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LUDWIG FEUERBACH (1804­1872)

Ciò che ancor ieri era religione,oggi non lo è più, e ciò che oggi è considerato ateismo, sarà religione… domani.

Ludwig Andreas Feuerbach (Landshut, 28 luglio 1804 – Rechenberg, 13 settembre 1872) è stato un filosofo tedesco tra i più influenti critici della religione ed esponente della sinistra hegeliana.

La critica alla religione è il leit motiv della filosofia di Feuerbach. Il suo ateismo però non è un banale anticlericalismo o una critica aprioristica della religione. L’essenza del Cristianesimo (1841) si apre con l’affermazione che la differenza tra l’uomo e l’animale consiste proprio nel fatto che gli uomini hanno una religione e le bestie ne sono prive. E in che cosa consiste la religione? La religione è la coscienza dell’infinito. Ma per Feuerbach questo infinito non si riferisce ad un essere divino bensì all’uomo, inteso come


umanità, nel senso che la religione è "la coscienza che l’uomo ha, non della limitazione, ma dell’infinità del suo essere". In altri termini, l’uomo singolo può ben sentirsi limitato, e in questa consapevolezza o autocoscienza si distingue dall’animale; ma ciò accade perché egli ha il sentimento o il pensiero della perfezione e della infinità della specie umana. Dice Feuerbach : "Pensi tu l’infinito? Ebbene tu pensi ed affermi l’infinità della potenza del pensiero. Senti tu l’infinito? Tu senti ed affermi l’infinità della potenza del sentimento". Insomma, Feuerbach vuole dimostrare che la distinzione tra il divino e l’umano è illusoria, cioè che non è altro che la distinzione tra l’essenza dell’umanità e l’uomo individuo, e che di conseguenza anche l’oggetto e il contenuto della religione cristiana sono solamente umani. L’essere divino non è altro che l’essere dell’uomo ma liberato dai limiti dell’individuo ed oggettivato, cioè contemplato come se fosse un altro essere, distinto dall’uomo. "L’uomo – questo è il mistero della religione – proietta il proprio essere fuori di sé e poi si fa oggetto di questo essere metamorfosato in soggetto, in persona". Feuerbach riduce così tutti gli attributi del Dio cristiano ad attributi dell’uomo: ad esempio Dio è considerato amore perfetto solo perché l’amore è la cosa più importante nella vita dell’uomo; Dio è ammesso per fede proprio perché Dio esiste solo nella fede ovvero nella fantasia; Dio è eterno perché l’uomo è mortale mentre vorrebbe essere immortale ecc.

La religione è la prima reazione alla limitatezza dell’uomo: l’infelicità, la sofferenza conducono l’uomo a Dio. Nella sofferenza, l’uomo si concentra su se stesso e la risposta è data da Dio "questo essere immaginario rispetto al mondo e alla natura in genere, ma reale per l’uomo". Ma se la religione è "la prima ma indiretta coscienza che l’uomo ha di se stesso", essa "precede dappertutto la filosofia, non solo nella storia dell’umanità ma anche in quella degli individui". Dunque dalla religione bisogna passare alla filosofia, dalla fede bisogna arrivare all’ateismo, visto che lo sbaglio della religione è proprio questo: considerare l’essere divino come se fosse qualcun altro, distinto e indipendente dall’uomo, da cui anzi l’uomo dipende, E’ proprio qui la debolezza della religione, l’origine del suo errore e del suo fanatismo, per cui essa aliena (l’uomo sposta il suo essere fuori di sé, prima di ritrovarlo in sé) l’uomo da se stesso e gli fa preferire un altro mondo a questo, allontanandolo dalla sua vera natura. Ma se la religione pone tutto in Dio e toglie tutto all’uomo, allora l’ateismo diventa un dovere morale, affinché l’uomo recuperi i predicati positivi che ha proiettato fuori di sé nell’essenza divina.


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Ludwig Feuerbach  

religione e ateismo in Feuerbach

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