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cultura e natura

La discriminazione legalizzata delle donne. Una ricerca dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) evidenzia che il trattamento discriminatorio delle donne all’interno delle leggi sulla cittadinanza è un fenomeno presente in quasi tutti i continenti del mondo e tra le cause dell’apolidia in almeno 25 paesi..

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n almeno 25 Paesi infatti sono in vigore leggi sulla cittadinanza che non consentono alle donne di trasmettere la propria nazionalità ai figli. “Un bambino che nasce apolide oggi affronterà un futuro incerto ed insicuro”, ha affermato Erika Feller, High Commissioner dell’UNHCR. “quando la discriminazione è insita nella trasmissione della cittadinanza, i bambini nascono già apolidi”. La maggior parte degli Stati che negano alle madri il diritto di trasmettere la propria nazionalità ai figli si trova in Medio Oriente e Nord Africa (dodici Stati) o nell’Africa subsahariana (nove Stati), mentre i rimanenti sono in Asia (quattro Stati) o nelle Americhe (due Stati). In alcuni casi, i bambini diventano apolidi in questi paesi perché non possono acquisire la cittadinanza di nessuno dei due genitori. Questo può avvenire, ad esempio, se anche il padre è apolide oppure se la legge non permette la trasmissione della cittadinanza da parte dei padri ai figli nati all’estero. Inoltre, alcuni bambini si trovano in un pantano burocratico se il padre muore o li abbandona, lasciandoli senza documenti che possano certificare la propria nazionalità. Lo studio dell’UNHCR dimostra che gli stati si stanno impegnando sempre di più per correggere gli aspetti discriminatori verso le donne contenuti nelle proprie leggi sulla cittadinanza. Negli ultimi anni, diversi Stati, tra cui lo Sri Lanka, l’Egitto, l’Iraq, l’Algeria, l’Indonesia, il Marocco, il Bangladesh, lo Zimbabwe, il Kenya, la Tunisia e il Principato di Monaco, hanno riformato la propria legislazione in materia. Tutti questi paesi hanno emendato le proprie leggi, dando eguali diritti alle donne in fatto di trasmissione della cittadinanza ai figli. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati sta inoltre collaborando con diversi altri Stati che intendono mettere in atto ulteriori riforme. “In passato, la discriminazione di genere era diffusa in

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tutto il mondo”, ha dichiarato Feller. “Ora, tuttavia, vi è una tendenza globale a riformare le leggi sulla cittadinanza in modo da eliminare questa causa dell’apolidia. L’UNHCR loda gli Stati che si sono impegnati in questo senso”. A livello globale, gli apolidi, ovvero le persone che non posseggono la nazionalità di alcuno Stato, sono circa12 milioni, di cui addirittura la metà potrebbero essere bambini. Dalla ricerca dell’UNCHR emerge come siano necessari ulteriori studi che quantifichino in maniera più precisa il numero di bambini resi apolidi dalle leggi sulla cittadinanza che discriminano le donne. Gli apolidi sono tra le persone più povere ed emarginate al mondo, spesso sono popolazioni invisibili che risultano difficili da censire. A dicembre del 2011, l’UNHCR ha convocato una riunione dei ministri competenti degli stati che hanno aderito alla Convenzione internazionale del 1951 relativa allo status di rifugiati ed alla Convenzione del 1961 sulla riduzione dell’apolidia. Nel corso dell’incontro, numerosi Paesi si sono impegnati ad eliminare la discriminazione di genere dalla propria legislazione sulla cittadinanza. Lo studio è disponibile al seguente link: http://www.unhcr.org/4f5886306.html

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APOLIDIA Calcolare con precisione il numero effettivo degli apolidi è un’operazione complessa, poiché molti governi non hanno censito gli apolidi che risiedono entro i propri confini. Secondo il diritto internazionale è apolide una persona che "nessun Stato considera come suo cittadino in applicazione della legislazione (art. 1, Convenzione del 1954 relativa allo Statuto degli apolidi). L'art. 1 della citata Convenzione assicura la protezione agli apolidi secondo il principio enunciato dall'art. 15 della dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948 che garantisce a tutti la cittadinanza e fa divieto di toglierla. Tale definizione nella sua brevità non esaurisce tutte le ipotesi e le problematiche che si presentano nella pratica. Essa non comprende i cosiddetti apolidi di fatto, ossia persone che non possono provare la loro nazionalità, o la cui cittadinanza è contestata da uno o più Paesi. Oggi la nozione di apolidia si intende anche nel suo senso esteso, per comprendere anche le persone che non possiedono una condizione di una "nazionalità effettiva" e che di conseguenza non possono godere dei diritti legati alla cittadinanza. Si parla di apolidia originaria quando una persona è nata priva di cittadinanza, di apolidia derivata quando l'ha persa senza averne riacquistata un'altra, di apolidia di fatto quando, pur senza aver perduto la cittadinanza, non fruisce della protezione che il proprio Stato garantisce agli altri cittadini (es. il rifugiato). In Italia la condizione dell'apolide è regolata, per quanto concerne i diritti civili, dall'art. 29 delle disposizioni sulla legge in generale che recita: "Se una persona non ha cittadinanza, si applica la legge del luogo dove risiede in tutti i casi nei quali dovrebbe applicarsi la legge nazionale". Ai sensi dell’articolo 1 del Testo Unico Immigrazione “Il presente testo unico, in attuazione dell'articolo 10, secondo comma, della Costituzione, si applica, salvo che sia diversamente disposto, ai cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea e agli apolidi, di seguito indicati come stranieri.” A livello pubblicistico quindi l'apolide viene equiparato allo straniero ed è pertanto soggetto a permessi e limitazioni per quanto riguarda il suo soggiorno e se del caso, ad espulsione pur essendone vietata l'estradizione nei casi in cui non è consentita per i cittadini stranieri. “La situazione in cui vive un apolide - che non gode della protezione legale di nessuno stato - è molto simile a quella di un rifugiato perché entrambi necessitano di protezione internazionale. L'UNHCR pertanto protegge frequentemente gli apolidi, benché all’Agenzia non sia riservato espressamente alcun ruolo in materia dalla Convenzione del 1954. Comunque, per la vicinanza concettuale dello status dell'apolide e dello status di rifugiato, l'UNHCR ha assunto il ruolo primario di promuovere l'adesione degli stati alla Convenzione del 1954.” (dal sito ufficiale dell’ UNHCR- Alto Commissariato delle Nazioni Unite per I Rifugiati).

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