzata anche dall'incertezza dei risultati del voto Usa, l'ascolto nelle 24 ore è stato di 11 milioni 748 mila spettatori, in media in ciascun minuto il 20% della popolazione è stato davanti a un televisore acceso e in prima serata la quota delle presenze è stata del 47%. A fotografare il peso del lockdown, seppure parziale, sulle abitudini degli italiani è lo Studio Frasi. Al vertice dei programmi più seguiti l'intervento del premier Conte sull'ultimo Dpcm, visto in totale il 4 novembre da 18,4 milioni di persone, oltre la metà delle quali sintonizzate sul Tg1 (9,4 milioni). Per il resto l'ascolto si è suddiviso su Canale 5 (5,7 milioni), La7 (1 milione) e i canali all news (1,5 milioni). Anche la curiosità per l'andamento delle presidenziali americane ha avuto i suoi effetti: l'ascolto medio dell'ultima settimana - fa notare lo Studio Frasi - è superiore di 945mila persone nel giorno medio e di 1,3 milioni in prima serata rispetto alla settimana del 2016 quando fu eletto Donald Trump. L'audience è più alta anche rispetto alla settimana del 2004 in cui fu eletto George Bush e alle due del 2008 e del 2012 che videro il successo di Barack Obama. Nell'intero mese di ottobre, l'ascolto medio nell'intera giornata è stato di 10 milioni 722 mila spettatori, il dato più alto degli ultimi cinque anni; bisogna andare indietro di dieci anni, in era pre-social, per trovarne uno simile (10,7 milioni di ascolto medio nelle 24 ore a ottobre 2011).

DOMINA LA CRESCITA DEL SOLITO DUOPOLIO RAI-MEDIASET

VALGONO DA SOLE IL 68,6% DEL TOTALE ASCOLTO NEL GIORNO MEDIO E IL 69,8% IN PRIMA SERATA Il mese scorso pubblico tv ha lasciato acceso il televisore per 364 minuti (oltre sei ore). A crescere sono soprattutto Rai e Mediaset: il maggior incremento premia le generaliste del servizio pubblico (+252mila spettatori +8,8% rispetto all'ottobre 2019), mentre per Mediaset sono i canali digitali a crescere di più (+115mila, +14,8%). Sale anche l'ascolto di Discovery (+2.26%). Rai e Mediaset valgono da sole il 68,6% del totale ascolto nel giorno medio e il 69,8% in prima serata. La rete più vista si conferma Rai1, sia nella giornata sia in prime time, seguita da Canale 5. Bene anche le all news: al top RaiNews24, sia nella giornata (84mila spettatori, +47%) sia in prima serata (67mila, +56,7%); segue nel giorno medio TgCom (+37%) superato in prima serata da SkyTg24 per abbonati (58mila spettatori, +68,5%).

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Lo Studio Frasi ha messo a confronto le curve dell'Auditel e il monitoraggio di Google Mobility Report sui movimenti delle persone. Dal 21 febbraio al 6 maggio, durante la prima fase dell'emergenza, la mobilità è crollata dell'80% rispetto al periodo precedente, con una punta del -86% tra il 25 e il 31 marzo a cui corrisponde un +36,4% negli ascolti televisivi. Poi la mobilità è ripresa e l'ascolto di tv è tornato via via a valori abituali; a ottobre, con i dcpm sulle nuove restrizioni, la mobilità riprende a scendere e l'ascolto a salire.


RALLENTA LA RACCOLTA ADV DIGITALE 2020 (3.19 MLD) GLI OTT CONQUISTANO IL 78% DEL MERCATO DIGITALE Il digitale si conferma ancora un mezzo importante: secondo le stime del Politecnico di Milano l’adv online raccoglierà nel 2020 investimenti per 3.19 miliardi di euro, leggermente in decrescita rispetto ai 3.3 miliardi del 2019.

PER LA PRIMA VOLTA EGUAGLIA LA TV (42%) Nel 2020 l’internet advertising rappresenterà secondo le stime 2020 il 41%-42% della raccolta pubblicitaria complessiva (38% nel 2019), discostandosi per la prima volta in assoluto di un solo punto dalla TV che secondo le stime dovrebbe detenere tra il 42% e il 43% del mercato (42% nel 2019). Questo, in estrema sintesi, quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano presentata oggi in anteprima all’appuntamento annuale organizzato da IAB Italia.

IL PREDOMINIO DEI MONOPOLISTI Sempre più importante il peso degli OTT, che per il settimo anno consecutivo accrescono la propria quota, detenendo nel 2020 oltre il 78% degli investimenti digitali complessivi (76% nel 2019). Una crescita che si fa sentire ancora di più in un anno in cui la raccolta è più bassa. In soli sette anni hanno incrementato la loro quota di 17 punti (nel 2014 avevano il 61% del mercato). Interessante l’analisi di Carlo Noseda, direttore di IAB, che sposa le denunce del CNRT-TPD presentate nel mercato televisivo. “La crescita della posizione dominante dei colossi della rete ha creato una distorsione di mercato, non più sostenibile per le aziende che operano nel mercato della pubblicità online, media inclusi. È urgente correggerlo, e permettere a tutti gli operatori – editori, concessionarie, agenzie specializzate e ad-tech – di giocare alla pari con chi può avanzare tecnologicamente grazie a risorse finanziarie legate a un’imposizione fiscale quasi inesistente”.

LE PREVISIONI DEGLI INVESTIMENTI NEL 2021 Secondo un recente studio, la percezione degli investitori per il 2021 evidenzia la forte attrattività verso il digitale nelle sue diverse accezioni. Il significativo saldo netto positivo degli investitori segnala che saranno più le aziende che hanno intenzione di incrementare gli investimenti media nell’online, rispetto a quelle che ridurranno l’allocazione di risorse su questi canali, dove online video ads (65%), social media stories (55%) & feeds sponsoring (54%), come anche il podcast (41%) e gli ads nella TV streaming (36%) sembrano catalizzare l’interesse dei marketer. Saldo netto pressoché stabile, invece, per l’adv più tradizionale, Tv, Radio, la sponsorizzazione di programmi TV ed il Digital OOH. Meno attrattivi per il prossimo anno, gli investimenti in OOH tradizionale, magazine, newspaper e, purtroppo naturalmente, cinema.

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COME SEMPRE SI DISTINGUE IL MONOPOLIO! MEDIASET: NEL TERZO TRIMESTRE +4,7% DEI RICAVI PUBBLICITARI IN ITALIA Nel terzo trimestre 2020, nonostante il calo in atto in tutto il settore media, i ricavi pubblicitari lordi consolidati del gruppo Mediaset hanno registrato una crescita dell'1,6% rispetto al pari periodo 2019. In particolare, In Italia nel terzo trimestre i ricavi pubblicitari sono in crescita a 363,4 milioni (+4,7%). Nei nove mesi, in Spagna il dato segna 488,3 milioni rispetto ai 644 milioni dello stesso periodo dell'esercizio precedente. In Italia i ricavi pubblicitari lordi sono stati pari a 1,107 miliardi rispetto ai 1,332 miliardi del 2019.


LA GUERRA DEI DIRITTI TV DI SERIE A LA CORDATA CVC ALZA L’OFFERTA A 16,5 MILIARDI PER IL 10% DELLA MEDIA COMPANY La cordata formata da Cvc, Advent e Fsi alza la sua offerta fino a 1,65 miliardi di euro per il 10% della media-company della Lega Serie A. È l’ultimo rilancio sul rettilineo finale della trattativa. Sono emerse le solite perplessità del presidente laziale Claudio Lotito che chiede altri chiarimenti. Piuttosto seccati gli altri club. Molto chiaro il discorso di Andrea Agnelli: “Stiamo per affrontare il triennio 2021-24 che sarà il più duro di sempre per noi, viste le condizioni economiche generali. Davvero vogliamo continuare a tergiversare di fronte a un investimento così importante?”, ha detto il presidente della Juventus incontrando il favore di quasi tutti i colleghi. Sulle posizioni di Lotito resta solo l’Atalanta. In questa settimana si sono svolti una serie di incontri tra gruppi di club, Cvc, vertici della Lega e advisor, in modo da esaurire tutte le domande prima dell’assemblea.

LA MEDIA COMPANY SEMPRE PIU’ UNA REALTA’ PER RAFFORZARE GLI INTERESSI DELLA LOBBY TENTANDO DI SCALFIRE IL POTERE DELLE PAY TV Il clima sembra abbastanza favorevole a un via libera alla cordata di Cvc. L’ulteriore rialzo a 1,65 miliardi – 50 milioni in più dalla prima offerta di agosto – è un ottimo argomento. Per l’immediato, e per il futuro perché porta il valore del 100% della media-company a 16,5 miliardi: 500 milioni in più di valutazione in meno di quattro mesi non è poco. Importante anche la decisione di estendere la distribuzione di questa quota di ingresso tra i club fino al 2026. In questo modo saranno coinvolte le neopromosse dalla Serie B delle prossime cinque stagioni. Era una delle questioni più dibattute per la forte opposizione dell’ad del Monza, Adriano Galliani, e della Lega guidata da Mauro Balata. Tutti i tasselli si stanno componendo.

DAL MISE VIA ALLA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE SULLA TRANSIZIONE VERSO LA NUOVA TV DIGITALE “DVB-T2”

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Assicurare un’adeguata informazione per i cittadini sui tempi e le modalità di transizione verso la Nuova Tv Digitale. È questa la principale finalità della campagna di comunicazione che accompagnerà gli utenti verso il passaggio allo standard tecnologico DVB-T2 e che si concluderà a giugno 2022.

Il sottosegretario del MISE-Com Mirella Liuzzi (Foto ANSA/A.Carconi)

Il Piano di Comunicazione – promosso dal MISE-Com in collaborazione con Invitalia – metterà in campo un insieme di strumenti dedicati. Sono stati attivati sia il sito internet per l’approfondimento di tutti i temi connessi alla nuova tecnologia, sia il call center dedicato, raggiungibile allo 06 87 800 262. È previsto anche l’avvio della programmazione sulle reti Rai dello spot audiovisivo di comunicazione istituzionale, mentre nelle prossime settimane la campagna verrà pianificata su radio, stampa, web e su altri mezzi nazionali e locali. “Sarà una campagna di comunicazione crossmediale con un’ampia e capillare diffusione”, sottolinea la sottosegretaria Mirella Liuzzi. “L’obiettivo è quello di informare correttamente i cittadini sull’impatto che il passaggio a questa tecnologia avrà sulla fruizione televisiva e di guidarli, se necessario, verso un acquisto consapevole e tempestivo di nuovi apparecchi televisivi o decoder, in modo da garantire la continuità di visione dei programmi televisivi trasmessi sul digitale terrestre”.


APPELLO DI RADIO E TV ALL’UE: AGIRE CONTRO BIG TECH: “SERVE GIRO DI VITE SU CONTENUTI E TRASPARENZA” “Il Digital Services Act deve rafforzare i doveri delle piattaforme per combattere i contenuti illegali” e per offrire “trasparenza agli utenti e alle autorità”. E’ quanto chiedono alla Commissione Ue le emittenti pubbliche e private in vista della presentazione a dicembre del nuovo pacchetto normativo destinato a regolare le Big Tech. Le associazioni delle radio e tv europee fanno appello affinché si agisca “contro gli impatti negativi delle piattaforme online globali sulle democrazie europee, sulla diversità culturale e pluralità dei media”. Le pratiche e gli algoritmi utilizzati dalle Big Tech per organizzare e commercializzare i contenuti, dare accesso ai contenuti dei media stessi, oppure usare i dati degli utenti per massimizzare gli introiti pubblicitari “rimangono in gran parte inspiegabili nei confronti del pubblico” e “mancano della necessaria trasparenza”, denunciano le emittenti, spiegando che l’attività dei colossi del web sono “in netto contrasto con i servizi di media che sono soggetti a specifici standard normativi e sorveglianza in Europa”. “Per questo motivo, aggiungono le associazioni, sosteniamo con forza le misure ex ante” su cui la Commissione è al lavoro per “mettere fine a queste pratiche sleali” e “correggere gli attuali squilibri”. Il CNRT-TPD aggiunge, inoltre, che la necessaria azione da parte dell’Antitrust UE deve essere rivolta anche ai big della tv che, al pari di quelle delle telco, rappresentano un pericolo per la sana concorrenza.

IN BREVE FREQUENZE IN DVB-T2

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L’ASSETTO DI MERCATO FORTEMENTE SQUILIBRATO Ricordiamo che la divisione dei multiplex nazionali in DVB-t tra gli operatori di rete del nostro Paese resta ancora fortemente squilibrata (come sentenziato dal Consiglio di Stato) tale da non consentire la chiusura della procedura di infrazione da parte della Commissione UE nei confronti dell’Italia. Di seguito l’assetto di mercato per numero di operatori e mux assegnati: • E. Industriale (EI Towers–Mediaset): 2,5 • RaiWay (Rai): 2,5 • Persidera (Telecom-L’Espresso): 2,5 • Premiata Ditta Borghini & Stocchetti di Torino (ReteCapri): 0,5 • Prima Tv: 0,5 • Europa Way: 0,5 • H3G: 0,5 • Cairo Network: 0,5

IN BREVE ADERISCI ALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE

MEDIASET-VIVENDI SOTTO ANALISI DELL’UE

Questo momento delicato per le emittenti locali e nazionali indipendenti vede il CNRT-TPD fortemente attivo sul campo allo scopo di tutelarle. Gli editori che lo volessero, possono aderire allo nostra associazione collegandosi al sito: www.cnrtv.eu dove poter scaricare il modulo di adesione. Uniti si vince !

L'intervento del Governo a difesa di Mediaset dalle mire di Vivendi finisce sotto la lente dell'Europa. La portavoce della Commissione UE ha detto che “se il progetto legislativo diventerà legge la Commissione l'analizzerà per verificare il rispetto della legislazione europea" in materia. La Commissione ha reiterato "la massima importanza del pluralismo dei media". Il punto di riferimento della Commissione "in questo caso" sarà la sentenza della Corte di giustizia Ue di settembre con la quale aveva stabilito che la disposizione italiana che impedisce a Vivendi di acquisire il 28% del capitale di Mediaset è "contraria al diritto dell'Unione" perché "costituisce un ostacolo vietato alla libertà di stabilimento, in quanto non è idonea a conseguire l'obiettivo della tutela del pluralismo dell'informazione".

Comunicazione per i destinatari di “CNRT-Informa”: In base all’art. 13 del Decreto Legislativo N°196 del 2003, i vostri recapiti vengono utilizzati esclusivamente ai fini di questo servizio di informazione e non sono, pertanto, comunicati e/o diffusi a terzi. Nel caso non desideriate ricevere più il “CNRT-Informa”, ed essere cancellati dal suo elenco, inviate un fax al N. 081 837 0421 oppure una e-mail all’indirizzo: news@cnrtv.eu Direttore Responsabile: Manfredi Pagano Reg.Tribunale di Napoli N. 4/07 del 17/01/2007 SEDE: Piazza Municipio, 80 - 80133 NAPOLI

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