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Anno 22 - nº. 3 del 2009

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Direct Marketing Marketing Comunicazione d’impresa

dmc

DM & Comunicazione Organo d’informazione del Club C3

direttore Ugo Canonici

Internet

Comunicare con i blog

Poste Italiane S.p.A. Sped. in a.p. - d.l. 353/2003 conv. l. 46/2004. art.1.c.1. dcb Milano - Mensile - 5 Euro -

Marketing

La nuova corsa all’oro è in bicicletta Start up di un wedding designer Bouquet et Chapeau

Comunicazione

Largo ai giovani


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dmc Direct Marketing Marketing Comunicazione d’impresa

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Le uscite di dm&c: • febbraio • aprile • giugno • agosto • ottobre • dicembre

www.dmconline.it dm&c è anche in tempo reale DM

il Direct Marketing è una strategia di marketing che utilizza la comunicazione per rivolgersi, con strumenti interattivi, a un pubblico mirato onde ottenere risposte misurabili.

Marketing tutte le attività che vengono svolte da un’azienda per giungere alla vendita dei prodotti/servizi offerti (dalla ricerca alle indagini di mercato, dal lancio del prodotto alla post-vendita).

Comunicazione d’impresa un processo che utilizza in modo integrato gli strumenti della comunicazione per far conoscere efficacemente al mercato l’offerta e determinare il posizionamento.

I lettori di dm&c da un’indagine del gennaio ‘09 A QUALI AZIENDE APPARTENGONO

Utenti di comunicazione Agenzie di comunicazione e meeting planners Concessionari, editori Associazioni professionali, Pubblica Amministrazione Varie

60,2 %

QUALE FUNZIONE HANNO IN AZIENDA

Titolari, presidenti, amministratori Commerciale, marketing

28,5 % 2,1 %

Direzione pubblicità, responsabile Rel. Est.

20,3 % 42,5% 29,1 %

Media

2,9 %

6,2 %

Creativi - direttori

2,1 %

3,0 %

Varie aziendali

3,1%

Per abbonarsi con un click www.miabbono.com/dmc GESTIONE OPERATIVA ABBONAMENTI Direct Channel S.r.l Via Pindaro 17 - 20128 Milano abbonamenti@directchannel.it L’abbonamento partirà dal primo numero raggiungibile. Per il rinnovo attendere l’avviso di scadenza.

Servizio cortesia : 02.252007.200 Abbonamento Basic: 6 numeri di dm&c (25 Euro) Abbonamento Gold: 6 numeri di dm&c + Club C3 (100 Euro) Informativa ai sensi dell’art.13, D. lgs. 196/2003: I suoi dati saranno da noi trattati, manualmente ed elettronicamente al fine di gestire il Suo rapporto di abbonamento. A tal fine ci avvaliamo della collaborazione di Direct Channel Srl – Via Pindaro, 17 – 20128 MILANO. Ai sensi dell’art.7 d.lgs, 196/2003 potrà esercitare i relativi diritti, fra cui consultare, modificare, cancellare i suoi dati od opporsi al loro utilizzo per fini di comunicazione commerciale interattiva, rivolgendosi a Direct Channel Srl – Via Pindaro, 17 – 20128 MILANO. Preso atto dell’informativa, abbonandomi esprimo il mio consenso al trattamento dei miei dati personali per le finalità in essa espressamente indicate.


Sommario

Anno 22 - nº 3 del 2009

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EDITORIALE L’alibi dell’assessore di Ugo Canonici

Conversazione con… Il cuore dell’uomo non cambia di Bruno Calchera

Comunivazione

10 Investi su di te di Grazia De Benedetti 13 Crisi economica e solidarietà di Ugo D. Perugini 15 Lavorare con prudenza di Margherita Ruggiero 26 Per iniziare una nuova avventura di Alessia Violante 28 La controrivoluzione della carta di Luca Palestra

Marketing

10 18 Il piano di lancio di un nuovo prodotto di Antonio Ferrandina 20 Relazionarsi con i clienti di Axel Lo Guzzo 24 La nuova corsa all’oro è in bicicletta di Domenico Matarazzo

Motivazione

Comunicare con il digitale

Comunicare con i convegni

22 Se non hai nulla da dire, taci di Fabrizia Vania Calzavara

32 Comunicare coni Blog di Carlo Cremona

48 Smentire Bartali di Pier Giorgio Cozzi 51 Largo ai giovani di Valentina Guerra 53 La catena di successo degli incentive di Roberto Messina 57 Meeting & Sapori di Giovanna Risso 59 Andare verso est di Erminia casadei

Rubriche

35 L’avvocato 36 Fatti & Persone 39 Informalibri 42 Comunicazione & Benessere 46 Comunicazione Sociale 60 Club dell’Osso

Pensiero Libero

62 Nostalgici della carta o fans del digitale? di Alessandro Lucchini

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Amico lettore, dm&c viene inviato a “macchia di leopardo”, cioè a rotazione ai nominativi del nostro data base che non risultano abbonati. Per poter ricevere con continuità la Rivista è sufficiente attivare un abbonamento. Con soli 25 euro e con un click (www.miabbono.com/dmc ) ti garantisci di non perdere niente di quello che ti è indispensabile sapere per il tuo lavoro. Dai, ci vuole così poco. Fallo subito !

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La rivista, diretta da Ugo Canonici, si propone come testata leader nel settore del marketing, direct marketing e comunicazione d’impresa. Una marcia in più per chi vuole muoversi senza problemi nel difficile mondo del lavoro.


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Editoriale

L’alibi dell’assessore Ugo Canonici

“Noi viviamo in una terra che affonda le sue radici nel turismo. Con grandi potenzialità, con grandi trascorsi, ma in inarrestabile caduta verticale. Dobbiamo fare qualcosa. Magari dando uno sguardo anche al turismo congressuale.” Questo è il discorsetto che si è sentito fare l’assessore al turismo e allo sviluppo del territorio, con l’inevitabile conclusione “Pensaci tu!”. E lui che non sa da che parte cominciare (le strategie di marketing e di comunicazione non sono il suo mestiere) cosa fa? Cerca di fare qualche cosa per cui non possa essere criticato, in caso di insuccesso. Si rivolge ad una agenzia, magari famosa, che gli suggerisce una bella campagna in televisione. Dove sostenere che in quella terra c’è il sole, c’è il mare, c’è la gastronomia, ci sono i vini, le persone … Siamo in una botte di ferro. Certo la cosa è un po’ costosa (sa, la televisione…) ma di grande “impatto mediatico”. Si fa. Con quali risultati? Non so. Ma comunque la poltrona dell’assessore è salva. Perché se qualcuno si permettesse di fargli osservare che i risultati sono stati scarsi, lui può sempre rispondere “Cosa potevo fare di più?…”. Ecco, l’alibi dell’assessore. Che però non è solo dell’assessore. Cosa intendo? Credo che siamo tutti d’accordo che tutto sta cambiando con la velocità del fulmine. E che anche la comunicazione non si discosta da questa realtà. E allora si deve constatare che la comunicazione è cambiata. Che quanto si faceva prima, oggi non funziona più. Perché il pubblico è cambiato. Se non nelle persone (ma anche) certamente nei gusti. Un bell’articolo di Valentina Guerra, più avanti in questo giornale, ci fa osservare come il linguaggio delle generazioni che oggi ascoltano è diverso, gli interessi sono diversi, le richieste sono diverse. E se vogliamo farci ascoltare dobbiamo andare dietro a questi mutamenti. Non ce n’è per nessuno. O così o pomì. E allora l’aver speso tanto non è un alibi. Anzi diventa una colpa se non si è posta cura nel richiedere, e poi verificare, che il messaggio fosse giusto per il target . Avendo usato il linguaggio giusto, lo strumento giusto. Quindi quei pochi illuminati che capiscono che anche oggi non si può rinunciare a fare comunicazione, pena pagarne le conseguenze più avanti, facciano un ulteriore sforzo e si illuminino ancora un po’ di più. E richiedano modalità nuove, linguaggi nuovi, sintesi nuove, ritmi nuovi. Tutte cose che non sono un vezzo per seguire la moda, ma che sono l’unica speranza di essere ascoltati. Se no, si rischia di essersi costruiti un alibi, ma di non aver raggiunto comunque i risultati. Che soddisfazione !

ugo_canonici@cleis.it

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C O N V E R SA Z I O NE C ON ‌

BEPPE FEYLES Direttore di Retequattro dal 2007. E’ nato a Torino nel 1956 ed è laureato in Filosofia. Dopo aver insegnato storia e filosofia nei licei, da oltre vent’anni si occupa di televisione, prima come autore e regista per la Rai, poi come produttore in Mediaset, dove è stato capo della struttura di produzione romana. E' Docente a contratto presso l'Università Cattolica di Milano. Ha pubblicato per gli Editori Riuniti il saggio "La televisione secondo Aristotele".

Bruno Calchera Comitato Scientifico dm&c

Lo strumento TV è potente e può confondere anche le menti piÚ preparate e colte. Il pericolo è che si scambi il reale con la sua rappresentazione televisiva

Il cuore dell’uomo non cambia  Dr. Feyles, lei è responsabile di Rete 4 e pertanto del suo palinsesto. Che ruolo ha l’azione del marketing prima e dopo la programmazione?

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Nella programmazione dei nostri palinsesti il marketing ha un ruolo fondamentale. Attraverso gli strumenti che ci mette a disposizione possiamo analizzare in tempo reale (sono tutti strumenti online, perciò di facile ed immediata consultazione) le performance storiche dei prodotti, i target, gli scenari competitivi delle altre reti, le curve di ascolto ed altri dati rilevanti. Naturalmente ciò non vale per i prodotti nuovi, originali o in prima visione. Per i film in prima visione c’è il precedente del box office. Per le serie nuove ci si riferisce ai dati delle emittenti estere, se presenti. Per le produzioni originali ci si basa sulle performance di prodotti simili. Accanto all’analisi del prodotto c’è la considerazione del gradimento attuale del cast, misurato con analisi periodiche di vario tipo. Inoltre si commissionano periodiche indagini qualitative specifiche.Va detto però che è impossibile prevedere in modo completo il comporta-

mento del pubblico. Perciò nella scelta dei prodotti e nel loro posizionamento restano molto importanti l’esperienza, l’intuito ed anche una certa dose di spregiudicatezza dei programmatori. Ho notato una maggiore attenzione nella proposta di film belli: “I Bellissimiâ€?; cosĂŹ come le storie di vita che riescono a far incontrare un personaggio. E’ un percorso che volete incrementare e perchĂŠ “Storie di Vitaâ€? non viene programmato piĂš intensamente? La programmazione dei film è riconosciuta da molti come un punto di forza della nostra rete. Oggi se uno spettatore vuole vedere un bel film sulle reti generaliste free sovente lo trova solo su Retequattro. In futuro proseguiremo con questa linea editoriale, cercando anche di raccogliere alcuni titoli in cicli, come abbiamo fatto recentemente con il ciclo “Serata Tom Hanksâ€?. Il nostro magazzino contiene titoli di alto livello, che proponiamo con regolaritĂ . Ci sono poi anche film piĂš “popolariâ€? e semplici. Anch’essi devono trovare giusta collocazione, sia per otti-


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mizzare la library, sia perchè sono importanti per mantenere gli equilibri degli ascolti. Nei limiti del possibile, cerchiamo di evitare il cattivo gusto e gli eccessi gratuiti. “Vite straordinarie” è un programma che ho creato prima di diventare direttore di rete, quando facevo il capostruttura a Roma, e che, quindi, vorrei mantenere vivo nella nostra programmazione. Dobbiamo però fare i conti con budget sempre più scarsi, che impediscono di destinare molte risorse ai programmi di approfondimento come questo. Abbiamo comunque in mente di nuove puntate del programma e di replicarne alcune particolarmente ben riuscite. Così faremo anche per altri programmi di approfondimento, come “Storie di confine”, dedicato all’opera di missionari e volontari nel mondo, o “Appuntamento con la storia”. Mi risulta un suo impegno nell’insegnamento in università: come valuta la relazione tra Tv e giovani alla luce dei suoi incontri. Non c’è nei giovani (e neppure negli studenti del corso di laurea in Teoria e tecniche della comunicazione mediale dell’Università Cattolica di Milano, all’interno del quale svolgo un corso universitario da otto anni) la chiara consapevolezza che oggi la televisione privata e in buona parte anche quella pubblica, è innanzitutto un’impresa commerciale ed una attività di tipo industriale. Se non si capisce che le sue logiche sono in primo luogo volte alla creazione di un profitto massimizzando efficacia ed efficienza, non si capiscono neppure le sue altre funzioni, che le sono coessenziali, ma che da quella dipendono: la funzione di primo mezzo di informazione, di importante agenzia culturale, di potente formatore sociale, di fattore della battaglia politica. Questa mancanza di consapevolezza è grave soprattutto per coloro che vorrebbero accostarsi alle professioni della tv. Come spettatori, i giovani sono disarmati esattamente come i loro padri. Lo stru-

mento televisivo è potente e può confondere anche le menti più preparate e colte. Il pericolo è che si scambi il reale con la sua rappresentazione televisiva. Vedo però che chi è seriamente impegnato nella realtà, chi ne fa esperienza personale e critica, chi “beve la vita” fino in fondo, e soprattutto lo fa con il sostegno di amici veri, non rischia mai di confondere il vero e il verosimile, il reale e il virtuale. Il suo libro “la televisione secondo Aristotele” è stato molto recensito: quale spunto l’ha spinta a collegare tv e filosofia? Alcuni testi di filosofia possono aiutare a capire i meccanismi della comunicazione televisiva. La grandezza di Aristotele, in molte delle sue opere ed anche nella “Poetica” di cui mi sono occupato, è di saper indicare tratti e tendenze che appartengono alla struttura umana e che perciò restano validi col passare degli anni ed anche col mutare degli strumenti a disposizione della società. Come a dire che il “cuore” dell’uomo non cambia nei secoli. Così è anche per le leggi che presiedono alla narrazione. Esse sono state analizzate da Aristotele in riferimento alla tragedia greca, ma, fatte le dovute proporzioni, valgono anche per spiegare molta parte dei racconti contenuti nella nostra attuale televisione. Certo, ci sono differenze radicali. Tra tutte quella che colpisce di più è l’assenza, nelle narrazioni contemporanee, di un fattore essenziale nella cultura greca: il senso del destino che incombe sulla esistenza di ciascuno, che genera una concezione drammatica (in senso letterale) dell’esistenza e dei suoi compiti. Più che del decadimento morale, è di questa assenza di consapevolezza che ci si dovrebbe preoccupare nella attuale programmazione televisiva pubblica e privata (ma a ben vedere lo stesso vuoto si ritrova anche nella letteratura, nei giornali, nel cinema, in molta parte dell’arte contemporanea).

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C O MU N IC A ZI O NE Grazia De Benedetti

Se vuoi essere considerato una persona di valore, devi creare e comunicare il tuo valore. Favorisce il successo professionale e, allo stesso tempo, è un salto di qualità anche nella sfera sociale

Selfbrand: un metodo basato sull'idea di marchio applicato all'individuo

Investi su di te  Comunicare se stessi nel modo migliore è

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un obiettivo che tutti vorrebbero raggiungere, ma che spesso resta un sogno. Ognuno di noi conosce persone che, pur avendo le capacitĂ per riuscire nella loro professione, non ottengono i risultati che meriterebbero. Di frequente la causa principale è che essi usano strategie errate nell'ambito lavorativo e non solo. Il metodo SelfBrand di Donatella Rampado, imprenditrice esperta in comunicazione, si basa sull'idea di Brand applicato all'individuo, riprendendo il suggerimento di Al Ries: “Se vuoi avere realmente successo nella vita, dovresti considerare te stesso un brand e agire di conseguenzaâ€? e richiama il concetto del selfmarketing, ma con una differenza basilare: non si lavora sul “prodotto individuoâ€?, bensĂŹ sul “valore percepito e comunicato della personaâ€?, che viene ricercato, consolidato e trasmesso attraverso una serie di azioni. Creare il proprio Brand è ben piĂš del nome o dell'immagine, è ciò che fa la differenza nel comunicare se stessi, significa

presentarsi nel modo migliore, valorizzare i punti di forza e mettere in evidenza la propria posizione professionale, evitando che siano gli altri a dare una loro percezione, che si potrebbe anche non gradire. Questione di metodo Il metodo Selfbrand permette ad ognuno di modificare l’idea che gli altri hanno di lui, favorendo il successo professionale e un salto di qualitĂ anche nella sfera familiare e sociale. –Questo percorso è per tutti. -afferma Donatella Rampado. – Casalinghe, studenti, manager, aspiranti politici, la frequenza ai miei corsi è eterogenea. L’importante è avere un obiettivo chiaro, voler davvero raggiungere la meta e poi lavorare anche sulla motivazione. L’esperienza mi permette di capire se il mio interlocutore è ben intenzionato o se è stato spinto a un obiettivo non suo. Da sempre l’uomo cerca se stesso, l’obiettivo è la “pan-determinazione: in un primo periodo siamo determinati dall’esterno, poi diventiamo autodeterminati, la meta infine è “io arrivo dove voglio


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arrivare, ma accompagnato”. Ciò implica il coinvolgimento degli altri, che fanno da specchio al miglioramento e aiutano a capire l’efficacia della mia comunicazione” -. Step by step I seminari di SelfBrand, e ora anche il libro, guidano passo dopo passo una persona nel percorso di migliorare la percezione che gli altri ne hanno, attraverso un metodo costruttivo, che utilizza le migliori strategie di marketing e comunicazione, ma implica soprattutto una maggiore consapevolezza di sé. Per questo risultato occorre seguire tutti i passaggi, dal bilancio delle competenze al sondaggio sulla percezione esterna, dal ripensare alcuni lati della propria personalità al fare un piano per sviluppare competenze e valorizzare studi ed esperienze. Il primo passo è personalizzare il percorso di ogni persona attraverso un colloquio. Si passa così al secondo step: conoscere il proprio “mercato di riferimento”, partendo da interviste ad un panel rappresentativo tra conoscenti, amici, colleghi, familiari, per raccogliere informazioni su come si è percepiti: La gente è disponibile e i risultati sono fantastici. -racconta Donatella Rampado. –Se qualche giudizio non piace suggerisco di non prendersela, perché è ciò che abbiamo comunicato. Potrebbe non essere vero, ma è quello che arriva agli altri. Si possono trarre informazioni anche da ciò che non viene detto. Ad un avvocato nessuno aveva detto che si vestiva male, ma l'incongruenza dell'immagine era espressa dai commenti, che a vederlo non sembrava un avvocato…L’abito ha importanza: le persone ci giudicano nei primi 3/ 4 secondi e non è possibile riproporre la prima impressione. Molti sono restii a trasformare la propria immagine: temono di non essere più se stessi, ma qual è la loro vera

Donatella’s story Un'imprenditrice di successo che vende la sua azienda per “riuscire a diventare mamma” e poi sente la voglia di rientrare nel mondo del lavoro e di aiutare gli altri. SelfBrand è nato dall'esperienza di Donatella Rampado, esperta in branding personale e comunicazione: -Mi interessa tirar fuori i talenti di ognuno, rafforzarli e comunicarli. Dopo la nascita di mio figlio, ho deciso di dedicare un sabato al mese per formare gratuitamente donne che volevano tornare a lavorare, ma a frequentarlo erano uomini, imprenditori, selezionatori di personale. Ho avviato allora dei corsi di SelfBrand, non più di 12 persone alla volta per seguirle individualmente. Ora, col libro, riesco a raggiungerne molte di più.- Donatella Rampado è presidente di A.R.C.Consulting, società di consulenza e formazione da lei fondata nel 2006, che si occupa anche, unica in Italia, di marchio riferito alla persona; è docente in vari corsi per altre scuole di formazione e per Assoservizi. Da pochi mesi è uscito il suo libro SelfBrand, Fate di voi stessi un autentico Brand, edito da Franco Angeli. immagine? Se è in contrasto con il mondo in cui agiscono, o diventano così forti da farla diventare un Brand o scelgono un mercato di riferimento più congruente. Comunicare autenticità Per un imprenditore il proprio marchio e quello dell’azienda vanno di pari passo, perché lui è l’opinion leader e il SelfBrand aiuta a comunicare meglio sia lui che i suoi collaboratori. In alcune scuole si consiglia di scegliere l’opinion leader e di imitarlo, ma questo non porta al successo, perché il modello non appartiene a chi cerca di assumerlo e in questo sforzo, si perdono di vista i propri valori, le emozioni, in sostanza la propria felicità. L’autenticità è fondamentale e bisogna comunicarla-. Un periodo difficile come questo, in cui il mercato del lavoro è ostile, va affrontato con competenza, con un progetto di crescita professionale, strettamente legato a quella personale. Bisogna lavorare su basi

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Comunicazione

reali, capire il proprio mix di punti deboli e di forza. SelfBrand aiuta a rientrare nel mondo del lavoro, che, specie per donne e “over 40”, appare spesso una missione impossibile. L’importante è mettersi in gioco, come ha fatto una manager 55enne, che ha individuato in aziende medie o piccole chi poteva essere interessato alla sua esperienza e ha dato enfasi nel curriculum alle sue caratteristiche di grande atleta e alla quantità di persone da lei formate e inserite. Ha così cancellato il preconcetto dell’azienda che lei fosse condizionata da canoni fissi, difficile da inserire, e ha accettato il rischio di un contratto annuale, sapendo di avere il tempo per dimostrare le sue capacità.

20 aziende almeno una dirà sì. Non è un ottimismo di facciata, perché il metodo implica un piano d’azione su di sé e il proprio network a tutto campo. Un lavoro lungo, costruito mattone su mattone, sulle necessità individuali. –A volte suggerisco cose “fuori dalle righe”. –Racconta Donatella Rampado. –A un signore un po’ rigido un corso di danza latinoamericana, a un altro, insicuro, le arti marziali. E poi si deve imparare a rispettare chi ci sta di fronte, a cercarne il lato positivo: si comprendono gli aspetti dell’altro e si comunica meglio. Se un messaggio non è recepito, la responsabilità è di chi l'ha inviato. Gli errori citati nel libro li ho fatti anch’io e ancora, scrivendolo, ho rivisto alcuni passaggi della mia vita. Raggiunto l’obiettivo, non va commesso l’errore di rilassarsi. Bisogna verificare, consolidare, modificare, se necessario. Difficile? Quando un atteggiamento entra nelle azioni quotidiane, diventa naturale. La gente cerca di vivere la vita alla rovescia: avere cose, soldi, status per poter fare di più, sentirsi appagati, felici. In realtà è il contrario. Prima bisogna essere davvero se stessi e poi si potrà fare con metodo ciò che occorre per ottenere ciò che si vuole. Il ritorno di questo lavoropercorso è anche economico, ma è soprattutto in termini di amicizie, valore superiore. Costruire se stessi è l’investimento più sicuro per il futuro-.

Capire se stessi e gli altri

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Grande attenzione va dedicata al colloquio: da un lato allenarsi a rispondere a tutte le obiezioni, il che spiazza l’altra parte, dall’altro lavorare sull’autostima, sulle proprie capacità, e convincersi di “farcela”, che su

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C O MU N IC AZ I ON E Ugo D. Perugini

Il consumo diventa un oggetto in sÊ: consumiamo per il gusto di consumare. Non per soddisfare un bisogno. Ma anche la gratuità , per fortuna, è iscritta nel nostro contesto antropologico

E’ giusto avere la propria indipendenza nella “cosalitĂ â€??

Crisi economica e solidarietà L’attuale crisi può aiutarci a diventare piÚ

sobri nei consumi e, addirittura, favorire un piĂš forte slancio di generositĂ e solidarietĂ ? Su questo punto i pareri sono discordi. Anche perchĂŠ il tema è piuttosto complesso. C’è chi ci crede, come l’economista italiano Luigino Bruni, il quale addirittura sostiene che non c’è “sviluppo civile senza gratuitĂ â€?. In altri termini, “ai mercati non possono bastare i contratti, gli incentivi, le buone regole e la dinamica del tornacontoâ€?. L’elogio della povertĂ : un assurdo! Ma se questi principi, in teoria, possono essere condivisibili, è altrettanto vero che la crisi fa paura perchĂŠ le persone, nessuna esclusa, temono l’indigenza, la povertĂ , la dipendenza dagli altri. Lo scrittore Pascal Bruckner, francese, lo dice in modo esplicito e anche piuttosto crudo. “Non c’è nulla di piĂš brutto, nulla di piĂš contorto dell’elogio della povertĂ , come se fosse essa stessa dotata di una suprema virtĂšâ€?. Secondo l’autore, “sperare che con l’aiuto

della crisi il problema del potere di acquisto svanirà è un grossolano erroreâ€?. Ma Bruckner si spinge oltre: “Credere che, grazie all’attuale crisi, gli egoismi spariranno nella condivisione e nella generositĂ  ritrovate è un pio desiderio.â€?

ugoperugini@libero.it

Si chiamava Potlac Il dono è diventato un gesto privato ma nelle società primitive era un gesto pubblico e si chiamava potlac. Vediamo, allora, di capire da dove trae origine il nostro comportamento egoistico o altruistico. La gratuità come il consumo sembra che siano stati relegati dall’economia moderna nella sfera privata della vita di ognuno. La nuova scienza economica, nata con l’Illuminismo, è l'essenza della razionalità umana, orientata al massimo profitto e alla lotta allo spreco in ogni forma nel quale esso si manifesti. Il dono,

Risonanze Magnetiche

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C O M UN I CA Z IO NE

il gesto di gratuità in sé, in questo contesto, può rappresentare una contraddizione, perché quello che più conta è consumare e accumulare per se stessi. Ma non è sempre stato così. Nelle società primitive, il vero potere era possedere non tanto i beni quanto la capacità di distruggerli, di sprecarli all’occorrenza. Questa usanza, questo rito, pubblico, chiamato potlac, veniva praticato in occasioni particolari e consisteva nel donare le proprie ricchezze, anche allo scopo di umiliare l’altra persona o l’altro clan, sfidarlo e obbligarlo a fare altrettanto. Un rito di prodigalità che si trasformava in festa e coinvolgeva tutti gli abitanti della comunità, diventando occasione di relazione sociale, ma anche un sacrificio, che nel senso etimologico vuol significare proprio “compiere qualcosa di sacro”.

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duttività e una crescita illimitata per soddisfare bisogni e desideri, l’impossibilità, a causa della crisi, di continuare la crescita e la riproduzione favorirebbe la dilapidazione sfrenata dell’eccedenza (lusso) o il suo accumulo altrettanto forsennato (economia). Ma occorre fare a questo proposito un’osservazione. Il comportamento di consumo si è ormai iscritto nel nostro contesto antropologico di riferimento. Nel consumo i ruoli di soggetto e oggetto sono pronti a invertirsi (desideriamo quanto consumiamo o ne siamo desiderati?). Il consumo, in altri termini, diventa a sua volta “cosa”, oggetto in sé: e, quindi, consumiamo per consumare e per colmare il bisogno di consumo, non perché il consumo soddisfi un bisogno.

Quale l’origine di questa usanza?

Ma la generosità nonostante tutto non muore perché è iscritta nel nostro cervello

Gli uomini di queste società primitive non erano spinti tanto dalla paura della povertà ma dal timore dell’ira degli dei e degli antenati che potevano reclamare il possesso di quei beni (la parte maledetta, come dice Battaille nel libro che porta proprio questo titolo, è quella che appartiene ai nostri avi e di cui ci siamo appropriati, anche solo per il fatto di essere ancora vivi). Ma essi temevano anche di diventare servi delle cose possedute, di essere costretti a “reificare” la propria vita, proprio come è obbligato a fare il capitalista dell’era moderna, che, come sostiene Hegel, si riduce allo “stato di geloso custode delle cose, avendo la sua indipendenza nella cosalità”. Questi culti cessarono con l’avvento del Cristianesimo. La dissipazione pagana si trasformò in una “libera” elemosina compiuta dai ricchi a favore dei poveri, o delle comunità e dei monasteri che - forse proprio per questo motivo e per continuare certe tradizioni pagane, come il potlac realizzarono edifici grandiosi e predisposero cerimonie fastose e spettacolari. Se la razionalità regola il principio della moderna economia e si propone una pro-

Di fronte a queste considerazioni si potrebbe pensare che l’uomo ha poche speranze. Che l’altruismo e la generosità siano in declino. Ancora una volta, le scienze neuronali ci mandano qualche segnale positivo. Scienziati della Duke University Medical Center di Durham, in Usa, monitorando l'attività del cervello con la risonanza magnetica funzionale, avrebbero individuato l’area che presiede i comportamenti generosi. Si chiama “solco temporale superiore posteriore” e la sua attività è un indice della tendenza a essere altruisti. Non sappiamo quanto ci sia di vero in questa teoria ma non facciamo fatica a crederci, anche perché molti uomini e molte donne continuano ogni giorno a donare, a impegnarsi senza secondi fini nell’aiuto dei più deboli. Perché lo fanno? Per una particolare conformazione del solco temporale superiore posteriore? Può darsi. Ma anche perché il gesto di gratuità, come il bisogno di consumo, è ormai inscritto nel nostro contesto antropologico e, nonostante tutto, per fortuna, non possiamo liberarcene.


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C O MU N IC A ZI O NE Margherita Ruggiero *

Si va a periodi. Se ne parla quando succede qualche evento tragico e poi si tira avanti. Ma la sicurezza sul lavoro è una cosa seria. E proprio per questo dovrebbe essere comunicata con chiarezza

E’ necessario essere informati e comportarsi con coerenza

Lavorare con prudenza Sicurezza e lavoro possono ancora stare

nella stessa frase? Il lavoro sicuro non esiste piÚ, la sicurezza sul lavoro deve ancora farne di strada ma non è argomento da trascurare. Riguarda tutti: imprese grandi, medie e piccole, datori di lavoro, dirigenti, dipendenti, lavoratori a progetto. Leggo: D. Lgs. 81/08, RSPP, RSL, DVR e già l’umore si incupisce perchÊ gli acronimi un po’ mi infastidiscono. Ai miei tempi al massimo si parlava di LASER, Light Amplification by the Stimulated Emission of Radiation, una sigla complicata che nessuno si sentiva in dovere di conoscere, cosÏ che la parola ha sempre gioiosamente vissuto di vita propria. Cosa sia successo dopo non so, certo che di acronimi ora è pieno il mondo. D’altra parte, per amor di verità, bisogna ammettere che da tempo immemore a imposte e tasse l’acronimo si applica benissimo: IVA, IRAP, IRPEF, ICI, TARSU. Sto divagando. Il fatto è che ho davanti agli occhi la circolare contenente la sintesi del Nuovo Testo Unico in tema di sicurezza sul lavoro da pubblicare sul sito web di Site Italia.

L’associazione si è recentemente presa l’impegno di tenere aggiornati i propri soci sugli adempimenti, fiscali e non. La notizia va subito inviata e pubblicata sul sito, qui si parla di scadenze; a parte questo, però, un’altra cosa mi è chiara: ci sarà da spendere qualche centinaio di euro per esser tutti a norma.

*Partner Motivation mice-Roma

Past President Italian Chapter

Ma noi? Mi distraggo di nuovo e penso: noi che non forgiamo metalli e non costruiamo palazzi; noi che passiamo gran parte del tempo a pensare, creare, parlare e a tentare di mettere in pratica quel che abbiamo pensato, creato e detto; insomma, noi, quali rischi fisici corriamo nel nostro lavoro? Il Marzullo che è in me si agita. Mi son fatta la domanda e vorrei darmi la risposta. Digito “sicurezza sul lavoroâ€? in internet ed ecco piovere valanghe di dati. Sul sito dell’OSHA, l’agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro, leggo che il 6090% dei lavoratori soffre almeno una volta nella vita di disturbi dorsolombari.

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DMC N3 2009:dmc Gen/Feb08

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C O MU N IC A ZI O NE

Mi congratulo con me stessa, sono nella media. Inoltre più di un lavoratore su quattro nell’UE soffre di stress legato all’attività lavorativa. Passo rapidamente in rassegna qualche esperienza estrema in fase di evento: cena a bordo di un’imbarcazione su mare mosso con moto ondoso in aumento, autista di bus colto da infarto, terremoto poche ore prima dell’evento, ospite con diagnosi di meningite batterica fulminante e contagiosa. Non c’è che dire, sono tra i lavoratori colti da stress. Cosa fare in ufficio

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Di cosa c’è bisogno allora in ufficio, qualunque ufficio, per essere in regola con le nuove normative e anche con quelle già vigenti? Innanzi tutto il nuovo decreto è attualmente oggetto di revisione, alcuni adempimenti saranno prorogati ad Agosto 2009. Tutti, piccole, medie e grandi imprese devono comunicare all’INAIL il nominativo del RLS, il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. La scadenza era fissata per il 16 Maggio ma l’INAIL informa sul proprio sito che il Ministero del Lavoro ha disposto lo slittamento del termine al 16 agosto 2009, in considerazione dell'evoluzione normativa ancora in corso. Bisogna quindi nominare il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, comunicando nome, cognome, codice fiscale e data di inizio incarico all’INAIL via web utilizzando il nuovo modello “Dichiarazione RSL” che si può trovare sul sito dell’Istituto stesso. Il Rappresentante dei Lavoratori deve anche frequentare il relativo corso di formazione i cui costi variano notevolmente dai 200 ai 450 euro, IVA esclusa. C’è poi il DVR, il Documento di Valutazione dei Rischi che deve contenere la relazione dei rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa con le relative misure di prevenzione e i

dispositivi di protezione adottati, insieme al nominativo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), del già citato Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza e del medico incaricato per la valutazione del rischio. Per un’analisi dei rischi e degli eventuali adeguamenti da apportare all’ambiente di lavoro è bene rivolgersi a uno specialista che dovrà effettuare un sopralluogo e redigere un rapporto corredato da fotografie. Il costo si aggira sui 350/400 euro, con qualche differenza anche tra città e città. A questo si affiancano poi tutti gli adempimenti già esistenti, come l’acquisto e la manutenzione degli estintori, tanto per fare un esempio. Costi aggiuntivi vanno calcolati per chi non avesse già provveduto alla formazione degli addetti alla sicurezza. Il corso di formazione per il datore di lavoro come Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione va dai 110 ai 250 euro; quello per ciascun addetto al primo soccorso oscilla tra i 130 e i 250 euro, quello per ciascun addetto alla prevenzione incendi varia tra i 75 e i 150 euro. Bisogna nominare un medico, se non è stato già fatto, la cui consulenza varia tra i 200 e i 400 euro, e ciascuna visita medica, ed eventualmente oculistica, si aggira sui 60 euro, sempre IVA esclusa, e va ripetuta con cadenze che dipendono dal tipo di attività che si svolge, dalle ore passate al computer, dall’età del lavoratore. Dei delitti e delle pene Novella Giovanna D’Arco, mi sembra di sentire le voci: troppi soldi da tirar fuori, tanto più ora in tempo di crisi. Non è urgente, vedrai che cambiano la legge e non sarà necessario far tutta quella roba lì. Per diletto, vado a dare un’occhiata alle sanzioni che saranno applicate alle aziende che non risultassero a norma: sono in fase di revisione pure quelle! Ad esempio, per il datore di lavoro e il dirigente che violano le disposizioni

dm&c online - N. 3/2009  

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