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Distribuzione gratuita - Anno 9 - n. 1/2011 - Gennaio/Febbraio

L'EDUCAZIONE DEI VOSTRI FIGLI APPROFONDIMENTO Cure palliative

BENESSERE

Creme anticellulite


Un dentino?... Prova l’omeopatia! Da qualche giorno il tuo bambino ha bisogno di mordere tutto? Le sue guance sono rosse e le gengive gonfie? Allora non c’è dubbio: spunta un dentino! Con l’omeopatia puoi aiutare il tuo bambino a superare questa difficile prova. I medicinali omeopatici si presentano in forme orali molto adatte al bambino: granuli o piccole monodosi liquide senza conservanti, pratiche da somministrare sia in casa che fuori. Parlane con il tuo pediatra o con il tuo farmacista, sapranno prescriverti e consigliarti i medicinali omeopatici adatti. Noi, Laboratoires Boiron, siamo specializzati in omeopatia da oltre 80 anni. 4000 dipendenti nel mondo, tra cui più di 250 farmacisti. Mettiamo a tua disposizione il nostro Servizio Informazioni: tel. 02/26990382, info@boiron.it; www.boiron.com - www.boiron.it


Sommario 2

SPECIALE

L'educazione dei vostri figli

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CONSIGLI

Il preservativo

APPROFONDIMENTO Cure palliative

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SPAZIO BIMBI

Corsi di slittino

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BENESSERE

Creme anticellulite

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Vivere sostenibile

Inquinamento domestico

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SALUTE A 4 ZAMPE

A scuola di comportamento

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RISPONDE IL FARMACISTA

Educazione a 360 gradi Anno nuovo, e speriamo lo sia per davvero - è sgradevole anche solo l’impressione che in tempi di crisi ce ne propinino uno usato, magari vulcanizzato e paralizzante, vedi Islanda 2010. In termini di Speciale, l’anno si inaugura nel segno dell’educazione, non soltanto sanitaria: quella dei figli, ad esempio, in un difficile equilibrio fra antichi e superati schemi e alcune modernità che colgono impreparati i genitori. Come suggerisce la dottoressa Colli, psicologa, occorre prendere le misure dei bambini di oggi, competenti, rapidi nell’apprendere la tecnologia e nel padroneggiarla. Spesso così difficili da gestire che alcune famiglie, nel rincorrerne i bisogni (e i capricci), possono smarrirsi. Godetevi anche il prontuario per cercare di produrre figli deficienti. Dieci suggerimenti in piena regola sui quali meditare, per non correre un rischio tangibile. Siete in tempo per porvi rimedio. L’approfondimento riguarda le cure palliative di cui ben poco si sa. Eppure il tema delle malattie terminali coinvolge ogni anno in Italia ben 250mila persone, o meglio, nuclei familiari o affettivi. Ne abbiamo ragionato con il presidente della Federazione Cure Palliative, Luca Moroni. Con l’aiuto dell’Istituto Superiore di Sanità vi forniamo un elenco ragionato degli inquinanti domestici e le precauzioni da mettere in atto per evitarne le sgradevoli conseguenze sulla salute. Purtroppo le mura di casa nascondono una pluralità di insidie, che è bene valutare con attenzione. Tra i suggerimenti utili, alcune indicazioni sulle creme che tanto coinvolgono le donne, quelle che fronteggiano la cellulite. E ancora, consigli sul profilattico. I nostri amici a quattro zampe sono degni di addestramento, lo meritano. E si ritorna all’educazione di cui sopra, si chiude il cerchio. Sergio Meda

www.clubsalute.it


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Prendere le misure dei bambini di oggi Sono competenti, rapidi nell’apprendere la tecnologia e nel padroneggiarla. Comunicano con facilità anche con gli adulti. E le famiglie, nel rincorrerne i bisogni (e i capricci), si smarriscono. Ce lo ha spiegato la dottoressa Cristina Colli, psicoterapeuta ‹‹Il dato che impressiona nei bambini di oggi è la competenza, la rapidità con cui s’impadroniscono della tecnologia. Come padroneggiano il telefonino, il computer, i videogiochi›› Esordisce così, la dottoressa Cristina Colli, del Centro di Psicoterapia “Dosso Verde” di Milano e dell’Istituto Minotauro, formatrice per insegnanti e operatori di strutture educative che così prosegue: ‹‹I genitori tentano ancora d’intervenire sulla socialità dei bambini (chi frequentano, con quali orari, con quale modalità si relazionano) ma non sono in grado di controllare l’accesso alle varie tecnologie, e il loro uso, come accadeva in passato con la televisione. La gran parte dei genitori non conosce le funzioni multiple del telefono mentre ai bambini il cellulare consente di dialogare, di inviare immagini e messaggi››. Enorme, insomma, la quantità di stimoli. ‹‹Pensi a internet che già frequentano non appena sanno leggere. Bisognerebbe aiutarli a ordinare gli stimoli, soprattutto a costruire delle priorità. Ma la famiglia va in difficoltà. Tramontato il tempo delle famiglie normative, con un mandato preciso e forte e ruoli ben definiti, siamo di fronte oggi a famiglie più rivolte all’affettività, che cercano e trovano una buona relazione con i figli››. Non è un bene, dottoressa? Non sempre, nel nostro tempo i figli sono voluti, arrivano tardi nel percorso di vita dei genitori, un figlio è per molti una sorta di completamento della coppia. Quasi il “capolavoro” di una coppia perchè spesso il figlio è unico. In ogni caso sono figli ragionati, persino il nome, conoscendo in anticipo il sesso del nascituro, è noto ben prima del parto. Un tempo questo non accadeva, i figli erano una sorpresa. E le aspettative dei genitori? Sono diverse? C’è la tendenza ad “adultizzarli”, a viverli più

grandi di quanto non siano. Incontriamo mamme che raccontano di figli “ingestibili”, che “si oppongono alle regole”. E mentre pensi di avere di fronte una donna con un figlio di 10-12 anni, ti sorprende dicendoti che ne ha 4. Alcune mamme riferiscono di figli che “non vogliono venir via dai giardinetti”. Loro dialogano alla pari, in qualche modo contrattano con i figli dicendo loro “è tempo di andare perché ci sono cose da fare a casa”. È normale che quei bambini puntino i piedi, tentino di fare come piace a loro. Basterebbe un semplice “è ora di andare a casa”. Non voglio dire che apprezzo le punizioni o l'obbedienza: sono un retaggio del passato, basato sulle colpe e gli ordini. Bisogna intendersi su un punto chiave: di che cosa ha bisogno un bambino, cosa vorrebbe diventare? Occorre un sostegno molto forte e la capacità di dargli il massimo, per sviluppare le sue potenzialità. Il paradosso sono ancora una volta gli Stati Uniti dove già da

piccoli sviluppano una carriera, sembrano programmati con una precisa tempistica. Cosa manca, da noi? C’è poca attenzione ai bisogni di un bambino e molto dipende dagli spaesamenti degli adulti che sanno essere affettivi ma non riescono a essere empatici con i figli. Alcuni di loro si chiedono se i figli sono felici e si preoccupano per questo, senza tener conto che i bisogni emotivi di un bimbo cambiano di anno in anno, se non più di frequente. Esistono anche le criticità, le esperienze negative, che aiutano a crescere. Nessuno, peraltro, insegna ai genitori come comportarsi. Ci stiamo provando, alcuni tentativi sono in atto. Il vero problema è che alcuni canoni sono tramontati, la comunità adulta e patriarcale non esiste più e il modello sostitutivo ancora non c’è. Un tempo edu-


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Speciale

care un bambino era per tutti la stessa cosa, come uno standard. La comunità adulta familiare, nonni zii e quant’altro, supportava i genitori. Adesso i neogenitori sono abbastanza soli, persino i nonni si mettono a disposizione in maniera diversa rispetto al passato. Che famiglia si delinea oggi? Una famiglia nucleare, atomizzata. Constatati i limiti di uno scenario allargato, sono sopraggiunte le insicurezze, che i figli avvertono. I figli giudicano, a ogni età. Non dimentichiamo che la famiglia è spesso composta dai due genitori e da un bambino, sovente piccolo. Prima ci si confrontava con gli altri, ora è più difficile farlo. In famiglia esplode così la tendenza narcisistica: ognuno ha bisogno di conferme dall’esterno. E questo coinvolge anche la crescita del bam-

bino. Da qui i disturbi alimentari o gli aspetti depressivi che colgono anche bambini relativamente piccoli. In particolare sono frequenti coloro che non riescono a stare alle regole, non ce la fanno ad accettarle. Che ruolo ha la scuola, a questo punto? Gli insegnanti incolpano le famiglie che non educano al rispetto del ruolo, le famiglie sostengono che gli insegnanti non sanno più farsi rispettare. Molto, nei confronti del bambino, ancora una volta ruota intorno alle esigenze, non ai bisogni profondi del bambino Non a caso verifichiamo mamme “tassiste” che assecondano i mille impegni dei figli. Manca, nella vita di molti bambini, il vuoto, la noia, che sono considerati inammissibili. Ma il vuoto e la noia fanno parte della vita, bisogna imparare anche ad accettare che non ci sia sempre qualcuno di-

sposto ad aiutarti, a giocare, a condividere qualcosa con te bambino. Anche questo aiuta a crescere. Dove sbagliano molti genitori? Nell’iperprotezione, non c’è dubbio. Sin da piccoli li portiamo in macchina e lo facciamo anche quando sono adolescenti. Molti ragazzi non sanno girare da soli in citta, è stato loro negato il gusto della scoperta, dell’apprendimento graduale, dell’assunzione di responsabilità.

Sergio Meda, in collaborazione con Cristina Colli, Centro di Psicoterapia «Dosso verde» di Milano

Un manuale per divertirsi e riflettere La situazione è provocatoria a partire dal titolo: “Dieci consigli utili per genitori che intendono allevare figli deficienti, debosciati e asociali”. Il libro è uscito quest’anno, lo ha scritto Giovanni Notarnicola, psicologo, psicoterapeuta e docente di riabilitazione motoria all'Università di Firenze. Non pochi vi si riconosceranno, e speriamo che siano in tempo per ovviare. Ecco i dieci consigli utili per non farsi mancare figli del tutto “speciali”. 1. Fin dall'infanzia accontentatelo in tutto ciò che chiede così, alla prima rinuncia, gli verranno le convulsioni. 2. Non insistete con la formazione morale: onestà, solidarietà, laboriosità, mansuetudine, sono caratteristiche per persone deboli. 3. Raccogliete e riordinate voi ciò che lascia in giro, crescerà pensando che le responsabilità siano solo degli altri. 4. Litigate spesso e violentemente davanti a lui, anche per cose futili, crescerà con l'idea che il matrimonio sia cosa da evitare con cura.

5. Difendetelo ovunque e sempre rendendo chiaro il concetto che sono gli altri (compagni di scuola, insegnanti, amici eccetera) a non “capirlo”. Cercate di fargli ben comprendere che a scuola si deve studiare soltanto per non essere rimandati. 6. Dategli pure tutto il denaro che chiede; quando si accorgerà, in futuro, che per averlo bisogna lavorare, rimarrà di stucco. 7. Non rimproveratelo mai per le sue malefatte, potrebbe ricavarne sensi di colpa; così, da adulto, trovando una contravvenzione sulla sua auto in palese divieto di sosta, penserà di essere perseguitato. 8. Lasciategli infastidire gli animali, vessare i compagni più deboli, deridere gli anziani e danneggiare la roba altrui riprendendo tutto con l'apposito cellulare. 9. Fategli guardare la televisione quanto vuole, senza limiti; crescerà pensando che la vita, le persone, le cose e gli eventi possono essere regolati col suo telecomando.

10. Non fategli praticare attività motorie e sportive, intanto perché suda e ci si può far male; poi, imparare a stare insieme agli altri, imparare a saper vincere, a saper perdere a saper combattere, a sapersi sacrificare è prerogativa delle persone insicure. Meglio fare lo sportivo col “sedere”: seduto in tribuna! L’impulso, lo racconta l’autore, è venuto da un viaggio in Polinesia: «Vedevo i bambini salire sugli alberi, tuffarsi in acqua e poi raccogliere conchiglie, cadere e non farsi male, giocare e divertirsi. Mi sono chiesto: chi è il maestro? Il maestro era l'ambiente». Da lì nasce l'associazione Anima, in nome della quale tutti giorni a Firenze viene messa in pratica la metodologia del professor Notarnicola, in una palestra di viale de Amicis 99, data in concessione dal Comune di Firenze Vi si trovano corde che spuntano dal soffitto, palloni giganti, percorsi scivolosi e tutto quello che un genitore penserebbe: «mio figlio mai». E invece i bambini, anche con forti disabilità, giocano da soli e imparano a muoversi senza farsi male.


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Consigli

Preservativo: saperne di più Abbiamo contattato l’azienda leader mondiale (Durex) per approfondire, attraverso una serie di domande dirette, il tema “condom”. In aletta, inoltre, troverete i consigli sull’uso e su come indossare il preservativo Come si sceglie un preservativo? Il preservativo è un dispositivo medico, pertanto garantito. L’uso è necessario per proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili e della gravidanze indesiderate. La scelta dipende dalle esigenze personali: maggiore sensibilità, rassicurazione, piacere o soluzione a problematiche come, ad esempio, l’eiaculazione precoce. Cosa definisce la sua qualità? I profilattici riportano il simbolo CE. Devono quindi essere sottoposti a prove e collaudi stabiliti a livello internazionale e rispettare tassativamente gli standard stabiliti dalla legge. Quali sono i tipi di profilattici in commercio? Le varie proposte presenti sul mercato rispondono a delle precise richieste del consumatore. Negli ultimi anni si stanno affermando tipologie di prodotti più legati al concetto del “benessere sessuale” e del maggior divertimento. Ad esempio, sono in commercio preservativi con rilievi e nervature per dare maggior piacere alla partner; o altri ritardanti per lui in grado di prolungare il piacere, aromatizzati alla frutta e, ultimi nati, dei preservativi in polisoprene sintetico, un innovativo materiale che garantisce il contatto più naturale di tutta la gamma dei nostri prodotti e un alto livello di trasmissione termica. Sono tutti prodotti anallergici? O alcuni possono creare problemi? Se sì, quale prodotto devono scegliere? Essendo il lattice un prodotto naturale (contiene proteine vegetali) in soggetti sensibili, può provocare allergie. Per questo motivo è reperibile sul mercato anche il profilattico in lattice sintetico che evita il presentarsi di questo problema.

Ci sono dei trucchetti per aumentare il piacere o la sensibilità applicabili all’uso del preservativo? Assolutamente no. Però c’è un aspetto non legato al prodotto che potrebbe decisamente migliorare la soddisfazione sessuale: cambiare l’approccio psicologico all’utilizzo del profilattico. Non bisogna viverlo come una barriera al raggiungimento del piacere, deve entrare a far parte della routine sessuale di una coppia. Un preservativo va normalmente “annodato” e buttato in pattumiera. Qual è il tempo medio di smaltimento? I profilattici in lattice di gomma naturale hanno un tempo stimato di smaltimento biologico di alcuni anni (non meno di 10 anni). Conservazione, accorgimenti, data di scadenza... I profilattici sono dispositivi medici: per questo motivo nelle istruzioni d’uso sono riportate tutte le informazioni per una corretta conservazione e utilizzo.

Progetti, novità, futuro per il preservativo? Come già detto, è importante che il preservativo cambi il suo status: noi non comunichiamo più il concetto “Safe sex”, piuttosto il paradigma “Love, sex” che passa attraverso il divertimento e la complicità di coppia affinchè il preservativo diventi un alleato per migliorare il benessere sessuale in tutta sicurezza. Per questo stiamo ampliando la gamma di prodotti con lubrificanti, stimolatori e sex toys. A seguire, oltre alla distribuzione gratuita di preservativi durante concerti, road tour e grandi eventi, affianchiamo iniziative di educazione sessuale nelle scuole italiane (in collaborazione con le istituzioni e Anlaids - www.anlaids.org) e sosteniamo organizzazioni internazionali (World Organisation, UNAIDS e United Nations Population Fund) per promuovere la salute sessuale e l’importanza del profilattico quale strumento di prevenzione da HIV e altre malattie a trasmissione sessuale. di Federico Poli


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Approfondimento CURE PALLIATIVE

Una risposta di civiltà Un tempo la medicina non contemplava la possibilità di prestare cure lenitive a chi non aveva più speranza di vivere e i malati inguaribili erano abbandonati alle loro sofferenze. Da almeno un ventennio in Italia sono divenuti pratica comune i trattamenti legati al fine vita. Grazie a un vasto movimento di opinione il Parlamento nel marzo scorso ha approvato una legge quadro che disciplina le cure palliative e la terapia del dolore. Se si sfoglia il dizionario, alla voce cure palliative si riscontra un “rimedio che mitiga il male senza guarirlo”. In senso figurato, palliativo per molti equivale a “inutile”, “di nessun conto”, lontano insomma dall’avere effetto. Ma questo non accade quando ci si riferisce alle cure palliative in termini socio-sanitari. In tutto il mondo le cure palliative sono una risposta di civiltà, come l’Organizzazione mondiale della Sanità ricorda nei suoi documenti. Vediamo allora di definirle correttamente: le cure palliative si occupano in maniera attiva e congrua dei pazienti colpiti da una malattia che non risponde più a trattamenti specifici. Questi malati, anche quando la vita si approssima al suo epilogo, hanno diritto alla migliore qualità delle cure. Lo scopo delle cure palliative è perciò nobile, va inteso come la miglior risposta alle legittime attese di qualità di vita, doverosa - a maggior ragione - per i malati terminali e le loro famiglie. Per questo ha senso agire contro ogni sofferenza inutile, controllare il dolore e altri sintomi, oltre a prendersi cura degli aspetti psicologici, sociali e spirituali che si collegano al fine vita, in riferimento al paziente e in particolar modo ai suoi familiari. Non dimentichiamo che ogni anno in Italia muoiono ben 250 mila persone a causa di una malattia inguaribile, di cui circa 160 mila in conseguenza di una malattia oncologica.


Home page del sito www.fedcp.org

Una rete che si regge anche sul 5 per mille Il taglio drastico prospettato dalla legge di Stabilità, ricorda Luca Moroni, presidente della Federazione Cure Palliative, rischia di compromettere l’intero sistema

In ricordo di Martino Ogni anno, l’11 novembre, la giornata di San Martino è dedicata, in tutta Italia, alla lotta contro la sofferenza inutile di chi non può guarire. Il messaggio è lo stesso di tanti anni fa: anche se non c’è possibilità di guarigione, rimane il diritto a cure attente, competenti e gratuite. Per tutti. Le associazioni che fanno capo alla Federazione, con modalità diverse - banchetti, iniziative teatrali, convegni, incontri - la celebrano nel ricordo di Martino, giovane soldato di Pannonia che si rese interprete di un gesto di grande generosità: il soldato Martino aiutò un vecchio sfinito dalla pioggia e dal freddo coprendolo con metà del suo mantello, dopo averlo tagliato con la spada. La leggenda vuole che il cielo in quel momento si schiarisse e l’aria si facesse improvvisamente mite: di qui l’Estate di San Martino. Non è quindi un caso che il termine palliativo provenga dal latino pallium, che significa mantello. Le cure palliative come un mantello coprono, avvolgono, proteggono i malati inguaribili. La più recente giornata di San Martino ha conciso con il lancio di una raccolta firme, ancora in corso (sul sito www.fedcp.org oppure utilizzando il sito www.petizioni.it) per agevolare il lavoro di chi lotta contro il dolore e la sofferenza. Questa volta per superare le lungaggini burocratiche che ogni giorno intralciano il lavoro di molti medici palliativisti. I medici delle Organizzazioni Non Profit (ONP), elemento essenziale nella rete delle Cure Palliative, in alcune Regioni non possono prescrivere gli oppioidi sul ricettario del Servizio Sanitario Nazionale/Regionale. La soluzione di questo problema burocratico che obbliga a una doppia prescrizione (medico ONP + medico di base) aiuterebbe l’Italia ad allinearsi con i paesi europei più avanzati. II

Per saperne di più sul sistema delle cure palliative ci siamo rivolti a Luca Moroni, presidente della Federazione Cure Palliative, l’associazione Onlus che somma, federandole, ben 65 realtà sul territorio italiano. Queste associazioni tutte rigorosamente senza scopo di lucro se ne occupano in termini di assistenza domiciliare o di trattamento negli hospice, le apposite strutture residenziali. “Il ruolo della Federazione è semplice da definire, anche se è ampio e spazia su vari fronti: ci proponiamo all’opinione pubblica, alle istituzioni e alle organizzazioni non profit del settore come punto di riferimento per i malati e le loro famiglie. Non va dimenticato che una malattia inguaribile spesso coglie di sorpresa e siamo quasi tutti impreparati ad accettarla, ci annichilisce. Noi promuoviamo con attenzione la cultura del fine vita, il suo rispetto, le scelte da privilegiare, le priorità. Di qui le attività di corretta divulgazione, attraverso il nostro sito (www.fedcp.org) che annota notizie sui molti aspetti del tema e, per la parte riservata agli operatori, le informazioni scientifiche utili a migliorare la qualità dei servizi erogati sul territorio, sia a domicilio sia negli hospice. Prima della Federazione chi si è occupato di cure palliative? Ad eccezione di organizzazioni storiche e della Società Italiana di Cure Palliative, direi nessuno. Per anni come Federazione abbiamo dovuto supplire alla carenza di corrette informazioni, sui media, sulle problematiche relative alla malattia terminale. Abbiamo promosso studi, seminari, pubbliche manifestazioni in tutta Italia sui diritti del morente, rendendoci disponibili per chiunque avesse bisogno di noi. Le sollecitazioni, gli appelli, le raccolte di firme contro la sofferenza inutile hanno portato, dopo 11 anni, a una legge quadro che disciplina l’accesso alle cure palliative. La legge numero 38 del 2010, approvata nel marzo scorso, è un risultato importante anche se molto rimane ancora da fare. La Federazione fa insomma da cinghia di trasmissione. È il raccordo tra le esigenze della società civile e le istituzioni. E poi vigila affinché i principi etici, solidaristici e di qualità sui quali si basano le cure palliative non vengano piegati alle sole logiche degli equilibri economici o, peggio ancora, di profitto. Cruciale, ci pare, il ruolo delle organizzazioni non profit. Grazie ai corsi di formazione, gli stessi volontari si sono trasformati in un efficace volano di conoscenza per divulgare il diritto a non soffrire inutilmente e a essere curati al meglio anche quando non c’è possibilità di guarigione. Ricordiamo che al momento non esiste un percorso formativo specifico e riconosciuto, per i professionisti, in Cure Palliative. Anche a quello occorrerà porre rimedio. L’Italia non è omogenea, in talune regioni le strutture specifiche sono carenti. È indubbio, soprattutto il sud presenta ritardi notevoli, ma è impor-


Approfondimento

CURE PALLIATIVE

tante che la legge abbia prospettato una rete delle cure palliative, in modo che ci si muova con criterio e al di fuori di logiche di programmazione a più velocità, come purtroppo il sistema talvolta annota. Veniamo a una nota dolente, il taglio del 5 per mille. La riduzione da 400 a 100 milioni di euro prevista contemplata nella Finanziaria, l’attuale legge di Stabilità. Il taglio del 75% del contributo fiscale contribuenti rischia di compromettere anche il sistema delle cure palliative che si regge sull’associazionismo e il non profit. La rete dei servizi, già in grave ritardo sul resto d’Europa, si sta sviluppando proprio attraverso l’integrazione tra pubblico e non profit, fra ospedale e territorio, come indica la legge 38. Occorre che lo Stato comprenda che la possibilità di garantire i servizi essenziali passa dalla piena attuazione del principio della sussidiarietà che significa, in base all’articolo 118 della Costituzione, investire risorse umane ed economiche in grado di favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, nelle loro forme associative. Il 5 per mille è divenuto in questi anni uno strumento efficace e consolidato per sostenere le organizzazioni migliori e più vicine ai cittadini che le scelgono nella denuncia dei redditi. La sussidiarietà non è delega, ma investimento, non è disimpegno ma responsabilizzazione. Speriamo che Tremonti ritorni sulla sua decisione.

Una Federazione con molti meriti La Federazione Cure Palliative Onlus, nata a Milano il 6 aprile 1999 su iniziativa di 22 entità non profit del settore, ne raduna attualmente 65. Ma altre stanno per entrare a farvi parte. Tutte si occupano di fare informazione e cultura sulle cure palliative, contro ogni pregiudizio, ma soprattutto di offrire ogni genere di intervento a favore di persone in fase avanzata e terminale di una malattia inguaribile, vuoi nelle residenze sul territorio (hospice) vuoi a domicilio. Negli anni scorsi le firme sollecitate dalla Federazione Cure Palliative hanno concorso in gran parte alla definizione del testo di legge n. 38, approvato il 15 marzo 2010. Ora rimane l’ultimo passo, la definizione dei regolamenti di attuazione della legge, alla quale concorre la Federazione, presente con il suo presidente nella Commissione ministeriale che li designerà a breve, entro la primavera 2011. Per ogni informazione visitate il sito www.fedcp.org.

Sergio Meda, in collaborazione con Luca Moroni, Presidente della Federazione Cure Palliative

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Spazio bimbi

Partono i corsi di slittino Da questo inverno sono attive le prime scuole al mondo di slittino, disciplina in grande crescita perché adatta a tutti, portafogli compresi un’attività emozionante quanto lo sci ma di gran lunga meno dispendiosa e impegnativa, soprattutto con figli al seguito. Per questo da qualche anno chi sceglie lo slittino non scende per 50 metri sul pendio dietro casa ma ha a disposizione oltre 140 piste disegnate su strade forestali nel bosco o sui sentieri nei pianori in quota. Da 500 metri fino a 10 chilometri di lunghezza. Pochi rettilinei, tante curve, basse velocità, tantissimo divertimento - anche di notte, scendendo dalle baite dopocena con la luna piena o con le torce frontali - e panorami indescrivibili. Non è più (solo) un’attività per bambini, sta catturando l’attenzione degli adulti e, potenzialmente, dell’intera famiglia.

Slittino sicuro - Sicheres Rodeln’

Secoli fa i contadini che vivevano nei masi lo usavano per scendere a valle a vendere il proprio formaggio e, come fosse una slitta, al ritorno lo caricavano per riportare in quota ciò che acquistavano al mercato o per trainare a casa la legna tagliata nel

bosco. Allo stesso modo, ancora oggi, non sono pochi i ragazzini che scendono a valle al mattino presto per prendere la corriera e andare a scuola. Sono storie di montagna, ovvio, ma stanno affascinando anche gli sciatori della domenica perché lo slittino è

Le piste La più lunga d'Italia si trova a Plose Bressanone, in Valle Isarco: 10,5 km di divertimento da Valcroce fino a S. Andrea con la possibilità di "spezzare" in due la discesa alla stazione intermedia. Da quest'anno sarà percorribile anche di notte con l'apertura della cabinovia ogni venerdì sera (dal 7 gennaio all'11 marzo 2011) dalle ore 18.30 alle 23.00 (www. plose.org). Bellissima e illuminata è la pista che scende da Monte Cavallo

a Vipiteno, sempre in Valle Isarco: 9,6 km di pista che, con uno skipass giornaliero o pluri-giornaliero, è frequentabile gratuitamente anche alla sera (fino alle 22 - www.rosskopf.com). Per farsi un'idea di questi tracciati, e di molti altri, vi consigliamo la guida "Piste da slitta in Sudtirolo" di Heiner Oberrauch, Herbert Pardatscher-Bestle e Augusto Golin, edito da Athesia Bolzano.

Sull’onda di questo successo e dei numeri delle ultime stagioni - alcuni impianti, lo scorso anno, hanno registrato più utenti con lo slittino che con sci e snowboard - nasce Slittino sicuro - Sicheres Rodeln’, associazione per la promozione dello slittino, intitolata a Edwin Stricker, indimenticabile protagonista della Valanga azzurra anni Settanta, prematuramente scomparso questa estate. Come primo impegno, l’Associazione ha redatto una guida in 100mila copie con le “dieci regole d’oro dello slittino sicuro“. Sarà distribuita durante l’inverno 2010/11 negli alberghi, nei noleggi e presso le stazioni di risalita, in concomitanza con l’apertura delle prima scuola di slittino a Monte Cavallo di Vipiteno. Parallelamente si procederà con l’omologazione e la certificazione delle piste per dare un ulteriore impulso alla sicurezza e all’apertura di altri centri in tutto l’arco alpino. Federico Meda


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Trattamenti anticellulite Le disfunzioni degli organi interni trovano spesso sfogo sulla pelle e la cellulite non fa eccezione. La P.e.f.s. – acronimo di pannicolopatia-edemato-fibro-sclerotica, termi-

ne medico per indicare la cellulite – si manifesta, in un primo stadio, con il classico effetto “a buccia d’arancia”: la pelle ha una ridotta elasticità e presenta edemi. Fino ad

arrivare a un effetto “a materasso” (quarto stadio) con marcati avvallamenti e formazioni di macronoduli. Possono essere evidenti anche capillari dilatati, varici, ecchimosi spontanee o da micro traumi, prurito, formicolii, senso di pesantezza alle gambe. Il danno causato dalla cellulite è a carico del tessuto adiposo con scompaginamento strutturale e alterazioni delle funzioni metaboliche: la disfunzione è del microcircolo con problemi che interessano il ritorno venoso causato dall’alterata elasticità e permeabilità dei vasi. Il disturbo, nello specifico, interessa l’ipoderma, lo strato al di sotto del derma che svolge o una funzione lipolitica (scioglimento dei grassi) o di liposintesi (deposizione dei grassi). Alla base c’è quindi la microcircolazione del tessuto adiposo: quando compromessa determina aumento del volume delle cellule adipose, ritenzione idrica e stasi di liquidi negli spazi tra cellule.

Un problema multifattoriale In realtà non conosciamo la causa della cellulite. Alla base sembra esserci un danno della matrice interstiziale – colei che garantisce l’equilibrio di base dell’organismo - intesa come unità funzionale (composta da cellule, tessuto connettivo,


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Benessere tessuto di sostegno e capillari) nella quale avvengono scambi umorali tra capillari di piccolo calibro, cellule del tessuto connettivo e terminazioni nervose. La cellulite, per essere chiari, è una malattia di tipo multifattoriale: concorrono alla sua comparsa fattori genetici (il sesso femminile: la parte inferiore del corpo delle donne è bersaglio di estrogeni e progesterone), squilibri ormonali (patologie endocrine, pillola anticoncezionale), fumo di sigaretta(danno da radicali liberi), disordini alimentari (sovrappeso e obesità con eccessiva assunzione di grassi e zuccheri), disbiosi (squilibrio della flora batterica, associata a stipsi), scarsa attività fisica, alterazioni posturali, indumenti troppo stretti, stress fisico e psichico.

Come affrontarla In uno stadio iniziale è sufficiente seguire un’alimentazione integrata di vitamine (A,C,E) che, per l’azione antiossidante e la capacità di concorrere alla formazione di collagene di buona qualità, consente di avere pelle e vasi più elastici, proprietà conferita anche da uno dei Sali di Schüssler, il calcium fluoratum; una regolare attività fisica: la contrazione muscolare sostiene la contrattilità delle pareti vasali che più facilmente sospingono il sangue contro gravità durante il ritorno venoso,

aiutando anche a mantenere il peso corporeo; indossare calze elastiche a compressione graduata e decrescente dalla caviglia alla coscia: riducono gonfiore e pesantezza degli arti inferiori, sostenendo la circolazione. E se ci sentiamo di consigliare l’approccio olistico perché i trattamenti complementari contrastano l’alterazione circolatoria, gli accumuli adiposi e il ristagno di liquidi che tendono ad autoalimentarsi, invitiamo in caso di stadi avanzati o di repentine degenerazioni a sottoporsi ad accurate visite specialistiche, in primis dal dermatologo.

Ritenzione Il ristagno di liquidi può essere smaltito in diversi modi: assumendo, con abbondante acqua, rimedi ad azione destoccante e detossificante come il galium aparine e drenanti epato-renali quali orthosifon,

solidago, linfa di betulla e natrium sulfuricum tra i Sali di Schüssler; o riducendo l’assunzione di sale e zucchero che, essendo osmoticamente attivi, trattengono i liquidi. Altro organo preposto alla depurazione è l’intestino, per questo è importante mantenere la flora batterica efficiente, al fine di evitare un incremento delle tossine intestinali (disbiosi), preambolo di un possibile stato di intossicazione generale del corpo, responsabile di cambiamenti dell’umore e del comportamento e di alterazioni dell'assorbimento del cibo. Nutrizione, cosmesi e rimedi naturali: ecco le tre soluzioni per riacquistare l’armonia delle forme, segno visibile di un ritrovato equilibrio in accordo con l’attuale concetto di salute intesa come “capacità di mantenere nel tempo uno stato di benessere psico-fisico”. Patrizia Mantoessi, farmacista a Monza

Un aiuto dalla cosmetica I cosmetici anticellulite sono prodotti che raggiungono il circolo sanguigno in piccola quantità. La loro azione è principalmente superficiale. Servono, infatti, a massimizzare gli effetti di uno stile di vita sano e di costanti massaggi circolari dal basso verso l’alto. Quasi tutti i cosmetici contengono ingredienti

Per liberarti dalla tosse, per liberare il respiro. È un medicinale a base di acetilcisteina. Leggere attentamente il foglio illustrativo. Autorizzazione su domanda del 16/09/2010.

che possono essere associati a quattro tipi di azione: lipolitica (derivati dello iodio estratti da alghe); antiedemigena (contrasto ritenzione idrica) e protettiva dei capillari (estratti di mirtillo, vite rossa, ippocastano, edera, rusco e centella); termogenica (caffeina).


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Inquinamento domestico Si sa che smog e processi industriali rendono l’aria delle nostre città irrespirabile. Quello che non si sa (o che si sa di meno) è che spesso l’inquinamento che si ha all’interno delle case è superiore a quello che ci attende in strada. E se consideriamo che la maggior parte del nostro tempo lo passiamo all’interno di edifici (appartamenti, scuole, uffici, negozi…) ci rendiamo conto di quanto sia importante prendere in considerazione il problema e trovarne anche una soluzione. Da un punto di vista tossicologico la concentrazione degli inquinanti in casa è solitamente bassa, ma è la continuità dell’esposizione quella che può risultare nociva. Alcuni di questi contaminanti hanno la capacità di bioaccumularsi nell’organismo e di essere smaltiti con molta difficoltà. Ecco perché spesso portano allo sviluppo di vere e proprie patologie. Fibre sintetiche, processi di cottura, vernici, alcuni materiali, ma anche deodoranti e prodotti per la pulizia possono contribuire ad aumentare la concentrazione di contaminanti, e di conseguenza, l’inquinamento indoor. E allora che fare? Seguire alcuni semplici consigli forniti dall’Istituto superiore di Sanità, che da qualche mese ha attivato un gruppo di ricerca incentrato proprio sull’inquinamento degli ambienti di vita. 1. Non miscelare mai i prodotti per la pulizia della casa perché potrebbero generarsi vapori tossici (come succederebbe mischiando acido muriatico, candeggina e ammoniaca). 2. Evitare l’uso di deodoranti spray o di profumatori per l’ambiente, ricettacoli di sostanze chimiche. Meglio optare per scelte più naturali: si possono avvolgere chiodi di garofano e cannella in una garza e poi immergerli in acqua bollente, oppure si può scegliere di profumare casa con il pot-pourri.. 3. Bandire la naftalina dagli armadi. Per tenere lontane le tarme niente di meglio

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di qualche foglia di alloro. Si possono usare anche le castagne d’India, quelle non commestibili che si trovano nei parchi o lungo i viali alberati. Le foglie di alloro, inoltre, se chiuse tra le pagine dei libri più antichi li proteggono da quei piccoli e dannosissimi insetti che col tempo li rovinerebbero irrimediabilmente. Non pulire i mobili con gli spray “mangia polvere” che contengono formaldeide. Gli stessi risultati si ottengono usando panni in microfibra che catturano la polvere ma non emettono sostanze nocive. Quando si decide di imbiancare casa o di riverniciare qualche mobile scegliere sempre pitture e vernici ad acqua a basso contenuto di Voc (composti organici volatili). Non accendere in casa candele profumate o bastoncini d’incenso. Spesso bruciando sprigionano benzene. Far prendere aria a materassi e cuscini, che, almeno ogni tanto, andrebbero tenuti al sole e all’aperto. Usare detersivi naturali al posto di quelli chimici nocivi per l’ambiente. Evitare

detersivi in polvere, soprattutto se si è allergici al nichel. Usare il più possibile prodotti eco-compatibili o certificati Ecolabel. I prodotti tradizionali a spruzzo, dai detergenti multiuso agli sgrassatori, contengono solventi che non solo non vanno ingeriti, ma neanche inalati. Se proprio non si riesce a fare a meno di questi prodotti bisognerebbe almeno tenere le finestre aperte durante il loro utilizzo.

Altri consigli “naturali” Per lavare e igienizzare i taglieri di legno basta sfregare sulla superficie mezzo limone tagliato.

Attenzione alle etichette Molti dei prodotti che portiamo in casa sono potenzialmente pericolosi. Per questo è bene leggere attentamente le etichette che li accompagnano. Molti cosmetici e prodotti da toilette che usiamo quotidianamente sotto la generica voce “profumo” possono nascondere sostanze chimiche persistenti e allergeniche. Anche il triclosan presente in molti prodotti per la pulizia della casa e l’igiene personale andrebbe bandito, o quanto meno ne andrebbe limitato l’uso. Piatti, forchette, giocattoli e, soprattutto, biberon di plastica potrebbero contenere bisfenolo-A, un policarbonato che altera il sistema

endocrino. Sull’imballaggio o sul fondo dell’oggetto dovrebbe essere riportata la scritta PC7 o semplicemente il numero 7 racchiuso in un triangolino formato da frecce. Attenzione anche ai giocattoli di plastica: una legge europea prevede che quelli dedicati ai bambini di età inferiore ai 3 anni non possono contenere ftalati, ma per i giochi destinati ai più grandicelli questa restrizione purtroppo non c’è. Resta ai genitori il compito di verificare che tra le componenti non figurino anche queste sostanze che, alla lunga, potrebbero rivelarsi dannose.


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Vivere sostenibile Per lucidare e togliere le incrostazioni dall’acciaio (pentole, fornello, rubinetti…) non serve necessariamente l’anticalcare, ma funziona egregiamente anche una soluzione di acqua e aceto (50 e 50). Per disinfettare le superfici si può preparare in uno spruzzatore una soluzione composta da 1 cucchiaio di olio di malaleuca o di olio di limone ogni 2 tazze d’acqua. Per combattere le formiche senza ricorrere a spray repellenti esiste un’alternativa natu-

concime e come antiparassitario per le piante di casa. Impiegati asciutti e in quantità limitata danno un ottimo apporto di potassio alla terra. Bisogna però sbriciolarli e lasciarli asciugare bene, perché se rimangono dei grumi possono produrre muffa che è letale per la pianta. Molti dei “rimedi della nonna”, quelli che si usavano prima che una moltitudine di prodotti adatti ad

di Laura Camanzi

Glossario Voc, ossia Composti organici volatili. Sono contenuti in molti prodotti di pulizia per la casa, in vernici, pitture, smalti, nelle candele profumate e nei bastoncini d’incenso, in vestiti e tappezzerie sottoposte a lavaggio a secco e nel fumo di sigaretta. Gli effetti sulla salute vanno dall’irritazione sensoriale a effetti comportamentali, neurotossici, epatotossici e genotossici. L’esposizione a lungo termine si presume possa causare danni al fegato e a organi.

rale e profumata: cospargere di borotalco le fessure degli infissi e delle porte da cui solitamente entrano gli insetti. Il borotalco non permetterà loro di trovare le “tracce” delle compagne e di seguire quindi la strada che avevano segnato per entrare in casa. I fonPIEDINO di 8-10 14:14siPagina 1 usare come del9-10-2009 caffè, invece, possono

ogni minima esigenza arrivassero sul mercato, sono oggi da riscoprire. Per rispetto dell’ambiente e, molto spesso, anche della nostra salute.

Gli ftalati sono un gruppo di sostanze chimiche utilizzate come agenti plastificanti, in particolare per rendere morbide le plastiche in PVC per gli usi più diversi (dalle pellicole che avvolgono alimenti, ai giocattoli, ai dispositivi medici), e nella formulazione di alcuni detergenti e cosmetici, come solventi, denaturanti e fissativi. Gli studi sugli animali hanno mostrato gravi effetti sul sistema riproduttiC

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vo maschile, per questo oggi ci sono forti pressioni da parte della comunità scientifica affinché se ne limiti il più possibile l’uso anche sugli uomini. Il bisfenolo-A (BPA) è una delle sostanze chimiche utilizzate per produrre plastiche e resine. In particolare, viene impiegato nella produzione di policarbonato, una plastica utilizzata per biberon, stoviglie, contenitori per alimenti, lattine per bevande e grandi contenitori per vino. Il BPA può interferire con il sistema endocrino, ma è tuttora controverso se questi effetti possano verificarsi anche alle basse dosi a cui viene esposta la maggioranza della popolazione. L’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha indicato il limite di 0,05 milligrammi di BPA per kg di peso corporeo come assunzione giornaliera tollerabile (TDI).

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In Farmacia


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Salute a quattro zampe

A scuola di comportamento Si sente spesso parlare di centri per l’addestramento e di istruttori per i nostri amici a quattro zampe, ma sull’argomento c’è ancora poca chiarezza, il che porta, a volte, a non prendere in considerazione l’importanza di un aiuto specializzato Le figure professionali a cui ci si deve rivolgere per educare il proprio cane sono essenzialmente due: l’educatore e l’istruttore cinofilo. Una diversa formazione professionale consente loro di far raggiungere all’animale diversi obiettivi, a seconda delle necessità e delle esigenze del proprietario. L’educatore cinofilo è colui che, in seguito ad una apposita formazione, si occupa dell’educazione del cane, in particolare del suo corretto inserimento all’interno della famiglia e del rapporto col proprietario. L’educatore può quindi tenere corsi per cuccioli e cani adulti con la finalità di insegnare loro tutte le regole necessarie per una serena convivenza con tutti i membri della famiglia. L’istruttore cinofilo, oltre ad essere un educatore e poter quindi svolgere le attività già descritte, ha seguito una formazione ulteriore e può quindi occuparsi anche di addestramento avanzato, discipline sportive (quali l’agility, l’obedience eccetera) ed ha le competenze per applicare le terapie comportamentali in caso di cani con problemi di comportamento. I requisiti necessari per svolgere la professione di educatore o istruttore, oltre a vera passione, sensibilità, pazienza e capacità di analisi, sono costituiti da una approfondita conoscenza dei principi dell’apprendimento, dell’etologia del cane e da una grande esperienza con gli animali stessi. Queste conoscenze possono (e devono!) essere acquisite mediante una formazione seria: oggi esistono corsi e master universitari. Prima di iniziare un corso con il proprio cane è bene che il proprietario si informi della preparazione e della formazione degli istruttori, perché ad oggi non esistono limitazioni all’esercizio della professione. L’addestramento dovrebbe essere un gioco per il cane, che deve imparare divertendosi. I meccanismi su cui si basano gli insegnamenti impartiti al cane dovrebbero essere costituiti da associazioni tra comportamenti desiderati e rinforzi positivi (premi). Le punizioni sono in-

vece da evitare, perché potrebbero rovinare la relazione tra cane e proprietario: meglio ignorare i comportamenti indesiderati, facendo così capire al cane che, mediante quei comportamenti, non otterrà nulla, neanche l’attenzione del proprietario. Informarsi sui metodi di insegnamento utilizzati durante i corsi dovrebbe essere un’altra delle regole da seguire, per evitare che collari a strangolo o altre punizioni prendano il posto del cosiddetto “metodo gentile”.

troppo presto O troppo tardi? I cani dovrebbero sempre seguire un percorso educativo che li porti ad essere animali equilibrati e adatti a vivere al nostro fianco. L’età ideale per iniziare il percorso educativo è 2 mesi circa: in questo periodo, infatti, il cucciolo attraversa delle fasi importantissime per il suo sviluppo comportamentale, ed è fondamentale che il proprietario acquisisca le conoscenze adatte a far si che, grazie ad esperienze corrette, il cucciolo cresca con un carattere socievole ed equilibrato. Purtroppo però i proprietari iniziano spesso l’educazione del cane quando ormai alcuni problemi sono presenti: il cane tira al guinzaglio, non risponde al richiamo, non è socievole con le persone o con i suoi simili. La modificazione comportamentale che ne consegue diventa allora molto più laboriosa di una semplice educazione. Una corretta informazione potrebbe quindi prevenire questi problemi. Tuttavia, nel caso in cui ormai il cane sia adulto, l’istruttore cinofilo potrà mettere in atto un programma personalizzato, volto a risolvere i problemi che si sono instaurati e migliorare la relazione col proprietario. Anche il cane anziano merita una particolare attenzione perché, proprio come accade a noi, anche per lui si verificano dei cambiamenti a livello fisiologico con l’età, cambiamenti che possono portarlo a vivere que-

sto periodo della vita problematicamente. Un’adeguata stimolazione e le opportune conoscenze, sempre con l’aiuto di un educatore o di un istruttore Cinofilo, potranno garantirgli una serena “terza età”.

Imparare il loro linguaggio Il linguaggio del cane è molto complesso e articolato, e si basa su diversi canali di comunicazione: visivo, olfattivo, tattile e uditivo. Definizioni semplicistiche potrebbero indurre in errore i proprietari. Un esempio? Non è detto che quando il cane scodinzola sia contento! A seconda della posizione della coda, dell’ampiezza e della frequenza dei suoi movimenti, del contesto e di altri segnali che il cane emette, i movimenti della coda potrebbero assumere diversi significati (il cane potrebbe essere nervoso, arrabbiato…). Durante i corsi di educazione i proprietari impareranno ad avere una migliore comprensione del linguaggio del proprio animale e impareranno anche ad esprimersi con lui in modo coerente (facendo sì che tono di voce e movimenti del corpo coincidano) ed efficace. Per quanto sia sempre meglio affidarsi a professionisti in grado di dare risposte personalizzate a seconda dei casi, ci sono delle regole generali che possono aiutare i lettori a migliorare i rapporti con i propri cani, come quella di premiare i comportamenti corretti e ignorare quelli indesiderati: ad esempio, se il cane salta addosso per fare le feste, è bene evitare di gridare e agitarsi (cosa che lo ecciterebbe ancora di più), ma girarsi dalla parte opposta senza considerarlo finché non si sarà calmato. Quando invece il cane è tranquillo, dovremmo lodarlo e magari concedergli qualche bocconcino prelibato. Lo stesso principio vale per tutti i comportamenti, così il cane che viene premiato quando sporca fuori casa, imparerà presto qual è il luogo adatto per fare i propri bisogni e se viene ricompensato ogni volta che viene chiamato imparerà a rispondere prontamente al richiamo. Laura Camanzi, in collaborazione con Claudia Fugazza, istruttore cinofilo Happy dog School di Grandate (Como)


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Risponde il Farmacista

Farmaci equivalenti Anche se non ho dubbi che siano efficaci, mi dicono che gli eccipienti siano l’unico limite dei farmaci equivalenti, quelli che un tempo si chiamavano generici. Vorrei saperne di più. Due prodotti medicinali si dicono bioequivalenti se le loro biodisponibilità, cioè la quantità e la velocità con le quali il principio attivo è rilasciato ed è reso disponibile in circolo, sono equivalenti. Il concetto su cui si basa il medicinale equivalente (un tempo chiamato generico) è che, in uno stesso soggetto, un identico andamento temporale della concentrazione plasmatica di sostanza attiva comporti un’uguale concentrazione di sostanza nel sito di azione e, pertanto, un uguale effetto terapeutico. Quanto agli eccipienti, non altro che le sostanze utilizzate per favorire la stabilità, la conservazione e l’assorbimento del farmaco, possono dare risposte diverse, in quanto entra in gioco la variabilità interindividuale. Per capirci, ciascun organismo risponde in maniera diversa, in termini di assorbimento, al farmaco che gli viene somministrato, anche se il farmaco ha, su tutti, la stessa efficacia terapeutica. Il fenomeno riguarda naturalmente ogni genere di farmaco, non soltanto gli equivalenti. Bimestrale di informazione al pubblico della Cooperativa Farmaceutica Lecchese Anno 9, n° 1 Gennaio-Febbraio 2011 Reg. Trib. Lecco N. 10/03 del 22/09/2003 Direttore responsabile Sergio Meda Comitato Scientifico dottor Paolo Borgarelli dottoressa Valentina Guidi Collaboratori Laura Camanzi, Patrizia Mantoessi, Federico Meda, Federico Poli Coordinamento redazionale Hand&Made Milano Impaginazione e grafica De Marchi di De Marchi Simone www.de-marchi.com Stampatore Gam Edit Srl – Italy Via A. Moro, 8 - 24035 Curno (Bg) Associazione Nazionale Editoria Periodica Specializzata Socio Effettivo www T PA L O S TA M

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Gazzettino Gennaio Febbraio