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Distribuzione gratuita - Anno 10 - n. 2/2012 - Marzo/Aprile

SPECIALE ALLERGIE APPROFONDIMENTO Malattie linfatiche

BENESSERE

Interazioni fra farmaci


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GENERICI PER SCELTA


Sommario 2

La pollinosi e non solo

SPECIALE

Se ne parla ogni anno - di questi tempi - per i disagi anche gravi che le allergie respiratorie (dalle pollinosi all’asma) inducono negli adulti e nei bambini,

Eccesso di igiene e inquinamento

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con aumenti d’incidenza nei piccoli, come si legge nell’aletta esterna di questo

CONSIGLI

numero. Sul fronte allergie lo Speciale annota una novità: gli studi più recenti

Etchiù o achoo?

certificano che le mamme con gravidanze plurime e ravvicinate dotano

APPROFONDIMENTO

i figli di una maggiore protezione immunitaria. Penalizzate invece le famiglie scolarizzate crescono la prole sotto una campana di vetro. L’inquinamento

Malattie linfatiche

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atmosferico fa poi la sua parte e colpisce soprattutto chi vive in grandi città.

VIVERE SOSTENIBILE

Contiguo al tema delle allergie respiratorie è lo starnuto, che associamo

Usiamo la bicicletta

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normalmente al raffreddore: insorge anche per l’irritazione delle mucose nasali dovuta a polvere, pepe o ammoniaca di cui non sopportiamo i vapori,

ANZIANI

ma è connesso anche a reazioni allergiche.

Godersi gli anni d’argento

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BENESSERE

Con l’aiuto di uno specialista abbiamo investigato le cause, le complicanze e i trattamenti dei linfedemi, espressione del “terzo sistema” circolatorio.

Incroci pericolosi, alleanze strategiche

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Non esiste infatti solo il sistema venoso e quello arterioso. Veniamo ai farmaci

CLUB SALUTE

e a un aspetto troppe volte sottostimato: oltre alla dose e alla frequenza

Professione farmacista

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d’impiego, andrebbe prescritta anche l’ora di somministrazione. E ancora, alcuni consigli indispensabili per l’impiego della bici. Agli anziani

RISPONDE IL FARMACISTA

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Eccesso di igiene e inquinamento La gran parte delle allergie respiratorie è figlia dei contaminanti ambientali ma vi concorrono anche la sedentarietà dei nostri figli, spesso posti sotto una campana di vetro

La genetica ha la sua importanza, nessun dubbio che le allergie trovino nelle familiarità un terreno fertile, ma l’ambiente e i suoi inquinanti incidono assai di più nello scatenare le manifestazioni allergiche

respiratorie, sempre più frequenti in primavera. Ne dà conferma, dati alla mano, il professor Giorgio Walter Canonica, Direttore della Clinica di malattie dell’apparato respiratorio e Allergologia dell’Università

Un andamento stagionale Il disturbo colpisce 15 italiani su 100 soprattutto nelle aree urbane e maggiormente inquinate. L’andamento è prevalentemente stagionale - nel 70% dei casi fra marzo e maggio - ma uno su cinque ha problemi tutto l’anno. I fastidi sono quasi sempre cronici e in media si trascinano per 14 anni. Per quanto riguarda la geografia delle allergie da polline, l’indagine rileva che al Nord la

malattia sembra più lunga, i soggetti intervistati ne sono afflitti per 15-16 anni, mentre nelle regioni del Centro-Sud in media ne soffrono per 11-13 anni. Il luogo di lavoro aggrava le allergie respiratorie: polvere, moquette, tendaggi e soprattutto impianti di condizionamento sono tutti elementi che peggiorano le condizioni di salute per chi è allergico, in particolare chi lamenta la rinite allergica.

di Genova: «Gran parte delle allergie dipende dall’inquinamento urbano, anche quest’anno molte città italiane hanno superato, per più giorni, i valori limite delle sostanze patogene. Polveri sottili e non solo. I fenomeni si accentuano là dove la circolazione d’aria è ridotta, dove l’aria ristagna. Il dato italiano d’incremento dei soggetti con allergie respiratorie è molto evidente: i casi di rinite allergica tra i giovani sino a 14 anni sono pari, a livello mondiale, al 20% della popolazione, mentre in Italia siamo al 34%, con un incremento di sei punti negli ultimi sette anni. Questo per dire che, se non si contrasteranno gli inquinanti, nei territori urbani, nel 2020 gli italiani sotto i 14 anni che soffriranno di allergie respiratorie saranno uno su due».


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Speciale

pana di vetro”. Questione di anticorpi, di reagine, delle ben note IgE che si attivano, come ricorda Canonica, «in maniera sconsiderata, con reazioni spropositate: si spara con il cannone contro elementi innocui come i pollini, gli acari. All’iperproduzione di IgE contribuiscono anche determinati inquinanti; mentre li respiriamo ecco la reazione, una risposta rapidissima, quasi immediata. Dal contatto con la sostanza

In riferimento agli over 14 anni, una ricerca Eurisko esplicita che sono più colpite le donne (62%). Questo il profilo della persona allergica: si tratta di un individuo evoluto e agiato, con famiglia poco numerosa e cresciuto nella bambagia, un quadro che avvalora la “teoria dell’igiene” secondo cui le allergie sarebbero figlie degli alti standard di igiene e pulizia dei Paesi ricchi. A partire dai bambini, posti sono una “cam-

I pollini, maledizione A differenza dell’allergia agli acari, che non conosce pause, l’allergia ai pollini ha andamento tipicamente stagionale: i sintomi (raffreddore, asma, tosse) si manifestano in corrispondenza della fioritura della pianta che produce i pollini. I casi più frequenti riguardano le graminacee (erbe che fioriscono tra aprile e fine settembre) ma di recente altre specie vegetali hanno prodotto allergie ai pollini. È il caso di piante a “a fioritura precoce” (da gennaio a marzo), come la betulla, il nocciolo e il carpino, con un vistoso incremento di chi soffre a causa dell’ambrosia, erba che si è diffusa nelle zone limitrofe agli aeroporti, dal momento che è giunta in Italia per via aerea. Nove

milioni e mezzo di italiani sono colpiti, di questi tempi, dai caratteristici sintomi di allergia da pollini: lamentano occhi arrossati e lacrimosi, starnuti a ripetizione, chiuso o gocciolante. Donne e giovani che vivono nelle grandi città sono i soggetti più colpiti. Per il 51% dei soggetti colpiti i fastidi si concentrano nelle prime ore della giornata, subito dopo il risveglio, sotto forma di rinite. Due persone su tre fanno i conti con starnuti a raffica, il 56% lamenta fastidi agli occhi, il 35% naso che cola. Un allergico su cinque ha il naso chiuso. Il 53% degli allergici soffre di senso di astenia (stanchezza), uno su due rende meno sul lavoro e a casa, con problemi di irritabilità.

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allergizzante al manifestarsi dei sintomi, trascorrono da cinque minuti a mezz’ora, non di più». Bambini messi male, o c’è chi sta peggio? «Direi che stanno peggio i nonni e questa è una novità. Negli ultimi anni sono frequenti i casi di soggetti over 60 o addirittura over 70 in cui esordiscono le reazioni allergiche». Con chi prendersela, a questo punto? «Con le cattive abitudini che contraiamo sin da piccoli, a partire dalla sedentarietà. I bambini odierni non si sfrenano più nei giochi, anche aspri, fra loro. Oggi si dividono tra tv, internet e i videogiochi, non si espongono più a quei benedetti rischi. L’igiene in eccesso è un problema». Non basta, ci si mettono anche i vaccini, le profilassi. «Coprono da un lato e scoprono dall’altro, è una storia di coperte corte. L’incremento di allergie è uno scotto che paghiamo alla modernità, al cosiddetto stile di vita occidentale». Anche le allergie alimentari sono in abbondane aumento, ma attenzione a non confonderle con le intolleranze alimentari, diverse per meccanismo d’azione.

Sergio Meda con la collaborazione del professor Walter Canonica, allergologo

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Consigli

Etchiù o achoo? Tipico sintomo del raffreddore, ma non solo, lo starnuto è definito come una violenta emissione d’aria dai polmoni. La sua funzione principale è eliminare tramite le vie aeree gli agenti patogeni. Si può anche starnutire a seguito di una reazione allergica verso qualche sostanza particolare oppure semplicemente per irritazione delle mucose nasali causata da polvere, pepe, ammoniaca e altre sostanze Vediamo più nel dettaglio cosa succede nel nostro organismo quando starnutiamo. Si tratta di un atto indotto dall’attivazione di un riflesso trigeminale. Quando i sensori nervosi nel naso segnalano la presenza di particelle estranee al suo interno, scatta l’emergenza. Il naso emette muco, i muscoli respiratori (diaframma e muscoli intercostali) comprimono il torace e, quando la pressione dell’aria nei polmoni diventa troppo alta, le vie respiratorie si aprono espellendo aria e particelle estranee con la contrazione coordinata della muscolatura laringea e faringea. Lo spasmo dello starnuto coinvolge parecchi muscoli, compresi quelli facciali, responsabili anche della chiusura degli occhi. Coprirsi il naso e la bocca con la mano durante uno starnuto non è solo questione di buona educazione. Ogni volta che si starnutisce, infatti, si libera una gran quantità di microgocce di saliva (nel linguaggio specifico le “goccioline di Flugge”) che possono veicolare numerosi agenti infettivi responsabili delle infezioni respiratorie. Si è calcolato che uno starnuto libera più o meno 20.000 goccioline, di diametro medio inferiore a 100 micrometri, che possono restare sospese nell’aria anche per diverse ore. Al contrario, le goccioline emesse con i colpi di tosse, che risultano di dimensioni maggiori, sono abbastanza pesanti da “cadere a terra” relativamente in fretta. Non soltanto, le goccioline di Flugge emesse con

uno starnuto possono arrivare fino a una distanza di sei metri. Il già citato fatto di chiudere gli occhi starnutendo è un meccanismo biologico che serve a proteggerli perché la pressione dello starnuto è molto alta e stringendo gli occhi si impedisce che questa possa danneggiare i dotti lacrimali.

SINDROME DA STARNUTO Si può starnutire anche guardando il sole o altre fonti di luce. In questo caso si parla di Sindrome achoo o starnuto da riflesso fotico e la prima persona che ne parlò nei suoi libri fu addirittura Aristotele. Quando un occhio riceve un forte stimolo luminoso la sensazione sale al cervello, da cui torna un impulso motorio che fa restringere la pupilla. Negli individui che soffrono della Sindrome achoo, una luce abbastanza forte genera una risposta motoria non solo per l’occhio ma anche per la bocca, il naso e i muscoli del tronco, provocando così lo starnuto. Questa sindrome non ha caratteristiche pericolose

per la salute e anche per questo motivo è difficile ritrovare nella letteratura scientifica articoli ad essa correlata. Lo starnuto ha sempre accompagnato la specie umana ed è curioso constatare come, nel tempo, abbia assunto vari significati, a cominciare dagli antichi romani che lo identificavano come un vero e proprio pericolo di vita. Da ciò deriva l’usanza di dire “salute” (“salus” in latino) a chi starnutisce, come si apprende anche da un passo di Apuleio nel testo intitolato Le metamorfosi. Anche i lapponi credono che uno starnuto violento possa causare la morte e in alcune tribù africane starnutire significa che Dio approva quello che si sta facendo. Inoltre, come molti avranno avuto modo di verificare personalmente, non solo gli umani starnutiscono, ma moltissimi mammiferi, fra cui anche gli animali domestici come il cane e il gatto, sono spesso alle prese con questo particolare fenomeno. Claudio Zubani, farmacista a Ballabio (Lecco)


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Approfondimento MALATTIE LINFATICHE

Cause, complicanze e trattamenti di un gonfiore chiamato linfedema Partiamo con una domanda: cosa si intende per sistema linfatico? Come tutti sanno, la circolazione sanguigna degli arti inferiori è composta da due sistemi: quello arterioso e quello venoso. Non tutti però conoscono e capiscono l’importanza e la funzione di un terzo sistema che interessa la circolazione linfatica. Forse perché percepiamo l’esistenza di questo ulteriore sistema solamente quando siamo colpiti da una forma infettiva otorinolaringoiatrica, in cui si avverte l’ingrossamento dei linfonodi del collo. A testimonianza del ruolo difensivo del sistema linfatico nei confronti degli agenti patogeni e batterici che assediano il nostro organismo. a cura di Jean Pierre Candido, Specialista in Chirurgia Generale e Responsabile del raggruppamento di Chirurgia Generale alla Casa di Cura “Sedes Sapientiae” - www.dottorcandido.com


Linfedema secondario Può essere distinto in post-chirurgico, post-attinico (radioterapia), post-traumatico; post-linfangitico e parassitario.

STRUTTURA Il sistema linfatico è costituito da un’infinita rete di piccoli vasi sottocutanei che collegano i diversi linfonodi, dentro i quali scorrono, quotidianamente, dai due ai tre litri di linfa. Essa è composta principalmente da acqua e da grosse proteine plasmatiche (detriti), provenienti dalla microcircolazione arteriovenosa che si accumula nel tessuto connettivo (che fa parte della sottocute). La funzione di questo sistema è paragonabile a quella di un’enorme rete fognaria, atta ad impedire qualsiasi accumulo di liquido nei tessuti; immaginatevela come una enorme spugna assorbente, primo baluardo difensivo nei confronti dell’infezione. Avendo una capacità drenante limitata, il sistema linfatico non è sempre in grado di far fronte agli attacchi. In caso di situazioni patologiche particolari la linfa in eccesso non viene eliminata, provocando la comparsa di un rigonfiamento che prende il nome di linfedema.

La diagnostica Attraverso un esame clinico accurato è possibile riscontrare edemi di origine venosa (varici, sindromi post-trombotiche) ma solo con l’ecodoppler venoso e arterioso, combinato all’esperienza dello specialista, è possibile una diagnosi accurata del linfedema. Senza dimenticare altri strumenti utili per avvalorare la presenza linfoedematica in sede preoperatoria: parliamo di linfoscintigrafia, linfo RMN, risonanza magnetica (MRI), tomografia computerizzata (TAC), linfoangiografia (non più in uso).

Gli stadi della malattia

QUALI LE CAUSE? Circa una persona su venti soffre di accumuli di liquido linfatico nei tessuti. Nel mondo sono infatti trecento milioni i casi che registrano un rallentamento (o blocco) del trasporto linfatico. Di questi, la metà è di origine primaria o congenita, dovuta a malformazione e malfunzionamento dei linfonodi e/o dei vasi linfatici; mentre l’altra metà è costituita dai linfedemi secondari o acquisiti. Non solo, ben 70 milioni di casi sono di origine parassitaria (infestazione da filaria), presenti nelle aree tropicali e subtropicali (India, Brasile, Sud Africa); 50 milioni sono di tipo post-chirurgico, in particolare conseguenti ai trattamenti del carcinoma mammario. Altri 30 milioni sono poi causati da problemi funzionali di sovraccarico del circolo linfatico (nello specifico parliamo di esiti di flebotrombosi profonde dell’arto inferiore, insufficienze epatiche, sindromi nefrosiche eccetera). Analizziamoli in maniera specifica: Linfedema primario o congenito Si distingue in connatale (alla nascita); manifestazione precoce (se compare prima dei 35 anni); tardiva (dopo i 35 anni). Tra i connatali si distinguono due forme: sporadiche e eredo-familiari (sindromi mal formative), correlate ad alterazioni genetiche (mutazioni presenti in due geni denominati FOXC2 e VEGFR3).

Stadio 1: a) Assenza di edema in presenza di alterazioni delle vie linfatiche (post mastectomia); b) Lieve edema reversibile con la posizione declive (sdraiata con le gambe leggermente sollevate) e il riposo notturno. Stadio 2 (foto 1): Edema persistente che regredisce solo in parte con la posizione declive e il riposo notturno. Stadio 3 (foto 2): Edema persistente (che non regredisce spontaneamente con la posizione declive), soventemente complicato d’infezione (linfangiti acute erisipeloidi) Stadio 4 (foto 3-4): Indurimento del linfedema (verrucosi linfostatica iniziale) con arto a “colonna”. Stadio 5 (foto 5): Elefantiasi con grave deformazione dell’arto, ispessimento della pelle con indurimento e verrucosi linfostatica.

Stadi di avanzamento della malattia

1 II

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Approfondimento

MALATTIE LINFATICHE

Terapia fisica e chirurgica La terapia del linfedema periferico viene suddivisa nel trattamento medico-fisico-riabilitativo e nelle metodiche chirurgiche. La terapia medica è indispensabile e associa vari farmaci: Benzopironi e i Bioflavonoidi, il cui scopo è tonificare il sistema venoso riducendo le perdite di liquido e stimolando il sistema linfatico a riassorbirle. La terapia fisica è determinante: molto efficaci si rivelano delle regolari sedute di linfodrenaggio manuale (Vodder o Leduc), seguite da elastocompressioni (bendaggi multistrato). Associando tutto ciò alla cura della pelle, si potrà ottenere una riduzione consistente del linfedema. Ottenuto poi un diametro accettabile, sarà applicato un tutore (calza o bracciale) che permetterà di mantenere il risultato. In certi casi di linfedema si possono effettuare anche delle sedute di pressoterapia, senza però tralasciare gli esercizi riabilitativi. Esistono tecniche microchirurgiche molto vantaggiose, purtroppo però limitate a pochi casi. Tuttavia, agli stadi più avanzati, queste avanzate tecniche consentono di raggiungere una rapida e significativa riduzione dell’edema, ma necessitano un mantenimento costante tramite ulteriori procedure medico-fisiche (come tutori e il linfodrenaggio).

Conclusione Rischi evolutivi Non curare il linfedema significa aumentare le probabilità di infezione. L’accumulo di acqua e proteine stagnanti, ad una temperatura di 37°, è infatti la condizione locale ideale per lo sviluppo d’infezioni (erisepeloide: a streptococco) responsabili d’ulteriori aggravamenti dell’edema. L’accumulo di proteine richiama l’acqua e contribuisce all’aumento di volume dell’arto colpito che potrà subire trasformazioni progressive come la fibrosi (caratterizzata da indurimento), comparsa di vesciche d’acqua (spurgo di liquido linfatico), fino a veri e propri tumori cutanei.

Linfedema post chirurgico secondario L’asportazione di tumori con i linfonodi annessi ha, come frequente conseguenza, l’ingrossamento dell’arto corrispondente (linfedema). Sono le donne a esserne più colpite, in particolare nella fascia d’età compresa tra i trenta ed i quarant’anni. Soprattutto in coloro che sono sottoposte a mastectomia (o quadrantectomia con linfoadenectomia ascellare), la possibilità che compaia un edema linfatico (volgarmente il braccio gonfio) è del 20-25%. In caso di radioterapia aggiunta, la percentuale sale addirittura al 35-40%. Per fortuna, avvalendosi della cosiddetta tecnica “linfonodo sentinella”, l’insorgenza del linfedema secondario regredisce nettamente. L’ultimo numero riguarda il linfedema degli arti inferiori post chirurgici (tumori della sfera ginecologica e urologica), il cui rischio di comparsa varia tra il 5% e il 30%.

In Europa i linfedemi più diffusi, e di difficile risoluzione, sono i congeniti e quelli conseguenti alla cosiddetta chirurgia ”salvavita” associata alla radioterapia, necessaria alla sradicazione completa dei tumori. A seguire ci sono i linfedemi da sovraccarico linfatico (accumulo di linfa nei tessuti), indotti da varie patologie (tromboflebiti, infiammazioni di piedi con alluce valgo, post distorsivi, post infettivi, post traumatici) che, curati precocemente, possono scomparire totalmente. In ogni caso una rapida terapia medico fisico riabilitativa, effettuata da uno specialista del settore, permette di evitare conseguenze a volte drammatiche (infettive) e, soprattutto, l’aumento inesorabile del linfedema.

Glossario Mastectomia: intervento chirurgico d’asportazione della mammella. È il momento essenziale della terapia di gran parte dei tumori maligni che colpiscono quest’organo. Geni dominanti Foxc2 e Vegfr3: un gene dominante è predominante sul gene recessivo, negli accoppiamenti è lui che determina le caratteristiche osservabili di un organismo. Vodder o Leduc: il linfodrenaggio manuale viene eseguito secondo i dettami di diverse scuole; le più note sono la scuola Vodder e la scuola Leduc.


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Vivere sostenibile

Usiamo la bicicletta Da Milano a Napoli, da Rimini a Catania: tutte le realtà cittadine e metropolitane si stanno dotando di percorsi ciclabili sicuri e salutari. Però è bene non improvvisarsi ciclisti e, una volta in sella, seguire alcune semplici regole •

• • Avere la bicicletta funzionante: questo è il primo e forse più importante requisito. Prima di ogni uscita è consigliabile dare una rapida occhiata alla pressione delle ruote, ai freni se prendono bene e se c’è sufficiente grasso sulla catena. • Atteggiamento sereno e autorevole: muoversi in bici senza soggezione e senso di inferiorità.

• Evitare di distrarsi: normalmente in bici si sta più attenti di un automobilista anche per la visuale più alta e più ampia ma la distrazione può essere pericolosa se ci si imbatte in alcune situazioni critiche. • Evitare di fare zig zag: muoversi con frequenti cambi di direzione può essere pericoloso e confondere chi è dietro

Piccole storie di vetro Il vetro è igienico, versatile, riciclabile, mantiene intatte le proprietà dei cibi. Un materiale creativo per eccellenza che ispirerà i bambini a scrivere “Piccole storie di vetro”, 5° edizione del concorso lanciato da Assovetro, l’Associazione nazionale degli industriali del vetro, in collaborazione con CoReVe. Testimonial 2012 è Stefano Benni, autore dell’incipit che dovrà ispirare ai bambini il resto della storia. «Una bella bottiglia di succo (d’arancia) che viveva con le sue amiche

sul ricco scaffale di un supermercato…». Gli scrittori in erba potranno scrivere un massimo di 30 mila battute e dovranno corredare il racconto di una copertina. Ogni mese fino ad aprile, verranno premiate le prime dieci classi che spediranno degli elaborati. I racconti più belli verranno pubblicati su www.glasstellers.com. Il concorso Piccole storie di vetro rientra in un programma di educazione ambientale per “insegnare” il riciclo e la raccolta differenziata ai bambini.

di noi. Meglio pedalare il più possibile sulla destra della carreggiata né troppo centrali né troppo lato strada. Andatura Zen: trovare il proprio personale ritmo nel pedalare senza correre troppo: mai farsi prendere dalla “fretta” di arrivare. Segnalare eventuali cambi di direzione: se si cambia direzione segnalarlo con il braccio ben teso in modo da poter essere certi di essere visti da chi è alle nostre spalle. Indossare il casco: il Codice della Strada non prevede alcun obbligo ma è sempre prudente utilizzarlo. Evitare di pedalare sul ciglio della strada: a volte capita di trovare su strade da poco rifatte ammassi di bitume di asfalto che possono essere pericolosi. Mantenere una certa distanza dalle auto parcheggiate: massima attenzione perché una portiera potrebbe aprirsi all’improvviso. Attenzione ai binari del tram: si affrontano pedalando di traverso e mai frontalmente. Evitare di trovarsi nel punto cieco della visuale dell’automobilista: accade proprio quando si passa alla destra dell’auto che può non vedere chi è in bici e improvvisamente girare. Cercare di stabilire un contatto visivo: soprattutto agli incroci è importante essere sicuri di essere visti. Evitare discussioni con automobilisti o motociclisti: se qualcuno taglia la strada o suona il clacson da dietro molto meglio evitare, per quanto è possibile, di innervosirsi e cadere nella trappola dello stress dell’automobilista. Meglio concentrarsi sull’essenziale, su quello che c’è intorno, sul corpo, sulle sensazioni, sul respiro. di Federico Poli


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Vivere bene gli anni d’argento La ginnastica posturale è un vero toccasana per gli anziani. Oltre ai suoi benefici effetti, aiuta la circolazione del sangue, il metabolismo e l’umore La “vecchiaia” come veniva intesa un tempo, arriva sempre più tardi. Perché in gran parte è determinata non dall’anagrafe,

ma dallo stile di vita. Che fare, allora, per rimanere “giovani” più a lungo? Non è mai troppo tardi per fare un po’ di ginnastica.

Perché indipendentemente dall’età, l’esercizio fisico aiuta l’apparato motorio a funzionare al meglio, a tutto vantaggio della forza e dell’elasticità dei singoli muscoli, dei tendini, dei legamenti e della mobilità delle articolazioni. Inoltre, come afferma Giuseppe Santoro, dirigente medico ortopedico presso l’Istituto Clinico Humanitas: «Con la ginnastica posturale si tiene in allenamento anche l’apparato cardiocircolatorio: mentre si esegue un esercizio, aumenta la richiesta di ossigeno da parte del corpo e di conseguenza c’è un miglioramento della respirazione, aumentano gli scambi di ossigeno con i nostri organi interni, il cuore si rafforza e vengono stimolati la circolazione del sangue e il metabolismo. Altro vantaggio: aumenta l’agilità in generale e quindi la coordinazione dei movimenti». La consapevolezza che si sta facendo qualche cosa di bello e utile per se stessi e il proprio benessere non può che influire positivamente anche sull’umore. Ecco alcune indicazioni per semplici esercizi pensati per quando si hanno i capelli d’argento. Nel giro di poche settimane avvertirete già i cambiamenti positivi nel fisico e nello spirito. E soprattutto nella postura che, grazie agli esercizi, sarà certamente più corretta. A tutto vantaggio della salute.

PER LE GAMBE Seduti su una sedia, sollevate una gamba, tenendo il ginocchio flesso, quindi tendetela e riportatela a terra. Ora fate il movimento al contrario, sempre con la stessa gamba: sollevatela diritta, quindi piegate il ginocchio e appoggiate il piede di nuovo a terra, nella posizione iniziale. Ripetete con l’altra gamba.

PER GLI ADDOMINALI Seduti su una sedia, appoggiatevi contro lo schienale (se vi sentite più sicuri, potete anche tenervi con le mani al sedile). Sollevate entrambe le gambe e pedalate in aria, fino a quando riuscite senza eccessivo sforzo.


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Anziani

PER IL COLLO E LE BRACCIA In piedi, tenete il busto ben eretto. Piegate la testa verso destra e nello stesso tempo appoggiate la mano destra sull’orecchio sinistro. A questo punto, riportate la testa in posizione eretta, ma contrastando il movimento con la mano che fa pressione sull’orecchio. L’esercizio deve essere svolto con movimenti lenti e controllati. Ripetete piegando la testa dalla parte opposta.

PER LE BRACCIA

Indipendentemente dall’età, l’esercizio fisico aiuta l’apparato motorio a funzionare al meglio, a tutto vantaggio della forza e dell’elasticità dei singoli muscoli, dei tendini, dei legamenti e della mobilità delle articolazioni arrivare a romperlo in due. Quando avvertite che la tensione è al massimo, rilasciate le braccia, abbassandole e sciogliendole con leggeri molleggi.

PER LA SCHIENA

L’esercizio può essere fatto sia in piedi sia seduti. Tenete tra le mani un asciugamano e con le braccia tese in avanti tirate da entrambi i lati, come se aveste l’intenzione di

Seduti su una sedia (ma non appoggiati allo schienale), tenete la schiena ben diritta e inclinatevi in avanti, quindi indietro

Qualche consiglio in più Prima di iniziare, consultatevi con il vostro medico, per individuare eventuali controindicazioni a qualche esercizio. Prendetevi tutto il tempo che volete nel fare gli esercizi e regolate il numero di ripetizioni sulla base delle vostre capacità e resistenza: man mano che vi sentirete più allenati e più forti, potrete farne di più.

Nella terza età, i meccanismi di termoregolazione del corpo non sono più molto efficaci, per cui è bene fare attenzione all’eccesso di calore: d’estate evitate di allenarvi nelle ore più calde e in generale non fate ginnastica in ambienti troppo riscaldati. Se sudate, reintegrate subito i liquidi bevendo molta acqua.

(senza esagerare), poi verso sinistra e quindi verso destra. Se volete, potete compiere anche piccole rotazioni, tenendo però la schiena sempre in posizione eretta e senza sollevare i glutei dalla sedia.

PER GAMBE E GLUTEI Seduti, mettete una palla (oppure un asciugamano appallottolato) tra le ginocchia, premendole l’una contro l’altra, fino a quando non avvertite che la tensione è eccessiva. Riposate qualche secondo e, dopo aver tolto la palla, appoggiate le mani sulla parte esterna delle ginocchia e cercate di aprire le gambe, mentre le mani contrastano il movimento.

Stefania Bortolotti, in collaborazione con Giuseppe Santoro Dirigente medico ortopedico - Istituto Clinico Humanitas

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Incroci pericolosi, alleanze strategiche Oltre alla dose e alla frequenza, per un farmaco andrebbe prescritta anche l’ora di somministrazione perché ci sono alcune implicazioni spazio temporali che ne influenzano l’effetto

Tra l’assunzione di un farmaco e il suo effetto bisogna tenere conto del diverso tempo di metabolizzazione (trasformazione) che ne può favorire l’assorbimento o l’eliminazione e che avviene ad opera di alcuni enzimi (proteine che promuovono delle reazioni chimiche) presenti in alcuni organi. Pur classificando i farmaci a seconda delle principali azioni, nessuno di loro causa un unico e specifico effetto: i farmaci sono selettivi piuttosto che specifici. Infatti oltre a dover tener conto di quello che l’organismo fa al farmaco (farmacocinetica) e a quello che il farmaco fa

all’organismo (farmacodinamica) sono tanti i fattori che influenzano il percorso all’interno del corpo: alimenti, integratori, vitamine, minerali, agenti esterni. Per esempio sono noti gli effetti da abuso di alcol, induttore enzimatico capace di aumentare la velocità di trasformazione del farmaco. Che si traduce in un’accelerazione del metabolismo e una riduzione dell’azione farmacologica. Allo stesso modo agiscono il fumo delle sigarette – responsabile anche dell’assorbimento di vitamina C - e il caffè. Per questo si consiglia di assumere farmaci

con acqua e non con alcol: si favorisce la disgregazione - se pensiamo alle compresse - senza influenzarne la metabolizzazione. La stessa carenza vitaminica o minerale può ridurre l’efficacia di un farmaco, perché ne risente l’azione degli enzimi.

MODELLI D’AZIONE Non tutti i farmaci si assorbono nello stesso modo, dicevamo all’inizio: alcuni vengono influenzati positivamente dalla presenza di


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Benessere

Pur classificando i farmaci a seconda delle principali azioni, nessuno di loro causa un unico e specifico effetto: i farmaci sono selettivi piuttosto che specifici. Infatti sono tanti i fattori che influenzano il percorso all’interno del corpo: alimenti, integratori, vitamine, minerali, agenti esterni cibo. Altri, invece, “funzionano” meglio se chi li assume è a stomaco vuoto. È il caso delle tetracicline, una classe di antibiotici, il cui assorbimento è limitato dalla presenza di ferro, calcio magnesio e alluminio; da farmaci antiacidi; o addirittura dal valore del pH alcalino. Al contrario, assumere contemporaneamente alcuni alimenti e vitamine crea una sinergia che potenzia l’assorbimento del farmaco. Oltre al cibo anche un diverso farmaco può compromettere l’efficacia di un principio attivo: aspirina ed eparina, ad esempio, hanno meccanismi d’azione diversi ma se somministrate insieme possono causare sanguinamento. Ecco spiegata l’importanza dell’interazione fra farmaci. Detto questo, la corretta posologia di un farmaco (ovvero modi e tempi di somministrazione) è correlata sì alla farmacocinetica (come e in quanto tempo viene assorbito/

eliminato) ma anche dello stato di salute del paziente, di altre terapie in corso, e dello scarto tra dose efficace e dose tossica.

nel corso della giornata. Molte funzioni dell’organismo hanno un andamento ciclico, per esempio la fase di depurazione inizia tra le 4 e le 12 del mattino, mentre quella di assimilazione è maggiore tra le 12 e le 20. Anche l’andamento della pressione arteriosa varia nel corso della giornata, Pur non riuscendo sempre a ottenere il massimo effetto possibile, si tende a far assumere i farmaci a intervalli regolari anche per garantire l’adesione del paziente alla terapia (la cosiddetta compliance). di Patrizia Mantoessi, farmacista a Monza

Occhio all’ora Nonostante le indicazioni relative all’assunzione di un farmaco, si possono fare alcune considerazioni anche riguardo al concetto di tempo, per spiegare almeno in parte la variabilità dell’effetto di un farmaco in individui diversi. I nostri orologi interni ci consentono di ottimizzare il tempo, di scegliere il momento più opportuno per riposare, mangiare, espletare i bisogni essenziali. Appare quindi logico somministrare un farmaco quando il suo effetto è più intenso, ma non sempre è possibile: si dovrebbe tener conto della fisiologia e della biochimica ma entrambe cambiano

Dosi e tempi La medicina tradizionale cinese da più di 5000 anni riconosce che la dose non può essere isolata dal concetto di tempo. Per lo stesso malanno, a ore diverse della giornata o dell’anno (o in caso di cicli fisiologici particolari) viene prescritta una dose diversa di un dato farmaco o addirittura un farmaco diverso.

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Club Salute

Professione farmacista Cari lettori, abbiamo deciso di pubblicare sul nostro Gazzettino una lettera ricevuta dal collega Orlandi perché, in un periodo contraddistinto da attacchi sproporzionati alla farmacia, testimonia che la nostra professione sia molto diversa da come viene dipinta. Da oltre 36 ore nevica fitto. La neve scende copiosa come a memoria non ricordavo. Non si sente alcun rumore. Tutto è ovattato, tranquillo, tutto pulito. Ma chi è malato non può apprezzare questa tranquillità. Chi è malato è malato. Da due giorni siamo isolati dal mondo. Non arrivano farmaci, non arriva latte, non arriva pane, non arrivano giornali, non arriva nulla e nessuno. Mi viene da sorridere ascoltando le notizie del caos romano per la nevicata capitolina; alzo lo sguardo e vedo il muro di neve che ha completamente sepolto le auto davanti la mia Farmacia e penso... penso al mio paese isolato: chiusa la strada statale, chiusa l’autostrada. Penso ai colleghi della Valmarecchia che ho sentito telefonicamente pochi minuti prima, penso ai colleghi del Molise ed a quelli del frusinate. Siamo tutti nelle stesse condizioni. Tutti al lavoro, anche se è un giorno festivo, anche

se dovevamo essere chiusi per... turno. Tutti pronti a fare tutto, come al solito. Come si fa a lasciare la popolazione senza Farmacia? Con l’energia elettrica che viene e che va, con i riscaldamenti che chiaramente non funzionano. Ogni tanto si va a casa per riscaldarsi un poco con il tepore dei fornelli a gas o con la fiamma di un camino (per chi non ha lasciato la legna sotto un metro di neve), e poi di corsa in Farmacia. Si parla continuamente dei disagi di Roma, eppure c’è una realtà rurale che, senza lamentarsi, lavora, umilmente, in silenzio. E’ in questi momenti che si capisce, forse, l’importanza di queste piccole Farmacie, sempre pronte per la popolazione, anche e soprattutto quando i grandi centri commerciali alle ore 16.00 del pomeriggio hanno chiuso i battenti per “disagio neve”, anche quando al telefono le ASL non rispondono,

anche quando negli ospedali si è attivi solo per le emergenze. La Farmacia c’è sempre. Quella piccola croce verde è sempre accesa. Ma dove sono finiti in questi giorni i tanti commentatori che su mille pagine di quotidiani ci hanno descritto come la peggiore delle lobby? Dove sono i “comici” che ci dipingono come “mafiosi”? Dove sono i legislatori che ci vogliono negare anche la speranza di un concorso dove possa valere l’esperienza e non già una risposta su un freddo quiz o una giovane età? Forse perché la serietà, l’operosità, la solidarietà e l’abnegazione non fanno notizia? E’ proprio vero che in una foresta fa più rumore un albero che cade rispetto a 1000 che crescono. Che vergogna e che profonda amarezza. Per fortuna guardo fuori e vedo la neve che continua a cadere, ed è l’unica cosa che mi da un senso di pulito. di Alfredo Orlandi Farmacista rurale e Presidente Federfarma SUNiFAR


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Risponde il Farmacista

Fuori produzione

Bimestrale di informazione al pubblico della Cooperativa Farmaceutica Lecchese Anno 10, n° 2 Marzo-Aprile 2012 Reg. Trib. Lecco N. 10/03 del 22/09/2003 Direttore responsabile Sergio Meda Comitato Scientifico dottor Paolo Borgarelli dottoressa Valentina Guidi

Mesi fa ho letto dei problemi legati allo sciroppo Nopron. Ci sono aggiornamenti? Perché non riesco più a trovarlo, nonostante la ricetta. Grazie Rossella Gentile Sig.ra Rossella, Le comunico che il nopron sciroppo non è più in commercio, in Italia ed in Francia, unici due paesi nei quali veniva commercializzato a seguito della sospensione delle autorizzazioni dei Laboratoires Genopharm - Francia e dell’officina di produzione Alkopharm Blois, nonché del ritiro dal commercio, a partire dal 2 gennaio 2012, dei lotti di numerosi medicinali delle predette Aziende, disposti dall’Agenzia regolatoria francese con comunicazione sul proprio sito(www.afssaps.fr) del 20 dicembre. Pertanto si comunica che dal 21 dicembre non vengono più rilasciate autorizzazioni all’importazione per il medicinale Nopron Enfant 15 mg/5ml 150ml né per altri farmaci delle aziende coinvolte dal citato provvedimento. Le comunico inoltre che non esistono in commercio altri farmaci con lo stesso principio attivo. Paolo Borgarelli, Farmacista a Torino

Collaboratori Stefania Bortolotti, Patrizia Mantoessi, Federico Meda, Alfredo Orlandi, Federico Poli, Claudio Zubani Coordinamento redazionale Hand&Made Milano Impaginazione e grafica De Marchi di De Marchi Simone www.de-marchi.com Stampatore Gam Edit Srl – Italy Via A. Moro, 8 - 24035 Curno (Bg) Associazione Nazionale Editoria Periodica Specializzata Socio Effettivo A.N.E.S. ASSOCIAZIONE NAZIONALE EDITORIA PERIODICA SPECIALIZZATA

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Gazzettino Marzo/Aprile 2012  

Il Gazzettino Della Farmacia

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