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La Regione e i territori: i Beni demaniali Fino ad oggi.

» La Regione, pensata dai costituenti come strumento di un disegno volto a promuovere un’architettura istituzionale in linea con il principio della sovranità popolare, ha, nell’esperienza siciliana, riprodotto, il più delle volte in una versione perfino peggiorata, un modello di governo centralistico e burocratico, nel quale l’unica modalità effettiva di interlocuzione con il territorio è stata una spesa pubblica opaca e clientelare. » Neppure la riforma del Titolo V della Costituzione ha modificato questo stato di cose quando, se correttamente intesa ed applicata, essa avrebbe potuto rappresentare l’occasione per un ripensamento del ruolo della Regione che facesse di quest’ultima non un competitore dello Stato, ma il punto terminale di un processo di governo a trazione territoriale, cioè spostato verso i Comuni e le comunità locali. » In modo del tutto coerente con queste premesse, anche la gestione del cospicuo demanio regionale, di recente arricchitosi a seguito del trasferimento di oltre cento beni di grande valore artistico e culturale, è avvenuta secondo logiche di tipo, appunto, burocratico – centralistico (nella migliore delle ipotesi) che il più delle volte hanno riprodotto, su questa scala, il modello della “cattedrale nel deserto”.

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D’ora in poi

» La grande stagione, politica e culturale, dei beni comuni, apertasi nel nostro Paese negli ultimi anni, e culminata nel vittorioso esito del referendum contro la privatizzazione del servizio idrico integrato, ha portato chiaramente alla luce il nesso che lega la gestione di una risorsa e la comunità territoriale alla quale quella medesima risorsa può essere riferita: e ciò indipendentemente dal titolo formale di appartenenza del bene. Da questo assunto, elementare ma, a suo modo davvero rivoluzionario, discende una fondamentale indicazione di metodo che deve portare la Regione al di là dell’asettico perimetro segnato dalla logica delle “competenze” per fare di ogni suo intervento che abbia ricadute sul territorio l’occasione per l’attivazione di una filiera partecipativa che veda come interlocutore primo, ma non esclusivo, il Comune. Vari strumenti di diritto internazionale, oggi, consentono e, in una certa misura, impongono la sperimentazione di forme inedite di partecipazione democratica di cui, ad es., le Consulte per i Beni Comuni istituite dal Comune di Napoli rappresentano un esempio significativo e concreto. La Regione, dunque, come suscitatore e catalizzatore di energie partecipative e non come soffocante Leviatano in sedicesimo.

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Le carte di governo - LiberaSicilia2012.it  

Il programma di Libera Sicilia sarà il frutto di riflessioni collettive: un cantiere sul web, aperto alle proposte di tutti. Proponi, discut...

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