Page 1

IL MAGAZINE DEL NUOVO ARTIGIANO

Impresa Artigiana & P.M.I.- ANNO VIII N° n.24 del 2011 - Poste Italiane s.p.a. - Sped.abb.post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46), art. 1 comma 1, DCB Po - Contiene I.P.

ALL’INTERNO:

Le idee sono una tempesta da gustare con la pizza - Intervista a Riccardo Donadon (H-Farm)

Ritorniamo nel futuro Analisi di Silvia Oliva (Fondazione Nord Est)

DOVE ANDIAMO? UN PAESE VECCHIO CHE NON SA PROGETTARSI. NUOVE GENERAZIONI DI IMPRENDITORI PRONTI A METTERSI IN GIOCO E A COGLIERE LE OPPORTUNITÀ. COSA FARE PER USCIRE DALL’IMMOBILISMO PRESENTE E COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO.

03/11 Le PMI meritano più credito. Il vero rischio è altrove. Parla Mario Borin (Sviluppo Artigiano)


EDITORIALE SILVANO SCANDIAN

03

UN’AGENDA PER I GIOVANI I giovani dovrebbero essere in cima all’agenda delle riforme del nostro paese. Ma l’Italia, a volte va al contrario, dimenticando che un Paese che non investe nei giovani non investe nel suo domani. Gli ultimi dati di Datagiovani dicono che nel 2010 in Veneto solo il 4,7% dei lavoratori under 35 è riuscito a stabilizzare la sua posizione lavorativa. Il tasso di creazione di nuovi posti di lavoro, cioè il rapporto percentuale tra occupati nel 2010 (con qualsiasi forma contrattuale) che nel 2009 erano disoccupati o inattivi è del 12% (il dato italiano è al 14,9%). Sempre in Veneto il

rischio di perdita del lavoro per i giovani è al 23,1% e, sempre secondo i dati istat analizzati da Datagiovani, il 49,7% di chi era senza lavoro nel 2009 è ancora disoccupato. Di fronte a questi indicatori, a cui si somma il fatto che nel 2010 sono spariti 70mila posti di lavoro complessivi, ci saremmo aspettati un’azione decisa da parte di chi ci governa per dare speranza alle generazioni future. L’Italia vive un pericoloso paradosso che la spacca a metà: c’è chi ha diritti, stabilità, previdenza e chi è in balia di un mercato del lavoro che sconta una crisi economica pesantissima. Per le future generazioni e per ridare una prospettiva agli imprenditori (che producono lavoro, anche se ogni tanto questo viene dimenticato) ci saremmo aspettati una manovra seria, rigorosa e strutturale, che puntasse su tagli alle spese pubbliche improduttive e a misure per favorire la crescita e la competitività del nostro sistema. In realtà, abbiamo assistito ad un indecoroso balletto di proposte, con grandi proclami per essere poi smentite il giorno dopo, a seconda della lamentela di questa o quella lobby elettorale. La Manovra da 54 miliardi poi approvata in Parlamento (la quinta della serie…) risulta molto ridimensionata rispetto alle ambizioni iniziali: il contributo di solidarietà si è limitato ai redditi superiori ai 300.000 euro; il carcere per gli evasori fiscali vale solo per patrimoni ed evasori che potenzialmente riguardano solo qualche migliaio di italiani; la riforma strutturale delle pensioni prevede solo la penalizzazione per le donne, con la velocizzazione dell’entrata in vigore dei nuovi limiti di età; l’aumento di un punto dell’IVA, smentito per tutta l’estate, servirà solo a deprimere ulteriormente i consumi interni; le pompose dichiarazioni di tagli alle Province e ai costi della politica si sono ridotte a risibili enunciazioni (tra l’altro, ciò era prevedibile perché in gran parte si tratta di riforme che richiedono una riforma costituzionale). Niente sulla crescita, niente sul taglio alle

spese improduttive, alla fine si colpiscono sempre e solo i soliti noti: imprese e lavoratori! Con l’aggravante della nuova imposta locale IMU, che andrà ad assommarsi alle tasse centrali, con buona pace dello sbandierato scopo sociale del federalismo. Eppure, di fronte all’emergenza generale e alla spinta della stessa Unione Europea a rimettere in ordine i conti era il momento giusto per introdurre riforme ed azioni strutturali. Il mondo dell’artigianato e della piccola impresa le sue proposte le ha fatte con chiarezza. Sono tutte condensate nel documento “Progetto delle imprese per l’Italia”, presentato dal Presidente CNA Ivan Malavasi, Presidente di turno di Rete Imprese Italia. E’ indispensabile pensare seriamente a finanziare buona parte del debito con una dismissione massiccia del patrimonio pubblico (operazione non semplice con questo mercato immobiliare e i btp ad un livello di rendimento del 5%). E’ indispensabile valutare una patrimoniale (gli strumenti oggi disponibili consentirebbero ampie verifiche) che inducesse a pagare chi beneficia di patrimoni non derivanti solo da redditi da lavoro ed impresa. Senza dimenticare, la sentita esigenza di una vera azione di riduzione dei costi e degli sprechi della politica. Infine serviva un piano di rilancio serio per migliorare la condizione di accesso al mondo del lavoro, con una riflessione vera anche su una flessibilità condivisa dell’occupazione. Non può essere la parte più debole a pagare i conti della crisi. Di fronte a questa inerzia è difficile riuscire a trasmettere coraggio e speranza ai nostri giovani. Ma dobbiamo provarci, con o senza Governo, lavorando quotidianamente nelle nostre aziende come abbiamo sempre fatto, perché anche questa volta, la più difficile, l’Italia mostri le risorse estreme ed inaspettate che sa tirare fuori nei momenti più difficili della sua storia.

SILVANO SCANDIAN PRESIDENTE CNA VICENZA


ASSOCIAZIONE DI IDEE

www.cnavicenza.it www.nuovoartigiano.it


EDITORIALI

SOMMARIO ENNEA Il magazine del Nuovo Artigiano

3_ Un’agenda per i giovani - Silvano Scandian 7_ Possiamo farcela anche noi - Monica Carraro 9_ Giovani, intelligenti, abili imprese cercasi - Luca Romano

via G. Zampieri, 19 - 36100 Vicenza tel. 0444.569900 - fax 0444.961628 cna@cnavicenza.it www.cnavicenza.it Distribuzione gratuita PROGETTO GRAFICO / COORDINAMENTO EDITORIALE / REDAZIONE

ATTUALITÀ

PERIODICO DI CNA VICENZA SRL

www.agenziamedialab.com

11_

Il rischio paese presenta il conto alle banche. Ma a pagare saranno le imprese - J. Canever

12_ Sviluppo Artigiano: le PMI meritano più credito. Il vero rischio è altrove - J. Canever

CAPO REDATTORE:

Roberta Paolini

COPERTINA

HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO:

J. Canever Monica Carraro Luca Romano Silvia Oliva Elena Frigo Silvano Scandian Gian Paolo Prandstraller Jacopo Vencato

SPECIALE

IMMAGINI: FOTOGRAFI CNA VICENZA

Luca Andolfatto Renato Dalla Vecchia Luciano Dal Lago Sergio Mantello

14_ Ritorniamo al futuro - Silvia Oliva 16_ Visionari d’impresa 18_ Le idee sono una tempesta da gustare con la pizza - Roberta Paolini

20_ Assemblea annuale CNA Vicenza Cronache artigiane - Jacopo Vencato

UFFICIO STAMPA CNA VICENZA

Contiene I.P.

INFORMATIVA AI SENSI DEL DECRETO LEGISLATIVO N. 196 DEL 30/06/2003. Spettabile Impresa, il D. Lgs. n. 196 del 30/06/2003, “CODICE IN MATERIA DI PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI”, all’art. 13 impone l’obbligo di informare l’interessato sugli elementi fondamentali del trattamento. Per quanto attiene alla scrivente vi si adempie compiutamente informandoLa che: 1) i dati sono stati raccolti per inviarle del materiale che pubblicizza la nostra associazione e per promuovere l’attività; 2) in relazione alle summenzionate finalità, il trattamento dei dati personali avviene mediante strumenti cartacei ed informatici in modo da garantirLe la sicurezza e la riservatezza dei dati, nonché la piena osservanza della Legge; 3) la presente informativa è resa per i dati raccolti da pubblici registri, elenchi; 4) contro le sopra indicate finalità di utilizzo dei dati può esercitare i diritti di cui all’art. 7 della Legge; 5) i diritti che Le competono sono quelli previsti dall’art. 7 della Legge ed in particolare: di conoscere, in ogni momento, quali sono i Suoi dati presso noi e come essi vengono utilizzati; di farli aggiornare, integrare, rettificare o cancellare, chiederne il blocco ed opporsi al loro trattamento; 6) titolare del trattamento è CNA Vicenza srl, corrente in Vicenza, via Zampieri, n. 19, Vicenza, Agosto 2010

NUOVI TREND RUBRICHE

Impresa Artigiana & P.M.I. Periodico della CNA Aut. Tribunale di Prato n° 6 del 25/6/04 Dir. Resp.: B.Lisei Red. e Amm.: Media srl, Via Lombarda 72, Comeana Tel. 055 8716801 Stampa: Rindi

03 / 11 ENNEA

www.agenziamedialab.com

22_ 150 Mani. Buon compleanno Italia - Jacopo Vencato 25_ Artigiano: essenza del nuovo ceto medio - Gian Paolo Prandstraller

26_ Letture - Un nuovo orizzonte - J. Canever 27_ Destinazioni - Elena Frigo 27_ Eco di città - Molvena, i piccoli resistono aspettando la Pedemontana


EDITORIALE ANNA DALL’ALBA

06

ARTIGIANI E PICCOLE IMPRESE


EDITORIALE MONICA CARRARO

07

POSSIAMO FARCELA di Monica Carraro

ANCHE NOI

CHI CI HA PRECEDUTO HA COSTRUITO BENESSERE E RICCHEZZA. MA I GIOVANI IMPRENDITORI DEVONO RITROVARE FIDUCIA IN LORO STESSI, CONSAPEVOLI CHE LE POSSIBILITÀ CI SONO. ANCOR PIÙ IN UN MERCATO CHE SI RICONFIGURA DI CONTINUO. LA TRASFORMAZIONE È IL VERO ORIZZONTE. IL CORAGGIO L’ARMA IRRINUNCIABILE

Si sente spesso dire che l’Italia non è un Paese per giovani e che la causa è imputabile a due generazioni, quella dei Padri che monopolizzano gli spazi e le risorse a disposizione a scapito dei figli e quella dei giovani che a loro volta dipendono troppo dalle famiglie senza coraggio né capacità di immaginare un futuro diverso. Penso che i giovani non debbano arrendersi né alla crisi né alla mancanza di fiducia e ancor meno al pessimismo. Anche il nostro Paese può avere nuove opportunità; è importante soprattutto abbracciare la filosofia della trasformazione: i mercati ed il mondo stanno cambiando e anche noi dobbiamo cambiare con loro. Il Gruppo Giovani di CNA Vicenza, ormai attivo da alcuni anni, ha puntato molto su

MONICA CARRARO PRESIDENTE GIOVANI IMPRENDITORI CNA VICENZA

quella che noi chiamiamo rete, in particolare fra i nostri associati. CNA conta oltre 2700 iscritti di cui oltre la metà é under 40, quindi giovane. Far capire agli associati l’importanza di ritagliarci del tempo per parlare di problematiche comuni, vedere di trovare insieme soluzioni, proporre alternative che nascono solo dal confronto non è sempre facile. Come primo passo abbiamo cercato quindi di fare conoscere meglio CNA presentando i vari servizi e le opportunità che l’associazione ci offre. Vista la situazione economica che stiamo attraversando abbiamo ritenuto opportuno iniziare con il settore credito. Attualmente stiamo ultimando un ciclo di incontri informali realizzato in collaborazione con l’Urban Center Oasi Europa di Thiene che abbiamo chiamato “Salotto Contemporaneo”. Sono stati trattati argomenti come il galateo nella comunicazione, il talento, le possibilità di lavorare all’estero e le problematiche legate all’internazionalizzazione. E’ stato un percorso molto positivo che ci ha accompagnati da maggio a settembre e che si è contraddistinto per la concretezza degli argomenti trattati; proprio per questo ha avuto un riscontro di partecipazione apprezzabile soprattutto tra i giovani. Un incentivo a proseguire su questa strada, valutando quali argomenti sono stati di maggior interesse per approfondirli meglio e magari proporli in altre zone della provincia per poter raggiungere il maggior numero di partecipanti possibile. Insomma l’intento è quello di non fermarsi mai e mi ispiro ad una citazione dell’ultimo libro di Mario Calabresi in cui si guardano situazioni del passato: “Per riprendere coraggio, per trovare ossigeno, mi sono rimesso a viaggiare nella memoria. Chi lo fa si sente immediatamente più forte: se ce l’hanno fatta loro, possiamo farcela anche noi.”


EDITORIALE ANNA DALL’ALBA

08


EDITORIALE LUCA ROMANO

09

GIOVANI, INTELLIGENTI, ABILI IMPRESE CERCASI di Luca Romano*

SIAMO AL TRAMONTO DEL SUBFORNITORE ESECUTIVO. LE IMPRESE DEI GIOVANI DOVRANNO ESSERE DIVERSE, CAVALCANDO UN’ONDA DI RINNOVAMENTO CHE È AL CONTEMPO ANCHE UN RITORNO ALLE ORIGINI. OGGI VINCE L’AZIENDA CHE HA ABILITÀ E INVENTIVA, MANI E IDEE. LA SINTESI DI QUESTE COMPETENZE PUÒ GENERARE IMPRESE IL CUI SUCCESSO È DEL TUTTO AFFRANCATO DALLA DIMENSIONE AZIENDALE La crisi economica sta inducendo alcuni cambiamenti nel modello di piccola impresa. Alcuni di questi cambiamenti per molti versi sono irreversibili, e vanno attentamente monitorati. Il primo è che nel manifatturiero non si verifica più il fenomeno della proliferazione distrettuale, ovvero la nascita spontanea di imprese sempre più specializzate in una sola fase del processo complessivo del distretto, che contribuivano a ridurre i costi fissi del committente e a conferire una straordinaria efficienza al territorio. Al contrario, da qualche anno e con sempre maggiore intensità nella crisi, le imprese committenti o internalizzano l’ outsourcing o lo delocalizzano all’estero allungando le catene di fornitura oppure coinvolgono in reti non sempre locali aziende piccole ma innovative. Siamo al tramonto del subfornitore esecutivo. Il secondo è che i fattori che permettevano alla piccola e alla microimpresa di “crescere rimanendo leggere” si stanno rovesciando nel contrario: la pressione fiscale, gli adempimenti burocratici, la

regolazione del lavoro, le garanzie per gli affidamenti di credito, i costi dell’energia e dei trasporti sono tali da disincentivare la costituzione di assetti imprenditoriali piccoli, ma snelli, veloci, flessibili. Mentre il primo cambiamento è in linea con l’evoluzione internazionale del lavoro e degli scambi, localizzando nei Paesi emergenti le componenti di più intenso ricorso al lavoro manifatturiero, questo secondo testimonia una grave perdita perché penalizza un’energia sociale ed economica che è stata espressiva della grande vitalità del nostro sistema. Questi due cambiamenti spiegano l’alta natimortalità delle piccole imprese in questa fase e in particolare di quelle condotte da under 40. Ma la crisi non è solo distruttiva: è selettiva, è anche un’ opportunità per chi sa salire sull’ onda del cambiamento. Un elemento nuovo, in apparente controtendenza è la rivincita del made in Italy della qualità artigiana; pensiamo al fenomeno di Bottega Veneta

che alimenta il suo brand con produzioni a mano radicate nel territorio e non trova più ricambio forse perché sta facendo esperienza del limite culturale che estrania i giovani da certe abilità manuali. Abilità e inventiva possono generare imprese il cui successo è del tutto svincolato dall’ elemento dimensionale: piccolo in rete e piccolo innovativo, infatti, possono vincere la sfida competitiva in ragione della capacità di leggere i bisogni del sistema, di generare valore dalla conoscenza accumulata in proprio associando idee colte all’esterno e assemblate con originalità (open innovation) e con la tradizionale capacità di organizzare in modo molto flessibile la produzione, valorizzando al massimo le competenze, le abilità e i tempi con i valori intangibili della motivazione e della fiducia reciproca. Quello che storicamente non offre più una sponda alla vivacità nei processi di natalità e di stabilizzazione nel tempo sono la “spontaneità” del fare impresa e la “complicità sociale” dell’ambiente, che favoriva a priori tale spontaneità. Il giovane imprenditore, soprattutto se parte da zero, ha bisogno di alcuni requisiti, frutto di sapere e di competenza organizzativa e relazionale, che non possono essere solo predisposizione naturale, che pure serve, eccome! In secondo luogo troppi ostacoli ambientali soffocano presto la nuova impresa. Lo vediamo nelle politiche per l’imprenditorialità giovanile; sembrano programmate sulla base di intenti punitivi, caratterizzati da un sovraccarico burocratico di rendicontazione da assolvere. Allontanano dal genuino spirito imprenditoriale, che è quello del rischio e del capitale da investire, ovvero il contrario del burocratizzare e rendicontare.

LUCA ROMANO DIRETTORE LOCAL AREA NETWORK - PADOVA


ATTUALITÀ

010


ATTUALITÀ

011

IL RISCHIO PAESE PRESENTA IL CONTO ALLE BANCHE.

MA A PAGARE SARANNO LE IMPRESE A LUGLIO I DATI BANKITALIA DAVANO UNA RIPRESA DEI PRESTITI AL SETTORE PRODUTTIVO. IN UN MESE È CAMBIATO TUTTO. LE AGENZIE DI RATING HANNO INIZIATO A BASTONARE I PAESI CON DEBITI NON RITENUTI SOSTENIBILI, TRA CUI ANCHE L’ITALIA. IL PANICO HA COSÌ PRESO IL SOPRAVVENTO SULLE BORSE (LA NOSTRA HA VISTO DIMEZZARSI IL VALORE DELLA CAPITALIZZAZIONE DEI SUOI CAMPIONI NAZIONALI). MA SE I MERCATI FINANZIARI SONO SOLO UNA FACCIA DELL’ECONOMIA, A RISCHIARE DI PAGARE, DOPO UNA TIMIDA RIPRESA, SARANNO COME SEMPRE LE IMPRESE. QUELLE PICCOLE SOPRATTUTTO, STRETTE NELLA MORSA DI UN SISTEMA CREDITIZIO GIOCOFORZA AVARO, CON PORTAFOGLI TROPPO ESPOSTI SUI TITOLI DI DEBITO ITALIANI E CHE DEVONO FARE I CONTI CON UN RISCHIO PAESE CHE STA FACENDO SCHIZZARE VERSO L’ALTO IL COSTO DEL DENARO. di J. Canever E’ il terzo principio della dinamica: “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Una delle primissime cose che si imparano durante le lezioni di Fisica, ai tempi delle scuole superiori. Ed è anche attraverso questo principio che possiamo spiegare la particolare situazione che sta vivendo il nostro Paese. Di fronte ad una politica interna debole, incapace di fronteggiare in modo energico ed efficace gli effetti della crisi mondiale, la speculazione internazionale ha buon gioco a scommettere sulle difficoltà italiane. E l’effetto non tarderà a farsi sentire sull’economia reale. ‘’Possiamo vedere schizzare al cielo il costo del credito’’ è l’allarme che l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ha lanciato al workshop Ambrosetti. Secondo il banchiere comasco se non togliamo i timori sul nostro debito pubblico, ‘’il costo del credito arrivera’ a livelli insostenibili”. E sarà solo uno degli effetti del tanto citato spread tra Bund e BTP, che ormai veleggia stabile attorno ai 400 punti base. Se guardiamo ai recenti dati diffusi da Bankitalia, tra luglio 2010 e luglio 2011, il credito bancario al settore produttivo è aumentato del 3,82%. Crescevano i prestiti alle pmi (+2,18%), alle imprese con più di 20 addetti (+4,20%), al settore manifatturiero (+3%), a quello delle costruzioni (+5%), ai servizi (+2%). Fino al luglio, anche nel Nordest, i dati sul credito sembravano lanciare segnali incorag-

gianti: +4% su base annua, percentuale leggermente superiore alla media nazionale (fonte bollettino Bankitalia). Anche se la percezione è ben diversa: secondo il barometro di CNA del I trimestre 2011 “si riduce la quota di imprese che segnalano un aumento dei fidi erogati rispetto al trimestre precedente mentre aumenta quella di coloro che lamentano la crescita delle garanzie richieste”. E’ evidente quindi che la sensazione delle imprese è ben distante dalle cifre segnalate da Bankitalia, anche a causa dell’aumento delle garanzie richieste dalle banche. Un buon segnale, che evidenziava da un lato la buona salute dei nostri istituti di credito, dall’altra la rinnovata volontà di investire. Ma in pochi mesi il panorama è cambiato completamente, per l’ennesima volta. Ad inizio estate, il 26 giugno, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, intervenendo all’assemblea annuale di Federchimica, si preoccupava perché “lo spread tra bund e btp ha raggiunto il record storico di 220 punti base e costituisce un problema enorme. Con un debito pubblico come il nostro, 100 punti base di differenza equivalgono, a regime, a 16 miliardi di euro in più di deficit pubblico”. Qualche settimana fa, il 23 settembre, lo spread ha toccato i 411 punti, quasi il doppio della cifra record raggiunta ad inizio estate, che a detta della presidente confindustriale rappresentava già un “problema enorme”. I Btp

sono diventati quindi un peso pericoloso per le banche italiane: diminuendo di valore, aumentano il rischio percepito sugli istituti bancari, grandi o piccoli che siano. E chi presta loro i soldi chiede ovviamente una remunerazione maggiore. Da qui l’effetto a catena che ha portato Standard and Poor’s al taglio dell’outlook da stabile a negativo per quindici banche italiane e ad allineare verso il basso il rating di sette di queste, tra le quali Intesa-San Paolo, BNL e Mediobanca. Secondo gli analisti di S&P’s “un meccanismo di trasmissione per gli istituti di credito italiano poteva arrivare dalla perdita di valore dei titoli di stato detenuti nei portafogli delle banche”. Quando inizieranno a sentirsi gli effetti sul mondo dell’impresa e delle attività produttive? La risposta data da chi concretamente si occupa di erogare il credito è “da subito”. Non c’è da scherzare, in tempi in cui le certezze sono merce rara. La classe politica sembra non comprendere fino in fondo la difficoltà del momento: stravolgere la manovra cinque volte in tre settimane non ha certamente dato l’idea di un governo con le mani salde sul timone della barca. E nei corridoi romani si sussurra già a mezza voce che presto sarà necessaria una nuova manovra correttiva. Anche per questo le banche hanno fatto la loro scelta: una stretta ai cordoni della borsa, che si tradurrà fatalmente in aumento del costo del credito.


ATTUALITÀ

12

di J. Canever

SVILUPPO ARTIGIANO:

LE PMI MERITANO PIÙ CREDITO. IL VERO RISCHIO È ALTROVE BORIN: OGGI LA SITUAZIONE POLITICA PESA SULLE AZIENDE PIÙ DI QUELLA ECONOMICA. FINCHÉ LA POLITICA NON CAMBIA PASSO NON VEDO GRANDI POSSIBILITÀ DI MIGLIORAMENTO. E’ UNA SPIRALE DALLA QUALE NON SO NÉ COME, NÉ QUANDO USCIREMO. Oltre 34mila aziende associate, sportelli attivi in 10 province del Nord, disponibilità a garantire nuovi finanziamenti per 1,5 miliardi di euro, più liquidità e meno costi per le imprese. È la realtà di Sviluppo Artigiano, il confidi interregionale promosso da Cna Veneto, che consorzia 6 province venete (Belluno, Padova, Rovigo, Venezia, Verona, Vicenza) e 5 lombarde (Brescia, Como, Cremona, Lecco e Pavia). Il regista dell’operazione che ha portato prima all’unione delle province venete in un unico Consorzio Fidi, poi all’iscrizione nel 2009 di Sviluppo Artigiano tra gli intermediari vigilati dalla Banca d’Italia secondo l’articolo 107 del Tub (per primo nel Nord Italia), e oggi a febbraio alla storica fusione con i “fratelli” lombardi, è il segretario di CNA Veneto e amministratore delegato di Sviluppo Artigiano Mario Borin. Perché è stato necessario consolidare le attività dei diversi consorzi fidi in un’unica entità? Nel nostro territorio l’artigianato e le Pmi rappresentano la stragrande maggioranza del tessuto produttivo, una su due utilizza lo strumento dei fidi. Sviluppo Artigiano in questo contesto è impegnato a sostenere l’intero sistema del Nordest. Negli ultimi due anni è stato portato avanti un

intenso lavoro di rinegoziazione delle condizioni di credito con gli istituti bancari, che continua ancora oggi, nel tentativo di ottenere sempre maggiori vantaggi per le imprese. È bene ricordare che Sviluppo Artigiano, essendo un Confidi 107, mette a disposizione delle aziende un nuovo livello qualitativo di intermediazione finanziaria: garanzie dirette alle banche per il 50% dell’affidamento bancario e oltre, rinegoziazione delle condizioni e del costo del denaro, servizi di expertise e pre-rating. Qual è il volume delle attività di Sviluppo Artigiano? Sviluppo artigiano in questo momento sta garantendo finanziamenti per 400 milioni di euro, in gran parte a favore di microimprese (per il 90 per cento artigiane, il resto si divide tra pmi industriali o commerciali). Operiamo in cinque province venete da due anni e in cinque province lombarde dal febbraio scorso. Ma siamo in grande crescita. A ottobre è avvenuta la fusione anche con le realtà di Vicenza e Mantova. Passeremo così da 34mila a 42mila soci e erogheremo finanziamenti per 550 milioni. Quali sono i nodi che vi state trovando ad affrontare? La nostra attività si sta rivelando partico-


ATTUALITÀ

13

larmente importante perché le aziende stanno soffrendo moltissimo le difficoltà nell’accesso al credito causate dalla crescente mancanza di liquidità delle banche, frutto anche delle norme di Basilea 3. Manca la liquidità, per vari aspetti: in primis perché il denaro non gira più nemmeno tra le banche, perché non si fidano nemmeno tra di loro. E inoltre sono finite le garanzie che le banche potevano dare alla Bce per ottenere credito. Avere un confidi come il nostro consente alla banca di accantonare meno, serve da garanzia. E in questo modo liberiamo risorse che servono alle imprese, creando liquidità per il sistema bancario.

Messaggio pubblicitario. Prima dell'adesione leggere attentamente le condizioni contrattuali e il materiale informativo disponi bili presso gli uffici dei Promotori Finanziari di Finanza & Futuro Banca e sul sito www.finanzaefuturo.it

Come si stanno comportando le banche in questa fase di difficoltà? Gli istituti di credito, confortati dai dati di Bankitalia, affermano che il credito alle imprese è in crescita. I dati vanno letti e analizzati, diversi finanziamenti che vengono concessi servono alle famiglie e alle microimprese per consolidare le passività, per un minimo

di credito al consumo o per qualche investimento su determinate tipologie di imprese. Ma se andiamo a vedere, la situazione reale è che il credito nella gran parte dei casi non viene concesso. Innanzi tutto perché le banche non si sono dotate di strutture in grado di leggere i dati dei bilanci delle imprese artigiane per cui non possono accantonare il denaro per concedere prestiti. Le banche sono troppo incentrate su questioni finanziarie che poco c’entrano con la loro reale funzione di banca. Lei ha recentemente detto che le pmi sono più affidabili delle grandi imprese nei confronti della banche. Perché? Perché lo dicono i dati del nostro osservatorio, su un campione di 500 milioni di finanziamenti quindi molto significativo. Il deterioramento dell’intero portafoglio ha una percentuale del 4%. A me non sembra che il sistema bancario abbia simili percentuali, ma anzi le sole sofferenze raggiungono medie molto superiori.

E noi, a differenza loro, finanziamo solo pmi, segno che le piccole e medie imprese, sono maggiormente solvibili e più affidabili, a costo di mettere a rischio la propria famiglia. Infatti per quanto ci riguarda la situazione delle sofferenze è stabile rispetto al 2010, forse addirittura in leggero miglioramento. L’indebitamento a breve sta migrando verso il medio-lungo termine? E qual è la situazione dei tassi d’interesse? Dal nostro osservatorio non c’è questa sensazione: quando c’è, viene fatto solamente per consolidare le passività. I tassi sono in aumento perché sta aumentando in modo esponenziale il costo del denaro, la situazione italiana e il declassamento porteranno ad un ulteriore peggioramento. Possiamo quasi dire che oggi la situazione politica pesa sulle aziende più di quella economica. Finché la politica non cambia passo non vedo grandi possibilità di miglioramento. È una spirale dalla quale non so né come né quando usciremo.

Finanza & Futuro Banca.

Il massimo delle attenzioni fin nei minimi particolari.

Gabriella Padovan Promotore Finanziario di Finanza & Futuro Banca Ufficio dei Promotori Finanziari Viale Verona, 41 - 36100 VICENZA - Tel. 0444 305343 - www.finanzaefuturo.it


COPERTINA DOVE ANDIAMO?

14


COPERTINA DOVE ANDIAMO?

15

RITORNIAMO NEL FUTURO

di Silvia Oliva*

LE CRISI PRODUCONO DISCONTINUITÀ. E QUINDI OPPORTUNITÀ. ANCHE SE FINORA SUI GIOVANI IMPRENDITORI UNDER 30 LA RECESSIONE HA COLPITO DURO EMERGE CON CHIAREZZA CHE LE NUOVE GIOVANI IMPRESE CONTINUANO A CRESCERE. SOPRATTUTTO IN QUEI SETTORI ECONOMICI CHE POSSONO SPINGERE L’ITALIA VERSO UN NUOVO PERCORSO DI SVILUPPO

I dati sulla demografia, sulle famiglie, sul lavoro, così come quelli sulla proprietà delle imprese non lasciano dubbi: l’Italia non è un paese per giovani! Infatti, i giovani sono sempre meno, fanno fatica a costruirsi una famiglia e a mettere al mondo figli, sono i più colpiti dalla caduta dell’occupazione (tanto che cresce sempre più anche nel Nord Est la quota degli sfiduciati che non studiano, non hanno un lavoro e non lo cercano) e, come dimostrano i dati recenti resi disponibili da Unioncamere, faticano sempre più a ritagliarsi un ruolo come imprenditori. Tuttavia, vale la pena di fare uno sforzo e proporre una precisazione: l’Italia del 2011 non è un paese per giovani, ma forse proprio i giovani possono rappresentare l’ancora di salvezza per un Paese che sembra sempre più condannato a un lento declino. È lo possono essere imponendo al paese quel cambiamento che finora non si è riusciti a realizzare e che, paradossalmente, la crisi può indurre, anche se in modo drammatico, a patto che si accetti la necessità di mutare prospettiva e abbandonare una visione del futuro costruita sulla riproposizione di vecchi schemi e comportamenti. Questa crisi ha, infatti, imposto una profonda discontinuità che ha rimesso in discussione modelli e ambiti di sviluppo finora di successo, ma ha anche aperto nuove occasioni i Paesi disposti a intraprendere un nuovo percorso che metta al centro le

conoscenze, le idee, la capacità di caratterizzarsi a livello internazionale per una propria specificità, una propria immagine che siano ritenute uniche e difficilmente imitabili in altri contesti. Per raggiungere questi obiettivi, utili a ridare slancio alle imprese e alle possibilità occupazionali non solo dei giovani, non è necessario cancellare il passato, ma rivisitarne i fattori alla luce delle prospettive internazionali e del nuovo ruolo che i paesi occidentali oggi devono saper assumere. Così non è indispensabile abbandonare la manifattura, ma rivisitarne i fattori competitivi valorizzando la qualità, le conoscenze e le competenze per rifondare un’industria creativa e all’avanguardia, in grado di vendere al mondo prodotti che richiamino la cultura e lo stile di vita italiano e idee e soluzioni ad alto contenuto tecnologico e di innovazione. Allo stesso tempo, si può sviluppare un’offerta di servizi alla persona che rispondano ai cambiamenti demografici e sociali – l’invecchiamento della popolazione, la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro con la conseguente crescente esigenza di servizi di cura agli anziani e ai bambini e la presenza di nuove culture e di nuovi cittadini – oppure che valorizzino al meglio le grandi risorse culturali e turistiche di cui l’Italia dispone. Tutto questo ha bisogno di un capitale umano istruito e di qualità e, quindi, di un sistema della formazione e dell’istruzione altamente competitivo.

Osservando i dati sulla presenza di titolari under 30, colpisce certamente il dato sulla diminuzione della loro presenza tra il 2006 e il 2011, ma emerge anche che questi giovani, disposti a rischiare in proprio, siano aumentati tra il 2010 e il 2011 proprio in quei settori economici che possono spingere l’Italia verso un nuovo percorso di sviluppo. Crescono, infatti, i giovani imprenditori nel campo dell’istruzione (3,5%), in quello dei servizi alle imprese (0,7%), in quello delle attività professionali, scientifiche e tecniche (1,2%) e nei servizi di alloggio e ristorazione (1,5%). Si tratta di segnali positivi, ma che non possono prescindere dalla capacità dei giovani imprenditori di operare secondo nuovi modelli di business che siano solidi finanziariamente, che abbiano uno sguardo internazionale, che valorizzino le competenze e la presenza di manager per la gestione, che puntino costantemente all’innovazione e sappiano strutturarsi dimensionalmente in misura adeguata. Se il Paese saprà accompagnare la scelta coraggiosa di questi under 30 con le riforme e le misure necessarie a favorire l’impresa, altri giovani avranno maggiori chance di poter almeno immaginare un futuro e tornare a mettersi in gioco.

* Segretario alla Ricerca Fondazione Nord Est


COPERTINA DOVE ANDIAMO?

16

VISIONARI D’IMPRESA

di Roberta Paolini

GUARDARE CON OCCHI NUOVI L’IMPRESA È UN’AZIONE TIPICAMENTE “GIOVANILE”. L’AUDACIA DI VISIONE, LA PASSIONE E L’INNOVAZIONE IN SETTORI MATURI SONO OPERAZIONE DA FARE INDOSSANDO LENTI NUOVE. E ALLORA UNA DITTA CHE SURGELA FUNGHI PUÒ DIVENTARE UN FORNITORE DI GRANDI MULTINAZIONALI DELL’ALIMENTARE E UN IMPRESARIO EDILE STUPIRE IL MERCATO CON LA CASA IMPATTO ZERO. Il termine visione (vision) è utilizzato nella gestione strategica per indicare la proiezione di uno scenario futuro che rispecchia gli ideali, i valori e le aspirazioni di chi fissa gli obiettivi(goal-setter) e incentiva all’azione. Con il termine vision si intende l’insieme degli obiettivi di lungo periodo che il top management vuole definire per la propria azienda, compresa anche la visione generale del mercato e l’ interpretazione di lungo periodo del ruolo dell’azienda nel contesto economico e so-

ciale (da wikipedia). Se c’è un’attitudine che hanno i giovani è vedere le cose con lenti nuove. E la caratteristica distintiva delle aziende, anche piccole, guidate dagli under 40 è la capacità di ripensare settori maturi. Che siano aziende attive nel settore dell’alimentare, costruzioni, tessile o ICT la peculiarità è il nuovo sguardo con cui i giovani riescono ad integrare vecchi e nuovi modelli di sviluppo d’impresa. È il caso della Green di Schio, un’azienda

MIRCO VALDEMARCA EDIL-LINE

alla seconda generazione guidata da Sara Reniero. L’impresa con base nell’alto vicentino ha una struttura snella che consente l’approvvigionamento della materia prima, in particolare funghi porcini, con stabilimenti dislocati in tutte le aree a maggior capacità di produzione del Mondo. La catena del controllo della qualità inizia sin dalle aree di rifornimento, dove vengono effettuati le analisi macro, per poi procedere alle fasi successive di lavorazione, sia di essicazione che di congelamento.


COPERTINA DOVE ANDIAMO?

17

Tutti gli stabilimenti all’estero sono autosufficienti per le prime fasi di lavorazione, selezione e stoccaggio del prodotto. “Le principali aziende alimentari italiane – spiega la Reniero – usano i nostri prodotti per realizzare i loro preparati. Inoltre forniamo anche le principali catene di ristorazione”. L’azienda ha la capacità di muoversi con velocità e flessibilità tali da poter garantire la lavorazione immediata del prodotto per mantenere intatte le proprietà organolettiche dei funghi. Mirco Valdemarca, titolare di Edil-Line, invece si è specializzato nella costruzione ecosostenibile. I suoi cantieri sono gli unici a poter vantare la classe A+. “Costruisco pensando all’ambiente - dice - dalla coibentazione fatta con materiali che riescono a mantenere il fresco d’estate e il caldo d’inverno, riducendo le emissioni di CO2, agli impianti fotovoltaici che ga-

SARA RENIERO GREEN

rantiscono l’autosufficienza energetica. In questo modo ho costruito case che sono al top dell’edilizia ecosostenibile”. La casa a impatto zero pensata da Valdemarca si realizza quasi esclusivamente su commessa, in cui il tailoring dato dall’artigianalità fa tutt’uno con la capacità di utilizzare solo le più elevate innovazioni a disposizione, dai materiali per la costruzione, agli impianti più tecnologici. Davide Azzolin si è inventato Coffe3d, nato dalla fusione tra Dadework specializzata in consulenza e assistenza informatica e Areadb specializzata nello sviluppo di soluzioni web e multimediali. La sinergia di queste due realtà ha permesso la nascita di una società in grado di fornire un 3D di oggetti reali, abbattendo drasticamente i costi legati all’elaborazione manuale mediante disegno tecnico.


COPERTINA DOVE ANDIAMO?

18

LE IDEE SONO UNA TEMPESTA DA GUSTARE CON LA PIZZA

di Roberta Paolini

INTERVISTA A RICCARDO DONADON, H-FARM. INCUBATORE DI IMPRESE, ELDORADO PER I GIOVANI AUDACI ED INNOVATIVI. IN SEI ANNI HA AIUTATO 32 STARTUP, CREANDO 200 POSTI DI LAVORO E CONSEGNANDO LE CHIAVI DI UN SOGNO A GIOVANISSIMI IMPRENDITORI. sostenuto? H-FARM nasce come progetto nel 2005 e in questi primi 6 anni ha investito circa 10,5 milioni di euro, aiutando a partire 32 startup, creando oltre 200 posti di lavoro e ottenendo alcune exit importanti. Nel quinquennio 2011-2015 sono previsti ulteriori investimenti per 10 milioni ed arriveremo ad occupare fino a 500 persone. L’età media dei ragazzi, founder e collaboratori, che si incontrano in Farm è attorno ai 25/26 anni.

Perché ha fondato H-Farm? Perché credo che questo sia un momento di grandissima transizione del mondo. E come sempre in questi momenti ci sono delle opportunità enormi che si aprono. Oggi i giovani, tramite la tecnologia internet hanno letteralmente nelle mani la possibilità di provarci. Negli ultimi 20 anni i giovani non hanno mai avuto tante opportunità di mettersi in gioco come adesso. Internet sta determinando un’evoluzione, se non addirittura un radicale cambiamento di tanti modelli di business aprendo delle

opportunità che sono impressionanti. Io lavoro in questo mondo dal 1995, nel 2000 ho beneficiato di un’onda anomala che mi ha premiato. Nel 2005 dopo una breve parentesi a prendermi cura del mio giardino ho pensato che dovevo ritornare ai giovani questa fortuna e la mia esperienza, provando a dare un segnale al mio territorio e a mettere un seme per un nuovo sviluppo economico. Quante giovani aziende (giovani anche come imprenditori) ha finora

Che tipo di esperienze sono state? In quali settori principalmente? Direi che l’aggettivo “totalizzanti” rende bene l’idea. Ci sono persone che immaginano ancora internet e chi ci lavora in termini folkloristici. Non è così, non lo è mai stato. Noi richiediamo il massimo impegno ai ragazzi che selezioniamo. L’incubazione dura in media 36 mesi, durante i quali H-Farm assiste e accelera il percorso di crescita della startup. Durante i primi tre mesi però i team lavorano giorno e notte, con tutta la passione e le competenze di cui dispongono, per creare la versione alpha del progetto, che ci convinca a proseguire l’investimento con un ulteriore finanziamento. H-Farm opera esclusivamente su internet, con un interesse particolare rivolto a quegli ambiti che riteniamo potranno avere importanti sviluppi nel prossimo futuro, ambiti che pubblichiamo ed aggiorniamo regolarmente ogni 4 mesi nel nostro sito web. Perché in Italia non c’è spazio per i giovani? Ed è vero che solo in Italia avviene questo fenomeno? Io credo che a volte siano i giovani italiani


COPERTINA DOVE ANDIAMO?

19 che pecchino di autoimprenditorialità, a non credere di avere spazio! Devono crederci. Il sistema non può capire, è vecchio, ha smesso di credere o forse non ha mai creduto fino in fondo che possiamo giocarcela da protagonisti sulla tecnologia. L’Italia è due anni indietro rispetto ad altri paesi in Europa, comunque l’America, la California, la Silicon valley è un anno avanti a tutti. Li esiste un ecosistema unico ed i role model per questi ragazzi sono, per ora, tutti li. Dico per ora, perché Internet anche su questo ha fatto la magia, oggi la distanza non è più un limite. La sensazione è che chi oggi si mette in proprio è imprenditore di se stesso più per necessità che non per passione. Che cosa consiglierebbe a questi giovani, posto che quasi nessuno ha solo la laurea, molti sanno tre lingue, hanno fatto dei master, esperienze all’estero etc etc… Potrei dire che non devono ambire al posto fisso. Che il contratto da dipendente non gli appartiene. Era un mito della generazione precedente, il mondo sta cambiando alla velocità della luce, ci sono opportunità enormi e se sono preparati non possono avere paura, devono solo crederci. Il nostro passato, ed il nostro presente sono un problema perché funzionano ad un livello di gioco che non vogliamo mollare, ma il gioco è stato resettato e dobbiamo mettere a profitto una visione delle cose diversa. Il mercato del lavoro però sembra avere bisogno sempre più di persone che sanno fare, che hanno un’intelligenza manuale. Assolutamente d’accordo, infatti dobbiamo investire sulle scuole professionali e tra i nuovi artigiani ci metterei anche gli informatici. I ragazzi devono imparare l’inglese, il mandarino e a scrivere codice. Scrivere software. Le nostre startup nascono da un’idea, ma se non c’è poi un team di sviluppatori che la realizza, la aggiorna, la semplifica, la ottimizza non servirebbe a niente. Oggi chi sa fare le cose ha un valore enorme. Ad emergere saranno coloro che sapranno adattarsi ai nuovi strumenti e li useranno a proprio vantaggio (broker, panificatore o sviluppatore software che sia!). Ma forse noi non siamo un paese iscrivibile nelle regole dell’economia della conoscenza, forse avremmo bisogno di un modello più complesso che integri meglio la nostra parte core, il manifatturiero, grande e piccolo (soprattutto quello piccolo). Che ne dice? L’affinamento dell’informatizzazione, il boom dell’e-commerce, il successo dei tablet per la fruizione delle informazioni stanno dando un’accelerazione esponenziale ad un cambiamento già in atto nel mondo del lavoro. C’è inoltre anche un cambiamento di tipo sociale, con l’ingresso dei digital native, profondo e silenzioso, che sta già avendo un impatto culturale molto importante nel modo del business.

Stanno saltando tantissimi punti di riferimento del tradizionale modello industriale e commerciale. In un momento di passaggio come questo c’è sicuramente bisogno di una integrazione in grado di creare un ponte tra i diversi modelli. Non possiamo però metterci troppo tempo. È necessario iniziare un percorso che porti a una vera e propria certificazione delle imprese verso il digitale. Voglio fare un esempio concreto: quello dei distretti. Questa esperienza va superata o meglio ripensata, rimodulata. Oggi si vince con l’aggregazione di imprese, di competenze di professionalità, creando network flessibili e reattivi ai cambiamenti della domanda ed elaborando condivise strategie finanziarie. Si parla spesso di un nuovo umanesimo imprenditoriale, come chiave di rilancio dell’impresa in salsa italica, che cosa significa secondo lei? E come si esercita l’elemento human in H-Farm? La filosofia che muove H-Farm è il posizionamento dell’uomo al centro di tutto. La H di Human ha per noi due significati. Vuole sottolineare l’obiettivo generale di semplificare le interfaccia web (dal punto di vista grafico e quindi dell’esperienza d’uso) per rendere Internet sempre più facile e accessibile al pubblico. Allo stesso tempo è rivolto alle persone che lavorano con noi, le quali possono godere di un ambiente studiato e curato per essere all’altezza delle aspettative di risorse umane qualificate. E’ infatti dimostrato che uno dei maggiori fattori di successo delle aziende che operano in settori labour and R&D intensive come media online e l’ICT è l’attenzione rivolta alla qualità degli ambienti. Per me quindi parlare di umanesimo imprenditoriale vuol dire avere coscienza dell’impronta (economica, sociale e culturale) che la mia azienda lascia sul territorio dove opera, sulle persone che impiega, sui prodotti che offre. Ci racconta di qualche nuovo progetto che state per finanziare? Abbiamo da poco investito in Corso12, una startup che ha lanciato l’applicazione per iPhone grazie alla quale si può condividere foto con i propri amici o con il mondo intero. Il suo founder ha appena 26 anni e una passione smodata per il web. In meno di quattro settimane ha totalizzato più di 120.000 download, con 70.000 foto raccolte. È un album del mondo visto che le immagini vengono caricate anche dal Far East, dall’Australia come pure dall’Arabia Saudita. Corso12 è un’applicazione che richiama un trend mondiale in continua ascesa, quello della condivisione di immagini geolocalizzate che sta vedendo nascere numerose realtà importanti negli USA. Da qualche giorno abbiamo capito che gli utenti condividono le foto e vogliono parlare tra di loro. L’innovazione oggi è velocissima e noi possiamo e vogliamo giocarcela. …e di qualche successo nella vostra

rosa di aziende. Sono molto fiero di Zooppa. È un’azienda che ispirandosi ai principi del crowdsourcing e alle dinamiche dei social network propone una formula interattiva di fare pubblicità, definita user generated advertising, dove sono i consumatori stessi a creare la pubblicità per i brand. Il progetto nasce a febbraio 2007 in H-Farm dove viene sviluppato. Nel 2008 sbarca negli Stati Uniti. Oggi Zooppa.com è presente in Italia, USA, Brasile ed in Europa. I clienti sono Amazon, At&t, Samsung, Google, Microsoft e sono oltre 150 le campagne realizzate. Anche la community vede una buona percentuale di zooppers italiani partecipanti, circa il 50%. Che cos’è lo storming pizza? È il nostro modo di interpretare il “colloquio di lavoro”. Direi che si tratta di un momento di presentazione, condivisione e discussione. Si parla di startup digitali. Di idee di business innovative. Si parla di web. Nasce come evento interno: un momento di riflessione sulle novità del web, un’occasione per proporre spunti interessanti e suggerire idee di business. Funzionava, così abbiamo pensato di farlo diventare parte integrante del processo di selezione delle proposte di investimento. H-Farm riceve 450|500 progetti l’anno e investiamo nei migliori 10: i più interessanti sono invitati a presentare la loro idea. Perché lo avete inventato? È la parte più importante del nostro progetto di selezione degli investimenti, un ottimo modo per conoscere sempre meglio i ragazzi che ci propongono le loro iniziative. Vederli presentare e discutere con altri ragazzi è una cartina tornasole importante per capire molto della loro determinazione. Il tono è assolutamente informale (come del resto il clima in H-Farm) ma non bisogna farsi ingannare poiché il risultato dell’evento è invece molto professionale. Ad ogni appuntamento vengono presentate 3 o 4 idee: 6 minuti di presentazione, 15 minuti di Q&A e alla fine discussione libera. In tutto 100 minuti di discussione e poi 100 pizze per tutti. Due settimane fa un progetto finanziato da noi, che era stato presentato allo storming a primavera, è arrivato in finale tra le migliori 30 Startup al techcrunch a San Francisco. L’evento più importante al mondo nel nostro settore. Lei che è uomo dotato di grandi idee, ne regala una a ENNEA? Vi consiglio un libro, ed un autore da seguire. Si tratta di Wikinomics di Don Tapscott e Anthony D. Williams. Enuclea un nuovo concetto che si sposa all’economia, alla politica e alla società e rivoluzionerà il mondo. Si basa sull’idea dell’agorà degli antichi greci, una piattaforma che si propone come exchange tra problem solvers e persone che cercano soluzioni. Una delle idee più importanti è il cross-exchange tra chi ha dei brevetti inutilizzati e chi invece potrebbe farli fruttare. Si tratta di una sorta di e-bay delle idee.


SPECIALE ASSEMBLEA

20

SPECIALE

ASSEMBLEA

A cura di Jacopo Vencato

CRONACHE ARTIGIANE A FABBRICA SACCARDO L’ASSEMBLEA ANNUALE DI CNA VICENZA RACCONTA LA STORIA DI UN VIAGGIO DI CAMBIAMENTO E OPPORTUNITÀ. UN NUOVO CORSO CHE STEMPERA IL PASSATO DEL “SAPER FARE” CON LA “CULTURA DEL SAPER FARE”, E PROPONE UNA MITOLOGIA IN CUI GLI ARTIGIANI SI RISCOPRONO NUOVI. COME DOPO UN LUNGO VIAGGIO, IN CUI IL PUNTO DI PARTENZA CONOSCIUTO E AMATO SI SVELA, STRAORDINARIAMENTE, DIVERSO. Sette sette duemilaundici. Sono i rumori dei boschi che circondano Fabbrica Saccardo, la colonna sonora dell’Assemblea Annuale di CNA Vicenza. Nulla è lasciato al caso, dai tosti luccicanti pavimenti di una fabbrica rivalutata con gusto, alla micro-esposizione di alcuni oggetti di design artigianale. “Futuro Artigiano” è il cappello della serata, titolo dell’ultimo sforzo editoriale di Stefano Micelli, amico e collaboratore di CNA, invitato ad intervenire sui temi della più stretta attualità economico-imprenditoriale. Così, tra saluti e sorrisi, il Presidente Scandian e il Direttore Monaco inaugurano l’assemblea annuale in un’atmosfera amichevole, serena e importante. I progetti dell’Associazione sono lungimiranti, ambiziosi e destinati ad affrontare il nuovo tempo con gli strumenti del saper fare: gli stessi strumenti citati nel testo di Micelli, professore di economia e gestione delle Aziende all’Università Cà Foscari di

Venezia. Gli applausi interrompono il silenzio quando il Presidente consegna ai soci colpiti dall’alluvione un contributo economico fortemente voluto da CNA Vicenza, la quale è stata capace di accompagnare e sostenere con continuità le aziende inciampate nel disastro naturale dello scorso Novembre. La maestosa sala della tessitura si riempie di cravatte, di mani consumate dal lavoro, di operai dell’arte artigianale; ed è così, in un’atmosfera di reciproca stima, che arrivano i saluti del Sindaco di Schio, Luigi Dalla Via, e dell’Assessore Daniela Rader, seguiti dalle incoraggianti parole del Sindaco di Santorso, Pietro Menegozzo. Le parole di Silvano Scandian confermano le attitudini dimostrate negli ultimi anni, e ribadiscono le posizioni di CNA sulle politiche del lavoro e sulle politiche economiche. I piccoli imprenditori sono l’anima del paese Italia, il motore della rinascita e la spinta verso la luce, dal basso. Vi è l’ob-


SPECIALE ASSEMBLEA

21 bligo, morale e formale, di difendere con le unghie ogni singolo laboratorio artigianale. Di portare a questo stesso aria pura. Di coccolarlo. Di non farlo morire sotto il sole accecante della produzione seriale. Quella, per intenderci, senza cuore. Ed è proprio di cuore, di mani intelligenti, di quell’Italia timida ma incredibilmente importante che tratta “Futuro Artigiano”, edito da Marsilio. A parlarne e a discuterne con l’autore vi sono Marco Bettiol, Università di Padova, e Giovanni Bonotto, direttore creativo Bonotto s.p.a.; alle redini del dibattito Roberta Paolini, caporedattore di EnneA. Due eleganti divani neri, la sera che avanza, e la convinzione che attraverso la comunicazione si possa arrivare ad un risultato imprenditoriale ben più ampio di quello già ottenuto. Le parole chiave della serata sono contaminazione, aggregazione, coraggio, impulso al nuovo, contemporaneità, cultura, nuovo artigiano. E’ una chiacchierata in libertà, uno scambio di visioni, il racconto di un percorso che CNA ha contribuito a determinare, con coraggio delle proprie scelte. Lo stimolo al confronto non tarda ad arrivare, e lo spazio della fabbrica scledense diviene un salotto pensante, dove gli imprenditori si avvicinano e si coinvolgono l’un l’altro, per tutta la sera, sino al dolce, fino dopo il caffè. Appena prima di salutare e ringraziare. Perché domani si lavora. Si crea. Si costruisce. Si modella. Si impara. E magari lo si fa con una speranza in più e un braccio su cui contare davvero.


150 MANI


NUOVI TREND

23

BUON COMPLEANNO ITALIA di Jacopo Vencato

Barbuta zoppicante fascinosa penisola di poeti e marinai, di santi e creativi. Di artigiani. Buon Compleanno da coloro che ti rendono bella e unica, sofisticata, sincera. Buon Compleanno proprio dagli artigiani, il cuore di una nazione di piccole e medie imprese, di laboratori rumorosi e mani sapienti. 150 anni di tradizioni che si tramandano e con il passare del tempo si aggiornano, divengono contemporanee, attuali e contaminate con altre forme d’arte. 150 anni di eccellenza. Il progetto 150 Mani – Collezione Italiana racconta quest’ Italia, attraverso un percorso di lavoro dove i maestri artigiani, gli artisti ed i designer applicano le loro arti nell’elaborazione di 150 manufatti realizzati appositamente per l’anniversario dell’Unità del nostro Paese. Una mostra che vuole coniugare l’arte italiana con l’ingegno ed il saper fare, che crede nella produzione dei giovani e delle donne, le due anime forti che maggiormente hanno contribuito alla nascita di un’Italia unita e fiera. I manufatti verranno presentati a Torino in date e luogo in via di definizione. Le opere esposte saranno inedite, realizzate in qualsiasi materiale e attraverso qualsiasi tecnica, nonché appartenenti ad una delle 4 sezioni previste dalla commissione tecnico/scientifica. “Italia al femminile” rappresenta un percorso capace di accarezzare le figure femminili che hanno caratterizzato oltre un secolo e mezzo di storia, mentre “Gioventù ribelle”, riservata agli artigiani e ai designer under 35, è dedicata alle ragazze e ai ragazzi che hanno creato e cambiato la nazione. La sezione più colorata prende il nome di “Il design – tra Innovazione e Tradizione” e si propone di mostrare ope-

re realizzate attraverso tecniche innovative e contemporanee. Infine “Una nazione artigiana” la sezione maggiormente poetica, che si inserisce in un viaggio nell’Italia dei mestieri e delle tradizioni locali, dei materiali e delle caratteristiche geografiche. Partorita tra le mura della città di Vicenza dalla mente creativa di Federica Preto e dal coraggio di CNA Vicenza, una preview di Collezione Italiana si è svolta in occasione della Fiera Spazio Casa del 2011. Ora, con il sostegno di CNA e Confartigianato, il progetto prende forma e approda a Torino, prima capitale dell’Italia unita: l’eccellenza del mondo artigianale italiano raccontata attraverso le stesse storie e le stesse mani che ogni giorno, da sempre, rendono unico questo Paese.


NUOVI TREND

25

ARTIGIANO: ESSENZA DEL NUOVO CETO MEDIO di Gian Paolo Prandstraller

Com’è noto, la figura dell’artigiano affonda le sue radici nell’antichità e nel medioevo, come categoria sociale direttamente legata alla produzione della società. Si trattava d’un lavoratore esperto, in grado d’impiegare attrezzi, strumenti e materie prime per la realizzazione d’una vasta rete di manufatti e di alcune attività di servizio. A partire dalla rivoluzione industriale, questa figura ha cominciato a valersi in misura limitata anche di macchine per migliorare le proprie prestazioni. Durante il Medioevo gli artigiani si riunirono in associazioni ed assunsero un’importanza notevole nello sviluppo delle città. A differenza di quanto avveniva nell’economia curtense (il cui epicentro era il castello feudale), in quella comunale l’artigiano poteva assumere, insieme al mercante, un rilievo sociale non trascurabile, ponendosi sopra i contadini e sotto i nobili - questi ultimi possessori della terra, che costituiva allora il più importante mezzo di produzione. La figura dell’artigiano è stata sfidata dall’avvento della “fabbrica”, apparsa nel secolo XIX come struttura portante della società industriale. In seguito alla cosiddetta organizzazione scientifica del lavoro (taylorismo), il lavoro industriale subiva un’imponente parcellizzazione, antitetica rispetto al modo di lavorare delle forze artigiane. Il diffondersi della catena di montaggio e del fordismo produceva un’ulteriore contrapposizione tra la mentalità e lo spirito dell’artigiano e quello dell’organizzazione industriale. Ovviamente il rapporto tra l’industrialismo e gli artigiani è stato, per questi ultimi, assai penoso. Il capitalismo tecnocratico della prima metà del XX secolo, fondato sulla fabbrica di grandi dimensioni, sul lavoro operaio parcellizzato e sulla direzione manageriale, non ha certo visto con benevolenza l’artigianato. Quest’ultimo per la propria operatività non faceva riferimento alla fabbrica ma alla piccola officina o alla bottega artigiana, due forme organizzative nelle quali l’abilità individuale continuava ad essere essenziale. Mentre il taylorismo produceva una gigantesca scomposizione del lavoro

(il cosiddetto lavoro in frantumi), l’artigiano concepiva la propria opera in forma unitaria secondo modalità imparate fin da giovane in qualità di apprendista o socio di bottega. Nel XX secolo, l’industrialismo non è tuttavia riuscito a stroncare l’artigianato, che ha mantenuto proprie strutture e abilità specifiche, utilizzando anche limitati ambiti del macchinismo. Ciò ha prodotto modificazioni notevoli rispetto all’artigianato del secolo precedente. Con la fine del periodo “industriale” - anni ’60 - ’70 del XX secolo - e con l’apparizione dell’economia postindustriale (nella quale diventano importanti i “servizi” e si applica estesamente alla produzione la “conoscenza scientifica”) si producono effetti anche sulla figura dell’artigiano. Tra i più significativi l’apparizione di processi di professionalizzazione dell’artigianato, che nella società industriale non si davano. Con “professionalizzazione” s’intende l’estensione del modello proprio delle professioni intellettuali a categorie sociali diverse rispetto alle forme professionali riconosciute. Questa estensione risente del concetto di “abilità specifica” fondata su corpi teorici di tipo scientifico, concetto che appartiene tipicamente alle professioni (medicina, avvocatura, farmacia, notariato, ingegneria, architettura, ecc.) - nei riflessi di attività come l’imprenditoria e, appunto, l’artigianato. Ciò comporta che a quest1ultimo viene ad estendersi una copertura di sapere scientifico e tecnologico appreso in scuole specialistiche o addirittura all’università. Sotto l’onda del professionalismo, l’artigiano è dunque sollecitato a frequentare scuole professionali, enti di formazione, ecc., cioè ad abbandonare la mera pratica e a dare colorazioni conoscitive alla propria opera. Nel primo decennio del XXI secolo, comincia ad apparire nel mondo avanzato la tematica del nuovo ceto medio. Essa è coeva alla constatazione che alcuni grandi paesi asiatici (Cina, India) e sudamericani (Brasile) hanno intrapreso la via dello sviluppo valendosi come base sociale di un vasto ceto medio tecno-imprenditoriale-profes-

sionale-commerciale. Questa coincidenza di fenomeni (da un lato l’emersione d’un nuovo ceto medio e dall’altro l’apparizione di potenze in grado di sfidare l’occidente) porta a vedere nel nuovo ceto un’entità che ha molto da dire anche nell’ambito di paesi appartenenti all’assetto occidentale. Non a caso al ceto medio si rivolge l’attenzione dell’America. Il Presidente USA Obama non perde occasione per affermarne l’importanza come fattore centrale nell’economia americana e dichiara che senza un ceto medio forte non si può avere un’economia forte. L’artigianato odierno è ormai equiparabile alla piccola imprenditorialità tecnologica quella che ha capito che senza l’aiuto della scienza, delle tecnologie, della ricerca scientifica, non si può affrontare la competitività che caratterizza il mondo odierno. E che la “vendita” di prodotti innovativi rappresenta un fattore essenziale per la sopravvivenza dell’impresa; vendita che si può attuare soltanto quando i prodotti corrispondono alle aspettative e ai bisogni d’un pubblico attento in grado di valutarne il valore. Di conseguenza, le problematiche che investono l’artigianato odierno sono diventate essenziali per tutte le società che aspirano ad attuare un vero sviluppo economico. Si sta diffondendo un pensiero: se il nuovo ceto medio è stato ed è fondamentale per Cina, India, Brasile, ecc., come può non esserlo anche per la più antica cultura europea? Sociologia, economia e politica dovrebbero concorrere ad una riflessione su questo tema: per delineare una figura nuova, cosciente di sé, di artigiano-piccolo imprenditore - strettamente alleato con le forze professionali, tecniche e creative (quest’ultima categoria è divenuta nel nostro tempo molto importante e trionfa ormai a livello del cosiddetto capitalismo immateriale - nella moda, nello spettacolo, nel design, nella musica, nella pubblicità, ecc.). Non più isolato, non più autoreferenziale, ma integrato in una cospicua massa critica probabilmente maggioritaria che va chiamata “nuovo ceto medio”: dalla quale le società contemporanee si aspettano molto.


LETTURE

26

UN NUOVO ORIZZONTE

di J. Canever

C’È L’ACUTA MALINCONIA DI NESI SULLA PROVINCIA PRODUTTIVA ITALIANA, L’ARTIGIANO CHE SCRIVE CON IL DESIGN INTERNAZIONALE UNA NUOVA STORIA E LA RICERCA DI UN FUTURO IN CUI DETERMINAZIONE, LOCALIZZAZIONE E QUALITÀ DEL SAPER FARE SONO I CARATTERI DISTINTIVI DELLA RINASCENZA ECONOMICO-SOCIALE ITALIANA Titolo: AAA CERCASI NUOVO ARTIGIANO/AAA LOOKING FOR A NEW ARTISAN Marsilio Editore A cura di Marco Bettiol e Cristiano Seganfreddo pp. 65 con 35 illustrazioni a colori, euro 14 AAA Cercasi Nuovo Artigiano nasce da un progetto di CNA Vicenza in collaborazione con Fuoribiennale e Venice International University. Il libro racconta l’esperienza di dodici designer italiani e stranieri (provenienti dal Royal College of Art di Londra) chiamati a lavorare nei laboratori artigiani della provincia di Vicenza, specializzati nella lavorazione della ceramica, del vetro, del plexiglass, della carta, de marmo, dei metalli preziosi e non preziosi. Grazie a questo progetto si è concretizzata la volontà di costruire un network tra artigiani locali e mondo della creatività internazionale. I giovani designer, guidati da Martino Gamper, docente al Royal College of Art di Londra, e dal vicentino Aldo Cibic, per due mesi hanno progettato e costruito nuovi prototipi assieme agli artigiani locali. Sono stati realizzati complessivamente ventisei prototipi, che il volume illustra ampiamente, dimostrando tutta la potenzialità dell’incontro tra le competenze degli artigiani e quelle dei designer.

Titolo: STORIA DELLA MIA GENTE Bompiani Editore Edoardo Nesi pp. 161, euro 14 C’era una volta la provincia italiana ricca, felice e molto produttiva. E Prato non faceva eccezione, anzi. Edoardo Nesi, scrittore, regista ma nel cuore ancora imprenditore tessile, ci racconta la provincia che non c’è più in un libro che è un mix tra autobiografia, saggio e testo di economia, con cui ha vinto il premio Strega 2011. In questo testo, denso di aneddoti e racconti personali, Nesi racconta anche la paura della prima generazione di italiani destinata ad essere più povera dei propri genitori. Cos’è successo all’Italia? Un Paese che cresceva in doppia cifra, che solo vent’anni fa era la quinta potenza economica del mondo, grazie soprattutto a quella piccola e media impresa che aveva regalato agli italiani la chimera del benessere diffuso. Poi arrivarono economisti e guru della comunicazione che spiegavano al mondo che era necessario cambiare, che il vecchio modello, quello dove si stava bene, andava male. Nel raccontare la sua esperienza da imprenditore Nesi descrive, senza sconti, lo sgretolarsi di un sistema produttivo che, nelle sue successive evoluzioni, aveva retto l’economia della sua provincia fin dal Medioevo. Una descrizione che si traduce in una feroce critica alla globalizzazione e a chi l’ha favorita e incentivata.

Titolo: FUTURO ARTIGIANO Marsilio Editore Stefano Micelli pp. 224, euro 18 Il libro descrive le tante realtà del nostro paese in cui il “saper fare” continua a rappresentare un ingrediente essenziale di qualità e di innovazione. Racconta i molti modi in cui è possibile declinare al futuro un’eredità che merita di essere proposta su scala internazionale. Il libro è un viaggio in un’Italia forse poco nota, ma vitale e sorprendente. La riscoperta del lavoro artigiano supera i confini dell’economia. Ci costringe a riflettere su cosa dobbiamo intendere oggi per creatività e meritocrazia e sulle opportunità di crescita che si offrono alle nuove generazioni del nostro paese. Stefano Micelli spiega come la competitività del nostro sistema industriale sia ancora oggi intimamente legata a competenze artigiane che hanno saputo rinnovare il loro ruolo nelle grandi e nelle piccole imprese. Proprio in un’economia popolata da knowledge workers, ciò che caratterizza l’industria italiana è, in moltissimi casi, un saper fare che pochi altri paesi hanno saputo conservare. Queste competenze rendono la nostra manifattura flessibile, dinamica e, soprattutto, interessante agli occhi di quella crescente popolazione che cerca storia e cultura nei prodotti che acquista.


DESTINAZIONI

27

DESTINAZIONI A cura di Elena Frigo

EXPERIMENTA DESIGN LISBOA 2011 Un viaggio oltre i confini del design, fino all’incontro magico con cinema, danza e architettura: tutto questo è Experimenta, la biennale internazionale del design. Una manifestazione che per oltre un mese invaderà le vie della città portoghese con mostre, conferenze e spettacoli, offrendo al pubblico la possibilità di conoscere le ultime tendenze del design internazionale. Experimenta è proiettata a livello internazionale nello sviluppo di progetti e di partnership e collaborazioni stabilite con una rete di istituzioni, operatori e sviluppatori in tutto il mondo. In pratica: Date: dal 28 settembre al 27 novembre 2011 Orari: la manifestazione è articolata con eventi e manifestazioni in tutto l’arco della giornata Dove: nei musei e nelle piazze della capitale portoghese Info utili: EXPERIMENTA - Rua do Alecrim 70, 1200-018 Lisboa, Portugal Telefono +351 210 993 045, fax +351 210 963 866 info@experimentadesign.pt Sito: http://www.experimentadesign.pt

CNA INCONTRA EXPERIMENTA Vicenza parteciperà all’evento fieristico portoghese presentando il progetto Edition Of Six, impegno collaborativo già in mostra a Milano, in occasione di Fuorisalone 2011. 6 designer internazionali e 5 artigiani vicentini assieme per dimostrare come la sintesi di creatività e intelligenza manuale possa divenire realtà, ed affascinare gli osservatori. È possibile trovare ulteriori informazioni sul sito www.editionofsix.com.

INHORGENTA 2012 A MONACO DI BAVIERA Inhorgenta Europe riconferma il suo ruolo di barometro delle tendenze nel settore gioielleria ed orologeria. Con oltre 30.000 visitatori specializzati provenienti da 84 Paesi, la manifestazione è uno dei saloni leader a livello internazionale di orologeria, gioielleria, pietre preziose, perle e relative tecnologie. Questa posizione è stata ulteriormente sottolineata dal congresso annuale della confederazione mondiale della gioielleria, CIBJO, che si è svolto a Monaco di Baviera in contemporanea alla 37a edizione di Inhorgenta. In pratica: Date: dal 10 al 13 febbraio 2012 Luogo: Messe München International (Fiera internazionale di Monaco) Messegelände, D-81823 München Info utili: Telefono: +49 (0)89 949 – 01, Telefax: +49 (0)89 949 - 09 Sito: www.inhorgenta.com


ECO DI CITTÀ

28

MOLVENA I PICCOLI RESISTONO ASPETTANDO LA PEDEMONTANA

Sulle colline prossime all’Altopiano di Asiago sono nati due marchi di straordinaria forza, Diesel e Dianese. E il piccolo comune vicentino, 2.426 abitanti, è cresciuto anche grazie alla prosperità di queste multinazionali dell’abbigliamento sportivo hi-tech e di lusso. Poi però il processo di internazionalizzazione dei brand è diventata una sorta di maledizione per il territorio. “Nel corso degli anni – spiega Giorgio Viero Presidente del mandamento di Molvena di CNA - con la crescita di queste grandi aziende, molte realtà produttive sono state spostate o delocalizzate, cambiando di fatto la natura dell’economia di questa zona. Molvena ha vissuto per alcuni anni un periodo di adattamento e di inevitabile difficoltà, che ha portato ad un impoverimento momentaneo del tessuto sociale. Negli ultimi anni si assiste, finalmente, a situazioni di riassorbimento nel mondo del GIORGIO VIERO PRESIDENTE MANDAMENTO CNA VICENZA DI MOLVENA

lavoro (anche se temporaneo e o precario), che sono visti come buoni segnali per un recupero di vitalità dell’economia locale”. A reggere il sistema economico-sociale dell’area sono state sempre le pmi spiega Viero. “Nel territorio della fascia pedemontana, che va da Breganze a Marostica, non esiste una vera e propria specializzazione. Sono presenti attività di ogni settore, dalle costruzioni all’alimentare, passando per la meccanica e i servizi. La grande flessibilità ed il patto di solidarietà tra titolare e collaboratori, particolarmente forte in questo territorio, ha permesso di affrontare la crisi in modo meno traumatico. Non di rado, piuttosto che licenziare, i piccoli imprenditori della zona hanno fatto in modo di ripartirsi il lavoro, in attesa di tempi migliori. Anche se lo sappiamo ormai tutti, il tempo delle grandi commesse è finito e dobbiamo ripensare la nostra stessa struttura imprednitoriale”. Il territorio della fascia pedemontana è costellato di tante piccole e piccolissime realtà in cui, un po’ come in tutta la regione nordestina, il “saper fare” è la componente principale dell’impresa. “Alcune di queste hanno anche saputo affermarsi a livello internazionale – prosegue Viero - grazie alla grande qualità dei loro prodotti. Quello che è mancato per far decollare definitivamente l’economia della zona è una rete infrastrutturale adeguata. In questo senso la superstrada Pedementana, se costruita con intelligenza, potrebbe rivelarsi fondamentale sotto due aspetti. Da un lato potrebbe dare a molte realtà della zona la possibilità di ampliare ed incrementare la propria attività, dall’altro farebbe conoscere un territorio stupendo anche dal punto di vista turistico”.


NEWS, EVENTI, APPUNTAMENTI ASSISTENZA LEGALE CNA VICENZA, nell’intento di ricercare la miglior soluzione possibile per le imprese associate ed ottimizzare prestazioni e servizi, ha recentemente inserito nella propria rete di consulenti esterni accreditati lo studio legale Peron Cera e soci s.t.p., con sede in Torri di Quartesolo, Via Brescia 31/A. Pertanto, gli appuntamenti con gli Avvocati Stefano Peron e Nicola Cera potranno essere concordati con la segreteria di CNA Vicenza, tel. 0444.569900. NOMINE Giacomo Pilastro, Presidente CNA di Thiene, è stato nominato Presidente di ECIPA Veneto, Ente di Formazione e sviluppo del sistema CNA Regionale. È la prima volta che questo importante incarico viene assegnato ad un vicentino. La collega Cinzia Fabris, presidente della CNA di Schio e del Comitato Impresa Donna CNA Regionale, è ora Componente della Commissione per le Pari Opportunità della Regione Veneto, nominata dall’Assessore Coppola lo scorso mese di settembre. Ad entrambi i nostri rappresentanti, vanno i complimenti e gli auguri per questi importanti incarichi a livello regionale.

VICENZA È VI–CINA Le eccellenze del nostro territorio attirano spettatori di spessore. Una delegazione cinese proveniente dalla provincia di Liaoning è stata accolta nella sede di CNA Vicenza dal Direttore Paolo Monaco, dal Presidente degli orafi Arduino Zappaterra, dal Presidente dell’Unione Comunicazione e Terziario avanzato Sergio Carrara e da Sara Reniero, Presidente dell’Unione Alimentare. Gli amministratori e gli imprenditori cinesi in visita nel territorio vicentino per conoscere le eccellenze che lo contraddistinguono, si sono dimostrati incredibilmente interessati al settore orafo e a quello alimentare. Gli imprenditori cinesi hanno proposto di ricambiare l’invito accogliendo una delegazione di aziende del sistema CNA, interessate a trovare partnership ed occasioni di business con le imprese locali.

POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA: obbligo di attivazione entro il 28 novembre per le società La Posta Elettronica Certificata è un tipo speciale di e-mail che consente di inviare/ricevere messaggi di testo e allegati con lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento. La PEC fa risparmiare tempo e denaro, perché permette di scambiare documenti con valore legale, evitando sia di recarsi personalmente agli uffici, sia di spedire raccomandate postali. È per questo che la PEC è uno degli strumenti chiave per digitalizzare il lavoro. Legalmail è accessibile via web attraverso canale sicuro e utilizzabile mediante i più diffusi client di posta. Ricordiamo che In base all’art. 16, comma 6, del D.L. 185/2008, le società già costituite alla data di entrata in vigore del suddetto decreto legge sono tenute a comunicare al Registro delle Imprese il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (P.E.C.). Quando usare la PEC: - Nella consegna di documenti ed Enti e Pubbliche Amministrazioni - Gestione di gare di appalto - Inoltro di circolari e direttive - Convocazioni di Consigli e Giunte - Gestione di comunicazioni ufficiali all’interno di organizzazioni e imprese complesse - Comunicazioni contratti di servizio e fornitura: amministrativo, commerciale - Spedizione fatture - Invio paghe e stipendi - Convocazioni assemblee - Per ricevere i certificati di malattia dei dipendenti IDEE PER IL NUOVO ARTIGIANO CNA VICENZA, LUNEDÌ 7 NOVEMBRE, ORE 20,30 FELICI E SFRUTTATI: IL FUTURO DEL LAVORO NELL’ERA INTERNET 2.0 Ne parliamo con l’autore CARLO FORMENTI, giornalista e docente universitario di Scienza della Comunicazione Interviene: FRANCESCA VALENTE, Social Media Manager Modera: LUCA ROMANO, Direttore Local Area Network, Padova Introduce: SILVANO SCANDIAN, Presidente di CNA Vicenza L’autore presenta una tesi radicale: Internet non ha “ammorbidito” il capitalismo; ne ha al contrario esaltato la capacità di cavalcare l’innovazione per sfruttare la creatività e il lavoro umani.

CONVENZIONE “TELESERENITÀ DI THIENE” È stata firmata, nel mese di Settembre, una convenzione con Teleserenità di Thiene per quanto riguarda tutti i servizi socio assistenziali che possono interessare le famiglie dei soci di CNA Vicenza. Questi servizi, come ben specificato nella convenzione, sono rivolti ad anziani, malati e disabili come assistenza domiciliare e ospedaliera, veglie notturne e aiuto ai pasti, 24 ore su 24, sette giorni su sette a prezzi agevolati: “Teleserenità”, Coop. Soc. “Qui Per Te” sita in Thiene Via Rovereto, 14. Per appuntamenti o informazioni tel. 0445-360302, dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00, oppure presso le sedi CNA.

NUOVA SEDE PER LA CNA DI BASSANO La CNA di Bassano cambia casa. Già dalla fine del mese di ottobre i nostri uffici si trasferiranno nel nuovo centro direzionale di Via Cristoforo Colombo, al civico 102. La nuova sede consentirà di raddoppiare gli spazi disponibili ad uso ufficio ed oltretutto dispone di una sala riunioni a norma, dove sarà possibile organizzare corsi di formazione e riunioni. I numeri di telefono e recapiti e-mail degli uffici non verranno modificati. Per le date esatte del trasloco, vi rimandiamo comunque a comunicazioni dirette da parte degli uffici locali.


PILLON SRL PREMIATA IN SLOVENIA

CONVENZIONE “FINANZA & FUTURO”

La Pillon Srl di Breganze, una delle aziende più dinamiche ed innovative della nostra provincia, con una storia di oltre mezzo secolo alle spalle, ha recentemente ricevuto un importante riconoscimento internazionale. Alla Fiera Internazionale AGRA di Gornja Radgona (Slovenia) è stato infatti assegnato il 1° premio per l’innovazione alla nuova serie di macchine per la raccolta livellante MINI, per gli elevati standard di qualità e sicurezza nel settore macchine per raccolta frutta. La commissione, viste le prestazioni tecniche e le speciali applicazioni per la sicurezza degli operatori, ha premiato a pieni voti la macchina semovente modello L142 con la medaglia d’oro, riconoscendo la Pillon Srl come leader nel settore. Il titolare della ditta, Giuseppe Pillon, Presidente dell’Unione Meccanica di CNA Vicenza ha dichiarato: “Condividiamo volentieri con la CNA di Vicenza la soddisfazione per questo prestigioso riconoscimento che avvalora il coraggio, l’impegno e l’elevata professionalità che contraddistinguono il nostro operare.”

Si ricorda che gli associati a CNA Vicenza interessati a valutazioni circa investimenti ed opportunità di salvaguardia del proprio patrimonio, anche personale, possono ricevere una consulenza professionale gratuita e consigli da parte dell’agente vicentina di Finanza & Futuro Banca, dr.ssa Maria Gabriella Padovan. Finanza & Futuro, appartenente al Gruppo “Deutsche Bank”, ha di fatto la possibilità di collocare ogni prodotto finanziario facente capo a tutte le principali case di investimento mondiali, con commissioni di particolare favore e con la possibilità di gestire in esclusiva prodotti assicurativi e di risparmio a condizioni estremamente interessanti. La dr.ssa Padovan è presente ogni ultimo mercoledì del mese in orario 15,30-17,30 presso gli uffici della CNA Provinciale (Via Zampieri 19, Vicenza) su appuntamento da concordarsi direttamente con la segreteria di CNA (tel 0444/569900). I prossimi appuntamenti sono dunque in data 26 ottobre e 30 novembre.

pe r co str uir e in

ARTIGIANI E PICCOLE IMPRESE

bio ed iliz ia

www.cnavicenza.it

Questo è un omaggio di Cna dealer per questo progetto: /

0445.300510 www.advcarrara.it


Confederazione Nazionale dell’Artigianato Piccola e Media Impresa

e della

Provincia di Vicenza

GALVAUTO

SCHIO Via Lago Trasimeno Zona Campo Romano Tel. 0445 502311

A.A.V.

VICENZA Viale San Lazzaro, 15 - Tel. 0444 563101 r.a. ARZIGNANO Viale Olimpica, 12 - Tel. 0444 452769

CONDIZIONI SPECIALI PER GLI ASSOCIATI CNA/CARTA SERVIZIPIÙ APPLICABILI ANCHE AI NEO ISCRITTI

AUTOBASSANO ROSÀ Via Borgo Tocchi, 9 Tel. 0424 585848

ENNEA | Il magazine del Nuovo Artigiano 03/2011  

CNA Vicenza Dove andiamo?

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you