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Abrasione da rivoluzione Angelo Tozzi


Abrasione da rivoluzione Angelo Tozzi


Prima edizione: febbraio 2009 Ebook Š Clepsydra Edizioni


Pietre Una finestra suicida si getta su un panorama di grilli e cicale quando l’ultimo frinire è una mina antiuomo e l’estate s’impicca con gli anfibi ai piedi e la risacca trascende con timidi ippocampi e la sabbia rovente torna pietre da scagliare alle rotule delle ore.


Emily che vive morta a una biforcazione La piega di un guanto raccoglie soffi di ventaglio uragani da borsetta orchestrati da una mano biancolatte che cercò una stretta o quasi un corpo matrimoniabile trovando solo la via di casa al suo perenne incrocio deserto un giorno lontano anni al sapore di T-Rex non vide stelle nane e neanche i soli funesti utili consigli bisbigliati, sì, soltanto quelli per invecchiare male in fretta senza pace e pentimenti e quei vortici d’aria vagano ancora nella testa avvezza alle persiane chiuse muri maestri della notte ormai c’è troppa luce nel tunnel impaziente come un re che non ha mai incroci a disperare la vita. Lui, no.


Bored cathedral (ego te absolvo) Delitti d’accompagnamento risalgono la via francigena lauta ricompensa flautata sospirando sottratta ai fori di una grata riesumando la clemenza sepolta in uno sbadiglio nelle cattedrali medievali e dei rosoni tondi piÚ di dio qualcuno sarà il padre.


Semi e costole (an apple in paradise) Un soffio in paradiso e una mezza mela è solo una mezza mela inizia il tour fino all’inferno per ri-trovarsi un dito indagatore arriva ai semi ma non li interra Eva oppure Adamo uno dei due stringerà la mano a lucifero e una stirpe ammuffirà sul sampietrino di una piazza santa se dio non fosse morto in quale dei sette giorni sarebbe andato in ferie?


Il nido E di tempo io poi ne avrò abbastanza per incendiare un lutto ormai elaborato è il suicidio tumulato da fiondate di bisbigli è la mano tesa a un orizzonte senza nord è la notte che arranca sbriciolando gradini saliti dondolando verso la stanza che russa rantola e silenzia le albe strangolate. Una volta sola nella vita si ascolta un grido che entra nelle orecchie e rimane lì a costruire eternamente il proprio nido.


Nascosto dai cardini di una porta aperta Correggo la rotta verso e bevo seduto su un’onda perfetta che intuisce anche troppo l’esistenza della calma gridante sulle ciglia di un maremoto addolorato del disastro o sui canti delle cicogne che ingravidano uteri puerperando attese cullate nei cassonetti e chi sa rovistare tra le disfatte non aspetta la povertà .


The fly Dubbi di ritorno atterrano sul davanzale sono richiami acrobati tra salti di rane da imitare io apro la finestra ai looney tunes occhi già sull’asfalto prima del tonfo è il volo di una mosca che non aspetterà l’inverno.


Abrasione da rivoluzione Una calma pigra vaga nel cielo hopeful di Las Vegas oppure una mamma messicana grida Ayudame! sul ciglio di un tombino oppure rarefatto arriva Dio su una mela verde con due piccioli oppure

aspettando la rivoluzione con i polpastrelli abrasi su bolle di sapone.


Giorno di mercato a Da Nang Rimangono gli anni a tintinnare le ore legate a un cappello di paglia vietnamita c’è anche il sole a illuminare le dita che slegano le ore da relegare al futuro. Per morire c’è tempo ma per vivere si tratta ogni secondo.


Sulla punta della Tour Eiffel Dopo un temporale rianimo un paio di sospiri trovati in stato comatoso sotto una foglia caduta ieri mentre un oboe moriva nella sua custodia blu Chopin tossisce Mozart applaude Shakespeare bacia George Sand Raffaello minuetta con Picasso mentre Giulietta sputa a Cristoforo Colombo

mi stringo nel cappotto e vado via.


4 ante Gli armadi sono armadi proiettili sui ricordi sono orologi abbandonati stagioni killer sono fòsse di scheletri ed oblii.


Delirium Alle feste dell’uva cammino quasi eretto una deriva pubblica sul filo di un rasoio io con occhi a quattro pupille a stanare ombre alla deriva privata e gli acini sono ragni da schiacciare tra due dita i bicchieri vuotati con calma piramidi da profanare o monumenti ebeti alla solitudine.


Highway La strada dritta va avanti e indietro a flash avanti e indietro ora che bastardamente la notte brucia di fiamma alcolica spengo i fari lanciato nella notte sulla Route 66 yaaaaahuuuuuuuuu torride pallottole su pelle nuda a incendiare ferite aperte dalle fucilate di ondate di calore e un pensiero lampeggia per sorpassare uno schianto fa inginocchiare la notte


sui rottami sparsi inutilmente roventi sono ancora io o nido per aquile estinte? La risposta ce l’ha il vento infuocato con il suo fucile Talisker.


Controvento Quel morso di oscurità ingoiata da un nero bisbigliante perpetuo riesco a sudarmelo anche oggi perché se questo desiderio riaffiora oggi e ieri è solo l’ultimo di una serie che sale su scale atrofizzate e sull’ultimo gradino rimane qualcosa di umile ansimante tra una parola e l’altra gridate controvento sempre contro il vento ogni volta tra i sussulti agganciati a un ascensore senza freni che precipita in un altro inferno quotidiano e cosa saranno le fiamme dimmelo tu che se ti ascolto ancora potrei interrompermi mentre la pietra va lentamente a fondo se un fondo è l’infinito che rincorre un attimo


e se un attimo dura un urlo decido d’inabissarmi tra coccodrilli famelici. Ma questi da oggi sono a dieta.


Rumore Era ancora estate una di quelle da sparare alle cicale e schiacciare grilli notturni una campana suonava lontana a sotterrare preghiere afone quella sera da lutto attorno a una flebo vuota un rosario di madreperla toccava terra e un aereo passava sulla casa. A sovrapporre rumore su sospiri sordi.


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Abrasione da rivoluzione  

Angelo Tozzi