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Poesie dell'assenza Sebastiano A. Patanè


Il ventre infertile Maeba Sciutti


Poesie dell'assenza Sebastiano A. Patanè


Prima edizione: novembre 2010 Ebook Š Clepsydra Edizioni


Tutto qui… (# 1 dell‘assenza) E’ sulle trame delle assenze che si arrampicano tutte le apatie nell’oscuro campo dietro gli occhi nel ripido discendere i pendii delle edere…l’acqua le sabbie sotto la lingua piena di parole mai dette coincidenze rarefatte dalle mani indolenzite Che c’entro io con la maestà del vento col silenzio del grano come vento e grano mare si riaprono innumerevoli le valli verdeoro dal senso al tacco, sulla cresta, sul mediano dove scorre il mignolo sul barcone femmina che mi condurrà altrove attraverso un gemito

Tutta qui la determinazione, il nutrimento dei papaveri le chiglie smussate dal sale e l’opera malvagia e buona delle trenta lire il niente venduto e riciclato… tutto qui l’ammasso di tormenti di stelle naufragate sulle proprie densità tutta qui la performance di un bagatto senza nulla da espiare Datemi un pianto da incastrare in tutto quel niente sotto la collina come se fosse un femore come se fosse attimo nel tutto qui dell’ultimo guardarsi


# 2 dell’assenza Mi colse di sorpresa quella potatura fuori stagione la clamorosa ascensione della radice ancora colma d’acqua e progettati e attesi sottorami ora divorati dall’assenza Quanto ti somiglio adesso padre mio, quanto sono te! E con tutte quelle lune e quelle barche dove vado senza direzione se non verso un dolore sistemato dietro la ringhiera… Mi gira attorno il gelsomino e quell’abbraccio perso nell’ultimo cuscino senza più parole dietro la scatola piena di polvere soltanto Sfumature in trasparenza nessun enigma chiara aritmetica giustificatore dell’inesperienza… la roba le api e tutto quel ferro la campagna sintomi del malessere tardivo del tempo ormai andato del poco ripetuto ed io, solo di metafora accorcio la distanza Non ci sarà per simmetria nessuna ricorrenza lungo la piena che mi travolgerà cosi come io stesso sarò altrove quando mio figlio chiederà di me


# 3 dell’assenza Scelgo il mare - dicevi - e ti regalavo un golfo per un piccolo sorriso Di quanti brindisi e canzoni senza tempo ci avvolgemmo senza mai ferirci chini sulle sere con le lenze e le livelle per misurare stelle oscuri versi a mezzosonno con le mani al seno e le gambe intrecciate come damaschi Lascio un paranco nella cassapanca… metti una sera senza luna e piatti pieni di malinconia…

Bella ed aria, piega naturale di deliziosa resina bicchiere al sole caffelatte e giorno giù per le ringhiere e le parole sulle vaste righe della notte mentre se ne andava il sogno con tutte le sue note sbattendo porte vuote sui telai rotti Vent’anni indietro e braccia tanto grandi…


Le parole Le parole, le piĂš vere muoiono nelle pozzanghere gelate del mattino ma ho sempre un angelo da posare piano la sera, nessun nucleo e dodicimila traiettorie verso una sola vibrazione Adesso, da sotto la curva dei muri, posso solo attendere la marea e non importa se spezzerĂ i cristalli di tutte le buonanotte perchĂŠ solamente il soffitto sa del sacrificio e la mia carne


# 4 dell’assenza Lo stupore delle mani nel nulla, nell’alveo tagliato dalle rughe nell’indurito corpo della coincidenza Oh vecchio mio poeta di cento parole ed altrettanti rossi e gialli e più di ventimila giorni e sere e notti… Di cosa parleremo senza voce, a quali nodi senza corde legheremo le sviscerate analisi del senso? Dimmi invisibile compagnia se cadranno come i muri le giornate cementate in fondo alla piscina trofei della vasta solitudine, invidiata solo nei clamorosi esodi

Sentiamo cos’ha da dire il cactus dalla spinosa lingua oppure Jonathan Livingstone che avrebbe voluto riportare lui il rametto d’ulivo con un solo colpo d’ala ed il qui e l’adesso C’è un cielo vuoto sopra Berlino e sotto un ricco commerciante di aureole Ho scritte le risposte sul palmo della mano


Separazione (# 5 dell’assenza) Lascia che si allontani il figlio la mano il distaccato ossequio al battito… la corsa ormai è solo affanno bruciare di tamburi stantuffi e compressori granuli di tempo a pile già esaurite Lascia che si fermi la strada il condominio l’infetto virus il 27 l’ineguagliabile avventura al circolo polare o l’ondina della risaia di Vercelli lascia che si fermi Le ali sono un dono con scadenza e tutta la luce infine è solo una candela


# 6 dell’assenza vieni passato, vieni a riempire questi occhi che non tornano alla conta che se ne stanno chiusi nello scrigno del ricordo, gelosi della luce Ah, quanti versi lasciati qua e là lungo le rughe, fra le pieghe dei garofani sulle curve del firmamento, nella misura dei giorni persi, sulle spighe‌ Ci sono buche in queste mani che vorrebbero ancora prendere la scia bambina quella che si lasciava frantumare nelle fiabe e compattare dalle meraviglie e ci sono alture davanti alle mie parole che fanno ritornare le grida sottoforma di silenzi e silenzi fossili sottopelle e cornici d’incenso senza alberi e sottane Solo un paio di forbici per ritagliare omini dagli occhi quadri e braccia spalancate legami e numeri, ed io fra loro, di istanti e secoli


Stanchezza Se venisse il vento sotto queste ali, se venisse il vento‌


# 7 dell’assenza restano i girasoli a ricordarmi il giorno affonda la chiglia nell’attesa ed è notte, solo notte sull’argento degli ulivi sulle smanie di maggio fin dentro i pluviali dove si nascondono distanze La bruma assale i marciapiedi e cerca fughe nei bidoni fra crudeltà ingiustizie e decapitati esempi mentre batte il tempo un giallo rarefatto ed un bicchiere si apre ancora di veleno Un nugolo di ore migra verso est e tu di lato cerchi nei miei occhi chissà cosa


# 8 dell’assenza Passano veloci gli oracoli dei fiori‌ E questa legione di domande che srotola bocche sul passato divenuto cosÏ mobile come le sabbie sotto i seni di poco sopra le conchiglie queste domande spinte dal grecale fin sotto le unghie e la voluminosa schiera di lapilli e palpebre sedotte dall'assenza e dalle spighe rotte della sera quando i perimetri stringono le dita e si vorrebbero calici per misurare risa o...lembi queste domande senza alcun segno non sveleranno mai l’incessante correre sui cerchi


Intermezzo mi dissero del silenzio del sughero con le mani avanti contro la corteccia nuova cieca irriverente mi dissero dei silenzi Ero radice nell’oscura stanza senza alcun germoglio penzoloni dietro il trattenersi‌


# 9 dell’assenza è che non tornano le verità dell’attimo ma vorrei che le rose promettessero ancora la loro eternità che le api danzassero il rito del carrubo e vorrei un pane da spezzare anche senza sete affinché le allodole per sempre continuassero il loro viaggio ma questa vastità di niente dove ogni cardine si perde dove non c’è un “dove” e la miseria pure s’allontana… in quest’assenza immobile a viscosità infinita anche il cielo ha smesso di guardare è che hanno accecato le ali agli angeli… Transito di colore indefinito lungo le fluttuanze grigio a vetri mobili e ridere i contrari dei gialli deflagranti già dentro le casse del trasloco


Fluttuazione discendente (# 10 dell’assenza) tutto questo passare di acque giorni buiolucebuio ombre senza matrice e calcolo che raffreddano semi-interrati senza possibilità di fuga cielo titanio come l’occhio di Medusa sabbia immobile dietro il lucernario nell’inverso campo onirico dove una spiaggia diventa vela e un sorriso retrosughero non è lontano l’ultimo ti amo, non più distante della caffettiera tutto questo passare di facce come goccia dal tubo giù giù giù fino alla vaschetta ogni tonfo un nome ogni tonfo una rosa va riparato il peristaltico fulcro va rieducato per dimostrare alla regola il motivo dell’eccezionale vanto del bacio nella genialità del sangue è menta la carezza mi avvolge come sgombro in carta gialla la volta senza affreschi che m’infarina il letto e tutto questo fermarsi di storie appese a un sapore ottocento


# 11 dell’assenza è necessario che mi rivolga a qualcuno per sapere di come si apre una vertigine viola di parole glorificate poi nella frammentazione è necessario che sappia dell’avvenimento post osservazione di come soffrono tutte le ali costrette dietro le pieghe della norma e di come poi si svolgono, vedi, senza neanche tanto clamore Il senso di appartenenza si dissolve col medio grigio e sembra che non resti nulla a comparare i numeri Gli spigoli ormai binari… non fanno nemmeno parte del mio paesaggio eppure da me partono e tornano come in un tour attraverso il canyon di queste riflesse somiglianze Se avessi il tempo in tasca direi - apriti sesamo e le stelle si disporrebbero diversamente, forse come le mimose in un vaso ossia come le assenze attorno a me

Dirò che sono stato altrove ingannando ulteriormente i luoghi dove andrò domani


Tutti i diritti dei testi riservati all’autore Copertina © Anila Resuli

Ebook © Clepsydra Edizioni


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