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Poesia

Il Bene e il Male Nella celeberrima opera di Gibran Kahlil Gibran, “Il Profeta”, pubblicata nel 1923, vi sono significati e simboli universali che possono aiutarci anche oggi a ritrovare il senso più alto della nostra esistenza. a cura di Elisabetta gatti Nasce nel 1833 a bisharri in libano da una famiglia modesta, di religione cristiano maronita. Costretti ad emigrare in America, a boston, per ragioni economiche nel 1894, Kahlil continua la sua formazione scolastica frequentando le scuole del posto. Il desiderio di conoscere meglio le sue origini e la sua cultura araba, lo porta a ritornare in libano dove completerà la sua educazione scolastica e viaggerà per un periodo anche in siria. Nel 1902 rientra in America a causa delle precarie condizioni di salute della madre. A boston nel 1904 gibran fa l’incontro più importante della sua vita, Mary haskell che sarà sua sostenitrice, finanziatrice e amica. grazie al sostegno di Mary nel 1908 è a Parigi dove studia arte all’accademia delle belle arti e amplia i suoi orizzonti letterari. Al ritorno in America apre uno studio insieme ad un suo amico e inizia un intensa attività artistica e di impegno intellettuale. Apprezzato e stimato da molte persone è considerato come un punto di riferimento spirituale a cui guardare e da cui trarre saggezza. Muore a 48 anni a New york lasciando i diritti di autore al suo paese natale bisherri per opere di bene pubblico.

Gibran kahlil Gibran: Life is Flame

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omanzo, racconto, saggio, sermone, poesia… non è importante il genere letterario a cui può appartenere Il Profeta. Il valore di quest’opera è che in poche pagine si interroga e spiega le sofferenze e i dubbi che da sempre hanno tormentato e tormentano l’animo umano. In questo brano de il Profeta, l’autore fa sintesi del sapere umano che attinge dall’esperienza vissuta, da oriente a occidente, svelandoci cos’è il bene e che cos’è il male. Trascende l’eterna dicotomia dei due fronti “nemici” e ne rivela l’essenza. Ma che cos’è il bene, se non l’essere in armonia e in unione con se stessi, con le persone,con la natura? E che cos’è il male, se non essere divisi, frammentati, disperati? Gibran riconosce anche a quest’ultimo aspetto della nostra esistenza una sua dignità e una sua collocazione nell’ampio disegno della vita. Perciò non esiste disfatta o fallimento neanche nei momenti più bui, di smarrimento, confusione, deprivazione emotiva, sentimentale o spirituale. Tutto è parte integrante di noi, viandanti talvolta ciechi, sordi o zoppi, pellegrini di noi stessi, alla ricerca di un porto sicuro dove riposare ovvero la nostra anima.

CN n. 3 2011


Poesia E un anziano della città disse: Parlaci del Bene e del Male. E lui rispose: Io posso parlare del bene che è in voi, ma non del male. Poiché il cattivo non è che il buono torturato dalla fame e dalla sete. In verità, quando il buono è affamato cerca cibo anche in una caverna buia e quando è assetato beve anche acqua morta. Siete buoni quando siete in armonia con voi stessi. Tuttavia, quando non siete una sola cosa con voi stessi, voi non siete cattivi. Una casa divisa non è un covo di ladri, è semplicemente una casa divisa. E una nave senza timone può errare senza meta tra isole pericolose senza fare naufragio. Siete buoni nello sforzo di donare voi stessi, Tuttavia non siete cattivi quando perseguite il vostro vantaggio. Quando cercate di ottenere, non siete che una radice avvinghiata alla terra per succhiarne il seno. Certo, il frutto non può dire alla radice: "Sii come me, maturo e pieno e sempre generoso della tua abbondanza". Poiché come il frutto ha bisogno di dare, così la radice ha bisogno di ricevere. Siete buoni quando la vostra parola è pienamente consapevole. Tuttavia non siete cattivi quando nel sonno la vostra lingua vaneggia. E anche un discorso confuso può rafforzare una debole lingua. Siete buoni quando procedete verso la meta, decisi e con passo sicuro. Tuttavia non siete cattivi quando vagate qua e là zoppicando. Anche chi zoppica procede in avanti. Ma chi è agile e forte, non zoppichi davanti allo zoppo stimandosi cortese. Voi siete buoni in molteplici modi e non siete cattivi quando non siete buoni. Siete soltanto pigri e indolenti. Purtroppo il cervo non può insegnare alla tartaruga ad essere veloce. Nel desiderio del gigante che è in voi risiede la vostra bontà, e questo è un desiderio di tutti. In alcuni è un torrente che scorre impetuoso verso il mare, trascinando con sé i segreti delle colline e il canto delle foreste. In altri è una corrente placida che si perde in declivi e indugia prima di raggiungere la sponda. Ma chi desidera molto non dica a chi desidera poco: "Perché esiti e indugi?". Poiché, in verità, chi è buono non chiede a chi è nudo: "Dov'è il tuo vestito?", né a chi è senza tetto: "Cos'è accaduto alla tua casa?". CN n. 3 2011

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