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IL MAGAZINE DEL NUOVO ARTIGIANO

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Impresa Artigiana & P.M.I.- ANNO VIII N° n.13 del 2011 - Poste Italiane s.p.a. - Sped.abb.post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46), art. 1 comma 1, DCB Po

SPERIAMO CHE SIA FEMMINA LO SVILUPPO E’ ROSA. NEL BIENNIO NERO D DELLA CRISI LA VOGLIA D’IMPRESA NON È CE CESSATA, GRAZIE ALL’INTRAPRENDENZA E AL CO CORAGGIO DELLE DONNE. PER OGNI IMPRESA CH CHIUSA PER LA RECESSIONE, NE SONO NATE D DUE A GESTIONE FEMMINILE.

ALL’INTERNO: La rivoluzione fiscale che sarà Intervista a Enrico Letta Intervento di Paolo Gubitta sull’intraprendere al femminile


EDITORIALE SILVANO SCANDIAN

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SE VOGLIAMO UN FUTURO

VIVIAMO UNA PREOCCUPANTE FASE DI STALLO. QUASI DI RASSEGNAZIONE CHE FA DELL’ITALIA LA RUOTA PIÙ DEBOLE DI UN’EUROPA, ANCH’ESSA, IN UNA FASE DI DECLINO EVIDENTE. EPPURE CI OSTINIAMO A NON VOLER SCOMMETTERE SULLA PIÙ GRANDE FONTE DI INNOVAZIONE CHE HA OGNI PAESE: LA GIOVINEZZA. FACENDO DIVENTARE VERO IL TEOREMA CHE UN PAESE CHE NON INVESTE SUI PROPRI GIOVANI È UN PAESE SENZA FUTURO. Uno degli aspetti più problematici e preoccupanti che ha portato con sé la crisi è quello della disoccupazione, che è tornata su percentuali prossime al 20%, con punte quasi del doppio se si guarda ai giovani. Esiste una correlazione tra crisi e disoccupazione giovanile? Quali possono essere le misure utili a contenere questo fenomeno? Domande su cui illustri economisti si stanno confrontando da mesi e su cui, pare, non desideriamo intervenire, se non per porci alcune questioni in quanto piccoli imprenditori e artigiani, da sempre attenti alle condizioni dei nostri dipendenti.

SILVANO SCANDIAN PRESIDENTE CNA VICENZA

La tendenza in atto nel mondo dell’istruzione, spesso condizionata da aspettative irrealistiche degli stessi genitori, è quella di spingere i nostri giovani verso percorsi di studio connessi primariamente al lavoro intellettuale ed in particolare all’economia “immateriale”. Del resto, nelle statistiche comunitarie, l’Italia continua ad essere negli ultimi posti in relazione alla percentuale di laureati sulla popolazione attiva. Parallelamente, si registrano continui appelli da parte delle nostre imprese alla ricerca di tecnici specializzati, nuove competenze artigianali con forti capacità legate alla manualità e al lavoro di precisione. Questo paradosso porta inevitabilmente a riflessioni e conclusioni che dovrebbero essere condivise anche da chi, per le responsabilità di Governo del sistema e di indirizzo delle scelte dei nostri giovani, può incidere su un ribaltamento ed un recupero delle percentuali sopra citate. Questa incomunicabilità tra materie scientifiche e istituti tecnici professionalizzanti è ormai anacronistica ed ingiustificata. Anzi, sta emergendo una richiesta di flessibilità e di varietà di formazione che potrebbe portare anche a valutare percorsi di studio ibridi per arrivare a creare figure professionali in grado sia di seguire progetti complessi nelle fasi di ideazione sia di essere in grado di realizzare materialmente tali opere, o quantomeno di saperlo teoricamente fare! E’ vero che la normativa sull’apprendistato è stata recentemente rivista, per renderla ancora più flessibile e rispondente alle esigenze delle aziende, ma in realtà mi riferisco a concetti ancora diversi, dove il punto di vista sull’utilità del percorso di studi sia quello del giovane allievo prima ancora che quello dell’impresa che lo assumerà. La Società sta diventando del resto sempre più complessa ed interconnessa, e con essa anche il mondo del lavoro sta cambian-

do. E’ difficile pensare che le competenze richieste ai nostri giovani in contesti tanto turbolenti e variabili, possano essere le stesse che i percorsi di studio tradizionali proponevano anche solo fino a un decennio fa. La fantasia del legislatore e la concretezza dei presidi di facoltà, in questo contesto, devono poter fare massa critica comune per farsi tramite delle esigenze delle imprese e della vocazione dei nostri giovani, inventando percorsi misti e possibilità di contaminazioni che consentano di creare figure in grado di sviluppare carriere dove l’aspetto dell’ideazione progettuale e della creazione di strategie possa accompagnarsi a momenti in cui invece dedicarsi alla realizzazione artigianale concreta, alla liberazione dello spirito creativo e alla valorizzazione in definitiva di tutto ciò che nel mondo è conosciuto ed apprezzato come “made in Italy”. Forse questo è solo un sogno, l’utopia di un progetto irrealizzabile. Quello che è certo è che oggi il nostro Paese vive una preoccupante fase di stallo e quasi di rassegnazione che ne fa la ruota più debole di una Europa anch’essa in una fase di declino evidente. Qualcuno prima di me, e più importante di me, aveva già detto che un Paese che non investe sui propri giovani è un Paese senza futuro. Ciò è tanto più vero oggi: scuola e formazione, ricerca e sviluppo, innovazione e creatività sono i terreni su cui è impossibile non scommettere, tanto più in periodi di crisi e difficoltà come questo, in maniera da essere pronti a cogliere la ripresa, se e quando arriverà, con gli strumenti più adatti e con le professionalità più flessibili. La strada è difficile e forse impopolare. Di certo oggi, parafrasando il titolo del famoso e pluripremiato film, l’Italia non è un Paese per giovani. Né sembra volerlo diventare.


EDITORIALI

SOMMARIO ENNEA Il magazine del Nuovo Artigiano

3_ Se vogliamo un futuro - Silvano Scandian 6_ Squilibrio di genere, autogoal nella partita sviluppo - Anna Dall’Alba 7_ Non è un sogno, è un diritto costituzionale - Alessandra Moretti

PERIODICO DI CNA VICENZA SRL

ATTUALITÀ

via G. Zampieri, 19 - 36100 Vicenza tel. 0444.569900 - fax 0444.961628 cna@cnavicenza.it www.cnavicenza.it Distribuzione gratuita PROGETTO GRAFICO / COORDINAMENTO EDITORIALE / REDAZIONE

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Riforma fiscale:un fermo immagine lungo 17 anni - J. Canever

10_ La B-Revolution e la tremontiana resistenza - J. Canever 12_ Letta: è una questione di sviluppo - J. Canever

www.agenziamedialab.com CAPO REDATTORE:

COPERTINA

Roberta Paolini HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO:

J. Canever Anna Dall’Alba Paolo Gubitta Alessandra Moretti Nicola Rigobello Silvano Scandian Francesca Valente Jacopo Vencato

14_ Speriamo che sia femmina - Roberta Paolini 16_ Donna: un’impresa di valore - Paolo Gubitta 18_ Cara Daniela facciamo la R.ete 20_ L’anima e il telaio - Roberta Paolini

UFFICIO STAMPA CNA VICENZA

SPECIALE

Luca Andolfatto Renato Dalla Vecchia Luciano Dal Lago Sergio Mantello

22_ FuoriSalone Vicenza-Milano In viaggio col nuovo artigiano - a cura di Jacopo Vencato

NUOVI TREND

IMMAGINI: FOTOGRAFI CNA VICENZA

24_ Hey impresa, ma quanto sei social! - Francesca Valente e Roberta Paolini

INFORMATIVA AI SENSI DEL DECRETO LEGISLATIVO N. 196 DEL 30/06/2003. Spettabile Impresa, il D. Lgs. n. 196 del 30/06/2003, “CODICE IN MATERIA DI PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI”, all’art. 13 impone l’obbligo di informare l’interessato sugli elementi fondamentali del trattamento. Per quanto attiene alla scrivente vi si adempie compiutamente informandoLa che: 1) i dati sono stati raccolti per inviarle del materiale che pubblicizza la nostra associazione e per promuovere l’attività; 2) in relazione alle summenzionate finalità, il trattamento dei dati personali avviene mediante strumenti cartacei ed informatici in modo da garantirLe la sicurezza e la riservatezza dei dati, nonché la piena osservanza della Legge; 3) la presente informativa è resa per i dati raccolti da pubblici registri, elenchi; 4) contro le sopra indicate finalità di utilizzo dei dati può esercitare i diritti di cui all’art. 7 della Legge; 5) i diritti che Le competono sono quelli previsti dall’art. 7 della Legge ed in particolare: di conoscere, in ogni momento, quali sono i Suoi dati presso noi e come essi vengono utilizzati; di farli aggiornare, integrare, rettificare o cancellare, chiederne il blocco ed opporsi al loro trattamento; 6) titolare del trattamento è CNA Vicenza srl, corrente in Vicenza, via Zampieri, n. 19, Vicenza, Agosto 2010

LETTURE

Contiene I.P.

ECO DI CITTÀ

Impresa Artigiana & P.M.I. Periodico della CNA Aut. Tribunale di Prato n° 6 del 25/6/04 Dir. Resp.: B.Lisei Red. e Amm.: Media srl, Via Lombarda 72, Comeana Tel. 055 8716801 Stampa: Rindi

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26_ Che bello essere verdi e snelli - Nicola Rigobello

27_ Umanesimo imprenditoriale

28_ Thiene, innovatori ma ancora troppo piccoli


EDITORIALE ANNA DALL’ALBA

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SQUILIBRIO DI GENERE AUTOGOAL NELLA PARTITA SVILUPPO

di Anna Dall’Alba

“LE DONNE SONO VENUTE IN ECCELLENZA DI CIASCUN’ARTE OVE HANNO POSTO CURA” (LUDOVICO ARIOSTO)

Le disuguaglianze di genere portano nella nostra economia, nella nostra società, nella nostra cultura una delle tre maggiori instabilità che inducono molteplici conseguenze negative per il benessere delle famiglie e la crescita economica. Si tratta dei cosiddetti squilibri delle tre “G”: di genere (donne), generazionale (giovani) e geografico (sud). Queste differenze molto spesso hanno effetti rafforzativi una sull’altra. Tutto questo riguarda certamente tante singole persone. E sarebbe ugualmente molto grave. Ma la questione di cui non siamo del tutto consapevoli è che lo squilibrio di genere non è un affare dei singoli e del loro privato. E’ un affare che riguarda il Paese nella sua interezza. Un affare su cui il Paese gioca la partita dello sviluppo. E’ proprio questo il nodo cruciale, che riguarda noi come donne, come imprenditrici, come organizzazione della rappresentanza. Premesso ciò mi piace pensare ad un modello di donna imprenditrice che si sgancia dai soliti cliché che ci hanno e che ci siamo cucite addosso. Proprio per questo motivo il Comitato Impresa Donna di CNA Vicenza ha fatto dei percorsi di crescita e vuole proporsi con una formula rinnovata. Abbiamo dato inizio ad un ciclo di incontri con donne della politica locale che ci rappresentano a livello nazionale. Con la partecipazione attiva dell’On. Daniela Sbrollini, particolarmente disponibi-

ANNA DALL’ALBA PRESIDENTE CNA IMPRESA DONNA VICENZA

le e che ha dimostrato di conoscere e comprendere la nostra realtà, abbiamo predisposto una bozza di proposta di Legge che parla di misure a sostegno della creazione e del potenziamento delle imprese femminili; con un articolo che renda meno difficoltoso l’accesso al credito delle imprese al femminile e con l’intento di dare alle imprese gestite da donne delle semplificazioni soprattutto riguardo ai requisiti per noi troppo spesso limitanti. Seguiranno anche gli incontri con le altre rappresentanti dei diversi schieramenti per la condivisione e la richiesta di appoggio a supporto di tale proposta di Legge. Al di là degli aspetti più istituzionali, abbiamo ritenuto che fosse importante pensare anche ad altre attività, più originali e inconsuete. Abbiamo pensato, ad esempio, a corsi di difesa personale e all’organizzazione di esperienze sportive da fare assieme: rafforzare la dimensione del gruppo è fondamentale all’interno di un’associazione come CNA. Abbiamo poi progettato incontri aperti ad altre categorie come i componenti del Gruppo Giovani Imprenditori. Infine sono strati progettati seminari di formazione per chi è impegnato in cariche elettive perché riteniamo che fare formazione sia il primo dovere per un Comitato come il nostro: dare supporto e crescita al pensiero e insegnare ad esporlo in modo appropriato è un aiuto fondamentale per chi deve, ogni giorno, confrontarsi con la gestione dei processi decisionali.


EDITORIALE ALESSANDRA MORETTI

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NON E’ UN SOGNO E’ UN DIRITTO COSTITUZIONALE ALESSANDRA MORETTI, VICESINDACO E ASSESSORE ALL’ISTRUZIONE E ALLE POLITICHE GIOVANILI DEL COMUNE DI VICENZA, LANCIA IL SUO J’ACCUSE. I COMUNI E LE LORO FINANZE ALL’OSSO FANNO I SUPPLENTI DI UN PAESE ASSENTE IN QUANTO A POLITICHE DI SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA. A PAGARE SONO SOPRATTUTTO LE DONNE, QUELLE CHE OLTRE A FARE LE MAMME ASPIRANO ANCHE AL LAVORO, SOTTOPAGATE ANCHE SE SUPER ISTRUITE E COSTRETTE MAGARI ALLE DIMISSIONI IN BIANCO. MA COSÌ SI DISATTENDE UN PRINCIPIO COSTITUZIONALE E FONDANTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA. IL DIRITTO AL LAVORO E LE CONDIZIONI CHE LO RENDANO EFFETTIVO. Quando affronto il tema del lavoro, non posso non richiamare il combinato disposto degli articoli 1 e 4 della nostra Carta Costituzionale che dichiarano rispettivamente che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. In realtà, oggi le condizioni del lavoro e dell’occupazione sono ben lontane dal rendere effettivamente realizzati i due principi fondamentali che appaiono, insieme a quelli che affermano i diritti di uguaglianza e di pari opportunità, del tutto disattesi nel nostro Paese. Infatti, la drammatica denuncia dell’ultimo rapporto annuale ISTAT conferma non solo che il 18% dei giovani italiani abbandona la scuola dopo l’obbligo, ma che per la prima volta l’istruzione, la formazione e le competenze non costituiscono più una chance: diminuiscono infatti i lavori intellettuali ed aumentano le occupazioni poco qualificate. Le donne sono quelle che pagano maggiormente le conseguenze della crisi economica e del lavoro, andando spesso a ricoprire ruoli al di sotto delle proprie specializzazioni. Se in Italia il tasso di occupazione femminile è di appena il 30,6% a livello nazionale, nel nord Europa risulta occupato il 70,9% delle donne di età compresa fra i 25 e i 34 anni e il 73% delle laureate. Peggiora inoltre la qualità del lavoro e permane il fenomeno della disparità di trattamento salariale rispetto ai colleghi uomini. Tutto questo in un contesto dove il welfare non esiste e gli ammortizzatori sociali sono costituiti dai nonni che oltre a provvedere

a fare i baby sitter per i nipotini, aiutano i figli ad acquistare la prima casa, erodendo così il risparmio di una vita. Il calo vistoso di fertilità e di natalità ci caratterizza in Europa come un Paese a crescita zero proprio per ragioni economiche legate all’assenza di condizioni di lavoro e di salario soddisfacenti. Del resto, 800.000 sono le donne che hanno dichiarato di essere state costrette a lasciare il lavoro dopo la nascita del primo figlio, perché licenziate o messe nelle condizioni di dimettersi, magari firmando al momento dell’assunzione le “dimissioni in bianco”. Credo dunque necessario e doveroso, da parte di chi ha responsabilità di governo, di cambiare passo sui temi del lavoro, della scuola e dei servizi alle famiglie, investendo maggiori risorse proprio laddove carenti sono gli aiuti concreti che facilitano la conciliazione dei tempi di vita e di cura con quelli del lavoro. Si tratta di fare delle scelte coraggiose che spesso vengono compiute dai Comuni, quali enti territoriali più vicini ai bisogni reali, attraverso azioni positive (vedi la valorizzazione delle scuole di quartiere, il nuovo centro per la documentazione pedagogica e la didattica laboratoriale, le biblioteche scolastiche aperte al quartiere, la maggiore flessibilità negli orari di apertura

delle scuole dell’infanzia comunali), che mirano a incrementare i luoghi del sapere, della socializzazione e della crescita culturale anche nel tempo extrascolastico. AVV. ALESSANDRA MORETTI VICESINDACO E ASSESSORE ALL’ISTRUZIONE E ALLE POLITICHE GIOVANILI


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RIFORMA FISCALE: UN FERMO IMMAGINE LUNGO 17 ANNI

di J. Canever

OLTRE LE STRATEGIE E IL MARKETING AD USO ELETTORALE, LA RIFORMA FISCALE È UN’URGENZA NON PIÙ PROCRASTINABILE PER IL PAESE. L’ISTAT HA CENSITO 107 FORME DI IMPOSTA, 73 DELLE QUALI ATTUALMENTE VIGENTI. UNA SPIRALE PERVERSA DI TASSE, CONTRIBUZIONI, TRATTENUTE, ADDIZIONALI, BALZELLI, PEDAGGI DI OGNI ORDINE E GRADO CHE GENERANO UNA BUROCRAZIA MOSTRO. UN LEVIATANO CHE VALE 70 MILIARDI DI EURO, CON UN’INCIDENZA COMPLESSIVA SU FAMIGLIE E ATTIVITÀ PRODUTTIVE PARI AL 4,5% DEL PIL. LE ORIGINI Correva l’anno 1994. Baggio sbagliava il rigore in finale contro il Brasile, Nelson Mandela veniva eletto presidente del Sudafrica, Frank Sinatra cantava per l’ultima volta dal vivo davanti 100.000 persone a Tokyo. In quello stesso anno Silvio Berlusconi annunciava la sua discesa in campo, promettendo una rivoluzionaria riforma fiscale. La prima proposta, in campagna elettorale, prevedeva un’aliquota secca al 33% per tutti (la famosa flat tax). Grande teorizzatore dell’aliquota unica era l’economista ultraliberista Antonio Martino, tra i fondatori di Forza Italia e fidatissimo (all’epoca) consigliere del premier. Ma Berlusconi, una volta eletto, indica Giulio Tremonti come ministro dell’Economia: si inizia a parlare per la prima volta di una riforma fiscale basata su due aliquote secche, una al 23% e l’altra al 33%. Ma la vita di quel governo (sei mesi) fu troppo breve anche solo per iniziare a discutere della riforma. OGGI Anno 2011. Lancio dell’agenzia ANSA: “Faremo ripartire l’azione di governo con una grande e innovativa riforma del fisco: semplificheremo il sistema portandolo a due sole aliquote, una al 23% e l’altra al 33%”. Così si esprimeva il presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlu-

sconi, nella conferenza stampa successiva al deludente risultato della maggioranza governativa alle elezioni amministrative. La stessa identica proposta di Tremonti diciassette anni prima. Ma nel frattempo, cos’è accaduto? 1994-2011: COS’E’ SUCCESSO NEGLI ULTIMI 17 ANNI La pressione fiscale in Italia nel 1994 era pari al 40,7% del Pil del nostro Paese, nel 2009 è arrivato alla cifra record del 43,5%. Perché? La principale ragione è quella citata meno di frequente: la disarticolazione tra i vari livelli e la scarsa coerenza con il quale il sistema è stato costruito negli anni. Il sistema fiscale italiano risale al 1971 e da allora non ha mai visto una riforma complessiva. Destra e Sinistra dal 1994 in poi hanno introdotto e cancellato tasse senza badare all’economia complessiva dell’ordinamento. L’ISTAT ha censito 107 forme di imposta nel nostro Paese, 73 delle quali attualmente vigenti. Il risultato è che la burocrazia arriva a pesare in Italia per circa 70 miliardi di euro, con un’incidenza complessiva su famiglie e attività produttive pari al 4,5% del PIL. Una spesa enorme, soprattutto se si guarda al dato pro-capite: ogni anno i costi della macchina burocratica ammontano a 1.200 euro

a cittadino tra timbri, comunicazioni, autorizzazioni e certificati. Una riforma fiscale è quindi quanto mai necessaria: il primo grande obiettivo da porsi è quello di coordinare e rendere efficiente il sistema. Mettere ordine tra Stato centrale ed enti locali, tra tasse sulle persone e tasse sulle rendite, tra tasse sul lavoro e contributi previdenziali. Le due aliquote intese come panacea di tutti i mali, di cui Berlusconi parla di nuovo, sembrano più un escamotage elettorale. C’erano nel programma di Forza Italia nel 1994, erano uno degli articoli del Contratto con gli italiani firmato davanti a Bruno Vespa nel 2001, le rilancia oggi dopo la sconfitta alle elezioni amministrative. Senza entrare nel merito della proposta (si tratterebbe di eliminare il criterio di progressività della tassazione, quando gran parte del mondo sviluppato va nella direzione opposta) la modifica delle aliquote sarebbe possibile solo dopo una profonda modifica della filosofia alla base del sistema, pena il collasso della finanza pubblica (e questo Tremonti, ben più cauto di Berlusconi, lo sa bene). Fonti interne al Ministero dell’Economia sostengono che il lavoro della Commissione per la riforma fiscale stia giungendo alla conclusione. Sono passati 17 anni dall’inizio del film: è tempo che chi ha in mano il telecomando prema il tasto play.


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LA B-REVOLUTION E LA TREMONTIANA RESISTENZA di J. Canever


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AD ATTENDERE IL MINISTRO DELL’ECONOMIA UN ARDUO COMPITO. TRA LE PROMESSE DEL PREMIER E LA REALTA’ DEL PAESE. PER PUNTI LA NUOVA (VECCHIA) B-REVOLUTION FISCALE. E TRE DATI: IN ITALIA L’EVASIONE FISCALE E’ IL 17% DEL PIL, IL PESO DELLE TASSE SUGLI UTILI D’AZIENDA È AL 68,6 %, LA PRESSIONE FISCALE REALE SUI REDDITI SOPRA I 75MILA EURO È SUPERIORE AL 50%. PIÙ CHE DI RIFORMA SI DOVREBBE PARLARE DI RIVOLUZIONE FISCALE.

Al primo punto “dell’agenda politica c’è la riforma del fisco”. Silvio Berlusconi non ha dubbi: l’unico modo per rilanciare l’azione di governo è approvare entro pochi mesi la riforma fiscale, cavallo di battaglia del Cavaliere sin dalla sua discesa in campo. C’è però un ostacolo tra il presidente del Consiglio e il suo obiettivo principe. Un impaccio che sta a Roma, in via XX Settembre, e risponde al nome di Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia, pur convinto della necessità di mettere mano al sistema, è molto cauto. Nei giorni scorsi ha più volte ripetuto che “la riforma non può essere fatta creando deficit” e che il sistema deve essere portato a “tre aliquote e cinque imposte“. Posizione differente, quindi, da quella del premier. Nel frattempo, i lavori dei tavoli consultivi per la riforma istituiti al ministero con categorie, associazioni, sindacati e parti sociali si dirigono verso la conclusione. “I tavoli istituiti dal Ministro Tremonti si stanno chiudendo proprio in questa settimana - conferma Claudio Carpentieri, responsabile dell’Ufficio Politiche Fiscali di CNA - L’obiettivo dei tavoli era però solamente quello di analizzare le modalità per trovare le risorse necessarie per finanziare la riforma fiscale, secondo le direttive date dal Governo. In questi tavoli non si è mai parlato di utilizzi delle risorse o del contenuto della riforma. Di quest’ultima si sa solo che dovrebbe essere legata ai tre famosi slogan: dal complesso al semplice, dal centro alla periferia (federalismo fiscale), dalle persone alle cose”. Dal complesso al semplice. Proprio in quest’ottica, Berlusconi ha recentemente rilanciato la proposta delle due aliquote uniche, una al 23% e l’altra al 33%, già presente nel programma di governo con cui vinse le elezioni nel 1994. Gelida l’accoglienza di Tremonti, che si è rifiutato di commentare l’affermazione del premier e che lo ha successivamente corretto, parlando di tre aliquote invece di due. “Il tempo delle promesse è finito, occorre

passare ai fatti - sostiene Claudio Carpentieri - L’ipotesi di passare alle due aliquote del 23% , per i redditi inferiori a 100 mila euro, e del 33% per quelli superiori, è una promessa fatta nel 1994 e formalizzata in una legge delega del 2003 che, con tutta evidenza, non è mai stata attuata. Da allora sono passati 8 anni, di cui 6 anni di Governo dell’attuale maggioranza e non abbiamo ancora visto nulla”. Per inciso, Berlusconi non ha chiarito dove si dovrebbero reperire i fondi (stimati fra i venti e i trenta miliardi di euro) per finanziare una così radicale modifica al sistema fiscale. Dal centro alla periferia. Rete Imprese Italia, di cui CNA fa parte, è stata la prima voce autorevole ad essersi levata contro il profilo che il federalismo fiscale sta assumendo, dopo l’approvazione dei primi decreti attuativi. “Il nuovo fisco municipale, così com’è strutturato, porterà sicuramente maggiori tasse per le imprese, in particolare per quelle personali - spiega Carpentieri - L’impalcatura generale del decreto sul fisco municipale prevede l’introduzione di nuovi tributi, solo in minima parte compensati dalla riduzione dei tributi statali. A livello erariale, infatti, viene cancellata solamente l’IRPEF sulla rendita emergente dalla detenzione delle seconde case o, in alternativa, viene ridotta l’IRPEF sugli affitti di abitazioni attraverso la cedolare secca. Poca cosa se paragonata al possibile incremento dell’addizionale comunale all’IRPEF, autorizzata proprio dallo stesso decreto sul fisco municipale, ed alla nuova IMU, che può arrivare fino al 10,6 per mille. Il federalismo fiscale non può diventare uno strumento per aumentare le risorse tributarie agli enti locali. Al contrario, dovrebbe spingere le amministrazioni locali ad una maggiore responsabilizzazione nella gestione della cosa pubblica. Raggiunto questo obbiettivo, la riduzione della pressione fiscale locale verrà da sè”.

Dalle persone alle cose. Pare che le idee di Tremonti sulla riforma siano legate ad un alleggerimento del carico su lavoratori e imprese e ad un innalzamento delle aliquote IVA. Un’idea che ha naturalmente messo in agitazione il mondo del commercio e del consumo, spaventati dalle conseguenze della riforma. “Per dare una valutazione concreta occorre valutare la proposta che ancora non c’è - continua Claudio Carpentieri - Tuttavia, il passaggio dalla tassazione dei redditi all’aumento delle imposte sui consumi, oltre a creare delle spinte inflazionistiche che in una fase di ripresa dell’economia sarebbero sicuramente da evitare, potrebbe rivelarsi iniqua. Il reddito della persona fisica, può essere consumato immediatamente oppure risparmiato. Detassare il reddito significa detassare sia il risparmio che i consumi delle famiglie. Ma se le risorse necessarie per finanziare la riduzione della pressione fiscale sul reddito sono recuperate esclusivamente dall’incremento della pressione fiscale sui consumi, allora si viene a creare una redistribuzione del reddito a svantaggio di chi destina quasi tutto il reddito ai consumi”. E’ un compito difficile, quello che attende il ministro Tremonti. In un Paese refrattario per natura alle riforme e ai cambiamenti, mettere mano alla riforma del fisco è un’avventura che non si augura a nessuno. Siamo in presenza però di dati che parlano chiaro e che impongono una riflessione. Nel nostro Paese l’evasione fiscale è pari a 275 miliardi (il 17% del nostro PIL), il peso delle tasse sugli utili d’azienda è pari al 68,6 %, la pressione fiscale reale sui redditi sopra i 75000 euro l’anno è superiore al 50%. Numeri che non serve nemmeno commentare e che descrivono una situazione non più sostenibile. Al punto che, forse, più che di riforma si dovrebbe parlare della necessità di una rivoluzione fiscale. Sotto ogni profilo: dell’equità delle imposizioni, delle efficienze nei controlli, della semplicità del sistema.


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LETTA:

E’ UNA QUESTIONE DI SVILUPPO di J.Canever

Messaggio pubblicitario. Prima dell'adesione leggere attentamente le condizioni contrattuali e il materiale informativo disponibili presso gli uffici dei Promotori Finanziari di Finanza & Futuro Banca e sul sito www.finanzaefuturo.it

ENRICO LETTA, VICESEGRETARIO PD, EX MINISTRO DELL’INDUSTRIA E SOTTOSEGRETARIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, PARLA DELLA RIFORMA FISCALE VISTA DALL’ANGOLATURA DELL’OPPOSIZIONE. TRE OPZIONI: LOTTA ALL’EVASIONE, TASSAZIONI DELLE RENDITE FINANZIARIE (ESCLUSI TITOLI DI STATO) E UNA POLITICA INDUSTRIALE SELETTIVA CHE INCENTIVI CHI PRODUCE SVILUPPO.

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ATTUALITÀ

13 Berlusconi ha recentemente rilanciato la proposta delle due aliquote, una al 23% e l’altra al 33%. Qual è la sua valutazione sul merito della proposta? È la solita réclame berlusconiana, anche stavolta priva di alcuna possibilità di attuazione. Peraltro, la proposta, modulata sul modello fiscale anglosassone, non è recente: risale al 1994, alla sua discesa in campo. Che lui la riproponga oggi – dopo aver governato complessivamente per circa 10 anni, anche in coincidenza di cicli economici positivi e senza mai dar seguito alle sue promesse – la dice lunga sulla fattibilità di questa sortita. La cruda realtà è che nel 2010 abbiamo toccato il record assoluto della pressione fiscale della nostra storia, superando addirittura il ‘97, anno dell’eurotassa. Detto questo, un fatto è certo: la pressione fiscale sulle persone fisiche nel nostro Paese è sproporzionata. Lo confermano tutti gli indicatori e tutti i termini di raffronto con il resto dell’Europa: l’incidenza sulle entrate totali dello Stato della voce Irpef è mediamente di 3 punti superiore alle comparabili voci di Paesi nostri competitor quali Germania e Francia. Ciò si traduce in un carico eccessivo di imposizione sul lavoro che diventa di fatto una zavorra, anche in termini di mobilità sociale. Infine, il quadro generale: la propo-

sta delle 2 aliquote fiscali allo stato attuale delle condizioni macroeconomiche e di bilancio pubblico è, nei fatti, semplicemente irrealizzabile. Berlusconi lo sa benissimo, ma si guarda bene dal riconoscerlo di fronte al Paese. Quali sono i tre punti fermi dai quali si dovrebbe partire per riorganizzare il nostro sistema impositivo? Da quanto apprendiamo dai media, pare che le idee di Tremonti sulla riforma siano legate ad un alleggerimento del carico su lavoratori e imprese e ad un innalzamento delle aliquote IVA. Questi rumors hanno indotto, a mio parere legittimamente, reazioni negative nel mondo del commercio e del consumo. Per giunta appellarsi al fatto che in Germania sia stato applicato qualcosa di simile significa ignorare, o fingere di non conoscere, le differenze esistenti tra la situazione di partenza italiana e quella tedesca. Il PD, al contrario, ha presentato una riforma fiscale meno approssimativa nella lettura della realtà del Paese e più aderente ai problemi che ogni giorno i cittadini incontrano. Il pacchetto si basa su un abbassamento radicale delle tasse su lavoratori e imprenditori per restituire serenità a famiglie e imprese e incentivare i consumi interni. Tuttavia, per fare una grande e graduale operazione di riforma di questo genere occorre recuperare risorse su altri fronti. Noi ne abbiamo individuati 3: anzitutto la lotta all’evasione fiscale e,

in secondo luogo, l’uniformazione della tassazione delle rendite finanziarie (esclusi i titoli di Stato) con le aliquote europee. Infine, fondamentale, la revisione di tutto il monte incentivi fiscali e erogazioni a fondo perduto in due macro direzioni: da una parte la famiglia e dall’altra una nuova politica industriale che decida selettivamente, in funzione di obiettivi di innovazione e competitività, quali filiere manifatturiere incentivare e quali no. La parola chiave, appunto, è selettività. Basta incentivi a pioggia e basta privilegi per chi non è competitivo. Naturalmente chiunque metta mano a questa riforma deve avere ben chiara un’idea di sviluppo del Paese. Il carico fiscale che grava sulle spalle dei piccoli imprenditori italiani non ha alcuna possibilità di paragone con quello riscontrato nel resto d’Europa: da noi il peso delle tasse sugli utili dell’azienda è pari al 68,6 % (in Francia è al 65,8, in Spagna al 56,5 e in Irlanda del 26,5). E’ evidente che è una situazione non più sostenibile. Quali possono essere i rimedi da porre in atto? La politica fiscale è senz’altro lo strumento più potente di sviluppo e redistribuzione nelle mani dei governanti. Essa però, come dicevo, presuppone una visione strategica del futuro di una comunità e del suo sistema produttivo. Il governo banalmente non ce l’ha. E lo dimostra il fatto che, al di là degli

slogan, all’impresa e alle PMI in particolare mai è stato riconosciuto con atti concreti il ruolo centrale che esse svolgono. Sul fronte fiscale è evidente che la situazione è insostenibile. Però dobbiamo essere chiarissimi: questo Paese ha un disperato bisogno di riforme. Senza gli interventi che ho illustrato e senza una contestuale operazione di revisione della spesa pubblica la riduzione delle imposte non si riesce a fare. I tagli lineari applicati da Tremonti in questi tre anni non comprimono la spesa, le riforme sì. Alcune, peraltro, sono applicabili subito. Il PD sta mettendo a punto, ad esempio, una riforma della Pubblica Amministrazione che a regime potrebbe far risparmiare qualche miliardo. Di segno opposto, il percorso sul federalismo fiscale che poteva essere un’occasione per intervenire sulla qualità e la razionalizzazione della spesa e che, invece, scaricherà proprio sulle imprese ( si pensi all’IMU) il costo delle inefficienze del sistema. Si stima che a regime i Comuni saranno costretti a imporre 3 miliardi di euro di tasse in più, tutti sulle spalle di artigiani e commercianti. Un cortocircuito surreale, specie se si pensa alla retorica con cui, nelle parti più produttive del Paese, si è descritta la riforma del federalismo fiscale. Quest’ultimo serve ma va fatto bene. Così rischia solo di gravare ulteriormente sui territori e sulle imprese che, invece, andrebbero messi nelle condizioni di competere al meglio per uscire definitivamente dalla crisi e tornare a crescere.


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di Roberta Paolini


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SPERIAMO CHE SIA FEMMINA di Roberta Paolini

MENTRE LA CRISI PICCHIAVA DURAMENTE SULL’ECONOMIA E LE SARACINESCHE SI ABBASSAVANO, LE IMPRESE IN ROSA CONTINUAVANO A CRESCERE. SENZA PAURA. DIETRO A QUESTO FENOMENO TANTI RISVOLTI. LE DONNE SONO IL LATO DEBOLE DEL MERCATO DEL LAVORO E IN MOLTI CASI LA SCELTA DI METTERSI IN PROPRIO CELA NECESSITA’ OLTRE CHE CORAGGIO, PASSIONE E INTRAPRENDENZA.

MONICA CARRARO

Donne avanti tutta. Nel biennio della crisi, 2008-2010, mentre la voglia di fare impresa si è ridotta un po’ ovunque (UnioncamereMovimpresa dice che in Italia la numerosità di attività è calata dello 0,6%, in Veneto dell’1,2%, a Vicenza dello 0,3%), le aziende in rosa sono invece cresciute, dimostrando dinamicità e coraggio. A Vicenza il tasso di incremento delle imprese guidate e fondate da donne è stato del 3,2%, ovvero se nei due anni funesti della recessione mondiale hanno chiuso 254 aziende in totale, ne sono sorte 515 a gestione femminile.

Negli ultimi cinque, mentre la linea che identifica l’incremento delle imprese in generale è praticamente fermo ad 1%, le aziende femminili sono aumentate di oltre l’8%, mentre quelle maschili sono diminuite di circa il 2%. Sempre nel vicentino, secondo i dati della Camera di Commercio, nel 2010 l’incidenza femminile nelle imprese si è rafforzata. A Vicenza il 22% delle imprese ha titolari donne (22,52% in Veneto), il 37,59% ha soci donne (37,69% in Veneto) e il 23,17% ha amministratrici (22,58% è il dato Veneto). I numeri non sono solo numeri: hanno dentro l’anima, il valore, l’audacia, la forza, la faccia di donne come Vania Sartori, Monica Carraro, Cristina Busnelli. E le moltissime altre che costituiscono in Italia un gruppo di oltre un milione e 422mila imprese. Donne che hanno preso l’attività di famiglia, o che se ne sono inventata una da zero, buttandosi nella mischia, con alle spalle magari solo la voglia di riuscire. E essere qualcosa di più di mogli, figlie, sorelle o madri. Così Vania Sartori, figlia d’arte sì, ma il talento per l’impresa non è scritto nei geni, così come l’umiltà di provarci con un padre che ha avuto successo. Il laboratorio di ceramica Sartori è nato nel 1969 a Nove, luogo simbolo nello sviluppo della ceramica. Il fondatore Cesare Sartori coniuga una padronanza rara delle tecniche e dei materiali ceramici con le caratteristiche tipiche dell’artigiano e dell’artista,

CRISTINA BUSNELLI

VANIA SARTORI

favorendo sperimentazione e innovazione in ambienti spesso pensati come legati strettamente alla tradizione. L’esperienza passata di Cesare entra nella mani della figlia Vania, ma che sfida nuove produzioni. Testando le contaminazioni più diverse. Come la collaborazione con Cristina Busnelli dalla quale sono scaturite nuove collezioni abbinate, ceramiche e tovaglie. La Busnelli dal canto suo è allergica alla stasi. Nipote d’arte di Renata Bonfanti, da cui apprende l’antica tradizione della tessitura al telaio e dopo un diploma in industrial design alla Scuola Politecnica di Design di Milanosi si specializza in una nicchia, quella degli arredi sacri e dei paramenti per uso liturgico. Ma tenta tante diverse strade miscelando il sacro con il profano: dai gioielli di tessuto, ai complementi d’arredo, agli arazzi. Espone con personali e collettive in tutta Italia, ma anche all’estero sue opere finiscono in rassegne in Austria, Polonia e Romania. Monica Carraro, che nell’azienda di famiglia porta avanti la tradizione insieme al fratello, nei mala tempora della crisi, quando gli ordini calavano per tutti, si è inventata una nuova nicchia produttiva. L’azienda che produce stampi ha iniziato un lento e ponderato processo di diversificazione produttiva creando arredamento, tavoli, sedie e oggettistica in ferro smaltato. E il tentativo ha già guadagnato il palcoscenico del tempio del design internazionale, il Fuorisalone meneghino insieme ad altri artigiani vicentini.


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DONNA: UN’IMPRESA DI VALORE

di Paolo Gubitta *

“Donne e lavoro” è un binomio che in Italia non è molto diffuso, visto che il tasso di occupazione femminile si colloca a livello nazionale al 46,1% (dati 2010), in Veneto è al 53,9% (Rapporto 2011 di Veneto Lavoro). Ma in Europa sfiora il 60%. Anche “Donne e carriera” è un binomio che in Italia stenta a decollare, tanto che da più parti si propongono le “quote rosa” al fine di imporre un livello minimo di presenza femminile al vertice di imprese, enti e istituzioni. All’interno di questo scenario ci sono alcuni segnali di cambiamento che emergono da alcune recenti ricerche e che permettono di mettere a fuoco le ragioni pratiche (e non ideologiche) che spesso ostacolano la piena realizzazione professionale delle donne italiane. La prima ricerca, realizzata dall’Università di Padova in collaborazione con il CUOA, ha studiato un campione di un centinaio di imprenditori di imprese piccole e medie, composto per un quarto da donne con un’età media di quasi 36 anni. Oltre la metà ha figli: le imprenditrici almeno trentenni hanno un numero medio di figli pari a 1,47, che sale a 2,42 se consideriamo quelle almeno quarantenni (che sono sette). Questi dati sono in netta controtendenza rispetto al quadro generale che dipinge come alternative l’esperienza professionale e quella di mamma. Alla base di questi numeri ci sono due fattori. Il primo riguarda la “forte determinazione” di queste donne, che è uno dei tratti salienti dell’essere imprenditore. La seconda ragione è la certezza di poter contare sulla famiglia e sulle risorse familiari per poter coniugare le esigenze dei due ruoli, facendo bene entrambi. Il secondo segnale importante si ricava dalla posizione organizzativa oc-

* ha collaborato Alessandra Tognazzo (Università di Padova)

cupata dalle donne in azienda. In ben 13 casi (su 24 complessivi), si tratta di persone che occupano il ruolo di amministratore delegato o direttore generale. Il dato è veramente significativo, se consideriamo che stiamo parlando di aziende nordestine, di proprietà familiare e di dimensione piccola e media, nelle quali nell’immaginario collettivo si mantengono prassi gestionali più orientate alla valorizzazione maschile. Questi numeri ci dicono che c’è una parte delle famiglie imprenditoriali che ha davvero superato antichi stereotipi culturali, che è capace di dare a tutti i familiari le opportunità di esprimersi, e che per le ragioni indicate al punto precedente è anche disponibile a creare le condizioni per permettere a figlie, nuore e nipoti di realizzarsi come donne e come lavoratrici. La seconda ricerca è stata realizzata dall’Università Bocconi, in collaborazione con l’Associazione delle Imprese Familiari e Unicredit. Da questo lavoro emerge che nelle aziende familiari le donne leader sono passate dall’8,4% (2000) al 9,8% (2008), mentre l’incidenza delle donne nei consigli di amministrazione è salita solo dal 17,6% al 18,5%. La dimensione aziendale ostacola l’ascesa delle donne: rispetto alla media generale (9,8%), infatti, nelle grandi aziende le donne leader sono il 6,9% e quelle nei consigli di amministrazione si fermano al 13% (a fronte del 18,5% del campione generale). Ciò nonostante, sembra che la presenza delle donne in posizione di vertice impatti positivamente sulla performance delle imprese: nei CdA in cui la presenza femminile è al-

meno pari a un terzo, i risultati dell’azienda (misurati in termini di ROI e ROE) sono superiori alla media rispettivamente dello 0,9% e dell’1,3%. E anche quando l’amministratore delegato è donna, si verifica lo stesso fenomeno: performance superiore dello 0,5% (ROI) e dell’1,8 (ROE).


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CARA DANIELA


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FACCIAMO LA R.ETE CINZIA FABRIS, NUMERO UNO DELLE DONNE DI CNA VENETO LANCIA UN INVITO A DANIELA RADER, SUA OMOLOGA IN CONFARTIGIANATO E SCLEDENSE COME LEI: DUPLICARE A LIVELLO LOCALE R.ETE IMPRESE ITALIA, IL NETWORK CHE UNISCE LE ASSOCIAZIONI IMPRENDITORIALI CASARTIGIANI, CNA, CONFARTIGIANATO, CONFCOMMERCIO E CONFESERCENTI. “Va bene parliamo di donne, ma sia ben inteso io a rappresentare le donne ci sono arrivata rappresentando le imprese”. Cinzia Fabris non ha la fisionomia, il temperamento e neppure il carattere della “quotista rosa”, della femminista imprenditoriale di professione. E distilla subito la sua posizione. “In CNA sono Presidente di mandamento a Schio, siedo in Direzione Nazionale, nella quale ho deleghe sulle politiche del credito e poi coordino le componenti femminili, sono presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile alla Camera di Commercio di Vicenza e presidente regionale del Gruppo donne di CNA”. Ha una bella collezione di incarichi, non c’è che dire. Il senso è un altro. Io sono arrivata a rappresentare le donne, rappresentando interamente le imprese di un territorio. Non sono qui per una questione di quote rosa, che sono opportunità per noi, mica un ghetto. In CNA abbiamo deciso di dare spazio alle donne come fonte di innovazione, esattamente con la stessa logica per cui c’è il gruppo giovani. Affrontare il tema dell’imprenditorialità femminile, della donna nel mondo del lavoro è una questione che riguarda la società nella sua interezza e non solo un pezzo di questa. Cosa intende dire? Le imprese delle donne hanno delle caratteristiche di approccio gestionale diverso. Una ricerca della Regione Veneto dice che noi abbiamo retto meglio alla crisi perché siamo più prudenti, le nostre società sono finanziariamente più solide. Mentre gli uomini sono più propensi al rischio. E se in una fase di economia in espansione quest’ultimo aspetto può dare la spinta a crescere, in stadi recessivi come quello che abbiamo vissuto nell’ultimo biennio, il nostro approccio più cauto si è rivelato vincente. Questo però significa anche avere una dimensione più ridotta. È così, mediamente le imprese femminili sono più piccole, con un orientamento più

locale. L’elemento accusatorio più frequente è che le donne hanno scarso coraggio. Quindi sono poco predisposte allo sviluppo internazionale. Nell’attuale momento economico questo ha consentito alle imprese femminili di essere meno colpite dalla crisi. C’è poi da dire, però, che oggi siamo presenti in tutti i settori. Non è che la pmi femminile è solo nei servizi alle persone. Ci sono importanti esperienze femminili nel comparto metalmeccanico, nell’alimentare, nel tessile. Però gli stereotipi restano. E sono il minor problema. Il fatto è, come le dicevo all’inizio, che l’impresa femminile è un’impresa. Qui non dobbiamo discutere la contrapposizione mondo maschile e mondo femminile. Il tema della donna e del lavoro va condiviso, “abbassato” a tutto il mondo produttivo. Questa è una problematica che deve essere affrontata a livello di sistema. Le donne sono imprenditrici, sono dirigenti, sono dipendenti. Non è che il tema della maternità o dei tempi della cura della famiglia sia una questione solo della donna. È una faccenda che va affrontata in maniera trasversale. Il non risolvere le problematiche relative alle donne nella loro dimensione lavorativa significa non considerare un problema della società nella sua interezza. È questo che mi sconcerta. E quindi cosa fare? La sponda politica vi aiuta? È la questione del ghetto. O del circolo chiuso. Siamo noi donne, che ci parliamo tra di noi di un problema che è di tutti. E ci chiudiamo in questa spirale. A Roma, nelle stanze della politica, ci sono gli stessi problemi che viviamo noi qui, nell’economia, nelle imprese, nel mondo del lavoro. Ma l’essere unite fa aumentare la forza delle vostre istanze. Sì questo è vero. Infatti voglio stimolare la mia amica Daniela Rader, che è presidente di Donna Impresa di Confartigianato Ve-

neto, e le colleghe delle altre associazioni, sull’opportunità di unirci come è avvenuto in Rete imprese Italia. E’ una grande occasione per l’associazionismo. Ed è assurdo che a livello territoriale non si riesca a duplicare ciò che è stato fatto a Roma. Questa volta, se decidessimo di agire insieme, credo che le divisioni tra associazioni dovrebbero essere superate per venirci dietro. Non è che un artigiano di CNA ha problemi diversi da uno di Confartigianato e viceversa.

DANIELA RADER PRESIDENTE CONFARTIGIANATO VENETO DONNA IMPRESA


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L’ANIMA E IL TELAIO

di Roberta Paolini

RENATA BONFANTI E’ LA SIGNORA DELLA TESSITURA. LA GENTILEZZA DEL GENIO SENZA TEMPO IN UNA DONNA CHE VIVE IN MEZZO ALLE SUE OPERE. CON UN MESSAGGIO PER LE DONNE: REALIZZATE IL VOSTRO TALENTO, AMANDO CIÒ CHE FATE, PER VIVERE MEGLIO.

“Ermanno Ormi mi diceva che a persone come noi non piacciono le cose raffinate, troppo raffinate. Noi siamo un altro pubblico, fatto per gli oggetti che dicono che amiamo la casa”. Renata Bonfanti è ferma davanti a me. Sul suo tavolo un piccolo bozzetto, matite colorate e oggetti all’apparenza finiti lì, per caso, che invece sono il ricordo di qualche amico. Un amico speciale che parla la sua stessa lingua: la parola delle mani che fanno, dell’intelligenza che crea in un luogo in cui il tempo è come sospeso. C’è una scultura di Alessio Tasca, in entrata. Sul suo tavolo da disegno alcune argille di Vania Sartori. Renata Bonfanti è più che un’artista. È un’icona. La signora, la chiamano nel laboratorio. Altera, calma, un solo braccio che si muove e gli occhi pieni di curiosità come se fosse arrivata nello studio, luminosissimo, quella mattina, per la prima volta. Nel centro dell’atelier sei telai manuali, tre tessitrici che raccontano, con i fili, l’anima di un’artista giovanissima. C’è chi stira le tovaglie preziosissime. Chi intreccia. La ragazza di 26 anni che mandò il suo primo lavoro alla Triennale di Milano è anco-

ra qui, davanti a me. Con la delicatezza e la passione della gioventù, lo sguardo vivace e fulmineo del talento di una fanciulla, anche se protetta nel corpo di una donna di Ottant’anni. “Siamo una società passatista. Negli anni Cinquanta era più semplice, mancava tutto, e il lavoro era più facile, oggi abbiamo tutto ed è più difficile” riprende con voce sottile, ma ferma. “Il ruolo dell’artigiano stava cambiando, in un Paese che andava verso l’industria. Molte erano le donne che lavoravano i tessuti. Ed anche il mio incontro col telaio fu quasi una predestinazione. Poi ci fu la Triennale, mandai un mio lavoro e mi chiamarono. Mi stupisco, a ripensarci. Avevo da poco finito gli studi, non avevo esperienza eppure mi chiamarono. Oggi non è così, il talento non basta”. E da quel tappeto intrecciato fu un’ascesa continua, fatta di ricerca e aspirazione. I suoi arazzi abitano oggi i Musei d’arte contemporanea di mezzo Mondo. Le più aristocratiche casate imprenditoriali italiane (sì anche quella di alcuni torinesi) hanno un’opera nata dalle gentili e affusolate mani dell’artigiana bassanese. “Il mio laborato-

rio divenne un luogo in cui sperimentare tecniche diverse. Il telaio manuale, l’intersecarsi di materiali diversi, la tessitura meccanica. La lavorazione dei tessuti e degli arazzi”. Una produzione straordinaria che fece dell’intreccio di Renata Bonfanti un brand ante-litteram, con l’unicità di ogni singolo pezzo. E il mercato di oggi? La Bonfanti non ha paura del tempo, “le persone che entrano qui dentro non sono ricche, noi non facciamo lusso. Ma qualcosa di più. Sono persone che hanno un concetto di qualità della vita che è stato perduto. Vogliono un oggetto pieno di anima. Lo considerano un investimento. Sono le stesse persone di cui parlava, Ormi, quelle che amano il luogo che abitano, la propria casa”. Chi varca la soglia del laboratorio della Bonfanti desidera avere un pezzo unico che renda irripetibile lo spazio in cui vive. Così avviene quella che l’artista chiama “mediazione culturale. Una conciliazione sul gusto. Io interpreto i desideri e partecipo alla realizzazione di un’idea, alla formazione di una domanda. Così nascono i miei lavori”.


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Renata Bonfanti ha studiato all’Istituto Statale d’Arte di Venezia e alla Kvinnelige Industriskole di Oslo all’inizio degli anni ‘50. Il suo lavoro si svolge in un laboratorio-studio dove tutte le operazioni, dal progetto all’esecuzione, vengono realizzate in un unico spazio operativo. Nel corso degli anni il laboratorio, attrezzato anche con telai meccanici, venne modificato varie volte. E’ sempre stato però organizzato in modo da utilizzare i telai da tessitura come strumenti di progettazione oltre che di produzione. Verso la fine degli anni ‘50 e durante tutti gli anni ‘60, la Bonfanti si interessa di industrial design ed inizia a disegnare per diverse industrie. Erano anche gli anni di una sconvolgente ma stimolante innovazione tecnologica e nel suo laboratorio si faceva molta sperimentazione. Questa ricerca la porta a progettare arazzi e tappeti tessuti a mano in cui i fili di fibre artificiali erano contrapposti ad altri di fibre naturali. In seguito l’interesse per i disegni di intreccio la porta a privilegiare lana, lino e cotone. A partire dagli anni ‘70 i tappeti divennero sempre più decorati e, talvolta, anche figurativi. Divennero in realtà degli arazzi da usare indifferentemente a pavimento come a parete. La Bonfanti vede la tessitura come elemento architettonico.

Opere nelle collezioni pubbliche e private Museo de Bellas Artes, Santiago (Cile) - Facoltà di Architettura, Losanna (Svizzera) - Museum of Modern Art, Philadelphia (USA) - Comune di Vicenza, Assessorato alla Cultura - Museo Casabianca, Malo (Vicenza) - Centre Créations Industrielles, Musée des Arts Décoratifs, Parigi - Museo del Design, Triennale di Milano, Milano - Staatliches Museum für angewandte Kunst, Monaco di Baviera - Museo Biblioteca Archivio, Bassano del Grappa (Vicenza). Banca Intesa nelle sedi di rappresentanza della Direzione Generale - Banca Antoniana Popolare Veneta, in alcune sedi del Veneto e del Friuli Venezia Giulia - Banca Popolare di Vicenza nella sede di Vicenza - Banco Bilbao nella sede di Milano. Hilton Hotel, Tokyo - Imo Concorde Hotel, Howebi (Nigeria) - Port Harcourt International Airport Hotel, Port Harcourt Airport (Nigeria) - Hotel Michelangelo, Milano - Hotel Galileo, Milano - Bonaparte Hotel, Milano - Hotel Locanda Masieri, Trissino (Vicenza) - Hotel Pino, Cesenatico (Forlì) - Albergo La Réserve, Caramanico (Pescara) - Costa Classica e Costa Romantica, navi da crociera. Per il film Lunga Vita alla Signora di Ermanno Olmi sono stati usati arazzi e tessuti eseguiti appositamente.


A cura di Jacopo Vencato

FUORISALONE

SPECIALE

VICENZA-MILANO. IN VIAGGIO COL NUOVO ARTIGIANO Questa Q uestaa è una storia. E come la maggior parte d delle storie, racconta di un viaggio, di unaa trasformazione e di tante prime volte. L’esperienza L’esper rienza del Nuovo Artigiano nasce settembre a sette embre dell’anno scorso, a Vicenza, dell’Artigianato (AAA Cercon il Festival F casi Nuovo Nu uovo Artigiano): il genio delle mani artigia ne si stringe alla creatività di alcuni artigiane giovani designer emergenti. Imbarazzo, incertezza, coraggio, passione. E’ un’insieme di forti sensazioni quello che accompagna le giornate dei protagonisti del progetto; è il profumo di una forte soddisfazione quello che si respira tra i muri di palazzo Braga e di palazzo Sturm, seducenti spazi che chiudono le opere ultime di artigiani e designers, un’unione inedita. Le mani dei nostri artigiani hanno toccato una materia nuova, che non si vede, non ha la consistenza del legno, della ceramica o del ferro. Ma ha la densità e la leggerezza di un pensiero nuovo, giovane, contemporaneo, inedito. Milano, 11 aprile 2011. Il Nuovo Artigiano, quello che impasta nell’opera intelligenza manuale e spirito creativo. Quello coraggioso, che si affaccia a nuovi stimolanti mercati, si mostra al pubblico internazionale. Durante il Salone del Mobile, Milano si veste da caput mundi del design. La settimana meneghina dei principi del bello diventa un reticolo senza soluzione di continuità. Una ragnatela di location aggrappate, incastrate nell’area metropolitana. Strade, vicoli, capannoni, garage e spazi aperti si aprono allo scambio culturale più profondo, alle contaminazioni, legate al mondo dell’arredo, componenti, oggetti. Quello più innovativo e contemporaneo, dove si scorgono le mode di domani e le scoperte di un futuro non lontano. Il fenomeno FuoriSalone si pone come

alternativa al fieristico Salone del Mobile come momento di un design più fresco e fuori dagli schemi, attraverso un approccio di contatto con la gente comune, curiosi, esperti, passanti, collezionisti. Per la prima volta, c’erano anche loro, i Nuovi Artigiani, con le loro opere inedite. I prototipi che hanno partecipato al progetto AAA Cercasi Nuovo Artigiano: vetri, ceramiche, marmi, carte e gioielli si insinuano tra gli spazi espositivi dell’atelier di Mauro Grifoni, a pochi passi da Via Monte Napoleone. Vasi, tavoli, piatti e anelli degli artigiani vicentini che fanno capolino tra le stoffe di una moda contemporanea e di successo. A pochi chilometri, attraversando il vociare esuberante di una Milano viva e stimolante, si sbatte la faccia contro una zona totalmente nuova, volutamente scelta per le potenzialità espresse. Giovane, colorata, divertente: è Ventura – Lambrate 2011, una location ufficiale di FuoriSalone, dove non poteva mancare il tocco del Nuovo Artigiano. Incredibilmente nato dalle menti e dagli stimoli degli stessi attori protagonisti, EditionOfSix è il progetto presentato all’interno della galleria d’arte Wannabee Gallery, in Via Massimiano 25, dove il design incontra ancora l’artigianato: 6 designer e 6 artigiani danno vita ad una serie inedita di oggetti affascinanti. Tra bolle di vetro, lampade di ferro, tavoli e sedute, la curiosità della gente è palese e l’interesse delle riviste si fa sempre maggiore, con il passare dei giorni. E’ da uno sguardo, da un sorriso, dalla voce tremante che comprendiamo la fierezza e l’entusiasmo di un gruppo di uomini e di donne, di artigiani, di maestri del mestiere, che sono usciti allo scoperto e si sono tuffati nel mondo con orgoglio, e giorno dopo giorno si stupiscono perché sono ancora in grado di stupirsi. Come ogni prima volta.


SPECIALE FUORISALONE

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HEY IMPRESA,

MA QUANTO SEI SOCIAL! di Francesca Valente e Roberta Paolini

E’ GIÀ TEMPO DI VERSIONE WEB 3.0 E C’È CHI DEVE ANCORA CAPIRE LA 2.0? QUESTO ARTICOLO SPIEGA COME LA RETE È DIVENTATA UNA COMMUNITY, UN MERCATO SPAVENTOSAMENTE PROMETTENTE (E DIFFICILE) NEL QUALE NON È PENSABILE NON ESSERCI. NON ESSERCI È NON ESISTERE Un quarto dei mega brand mondiali, quelli che entrano nella top100 della rivista americana Fortune, secondo un’analisi realizzata da Burson-Marsteller, sta usando contemporaneamente tutti i maggiori i social network: Facebook, Twitter, Youtube e i blogs. L’84% usa almeno una di queste piattaforme. Il canale più impiegato dalle aziende è Twitter che rispetto al 2010 è cresciuto del 65%: quest’anno il 77% delle top compagnie del mondo hanno un account sulla celebre piattaforma di microblogging. A dimostrazione del fatto che sia stata percepita l’importanza di essere attivi, piuttosto che di limitarsi ad “esserci”, le aziende utilizzano su Twitter le funzionalità più avanzate. Due quinti (39%) delle aziende nel mondo e un terzo in Italia (33%) dedicano fino al 20% del proprio budget di marketing alle attività di social networking aziendale. Se questi sono i numeri, cosa è davvero il web 2.0? E perché sta pervadendo le strategie di marketing e comunicazione? Citando Wikipedia: “si tende a indicare come Web 2.0 l’insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione tra il sito e l’utente”. Il web 2.0 è il passaggio della rete da contenitore a community. Le persone e le aziende non sono più in rete, ma sono la rete. E questo grazie ai cosiddetti social media: piattaforme interattive che agevolano lo scambio di contenuti. Blog, social network,

soluzioni wiki, CSM, sono strumenti partecipativi, che hanno democratizzato la rete consentendone il facile utilizzo da parte di tutti. L’interazione sociale si amplifica esponenzialmente: l’utente, al centro di questo spazio, posta commenti, video, immagini, dialoga con gli altri utenti, con le aziende diffondendo in Rete frammenti della propria identità. E le aziende in tutto questo che ruolo hanno? Con l’avvento del Web 2.0, la comunicazione cambia radicalmente. Molteplici le case histories di successo, di imprese che dal cambiamento hanno tratto un’opportunità, cogliendo a pieno le possibilità offerte dal Nuovo web. La brianzola Berto Salotti è un’azienda artigiana di seconda generazione che ha investito molto su Internet, quintuplicando il fatturato dal 2000 a oggi. Tutto è nato dal blog, la presenza online si è poi diffusa capillarmente in tutti i principali social network, fino all’interessante caso di Flickr, dove l’azienda pubblica le foto dei propri prodotti. E la conversazione da concettuale si fa visuale. Anche La Cucina Italiana, rivista dedicata ai piaceri del palato, usa un canale analogo: questa volta si tratta di YouTube, dove vengono proposti simpatici filmati a spiegazione delle ricette. Da Burde è una piccola trattoria in quel di Firenze, gestita da un sommelier con la passione del web: grazie alla costante e attenta cura del blog dedicato alla sua attività, questo piccolo locale, a gestione familiare, è stato

Social media company in salsa italica

in grado di espandere la propria notorietà anche all’estero. Strumenti che offrono opportunità alle piccole così come alle grandi imprese. Barilla ha ideato Piccolini.tv: sono le mamme le registe dei video mandati in onda; parlano attraverso la propria telecamera proponendo ricette e stili alimentari sani, coerenti con i valori trasmessi da Barilla. Il progetto è visibile anche da Tablet scaricando una semplice applicazione. Un esempio di cocreazione dei contenuti, dove il pubblico diventa protagonista. Dagli emblemi locali a quelli esteri: Pizza Hut è una catena di ristorazione Americana, che offre servizio di consegna a domicilio. Ha lanciato un’applicazione Facebook originale e di grande successo: tramite Order App è possibile chiedere di essere contattati telefonicamente per effettuare il proprio ordine, risparmiando tempo e credito telefonico. Un plus che ha incrementato vertiginosamente le vendite, Pizza Hut ha raggiunto quasi 300 milioni di clienti negli stati Uniti. Modcloth è invece un esempio di social-commerce statunitense. Vende abbigliamento online, l’incredibile successo che sta riscuotendo è dovuto alla comunità online creata intorno alla vendita dei prodotti: uno spazio dove vengono condivisi stili di vita, dove l’azienda partecipa alle conversazioni senza dominarle. La comunicazione istituzionale lascia spazio a quella personale.

Una recente indagine di Regus su 17mila manager provenienti da 80 paesi del mondo rivela che il 2011 ha visto un aumento del numero di aziende italiane che utilizzano i social media, diventati ormai una necessità, per conquistare nuovi clienti: l’incremento registrato è del 10%. È stato rilevato un aumento del numero di aziende italiane che utilizzano social network, blog, microblog e forum per conquistare nuovi clienti. Nel 2010 Regus aveva riscontrato che il 38% delle aziende italiane era riuscito ad acquisire nuovi clienti grazie all’attività di social networking aziendale. Un anno dopo, questa cifra è cresciuta fino al 48%. A livello globale, un numero maggiore di aziende rispetto allo scorso anno utilizza i social media per restare in contatto e mantenere i clienti esistenti. I dati dicono che c’è stato un aumento del 7% nel numero di aziende che sono riuscite ad acquisire nuovi clienti tramite i social network come Facebook. Il 52% delle aziende mondiali e il 53% di quelle italiane utilizza siti Web quali Twitter e Weibo per mantenere, restare in contatto e informare i clienti esistenti. In Italia, il 42% delle aziende incoraggia i propri dipendenti a iscriversi a social network quali Linkedin, Xing e Viadeo, rispetto al 53% del dato mondiale.


NUOVI TREND

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Decalogo del perfetto social-media-victim Wiki – Indica le piattaforme classificate come “crowdsourcing”, dove il contenuto è creato quasi interamente dagli users. Un progetto condiviso, collaborazione, l’azienda interviene soltanto come moderatrice: questi gli ingredienti di uno degli strumenti social più aperti agli utenti. Blog - E’ un vero diario digitale. Uno spazio aperto alla multimedialità, dove pubblicare quotidianamente post (articoli) in merito a un tema d’interesse, con la possibilità per gli utenti di commentare e discutere. Facebook - Il social network per eccellenza. Gli utenti creano il proprio profilo personale dove pubblicano foto, link, video, scambiano messaggi con la propria cerchia di amici ed esprimono apprezzamenti su contenuti postati da altri. Allo stesso modo le aziende hanno la possibilità di pubblicare la propria fan-page, dove entrare in contatto in maniera informale e diretta con il proprio network. Twitter - E’ una piattaforma di microblogging. 140 caratteri per esprimere un punto di vista e condividerlo, solitamente citando articoli e video tramite link. La sua caratteristica di immediatezza l’ha reso un caso emblematico: determinate notizie, oscurate dai telegiornali o non ancora rese pubbliche, si sono divulgate grazie a questo mezzo. Grazie a Twitter il mondo occidentale ha avuto le prime

notizie della Primavera Araba. Flickr - Una comunità online pensata per appassionati di fotografia e non solo. Chiunque può creare il proprio profilo postando le proprie foto ed esprimendo voti e pareri su quelle degli altri. LinkedIn - Un social business dedicato alle relazioni professionali. Ospita i curriculum di 100 milioni di utenti che possono tenersi aggiornati sugli annunci di lavoro, instaurare nuove occasioni di collaborazione, pubblicizzare la propria azienda, promuovere eventi e creare gruppi focalizzati su tematiche d’interesse. Friendfeed - Uno spazio virtuale dove seguire i flussi informativi di altri utenti, tramite iscrizione. È facilmente assimilabile a Twitter, con la differenza che in questo caso c’è la possibilità di commentare ciascun post, aggiornato in tempo reale. YouTube - Il terzo sito più visitato al mondo. Un servizio online di videosharing (condivisione di contenuti video), che offre la possibilità di aprire il proprio canale personalizzabile. Slideshare - Una piattaforma utile alla pubblicazione di presentazioni sottoforma di slide, a cui sono abbinabili tutte le funzioni social di condivisione dei contenuti. Le aziende possono sfruttare questo strumento per comunicare con il proprio mercato.


NUOVI TREND

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CHE BELLO

ESSERE VERDI E SNELLI di Nicola Rigobello *

Il mondo cambia, lo sappiamo, e ormai sappiamo anche che cambia sempre più rapidamente. Nessuno può prevedere con ragionevole certezza quali saranno gli scenari sociali ed economici con cui ci dovremo confrontare tra soli 2 o 3 anni: come si evolverà il modello cinese? Che ruolo avrà il continente africano nell’economia mondiale? Quale sarà l’energia del futuro? Qualsiasi risposta a queste domande è più una scommessa che una notizia. Eppure, sulla base di quello che ci aspettiamo dal futuro siamo chiamati a fare oggi le scelte che ci permetteranno di essere pronti domani. Fortunatamente, in mezzo a questo mare di incertezza si scorgono anche dei fari che segnano chiaramente le rotte che le imprese dovranno seguire per mantenersi competitive nel medio/lungo periodo. L’esperienza maturata negli anni e le tendenze prospettate a livello mondiale ci portano ad affermare che ci sono due aspetti che meritano un posto di assoluto rilievo tra le priorità a cui le imprese dovranno prestare attenzione nei prossimi anni: l’approccio Snello alla gestione dell’impresa (Lean Thinking) e gli aspetti ambientali (Green). Il Lean Thinking si basa sull’eliminazione sistematica di tutte le attività che non sono a valore aggiunto per i clienti, i cosiddetti “sprechi”, ovvero tutto ciò che non concorre a realizzare il prodotto/servizio con la qualità attesa e nei tempi richiesti. In

un’impresa media, queste attività non a valore aggiunto possono raggiungere il 90% del totale delle attività aziendali. Un secondo aspetto che merita essere menzionato è che i principi e le metodologie Lean mirano a promuovere una cultura rivolta al miglioramento continuo e al coinvolgimento di tutti i dipendenti nel processo di perfezionamento. Per quanto riguarda gli aspetti green, è evidente come i temi legati al risparmio energetico, allo sviluppo sostenibile e alla tutela ambientale siano di estrema attualità e tocchino la vita di tutti, privati e imprese. Sappiamo già che l’attenzione alle emissioni e ai consumi energetici delle imprese aumenterà ancora e che l’adeguamento alle nuove norme sarà sempre più difficile, in particolar modo se ridurre l’impatto ambientale è considerato solo un costo per l’azienda. La realtà è che gli stessi consumatori, sempre più sensibili a tali aspetti, stanno orientando i propri acquisti verso aziende “ecologiche”, tanto che sono stati sviluppati standard europei per valutare il livello di impatto ambientale di prodotti e servizi (marchio “ecolabel”). Molte aziende lo hanno capito da anni, e infatti nei loro siti internet sono in aumento le pagine dedicate all’impegno in ambito ambientale: un vero e proprio strumento commerciale e di marketing. Quali sono, dunque, i punti di contatto tra approccio Lean e Ambiente? Ebbene, anche se nei tradizionali 7 sprechi individuati

dall’approccio snello non compaiono esplicitamente quelli inerenti all’inquinamento o al consumo energetico, in realtà dai primi derivano direttamente i secondi. Detto in altro modo, gli aspetti Lean e Green sono strettamente connessi e l’utilizzo delle tecniche consolidate del Pensiero Snello porta automaticamente anche ad un miglioramento dei parametri energetici. I vantaggi di un modello integrato che coniughi obiettivi Lean e ambientali sono evidenti e sfruttano le sinergie esistenti tra i due ambiti: - Risultati rapidi e efficaci: queste caratteristiche tipiche degli interventi Lean si riflettono anche nel miglioramento degli aspetti ambientali - Miglioramento continuo e coinvolgimento: cultura intrinseca nel Pensiero Snello che può diventare il modo per sensibilizzare tutta l’azienda agli aspetti ambientali e innescare un circolo virtuoso - Nuove opportunità commerciali: il “marketing ambientale” porta ad un incremento delle vendite che l’aumento di capacità produttiva generata dall’intervento Lean può soddisfare - Competitività e sostenibilità ambientale: aspetti resi compatibili e di mutuo rinforzo che saranno vitali per la sopravvivenza dell’azienda La sfida per le imprese è quindi quella di unificare ambiti di intervento finora considerati autonomi e ripensare allo sviluppo dell’azienda in termini di approccio integrato Lean&Green. * Consulente di GC&P


LETTURE

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UMANESIMO IMPRENDITORIALE IL TALENTO, LA PASSIONE, L’INTELLIGENZA, LA VERITÀ, IL TERRITORIO. NUOVI PARADIGMI DESCRIVONO LE IMPRESE ITALIANE DELLA RINASCENZA. GUARDANDO ALL’UOMO CHE CREA DENTRO LA FABBRICA UN NUOVO PRODOTTO. DENSO DI ANIMA. Titolo: IL TALENTO DELL’IMPRESA. L’IMPRONTA RINASCIMENTALE IN DIECI AZIENDE ITALIANE Nomos Edizioni A cura di Giovanni Lanzone e Francesco Morace Fotografie di Martino Lombezzi F pp. 240, euro 68 p Fare impresa nel XXI secolo guardando al Rinascimento. F IIn Italia si può e c’è chi lo sta facendo. 10 case histories d’eccezione. Un gruppo di ricercatori di varie discipline, legati dalla stessa visione del U mondo e del modo di fare impresa si propone di individuare le 10 aziende m iitaliane che maggiormente rappresentino, in questo momento storico, un modo di fare impresa che segua alcuni valori fondativi: la passione per il m ffare, il rispetto per l’armonia e il senso del bello, l’attenzione al territorio iin cui si opera, una leadership illuminata che abbia attenzione anche aagli aspetti culturali del creare e produrre, il ricorso all’uso dei talenti più diversi nella realizzazione del prodotto. Tutti quei valori, insomma, che d nacquero nel Rinascimento e che vennero poi largamente ripresi e coltivan tti nella grande stagione del design italiano del secondo dopoguerra. Da questo lavoro di ricerca e indagine scaturisce ora “Il talento dell’imD presa”, un libro a più mani che racconta il percorso di questa p esplorazione e ne illustra i risultati.

Titolo: COME VENDERE IL RISO AI CINESI. Franco Angeli Virginia Busato - Contributi: Federica Guidi pp. 160, euro 20 Ricordate cosa diceva Einstein: “Devi imparare le regole del gioco. E poi devi giocare meglio di chiunque altro.” La Cina fa parte della vostra strategia commerciale? No. E perchè no? Perchè è lontana; perchè ho fatto una fiera e non ho avuto alcun ritorno; perchè sui cinesi si sente di tutto e io non mi fido; perchè usano una lingua incomprensibile; perchè mi copiano il prodotto; perchè approcciare la Cina è troppo complicato senza un aiuto e non so da dove cominciare. Il marketing interculturale è in grado di supportare imprenditori e manager nella creazione di un brand davvero globale, necessario se si vuole costruire una strategia di mercato a lungo termine in Cina, e di guidare nell’individuazione del giusto target attraverso valutazioni di tipo geografico, socio-demografico, psicografico e comportamentale. Fornisce indicazioni sulla consapevolezza dei consumatori e sulle componenti di costo da prendere in esame per fissare un prezzo di vendita; aiuta a capire il media ideale per promuovere i propri prodotti e servizi, chiarisce che in certe zone la radio è più diffusa della televisione e che, in determinati contesti, la sponsorizzazione di un evento può avere più risonanza di una pagina pubblicitaria su un giornale. Il marketing interculturale scandaglia i canali specifici del Paese e individua quelli maggiormente funzionali alle esigenze della vostra azienda. Titolo: DOVRESTI TORNARE A GUIDARE IL CAMION ELVIS. Franco Angeli Sebastiano Zanolli - Contributi: Donatella Rettore, Bruno Viano pp. 112, euro 15 Nel 1954 il talent scout di una radio americana parlò così a un aspirante musicista: “Stammi a sentire, ragazzo, non andrai da nessuna parte. Torna pure a guidare i camion!”. Quel ragazzo che fortunatamente non andò a guidare i camion era Elvis Presley. Da questo episodio prende le mosse il nuovo libro di Sebastiano Zanolli, una riflessione viscerale e senza sconti sulle attitudini che molti di noi possiedono allo stato potenziale ma che per passare alla storia - se non altro quella della nostra vita - necessitano di due ingredienti: la passione (che, scissa dal talento, è pura velleità) e l’investimento (senza del quale il talento si riduce a possibilità inespressa, insomma: occasione perduta).


ECO DI CITTÀ

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THIENE INNOVATORI MA ANCORA TROPPO PICCOLI Nell’Alto Vicentino la “ripresina” si tocca con mano, eppure a un capannone di distanza i destini possono essere diversissimi. Le cose potrebbero andare ben diversamente, se il Paese fosse più competitivo. “Con la crisi in Nord Africa – dice Giacomo Pilastro, presidente Cna di Thiene – il costo del petrolio è cresciuto per tutti. Ma com’è che noi l’energia la paghiamo il 30% in più rispetto alla Germania?”.

Per ritrovare lo slancio, in molti hanno cambiato marcia, riducendo i costi e battendo altre strade a caccia di nuovi clienti. “Le nostre piccole aziende – afferma Pilastro – hanno tentato di reagire alle difficoltà, puntando ad esempio sull’export. Ma le imprese thienesi sono, come nella maggioranza nazionale, piccole: per proporsi nei mercati emergenti dovrebbero unirsi. Per noi imprenditori è importante avviare collaborazioni più solide, anche sulle singole commesse. Il mercato ormai è globalizzato: da soli non ce la si fa, a meno che non si tratti un prodotto d’eccellenza o di nicchia”. L’impressione è che chi governa non conosca le condizioni in cui lavorano le piccole imprese. E, più in generale, la sensazione diffusa è che la politica industriale del governo sia piuttosto confusa. “Siamo soli. E la politica non decide nulla. È sempre in campagna elettorale: annuncia riforme poco lungimiranti, che poi non vengono nemmeno realizzate”. “La Confederazione dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa partecipa ogni giorno con i suoi associati alle sfide del mercato e per questo è in grado di affinare gli strumenti e di mettere in atto strategie mirate per superare anche le congiunture economiche più difficili - prosegue Pilastro - Per riuscire in questo ci relazioniamo direttamente con le Istituzioni e con l’insieme degli attori sociali, economici e politici, per il cambiamento e lo sviluppo economico generale. Per esempio dialoghiamo con gli istituti bancari per rende-

re più agevole e meno costoso l’accesso al credito per l’impresa. Addirittura con una garanzia pari al 70% dell’erogato. Lo facciamo attraverso il Confidi, un Consorzio di Garanzia collettiva Fidi costituito tra Imprese Artigiane e Piccole Imprese Industriali della Provincia di Vicenza. Un servizio non indifferente, una mano concreta”. Nei primi tre mesi del 2011 il Consorzio, presieduto da Nereo Sella, ha consolidato il suo appoggio e la sua consulenza alle imprese, deliberando oltre 7 milioni di euro alle imprese associate grazie alle 11 banche convenzionate. Ma l’attività della Cna di Thiene non si limita alla conservazione e alla difesa dell’esistente. Nei momenti di difficoltà è necessario rilanciare la propria azione. Analizzare un’impresa da avviare e valutare se esistono le condizioni propizie per la riuscita di una start up. È questo il servizio che offre CreaImpresa, iniziativa siglata in collaborazione con il Comune di Thiene (Urban Center O.A.S.I. Europa), per aspiranti imprenditori. L’intesa tra il Comune di Thiene e CNA, oltre a questi incontri pubblici di orientamento all’imprenditorialità, propone anche altre iniziative per favorire l’impiego, l’occupazione, l’informazione, la crescita e lo spirito creativo locale d’impresa nell’ottica di un servizio quanto più completo possibile. L’accordo, infatti, prevede l’apertura, ogni venerdì dalle ore 9.30 alle 12.30, su appuntamento, nella struttura di piazzetta Rossi dell’Urban dello sportello “Crea l’impresa”, gestito da personale qualificato della CNA e rivolto al bacino d’utenza, giovane e meno giovane, dell’Alto Vicentino.


NEWS, EVENTI, APPUNTAMENTI INTERNAZIONALIZZAZIONE NUOVE CONVENZIONI CNA VICENZA Per potenziare il servizio per l’internazionalizzazione di impresa, CNA VICENZA ha recentemente stretto accordi con lo Studio Legale dell’avvocato Serena Corongiu, esperta in particolare in tematiche di diritto e contrattualistica internazionale. L’accordo prevede pareri gratuiti e condizioni di particolare favore agli associati CNA interessati a ricevere consulenza legale e contrattuale rispetto all’apertura di linee di attività e alla gestione corretta di transazioni commerciali rivolte verso l’estero. Con riguardo in particolare alle opportunità di business offerte dal mercato francese, e più in generale dai paesi di area “francofona”, è stato inoltre sottoscritto un accordo con la Società di consulenza commerciale SB CONSULTING, con sedi a Vicenza e Parigi, che si rende disponibile per i soci di CNA Vicenza a fornire assistenza a condizioni agevolate per un’ampia gamma di attività, tra cui: • Consulenza per fusioni, aggregazioni, acquisti o cessione di aziende o rami di azienda nel territorio francese. • Ricerca di capannoni, uffici permanenti o temporanei presso indirizzi commerciali di Parigi. • Organizzazione e supporto per fiere e incontri con buyers e delegazioni d’affari francesi • Coordinamento azioni commerciali e di marketing integrato verso il mercato francese. • Supporto per start-up in loco di aziende vicentine e altri servizi per l’internazionalizzazione. • Assistenza legale, giuridica e contrattuale con avvocati italo-francesi. • Traduzioni commerciali e servizio di interpretariato italo-francese ed italo-inglese. • Assistenza per accedere al mercato immobiliare francese. • Supporto e analoghi servizi verso altri Paesi francofoni (Nordafrica, Canada, ecc.) Chi fosse interessato ad approfondire i termini delle convenzioni o a prendere contatto con i professionisti sopra indicati, può rivolgersi alla segreteria di CNA Vicenza (tel. 0444/569900 – mail segreteria@cnavicenza.it)

RINVIO SISTRI UN GRANDE RISULTATO PER IL SISTEMA ASSOCIATIVO “L’intesa sul Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali e pericolosi, tra il Ministero dell’Ambiente e le principali organizzazioni imprenditoriali, Confindustria e Rete Imprese Italia (tra le quali Cna), per il rinvio dal 1° giugno al 1° settembre prossimo è una grande vittoria per tutto il sistema associativo”, afferma Silvano Scandian, Presidente di CNA Vicenza. Secondo l’intesa raggiunta, il Sistri entrerà in vigore: - il 1° settembre 2011 per produttori di rifiuti che abbiano più di 500 dipendenti, per gli impianti di smaltimento, incenerimento, ecc. (circa 5.000) e per i trasportatori che sono autorizzati per trasporti annui superiori alle 3.000 tonnellate (circa 10.000); - il 1° ottobre 2011 produttori di rifiuti che abbiano da 250 a 500 dipendenti e “Comuni, Enti ed Imprese che gestiscono i rifiuti urbani della Regione Campania”; - il 1° novembre 2011 per produttori di rifiuti che abbiano da 50 a 249 dipendenti; - il 1° dicembre 2011 per produttori di rifiuti che abbiano da 10 a 49 dipendenti e i trasportatori che sono autorizzati per trasporti annui fino a 3.000 tonnellate (circa 10.000); - il 1° gennaio 2012 per produttori di rifiuti pericolosi che abbiano fino a 10 dipendenti. Sono inoltre previste procedure di salvaguardia in caso di rallentamenti del sistema ed una attenuazione delle sanzioni nella prima fase dell’operatività del sistema.

SALOTTO CONTEMPORANEO URBAN CENTER - THIENE Proseguono per tutti i giovedì di giugno e luglio, dalle ore 17,30 alle ore 19,00, gli appuntamenti presso il cortile esterno dell’Urban Center di Thiene, organizzati in collaborazione con il Gruppo Giovani di CNA Vicenza. Tra i prossimi appuntamenti segnaliamo, in particolare:

CONVENZIONE “FINANZA & FUTURO” PROSSIMI APPUNTAMENTI Gli associati di CNA Vicenza interessati a valutazioni circa investimenti ed opportunità di salvaguardia del proprio patrimonio, anche personale, possono ricevere una consulenza professionale gratuita e consigli da parte dell’agente vicentina di Finanza & Futuro Banca, dr.ssa Maria Gabriella Padovan. Ogni ultimo mercoledì del mese in orario 15,30-17,30 presso gli uffici della CNA Provinciale (Via Zampieri 19, Vicenza) su appuntamento da concordarsi direttamente con la segreteria di CNA (tel 0444/569900). I prossimi appuntamenti sono dunque MERCOLEDI 29 GIUGNO e MERCOLEDI 27 LUGLIO.

23 giugno “ARBITRARIAMENTE” con l’arbitro internazionale di calcio Daniele Orsato 30 giugno “PRINCIPI DI GALATEO INTERNAZIONALE” con Tiziana Busato, esperta di netiquette 14 luglio “IO PENSO POSITIVO PERCHE’ SON COMPETITIVO” Con Patrizia Buziol e Giorgia Monetti, psicologhe e consulenti PMI di FOCOS Sviluppo 21 luglio “DOVRESTI TORNARE A GUIDARE IL CAMION, ELVIS” con Sebastiano Zanolli (questo evento si terrà alle ore 20,30 presso la sala riunioni della Biblioteca Civica di Thiene)


DIRITTI CONNESSI DOVUTI A SCF (CONSORZIO FONOGRAFI) TARIFFE AGEVOLATE PER I SOCI CNA

CNA PENSIONATI ALL’ARENA DI VERONA “IL BARBIERE DI SIVIGLIA” giovedì 14 luglio 2011 Come tradizione, anche quest’anno la CNA Pensionati di Vicenza organizza un pullman per una serata all’insegna della lirica nella splendida cornice dell’Arena di Verona. L’appuntamento è per giovedì 14 luglio in occasione della rappresentazione del “Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini. L’invito è esteso a tutti i soci di CNA, anche non pensionati. Nella quota di partecipazione, di soli 40 euro a persona (per i non soci, euro 45,00), sono compresi il biglietto in gradinata numerata, il pullman (che fermerà a Schio, Thiene, Villaverla, Vicenza e Brendola) e cena al sacco. Chi fosse interessato, può contattare direttamente la segreteria di CNA Pensionati (tel .0444/291624, ore 8,30-12,30 oppure mail pensionati@cnavicenza.it)

Alle imprese che utilizzano musica d’ambiente (principalmente si tratta di quelle operanti nei settori Estetica, Acconciatura, Esercenti pubblici esercizi, Esercizi commerciali ed artigianali aperti al pubblico) si ricorda che la trasmissione di musica d’ambiente negli esercizi aperti AL PUBBLICO attraverso qualunque apparecchio (radio, Tv, mp3, cd, pc) determina l’onere di riconoscere un compenso ai produttori fonografici (discografici), quale diritto connesso (SCF) aggiuntivo alla SIAE (Società Italiana autori ed Editori). SIAE ha accettato il mandato ad incassare per conto di SCF, i diritti connessi per l’utilizzo della musica d’ambiente nei pubblici esercizi e ai saloni acconciatura ed estetica e sta inoltrando gli avvisi di pagamento dei compensi dovuti per i diritti connessi spettanti alle associazioni dei fonografici (SCF). Gli esercizi commerciali ed artigianali aperti al pubblico, dovranno provvedere al pagamento ad SCF con bollettino a parte. La precedente scadenza prevista per il 31 maggio, è stata prorogata al 30 giugno. A seguito di convenzione SCF/CNA, sono previste tariffe agevolate per i nostri associati. Per usufruirne, è opportuno controllare se è stata indicata l’adesione alla CNA, ed eventualmente provvedere alla comunicazione chiedendo il relativo modello presso la sede CNA Provinciale. La CNA Provinciale è a disposizione per le verifiche e i chiarimenti del caso e per compilare la modulistica qualora non abbiate ricevuto direttamente il bollettino. Si precisa infine che con il 2012 la scadenza passerà al 28 febbraio adeguandosi quindi alla scadenza già prevista per la SIAE.


Confederazione Nazionale dell’Artigianato Piccola e Media Impresa

e della

Provincia di Vicenza

GALVAUTO

SCHIO Via Lago Trasimeno Zona Campo Romano Tel. 0445 502311

A.A.V.

VICENZA Viale San Lazzaro, 15 - Tel. 0444 563101 r.a. ARZIGNANO Viale Olimpica, 12 - Tel. 0444 452769

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ENNEA | Il magazine del Nuovo Artigiano 02/2011  

CNA Vicenza Speriamo che sia femmina Lo sviluppo è rosa

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