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Il potere delle emozioni. L’ evoluzione scientifica e tecnologica è sempre più rapida sebbene l’uomo abbia, in termini evoluzionistici, soltanto 150-200 mila anni. Ma cosa ci riserva il futuro e come affrontarlo? Emozioni, razionalità e processi decisionali. di Maria Torlini

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er tanto tempo si è considerato che la massima espressione dell’intelligenza umana fosse quella logico-razionale, in grado di controllare perfettamente le emozioni onde evitare coinvolgimenti che potessero portare in seguito ad azioni inconsulte. Eppure le nostre storie individuali, così come i grandi mutamenti politico-sociali, sono costellate proprio da un intenso moto emozionale che spinge spesso ad intraprendere azioni sulla base di motivazioni che vanno oltre la cosiddetta “logica lineare delle cose”. Basta spesso l’accenno ad una sfumatura per creare una profonda emozione: uno sguardo, una parola, un’immagine, un profumo, un comportamento, un pensiero presi insieme o singolarmente possono originare qualcosa che si fa fatica a descrivere in termini verbali. E cionondimeno hanno per noi un significato molto importante. Se l’uomo non possedesse la capacità di emozionarsi, probabilmente non riuscirebbe nemmeno ad essere creativo poiché la produzione di idee o opere particolarmente rilevanti per la vita umana riesce a comunicare un’emozione che il tempo non scalfisce. Valgano per quanto detto i valori universali esaltati da esempi di uomini che hanno fatto la storia, le rappresentazioni artistiche, soprattutto musicali, che ricreano nell’individuo che le ascolta un’emozione sempre rinnovata che non conosce assuefazione.

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Emozione Così impalpabile e così presente, così nascosta e così evidente, così angosciosa e così silente, così leggera e così potente, così violenta e così profonda così fragile e così sincera, così dinamica e così vivente. M.T. Un ruolo non secondario giocano in questo senso tutti gli elementi che vengono comunemente definiti come comunicazione non verbale, che in fondo è il nostro codice universale e il più immediato: a tutte le latitudini del pianeta per comunicare gioia o tristezza le modalità espressive sono dello stesso tipo, infatti in questo campo non è la parola a farla da padrone. L’emisfero cerebrale destro (che non è impegnato nell’espressione verbale) rivela una predominanza nella codifica e decodifica di tutti quei segni, gesti e comportamenti che non fanno uso del linguaggio ma esprimono fortemente un messaggio emozionale genuino. In uno degli esperimenti condotti su pazienti con cervello diviso per resezione del corpo calloso (un ponte di fibre di comunicazione che unisce i due emisferi cerebrali), veniva proiettato un punto di luce rosso o verde all’emisfero destro, e si chiedeva al paziente di dire che colore avesse visto. Entrambi gli emisferi cerebrali avevano compreso la consegna, ma

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naturalmente verbalizzava la risposta solo il sinistro (poiché in prevalenza vi risiedono i centri deputati al

linguaggio). In questo modo il sinistro “tirava ad indovinare” la risposta e quindi sbagliava per la metà delle volte, ma se il paziente aveva una seconda possibilità per correggersi egli forniva sempre la risposta esatta. Roger Sperry (che prese il premio Nobel per gli studi condotti sulle asimmetrie cerebrali nel 1982) dedusse che l’emisfero destro, non potendo esprimere verbalmente il proprio contributo faceva partire una intensa reazione emotiva: il paziente corrugava la fronte, arrossiva e scuoteva la testa subito dopo aver fatto una congettura errata, correggendo immediatamente la sua erronea prestazione e verbalizzando la risposta giusta.

MI EMOZIONO DUNQUE SONO! Senza entrare nei molti dettagli che la ricerca ha ormai chiarito su alcune delle vie percorse dall’emozione all’interno delle strutture corticali e sottocorticali, possiamo affermare per certo che senza emozioni l’uomo perderebbe gran parte della sua individualità. Il nostro cervello, attraverso l’uso di alcune funzioni superiori, può seguire un ragionamento in modo asettico, cioè senza alcuna partecipazione emotiva, ma quello che è il nucleo centrale di ogni essere umano si manifesta proprio attraverso l’espressione dei suoi sentimenti e delle sue emozioni. Così ci capita di apprezzare le persone che conosciamo per le competenze che dimostrano, ma ciò che ci rimane più impresso è spesso la capacità di entrare subito in sintonia, la serenità, la disponibilità di un sorriso comprensivo in un momento difficile. Così ci rimane altrettanto bene impresso chi ci ha manifestato chiaramente il proprio disappunto per un nostro comportamento o un nostro errore e via discorrendo, la qual cosa ci manda maggiormente in crisi se chi lo fa è

una persona a noi molto cara. In effetti è attraverso le emozioni che viene “colorato” il nostro filtro sul mondo, ovvero tentiamo con ogni mezzo di evitare o superare ciò che ci crea disagio interiore e viceversa inseguiamo, a volte follemente, ciò che ci appare essere la mèta suprema da raggiungere per il nostro benessere, e questo sin dalla nascita. Con la differenza che nella prima infanzia agiscono sistemi istintivi di autoconservazione mentre crescendo è l’interpretazione delle esperienze fatte a determinare ciò che per noi ha un significato piacevole o spiacevole. Il tutto si basa spesso sulle pulsioni di piacere o sofferenza mediate dalle motivazioni. Di fronte ad uno stesso fatto le emozioni possono essere tra le più varie: c’è chi va in estasi se la propria squadra fa gol e chi, invece, va in bestia, perché della squadra opposta! Le persone molto sensibili si emozionano anche con maggiore facilità e questo comporta una partecipazione più intensa alla vita ma anche più stressante. Le aree che concorrono alla valutazione e al giudizio nel suo complesso mostrano un significativo coinvolgimento dell’emisfero destro (corteccia prefrontale destra) anche nell’apprezzamento e nell’estrazione del significato delle informazioni (giudizi morali, metafore) che concorrono alla comprensione di senso finale di un evento o di un racconto, ecc. Come a dire che con una parte del cervello svolgiamo una analisi singolare delle componenti e con l’altra una visione integrata che ci consente di orientare la valutazione. Se ci pensiamo bene, infatti, prendere decisioni ed operare delle scelte ottimali prevede la capacità di mantenere una visione d’insieme del problema sia intermini interni che esterni e come si sa il tutto è ben di più della somma delle parti! In caso di alterazione di questo raffinato sistema di equilibrio dinamico il cervello adotta meccanismi difensivi nel tentativo di “sentire” il meno possibile per proteggere la sfera più profonda di Sé nelle azioni e nell’ambiente in cui è immerso. Questo, però, può portare a diventare eccessivamente schematici e a generalizzare troppo le situazioni così da non poter usufruire di quelle sensazioni, a volte davvero impercettibili, che il nostro emisfero destro ci invia all’improvviso senza una apparente consequenzialità logica, in un momento in cui stiamo magari pensando a tutt’altra cosa, per aiutarci ad individuare la soluzione di un problema.

INTELLIGENZA EMOZIONALE E DILEMMI MORALI L’essere umano, a differenza delle specie animali, una volta risolte le prime necessità di sopravvivenza ne crea altre molto più complesse, caratterizzate da una grande

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cultura e natura variabilità di risposte comportamentali, che nei casi limite superano addirittura le prime necessità biologiche di sopravvivenza. Gli scienziati stanno evidenziando con sempre maggior chiarezza il ruolo che le emozioni giocano nell’efficacia del processo decisionale, soprattutto nei contesti che includono il decidere un dilemma morale. Le regole sociali e morali, ad esempio, sono particolarmente coinvolte nello scatenare tutta una serie di reazioni a livello emozionale. Uccidere un uomo in guerra e compiere un omicidio in assenza di guerra vengono interpretati molto diversamente sia dall’omicida che dalla morale comune, ma il fatto resta lo stesso: la morte di un essere umano. E ad un certo livello evolutivo non ci dovrebbero essere morti “giuste” pianificate per mano di un altro essere umano. Le manifestazioni emozionali però possono essere inibite, modulate o addirittura simulate in presenza di specifici condizionamenti e/o pressioni sociali. La comprensione della valenza emotiva di un evento implica perciò un confronto tra un evento percepito e una conoscenza depositata nella memoria: questo processo può avvenire in modo consapevole o inconsapevole, ma deve necessariamente precedere la produzione delle risposte emozionali. Ad esempio, chi non è abituato alla vista del sangue spesso subisce quasi un trauma se viene in contatto con qualche fatto inaspettato (un incidente, un infortunio, un episodio violento) che possa accadere a sé o agli altri. Ma se pensiamo ad un chirurgo del pronto soccorso che quotidianamente “taglia e cuce” esseri viventi suoi

simili senza farsi coinvolgere emotivamente, proprio perché andrebbe a discapito della precisione delle sue azioni, come possiamo interpretare questi due aspetti? Non possiamo certo definire il primo più sensibile del secondo. Allora ecco che la consapevolezza acquisita con l’esperienza diviene un bagaglio conoscitivo, in grado di sviluppare una capacità previsionale e interpretativa delle conseguenze che un determinato fatto comporta, in base alle abilità e finalità personali sviluppate in quel settore. Nel primo caso succitato abbiamo una reazione di difesa/fuga di fronte ad un evento che non si è in grado di gestire, nel secondo si hanno gli strumenti per contribuire alla salvezza di un individuo e la motivazione è sostenuta da una emozione positiva che cerca di ottimizzare l’intervento. Queste osservazioni continuano a far riflettere su un punto importante. Noi siamo dotati di funzioni che il cervello mette in atto a seconda delle necessità in cui ci troviamo, sta a noi guidare dette funzioni. Se è importante salvare la vita di un essere umano, l’emotività deve lasciare il posto ad una lucida considerazione dei fatti e ad un intervento il più corretto e tempestivo possibile. Quando si è coinvolti in una intensa emozione, questa non ci dà mai la chiarezza immediata di cosa sta accadendo in termini logicorazionali, la valutazione avviene sempre in un secondo momento; per converso, ci consente in tempi rapidissimi, molto più rapidi di un ragionamento, di predisporre una risposta alla situazione che coinvolge l’intero organismo. La risposta potrà essere di apertura o chiusura (all’altro o all’evento), in base all’analisi che

I processi corticali superiori influenzano le emozioni che dal canto loro presentano un’associazione tra risposte fisiologiche (mediate dal sistema nervoso viscerale), comportamenti espressivi e distinti sentimenti soggettivi.

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cultura e natura razionale, le donne sono maggiormente sensibili alla ricerca di una soluzione del conflitto guidata dalle emozioni e dall’empatia, presentando inoltre una maggiore flessibilità nelle formulazione di un giudizio.

il cervello compie sul fatto di essere in grado o meno di gestire ciò che sta sperimentando. Rientrano in questo ambito le reazioni di difesa dal pericolo e gli atti di eroismo compiuti per salvare delle vite in fase di emergenza.

Viene da pensare che una maggior presenza femminile, che salvaguardi le proprie caratteristiche fisiologiche, (non replicando quindi le caratteristiche maschili, come spesso accade) non potrebbe che giovare anche e soprattutto a livello istituzionale, dove spesso le “divergenze di opinione democratiche” si riducono ad una sterile polemica o competitiva abilità oratoria nel tentativo di “arpionare a sé e alla propria parte” il sempre più perplesso cittadino, creando una distanza via via maggiore da una sostanziale etica del comportamento, prerequisito, come sempre, delle menti più illuminate...

LE EMOZIONI NELLE RELAZIONI Gli scambi sociali rappresentano il collante che tiene unite le società, e a loro volta sono le emozioni a tenere insieme gli scambi sociali. I nostri “rapporti ravvicinati”, ad esempio quelli di coppia, familiari, amicali, sono un continuo banco di prova per il nostro sistema emozionale: spesso una parola o uno sguardo di traverso ci può far perdere il controllo, può farci arrabbiare, o viceversa un volto che ci dimostra comprensione può improvvisamente farci allentare tutte le tensioni accumulate nella giornata. Questo continuo sali/scendi è sempre governato dalle nostre funzioni superiori e quindi il nostro pensiero su un fatto o su una persona in particolare può produrci sensazioni di grande malessere, di grande benessere senza accorgerci che spesso siamo proprio noi i produttori/creatori di questo stato d’animo. Certo è che non sempre riusciamo a controllare o a celare le emozioni e in questo la notoria sensibilità femminile nello scoprirle rende le donne delle vere e proprie emotion-detector! Anche in questo caso c’è un presupposto fisiologico cerebrale: la gran parte delle ricerche condotte in questa direzione indica una prevalenza femminile, a causa della diversa organizzazione cerebrale, nella capacità di cogliere dall’espressione del viso il tipo di emozione che la persona sta vivendo. Indagini recenti (condotte attraverso la stimolazione transcranica a livello frontale) hanno ulteriormente confermato che in situazioni fortemente conflittuali (ad esempio i dilemmi morali) le donne e gli uomini si comportano in maniera differente nell’ambito dell’espressione di un giudizio morale. Mentre gli uomini rispondono in modo più freddo e

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