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BUCHI BIANCHI CLAUDIO PAGELLI


BUCHI BIANCHI CLAUDIO PAGELLI


Prima edizione: aprile 2010 Ebook Š Clepsydra Edizioni


“O no, my dear, let all that be; what matter, so there is but fire in you, in me?� William Butler Yeats


“dal buio” dal buio, lo sai, rinasce anche la carne più stanca in forma di nuovo volto coi colori dell’erba e del sangue sulla fronte, sulle guance, con labbra gonfie come lumache ben nutrite di vino di latte a ricordarci quei giorni nudi quando la luce era solo luce che dimentica confini.


“in ascolto” tiene gli occhi chiusi nel suo profilo d’orgoglio come un indiano che prega la sua terra. mastica, la memoria, il profondo cuore dell’ascolto per ogni cosa viva nel mondo il tuorlo della luce, il latte del seme che cola nella vita e il vento si mescola all’osso dell’uomo che non ha segreti nel fiato di una visione.


“la distrazione” c’è ancora qualcosa che sorprende gli occhi dei passanti è l’abbraccio degli amanti che risalgono controcorrente certe vie affollate all’ora di punta. è quella luce che si dimentica chissà dove, quel camminare distratto come fili d’erba nel vento dove anche la meta è incerta per vocazione, dove l’unica cosa che conta è il volo ampio dei corpi, il bacio esatto sulla punta del cuore.


“l’attesa” sono qui, mi vedi ? attendo un tuo cenno che salvi la terra del mio corpo da questa radice d’aria che mi tiene ferma come pietra. nel sonno io sogno il gesto, il fuoco che mi slaccia da tutto, non fare che il mio dono sia vuoto come la gola di Cassandra vieni da me, nel cuore del cielo, e toccami come si tocca una luce rara che sbenda il segreto della vita.


“buchi bianchi” vedi, le cose passano come nubi, lasciano spazi, buchi bianchi da colmare con inchiostri, numeri segreti anche agli occhi di Cassandra. se indovini la cifra puoi giocare di memoria, ricordare il volto d’acqua che sorride nei cerchi allargati appena dai sassi più magri. rivedersi mano nella mano col fuoco tremante sulla bocca delfini senza paura della notte…


“il bacio” la tua bocca è una promessa, nuvola rossa, tempesta. so la pioggia che nascondi, il vento che rompe il sangue, le parole, lo sai, sanno il volo di certe rondini sull’acqua o nascondono artigli che strappano l’anima. le labbra lasciale ai silenzi di un bacio quando il corpo si apre come un fuoco senza saperlo…


“l’onda” ciò che mi chiama in te è l’onda più grande che straripa pianeti. non c’è argine né mare che contenga il tuo nome, anche l’universo ti pensa mia acqua, mia luce, mio cuore.


“l’albero” se guardo questo amore vedo legno buono sotto corteccia resiste come l’alto cedro alle buie trame del tarlo. il tempo è filo di ferro che soccorre il grande corpo, nel bosco dagli occhi neri dove l’orco divora il sole il cuore è albero di luce, e il canto che ti salva parla l’alfabeto delle radici.


“New Yorkâ€? guardami, sono giunto lontano e leggero. sano e salvo, le ossa al loro posto, almeno spero, dopo il volo e l'aria e il cielo... ora sono qui e ti penso, seduto al caffè, al centro della Mela e di questo mondo nuovo che corre e gira e corre fra occhiali scuri e taxi e jeans e mille eccetera eccetera. ora io ti penso, perso in uno sguardo che ti somiglia - miele di vento lontano e leggero, come il volo e l'aria e il cielo che oggi solo oggi ci separa.


“la vela” nella tua bocca vive segreta la mia parola, la domanda che importa - vela bianca sulla lingua brucia lo stesso mare che ci succhia il fiato, una stella scruta curiosa coi suoi occhi di sola luce …………………………… nella mia bocca scorre un fiume d’acqua buona, alfa e omega il mare bianco del tuo nome.


“gli amanti” noi che crediamo al canto del sangue quando il vento scherza con la bocca pigra della luna e cerchiamo il seme buio con quello strano senso (non so se sesto ma certo d’altra terra, d’altro cielo) come certi animali notturni. noi, nubi clandestine assumiamo le forme feroci dei lupi o quelle dolci dei fiori per annusare ogni cosa o almeno una rosa più vera del cuore…


“amuleto” come un amuleto colorato di luce nascondi questa poesia nella tasca del cuore sarà acqua se il sale secca il sangue, fiamma che salva se la nebbia cancella la strada…


“l'aquilone” non spingo la lingua al punto pieno della carie, il cuore oggi si tiene senza filo, senza il buco dell’ago... regge al grumo nero che rompe il bianco dell’osso. l’inquietudine ha l’ala rotta di un gabbiano, nell’odore di lavanda importa solo il tuo nome croce d’aria, aquilone...


“borotalco� non buttarmi addosso le spine dei tuoi occhi oggi la luce mette in bocca coriandoli e il rosso dei papaveri. non strazia lo spazio coi rovi aspri dell’inganno, anche le nubi sul mare sono gonfie di borotalco.


Tutti i diritti dei testi riservati all’autore Copertina © Mauro Montini Bellosio

Ebook © Clepsydra Edizioni



Buchi bianchi