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MATURIPERL’AFRICA READY4AFRICA

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Mercoledì 3 AGOSTO 2011

HAP LEO

A TU KO + -MA JOR

A esplorare le zone rurali GUIDATI DA DON ROMANO FILIPPI

Dalla foresta All’Equatore Pagina 2-3

Il prete con i piedi a mollo don Romano Filippi Pagina 4-5

La filosofia di don Romano e Sr. Assunta Pagina 6

Ready4AfricaNews - ANNO III, N.18

ANNO III N.18


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Dalla foresta all’Equatore Questa mattina mi sveglio in tempo per vedere il sole sorgere in prossimità della vetta del Monte Kenya, che il suo cocuzzolo appuntito e i suoi 5000 e passa metri, è il più alto dell’area. E’ uno spettacolo fantastico, in cui c o n i l p a e s a g g i o ro s at o s i coniugano il canto degli uccelli e il correre fluido delle nuvole che si rincorrono in 3D. E’ questo l’unico momento in cui il monte si rende visibile, tra poco la bruma salirà escludendolo completamente dalla vista. Faccio un rapido check dei “caduti”, di cui ho ben percepito i lamenti (e non solo…) durante la notte. Una decina. Siamo operativi in nove, e, dopo che qualcuno di noi alle 7 è andato alla Messa officiata da don Ro m a n o , c i r i t r o v i a m o a colazione nel salone per fare gli auguri di buon compleanno a Tamara. Alcune ragazze ieri sera hanno di nascosto preparato la loro specialità, un salame di cioccolato a forma di torta, inoltre in precedenza avevamo acquistato le candeline…et voilà! La sorpresa è servita: coretto, bigliettino, e se non fosse stato per la mia dabbenaggine, ci sarebbe stato

a n ch e i l re g a l o a c q u i s t at o furtivamente al Mercato Masai. Invece è rimasto a Nairobi, ma va b e n e l o s t e s s o , Ta m a r a è commossa e più tardi confesserà che un compleanno così se lo ricorderà per parecchio tempo. Di lì a poco, eccoci pronti per la g r a n d e av ve n t u r a d i o g g i : entreremo nella foresta equatoriale, prima con un avvicinamento in jeep, poi con una sgambata di oltre due chilometri fino a raggiungere il luogo dove il “Motito Water Project” di don Romano ha avuto inizio. Scelgo di salire con altri 5 sul cassonetto scoperto della seconda jeep, perché penso che sarà più facile effettuare delle riprese lungo il tragitto…Povero illuso: la strada, come il don ci aveva preavvisato, è molto sconnessa e veniamo sballottati per oltre 20 chilometri di qua e di là, c on il ris ultato ch e c i divertiamo più che se fossimo a Gardaland, ma che di spezzoni di film buoni ne verranno pochi. Arriviamo ad una vasca di decantazione dell’acqua, dove delle guardie governative ci bloccano e vogliono farci tornare Ready4AfricaNews - ANNO III, N.18

indietro: solo don Romano è autorizzato. Il prete non si perde d’animo, cerca di far capire che noi siamo l’anima, gli sponsor del progetto (forse esagera solo un po’), ma non c’è verso, quelli si sono impuntati. Non gli resta che chiamare chi di dovere, e si vede che è un po’ dispiaciuto, visto che in 15 anni non gli era mai capitato; ma ormai lo sappiamo, l’Africa è così. Dopo mezz’ora otteniamo il permesso, anche se ci accompagneranno due militari col fucile in spalla, e dopo un altro breve tratto, ci immergiamo a piedi nella spettacolare foresta di alberi di Pondo, dai quali echeggia ogni tanto il grido delle scimmie. Occhio alle velenosissime ortiche, di cui qualcuno fa esperienza diretta. Guadiamo il fiume più volte, prima di arrivare allo s b a r r a m e n t o ch e p e r m e t t e all’acqua di incanalarsi nei 400 ch i l o m e t r i d i t u b i , ch e l a convoglieranno verso gli abitanti di una vasta area intorno a Mugunda. Questo è l’orgoglio di don Romano, il “prete del tubo” come scherzosamente amano chiamarlo, e noi gli tributiamo il HAP LEO

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doveroso applauso, visto che, oltretutto, è voluto arrivare anche lui fin qui, a 75 anni suonati. Il ritorno è altrettanto piacevole, ma più spedito, perché siamo in ritardo: arriveremo alla missione per pranzare velocemente soltanto alle 15. Ed eccoci di nuovo in moto, ad un ritmo ferratissimo, che come scopriremo tra poco farà una ulteriore “selezione” tra i partecipanti. La prossima meta è Naro Moru, separata da Mugunda da circa 45 chilometri di strada, indovinate un po’? Per lo più sterrata, con crateri disseminati strategicamente in modo da non poterli evitare se non facendo fuori strada. Se non altro, lungo il tragitto abbiamo occasione di ammirare diversi esemplari di rinoceronte bianco, anche da vicino: un’emozione non da poco, vista la maestosità e la pericolosità dell’animale (per fortuna c’è una sorta di recinzione). A Naro Moru visitiamo un centro per la rieducazione di bambini con handicap prevalentemente fisici. E’ stato uno dei primi interventi nella zona avviati da don Romano, ed ora è gestito da alcune suore italiane, e periodicamente (gennaio e settembre) arrivano da Genova dei medici volontari a fare visitre ortopediche e ad operare. Intorno poi c’è un gran lavoro di riabilitazione, di sponsorizzazioni, di assistenza anche psicologica, didattica e specialistica per tutti i bambini che di anno in anno vengono accolti in questo centro (circa una novantina, come ci illustra la “sister” che ci guida nel giro della struttura). Ma la visita è purtroppo veloce, per due buoni motivi: il sole sta per tramontare (qui in Kenya è di una monotonia disarmante: sorge alle 6,30, tramonta alle 6,30) e la selezione miete nuove vittime:

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Edoardo, Paolo, Annalisa, Andrea, Valeria accusano disturbi vari e salgono sull’auto più comoda di don Romano, mentre io, Claudia, Chiara, Tamara, Alessandro e Marta saliamo sulla jeep più scomoda, che in genere viene usata dalla Missione come ambulanza (strano gioco del destino?). Il nostro obiettivo è raggiungere prima che faccia buio la latitudine 0° 00'000’’: l’Equatore!! Dista meno di dieci chilometri da qui, e vale la pena provarci. Lo raggiungiamo giusto in tempo, è contrassegnato da un grande cartello, davanti al quale ovviamente ci f a c c i a m o fo to g r a f a re e i n to r n o a l q u a l e naturalmente pullulano le baracchette di ambulanti che provano ad addomesticare i turisti. Purtroppo non siamo più in tempo per fare qui l’esperimento che dimostra l’effetto del moto di rotazione terrestre: la forza di Coriolis, che nell’emisfero Nord fa girare l’acqua di un gorgo (ad esempio attraverso un imbuto) in senso orario, nell’emisfero sud in senso antiorario; basterebbe spostarsi di venti metri più a nord o più a sud per rilevare l’effetto… In compenso ho con me un navigatore satellitare di quelli per il running, e verifico che il cartello rispetto alla corretta latitudine 0° 00'000’’ è spostato verso sud di una dozzina di metri, e questo finirà per stupire molto don Romano. Caspita, sono già le 19 e abbiamo altri sessanta chilometri da percorrere…ma non è finita qua. Carlo

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Il prete con i piedi a mollo A me dell’Africa, di questa mia terza Africa resterà soprattutto l’immagine di Don Romano con i piedi nell’acqua. Poi vi spiego cosa ci faceva don Romano con i piedi nell’acqua, ma prima qualche dettaglio per inquadrare la scene. D u n q u e, D o n Ro m a n o è u n missionario di 72 anni, sarà sul metro e settanta, un po’ di pancetta da missionario, sorridente, capelli brizzolati, qualche acciacco come si addice alla sua età ma decisamente in gamba. Eccolo lì, con le scarpe ai piedi, immerso dentro sei centimetri di acqua che scorre veloce lungo uno scivolo di cemento. Siamo a duemila e seicento metri, l’acqua è gelida, abbiamo appena fatto due chilometri di scarpinata in mezzo alla foresta, foresta vera questa, di alberi enormi, tutta un saliscendi in mezzo a un sottobosco di ortiche e altri arbusti ignoti, ogni tanto un urlare di scimmie, qualche volta, ci dicono, la presenza di qualche elefante. Ci hanno scortato cinque operai della d i t t a Wa k p o c h e g e s t i s c e l’acquedotto, e due soldati del governo che impediscono l’ingresso. E Don Romano è lì con i piedi dentro l’acqua che ride come un bambino. E’ arrivato con gli ultimi perché l’età è l’età ma adesso che è

arrivato ha più energia di noi tutti messi insieme. Sta con i piedi dentro l’acqua! E vuole che tutti andiamo dentro con le scarpe, meglio se non sono impermeabili, perché si deve sentire il freddo e ci si devono bagnare i piedi. La mia religiosità langue da tempo ma non posso che pensare al Giordano, a uno di quei battesimi mitici che popolano la Bibbia. L’acqua non è pulita, decisamente no. Se uno pensa a una sorgente d’acqua pura come dice qualche salmo che non ricordo, beh, in questa parte dell’Africa non c’è. Davanti a questa piccola diga in cemento ci sarà una pozzanghera di venti metri per venti, acqua torbida che non vedi il fondo, una fanghiglia a vederla così. Non ci farei il bagno neanche se mi pagassero e questo qui la prima cosa che fa è entrarci con i piedi e ridere come un bambino. E allora prima entra uno, poi un altro alla fine entriamo tutti, qualcuno lo prendiamo in braccio e lo buttiamo dentro. Don Romano è contento. E’ la sua acqua, si è fatto in quattro per portarci qui, ha litigato per mezz’ora con le due guardia ottuse che volevano forse dei soldi per farci passare. Alla fine l’ha spuntata lui e ha i piedi nell’acqua, i suoi e i nostri. HAP

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RACCOGLITORE!

E’ la sua acqua, è il progetto Motito, il suo progetto per cui ha raccattato quasi un milione di euro fra donazioni in Italia, contributi locali e governativi, 400 km di tubi raccordi, valvole, pozzetti, permessi. Lo vedo nella sua testa prima ancora che nel terreno il progetto assurdo e incredibile: un enorme sifone di novanta metri di dislivello che attraversa la foresta e poi si dirama a portare l’acqua a migliaia di persona. Magari non è a c q u a bu o n i s s i m a , b i s o g n a

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bollirla, nelle bottiglie è gialla come il thè, ma è acqua, Cristo, e da queste parti fa la differenza fra vivere e soffrire, fra la dignità e il niente. Prete economista, ingegnere, sognatore, rompiscatole, fanatico e buono, questo Don Romano qui, con i piedi nella sua acqua, è proprio una cosa che mi resterà dentro. Ed è un grande onore per noi aver messo i piedi nella sua acqua. Se non suona blasfemo è il nostro battesimo migliore. Paolo

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La filosofia di don Romano e Suor Assunta Sono un po’ di giorni che nelle fila dei Maturi sento un parlare nuovo. Entrano in camera mia, sono sotto le coperte e ciascuno mi lascia una massima, cerca di lasciarmi un messaggio per confortarmi e tirarmi su. Ogni tanto qualche messaggio mi pare si ripeta e non capisco. E’ come un parlare nuovo… Poi mi arriva una illuminazione. Edo entra e mi comunica solenne che devo stare bene, che il mio bene non dipende da altri ma “no, caro, ti voglio bene ma tu non sei il mio bene”. Porco cane, ecco da dove viene questa vox nova, questo profluvio di massime che mi contagia la compagnia. E’ il Romano pensiero che a guardar bene si sovrappone e si fonde all’Assunta pensiero. Difficile scrivere un decalogo o un sistema, mica sono filosofi, ma resta un sapore, un clima che me li ha contagiati tutti, un modo di porsi che riconosci anche senza che ripetano le parole precise. Funziona così, è un modo di pensare diretto, che prende, che va alle cose e salta a più pari ogni voglia di compiacere chi ti sta di fronte, così diretto che a volte ti sorprende come uno schiaffo. Qua in missione, credo di capire, sono le esigenze materiali, quelle vere, che mettono alla prova la dottrina, e ne viene fuori un ibrido nuovo che magari farebbe arricciare il naso a un teologo del Vaticano ma che fa la gioia dei miei pulzelli, li prende dentro. Qualche esempio, ma immaginatelo immerso in storie, situazioni reali che Don Romano ci racconta per farci capire la situazione. “Non esistono né premi né castighi ma solo conseguenze”, oppure “Nessuno è causa del male altrui”, “Non buttare via la croce altrimenti rischi di non vedere così la resurrezione”. Pare che quest’ultima la usi a volte per salvare qualche matrimonio in crisi e che una volta abbia proprio buttato una croce in mezzo alla chiesa per dare un esempio vivo di cosa intendeva dire, con non

poco scandalo di qualche suora. Una teoria articolata sulla riconciliazione mi fa discutere la truppa anche dopo aver lasciato Mugunda: tu hai un dissapore con qualcuno? Stai male per questo? Fai la prima mossa. Offri la tua riconciliazione: se l’altro non accetta allora il problema è suo. Le correnti si dividono, assumono contorni da sottile filosofia morale, o da buonsenso pratico, non tutti siamo d’accordo ma è roba concreta, che sa di missione sul campo, di vita, non di parola vuota, e per questo ci appassiona. Così ve la passiamo, pensateci anche voi. Gemella di Padre Romano è Sorella Assunta (?!), stesso stile, stesso tono amorevole e tagliente che ti cattura. Qui lo stile è quello che conta, i modi bonari, l’affetto che non diventa mai dolce ma resta forte, vero. Scherzosamente parlando delle consorelle commenta “Non mi sono sposata per non avere una suocera, adesso ne ho sedici…”. Con la Tamara ha un rapporto speciale, non so, forse una specchia nell’altra una parte di sé quale era, poteva essere, non è stata, si fanno confidenze che restano confidenze. Ha fatto ieri cinquant’anni di vocazione, una festa, si è commossa, ma so che già sta pensando a cosa comprare domani, a come sistemare quella bambina, aggiustare quella grondaia. Ancora qualche anno poi in ritiro a Conegliano, una linea segnata precisa, giusta, e ce ne potevano essere altre. Questa faceva per lei, questa le è andata bene. Con noi credo abbia ritrovato un pezzo di Friuli, per noi ha tirato fuori la grappa che nascondeva da qualche parte. “Tornate in Africa ma non lavorate tanto. Qui fa caldo…”, così ci saluta alla fine, ed è una filosofia anche questa. Di vita. Paolo

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Tu sei la mia Africa

REDAZIONE:

In questa terra rossa di ossidi e di sangue, in questo verde amaro di caffè tenero di germogli di banani, è geometria sicura il tuo profilo è brivido in cui mi gioco i sensi, promessa di un altrove che è qui adesso, oggi, dove si va col tempo più veloce e si è più antichi, forse si è più vivi. Qui siamo nati un giorno, l’origine e il destino riconosco nel tuo cantare e battere di mani. Paolo

JOLANDA BARRA ANNA BATTISTELLA CLAUDIA BEACCO SILVIA BURIOLLA PAOLO VENTI CARLO COSTANTINO EDOARDO PICCININ ANDREA SANTIN ALESSANDRO GIACINTA TOMMASO MARTIN VALERIA DE GOTTARDO MARTA GREGO MARTINA DE FILIPPO ANNALISA SCANDURRA CHIARA VENA GIULIA LORENZON ANGELA BRAVO TAMARA NASSUTTI DANIELE MARCUZZI

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3 Agosto 2011

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