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Settimanale di informazione sul settore radiotelevisivo dell’Associazione Coordinamento Nazionale Radio Televisioni

Terzo Polo Digitale www.cnrtv.eu

QUESTO

NUMERO

- TV LOCALI: la maledizione dei contributi statali - TV LOCALI: contributi tra fondo,regolamento e ritardi - TV: la morsa del fisco, chiusa la ‘rottamazione bis’ - UE: il 25 maggio il nuovo regolamento sulla privacy - DIRITTI TV: Mediapro annuncia ricorso, appello Lega - TV: monopolio assoluto di Mediaset seguito da 4 big - TV-TELCO: accordo Mediaset-TIM, rischio pluralismo - STUDIO: fake news e pubblicità,utenti preferiscono la tv - TV: Sky punta a rafforzarsi, Mediaset e Cairo in crescita - PAY-TV: scoperte centrali pirata di Sky e Premium - ADV digitale: rallentano gli investimenti pubblicitari 3

Anno XII N. 19 del 19/05/2018

LA STRAGE DI STATO DELLE TELEVISIONI LOCALI

LA MALEDIZIONE DEI CONTRIBUTI STATALI ECCO COME E’ MUTATA NEL TEMPO LA RISORSA Prosegue la nostra denuncia sullo stato in cui versa l’emittenza locale radiotelevisiva che vede le tv locali, in particolare, essere continuamente bersaglio di restrizioni tali da aver più che dimezzato il settore. Stavolta ci occupiamo del tema “bollente” dei contributi statali analizzando nel tempo come questa preziosa risorsa è mutata sia in quantità che in modalità e qualità. E’ bene premettere che parliamo di “preziosa” perché il mercato pubblicitario è ancora oggi cannibalizzato da Mediaset e Rai (nonostante abbia il canone) lasciando poche briciole ai locali. Nel1999 iniziò lo stanziamento preparato con la Legge Finanziaria del ’98 con 12,4 milioni di euro per radio e tv locali. Si tratta di una cifra pari a un miliardo e 334 milioni di euro, se rivalutato ad oggi con l’indice Istat. Di questo flusso di soldi, oltre 74,4 milioni riguardano emittenti del Lazio. Questa regione è ottava nella classifica di chi ha preso più sussidi in questo ambito: guardando le somme (non rivalutate ad oggi) la Lombardia domina con oltre 137 milioni di euro, seguita da Puglia (quasi 121 mln), Sicilia (111 mln), Veneto (107 mln) e Campania (98 mln). L'ultimo stanziamento, per il 2015, è di oltre 36,7 milioni di euro in tutta Italia, quasi 1,9 per le tv laziali. Cifre ancora consistenti quelle degli ultimi anni, durante il periodo 2005 – 2011 dove nel 2008 si arrivò ad oltre 177 milioni di euro al livello nazionale e a quasi 11 milioni per il solo Lazio.

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INCERTEZZE E RITARDI TRA NUOVO FONDO E NUOVO REGOLAMENTO Con l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione (Legge N. 198/2016) Il Governo pensò bene di costituire un'unica ‘voce’ nella quale fanno parte anche le misure di sostegno alle radio e tv locali. Le risorse complessive del Fondo da destinare alle sovvenzioni per l’anno 2017 e da elargire nel 2018 ammontano a 182.300.977 euro. Il primo decreto interministeriale (D.P.C.M. 12/10/2017) ha spartito “a monte” le risorse del Fondo tra Presidenza del Consiglio dei Ministri e MISE-Com, per gli interventi di rispettiva competenza: – euro 114.429.960, destinati alle diverse finalità di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri; – euro 67.871.017, destinati agli interventi di sostegno alla emittenza radio televisiva locale, di competenza del MISE-Com. – continua a pag. 2-


LA MALEDIZIONE DELLE TELEVISIONI LOCALI PROSEGUONO I RITARDI CRONICI IL MISE-COM AD OGGI HA APPROVATO SOLTANTO LE GRADUATORIE PROVVISORIE PER L’ACCESSO AI CONTRIBUTI 2016: SONO 194 I SOGGETTI AMMESSI Venendo in tempi recenti, dopo l’approvazione del nuovo Regolamento (Dpr N. 146/2017) che riforma il sistema dei contributi all’emittenza radiotelevisiva locale, il MISE-Com due settimane fa ha approvato soltanto le graduatorie provvisorie e l’elenco degli importi dei contributi da assegnare alle tv locali comunitarie per il 2016 (con forte ritardo ormai cronico). Sono stati messi a disposizione un totale di 4.142.456,34 euro; il 50% del finanziamento sarà ripartito in parti uguali a tutti i soggetti beneficiari, l’altro 50% verrà assegnato sulla base di criteri di merito (numero di giornalisti e dipendenti). Sono stata presentate 211 domande, di cui 11 risultate inammissibili e otto ammesse con riserva. Sei soggetti hanno esercitato l’opzione di contributo per emittente a carattere commerciale. Entro il 28 maggio le emittenti possono presentare richiesta di rettifica o di riammissione della domanda. Potranno usufruire del contributo le emittenti che non hanno trasmesso programmi di televendite per oltre 90 minuti al giorno. La graduatoria completa è disponibile sul sito del MISE-Com.

NUOVO SISTEMA, VECCHI RITARDI Come detto, l’indice viene puntato, oltre che sulla crisi strutturale del settore, anche sul ritardo nell’erogazione dei contributi statali. Su quest’ultimo fronte un cambiamento nell’ultimo anno è intervenuto con l’approvazione del regolamento di cui sopra che ha apportato varie le novità, a partire dal “braccio operativo”: la piattaforma telematica del MISE-Com per la presentazione delle domande del contributo, denominata Sicem. Il nuovo regolamento – che prevede graduatorie nazionali e non più le regionali stilate dai Co.Re.Com – supera la precedente erogazione a pioggia e, prevedendo criteri selettivi di merito come richieste sul numero dei dipendenti, limiti alle televendite e altro, punta a ridare slancio a un settore che si sta leccando le ferite, stretto fra crisi, cambiamenti tecnologici (lo standard Dvb-T2), piattaforme on demand, cambio delle frequenze per far posto al 5G.

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Come si legge nel sito del MISE-Com, le domande presentate sul Sicem da radio e tv per l’annualità 2018 (scadenza 28 febbraio) sono state 1.029 (186 tv commerciali; 238 tv comunitarie, vale a dire quelle no profit; 302 radio commerciali; 303 radio comunitarie). IL CNRT-TPD RICORDA CHE NEL PROPRIO SITO WWW.CNRTV.EU È POSSIBILE CONSULTARE E SCARICARE TUTTI I NUMERI DEL ‘CNT-INFORMA’ GRAZIE AL NOSTRO ARCHIVIO ON-LINE CHE CONTIENE LE EDIZIONI DEGLI ULTIMI DUE ANNI


EDITORI NELLA MORSA FISCALE ROTTAMAZIONE CARTELLE BIS: CHIUSA LA PARTITA. IL FISCO INCASSA 1,6 MILIARDI DI EURO Sono scaduti i termini per aderire alla “definizione agevolata” che consente di mettersi in regola con significativi sconti su interessi, sanzioni e maggiorazioni per le somme non ancora versate (e dovute) al Fisco e agli enti locali. Un’operazione dalla quale l’incasso, secondo le stime ufficiali, dovrebbe garantire quest’anno almeno 1,6 miliardi di gettito con un obiettivo fino a 2 miliardi entro il 2019. CHI HA POTUTO ADERIRE – hanno potuto rottamare le cartelle i contribuenti con debiti affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 settembre 2017. La domanda di adesione non poteva essere nuovamente presentata per quei debiti interessati dalla precedente richiesta di definizione agevolata delle cartelle, per i quali non si sia poi provveduto al pagamento delle somme dovute entro le previste scadenze. L’Agenzia Riscossione risponderà, a seconda della tipologia della sanatoria, entro giugno o a settembre, fornendo anche il bollettino dei pagamenti. Per le cartelle più recenti (da gennaio a settembre 2017) si potrà pagare, oltre che con il versamento in un’unica soluzione, in cinque rate pari ciascuna al 20% del dovuto con la prima a luglio, la seconda a settembre e l’ultima a febbraio 2019. Per quelle più vecchie invece le rate si riducono a tre entro fine ottobre, novembre e febbraio dell’anno prossimo.

LE “ROTTAMAZIONI” SONO STATE SOLO UN PICCOLO CEROTTO. MANCA LA CURA Anche questa seconda operazione, però, non risolve i gravi problemi di centinaia di imprenditori indipendenti, soprattutto nei rami di maggior crisi come quello radiotelevisivo, perché i criteri utilizzati non sono sufficienti a donare ossigeno sufficiente. Solo per citare un esempio, la rateizzazione prevista in 5 blocchi è molto limitata. Sarebbe stato necessario almeno raddoppiarla. Il CNRT-TPD si augura che il nuovo Governo finalmente capisca che non bisogna agire per “propaganda” ma per concretezza dei risultati ponendo, quindi, in essere un condono fiscale una tantum, cosi come suggerito anni fa dalla Commissione Europea.

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IL 25 MAGGIO ENTRA IN VIGORE IL NUOVO REGOLAMENTO UE IN MATERIA DI PRIVACY Il CNRT-TPD ricorda che il 25 maggio prossimo venturo entra in vigore il Regolamento europeo 27 aprile 2016. n. 679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati. Tale Regolamento (pubblicato sulla G.U. dell’Unione Europea, L 119, il 4 maggio 2016), abroga la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati). Il provvedimento si compone di 173 considerando e 99 articoli, suddivisi in 11 capi.


DIRITTI TV CALCIO SERIE A 2018-2021 MEDIAPRO ANNUNCIA RICORSO E LA LEGA CHIEDE UN PASSO INDIETRO A TUTTI Da una parte Mediapro, che vuole continuare la battaglia giudiziaria, e dall’altra Malagò che chiede “un passo indietro di tutti per il bene del sistema”, perché ancora non si sa dove vedere in Tv il campionato di Serie A, che parte il 19 agosto, tra tre mesi. Nonostante il tempo stringa il gruppo spagnolo ha annunciato di impugnare l’ordinanza del Tribunale di Milano che, accogliendo il ricorso di Sky, ha annullato i pacchetti con cui Mediapro avrebbe voluto rivendere agli operatori di comunicazione i diritti tv per il prossimo triennio della Serie A, perché il bando, questa la motivazione del giudice Claudio Marangoni, non è stato correttamente formulato sul fronte delle regole per la concorrenza, mettendo di fatto Mediapro in posizione di monopolio, inibendo la libertà degli altri operatori e costringendoli a pagare di più per i servizi televisivi. “Mediapro ritiene che la sua proposta di commercializzazione sia conforme a quanto stabilito nel contratto con la Lega e a quanto previsto dalla legge Melandri e nelle linee guida”, si legge nella nota dell’intermediario finanziario. “Dopo aver analizzato l’ordinanza”, ha aggiunto il gruppo, “Mediapro considera che la propria offerta agli operatori italiani non comprendeva contenuti editoriali e ritiene che, con l’attuale quadro normativo italiano si possa commercializzare pubblicità”. Staremo a vedere se anche il giudice di secondo grado giudicherà come “abuso di posizione dominante” il fornire anche partite ‘chiavi in mano’, come vorrebbe Mediapro, ossia, tra gli altri, pacchetti completi partite+pubblicità. In questo modo il gruppo svolgerebbe il ruolo di semplice intermediario, come vincolato dall’Antitrust, oppure si comporterebbe come un editore? In attesa del verdetto del giudice di appello, Mediapro deve rispettare l’ultimatum della Lega di Serie A e offrire entro il 22 maggio le garanzie per la fideiussione di 1,2 miliardi: “Stiamo parlando con la Lega sul tema della garanzia, non va legata una cosa all’altra”. Queste le parole del fondatore e presidente di Mediapro, Jaume Roures: “Venderemo i diritti, siamo tranquilli. Se verrà bocciato di nuovo il bando, ne faremo un altro in funzione di quanto dicono i giudici”. Infine ha risposto anche sul suo sogno del canale della Lega. “È in discussione con Lega e club ma non ha nulla a che vedere col tema del Tribunale: è sempre stata un’alternativa. Per me non ci sarà un terzo bando della Lega”. La strada scelta da Mediapro, che andrebbe bene alla Serie A, potrebbe essere la seguente, meno onerosa (di circa 30 milioni) rispetto al rilascio della fideiussione: la garanzia finanziaria da oltre 1,2 miliardi (Iva compresa) si concretizzerebbe con il versamento di 186 milioni in contanti e la visibilità del patrimonio netto della capogruppo che – giurano gli spagnoli – nel giro di alcuni giorni ammonterà a 1031 miliardi, dopo che sarà ridefinito l’assetto azionario alla luce della presa di controllo (al 53,5%) da parte del fondo cinese Orient Hontai Capital.

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L’appello di Malagò: “Serve un passo indietro di tutti per il bene del sistema. In questo momento un’opera di mediazione da parte mia non sarebbe neanche giuridicamente corretta. Qui non devono esserci né vincitori né vinti, altrimenti si rischia di farsi male. C’è una prospettiva a medio-lungo termine: se investi e fai un buon prodotto ci sono le potenzialità per fare ricavi e dare soddisfazione a tutti. Se invece in questo momento vuoi capitalizzare il massimo in un senso o nell’altro, la partita diventa complicata”. Malagò ribadisce che il 22 maggio verrà presa una decisione.


MONOPOLIO ASSOLUTO DI MEDIASET SEGUITO DA 4 BIG PLAYERS DOMINANTI Parlando di pubblicità in Tv Mediaset cala, ma la Rai fa ancora peggio In clima di assoluta incertezza nazionale complessivamente a fine marzo il mercato della pubblicità ha raccolto 1,52 miliardi (-1,3%), ma con l’apporto di Google e Facebook il saldo migliora. Continuano a soffrire i quotidiani (-9,3%) e ancora di più i periodici (-11%). Rimbalza il web (+2,5%) e gode di ottima salute la radio (+7,1%). Forte l’upside della GoTv (+33,2%). Per quel che riguarda i vari gruppi televisivi, chi risente di più dell’instabilità politica, e della mancanza dell’ad della concessionaria, è la Rai che, secondo le elaborazioni di MF-Milano Finanza, ha chiuso il trimestre con una raccolta di 211,4 milioni (-2,7%) ma con un pesante -7,8% nel solo mese di marzo. Grazie a questo calo, Mediaset, consolida la leadership di mercato, anche se essa stessa deve registrare una flessione dell’ 1,3% (-1,9% a marzo). Ma grazie a introiti per 540 milioni sale a una quota nel segmento tv del 55,58% (era al 54,45% a fine febbraio) e al 35,57% dell’intero monte investimenti. Tuttavia in aprile il saldo è stato positivo e sarà così anche in maggio grazie alla Champions League. Consolida il ruolo di terzo player Sky Italia con una raccolta di 119,3 milioni (+ 1,6%). Il tam tam elettorale fa bene ai conti di La7: 40,4 milioni (+3,5%, e +6,3% solo a marzo). Chi continua a crescere, più del mercato (+6%) è Discovery, guidata dall’ ad Alessandro Araimo.

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MERCATO CHIUSO Il grafico aiuta ancora meglio a rendere l’idea di come il mercato della pubblicità televisiva in Italia sia nettamente dominato da un gruppo di monopolisti di spessore industriale internazionale. A dominare in maniera incontrastata è Mediaset con una fetta di mercato pari al 35,57%, seguita dagli altri “mostri sacri” che sono Rai, Sky Italia, Discovery e La7 (Cairo). In particolare la battaglia è ristretta ad un duopolio, quello Mediaset-Rai dove la Rai assorbe quote di introiti anche grazie al canone. Se andiamo ad analizzare la restante fetta di torta, a conti fatti si tratta di briciole da dividere tra centinaia di editori, tra nazionali e locali, la cui sopravvivenza diventa quasi impossibile in tale contesto.


L’ALLEANZA DI TIM-MEDIASET CHE NON PIACE AL PLURALISMO La settimana scorsa demmo un breve e preoccupato annuncio: Tim e Mediaset hanno raggiunto l'accordo strategico a cui lavoravano da alcune settimane e che si è potuto finalizzare non appena l'ad del gruppo telefonico, Amos Genish è stato riconfermato. Non è la joint venture a cui pensava inizialmente Vivendi ma rientra a pieno titolo nello sviluppo del piano industriale DigiTim.

ECCO IN COSA CONSISTE QUESTO ACCORDO: un'operazione che i protagonisti definiscono 'win win'. Permette a Mediaset di estendere la visione dei propri canali free a tutte le piattaforme, digitale terrestre, satellite, Iptv con un'attesa 'retrasmission feè di 15 milioni all'anno per tre anni e a Tim di dichiarare “siamo la nuova TV”. Nel dettaglio da gennaio 2019 saranno visibili anche su Timvision Canale5, Italia1, Retequattro e i canali tematici free 20, Iris, La5, Mediaset Extra, Italia2, Top Crime, oltre la rete all news TGCom24 e il nuovo canale Focus che ha debuttato in questi giorni.

MEDIASET PRONTA A NUOVI ACCORDI SU CONTENUTI TV Non basta la preoccupazione per l’accordo con Tim poiché nei giorni successivi Mediaset ha dichiarato che non esclude di poter siglare nuovi accordi sui contenuti televisivi. Lo ha spiegato il presidente del gruppo di Cologno Monzese, Fedele Confalonieri. “Noi siamo produttori di contenuti per cui se c’è chi ci chiede i nostri contenuti gli accordi sono possibili”, ha detto Confalonieri.

FAKE NEWS E PUBBLICITÀ: GLI UTENTI PREFERISCONO FONTI PIÙ AFFIDABILI COME TV Secondo il report di Teads “In News We Trust” le bufale online portano gradualmente i consumatori a cercare notizie da fonti più affidabili. Lo studio ha censito 16mila consumatori in 8 paesi per scoprire gli attuali atteggiamenti e le tendenze sul consumo di notizie e di pubblicità davanti all’esplodere del fenomeno fake news. Entrando nel dettaglio le “fake news” hanno reso il 75% dei consumatori intervistati più propenso a cercare notizie da fonti di alta qualità e più affidabili. E le bufale online non hanno affatto intaccato l’abitudine a fruire costantemente di informazioni: la maggior parte degli utenti, infatti, legge notizie da una a cinque volte al giorno, utilizzando soprattutto le fonti online e la Tv. Il consumo di notizie avviene su tutti i dispositivi: il 59% dei consumatori in Italia è propenso a leggere le news sul proprio telefono cellulare rispetto al 55% dei consumatori in Usa e al 51% in Uk.

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RIDIMENSIONATO IL RUOLO DEL SOCIAL MEDIA NELLA PUBBLICITÀ: solo l’11% dei consumatori, infatti, si fida delle pubblicità dei brand su Facebook & co. I consumatori associano infatti ai social media le parole “sensazionalizzato” (28%) e “fake” (26%), mentre ai publisher online le parole “conoscenza” (35%) e “accuratezza” (22%). La Tv e Internet sono i mezzi che riescono a catturare l’attenzione dei lettori: i publisher online e la Tv sono emersi come i più forti, con il 59% degli intervistati che presta attenzione alle notizie via web e il 51% alle notizie in Tv. Inoltre il 40% degli utenti nota gli annunci pubblicitari visti in Tv, rispetto al 24% per la stampa e al 29% per gli online. A livello globale, i consumatori ricordano e si fidano della pubblicità in Tv più di qualsiasi altro mezzo. Tuttavia, guardando al pubblico giovanile (dai 16 ai 24 anni), il canale online è emerso come il mezzo di cui più si fida e dove ricorda maggiormente la pubblicità.


MONOPOLISTI IN CONTINUO RAFFORZAMENTO SKY ITALIA RIORGANIZZA IL MANAGEMENT. IN ARRIVO ANCHE CONTENUTI SUL DTT E RILANCIO SU BANDA LARGA Sky Italia sta imprimendo una forte accelerazione alla crescita del suo business di Media Company che opera su tutte le piattaforme con modelli di business differenti rafforzando, così, la propria potenza già in posizione di monopolio. Grazie alla sua strategia multipiattaforma, già dal prossimo mese una selezione dei contenuti Sky sarà disponibile sul digitale terrestre e presto tutta l’offerta pay, oltre che via satellite, verrà distribuita anche sulla rete a banda larga. Allo stesso tempo, spiega il gruppo, i contenuti pay si rafforzano sempre di più – come conferma il recente accordo con Mediaset e, prim’ancora, quello che il Gruppo Sky ha siglato con Netflix – e si stanno sviluppando nuovi modelli di business, a partire dall’imminente rilancio dell’internet Tv di Sky, Now Tv, e dal lancio previsto per l’estate prossima del servizio via fibra che si avvarrà dell’infrastruttura ultrabroadband di Open Fiber, grazie all’accordo siglato con l’operatore wholesale. Questa estensione delle aree di business rappresenta per Sky un’evoluzione senza precedenti e verrà accompagnata da un importante rafforzamento organizzativo in grado di supportare queste nuove sfide.

I RISULTATI DI MEDIASET DEL PRIMO TRIMESTRE 2018 ED IL CHIARO NESSO CON LA POLITICA Il Consiglio di Amministrazione di Mediaset, ha approvato le informazioni periodiche finanziarie aggiuntive relative al primo trimestre 2018. L’andamento del Gruppo ribadisce quanto emerso in occasione dell’approvazione del Bilancio 2017: anche nei primi tre mesi del 2018 si conferma il ritorno all’utile netto. Si tratta di un segnale significativo in un periodo che sconta una congiuntura pubblicitaria riflessiva dovuta a instabilità politica e che ancora non beneficia dei positivi effetti economici dell’accordo strategico con altre piattaforme distributive raggiunto in Italia a fine trimestre, il 30 marzo 2018. 

I ricavi netti ammontano a 860,6 milioni di euro rispetto agli 889,3 milioni del primo trimestre 2017. In particolare, i ricavi in Italia sono stati pari a 631,0 milioni di euro rispetto ai 649,3 milioni di euro dello stesso periodo dell’anno precedente. In Spagna i ricavi ammontano a 229,6 milioni di euro rispetto ai 240,4 milioni del 2017.

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I ricavi risentono in entrambi paesi del rallentamento del mercato pubblicitario. In Italia, i ricavi pubblicitari televisivi lordi hanno raggiunto i 505,8 milioni di euro rispetto a 512,2 milioni di euro dei primi tre mesi 2017. Un andamento in linea con quello del mercato pubblicitario totale del trimestre.

RICAVI E UTILI IN CRESCITA ANCHE PER CAIRO COMMUNICATION Il Gruppo Cairo chiude il primo trimestre dell’anno con ricavi consolidati lordi a 301,4 milioni, in crescita dai 289,8 del primo trimestre 2017, un margine operativo lordo e un risultato operativo consolidati a 25,1 e 10,1 milioni (dai 18,3 milioni ed 1,7 milioni del 2017). Il risultato netto di pertinenza del Gruppo è stato di 3,4 milioni rispetto alla perdita 2,2 milioni dell’anno scorso.


SCOPERTE DUE CENTRALI ‘PIRATA’ PER DECODIFICARE I SEGNALI SKY E PREMIUM Due centrali per la decriptazione delle schede Sky e Mediaset, sono state scoperte a Napoli e Sarno dalla Guardia di Finanzia del Comando provinciale di Roma, Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria. Eseguite in 20 Provincie di 11 Regioni, un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 5 persone, nonché a oltre 50 perquisizioni. Fulcro dell’organizzazione erano le centrali “sorgenti” – situate presso società, attività commerciali, abitazioni private, garage e capannoni industriali – all’interno delle quali erano installate apparecchiature informatiche in grado di decriptare il segnale delle emittenti pay-tv Sky e Mediaset Premium, utilizzando schede regolarmente acquistate dai membri del sodalizio o da terzi, per poi farlo confluire su server esteri appositamente noleggiati. Dopo aver creato il bouquet di canali, il gruppo criminale provvedeva ad abilitare i clienti privati alla visione, tramite codici di accesso, su smart-tv, personal computer, tablet e smartphone, dietro pagamento di “abbonamenti” illeciti a prezzi fortemente concorrenziali (tra i 15 e i 20 euro, a fronte di un valore commerciale di oltre 100 euro). Il volume d’affari complessivo ricostruito dal 2015 ad oggi ammonta a oltre un milione di euro.

IL MALE DEL MONOPOLIO Questo ennesimo episodio che caratterizza la “pirateria” conferma come la causa sia la condizione di monopolio in cui versa il mercato che impone prezzi elevati e nessuna concorrenza. Si tratta, quindi, di un altro effetto negativo del monopolio.

IN BREVE FREQUENZE IN DTT L’ASSETTO DI MERCATO FORTEMENTE SQUILIBRATO ------------------------------------------------------------------------------------

Ricordiamo che la divisione dei multiplex nazionali in DVB-t tra gli operatori di rete del nostro Paese resta ancora fortemente squilibrata tale da non consentire la chiusura della procedura di infrazione da parte della Commissione UE nei confronti dell’Italia. Di seguito l’assetto di mercato per numero di operatori e mux assegnati:    

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IN BREVE ADERISCI ALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE Questo momento delicato per le emittenti locali e nazionali indipendenti vede il CNRT-TPD fortemente attivo sul campo allo scopo di tutelarle. Gli editori che lo volessero, possono aderire allo nostra associazione collegandosi al sito: www.cnrtv.eu dove poter scaricare il modulo di adesione. Uniti si vince !

E. Industriale (EI Towers–Mediaset): 5 RaiWay (Rai): 5 Persidera (Telecom-L’Espresso): 5 Premiata Ditta Borghini & Stocchetti di Torino: 1 Prima Tv: 1 Europa Way: 1 H3G: 1 Cairo Network: 1

ADV DIGITALE RALLENTANO INVESTIMENTI PUBBLICITARI La spesa pubblicitaria digitale in Italia nel settore del lusso è cresciuta di un terzo tra il 2014 e il 2017, mentre la spesa complessiva si è ridotta del 26%. A renderlo noto è il Luxury Advertising Expenditure Forecast 2018 prodotto da Zenith, documento che analizza i trend e racconta le previsioni per il mercato del lusso. In Italia Zenith prevede che questa tendenza si confermerà anche nei prossimi anni ma con un andamento più contenuto. Tra il 2017 e il 2019 Zenith ritiene che gli investimenti dei brand del lusso aumenteranno del 12% in digital advertising mentre la loro spesa complessiva in pubblicità diminuirà del 4%.

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CNRT - Informa N. 19/2018  
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