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La metamorfosi è comunemente equiparata al cambiamento. Il cambiamento è l’essenza della nostra storia. Sia essa la storia individuale o quella collettiva la musica non cambia. Per quanto riguarda la prima, come non pensare innanzitutto alle trasformazioni fisiche: la comparsa dei dentini, poi quella dei primi peletti, poi ancora dei capelli bianchi e delle rughe. Si tratta di eventi che vengono accolti dalle persone con reazioni diverse, dall’entusiasmo alla paura, dall’imbarazzo alla rassegnazione. Reazioni che accompagnano pure le mutazioni che avvengono nel quotidiano. Un cambio di taglio di capelli, di vestiti, di profumo, di marca; Neruda docet, chi non cambia “muore lentamente”. E cosa dire del cambio di abitudini? Sicuramente destabilizzante, ma sovente ricercato perché dà una sferzata ad una vita ritenuta monotona.

Editore Comune di Gavardo P.zza Marconi, 7 Direttore Responsabile Tonni Gianbattista Responsabile di Redazione Sonia Braga Redattori Francesca Bologna Alfredo Cadenelli Luca Cortini Andrea Franzoni Luca Goffi Marcella Lazzaroni Federico Micheli Vignettista

Spostiamoci ora sulla storia collettiva: gli esempi si affastellano nella mia mente in modo disordinato. Pensiamo al cambiamento dei confini geografici introdotto dai vari conflitti bellici e alla scomparsa dei confini causata da un conflitto invisibile, che dietro alla parola globalizzazione nasconde ben altro. Che dire del cambiamento dello stile di vita delle persone? Basta pensare a come eravamo anche solo cinquanta anni fa, dediti al lavoro e pieni di entusiasmo. Dov’è finito l’entusiasmo? A volte il panorama mi sembra desolante..SVEGLIA!! Risvegliamoci dal torpore! Ma ciò che mi spaventa di più è il cambiamento di mentalità: vedo che valori un tempo universali non vengono più considerati, vedo che quelle che potevano essere chiamate verità hanno perso il proprio valore. E di fronte alla perdita di importanza di essi non posso fare a meno di chiedermi: stiamo davvero “andando avanti”? Il mio pensiero s’intuisce dalle premesse, ma è dovere di tutti soffermarsi a riflettere e, dopo aver tratto conclusioni, agire di conseguenza. Ora quindi veniamo al nostro numero di OMEGA..il primo mutamento è chiaramente visibile nell’aspetto: la nostra grafica ha voluto rivoluzionare un poco sia l’interno che l’esterno. Quanto ai contenuti, preferisco non anticipare nulla e lasciarvi alla lettura di tante metamorfosi.. p.s. questo è l’ultimo numero di OMEGA stampato del 2008. I numeri stampati nel 2009 saranno due, ricordo sempre che la redazione è aperta e aspetta volenterosi che abbiano voglia di impegnarsi, in fondo, solo per due volte in un anno.

Francesca Bologna Graphic Designer Sara Moreni Tipografia Tipolitografia Gavardese Gavardo Reg. al Trib di Brescia n°25 del 19 Agosto 2006 L’assessore alle politche giovanili Marco Piccoli è a disposizione dei giovani il mercoledi alle ore 15.30 presso la Biblioteca.

metamorfosi s. f. 1 nella mitologia greco-romana e nella letteratura fiabesca, la trasformazione soprannaturale di un essere in un altro di natura diversa: la metamorfosi di Dafne in alloro 2 (fig.) mutamento, cambiamento: le sue idee hanno subito una profonda metamorfosi 3 (biol.) la serie dei mutamenti di forma e di struttura cui vanno soggetti molti animali (p. e. gli insetti, gli anellidi) prima di giungere allo sviluppo completo | modificazione di un organo vegetale (p. e. una radice) dovuta a un processo di adattamento all’ambiente o a un cambiamento di funzione.

a storia è cambiamento. L’uomo, che

ma alla fine la Compagnie Générale de Chemins de Fer Secondaires, Sociétè

della storia è il motore principale, nei

Anonyme Belge di Bruxelles poté costruire la tratta che da Brescia giungeva in

secoli ha sviluppato conoscenze che

Valle Sabbia. Scrive Marcello Zane nel volume storico: «La tramvia era sottoposta

hanno influito sul suo modo di concepire

a limiti di velocità molto restrittivi (15-20 km/h), dovuti, oltre che ad effettive esi-

se stesso e gli altri, modificato abitudini,

genze di sicurezza stradale, anche a diffusi pregiudizi di natura psicologica. Prima

plasmato ambienti a sua utilità e somi-

di attraversare il paese, il tram si arrestava: un manovratore precedeva quindi il

glianza (con risultati non sempre apprez-

tram a piedi e avvertiva tutti del suo passaggio usando bandiera e trombetta». Ce

zabili), disegnato confini entro cui tenta-

n’era bisogno, nonostante la densa e ben visibile nuvola nera che il mezzo lascia-

re di racchiudere popoli e tradizioni in continua evoluzione, combattendo per essi

va dietro di sé. «Sul tramway di fine secolo non si viaggiava certo comodi, scon-

sanguinose guerre, capaci di alterare con violenza il normale corso evolutivo. In

quassati dai tremendi sobbalzi e dalle brusche frenate, seduti su panche di le-

millenni di vicende umane tanto (forse troppo) è cambiato, seguendo l’inesorabile

gno». Nel febbraio del 1907 il sodalizio belga passa la mano alla Società Elettrica

avanzare del tempo, che ha accompagnato la nascita, lo sviluppo e la morte di

Bresciana: dal vapore si arriva così all’elettricità. «Un’innovazione rivoluzionaria,

intere civiltà. È il panta rei, il tutto scorre di Eraclito, che scriveva sul concetto del

che rende il tram più confortevole, più stabile, più pulito, bene illuminato e senza

divenire: «Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toc-

odori sgradevoli. Le carrozze diventano più confortevoli, color grigio perla, con i

care due volte una sostanza mortale nel mede-

sedili imbottiti per i posti destinati ai turi-

simo stato, ma a causa dell’impetuosità e della

sti diretti sul Garda, mentre la sera le

velocità del mutamento essa si disperde e si

scintille sprigionate dal trolley e dalla car-

raccoglie, viene e va». Ogni istante della vita di

rucola fissata sul tetto della motrice face-

ciascuno è in effetti la testimonianza di quanto il

vano del tram un elemento del paesaggio

filosofo greco avesse ragione. Proprio per que-

circostante». Le stazioni erano due: in

sto i grandi cambiamenti hanno origine nelle

via Cantarane (oggi via Fornaci) e sul

piccole cose, oppure le influenzano dall’alto.

ponte. Fino al 1932 i vagoni continuano a

Prendiamo un esempio: Gavardo. E poi un altro

passare dal centro, prima di essere spo-

ancora: il modo di spostarsi dei gavardesi sul

stati sui binari del treno Rezzato-Vobar-

territorio. Com’era un secolo fa? Decisamente

no, che costeggiano il Naviglio fino alla

diverso da quello attuale. Camminare era la re-

Bolina (vicino al confine con Prevalle),

gola, e già questo oggi sembra a tratti assurdo.

poi attraversano il canale e il Chiese,

Quando i chilometri da fare erano tanti, c’era la

giungono alla stazione (attualmente Cir-

bicicletta: quanti di noi ora prenderebbero an-

colo Combattenti davanti a piazza Aldo

che solo lontanamente in considerazione l’ipo-

Moro) e proseguono verso la valle. Oggi,

tesi di andare fino a Brescia pedalando, magari su un ferrovecchio pesante e

soprattutto nelle abitudini dei gavardesi, della ferrovia rimangono poche tracce,

scricchiolante? Se la necessità era quella di trasportare della merce, c’erano i

così come degli altri metodi di locomozione. Il centro storico, che un tempo pullu-

carri a trazione animale, con i quali solcare le pianure, ma anche salire e scende-

lava di passanti e ciclisti, che iniziò a vedere qualche macchina (poche, molto

re i pendii delle montagne. Bisogna immaginare le condizioni delle strade: sterra-

poche) dagli anni Venti e Trenta, è ora soprattutto un intreccio di strade asfaltate

te, piene di buche, polverose con il caldo, fradice di fango con la pioggia o dopo

dove le auto vanno e vengono. Le piazze non sono quasi più punto d’incontro (e

una nevicata. A volte pure peggio di così: le vie di collegamento fra le colline e il

quando lo diventano vengono considerate spesso luoghi malfamati): servono per

centro del paese, di cui rimangono alcune tracce oggi sfruttate come sentieri dagli

parcheggiare. Attorno al cuore di Gavardo transitano decine di migliaia di veicoli

amanti della montagna, erano strette lingue di terra, pietre e radici disegnate fra

al giorno; c’è una tangenziale che, negli orari di punta, accoglie tanti veicoli quan-

le piante. E c’erano le rotaie: prima quelle del tram, poi del treno. Sfogliando le

ti ne potrebbe servire un’autostrada. E tutto è diventato più veloce, frenetico, ner-

pagine de «Il volto storico di Gavardo», libro edito nel 1988 dal Gruppo Grotte e

voso, nel nome di un adattamento alla modernità che odora molto di profitto. Un

dalla biblioteca, si scopre che la linea del tram a vapore iniziò a solcare il centro

gran cambiamento, non c’è che dire. In questo caso però, sul fatto che il cambia-

storico di Gavardo dal 1881. Non fu semplice mettere d’accordo tutte le istituzioni,

mento significhi anche miglioramento ci sarebbe molto da discutere.

A cura di LUCA CORTINI

Volevamo cambiarci, è vero, controllare e regolare le nostre naturali

metamorfosi .

Svuotati di noi, costruirci, ognuno ad immagine e somiglianza della perfezione che intravedeva negli occhi dell’altro. Volevo essere l’uomo che ti immaginavo sognare, mentre mi dormivi accanto con il respiro ad accarezzarmi la schiena. Volevo tu fossi la donna che sognavo , quando cedevo al sonno e mi addormentavo accanto a te. L’ho imparato col tempo, che la perfezione è un miraggio , che scompare e rimane la sete, e che ogni fiore muta, ma tanto “Ora che siamo cambiati, abbiamo il diritto di non servirci più. impercettibilmente da sembrarci lo stesso, Mi riprendo la libertà di controllare le mie metamorfosi, a immagine immutabile, eterno” e somiglianza dell’uomo che vorrei essere.” Si guarda il ventre, lei, cercando di coglierne Una lacrima amara bagna le ultime sillabe, “ti amo” e il suo nome. un movimento, anche minimo, ma niente. Lo sguardo ricade sulla lettera di lui, incancrenita Si guarda il ventre, lei, ora che un sussulto lo invade. fra le sue mani aperte. Si guarda le mani e la lettera di lui che sfila sul pavimento.

E piange , per

l’uomo che non ha, per la donna che sarà e per il frutto ancora acerbo di un amore che porta in grembo, sognando di cambiare idea ed essere lei al suo posto.

A cura di ALFREDO CADENELLI

Domenica 30 Novembre 2008 aperitivo free, DJ set, mostra artistica e premiazioni del concorso “Stai manzo tutto l’anno”, ore 19.00, c/o Centro Giovani di Gavardo.

Lunedì 10, 17, 24 Novembre e Lunedì 1 Dicembre 2008, ore 20.30-22.30, c/o Centro Giovani di Gavardo. Mercoledì 11, 18, 25 Febbraio e Mercoledì 4 e 11 Marzo 2009, ore 20.3022.30, c/o Centro Giovani Gavardo.

...e tanto altro!

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partire dalla tradizione più antica, il Giappone s’è fatto portavoce della cultura del travestimento, della trasformazione del corpo. Basti pensare alla figura della geisha o al teatro No. Recentemente questo aspetto della cultura giapponese così radicato nella tradizione non è andato perduto, come spesso accade con il progredire in senso tecnologico e industriale di una civiltà, bensì è stato, per così dire, adattato al nuovo millennio. Possiamo rilevare questo fenomeno esaminando alcuni aspetti, forse secondari e poco studiati, della cultura giapponese odierna: primo su tutti il fenomeno degli anime (da animēshon, traslitterazione giapponese della parola inglese animation, “animazione”, banalmente chiamati anche “cartoni animati”). Questi, sin dagli anni ’70, hanno trattato i più svariati temi e soggetti, primo su tutti quello del robot e del suo pilota (genere definito mecha).

A cura di FRANCESCA BOLOGNA

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etamorfosi, trasformazione, mutamento, cambiamento, evoluzione, regressione o progressione; la forma si modifica, l’aspetto varia e ciò che possiamo vedere, percepire, ascoltare e toccare non è più quello che era solo pochi istanti prima. Un ritorno e una scomparsa, uno stadio iniziale che viene sconvolto e che, forse, si ripresenterà più tardi, in un secondo tempo; una magia e un prestigio. È un elemento, magari invisibile ai nostri occhi, ma dai quali si cela, nascosto, e manifesto, invece, ad altre entità di diversa natura. Quasi una sorta di inganno, artificiale e artificioso a volte, naturale altre. Può essere la metamorfosi di un oggetto, di un essere, di una sostanza, ma anche di un sentimento o di una sensazione, di un’anima; la metamorfosi del tutto in niente o del nulla nel tutto. Per citare una delle leggi scientifiche fondamentali: “Nulla si crea e nulla si distrugge; tutto si trasforma”. Può essere l’identità di Mr. Hyde che prende il sopravvento sul debole Dr. Jekyll, ovvero due facce di una stessa, contraddittoria, medaglia, caratteri e caratteristiche opposti e contrastanti racchiusi nello stesso involucro. Proprio come la divinità bifronte Giano, di cui un volto indicava tempo di

Questo famoso genere di anime si basa appunto sulla simbiosi tra macchina e uomo: il pilota viene inglobato nella macchina sino a perdere la sua identità allo scopo di battersi per la giustizia. Altro esempio, forse ancora più lampante, di questo aspetto “metamorfico” degli anime è il genere cosiddetto majokko: cartoni animati che narrano di ragazze in possesso di qualche particolare potere magico che le rende in grado di cambiare il loro aspetto. Guardando le frequenti scene di “trasformazione / vestizione” dell’eroina di turno (basti pensare alle famosissime guerriere Sailor, o all’altrettanto famosa Creamy.. la lista sarebbe davvero infinita) per notare che questo rituale porta la protagonista a perdere totalmente la propria personalità, tanto che anche il semplice cambio d’abito la rende irriconoscibile anche ai parenti e agli amici più intimi. Catapultandoci nel presente più recente, in Giappone è in pieno sviluppo un nuovo

n ambito musicale la metamorfosi è un termine molto presente, per quanto possa sembrare nascosto. Oltre ad indicare una profonda e repentina trasformazione artistica di idee o stili musicali, può sottolineare anche un cambiamento radicale nello stato o nel carattere dell’artista, che quasi sempre incide sul suo prodotto finale (le sue canzoni). Può dunque assumere molteplici sfaccettature, cioè diverse “trasformazioni”: siano esse in chiave sonora, morale o addirittura fisica. Queste ultime tre chiavi elencate sono fondamentali per apprendere meglio il significato, ma soprattutto il ruolo concreto che il termine metamorfosi può avere nella musica. Proviamo ad affrontarle separatamente, rifacendoci ad esempi reali e attuali per semplificare e rendere più leggero l’argomento.

fenomeno fortemente legato al tema della metamorfosi, che in questo caso potremmo chiamare “metamorfosi urbana”: parliamo dei cosplays (contrazione delle parole inglesi costume “costume” e play “interpretare/recitare”). Con questo neologismo ci si riferisce all’hobby di gran parte dei teen-ager giapponesi di divertirsi vestendosi come il proprio personaggio preferito. Questi ragazzi giapponesi amano ritrovarsi in particolari luoghi “alla moda” delle grandi città indossando i vestiti di personaggi di anime, dei manga, dei videogiochi e dei film. Si tratta di un fenomeno in forte crescita non solo in Giappone ma anche in occidente (ad esempio in Italia è di uso comune nelle fiere del fumetto) ed è l’esempio lampante di come la mutazione del corpo, il travestimento, la metamorfosi -aspetti così antichi e radicati nella tradizione di quest’antica nazione- si siano evoluti e adattati alla cultura odierna senza scomparire.

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pace, l’altro, invece, periodo di guerra.

Metamorfosi come gioco di parole: naso, vaso, caso; fortuna, sorte, destino..partire da naso e arrivare a destino.. metamorfosi è un’auto spider, un bruco che diventa farfalla, un cadavere che si decompone, un essere che cresce e si sviluppa; la metamorfosi è questo foglio, prima bianco, che si riempie man mano di parole… Nella lingua tedesca esistono due vocaboli diversi per indicare la metamorfosi: uno è “Metamorphosen”, e si riferisce alla trasformazione prettamente fisica; l’altro, “Verwandlung”, coinvolge invece i mutamenti che riguardano l’aspetto interiore. Quindi, anche qui, di nuovo, la metamorfosi può presentarsi come un evidente cambiamento di forma, ma non è escluso che, là dove è possibile, sia accompagnata da altrettante poliedriche sfumature psicologiche. “Die Verwandlung”, peraltro, è il titolo

A cura di Andrea Franzoni

etamorfosi qua..metamorfosi là..questo insolito argomento è stato trattato in tutte le salse. Voi, però, vi siete mai interrogati sul continuo cambiamento del vostro corpo? No? Male! Ma non preoccupatevi, l’ho fatto io per voi. Mentre guardavo delle vecchie fotografie, mi sono accorta di come si cresce senza rendersene conto e ho cominciato a chiedermi come sarà il mio aspetto, diciamo tra 30 anni. Sapete, non è poi così difficile scoprilo: l’università di St. Andrews, nel Regno Unito, ha creato un programma informatico per invecchiare i volti, e non solo. Siete curiosi di sapere come sarebbe il vostro aspetto se foste nati in Africa oppure in Asia? Ecco fatto: basta andare sul sito www.faceofthefuture. org.uk, inserire una vostra foto e seguire le istruzioni…non mi resta che augurarvi una buona sorpresa!

A cura di MARCELLA LAZZARONI originale del romanzo “La Metamorfosi” di Franz Kafka, in cui il protagonista, Greg or Samsa, si accorge un giorno di essersi trasformato in uno scarafaggio (Metamorphosen); d’altro canto, però, quello a cui il titolo dell’opera mira è più che altro la metamorfosi psicologica, l’aspetto emotivo che da tale situazione si viene a creare e il contesto psicosociale che dà origine al tutto, ovvero i passaggi di stati d’animo e di sensazioni (Verwandlung) che causano e seguono la vicenda principale. Metamorfosi, infine, se optiamo per una chiave di lettura più intima, è “re-invenzione” di sé stessi e del proprio essere, intesa come un rinnovarsi della Weltanschauung di ognuno nei confronti di tutto e di tutti.

non è necessario strappare le pagine della vita, basta voltare pagina, ricominciare e cambiare

In chiave sonora, quindi a livello musicale, potremmo definire la metamorfosi come una sorta di percorso artistico che la band o il personaggio compiono nel corso della loro carriera in base ai propri ideali, ma in certe occasioni anche semplicemente per motivi fisici. L’età di un artista infatti è una delle cause primarie e comuni di una sua metamorfosi musicale (le prime produzioni di uno spericolato e tarantolato Jovanotti poco hanno a che vedere con quelle melodiche e da romantico padre di famiglia degli ultimi anni). In chiave morale invece la metamorfosi è quasi sempre legata a fattori esterni che influiscono

sul modo di pensare e sugli ideali, fino ad arri- legate al look estetico, abbigliamento compreso, vare a interrogare anche l’anima del musicista. derivate quasi ed esclusivamente dalle mode del Quelli più frequenti rientrano in eventi ed avve- tempo. nimenti comunemente legati alla politica o agli L’ultima metamorfosi in ordine temporale, ovvero ideali sociali in cui un artista crede. Questi episodi portano così I PROSSIMI CONCERTI PIU’ VICINI A NOI ad una modifica del [13/12] SKA-P - PalaSHARP - Milano (MI) suo pensiero, che per [13/12] BABYSHAMBLES - Alcatraz - Milano (MI) un cantautore signi- [15/12] NEGRAMARO - Assago - Milano (MI) fica una metamorfosi [20/12] AFTERHOURS - PalaSHARP - Milano (MI) dei contenuti e delle [14/2] NEGRITA - PalaSHARP - Milano (MI) idee espresse nei te- [19/3] JOHN LEGEND - Alcatraz - Milano (MI) sti delle canzoni, pur mantenendo lo stesso stile e genere musicale quella che ha portato l’estate 2008 a tingersi di (senza modificare quindi la chiave sonora citata rosa, è sicuramente il fenomeno Giusy Ferreri. E’ infatti lei la regina inconsapevole dell’estate: nel primo punto). l’esempio più concreto e recente di una metaMa la metamorfosi di un artista può avvenire an- morfosi sia fisica che artistica. Da ex-cassiera di che in chiave puramente fisica. L’esempio più un piccolo supermercato a nuova scoperta mufamoso degli ultimi anni è probabilmente quello sicale, grazie soprattutto al suo talento emerso di Tiziano Ferro passato dai suoi 111 chili (che nel reality-show X-Factor. E’ lei ad aggiudicarsi hanno successivamente dato titolo ad un suo l’ambito premio di Tormentone dell’Estate Italiavendutissimo album) fino al peso forma riacqui- na. A confermarlo sono anche i numeri: record di vendite per l’album dal titolo omonimo della canzone “Non ti scordar mai di me” su etichetta Ricordi, stampata dalla casa madre Sony BMG. Infine, come ultimo puro dettaglio per i più esperti e musicalmente interessati, sottolineo anche che i Metamorfosi sono un gruppo romano relativamente noto, uno dei primi esempi di rock progressivo italiano, formatosi nel 1970 su iniziativa del cantante Spitaleri e del tastierista Olivieri. stato quasi per necessità, vista l’immensa popolarità raggiunta. Gli esempi di artisti che hanno compiuto metamorfosi fisiche sono innumerevoli: in questo caso però esse sono principalmente

Sarà uno scherzo del destino, ma il caso vuole che proprio “Metamorfosi” sia il titolo che Raf ha da poco scelto per il suo nuovo album ricco di inediti e recentemente anticipato col singolo Ossigeno.

A cura di LUCA GOFFI

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nto the wild, tradotto in italiano con il titolo “Nelle terre selvagge”, è stato uno dei maggiori successi cinematografici dell’anno. È uno di quei film che non passano inosservati e che suscitano sempre un gran numero di critiche e commenti spesso contrastanti. La pellicola, interpretata dal bravo e convincente Emile Hirsch per la regia di Sean Penn, si ispira al libro di Jon Krakauer Nelle terre estreme e racconta la storia vera di Christopher McCandless. Il giovane Christopher, subito dopo la laurea in Scienze Sociali nel 1992 ed in procinto di essere ammesso ad Harvard, decide di abbandonare una promettente carriera per intraprendere un lungo viaggio in solitaria che lo porterà nei luoghi più selvaggi degli Stati Uniti. Chris parte sia per placare la propria inquietudine, dovuta ai suoi difficili rapporti familiari, sia per compiere un gesto di rifiuto verso una società consumistica nella quale non si riconosce; cerca in questo modo di trovare se stesso nel rapporto diretto e vero con la natura. Nel corso del suo vagare attraverso gli Stati Uniti, passa dai campi di grano dorato del South Dakota al fiume Colorado, percorso in canoa fino al deser-

to del Nevada, per spingersi infine sino alle lande ghiacciate del monte McKinley in Alaska: durante questo viaggio “on the road”, Chris incontrerà una serie di personaggi con i quali creerà intensi rapporti affettivi che però verranno sempre spezzati bruscamente dalla sua voglia di raggiungere in solitudine l’incontaminata natura dell’Alaska. Appassionato lettore di quegli autori (Thoreau, London, Tolstoj) che nelle loro opere idealizzano la “wilderness” come esaltazione della libertà e della verità, Chris teorizza all’inizio un primato della natura sui rapporti umani, e non a caso in una delle prime scene del film viene citato il Lord Byron di Child Harlod Pilgrimage: “I love not man the less, but Nature more.” (Non amo meno gli uomini ma più la natura). Christopher, dopo due anni di peregrinazioni, giunge finalmente in Alaska, dove vive tra la natura più selvaggia per quattro mesi, finalmente felice per lo stato di libertà assoluta ed incontaminata in cui si trova. Poco alla volta inizia tuttavia ad insinuarsi in lui una consapevolezza sempre crescente della necessità di avere rapporti umani, che sfocerà nelle parole “la felicità è vera solo quando è condivisa”, che lui stesso scriverà nelle pagine del suo diario. Il cambia-

A cura di Federico Micheli

mento è però tardivo: Chris è allo stremo delle forze e la natura, che aveva così fortemente cercato, non gli darà la possibilità di tornare indietro; gli resta però il tempo di perdonare moralmente i genitori, riconoscere la propria identità e riappacificarsi con se stesso dopo aver toccato la libertà più estrema. Il film si colloca a pieno diritto nell’inesauribile filone del road movie di formazione della tradizione americana, e l’abilità registica di Sean Penn viene esaltata da una splendida fotografia e dalla accattivante colonna sonora di Eddie Vedder.

Omega Metamorfosi  

giornalino Centro Giovani Gavardo

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