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cultura e natura

L’inserimento del bambino nell’asilo nido l’importante ruolo dei genitori e dell’educatore. di Enza Palombo

L

Se viene a mancare questa sicurezza, nel bambino si crea confusione e paura, e la permanenza al nido diventa fonte di sofferenza;

a fase di inserimento del bambino nell’asilo nido è un momento molto delicato che prevede l’adattamento del bambino in un contesto diverso dall’ambiente familiare. Tutti i bambini, con modalità diverse, vivono il momento di passaggio fra la situazione domestica (conosciuta e rassicurante) e quella nuova del nido con una fase di crisi. Tale passaggio dovrebbe avvenire nel modo meno traumatico possibile: questo dipende sia dalla capacità dell’educatore di accogliere le richieste evolutive del bambino, sia dal vissuto dei genitori nel momento del distacco dal bambino. Il distacco vissuto in maniera cosciente e consapevole da parte dei genitori genera nei confronti del bambino sentimenti positivi, promuove chiarezza e rassicurazioni oppure, al contrario, può generare sentimenti negativi di ansia o angoscia. E’ importante che i genitori facciano sentire la loro presenza affettiva ed educativa nei momenti in cui sono fisicamente presenti con il bambino, affinché possano fornire il carburante necessario per l’espressione delle sue potenzialità attraverso informazioni che stimolino il bambino ad identificare se stesso e l’ambiente che lo circonda in maniera oggettiva.

● presenza costante dei genitori dopo l’asilo nido: perché il bambino non viva un sentimento di abbandono, è importante che i genitori trascorrano con lui il tempo in cui non è al nido. La costante presenza dei genitori dà al bambino la sicurezza del distacco: un distacco che è solo temporaneo, perché mamma e papà lo andranno a prendere e staranno con lui il più possibile, perché gli vogliono bene. Questo dovrebbe comportare il fatto di lasciarlo il meno possibile solo con i nonni o con una babysitter dopo il nido, anche se si tratta di figure note ed affettivamente accoglienti per il bambino. Inoltre si dovrebbe cercare di stare insieme il più possibile anche durante il week-end.

ALCUNI FATTORI POSSONO FAVORIRE UN SERENO ADATTAMENTO DEL BAMBINO:

EDUCATIVO.

● senso di colpa che vivono alcuni genitori (in particolare le mamme) nel lasciare il bambino all’asilo nido, invecedi occuparsi personalmente di lui tutto il giorno: questo senso di colpa però, se percepito dal bambino alimenta e conferma la paura di abbandono del bambino stesso;

L’ACCOGLIENZA DEL BAMBINO AL NIDO E L’INTERVENTO

Nella fase di inserimento del bambino al nido è opportuno che il bambino sia accompagnato per qualche giorno dalla madre (o dal padre, o da una figura altrettanto familiare), affinché bimbo, madre ed educatore possano gettare le basi per rapporti che abbiano continuità e stabilità. Il primo approccio è stabilire le basi di un dialogo tra edu● collaborazione e fiducia tra genitori ed educatori: è catore → bambino ed educatore → famiglia che dia contimolto importante che si crei un clima di fiducia e di rispetto nuità all’azione educativa. reciproci, perché il bambino percepisce positivamente le Tale dialogo dovrebbe svolgersi all’insegna del rispetto della dignità di tutti gli interlocutori e dei loro ruoli, favosue figure di riferimento, sia i genitori sia le educatrici. ● educatrici come figure di riferimento costanti per il bambino: è importante che il personale educativo sia costante, in modo da porsi come figura fissa di riferimento per il bambino (in parallelo ai genitori, figure di riferimento nel contesto familiare);

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cultura e natura rendo la piena espressione delle conoscenze individuali finalizzate ad un armonico inserimento del bambino nel nuovo ambiente. Durante il primo incontro compito degli educatori è quello di fornire informazioni ai genitori sul modello organizzativo adottato nel nido e su modalità di gestione al fine di dare chiarezza e superare le loro eventuali preoccupazioni. Fra i genitori e il nido vi sono poi contatti quotidiani brevi all’arrivo del bambino e alla sera al ritiro. Va sottolineato che il primo rapporto di fiducia deve sorgere tra madre e operatori, cioè tra coloro che si occupano prevalentemente del bambino. La prima fase di adattamento, quindi, interessa gli adulti. Al personale va un ruolo di rassicurazione offerto sia al bambino che alla madre la quale è spesso coinvolta nella propria tensione emotiva di separarsi dal figlio e di arrivare puntuale sul luogo di lavoro. Per rispondere in modo adeguato alle differenti aspettative delle famiglie è importante che vi sia dialogo tra educatori e famiglia su tutto ciò che riguarda il bambino, vale a dire su tutto ciò che riguarda il suo benessere e il suo sviluppo psicofisico. Sia al mattino che alla sera, il nido deve offrire a bambini e genitori un momento di tranquillità e di calma: al piccolo giova rilassarsi prima di tornare a casa e spesso il genitore trova utile fermarsi a parlare con un operatore disponibile e preparato. In questa fase l’educatore dovrebbe lavorare molto sulla comunicazione con i genitori, informandoli sul vissuto e sulle esperienze del bambino durante la giornata tenendo presenti le caratteristiche di personalità dei genitori e le dinamiche relazionali all’interno della famiglia ed eventuali problematiche esistenti prima dell’ingresso al nido. Gli interventi educativi proposti al bambino nell’asilo nido non devono porsi come alternativa o, peggio, in contrapposizione con l’attività svolta dalla famiglia, piuttosto devono partire dalle esperienze di base che il bambino ha vissuto con i suoi familiari. Gli educatori devono attuare progetti di intervento sui bambini atti a facilitare nelle loro strutture cerebrali (emozionali e cognitive), l’acquisizione di informazioni utili all’espressione comportamentale ed alla relazionalità con gli altri e con l’ambiente. Tali informazioni non devono creare dissociazione tra il vissuto soggettivo del bambino e la realtà oggettiva. Intervenire sul bambino non vuol dire sostituirsi ad esso ma attendere la sua iniziativa per sostenerla, orientarla e finalizzarla al rapporto con la realtà ed alla conoscenza stessa. La capacità di entrare in sintonia con il bambino è un processo che richiede la capacità da parte dell’educatore di identificare obiettivamente ed oggettivamente la propria realtà e quella del bambino, riconoscere le proprie emozioni, mettersi in discussione, confrontarsi, essere disponibili a cambiare e a crescere nel rapporto e nelle relazioni

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che si instaurano con il bambino e con la famiglia. Il bambino deve avere la sensazione di essere compreso e di essere contenuto in modo tale da sviluppare nel tempo la capacità di comprendere a sua volta. La continuità educativa tra asilo nido e famiglia prevede un confronto assiduo sulle esigenze del bambino, sulle modalità per soddisfarle e sui progressi ottenuti sul piano affettivo, cognitivo, sociale, sia al nido sia a casa. Gli operatori del nido dovranno stabilire numerose forme di incontro con i familiari dei bambini: assemblee dei genitori, incontri periodici, la collaborazione volontaria dei familiari dei bambini ad alcune attività educative. Per dare importanza e valore all’intervento educativo è indispensabile che tra famiglia e operatori vi sia la condivisione di alcuni aspetti: collaborazione, comprensione, dialogo, stima, disponibilità e sincerità. Il nido inoltre dovrebbe rappresentare il momento di integrazione tra educazione familiare ed educazione sociale, aiutando i genitori a capire meglio i bisogni non solo del proprio figlio, ma anche degli altri bambini e degli altri genitori. Le aspettative dei genitori nei confronti del nido variano a seconda del contesto in cui si trova: allevare un bambino in una grande città comporta un maggior numero di problemi che non allevarlo in un centro rurale; inoltre le aspettative della famiglia circa l’educazione dei bambini variano a seconda del livello di coscienza ed evoluzione dei genitori che include il livello di educazione e istruzione, la conoscenza reale del servizio, conoscenza di sé e delle proprie dinamiche affettive e relazionali, conoscenza delle principali linee educative per un fisiologico sviluppo del bambino, conoscenza e consapevolezza dei valori fondamentali quali dignità, libertà, giustizia e amore. Spesso il nido viene considerato un’istituzione che solleva la famiglia dai compiti dell’assistenza e dell’educazione più che un momento di socializzazione necessario al bambino per il suo sviluppo. Più i bimbi sono aperti a relazioni diverse e più si inseriscono in contesti differenti, meno avvertono in maniera ne-

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cultura e natura gativa il distacco dai genitori. Sarebbe bene facilitare l’inserimento all’asilo del bambino portandolo a conoscere le maestre e a fargli provare l’ambiente per alcune ore in compagnia dei genitori. È sbagliato infatti “scaricarlo” al nido o alla scuola materna senza una preparazione emotiva: si sentirà come un pacco abbandonato e userà tutti i mezzi possibili – pianto, urli, rifiuto del cibo, rifiuto del gioco – per tornare alla situazione precedente. È bene, infine, complimentarsi con lui per i piccoli o grandi passi che compie in termini di autonomia e indipendenza. Conferme ed apprezzamenti in questo senso vanno a sottolineare che è giusto che costruisca il proprio spazio di movimento, ma non è necessario premiarlo con i regali: imparerebbe che nella vita si fanno le cose solo per ricevere premi e sarebbe totalmente diseducativo. Occorre ascoltare i suoi eventuali lamenti o pianti per la separazione, perché ascoltare significa prendersi carico del suo disagio. Se il distacco è complesso e sofferto, occorre ridimensionare i problemi attraverso un’equilibrata comunicazione e rasserenare il bambino progettando insieme il momento più utile per l’inserimento al nido.

BIBLIOGRAFIA Marcuccini A.M. et al., (2005), “L’educatore nell’asilo nido”, Maggioli Editore “I diritti dell’Infanzia” in C.I.S.- Il Cervello e l’Integrazione delle Scienze, n° 37 (2001), 1° semestre. Ed. A.D.E.C.E.U., Roma.

Pieter Bruegel - Particolare di Giochi di Bambini 1560

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