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QUESTO

NUMERO

- DTT: LCN, buon quinto anno di telecomando in stallo! - PAYTV: Mediaset va avanti da sola mentre Vivendi studia - TV: la morsa del fisco, è partita la ‘rottamazione’ cartelle - TV LOCALI: aspettando i contributi con le nuove norme - VOD: l’offerta on demand sta conquistando l’Italia

Settimanale di informazione sul settore radiotelevisivo dell’Associazione Coordinamento Nazionale Radio Televisioni

Terzo Polo Digitale www.cnrtv.eu

- AGCOM:pubblicata indagine conoscitiva sistema radio-tv - MISE-COM: confermato il sottosegretario Giacomelli - PUBBLICITA’: stime in crescita in Italia e nel mondo - FREQUENZE:dilazione al 2020 per liberazione banda 700 - AUDITEL: ampliata rilevazione a smartphone e web

Anno XI N. 1 del 14/01/2017

NUMERAZIONE DEI CANALI SUL TELECOMANDO

BUON QUINTO ANNO DI TELECOMANDO IN STALLO ANCORA NON C’E’ TRACCIA DEI NUOVI BANDI PREVISTI DAL MISE E siamo al settimanale N. 1 del 2017, undicesimo anno di vita del CNTInforma e quinto anno di assenza della nuova assegnazione dei canali LCN. È infatti dal 2012, anno della sentenza del Consiglio di Stato, che la prima, ed unica, normativa (la delibera AGCom n. 366/10/CONS) è stata totalmente annullata con la contestuale richiesta da parte dei supremi giudici amministrativi di provvedere con urgenza al varo di nuove norme e successive attribuzioni. In assenza, per evitare di ripiombare nel caos, è stato mantenuto l’assetto del vecchio telecomando, nonostante i numerosi appelli del CNRT-TPD a mettere fine ad una situazione clamorosamente fuori da ogni forma di legittimità. Finchè, infatti, l’attesa poteva essere breve, era giustificato mantenere in vigore provvisoriamente le precedenti assegnazioni, ma 5 anni sono più del provvisorio, più del consentito, più di ogni minima traccia di regolarità. Evidentemente questa situazione ha fatto comodo ai principali attori che muovono ormai l’intero mercato televisivo in Italia, i soliti monopolisti Rai e Mediaset a cui si sono aggiunti Discovery e Sky, tutti ben posizionati nel primo range LCN (1-9). Hanno poi beneficiato un ristretto numero di emittenti locali che si sono trovate assegnazioni di prestigio nonostante aziende con produzione, copertura e ascolti assolutamente scarsi (all’epoca del passaggio dal digitale terrestre n.d.r.).

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ECCO QUALI SONO LE NUOVE REGOLE MA MANCANO I BANDI ! Ricordiamo che le graduatorie valide per l’assegnazione LCN, in base all’art. 6 del D.L. n. 145/2013 devono rispettare i seguenti criteri: a) media annua dell'ascolto medio del giorno medio mensile rilevati dall’Auditel nella singola regione o provincia autonoma; b) numero dei dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato; c) costi per i giornalisti professionisti iscritti all'albo professionale, per i giornalisti pubblicisti iscritti all'albo professionale e per i praticanti giornalisti professionisti iscritti nel relativo registro, di cui alla legge 3 febbraio 1963, n. 69, in qualità di dipendenti. Questa la teoria… ma in pratica? Arriveranno queste nuove graduatorie LCN che tengano conto di queste norme? Cambieranno veramente la scena oppure ci troveremo di fronte al solito legalizzare ciò che già è in asset? D'altronde l’Italia è abituata a questo, basti ricordare la Legge ‘Mammì’ del 1990 che in tema di frequenze e canali non fece altro che legalizzare il duopolio.


MEDIASET VA AVANTI ANCHE DA SOLA. VIVENDI STUDIA IL QUADRO NORMATIVO Mediaset ha deciso di 'ballare da sola' e presenta le linee guida per il prossimo triennio senza aspettare di sciogliere il nodo della mancata alleanza con Vivendi. Il 18 gennaio agli analisti sarà presentato il nuovo piano industriale, appuntamento nella City londinese per alzare il velo sui target fino al 2020. Uno scenario, quello disegnato nel piano, che a Cologno Monzese hanno dovuto modificare ripetutamente e che nella versione che sarà presentata agli analisti il 18 gennaio vedrà il Biscione 'stand alone'. Secondo quanto si apprende il piano era pronto già prima dell'estate con l'obiettivo di presentarlo ai primi di settembre ma il passo indietro di Vivendi, che sarebbe dovuto essere l'alleato nella sfida europea agli 'over the top' americani, ha scombussolato i piani. Cosa rimane dei progetti industriali su scala internazionale ora che da un piccolo incrocio azionario che doveva solo suggellare un'alleanza industriale si è arrivati a una scalata azionaria e allo scontro in tribunale? Dopo aver fatto slittare la presentazione del piano a dicembre, quando nella battaglia legale sembravano aprirsi spiragli per un possibile accordo stragiudiziale, un nuovo stop con l'evidenza della 'scalata' dei francesi all'azionariato, passando in una decina di giorni dal 3 al 28,8% di Mediaset (il 29,94% dei diritti di voto della società). Ora Mediaset intende mettere comunque un punto fermo e nelle attese indicare le sue strategie di business, in particolare sulla pay-tv, avendo sullo sfondo la aste per i diritti tv sia per la Champions league sia per la Serie A. Intanto Vivendi resta alla finestra, continua a studiare lo scenario normativo e si relaziona con le Authority italiane a partire dalla Consob (alla quale durante la recente audizione ha consegnato senza che le fosse richiesto una documentazione dettagliata sugli acquisti dei titoli effettuati) fino all'AGCom, che ha avviato un'indagine ma che per ora non ha avanzato richieste. Il mercato aveva speculato su una possibile Opa che non sembra per ora delinearsi all'orizzonte nè si parla ancora di una richiesta di posti in cda (l'assemblea di Mediaset per l'approvazione del bilancio non è stata ancora calendarizzata). Potrebbe mettere in scena lo stesso 'copione' usato per Telecom chiedendo di inserire all'ordine del giorno l'allargamento del board (oggi a 17 ma che prevede la possibilità di estendersi a 21) per dare spazio ai propri rappresentanti, come azionista rilevante.

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PLURALISMO ADDIO, TUTTO CAMBIA, ANZI PEGGIORA Comunque finirà questa guerra in atto il mercato televisivo a pagamento non sarà più quello di prima. E non solo. Le mosse di alto livello in cui adesso giocano anche colossi stranieri definiscono, comunque, un mercato sempre più lontano dal pluralismo in cui sono chiamati a giocare anche editori indipendenti. No, per loro non potrà mai esserci spazio. Meraviglia, intanto, il silenzio di Sky che, evidentemente, sta giocando un ruolo di attento osservatore in vista di probabili manovre che, si sa, lo squalo mette in campo sempre in maniera imprevedibile e senza preavviso. Intanto l’Antitrust si limita a dire che “vigilerà” e ciò ci preoccupa non poco! Sulla questione rimandiamo a pag. 6 dove si parla dell’indagine conoscitiva sul sistema radio tv.


TELEVISIONI NELLA MORSA DEL FISCO E’ PARTITA LA CORSA ALLA ROTTAMAZIONE. ASPETTIAMO IL CONDONO La novità inserita nel Decreto Fiscale 193/2016 ha dato il via al condono o rottamazione delle cartelle esattoriali e sono ancora in tanti a chiedersi quali sono le regole da seguire e chi potrà presentare richiesta. Le domande potranno essere presentate entro il 31 marzo 2017 e la previsione è che saranno in tanti a chiedere di aderire.I contribuenti per i quali si apre la possibilità di beneficiare dello pseudo-condono Equitalia 2017 sono tutti i debitori con debiti iscritti a ruolo nel periodo compreso tra il 3 gennaio 2000 e il 31 dicembre 2016. Il mese di febbraio e nello specifico entro la scadenza del 28 febbraio Equitalia comunicherà i carichi affidati nel 2016 non ancora notificati. Si tratta di una data importante perché sulla base delle regole previste potranno accedere alla rottamazione anche queste categorie di debitori.

PSEUDO-CONDONO: TERMINI E CONDIZIONI Ancora alcuni mesi di tempo per aderire al primo passo di Equitalia verso il condono che, come abbiamo ricordato, prevede la possibilità di presentare domanda di adesione entro il termine ultimo del 31 marzo 2017. Molte sono state le novità che negli scorsi mesi hanno modificato le regole sul condono, ovvero lo sconto su sanzioni e interessi di mora per i contribuenti con debiti iscritti a ruolo dal 2000 al 31 dicembre 2016.Cosa è cambiato e quali sono le regole da seguire? La normativa di riferimento contenuta nel D.L. 193/2016, modificata con gli emendamenti presentati alla Camera e al Senato prevede novità per quel che riguarda scadenza, rate e soggetti beneficiari. Il pagamento della cartella Equitalia per la quale si chiede di beneficiare del condono potrà essere dilazionato per un numero massimo di 5 rate, ma uno dei punti di maggior critica è che il 70% dell’importo, seppur rateizzato, dovrà essere corrisposto entro la fine del 2017 e, più nel dettaglio, entro il mese di novembre, scadenza del pagamento della terza rata Equitalia. Soltanto il 30% dell’importo potrà essere corrisposto nel 2018 ed entro il termine del mese di settembre.

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Insomma, con il condono Equitalia 2016/2017 i contribuenti con debiti iscritti a ruolo al 31 dicembre 2016 potranno beneficiare dello sconto su sanzioni e interessi di mora maturati sulle cartelle esattoriali ma tra questi non sono in tanti a potersi permettere di pagare la somma, seppur rateizzata, secondo le scadenze e le regole previste. Nonostante ciò si prevede che con lo pseudo-condono Equitalia 2016/2017 potranno essere recuperati dallo Stato almeno 4,5 miliardi di euro e i contribuenti che decideranno di aderire potranno veder applicato un notevole sconto sull’importo del debito maturato con l’ente di riscossione ormai vicino alla rottamazione.


TV LOCALI: ASPETTANDO I CONTRIBUTI CON LE NUOVE NORME Come anticipato negli scorsi numeri, con l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione cambierà tutto il panorama di accesso alle misure di sostegno la cui efficacia si potrà misurare, però, solo quando si entrerà nella fase concreta dopo l’emanazione dei decreti attuativi. Secondo quanto previsto dal comma due dell’art. 1, all’interno del fondo verranno fatte confluire nel Fondo le risorse economiche provenienti da differenti fonti, secondo la seguente partizione: a) le risorse statali destinate alle diverse forme di sostegno all’editoria quotidiana e periodica, anche digitale, comprese le risorse disponibili del Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria (ex art, 1, comma 261, legge n. 147/2013); b) le risorse statali destinate all’emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale, iscritte nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico ai sensi dell’articolo 1, comma 162, legge n. 208/2015; c) una quota, fino ad un importo massimo di 100 milioni di euro in ragione d’anno per il periodo 20162018, delle eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento RAI; d) le somme derivanti dal gettito annuale di un contributo di solidarieta’ pari allo 0,1 per cento del reddito complessivo dei soggetti passivi dell’imposta ex art. 73 TUIR (concessionari della raccolta pubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica e sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; societa’ operanti nel settore dell’informazione e della comunicazione che svolgano raccolta pubblicitaria diretta, in tale caso calcolandosi il reddito complessivo con riguardo alla parte proporzionalmente corrispondente, rispetto all’ammontare dei ricavi totali, allo specifico ammontare dei ricavi derivanti da tale attività; altri soggetti che esercitino l’attivita’ di intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l’acquisto, per conto di terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, compresa la rete internet).

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SI ATTENDONO I DECRETI ATTUATIVI SENZA I QUALI E’ ANCORA TUTTA TEORIA Una determinata percentuale del Fondo potrà destinarsi al finanziamento di progetti comuni che incentivino l’innovazione dell’offerta informativa nel campo dell’informazione digitale, attuando quelli che la legge qualifica “obiettivi di convergenza multimediale”. Bisognerà ora attendere l’emanazione degli ulteriori decreti attuativi. Con il vecchio sistema di sostegno, gran parte dei carrozzoni regionali sovradimensionati per esigenze di requisiti per l'accesso alle graduatorie si sono schiantati nel rapporto costi fissi (dipendenti) ricavi variabili (contributi, televendite, spot) nel momento in cui si è stati traghettati verso la crisi e verso il digitale terrestre.


TV ON DEMAND IN CRESCITA NETFLIX, NOW TV, INFINITY, RAIPLAY, TIMVISION, AMAZON, CHILI E VODAFONE TV Lentamente, ma inesorabilmente l'offerta on demand conquista il pubblico italiano, che pian piano saluta il palinsesto delle tv generaliste o tematiche per scegliere con smartphone o telecomando cosa vedere e quando. L'offerta è in continua espansione e, nonostante la cronica arretratezza tecnologica del nostro paese, i dati evidenziano un trend positivo: nel 2016 la pay tv, segnata negli ultimi anni dalla crisi, ha fatto registrare una crescita, anche se leggera (intorno al 2%), prevalentemente grazie allo sviluppo della broadband TV. Secondo l'ultimo rapporto It Media Consulting, la tv via internet raggiungerà entro il 2018 una quota del 20% di tutto il mercato pay, erodendo quote di mercato ora appannaggio delle altre piattaforme. Il satellite rimarrà comunque in testa, ma in decisa contrazione (dal 55% di oggi al 50%), come pure la quota del digitale terrestre passerà dal 33% al 30%.

SKY RESTERA’ PRIMO OPERATORE Una tendenza confermata anche dalle previsioni delle quote degli operatori: Sky rimarrà nettamente il primo operatore, pur con una riduzione della propria market share dal 77% attuale al 74% nel 2018. A trarne beneficio stavolta però non sarà Mediaset, che passerà al 19%, perdendo un punto percentuale. Sono gli altri operatori a mostrare un trend di forte crescita: da meno del 3% del mercato nel 2016, in soli due anni raggiungeranno il 7%, gettando le basi per ulteriori incrementi nel breve e medio periodo. A dare una scossa al mercato è stato l'arrivo in Italia nell'ottobre 2015 di Netflix. In un anno la piattaforma, secondo le ultime stime, avrebbe raggiunto quota 300mila abbonati, di cui 170mila nel periodo di prova gratuito, rosicchiando una buona parte dei 700mila italiani che - secondo il rapporto di PwC Italia - guardano contenuti televisivi a pagamento via web. Anche l'ultimo rapporto sui media di Ericsson fotografa il cambio di abitudini in Italia: da un lato cala lo share di YouTube, dall'altro Netflix raggiunge il 17% di chi guarda contenuti televisivi online.

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Il 20% di chi usa uno smartphone per vedere video, inoltre, comincia a pagare i vari servizi. Il risultato di Netflix, pur non essendoci stato ancora il boom registrato altrove, non è trascurabile, soprattutto alla luce della forte concorrenza che ha trovato nel nostro Paese. Tutti gli operatori si sono attrezzati prima dell'arrivo del colosso americano: Sky ha da tempo lanciato il suo servizio online, ora diventato Now Tv, Mediaset è scesa in campo con Infinity e Telecom con TimVision. Da poco in campo c'è anche la Vodafone Tv, un aggregatore di servizi per i propri abbonati, a testimoniare la centralità che le Telco stanno assumendo nel settore. Più in ritardo la Rai, che ha però lanciato in questi giorni il suo servizio Raiplay. Nelle ultime settimane è sbarcato in Italia anche il grande rivale di Netflix Oltreoceano: Amazon Prime Video è ora disponibile in oltre 200 Paesi e consente di vedere contenuti, alcuni originali, anche in lingua inglese con sottotitoli che si inserisce in un'offerta già piuttosto ampia.


PUBBLICATA INDAGINE CONOSCITIVA SUL SETTORE RADIOTV Internet è un mezzo sempre più importante per la diffusione dell'audiovisivo e proprio da questo ruolo crescente della rete possono derivare rischi dai legami tra operatori di rete e fornitori di contenuti: è l'Antitrust a sottolinearlo nella sua Indagine conoscitiva sul settore audiovisivo ultimata peraltro prima della scalata di Vivendi (primo azionista di Telecom Italia) a Mediaset di cui il gruppo francese detiene il 28,8% del capitale. “Per quanto concerne i rischi di limitare o escludere l'accesso a mercati verticalmente collegati, derivanti da accordi di natura verticale o legami partecipativi tra operatori di rete e fornitori di servizi media televisivi, l'Autorità vigilerà al fine di evitare eventuali effetti preclusivi che limitino lo sviluppo dei mercati e il pieno dispiegamento degli effetti della concorrenza a favore dei consumatori” si legge nell'Indagine. Pertanto, l”'Autorità vigilerà sui singoli casi di specie in attuazione delle norme in materia di tutela della concorrenza e del mercato e di verifica preventiva delle concentrazioni al fine di evitare che simili condotte possano determinare effetti preclusivi limitativi della concorrenza”. Nell'Indagine l'Antitrust evidenzia anche una serie di criticità legate alla “ridotta penetrazione delle reti Nga”, le nuove reti per la banda ultralarga. “In questo senso, si accolgono con favore le politiche pubbliche di stimolo e investimento nelle reti a banda ultra larga in fibra ottica, con l'auspicio che esse possano permettere un più ampio grado di concorrenza, anche infrastrutturale, tra le piattaforme trasmissive”, si legge nel documento. Infatti tra le maggiori problematiche concorrenziali rilevate nel corso dell'indagine conoscitiva per lo sviluppo del settore audiovisivo relative al web vi è “l'insufficiente penetrazione di reti di accesso con velocità adeguate”. Di contro c'è uno sviluppo delle televisioni connesse ad Internet (smart TV) ed i decoder connessi (set-top box). Il dato relativo alle smart TV, ad esempio, mostra un incremento del numero di dispositivi di circa 10 volte in due anni, da 500 mila dispositivi nel 2012 a circa 5 milioni di apparecchi venduti nel 2014. L'Italia è uno dei paesi europei con la maggiore percentuale di tv connesse ad Internet, pari a circa il 17% della popolazione.

GOVERNO GENTILONI:

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CONFERMATO GIACOMELLI AL MISE-COM Nella riunione del Consiglio dei Ministri del 29 dicembre scorso sono stati nominati i Sottosegretari di Stato del Governo Gentiloni. Rispetto al Governo Renzi che ne aveva 44, i Sottosegretari sono ridotti a 41, e si tratta in larga parte di riconferme. Il primo Ministro ha rivendicato la stabilità della squadra, per garantire la continuità sul piano politico. Queste le nomine per le aree di competenza del sistema radiotelevisivo: PRESIDENZA DEL CONSIGLIO: Maria Teresa Amici, Gianclaudio Bressa, Sandro Gozi, Luciano Pizzetti, Angelo Rughetti; MISE: Teresa Bellanova, Antonio Gentile, Antonello Giacomelli (foto), Ivan Scalfarotto; LAVORO E POLITICHE SOCIALI: Franca Biondelli, Luigi Bobba, Massimo Cassano; BENI E ATTIVITÀ CULTURALI E TURISMO: Dorina Bianchi, Ilaria Borletti Buitoni, Antimo Cesaro.


STIME IN CRESCITA PER LA PUBBLICITÀ IN ITALIA E NEL MONDO Crescerà il mercato dell’advertising nel corso del 2017? Secondo il rapporto “This Year, Next Year”, realizzato da GroupM, la media investment company del gruppo WPP, la spesa pubblicitaria globale nel 2017 si attesterà a 547 miliardi di dollari, pari a un incremento del 4,4% rispetto al 2016. A sostenere la crescita sarà il comparto digitale che raggiungerà il 33% dell’intera torta pubblicitaria globale, ma anche la televisione incrementerà la propria market share dopo che nel 2016 è riuscita a contenere un calo degli investimenti in favore del digitale (dovuto allo spostamento di budget in occasione delle elezioni americane) grazie a grandi avvenimenti sportivi come Olimpiadi ed Europei di calcio. Secondo GroupM il mercato del’adv statunitense offrirà un significativo contributo alla crescita del comparto pubblicitario globale nel 2017 grazie a una crescita prevista di oltre il 3%. Nel nostro Paese, secondo i tradizionali dati Nielsen, il mercato degli investimenti pubblicitari nei primi dieci mesi del 2016 si è attestato a un +2% rispetto allo stesso periodo del 2015. Nel singolo mese di ottobre la raccolta è stata in calo dell’1,7%, ma se si aggiungesse anche la stima sulla porzione di web attualmente non monitorata (principalmente search e social), il mercato chiuderebbe a ottobre con un +0,9% e anche il periodo consolidato sarebbe in crescita del 3,8%. Relativamente ai singoli mezzi, la televisione a ottobre cresce del 3,1%, chiudendo il periodo cumulato a +6,4%. Sempre in segno negativo la stampa: quotidiani e periodici calano nel singolo mese rispettivamente del 15% e del 4,1%, attestandosi nei dieci mesi a -7,2% e -3,8%. Ma anche la radiofonia, a causa di un ottobre negativo (-2,8%), riduce l’incremento della raccolta a +0,2% nel periodo cumulato gennaio- ottobre. PER QUANTO RIGUARDA I SINGOLI OPERATORI, le stime sono tutte in positivo nel periodo gennaioottobre: la Rai cresce del 9,4% a 658,9 milioni di euro, una buona performance nonostante il servizio pubblico sconti la sospensione degli spot, dallo scorso maggio, su Rai5, Rai Storia e Rai Yoyo. Mediaset guadagna il 2,8% raggiungendo quota 1,74 miliardi di euro. La crescita più modesta, pari a un +1,5%, è quella di La7 di Urbano Cairo, che chiude i dieci mesi a 125,9 milioni di euro, mentre l’impennata più significativa la registra Sky: +17% di crescita, per 385,2 milioni di euro di raccolta complessiva. Sorride, infine, anche il gruppo Discovery che inanella un +15,1%, pari a 185,2 milioni. Secondo Upa il mercato dell’advertising dovrebbe chiudere il 2016 con un aumento del 3% sul 2015. Secondo Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Upa: “Se il quadro politico dovesse rimanere incerto per lunghi mesi, sia nel caso di nuove elezioni, sia a causa della costituzione di governi deboli, le aziende italiane potrebbero apportare degli aggiustamenti ai budget marketing 2017 che stanno definendo proprio in queste settimane”.

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Crescita imponente infine per l’advertising online che, secondo l’Osservatorio internet media del Politecnico di Milano, chiuderà l’anno in Italia con un giro d’affari di 2,36 miliardi di euro, grazie a un incremento di circa il 9% rispetto al 2015. La pubblicità digital vale ormai il 30% degli investimenti pubblicitari italiani, contro il 29% dello scorso anno, e continua così ad aumentare la penetrazione nel mercato. A trainare il settore è il video, capace di ottenere risultati brillanti nel 2016 sul fronte pubblicitario sia in tv, al cinema, sul digital e sul mobile.


LIBERAZIONE BANDA: DILAZIONE AL 2020 L’Italia è riuscita a ottenere l’agognata dilazione di due anni per la liberazione della banda 700 MHz, che dovrà passare entro il 2020 (con tolleranza fino al 2022) dalle televisioni alle connessioni mobili, in vista dello sviluppo del 5G. Lo riporta il quotidiano telematico Newslinet. Il ritardo dovrà essere debitamente giustificato, ma, viste le estreme criticità del sistema televisivo italiano ciò non dovrebbe costituire un problema. Adesso, però, ottenuta questa vittoria, che invero cambia di poco le carte in tavola (due anni sono comunque un tempo insufficiente a ridurre le difficoltà vista la massiva presenza di mux sulla banda 700 MHz), inizia la tabella di marcia stabilita dall’UE con la prima scadenza già a fine 2017. Entro tale data occorrerà concludere gli accordi di coordinamento interferenziale con gli stati confinanti, per poi passare al piano di liberazione delle frequenze da presentare entro il 30/06/2018. Inutile dire che l’Italia si trova in un ritardo che rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi mesi: un po’ per ragioni politiche, visto che l’agenda dell’attuale Governo è comprensibilmente concentrata sulla legge elettorale da mettere in cassaforte prima che finisca la legislatura, un po’ per l’immobilismo tecnologico della televisione del Belpaese. In Italia, infatti, la trasmissione via etere è quasi completamente priva di alternative.

IN BREVE FREQUENZE IN DTT L’ASSETTO DI MERCATO FORTEMENTE SQUILIBRATO ------------------------------------------------------------------------------------

Ricordiamo che la divisione dei multiplex nazionali in DVB-t tra gli operatori di rete del nostro Paese resta ancora fortemente squilibrata tale da non consentire la chiusura della procedura di infrazione da parte della Commissione UE nei confronti dell’Italia. Di seguito l’assetto di mercato per numero di operatori e mux assegnati: • • • •

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IN BREVE ADERISCI ALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE Questo momento delicato per le emittenti locali e nazionali indipendenti vede il CNRT-TPD fortemente attivo sul campo allo scopo di tutelarle. Gli editori che lo volessero, possono aderire allo nostra associazione collegandosi al sito: www.cnrtv.eu dove poter scaricare il modulo di adesione. Uniti si vince !

E. Industriale (EI Towers–Mediaset): 5 RaiWay (Rai): 5 Persidera (Telecom-L’Espresso): 5 Premiata Ditta Borghini & Stocchetti di Torino (ReteCapri): 1 Prima Tv: 1 Europa Way: 1 H3G: 1 Cairo Network: 1

AUDITEL PRENDE ATTO DEGLI SVILUPPI IP E AMPLIA LA RILEVAZIONE A SMARTPHONE E DEVICE WEB CONNECTED

Deliberato all'unanimità dal cda di Auditel il piano quinquennale che contempla, tra le altre cose, l’estensione della rilevazione dai televisori ai nuovi device e alle smart tv. Con questa decisione il rilevatore degli ascolti tv passa dal modello di misurazione su base campionaria (attualmente 15.700 famiglie) a censuaria, ovviamente con la necessità di assogettare il sistema al trattamento dei dati personali ex D. Lgs. 196/2003. La decisione di Auditel prende atto del sensibile aumento della fruizione delle trasmissioni televisive attraverso formule IP.

Comunicazione per i destinatari di “CNRT-Informa”: In base all’art. 13 del Decreto Legislativo N°196 del 2003, i vostri recapiti vengono utilizzati esclusivamente ai fini di questo servizio di informazione e non sono, pertanto, comunicati e/o diffusi a terzi. Nel caso non desideriate ricevere più il “CNRT-Informa”, ed essere cancellati dal suo elenco, inviate un fax al N. 081 837 0421 oppure una e-mail all’indirizzo: news@cnrtv.eu Direttore Responsabile: Manfredi Pagano Reg.Tribunale di Napoli N. 4/07 del 17/01/2007 SEDE: Piazza Municipio, 80 - 80133 NAPOLI

C.N.R.T. Terzo Polo Digitale – Informa - Spedizione gratuita via e-mail e-mail associazione : segreteria@cnrtv.eu --- redazione: news@cnrtv.eu Sito: www.cnrtv.eu

CNRT - Informa N. 01/2017  
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