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Le carte di governo Presentate alle siciliane e ai siciliani da Claudio Fava, candidato alla Presidenza della Regione Siciliana


N

on ci sono parole nuove che siano capaci di descrivere il declino in cui è stata gettata la Sicilia. Clientelismo e corruzione, assistenzialismo e dissipazione, disoccupazione e mafia, sperpero e dissesto al limite della bancarotta. Sono ancora vecchie parole quelle che siamo costretti a pronunciare, vecchie parole consunte di cui si è nutrita, a spese dei siciliani, la vecchia politica delle promesse e degli inganni, delle attese e dei tradimenti. Ci sono invece parole nuove, responsabili, necessarie. Per recuperarle occorre una rottura culturale con un passato da recidere senza più indulgenze. Tocca a noi mettere al bando la vecchia e trita immagine di un Sud assistito e clientelare, immobile e rassegnato. Facciamolo senza demagogia, senza nuove retoriche, usando con semplicità e schiettezza le parole per quelle che sono. In Sicilia disponiamo di risorse locali da troppo tempo trascurate o usate al peggio, mai veramente concepite, da chi fin qui ha governato, come motore di uno sviluppo sociale ed economico che sia capace di competere verso l’alto con altre aree italiane ed europee. Penso allo straordinario giacimento rappresentato dal nostro patrimonio ambientale e culturale, alle conoscenze scientifiche dei nostri diversi centri di ricerca, alla diversificazione delle attività manifatturiere ed artigianali, alla potenzialità estesa delle risorse energetiche, alla specificità e varietà della produzione agricola ed alimentare, alla qualità della nostra proposta artistica. E penso ad un altro patrimonio, che la nostra terra ha conosciuto e praticato dentro e fuori i propri confini, un patrimonio segnato per lungo tempo da fatica e da orgoglio, poi via via disperso e frantumato, svalorizzato e mercificato, un patrimonio che va ricostruito nel suo essere un valore in sé. Parlo del lavoro e della sua civiltà oggi offesa, della necessità di tornare a dare

buona e nuova occupazione spezzando quella spirale della precarietà del lavoro quotidiano che diventa precarietà di vite sospese, in eterna attesa. L’obiettivo che mi pongo è di rovesciare i tanti paradossi dell’oggi nei fatti concreti di domani: dimostrare, governando, che l’uso come bene comune di questo patrimonio di cui dispongono i siciliani, pur essendone stati fin qui espropriati, costituirà la leva attraverso cui la nostra regione sarà in grado di risollevarsi con le proprie forze. Per mettere le ali alle nostre risorse, quel che bisognerà scrivere nella prima riga del capitolo nuovo si chiamerà spesa pubblica trasparente. Spezzando una volta per tutte quel cordone ombelicale che tiene aggrovigliata la spesa regionale al tornaconto del consenso elettorale. Un sistema di clientele, di favori, di diritti negati che si annida dentro gli angoli più riposti del Bilancio regionale, che proprio per questo vorrò riscrivere interamente, secondo criteri di trasparenza e di partecipazione, di efficienza e di rigore. La stessa azione di lotta per la legalità contro la criminalità mafiosa, bussola del nostro operare, va portata dentro ogni singolo atto e progetto di sviluppo della Regione e occorrerà un ripensamento radicale del modo di funzionare dell’intera macchina regionale di governo. Ripartiamo da una riprogrammazione del fondi strutturali europei, rendendo rapida, efficace, trasparente la nostra capacità di spesa. Integriamoli con i fondi nazionali, guardando in primo luogo a riqualificare l’ambiente economico e sociale dell’isola, avendo in mente l’estensione e la qualità di beni e di servizi collettivi. Semplifichiamo e abbreviamo la distanza che, nelle decisioni, connette la Sicilia a Bruxelles come a Roma. Concentriamo immediatamente il nostro impegno su obiettivi che riguardano la scuola, la formazione e la cultura, il sistema regionale dei trasporti, i servizi di cura ai soggetti deboli, l’occupazione femminile e giovanile, l’agenda digitale, la messa in sicurezza del nostro territorio e la sua valorizzazione come patrimonio unico. Chiamiamo alla prova di questa sfida di governo nuove classe dirigenti, pubbliche e private, nel segno della comune appartenenza a questa terra e del coraggio di aprire la strada al cambiamento.


Guardando le macerie dell’oggi, è un atto di responsabilità dire che il cambiamento siciliano ha davanti a sé un tempo lungo. Ma sarà credibile se si comincerà fin dal primo giorno, nei gesti simbolici come nell’agire amministrativo quotidiano, perché ci sono pagine che vanno voltate subito, senza indugio né reverenza. È proprio per questo che il programma che qui presento è fatto di carte di governo della Sicilia. Schede nelle quali indico, dopo una fase di ascolto e di confronto con tante siciliane e siciliani sui diversi temi della loro vita di cittadini, il cammino del cambiamento possibile. Partendo da ciò che si eredita, indicando gli obiettivi che mi pongo e il modo come raggiungerli. Insieme, avanzo un programma dei primi 100 giorni di governo della Regione che rende conto di come segnare immediatamente una netta discontinuità con il passato, dando funzionalità innovativa alla macchina amministrativa. E prima del voto avanzerò la mia proposta sulle donne e sugli uomini cui chiederò di accompagnare la mia azione di governo nella giunta regionale. Così che ogni cittadino possa giudicare la qualità del nostro progetto e le competenze di chi ci mette la propria faccia nel proposito di realizzarlo. Vogliamo proporre al governo nazionale e alla stessa Europa un patto politico inedito e vincente: fare della Sicilia il laboratorio per la conversione ecologica dell’economia e della società. Ecco l’ago e il filo con cui cucire queste nostre Carte di governo. Scritte ascoltando e dialogando, ma anche leggendo e studiando: quelle tante buone proposte, ad esempio, che nel corso di questi anni associazioni, sindacati, mondo d’impresa, centri di ricerca, singoli siciliani hanno prodotto nel tentativo di indicare una strada possibile di uscita dal declino, senza trovare fin qui quella rappresentanza politica che potesse interpretare il bisogno di cambiamento. Le pagine che leggerete contengono un’idea di futuro e il bisogno di cominciare a realizzarlo adesso. Se la strada è lunga, oggi il cammino è già iniziato.

Claudio Fava

INDICE 1. Per la bellezza della Sicilia » Con la cultura si vive bene » La casa, il territorio, le città » I Parchi, fabbriche di natura » Il Mediterraneo: un ponte, non solo un mare » Welcome to Sicily » Mettiamo in rete i Siciliani 2. Per la conversione dell’economia e della società » Fondi strutturali » L’acqua è di tutti » Consorzi da bonificare » La “buona” medicina » Il Muos » Energie rinnovabili » Rifiuti zero 3. Per la civiltà e la dignità del lavoro » Termini Imerese » Reddito minimo » Agricoltura di prossimità e alimentazione sostenibile » Dare valore al lavoro delle donne » Saperi, conoscenza, apprendimento 4. Per i beni comuni, la partecipazione, la legalità e i diritti alla persona » La Regione e i territori: i beni demaniali » Siamo tutti siciliani » Muoversi bene » Pubblica Amministrazione: tagliare gli sprechi, premiare le qualità » La qualità della vita » Il diritto di sapere » Tutti uguali Per le foto ringraziamo gli utenti flickr: Giordano Pennisi, 401(K) 2012, Fabio Macòr, Gnuckx, ialla, lorca56, magalibobois, mazza1992, nodeworx, Salim Virji, Toprural, frontierenews.


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1. Per la bellezza della Sicilia


Con la cultura si vive bene Fino ad oggi.

» In Sicilia è concentrato il 10% del patrimonio culturale italiano, il 30% dei beni archeologici, il 28% dei musei del Mezzogiorno. » Negli ultimi tre anni i siti culturali siciliani hanno perso un milione e mezzo di visitatori (da 4,5 a 3 milioni) e due milioni di incasso, da 14 a 12 milioni di euro. » Le presenze si concentrano solo in 8 siti che attraggono il 75% dei visitatori, mentre gli altri 55 siti hanno visite insignificanti. » Nessun museo dispone di un budget complessivo per la gestione, tutto finisce nel calderone del bilancio regionale e non esiste alcuna programmazione. » Manca una legislazione regionale sui musei locali, sprovvisti di uno specifico statuto e di personale scientifico adeguato. » Una politica dolosamente clientelare ha demotivato, delegittimato e, di conseguenza, dequalificato il personale tecnico-scientifico che opera in tutto il settore culturale, come in quello dello spettacolo. » L’attività e la spesa dei teatri pubblici è squilibrata, sia qualitativamente che quantitativamente, in rapporto alla contribuzione ministeriale. Il mercato teatrale è paralizzato, le scelte produttive sono discutibili, l’incidenza di tali istituzioni sul territorio è inesistente, il rapporto con l’impresa locale o con i singoli artisti è episodico e privo di un progetto.

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» La Film Commission è stata trasformata in un sistema di contributi a pioggia che non incoraggiano in nessun modo l’impresa locale, né contribuiscono a creare indotto e professionalità. » Nell’ultimo bilancio regionale, a fronte di 2 milioni di euro per iniziative direttamente promosse dall’assessore, non è stato previsto neppure un euro per la manutenzione di tutti i beni culturali siciliani. » Allo stato dei fatti, l’assessorato regionale è un erogatore di contributi; non esercita alcun indirizzo culturale, né artistico nei vari settori; non è in grado di tutelare i propri beni, né il territorio; partecipa il meno possibile all’attuazione delle attività istituzionali degli enti di riferimento; impiega la gran parte del proprio bilancio per erogare stipendi; non incentiva l’impresa privata se non riservando a pochi eletti, in una logica clientelare, i pochi appalti che si rivelano quasi sempre inutili e sovrastimati.

D’ora in poi.

» Modello di gestione dei beni culturali improntato al project financing (applicato con successo dallo stato francese, Délégation de service pubblique). Modificare radicalmente il rapporto tra le istituzioni e le imprese private o i singoli operatori dei rispettivi settori. Utilizzare la forza lavoro e soprattutto la competenza dei dipendenti pubblici in modo da ridurre “naturalmente” la spesa istituzionale e, contestualmente, impostare con trasparenza e meritocrazia, una vera collaborazione imprenditoriale con i privati che operano a diverso titolo nei settori artistici, archeologici, teatrali, cinematografici… con lo straordinario indotto che l’industria culturale è in grado di creare intorno a se. » Realizzare la più importante e fruttuosa delle sinergie, facendo coincidere la produzione culturale locale con la valorizzazione del patrimonio artistico, connettendo la tutela di questo patrimonio con il turismo, lo spettacolo, l’arte contemporanea.

» Rendere attivi e operativi tutti e 14 i teatri antichi, creando un circuito classico estivo, da maggio a settembre. Favorire, attraverso i teatri pubblici, i progetti ideati e realizzati in collaborazione con compagnie o artisti che operano sul territorio. Realizzare un circuito teatrale regionale, al fine di incrementare la produzione locale e la sua diffusione nazionale. » Creare un logo per ciascun museo siciliano, depositato dalla Regione e con cui caratterizzare il merchandising con uno specifico design definito tramite concorso di giovani designer siciliani. » Defiscalizzazione delle aliquote regionali per gli investimenti nella cultura, misura applicata sia alle imprese sia ai singoli cittadini. » Piano tariffario che favorisca il fruitore di eventi culturali. Es. abbattimento del costo dei trasporti per chi si sposta allo scopo di fruire un evento culturale, realizzabile attraverso le biglietterie on line. » Affitti calmierati al basso per chi apre gallerie d’arte, atelier, librerie, caffè letterari con programmazione culturale e cineforum. » Wi-Fi gratuito e senza password in tutti i luoghi di aggregazione. » Infrastruttura telematica. Raggiungere i luoghi privi di infrastrutture culturali attraverso il collegamento telematico nei luoghi pubblici, che permetta la fruizione in diretta di manifestazioni culturali che si svolgono anche a distanza. » Finalizzare gli “investimenti” della Film Commission alla creazione di una industria cinematografica siciliana. Da una parte favorendo la produzione locale, dall’altra interpretando la collaborazione con produzioni nazionali e internazionali come l’occasione per incrementare ulteriormente l’indotto e il lavoro sul territorio. » Priorità, nei primi 100 giorni di governo, alla discussione e all’approvazione di un nuovo modello di gestione dei Beni Culturali.

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La casa, il territorio, le città

Fino ad oggi.

» La logica del consumo del territorio ha dominato i decenni passati producendo l’arricchimento di pochi e procurando condizioni di disordine urbanistico e dissesto idrogeologico della Sicilia. » I condoni, ad ogni livello istituzionale, hanno favorito l’abusivismo edilizio. » Il mercato immobiliare privato è oggi in picchiata. Esistono invece moltissime cooperative edilizie che hanno già ottenuto il contributo regionale e che attendono l’assegnazione delle aree. » Nella nostra Regione vige in questa materia la famigerata Legge Fleres. Essa prevede che una cooperativa edilizia, finanziata dalla Regione e che abbia fatto richiesta ad un qualsiasi comune siciliano per l’assegnazione dell’area edificabile, possa trasferire la costruzione sul terreno agricolo di un comune limitrofo quando nel comune a cui è stata fatta la richiesta iniziale non abbia individuato per tempo le aree! Il risultato è che, da anni, la Legge Fleres sta producendo una costante distruzione di aree agricole, trasformandole immediatamente in aree edificabili.

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D’ora in poi.

» Il primo provvedimento urgente per far ripartire l’edilizia privata convenzionata e sovvenzionata, salvaguardando il patrimonio territoriale siciliano, è abrogare la Legge Fleres. Contestualmente i comuni siciliani ancora privi di Piano Regolatore Generale dovranno individuare – entro un mese di tempo, oltre il quale è previsto l’intervento sostitutivo della Regione – le aree destinate all’edilizia convenzionata e sovvenzionata. Tali aree verranno successivamente inserite nei rispettivi Piani Regolatori Generali dei singoli comuni. Nelle more della stesura dei Piani, verrà consentita l’assegnazione delle aree alle cooperative edilizie. » Aggiornamento dei PRG con nuovi elaborati che prevedano la dettagliata definizione del rischio idraulico e di quello idrogeologico. » Priorità nei piani triennali delle opere pubbliche per gli interventi di sistemazione territoriale. » Sgravi fiscali, regionali e locali, per la ristrutturazione di immobili privati per la riduzione del rischio sismico. Misure per gli EE.LL. volte alla dotazione di un parco progetti cantierabili per gli interventi di salvaguardia e messa in sicurezza dei territori e degli edifici pubblici (con un fondo di rotazione per la progettazione). » Finanziamento iniziale per gli interventi di sicurezza dal rischio sismico ed idrogeologico stornando gli investimenti previsti per il Ponte sullo Stretto. » Rigetto totale e definitivo di future sanatorie edilizie. » Il recupero dei patrimoni edilizi dismessi o abbandonati. Prima di nuova cementicazione occorre recuperare tutto quanto è stato abbandonato. E se non si trova il proprietario, esproprio e rassegnazione a chi vuole qualificare. » Ogni Comune, prima di avviare varianti al P.R.G. per espansione di aree da edilizie o stesura dello stesso P.R.G. è obbligato a determinare il fabbisogno abitativo e a tenere conto, per la determinazione dello stesso, del censimento del patrimonio abitativo non utilizzato. » Piena attuazione in tutte le nove province siciliane dei piani paesaggistici.


I parchi, “fabbriche di natura”

D’ora in poi.

Fino ad oggi

» La Sicilia ha quattro parchi naturali regionali (Etna, Alcantara, Madonie, Nebrodi) per circa 190 mila ettari; sei aree marine protette nazionali (Egadi, Pelagie, Plemmirio, Capo Gallo, Ustica, Ciclopi) per quasi 80 mila ettari; oltre a circa cento riserve naturali regionali. Un patrimonio soffocato da un’idea di “sviluppo” inaccettabile: il degrado opulento del sovraffollamento, l’inquinamento del mare, un paesaggio spesso deturpato, frane e incendi ricorrenti, addensamento criminale, servizi carenti se non assenti.

» La Sicilia, cuore del Mediterraneo, può diventare un autentico sistema di parchi siciliani di terra e di mare. E i parchi e le riserve possono diventare un ecosistema siciliano come un’unica grande area protetta del Mediterraneo che chiama in causa l’economia reale, il benessere della persona, la concezione dello sviluppo e del progresso, cioè un’industria della natura come patrimonio e nutrimento messo a disposizione dei cittadini. » La regione deve promuovere un regime normativo di gestione esteso all’insieme del territorio, con il concorso della scienza e delle forze sociali, per mezzo di un sistema di vincoli e di incentivi gestito unitariemente dalle comunità local in modo non burocratico. Il parco come vera città non-metropolitana e come ecosistema istituzionale. » Dare piena attuazione all’istituendo Parco degli Iblei.

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Il Mediterraneo: un ponte, non solo un mare

Fino ad oggi.

» Il Mediterraneo è punto d’incontro di tre continenti e di 23 paesi in cui vivono poco meno di 500 milioni di donne e uomini; ospita l’8% delle specie marine di tutto il mondo e raccoglie il 25% dei traffici marittimi e degli arrivi turistici mondiali. » La proiezione della Sicilia sul Mediterraneo – particolarmente verso i paesi del Maghreb – è risultata inesistente, oppure si è espressa al peggio nel rivendicare improbabili chiusure ai mercati stranieri.

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D’ora in poi.

» Occorre creare finalmente una connessione istituzionale e politica tra la Sicilia e il Mediterraneo. A ciò si deve affiancare il ruolo “politico” nuovo della Sicilia in materia di politica estera e degli scambi commerciali verso i paesi del Maghreb. » L’infrastrutturazione portuale, incentrata sulle autostrade del mare e sull’intermodalità che unisce risparmio economico e riduzione di inquinamento, è uno dei primi obiettivi da conseguire. » Va costituito a livello nazionale un Alto Commissariato per il Mediterraneo, composto dai rappresentanti istituzionali dei paesi che si affacciano sul mare, con un ruolo privilegiato per la Sicilia. L’Alto Commissariato avrà la funzione di consolidare i rapporti economici, sociali, culturali con i Paesi del Mediterraneo, dare loro sistematicità e continuità, aprendo in tal modo le imprese siciliane verso il mercato dei paesi costieri mediterranei. » Apriremo una sede della Regione Siciliana a Tunisi, finanziata attraverso lo storno di parte delle risorse recuperate dalla soppressione dei molti enti inutili.


Welcome to Sicily D’ora in poi.

Fino ad oggi.

» Nella relazione annuale sull’economia siciliana presentata dalla Banca d’Italia a Palermo nel 2012 è stato sottolineato come sia il turismo a salvare l’economia siciliana. Nella realtà ben poco è stato fatto per incentivarne lo sviluppo, perdendo 1,5 milioni di presenze turistiche in tre anni. » Uno studio recente effettuato su 12.000 potenziali turisti ha fatto emergere che uno straniero su cinque e un italiano su tre considera la Sicilia una meta attraente, ma l’inadeguatezza dell’accoglienza, la fatiscenza delle infrastrutture e i costi di trasporto eccessivamente cari rendono poco convincente il rapporto qualitàprezzo. » La politica della ricettività è stata affidata più su finaziamenti a pioggia e su una liberalizzazione senza regole che su una seria programmazione regionale. » I “Distretti”: sono stati necessari quasi cinque anni solo per progettarli ed ancora oggi non tutti sono a regime..

» Sostituire la promozione “generalista”, con più promozioni diversificate scegliendo mercati e target di riferimento, in modo da rendere la promozione più mirata. Evitare consulenti esterni ed utilizzare le competenze e professionalità presenti nella Regione Siciliana. » Preservare le coste dalla cementificazione mascherata da infrastrutture al servizio del turismo. » Favorire la collaborazione tra pubblico e privato, sostenendo le aziende che investono in Sicilia. » Creare un distretto delle politiche di governo regionale, mettendo in rete tra loro diversi assessorati (cultura, trasporti, turismo) per definire politiche comuni e mirate superando le settorialità. » Dare concretezza a una legge sul turismo che sia il risultato di un confronto con tutti gli operatori del settore. » Sostenere le compagnie low cost per il trasporto aereo e potenziare i collegamenti con le isole minori. » Detrazioni fiscali per incentivare la qualificazione dell’offerta ricettiva. » Collegamento tra università, istituti superiori e imprese per una formazione mirata all’industria turistica. » Revocare i project financing che prevedono un’ulteriore cementificazione delle nostre coste. » Bloccare le trivellazioni.

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Mettiamo in rete i Siciliani Fino ad oggi.

» Il piano per l’innovazione della Regione avrebbe dovuto utilizzare i fondi europei per il periodo 20072013 ma le ingenti risorse disponibili sono state impiegate in minima parte, e anche quelle impiegate non hanno generato quell’effetto leva tipico degli investimenti in innovazione. » Circa 1 miliardo di euro erano le risorse disponibili, tra fondi regionali, nazionali e comunitari, per la digitalizzazione della pubblica amministrazione regionale e degli enti locali, la realizzazione di servizi on-line per cittadini e imprese, l’innovazione tecnologica per la realizzazione della sanità digitale, per la messa in sicurezza del territorio, per le infrastrutture di banda larga. Questo consistente piano di informatizzazione doveva essere realizzato tramite società regionali partecipate – Sicilia e-Innovazione e Sicilia e-Servizi – mediante affidamenti in house. Il fallimento dell’esperienza regionale ha condotto alla liquidazione di entrambe le società e dunque alla mancata realizzazione del piano, con il conseguente blocco totale degli investimenti.

D’ora in poi.

» L’innovazione della Regione Siciliana si deve muovere lungo gli assi strategici messi a disposizione da Bruxelles. Ad esempio l’iniziativa modello delle “Smart-Cities” promossa dall’Unione Europea, che si

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pone l’obiettivo strategico di migliorare la qualità della vita nelle aree urbane, attivando investimenti per incrementare l’efficienza energetica delle città, trasformando le aree urbane in un ambiente accogliente per i cittadini e le imprese, rafforzando la dotazione di infrastrutture e il capitale sociale, culturale e ambientale delle città. » Occorre una ricognizione di tutte le risorse residue dei fondi strutturali non utilizzati impegnandoli su progetti Smart-Cities. » Nel quadro delle azioni dell’agenda digitale europea di cui alla Comunicazione della Commissione Europea COM 2010 245 del 26.10.2010, partecipare attivamente all’Agenda Digitale Italiana e al lavoro della Cabina di regia, appositamente istituita, per individuare e sostenere i progetti finalizzati alla realizzazione di infrastrutture tecnologiche e immateriali al servizio delle comunità intelligenti, finalizzate a soddisfare la crescente domanda di servizi digitali in settori quali la mobilità, il risparmio energetico, etc; promozione dell’open data (paradigma dei dati aperti) quale modello di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico, potenziamento delle applicazioni di amministrazione digitale (e-governement), promozione diffusione e controllo di architetture di cloud computing per le attività delle PA, utilizzazione di acquisti pubblici innovativi, infrastrutturazione per favorire l’accesso alla rete internet in grandi spazi collettivi, investimento nelle tecnologie digitali per il sistema scolastico, etc. » Va incentivata la ricerca applicata valorizzando la cooperazione tra Università, Enti e Centri di ricerca, parchi scientifici e tecnologici e consorzi di imprese. » Vanno realizzate opere infrastrutturali finalizzate alla diffusione della banda larga di nuova generazione. » Eliminare gli affidamenti diretti - in house - ricorrendo invece ad aste pubbliche.


2. Per la conversione dell’economia e della societĂ


Fondi strutturali: spendere bene, spendere tutto

Fino ad oggi.

» Incapacità politica e sottocultura del favore hanno prodotto il fallimento nella spesa dei Fondi strutturali, impegnati solo in minima parte, dispersi e frammentati nei rivoli di più di 40 mila interventi in assenza di un’organica programmazione dello sviluppo siciliano e senza conformità ai dettati dei bandi europei. Ciò comporta il rischio di perder subito, come denunciato in più occasioni dal Commissario Europeo, i rimborsi europei pari a 600 milioni di euro. » La Banca d’Italia ha messo in risalto il paradosso prodotto dai governi regionali precedenti: nonostante l’utilizzo dei Fondi strutturali, tutti gli indicatori economici della nostra isola peggiorano di anno in anno.

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D’ora in poi.

» È necessario dar vita a progetti quick start verso i quali indirizzare i fondi europei, progetti in coerenza con la visione di uno sviluppo sostenibile e competitivo e da mettere a bando entro il 2013 per poterli impiegare entro il 2015, termine ultimo di utilizzo per i fondi 2007-2013. In particolare: » Infrastrutture energetiche. Impianti ad elevata efficienza energetica, integrando impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili con impianti di cogenerazione in grado di utilizzare l’energia termica proveniente dal recupero del calore per uso di riscaldamento nella stagione invernale e refrigerazione d’estate; rinnovabili, il fotovoltaico, il solare termico a bassa temperatura, solar cooling e refrigerazione solare, solare termodinamico su piccola scala; nuovi materiali verso modelli di efficienza e autosufficienza energetica applicati alle costruzioni (bioarchitettura e bioedilizia, costruzioni a zero emissioni, tetti verdi) e alla qualità della vita nei contesti urbani. » Ciclo integrato dei rifiuti. Incentivazione della raccolta differenziata porta a porta; impianti di compostaggio a partire dalle tre aree metropolitane di maggiore criticità per lo smaltimento, la selezione e la valorizzazione dei rifiuti. » Tutela delle acque e del suolo. Interventi a difesa degli abitanti e delle strutture esistenti che tengano conto del mantenimento delle condizioni di naturalità del fiumi; realizzazione di interventi per la riqualificazione dei corsi d’acqua; interventi di fitodepurazione per tutte le tipologie di reflui di origine civile. » Prevenzione di rischio sismico. Interventi sulle costruzioni vulnerabili a partire da quelle adibite ad uso pubblico nelle zone siciliane ad elevato rischio sismico (4,5 milioni di residenti). » Interventi ambientali. Interventi di bonifica dell’amianto e costruzione di impianti adeguati per il trattamento dell’amianto.


L’acqua è di tutti

D’ora in poi. Fino ad oggi.

» In Sicilia l’acqua, già non abbondante a causa delle condizioni meteoclimatiche, è spesso soggetta a una gestione poco razionale che non concilia caratteristiche di qualità e quantità con gli usi e i consumi per i quali le acque sono destinate. » In Sicilia si sommano, da un lato, le carenze gestionali e infrastrutturali nell’adduzione e distribuzione (le perdite elevate riducono notevolmente la quantità disponibile) e, dall’altro, le carenze dei sistemi fognari e depurativi (che ne riducono ulteriormente la quantità a causa dell’inquinamento delle falde e dei corsi d’acqua). Gravi sono ancora le dispersioni di acqua potabile nelle reti comunali: oltre il 35%.

» La Sicilia ha bisogno di una politica che affermi il valore dell’acqua come bene comune e pubblico e, allo stesso tempo, occorre un uso corretto ed efficace delle acque e del suolo, sostenibile dal punto di vista ambientale, in grado di contrastare il dissesto idrogeologico e di contribuire allo sviluppo. » Adottare, nei primi cento giorni di governo, il disegno di legge sulla ripubblicizzazione del servizio idrico e della società Siciliacque, che oggi funge da venditore di ultima istanza con costi aggiuntivi per l’utenza assolutamente ingiustificati. Tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili e costituiscono una risorsa che va salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà. » Patti per i fiumi: regolamentare le possibilità di utilizzo e programmare interventi a tutela e salvaguardia dei fiumi siciliani, condivisi tra Regione, EE.LL. ed associazioni ambientaliste.

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Consorzi da bonificare

Fino ad oggi.

» Gli attuali enti consortili in capo a gestioni commissariali costano oltre 100 milioni di euro ogni anno, l’80% dei quali destinati al pagamento degli stipendi. I debiti accumulati superano i 70 milioni di euro.

D’ora in poi.

» Approvare una legge di riordino dell’intero governo delle acque che superi l’organizzazione elefantiaca e clientelare nella gestione delle strutture consortili. Occorre una riforma radicale che proceda a investimenti mirati per una moderna distribuzione delle acque, riduca sprechi e proceda all’accorpamento delle strutture di macroaree pianificando l’utilizzo dell’attuale personale. » Affermare il principio del pagamento dei servizi in rapporto ai benefici ricevuti, puntando a un sistema agricolo moderno che elimini sistemi di distribuzione a scorrimento su terra battuta ancora esistenti, fonti di sprechi e di inefficienza del sistema. » Utilizzare i Fondi comunitari per migliorare l’efficienza della rete di distribuzione irrigua, anche per mezzo di informatizzazione della rete stessa.

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La “buona” medicina Fino a ora.

» Oggi, e da troppi anni, la salute in Sicilia è un diritto negato. Si spendono 9 miliardi di euro l’anno, ma i cittadini ancora non conoscono livelli garantiti ed essenziali di assistenza sanitaria. » È impossibile prenotare un esame diagnostico senza doversi recare in più ospedali, pagare tickets esorbitanti per ottenere prenotazioni a distanza di mesi, i pronti soccorso assomigliano a gironi infernali dove le attese durano l’intera giornata. » La carenza di organici del personale sanitario, medici ed infermieri, l’insufficienza dei posti letto e la consuetudine ormai del ricovero in barella, segnano in negativo la qualità della maggior parte degli ospedali della nostra isola. » I tagli lineari della riforma Russo hanno penalizzato, fra l’altro, la sanità pubblica d’eccellenza, affidandola ai grandi poli privati. » L’occupazione politica dei quadri dirigenziali da parte del governo Lombardo è stata pressocchè assoluta. La spesa sanitaria per forniture e servizi è fuori controllo.

D’ora in poi.

» Va avviata una vera riforma del servizio sanitario regionale, liberando per prima cosa la sanità dal giogo politico: la politica deve recuperare una funzione di indirizzo senza occuparsi di gestione e spesa.

» Dirigenti e primari andranno scelti in un albo regionale da una Commissione esterna che per ogni incarico proporrà al governo regionale una terna di nomi selezionati solo in funzione dei meriti e delle professionalità. » Cura dei malati e soprattutto prevenzione, a cominciare dalla salubrità degli ambienti di lavoro, dagli stili di vita adeguati, dall’assistenza ai cittadini nelle diverse fasi della vita. » Dobbiamo passare dall’ospedalizzazione al territorio. Occorre un sistema sanitario capace di fare della medicina territoriale il suo vero punto di forza, mettendo in rete le autentiche professionalità, seguendo i percorsi assistenziali del paziente, dal primo accesso al medico curante alle diverse fasi del percorso diagnostico, senza mai trascurare gli aspetti di umanizzazione, fondamentali in chi si viene a trovare in una condizione di fragilità fisica e psichica a causa di una malattia. » Un servizio sanitario capace di risparmiare nell’acquisto di beni e di servizi. Anziché demandarli ad una miriade di singole aziende disperse sul territorio, essi verranno governati da un’unica stazione appaltante a livello regionale, così da garantire uniformità dei prezzi sull’intera regione. » Mettere in rete a livello regionale il Centro di Accettazione Unificato per prenotare esami e prestazioni, evitando in tal modo estenuanti code e umilianti intermediazioni presso i centri di prenotazione, scarsi nel territorio e difficilmente raggiungibili per telefono. » Una sanità liberata da insostenibili liste di attesa, spesso costruite allo scopo di favorire il ricorso alla sanità privata. Essa peraltro non andrà penalizzata, riconoscendolo il ruolo di una virtuosa concorrenza al sistema pubblico e considerandola sempre integrativa e mai sostitutiva dell’erogazione delle prestazioni, comunque garantite a tutti i cittadini dal sistema pubblico. » In ogni ASP opereranno unità di controllo sulle liste di attesa e di Risk Management.

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Il Muos

Fino ad oggi.

» Il Mobile User Objective System (MUOS) è un sistema di comunicazioni satellitari (SATCOM) ad altissima frequenza (UHF) ed a banda stretta composto da quattro satelliti e quattro stazioni di terra, una delle quali è in fase di realizzazione in Sicilia, nei pressi di Niscemi. » Il progetto MUOS è stato presentato dall’US Navy nel 2008, mentre la stazione NRTF di Niscemi, una delle più grandi stazioni di telecomunicazione della Marina USA nel Mediterraneo, presso la quale il MUOS dovrebbe essere realizzato, è in funzione sin dal 1991. Il MUOS si trova a soli 3 km dal centro abitato, all’interno della sughereta di contrada Ulmo, che fa parte del patrimonio ambientale Europeo, in quanto “Sito di Interesse Comunitario”. In uno studio realizzato dal Politecnico di Torino viene sostenuto che il MUOS comporta gravi rischi per la salute umana generati dalle microonde delle antenne. Inoltre l’abitato già ora è investito dalle emissioni prodotte dalla stazione Naval Radio Transmitter Facility (NRTF), in una misura superiore ai limiti di sicurezza previsti dalla legislazione italiana. Lo stesso studio evidenzia che le onde elettromagnetiche emesse dal sistema sarebbero in grado di provocare disturbi alla strumentazione di bordo degli aerei che attraverserebbero lo spazio aereo dell’aeroporto di Comiso.

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D’ora in poi.

» Revocare le autorizzazioni concesse dalla Regione. » Prevedere un sistema di monitoraggio delle emissioni prodotte dalla stazione Naval Radio Transmitter Facility (NRTF). » Far rispettare i limiti di sicurezza previsti dalla legislazione italiana in termini di emissioni prodotte.


Energie rinnovabili

D’ora in poi.

Fino ad oggi.

» La Sicilia ha conosciuto forti investimenti privati nel campo delle energie rinnovabili, pur se orientati quasi esclusivamente verso il settore fotovoltaico ed eolico (le normativa per gli impianti fotovoltaici di medie e grandi dimensioni sono di competenza nazionale). » Sono ben visibili nella campagna siciliana impianti eolici fermi per indisponibilità della linea a ricevere grandi quantità di energia, a cui lo Stato versa ugualmente gli incentivi ad una produzione che non esiste.

» Chiedere al governo nazionale di impegnarsi per realizzare in Sicilia nel breve termine impianti ad energia solare di medie dimensioni, compatibili con l’agricoltura e paesaggio. » Sostenere la tecnologia del solare termodinamico in Sicilia, valorizzando terreni non altrimenti utilizzabili, rivedendo il sistema degli incentivi e prevedendo strumenti di supporto alle imprese e agli investitori. » Occorre puntare su impianti a biomassa legnosa o legno cellulosica, cioè impianti che a partire dal legno di potatura e dagli scarti di falegnameria producono calore e pertanto energia elettrica. Il principale problema su questo versante riguarda il reperimento delle materie prime: la regione deve incoraggiare la raccolta degli scarti, anche tramite consorzi volontari degli agricoltori. » Vanno garantite agevolazioni fiscali, regionali e locali, per coloro che realizzano piccoli impianti fotovoltaici e per la diffusione del mini-eolico in modo particolare nelle imprese. » Prevedere un meccanismo premiale nei trasferimenti regionali per gli EE.LL. che utilizzano impianti fotovoltaici negli edifici pubblici.

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Rifiuti zero

Fino ad oggi.

» Il nuovo Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti è soltanto di qualche mese fa. Il precedente piano, adottato nel 2002, prevedeva due punti tra loro in aperta contraddizione: la raccolta differenziata al 65% e quattro inceneritori. » In questi anni si è introdotto nella gestione integrata dei rifiuti l’elemento della territorialità stretta, vale a dire la costituzione di ambiti territoriali piccoli e autosufficienti, in grado di gestire e chiudere al loro interno il ciclo integrato senza ricorrere ad impianti e discariche esterne, di cui è stata negata l’utilità. » Da questa impostazione sono nate 27 società d’ambito. Se la pianificazione impiantistica fosse stata realizzata secondo le previsioni, si sarebbe potuto raggiungere l’autosufficienza. Ma la vera finalità politica, nel costituire le società, si è rivelata quella di creare 27 strutture di potere e di sottogoverno, funzionali al consenso politico e non alla soluzione del problema dei rifiuti.

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D’ora in poi.

Un vero Piano Regionale dei Rifiuti deve nascere da un confronto tra associazioni ambientaliste e dei consumatori, associazioni civiche, imprenditoriali, sindacali e forme organizzate della cittadinanza, sulla base di alcuni principi fondamentali: » Smaltimento e incenerimento sono le peggiori opzioni ambientali del sistema rifiuti. La gestione dei rifiuti va effettuata secondo le legislazioni europea e italiana che hanno come obiettivo il maggiore recupero di materia possibile dai rifiuti. Il Piano deve quindi prevedere la riduzione di impatti ambientali connessi alla gestione dei rifiuti rispettando il principio di prossimità e autosufficienza impiantistica. » Occorre puntare sulla raccolta differenziale spinta e sul recupero e il riuso di materia, mettendo in moto una filiera industriale sostenibile incentrata sullo “sfruttamento” dei rifiuti e sull’utilizzo di materia recuperata. I rifiuti raccolti vanno portati nei distretti eco-industriali dove sono concentrati gli impianti in grado di recuperare materia e energia dai rifiuti. » Il governo del ciclo dei rifiuti deve avvenire attraverso autorità d’ambito con la funzione di programmare, regolare, indirizzare e controllare l’applicazione dei piani di gestione dei rifiuti regionale e d’ambito. Le autorità saranno un consorzio di comuni composto e diretto da sindaci. » Per garantire una gestione diretta dei comuni si auspica la creazione di aziende speciali consortili che gestiranno il sistema integrato dei rifiuti nel territorio di riferimento. Queste società saranno di proprietà dei comuni e gli utili di esercizio saranno destinati ai comuni. » Vanno previsti sistemi di controllo efficaci e regolamentati da parte dei cittadini.


3. Per la civiltĂ e la dignitĂ  del lavoro


Termini Imerese

Fino ad oggi.

» L’assenza di una politica industriale della Regione Sicilia ha favorito il ridimensionamento produttivo e occupazionale dell’industria, appesantendo ulteriormente lo squilibrio tra attività industriali e terziario che è inferiore del 50% della media nazionale. La storia dello stabilimento Fiat di Termini Imerese rappresenta simbolicamente il contrario di quanto è necessario fare. » Sono ormai trascorsi due anni dall’annuncio della chiusura dello stabilimento di Termini Imerese da parte della Fiat e non è stata trovata alcuna soluzione industriale per le scelte sbagliate dell’azienda, per l’assenza del governo regionale, per l’incuria del governo nazionale e la superficialità di Invitalia (società a capitale pubblico del Ministero dello Sviluppo economico) cui era affidato il compito di selezionare le manifestazioni di interesse per l’acquisizione dello stabilimento. A rischio vi sono 1600 lavoratori dipendenti Fiat e 500 lavoratori dell’indotto. Solo 250 lavoratori andranno in pensione con la mobilità incentivata. Per tutti gli altri la cassa integrazione scadrà a dicembre e non è certa la loro prospettiva nel 2013.

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D’ora in poi.

» Impegno straordinario per la definizione di azioni coordinate per lo sviluppo industriale dell’Isola utilizzando al meglio i Fondi strutturali dedicati, in rapporto con il governo nazionale e l’Europa. » La Regione dovrà sostenere per la parte che le compete il processo di reindustrializzazione di Termini Imerese, aiutando l’individuazione (dopo il fallimento dell’ipotesi Dr Motors) di un partner del settore automobilistico. È importante un impegno del governo regionale per il mantenimento dell’industria automobilistica: sia perché esiste tra i lavoratori una grande professionalità acquisita negli anni, sia perché l’industria automobilistica può determinare molta occupazione e trainare innovazione (motori ecocompatibili).


Il reddito minimo garantito per i giovani

Fino ad oggi.

» La Regione Sicilia non ha sin qui adottato alcuna norma relativa al reddito minimo garantito.

D’ora in poi.

» Si introdurrà il reddito minimo garantito da destinare a disoccupati e inoccupati, assumendo come punto di riferimento l’omologa legge del 2009 della regione Lazio. Se si considera la fascia di età più giovane, cioè dai 15 ai 35 anni, il totale dei disoccupati e inoccupati siciliani è pari a circa 140 mila individui. » Il costo previsto andrà finanziato costituendo un apposito Fondo regionale, con specifiche poste di bilancio per la quota parte. La legge dovrà corrispondere ai vincoli di finanza pubblica, variabili nel tempo: essa

andrà dunque costantemente monitorata e coordinata con politiche attive per il lavoro e accompagnata da misure che favoriscano la creazione di nuova imprenditorialità, specialmente giovanile e femminile. » Nell’introduzione del reddito minimo garantito fondamentale risulterà il ruolo - e dunque la preventiva riforma – dei Centri Pubblici per l’Impiego, le cui prerogative andranno ampliate, nonché delle politiche di formazione professionale e delle misure regionali da adottare in materia di politica industriale. » Poiché l’Italia è una delle pochissime nazioni europee prive di questo strumento, caldeggiato dall’UE, si proporrà al Governo nazionale di indicarne la sperimentazione graduale proprio in Sicilia, con un sostegno anche economico di quota parte.

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Agricoltura di prossimità e alimentazione sostenibile Fino ad oggi.

» Negli ultimi cinque anni l’agricoltura siciliana ha perso oltre 50 mila aziende. Malgrado le conseguenze della crisi che rischiano di mettere fuori mercato altre migliaia di imprese agricole siciliane, resta vivo un tessuto di circa 230 mila aziende. È un tessuto produttivo che, senza considerare l’indotto, assicura più di 15 milioni di giornate lavorative ad oltre 130 mila braccianti, producendo 4,5 miliardi di euro. » Oggi questa realtà si trova a dover subire una riduzione di reddito stimata del 25%, una perdita di ricchezza attorno agli 800 milioni di euro per l’intero comparto. » Un altro fattore di indebolimento delle aziende agricole siciliane deriva dall’impossibilità di un reale accesso al credito. » Negli ultimi dieci anni la cementificazione ha divorato il 28% di terreno all’agricoltura, mettendo a rischio il patrimonio paesaggistico siciliano e aumentando la dipendenza dall’estero di derrate alimentari. » Nell’agricoltura siciliana, più che in altri settori economici, si vive il paradosso di “comprare i palazzi per rivendere i mattoni”. Il modello produttivo agricolo siciliano è troppo dipendente da mezzi di produzione (chimici, meccanici, assicurativi e finanziari) esterni

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al settore primario. Acquistiamo materie seconde e rivendiamo le nostre materie prime. » Il disavanzo della bilancia agroalimentare siciliana (la differenza tra i prodotti agricoli che vendiamo fuori dalla Sicilia e quelli che acquistiamo per i consumi primari delle famiglie) è di circa 9 miliardi, vale a dire 1,5 volte il deficit del bilancio regionale.

D’ora in poi.

» L’agricoltura siciliana deve riorientare l’offerta verso il mercato locale (5 milioni di siciliani che mangiano ogni giorno) e verso quello extraregionale delle eccellenze. » Occorre puntare a costruire strutture associative per la concentrazione dell’offerta, con una valorizzazione commerciale del prodotto, riducendo i costi di produzione e la filiera commerciale. » Difendere le aree rurali e l’agricoltura delle aree interne. » Potenziare i controlli sui prodotti provenienti da paesi terzi, costituendo una cabina di regia tra tutte le autorità preposte ai controlli sanitari e doganali. » Attuare azioni di contrasto alla criminalità nelle campagne, realizzando un protocollo d’intesa tra le forze dell’ordine, gli enti locali, le organizzazioni del settore agricolo e puntare alla trasparenza sui prezzi e sui processi di transazione commerciale. » Realizzare un marchio unico regionale di Sicilia nel cui ambito si sviluppi la difesa dalle imitazioni e la promozione dei prodotti tipici regionali. » Garantire per ampie fasce del territorio, come nel caso della limonicoltura della fascia Ionica, una politica di salvaguardia del territorio e di valorizzazione del paesaggio. » Riorganizzare la ricerca e l’assistenza tecnica in agricoltura in armonia con l’attività delle università e dei centri di ricerca, nonché degli Istituti sperimentali. » Produrre una legge sulll’agricoltura biologica. La Sicilia è la regione che ha il maggior numero di aziende biologiche (circa 7500) e la maggiore superficie destinata a coltivazioni bio (circa 19.000 ettari).


Dare valore al lavoro delle donne

D’ora in poi

Fino ad ora.

» Sull’occupazione femminile la Sicilia è il fanalino di coda. Le donne che hanno un lavoro nel 30% dei casi lo lasciano alla nascita del primo figlio. La mancanza di servizi sociali pesa disastrosamente sull’occupazione delle donne che è invece condizione necessaria per lo sviluppo dell’isola. Un’occupazione che guarda soprattutto ai settori produttivi innovativi. » La giunta Lombardo ha ignorato tutto ciò. Ha messo non si sa dove i 40 milioni stanziati dal ministero delle Pari opportunità per il Piano di conciliazione lavoro-famiglia. Ha varato commissioni inutili è ha fatto una legge sul “quoziente familiare” che non incentiva il lavoro delle donne.

» Predisporre un piano straordinario per l’occupazione e l’imprenditoria femminile sperimentando in Sicilia scelte innovative con il sostegno dei Fondi strutturali dedicati. » Aumentare le infrastrutture sociali (asili nidi: il 40% dele famiglie sono in lista di attesa) che sono una priorità per lo sviluppo di qualità: perchè sostengono il lavoro delle donne e perchè creano essi stessi occupazione femminile. Sarà possibile dirottando parte delle risorse destinate al Ponte sullo stretto (dalle infrastrutture dannose alle infrastrutture sociali) » Concordare con il Ministero la sperimentazione in Sicilia di una procedura per prevenire le dimissioni in bianco attraverso l’utilizzo di un modulo a numerazione progressiva da compilare in caso di dimissioni volontarie (ex legge 188/2007). » Istituire presso l’Assessorato al lavoro e senza oneri aggiuntivi di spesa un Osservatorio sull’impatto di genere delle norme regionali.

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Saperi, Conoscenza, Apprendimento Fino ad oggi

» La situazione della Formazione esemplifica il livello di incertezza sul futuro che pesa sui siciliani. Fino a pochi mesi fa il sistema era sull’orlo del fallimento: 8000 lavoratori a rischio di cassa integrazione, molti dei quali senza stipendio da molti mesi. Lo sbocco dei Fondi Europei per dare avvio ai corsi è avvenuto all’ultimo momento e praticamente sotto commissariamento. » Molte le criticità: assente una strategia di governance unitaria; frammentarietà e clientelismo nelle logiche di gestione del sistema; progettazione strategica inesistente; contesti operativi e processi organizzativi difformi e poco comunicanti; mancati investimenti sulla qualificazione dei formatori; qualità dei percorsi assente o invisibile; assenza o insufficiente certificazione degli esiti formativi in termini di saperi, conoscenze, competenze apprese e attivate sui luoghi di lavoro. » In definitiva, un sistema basato su logiche opportunistiche, orientato, di volta in volta su obiettivi e settori diversi in ragione delle forme di finanziamento esistenti.

D’ora in poi.

Formazione orientata all’obiettivo strategico di rigenerare i territori. Questi vanno sostenuti nella capacità di sviluppare una propria vocazione produttiva. Come? » Recupero delle risorse economiche da investire attraverso una ridefinizione delle traiettorie gestionali oggi complicate dalla necessita di rendere opachi i processi di allocazione e di distribuzione delle risorse

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» Ridefinizione e valorizzazione delle figura professionali coinvolte nella formazione, va riconosciuta dignità professionale a persone che nonostante gli opportunismi, oggi, non possono sostenere l’improvvisa precarizzazione delle loro esistenze » Vanno accesi i riflettori sui gangli decisionali di un processo che finora è servito alla sopravvivenza di un sistema frammentato, farraginoso, autoreferenziale, iniquo e inefficace. Un’azione prioritaria è la trasparenza dei numeri, dei processi, dei risultati, delle strutture e dell’etica professionale e amministrativa » Forte sinergia con lo sviluppo produttivo e il lavoro; ideazione e realizzazione di percorsi d’innovazione centrati sulla identificazione di competenze strategiche per la valorizzazione delle risorse dei territori; progettazione formativa intesa come riflessione sulle pratiche di lavoro e sulla creazione di impresa; elaborazione di un modello di accreditamento mirato a valutare le reali competenze delle strutture nel progettare ed erogare formazione di qualità; potenziamento degli Enti inadeguati a fornire il servizio richiesto; messa in campo di un’azione di valutazione e valorizzazione delle competenze dei formatori; valutazione dei risultati sugli investimenti pubblici realizzati e comunicazione degli stessi (accountability); attivazione di reti fra i diversi territori e scambio di esperienze e buone pratiche » Recupero di un rapporto più diretto tra Regione e linee operative. Troppo spesso tra i livelli decisionali e quelli esecutivi si disperdono risorse decisionali, informative, economiche e di fiducia » Finalizzazione degli investimenti sulla valorizzazione di Beni Comuni, infrastrutture materiali e immateriali, al servizio dell’ innovazione dell’intero sistema » Priorità, nei primi 100 giorni di governo: snellimento burocratico delle procedure di distribuzione delle risorse e attivazione di una struttura di implementazione degli obiettivi di natura gestionale e operativa degli interventi già programmati orientata alla trasparenza e al raggiungimento dei risultati. Start-up per il raggiungimento dell’obiettivo strategico di attivazione delle competenze per uno sviluppo produttivo e sociale in autonomia dalla politica. Attivazione delle condizioni per uscita dall’emergenza lavoro degli operatori di settore.


4. Per la legalitĂ e i diritti alla persona


La Regione e i territori: i Beni demaniali Fino ad oggi.

» La Regione, pensata dai costituenti come strumento di un disegno volto a promuovere un’architettura istituzionale in linea con il principio della sovranità popolare, ha, nell’esperienza siciliana, riprodotto, il più delle volte in una versione perfino peggiorata, un modello di governo centralistico e burocratico, nel quale l’unica modalità effettiva di interlocuzione con il territorio è stata una spesa pubblica opaca e clientelare. » Neppure la riforma del Titolo V della Costituzione ha modificato questo stato di cose quando, se correttamente intesa ed applicata, essa avrebbe potuto rappresentare l’occasione per un ripensamento del ruolo della Regione che facesse di quest’ultima non un competitore dello Stato, ma il punto terminale di un processo di governo a trazione territoriale, cioè spostato verso i Comuni e le comunità locali. » In modo del tutto coerente con queste premesse, anche la gestione del cospicuo demanio regionale, di recente arricchitosi a seguito del trasferimento di oltre cento beni di grande valore artistico e culturale, è avvenuta secondo logiche di tipo, appunto, burocratico – centralistico (nella migliore delle ipotesi) che il più delle volte hanno riprodotto, su questa scala, il modello della “cattedrale nel deserto”.

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D’ora in poi

» La grande stagione, politica e culturale, dei beni comuni, apertasi nel nostro Paese negli ultimi anni, e culminata nel vittorioso esito del referendum contro la privatizzazione del servizio idrico integrato, ha portato chiaramente alla luce il nesso che lega la gestione di una risorsa e la comunità territoriale alla quale quella medesima risorsa può essere riferita: e ciò indipendentemente dal titolo formale di appartenenza del bene. Da questo assunto, elementare ma, a suo modo davvero rivoluzionario, discende una fondamentale indicazione di metodo che deve portare la Regione al di là dell’asettico perimetro segnato dalla logica delle “competenze” per fare di ogni suo intervento che abbia ricadute sul territorio l’occasione per l’attivazione di una filiera partecipativa che veda come interlocutore primo, ma non esclusivo, il Comune. Vari strumenti di diritto internazionale, oggi, consentono e, in una certa misura, impongono la sperimentazione di forme inedite di partecipazione democratica di cui, ad es., le Consulte per i Beni Comuni istituite dal Comune di Napoli rappresentano un esempio significativo e concreto. La Regione, dunque, come suscitatore e catalizzatore di energie partecipative e non come soffocante Leviatano in sedicesimo.


» Vi è un aspetto ulteriore da considerare, legato alla gestione del demanio della Regione. Qui, oltre al profilo partecipativo di cui si è detto prima, emerge uno spazio di innovazione anche nella disciplina giuridica di questi compendi patrimoniali ispirata all’idea che essi, al di là del dato formale, siano non beni di proprietà della Regione, ma beni comuni secondo la definizione accolta dal disegno di legge delega esitato dalla “Commissione Rodotà” nel febbraio del 2008 («cose che esprimono utilità funzionali all’ esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona. I beni comuni devono essere tutelati e salvaguardati dall’ ordinamento giuridico, anche a beneficio delle generazioni future. Titolari di beni comuni possono essere persone giuridiche pubbliche o privati. In ogni caso deve essere garantita la loro fruizione collettiva, nei limiti e secondo le modalità fissati dalla legge»). La Regione siciliana può, e deve, dotarsi di uno strumento normativo (anche una legge – quadro) che, recependo la categoria giuridica dei beni comuni, ponga le basi per una gestione trasparente e per una fruizione davvero collettiva di beni che appartengono a tutti.

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Siamo tutti siciliani

Fino ad oggi.

» La legislazione sull’accoglienza degli stranieri e sul contrasto sia all’immigrazione illegale sia alla presenza irregolare sul territorio è di competenza statale. La legislazione statale consente comunque spazi attuativi che possono essere positivamente utilizzati dalla Regione. » Il dramma umano che figlio delle politiche fin qui adottate in Italia è solo in parte raccontato dalle cifre. Nei primi dieci mesi del 2011, nel Canale di Sicilia sono morte 1408 persone, il 93% di tutti i morti nel Mediterraneo. » I centri sono di tre diversi tipi. I Centri di prima accoglienza per tempi (teoricamente) brevi: ben tre su cinque si trovano in Sicilia, a Lampedusa, Caltanissetta e Pozzallo. I Centri di accoglienza per i richiedenti asilo privi di documenti: su otto complessivi, due sono in Sicilia. Infine, i Centri d’identificazione e di espulsione, dove le persone possono essere detenute fino a 18 mesi: 13 in Italia e di queste 3 in Sicilia. A questo totale di 1600 posti, si aggiungono le strutture temporanee attivate lo scorso anno dopo gli arrivi a seguito delle insorgenze nei paesi nord-africani.

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D’ora in poi.

» Come Regione dobbiamo favorire una politica concreta di inserimento, accompagnata dalla costruzione di contesti di legalità. La misura del respingimento va vista come residua e limitata. » Dobbiamo sostituire le grandi strutture, simili a campi di confinamento, con piccole strutture integrate nel territorio. » Va definita la programmazione annuale e stagionale dei flussi di ingresso per motivi di lavoro, tenendo presenti le domande delle imprese, la necessità di far emergere il lavoro nero e di prevenire il suo riprodursi. » Facilitare il ricongiungimento dei nuclei familiari e attribuire forme di rappresentanza amministrativa a favore di stranieri titolari del permesso di soggiorno.


Muoversi bene

efficienti non sono stati utilizzati. Si è percorsa la strada di dirottare ingenti risorse finanziarie verso il mantenimento di un sistema clientelare che ha prodotto solo sprechi. » L’assurda politica delle continue proroghe delle concessioni e dei contratti di servizio, unita all’assenza di un qualsiasi piano regionale dei trasporti, ci consegna oggi una situazione nella quale viene negato ai siciliani il diritto alla mobilità e alla continuità territoriale.

Fino ad oggi.

D’ora in poi.

» Il sistema attuale dei trasporti siciliani, sia dentro l’isola sia nei collegamenti esterni, è giunto al punto estremo di inefficienza. Tanto verso il trasporto e la mobilità delle persone, quanto nel trasporto delle merci. E in ciascuna delle sue modalità: terrestre, marittimo e aereo. » È un’arretratezza che produce effetti negativi sull’economia siciliana. Il trasporto diviene in tal modo un fattore negativo sugli investimenti e sullo sviluppo, oltre che sulla qualità della vita delle popolazioni e delle città. Nelle aree metropolitane la crescita abnorme dell’uso del mezzo privato sta portando il livello d’inquinamento oltre ogni limite di guardia. » All’inefficienza si assomma il costante degrado delle infrastrutture e delle reti di trasporto. Alcune di queste risalgono al periodo borbonico o post-unitario. Le linee ferroviarie a binario unico sono l’80% dell’intera rete regionale e la maggior parte di queste non sono elettrificate. Cresce il numero di reti viarie abbandonate e senza alcuna manutenzione, opere avviate e mai completate, autostrade, porti, interporti, aeroporto di Comiso, altre del tutto abbandonate, come il raddoppio del binario sulla dorsale Messina-Palermo. » Il taglio del 20% delle risorse per il trasporto pubblico locale, previsto dalla finanziaria 2012, insieme ai 4800 chilometri di tagli alle linee urbane ed extraurbane decisi dalla AST hanno messo pendolari, studenti e cittadini in una situazione insostenibile » I fondi strutturali disponibili, con il concorso della Comunità Europea, per dotare il trasporto siciliano di servizi

» Per superare questa situazione occorre un forte intervento pubblico, da parte dello Stato e della Regione. Le risorse dovranno andare nelle opere e non – come è accaduto spesso – nei mille rivoli della spesa clientelare e improduttiva. » È ineludibile una vertenza con RFI per il ripristino di tutti i treni notturni a lunga percorrenza e per il raddoppio della Catania-Messina, opera strategica per la quale i soldi stanziati sono spariti. » È indispensabile anche una ristrutturazione delle concessioni autoferrotranviarie in chiave di trasparenza, efficienza e utilità sociale. » I porti siciliani vanno attrezzati per l’intermodalità, affinché la Sicilia sia la piattaforma naturale per le autostrade del mare che solcano il Mediterraneo. » È necessaria una battaglia affinché l’Europa non consideri più gli investimenti per i porti aiuti di stato. » Occorre rifinanziare l’eco-bonus per le merci trasportate via mare anziché su gomma. » Va abbandonato definitivamente il progetto del ponte sullo stretto e le risorse finanziarie ad esso destinate vanno recuperate per mettere in sicurezza il territorio e per una rete efficiente di trasporti. » Recupero dei fondi FAS per infrastrutture stanziati dal governo Prodi e dirottati nelle regioni del Nord. Priorità alla creazione di una efficiente e moderna rete ferroviaria che colleghi tutti gli attuali capoluoghi, completamento dell’autostrada Siracusa - Ragusa – Gela, sostegno al mantenimento dell’aeroporto di Comiso, nodo strategico per i collegamenti verso l’intera area del Mediterraneo.

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Amministrazione regionale: tagliare gli sprechi, premiare le qualità

Fino ad oggi.

» Buco di bilancio. Come certificato dalla Corte dei Conti, nel 2011, le uscite hanno raggiunto l’importo di 19 miliardi 558 milioni di euro con un aumento dell’1,5% circa rispetto all’anno precedente. Poiché le entrate accertate, al netto dei prestiti, sono state 15 miliardi 587 milioni, con un decremento del 13% circa, si è avuto uno sbilancio in negativo di 3 miliardi 971 milioni di euro. » Uso inefficiente dei fondi strutturali europei. La Corte dei Conti ha recentemente denunciato la difficoltà di concludere la strategia di programmazione: l’elevata presenza di progetti non conclusi, non operativi o sospesi testimoniano la scarsa aderenza dei risultati raggiunti rispetto all’originaria linea di programma-

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zione. Inoltre, la frequente frammentazione degli interventi programmati, con finanziamenti “a pioggia” e relativa dispersione delle risorse si è tradotta in una scarsa selettività degli stessi con conseguenze negative sullo sviluppo locale. » Costo eccessivo dei dipendenti regionali. Nel 2010, in Sicilia il costo dei dipendenti regionali è stato il più elevato in Italia, superando il miliardo e settecento milioni di euro, contro i circa 198 milioni della Lombardia (con un costo per abitante peri a 349 euro contro i 21 euro della Lombardia). » Alla data del 31/12/2011, i dipendenti a tempo indeterminato della Regione siciliana, esclusi i Dirigenti, erano 15.383; alla stessa data, i Dirigenti della Regione a tempo indeterminato erano 1.835. Il rapporto tra dirigenti e restante personale regionale è pari a 1 dirigente ogni 8,4 dipendenti. L’abbondanza, spesso ingiustificata, di dirigenti, ha prodotto una miriade di uffici (prima si è creato l’organo, poi la funzione) al punto da avere perfino uffici con un dirigente e un solo dipendente… » Al personale a tempo indeterminato va, però, aggiunto il personale “esterno” a tempo determinato della Regione, pari a 3.070 unità, tra questi si contano 82 dirigenti. Sommando personale a tempo indeterminato e personale a tempo determinato si arriva, a fine 2011, ad un totale di 20.288 dipendenti regionali. » I deputati regionali sono tra i più pagati d’Italia. Percepiscono infatti circa 15 mila euro netti mensili, a cui si aggiungono svariati benefit. » Secondo la Corte dei Conti, i bilanci di due terzi delle 54 società partecipate siciliane sono risultati in perdita. Allarmante è il dato relativo al personale e alla difficile sostenibilità della relativa spesa: i dipendenti delle partecipate sono infatti oltre 7mila e costano alla Regione circa 220 milioni di euro l’anno. Costi ugualmente elevati sono quelli dei numerosi enti “inutili” che la stessa Giunta Lombardo ha più volte dichiarato di voler sopprimere ma che restano a tutt’oggi in vita.


D’ora in poi

» Nel tempo della sussidiarietà è giusto definire la Regione come la rete dei poteri istituzionali e sociali che nel territorio vivono ed operano. Governare la Regione significa, in primo luogo, governare questa rete: promuovere il protagonismo autonomo e responsabile di ciascun attore per la realizzazione di un progetto condiviso, che riguarda il presente e il futuro delle siciliane e dei siciliani. » Assumere questo come compito primario è fondamentale per attivare le risorse e le competenze di cui ognuno è portatore, per promuovere una democrazia davvero plurale, per valorizzare quanto di meglio è cresciuto nel mondo del lavoro, delle imprese e della conoscenza, rompendo il pernicioso rapporto di subordinazione clientelare e di ricatto giocato in questi anni dalla politica. » Il principio di sussidiarietà vuole che ciascun soggetto istituzionale o sociale svolga il proprio specifico ruolo e compito, provando ad integrarlo con ruoli e compiti da altri esercitati. Integrazione e solidarietà costituiscono gli ingredienti indispensabili per determinare un clima di coesione che, pur nelle differenze, consenta alla Sicilia di competere con altri territori ed uscire dalla subalternità. » In questo quadro è necessario che la Regione, intesa come livello istituzionale e amministrativo, dismetta poteri che possono essere meglio esercitati a livello locale. Si tratta di invertire radicalmente l’indirizzo praticato dal governo Lombardo: esempio di un accentramento di potere forse mai conosciuto (competenze locali riportate a livello regionale, commissariamento di enti, ecc). Riprendere, quindi, la strada del decentramento, se pure promuovendo l’associazionismo tra i comuni al fine di realizzare ambiti territoriali di intervento adeguati e, con ciò servizi di qualità, con risparmio di spesa. In una alla eliminazione delle Provincie regionali e dei tanti enti e società di gestione dei servizi creati in questi anni.

» In una fase di ripresa del decentramento spetta alla Regione svolgere un ruolo attivo di vigilanza e di coordinamento, promuovendo quei processi di innovazione, anche tecnologica, che costituiscono una autentica priorità per l’intero apparato pubblico regionale. » Elevare la qualità dei servizi pubblici, costituisce una autentica priorità, per gli effetti diretti che tali servizi e prestazioni hanno sulla vita quotidiana delle cittadine e dei cittadini e sull’effettività dei loro diritti. Il ruolo tragico giocato dalla cattiva politica a livello locale e regionale è sotto gli occhi di tutti. » La politica eserciti sino in fondo il suo ruolo di programmazione e di vigilanza, ma esca definitivamente dalla gestione. Quest’ultima sia affidata a chi ne ha le competenze tecnico-professionali e può personalmente risponderne. Spetta alla Regione attivare meccanismi di monitoraggio e di valutazione che consentano, nel corso dell’incarico, di individuare e rimuovere le inefficienze e le inadeguatezze. » Elevare la qualità degli apparati amministrativi, per trasformare la Regione, oggi percepita quale luogo di spreco e di complicazione, in autentica risorsa per la vita dei cittadini e delle imprese. » Lanciamo la sfida di fare dell’apparato pubblico regionale “un’isola di eccellenza”, attraverso la promozione di un sistema di permanente miglioramento (programmazione-attuazione-verifica) che a monte e a valle si fondi sull’ascolto e la partecipazione attiva dei cittadini. » Ciò è possibile, a condizione che si conoscano e si valorizzino le migliori risorse professionali che operano all’interno dell’amministrazione; si proceda in modo spinto verso la digitalizzazione dell’intero apparato pubblico (creando sistemi di comunicazione, interconnessione e interoperabilità), che consente di semplificare l’attività e i procedimenti amministrativi; si attivi un meccanismo di diffusione e di riconoscimento premiale delle buone pratiche. »»»

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» Bisogna dare conto ai cittadini delle scelte politiche e strategiche che vengono adoperate. La rendicontazione sociale ha il compito di spiegare alla cittadinanza la relazione tra gli obiettivi individuati e quanto si è portato avanti anche nel rispetto dei territori e degli operatori sociali ed economici. Un taglio drastico ai costi della politica. » Ridurre gli stipendi dei deputati regionali, omologandoli a quelli degli altri Consigli regionali. » Fissare una soglia massima di tre legislature per i parlamentari regionali. » Ridurre il numero dei parlamentari da 90 a 70. » Introdurre una norma che preveda che tutti i parlamentari regionali, non rieletti, non possano ricoprire per i successivi due anni incarichi istituzionali in enti regionali o società partecipate dalla regione. » Ridurre gli sprechi per restituire servizi. Più volte è stata annunciata la soppressione di enti considerati inutili, tenuti in vita al solo scopo di allargare la base del consenso. La liquidazione di questi enti è ta le priorità del nostro governo, mantenendo fermo il principio della salvaguardia dei posti di lavoro per il personale dipendente. Sostituire la dotazione organica regionale con le dotazioni organiche locali. Aprire una fase di dialogo interno che permetta di redistribuire il personale da dove è in esubero a dove è carente. Fornire ai dipendenti dell’amministrazione la possibilità di migliorare la propria condizione di lavoro, intervenendo per implementare il benessere organizzativo. » Tra i costi che si possono evitare vi sono sicuramente quelli per le consulenze esterne. Chiunque porti il proprio sapere nella Amministrazione regionale deve essere considerato esclusivamente in merito alla professionalità che offre. La nostra proposta è semplice: individuare un Garante unico che sia incaricato di verificare in tutti i modi l’assenza della professionalità ricercata all’interno del personale regionale e di dare conto dell’ingaggio esterno.

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» La macchina amministrativa che abbiamo in mente è un tutt’uno con la cittadinanza. Crediamo che sia una risorsa. Potrebbe essere, ad esempio, il luogo in cui i giovani neolaureati muovono i primi passi lavorativi. Viceversa, la Regione potrebbe avere bisogno di forza lavoro per progetti particolari o per motivi temporanei. Noi non vogliamo che le possibili occasioni di lavoro e di formazione siano a beneficio solo di chi ha i contatti giusti. Vogliamo l’apertura e lo scambio. Pensiamo ad esempio ad una graduatoria per soli titoli da aprirsi ogni tre anni da cui chiamare, in modo trasparente, lavoratori a tempo determinato (modello regione Toscana).


La qualità della vita

D’ora in poi.

Fino ad oggi..

» Distanza dai bisogni reali dei cittadini e approssimazione nell’offerta dei servizi sono i tratti del welfare regionale siciliano che ha finito per sostituire la cultura del diritto con la sottocultura del favore e della discrezionalità legata ai meccanismi del puro consenso elettorale. » Gli indicatori principali segnalano un progressivo abbandono delle politiche sociali rivolte alla popolazione anziana e un’assenza verso quelle rivolte all’infanzia. Un ulteriore fattore di indebolimento delle famiglie siciliane, il cui tenore di vita medio in questi anni è sceso ai livelli più critici su scala nazionale.

» È l’intero sistema regionale di welfare che va ripensato, mettendo al centro l’accesso del singolo cittadino ai servizi, da quello per l’infanzia – con asili nido, centri ludici, luoghi aggregativi per ragazzi, buoni scuola e buoni libro – ai centri antiviolenza, alla mediazione familiare, ai servizi per chi ha, in famiglia, problemi di disabilità, alle strutture per la salute mentale, ai bandi per le case popolari. » La Regione si doterà di un Piano Triennale delle politiche sociali che individui i bisogni del territorio e la priorità degli interventi, oltre che la ripartizione delle risorse necessarie alla sua attuazione. » Il Piano dovrà prevedere i livelli essenziali delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi, dal campo socio-sanitario a quello di integrazione con le politiche dell’educazione, dell’istruzione, della formazione professionale, dell’avviamento al lavoro. » Va promossa l’integrazione tra le politiche di inclusione sociale e le politiche abitative per il sostegno degli affitti, affiancando i Comuni nella realizzazione di programmi di edilizia residenziale pubblica e di programmi di riqualificazione urbana.

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Il diritto di sapere

Fino ad oggi.

» Il diritto allo studio in Sicilia è ormai diventato un vero privilegio per pochi. Borse di studio carenti e quasi mai destinate a tutti gli studenti idonei; servizi mensa scadenti e posti letto riservati a studenti nella misura dell’1% dell’intera popolazione studentesca. » L’anno universitario che sta per iniziare vedrà consistenti tagli alle borse di studio per gli studenti meritevoli e privi di mezzi che studiano presso le università della Sicilia occidentale. Si prevede la chiusura dei servizi di mensa dal ottobre nei poli universitari di Caltanissetta, Agrigento, Trapani. Verrà applicata una drastica riduzione dei buoni pasto nell’ateneo palermitano. Ci sarà il blocco dei finanziamenti destinati alle attività culturali dell’Ersu. Molte famiglie saranno costrette a rinunciare ad iscrivere i propri figli all’università.

D’ora in poi

» Occorre una riforma delle norme sul diritto allo studio, da preparare con un Forum (aperto a studenti, associazioni e docenti) e concluso da una Conferenza regionale ad hoc che ridefinisca obbiettivi e strategie, nonchè i criteri generali per l’erogazione delle contributi agli studenti, e il quadro delle risorse finanziarie che si prevede di impegnare » Va controllata l’allocazione e l’effettiva spesa delle risorse degli ERSU, modificando il criterio di scelta del presidente e vincolandolo a una chiara valutazione delle competenze; » Va istituita una “Carta dei Servizi”, attraverso la quale gli Enti preposti stabiliscano gli standard qualitativi dei servizi erogati, le modalità di realizzazione e di utilizzo dei medesimi, nonché le forme e le modalità di controllo da parte degli studenti.

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Tutti uguali di fronte ai propri diritti

D’ora in poi.

» La lotta all’omofobia e a ogni discriminazione basata sul genere o sull’orientamento sessuale è una priorità. L’impegno è a varare una legge regionale (sul modello virtuoso della Liguria) e a promuovere le politiche conseguenti. » Sul testamento biologico vanno rispettate le volontà delle persone di rifiutare o meno l’accanimento terapeutico e le pratiche lesive della dignità umana. In questo senso la Regione può regolarecon legge la raccolta e la conservazione delle “volontà anticipate” dei cittadini nei comuni di loro residenza. » La Legge 194 è una buona legge, mal applicata dove vi è un ricorso indiscriminato all’obiezione di coscienza, come accade in Sicilia. Ciò costringe molte donne a un inutile calvario. La Regione, oltre a predisporre politiche per la salute riproduttiva rispettose della volontà delle donne, deve garantire che le strutture preposte all’IVG prevedano sempre la presenza di personale non obiettore. » In attesa che il legislatore nazionale riconosca - come noi chiediamo - pari diritti (compreso quello al matrimonio) a tutte le coppie anche dello stesso sesso, la Regione deve garantire il riconoscimento delle coppie di fatto con una politica attiva e concreta nell’ambito sociale, dal diritto alla casa a quello all’assistenza. » La quantità e qualità dei casi di violenza contro le donne in Sicilia, impone la immediata e piena attuazione della legge regionale n. 3/2012 contenente “Norme contro la violenza di genere”, al fine di assicurare - con il concorso attivo dei Comuni e di tutte le Istituzioni, insieme alle associazioni da anni impegnate su questo terreno - interventi tesi a prevenire ogni forma di violenza di genere, diffondere la cultura della differenza, garantire sul territorio interventi di tutela e di sostegno a favore delle vittime.

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Il programma di Libera Sicilia sarĂ il frutto di riflessioni collettive: un cantiere sul web, aperto alle proposte di tutti. Proponi, discuti e vota questi spunti sulla nostra piattaforma di e-democracy. Non serve un uomo solo al comando: servono le idee di tanti. www.liberasicilia2012.it

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