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Distribuzione gratuita - Anno 9 - n. 3/2011 - Maggio/Giugno

DIGESTIONE DIFFICILE APPROFONDIMENTO Malattie sessualmente trasmissibili (2a puntata)

BENESSERE

Prendersi cura delle unghie

SANITÀ

È l’ora della ricetta elettronica


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GENERICI PER SCELTA


Sommario 2

SPECIALE

Le fatiche della bella stagione

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SANITÀ

Le ricette che non vedi

APPROFONDIMENTO Malattie sessualmente trasmissibili (2a puntata)

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CONSIGLI

L’herpes, l’infezione part time

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BENESSERE

Prendersi cura delle unghie

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SPAZIO BIMBI

Igiene dentale, fin da piccoli

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SALUTE A 4 ZAMPE

Vaccinazioni per gatti

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RISPONDE IL FARMACISTA

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Digestione difficile, ahinoi Malanni di stagione la primavera ne propone in quantità: varie forme di astenia, il senso di stanchezza che ci coglie quasi sempre impreparati; il nutrito corteo di allergie che ci aggrediscono, a partire dalle pollinosi; per finire, quei benedetti problemi di digestione che il periodo acuisce. Nello Speciale abbiamo approfondito quest’ultimo tema con l’aiuto di un gastroenterologo e di un farmacologo, anche per capire quanto i disagi di tipo digestivo - dai crampi alle fitte allo stomaco, dal senso di pesantezza a quello di gonfiore – siano effettivamente imputabili al cambio di stagione. In realtà quei disturbi sono quasi sempre figli di scelte alimentari inopportune che producono dispepsia. Va posta la dovuta attenzione a non consumare cibi troppo caldi o troppo freddi, soprattutto molto speziati. Nel periodo è bene moderare il caffè, oltre agli alcolici e alle sigarette. Con alcune cautele alimentari il problema si risolve senza ricorrere ai farmaci. Seconda puntata del dossier sulle malattie sessualmente trasmissibili, trattate con puntualità e rigore – ma senza allarmismi - dalla dottoressa Caliendo. Aids e Candidosi, di cui si parla sempre in maniera approssimativa, trovano risposte chiare ed esaurienti. Di un tema, la ricetta elettronica, sentiremo molto parlare nei prossimi mesi perché sarà in grado di snellire il Sistema sanitario nazionale razionalizzando la spesa farmaceutica. Ne abbiamo discusso con un esperto del settore che difende le scelte del ministro Brunetta, non ancora tradotte in legge perché al provvedimento manca il pieno consenso dei medici italiani e la copertura finanziaria. Lo spazio bimbi è dedicato all’igiene dentale dei piccoli, con suggerimenti utili perché la si pratichi con disinvoltura, come se fosse un gioco da fare con i genitori. E ancora, i buoni consigli per evitare che l’approccio fra il piccolo e il dentista nasca sotto i peggiori auspici e mille pregiudizi. C’è molto altro ancora in questo numero, ricco di spunti ma soprattutto di soluzioni: dal tema dell’herpes a quello delle unghie, per finire, nel comparto amici a quattro zampe, con la problematica delle vaccinazioni per i gatti, dove è utile fare chiarezza. S.M.


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Le fatiche della bella stagione Non solo stanchezza e pollinosi nel periodo, ma soprattutto problemi digestivi con cui fare i conti Questo periodo, pur gradevolissimo visto che la natura si risveglia dalla quiete dell’inverno, è una stagione problematica per non poche persone, afflitte da un’evidente astenia (senso di stanchezza), da forme allergiche importanti (le pollinosi, a vario titolo) e da disagi di tipo digestivo (non imputabili al solo cambiamento climatico). Su quest’ultimo fronte i sintomi sono vari – si va dai crampi alle fitte, dal peso sullo stomaco al senso di gonfiore – e quasi sempre sono figli di scelte alimentari inopportune che danno luogo a dispepsia. Ne abbiamo ragionato con il dottor Paolo Michetti, gastroenterologo, e con il professor Stefano Govoni, farmacologo. La parola al gastroenterologo, per la sintomatologia. Quando dopo mangiato avvertiamo una sensazione di stanchezza, accompagnata da sbadigli, siamo di fronte a una digestione certamente lenta. La dispepsia può legarsi a una ridotta funzionalità dei movimenti gastrici, alla carenza di enzimi digestivi prodotti dallo stomaco e dal pancreas, allo stress, al quale ciascuno risponde in maniera del tutto personale, ma può essere diretta conseguenza di un’errata alimentazione. Questa può essere ricca di cibi difficili da digerire, troppo freddi o troppo caldi, di alimenti troppo speziali, uso eccessivo di caffè e di sostanze nocive per lo stomaco: alcuni farmaci, gli alcolici e il tabacco. Questo non significa che ci si debba rivolgere immediatamente ai farmaci. Il più delle volte è sufficiente una modifica

del regime alimentare per avere un netto miglioramento. Si tratta di alleggerire e frazionare l’alimentazione, evitando un’alta concentrazione di cibo in uno o due pasti della giornata e privilegiando almeno cinque appuntamenti durante il periodo di veglia. Può dettagliare gli apporti utili? Partiamo dalla prima colazione che impone subito un cambio di strategia: va privilegiata una dieta nutriente ma povera di grassi. La scelta deve cadere sul latte parzialmente scremato o sullo yogurt magro, accompagnati da fiocchi di cereali integrali. A seguire una spremuta di agrumi che può essere alternata a una macedonia, utile a ospitare i già citati cereali integrali. Attenzione agli zuccheri aggiunti: vanno ridotti, tenendo presente che già sono presenti in un buon numero di alimenti, non li si trova soltanto nei dolci, nei biscotti o nelle merendine. Quanto ai pasti

principali, vanno privilegiati gli alimenti integrali e non raffinati, vale a dire pane e pasta integrali almeno due volte alla settimana. Frutta e verdura non devono mai mancare, dal momento che la primavera è ricca di fragole, pesche, albicocche, nespole, ciliegie, anguria. È sempre meglio consumare verdure crude o cotte al vapore. Altra accortezza, un uso parsimonio dei condimenti, in particolare dell’olio extravergine d’oliva, ottimo ma in quantitativi ridotti. Frutta anche per gli spuntini? Se non ci sono problemi di glicemia alta la frutta può essere suggerita anche come spuntino, lontano dai pasti principali, perché le vitamine e i sali minerali vengono meglio assimilati. L’intestino ne beneficerà. Quanto alle bevande, tenersi lontani da quelle con anidride carbonica aggiunta (acqua gassata o bevande zuccherine e frizzanti, genere cole

Curiosità Lo stomaco si autoprotegge Nello stomaco si producono circa 3 litri di succhi gastrici al giorno. Il succo gastrico è una miscela di acido cloridico e pepsina talmente potente da poter sciogliere una barra di metallo, quindi potrebbe corrodere le pareti dello stomaco se queste non fossero ben protette. Madre natura ha voluto che la superficie interna dello

stomaco sia dotata di cellule che secernono muco che isola le pareti dello stomaco dal succo gastrico. C’è di più: le pareti dello stomaco producono anche la gastrina, un ormone che regola la produzione dell’acido cloridico e attiva l’apertura del piloro, la valvola che consente il passaggio della massa alimentare nel duodeno, la prima parte dell’intestino.


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Speciale

Consigli utili

o aranciate) e dai succhi di frutta che favoriscono la fermentazione. Da preferire l’acqua naturale, quella municipale fa benissimo. Veniamo, con il farmacologo, ai prodotti da banco, ai digestivi con enzimi. Sono prodotti a base di lattasi, un enzima che scompone lo zucchero del latte, il lattosio. Sono medicinali utili a fronteggiare l’intolleranza al lattosio che rende difficile la digestione del latte. Meno dirette le azioni di altri preparati della categoria. La betaina contribuisce a mantenere l’acidità gastrica nella norma. Il sorbitolo può stimolare la motilità intestinale e partecipare così all’effetto digestivo. Rivolgetevi naturalmente al vostro farmacista per i suggerimenti utili. Ci illustra il meccanismo d’azione dei procinetici? Sono farmaci che agiscono sullo stomaco, aumentandone la velocità di svuotamento. Questo concorre a risolvere il senso di nausea e pesantezza che accompagna le difficoltà digestive. Molti procinetici, come la metoclopramide, hanno un effetto antinausea preciso, diretto a inibire il centro del vomito. di Gianni Poli con la collaborazione di Paolo Michetti, Gastroenterologo e Stefano Govoni, Farmacologo

È bene sapere In caso di bruciori di stomaco e di sensazione di acidità, occorre cautelarsi evitando questa serie di componenti, del tutto negative: • Fumo • Sovrappeso, stress • Alcolici (è consentito il vino, massimo a 12° alcolici, consumo giornaliero non oltre il quarto di litro, assunto sempre durante i pasti) • Alimenti che aumentano l’acidità e favoriscono il reflusso delle secrezioni dallo stomaco all’esofago: caffè, tè concentrato, menta, cioccolata, succhi d’arancia, pompelmo, pomodoro) • Cibi piccanti e speziati. Tra i condimenti, evitare cipolla e aglio • Cibi ricchi in particolare di grassi, difficoltosi da digerire (formaggi stagionati, salumi, panna, mascarpone) e ancora, i grassi cotti (fritti, brodi e sughi di carne) • Bevande gassate (aumentano la distensione dello stomaco) e acide Da evitare • Cinture troppo strette e indumenti che PROFAR LINEE GUIDA DELL’IDENTITÀ VISIVA Marchio e logotipo

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costringono il busto • I piegamenti sul busto. Per allacciarsi le scarpe, ad esempio, è meglio piegarsi sulle ginocchia • Pasti troppo caldi • Pasti abbondanti, specialmente di sera • Farmaci antidolorifici e antinfiammatori. Solo se indispensabili, da non assumere mai a stomaco vuoto e tenendo presente il consiglio del medico per una eventuale gastroprotezione con farmaci specifici Suggerimenti sempre validi • Masticare bene e lentamente • Meglio pasti piccoli e frequenti, a orari regolari • Concedersi una pausa a fine pasto (ma evitando il “pisolino”, molto meglio una passeggiata) prima di dedicarsi al lavoro • Attendere almeno 2-3 ore prima di sdraiarsi dopo mangiato • In caso di reflussi di secrezioni gastriche notturne dormire con la testata del letto un po’ rialzata (porre una spessore di 10-20 centimetri sotto il materasso)


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Le ricette che non vedi Sembrano maturi i tempi per la prescrizione elettronica che rivoluzionerà le abitudini degli italiani: medici, farmacisti e pazienti Se ne parla da un po’, ma sembrano ormai maturi i tempi dell’introduzione della ricetta elettronica, di cui si avvantaggeranno non solo i pazienti. Sarà snellito anche il lavoro di medici e farmacisti. L’ha fatta propria il ministro Renato Brunetta, che ha tentato più volte di farla approvare. Senza esito, al momento. Era stata messa in Finanziaria (2009), poi a giugno 2010 nel disegno di legge sulla “Semplificazione burocratica’”. In entrambi i casi il provvedimento non è passato per mancata copertura finanziaria. In realtà me-

dici e farmacisti hanno qualche riserva, di tipo tecnico e attuativo. Troppo brevi i tre anni dettati da Brunetta per andare a regime. Ma le ricadute operative, i decreti attuativi, sono allo studio dei Ministeri della Salute e dell’Economia. Vediamo su quali basi sta per nascere il provvedimento, con l’aiuto di un esperto, il dottor Agostino Grignani, amministratore delegato di «Hexante e valente formatore in sanità. “Il modello di riferimento prende le mosse da due provvedimenti approvati negli anni

più recenti: la “tracciabilità del farmaco” e la “tessera sanitaria”. Con quest’ultima, ormai in mano a tutti gli italiani, il Servizio sanitario nazionale ha disciplinato il rimborso dei farmaci. Il paziente, insomma, fa già parte del sistema informativo. La “tracciabilità del farmaco” e l’istituzione del bollino unico, identificativo delle singole confezioni di medicinali, giocano un altro ruolo-chiave nel flusso di tariffazione e di rimborso delle ricette. L’attuale sistema di rimborso si basa sulle fustelle, staccate dalle confezioni dei farmaci e applicate sulla ricetta rossa. L’insieme delle ricette concorre, a fine mese, al rimborso che il farmacista richiede al Servizio sanitario». Cosa accadrà senza la ricetta rossa, che fine faranno le fustelle? «Spariranno anch’esse, in presenza del bollino unico, posto nel codice a barre del medicinale. Il far-


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Sanità macista lo leggerà, si collegherà alla banca dati centrale e annullerà cosi la confezione, che esce dal sistema. Consegnata». Al momento, la banca dati dei bollini unici è stata predisposta, ma non è ancora funzionante, dato che non è ancora collegata alla rete delle farmacie. «Senza azzardare pronostici di tempi brevi», continua Grignani, «ci sono i pre-requisiti perché il progetto prenda piede. La distribuzione e l’interazione con le prescrizioni di 60 milioni di tessere sanitarie era uno dei passaggi più complessi, sia per dimensione sia per molteplicità degli attori coinvolti. Lo stesso dicasi per l’etichettatura di tutte le confezioni dei medicinali con il bollino unico». «Il 2010 ha portato due importanti novità: un primo sì al valore legale della ricetta elettronica e l’avvio del progetto di trasmissione on-line dei certificati di malattia. Sul valore legale molto si è dibattuto, la ricetta rossa è un documento formale, una sorta di “assegno legato al fabbisogno dello Stato”. Nel giugno scorso, si è chiarito che l’invio telematico delle ricette dal medico alla struttura di riferimento (Sogei) sostituisce a tutti gli effetti la prescrizione medica in formato cartaceo. Non vale la consacrazione della ricetta elettronica, ma si stabilisce il principio generale». Le novità arrivano dal fronte della trasmissione on-line dei certificati di malattia, dal medico all’Inps. Un argomento dibattuto per quasi un decennio, che ha preso velo-

partire dal modello di ricetta ripetuta. Bisogna capire se il paziente deve recarsi o meno dal medico per richiederla. Rimane il nodo delle reti di telecomunicazioni, occorrono almeno due collegamenti telematici a banche date remote: uno per scaricare l’ordine di ricetta e l’altro per annullare il bollino. La banca dati dei bollini deve vedere l’accesso dei farmacisti. Aspettiamo quindi la legge e i decreti attuativi, ma la strada è tracciata.

cità su impulso del ministro Brunetta, convinto di dettare obiettivi molto stringenti per il completamento del progetto: 4 mesi, poi prorogati al 31 gennaio di quest’anno. Dal 1° febbraio, ai medici che non hanno effettuato la trasmissione on line, possono essere comminate gravi sanzioni, sino alla perdita della convenzione con il Ssn. Mentre scriviamo, non poche sono le polemiche sui tempi di attesa e la velocità di connessione al sito dell’Inps, nella sostanza il progetto risulta completato con i certificati trasmessi on-line. In funzione della ricetta elettronica il primo attore è il medico che prescrive, se provvede a trasmettere on line la ricetta il progetto non si avvia. Molte decisioni sono ancora in sospeso, a

di Sergio Meda con la collaborazione del dottor Agostino Grignani, amministratore delegato di Hexante e formatore

Andrà in pensione il “paziente-postino” Vediamo in sintesi che cosa capiterà introducendo la ricetta elettronica: non esisterà più la carta (la ricetta rossa) sostituita da un documento elettronico (la ricetta telematica) inviato dal medico prescrittore a una banca dati, alla quale i farmacisti accederanno per dispensare al paziente i medicinali prescritti. La novità vedrà il pensionamento del “paziente-postino”, vale a dire chi ritira la prescrizione dal medico e la consegna in farmacia per provvedersi dei medicinali.

Al farmacista verrà tolta l’incombenza delle fustelle, cioè lo “stacca” (dai farmaci) e “incolla” (sulla ricetta rossa). Con quella elettronica il sistema sanitario riceverà on-line tutti gli elementi per provvedere alla tariffazione, nasceranno anche le fatture elettroniche per il rimborso ai farmacisti. Sarà sufficiente, insomma, una connessione telematica fra il medico prescrittore e la farmacia, mentre al paziente competerà il solo ritiro dei farmaci.

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Approfondimento MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI

Normali precauzioni

Seconda puntata sulle malattie sessualmente trasmissibili: in primo piano Aids e Candidosi a cura della Dermatologa, Virginia Caliendo

Delle malattie sessualmente trasmissibili (MST) il pubblico sa ben poco, soprattutto ignora le terapie utili a fronteggiarle in tempo utile. Nella prima puntata, comparsa nel numero scorso, abbiamo affrontato le principali tipologie, normalmente trasmesse attraverso rapporti sessuali non protetti. In dettaglio, sono state esaminate l’herpes e le infezioni genitali da Papillomavirus (HPV). Vediamo ora le altre: Aids e Candidosi.

cifico, la trascrittasi inversa, è in grado di trasformare il patrimonio genetico in un doppio filamento di Dna. Questo va a inserirsi nella cellula infettata (cellula ospite) e da lì dirige la produzione di nuove particelle virali. Le cellule-bersaglio sono i linfociti T. L’infezione da Hiv provoca quindi un indebolimento progressivo del sistema immunitario (immunodepressione), aumentando il rischio di infezioni e malattie più o meno gravi causate da virus, batteri, protozoi e funghi.

Aids

Le fasi della malattia Entrata in contatto con l’Hiv, una persona può diventare sieropositiva e cominciare così a produrre anticorpi diretti contro il virus. Il tempo che intercorre tra il contagio e la comparsa nel sangue degli anticorpi anti-Hiv, la cosiddetta “finestra”, va da 4 a 6 settimane, ma

La Sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids) rappresenta lo stadio clinico terminale dell’infezione prodotta dal virus dell’immunodeficienza umana (Hiv), un retrovirus che, grazie a un enzima spe-


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può raggiungere anche i 6 mesi. Nel periodo, pur risultando ancora sieronegativo, il soggetto può trasmettere l’infezione. L’unico modo di accertarla è il test specifico che indaga la presenza di anticorpi anti-Hiv. Il periodo di incubazione può durare anni, poi subentrano una o più infezioni cosiddette “opportunistiche”. A provocarle sono agenti patogeni che non infettano le persone sane, ma hanno gioco facile con soggetti con sistema immunitario fortemente compromesso.

smettere l’infezione al feto è pari al 20%. A torto, sono indiziati di trasmettere il virus dell’Hiv, la tosse, gli starnuti, i baci, gli abbracci, le lacrime, il sudore, le strette di mano, la stessa donazione di sangue. Sciocco è pensare che luoghi pubblici (ristoranti, bar, piscine, locali notturni, palestre, scuole, asili, luoghi di lavoro, treni, autobus) siano a rischio, come pure i servizi igienici, le punture d’insetto, i vestiti, le maniglie, l’uso di piatti, bicchieri, posate, asciugamani e lenzuola.

Vie di trasmissione Esistono tre diverse modalità di trasmissione dell’Hiv: per via ematica, per via sessuale e per via materno-fetale. La trasmissione per via ematica avviene per contatto diretto tra ferite aperte e sanguinanti e/o lo scambio di siringhe con un soggetto sieropositivo. Una via comune a chi fa uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa (attenzione anche all’utilizzo di aghi monouso per agopuntura, mesoterapia, tatuaggi e piercing). Rammentiamo che, in identica modalità, sono trasmissibili anche altri virus, tra i quali quelli dell’epatite B e C. La trasmissione sessuale dell’infezione da Hiv è la più diffusa al mondo, in ragione dei rapporti, sia eterosessuali sia omosessuali, non protetti dal profilattico. Avviene durante i rapporti sessuali attraverso il contatto tra liquidi biologici infetti (secrezioni vaginali, sperma, sangue) e le mucose. Le ulcerazioni e le lesioni dei genitali causate da altre patologie aumentano il rischio di contagio. La trasmissione da madre a figlio può avvenire in gravidanza, durante il parto o in allattamento. Il rischio per una donna sieropositiva di tra-

Il test dell’Hiv Per sapere se si è contratto l’Hiv occorre sottoporsi al test specifico, non altro che un prelievo di sangue. L’indagine identifica la presenza di anticorpi specifici. Il test va fatto dopo sei mesi dall’eventuale situazione a rischio di contagio. La Legge italiana risale al giugno 1990 e stabilisce che occorre il consenso della persona. Non serve una prescrizione medica, quasi dappertutto il test è gratuito e anonimo. La diagnosi precoce di sieropositività all’Hiv consente di mettere in atto la terapia farmacologica che permette di migliorare la qualità di vita e di vivere più a lungo. Le terapie Oggi i medici propongono ai soggetti sieropositivi la terapia Haart (Higly Active Anti-Retroviral Therapy) sulla base dei cosiddetti “valori” dei linfociti CD4 (cellule del sistema immunitario) e della carica virale (numero di particelle di Hiv nel sangue) che misura la velocità di replicazione dell’infezione. La terapia è in genere composta da più


Approfondimento

MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI farmaci antiretrovirali che permettono di ridurre la carica virale e migliorare la situazione immunitaria. Il medico potrà spiegare meglio quali sono le diverse opzioni terapeutiche, i possibili effetti collaterali, le modalità di assunzione dei farmaci. E’ necessario non soltanto trovare farmaci sempre nuovi, ma anche adottare terapie combinate. In questo modo si cerca di ridurre al minimo o quantomeno di ritardare l’insorgenza di ceppi virali resistenti. In sperimentazione sono classi di farmaci che stimolano e supportano il sistema immunitario, in attesa di un vaccino che possa associare a una azione preventiva anche una possibile azione terapeutica. Occorre aver ben presente che le attuali strategie terapeutiche consentono soltanto di tenere sotto controllo l’infezione, non certo di guarirla.

Candidosi Si calcola che almeno tre donne su quattro ne soffrano almeno una volta nella vita. La Candidosi vaginale è uno dei disturbi femminili più ricorrenti e con frequenti ricadute. Causata dalla Candida albicans, l’infezione può rimanere latente per un lungo periodo durante il quale si replica, anche perché il contagio si diffonde non soltanto per via sessuale. La Candida è un fungo, naturalmente presente all’interno della flora vaginale. In condizioni non patologiche la presenza di altri microrganismi ne limita la crescita. Quando l’ambiente vaginale o la sua flora si alterano, la Candida può crescere in modo incontrollato. Passa quindi dalla forma latente e asintomatica alla forma clinica e sintomatica, in condizioni di favore: in presenza di diabete, di “mancanza d’aria” (può interessare le unghie dei piedi per eccessivo uso delle scarpe da ginnastica e prende il nome di piede d’atleta), di scarse difese immunitarie (la bocca dei neonati, dove viene chiamata mughetto) o rappresentare la complicanza di situazioni di immunodeficienza acquisita (Aids) e essere la complicanza di una chemioterapia o di patologie immunodepressive. Frequente è anche la candidiasi dopo una terapia antibiotica che elimina dalla vagina il bacillo di Doderlein (centro dell’ecosistema vaginale). Le cause scatenanti Una donna può essere portatrice di Candida senza avvertirne i sintomi (le perdite biancastre che provocano prurito, desquamazione, bruciore mentre si fa la pipì e, a volte, rapporti sessuali dolorosi). L’innalzamento del pH della vagina, un ambiente caldo e umido in cui il fungo ben si adatta, causa la proliferazione della Candida, agevolata a volte dall’impiego di antibiotici che modificano la composizione della flora batterica vaginale. Va ricordato come il fungo può migrare dall’intestino nella vagina, scatenando l’infezione. Altre cause predisponenti sono la gravidanza, le mestruazioni e il diabete. Anche lo sperma, alterando il pH vaginale, può causare una proliferazione del fungo. Un problema non soltanto femminile Nemmeno gli uomini sono immuni dal microrganismo, che può causare la balanite e la balanopostite, infezioni che possono interessare glande e prepuzio. Entrambe sono caratterizzate dalla formazione di microvescicole e micropustole, rossore, prurito, bruciore e,

Altre patologie Da ultimo, solo in accenno, alcune MST che colpiscono la “zona genitale”: la Sifilide, non ancora debellata, è causata da un batterio, il Treponema pallidum. Ha un tempo di incubazione di circa 3 settimane. La guarigione richiede una terapia antibiotica mirata che dev’essere impostata precocemente. La gonorrea, causata dalla Neisseria gonorrhoeae, e la Clamidia dalla Chlamydia trachomatis , hanno incubazioni di pochi giorni e completa remissione se la terapia antibiotica mirata viene impostata precocemente Ricordiamo ancora alcune parassitosi quali la Scabbia e le Pediculosi. Adottare comportamenti responsabili è la prevenzione migliore per tutelare se stessi e gli altri. In amore, dunque, è bene non rischiare L’uso del preservativo dev’essere un’abitudine, soprattutto se si conosce poco e male il partner, ma anche se si crede di conoscerlo.

a volte, perdite biancastre. Spesso, però, l’uomo è portatore asintomatico della malattia. Dato che i rapporti sessuali aumentano il pH vaginale, la deposizione di funghi con lo sperma può favorirne la trasmissione. Per evitare l’instaurarsi di un ciclo continuo e ripetuto di infezioni è quindi consigliabile che entrambi i partner si sottopongano contemporaneamente alla terapia, soprattutto quando il disturbo nella donna è ricorrente. L’infezione da candida può diventare cronica con senso di secchezza vaginale, desquamazione e arrossamento. Sino a conclusione della terapia si consiglia di utilizzare il preservativo durante i rapporti sessuali per evitare l’infezione vicendevole. I rimedi utili Il trattamento locale dell’infezione può essere effettuato con creme, gel, lavande, candelette o ovuli vaginali a base di antimicotici. Un’accurata visita ginecologica, con prelievo delle secrezioni vaginali e gli esami del sangue e delle urine, permettono la diagnosi certa. A questo punto il medico potrà prescrivere antimicotici per via orale, in grado di eliminare le spore che causano le ricadute. Alcune norme igieniche Per prevenire l’infezione è bene non indossare indumenti sintetici o aderenti che favoriscono l’innalzamento della temperatura corporea locale. Alle signore si consiglia di limitare l’uso dei pantaloni. Ulteriore precetto: non scambiarsi gli asciugamani e curare l’igiene intima con detergenti non troppo aggressivi. Infine, attenzione alle creme a base di cortisone, che stimolano la crescita del fungo. (2 - fine. La prima puntata è stata pubblicata nel numero di marzo-aprile 2011)

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Consigli

Infezioni part time L’herpes è un virus e si distingue in herpes zoster e herpes simplex 1 e 2. Lo zoster è causa della varicella e del cosiddetto fuoco di S. Antonio (eruzione cutanea simile alla varicella, localizzata e limitata nel tempo, accompagnata da dolori e sensazione generale di malessere); l’herpes simplex 2 è un’infezione di tipo genitale trasmessa per contatto diretto durante i rapporti sessuali; il simplex 1 è il più diffuso, può comparire in varie zone del corpo e comunemente, colpisce labbra e contorno bocca. L’infezione iniziale di questo virus è spesso sconosciuta – può avvenire anche in tenera età – ed è capace di rimanere per lungo latente nei gangli nervosi, senza che ci si accorga di averlo contratto.

Come si manifesta Dopo aver contratto l’infezione per contatto diretto con le ulcere e le aree cutanee infette (infezione primaria) la comparsa dei sintomi è causata dalle riacutizzazioni, scatenate da vari fattori, tra cui il sole, lo stress fisico ed emotivo, la febbre, l’immunodeficienza o la immunodepressione. Perciò può capitare che le lesioni compaiano solo in determinate situazioni anche dopo anni dal contagio, in base alla predisposizione del singolo individuo. C’è chi ne soffre molto spesso nel corso della vita – cui basta un po’ di stress o un banalissimo sole primaverile – e chi ne subisce l’attacco solo in particolari situazioni di malessere psicofisico. E anche se l’herpes simplex frequentemente tende a formarsi intorno alla bocca o sulle labbra, può in realtà palesarsi in qualsiasi sede cutanea o mucosa.

Sintomi e cure I primi sintomi sono rappresentati da bruciore e prurito, seguiti dopo alcune ore da piccole vescicole su base infiammata che, dopo alcuni giorni, tenderanno a seccarsi

e a formare una sottile crosta giallastra. La guarigione si completerà dopo circa 8-12 giorni ma, in caso di lesioni recidive, l’herpes può causare anche cicatrici. Se l’infezione da herpes simplex è grave ed estesa, la profilassi prevede trattamenti sistemici a base di antivirali. Nella maggior parte dei casi però, è sufficiente limitarsi a placare e risolvere piccole eruzioni erpetiche localizzate - come ad esempio le vescicole sulle labbra – con degli antivirali topici, molto efficaci (in particolare) se utilizzati durante la fase di bruciore e prurito, avendo l’accortezza di applicarli ogni 4 ore circa. Oltre a questi presidi “classici”, esistono composti fitoterapici topici o sistemici con proprietà disinfettanti e stimolanti per le difese immunitarie: creme a base di miscele di oli essenziali mitigano la sensazione di bruciore e favoriscono la guarigione dell’herpes. Sono molto diffusi anche i cerotti per l’herpes: non rilasciano farmaci ma danno sollievo perché “contengono” l’eruzione erpetica e ne facilitano la risoluzione. Anche l’omeopatia è un ottimo

rimedio in caso di herpes simplex, sia per curarlo sia per diminuire le recidive (in questo caso, ovviamente, quando l’herpes non è presente sulle labbra) ma preferiamo non elencarvi i prodotti, piuttosto invitarvi a chiedere un consiglio al vostro farmacista.

Alcune accortezze Da buon alleato del paziente, la prevenzione si rivela efficace anche in caso di herpes simplex. E se per lo stress non disponiamo di vere e proprie armi - se non vivere senza eccessi - in caso di predisposizione all’herpes è importante difendersi dal sole: una protezione solare (in stick labiale, ovviamente) ad alto fattore è utilissima sia nei primi giorni di esposizione, sia in fase di guarigione per evitare gli inestetismi da effetto cicatrice. di Valentina Guidi, Farmacista a Milano


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A proposito di unghie Un’utile infarinatura anatomica a cura della dottoressa Mantoessi per scoprirne funzionalità, disagi e prodotti specifici Dal punto di vista evolutivo le unghie fanno parte di un ancestrale sistema di difesa e di attacco. Dal un punto di vista funzionale, invece, sono strutture di protezione: limitano la distorsione meccanica delle parti distali delle dita e migliorano la presa. Se oggi, per soddisfare i dettami glamour, le unghie devono essere belle e ben curate, è altrettanto vero che se sono elastiche, dure e resistenti testimoniano il nostro equilibrio fisiologico. Come per i capelli, l’arresto la diminuzione della crescita delle unghie, è determinato da una sofferenza acuta dell’organismo. Entrambi, unghie e capelli, costituiscono una via di escrezione di sostanze esogene ed endogene, per questo costituiscono reperti diagnostici per la Medicina legale e la Tossicologia forense: vengono analizzati, per esempio, nella diagnosi da avvelenamento da arsenico e piombo e per la ricerca di droghe e sostanze dopanti. La loro lenta velocità di crescita consente di valutare l’assunzione di sostanze tossiche fino ai sei mesi precedenti.

ZOOM In anatomia le unghie, insieme a peli e ghiandole cutanee, costituiscono gli annessi cutanei, formazioni cornee laminari quadrangolari, convesse superiormente, con un margine libero e tre lati inseriti sotto una piega cutanea, detta vallo ungueale. La lamina appoggia saldamente fissata all’epidermide superiore della falange distale e, con la pelle sottostante, forma il letto ungueale. È formata da lamelle cornee sovrapposte tra loro come le tegole di un tetto, tra le quali talvolta gli accumuli

d’aria costituiscono macchie biancastre. La radice dell’unghia è la porzione in parte nascosta sotto il vallo, in parte visibile come lunula chiara. L’epitelio presente alla radice rappresenta la “matrice ungueale” responsabile dell’accrescimento, possibile fino ad 1 millimetro al giorno.

L’aspetto e lo stato di salute dell’unghia dipendono dall’equilibrato contenuto in cheratine, aminoacidi solforati, soprattutto cistina, acido glutammico, arginina, vitamine quali A, C, E, B6, biotina e minerali come ferro, rame, zinco.


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Benessere

FASTIDI COMUNI La fragilità ungueale si distingue in due quadri clinici: l’onicoressi, nella quale la lamina è assottigliata con striature e fissurazioni longitudinali e l’onicoschizia lamellina, caratterizzata da un progressivo sfaldamento degli strati più superficiali con il margine libero che assume un aspetto dentellato. Le cause possono essere l’invecchiamento, ma influiscono molto i fattori ambientali: il contatto con detergenti e sostanze aggressive, traumi, affezioni sistemiche o gli stati carenziali. Un altro problema è l’onicomicosi, la micosi delle unghie. Il fattore scatenante è un fungo che si manifesta come macchia biancastra o giallastra, e se trascurato può ispessire le unghie e farle sbriciolare ai lati. I funghi

tamento efficace può richiedere dai 3 ai 6 mesi di tempo ed è più difficoltoso in caso di paziente diabetico o con sistema immunitario compromesso. La terapia adeguata è rappresentata da antimicotici, lozioni e creme ad uso topico, affiancata da anitimicotici per uso orale (i quali non sono esenti da effetti collaterali di rilievo, come eruzioni cutanee e danni epatici). In casi estremi per rimuovere l’unghia può rivelarsi necessario l’intervento chirurgico.

ATTENZIONE AGLI SMALTI Negli smalti, la sola presenza dei solventi è responsabile dell’indebolimento e della disidratatazione dell’unghia. Ma l’uso continuativo può fare anche peggio e causare degranulazione degli stati superficiali della

L’aspetto e lo stato di salute dell’unghia dipendono dall’equilibrato contenuto di cheratine, aminoacidi solforati, vitamine e minerali non hanno bisogno di luce per sopravvivere e proliferano negli ambienti caldi e umidi, come le docce e le piscine, ma anche in un ambiente scuro, caldo e umido come le scarpe chiuse e poco traspiranti. Un trat-

lamina (con formazione di chiazzette desquamanti). Affidatevi quindi a prodotti cosmetici certificati. Ne esistono di rinforzanti, indurenti, ammorbidenti per rimuovere le cuticole (le pellicine lungo le unghie),

fino a quelli coloranti. I primi, i rinforzanti, difendono anche la cheratina delle unghie dall’ingiallimento - prodotto talvolta dal contatto diretto con lo smalto - contengono nitrocellulosa, bentonite, dimeticone e polimeri acrilati. Gli ammorbidenti, invece, sono a base di silicati di magnesio e alluminio e glicerina. I pigmenti coloranti sono invece contraddistinti da codice internazionale: nei paesi europei la numerazione è il Colour Index che riporta tutti i coloranti impiegabili per legge in campo cosmetico (segnalati con la sigla C.I. seguita da un numero) tutti inventariati e al quale fanno riferimento le aziende. Concludiamo con due considerazioni in materia di salute: affidatevi a centri estetici che operano nel rispetto delle più severe norme di igiene e pulizia e assicuratevi che tutti gli strumenti siano sterilizzati. Una delle modalità di contagio per l’epatite C, oltre alla trasfusione di sangue infetto, può essere il servizio di manicure e pedicure. Inoltre poiché esiste una legge sui cosmetici, è meglio acquistare quelli certificati, perché la salute vale molto di più “dell’unghia di un dito mignolo” e non vale la pena di “mancarla neanche per un’unghia”. Patrizia Mantoessi, Farmacista a Monza


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Giocare sulla fiducia L’incontro del bambino col dentista è spesso negativo perché si verifica per un’emergenza, una carie o un disagio intenso. Meglio, per familiarizzare, una visita di controllo, verso i due-tre anni Il primo grande problema sono i tabù. Il dentista rientra tra questi. È un signore in camice che i bimbi approcciano solitamente in emergenza, vuoi per una carie o un disagio dei denti decidui (quelli da latte), se non per problemi alle gengive. Quasi nessuno, tantomeno i genitori, prepara i piccoli ad affrontare cosa li aspetta: pochi accenni all’anestesia, che significa fastidiosa insensibilità; nessun richiamo al solo rumore fastidioso di un trapano o alla presenza dei molti arnesi di cui il dentista si avvale. Ai piccoli l’armamentario non a caso fa paura. L’impatto è spesso traumatico, fatti di pianti, strepiti, mille incomprensioni e pregiudizi. Non pochi bambini associano al camice, a qualsiasi camice a quel punto, qualcosa di molto negativo. Ma un rimedio semplice è possibile introdurlo: «Basterebbe, spiega la dottoressa Annalisa Salis, odontoiatra

si figure amiche, protagonisti in un ambiente confortevole, colorato, dedicato ai bambini. Gli ambulatori che accolgono i piccoli, soprattutto nei centri ospedalieri, sono dotati di televisori che trasmettono cartoni animati mentre il dentista fa i suoi controlli. I bambini si rilassano. Importantissimo per un rapporto senza pregiudizi raccontare ai piccoli quel che loro capita, l’ipotesi di un dolore o di un semplice fastidio. Guai nascondere loro quello che li aspetta, non te lo perdonerebbero». Fermo restando che l’igiene orale dei piccoli è affidata ai genitori dalla nascita ai tre anni, è bene ricordare che sino al primo anno è opportuno garantirla passando una garza umida su gengive e dentini dopo ogni pasto. In seguito entrano in gioco spazzolino e dentifricio. «Per agevolare il loro impiego», chiarisce

«Importantissimo per un rapporto senza pregiudizi raccontare ai piccoli quel che loro capita, l’ipotesi di un dolore o di un semplice fastidio. Guai nascondere loro quello che li aspetta, non te lo perdonerebbero» milanese, «che il primo impatto con il dentista il bambino lo avesse fra i due e i tre anni, per una semplice visita di controllo, dato che a quell’età si completa la dentizione decidua. Con ogni probabilità il dentista si complimenterebbe con il bimbo dicendo “tutto bene, i tuoi denti sono a posto”. Il bimbo ne sarebbe fiero, il rapporto si avvierebbe senza intoppi, i genitori correttamente fuori gioco, in sala d’attesa, senza possibilità d’interferire. Il dentista o la dentista diventerebbe qua-

la dottoressa Salis «sarebbe sufficiente sollecitare l’emulazione: i genitori dovrebbero avviare il bambino alle corrette manovre di igiene orale perché in tenera età l’esempio è fondamentale: spazzolino e dentifricio possono diventare pratiche vissute come un gioco collettivo, in famiglia». Più in generale, il tema della prevenzione è fondamentale. Sin dai presupposti di un figlio, dalla gestazione.

In base alle linee guida del Ministero della salute», specifica la dottoressa Salis, «il fluoro va prescritto alle gestanti per rinforzare lo smalto dei denti dei nascituri. Va detto che le mamme in gran parte lo sanno, loro per prime richiedono le pastiglie di fluoro. Della famiglia si è detto, veniamo alla scuola. Che cosa potrebbe fare quella dei piccoli, dalla materna alle elementari? Potrebbe intervenire in termini di igiene in senso ampio, insegnare alcuni concetti di base, anche di igiene dentale, per la tutela e la manutenzione. Anche perché i denti sono materia viva e dobbiamo mantenerli in salute in ogni stagione della vita. In particolare dovrebbero finire alcuni atteggiamenti contradditori: in alcune scuole primarie non sono consentiti gli spazzolini ai bambini, perché le insegnanti sostengono che potrebbero scambiarsi batteri, usando in maniera promiscua gli spazzolini. Non è così, forse? È un timore fuori luogo visto che i piccoli toccano tutto, ciucciano ogni cosa, si scambiano ogni genere di virus o batterio. Piuttosto sarebbe utile se, tutti insieme, si lavassero i denti in un tempo definito, ampio, premiando magari chi lo fa a lungo e senza mai usare la forza. Lo sfregamento violento, infatti, può compromettere il colletto dentale e irritare le gengive. Come gioco, si potrebbero allestire anche dei test, dando una pastiglia a ciascun bambino e premiando chi, facendone uso, vede ridursi la placca batterica che aggredisce ciascuno di noi e va rimossa. Senza metterle fuori legge, quali atteggiamenti suggerisce con le merendine, i dolci in generale e le bevande zuccherine? Guai proibirle, meglio limitarne l’utilizzo. Una pessima abitudine è quella di mandare a letto i piccoli con un biberon di tè o di camomilla zuccherata magari mettendo miele o zucchero sul ciuccio. Sono tutti elementi portatori di carie.


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Spazio bimbi Il filo interdentale a che età va promosso? È sconsigliato nell’età evolutiva, si dovrebbe iniziare a fine permuta dei denti decidui. E i collutori, in che modo sono utili? Parecchi collutori in commercio sono efficaci antiplacca, ad esempio quelli a base di clorexidina. In gran parte sono blandi antinfiammatori, utili per l’igiene della lingua, la quale non dimentichiamolo è come un tappeto che porta in giro per la bocca ogni genere di batterio. Dei collutori beneficia l’alito. Le gomme specifiche, i chewing gum tanto reclamizzati? Non sostituiscono le normali manovre di igiene orale, ma possono essere utili dopo i pasti perché la masticazione produce un aumento transitorio della secrezione di saliva è può incrementare i meccanismi di difesa locali, a condizione che non siano presenti zuccheri non fermentabili. Non a caso contengono lo xilitolo che è un edulcorante non cariogeno.

di Gianni Poli in collaborazione con la dottoressa Annalisa Salis, Odontoiatra

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10-03-2011

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Alito fresco in ogni momento.


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Salute a quattro zampe

Molto amato, poco protetto

sempre su consiglio del veterinario curante, perché ci sono gatti che vivono solo in casa, altri che escono in giardino e altri ancora che abitano in ambienti frequentati da altri

Solo un gatto su cinque in Italia viene protetto dalle malattie infettive con vaccinazioni regolari, e oltre il 40% non viene mai visitato dal veterinario. È bene informare i proprietari dei rischi a cui vanno incontro i loro piccoli animali di casa. Ne abbiamo parlato con Vilma Virano, medico-veterinario a Torino. Con quasi sette milioni di esemplari, il gatto è l’animale da compagnia più diffuso nelle nostre case, ma non sempre a tanto amore corrisponde una doverosa attenzione alla sua salute. Sono, infatti, pochi i gatti che vengono portati periodicamente dal veterinario e che vengono sottoposti a regolari cicli di vaccinazioni. «Il gatto è un animale che maschera moltissimo le malattie, molto più del cane» afferma Vilma Virano «e spesso ci si accorge che sta male quando la patologia è in fase avanzata e ci sono poche prospettive terapeutiche». Per questo sono importanti visite regolari, almeno una volta l’anno. «Problemi a livello del cavo orale, diabete e disturbi renali sono tra le patologie più frequenti e sulle quali è possibile intervenire per tempo se si fanno controlli periodici». E la prevenzione è l’arma vincente anche grazie alle vaccinazioni. «Ci sono vaccini che sono considerati indispensabili che si fanno, e si devono fare, a tutti i gatti. La vaccinazione di base è la cosiddetta trivalente (Panleucopenia, Herpesvirus e Calicivirus). Il primo vaccino si somministra con un’unica iniezione dopo le 8 settimane, il richiamo dopo un mese e poi con cadenza periodica (ogni 1 o 3 anni) in base al consiglio del veterinario curante. Ci sono poi altri vaccini che proteggono da malattie importanti, come la Leucemia felina (FeLV) e Chlamidiosi, che andrebbero fatti solo quando necessari, cioè quando si verificano le condizioni che potrebbero portare ad un’eventuale infezione. Lo schema vaccinale andrebbe sempre personalizzato a seconda dello stile di vita dell’animale e

gatti, per cui non è possibile dettare regole che vadano bene per tutti». L’antirabbica per esempio è necessaria solo in alcuni casi: quando si deve ottenere il passaporto per l’espatrio, per la partecipazione ad alcune mostre feline, laddove richiesto, e negli animali che stanno all’aperto in zone in cui la rabbia è presente, come il nord-est d’Italia. Anche per quanto riguarda l’uso e la somministrazione di antiparassitari vale lo stesso consiglio della personalizzazione. «Gatti che hanno la possibilità di uscire all’aperto e di entrare in contatto con altri animali avranno la necessità di una protezione maggiore rispetto a quelli che invece stanno esclusivamente in casa. Per questi ultimi, benché il rischio sia decisamente inferiore, non è comunque da escludere: i piccioni sul balcone o l’uomo stesso possono portare in casa parassiti, per cui con i primi caldi potrebbe essere utile un trattamento antipulci». Laura Camanzi in collaborazione con Vilma Virano, Veterinario a Torino

Zoom Panleucopenia felina, chiamata anche gastroenterite virale, è più comune nei gattini e nei gatti giovani ed è caratterizzata da un alto tasso di mortalità negli animali non vaccinati. Febbre, vomito, mancanza di appetito, disidratazione, diarrea con sangue, dolori addominali e progressiva debilitazione generale sono i sintomi. Herpesvirosi e Calicivirosi: si tratta di forme respiratorie che quasi sempre si presentano associate. I sintomi possono comprendere tosse, starnuti, febbre, scolo oculare e nasale, cheratite, congiuntivite e, nel caso di Calicivirus, anche ulcere a carico di lingua e bocca. Sono malattie molto comuni e facilmente trasmissibili, soggette a recidive e cronicizzazioni e verso le quali tutti i gatti devono essere protetti. Leucemia felina, grave malattia infettiva causata da un virus (FeLV) che, attraverso le secrezioni del corpo, in particolar modo la saliva, può essere trasmessa dai gatti infetti a quelli sani. Grave e contagiosa, è un’affezione molto subdola, perché i

sintomi possono manifestarsi anche anni dopo il contagio e può quindi passare a lungo inosservata. I gatti colpiti possono presentare sintomi generici (febbre, mancanza di appetito, depressione, decadimento organico) o sintomi in relazione agli organi interessati, come diarrea, alterazione della funzionalità renale, disturbi neurologici. La mortalità è elevata e i rischi sono particolarmente altri nei soggetti che vivono in collettività o all’aperto. La Chlamidiosi è una malattia oculare rappresentata il più delle volte da una congiuntivite con scolo e che, inizialmente chiaro, può diventare muco purulento, a cui può aggiungersi febbre, starnuti e tosse. Spesso la Chlamidiosi è associata e secondaria alle forme respiratorie virali sostenute da Herpesvirus e Calicivirus. L’infezione avviene per contatto diretto tra gatti o tramite le secrezioni congiuntivali e nasali. È una malattia comune soprattutto per i felini che vivono all’aperto e in collettività.


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Risponde il Farmacista

Generici rialzi

Bimestrale di informazione al pubblico della Cooperativa Farmaceutica Lecchese Anno 9, n° 3 Maggio-Giugno 2011 Reg. Trib. Lecco N. 10/03 del 22/09/2003

Mi chiarite perché lo stesso farmaco, fino a pochi giorni fa dispensato interamente dalla mutua, ora sono costretta a pagarlo? Mi hanno parlato di differenza di prezzo rispetto all’equivalente, di brevetti. Ma non ho capito granché. Grazie Rossella, Novara Risponde Claudio Zubani, Farmacista a Ballabio (Lecco) Gentile Rossella, ogni farmaco immesso sul mercato e in vendita in farmacia è coperto da brevetto. Questo permette all’”inventore” di poter recuperare i tanti soldi che servono per realizzare un nuovo farmaco, senza che altre aziende possano copiarlo. Dopo alcuni anni, come in tutti i settori, il brevetto scade e anche altre realtà produttive possono iniziare a venderlo con un altro nome. Questo è il principio del farmaco equivalente (o generico): stesso principio attivo dell’originale, stesso risultato terapeutico. Cambiano solo gli eccipienti, i quali influiscono sul sapore, il colore, la consistenza, il tempo di scioglimento della compressa e ad altre caratteristiche, ma non sull’efficienza, che rimane sempre la stessa. Il caso di Rossella è il seguente: fino al mese scorso il farmaco prescritto dal suo medico era coperto da brevetto, quindi l’unico in vendita in farmacia con quel principio attivo, ed essendo lei esentata completamente, non pagava nulla. Ora, invece, a brevetto scaduto, sono diversi i prodotti in commercio che corrispondono alla sua ricetta. Ed essendo gli equivalenti - a parità di risultato - più economici per il Servizio sanitario nazionale, saranno questi a essere “passati” gratuitamente. Rossella potrà comunque chiedere al farmacista il farmaco “originale” - quello cui era abituata, per intenderci - ma d’ora in poi dovrà farsi carico della differenza di prezzo con il rispettivo equivalente. Spiegarlo in poche righe è complesso, in attesa di un articolo dedicato all’argomento, provate a confrontarvi con il vostro farmacista: scoprirete la bontà dei farmaci equivalenti e vi chiarirete più di un dubbio.

Direttore responsabile Sergio Meda Comitato Scientifico dottor Paolo Borgarelli dottoressa Valentina Guidi Collaboratori Virginia Caliendo, Laura Camanzi, Patrizia Mantoessi, Federico Meda, Gianni Poli, Vilma Virano, Claudio Zubani Coordinamento redazionale Hand&Made Milano Impaginazione e grafica De Marchi di De Marchi Simone www.de-marchi.com Stampatore Gam Edit Srl – Italy Via A. Moro, 8 - 24035 Curno (Bg) Associazione Nazionale Editoria Periodica Specializzata Socio Effettivo A.N.E.S. ASSOCIAZIONE NAZIONALE EDITORIA PERIODICA SPECIALIZZATA

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