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©CLIC.HÉ - Webmagazine trimestrale di fotografia e realtà visuale - All rights reserved - Editore: Associazione Culturale Deaphoto

n° 25

ottobre 2016

w w w. c l i c - h e . i t

l u c e


Editore: Ass. Culturale Deaphoto Responsabile area temi: Paolo Contaldo Responsabile area operativa: Niccolò Vonci

LUCE

Responsabile area recensioni ed eventi: Diego Cicionesi

Presentazione alle immagini

pag. 5

Photo-editor: Giulia Sgherri Progetto grafico e impaginazione: Luciferi fine art LAB - Arezzo luciferi.it

Foto di copertina: Niccolò Vonci Redattori: Sabrina Ingrassia Silvia Berretta Collaboratori fissi: Silvia Moretta Caterina Caputo Servizi tematici: Daniele Cametti Aspri Federica Di Benedetto Gianna Viviani Niccolò Vonci Rosella Centanni Serena Vittorini

LUCE – SERVIZI L’Ora Blu - Daniele Cametti Aspri

Pag. 6

LA MIA CASA MANGIA LUCE - Federica Di Benedetto

Pag. 16

Luce vita, luce morte - Gianna Viviani

Pag. 26

Waking Light - Niccolò Vonci

Pag. 38

Bassa marea - Rosella Centanni

Pag. 54

Come in cielo, così in terra - Serena Vittorini

Pag. 64

rubriche, recensioni ed eventi MIMMO ROTELLA // ANNA FRANCESCHINI la doppia mostra alla galleria vistamare di pescara

Pag. 81


Presentazione alle immagini

LUCE

di paolo contaldo C’è una crepa in ogni cosa / ed è da lì che entra la luce. Leonard Cohen, Anthem, 1992 Apriamo gli occhi per cercare, siamo immersi e lentamente diamo la forma a quello che ci circonda. Siamo nell’Ora Blu di Daniele Cametti Aspri, notte che lenta lascia spazio al nuovo. La mia casa mangia la luce. Familiarità, fiaba e un taglio thriller nel bellissimo bianco e nero di Federica di Benedetto. Luce riempie e conquista. Sono spazi duri, segnati dalla sofferenza e dal limite. Vita, morte e pazzia in bilico su questo vuoto. Gianna Viviani rapisce ed emoziona. Gli indizi si susseguono, è una dichiarazione musicale quella di Niccolò Vonci. Ombre e luce a ritmo serrato. Rapire la luce, portare via quiete e serenità che un luogo perfetto ci concede. Rosella Centanni ci riesce perfettamente con le immagini potenti di Bassa Marea Con Serena Vittorini si viaggia. Lontano e vicino, dentro e fuori dalle rassicuranti convenzioni. Immagini per scoprirsi.

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Daniele Cametti Aspri

L’Ora Blu

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LUCE Un lavoro che nasce dall’incontro

condizione dell’ambiente e della luce

tra visione tecnica e interpretazione

che permette di far emergere una

concettuale, incentrato sul concetto di

visione forte e contrastata. Dal punto

“luce”. Il titolo deriva dal francese heure

di vista concettuale rimanda all’idea di

bleue - un richiamo al film di Éric Rohmer

un individualismo velato di malinconia.

“Reinette e Mirabelle” del 1987 - e

L’autore mescola nelle sue fotografie

rimanda a quel momento della giornata

questi tre livelli di comprensione,

che identifichiamo con il crepuscolo,

creando visioni sognanti e surreali

quando la luce del sole si sta

dall’interno della città che leggono il

affacciando sul mondo, la notte si dirada

quotidiano grazie ad una luce appena

ma non è ancora giorno, l’atmosfera

accennata che concentra su di sé la

assume una tonalità blu, e tutto sembra

direzione dello sguardo, alla ricerca di

sospeso. In fotografia è una particolare

una verità intima e reale. ■

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Daniele Cametti Aspri

BIO

Daniele Cametti Aspri nasce a Roma nel 1968. Nel 1989 fonda la rivista cinematografica professionale Acting News. Nel 2003 si avvicina alla fotografia, iniziando a frequentare workshop e corsi a Roma. La volontà è di indagare e raggiungere una dimensione più autoriale, personale e intima, sviluppando una conoscenza a tutto campo non solo dell’immagine

in

movimento

ma

anche

dell’immagine statica. Comincia così a frequentare l’Accademia di Officine Fotografiche di Roma. Costantemente alla ricerca dell’insolito nelle visioni di tutti i giorni, di uno straordinario all’interno dei luoghi comuni delle nostre città, ama definirsi un “fotografo a km 0”. Grazie ad un attento studio sulla luce, sia nei suoi toni più chiari ed evanescenti, sia nel suo confronto netto con l’oscurità, esplora se stesso e il mondo alla ricerca di un significato “altro” che possa andare di là della semplice registrazione di ciò che è davanti alla macchina fotografica. Luoghi dello scorrere quotidiano delle vite, delle abitudini, che sempre svaniscono ai nostri occhi fino a non avere più forma, paesaggi di ogni giorno, che per chi li vive diventano inappetibili, persino grigi, per Daniele Cametti Aspri diventano luoghi di eventi straordinari. Daniele Cametti Aspri dal 2012 espone i suoi lavori nei festival, in mostre collettive e personali, nelle principali fiere del settore, come nelle ultime due edizioni di MIA Photo Fair.

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Federica Di Benedetto

LA MIA CASA MANGIA LUCE

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LUCE Avevo sette anni quando ho capito che

i suoi cuscini, i suoi legni e per un po’

anche bendata, avrei riconosciuto la

rimaneva lì, ospite gradito e fedele della

mia casa. La mia casa odora di legno

giornata di sole.

picchiettato dal sole.

Ora lo so, la mia casa ha un segreto:

Tornati dalle vacanze estive, papà

mangia luce e me la offre tutti i giorni,

apriva la porta d’ingresso e quell’odore,

anche quando c’è il temporale, le

nel buio delle serrande abbassate, mi

finestre sono chiuse e le serrande

assaliva. Poi le serrande erano alzate,

abbassate.

le finestre spalancate e la luce, come

Anche con una benda sugli occhi io lo

un fiume, m’inondavano. Inondava Lei,

so. Per questo, grazie. ■

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Federica Di Benedetto

BIO

nasce a Roma nel 1987 e si avvicina al mondo della fotografia da autodidatta nel 2007, durante un viaggio che compie da sola a Venezia. Nel 2012 frequenta il suo primo corso di fotografia presso la scuola Photoacademy di Roma, nel 2014 frequenta il corso di specializzazione in fotografia di scena e il corso avanzato di fotografia presso il CSF Adams. Studia teatro dall’età di tre anni e nel 2016 ha conseguito il diploma in Arte Drammatica presso Teatro Azione. ■

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Gianna Viviani

Luce vita, luce morte

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LUCE Tante finestre ampie e ben esposte,

tempo presente che non appartiene,

la luce è tagliente, pulita. Richiama al

vissuto come uniformi di fantasmi,

respiro, a resistere, a vivere, ma per

appiattiti, inutili, abbandonati. La luce

chi era dentro e non poteva disporne

come sentinella, il faro per i persi, il

in piena autonomia cosa e come si

tormento per i non liberi, i segregati, i

sentiva? Più impotente, più morto, più

prigionieri. Un continuo dibattersi, sono

disperato di quanto avesse già intuito?

vivo e vorrei morire, sto morendo vorrei

La luce come ristoro, speranza. In altri

vivere.

casi crudeli come la condanna per un

Ex ospedale psichiatrico di Volterra ■

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Gianna Viviani

BIO

Nasce a Empoli nel 1976 “Ho imparato a non fotografare tutto quello che vorrei ricordare”. ■

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Niccolò Vonci

Waking Light

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LUCE Waking light, it grew from the shadow

can you show?

Brace yourself to the morning low

Day is gone on a landslide of rhythm

Night is gone, long way turning

It’s in your lamplight burning low

You’ve waited long enough to know When the memory leaves you When the memory leaves you

Somewhere you can’t make it home

Somewhere you can’t make it home

When the morning comes to meet you

When the morning comes to meet you

Rest your eyes in waking light

Lay me down in waking light

Waking Light When the memory leaves you

Morning Phase, 2014 - Beck

No one sees you here, roots are all

Somewhere you can’t make it home

covered

When the morning comes to meet you

Grazie ad Arianna Sanesi per il prezioso

There’s such a life to go and how much

Open your eyes with waking light

aiuto nella selezione delle foto. ■

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Rest your eyes in waking light

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It’s in your lamplight burning low

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Niccolò Vonci

BIO

Fiorentino, classe 1980. La mia ricerca fotografica ruota intorno ai temi della memoria, dell’intimità e dei rapporti familiari e su queste basi ho portato avanti diversi progetti fotografici relativi a elementi della mia famiglia. Sono membro dello Staff Deaphoto e seguo gli studenti durante i corsi Base e Progettazione Fotografica.

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Rosella Centanni

Bassa marea

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LUCE Una mattina di maggio di alcuni anni fa mi ritrovo sulla spiaggia di Palombina, un litorale basso e sabbioso, a poca distanza dalla mia città. Di buon’ora, andavo in una casa di cura, di fronte al mare, per assistere una persona cara. Poi, per rilassarmi, mi recavo nella vicina spiaggia a camminare. Quel giorno, con stupore, vedo per la prima volta la bassa marea: la luce del

sole si rifletteva sugli specchi d’acqua e sulla sabbia ondulata, creando un’atmosfera magica. Cammino

a

lungo,

respiro

l’aria

salmastra, mi godo ciò che vedo: sono invasa da quiete e serenità. L’indomani, alla stessa ora, ritorno con la macchina fotografica, per cogliere i giochi di luce e l’atmosfera che mi aveva incantato. ■

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la luce del sole si rifletteva sugli specchi d’acqua e sulla sabbia ondulata

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Rosella Centanni

BIO

Rosella Centanni è nata e vive ad Ancona. Ha iniziato ad appassionarsi di fotografia dagli anni ’90. Ha partecipato a corsi riguardanti la progettazione di un lavoro fotografico, la tecnica del bianconero, la luce, il ritratto, il reportage e la manipolazione di pellicole Polaroid. â–

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Serena Vittorini

Come in cielo, cosĂŹ in terra

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LUCE

cosa sono veramente? Mi costruisco un’idea del mondo, ma chi racconterà me stesso? Sono temi complessi,

Lo sguardo esterno può essere di

al di fuori di noi. Effettivamente il

forse assenti nella vita di tutti i giorni.

grande aiuto per una comunità. Non

delicato confine tra noi e il mondo è

Viviamo in un piccolo paese con le

che non ci si preoccupi dell’esteriorità

l’argomento fondamentale di tutta la

sue specificità naturali e culturali, ma la

dalle nostre parti. Siamo abituati a

nostra esistenza. Riducendo tutto a

routine giornaliera finisce per distrarci

misurarci con noi stessi e lo spazio

una questione di numeri, sono i cinque

dai grandi temi esistenziali. L’arrivo di

che ci circonda con la consapevolezza

sensi si confrontano con i quattro

una fotografa decisa a raccontare il

che al di fuori dell’involucro di pelle

elementi e con il trascorrere del tempo:

paese in tre intense giornate ci ha fatto

che ci ricopre avviene qualcosa che

in ogni istante interpretiamo ciò che ci

riflettere. Lo sguardo esterno spinge a

non è controllabile, che va oltre le

circonda, la natura e la comunità con

ripensarsi, soprattutto quando l’occhio

nostre previsioni. Si cerca di essere

questi pochi parametri e ogni volta

(umano o fotografico) vuole indagare

pronti, presentabili, in grado di reagire

siamo

misteriosa

l’universale presente in noi, abitanti

con rapidità, forza e intelligenza agli

domanda. Io sento, vedo, annuso,

del piccolo villaggio di Lodine. Il luogo

stimoli che provengono dal mondo

tocco, assaggio e quindi penso, ma

in cui viviamo è un posto duro ➤

attanagliati

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dalla


ma felice grazie a una natura forte e

I tempi della ricerca, concentrati in

generosa che attraverso i secoli (o i

pochi giorni, si sono dilatati in lunghi

millenni) ci ha reso quello che siamo.

momenti d’inseguimento dello scatto,

Al tempo stesso c’è un modo di

questa strana percezione del tempo

autorappresentarci che subito emerge

che probabilmente riemerge quando si

di fronte ad un fotografo. È un po’ quello

osserva un’immagine. Una domanda

che ci si aspetta di essere: pastori del

aperta su noi stessi posta con gentilezza

mediterraneo, legati ai cicli annuali, ma

e sensibilità. Difficile immaginare un

anche a un certo tipo d’immaginario

progetto

cartolinistico che tutto sommato ci

Tre giorni che hanno sollevato un

riesce bene. Di fronte però all’indagine

interrogativo profondo; probabilmente

di una giovane fotografa indirizzata

queste immagini rappresentano quella

verso un tema universale, distaccato

magica sospensione del tempo di

da quell’agire per l’immagine che

quando si pensa a qualcosa di più

caratterizza la nostra contemporaneità,

grande di noi.

ha aperto un grande interrogativo.

Fabio Calzia ■

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fotografico

più

efficace.


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al di fuori dell’involucro di pelle che ci ricopre avviene qualcosa che non è controllabile

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Serena Vittorini

BIO

Serena Vittorini è nata all’Aquila e vive a Roma. Si appassiona alla fotografia già ̀ da bambina ma è dopo il conseguimento della laurea in Psicologia che decide di dedicarsi totalmente allo studio della tecnica fotografica, presso l’ISFCI (Istituto superiore di fotografia e comunicazione integrata). Oltre agli studi inizia a lavorare come fotografa freelance concentrandosi per lo più ̀ sulle commissioni riguardanti la ritrattistica e alla still life. Di pari passo alla sua carriera lavorativa evolve anche quella artistica che, dopo la nascita della passione nei confronti di alcune tecniche quali il light painting, le permette di realizzare dei progetti personali (alcuni dei quali già ̀ presentati in mostra). Attenta osservatrice della vita quotidiana, vive la fotografia come ricerca, strumento per raccontare in maniera personale i propri pensieri e i volti di chi incrocia il suo percorso. Al centro della sua opera emerge sempre l’interesse per l’individuo che alle volte è isolato ed estrapolato dal suo ambiente sociale per indirizzare l’attenzione sulle sue caratteristiche tipiche, altre invece sommerso dal grottesco ambiente circostante. ■

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recensione Fotografie: Courtesy “Fondazione Mimmo Rotella� Photo Credit di Giorgio Benni

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intervista

MIMMO ROTELLA ANNA FRANCESCHINI

LA DOPPIA MOSTRA ALLA GALLERIA VISTAMARE DI PESCARA a cura di Silvia Moretta

Il cinema. Punto di contatto immediato

stamento delle opere di Mimmo Rotel-

esposizioni dedicate per il decimo

tra due artisti lontani per età e mezzo

la, artista calabrese morto nel 2006,

anno dalla scomparsa di Rotella,

adottato, fonte di ispirazione artistica

storico inventore del décollage, e della

sviscerando in oltre trenta opere

e incessante riferimento, ininterrotta

video arte di Anna Franceschini, nata

esposte l’articolato percorso dell’artista

fascinazione per un linguaggio fatto

nel 1979, con la giustapposizione re-

che, a partire dal 1953, fonda la sua

di prelievi alla realtà cinematografica

alizzata nelle sale della Galleria Vista-

ricerca sul costante “décollage” del

- alle sue immagini, icone, mezzi di

mare di Pescara, non si risolvono a

quotidiano, che nasce come una

promozione - e alla realtà urbana,

mio avviso solo nel cinema, ma si in-

rivelazione, un’ “illuminazione Zen”, la

terreno di autoespressività. Il cinema

dividuano anche in una ricerca che, in

svolta nella crisi.

come tema da un lato, e come mezzo

entrambi i casi, è sostanzialmente di

Dopo la formazione napoletana e

espressivo, dall’altro.

superficie.

l’esperienza nell’Università di Kansas

Le tangenze che emergono nell’acco-

La mostra si inserisce nell’ambito delle

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City1, nel ‘53 Rotella rientra a Roma,

Popolo, che strappa di notte, trovando

affichistes parigini (Raymond Hains,

città in cui si era trasferito nel ’45. È

il nuovo personale linguaggio, la nuova

Villeglé, Dufrêne), cui segue l’adesione,

un periodo di profonda trasformazione

ragione artistica: «strappare manifesti

nel ‘60, al Nouveau Réalisme. La

urbana, fonte, in lui, di una “rivoluzione

dai muri è la sola compensazione,

nuova svolta cade tra il 1958 e il 1960,

dello sguardo” (Pierre Restany); ma è

l’unico modo di protestare contro una

gli anni della nascita della “Dolce vita”

anche un momento di personale crisi

società che ha perduto il gusto del

e periodo in cui «la visione di Rotella

artistica, nata dalla consapevolezza

cambiamento e delle trasformazioni

tenderà a definire un sovralinguaggio

della difficoltà del superamento della

favolose» (M. Rotella). La tecnica è il

della defigurazione»3 (P. Restany). Una

tradizione

geometrica,

“doppio décollage”2, almeno fino al ‘52:

evoluzione che culmina nella serie

come se Picasso, Léger e Mondrian

è l’anno dell’incontro con Pierre Restany

Cinecittà esposta nel ’62 nella Galleria

avessero definitivamente risolto ogni

che gli disvela le affini ricerche degli

cubista

e

possibilità di ricerca e di innovazione. E dunque la rivelazione nel 1953, a

Roma, quando arriva ai manifesti

3 Manifesti strappati dai muri, riportati

tratte da “Mezzo secolo di cultura

su tela, incollati sul supporto e

urbana”, in “Gli Affichistes tra Milano e

nuovamente lacerati con pennelli

Bretagna : Dufrene, Villeglé, Rotella,

o raschietti. Un doppio controllo

Hains, Jorn, Vostell, Wolman”, a cura

operativo sul materiale, con particolare

di Dominique Stella con Catherine

interessanti artisti degli anni ’50,

attenzione nei riguardi del colore e

Elkar, 2005 (catalogo della mostra

da Jackson Pollock, a Robert

della materia, e l’uso indifferente del

tenutasi a Milano, presso la Galleria

Rauschenberg e Twombly, Claes

recto e del verso, in modo da ottenere

Gruppo credito Valtellinese, 18.11.

Oldenburg e Yves Klein.

lacerazioni anche negative

2005-21.01. 2006)

lacerati, affissi sui muri di Piazza del

1 Dove conosce alcuni dei più

2

Le citazioni di Pierre Restany sono

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J di Parigi: manifesti cinematografici a

su décollage e su lamiera: interventi

l’idea della sua presenza si trova in

grandezza naturale, tra i quali le famose

pittorici su manifesti lacerati e incollati

The Diva who became en alphabet I,

Marilyn, «immagini-forza prelevate dai

su pannelli metallici.

II, video che scorrono su due monitor

muri romani dotate, rispetto al loro

Nell’esposizione della Gallera Vistamare

poggiati a terra affianco al décollage

stato originario, di una sovra-presenza

le opere di Rotella sono poste in dialogo

rotelliano The crazy trio (1990), nella

demistificante. Sono diventate più reali

con cinque opere filmiche di Anna

stessa sala della Loren (décollage,

del mito che aspiravano a incarnare

Franceschini. Le immagini del video

1990) e della Marilyn (décollage,1990).

(…): le immagini di Cinecittà oggi sono

Nothing is more mysterious. A fact

In The Diva who became en alphabet

parte integrante della memoria visiva

that is well explained (2010) scorrono

un carattere tipografico antropomorfo

collettiva della seconda metà del

accanto ai rotelliani décollage Mi vuoi

ha la fisionomia di un volto femminile,

XX secolo» (P. Restany), al pari delle

Marilyn? (2002) e Marylin sensuale

che in un gioco di seduzione, “accede

Marilyn serigrafate di Andy Warhol.

(1990), e l’artypo su plexiglass The

al

La riflessione di Rotella si sviluppa

brandy of Napoleon (1972). Girato

nascondendosi e velandosi tra pieghe

dunque sul principio di appropriazione

tra i pianoforti automatici del Pianola

e trasparenze di tessuti radi e leggeri.

dell’immagine. Negli anni Sessanta,

Museum di Amsterdam, dove l’artista

Lavorando sul confine tra oggetto/

con il trasferimento a Parigi, si attua

vive alternativamente a Milano. Come

soggetto, i video richiamano al cinema

la transizione tra il Nouveau Realisme

Rotella, anche Franceschini realizza

sperimentale, al surrealismo, e anche

e la Mec Art, in cui attraverso la

una

dell’immagine”

al cinema di animazione, in cui viene

fotografia, e il negativo riportato su tela,

che riporta in superficie. Si tratta di un

prodotta l’illusione del movimento di

l’appropriazione dell’immagine diviene

video muto girato su pellicola 16 mm

oggetti inanimati. Forse il lavoro più

pienamente concettuale. Ma la ricerca

e poi trasferito su dvd (procedimento

pienamente “cinematografico” è The

di Rotella non si esaurisce, approdando

prediletto dall’autrice per tutti i suoi

player may not change his position

alle

gruppo

video), nel quale l’artista fa confluire la

(2009): l’artista entra con la sua

degli Artypo (art e typographie): una

ricerca sul concetto di “vita interiore”

macchina da ripresa in un luna park ed

ricerca che si risolve in un decennio,

anche dell’inanimato, lo studio della

è innanzitutto lei, sola nel luogo “saturo”

in cui realizza «quadri fatti con prove

pittura

XVII

di cose ed elementi, “lo spettatore

di

in

secolo, del ruolo e dell’uso della luce

che non può cambiare posizione”.

alcuni stabilimenti tipografici a Parigi,

in pittura. Immagini che scorrono e

Movimento, velocità, luci artificiali,

Milano e Roma, dalle quali emergono

si sovrappongono, parcellizzate, in

elementi metallici, colori, suoni, e

immagini forti, suggestive, misteriose

un’alternanza di elementi metallici e

soprattutto, all’improvviso come uno

e

nuove,

naturali, ripresi in atteggiamento di

strappo, il buio. Un nero non “di scena”

certamente identificabili ma difficilmente

elegante distacco. L’immagine pittorica

ma intriso di realtà, granuloso, come

catalogabili,

propongono

“assimilata” condiziona molto l’artista di

quando chiudendo gli occhi perdura

simultaneamente l’una sull’altra e l’una

videoarte, che in Copacabana Palace

la traccia della luce appena ricevuta.

dentro l’altra, raggiungendo straordinari

(2015) sembra “strappare” le palme

Nella visione della Franceschini non

livelli di efficacia visiva e comunicativa»

direttamente dalle opere di Mario

vi è interpretazione della realtà, ma

(M. Rotella). Gli anni ‘70 sono segnati

Schifano, per porle in uno scenario

un’oggettivazione della stessa che

da frequenti viaggi in USA, India, Nepal,

magico e incantato, misterioso e a tratti

appare decostruita, e una ricerca della

fino alla scelta di vivere a Milano, nel

inquietante, rendendole tridimensionali

storia segreta delle cose e dei luoghi,

1980. Dei primi anni ‘80 le Coperture,

e muovendole con un meccanismo da

dell’energia che risiede nell’inanimato,

manifesti pubblicitari ricoperti da fogli

carillion, in controluce su un paesaggio

e che restituisce alla superficie filmica

che occultano l’immagine sottostante,

che scorre dinanzi ai nostri occhi

quasi in atteggiamento metamorfico,

e il ciclo Cinecittà 2 in cui ritorna al tema

definito esclusivamente da nebulose

tramite

del cinema affrontato in tele di grandi

luminose. La figura umana è assente

contaminazioni e suggestioni visive.

dimensioni e con la serie Sovrapitture

nelle riprese della Franceschini, ma

sperimentazioni

stampa,

affiches

spettacolari. che

del

procurate

Immagini si

“appropriazione

morta

olandese

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del

potere

misterioso

video

ricchi

delle

di

cose”

rimandi,


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photography fineart print visual\\web design comunication secret gallery

luciferi.it


CLICK. LA FOTOGRAFIA NON È SEMPLICE SCATTO. SE PENSO CHE CON UN’INNOCUA PRESSIONE POTREI AFFERRARE QUEL VAPORE SFUGGENTE, QUEL MOMENTO FUGACE, LA VISIONE FLUIDA CHE È LA VITA, NON POSSO CHE LASCIARMI AFFERRARE DA UN’UNICA AFFASCINANTE IDEA: L’IMMAGINE. CLICK. LA FOTOGRAFIA NON È SEMPLICE IMMAGINE. UN OCCHIO, UNO SGUARDO NON BASTANO. COMPOSIZIONE, ESPOSIZIONE. NON È IL SOGGETTO CHE FA L’IMMAGINE. È IL SEGRETO INTORNO AL SEGRETO, IL NON DETTO, L’INNATA VALENZA MAGICA, UNA POETICA DEL POTER ESSERE: RICONOSCIMENTO SIMULTANEO DEL SIGNIFICATO DEL REALE. REALTÀ CHE FU, REALTÀ CHE È, REALTA CHE SARÀ. CLICK. LA FOTOGRAFIA NON È SEMPLICE REALTÀ. NON DIRE NIENTE, CHIUDERE GLI OCCHI, LASCIARE CHE IL PARTICOLARE RISALGA DA SOLO ALLA COSCIENZA AFFETTIVA. È PIÙ CHE REALE. È LA REALTÀ VISTA, ESPERITA, BLOCCATA E RICREATA: È IMMAGINAZIONE, PERCHÉ IL REALE NON PUÒ GIUNGERE AL GRADO DI PERFEZIONE CUI ESSA TENDE. È UNA FANTASIOSA BATTAGLIA CONTRO LO SBIADIRSI DELLA VITA, CONTRO L’AFFIEVOLIRSI DELLE SENSAZIONI. È IL PERDURARE DELLA POSSIBILITÀ. SE LA BELLEZZA E IL DIAVOLO SONO LA STESSA COSA, LA LUCE PUÒ FARE TUTTO E LE OMBRE LAVORANO PER ME. NON MI SONO MAI CHIESTO PERCHÉ SCATTASSI DELLE FOTO. SO CHE IN ESSA RIVIVO SCHEGGE DI ISTANTI PASSATI, SENSAZIONI CHE RISCHIO DI DIMENTICARE, ATTIMI CHE NON TORNANO PIÙ. MI RICORDANO CHI SONO. CLICK. LA FOTOGRAFIA È UNA SFIDA.


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la redazione

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Sabrina ingrassia redattore

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paolo contaldo grafica web

sandro bini

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collaboratori fissi

Silvia moretta

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