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I La notte era trascorsa come tante altre. E come tante altre il sonno era stato impossibile da raggiungere. Damiano continuava a muoversi nel letto. Il buio ormai stava morendo e le prime luci dell’alba facevano il loro timido ingresso nella stanza. Si voltò verso di lei. Dormiva. Chiuse gli occhi per assaporare gli ultimi istanti di oscurità. Se il corpo non riusciva a riposare almeno avrebbe fatto riposare la mente per un’altra ora. Prima che la sveglia gli facesse dimenticare insonnia e riposo scaraventandolo nella vita di sempre. Un calore improvviso lo invase. Una sensazione mai provata. Sembrava che un fuoco gli stesse nascendo dentro. Il panico lo avvolse. Cercò inutilmente di aprire gli occhi ma quel calore aveva immobilizzato ogni singolo muscolo impedendogli persino di muovere le palpebre. Si sentì sollevare. La schiena aveva ormai abbandonato il letto mentre la sensazione del fuoco nell’anima diveniva insopportabile. Il calore raggiunse il culmine. E i sensi lo abbandonarono.

II “Fatelo entrare” la voce del presidente risuonò nell’aula gremita di spettatori. Entrò nella grande sala accompagnato da due silenziosi individui. Per ben due giorni li aveva visti fuori dalla sua cella e mai gli avevano rivolto una sola parola. In realtà nessuno gli aveva mai rivolto neanche uno sguardo. Mentre camminava tra la folla vide in fondo al salone un grande tavolo. Quattro uomini e tre donne se ne stavano seduti, come una commissione di esame in attesa del prossimo studente. “Prego DMX123, si accomodi” “Come mi ha chiamato?” si rivolse a quello che doveva essere il capo di quella inverosimile giuria vista la posizione centrale che occupava. “DMX123. È il suo nome. Anche se lei non lo sa. O meglio non lo sapeva fino a pochi secondi fa” rise. “Dove sono e perché mi avete rapito?” “Rapito? No, noi non l’abbiamo rapita. Rapire significa prelevare da un luogo un soggetto contro la sua volontà. A volte lo facciamo è vero. Ma mi creda non è il suo caso” “Mi avete prelevato dalla mia stanza. Dal mio letto. E mi creda, era decisamente contro la mia volontà. Senza parlare dello strano raggio o di altre armi che forse avete usato. Un dolore cane”. “Si sbaglia, DMX123, da quando è nato, lei non è mai stato fuori da questa stazione. E per quanto riguarda il dolore di cui parla era assolutamente necessario per il risveglio”. “Risveglio? Stazione? Scusi ma dove siamo?” “Lasci che le spieghi. La sua confusione è assolutamente comprensibile. Lei si trova sulla stazione spaziale CDCRO, acronimo che sta a significare Casa Dolce Casa dei Rozzi Onnivori, i rozzi onnivori siamo noi, la prima e più grande stazione spaziale della specie più intelligente dell’universo. La nostra. Stazione nella quale lei lavora, a sua insaputa, da ben 32 anni”. “Io lavoro qui? Mi avete confuso con qualcun altro. Io ho una casa. Una ragazza. Cazzo ho persino bollette non pagate, sono sicuro che vi sbagliate. Riportatemi dove mi avete preso, è ovviamente uno scambio di persona”. “Ahahahah” le risa si diffusero nella sala. Seguite da molte altre. “Nessuno scambio DMX123, lei è esattamente dove dovrebbe essere. E ora passiamo a faccende più serie, il tempo a nostra disposizione è estremamente limitato. Lei è qui oggi per decidere il destino di.. di..” si chinò verso la donna alla sua destra “signorina, a che pianeta siamo arrivati?” “La terra, signor presidente” “Ah già. La Terra!” Damiano si alzò dalla sedia e sollevando una mano chiese la parola. “E adesso che c’è? Se continua a interrompere non faremo in tempo a finire per pranzo” sbuffò il presidente.


“Decidere il destino della Terra? Io?” “Si! Lei! Cavolo l’ho appena detto!” stavolta si voltò alla sua sinistra “sembrava più sveglio” poi continuò “ora si sieda. E mi lasci finire. Tutto le sarà chiaro”. Si rimise a sedere. “Allora… Dicevamo… Lei è qui per decidere il destino della Terra in quanto perito preposto al giudizio del pianeta in questione. Come ormai normale prassi da secoli, dopo l’entrata in vigore della legge sui pianeti 18/36, lei è stato inserito fin dalla nascita in una realtà fittizia appositamente costruita e minuziosamente fedele alla realtà terrestre, affinché potesse vivere l’esperienza in prima persona e giudicarne la qualità”. Un lungo silenzio. La commissione lo fissava. Tutti lo fissavano. “Dovrei dire qualcosa?” Il presidente esplose “Oh mamma! Ma questo è deficiente. Certo che deve dire qualcosa! Ora che ha provato l’esperienza terrestre per ben 32 anni, come la giudica? Merita di esistere o può essere distrutta per fare spazio ai nuovi pianeti che saranno creati?” Di nuovo silenzio. “Beh ecco… Io… Quanto tempo ho per decidere?” “Tempo? Lei ha avuto a disposizione 32 anni. E vuole tempo?” “Non sapevo che avrei dovuto decidere qualcosa” “Ma ha osservato no?” “Si certo. Ma, come dire, la realtà che mi avete costruito intorno non era proprio delle migliori. E così tra un problema e l’altro, tra un giorno e l’altro, tra un dolore e l’altro, io potrei, ecco, aver magari esagerato nella pratica dell’alterazione mentale. Come potrei dirlo in modo delicato? Potrei magari aver sviluppato un’idea alquanto confusa della Terra”. Si fermò un istante. “E francamente comincio a capire perché”. “Si lo sappiamo. Abbiamo monitorato ogni suo giorno. E ammettiamo che non è stata proprio un’esperienza facile. Purtroppo il protocollo non sempre è perfetto” “Perfetto? Mi avete fatto fare una vita di merda!” “Esperienza” lo interruppe il presidente. “Cosa?” “Esperienza di merda. Quella non era vita. Era un’esperienza. A essere precisi la sua vita formalmente inizia oggi. Con la sua pensione” “Pensione?” “Si certamente. Lei ha lavorato per noi per 32 lunghi anni. È ora che si riposi. Provvederemo noi a tutto” “Senta io non posso decidere ora le sorti di un intero pianeta. È pieno di gente. Hanno sentimenti. Vite. Vite che tra l’altro io non ho mai visto realmente. Ma perché non mi avete fatto nascere sulla Terra invece di costruire una realtà parallela identica alla Terra? Non avrei potuto giudicarla lo stesso?” “Certo avrebbe potuto ma come lei ben sa sulla Terra, così come sulla maggior parte degli altri pianeti, la vita è molto fragile. E lei sarebbe potuto morire prematuramente per un motivo qualsiasi. Ecco perché il comma 5 della legge sui pianeti 18/36 entrata in vigore nel 17500 proibisce l’impiego di periti su pianeti reali. Sarebbe troppo pericoloso. Così costruiamo finti angoli di mondo dove potervi far crescere stimolandovi con una cornice identica alla realtà ma molto lontana da essa. A essere precisi non l’abbiamo proprio costruita, è per di più una copia fedele di una piccola parte di mondo. Si, potremmo dire così. Ispirato dal reale, evoluto fuori da esso. Con lei nel mezzo”. “Mi avete preso a 32 anni, cioè svegliato, e vi preoccupavate che potessi morire prematuramente? C’è qualcosa che non torna” “Beh ecco nel suo caso non è stato possibile applicare il protocollo alla lettera. Abbiamo dovuto fare delle eccezioni” “Di che tipo?”


“Diciamo che di solito il tempo necessario per giudicare un pianeta è intorno ai cento, centodieci anni. Ma la Terra è un caso particolare. E sta implodendo un po’ troppo in fretta. Così abbiamo accelerato la pratica. Ed eccola qui. Giovincello. Ahahah. È fortunato sa? Lei a differenza degli altri potrà godersi la pensione con un corpo ancora in perfetta forma. E ora la prego mi dica cosa devo mettere agli atti riguardo il pianeta da lei visionato.” “Ho bisogno di tempo. Almeno un giorno. Altrimenti me ne starò qui in silenzio. E voi non avrete mai risposta”. Un gran vociare si diffuse nella stanza. Frasi come “è un’indecenza” o “è questo che ci ha portato votare per i viola?”. Il presidente si alzò. “Silenzio per favore! Fate silenzio. D’accordo. Lei ha un giorno di tempo per prendere una decisione. Durante queste ore sarà nostro ospite, dopodiché in base alla sua decisione lei resterà con noi oppure sarà trasferito sulla Terra per iniziare una nuova vita” “Trasferito sulla Terra? Per riprendere la vita che ho interrotto?” “Certo che no. La vita che ha interrotto non è mai esistita. La manderemo nella parte di mondo usata per il suo software in modo che non si senta troppo spaesato. E magari chissà con un po’ di fortuna riuscirà a ricostruire i rapporti con gli stessi soggetti utilizzati per la sua simulazione. E ora basta. Accompagnate il signor DMX123 ai suoi alloggi. La seduta è sciolta. E buon pranzo a tutti”.

III “Questa è la sua stanza DMX123. Si accomodi pure. Lì in fondo c’è il bagno. Accanto al letto un citofono. Qualsiasi esigenza può contattarci. Siamo a sua disposizione”. L’accompagnatore era rimasto in piedi vicino la porta. “Che significa DMX123?” “E’ il suo nome.” “Si questo credo di averlo capito. E’ solo una serie di lettere e numeri casuali o ha un significato?” “DM sta per Damiano.” “Bene almeno il nome è lo stesso.” “Non volevamo metterla in ulteriore difficoltà di ambientamento cambiando il nome usato nella simulazione.” “E la X?” “E’ il suo cognome. Mi creda è impronunciabile.” “E 123?” “Serve a dare sonorità. Sente come suona bene? 1…2…3” sorrise. “Cosa c’è nelle altre stanze?” “Lei fa un sacco di domande lo sa?” “Lei non farebbe domande al mio posto?” “Non sono al suo posto.” “Beh se domani si svegliasse su una navicella spaziale lontano chissà quanto dalla realtà che conosceva, scoprendo tra l’altro non essere mai esistita, e se in tutto questo dovesse decidere in ventiquattro ore la sorte di sette miliardi di persone mai incontrate prima e di un pianeta che credeva bellissimo e su cui invece scopre di non aver mai messo piede, farebbe domande?” “Stazione.” “Come scusi?” “Stazione spaziale. Lei non è su una navicella.” “Avete un problema di comunicazione lo sa?” “No i problemi non esistono più. Li abbiamo debellati nel 19700. Fu un grande anno per la nostra gente.” “Li avete debellati? Vuol dire che qui non avete problemi? Mai?”


“Esattamente. L’evoluzione ci ha portati a convivere con la serenità più totale.” “Incredibile. Come siete arrivati a un grado così elevato di consapevolezza?” “Abbiamo legalizzato l’erba.” “Ah.” Silenzio. “Nel 19700?” “Si.” “Posso fumare anche io?” “Si.” “Posso vedere le altre stanze?” “Si.” “Posso vedere le altre stanze mentre fumo?” “Si.” “Possiamo darci del tu?” “Si.” “Mi stai simpatico.”

IV La porta si aprì in automatico all’avvicinarsi della strano individuo che lo accompagnava. “Da qui monitoriamo ogni pianeta che abbiamo creato. Immagino sia la Terra a interessarti.” Una decina di persone erano intente ad analizzare un’infinità di schermi. “Voi create i pianeti?” “Certo. E’ considerata la più grande forma d’arte qui da noi.” “E gli esseri che li abitano?” “Creiamo ogni cosa.” Damiano si aggirava fumando tra i monitor. Era incuriosito. “Se quello che ho vissuto nella simulazione riflette fedelmente la vita sulla Terra direi che non siete proprio dei grandi artisti.” sorrise. “Proprio come sulla Terra anche qui abbiamo grandi artisti e dilettanti, e seppur impegnati nella stessa arte spesso convengono a risultati molto diversi.” “Direi allora che la Terra è opera di un dilettante. Forse anche in stato febbrile.” “In realtà la Terra è qualcosa di diverso. Qualcosa di meno romantico, per così dire.” “Meno romantico di un dilettante con l’influenza? E chi l’ha creata?” “La Terra è stata presentata come progetto di fine anno da un alunno della scuola elementare. Aveva otto anni all’epoca.” “Scuola elementare? La Terra è stata creata da un bambino di otto anni?” “Proprio così. Suvvia, non dirmi che non hai mai notato nulla di strano. Ahah.” Era la prima volta che rideva in sua presenza. “Quale matto allungherebbe in collo di una giraffa per permetterle di mangiare? In un mondo perfetto le piante sono esattamente all’altezza di chi le mangia. E’ chiaramente tutto fatto da un bambino. Dopo che ha ricopiato in bella gli esseri umani ha persino lasciato la brutta copia in giro. Ahah.” “La brutta copia?” “Si, le scimmie.” Silenzio. “Esistono mondi perfetti?”


“Al momento il pianeta più valutato nei salotti borghesi è Aurora. Un pianeta che sfiora la perfezione. Fu creato da uno degli artisti più quotati del tempo. Se non sbaglio il prezzo di mercato si aggira intorno ai 20 stracoglioni di euro.” “Non ho capito scusa.” “Hai capito benissimo 20 stracoglioni di EURO. Ti sorprende una cifra così alta vero?” “No in realtà non ho la minima idea di quanto sia. Ma avrei un paio di domande sull’espressione in generale. Avete gli euro? Ma soprattutto, uno stracoglione è un numero?” “Si. A entrambe le domande. Ma qui EURO significa Economia Unita Rozzi Onnivori. I rozzi onnivori siamo noi.” “Si credo di averlo già sentito.”

V “Qui è dove fabbrichiamo i poveri.” La grande stanza aveva centinaia di vetrine. Piccole e strette ospitavano uomini mal vestiti. Sporchi. “Fabbricate i poveri?” “Si. Sono essenziali per lo sviluppo delle economie.” “A che vi servono?” “A noi niente. Ma aumentano l’autostima di chi possiede già molte cose e così per un qualche gioco della vostra psicologia egocentrica fa impegnare i ricchi a diventare ancora più ricchi. A scoprire. A inventare. A evolvere. L’uomo nella sua forma più bassa si nutre di dislivelli sociali.” Ne accese un’altra. “Voglio uscire.” “Andiamo pure.”

VI “Questa è la stanza più importante.” “Sembra un ospedale.” “Quasi. Qui creiamo gli esseri viventi.” “Umani compresi?” “Umani compresi. La loro specie è molto interessante per noi. Con gli altri esseri nutriamo un interesse puramente emotivo, ma con gli uomini riusciamo a studiare le diverse evoluzioni morali, spirituali e sociali che un gruppo di esseri coscienti è in grado di sviluppare.” “E su ogni pianeta hanno la stessa forma?” “L’uomo presente sulla Terra è il modello base. Due gambe. Due braccia. Te l’ho detto, è stato fatto da un bambino. Sugli altri pianeti sono molto più veloci. Più forti. Più longevi. In alcuni casi anche estremamente più intelligenti.” “Anche voi siete fatti così.” “Costruiamo ciò che conosciamo e così creiamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza.” “Siamo arrivati a citare la Bibbia?” “Siamo noi la Bibbia.” “Voi avete creato la Bibbia?” “No. Noi abbiamo parlato all’uomo all’alba dei tempi. Per diversi anni in seguito alla creazione del loro pianeta. Come ci impone la legge sui pianeti 18/36 a ogni civiltà creata spetta un periodo di affiancamento di cinquecento anni. Ma ciò che rivelammo come verità fu trasportato per secoli dalle parole deviate degli uomini. Per generazioni. Fino a perdersi completamente. Fu come giocare al telefono senza fili, per millenni, con miliardi di sordomuti.” “Lo conosco quel gioco. Effettivamente fuorviante.”


VII Le cose nella mente cominciavano ad avere un senso. In fondo non si era mai sentito parte di quel mondo. Numerose discrepanze emotive avevano pervaso i suoi giorni. Anche dover far ricorso continuamente all’uso di sostanze inebrianti per poter prendere sonno gli sembrò sintomo di un distaccamento mentale da una realtà non adatta. Non perfetta. Non sua. “Questa è la stanza del ricambio. Qui distruggiamo i vecchi pianeti che non hanno raggiunto i criteri di perfezione e li sostituiamo con modelli più moderni.” “Come decidete quali pianeti inserire?” “Facciamo votare il popolo. Da casa.” “Una specie di televoto?” “Precisamente un televoto.” “Perlomeno è democratico.” “Vedi da quando è stata legalizzata l’erba molti politici non hanno più avuto voglia di lavorare. Così per mantenere un ricco tenore di vita hanno iniziato a trasmettere nelle case i video in diretta della vita sui diversi pianeti. La storia umana si rivelò più redditizia del previsto. Gli ascoltatori erano così numerosi che con i soldi delle pubblicità riuscirono a sostentare anche i ceti meno abbienti. Ecco perché dobbiamo mantenere sempre alta la qualità dei pianeti. Ed ecco perché tutti guardano sempre la televisione.” “Più guardano la televisione, più guadagnano. Invece come decidete i pianeti da eliminare?” “Ogni 500 anni RO, che significa 500 anni per i Rozzi Onnivori, i rozzi onnivori siamo noi…” “Si ho capito, continua per favore.” “…ogni 500 anni RO, non ricordo esattamente a quanto corrispondono in anni Terrestri, ma molti di più ne sono sicuro, i pianeti vengono posti sotto esame per verificarne la direzione evolutiva. Così alcuni anni prima dell’analisi facciamo nascere un perito sul pianeta in questione. Nel caso della Terra il periodo per assimilare informazioni a disposizione di un perito sono circa cento anni.” “E perché il mio di tempo si è fermato a trentadue? Anche se immagino dovrei ringraziare il fato per non aver trascorso cento anni in una realtà immaginaria.” “La Terra ha accelerato drasticamente e in malo modo la sua evoluzione. Ogni essere vivente, di ogni pianeta ha in sé una parte violenta. La sopravvivenza della specie impone spesso un comportamento animale. Ma sulla Terra l’uomo ha sviluppato una violenza innaturale. Slegata dalla sopravvivenza, slegata dalla difesa di un territorio e persino slegata dal bisogno di riprodursi. L’emisfero nord in particolare. E’ divenuto estremamente artificiale. Non nella tecnologia. Ma nei comportamenti. Nei pensieri. Nessuna natura, in nessun angolo, di universo permetterebbe mai la sopravvivenza di una specie in grado di distruggere ogni altra forma di vita.” “Posso farti una domanda?” “Ne hai fatte tante finora.” “Si ma questa è strana.” “Dimmi pure.” “Te l’ho già detto che mi stai simpatico? E comunque fumate pesantino qui eh?” gli diede una pacca sulla spalla sorridendo “comunque, dicevo, come fai a sapere che anche voi non siete la creazione di un’altra civiltà?” “Potrebbe essere.” “E magari siete sotto esame anche voi.” “Si, sarebbe possibile.” “Non ti preoccupa?” “No. Se fosse così supereremmo l’esame a pieni voti.” “E’ l’erba che vi fa ragionare così, te lo dico io. Mi piacete. Siete calmi.” “E’ più pigrizia che calma.”


“E’ uguale. Bravi lo stesso. Andiamo avanti?” “Le stanze sono finite.” “Ma ne ho viste decine lì fuori nel corridoio.” “Sono tutti bagni.” “Tutti bagni?” “Si la nostra intelligenza pretende un metabolismo molto veloce. Andiamo in bagno trenta-quaranta volte al giorno.” “E questo secondo te non è un problema? Ahahah.” “No se hai tanti bagni.” “Rimango dell’idea che è l’erba a farvi parlare così.”

VIII Sdraiato sul letto fissava il soffitto. Non era una decisione semplice. In fondo non era mai stato sulla Terra. Non conosceva nessuno davvero. Era stata tutta una finzione. Gli amori. Le amicizie. Persino le notti. Non aveva mai visto sorgere la Luna. Il vento non aveva mai accarezzato il suo viso. La pioggia non lo aveva mai baciato. Nessuno lo aveva mai baciato. E lui non aveva mai baciato nessuno. Pensò ai deserti. Alle foreste. Quanti viaggi non aveva mai fatto. E quanto gli erano piaciuti quegli ormai inesistenti orizzonti. Poteva lui decidere per così tante vite? Certo l’esistenza spesso ci pone in posizioni ingiuste. Cose sgradevoli che per natura ci troviamo a dover fare. Ma una decisione così definitiva forse era troppo per un essere solo. Vide il volto di lei nel buio della stanza. L’ultima volta l’aveva vista al suo fianco. Su un letto che non era mai esistito. Pensò ai giorni con lei. Al calore delle sue mani. Nulla era esistito. Nulla era mai esistito. Se non l’idea di un sentimento da lui stesso creato. Lui l’amava. L’aveva amata davvero. E questo non poteva non essere reale. Avrebbe portato il ricordo di quell’amore con sé. Come unica cura al non esistere. Poi un lampo. Le parole del presidente. Se avesse salvato la Terra sarebbe stato trasferito nel luogo del pianeta utilizzato come cornice della sua finta realtà. E avrebbe magari potuto riallacciare i rapporti con le stesse persone. Ritrovarla era possibile. Farla innamorare di nuovo era possibile. Prese i fiammiferi dal comodino. “Così evoluti e hanno ancora i fiammiferi. Se lo chiedessi loro probabilmente risponderebbero che sono la forma più naturale di fuoco.” Ne accese una. Il fumo invase la stanza. Si sollevò sulla schiena. Suonò il citofono. “Qui la segreteria della sezione periti, mi dica.” “Avverta che ho preso una decisione.”

IX “Allora? Ci dica DMX123, ha preso una decisione?” “Si presidente. Ho preso la mia decisione.” “Che aspetta allora? Parli pure.” “Prima di tutto voglio dire che non è stato affatto semplice arrivare a una decisione. Il pianeta Terra ha tanti difetti, ma anche tanti pregi. È vero che sono pregi nati dalla mente di un bambino di otto anni, ed è vero anche che l’uomo sulla Terra è forse la forma di vita che meno merita di vivere nell’universo, ma a parte questo per molti aspetti è un luogo spesso emozionante. Quindi dopo ore di riflessioni vi dirò la mia decisione. A una condizione.” “Condizione?”


X Il cielo era scuro. La pioggia sarebbe scesa molto presto. Il sentiero che attraversava il parco stava diventando umido. La vide. Bellissima come la prima volta che l’aveva incontrata. Pensò alla meravigliosa fortuna di poter rivivere il loro primo incontro. Avrebbe voluto incontrarla tutti i giorni per la prima volta. “Ciao” “Ciao.” “Io sono Damiano.” “Sara. Ti conosco?” “No. Non credo.” “Mi sembra di conoscerti.” Parlarono per ore. Neanche l’arrivo della pioggia spense l’ardore della loro fame di conoscersi. Arrivò la sera. E lui le raccontò tutto. Ogni cosa. Ogni dettaglio. Della Terra. Degli uomini. E lei credette a ogni parola. A ogni cosa. A ogni dettaglio. Della Terra. Degli uomini. La baciò. Secondi che sembrarono secoli. Una grande luce ruppe l’oscurità del cielo. Lui la strinse forte. “Sei pronta?” “Si.” Stretti l’uno all’altra si staccarono da Terra. La stazione spaziale li aspettava. Non una navicella. Una stazione. Guardarono verso il basso. Tutto si stava sgretolando. Il pianeta intero. “Che avresti fatto se non ti avessero permesso di portarmi via?” “Amore, ci sono domande che è decisamente meglio non fare. A differenza di altre che invece sarà decisamente il caso di cominciare a fare.” “Quale?” “Il sesso alieno è considerato tradimento?” Ne accese una. THE END Il Giullare Claudio

Il primo giorno sulla terra  

Una storia psico(patica)logica

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