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S V I Z Z E R A I TA L I A N A E MISSIONE BOLLETTINO INFORMATIVO TRIMESTRALE DEGLI ORGANISMI MISSIONARI E DI missio -Svizzera

4 – 2010


Invocazione 2

Andiamo fino a Betlemme Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L’importante è muoversi. E se invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato il percorso. Il volto spaurito degli oppressi, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli uomini della Terra, sono il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. Mettiamoci in cammino senza paura. (don Tonino Bello)

SOMMARIO Invocazione

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Editoriale 3 Emigrato, ricercato, perseguitato è speranza per i poveri di Mauro Clerici Ottobre missionario - Il piccolo Togo al centro di una coinvolgente GMM di Margherita Morandi - Proposte per un cammino missionario di Rosalba Bianchetto

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Progetti diocesani - ... perché mi hai abbandonato? 6 di don Lorenzo Bronz - Un progetto giovane che 11 cerca di autogestirsi di don Angelo Treccani Inserto Azione natalizia Guardare oltre la povertà di fra’ Martino Dotta

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Lettere dalle Missioni 12 Nyaatha e la forza di condividere di Romano Eggenschwiler

APOSTOLATO DELLA PREGHIERA Gennaio – Intenzione missionaria: i cristiani possano raggiungere la piena unità, testimoniando a tutto il genere umano la paternità universale di Dio. – Intenzione generale: le ricchezze del creato siano preservate, valorizzate e rese disponibili a tutti, come dono prezioso di Dio agli uomini. Febbraio – Intenzione missionaria: in quei territori di missione dove più urgente è la lotta contro le malattie, le comunità cristiane sappiano testimoniare la presenza di Cristo accanto ai sofferenti. – Intenzione generale: la famiglia sia da tutti rispettata nella sua identità e sia riconosciuto il suo insostituibile contributo in favore dell’intera società. Marzo – Intenzione missionaria: lo Spirito Santo dia luce e forza alle comunità cristiane e ai fedeli perseguitati o discriminati a causa del Vangelo in tante regioni del mondo. – Intenzione generale: le nazioni dell’America Latina possano camminare nella fedeltà al Vangelo e progredire nella giustizia sociale e nella pace.

Notizie CMSI

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Botteghe del mondo Gioielli tra cielo e terra di Françoise Gehring

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Attività CMSI Campo estivo di Nadia Holenstein

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IMPRESSUM Organo ufficiale della Conferenza Missionaria della Svizzera italiana Gruppo di redazione Augusto Anzini, Chiara Gerosa, Carlo Carbonetti, fra Martino Dotta, Romano Eggenschwiler, Margherita Morandi Credito fotografico Le fotografie che non provengono dall’archivio CMSI-Missio, sono gratuitamente messe a disposizione da autori vari. In copertina: un gruppo di ragazze/i porta il pasto agli anziani abbandonati in Venezuela, foto di Marzio Fattorini. Stampa La Buona Stampa - Pregassona


Editoriale 3

Emigrato, ricercato, perseguitato è speranza per i poveri «Mentre Giuseppe e Maria si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro in albergo.» (Lc 2,6). Così inizia la vita terrena di Gesù, come il figlio di un qualunque operaio, nella povertà, lontano dalle luci della ribalta. Era stato atteso per secoli, ma ha scelto di venire nel mondo senza nessun grande segno premonitore. Tanto è vero che l’evangelista afferma che per loro non fu trovato un posto più dignitoso che una stalla. Ma se gli uomini non l’hanno accolto in modo migliore, Dio è però presente nel compimento della sua promessa, annunciata dai profeti. Ci sono i cori degli angeli e i pastori allibiti all’annuncio che subito si mettono in cammino, pieni di gioia. Si avverte un clima di mistero, il mistero di Dio che interviene nella storia. Nonostante tutto questo, noi oggi continuiamo ad essere paralizzati dalla paura. Non ci rendiamo conto che è esplosa la gioia di Dio, che la sua pace ci inonda. Continuiamo a chiederci perché Dio non è nato in una casa, tra le luci, nella sua terra e perché l’avvenimento più importante della storia è passato inosservato agli occhi dei grandi del tempo. La notizia si diffonde rapidamente. La risposta dei poveri non tarda a

Per farsi conoscere al mondo Gesù sceglie gli esclusi, gli emarginati, gli oppressi e li ricambia di amore infinito: venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi ristorerò venire. I pastori sono pieni di meraviglia. Dio è sempre sorprendente. Dio è sempre incomprensibile. Ma la gioia ha ormai raggiunto gli uomini. Gesù nasce anche oggi. Intanto quel bimbo, occasione di tanto pagano scialo, continua a morire di freddo, di fame, di sete, di malattia, di guerra, di esilio in tutto il mondo. Qualche Gesù non riesce nemmeno a nascere perché l’egoismo umano lo fa morire prima della nascita. Il Natale vuoto e commerciale parte già a settembre; il Natale sbrodoloso e edulcorato di certe ninne nanne può fare tenerezza. Ma il vero Gesù è concreto e chiede a noi di esserlo altrettanto, guardandoci attorno, cercando di leggere i segni dei tempi che troviamo nella società: Gesù è venuto inutilmente? Se rispondiamo no, perché allora tante chiusure verso il nostro prossimo? Se rispondiamo no, perché si devono aprire mense e dormitori? Se rispondiamo no, perché tanti rimangono senza lavoro mentre altri si arricchiscono a dismisura? Se a Natale bisogna essere buoni perché lo richiede il galateo, ebbene io

questo Natale lo abolirei con tutti i suoi connessi. Invece, credo fermamente che Natale è la pienezza del tempo. Dio Padre si distacca dal suo Figlio per mandarlo a dare un senso al tempo vuoto degli uomini. Gesù lascia la sua eternità ed entra nel nostro tempo e ne scandisce il ritmo perché è tempo che l’uomo rientri nell’eternità di Dio. Il natale-favola è comodo perché non tocca nessuno. Il Natale-mistero incute timore. Vorrei che questo non si consumasse solo secondo il calendario, senza Dio. Gesù incurante della nostra passività e del nostro egoismo, torna puntuale all’appuntamento con la storia. Per questo, per me il Gesù che arriva è un extracomunitario perché palestinese di Nazaret, un emigrato in Egitto perché perseguitato politico e religioso, un ebreo di nascita e ricercato per essere eliminato, è un povero che si mette dalla parte dei poveri, è un laico che va controcorrente perché frequenta stranieri, lebbrosi, prostitute, è un assetato che chiede acqua agli sconosciuti. Lo aspetto così perché so che vuole da me che sia pronto a compromettermi per il diritto di chiunque subisce un sopruso o non vede riconosciuto un suo diritto. Aspettatelo con me. Siate sobri e gioiosi della gioia che libera il canto. Non me la sento di augurarvi un Natale diverso da questo. Mauro Clerici, presidente CMSI


Ottobre missionario 4

Il piccolo Togo al centro di una coinvolgente GMM Insieme per un’Africa nuova è stato l’invito per un cammino comune per ritrovare il coraggio e la fiducia di testimoniare in ogni circostanza della vita la propria gioia di credere «Insieme per un’Africa nuova» è l’invito comparso come didascalia del manifesto che, insieme ad altri ispirati alla vita in Togo, ha fatto da cornice all’ambiente predisposto ad accogliere gli oltre trecento partecipanti convenuti a Sant’Antonino da tutta la Diocesi per vivere insieme, nel pomeriggio di domenica 24 ottobre, la celebrazione della giornata missionaria mondiale (GMM). Tutti hanno avuto l’opportunità di percorrere un cammino comune, rivolgendo la mente e il cuore verso il Togo, piccolo lembo di terra dell’Africa occidentale, tanto simile alla Svizzera per estensione geografica. Ad immergere grandi e piccini in quella realtà ha contribuito la presenza della bancarella di Missio che, insieme ai vari oggetti provenienti da culture diverse, ha esposto la simbolica «Casa tatà», segno della tradizione togolese. A farci conoscere ed amare il Togo sono stati, in modo particolare, i sacerdoti togolesi presenti in Ticino per svolgere tra noi il loro ministero pastorale. A loro è stata affidata l’animazione durante una tappa del percorso che ha avuto luogo lungo le vie del paese. Attraverso musiche, canti e danze essi hanno fatto vivere il fascino di una cultura africana che si serve di questi semplici mezzi di espressione per manifestare l’anima della gente che in modo comunitario partecipa ai momenti lieti e tristi della vita. L’attenzione è stata vivissima anche durante altri momenti di ascolto.

Da sottolineare quello dedicato alla lettura di racconti africani di valore simbolico e quello dedicato alla testimonianza proposta da padre Luigi Geranio, missionario ticinese, anziano per età ma dotato di giovanile entusiasmo. Egli ha parlato di inculturazione, qui e in Africa, facendo riferimento alle esperienze da lui vissute nei primi anni della sua azione pastorale in Tanzania. È stata pure motivo di riflessione l’esperienza missionaria in Togo di una suora dell’ordine delle Misericordine, riportata da una consorella che opera nella comunità di Giubiasco. Brevi ma intensi momenti di preghiera comunitaria hanno pure contrassegnato ogni tappa del cammino. Culmine del pomeriggio

missionario è stata la celebrazione della Messa, presieduta dal nostro vescovo. Egli ha esordito con un saluto al capo villaggio di Atakpamé, presente all’incontro. Nell’omelia il vescovo si è soffermato sul significato dell’episodio evangelico del fariseo e del pubblicano. Il primo, pieno del proprio io, è chiuso verso chi lo circonda; l’altro è l’uomo del tu, che si pone al servizio di chi ha bisogno. «Volete essere uomini e donne dell’io o del tu?» ha chiesto il vescovo rivolgendosi ai presenti, auspicando che la scelta missionaria, indirizzata a tutto campo verso il tu, affascini i nostri giovani. Tra i gesti di condivisione concreta è da citare l’offerta, portata all’altare da alcuni bambini, di mattoncini di cartone contenenti piccole somme. Questo gesto simbolico, modesto ma prezioso, continuerà anche in altre occasioni durante l’anno, allo scopo di sensibilizzare i nostri bambini a contribuire alla costruzione di un ospedale pediatrico in Togo. Margherita Morandi

Un momento del “cammino” durante la giornata a S. Antonino Un grazie sincero ai membri del gruppo Missio e a tutti coloro che si sono impegnati per la campagna dell’ottobre missionario.


Ottobre missionario 5

Proposte per un cammino missionario Durante il mese di ottobre abbiamo sicuramente guardato spesso la locandina contenuta nella cartella d’animazione o esposta agli albi parrocchiali per essere aggiornati sugli incontri previsti, tanto che quell’immagine dell’Africa ci é rimasta scolpita nella mente e nel cuore. L’itinerario proposto prevedeva le 3 conferenze (il cammino della chiesa in Togo; l’attività caritativa ed educativa della chiesa in Ticino; la riconciliazione nella nostra realtà) e la Veglia di preghiera (lasciatevi riconciliare con Dio) come impegno per vivere in prima persona il tema del mese missionario: insieme per un’Africa nuova. Condensare in una pagina l’insegnamento tratto da questi 4 incontri è impossibile tanto erano densi di contenuti, ma permettete che condivida con voi ciò che, al rientro da ogni serata, mi aveva colpito. Accoglienza - apertura I preti togolesi che operano nelle nostre parrocchie, nella serata di apertura, ci hanno fatto partecipi di qualcosa della loro vita e della loro chiesa. La presentazione fantasiosa ci ha permesso di entrare nella loro cultura par farci accogliere qualcosa di diverso dal nostro che, seppur con

La chiesa occidentale ha saputo nei secoli vedere e ascoltare, accogliere e dare, rispondere ai bisogni emergenti nel tempo. Ancora la sua carità continua umile e nascosta verso i poveri di oggi tanti problemi, ci può insegnare molto.

do da parte ciò che è motivo di disunione».

Vedere «I nostri antenati hanno avuto gli occhi aperti quando 150 anni fa hanno saputo vedere i bisogni della nostra gente ed hanno iniziato a promuovere e costruire opere assistenziali ed educative», così iniziava l’esposizione del prof. Gandolla. Si trattava di iniziative individuali, con scarsa collaborazione... Don Angelo Ruspini a conclusione della serata ha invitato ad essere missionari nel nostro territorio, a costruire amore sulla Terra.

Dare frà Martino, parlando dell’esperienza del “tavolino magico” che in Ticino ha diversi centri, ha messo l’accento sulla realtà di “povertà dei nostri giorni” portando esempi concreti con cui è confrontato quotidianamente. Lui sottolinea l’importanza di dare aiuti concreti, dare la possibilità di esprimersi, dare sicurezza, ridare dignità alla persona.

Ascoltare Durante la sua esposizione Margherita (portando come esempio la sua attività di giudice di pace) sottolinea che «l’ascolto è l’elemento più importante di questo tentativo di mettere assieme le parti che hanno avuto il conflitto. Cercare di porre l’accento su ciò che unisce lascian-

Benedizione finale alla Veglia missionaria

Fraternità Ho avvertito un grande senso di unione, durante la Veglia a Giubiasco quando don Angelo ha invitato i Vescovi presenti (mons. Grampa, mons. Togni e mons. Gaglo) ad impartire insieme la benedizione ai numerosi fedeli che avevano partecipato a questo momento conclusivo degli appuntamenti serali di ottobre. Rosalba Bianchetto

Serata a Presenza Sud


Progetti diocesani 6

... perché mi hai abbandonato? Un bilancio del progetto missionario diocesano? No! Si potrà fare solo alla fine. Ed a Mbikou non abbiamo ancora finito (speriamo)! Portare il vangelo vuol dire portare la notizia buona per tutta la persona. Per questo, la parrocchia di Mbikou promuove per esempio l’istruzione (alfabetizzazione in lingua, scuola comunitaria), lo sviluppo economico (formazioni agricole, cooperativa di risparmio), il consolidamento delle strutture delle comunità cristiane nei settori e nei villaggi. Anche nell’attività pastorale, oltre all’impegno della catechesi regolare, si scoprono nuovi bisogni di formazione, con le famiglie, i giovani, i responsabili di comunità. Ogni anno che passa verrebbe la voglia di accelerare i tempi e i ritmi di lavoro, di moltiplicare le iniziative, di utilizzare gli aiuti che ci arrivano generosi dagli amici dei missionari. Ma. Ci sono anche delle ragioni per rallentare. Spesso i ritmi del nord non sono i ritmi del sud. Se vogliamo una crescita che duri e sia sostenibile dalla popolazione locale, bisogna valorizzare le forze presenti, le risorse economiche, naturali, le persone. E con le opzioni e gli orientamenti di una società e di una chiesa che vuole scegliere la sua strada si può interagire, ma con rispetto. Anche a livello di vita pastorale si riscontra la fatica di far entrare nella quotidianità e nella regolarità la fede cristiana, le sue scelte, i suoi valori. E spesso l’offerta martellante di stimoli ed iniziative nuove affatica le persone e le comunità. Indica un cambiamento di velocità e di orientamento nelle diocesi del

Ciad un’espressione, interessante ma che può anche fare paura: l’”(auto) prise en charge” della chiesa locale. Il vescovo di Moundou, Joachim Kouraléyo aveva detto al Sinodo: «In Ciad, in questi ultimi anni, gli aiuti delle chiese d’Europa e d’America si sono drasticamente ridotti ed abbiamo preso coscienza dell’effetto perverso della dipendenza.» Kouraléyo non dice: adesso dobbiamo arrangiarci perché non ci aiutano più. Dice: dobbiamo affrancarci da un rapporto di dipendenza, dobbiamo prendere in mano la nostra vita cristiana, nelle scelte, nella mobilitazione delle persone e nell’impegno del sostegno economico per poter funzionare, perché è la nostra chiesa, è la nostra vita cristiana. E poi continua: «Per ovviare a questa situazione, si è prescritto il rimedio dell’attivazione delle risorse locali; ma le risorse locali –mezzi, e persone– sono limitate, e per poter far funzionare le opere che cercano di rispondere ai bisogni della popolazione, dobbiamo rivolgerci ad altri organismi che hanno obiettivi

diversi e anche incompatibili con i nostri.» È importante che in Ciad continui una presenza solidale di chiese, che non segua solo la logica della crescita, ma accetti di andare adagio; una presenza di persone che non segua solo la logica dell’intervento rapido ed efficace, ma accolga il desiderio di normalità, di continuità, di rispetto di cui le comunità cristiane hanno bisogno. Per questo credo proprio che ci sia ancora bisogno di missionari “fidei donum”: per andare adagio ci vuole tempo, per accompagnare la vita dei cristiani che in Ciad ci vivono, ci vuole continuità. In Ciad, le necessità sono più grandi delle risorse; in Svizzera italiana molta gente aiuta generosamente con quello che ha. Per assicurare che questo aiuto non crei dipendenza, ma comunione, occorrono persone che facciano da ponte. P.S.: (non c’entra con quello scritto sopra): in un incontro vicariale del clero, qualcuno aveva risposto all’animatrice missionaria: ma preti ticinesi che possano partire per il Ciad non ce ne sono, guardate, qui siamo già quasi tutti missionari stranieri! Forse introdurre l’auto prise en charge anche da noi? don Lorenzo Bronz

Un momento di “auto prise en charge” a Mbikou


Azione natalizia 7

Guardare oltre la povertà Il senso dell’Azione natalizia, promossa anche quest’anno dalla CMSI a sostegno delle attività pastorali, sociali, educative e sanitarie dei nostri Missionari, sta nel partecipare a un progetto di crescita collettiva. Il periodo natalizio è particolarmente propizio per la raccolta di fondi destinati ad aiutare persone in difficoltà, residenti in Svizzera o all’estero. In quello che sta diventando sempre di più un vero e proprio mercato della solidarietà non vanno dimenticati i veri destinatari: essere umani i cui diritti fondamentali sono spesso minacciati da un’esistenza di stenti. Per questo motivo Avvento e Natale sono tempi di riflessione, ma pure di progettualità. Assenza di strategie mirate Il 2010 è stato proclamato dall’Unione Europea “Anno europeo di lotta contro la povertà e l’esclusione sociale”. Anche la Svizzera ha deciso di aderire a tale campagna di sensibilizzazione, con l’intento di valutare le possibilità e le modalità d’intervento per ridurre il numero di persone che vive appena al di sopra o al di sotto del minimo vitale

Grazie alla nostra condivisione i missionari possono compiere gesti di carità che diventano annuncio di salvezza promozione di vita e testimonianza dell’amore di Cristo e spesso necessita d’integrativi finanziari. Sia sul piano comunitario che nazionale sono state proposte iniziative comunicative per riconoscere il fenomeno della precarietà nel suo complesso e per elaborare strategie condivise atte a contrastarlo efficacemente. A causa degli effetti anche per i bilanci pubblici della crisi finanziaria mondiale e di altre priorità delle agende politiche, la problematica della povertà e della conseguente esclusione sociale non ha incontrato la dovuta considerazione. Nemmeno a livello di società civile (cioè di quella parte della nostra società che più spesso tocca con mano, in maniera diretta o indiretta, il peso delle difficoltà economiche e dell’integrazione collettiva) è stata registrata una vera presa di coscienza su un problema che coinvolge tutti,

don Angelo, la responsabile della casa Hogar e i ragazzi/e accolti

né sono state formulate proposte concrete per affrontarlo in maniera complessiva. D’altronde, se l’esempio vien dall’alto, nel contrastare la povertà sul piano internazionale, sono proprio i governi e le Nazioni Unite a non dare seguito agli impegni assunti all’inizio del Millennio. Il certo ambizioso progetto di dimezzare entro il 2015 la quantità di poveri nel mondo ha sinora ottenuto ben pochi risultati. E non sarà il pur lodevole aumento dei contributi elvetici all’aiuto allo sviluppo a migliorare la situazione di milioni di bisognosi… Promuovere i diritti umani A fronte di tante necessità, i contributi versati a favore del lavoro svolto con dedizione dai nostri Missionari può sembrare ben poca cosa. Eppure Gesù loda l’obolo della vedova, poiché essa si priva del necessario, mentre i benestanti danno del loro superfluo. La novità evangelica sta nella proporzione e quindi nel giudizio sulla qualità dello sforzo compiuto. Nell’aiutare pensiamo all’importanza di un progetto globale contro la povertà e partecipiamo alla promozione della dignità umana nel suo insieme, come suggerito dalle Chiese nazionali svizzere con la Commissione Giustizia e Pace e l’ACAT Svizzera in occasione del 10 dicembre (Giornata mondiale dei diritti umani). fra’ Martino Dotta


Missionari della Svizzera italiana 8

p. Giusto Crameri don Jean-luc Farine

Marzio Fattorini

don Sandro Colonna

don Angelo Treccani

sr. Maria del Sasso Franscella

p. Fiorenzo Crameri

Rovelli GĂŠrard


Missionari della Svizzera italiana 9

p. Pierluigi Carletti

sr. Maria Attilia Grossi

p. Antonio Crameri

suor Maria degli Angeli Albertini

suor Lucia Rossi

suor Olga Pianezza

Luciano Re


Missionari della Svizzera italiana 10

Gli indirizzi dei nostri missionari Albertini suor Maria degli Angeli (1*) di Sementina Soeurs Carmélites, Lot Ivy 114 Ilavinato - Anosipatrana 101 ANTANANARIVO (Madagascar) Carletti padre Pier Luigi (8*) di Verscio Km 10.5 Casa don Bosco GUAYAQUIL (Ecuador) Colonna don Sandro (7*) diocesano Caixa postal 6 Correio Central PONTA GROSSA - PR (Brasil)

Rossi suor Lucia (4*) di Prada (GR) Casa Betania Apdo Aereo 337 POPAYAN (Colombia) Rovelli Gérard (10*) di Bellinzona Mission Catholique de Goré B.P. 61 MOUNDOU (Ciad) Treccani don Angelo (7*) di Curio Estado Guàrico EL SOCORRO 2331 (Venezuela)

Crameri padre Antonio (2*) di S. Carlo (GR) Parroquia Santa Marianita Ap.do 08.01.10065 ESMERALDAS (Ecuador) Crameri p. Fiorenzo e Giusto (2*) di S. Carlo (GR) Cottolengo Communities P.O. Box 24391 NAIROBI (Kenia) Farine don Jean-Luc (7*) di Muralto c/o Eveché de Doba B.P. 22 DOBA (Ciad) Fattorini Marzio (10*) di Balerna Estado Guàrico ESPINO (Venezuela) Franscella suor Maria del Sasso (9*) di Locarno San Miguel 270 3142 Bovril (Argentina) Grossi suor Maria Attilia (3*) di Montecarasso Hospitale Infective GRAMSH (Albania) Pianezza suor Olga (5*) di Savosa Misionárias Franciscanas del Verbo Encarnado Laureles, 678 Barrio la Teja MONTEVIDEO (Uruguay) Re Luciano (6*) di Sementina Parroquia Santa Ana YAURI/ESPINAR Cuzco (Peru)

Istituti e organismi d‘appartenenza 1. Carmelitane di S. Teresa 2. Congregazione del Cottolengo 3. Figlie della Carità di S. Vincenzo de’ Paoli 4. Suore Agostiniane 5. Missionarie Francescane del Verbo Incarnato 6. Missione Betlemme Immensee 7. Sacerdoti e laici diocesani “Fidei Donum” 8. Salesiani di Don Bosco 9. Suore della Santa Croce di Menzingen 10. Missionari laici della Diocesi di Lugano


Progetti diocesani 11

Un progetto giovane che cerca di autogestirsi Il progetto missionario in Venezuela sta gradualmente passando in mano ai venezuelani. La parrocchia di Espino é stata affidata a una giovane congregazione venezuelana: le suore Missionarie della Misericordia che si sono prese a carico anche il villaggio di Parmana sull’Orinoco, dove abbiamo costruito una casa e un centro parrocchiale. La signora Thais Boyer ha lasciato la comunità di Parmana per assumere la direzione della Casa Hogar Rostros de Cristo a El Socorro. Questa casa di accoglienza per bambini e adolescenti in stato di abbandono ci sta molto a cuore. È un’opera modesta: ospitiamo dieci bambini e siamo in attesa di altri due. Per ora non possiamo accoglierne più di dodici, ma é una testimonianza forte. Basti pensare che nello stato Guarico dove si trova El socorro, questa è l’unica casa di accoglienza per ragazzi della strada, anche se il presidente Ugo Chavez da anni ha promesso che in ogni regione ne sarebbe sorta almeno una. In realtà ci siamo resi conto che non é facile dar vita a un’opera del genere che funzioni. Ossia dove questi bambini e ragazzi ricevano l’attenzione di cui hanno bisogno, l’educazione a cui hanno diritto e dove si trovino così bene da non sentire tanto la mancanza di una vera famiglia. Si tratta di trovare le persone preparate e con una forte vocazione al servizio. In questi quattro anni di vita della casa, molti educatori venezuelani e volontari dal Ticino hanno collaborato a questo progetto. Da settembre di quest’anno 2010 c’è una nuova equipe formata da Thais Boyer, Mery Díaz e Gabriella Mella di Rancate.

Per distinguere un albero buono da uno cattivo basta guardare i frutti che produce: in essi è la speranza del giardiniere che con amore ha curato l’albero Mi sembra di poter dire che siamo andati sempre migliorando la qualita del nostro servizio. Se é vero che l’albero si conosce dai frutti, sembra che abbiamo seminato bene: gli adolescenti che sono venuti da bambini sono ragazzi in gamba e senza nessuna intenzione di andarsene. Un problema non secondario è la questione economica. Abbiamo costruito la casa e l’abbiamo mantenuta in gran parte con aiuti dal Ticino. Non possiamo contare sull’aiuto del governo, anche se i politici che ci visitano ci promettono appoggio. Se il governo ci dovesse aiutare, abbiamo il dubbio fondato che

perderemmo la libertà di scegliere i collaboratori e decidere sul modello educativo da seguire. Abbiamo costituito una fondazione: “Caminos Nuevos” che si sta organizzando per raccogliere i fondi necessari al mantenimento dell’opera. In reltá non si tratta di cifre astronomiche. Quest’anno abbiamo preventivato una spesa di 12.000 bolivares al mese, pari a circa 1400.-/1500.- Fr. Io sono sempre sul piede di partenza per lasciare tutto in mano a persone del posto. Vedremo quando riuscirò a staccare. don Angelo Treccani

Gabriella Mella con i ragazzi della casa Hogar pronti per andare a scuola


Lettere dalle missioni 12

Nyaatha e la forza di condividere Da Montevideo in Uruguay suor Olga, dalla quale nel frattempo Mauro Clerici, si è recato in visita, con la sua ultima lettera ci fa sapere che stanno un poco rivedendo gli obiettivi del loro centro. In esso vengono accolti una sessantina di adolescenti che vivono in una situazione di rischio dovuto soprattutto alla droga e alla violenza sempre piu dilaganti. I costi crescenti a causa dell’inflazione del personale specializzato, i danni ripetutamente causati alla struttura del centro e i limiti cui è confrontato chi è poco preparato ad affrontare le problematiche che questi ragazzi presentano mettono in forse l’efficacia del progetto originario. I responsabili sono così indotti a scegliere di occuparsi dei più giovani di loro, poveri sì, ma che ancora vogliono costruire una vita più degna ma che rischiano di venir fagocitati nella spirale della violenza o dell’apatia dai piu grandi, che si vantano di avere già varie infrazioni più o meno gravi a loro carico. Solo così i centri di accoglienza secondo le loro condizioni attuali possono affrontare la sfida di dare almeno a una piccola parte della gioventù emarginata una formazione secondo valori umano-cristiani. Le autorità invece si limitano a parcheggiare nei centri i giovani delinquenti che non possono mandare in carcere. Suor Olga che malgrado i suoi settantun anni si sente ancora entusiasta della sua missione e si augura che in questa società sempre più complicata, violenta e meno aperta allo spirito evangelico, troviamo la forza di vedere che lo Spirito continua a rinnovare il mondo. Quando legge il nostro bollettino essa si sente parte della sua fami-

glia, volonterosa di annunciare questo Regno di Dio con fiducia e speranza pur con tutti i suoi limiti. Da Bovril in Argentina suor Maria del Sasso ci scrive che a dispetto dell’età continua fedelmente il suo impegno missionario. Partecipa ad uno dei tre nuovi gruppi biblici sorti in diversi quartieri. Una decina di persone per lo più in età, ma sempre desiderose di vivere meglio il Vangelo, riflettendo sulle loro esperienze riscattano molte cose della semplice pietà popolare. Suor Maria inoltre prosegue a visitare, portando la comunione, gli ammalati e gli anziani del quartiere. Le notizie pervenutele col bollettino sul futuro della missione in Ciad la preoccupano e si chiede chi andrà a sostituire i missionari rientranti. A lei ci associamo nell’augurio, a conferma del sentimento sopra espresso da suor Maria, che il nostro Vescovo trovi disponibilità presso clero e laici. Da Ortigueira in Brasile don Sandro Colonna ci da notizie sull’attività della Casa da Crianca in cui si trova ad operare e che è frequentata da circa duecento allievi soprattutto delle elementari e delle medie, la cui gestione in quell’ambiente rurale non presenta grossi problemi. Per l’anno scolastico entrante gli piacerebbe poter avviare dei corsi qualificanti estremamente necessari, visto che pochi continuano gli studi al liceo. Purtroppo teme di non riuscire a raccogliere, neppure aprendole a tutti i giovani della cittadina, le iscrizioni sufficienti per avere il personale e le sovvenzioni dello stato. Per scuotere l’apatia e la rassegnazione si chiede se non sia il caso di

organizzare una protesta che attiri l’attenzione su dove finiscano i fondi erogati dalle autorità alfine di sostenere i progetti di valenza sociale. Don Sandro regolarmente quale finale di ogni sua circolare ci propone una riflessione sulle letture della settimana. Questa volta tocca alla guarigione dei lebbrosi in Luca. Ci si chiede dove sia finito quel senso di riconoscenza che fin da quando eravamo piccoli sempre ci è stato insegnato. Pure nel Vangelo fra i dieci lebbrosi guariti esso viene manifestato a Gesù solo dal samaritano, uno di un’altra religione. Interroghiamoci pure riguardo al senso morale se sia giusto che l’uomo accetti nella sua vita certe cose solo perchè cambiano i tempi. A noi la risposta. Da Venaria Concludiamo con suor Maria Cristina Massa che dal suo ritiro di Venaria, dopo più di trent’anni di missione in Mozambico, ci segue sempre fedelmente. Pensate che prima di essere suora trascorse dieci anni nel Mendrisiotto, da cui ancor oggi riceve corrispondenza. Quest’anno le suore della Consolata di cui suor Maria Cristina fa parte festeggiano il centenario di fondazione in attesa della beatificazione di suor Irene Stefani, missionaria in Mongolia, dove tutti la chiamavano Nyaatha (madre Misericordia). Da Lugano All’avvicinarsi del Natale salutiamo con la riconoscenza evocata da don Sandro tutte le nostre Nyaatha, in particolare le più fedeli collaboratrici che arricchiscono con le loro esperienze questa rubrica. Romano Eggenschwiler


Notizie CMSI 13

APPUNTAMENTI

venerdì 14 gennaio 2011 | ore 20:15

Gran festa a Cruz de Carrasco l’8 dicembre per l’inaugurazione del centro educativo Los Treboles e delle 24 casette in cui vivranno le famiglie che in precedenza occupavano la Villa del Chancho. La notizia è stata riportata da Mauro Clerici, presidente della CMSI e organizzatore dei campi estivi, al rientro di una breve recente visita in Uruguay e Argentina. I giovani partecipanti al campo estivo 2009 avevano dato un‘importante mano per l’inizio dei lavori. Le case sono state assegnate non a sorteggio -come si pensava- sulla base delle ore di lavoro prestate, ma le famiglie si sono accordate in modo democratico tra di loro. Al momento della visita, le case erano in fase di arredamento ed era in fase di ultimazione la fossa settica (nella foto in basso si vedono gli scavi per l’allacciamento). Nel frattempo é già partita un’altra esperienza simile, attorno alla casa delle suore (Crusocial): saranno costruite 14 case. Il lavoro é iniziato e qualche uomo di Los Treboles sta dando una mano. Se sapete qualcuno interessato a dare una mano, finanziariamente o direttamente sul posto, si metta in contatto con la segreteria. Dalle famiglie e dalla fondazione Los Treboles un grandissimo grazie a tutti i ticinesi che hanno reso possibile questo sogno.

Giubiasco - L’Angolo d’Incontro Ad un anno dal terremoto ad Haiti, serata di commemorazione con testimonianze e immagini del campo estivo CMSI ad Haiti.

venerdì 28 gennaio 2011 | ore 20:30 Cureglia - Chiesa parrochiale

venerdì 4 febbraio 2011 | ore 20:30 Lumino - Chiesa parrocchiale La cantoria di Giubiasco, diretta da Michele Tamagni offre due concerti con brani inediti di mons. Pierangelo Sequeri.

giovedì 10 febbraio 2011 | ore 20:30 Morbio Inferiore - Oratorio Serata di aggiornamento sull’impegno missionario della nostra diocesi con la presentazione di immagini e la testimonianza di don Lorenzo Bronz.


Botteghe del mondo 14

Gioielli tra cielo e terra Nel Niger famiglie che muoiono d’inedia vivono vicino a granai pieni: ma non chiedono elemosina offrono i loro gioielli carichi di valori rituali fra l’essere umano e il divino «La nostra cooperativa è in rosso». Non usa giri di parola, Ahmed Hada, responsabile della cooperativa TeFess di Agadez, in Niger. In vista al deposito di Sementina dove ha consegnato tutto il bottino della cooperativa –gioielli bellissimi– Hada ha illustrato la situazione drammatica che sta attraversando il Niger, prima arso dalla siccità e ora flagellato dalle piogge. Le organizzazioni non governative parlano di catastrofe umanitaria. «I nostri problemi non sono solo dovuti alla carestia –sottolinea Hada– ma anche all’aumento dei prezzi degli alimenti. Sono tante le persone che la morte non risparmierà». A rischio di fame, infatti, sono ben 8 milioni di persone, circa la metà della popolazione. L’allarme è stato lanciato persino dalla BBC (la TV pubblica inglese) che, attraverso un’inchiesta, ha alzato il sipario sulla drammatica situazione nel paese africano. Famiglie che muoiono d’inedia vivono vicino a granai pieni: la speculazione internazionale ha reso i prezzi inaccessibili. «Potenti speculatori –precisa la BBC– hanno monopolizzato il mercato dell’import, forzando i prezzi al rialzo». I numeri del disastro sono impressionanti: «Più dell’80% della popolazione –precisa la BBC– è a rischio di insicurezza alimentare. L’indice di malnutrizione acuta è già sopra la soglia d’allarme per poter definire una carestia. La metà dei bambini malnutriti non sopravviverà». Una situazione che il

sociologo svizzero Jean Ziegler (incaricato Speciale delle Nazioni Unite per il Diritto all’Alimentazione) non ha esitato a qualificare come “genocidio di massa” . In condizioni di vita estreme, tutto diventa più difficile. «Non abbiamo denaro per comprare l’argento, la materia prima con cui fabbricare i nostri gioielli. Abbiamo bisogno del vostro aiuto». Aiuto, per Hada, significa opportunità di lavoro e di commercio per la cooperativa TeFess, da cui l’Associazione Botteghe del Mondo della Svizzera italiana acquista i gioielli. Gli introiti di TeFess vanno a favore dell’intera comunità, rispettando in questo modo i criteri del commercio equo. Con l’esportazione in Svizzera la cooperativa riesce ad aprirsi nuovi mercati assicurando così un reddito alle famiglie. Individuare nuovi sbocchi commerciali, quando le condizioni di partenza sono punteggiate da grandi difficoltà, non è affatto semplice. «Per cercare di espandere la nostra rete fair trade e promuovere

i nostri prodotti –aggiunge Hada– stiamo pensando di creare un sito internet con l’aiuto di amici e persone a noi vicine». I gioielli dei Tuareg non sono gioielli come altri. Non sono solo ornamentali, ma sono carichi di valori rituali. Sono un tramite tra terra e cielo, fra l’essere umano e il divino. È soprattutto il caso della croce di Agadez. Simbolo dei quattro punti cardinali, la croce di Agadez veniva donata da padre a figlio con la seguente frase rituale: “Figlio mio, ti dono i quattro angoli del mondo, perché non sappiamo dove moriremo”. Françoise Gehring

Lo scrigno di Hada a Sementina I gioielli dei leggendari “Uomini blu” (riferimento al tipico turbante color indaco), sono caratterizzati da sobrietà e raffinatezza. L’argento viene lavorato per creare collane, bracciali, anelli, orecchini. Vengono realizzati con la tecnica della cera persa. Il pezzo viene dapprima modellato in cera e poi avvolto in argilla. Quando questa è asciutta, il modello viene scaldato nel fuoco e si fa fluire la cera fusa. Nella forma cava ricavata si versa l’argento liquido. Alla fine si stacca l’argilla e il pezzo grezzo è finalmente cesellato. Ogni gioiello è pertanto un pezzo unico. Quelli che potrete trovare da ora nelle nostre Botteghe del Mondo sono in un certo senso i gioielli di famiglia. Alla cooperativa TeFess ora non resta niente. Se non il nostro senso di solidarietà, che tuttavia non basta se non si trasforma in opportunità di lavoro.


Attività CMSI 15

Campo estivo Confrontarsi con un nuovo Paese implica un confronto con se stessi: capire dove si vuole arrivare, ciò che si è e ciò che si desidera fare. Le emozioni sono in continuo cambiamento, e cercare di dare un senso a tutto ciò che sta succedendo attorno a noi sembra quasi obbligatorio, ma dall’altro canto impossibile. L’esperienza ad Anse-à-Veau, ci ha sicuramente messi in discussione e testato i limiti di ognuno di noi. Il gruppo formato da 26 persone è stato in continuo confronto con persone di colore che vivono in un paese dove ristoranti, negozi e attività ricreative sono inesistenti, con persone che faticano a trovare il cibo per mangiare giornalmente, confrontate alle varie calamità naturali, senza lavoro e senza stimoli esterni, le quali hanno vissuto una schiavitù e che continua ad echeggiare nella loro vita. Il primo impatto con questa realtà è quello di aiuto, cambiare la condizione e far capire che le cose possono migliorare se essi pensassero un po’ come noi! Con il passare dei giorni, la pazienza e la calma, ci si

I successi e le grandi conquiste di un campo estivo nascono dalla collaborazione diretta con la popolazione Ad Haiti ci attendono ancora per tenere accesa la luce disperanza accorge che l’impulsività non sempre porta alle giuste conclusioni e con esse gli obbiettivi di un campo di volontariato cambiano. Le aspettative portate dalla Svizzera sono modificate e ci si accorge che le grandi conquiste di questo campo nascono dalla collaborazione diretta con gli haitiani. Al nostro arrivo Père David ci spiega che il semplice fatto della nostra presenza ad Anse-à-Veau avrà sicuramente un beneficio sulla popolazione. Egli ci dice che la collaborazione con le persone del posto durante le attività lavorative come la sistemazione della pompa dell’acqua, il ripristino della chiesa, la raccolta rifiuti, i giochi con i bambini nelle strade, la collaborazione con la comunità San Egidio, lo stare tra la gente durante la messa domeni-

cale o il salutare le persone che si incontrano per la strada, fa si che Anse-à-Veau possa percepire nuova energia, nuovi stimoli e maggiore sicurezza in se stessa! Inizialmente gli haitiani sono intimoriti, ci parlano sottovoce e a volte balbettano un francese di poche parole, dimostrando paura nei nostri confronti. Alcuni di loro, si presentano un po’ ostili, mentre altri più spavaldi ci salutano, ridono e ci toccano i capelli incuriositi dal nostro essere così differenti ma tanto vicini. Entrare in relazione con loro può essere difficile, pertanto quale sarà il canale da utilizzare? Capire i loro ritmi di vita, le loro abitudini e le loro credenze, ci aiuta a costruire una relazione di fiducia. Il semplice essere, senza fare grandi cose, fa nascere importanti esperienze di vita. L’essere umili porta scambio e miglioramento da entrambe le parti. Capire i loro bisogni, capire la loro voglia di andarsene via da Haiti o capire la voglia di possedere una macchina fotografica, fa si che ci sia un ponte tra due mondi e una speranza per entrambi. La capacità di non giudicare e di saper ascoltare, ci porta a un nuovo punto di incontro e di sviluppo; e con essi ritroviamo il semplice ascolto dei loro canti, i quali continuano a riecheggiare nella nostra vita, ora che siamo tornati. Nadia Holenstein

Un momento di animazione ad Haiti


Haiti 12 gennaio 2010 ore 16:53

La Catastrofe

Serata di commemorazione del terremoto e testimonianze del campo estivo CMSI ad Haiti

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GAB

L’Angolo d’Incontro - Giubiasco Venerdì 14 gennaio 2011 ore 20:15


Bollettino 4-2010