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LAUREANDE Claudia Landi

claudialandi@gmail.com

Livia Valentini

livia.valentini@gmail.com

RELATORE prof. arch. Giovanni Caudo CORRELATORE arch. Marco Burrascano

RIFORMARE LA CITTÀ CHE CAMBIA: LA PLATA

TESI DI LAUREA SPECIALISTICA IN PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA


BUENOS AIRES

PARTIDO DE LA PLATA superficie: 940 km2 abitanti: 660.616 (censimento del 2001)


1.

GENESI DELLA FORMA

2.

LA CITTA’ CHE CAMBIA

3.

LO SPAZIO LATENTE

4.

RIFORMARE LA CITTA’ CHE CAMBIA

RIFORMARE LA CITTÀ CHE CAMBIA: LA PLATA

INTRODUZIONE


INTRODUZIONE

Per introdurre il nostro lavoro sulla città di La Plata, ci sembra innanzitutto necessario richiamare sinteticamente alcuni concetti che hanno a che vedere con la costruzione della città. La nostra ricerca parte dalla considerazione che la città, oltre ad essere il prodotto principale dell’agire umano, sia interpretabile anche come un insieme inscindibile di materia e forma. La prima è intesa come costruzione fisica dello spazio, la seconda come elemento astratto che ne definisce l’assetto. Quindi la forma, entità astratta, trova una sua concretezza nella costruzione materiale della città, di cui determina l’immagine finale. Essa è cioè, determinata, in quanto chiaramente riconoscibile e persistente nel tempo, e contemporaneamente è determinante perchè influisce cioè sulla trasformazione dello spazio. Possiamo affermare inoltre che la forma, strettamente legata al momento storico in cui è pensata e al potere di cui è espressione, è il risultato di azioni intenzionali del singolo così come della collettività, di produzione e trasformazione della città. Essa è, nella sua fisicità e nella sua storicizzazione, naturalmente resistente alle trasformazioni; possiamo cioè dire che è un elemento dotato di una sua inerzia. Accade così che in presenza di forti fenomeni di crescita e di trasformazione urbana la forma non segua autonomamente lo sviluppo della città. I processi che originano tali modificazioni però, sono in grado di trasformare gli elementi formali “resistenti” sia in senso fisico che in senso simbolico, interpretandoli nel nuovo assetto urbano. Esiste però anche il fenomeno opposto, e cioè che, anche a fronte di una crescita fisica della città, questa sia oggetto invece di un ridimensionamento del suo ruolo e delle sue ambizioni. Lo scollamento quindi tra la vita della città in questione e la sua forma rimane un problema irrisolto.

E’ proprio questo il caso della città presa in esame, la città argentina di La Plata, distante 60 km da Buenos Aires, che viene fondata nel 1882. Nelle città di fondazione il carattere inerziale della forma urbana è ancor più evidente. Esse infatti, non nascono da un processo storico di sovrapposizione progressiva di elementi, ma da un unico disegno in un determinato momento storico. La necessità di fondare La Plata si manifesta quando Buenos Aires diventa capitale della Repubblica Argentina. Il territorio di Buenos Aires passa sotto il potere federale e si rende necessario trovare una nuova Capitale per la sua Provincia. E’ quindi una città relativamente giovane, caratterizzata da un rigido impianto formale, rimasto nel tempo pressocchè inalterato. Il suo piano di fondazione immaginava una città capace di competere con Buenos Aires a livello culturale, economico e amministrativo, tant’è vero che le sue dimensioni all’epoca della fondazione erano più o meno le stesse della Capitale Federale. Nel corso del tempo però, la concorrenza con Buenos Aires nelle vicissitudini politico economiche legate al porto e alla rete ferroviaria, hanno frenato l’impulso di crescita che l’aveva caratterizzata inizialmente. La città infatti è si cresciuta, superando anche i limiti del suo tracciato di fondazione, ma questa crescita non è stata supportata da un adeguato sviluppo economico. Le ambizioni dei suoi fondatori, che avevano ipotizzato addirittura che La Plata potesse sostituire Buenos Aires nel ruolo di Capitale della Repubblica, si rispecchiano chiaramente a livello formale nel disegno del Plano Fundacional, disegno compiuto in sé, perfettamente simmetrico, caratterizzato da un sistema di elementi strutturanti estremamente gerarchizzato. Al reticolo di base infatti, si sovrappone una maglia di avenidas e diagonali, al cui incrocio sono collocate piazze di quartiere e parchi urbani. Questo sistema si colloca chiaramente nel filone dell’urbanistica igienista di fine ‘800, che avrà un notevole sviluppo nei decenni successivi e che sancisce la rete di parchi urbani come elemento integrato al disegno della città. Infine, a concludere il disegno del Plano Fundacional, un Boulevard di Circonvallazione, largo 90 metri, che doveva coniugare il suo aspetto infrastrutturale, con il tracciato ferroviario che correva


tutto intorno alla città, e il suo forte carattere simbolico e amministrativo, di confine tra città e campagna. Come già abbiamo detto, nel momento in cui la città cresce, fuoriesce dal perimetro del quadrato e va ad occupare lo spazio inizialmente destinato alla produzione agricola. Tale espansione supera il limite della circonvallazione quando ancora buona parte degli isolati interni ad essa non sono stati edificati. Appare subito evidente che la crescita è nettamente sbilanciata verso Buenos Aires e che questo sbilanciamento genera di conseguenza anche un uso squilibrato della forma, contraddicendo l’impianto simmetrico della città. Questa città esterna, cresciuta per progressiva saturazione dello spazio disponibile, secondo una modalità di insediamento che potremmo quasi definire automatica è però profondamente diversa dalla città interna al quadrato. La città progettata infatti, in quanto espressione di una volontà pubblica, porta con sé anche il progetto dello spazio vuoto, quello spazio che viene consacrato alla collettività. Lo spazio vuoto anzi, è strettamente necessario, in quanto complementare alla griglia nella strutturazione di una città, intesa come manifestazione fisica di una società. La natura che riaffiora rigogliosa in questo spazi, costituisce nel contesto argentino, un elemento fortemente identitario che chiaramente influenza il modo di vivere la città. Come interfaccia tra queste due realtà, troviamo lo spazio del Boulevard di Circonvallazione, uno spazio che, pur essendo fortemente formalizzato nel suo disegno in pianta, appare invece, abbandonando la vista zenitale, uno spazio inconsistente, caratterizzato da un debole uso infrastrutturale. E’ a partire da simili considerazioni su quest’elemento, che torna evidente il tema della forma urbana, della possibilità di ripensarne significati e usi. Il Boulevard di circonvallazione è lo spazio che meno si è integrato con la vita della città. Ripensare la forma urbana per la città di La Plata vuol dire quindi lavorare proprio su questo spazio.

La possibile riconversione dell’ultimo elemento progettato della città offre la possibilità di fornire all’espansione esterna quello spazio pubblico che le manca. Dalle osservazioni fatte sulla città, sulla sua espansione, sul funzionamento del suo impianto, emerge chiaramente come questo elemento che appare fortemente unitario, sia in realtà scomponibile in parti differenti, a partire soprattutto dalle sue relazioni con l’intorno. Intorno caratterizzato di volta in volta da aspetti differenti, a livello infrastrutturale, a livello di densità e a livello qualitativo. Il progetto di un parco/infrastruttura lungo la Circonvallazione di La Plata, suddiviso in sei parti differenti, autonome tra loro, nasce proprio dall’importanza dell’elemento naturale riscontrata nella vita cittadina ed in generale nella vita di tutte le città argentine. Lo spazio pubblico infatti, costituito dalle enormi piazze, è lo spazio in cui la natura riemerge rigogliosa, in cui la collettività si riversa per vivere lo spazio alternativo a quello della quotidianeità urbana.


Plaza Moreno. Come nella plaza mayor delle città spagnole e sudamericane, è la piazza rappresentativa su cui si affacciano i principali edifici istituzionali e la Cattedrale.


Paseo Dardo Rocha. L’antica stazione di La Plata, oggi centro culturale, è situata a ridosso dell’Asse Monumentale, all’altezza della direttrice di sviluppo verso Buenos Aires, dove si registra la maggiore densità di edificazione.


Casa Curutchet. Progettata da Le Corbusier nel 1948, la casa del Dottor Curutchet edificata sul tradizionale lotto platense, pur raccordandosi all’edificazione della città per altezza e linea del fronte, rappresenta un unicum nel panorama sudamericano.


Sviluppo in altezza. Nel paesaggio urbano argentino il tardivo svliuppo in altezza dovuto a motivi di ordine giuridico, ha determinato, all’interno dello stesso lotto, alla sostituzione di parte del tessuto edilizio originario (case su due piani con giardino retrostante) con alti edifici per appartamenti, caratterizzati dalla presenza di due facciate cieche lungo i bordi del lotto.


Casa chorizo. Questa tipologia residenziale, tipicamente argentina, è costituita da un nucleo originario che si sviluppa progressivamente nel tempo nella profondità del lotto, suddividendosi poi in unità immobiliari distinte a cui si accede tramite corridoi di ingresso lunghi e stretti.


Ensenada. Questo insediamento, preesistente alla fondazione di La Plata, ha avuto un incredibile sviluppo economico con la creazione del porto della cittĂ . Negli anni ‘20, con il declino del porto e delle attivitĂ  economiche ad esso legate, anche questo insediamento ha iniziato la sua lenta ed inesorabile fase di declino.


ARGENTINA: DA COLONIA A REPUBBLICA 1516

Juan Diaz Solinas scopre il Rio de la Plata

1536

Pedro de Mendoza fonda Santa Maria del Buen Aire, subito distrutta dagli indiani.

1580

Juan de Garay fonda Buenos Aires sul sito di Santa Maria del Buen Aire.

1776

Vene istituito il Viceregno del Rio de la Plata per contrastare l’avanzata dei portoghesi in Brasile.

1810

Dichiarazione di Indipendenza delle Province Unite del Rio de la Plata.

1853

Viene promulgata la Costituzione Argentina. Inizia la contesa tra Buenos Aires e le altre province.

1857

Gli Inglesi cominciano a costruire la ferrovia intorno a Buenos Aires.

1862

Buenos Aires diviene la Capitale Federale.

EUROPA - ARGENTINA, XVI sec. Il primo a scoprire la regione del Rio de la Plata è Juan Díaz de Solís, che nel 1816 sbarca per primo sulle coste uruguayane rivendicando il territorio circostante per la Corona di Spagna. Nel 1836 una spedizione guidata da Pedro de Mendoza fonda la città di Santa Maria del Buen Aire, subito distrutta dagli indiani, e risale le acque del Rio Paranà arrivando fino in Paraguay, a fondare Nuestra Señora de la Asunción, primo insediamento permanente nella regione. È nel 1580 che Juan de Garay lascerà Asunción per tornare sul sito abbandonato di Santa Maria del Buen Aire e fondare definitivamente Buenos Aires. Nel 1620 l’intera regione viene incorporata al Vicereame del Perù, fino al 1776, quando Argentina, Bolivia, Paraguay e Uruguay vanno a costituire il Vicereame del Rio de la Plata.

Il territorio urbano di Buenos Aires viene posto sotto il controllo del potere federale. Si decide di istituire una nuova

1880 Capitale per la Provincia di Buenos Aires. 1882 19 Novembre:

Fondazione di La Plata ad opera di Dardo Rocha.

EUROPA - ARGENTINA, XIX sec. BUENOS AIRES

Con la rivoluzione industriale, Buenos Aires, capitale della Repubblica fondata nel 1810, vive uno sviluppo esponenziale a discapito dell’economia delle regioni dell’interno del Paese. A partire dal 1857 gli Inglesi cominciano a costruire chilometri di ferrovia a servizio dell’area circostante la Capitale che diventa unico centro di esportazione di prodotti agricoli e di bestiame. Dalla fine degli anni ‘50 del XIX sec. si assiste alla creazione di numerose colonie di stranieri incaricati di gestire i territori cerealicoli della zona pampasica. Ma è dalla fine degli anni ’80, con l’invenzione del frigorifero, che permetterà l’esportazione della carne verso l’Europa, che l’espansione economica argentina vivrà un momento d’oro, necessitando manodopera immigrata, principalmente italiana e spagnola.

PARTIDO DE LA PLATA superficie: 940 km2 abitanti: 660.616 (censimento del 2001)


1. GENESI DELLA FORMA

La Plata affonda le sue radici nelle vicende politiche del nuovo Stato Repubblicano argentino. La sua fondazione avviene nel 1882, allorchè si rende necessaria la definizione di una nuova capitale per la provincia di Buenos Aires. I suoi fondatori la immaginano come una città fortemente rappresentativa di una nuova società e, soprattutto, come una potenziale antagonista (o sostituta) di Buenos Aires, divenuta nel frattempo capitale federale. La Plata include, nel suo plano fundacional, sia lo schema della cuadricula di origine coloniale, sia i modelli progressisti di città igienista, all’epoca estremamente attuali. Si viene quindi configurando come “utopia” urbana, elaborata nella sua totalità prima ancora della scelta del sito in cui sarebbe sorta. E’ pertanto una città caratterizzata da una forte definizione formale, in termini di geometria, gerarchia e compiutezza. Lo schema si basa su un quadrato perfetto di 5 km di lato, definito da un Boulevard di circonvallazione di 90 mt di larghezza. All’interno, lo spazio è strutturato da un Asse Monumentale centrale, da una maglia di avenidas intersecate da diagonali, da un sistema di piazze. Anche l’edificato, attraverso il suo impianto planimetrico, è volto a rafforzare la gerarchizzazione dello spazio pubblico. Parallelamente alla definizione del piano e dei concorsi per gli edifici pubblici, la scelta del sito ricade su un’area prossima al porto naturale di Ensenada, a 60 km da Buenos Aires e a circa 6 km dalla costa. Visto che la localizzazione della città è in zona pampasica, il suo impianto non deve essere adattato all’orografia o alla morfologia del luogo. Unica preesistenza che verrà assorbita all’interno del disegno e che ne costituirà un valore aggiunto è il bosco di eucalipti, piantato dalla famiglia Pereyra Iraola, proprietari della estancia che copriva tutto il territorio che oggi è di La Plata, per bonificarlo.


1. GENESI DELLA FORMA

1882, UNA NUOVA CITTÀ PER LA SOCIETÀ NASCENTE

1393 Francisco Eiximenis - Progetto di città teorica

Real Ordenanza di Felipe II Leyes de Indias 1573

“ Prima del 1573 le poche e brevi direttive della corona in materia urbanistica erano incluse nelle capitolazioni e istruzioni che venivano consegnate ai conquistatori e agli esploratori e furono il frutto delle esperienze degli esploratori e dei conquistatori con le realtà e le differenze dell’ambiente naturale. Questa esperienza fu poi raccolta nelle Ordenanzas del 1573. [...] Tanto nelle Ordenanzas, quanto nelle leggi posteriori vengono indicati i criteri da seguire per scegliere il sito, dividere e distribuire la terra, per tracciare la città o il villaggio, per dare forma alle sue strade e piazzee per ubicare i suoi edifici principali”

“Prima che passasse un secolo dalla promulgazione delle Ordenaciones precedenti, tra il 1381 e il 1386, Eximenis scrisse la sua opera ‘Dotzé del Crestià’ mentre risiedeva a Valencia e faceva parte di una commissione che perseguiva la soppressione della pirateria sulle coste valenciane e mallorquine, i cui regni si erano integrati a quello di Aragona nel 1345. Le caratteristiche più importanti, a nostro modo di vedere, della città eximeniana sono: 1) collocazione in pianura perchè la città si possa estendere liberamente. 2) orientamento nord-sud. 3) forma quadrata di mille passi per lato. 4)cinta muraria con una porta al centro di ogni lato e la principale orientata ad est[...]. 5) strade rette che uniscano le porte su lati opposti. 6) le stesse strade dividono l’insieme in quattro ‘quartieri’. 7) ogni ‘quartiere’ possiede una grande piazza. 8) la chiesa, così come la casa del vescovo e dei sacerdoti, è collocata nel centro della città.” J.L.G.Fernandez, La ciudad iberoamericana: actas del Seminario, Buenos Aires, 1985

J. J. Arteaga Zumaràn, La ciudad iberoamericana: actas del Seminario, Buenos Aires, 1985

Juan de Garay piano per la città di Buenos Aires 1583

“ La storia racconta che lo stesso Juan de Garay tracciò sulla sabbia il piano regolare di Buenos Aires, in conformità alle direttive delle Leggi delle Indie [...] Si tratta di un grande rettangolo comprendente 140 manzanas quadrate di 100 varas di lato, separate da strade di 10 metri di ampiezza. La Plaza Mayor, si affaccia sul litorale ed è circondata dalla Cattedrale e dal Municipio.”

1598 Giorgio Vasari - Progetto di città ideale

“[...] E’ da considerare dipoi, che essendo la città più di ogni altra fabbrica importante per esser ricetto degli uomini e di qualunque altro edificio, che ancora la più importante cosa di tutta l’architettura, oltre al recinto delle mura sono i buoni compartimenti e distribuzioni delle strade, delle piazze, del pomerio e di ogni altro spazio o vano dentro la città. Però che se tai vani o spazi per la inavvertenza de lo architetto saranno mal compartiti, diminuiranno in maggior parte la bellezza e perfezione della città e dei suoi edifici, e gran biasimo a lo architetto che tali distribuzioni diede, si potrà attribuire.”

Alain Garnier, Le carré rompu, Ginevra, 1980

Giorgio Vasari, cit. in L. Nuti, Cartografia senza carte:lo spazio urbano descritto dal Medioevo al Rinascimento, Milano, 2008

1608 Salomon De Brosse - Progetto per Henrichemont “[...] è un quadrato di 250 metri di lato, tagliato da un doppio sistema di perpendicolari e diagonali. Esse si incrociano al centro di una grande piazza quadrata dalla quale quattro strade partono dal centro dei suoi lati verso le porte (della città), e altre quattro dagli angoli verso gli angoli del quadrato. Quattro piazze secondarie si aggiungono, simmetriche e somiglianti, all’intersezione di otto strade. Infine, quattro piazze triangolari sono collocate davanti alle porte, all’interno.” Pierre Lavedan, L’urbanisme à l’epoque moderne: XVI- XVIII siècles, Ginevre, 1982

1666 Christopher Wren - Piano per Londra

“[...] Wren, così come il suo contemporaneo John Evelyn, che fu l’autore di un altro progetto per la ricostruzione di Londra, disegnò una struttura stradale costituita da due griglie sovrapposte, una comune e ortogonale e un’altra monumentale, derivata da alcune ‘forme geometriche’, caratterizzate dalla cultura urbana classica-barocca: simmetria, effetti prospettici, sistema stradale radiale.”

1 legua

5.196 mt

P.Panerai, J.Castex, J.C.Depaule, I.Samuels, Formes urbaines, de l'îlot à la barre, Marseille, 1997

Pierre L’ Enfant - Piano di Washington 1791 “Il giovane L’Enfant ebbe modo di conoscere direttamente i giardini di Versailles, capolavoro di Le Nôtre, poichè suo padre era pittore di corte. [...] Nei lavori di Le Nôtre, contemporanei a quelli di L’Enfant, ed in quelli dei loro successori, ritroviamo lo stesso interesse verso l’utilizzo assiale delle masse costruite e degli spazi aperti, lo stesso uso dei monumenti e degli edifici importanti come punti di fuga prospettici impiegati da L’Enfant nel suo piano per Washington.” John W. Reps, The making of urban America: a history of city planning in the United States, Princeton, 1965

1853 Georges Eugène Haussmann - Piano per i Grands Travaux

120 mt

di Parigi

740 mt

“[...] la cosa che influisce subito su chi vive o visita Parigi è la presenza [...] di due strutture urbane sovrapposte: una, maggiore, alla ‘scala metropolitana’, costituita dagli edifici per le grandi istituzioni, e soprattutto dal sistema dei boulevards e delle altre strade costituenti il réseau principale, dove sono dominanti il traffico su ruota, la forte illuminazione artificiale, il passeggio sugli ampi marciapiedi davanti ai grandi negozi e magazzini, la sosta nei punti di incrocio, occupati dai caffè e dai ristoranti, dai bistrot, quais a sottolineare, con luoghi dedicati al loisir e alla conversazione, i punti di convergenza degli assi viari, e a rammentare che quel ‘piano stellare’ ha forse origine, conscia o fortuita, nella città ideale delle utopie rinascimentali e nel piano di Sisto V per Roma. La seconda, quella minore, è una struttura, invece, alla ‘scala del villaggio’, derivando direttamente dalle trasformazioni, lente e continue, dell’originario tessuto medioevale.” Ludovico Quaroni, introduzione a La Parigi di Haussman, di E.F.Londei, Roma, 1982

1857 Bando di concorso per il progetto della Ringstrasse

di Vienna Frederick Law Olmsted- Progetto per Central Park

“Se per tutto l’800 il landscape rimane fuori dalla città, è proprio con Frederick L.Olmsted, già nel Central Park, e soprattutto nei progetti successivi, che si hanno decisi tentativi di conferire al verde urbano un’organizzazione tale da funzionare come ‘sistema’, all’interno della diversa, confusa e inconoscibile struttura della metropoli in sviluppo.” Mario Manieri Elia, Per una città imperiale, in La città americana: dalla guerra civile al New Deal, Roma 1973

1859 Ildefonso Cerdà - Piano per l’Ensanche di Barcellona

SUPERFICIE: 2.740 ha 1 legua 5.196 mt

1876 Benjamin Ward Richardson - Teorizzazione della città di Hygeia

POPOLAZIONE PREVISTA: 250.000 ab

“La popolazione della città può essere valutata circa centomila persone, abitanti in ventimila case, costruite su 400 acri di terreno con una media di 25 persone per acro. [...] L’igiene della popolazione è garantita contro i pericoli di questa alta densità, grazie al tipo di casa che è stato scelto, che consente di assicurare una sua distribuzione omogenea. Le case troppo alte, che rendono le strade oscure e implicano un unico ingresso per vari appartamenti, non sono autorizzate da alcuna parte. [...] La superficie della nostra città permette la disposizione di due grandi strade principali o viali, che vanno da est a ovest e costituiscono le principali vie di comunicazione. Le strade Nord-Sud che tagliano le principali vie di comunicazione ad angolo retto e le strade secondarie parallele sono tutte piuttosto larghe, e a causa dell’altezza limitata delle case, sono perfettamente ventilate e ben soleggiate durante il giorno. Sono alberate sui due lati. Tutti gli spazi intermedi tra le facciate sul retro delle case, sono giardini. Le chiese, gli ospedali, i teatri, le banche, e altri edifici pubblici, sono circondati da un giardino e contribuiscono non soltanto alla bellezza della città, ma anche alla sua salubrità.” B.W.Richardson, Hygeia, a City of Health, London, 1876

1879 Jules Verne - Pubblicazione de “I Cinquecento milioni della Begum”

Fondazione de La Plata 1882 1889

Esposizione Universale di Parigi

Il Plano Fundacional di La Plata vince due medaglie d’oro


2. GENESI DELLA FORMA

GLI ELEMENTI DEL PLANO FUNDACIONAL

BUENOS AIRES, piano di Juan de Garay

CONFINE

CITTÀ IDEALE, Giorgio Vasari

HENRICHEMONT, Salomon De Brosse

Tracciare il solco, urvare, è il primo gesto necessario alla creazione della urbs, ovvero della città intesa a partire dalla sua costruzione, dal suo disegno fisico, materiale. La definizione del confine coincide con l’ atto di appropriazione di un territorio, ovvero sancisce il principio di sovranità. Nel suo stretto legame con il rito di fondazione, il concetto di urbs implica anche la sua unicità e la sua finitezza.

LONDRA, Christopher Wren

STRUTTURA

Una volta occupato e delimitato, lo spazio va ordinato, marcato, simbolizzato; la definizione di una società e l’espressione della sua unità passano atravarso la strutturazione dello spazio.

WASHINGTON, Pierre L’Enfant

RETICOLO Il reticolo costituisce la matrice di base a cui gli altri elementi si sovrappongono per definire la forma urbis. Esso è, per sua natura, indifferenziato e isotropo, ma qui, nell’incontro con gli altri elementi, si deforma, assecondando la definizione di un centro monumentale. ENSANCHE BARCELLONA, Ildefonso Cerdà

GRANDS TRAVAUX DE PARIS, Barone Haussamann


2 . L A C I T TÀ C H E C A M B I A

La Plata oggi, con i suoi seicentomila abitanti, vive una realtà provinciale, strettamente legata a Buenos Aires, in cui sono assenti però le dinamiche di degrado urbano che riscontriamo nei centri alla periferia della capitale federale. È una città media, la cui economia oggi è basata prevalentemente sul settore terziario (amministrazione pubblica e università), popolata da una classe impiegatizia non ricca ma economicamente stabile, che non vede fenomeni estremi di disagio e criminalità tipici di alcune zone dell’area metropolitana di Buenos Aires. Il suo ambizioso tracciato, avrebbe voluto una città in grado di competere con la capitale in primo luogo sotto l’aspetto politico e sociale (essa rappresenta l’utopia di incarnare, a partire dalla sua struttura la nuova classe borghese ispirata a principi repubblicani e progressisti), in seconda istanza sotto l’aspetto dimensionale: La Plata fu pensata della stessa grandezza di Buenos Aires a quell’epoca e in grado di accogliere lo stesso numero di abitanti della capitale della Repubblica Argentina. Nella prima parte della sua vita, La Plata ha un tasso di crescita demografica molto elevato, passa infatti dai 20mila abitanti del 1884, ai 200mila degli anni ’30, fino agli oltre 400 mila del 1960. Nei cinquant’anni successivi invece, si registra una netta diminuzione del tasso di crescita: la città oggi ha una popolazione di circa 600 mila abitanti. Le dinamiche politiche ed economiche che, a partire dalle vicende che interessarono il porto dagli anni ‘20 in poi si sono susseguite nel tempo, legano lo sviluppo de La Plata a fenomeni di scala molto più locale di quanto pensassero i suoi creatori. Potremmo affermare che è una città che non è cresciuta seguendo le aspirazioni che avevano guidato la sua fondazione e che erano chiaramente espresse nel suo tracciato urbano; infatti, se fossero state rispettate le ambizioni iniziali rappresentate nel suo disegno, oggi sarebbe forse oggetto di un processo di sviluppo metropolitano. ed anche le dinamiche di densificazione e di speculazione edilizia sarebbero state probabilmente di tutt’altra portata. Il fatto che nel plano fundacional fossero previste edificazioni di massimo due piani, seguendo le tendenze igieniste dell’urbanistica

di fine ottocento, sembra essere un freno, posto a priori, all’evoluzione che interessava le grandi città già in quel periodo. Probabilmente il tardivo nonchè limitato sviluppo in altezza della città, è derivato semplicemente dall’inesistenza di una legge che sancisse il diritto di propriedad horizontal. Legge che, emanata solo negli anni ‘60, diede luogo alla costruzione dei primi edifici per appartamenti. Data la battuta d’arresto subita dalla città de La Plata, essa vive oggi fenomeni di dispersione urbana non paragonabili a quelli che riscontriamo a Buenos Aires o che potremmo incontrare in alcune realtà europee o nordamericane. L’espansione di case basse all’esterno della circonvallazione ebbe inizio quando ancora il casco urbano non si era saturato, contestualmente ai fenomeni d’immigrazione iniziati già ai tempi della fondazione. Questa tendenza fu dovuta principalmente, come nella maggior parte dei casi, al basso prezzo dei terreni più lontani dal centro cittadino che permettevano alle comunità immigrate di poter costruire la propria residenza. La natura e la storicizzazione di questo fenomeno hanno fatto si che le relazioni sociali si siano mantenute o ricreate nel tempo, e che le comunità straniere, ieri italiane e spagnole, oggi paraguayane e boliviane, non siano affatto ghettizzate, ma integrate perfettamente sul territorio. Parallelamente ai processi descritti osserviamo però che il tracciato iniziale è rimasto assolutamente inalterato nelle dimensioni e nel valore simbolico a cui rimandava un tempo. Esso corrisponde ancora alla struttura delimitata esternamente dalla circonvallazione e costituita dalle avenidas, dalle diagonali e dalle grandi piazze, elementi che, a parte piccole modifiche, sono rimasti uguali. Confrontati con la vita cittadina odierna, gli elementi strutturanti il casco urbano hanno subito un forte ridimensionamento concettuale pur mantenendo la loro gerarchia.


2. LA CITTÀ CHE CAMBIA

DALLA CITTÀ IDEALE ALLA CITTÀ REALE PUERTO MADERO

1890 BUENOS AIRES

BUENOS AIRES

abitanti.............................. 300.000 superficie edificata........ 3204 ha

PUERTO DE ENSENADA

LA PLATA

LA PLATA

abitanti..................................65.000 superficie edificata...........797 ha superficie prevista dal plano fundacional....2704 ha

PUERTO NUEVO

BUENOS AIRES

1940 BUENOS AIRES

abitanti............................4.220.000 superficie edificata......17.204 ha

PUERTO DE ENSENADA

LA PLATA

LA PLATA

abitanti................................265.000 superficie edificata.........3.855 ha

PUERTO NUEVO

2010 BUENOS AIRES

BUENOS AIRES

abitanti.........................12.000.300 superficie edificata...170.000 ha

LA PLATA

PUERTO DE ENSENADA

LA PLATA

abitanti..............................660.620 superficie edificata.....11.340 ha

SVILUPPO ECONOMICO E CRESCITA URBANA

LA PLATA E LA SUA ESPANSIONE

IL TRACCIATO FERROVIARIO

La Plata, nell’idea dei suoi fondatori, doveva essere una città di importanza pari a Buenos Aires, sia in termini dimensionali, sia in termini economici. Alla fine del 1980 e fino ai primi venti anni del XX secolo, Puerto Madero e il porto di La Plata si contendono il primato economico nelle esportazioni intercontinentali. La localizzazione del porto di La Plata nell’unica insenatura naturale della costa lo rende, dal punto di vista logistico, molto più vantaggioso di quello di Buenos Aires, che richiede invece alti oneri operativi. Per questa ragione, La Plata attirerà ben presto capitali stranieri, come quelli della Armour and Company o della Swift Company, che diedero forte impulso allo sviluppo economico. Nel 1926 Buenos Aires inaugura la nuova struttura di Puerto Nuevo dando un nuovo impulso ai suoi scambi. Nel 1929, inoltre, la compagnia petrolifera nazionale YPF installa nel porto platense una prima raffineria, per poi espandersi fino ad occuparne il 70 % della superficie negli anni ‘60, determinando il definitivo declino della struttura, oramai resa infiammabile, e dell’ economia della città, fino ad allora basata sugli scambi commerciali.

Il processo di occupazione della città si verifica nei suoi primissimi anni intorno all’asse monumentale che comincia a consolidarsi nel tratto compreso tra l’Av.da 1 e Plaza Moreno. Si viene inoltre a delineare un secondo asse di sviluppo, perpendicolare al primo, anche se ancora non chiaramente definito, lungo l’ Avenida 7, tra l’Avenida 44 e l’Avenida 60, in direzione dell’antico pueblo di Tolosa. La crescita in questo periodo è intensa e sostenuta. Nelle prime quattro decadi del XX secolo il processo di occupazione del casco urbano appare abbastanza generalizzato, arrivando a completare quasi del tutto il settore ad est. A partire dagli anni ‘40, a seguito di grandi migrazioni interne al paese verso le aree con un maggior sviluppo industriale, La Plata vede una fase di crescita disordinata, che porterà nel decennio successivo all’espansione oltre il tracciato originario. Tale espansione avrà luogo soprattutto lungo le vie d’accesso alla città, che erano state pavimentate per la maggior parte negli anni ‘40.

La fondazione de La Plata fu contemporanea al periodo in cui la rete ferroviaria argentina si espandeva: la creazione di una rete provinciale interurbana fu uno degli obiettivi del governo provinciale. Ciò permise di collegare La Plata e il suo porto con l’ovest e il sud della provincia, nonché con la città di Buenos Aires e da lì con il resto della nazione. La ferrovia, concepita come connessione sia regionale che urbana, circondava l’area del casco fundacional de La Plata. In questa fase appare evidente la relazione tra la rete di trasporti e lo sviluppo delle attività industriali, in particolare quelle legate all’industria meccanica. La ferrovia continuò per alcuni decenni il suo processo di estensione, ma a partire dagli anni ‘60 cominciò una rapida fase di declino che portò all’isolamento di quei settori privi di adeguate vie di comunicazione alternative. Nello specifico appare evidente lo squilibrio, indotto da tale processo, nello sviluppo urbano tra l’area nord della città, collegata alla Capitale Federale da due autostrade e da una linea ferroviaria, e l’ area sud, diventata progressivamente il “retro” della città.


1882. In un territorio indistinto viene fondata una città ex novo. Questo processo di fondazione non è semplicemente un localizzarsi, quanto piuttosto la traduzione di una operazione teorica in una realtà concreta. In una natura paragonabile ad un piano astratto si rende necessaria la definizione di un luogo, si rende necessario individuare un limite all’interno del quale dare inizio alla costruzione. La definizione avviene attraverso un passaggio fondamentale, un gesto arcaico e rituale, che è quello del tracciare il solco, urvare. Il solco, quindi, definisce l’area resa “disponibile”, crea lo spazio per la fondazione, attraverso il raumen (fare spazio):

Tale dualità arriva ad una possibile sintesi nel concetto di urbanizzazione introdotto da Ildefonso Cerdà. Egli integra il potere strutturante dell’urbs con l’idea di espandibilità e di inclusione proprie della civitas. Una volta occupato e delimitato, lo spazio va quindi ordinato, marcato, simbolizzato; la definizione di una società e l’espressione della sua unità passano attraverso la strutturazione dello stesso.

“Raum, significa un posto reso libero per un insediamento di coloni o per un accampamento. Un raum è qualcosa di sgombrato, di liberato e ciò entro determinati limiti […]. Il limite non è il punto in cui una cosa finisce ma, come sapevano i greci, ciò a partire da cui una cosa inizia la sua essenza. Spazio, è essenzialmente ciò che è sgombrato, ciò che è posto entro i suoi limiti.” (Costruire, abitare, pensare. Heidegger)

La fondazione di una città è l’occasione per l’affermazione di una nuova identità, di cui la città stessa, nella sua forma, diventerà l’immagine tangibile. Tale identità è l’identità borghese, che si va progressivamente affermando nel XIX secolo, a partire da nuovi processi politici, economici e sociali che interessano tanto l’Europa, quanto il Nuovo Continente.

Consequenziale alla definizione del limite è la definizione di una sovranità. Essa ha spesso tradotto il senso simbolico di questo limite nell’innalzamento delle mura di cinta, elemento alle volte difensivo, alle volte di semplice separazione tra città e campagna. Ma anche il solo gesto del tracciare il “cerchio sacro” ha il potere di identificare una frontiera, di dividere il dentro da un fuori, di creare lo spazio all’interno del quale l’individuo possa vivere come singolo e come comunità. Tracciare il solco, urvare, è il primo gesto necessario alla creazione della urbs, ovvero della città intesa a partire dalla sua costruzione, dal suo disegno fisico, materiale. Nel suo stretto legame con il rito di fondazione la urbs sottintende anche la sua unicità e la sua finitezza; ciò genera un insanabile dualismo con il concetto di civitas, che ha come sua caratteristica fondamentale l’essere augescens, ovvero in espansione.

“La società cerca di comprendere e dominare lo spazio per comprendere e organizzare se stessa.” (Tra i confini. Augé)

“I piani per le nuove città, per le grandi ristrutturazioni ottocentesche, nacquero dal ceppo comune di una affermata dignità culturale, dal bisogno manifesto del nuovo stato borghese di riconoscersi in simboli perenni, in saldezze formali da contrapporre al caotico e grezzo sistema del suo sviluppo. Nelle prospettive monumentali rivissero sogni di grandezza da cui storicamente la nuova gentry era stata esclusa.” (La città americana dalla guerra civile al New Deal. Francesco Dal Co)

Se in Europa tale processo si traduce nella ri-strutturazione del tessuto urbano (il piano Haussmann per Parigi o il Ring di Vienna), in America è l’occasione per la strutturazione delle nuove città, nate dopo le varie dichiarazioni di indipendenza, in cui si percepisce chiaramente il superamento dell’urbanistica coloniale.


2. LA CITTÀ CHE CAMBIA

OLTRE IL CONFINE LA GRIGLIA E LA PAMPA

L’estensione illimitata della Pampa è la superficie ideale su cui il reticolo può estendersi all’infinito. La griglia, per sua natura, non ha limite; la sua geometria rimanda ad un alto grado di astrazione. Allo stesso modo, nella sua bidimensionalità, la pampa costituisce il background ideale su cui la griglia può avanzare. L’assenza di rilievi, di elementi caratterizzanti e l’inquietante mancanza di punti di fuga prospettici, rimandano all’astrattezza di un piano cartesiano. L’espansione del reticolo su questo sfondo è, quindi, la semplice replica della matrice iniziale, non implica una progettualità nella costruzione del territorio, ma una reiterazione priva di variazioni.

IL RECINTO

In una natura paragonabile ad un piano astratto si rende necessaria la definizione di un luogo, si rende necessario individuare un limite all’interno del quale poter dare inizio alla costruzione della città. Tale definizione avviene attraverso un passaggio fondamentale, un gesto arcaico e rituale, che è quello di tracciare il solco, urvare. Il solco, quindi, definisce l’area resa disponibile per la fondazione. Tale solco ha il potere di identificare una frontiera, di dividere il dentro da un fuori, di creare lo spazio all’interno del quale l’individuo possa vivere come singolo e come società.

DELIRIUM

Nonostante l’idea di generare una città con un disegno tale che il sistema potesse essere finito, compiuto in sé, la griglia supera i limiti imposti dal pensiero astratto. La reiterazione del reticolo infatti, è un atto così elementare da non necessitare alcuna prefigurazione. L’espansione della città coincide dunque con la replica della trama iniziale, mentre la struttura di diagonali e avenidas rimane elemento specifico della “città progettata”.

LO SPAZIO LATENTE

L’elemento del reticolo, nella sua capacità di estendersi in maniera automatica per progressiva saturazione, nella sua rigida geomentria, di vuoti e pieni, di pubblico (la calle) e di privato (la manzana), non contempla la presenza di un elemento ad essa estraneo. Laddove la griglia incontra un elemento che non è in grado di assorbire nel suo tracciato, essa prosegue oltre, rimarcando la sua continuità e ignorando lo spazio che ha scavalcato. Lo spazio della circonvallazione si configura sempre più come spazio latente, sospeso tra due pezzi di città di uguale matrice ma di diverso significato, senza appartenere più né all’uno né all’altro. Nelle sue tracce, nella sua estensione, nella sua geometria, nel suo valore simbolico ancora vivo nell’immagine astratta della città, questo elemento rimarca la sua estraneità al reticolo e dichiara con forza il suo potenziale di trasformazione.


2. LA CITTÀ CHE CAMBIA

19

00

1930

1960

L’OCCUPAZIONE DEL RETICOLO

19

00

19

30

SUPERFICIE EDIFICATA

19

60

DIRETTRICI DI ESPANSIONE

OCCUPAZIONE DELLA MANZANA SUPERIORE AL 60%

NUMERO ABITANTI

OCCUPAZIONE DELLA MANZANA COMPRESA TRA IL 60 % E IL 40 %

OCCUPAZIONE DELLA MANZANA INFERIORE AL 20 %

EDIFICI PUBBLICI (manzanas occupate da un unico edificio circondato da giardini)

MANZANAS NON RESIDENZIALI

CASCO URBANO: 2.704 ha ESTERNA: 8.636 ha

INTERNI AL CASCO URBANO: 297.524 ESTERNI AL CASCO URBANO: 363.050

MANZANAS CON FAR SUPERIORE A 1

MANZANAS CON FAR COMPRESA TRA 1 E 0,6


2. LA CITTÀ CHE CAMBIA

EDIFICATO: MODALITÀ E TIPOLOGIE LOCALIZZAZIONE DELLE MANZANAS ANALIZZATE

100%

A2

A

AREA MANZANAS 14400 mq SUPERFICIE COPERTA 9701 mq SUPERFICIE UTILE LORDA 29903 mq NUMERO MEDIO DI PIANI 3,08 FAR 2,07

B

AREA MANZANAS 14400 mq SUPERFICIE COPERTA 8723 mq SUPERFICIE UTILE LORDA 11080 mq NUMERO MEDIO DI PIANI 1,27 FAR 0,71

A B C

1882- 1915

1915- 1950

dopo il 1950

L’analisi storica dell’occupazione di una manzana tipo del casco urbano è confrontabile con l’analisi sincronica di alcune manzanas tipo della città attuale; appare evidente come la discontinuità del tessuto nella prima fase di costruzione di La Plata (1882-1915). sia riscontrabile oggi nelle manzanas dell’espansione più recente.

60%

1

D 40%

B C

E

C

AREA MANZANAS 14400 mq SUPERFICIE COPERTA 8680 mq SUPERFICIE UTILE LORDA 10122 mq NUMERO MEDIO DI PIANI 1,16 FAR 0,7

0,6

D

AREA MANZANAS 14400 mq SUPERFICIE COPERTA 6452 mq SUPERFICIE UTILE LORDA 6957 mq NUMERO MEDIO DI PIANI 1,08 FAR 0,48

PERCENTUALE DI OCCUPAZIONE

D E

CASA DE RENTA

Questo tipo di abitazione collettiva si sviluppa in Argentina a partire dalla seconda metà del XIX secolo come superamento del tipo edilizio del conventillo. In questo schema, gli ambienti sono divisi e solo alcuni spazi, quali il patio o il corpo scala, sono

viene promulgata la Ley de Propriedad

FLOOR AREA RATIO

possibilità di vendere singole unità

0%

0

E

AREA MANZANAS 14400 mq SUPERFICIE COPERTA 4343 mq SUPERFICIE UTILE LORDA 5321 mq NUMERO MEDIO DI PIANI 1,07 FAR 0,37

A seguito di questa legge, la naturale evoluzione di questo tipo saranno gli in altezza che caratterizzano il centro urbano di La Plata.

CASA CHORIZO

La Casa Chorizo è un tipo di casa patio tipicamente sudamericana, caratterizzata da una sequenza di stanze in successione a partire dal fronte su strada, collegate ad un corridoio esterno, o galeria . Gli ambienti di servizio sono addossati al fondo del lotto, stretto e lungo, derivante dal tipo di lottizzazione ad H o ad X della manzana latinoamericana. Questo tipo ha avuto un largo impiego la sua capacità di espansione in lunghezza. È questa un tipo che si presta anche ad insediare sullo stesso lotto più unità abitative, destinate ad una famiglia allargata. Ciò avviene a partire dallo sdoppiamento del corridoio per garantire ingressi indipendenti e da un nuovo nucleo Questo tipo è stata prograssivamente sostituita nell’espansione dalla casa cajon; pertanto la sua presenza caratterizza soprattutto gli insediamenti costruiti prima degli anni ‘50.

CASA CAJON

La casa Cajon è un tipo che compare solo a partire dagli anni ‘50; essa nelle aree periferiche e suburbane. con costi molto contenuti, destinata ad un nucleo familiare ristretto. É un tipo di residenza compatto in cui gli spazi di servizio sono inclusi nel zione e la dimensione degli ambienti


2. LA CITTÀ CHE CAMBIA

STRUTTURA E INFRASTRUTTURA

TIPOLOGIE DI INCROCIO SUL BOULEVARD DI CIRCONVALLAZIONE BUENOS AIRES

14

ro u

ta

au

to p

1

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aB

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no

PUNTA LARA

sA ire

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La

Pla t

a

13 d. 6

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2

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6

36

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ta

PORTO

4

ro u

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ta

av d. 4

ro u

MAGDALENA

NUMERO DI CORSIE PER SENSO DI MARCIA

INTENSO

STRADE A 3 CORSIE PER SENSO DI MARCIA MAR DEL PLATA

STRADE A 2 CORSIE PER SENSO DI MARCIA STRADE A 1 CORSIA PER SENSO DI MARCIA

FLUSSI DI TRAFFICO

INTERMEDIO BASS

LINEA FERROVIARIA


2. LA CITTÀ CHE CAMBIA

INFRASTRUTTURA: INCOERENZE E ASIMMETRIE ABACO DELLE SEZIONI RICORRENTI DELLE AVENIDAS E DELLE ECCEZIONI

AVENIDA 1 - FERROVIA

AVENIDA 13 - ARRIVO DA BUENOS AIRES

AVENIDA 52 - ASSE MONUMENTALE A partire dall’analisi incrociata dei flussi, della sezione stradale e dei tipi di incrocio con la circonvallazione delle avenidas possiamo osservare come la “struttura” della città, apparentemente simmetrica, in realtà sia caratterizzata da un sostanziale disequilibrio. Si osserva che: 1. Le strade con flusso intenso hanno la stessa sezione sia all’interno che all’esterno del quadrato e, nell’attraversamento, interrompono bruscamente la continuità dell’anello. 2. Le strade con flusso debole sia all’interno che all’esterno, non attraversano mai la circonvallazione perpendicolarmente. 3. Alcune strade nel passaggio tra il dentro e il fuori subiscono variazioni di sezione; in questi casi l’attraversamento della Circonvallazione, laddove è presente, è debole. 4. Le strade esterne, a differenza di quelle interne, che sono oggetto di una sovrapposizione del disegno fondazionale con un uso consolidatosi nel tempo, nella loro sezione seguono sempre l’intensità del flusso di traffico. Emerge chiaramente da questa lettura che il quadrato della circonvallazione vede una forte polarizzazione dell’uso infrastrutturale, con, da una parte, le connessioni forti con la capitale federale, dall’altra, connessioni deboli con il tessuto discontinuo dell’espansione. Di conseguenza sia la continuità dello spazio della circonvallazione che l’intensità del suo uso infrastrutturale sono chiaramente subordinate ai flussi che lo intersecano.


PLAZA MORENO, piazza di rappresentanza

PIAZZA DI QUARTIERE PARCO URBANO PIAZZE ESTERNE AL CASCO RAMBLAS

Parque Vucetich

Parque Saavedra

172.010 mq

189.249 mq

Plaza Castelli

Plaza Alberti

106.610 mq

106.610 mq

Plaza Moreno

Plaza Islas Malvinas

43.600 mq

88.660 mq

Plaza San Martìn

Plaza Yrigoyen

26.900 mq

43.600 mq

Plaza Azcuénga

26.900 mq

Plaza Belgrano

Plaza Dardo Rocha

26.900 mq

42.720 mq

Plaza Italia

Plaza Matheu

21.000 mq

26.900 mq

Plaza Alsina

21.000 mq

Plaza Güemes

19.740 mq

Plaza Brown

Plaza España

19.740 mq

19.800 mq

Plaza Olazabal

19.740 mq

Plaza Sarmiento

Plaza Brandsen

13.000 mq

19.740 mq

Plaza 19 de noviembre

Plaza M. Paz

Plaza Paso

13.000 mq

13.000 mq

13.000 mq

2. LA CITTÀ CHE CAMBIA

LA CITTÀ STRUTTURATA: LA GRIGLIA E IL PARCO


2. LA CITTÀ CHE CAMBIA

LO SPAZIO COLLETTIVO: PIAZZE E PARCHI PLAZA PASO

festivo

feriale

ore 10:30 a.m.

ore 4:30 p.m.

AREA DI RIFERIMENTO PER LE PLAZOLETAS

festivo

ore 12:00 a.m.

festivo

ore 6:30 p.m.

feriale

ore 2:30 p.m.

feriale

ore 12:30 p.m.

AREA DI RIFERIMENTO PER LE GRANDI PIAZZE feriale

ore 4:30 p.m.

feriale

ore 4:30 p.m.

AREA DI RIFERIMENTO PER LA PIAZZA MONUMENTALE

PARQUE VUCETICH

feriale festivo

ore 11:30 a.m.

festivo

ore 2:00 p.m.

festivo

ore 11:30 p.m.

PLAZA MORENO

festivo

ore 5:30 p.m.

feriale

ore 4:30 p.m.

feriale

ore 10:00 a.m.

feriale

ore 4:30 p.m.

ore 5:30 p.m.

Il casco urbano di La Plata è caratterizzato da un numero notevole di spazi pubblici, distribuiti secondo una precisa gerarchia. Nonostante questi abbiano, per disegno e dimensione, delle vocazioni specifiche, il loro utilizzo da parte della popolazione è sostanzialmente indifferenziato. Le piazze costituiscono elementi essenziali nella vita della città, soprattutto come spazi di vita collettiva. Non sono, queste, piazze nell’ accezione europea del termine, in cui vediamo strettamente legati spazio pubblico e funzioni quotidiane. Sono invece luoghi del tempo libero, molto più prossime all’idea di parco che di piazza; spesso prive di funzioni stabili e strutturanti, ospitano, grazie anche alla loro dimensione, gli usi più svariati. Un ruolo fondamentale nella vita di questi spazi è dato dall’ elemento vegetale, che ha il potere di identificare chiaramente ed immediatamente questi come spazi alternativi alla quotidianità urbana.


2. LA CITTÀ CHE CAMBIA

APPROPRIAZIONE DEL MARCIAPIEDE PLAZA MORENO CALLE 14 CALLE 15 CALLE 16 CALLE 17 CALLE 18 AVENIDA 19

PLAZA ISLAS MALVINAS CALLE 20 CALLE 21 CALLE 22 CALLE 23 CALLE 24 AVENIDA 25

PARQUE SAN MARTÌN CALLE 26 CALLE 27 CALLE 28 CALLE 29 CALLE 30

BOULEVARD DE CIRCUNVALACIÒN PERIFERICA CALLE 132 CALLE 133 CALLE 134 CALLE 135 CALLE 136 CALLE 137 CALLE 138

MARCIAPIEDE CON USO PUBBLICO

CALLE 139

MARCIAPIEDE CON USO SEMIPUBBLICO

CALLE 140

MARCIAPIEDE CON USO SEMIPRIVATO

CALLE 141

CORAZON DE MANZANAS : VERDE PRIVATO

CALLE 142


2 . LO S PA Z I O L AT E N T E

Il caso della circonvallazione è particolarmente interessante sotto vari aspetti, sia simbolici che storico-fisici. Il suo significato iniziale era quello di dividere lo spazio della città dalla campagna circostante, il delimitare. Eppure dare a questo elemento l’accezione di limite non è esaustivo, e questo perché la sua configurazione non rimanda ad una linea. Esso infatti, con la sua sezione di 100 m di larghezza è un vero e proprio spazio. Già nel disegno del plano fundacional era quindi un elemento diverso, né campagna, né città, ma lo spazio di interfaccia e di filtro tra queste due realtà “invece che all’ambito del confine, del finis latino, del ‘solco scavato in linea retta’ che instaura la divisione tra il dentro e il fuori – la soglia, in quanto ‘zona’ appartiene all’orizzonte di senso del limes. Mentre il finis descrive una linea, il limes rappresenta una zona, in cui tra interno ed esterno prevale il contatto. Pur contemplando il dentro e il fuori tipici del confine, in quanto porta/ soglia, è una zona.” ( Topografie politiche. Dario Gentili)

A dispetto però del suo ruolo ‘ideale’ le vicende urbane hanno sin da subito impedito a questo elemento di svolgere appieno la funzione per cui era stato pensato. Solo negli anni ’50 verranno riempiti gli isolati nell’area sud ovest interni al quadrato, mentre già a partire dai primi del ‘900 l’espansione verso Buenos Aires aveva superato tale limite. La città, cioè, pur rispettando il tracciato, segue una dinamica di crescita totalmente autonoma. Possiamo confrontare questo processo con quello delle trasformazioni ottocentesche di molte città europee.


In queste ultime, infatti, la crescita demografica, lo sviluppo urbano e le logiche speculative hanno ben presto portato alla necessità di espandere la città, e ciò a partire dalla demolizione delle mura di cinta e delle barriere daziarie, proseguendo poi con la loro sostituzione con i boulevard di circonvallazione. Possiamo parlare quasi di una pressione della città, a lungo compressa all’interno dei suoi confini, su questi ultimi. Avviene quindi una trasformazione del limite in un brano di città, una sorta di urbanizzazione del limite, che diviene spesso collettore di frammenti di città molto diversi tra loro. Nella sua collocazione e nella sua configurazione rispetto al centro urbano il boulevard di circonvallazione di La Plata si collega saldamente al modello europeo. Poichè la crescita della città intorno ad esso è stata invece omogenea e progressiva, è mancata quella tensione sul limite, necessaria alla sua evoluzione, che avrebbe potuto portare, da un lato, alla sua integrazione in un paesaggio fortemente urbano, dall’altro a un interesse anche speculativo sui suoi bordi. Apparentemente questo spazio è oggi un vuoto enorme, privo di una funzione concreta, una zona grigia tra due bordi che, non avendo differenze eclatanti nell’edificato, potrebbero essere immaginati come continui. Eppure se si analizza la città nella sua complessità, escludendo temporaneamente le considerazioni di natura percettiva, le differenze tra il dentro e il fuori sono rilevanti. La città de La Plata all’interno del boulevard di circonvallazione è costituita da tre elementi fondamentali: lo spazio pubblico, l’edificato e le piazze. Possiamo confrontare questi tre elementi e il loro ruolo all’interno della città con gli spazi della città ippodamea: agorà, oikos e spazio ieratico. Nell’idea di Ippodamo l’agorà è lo spazio propriamente pubblico, in cui si esercita e si rispecchia la volontà politica, collettiva, mentre l’oikos è lo spazio domestico, che afferisce alla sfera privata e al diritto individuale. Lo spazio ieratico invece è lo spazio caratterizzato dalla sospensione, non è pubblico, né privato, non risponde a dinamiche economiche, né politiche in senso stretto. In esso vige una differente definizione ed un diverso uso del tempo. Torniamo al tracciato de La Plata: se nell’agorà si rispecchiano le strade, talvolta pedonalizzate, con i loro ampi marciapiedi, le aree di pertinenza degli edifici pubblici, luoghi di vita quotidiana, se nell’ oikos si rispecchia l’edificazione compatta sui lotti stretti e lunghi, alla terza categoria si possono invece collegare le piazze. Queste, infatti, sono molto diverse dalle piazze europee, innanzitutto per la loro dimensione, nonché per il loro isolamento rispetto

all’intorno. Sono sempre circondate da strade e non ospitano mai funzioni vere e proprie. Sono luoghi di uso temporaneo, che si popolano non a caso nei fine settimana (il tempo dell’holyday) destinate essenzialmente al leisure, alle attività di gioco, sportive, fieristiche. Sono luoghi in cui la natura rigogliosa offre la possibilità di vivere in uno spazio diverso da quello del tempo feriale (everyday). All’esterno della circonvallazione, invece, ciò che prevale è essenzialmente l’oikos, l’edificazione data dall’accumulazione delle residenze individuali su lotti che ripercorrono lo schema della cuadricula, una modalità di insediamento che potremmo quasi definire automatica, senza cioè quel riferimento e quella volontà politica e ideale che aveva strutturato il casco urbano. E’ cioè un’espansione uniforme ed ugualmente distribuita, in cui le strade attualmente si configurano come lo spazio negativo dell’edificato. In questa città estesa, nata da un’inconsapevole accumulazione, le piazze, questi spazi alterati ed alternativi sono invece totalmente assenti.


Incrocio avenida 32 e calle 1


Incrocio Boulevard de Circunvalaciòn con calle 81 e diagonal 74


Incrocio Boulevard de Circunvalaciòn e avenida 13


Incrocio Boulevard de Circunvalaciòn e avenida 66


Incrocio Boulevard de Circunvalaciòn e calle 58


3. LO SPAZIO LATENTE

RISIGNIFICARE IL CONFINE Il Boulevard di circonvallazione si configura oggi come l’elemento con il quale confinano due parti della città profondamente diverse: la città pubblica, strutturata dalla sua rete di piazze e parchi urbani, e l’espansione esterna, cresciuta per accumulazione di iniziative individuali. La forza del suo segno, il quadrato, fa i conti però con un’incoerenza di carattere funzionale, che nasce dal fatto che l’uso infrastrutturale del Boulevard, nonostante la sua forma suggerisca il contrario, non sia quello di una vera circonvallazione. Infine, la sua inconsistenza fisica, evidenziata precedentemente, rende il Boulevard uno spazio oramai senza identità. Sono proprio gli elementi di criticità emersi finora, che rendono questo luogo, ultimo elemento disegnato della città pubblica, uno spazio da ripensare, a cui dare nuovi significati. Il disegno della città strutturata risulta dalla sovrapposizione del concetto di griglia e di quello del parco, elementi che insieme costituiscono l’elemento identitario della città pubblica. Le piazze ed i parchi urbani, ovvero la rete di spazi pubblici gerarchizzati che servono l’intero casco urbano, altro non sono che l’elemento naturale che riaffiora, rigoglioso, nella trama urbana. Essi sono, nella città, i luoghi comunitari in cui l’intera collettività si ritrova. Pensato inizialmente come confine tra città e campagna, scavalcato in seguito dall’avanzare della griglia, il Boulevard di circonvallazione mantiene comunque la forza inerziale del suo segno. Esso ha bisogno però di essere ripensato, per tornare ad avere un ruolo attivo nella sua relazione con la città. Ed è proprio il rapporto che intercorre tra la griglia, matrice urbana, e il parco, elemento complementare ad essa e indispensabile alla vita urbana, a suggerirci il mezzo attraverso cui ridare identità a questo luogo. Il suo spessore vuoto e continuo ed il suo configurarsi come avamposto della città progettata, costituiscono infatti l’opportunità di offrire, anche all’espansione quei pezzi di natura che riemergono con tanta forza nelle piazze strutturate del casco urbano.


L’ELEMENTO NATURALE TRACCIATO FERROVIARIO USI DEBOLI ESTACIÒN PROVINCIAL CIRCUMVALACIÒN

ESTACIÒN PROVINCIAL MERIDIANO V

ESTACIÒN PROVINCIAL GAMBIER

USI PERMANENTI USI INFORMALI

ATTRAVERSAMENTI


4. RIFORMARE LA CITTÀ CHE CAMBIA Per riuscire a sfuggire all’imponenza della forma del piano ottocentesco in modo da poter comprendere realmente le dinamiche di trasformazione della città, sono stati presi in esame singoli aspetti molto specifici, approfonditi quanto basta per capire le logiche evolutive di ognuno di essi. Detto ciò, è proprio dalla sovrapposizione di questa analisi stratigrafica con il disegno reale della città e le sue implicazioni concettuali, che è derivata una visione piuttosto complessa della città reale, uno sguardo che ha portato alla luce i nuovi equilibri su cui la città si basa, equilibri che, pur non negando il tracciato, ne modificano il senso, le simmetrie, attraverso un uso quotidiano della forma, ad oggi immutata. Dalla simmetria all’asimmetria, dall’assialità monumentale alla trasversalità dinamica, dal disegno finito all’espansione “cumulativa”. E, infine, lo spazio latente della circonvallazione, una traccia potente, svuotata di senso, ma piena di memoria simbolica. Questo spazio si confronta, manzana dopo manzana, con brani di città nati da logiche diverse, in momenti storici diversi, con tessuti edilizi, sociali, economici differenti, in una realtà ben diversa da quella unica ed univoca immaginata dai fondatori. Per riuscire a rendere nuovamente disponibile lo spazio della Circonvallazione rispetto alle peculiarità delle aree urbane con cui questo elemento si confronta e per ridare forza a questo segno così imponente, abbiamo pensato di ricorrere ad un elemento altrettanto imponente nella realtà argentina: l’elemento naturale. Per ridefinire la Circonvallazione come un paesaggio continuo lungo tutto il suo percorso, ma di volta in volta diverso, in relazione alle esigenze della città circostante, gli strumenti progettuali impiegati sono semplici: percorsi pavimentati, movimenti di terra e alberature, autoctone come il Palo Borracho o già massicciamente presenti in città, come gli Eucalipti. L’impiego degli stessi elementi definisce quindi sei paesaggi differenti, ognuno con una vocazione spaziale ben precisa, tutti però legati longitudinalmente da un percorso ciclopedonale e da un landmark vegetale, quasi un’infrastruttura leggera che costituisca la spina dorsale del sistema di relazioni con la città. Nella continuità del paesaggio ritroviamo il valore simbolico, nelle sue declinazioni invece, la risposta progettuale alle complesse dinamiche di evoluzione urbana.


Diagramma sintetico di sovrapposizione delle analisi condotte


Diagramma sintetico di sovrapposizione delle analisi condotte


4. RIFORMARE LA CITTÀ CHE CAMBIA: LA PLATA

AREA ENSENADA

La città esterna alla Circonvallazione, nella sua parte confinante con il partido di Ensenada, è sostanzialmente una città senza una sua autonomia, senza caratteri particolari. Si estenda per poche cuadras, fino ad arrivare al limite della zona portuale, con un tessuto simile, per storicizzazione e tipologia, a quello del casco urbano. Il Boulevard di Circonvallazione vede in questo punto un uso infrastrutturale debole ed una presenza arborea mediamente consistente, ricordo del bosco di Eucalipti con cui un tempo confinava. Il segno del tracciato ferroviario è ancora presente, nella linea dei binari, costante al centro del Boulevard, e nell’antico passaggio a livello, Obiettivo del progetto è quello di far sì che l’espansione faccia riferimento al casco urbano attraverso un paesaggio che, nello spessore della Circonvallazione, veda un aumento della massa arborea lungo il percorso, parallelo alla vecchia strada ferrata, che sottolinea l’antico margine del casco urbano e ne rafforza, in questa parte di città, il suo ruolo centrale e di riferimento.


4. RIFORMARE LA CITTÀ CHE CAMBIA: LA PLATA

AREA BERISSO

La città che confina con il lato est della Circonvallazione è una città che si estende per poche cuadras verso la zona di Berisso. Essa è caratterizzata da un tessuto consolidato ma non storicizzato, la sua crescita infatti avviene intorno agli anni ‘60. Anche la parte interna al casco urbano presenta caratteristiche analoghe. è decisamente una parte marginale della città, l’uso dell’infrastruttura è debole, gli attraversamenti trasversali sono pochi e di poca importanza. Data la bassa consistenza dell’espansione esterna, il progetto si concentra sul potenziale che l’area ha di funzionare come connessione longitudinale tra il Bosco di Eucalipti e l’area del Meridiano. Un percorso lineare, parallelo all’antico tracciato ferroviario, posizionato al centro dello spessore della Circonvallazione, è rafforzato da due filari di eucalipti che lo individuano e sottolineano la sua longitudinalità.


0.00

SEZIONE A-A’

A

0.00

8m

3,5 m

3m

6,5 m

8m

64 m

STRALCIO DI PIANTA A

EUCALYPTUS GLOBULUS

ERYTHRINA CRISTAGALLI

EUCALIPTO

SEIBO

altezza: 20-30 mt larghezza: 15-20 mt

N

altezza: 6-8 mt larghezza: 6-8 mt

0

50 m 100 m

200 m

300 m

500 m

SCALA 1:5000

0.00

SEZIONE B-B’

0.00

8m

6,5 m

3m

6,5 m

B

8m

61 m

STRALCIO DI PIANTA B

percorso pavimentato pedonale e ciclabile

attraversamento debole

parcheggi

densità arborea alta

densità arborea media

densità arborea bassa


4. RIFORMARE LA CITTÀ CHE CAMBIA: LA PLATA

AREA TOLOSA

Tolosa, unico agglomerato urbano precedente alla fondazione de La Plata, è separato dal casco urbano proprio dallo spessore del Boulevard di Circonvallazione. Queste due città che si confrontano sono entrambe storicizzate ed indipendenti: Tolosa infatti è l’unico centro esterno al quadrato con una sua piazza, sulla quale affaccia una chiesa ed un centro di quartiere. La stazione ferroviaria di Tolosa è anche l’unica ad essere tuttavia in funzione, oltre quella naturalmente, che arriva al centro del casco urbano: una linea ferroviaria che, proveniente da Buenos Aires, attraversa la circonvallazione, rompendone la continuità. Così come fanno l’avenida 7 e la 13, le due arterie stradali principali, provenienti dalla Capitale Federale. Un uso intenso dell’infrastruttura e l’autonomia delle due parti di città che si confrontano sulla Circonvallazione: entrambi i fattori rendono in questo tratto lo spessore della Circonvallazione uno spazio interno, a sé stante. Il progetto vuole rimarcare l’autonomia delle due città che si affacciano sul Boulevard ed allo stesso tempo enfatizzare l’attraversamento di questo spessore, sottolineando l’arrivo da Buenos Aires e l’entrata nel casco urbano. Un bosco di eucalipti quindi, che individui nuovamente il confine tra interno ed esterno, creando allo stesso tempo uno spazio, anch’esso fortemente identitario e chiaramente identificabile.


N

0

50 m 100 m

200 m

300 m

500 m

0.00

SEZIONE A-A’

A

0.00

B

SEZIONE B-B’

0.00

8m

9,5 m

3m

9,5 m

8m

9,5 m

8m

55 m

STRALCIO DI PIANTA A

0.00

8m

9,5 m

3m 55 m

STRALCIO DI PIANTA B

EUCALYPTUS GLOBULUS

EUCALIPTO

altezza: 20-30 mt larghezza: 15-20 mt

percorso pavimentato pedonale e ciclabile

attraversamento debole

parcheggi

densità arborea alta

densità arborea media

densità arborea bassa


4. RIFORMARE LA CITTÀ CHE CAMBIA: LA PLATA

AREA SAN CARLOS

Il tratto della circonvallazione che confina con il quartiere di San Carlos, quello su cui si affaccia il nuovo stadio di La Plata, presenta fronti, anche dal lato interno del casco urbano, decisamente discontinui, con un’elevata presenza di capannoni e piccole attività produttive. L’espansione esterna è, in questo tratto, relativamente recente ed ancora non ha avuto il tempo di consolidarsi. Non c’è tensione sul bordo del quadrato e anche l’uso dell’infrastruttura è debole, tranne sporadici eventi che vedono il nuovo stadio protagonista. Nemmeno la traccia dell’antica ferrovia è presente su questo lato. Il progetto definisce aree di fruizione diretta in corrispondenza delle poche parti di tessuto edificato continuo che si incontrano di volta in volta sul lato interno o su quello esterno. Allo stesso tempo cerca di ricucire questi spazi che, dilatati lungo lo spessore della Circonvallazione, sono individuati e connessi tra loro attraverso un elemento lineare. Un percorso alberato, a volte soprelevato, altre volte a livello strada, per favorire l’attraversamento da un lato all’altro della Circonvallazione, divide queste aree ed allo stesso tempo costitiusce la spina dorsale della successione di spazi che presentano di volta in volta caratteristiche naturali e funzionali differenti.


N

0

50 m 100 m

200 m

300 m

500 m

+1.50

0.00

SEZIONE A-A’

+1.50

0.00

SEZIONE B-B’

0.00

SEZIONE C-C’

A

+1.50

0.00

B 8m

6,5 m 5,5 m

3m 55,5 m

STRALCIO DI PIANTA A

6,5 m

8m

6,5 m

8m

+1.50

C

8m

3m

6,5 m 61 m

STRALCIO DI PIANTA B

0.00

8m

6,5 m

12 m

STRALCIO DI PIANTA C

percorso pavimentato pedonale e ciclabile

attraversamento debole

EUCALYPTUS GLOBULUS

parcheggi

densità arborea alta

densità arborea media

densità arborea bassa

EUCALIPTO

altezza: 20-30 mt larghezza: 15-20 mt

6,5 m

8m

61 m

CHORISIA SPECIOSA

PALO BORRACHO altezza: 7-10 mt larghezza: 10-15 mt

ERYTHRINA CRISTAGALLI

PELTOPHORUM DUBIUM

SEIBO

IBIRÀ PITÀ

altezza: 6-8 mt larghezza: 6-8 mt

altezza: 8-10mt larghezza: 7-8 mt


4. RIFORMARE LA CITTÀ CHE CAMBIA: LA PLATA

AREA LOS HORNOS

Gli assi di espansione principali lungo cui si sviluppa la crescita della città verso sud, sono proprio le avenidas che attraversano la Circonvallazione e che individuano il tratto in questione. La città che si incontra a sud del quadrato è la parte di espansione maggiore, insieme al lato che dà verso Buenos Aires, proprio perchè coincide con le arterie stradali che connettono La Plata con il resto della regione e fanno di questo tratto del Boulevard, una strada caratterizzata da intensi flussi di traffico. Il tessuto edilizio, sia interno che esterno, si sviluppa a partire dagli anni ‘70, in un processo di progressiva espansione che coinvolge il casco urbano prima e l’esterno del quadrato poi, lasciando vuoto lo spazio della Circonvallazione. Esso appare quindi come una vera e propria interruzione, uno spazio sospeso, tra due parti di città sostanzialmente analoghe. Scopo del progetto è quello di trasformare un elemento di cesura in un elemento che funzioni come spazio cerniera tra le due parti che vi si affacciano, definendo uno spazio interno di confluenza. Questo spazio centrale è “protetto” da una fascia alberata su entrambi i lati, che varia il suo spessore e si interrompe solo in corrispondenza degli accessi principali.


N

+1.50

+1.50

0.00

0

50 m 100 m

200 m

300 m

500 m

SEZIONE A-A’

+1.50

+1.50

0.00

SEZIONE B-B’

+1.50

0.00

A

SEZIONE C-C’

B

0.00

8m

3m

9,5 m

9,5 m

8m

9,5 m

8m

9,5 m

8m

55 m

STRALCIO DI PIANTA A

0.00

8m

C 4,5 m

9,5 m 55 m

STRALCIO DI PIANTA B

0.00

8m

5m

9,5 m

55 m

STRALCIO DI PIANTA C

EUCALYPTUS GLOBULUS

TABEBUIA IMPETIGINOSA

EUCALIPTO

LAPACHO AMARILLO/ROSADO

altezza: 20-30 mt larghezza: 15-20 mt

altezza: 7-8 mt larghezza: 7-8 mt

JACARANDA MIMOSIFOLIA

PELTOPHORUM DUBIUM

JACARANDÀ

IBIRÀ PITÀ

altezza: 10-12mt larghezza: 5-10 mt

altezza: 8-10mt larghezza: 7-8 mt

percorso pavimentato pedonale e ciclabile

attraversamento debole

parcheggi

densità arborea alta

densità arborea media

densità arborea bassa


4. RIFORMARE LA CITTÀ CHE CAMBIA: LA PLATA

AREA MERIDIANO

Il lato della Circonvallazione su cui si affaccia il Meridiano V, ex stazione provinciale oggi riconvertita in un centro culturale, presenta marcate differenze tra interno ed esterno. Il tessuto interno è infatti quello storicizzato e consolidato caratteristico di gran parte del casco urbano, quello esterno invece, ha un’estensione piuttosto limitata e frammentata. La linea dei binari è, anche in questo caso, elemento continuo e importante, con gli edifici ferroviari dismessi che si incontrano lungo il suo percorso. Il progetto vuole rimarcare da un lato la fine del sistema della città strutturata (quella interna al quadrato), dall’altro rendere disponibile uno spazio pubblico per l’esterno. Attraverso una sezione che lavora su due quote differenti, lo spessore della circonvallazione diventa l’interfaccia tra le due città, segna il limite tra l’urbano e il semirurale in uno spazio che li contempla entrambi.


N

0

50 m 100 m

200 m

300 m

500 m

+1.50

0.00

SEZIONE A-A’

A

+1.50

0.00

SEZIONE B-B’

+1.50

0.00

SEZIONE C-C’

B

-0,50

+1,50

8m

3,5 m

3,5 m

-0,50

+1,50

3,5 m 5,5 m

6,5 m

8m

6,5 m

8m

58,5 m

0.00

+1,50

3,5 m

8m

0.00

5,5 m

STRALCIO DI PIANTA B

8m

6,5 m 64 m

STRALCIO DI PIANTA A

8m

C

0.00

5,5 m 64 m

STRALCIO DI PIANTA C

EUCALYPTUS GLOBULUS

TABEBUIA IMPETIGINOSA

EUCALIPTO

LAPACHO AMARILLO/ROSADO

altezza: 20-30 mt larghezza: 15-20 mt

altezza: 7-8 mt larghezza: 7-8 mt

JACARANDA MIMOSIFOLIA

PELTOPHORUM DUBIUM

JACARANDÀ

IBIRÀ PITÀ

altezza: 10-12mt larghezza: 5-10 mt

altezza: 8-10mt larghezza: 7-8 mt

percorso pavimentato pedonale e ciclabile

attraversamento debole

parcheggi

densità arborea alta

densità arborea media

densità arborea bassa


BIBLIOGRAFIA

bibliografia generale: Dunia Mittner, la città reticolare e il progetto moderno, Città Studi edizioni

Werner Hegemann, The American Vitruvius: an architects’ handbook of civic art, Thomas C. Myers Jr. Editore

Bernardo Secchi, la forma della città, in Planum

Atlas of Shrinking cities

Paola Viganò, la città elementare, Biblioteca di Architettura Skira Kevin Lynch, l’immagine della città, Marsilio Editore

sulla città latino americana:

Joseph Rykwert, L’idea di città, edizioni Adelphi

David J. Keeling Wiley, Buenos Aires, 1996

Piero Zanini, Significati di confine, edizioni Bruno Mondadori

Adrian Gorelik, La grilla y el parque, Universidad nacional de Quilmes, 2004

D. Gentili, Topografie politiche. Spazio urbano, cittadinanza, confini in Walter Benjamin e Jacques Derrida, Quodlibet Studio edizioni

Adrian Gorelik, miradas sobre buenos aires, Siglo Veintiuno Editores

M.Heidegger, Costruire abitare pensare. In Saggi e discorsi, Mursia Editore

LA CIUDAD HISPANOAMERICANA: EL SUEñO DE UN ORDEN. edizioni CEHPU-MOPU, Madrid 1989

P. Pellegrini e P. Viganò, the hyppodamus third space. In Comment vivre ensemble. Prototypes of idiorrhythmical conglomerates and shared spaces, Officina Edizioni

la ciudad iberoamericana. actas del seminario. edizioni CEHPU-MOPU, Buenos Aires 1985

Michel Foucault, Spazi Altri, i luoghi delle eterotopie, a cura di S.Vaccaro, Mimesis Edizioni Marc Augé, Tra i confini. Città, luoghi, integrazioni, edizioni Bruno Mondadori Francois Choay, La città, utopie e realtà, edizioni Einaudi G. Ciucci, F. Dal Co, M. Manieri Elia, M. Tafuri, La città americana dalla guerra civile al New Deal, edizioni Laterza Guido Zucconi, la città dell’ottocento, edizioni Laterza John William Reps, la costruzione dell’America urbana, Franco Angeli Editore

R. Gutierrez, CITTà del xix sec. nell’america spagnola, su Storia Urbana n.54, 1991 R.Segre, habitat e società in america latina: concentrazione e dispersione nelle strutture urbane del xx sec. su Parametro n. 166, 1988 G.Piccinato, città, territorio e politiche di piano in america latina, edizioni Franco Angeli, 1991 E. Fontanari e G. Lombardi, la città storica in america latina, su Parametro, sezione monografica, n.104-105, 1982


Sulla città di La Plata: Libri: Alain Garnier, Le carré rompu: rêves et réalités de la Plata, ediz. Archigraphie, Ginevra, 1989 F. Gandolfi, E. Gentile, De la Ciudad Ideal a la Ciudad Real. La Plata en su cartografia. 1882/1938. UNLP, Facultad de Arquitectura y Urbanismo, Instituto de Estudios del Habitat F.Liernur, F.Aliata, Diccionario de Arquitectura Argentina. Clarìn Edizioni La Plata como Ciudad Nueva. Historia, Forma, Estructura. UNPL, Facultad de Arquitectura y Urbanismo, Catedra de Planeamiento Fisico II A. De Paula, La Plata. Sus tierras y su arquitectura. F.de Téran, La Plata. Ciudad Nueva Ciudad Antigua. Ideas para un regimen legal de planeamiento urbano. UNPL, Facultad de Arquitectura y Urbanismo Propuestas para un futuro de progreso. Municipalidad de La Plata. Consejo deliberante J. C.Etulain, I. López, Renovaciòn edilicia y transformacion urbana. Premio Anual de Arquitectura, Urbanismo, investigacion y Teoria de la Provincia de Buenos Aires. 1997 J. C. Etulain, I. López, J. M. Rocca, A. Avalos, Paisajes Culturales y Politicas urbano Territoriales. Seminario sobre politicas urbanas, gestion territorial y ambiental. UNPL, Facultad de Arquitectura y Urbanismo, IDEHAB I.López, Observatorio de Calidad de vida La Plata. UNPL, Facultad de Arquitectura y Urbanismo, IDEHAB O. Ravella, L.Varela, Diseňando el Paisaje. Trabajos del taller de proyectos. UNPL, Facultad de Arquitectura y Urbanismo, Maestria de Paisaje, Medio Ambiente y Ciudad La Plata Patrimonio Cultural de la Humanidad. Fondazione CEPA Rubén Pesci, La Plata ciudad patrimonio. Fondazione CEPA Eje del Centenario. Una propuesta civico urbanistica. Fondazione CEPA

La Plata a su Fundador. 1939, Municipalidad de La Plata F.E.Barba, La Plata: origenes y fundaciòn. La cuestion capital de la Republica y fundaciòn de la Capital de la provincia de Buenos Aires, 1995

Riviste: ESTUDIOS DEL HABITAT. Revista de la Facultad de Arquitectura y Urbanismo, Instituto de Estudios del Habitat 47 AL FONDO. Revista de la Facultad de Arquitectura y Urbanismo A/MBIENTE. Fondazione CEPA PARAMETRO n.157-158, 1987 J.A.Morosi, La Plata: an advanced nineteenth century new town with ancient roots, su Planning Perspectives n.18, 2003 Roberto Lombardi, La Plata, prefiguraciòn y determinaciòn, su Cuaderno de lecturas n. 5, Facultad de Arquitectura de Buenos Aires, 1998


RiFORMAre la città che cambia: La Plata, Argentina