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dmc

nº. 1 del 2015 - Anno 28

Direct Marketing Marketing Comunicazione d’impresa

direttore Ugo Canonici

DM & Comunicazione Organo d’informazione del Club C3

&

Marketing

L’arte nel marketing Comunicazione

Per conquistare la fiducia

Marketing Expo e dintorni

Creatività e innovazione

La domotica è di casa


Sommario

Le uscite di dm&c • n.1 marzo • n.2 giugno • n.3 settembre • n.4 dicembre

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Anno 28 - no 1 del 2015

EDITORIALE

Anche noi digitali di Ugo Canonici

COMUNICAZIONE 6 L’arte nel marketing di Ambra Baronio 12 Conquistare la fiducia di Ugo Perugini 19 Una innovazione: la “perdita di fuoco” di Roberto Villa

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CREATIVITÀ & INNOVAZIONE 14 La domotica è di casa di Sarah Canonici

MARKETING 8 Expo e dintorni di Grazia De Benedetti 17 Tra sell in e sell out di Bruno Calchera 22 E’ questione di carattere di Elena Muoio

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COMUNICAZIONE CON I CANi 25 Tra due litiganti di Davide Canonici

RUBRICHE 26 Fatti & Persone 27 Informalibri 28 Il Club dell’Osso

PENSIERO LIBERO 30 Tre storie di ragazzi di Alessandro Lucchini

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I temi trattati Direct Marketing una strategia di marketing che utilizza la comunicazione, con strumenti interattivi, verso un pubblico mirato per ottenere risposte misurabili

Marketing tutte le attività che vengono svolte per giungere alla vendita dei prodotti/servizi offerti (dalla ricerca, alle indagini di mercato, alla post vendita)

Comunicazione d’Impresa utilizza in modo integrato gli strumenti della comunicazione per far conoscere al mercato l’offerta e determinarne il posizionamento

I partner di questo numero: pag. 11

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CLEIS SOLUZIONI PER LA COMUNICAZIONE

CLEIS è una Società di Comunicazione d’impresa specializzata nell’organizzazione di Eventi aziendali CLEIS SRL - Via L.Spallanzani,10 - 20129 Milano - Tel: 02 7422 2238 www.cleis.it - info@cleis.it


Editoriale

Anche noi digitali Lo hanno già fatto in tanti e ben più importanti:Washington Post, New York Times, TIME e via dicendo. Sono passati o stanno passando alla versione digitale. Dicono che non si debba parlare di se stessi. Ma a me sembra che oggi sia importante che lo facciamo. Dm&c, all’ingresso del suo ventottesimo anno di vita, cessa di pubblicare l’edizione cartacea e sarà solo digitale. E’ stato uno spostamento lento. Alla versione cartacea, che era nettamente prevalente nei numeri, si è affiancata qualche tempo fa anche la versione via Web con un quantitativo ridotto, inviato in allegato ad una news letter. Poi piano piano i numeri si sono ribaltati e la prevalenza è passata al digitale. Da questo numero dm&c è solo in versione digitale, inviato con una news letter a circa 40.000 professionisti del mondo della comunicazione e del marketing e consultabile da tutti sul sito dmcmagazine.it. Vi voglio confessare che non è stata una decisione facile per chi, come me, ama leggere su carta. Mi piace prendere il giornale, ancora intonso (guai se me lo passa stropicciato e maltrattato chi lo ha letto prima di me!), e il libro deve essere rigorosamente “vecchia maniera”. No, non su papiro, ma almeno su una carta, col suo profumo, col suo peso, con la sua ruvidità o piacevolezza, con le sue varie sensorialità. Si astengano dai commenti gli appassionati degli e-book. Io li rispetto e ne capisco anche le argomentazioni. Ma non possono pretendere che io …. Dm&c , nei suoi 28 anni di esistenza, sempre attento a non tradire mai il principio ispiratore e fondante, di trattare solo argomenti di marketing e di comunicazione, una comunicazione declinata attraverso i suoi molteplici strumenti, credo che abbia saputo seguire il passo del tempo. Era nato infatti come rivista dedicata solo al Direct Marketing, ma poi ha sentito la necessità di allargarsi anche a diverse strategie di comunicazione e poi anche al marketing. Ha pubblicato annuari specializzati ai tempi in cui le notizie e le informazioni dovevano essere cercate in molti, troppi luoghi diversi. Ma poi è arrivato Internet e non è più stato necessario perpetuare l’abitudine. Lo strumento nuovo era troppo più potente e aggiornato e immediato … Ha realizzato varie iniziative promozionali, fiere, premi, convegni, congressi, seminari. Mai tradendo l’obiettivo principe che era quello di divulgare una corretta cultura della comunicazione. E, come dicevo, ha anche iniziato a realizzare la versione digitale della rivista. Oggi la “grande” decisione di diventare “solo” digitali. E, al tempo stesso, di inviarla gratuitamente, a tutti coloro che ci faranno pervenire la loro e-mail. E comunque, come già detto, consultabile sul sito dmcmagazine.it. Lasciatemi solo ancora un rimasuglio di legame al passato: la “faccia”, l’impaginazione e la grafica in genere sarà ancora quella usata per il cartaceo. Lo so che i nuovi mezzi prevederebbero nuove forme. Ma il cambiamento sarebbe stato (per me) troppo traumatico. Forse più avanti….

Ugo Canonici ugo_canonici@cleis.it

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Comunicazione Ambra Baronio

Le realizzazioni artistiche vengono utilizzate nella comunicazione pubblicitaria con efficacia. A sua volta la comunicazione è un supporto ai luoghi dell’arte

Comunicazione e arte: un binomio che funziona

L’ Arte nel marketing -L’arte è mezzo di espressione e, in quanto tale, di comunicazione: quale che sia la forma usata (scrittura, pittura, scultura o danza), l’artista veicola sentimenti, emozioni, messaggi sociali e politici. Fin dall’antichità tutti i grandi poteri, temporali e non, hanno sfruttato l’arte come strumento di propaganda per diffondere i propri ideali; ne sono nati grandi capolavori che ancora oggi ammiriamo. Al servizio dei prodotti

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Dall’inizio del secolo scorso, con lo sviluppo della pubblicità, l’arte si è prestata molto spesso al servizio dei prodotti più svariati per la realizzazione di piccole e grandi campagne pubblicitarie, basta pensare alle locandine di Toulouse Lautrec, per citarne uno; tanto che ormai è il marketing stesso che può essere considerato una forma d’arte. Ma nell’epoca dei nuovi media, dove tutto deve essere comunicato e dove tutti possono comunicare tutto, l’arte, intesa in senso “classico”, come

sta al passo coi tempi? Come si fa marketing per l’arte? Per diverso tempo i musei, con la loro vocazione conservativa, sono stati percepiti come luoghi inavvicinabili, o comunque da frequentare e visitare con cura e totale reverenza. Fortunatamente tutto questo sta


una grande opera d’arte digitale, la seconda invece realizzata con Sky Arte HD che ha dedicato un intero programma all’evento. L’importanza dei “social”

cambiando e anche i musei stanno aprendo le porte alle nuove tecnologie e al marketing 2.0. Marketing 2.0 Si parla ormai da anni della digitalizzazione delle opere d’arte, processo nel quale Google Art Project è in prima linea, che permette la fruizione delle opere anche a chi non può fisicamente recarsi nel museo; ora si è andati oltre e i social media hanno invaso anche le cattedrali della cultura. Si è appena conclusa infatti la seconda edizione della #Museumweek (dal 23 al 29 marzo). Oltre 1800 i musei e le gallerie che hanno aderito in tutto il mondo, più di 175 quelle italiane, fra cui @ Museo_MAXXI, @gamtorino, @ museiincomune, @Museo_MADRE, @museodel900,@Museoscienza@ mart_museum … per citarne alcuni: sette giorni di tweet scambiati su sette temi differenti rintracciabili grazie a sette hashtag. Visto il grande successo già della prima edizione, quest’anno si sono aggiunte due importanti novità: la prima grazie alla collaborazione con il Collettivo Bright che trasformerà tutte le conversazioni raccolte in

Ma Twitter non è l’unico social usato dai musei, ormai sono d’obbligo le pagine Facebook, Google+ e Instagram. Proprio il 21 marzo, ad esempio, alcuni musei, come la Galleria Nazionale di Parma, sono stati teatro dell’undicesima edizione del Worldwide InstaMeet # WWIM11, giornata in cui fotografi, amatoriali e non, si radunano per dare sfogo alla propria creatività e passare del tempo insieme. Le applicazioni delle nuove tecnologie nel mondo dell’arte sono infinite, non solo dal punto di vista del marketing ma anche per la divulgazione della cultura a 360° e per la sua conservazione. Fortunatamente sembra che anche le istituzioni se ne siano finalmente accorte ed abbiamo accolto questa ondata inarrestabile aprendo le porte dei loro “santuari” e cominciando un percorso di svecchiamento che speriamo, soprattutto in Italia, porti anche ad un rilancio dell’economia culturale.


Marketing Grazia De Benedetti

La grande manifestazione milanese 2015 può contare su alcune positività che possono favorire un esito felice e denso di sviluppi Tra criticità e multinazionali, quale sarà la sua anima?

Expo e dintorni

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Tempo di Expo. Non si può fare a meno di parlarne. Ancora prima di incominciare, aspettative e polemiche si incrociano. Un gran polverone mediatico, con tanti annunci destinati a perdersi nel vuoto. Il titolo “Nutrire il pianeta, Energia per la vita” suggerisce contenuti, che lasciano aperte molte questioni. Gli sviluppi possibili divergono in modo sostanziale. L’Expo dovrebbe far emergere realtà trascurate, rivalutare il lavoro agricolo, mettere sotto i riflettori gravi problemi da dibattere e approfondire, esaltare le eccellenze, rilanciare il made in Italy e la sua unicità, e molto altro. Ma la presenza delle multinazionali, alcune anche sponsor, potrebbe “soffocare” questi filoni virtuosi. Altro rischio è insito nella natura stessa dell’esposizione, che, in quanto vetrina dell’alimentazione e dei territori di produzione, potrebbe tramutarsi in una grande fiera, simile a tante altre, dove si va per mangiare, bere e divertirsi. Niente di male, certo, ma non c’è bisogno di un Expo per questo tipo di eventi.

Per fortuna l’Expo milanese può contare su alcune positività in grado di favorire un esito felice e denso di sviluppi: la qualità di alcune scelte che lo caratterizzano, da un lato e dall’altro l’impulso di iniziative e attività, di cui è motore. I Cluster approccio alla partecipazione Una delle novità più interessanti sono i Cluster. Al posto dei grandi padiglioni, in cui le Esposizioni Universali precedenti ammassavano i paesi della stessa area geografica, non in grado di sostenere le spese per uno spazio autonomo, Milano ha fatto una scelta strategica importante: ha reinventato il format espositivo, radunando i paesi, oltre 70, di cui molti in via di sviluppo, che condividono una filiera alimentare o una realtà ambientale. I nove Cluster, riso, cacao, spezie, cereali e tuberi, caffè, frutta e legumi, e, per l’ambiente, Bio-mediterraneo, isole, zone aride, -sono luoghi in cui le motivazioni per mettersi insieme si fondano sulla condivisione di contenuti, pratiche e stili di vitasintetizza Luisa Collina, delegata del Rettore del Politecnico di Milano per Expo. Quest’università è coinvolta nell’ulteriore innovazione: docenti e stu-


denti di 18 atenei internazionali invitati a lavorare insieme per creare i progetti dei vari Cluster. Poi la scelta tra le tre proposte, ideate per ognuno, è affidata democraticamente ai paesi, che vi devono essere ospitati, un ulteriore occasione di dialogo tra loro. Felice anche la suddivisione di ogni interno, dove uno spazio comune e altri dedicati al singolo Stato sono arricchiti da una mostra scientifica, curata da un’università (quelle di Milano, più Venezia e Napoli) e una fotografica, affidata ciascuna a grandi fotografi del calibro di Sebastiao Salgado, per il caffè, Berengo Gardin, riso, Ferdinando Scianna, Mediterraneo. La Cascina Triulzia per cambiare modello Un’altra novità assoluta è la Cascina Triulzia e il suo ruolo. L’unica struttura già esistente, agricola per vocazione e ristrutturata, ospita nei suoi 7900mq le organizzazioni no profit e pone la sua centralità di luogo che promuove i progetti, con cui sviluppare il tema. Infatti il progetto della Cascina si chiama “EXPlOding Energies to change the World”. “Vogliamo che tutti possano prendere la parola, e proporre un nuovo modello di sviluppo alle comunità e ai territori, attraverso una nuova alleanza con le istituzioni e le imprese”, Spiega Sergio Silvotti, presidente di Fondazione Triulzia, che rappresenta 4 milioni di associati, impegnata a gestire questo eccezionale progetto, la cui portata va ben oltre l’Expo: raccontare le organizzazioni nazionali e internazionali della

L’albero della vita

società civile e farle incontrare con i produttori, le imprese responsabili, le autonomie locali. Per dare a tutte le realtà, anche piccole, la possibilità di partecipare al programma culturale o di essere presenti in Cascina, la Fondazione si avvale delle “call”. Due si sono già chiuse, con quasi 200 proposte presentate, mentre la terza resterà aperta fino al termine dell’Esposizione. Sono così stati già inseriti alcune centinaia di eventi, tra laboratori, incontri e spettacoli, del migliaio previsto per tutto il periodo. Società civile multinazionali

e

Non era mai successo che la società civile avesse un simile ruolo di primo piano: 13 importanti “no profit” del calibro di Wwf, Fairtrade, Caritas, Save the Children, oltre a organismi internazionali quali Onu, Ue e Cern. Con uno spirito diverso anch’esso, per cui l’Onu è presente in modo “diffuso”, invece di avere un proprio padiglione. Aleggia però una grossa questione.

Gli appuntamenti globali “social” Il Sewf, Forum delle imprese sociali, ha scelto Milano per il suo terzo appuntamento (1/3luglio). Tra gli obiettivi: coinvolgere i giovani, aiutare il settore a raggiungere un pubblico più ampio e avviare nuove iniziative contro la povertà e per la sicurezza alimentare. Dal 20 al 22 maggio, 26ima assemblea dell’European Foundation Centre, delle oltre 200 fondazioni filantropiche internazionali (www.efc.be). Sempre a maggio, dal 24 al 31 si svolge la Global Fair Trade week, settimana del Commercio Equo, con centinaia di delegati di più di 70 paesi. E “fuori Expo” l’associazione Terra Madre ha pensato bene di invitare lei, dal 3 al 6 ottobre, i giovani contadini, pescatori, artigiani, allevatori, pastori da tutto il mondo per ascoltare le voci e le istanze dei veri protagonisti di un pianeta che mangia, e di tutte le relazioni e i problemi che ne derivano.


Marketing

Expo in città

Quale anima avrà l’Expo, in bilico tra le criticità da affrontare e Milano sta facendo un enorme sfor- le multinazionali, fornite di un zo per rispondere alle numerose esi- proprio padiglione-vetrina e algenze e problematiche della massa cune anche sponsor dell’evento? di visitatori, che la invaderanno. Queste vanno in senso opposto Oltre all’organizzazione, che dev’es- ai problemi degli altri: la fame di sere ben oliata, il Comune ha proget- troppi poveri, il diritto all’acqua, tato e curato la regia, insieme alla le biodiversità che scompaiono Camera di Commercio, di Expo in (70% in un secolo), così come città, fuoco di artificio di mostre e i terreni agricoli (un terzo in 30 iniziative, che accompagnano tutto anni), per citare i più grossi. il periodo e animano Milano, “pal- Situazioni in grande conflitto, coscenico su cui andranno in scena eppure da questa profonda conmille e mille eventi. Expo più Expo traddizione potrebbe nascere un in città : Milano raddoppia e sarà il confronto proficuo, sia perché a posto dove essere nel 2015” afferma fronteggiare colossi come Coca il sindaco, Giuliano Pisapia. Il pro- Cola e Nestlé ci sono brand di gramma mette in luce quanta l’im- peso come Slow Food e Coldiretportanza data dalla città e dall’Ita- ti, sia per la qualità e l’importanlia, costellata di mostre e iniziative, za dei convegni internazionali alla cultura, che nutre ed è stretta- previsti. mente legata a tutte le espressioni Si spera che anche La Carta di Milano, che nasce a fine aprile, della nostra vita. dopo due mesi di lavoro, indichi dei principi su cui imbastire un discorso. Un patrimonio di relazioni

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La speranza che accompagna questo Expo è di far fruttare al meglio il patrimonio di relazioni che racchiude. Da non dimenticare quelle tra imprese e territorio, che in 6 mesi si possono moltiplicare, insieme alle energie e allo scambio di esperienze. Questo dialogare potrebbe sfociare in risposte propositive ai numerosi problemi del mondo attuale, uno degli esiti che più ci si augura dalla manifestazione. Il suo “carattere diffuso”, iniziato già nel 2010, ha scaturito 93 incontri, in cui sono stati presentati 1500 progetti, visibili nel sito tavoliexpo.it. Alcuni, grazie a partnership, sono già realtà, come la Milanocard, ideata da un 24enne, che offre facilitazioni a chi approda a Milano, per mezzo di convenzioni con strutture e servizi; SharExpo, un percorso attraverso la “città condivisa” o PiacereMilano, un sito proposto da Radio Popolare,

in cui ognuno può invitare a cena e a un tour progettato in proprio qualche visitatore. L’associazione Italia Camp si propone con un “road show” per captare idee, startup e soggetti, inerenti alle tematiche: il meglio dei progetti individuato nelle varie tappe avranno l’occasione di promuoversi nel Vivaio delle idee del Padiglione Italia. Moltiplicatore di idee e imprese Per quanto si possa parlar male dei tanti lati oscuri, problemi e qualche velleità di Expo, un merito certo gli va ascritto: il movimento, l’energia collettiva, il coraggio di proporre progetti, di avviare iniziative, proprio in un momento in cui tutto sembra azzardato. Questo atteggiamento propositivo fa circolare idee, denaro, attività, non solo a Milano e dintorni, ma come forza propulsiva e diffusa in tutto il paese. Lo sforzo di piccole aziende, di enti culturali, di istituzioni di chiamare a raccolta tutte le proprie risorse, anche economiche, è davvero notevole, come spesso succede in Italia, che dà il meglio di sé nei momenti di crisi. E per molti è davvero (non uno slogan) l’opportunità per ripensare la propria struttura, adeguandola alle esigenze attuali. Per la città e il per il paese può significare il momento di invertire la marcia, che sta portando alla chiusura, alla decadenza, allo smantellamento delle nostre eccellenze e caratteristiche. Se non è questa l’ora di ripartire, con intelligenza e onestà, allora quando?


Divisione Servizi di Cleis s.r.l. Via L. Spallanzani 10 - 20129 Milano Tel. +39 02 7422.2238 Fax +39 02 7422.2243 aldo.provasi@cleis.it - www.cleis.it/fg

La risposta alla crescente domanda di sicurezza in una società che si trasforma. L’innovazione tecnologica per gestire la vostra sicurezza, nei suoi vari aspetti, lasciandovi il diritto alla vostra serenità.


Comunicazione Ugo Perugini

Quali sono le caratteristiche che consentono alle persone di conquistare la fiducia dei propri simili? Un mix alchemico non sempre semplice da realizzare Un test per scoprire gli elementi che devono essere dentro di noi

Conquistare la fiducia - Quali sono le caratteristiche che consentono alle persone di conquistare la fiducia dei propri simili? Esistono comportamenti “virtuosi” che favoriscono la costruzione della fiducia? Gli ingredienti necessari sono un mix alchemico non sempre semplice da realizzare. Ma c’è chi è convinto di averli individuati e, in modo molto pragmatico, è in grado di illustrarli, tanto da realizzare un breve e immediato test per valutare il livello di fiducia che c’è in ognuno di noi. Gli studi di Cindy Olmstead

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Prima di sottoporvelo, con il necessario disincanto con cui queste prove vanno affrontate, leggete i quattro elementi che secondo Cindy Olmstead, presidente della Olmstead Consulting, coautrice del libro “Trust Works!” e autrice del test di autovalutazione, stanno alla base del concetto di fiducia. Competenza e abilità. Chi ispira fiducia dimostra di essere un vero professionista, di conoscere a fondo le cose che fa e che chiede agli altri di fare,

e sa impegnarsi continuamente per migliorare la qualità del proprio lavoro, utilizzando le risorse e le abilità di cui dispone per aiutare gli altri. Credibilità. Chi ispira fiducia deve sempre comportarsi con integrità e onestà. Il suo rapporto con gli altri è ispirato al massimo rispetto. Ammette senza paura i propri errori, sa essere discreto quando occorre e non parla mai male alle spalle degli altri. Capacità comunicativa. Chi ispira fiducia si preoccupa degli altri, li tiene costantemente informati, è pronto a prestare loro attenzione, ascolta i loro problemi e sa riconoscere e premiare i risultati del loro impegno. Responsabilità. Dice le cose che fa e fa le cose che dice. Sa organizzare il proprio e l’altrui lavoro, affronta con determinazione i momenti difficili, crea un clima collaborativo e si impegna in prima persona per trovare le soluzioni più adeguate ai problemi. Ma attenzione, anche se solo uno di questi ingredienti viene meno il mix alchemico non riesce e si rischia di non essere credibili.


Ecco l’autotest E ora sottoponetevi all’autotest, con una raccomandazione. Siccome i risultati li vedrete solo voi, cercate di essere il più possibile sinceri. Accanto a ogni risposta segnalate la lettera che corrisponde al comportamento descritto. A= Quasi mai B= A volte C= Spesso D= Molto spesso E= Sempre Competenza e abilità. • Riesco a ottenere ottimi risultati nelle cose che faccio • So affrontare e risolvere i problemi • Mi sento qualificato per il mio compito • Mi giudico abile in quello che faccio • Ho maturato un’esperienza notevole • Non ho difficoltà a utilizzare le mie capacità per aiutare gli altri • Cerco sempre di migliorare quello che faccio Credibilità • Rispetto sempre la parola data • So riconoscere quando commetto qualche errore • Sono onesto • Non parlo mai male alle spalle degli altri • Sono sincero • Cerco di non giudicare gli altri • Sono rispettoso nei confronti degli altri Capacità comunicativa • Cerco di ascoltare quello che gli altri vogliono dirmi • Apprezzo gli sforzi e riconosco l’impegno degli altri • Mostro autentico interesse nei confronti degli altri • Sono una persona sulla quale gli altri possono contare • Lavoro con piacere insieme agli altri • Ho un atteggiamento empatico nei

confronti di chi mi sta intorno • Non ho timore di chiedere informazioni agli altri Responsabilità • Faccio ciò che dico • Rispetto i tempi stabiliti • Sono sensibile alle richieste degli altri • Riesco a organizzare razionalmente il lavoro • Sono sempre responsabile delle mie azioni • Sono perseverante nella realizzazione dei miei progetti • Credo nella coerenza tra progetto e azione Come calcolare il proprio livello di fiducia Le risposte fornite A,B,C,D,E hanno un valore crescente da 1(A) a 5(E). Calcolate per ogni sezione (Competenza e abilità, Credibilità, Capacità comunicativa, Responsabilità) il risultato che scaturirà dalla somma delle sette moltiplicazioni. Avrete per ogni sezione un dato che confronterete con le indicazioni sotto riportate: 33-35 Eccezionale, in questo settore sei il massimo! 30-32 Ottimo, sei sulla strada giusta 27-29 Sei nella media, ma devi ancora lavorarci su un po’ Sotto il 27 Attento, hai ancora ampi spazi di miglioramento. Per finire, tre domande sulle quali riflettere In quale sezione hai ottenuto il punteggio più alto? In quale quello più basso? Ti ha sorpreso il risultato?

Nota: Il Test originale in lingua inglese (che abbiamo liberamente adattato) è ABCD Trust Model™ no1 - 2015 - dm&c

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Creatività & Innovazione Sarah Canonici*

Insediamenti civili e industriali stanno guardando con estrema attenzione alle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa e nel lavoro

Un processo inarrestabile

La domotica è di casa * Sarah Canonici Direttore Operativo di Cleis Comunicazione, promozione, servizi per l’impresa; una società che lavora con particolare attenzione alla creatività e all’innovazione. www.cleis.it sarah_canonici@cleis.it

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- Se ne sta già parlando da parecchi anni di domotica, per gli insediamenti industriali e per le abitazioni civili. Ma, come spesso succede da noi, le cose si consumano parlandone molto e magari realizzandole più raramente. Ma oggi la tecnologia corre veloce, la cultura dell’IT si sta diffondendo sempre di più e nessuno, specie se giovane, si meraviglia se può comandare a distanza, col suo telefonino, le varie funzioni della sua abitazione. Come può essere comodo trovare la vasca del bagno riempita da acqua, alla giusta temperatura, avendo dato il comando col proprio smartphone durante il viaggio di avvicinamento! Quindi la domotica oggi possiamo dire che “è di casa” o comunque lo sta per diventare. Sempre più spesso i costruttori danno come dotazione standard l’impianto di domotica (o almeno la predisposizione per) che dà maggior valore alle loro realizzazioni. E allora vediamo un po’ più da vicino quella che, pur non essendo una innovazione, merita sicuramente una migliore conoscenza.

La casa connessa Sempre più spesso, sia per i siti residenziali che aziendali si parla di bulding intelligenti, di building automation, di casa connessa, gestibile attraverso l’automazione fra tutte le principali funzioni (climatizzazione, illuminazione, movimentazione tapparelle/tende, etc.) favorendo un uso consapevole dell’energia e quindi un significativo risparmio di elettricità, gas e acqua ecc. I concetti sopra esposti sono sintetizzabili nella definizione di Domotica che deriva dall’unione delle parole domus (“casa“ in latino) + robotica: è la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati. Questa area fortemente interdisciplinare richiede l’apporto di molte tecnologie e professionalità, tra le quali ingegneria edile, architettura, ingegneria energetica, automazione, elettrotecnica, elettronica, telecomunicazioni ed informatica. (Wikipedia) Nel contesto in cui viviamo la domo-


tica è quella scienza che ci aiuta ad utilizzare i dispositivi che inseriamo negli edifici quali prese, luci, sensori, telecamere, termostati, interruttori, infissi, tendaggi, impianti di irrigazione, controlli sui consumi, cancelli, musica, ed altro, controllabili, con interfacce sempre più semplificate ed intuitive, dal PC, tablet e smartphone. Gli scenari possibili sono molteplici in funzione dell’ambiente che si sta considerando e delle necessità ed esigenze che vogliamo soddisfare. Per i siti aziendali l’automazione sarà certamente più spinta verso funzioni atte al risparmio, e alla sicurezza, per i residenziali oltre alle funzioni prima riportate si svilupperanno anche quelle rivolte al comfort dell’ambiente in cui si vive. I sistemi sono normalmente tutti configurabili sulle reali esigenze del cliente e sviluppabili su livelli diversi. Nel residenziale Possibilità di gestire la casa anche a distanza. Oltre a ricevere segnalazioni via SMS sul telefono cellulare, si possono infatti controllare e comandare le funzioni dell’impianto direttamente da smartphone, tablet o dal personal computer. Possibilità di ricevere, direttamente

sullo smartphone messaggi di segnalazione sullo stato dell’abitazione che consentono di intervenire in caso di pericolo (allarme gas/acqua, interruzione di corrente, intrusioni indesiderate); oppure, inviare SMS e comandare a distanza l’accensione e lo spegnimento di dispositivi collegati all’impianto (climatizzazione, antifurto). Il sistema antintrusione offre una protezione volumetrica e perimetrale, per il controllo degli ambienti in ambito residenziale. Se abbinato a telecamere permette di avere un controllo anche visivo di quanto sta accadendo in casa quando non siamo presenti. Possibilità di gestire e controllare rivelatori di gas che verificano la presenza, di sostanze pericolose (metano/GPL) nell’ambiente domestico, ripristinare automaticamente la corrente quando salta, a causa di uno sbalzo di tensione o di un temporale, comandare le tapparelle, le tende da sole, le finestre in abbaini: alzarle/ abbassarle o chiuderle in caso di pioggia o vento contemporaneamente, in un unico gesto evitando di andare in ogni stanza ed intervenire sul singolo interruttore, Un sistema domotico non solo può temporizzare il riscaldamento a seconda degli orari che si scelgono, ma permette un controllo più fles-

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Creatività & Innovazione

luminosa che potrà ripetersi all’infinito. Si hanno a disposizione diversi calendari per programmare attività giornaliere, attività periodiche, attività future e one-shot Nel Business

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sibile della temperatura decidendo per esempio di riscaldare solo alcune stanze differenziando automaticamente la temperatura tra un ambiente e l’altro. La gestione di diverse temperature all’interno dell’abitazione permette di razionalizzare i costi e garantisce massimo comfort. Il sistema è in grado di gestire in modo centralizzato l’apertura e la chiusura della casa attraverso una pulsantiera; è possibile infatti memorizzare le personalizzazioni delle funzioni del sistema o impostare aperture e chiusure centralizzate, garantendo comodità e risparmio di tempo. Sicurezza e comfort in un’unica soluzione. Oltre a poter utilizzare un unico tasto per spegnere tutte le luci di un piano è possibile definire in ogni momento la funzione di quel tasto. Per esempio per un determinato giorno quel tasto oltre a spegnere le luci deve attivare anche l’impianto di irrigazione o l’antifurto. Oltre a programmare uno scenario standard per l’accensione di punti luminosi è possibile impostare e modificare a piacimento una sequenza

Il sistema di domotica nei siti aziendali è rivolto principalmente a quelle funzioni necessarie al risparmio nei costi, garantire la privacy e la sicurezza del sito aziendale stesso. Il risparmio nei costi è possibile partendo dal controllo in tempo reale degli effettivi consumi e non di quelli presunti, spesso utilizzati dalle compagnie che distribuiscono energia elettrica per la fatturazione, dalla programmazione, ovunque ci si trovi. E inoltre per l’accensione e lo spegnimento dell’aria condizionata e delle luci a determinate ore o in assenza/presenza di personale all’interno dei locali durante le normali ore in cui l’azienda è operativa. La sicurezza del sito include sistemi di anti-intrusione con centrale di allarme, sensori di movimento e di contatto, rilevatori perdite d’acqua, presenza fumo o gas, videosorveglianza con sistemi di archiviazione immagini e telecamere, video citofonia, controllo accessi che oltre a regolare l’ingresso ai singoli siti possono regolamentare l’accesso in determinati locali aziendali. Tramite badge di riconoscimento, è possibile modificare, ogniqualvolta si vuole, l’accesso a tali zone prevedendo l’ingresso per esempio solo in alcuni giorni e per alcune ore prestabilite.

Alcune applicazioni di Domotica qui descritte sono state realizzate da Feel Good Security www.cleis.it/fg


Marketing Bruno Calchera

Non è sufficiente spingere il cliente ad entrare nel Punto vendita. Bisogna poi che , all’interno, sia attuata una comunicazione specifica

Non basta focalizzarsi solo sull’etichetta del prodotto

Tra sell in e sell out -In tema di comunicazione non si può che prendere atto che la grande pubblicità tende a privilegiare in ogni occasione la spinta verso il consumatore. Nella pianificazione strategica sul punto vendita poco interesse è riservato al sell in. Sul punto vendita Si fa push push sulla pubblicità per convincere il cliente ad andare a comprare, senza badare troppo alla necessità di operare sul punto vendita con attività specifiche di comunicazione. Il Buyer o il grossista di turno sono sensibili è vero alla promozione di spinta che le aziende fanno per convincere i clienti all’acquisto, ma l’investimento per raggiungere risultati buoni deve essere parecchio forte. La tensione ad obbligare a “scaffalare” prodotti da vendere per via di spinte promozionali è fortissima. Il Buyer prende atto. Apre gli spazi. Non verifica la qualità del prodotto. Sa solo che la spinta sul consumatore lo obbliga a dare spazio

a quel Brand. La spinta commerciale sul Buyer diventa priva di grandi considerazioni orientative sulla qualità. Orientare il consumatore Ma questa è una cosa invece che la media è piccola industria deve fare per orientare il Buyer ad uno specifico interessamento. In questo caso il Buyer della GDO si informa, verifica le carte aziendali e vuole essere informato sulla qualità

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Marketing

di prodotti. Il risultato in questo secondo caso è molto vantaggioso per i clienti. Essi si avvantaggiano della professionalità del Buyer, delle sue verifiche di prodotto. Un fatto che la grandi aziende non possono documentare se non sommariamente. La spinta emozionale della pubblicità privilegia il “si dice” del contenuto della pubblicità . Ad esempio sulle merendine c’è poco da aggiungere. Pensiamo ai formaggi: quando sullo scaffale compare un prodotto , ben dettagliato e con indicazione di provenienza e altre informazioni aggiuntive. Convince certamente di più del solito prodotto di marca, nel solito cellophane, quello iper noto dallo spot pubblicitario.

Anche i prosciutti o i salami

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A volte la marca fa tutto. Ma se un produttore di bresaola o di soppressa dettaglia le qualità ha possibilità di essere non solo apprezzato ma venduto al cliente. Queste osservazioni per introdurre un semplice concetto. Per fare un buon sell out occorre un buon sell in, soprattutto con i nuovi

prodotti. Il settore alimentare poi ha bisogno moltissimo di trovare una comunicazione efficace. Grossisti e GDO devono essere preventivamente informati sulla qualità dei prodotti che andranno agli scaffali. E se tale informazione è ricca di notizie anche l’accompagnamento del prodotto, la sua descrizione, può essere più condivisa e il cliente in questo caso soddisfatto. Le novità senza sell in sono spesso un elemento di possibile confusione. Affidarsi alla spinta pubblicitaria e basta crea fenomeni incontrollabili . Acquistare prodotti tecnologici nuovi ad esempio è rischioso. Non c’è da scherzare Anche nella alimentazione c’è poco da scherzare su prodotti salutistici che promettono risultati assolutamente inverificabili. Dai dentifrici, ai prodotti dietetici. Perché il cliente non chiede di più? Perché è nella sua possibilità fare azioni di verifica. Cosa che potrebbe fare la Gd e GDO pretendendo una conoscenza maggiore. Ma le aziende conoscono il vero punto debole del marchingegno promozionale e pubblicitario: far fare quattrini al punto vendita senza tanti problemi. Con nostalgia si pensa al mercatino o al negozio in cui il commerciante faceva una preselezione, conoscendo i clienti e accettando sul suo bancone solo cose che potevano trovare un reale consenso dalla clientela. Senza sell in...i rischi del sell out cadono sui clienti e distributori. Se con EXPO 2015 si trattasse anche il tema della distribuzione alimentare e ai contenuti necessari e non ci si accontentasse di far apparire i soliti big spender, non sarebbe male. Si parla spesso di dare informazioni di prodotto. Etichette piene di notizie Ma il sell in è solo questo?


Comunicazione Roberto Villa

Una fotocamera che è una eccezionale innovazione tale da cambiare il processo di costruzione dell’immagine. Alcune riflessioni per gli amanti della fotografia Un nuovo “focus” per la comunicazione

Una innovazione: la “perdita di fuoco” -Quel personaggio, letteralmente fisicamente trascinato in un suo film, da Woody Allen, Marshall McLuhan, negli anni ‘60 lo aveva fatto capire persino agli esperti di comunicazione, che il “medium è il messaggio” e, non a caso, come rafforzativo, la sua pronuncia si rifaceva all’origine latina del termine. E proprio la pronuncia maccheronica, sia del latino sia dell’inglese, non faranno onore anche all’interessante nome di questa eccezionale realizzazione tecnologica che è “Lytro Illum”. Una luce vera Appare chiaro fin da subito, che nell’acronimo del nome, sia presente il significato delle nuove funzioni del sistema, che non lavora per una sola modalità di rappresentazione della luce, ma attraverso una luce “vera” come indica la pronuncia della parola “Light True”. Chi osserva lo schema dell’insieme; obiettivo, sensore e corpo fotocamera, si accorgerà che il piano del sensore non è indicato come “piano

di fuoco” dell’antica pellicola, o dei moderni sensori da molti megapixel, ma ne è indicata la sola presenza, la cosa lascia intendere che il processo di “costruzione” dell’immagine sia implicitamente radicalmente cambiato. E così è. Sul piano del sensore, diversamente dalla fotografia digitale “tradizionale”, non viene “messa fuoco l’immagine” ma vengono inviati “raggi” in una considerevole quantità, quin-

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Comunicazione

fotocamera Lytro

di con una modalità ben differente dalle normali fotocamere. Il sensore, non a caso, non è misurato in megapixel ma in “megaray”, cioè in milioni di raggi, così, grazie ad un sistema basato su milioni di microlenti, ogni singolo raggio di luce, dotato di tutte le caratteristiche originali; colore, intensità, distanza, angolazione, evvia, contribuisce a costruire una immagine completamente diversa dalla convenzionale. L’immagine ne guadagna

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L’obiettivo perde i diaframmi e l’immagine guadagna la messa a fuoco dopo lo scatto. La Lytro è dotata di un’ottica zoom, apparentemente tradizionale, con una escursione di 1-8, equivalente, nel classico formato 35mm, ad uno zoom 30-250 mm, ma con una prestazione d’eccezione, la quantità di luce ammessa è pari ad una apertura a diaframma f2.0, cioè da 4 ad 8 volte più luminoso di una costosa ottica equivalente. Peculiarità unica, è data, diversamente da tutti gli altri zoom, dal valore f2.00 che si man-tiene costante per tutta l’escursione, da grandangolo a

tele, non causando l’abituale perdita di luminosità alle lunghe focali, ne i problemi connessi alla caduta di luce ai bordi a taluni diaframmi. Milioni di raggi Il software “di bordo” provvede ad intercettare i cinquanta milioni di raggi, a misurarli ed a posizionarli, con tecnologia vettoriale, propria dei programmi di modellazione 3D, co-struendo una immagine estremamente realistica, di fatto tridimensionale. Cosiccome una immagine di sintesi 3D, realizzata al computer, abbiamo la possibilità di “focheggiare” un solo punto a scelta o di “mettere a fuoco” dal piano più vicino a quello più lontano contemporaneamente. Per aiutare il fotografo tradizionale, abituato alle profondità del fuoco in dipendenza dei diaframmi, ad ogni risultato scelto del fuoco stesso, ad immagine già scattata, viene suggerito un ipotetico valore di diaframma equivalente alla posizione selezionata. Attraverso l’ampio schermo “touch” sono disponibili tutte le funzioni necessarie al fotografo professionista od al raffinato fotoamato-


re sia per l’operatività della camera sia per il trasferimento dei file su Pc od in Internet. Alcune brevi considerazioni sulle novità della foto scattata e le sue peculiarità Il modello che i bravi docenti suggeriscono agli studenti 3d, sia per immagini fisse sia animate, è quella di un cubo, rappresentato dallo spazio generato sul monitor del computer, nel quale è inserito il lavoro. Appare chiaro che, con una immagine, ad esempio, rappresentata da un cubo di 1000 pixel o punti, per ognuno dei 3 assi, x - y - z, (quelli della trigonometria) cioè 1000x1000x1000, questa risulterebbe formata da una serie di 1000 immagini aventi una superficie di 1000x1000 punti, o pixel e lo “spessore” di un solo punto o pixel. Una qualsiasi “fetta” delle mille possibili può rappresentare una foto 2d. La fotocamera Lytro produce una immagine del reale con il “campionamento” di “soli” 50 milioni di raggi, dotati di lunghezza, angolazione, luminosità colore, etc, e li racchiude in una foto, che nella sua versione 2d, generata dall’appo-

sito software Lytro, risulta avere una dimensione di 2450 x 1634 pixel, pari a 4 megabyte. Di fatto, per la foto 2d, Lytro non offre nulla di più, anzi qualcosa di meno, di una fotocamera tradizionale equivalente, vista la non elevatissima risoluzione, ma, nell’uso dinamico, con fotografo e un soggetto in movimento, grazie ai 3 fotogrammi al secondo ed a 1/4000 sec, dove non è possibile il perfetto controllo del fuoco appare risolutiva. Un’altra serie di prestazioni “inconsuete” per uno scatto fotografico, sono il controllo della parallasse (l’errore di angolazione fra oculare ed obiettivo), il controllo della prospettiva nonché la pseudo animazione, del singolo scatto, della durata di circa 7 secondi, oppure la visione 3d sul vostro Tv con gli appositi occhiali. In realtà Lytro, nelle mani di un creativo, consente molto di più di quanto molto succinta-mente qui illustrato e con la sola funzione di incuriosire il lettore che si occupa di comunicazione per immagini. Tutti i dati tecnici e le interessanti dimostrazioni video sono reperibili sul sito dell’importatore: http://www.fowa.it/

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Marketing Elena Muoio

Oggi si cerca di raggiungere il target con la speranza di costruire relazioni a lungo periodo e trasformarle in business. Il marketing digitale può aiutare

Essenziale è farsi trovare

E’ questione di carattere - Chi mai avrebbe immaginato che il semplice carattere del cancelletto (#), un giorno sarebbe diventato famoso. Simbolo di velocità e coinvolgimento, nel 2007 oltre a prendere il nome di hashtag diventa il carattere mondiale che unisce tutti, dai social alle aziende, dalle persone agli hobby, una chiave che apre su un mondo infinito. Persino l’American Dialect Society nel 2012 ha dichiarato l’hashtag la parola più usata dell’anno. La sua notorietà è legata a Twitter, questo ha reso famosi gli hashtag. Uno dei primi fu quello di Nate Ridder nell’ottobre 2007. La forza degli hasthag

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Creò un hashtag che incluse in tutti i suoi tweet, “#sandiegofire”, in cui parlava degli incendi che colpirono la città di San Diego in quel periodo, pubblicando le news e tenedo informate le persone sull’accaduto. Oggi oltre il 70% delle persone che naviga sui social media usa questo carattere mondiale. Nessun altro strumento è così poten-

te nel raggruppare persone unite dagli stessi interessi. Gli hashtag, come tutti sappiamo, sono semplici parole che servono per postare sui social testi o immagini. Ma la grandezza di questo carattere sta nel fatto che con una sola parola sintetizziamo l’argomento di cui stiamo parlando e coinvolgiamo più persone nella conversazione. Per essere efficace Un hashtag per essere efficace e far ottenere una migliore visibilità deve essere breve, sintetico, facile da ricordare e da scrivere e deve essere il tema chiave della conversazione. Per un prodotto o per un’attività, la miglior scelta è usare un solo hashtag, con una parola chiave unica e intrigante per farsi riconoscere e ricordare in questo immenso oceano digitale. Bisogna scegliere parole o frasi semplici e attinenti all’argomento trattato, l’importante è scatenare l’effetto virale. Usare parole comuni, stravolgere l’uso degli hashtag creerà solo un gran-


de problema: la difficoltà nel farsi trovare e attrarre nuovi followers. Legato alle immagini Come tutti sappiamo l’hashtag è entrato anche nella vita di Facebook nel 2013, Google+, Instagram e Pinterest nel 2014, in questi ultimi due social visivi l’uso è legato alle immagini. Descrivere la foto utilizzando l’hashtag con la parola chiave permetterà di raggiungere e coinvolgere il pubblico desiderato e creare buzz attorno a quell’immagine. Le aziende sfruttano le tecniche del visual marketing per ottenere maggiore visibilità. Questo carattere nei social permette ai grandi brand, di mantenere lo stesso messaggio unico su tutte le piattaforme diffondendosi nella rete. Nel Social Media Marketing e nelle strategie è diventato indispensabile. Strumento di marketing Viene usato come strumento di marketing per creare visibilità attorno a un brand, a un prodotto o un servizio. Questo ci dà la possibilità di conoscere il trend del momento, di analizzare l’ambiente di mercato, ci aiuta nell’analisi del brand, favorendo la fidelizzazione dei clienti. Le aziende sfruttando i social per lanciare le proprie campagne, portano l’attenzione degli utenti su quel determinato argomento, lasciandoli liberi di esprimere il loro pensiero sul prodotto o servizio offerto. Non esiste modo più semplice per ottenere visibilità che aggiungere un

hashtag efficace al proprio messaggio e con un semplice click si possono vedere tutte le conversazioni. Gli hashtag personalizzati permettono alle aziende di creare informazioni legate alla loro attività per questo motivo è consigliato creare un proprio hashtag. Con il loro buon uso si può arrivare a creare una strategia importante che porta risultati effettivi.

Che si sia un’azienda o un utente l’hashtag aiuta a espandere nella rete un’idea facendoci scoprire e trovare su tutti i social. Meno è meglio Gli hashtag permettono agli utenti di trovare un post, facendo una ricerca con una parola chiave, questa naturalmente è un link che rimanda alle board globali di riferimento ma se si esagera con il cancelletto sarà impossibile farci trovare. Non c’è una regola sul numero degli hashtag da usare, non sono scritte da nessuna parte eppure queste regole ci sono. Uno status pieno di hashtag crea solo confusione. Partendo dall’idea di essere ovunque e di raggiungere in maniera più ampia le persone per ottenere maggiore visibilità sovraccaricando gli status di hashtag è sbagliato.

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Comunicazione

In questo modo lo status non dà le informazioni utili e necessarie ma invece di lasciare un messaggio pulito e chiaro si crea solo spam. Su Twitter lo spazio a disposizione per lo status è di 140 caratteri, mentre su Facebook non ci sono limiti ma questo non significa che bisogna strafare. Usare l’hashtag nel testo invece di usarlo prima o dopo, su una parola chiave crea un enorme caos. S crivere, ad esempio, un post in questo modo: “ #il#marketing#ovunque” e scrivere lo stesso post in quest’altro modo: “#IlMarketingOvunque” è ben diverso, di facile comprensione, chiaro e pulito ci si sofferma con interesse a leggere il post invece di passare oltre per la troppa confusione che c’è. Usare quello giusto

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Il cancelletto oltre ad essere utilizza-

to nel mondo online può essere utilizzato in quello offline. In pochi anni si è arrivati ad utilizzarli ovunque, nella pubblicità, nei programmi televisivi ma se nel mondo offline si vuole raggiungere potenziali followers, basterà semplicemente creare un hashtag e farlo vedere in mezzo alla gente. Il famoso cancelletto scatena un effetto virale, si è mossi dal desiderio di postare una frase, una parola, un’immagine con quell’hashtag che noi vediamo. Le aziende che hanno ottenuto successo dalle campagne pubblicitarie avviate sui social attraverso l’uso degli hashtag appartengono a settori diversi tra loro ed hanno saputo utilizzare al meglio l’uso dell’hashtag. Il noto marchio HTC pochi giorni fa ha presentato per il 2015 il nuovo smartphone One M9, avviando una campagna pubblicitaria sui diversi social con l’hashtag #OneLife coinvolgendo gli utenti e chiedendo loro di creare un’immagine con le tre forme date e pubblicarle sul profilo social del brand. Anche Expo 2015 Anche Expo 2015 il più grande evento sull’alimentazione e nutrizione ha realizzato un proprio hashtag #Expo2015 presente su Facebook, Twitter, Pinterest, Linkedin e YouTube. Raccontare l’evento sulle pagine social per coinvolgere tutti gli utenti e rendere questo evento un contenitore di storie è l’idea di Susanna Legrenzi responsabile Social Media Expo. L’hashtag che ha fatto la storia su Twitter è stato #JeSuisCharlie in pochi giorni è stato quello più usato, ma anche altri noti vanno dal cibo alla moda, dagli eventi alle vacanze. Insomma gli hashtag sono ovunque, sono uno strumento di marketing essenziale per creare conversazione, allora perchè non provare?


Comunicazione con i Cani Davide Canonici*

Può succedere che due cani si azzuffino. E’ importante che i proprietari sappiano gestire con determinazione la situazione Attenti alle mani, che sono ad alto rischio!

Tra due litiganti Capita spesso di vedere cani che si azzuffano, purtroppo! Proprietari allarmati che giustamente si lanciano in soccorso del loro amato cane cercando di dividere i due cani che litigano e come unico risultato si beccano un bel morso e spesso a morderti è proprio il tuo cane. Indipendentemente da quale sia la causa per cui i cani hanno cominciato ad aggredirsi (femmina in calore, cani non socializzati, cani aggressivi ma anche paurosi, errata modalità di condurre la passeggiata da parte del proprietario), ecco che quando i due cani si aggrediscono raggiungono uno stato di eccitazione tale per cui in quel momento non riescono più a riconoscere il proprietario. Tutto quello che percepisce il cane in quel momento è il suo rivale e se vede arrivare una mano pronta a strattonarlo lontano da esso, si limita semplicemente a mordere la prima cosa che gli capita a tiro, ovvero la vostra mano. Il risultato è che spesso in ambulatorio arriva non solo un cane con svariate lesioni da medicare, ma anche un proprietario con morsi spaventosi. Come dividere due cani che litigano Se è una zuffa leggera, potrebbe risolversi da sola, ma è difficile stabilirlo. I cani potrebbero anche avere una finta pausa e aggredirsi appena uno dei due lo guarda o rogna ancora (e spesso non si conoscono molto bene i segnali di aggressività del cane). Quindi la prima cosa che fanno i proprietari di solito è tuffare le mani in mezzo alla rissa, per cercare di abbrancare il collare del proprio cane e

tirarlo via. Di solito l’unico risultato è farsi mordere da uno o entrambi i cani. Quello che si può fare, se avete dell’acqua a portata di mano, è gettargliela addosso: lo shock dell’acqua fredda, calma immediatamente gli animi. Questo ovviamente è possibile farlo solo se avete i due cani che litigano nel giardino di casa vostra. Se però siete in passeggiata, ovviamente tutto ciò non è possibile. Il consiglio sarebbe quello di avvicinarsi da dietro al proprio cane, afferrare con fermezza i testicoli e strizzarli. Non esagerate ovvio non bisogna staccarglieli!!! ...ma anche qui lo scopo è di distrarre il cane in modo che si stacchi dall’altro cane. La manovra deve essere fatta il più rapidamente possibile, altrimenti il cane si gira e vi morde di nuovo. Ma se si aggrediscono due femmine? Si dovrebbe sollevare il cane dal treno posteriore, in modo da fargli perdere l’equilibrio: se sta cercando disperatamente di rimanere in piedi, magari lascia il collo del cane avversario. Ricapitolando, ecco cosa non fare quando dovete cercare di separare due cani che si azzuffano: • non urlate istericamente, li incitereste ancora di più • non cercate di dividerli a mani nude, per evitare dei morsi • non ignorate il problema: entrambi i proprietari devono collaborare per risolvere la situazione •non premiate il cane quando aggredisce un altro cane perché nel linguaggio canino state premiando il suo comportamento di aggressione, quindi appena capiterà lo rifarà di nuovo.

* Educatore Cinofilo SIUA Tecnico Mobility dog CSSEN davidewolf73@gmail.com

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Fatti & Persone

La “vista” ai ciechi

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La start up italiana Horus Technology sta realizzando il prototipo che rivoluzionerà la vita quotidiana di persone con disabilità visive. Horus, il futuro della tecnologia indossabile, consentirà ad oltre 300 milioni di persone non vedenti e ipovedenti di comprendere il mondo circostante grazie ad un assistente personale disponibile in qualunque luogo e momento. Per questo motivo, i giovani sviluppatori di Horus – il CEO Saverio Murgia, il CTO Luca Nardelli e la Business Developer Benedetta Magri - hanno deciso di lanciare una campagna di crowdfunding curata dall’agenzia Young & Rubicam Group per raccogliere i fondi necessari a iniziare le fasi di test del prototipo con potenziali utenti. Appoggiato su una struttura a forma di archetto, compatibile con qualunque paio di occhiali, Horus osserva la realtà, la comprende e la descrive alla persona, fornendo informazioni utili al momento opportuno. Sfruttando la conduzione ossea, l’udito della persona non ne risulta penalizzato ed è possibile sentire il dispositivo anche in contesti rumorosi. Dal nome ispirato dalla rappresentazione del dio egizio con occhio di falco, il dispositivo diventerà l’assistente personale che potrà riconoscere volti, oggetti, leggere testi, individuare la presenza di ostacoli o segnaletica stradale come le strisce pedonali. Horus si compone infatti di due parti, la prima contenente i sensori visivi e di orientamento e la seconda che include la batteria e l’unità centrale di elaborazione da tenere sempre con sé in tasca o in borsetta. L’interazione dell’utente con Horus avviene tramite pulsanti o in modo vocale. La campagna è stata lanciata per raggiungere un minimo di 20.000 euro, che permetteranno di iniziare i test con potenziali utenti, in modo che lo sviluppo sia indirizzato sin da ora nella direzione corretta.

È già stato superato l’80% del totale grazie al sostegno di numerose persone che hanno sposato il progetto e compreso le potenzialità della tecnologia. Anche personaggi noti stanno sostenendo la causa attraverso un’iniziativa digitale che li vede impegnati nello svolgimento della propria attività professionale con gli occhi bendati, tra questi lo chef Davide Oldani, l’ex capitano dell’Inter Javier Zanetti, la make up artist Alessandra Angeli, la coppia di pattinatori Valentina Marchei e Ondrej Hotarek, l’attrice Giorgia Surina che balla con Carlo Elli, il fumettista Leo Ortolani, il comico Maccio Capatonda, il pubblicitario Gianni Miraglia e tanti altri. Per sostenere la raccolta fondi è sufficiente collegarsi al sito http:// crowdfunding.wcap.tim.it/horus e scegliere liberamente la donazione che si desidera effettuare. Strumenti per non udenti Sperimentazione di strumenti a induzione magnetica nelle sede ASPHI di Bologna, in collaborazione con ASI Nella sede ASPHI di Bologna sono in corso delle sperimentazioni con alcuni strumenti a induzione magnetica per persone non udenti, forniti in comodato d’uso gratuito dall’Associazione ASI – Affrontiamo la Sordità Insieme http://www.asi-onlus.it/. Questa apparecchiatura verrà sperimentata per alcuni mesi presso la struttura per attività di ricerca di ASPHI. In particolare verranno testate tutte le potenzialità tecniche e poi la strumentazione verrà utilizzata in alcune particolari situazioni: ambienti domestici, contesti didattici (università), case protette per anziani e ambienti lavorativi. I risultati di tali sperimentazioni, come prassi di ASPHI, saranno divulgati allo scopo di diffondere una cultura dell’inclusione attraverso l’uso delle nuove tecnologie.


iNFORMALIBRI BIG DATA AL LAVORO Sfatare i miti, scoprire le opportunità

di Thomas H. Davenport - Editore Franco Angeli - Pag. 187 Con stile chiaro e conciso e decine di case history – da telecomunicazioni, sanità, utility, media, assicurazioni, largo consumo, finanza, retali – uno dei maggiori esperti al mondo di Big Data spiega cosa sono e il loro impatto a livello tecnologico, manageriale e di analisi del comportamento dei consumatori; le opportunità che offrono ma anche i loro costi; in quali settori possono davvero risultare determinanti per il successo di un’organizzazione; quali loro caratteristiche sono state sovrastimate. E quali competenze tecnologiche sono necessarie per gestirli al meglio; come reclutare o formare personale con le necessarie competenze; quali sono i fattori chiave da tenere in considerazione quando si pianifica l’implementazione di un pro-

getto sui big data; come i big data stiano trasformando completamente il modo di gestire i dati nelle organizzazioni.

LEADER DIGITALI Dall’analisi dell’influenza online all’influencer management

di Piero Tagliapietra - Editore Franco Angeli - Pag. 127

Dall’analisi dell’influenza online all’influencer managementdi Piero Tagliapietra. Ci sono persone le cui azioni e parole sono effettivamente in grado di cambiare o creare determinati comportamenti? Si possono identificare, gestire e coinvolgere nei progetti? Possono essere considerati dei leader? Partendo dal contesto attuale caratterizzato da una disponibilità di informazioni e media mai vista prima e studiando i modi in cui le persone prendono le loro decisioni, si dà una definizione di influencer, e vengono proposti alcuni elementi per identificar-

Comunico …ergo sum Ugo Canonici

Comunico …ergo sum Se è importante saper fare, lo è altrettanto il far sapere. Utilizzando una buona comunicazione.

Prefazione di Enrico Bertolino

Deus Editore s.r.l.

Sarò Breve

li, classificarli e scegliere quelli più opportuni per il successo del proprio progetto. Vengono poi tracciati gli elementi che compongono l’attività di Influencer Management: dall’identificazione, selezione e mappatura degli influencer, alla modalità di gestione della relazione, al monitoraggio e misurazione dei risultati conseguiti.

Organizzare eventi aziendali

Scrivere. Una fatica nera.

La piccola libreria di Deus Editore www.miabbono.com/deus


Club dell’Osso

Demetrio Minutilli

Mentre i numeri del congressuale tendono a crescere in tutto il mondo in Italia continuiamo a combattere con vecchi atteggiamenti sbagliati

Muoviamoci

www.clubdellosso.it clubdellosso@clubdellosso.it

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Muoviamoci o perderemo molte opportunità di far crescere il business congressuale. “Dobbiamo impegnare tutte le nostre energie per sfruttare le tecnologie, investire sui giovani e allearci per puntare, insieme, su tutti i mercati, maturi ed emergenti. Dobbiamo valorizzare le nostre eccellenze nello stile e nel food, favorire gli accessi ai nostri musei e siti archeologici. E dobbiamo riscoprire l’accoglienza, che è uno dei nostri valori fondamentali”. Questi concetti sono stati ripresi e approfonditi dal Professor Armando Peres, Presidente del Comitato Turismo dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), che ha tenuto una seguitissima prolusione sul Turismo congressuale nel panorama internazionale e italiano. E’ evidente che il turismo internazionale sta attraversando un trend di crescita deciso, costante e di lungo periodo. Questa evidenza è in atto già a partire dal lontano 1980 e ci si attende sia sostenuta anche nel prossimo ventennio. Abbiamo raggiunto nel 2014 più di 940 milioni di arrivi internazionali nei cinque continenti, e si prevede che nel 2020 si arriverà a 1,4 miliardi e nel 2030 a 1,8 miliardi. A livello globale gli arrivi turistici internazionali sono cresciuti del 53%. E in Italia? In Italia nello stesso periodo la crescita è stata solo del 12%. Da qui al 2030 l’UNTWO (Organizzazione mondiale per il turismo) prevede che gli arrivi internazionali nel mondo continueranno ad aumentare a un tasso annuo del 3,3%. A noi italiani però si prospetta di beneficiare di questa importante

crescita in maniera molto modesta. Il turismo business è un settore molto particolare, che da solo assorbe il 24% del business di tutto il turismo. E’ un segmento dai contorni sfumati e di difficile quantificazione a causa delle diverse tipologie che lo compongono (viaggi d’affari, convegni, congressi, eventi corporate, incentive). Moltissimi piccoli eventi sfuggono alle rilevazioni. Le statistiche internazionali si limitano a rilevare gli eventi congressuali di grandi dimensioni. I grandi eventi internazionali (oltre mille persone) sono cresciuti negli ultimi anni di oltre il 5%, mentre il settore dei piccoli eventi è in crisi, soprattutto in Italia. Il turismo congressuale di grande dimensioni è la parte più interessante e strutturata del turismo business e pesa all’incirca un terzo dell’intero comparto. Nell’ultimo decennio la domanda congressuale globale ha evidenziato un andamento particolarmente positivo. Le previsioni per il triennio 20142016 sono di ulteriore crescita (5-5,5% all’anno), soprattutto in Europa, con l’ingresso progressivo nello scenario internazionale di destinazioni Far East. Grossomodo ci si aspetta che la metà di questi grandi numeri tenda a essere consumata in Europa, specie nel bacino mediterraneo. Purtroppo l’Italia è fortemente limitata da molteplici criticità di ordine strategico e organizzativo e fatica a trovare un posizionamento chiaro. Il CLUB dell’OSSO è da sempre impegnato nella valorizzazione ed incremento del sistema congressuale in Italia, dando supporto ed assistenza a chi desidera farsi conoscere, e mettendo in contatto le aziende con le strutture le location e le destinazioni.


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dmc

Comitato scientifico Bruno Calchera Membro delegato del Tavolo del Terzo Settore della Regione Lombardia. Già Direttore U.O. della Comunicazione Istituzionale della Regione Lombardia. Giornalista. Direttore Marketing in case editrici. Consulente alla Comunicazione in Enti pubblici e privati. Impegnato in attività del Terzo Settore da più di 30 anni. Alberto Contri Attualmente presidente della Fondazione Pubblicità Progresso e DG della Lombardia Film Commission. E’ stato Vice Chairman di McCann Erickson World Group Italia, consigliere della Rai, AD di Rainet, Presidente AssAP. E’ docente di Comunicazione Sociale alla IULM. E’ Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. Marzia Curone Partner di “Relata”, Agenzia di Marketing e di Comunicazione di Relazione. Presidente del settore Direct Marketing di Assocomunicazione, Coordinatore del Comitato Interassociativo Marketing Diretto. Michele Faldi Direttore dell’Alta Formazione e delle Alte Scuole dell’Università Cattolica del S. Cuore. Ha lavorato presso centri culturali ed istituti di ricerca e formazione in Italia e all’estero. Da sempre si è occupato di Higher Education. Chiara Grosselli Già responsabile del Marketing e delle Comunicazioni per l’IBM in Italia, delle Relazioni Esterne e della Fondazione IBM Italia. Collabora con diverse associazioni per sostenere l’imprenditoria femminile. Ha vinto il Premio “Marisa Bellisario”.

Fondato nel 1987

dm & comunicazione Rivista di Direct Marketing, Marketing e Comunicazione d’Impresa Autorizzazione tribunale n° 300 del 19/04/1991 Anno 28 - n°1 del 2015 Direzione, Redazione, Grafica, Amministrazione: Via Spallanzani 10 - Porta Venezia - 20129 Milano tel. +39.02.74.22.22.38 - fax +39.02.74.22.22.43 redazione@dmcmagazine.it - www.dmcmagazine.it Direttore Responsabile: Ugo Canonici Capo Redattore: Sarah Canonici Redazione: Pier Giorgio Cozzi, Grazia De Benedetti Coordinamento Redazionale e Grafica: Davide Canonici Editore Incaricato: Bruno Calchera Collaboratori: Ambra Baronio, Ugo Clima, Barbara Coralli, Vittoria A. D’Apice, Antonio Ferrandina, Axel Lo Guzzo, Antonella Lucato, Alessandro Lucchini, Marco Maglio, Demetrio Minutilli, Elena Muoio, Ugo Perugini, Maurizio Quarta, Margherita Ruggiero, Mario Silvano, Roberto Villa Pubblicità: Gestita direttamente dall’Editore (redazione@dmcmagazine.it) tel +39.02.74 22 22.38 Deus Editore s.r.l.: via Spallanzani, 10 - 20129 Milano - P.I. IVA 11422020153

Club C3:

Alessandro Lucchini Giornalista e copywriter, è autore di libri sulla comunicazione professionale. Tiene corsi di business/web writing per aziende ed enti pubblici e insegna all’università Iulm di Milano.

Maurizio Nichetti Architetto, attore, sceneggiatore, regista di cinema, televisione e cartoni animati. Debutta nella regia cinematografica con RATATAPLAN a cui faranno seguito una decina di lungometraggi. Attivo anche nel teatro di prosa, nel teatro lirico e nel cinema d’animazione. Bruno Patrito Silva Fondatore e presidente di Direct Channel - con oltre 30 anni di esperienza, maturata prima nell’ambito di prestigiose aziende leader dell’I.T. e trasformata successivamente in attività imprenditoriale.

Mario Silvano Presidente di Silvano Consulting, società di formazione, consulenza, marketing operativo, sviluppo quadri commerciali. Dal 1961 tiene corsi in Italia e all’estero. Autore di libri su marketing e vendita.

Roberto Vallini Già direttore della Comunicazione di AEM Milano, e vice Presidente della FERPI. Giornalista, è stato Portavoce del Presidente della Lombardia Roberto Formigoni, ha pubblicato il libro “Per una Lombardia federale”. E’ Direttore Editoriale e di informazione di Telereporter, Odeon Tv e Telecampione.

Il club per chi opera nel mondo della comunicazione d’impresa, ha come missione una corretta divulgazione della cultura della comunicazione. dm&c è l’organo d’informazione del Club C3 Gestione Data base Via Pindaro, 17, 20128 MILANO Tel. +39 022520071 Fax +39 02252007.333 info@directchannel.it www.directchannel.it - www.miabbono.com

Chi sono i 40.000 lettori di dm&c (da un’indagine del Gennaio 2015)

A QUALI AZIENDE APPARTENGONO

QUALE FUNZIONE HANNO IN AZIENDA

Utenti di comunicazione

68%

Titolari, presidenti, amministratori

20%

Agenzie di comunicazione e meeting planners

24%

Commerciali, marketing

52%

Associazioni professionali, Pubblica Amministrazione

8%

Direzione pubblicità, responsabili Rel. Est.

28%

Qualora non vogliate ricevere più questa pubblicazione potete inviare una mail a redazione@dmcmagazine.it, specificando nell’oggetto “cancellatemi dal data base”.


Pensiero Libero

di Alessandro Lucchini*

Sarà scontato, ma è sui ragazzi che dobbiamo investire

Tre storie di ragazzi *Alessandro Lucchini, giornalista e copywriter, Autore di libri sulla comunicazione professionale. Tiene corsi business/ web writing per aziende ed enti pubblici e insegna all’università Iulm di Milano. www.palestradellascrittura.it lucchini@msoft.it

Ultima settimana di marzo 2015. Giorni pieni di fatti terribili. Un aereo che precipita, una guerra islamica che esplode, una situazione politica che fermenta. Giorni punteggiati, per contro, da alcune notizie che allargano il cuore. Almeno a me. Voglio qui raccontare tre storie, che hanno una cosa in comune: l’energia dei giovani. Toh. Apprendista Cicerone

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«Buongiorno signore, posso illustrarle questo bellissimo quadro?» “Sì, dai, raccontamelo.» «Allora, con questo impasto di colori il pittore ci vuole trasmettere i sentimenti che ispirano la sua visione del paesaggio...» L’apprendista Cicerone - così dice il badge sul suo petto, e mi devo abbassare per leggerlo: avrà 9-10 anni - mi spiega sciorinando le frasi che ha memorizzato, lo sguardo salta da un punto nel vuoto, dove forse cerca il filo del senso, ai miei occhi, alle zone del quadro che governa. Le mani, da dietro la schiena per accompagnare il ciondolìo del bacino, ai chiari e scuri del dipinto. «Sulla tela vivono tutti gli elementi della valle: i mestieri, la natura, i colori, le luci, la gioia e la mestizia della luce del tramonto…». Gli si avvicina un adulto, forse il suo insegnante, e con garbato paternalismo: «Bravo Mattia, ricorda però che la luce è quella dell’alba, come si nota dalla direzione dell’ombra». E Mattia, prontissimo:

«Sa perché ho detto tramonto? perché è passato qui prima un professore di arte e mi ha detto che era la luce del tramonto». «Sì, beh - commenta l’adulto - in effetti ci sono diverse ipotesi…». Me lo immagino, Mattia, tra qualche anno, su una cattedra universitaria, in un consiglio di amministrazione, o in un banco di un Parlamento. Hai presente lo show? Straordinaria questa iniziativa del FAI, il Fondo Ambiente Italiano, che sviluppa nei giovani la consapevolezza del valore che i beni artistici e paesaggistici rappresentano per il nostro territorio, e che per un giorno trasforma bambini e ragazzi in guide che aiutano la gente comune, i passanti di una città, alla fruizione di musei, pinacoteche, monumenti. Bellissima idea. Ragionando su sociale e merito”

“mobilità

Sono stato a Palermo per una lezione ad alcuni insegnanti sulle tecniche di comunicazione e di negoziazione. Il corso era parte del progetto Mobilità sociale e merito, voluto dal Ministero dell’Istruzione e guidato dalla Scuola Sant’Anna di Pisa. Obiettivo: aiutare gli insegnanti a riconoscere e a promuovere il merito nei ragazzi, così da sostenere la scuola e l’università come strumento di mobilità sociale. (I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto, di raggiungere i gradi più alti degli studi. art. 34 Costituzione Italiana


Questo progetto, situato in una realtà difficile come Palermo, assume un significato speciale. E ascoltare i racconti dei professori, confrontarmi con la loro esperienza e con la loro passione, è stata un’altra prova della grande fortuna di fare questo mestiere: s’impara sempre più di quel che s’insegna. Insegnanti di lettere che imparano la cultura hip pop, e le strofe della musica rap, paragonandola al ritmo della poesia, e riescono così a entrare nelle corde dei ragazzi. Altri che costruiscono cruciverba, con le mani e con la fantasia, comunicando così la passione per gli incastri dei significanti e per l’esplorazione dei significati. Altri che riescono a coinvolgere i ragazzi nel ripristino, nella pulizia e nella ritinteggiatura dei locali della scuola, iniettando nei loro cuori il valore del lavoro, dell’impegno, dell’amore per la cosa pubblica, e smontando la voglia di insozzare i muri con scritte volgari e offensive. Altri ancora, insegnanti di sostegno, precarissimi, che avvinghiano il loro cuore alla scuola e puntano al gradino più alto, la promozione della cultura della legalità, fino a costruire con i ragazzi un blog dal titolo noicittadinicivili.

Cibo per la mente, cibo per il corpo: i ragazzi del Borsellino Infine, i ragazzi dell’Istituto Borsellino, ottima scuola alberghiera di Palermo. È lì che abbiamo tenuto le lezioni. Esercitandosi nell’arte dell’ospitalità, i ragazzi ci hanno ricevuto, con le loro ordinatissime divise e i loro tratti accoglienti, ci hanno aiutato per ogni esigenza tecnica e logistica, ci hanno accompagnato nei vari momenti delle giornate. E soprattutto ci hanno fatto godere della cucina siciliana, offrendoci il pranzo preparato da loro. Risotti al carry o al pesce, caponate di melanzane o di mele, involtini di pescespada, arancini, timballi e verdure di ogni tipo, e i loro visi concentrati mentre ci servivano questo ben di dio, hanno contribuito al sapore di due giornate memorabili. Notare i loro sorrisi, i loro gesti, i loro sguardi pensierosi quando dicevamo i piatti che avevamo più apprezzato, facevamo paragoni, chiedevamo consigli su ricette e sistemi di cottura, è stata la misura di una buona esperienza di comunicazione. E pensare che c’è ancora chi vorrebbe far vincere lo stereotipo dei giovani smidollati.

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