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rispondere alla domanda: “Che cosa stai facendo adesso?”. Il tutto, dichiaratamente, al solo scopo di permettere alla gente di socializzare e vivere in modo “iperconnesso”. Come funziona Twitter? Il nome Twitter, che si pronuncia come “tweeter” - la parola che indica il piccolo altoparlante che in una cassa acustica serve a riprodurre le frequenze più elevate - deriva dal verbo inglese “to tweet” che significa “cinguettare”, da cui il termine “tweet”, o cinguettio, dato ai messaggi con i quali chi usa il servizio racconta ai suoi “contatti” ciò che sta facendo in un certo momento. L’utilizzo di Twitter è in verità molto semplice. Effettuata la registrazione, che è gratuita, si può subito iniziare la pubblicazione dei tweet di aggiornamento, e questo non solo in modo diretto dal sito http://twitter.com/, ma anche via SMS, con programmi di messaggistica istantanea, e-mail, o tramite applicazioni basate sulle API (interfacce di programmazione) messe a disposizione dal servizio stesso. I tweet, una volta pubblicati, possono essere letti da coloro che hanno scelto di “seguire” chi li ha emessi - i cosiddetti “follower” vale a dire gli interlocutori di cui si vogliono ricevere i messaggi (anche se è possibile interagire senza limitazioni con tutti gli iscritti alla piattaforma) – i quali li vedono apparire automaticamente sullo schermo dei loro computer. Tutti i tweet vengono in realtà pubblicati anche nella cosiddetta “Pubblic Timeline”, la sezione che raccoglie i cinguettii provenienti da ogni parte del mondo, anche se in questo caso diventa praticamente impossibile individuarli. Ma che cosa suscita tanto interesse? Tutto qui, ci si potrebbe chiedere? E allora come mai in poco tempo il numero degli utenti di Twitter ha superato, secondo Nielsen Online, i 7 milioni, diventando il

social network che negli ultimi dodici mesi ha registrato il più alto incremento di iscrizioni (+600%) e di visitatori unici (+343%)? Com’è possibile che l’autorevole misuratore di accessi Web, Compete.com, nella sua classifica dei social network l’abbia piazzato al terzo posto, subito dopo i mostri sacri Facebook e MySpace? E cosa può spingere, prima Facebook e poi Google, a offrire 500 milioni di dollari per acquistare una società che per il momento di dollari non ne ha ancora fatturato uno solo, e nonostante le previsioni degli stessi suoi fondatori secondo i quali Twitter diventerà “mainstream”, sarà cioè un servizio universalmente accettato, soltanto fra cinque anni? Probabilmente perché Twitter è in realtà molto più di quello che può apparire se ci limitiamo a leggere le finalità che gli hanno dato i suoi creatori. Non è infatti solo uno strumento di “sano e fertile cazzeggio”, come è stato definito, ma trae la propria forza dalla semplicità e dalla flessibilità che lo caratterizzano e che ne rendono l’utilizzo adattabile ai più svariati impieghi, i quali possono, da tweet a tweet, continuamente cambiare. Twitter oltre che come strumento di social networking, di instant messaging e di microblogging, può infatti funzionare anche da blog collettivo, perché permette di scambiare e integrare idee, notizie e concetti, può essere utilizzato per diffondere informazioni e notizie in tempo reale, e può fornire servizi utili anche alle aziende. A questo proposito Gartner, la nota società americana di ricerche nel settore informatico, ha recentemente pubblicato uno studio dal titolo “Four Ways in Which Enterprises are Using Twitter”

nº4/5- 2009 - dm&c

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dm&c online - N. 4/5 2009  

La rivista dmc direct marketing e comunicazione d'impresa

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