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14 ClIItllraeNatllran.4/1995

I DANNI PRODOTTI DALLA TV IN ETÀ EVOLUTIVA ... ED OLTRE La televisione - che in base a recenti studi provoca un decremento funzionale delle attività cognitive superiori e determina assuefazione, assumendo la configurazione di una "droga telematica" - sta rubando sempre più spazio al dialogo fra le persone, intromettendosi nei giochi infantili, nei rapporti di coppia e sostituendosi, anche a pranzo e a cena, allo scambio tàmiliare di Maria Torlini

L

a conquista di lllllnezzo di CO In unica-

zione di massa come la televisione ha rappresentato una vera e proprIa rivoluzione per il mondo dell'informazione e di conseguenza per il tessuto sociale che invade. La sua capacità di raggiw1gere in pochi istanti milioni di persone a qualsiasi latitudine rende possibile l'alU1UlIamento delle distanze e i tempi conseguenti ad esse. Non solo, da ogni luogo si può inviare ad W1 altro il proprio "momento storico" influenzando e nello stesso tempo potendo essere influenzati dalle informazioni di ritorno. Questo si traduce in una accelerazione fortissima e in un conswno altrettanto veloce

delle informazioni che si susseguono senza sosta, ma soprattutto senza una coerenza globale, producendo una cultura frammentaria e spesso contraddittoria. Ovviall1ente non si può fare di tutta l'erba W1 fascio: ci sono programmi buoni e program mi platealmente nocivi e questo ci dice con chiarezza che la televisione di per sé è solo lo strumento, mentre è l' LISO che se ne fa ad evidenziarne i pregi e i difetti. In questo contesto vorrei pW1tare l'attenzione sul mondo televisivo dal pW1tO di vista psicologico per quanto attiene alla percezione e all'apprendimento da parte dei bambini e dei ragazzI.


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MilllllO - Ulla grm/lle slallw del Clm/llllte Mic:lIl1el )acksoll I/llublidzztl l'J/scilll IleI SIlO 111101.'0 alvllm.

Tutti sappiamo che una gran parte dell'apprendimento dei bambini avviene attraverso l'imitazione del mondoedelle personeconcui entrano in contatto. Sorge spontanea la domanda: qual è l'impatto di una realtà "virtuale" come quella televisiva in un cervello in formazione? Per rispondere a tale quesito bisogna fare Wla considerazione importante: la televisione trasmette una "realtà bidimensionale", ovvero priva di una "profondità" delle immagini e degli argomenti che vi si trattano. Mi spiego meglio. Quando un bambino o anche un ragazzo comincia ad evocare i suoi eroi preferiti - provenienti da un mondo fantasmatico come quello dei cartoni animati o dei telefilm in cui le difficoltà e i problemi si risolvono tutti e subito oppure presentano W1 epilogo drammatico senza via d'uscita - il

cervello non ha la possibilità di equiparare la fiction televisiva con il medesimo problema proveniente dalla realtà. Spesso sono proprio i personaggi che propongono un'immagine di forza e assenza di paura a diventare l'ideale di riferimento di soggetti che invece, per loro formazione, presentano un carattere debole, problemi di insicurezza, disistima verso se stessi e ridotto inserimento sociale. Alcuni dati statistici informanod1e unnwnero significativo di bambini (soprattutto quelli d1evivonoin città) non gioca più all'aperto, che la maggioranza lo vorrebbe ma spesso mancano gli spazi, che un 37% di loro guarda la TV anche la mattina e una larga percentuale ha il proprio televisore in camera. Risultato: la quantità media giornaliera di tempo trascorso davanti al teleschermo va dalle due alle quattro ore.


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Un gruppo di psicologi di Memphis ha voluto curiosare sull'attività mentale che si sviluppa davanti alla TV e, dopo aver collegato ad una serie di elettrodi trentuno bambini mentre assistevano ad alcuni tra i programmi di maggior successo americani, è giunto alla conclusione che l'attivit/I cerebrale dei piccoli che guardano andle per meno di un 'ora lo sdlelwo cade persino al di sotto dei minimi di un cervello a riposo e che il tasso metabolico della fWlZionalità cerebrale si riduce enormemente. Le onde lIaUa " associate allo stato di trance(veglia rilassata) aumentano e quelle "beta", associate ali' attività cognitiva, si appiattiscono. In definitiva, è come se diventassero dei "vegetali", sostengono gli autori del test. Lo stesso dicasi per gli adulti: basta mezz' ora dinanzi al video, qualunque sia il programma a cui si assiste, per trasformarsi in "=mbie'; ovvero la televisione provoca Wl decremento fWlZionale delle attività cognitive superiori e in più detelwina assuefazioneasswnendo la configurazione di una "droga telematica". Per i bambini che stanno troppo davanti alla TV arrivano anche allarmati stucli tedeschi: è inawnento il nwnero di bambini che arrivati in età scolare non sanno correre, se cadono si fanno male per via della mancanza delle più elementari reazioni istintive (come mettere le mani avanti), non sanno camminare in linea retta o all'indietro; in altri termini hanno un pessimo coordinamento motorio dovuto alla mancanza di" esperienze motorie formative ". Lo studio tedesco pubblicato da Stem rivela che fra i bambini che si iscrivono alla prima elementare il 40% presenta muscoli troppo deboli, problemi dicoorc1inamento motorioe ha una circolazione debole; il 60% dei remigini è già gobbo e un terw dei bambini è decisamente in sovrappeso. In questi casi la terapia che si adotta è essenzialmente di tipo motorio: otto settimane a saltare, arrampicarsi, stare in equilibrio. Piaget, oltre quarant'anni fa, sosteneva l'im portanza pri maria

cii un sano sviluppo motorio come propedeu-

tico ad un buono sviluppo intellettuale. Chi non ha il controllo dei propri movimenti o perde facilmente l'equilibrio avrà maggiori clifficoltà a conservare anche l'equilibrio emotivo. Il nwnero di bambini di tre o quattro anni che hanno problemi ad esprimersi correttamente è awnentato di dieci volte nell'ultimo decennio in Germania, lo stesso clicasi per l'aggressività. Anche in Italia sono stati condotti stucli sperimentali a riguardo, poiché i ragazzini che si avviano alla prima media presentano sempre più di frequente scarsa abilità motoria e cii coordinamento e problemi cii sovrappeso. Console tre ore di attività sportiva a settimana si sono registrati risultati sorprendenti: i parametri per calcolare la forza degli estensori del tronco e del salto da fermo hanno climostrato un incremento del 30% dei valori, una tendenza alla riduzione dei depositi cii grasso e maggior capacità di coordinazione neuromotoria. Le maestre elementaxi che hanno partecipato all'esperimento - che vedeva coinvolti 480 bambini (254 maschi e 220 femmine) di terza,quarta e quinta classe cii una scuola di Torino - hanno sorprendentemente rilevato un miglioramento comportamentale nei confronti dello studio, più interesse e coinvolgimento, maggior fluidità nei rapporti interpersonali, più sicurezza nei confronti degli altri e fiducia in se stessi. Questi elementi, tradotti in termitù neuropsicofisiologici, danno ragione al fatto che il cervello, essendo una struttura plastica, si forma e si defOlwaa seconda delle interazioni ambientali che ricostruisce dentro di sé attraverso la registrazione permanente delle esperienze che vive. Dunque, qual è la visione del mondo che si forma nella mente di un bambino "telec1ipendente"? Con il televisore non si interagisce, si possono solamente assorbire gli stimoli che invia, quindi le strutture cerebrali non hanno la possibilità cii sperimentare delle elaborazioni interattive cii


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plVblem solvingcome accade invece attraverso l'interazione, più o meno conflittuale, dle avviene tra gli individui. Il televisore non crea problemi di rapporto tra lui e noi, non dobbiamo fare alcuno sforzo cognitivo per trovare la forma migliore e la parola più adatta per interagire con lui: semplicemente cambiamo canale se ciò me trasmette non ci aggrada. Un bambino o un adulto, invece, per interagire con un coetaneo deve sempre ecom unquecompiere un lavoro su se stesso per conquistarsi la fiducia dell'altro, ma soprattutto l'ascolto dell'altro, il che è ben altra cosa che delegare la propria attività decisionale riducendola ad un misero zappingcon una scatola "magica" ma asettica nei nostri riguardi: le emozioni o le a11gosce che ci provoca S0110 semplicemente a senso unico. Il bambino che subisce questo tipo di rapporto è chiaramente sVimtaggiato di fronte

ad Wl coetaneo dle invece ha la possibilità di giocare con gli amichetti ad W1a attività ricreativa di gruppo, come ad es. nascondino. Questo ed altri giochi, apparentemente banali, si rivelano invece estremamente stimolanti e formativi per le strutture cerebrali in v ia di sviluppo. Infatti il cervello del "giocatore", oltre ad elaborare velocemente W1a strategia decisionale che gli consenta di trovare un nascondiglio efficiente, deve contemporaneamente coordinare W1a buona risposta muscolare per approfittare del momento di disattenzione del "giorntore" me lo cerca, il quale a sua volta deve integrare continuamente il proprio agire con le informazioni che ottiene attraverso l'esplorazione degli spazi alla ricerca dei compagni nascosti, quindi: strategie psicomotorie, m<"lSsima vigilanza ed attivazione del sistema reticolare, capacità esplorative e progettuali dei movimenti, strategie decisionali al fine di ar


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eludere il pericolo di essere scoperti. E' chiaro che i bambini, ma anche gli adulti, che finiscono pian piano per . privilegiare un'attività di tipo sedentario e ripetitivo, poco interattiva, riducono le proprie capacità attentive e di duttilità nelle risposte all'ambiente, che da dinamico verrà vissuto via via in maniera sempre più statica producendo apatia e difficoltà relazionali, perché ci si è disabituati a risclvere i problemi che la vita interattiva quotidianamente pone. L'interazione con il computer, il televisore, il videogame, il walkman "piantato" in testa offre modalità ripetitive e scontate nelle aspettative di risposta comportamentale. li bambino che gioca con il gruppo dei pari deve continuamente far fronte a strategie cognitivo-comportamentali e non ultimo affettive, il più delle volte imprevedibili perché non

stereotipate come i mezzi summenzionati. Risulta chiaro, quindi, un maggiore sviluppo creativo di capacità adattive funzionali all'ambiente e alle sue sollecitazioni. Lo sviluppo fisiologico che attua il cervello, attraverso le misurazioni oggettive della realtà con cui ha a che fare, promuove una continua riorganizzazione di tutte le abilità potenziali dell'individuo, costruendo una personalità sempre più adeguata alla propria realizzazione cosciente e non dissociata dalla realtà. La televisione è uno strumento potentissimo, ma bisogna conoscere come funziona il cervello, i suoi meccanismi di attenzione, percezione ed associazione informazionale, per poterne fare un uso pedagogicamente valido e utile allo sviluppo delle potenzialità intellettive e creative dei bambini e dei ragazzi. D

COME DIFENDERSI DALL'INQUINAMENTO TELEVISIVO PER MANTENERE UN CERVELLO "SANO ED EFFICIENTE" 1.

Evit.""e di accendere il televisore appena ci si sveglia o quando si rientra in casa la sera. n cervello ha bisogno dei suoi tempi per entrare nelle varie dimensioni di vita: casa, scuola, lavoro, relazioni frunilian, etc.

2.

Pranz,;1.re o cenare davanti al1a TV è nocivo per la nostra

digestione e inoltre toglie spazio prezioso allo 5c.:1.mbio quotidia11000n i nostri famHiari.

3. Dare ai bambini dei lilniti di orario (Wl'ora, massimo due, possibilmente distanziate) e scegliere insiemea loro i progrruruni preferiti, avendo cura di inserire tutto ciò che poss., essere utile per Wl loro avanzamento oonoscitivo dell'runbiente naturalisti-

co e delle tematiche di cui possono discutere oon voi. CerCc'lte di rendervi oonto se il bambino mantiene W1a visione critica e reale di ciò che il video propone, in cc'lso contrario sfor-

zatevi di farglielo sviluppare attraverso tUl dialogo che lo stiJTIoli al rngion..'1.mento in prinla persona.

4.

Anche le persone d,e si

occuparlOdei brunbini nel pome-

riggio dovrebbero applicare la

5. Evitaredifomire lacameretta di vostro figlio di Wl televisore personale: perdereste completamente la possibilitl1. di Wla reale supetVisione a fUli educativi.

6.

Stabilire

lU1

regime demo-

cratico nella scelta dei programmi, suscettibile di lnooifica a

seconda delle esigenze di tutti i componenti familiari, evitando

rigide prese di posizione ma valutando sempre la fil1alità migliore proposta di volta il> volta dai vari colnponenti. In

stesSo::"1 strategia educativa. Controllate, dWlque, che i noru-u o i

questo modo tutti si eserciteran-

compagni di gioco o le baby-sit-

no a "scegliere e proporre agli

ter non siano a

loro volta

teledipendenti. 1...a 1V è uno strumento magico per tacitare i bambilu (e non solo').

altri", motivandoli, i propri progrruruni e non a "subire"

passivamente quello che il video spesso selvaggiamente propina.


tv eta evolutivapdf