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Wormhole

Claude Spacewalker


“Ma che ore sono?...” Quel giorno di luglio di anni fa mi svegliai veramente esausto… Esausto della vita direi. Da parecchio tempo le sveglie del mattino erano sempre più pesanti e i dolori aumentavano… Mal di schiena, spossatezza. Era come se nella notte di sonno avessi fatto qualcosa di molto faticoso e mi accingessi al mio risveglio a farne n’altra. Fatica su fatica. Doccia, colazione… TV. Le solite notizie su stragi terroristiche, crisi economica, suicidi, omicidi, stupri, guerre e guerriglie. Poi si passa alla politica con alleanze, dissociazioni, tradimenti, leggi che regolano le elezioni, capi e segretari di partiti che parlano di questioni interne che non interessano a nessuno che non sia un politico… Ma questa gente non è pagata dai contribuenti per governare il Paese? E perché non governano? Perché continuano a trasmettere le loro cazzate in TV? E perché le guardo?... Ma finalmente si passa al gossip! Sapere con chi scopano le troiette e troione dello show business e vedere mamme famose e felici (lo saranno?) dopo essermi sorbito immagini di sangue e morte e aver sentito parlare degli “extraterrestri” di argomenti del tutto fuori dalla logica umana dovrebbe tirarmi su di morale ma stranamente mi fa solo stancare ancora di più. Il tutto poi in mezz’ora. Quella mezz’ora in cui ingurgito il primo cibo della giornata che so già sarà come tutte le altre. Noia. Ormai da tempo vivevo da solo nella casa che mio padre mi aveva prestato gentilmente dopo la separazione con mia moglie. L’Amore… Dio com’è bello l’Amore quando sei trasportato sulle ali di questo sentimento che ti fa sentire che la vita è tutta una festa. E tu vedi solamente Lei, e con lei ti senti forte come un dio. Ogni giorno aspetti che arrivi la sera per passare da lei e vederla. Ed ogni sera è una bellissima sera. Lei è splendida, curata, sexy da morire e ti sorride… Si si sorride proprio a te e tu non sai spiegarti come un’incantevole e leggiadra creatura come quella possa anche solo avvicinarsi ad un orso terreno come te. E invece lei è Tua! Addirittura TUA! La tua fidanzata! Colei con la quale ti sposerai, invecchierai, condividerai ogni giorno della tua vita… Nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia. Bellissimo! E il Matrimonio? Il matrimonio è il coronamento di questo sogno ad occhi aperti. Lei è bellissima, quasi una dea ai tuoi occhi e tutti sono felici per voi. Arriva all’altare e dice “Si, lo voglio” e tu sei l’essere umano più felice della terra perché finalmente ti sei realizzato. Avrai dei figli bellissimi, sarai un padre come tuo padre e poi un nonno. Cosa desiderare di più dalla vita? E’ la prima notte di nozze. L’atmosfera di festa luminosa, gioiosa e casta si trasforma lentamente. Prima coccole, sorrisi… Poi qualche piccola allusione, un bacetto, magari lo champagne e poi un bacio, più lungo. E il Fuoco si accende! E tutto quello che si era già fatto da fidanzati, tutto l’ardore, le fantasie si scatenano come se fossero finalmente liberi o meglio autorizzati dal mondo ad esserlo in un’estasi che pare non avere fine. I vestiti, il letto, la camera, i parenti e tutto il mondo esterno bruciano nelle fiamme della passione e tu sei una cosa sola con lei, fusi insieme in un attimo eterno. Almeno per me fu così… Chissà perché ci ripensai ogni giorno, compreso quel giorno.


Eh si perché dopo quella prima notte… Insomma “prima” è un appellativo beneaugurante perché prelude ad una serie di notti dello stesso tipo… Io l’avrei chiamata “unica” perché dal giorno dopo cambia tutto. Sembra che arrivati in cima alla vetta inizi una pur lenta ma inesorabile discesa. All’inizio te ne accorgi per qualche debole sfumatura, c’è comunque il viaggio di nozze bello e avventuroso. Ti sembra sempre, anche nei momenti più belli, di sfiorare quella sensazione ma non ci arrivi più, magari per un pelo. All’inizio la cerchi, ti impegni, ottieni qualcosa ma con l’andare del tempo lasci perdere. Hai la sensazione che non sia una cosa che và cercata o ottenuta in qualche modo, che anzi l’atto stesso di cercarla faccia si che sia impossibile da trovare o che in qualche modo la rovinerebbe, se fosse trovata. In fin dei conti la “prima” o “unica” volta mica l’avevo cercata. Era arrivata da sola senza strumenti, piani, percorsi o impegno. E i giorni vanno avanti, il Matrimonio prosegue e la vita si appiana ad un livello diverso da prima. Ci sono le nuove gioie, e i nuovi problemi. Le gioie sono tante, magari non eclatanti ma piccole e dolci, al loro confronto tutti i problemi svaniscono. Già, i problemi: Il lavoro, i soldi che non bastano mai, i parenti rompiscatole… Gli amici (??) con i LORO problemi… Insomma tutte queste piccole cose quotidiane che grattano come sassolini nelle scarpe mentre stai camminando su un bel prato! E allora pensi che se risolvi questi problemi avrai più soddisfazioni dalla tua vita, dopo. Magari potresti pure ritrovare quella sensazione con lei! E ti ci impegni anima e corpo per risolverli! E ti impegni come un matto sul lavoro per la carriera e lo stipendio, ti fai in quattro ad aiutare amici e parenti… E torni a casa la sera distrutto. Le ti abbraccia come un eroe e ti riempie di coccole anche se a dir la verità è un’po’ triste. Ma questo è il tuo ruolo ormai! Sei un eroe e lo si vede benissimo perché i problemi invece di diminuire aumentano, ti vengono a cercare, sempre più numerosi! Le persone da aiutare hanno sempre più problemi anche loro e addirittura tutto il mondo è in crisi totale e necessita del tuo totale impegno per salvarlo! “E’ normale” pensi “si sono accorti di quanto valgo ed hanno bisogno di me, non posso deluderli, devo impegnarmi ancora di più, dare tutto me stesso e quando tutto sarà risolto io e lei saremo potremo finalmente stare in pace, felici e sereni” Ma da un po’ di tempo ti accorgi che anche lei ha dei problemi. Tu torni a casa la sera sempre più stanco e lei anche è stanca. Dice di sentirsi trascurata, anche se capisce le tue motivazioni e vive anch’essa in una tale situazione. Tu la ascolti, la abbracci, fate l’amore e il giorno dopo di nuovo a combattere nella giungla senza fine. La tristezza diventa irritazione, lei ti accusa di non fare nemmeno uno sforzo per capirla, di sentirsi trascurata nonostante tutto il suo impegno e tu pensi “ma perché non fa uno sforzo per capirmi? Nonostante tutto il mio impegno! E’ davvero un’egoista! Ma la amo, cerchèrò di rimediare” E ti impegni ma qualcosa è cambiato. Le piccole cose nel rapporto diventano enormi, i soldi sono sempre più scarsi perchè la necessità di cose inutili per compensare la carenza di affetto aumenta. Lei è distante e tu sei furioso! “ma come! Nonostante tutto quello che faccio, i regali, la casa… Ne ha sempre una per lamentarsi!! Non ce la faccio più”. E poi, per caso, incontri una al lavoro, una nuova collega. Divertente, simpatica, senza tanti problemi e con un culo niente male! Cominci a pensare a lei come se fosse un diversivo mentale per uscire da tutto il caos problematico che hai intorno e a casa. Lei, la tua lei, si lamenta sempre di più e tu reagisci pensando all’altra lei. Ad un certo punto un urlo ti riporta alla realtà: “Ma mi ascolti quando parlo?!!” “Certo che ti ascolto!!! Ma sei insopportabile! Mi spieghi cosa c’è e perché non ti và più bene niente? Non vedi che mi sbatto dal mattino alla sera per noi due?!”


E cominciano le litigate, sempre più frequenti. Alle volte il senso di colpa prevale e vi abbracciate forte e rifate l’amore ma la stizza e il rimprovero ormai hanno il predominio. Tu cominci a parlare con l’altra lei, così, per caso… E per caso scopri che… Cavolo! Ti capisce! Vuoi vederla sempre più spesso e così ritardi i tuoi rientri a casa per gli aperitivi con i colleghi… Parlate per ore, diresti che è stata fatta apposta per un tipo come te e cominci a chiederti se per caso non hai commesso qualche errore. Cominciano le fantasie… Poi arrivi a casa una sera e la tua lei ti dice “Ho bisogno di una pausa di riflessione…”. E qui crolla il mondo! E’ il senso del fallimento compiuto che ti prende, perché di fatto non la sopporti più ma fa male! Fa stranamente male sentirselo dire e allora scoppi in un pianto dirotto. La preghi, la implori di restare mentre senti una sensazione di abbandono fortissima! Lei piange a sua volta. Magari acconsente e la cosa si protrae ancora per mesi ma siccome non cambiano gli eventi, si ritorna allo stesso punto. Allora stavolta acconsenti alla pausa di riflessione, un po’ perché il secondo colpo fa meno male del primo e un po’ perché credi che se una volta l’hai scampata la scamperai pure la seconda… Nel senso che tornerà e una quindicina di giorni faranno bene ad entrambi. Vai al lavoro più allegro, perché hai un po’ di problemi in meno, almeno per un po’… E prolunghi gli aperitivi con la tua nuova amica! Che bello! E ci scappa anche una cena e poi, botta di fortuna, il dopocena! “Andiamo da te?” le dici “No, io vivo ancora coi miei, andiamo a casa tua, sarà una notte da sogno…” “Ma si,” pensi,”in albergo corro solo il rischio di farmi vedere troppo, casa mia è isolata, lei è da sua madre a 100 chilometri di distanza e giusto oggi mi ha detto che si ferma ancora. Il talamo nuziale è sacro ma in soggiorno c’è un bel divano/letto che sacro non è… Si può fare!”. E che notte ragazzi! Qualcosa che non ti saresti mai più aspettato… inutile perdersi nei dettagli della più sfrenata lussuria che da così tanto tempo non provavi! E cominci anche a pensare che se avessi un’amante forse potresti anche ritrovare l’equilibrio nei rapporti con tua moglie! Potrebbe essere un’idea! Vedremo… Nel frattempo, fra queste braccia profumate e fresche… nanna!” E buongiorno!!! Al mattino arriva a casa la tua lei, si si, tua moglie! E non fai nemmeno in tempo a sentirla entrare e nascondere la tua amica perché sei in soggiorno! Dove c’è l’ingresso. E la prima cosa che le dici mentre lei vi guarda furibonda a letto insieme? “Ma non eri da tua madre?” Domanda senza risposta… E si scatena la tempesta. Separazione con addebito, il lavoro ti basta appena a coprire le spese, la casa coniugale passa a lei e tu devi comunque passarle un assegno che le consenta di mantenere lo stesso tenore di vita. L’auto che ti eri comprato e che ti piaceva ora costa troppo e tu hai bisogno di soldi. Con l’affitto di un modesto appartamento il tuo reddito a fine mese è azzerato e non riesci più a mettere qualcosa da parte. Quindi niente più aperitivi o regalini per la tua amica, niente più cene con gli amici… “Eh beh!” pensi, “Capiranno vista la situazione”. E invece no, anzi continuano ad assillarti con i loro problemi! Ma adesso tu sei scarico, non ce la fai più e allora, semplicemente, ti abbandonano… Tu ne chiami qualcuno, ad esempio quel tuo caro amico che era stato mesi da voi quando la moglie lo aveva sbattuto fuori di casa… Ai tempi ti avrebbe eretto una statua. Tu e tua moglie avevate molta meno privacy con un’ospite fisso in casa ma per un’amico si fa questo e altro… Poi tu avevi anche fatto da mediatore fra i due e la situazione si era risolta per il meglio, la moglie lo aveva ripreso… E lui ti dice che gli dispiace tanto, ma appunto visto che grazie a te aveva ritrovato il suo equilibrio nel rapporto con la moglie, non voleva rischiare di rovinarlo trascurandola per


occuparsi di te. Tu gli rispondi che ti aspettavi almeno un’po’ di riconoscenza e lui dall’altro lato si incazza e dicendoti che le cose fatte per amicizia non si devono mai rinfacciare ti sbatte giù il telefono! Anche la tua amica se ne va, in fin dei conti non pretenderai che lei possa passare tutte le sere con te a guardare la televisione? Mai una cena, un viaggio, un divertimento qualsiasi… Tutte le persone che avevi aiutato se ne vanno, tutti gli amici ti abbandonano perché non hai più nulla da offrire… Figuriamoci al lavoro. Non basta la sofferenza, c’è pure la presa in giro! Eh si perché la tua amica sentendosi giustamente offesa dalla tua inaspettata povertà ha pensato bene di vendicarsi spettegolando sul posto di lavoro ed ora sei lo zimbello dei tuoi colleghi maschi, il fesso. E le donne ti guardano con disprezzo perché sei un fedifrago! Passi mesi a sentirti in colpa, da solo. A pensare a come avresti potuto evitare tutto questo. Al perché sia andato tutto così. E in fine decidi fra un suicidio o andare da uno psicologo. Lui, ad un primo esame della tua situazione, ti chiede se hai i soldi per pagare e facendoseli anticipare (li avevi messi da parte con enormi sacrifici) ti dedica una decina di sedute e la conclusione è che la colpa è dei tuoi genitori, specialmente di tuo padre che non è mai riuscito a dimostrarti il suo amore per te. Finalmente! Una causa! Odioso, maledetto papà! E’ tutta colpa tua! Adesso lo so! Me lo ha detto lo psicologo e visto quanto costa ha sicuramente ragione! Mi ha aperto gli occhi! Che tu sia maledetto in eterno. Ed un giorno te lo vedi arrivare, quel vecchio maledetto! Arriva da lontano, precisamente dallo stesso paese dei genitori della tua ex moglie, quello famoso a 100 chilometri. Arriva, viene a casa tua, si siede al tuo tavolo e mentre tu fremi dalla voglia di riversargli addosso tutto il tuo odio di trentecinque anni di vita vissuta male a causa sua lui ti guarda negli occhi e ti dice “Senti, mi spiace per quel che ti è successo, ma sei un uomo! La vita và così, gli amici vanno e vengono e soprattutto vengono quando han bisogno e vanno quando non gli servi più… Comunque non è per questo che ti ho chiamato e son qui oggi: So come stai e ho parlato con un mio amico che ha un’azienda dove gli serve una persona con le tue mansioni. Sarai anche pagato di più. C’è un alloggio che tanto un giorno sarà tuo e puoi stare li, così non paghi l’affitto. E tua madre può venire ogni tanto a farti le pulizie se vuoi. In fondo qui non hai più nessuno no? Che ne dici?” E tu ti senti come uno che ha preso un palo del telefono dritto sul naso ma è felice… E cominci a nutrire un certo astio e sospetto per gli psicologi… Ed eccoti alla nuova vita, con i tuoi genitori di nuovo vicini, nuovi colleghi che non ti conoscono, nuovo lavoro. Ma lei, la tua lei, lontana chissà dove. Ti senti sempre in colpa ma per fortuna le cose sono migliorate. L’assegno le arriva tramite banca. Il divorzio è ancora lontano e tu non sai più niente… Finchè non incontri un giorno un’amica in comune dei vecchi tempi e ti metti a chiacchierare. Scopri che lei era venuta veramente a stare per un’po’ di giorni dai suoi e che in quei giorni aveva incontrato di nuovo una sua vecchia fiamma e si dice che fossero stati insieme. Poi lei era ripartita in fretta e furia per tornare da te, forse sentendosi in colpa. Ed ora la vecchia fiamma l’aveva raggiunta a casa vostra… E così ti senti del tutto svuotato. Prima almeno avevi qualcuno a cui dar la colpa, se non era tuo padre e non era lo psicologo almeno rimanevi sempre tu! Ma adesso di che era la colpa? Di nessuno. Semplicemente sei stato più sfortunato di lei. Nel gioco del testa o croce uno dei due doveva scoprire l’altro per primo e pensi che se fossi stato tu il primo avresti probabilmente agito allo stesso modo. E questo è quanto.


Comunque da quel giorno l’unica novità che vi fu in merito a questa storia fu la richiesta di divorzio. La vidi ancora, parlammo. Lei non mi disse tutto e nemmeno io ma credo di aver capito molte cose. Aveva paura e anche io. Ora stava bene, una vita piatta ma serena. Non volle proseguire con gli assegni di mantenimento, benché ne avesse diritto. Si tenne la casa, col mutuo da pagare anche a carico mio ma non protestai, come se ci fosse un tacito accordo, una scintilla di complicità come quella che avevamo un tempo. La nostra amica in comune chiacchierona mi disse che un giorno era andata a trovarli e che lei le disse di aver spostato la camera da letto. Sorrisi. Quel giorno saltai in macchina come al solito. Telecomando, cancello… op sulla statale per qualche chilometro e poi la svolta a destra. L’azienda si trovava in una zona collinare. Piccoli capannoni. Io mi occupavo della logistica e coordinazione della produzione, in pratica il mio lavoro è sempre stato quello di mettere al posto giusto i vari meccanismi di un sistema e sincronizzarli per ottenere i risultati migliori. C’è una bella sensazione di armonia quando il lavoro riesce bene. Credo che un orologiaio possa capirmi alla perfezione. Certo avere le nozioni è importante ma in definitiva il lavoro perfetto non và ricercato, va eseguito. L’atto stesso di ricercare la perfezione lo guasta. Non capivo perché ma per me era come suonare una sinfonia in maniera virtuosa. Una volta che conosci le note, tutto vien da se. “Centrato!” La botta sul cofano fù violentissima. Non mi resi conto subito di che stava accadendo ma “centrato” fù la prima parola che mi venne in mente mentre investivo… Cosa? Un attimo prima la strada era libera e un attimo dopo qualcosa mi piomba sul cofano. Frenai terrorizzato. Speravo che fosse un camoscio o un animale saltato fuori all’improvviso. Ma da dove visto che i lati della strada erano liberi? Era zona di camosci? Di cinghiali? O era un cane? Se era un cane era certo bello grosso. No no, la mia mente congetturava ma il mio cuore aveva già risposto. Era un essere umano! Un uomo! Scesi dall’auto tremando e mi avvicinai. Era per terra in una posizione scomposta, c’era sangue. Ma perché non passa mai nessuno quando occorre!!! Non mi era passato per la testa di chiamare subito un’ambulanza. Avevo una paura tremenda di averlo ucciso. Lo voltai supino… Dovetti voltare la testa. Volando sul cofano aveva rotolato letteralmente come una palla prima sul vetro e poi sul tetto e cadendo si era rotto l’osso del collo. Ma in quel momento ancora pregavo che fosse ancora vivo! Dio! Avevo ucciso un uomo! Certo che non era stato volontario ma questo non cambiava le cose. Non provavo sensi di colpa ma ero tanto dispiaciuto. Era quasi tragicomica la sensazione che provavo ma la paura ebbe presto il sopravvento. Paura per le conseguenze! Provai a rianimarlo. Gli aprii la camicia perché avevo visto nei telefilm che così praticavano il massaggio cardiaco. Gli appoggiai le mani sul petto e spinsi, spinsi. Ero totalmente rincretinito, stavo facendogli il massaggio cardiaco pensando che gli avrebbe anche ripristinato il collo? I pensieri si susseguivano veloci mentre spingevo su quel poveretto inutilmente ma uno in particolare gridava più forte degli altri: “Ma perché?! Vorrei che non fosse mai accaduto!!”. Caddi per terra spingendo e mi feci male alla mano, come se avessi avuto un sasso sotto il palmo.


Era sparito. Niente cadavere, niente sangue… Niente! La prima sensazione fu il dolore alla mano. Ero per terra, sull’asfalto dove un attimo prima stava un tizio morto. Non ebbi pensieri. Come fai a pensare qualcosa?! Poi cominciai a cercare di ragionare. Sotto la mano avevo un medaglione, (ecco cosa mi aveva fatto male!) Corredato di catenella. Era strano. Forse d’argento o d’acciaio. Rappresentava una spirale, tipo una galassia e al centro aveva una pietra nera, tonda, non piatta ma convessa. “Ce l’aveva il tizio che ho investito!” Esclamai ad alta voce. “Ma allora non può essere stata un’allucinazione!” pensai. Quando gli avevo aperto la camicia mi ricordai di averlo notato ma in quel momento il mio interesse non era certo per i gioielli. Sconcertato mi diressi verso la mia macchina. Volevo vedere se c’erano tracce. E i danni… Intatta! Nemmeno un alone sulla carrozzeria! Impossibile! Cominciai a girare in tondo dal posto dove era stato il poveretto alla macchina. Cercavo qualche minima traccia dell’incidente. La mia mente si rifiutava categoricamente di credere a ciò che i miei occhi vedevano ed ero allo stesso tempo sconcertato e felice. Eh si, mi fermai. Ero felice! Non c’era più nessun morto sull’asfalto. Nemmeno le tracce! Nemmeno segni! Era come se non fosse mai accaduto. Ma in quel momento non mi resi ancora conto. Comunque qualcosa bisognava pur fare adesso. Ma cosa? In quel momento non capivo nemmeno come mi sentivo. Ero tra lo stupefatto, l’incredulo, il sollevato, lo spaventato, il confuso ed il felice allo stesso tempo. La mia mente mi suggerì che fosse un sogno, ma un sogno non era. Guardai la campagna un’po’ più in basso, respirai l’aria. Cercai di percepire tutto per vedere se ci fosse qualcosa di insolito ma nulla. Tutto come era sempre stato. Feci anche la classica prova da film, il pizzicotto. Ma che stronzata!! Certo che sono sveglio! Che strano però… Da tanto tempo non avevo più respirato l’aria del mattino in quel modo, era fresca. Eppure ci passavo sempre. E che bella la campagna al mattino ora che ci facevo caso! Ma le sensazioni dovetti lasciarle presto a se stesse. Dovevo prendere una decisione sul da farsi. La coscienza mi suggerii di chiamare la polizia. E per dirgli cosa? Che avevo investito un uomo che era sparito senza lasciare nemmeno una traccia sul mio cofano? Magari avrebbero potuto trovare delle tracce per terra come in CSI o magari avrebbero potuto prendermi per pazzo… O peggio! Avrebbero potuto anche affibiarmi qualche omicidio irrisolto! La mia mente lavorava freneticamente! Insomma non ci sono prove. Beh! Delle prove ci sono, c’è questo med… Il medaglione! Ancora lo stringevo in mano mentre rimuginavo. Lo misi in tasca. In quel momento sentii una macchina arrivare su per la strada. Era un mio collega. Si fermò, abbassando il finestrino. “Hei! Tutto bene?” “Si” risposi. “Ah! Capisco! Svuoti l’augello al chiaro dell’aurora! Eh in effetti è meglio del caffè in ufficio se ti svegli presto e hai tempo! Devo pensarci anch’io ah! ah! ah! Dai ci vediamo su!” E ripartì. “Ma che ore sono?!!” Domanda che mi feci molte volte da allora… Guardai l’orologio, segnava le sette e trenta. Non ricordavo di essere partito prima del solito quella mattina. Sveglia alle sei e cinquanta, doccia, colazione, tg e via, come al solito. Dieci minuti di auto e arrivavo sempre al lavoro con un’po’ di anticipo, verso le otto meno venti.


Ma quella mattina era impossibile che fossero solo le sette e trenta… A quell’ora! Facendo un rapido calcolo pensai che alle sette e trenta di solito passo di li! Ma con tutto quel che era successo! Prima l’incidente, poi la sparizione e comunque era da un’po’ che ero fermo li! Guardai l’orologio della macchina: le sette e trentuno… Mi sedetti al volante, sbigottito e privo di pensieri. Passarono altre due auto di colleghi che si fermarono a farmi all’incirca le stesse domande, così decisi di ripartire. Mi calmai, era come se avessi vissuto un sogno ad occhi aperti ed ora tutto rientrava nuovamente nell’ordinario. Scene, rumori. Quel giorno per fortuna le mie mansioni comprendevano lavori di routine così non dovetti impegnare troppo la mente. Altrimenti non sarei riuscito a lavorare. Continuavo a pensare all’accaduto. “Potrebbe non esser stato vero niente” mi dissi, “boh? Vai a sapere! Un’ allucinazione… Ecco! Mi sono addormentato al volante due secondi e ho sognato tutto! E mi sono svegliato quando mi hanno suonato il clacson! Magari non sono uscito fuori strada perché nell’inconscio anche se dormivo ho parcheggiato a lato. Certo! Logico!... O no? Insomma! Basta! Non ci sono mica prove che…” Mi ricordai di nuovo del medaglione! L’avevo messo in tasca. Era in tasca? Esitai un momento… Mi sentii qualcosa in tasca ma poteva essere qualcos’altro… Un taccuino, il cellulare… No. Non poteva essere il telefono, l’avevo in mano. Una parte di me temeva di trovarlo in tasca veramente ma un’altra parte, lo posso dire con certezza, sapeva che se non lo avessi trovato sarebbe rimasta delusa, in qualche modo sentivo che quell’oggetto era la chiave per spiegare i fatti che mi erano accaduti. Ovviamente il medaglione c’era. Allora era tutto vero, per così dire. La giornata lavorativa volse al termine. Non avevo perso l’abitudine agli aperitivi con i colleghi ma ora ci stavo più attento! Attento a cosa non lo so visto che ero serenamente single, però stavo attento... Ma quella sera mi diressi subito a casa inventando una scusa. Mio padre mi telefonò per chiedermi come stavo. “tutto ok!” gli dissi. “Ah! Bene! Comunque si sente dalla voce che sei più allegro, ne son contento, ciao! Ricordati di domenica!” click! “Più allegro?” Pensai. In fondo non me ne ero reso conto ma quell’evento mi aveva in qualche modo… scosso! Si, direi che il termine giusto è scosso. Come una nota di colore in una sequenza di grigio infinita. Ma c’era un morto di mezzo! O non c’era? Ecco che la mia mente stava di nuovo lavorando come una dannata senza venire a capo di nulla! Presi il medaglione e lo posai sul tavolo, in cucina. Mi sedetti e lo esaminai. Era l’unico collegamento che avevo con i fatti ed anche l’unica prova. Non sono mai stato un intenditore di monili ma a prima vista mi sembrava di ottima fattura. La catenella, la spirale, la pietra bene incastonata. Lo voltai su entrambi i lati ed era identico. Nessuna scritta o incisione. Speravo in un nome… O in una scritta qualsiasi… Niente. Se fosse stato un aggeggio avrei magari provato a smontarlo in qualche modo ma non aveva nulla che ricordasse un dispositivo. Era un bel gioiello, niente di più. Avvicinai l’orecchio. Non faceva rumore. Avvicinai la mano. Niente, nemmeno calore. Allora gli misi sopra la mano e… Niente! Mi arrabbiai non poco! Ma cosa era allora? Cosa avevo vissuto? La mia ragione era frustrata ed io furioso! Non riuscivo a capire, non trovavo spiegazione! Ma l’avevo vissuto tutto questo! Avrei potuto credere ad un sogno o ad un’allucinazione ma questo stupido medaglione era ancora li sul mio tavolo, sotto la mia mano come prova tangibile. Che frustrazione! Rimasi in silenzio a pensare. In effetti il silenzio era profondo. Vi prestai attenzione. Non si sentiva volare una mosca. “strano” mi dissi. Ascoltai. Nemmeno un rumore veniva da fuori la finestra. Tesi le orecchie


incuriosito ma il silenzio era assoluto. Ebbi una strana sensazione di rilassamento e di pace nel rendermi conto di ciò. Mi alzai per andare alla finestra a vedere. Era tutto normale a parte il fatto che il silenzio di prima non sarebbe stato possibile visto che le auto continuavano a passare, qualche uccelletto cantava e c’erano voci di persone che camminavano sul marciapiede. Certo i doppi vetri funzionano bene ma non in modo così assoluto. Quindi qualcosa era di nuovo accaduto. Bene ma cosa? Sordità momentanea? Non c’era che una sola cosa da fare, ripetere le stesse operazioni di prima. Stando però attento stavolta a ogni tipo di rumore. Avevo una traccia! Ripresi il medaglione per la catenella, uscii di casa, rientrai e lo posai sul tavolo. Non mi sembrava il caso di riesaminarlo. Ma avvicinai di nuovo l’orecchio. Magari possedeva qualche proprietà che rendeva temporaneamente sordi e magari provocava allucinazioni! Avevo letto di minerali con strane proprietà elettromagnetiche. Magari ve ne sono che emettono onde che possono influenzare le sinapsi. Magari l’effetto istantaneo è una parziale sordità e poi sopraggiunge un breve svenimento in cui si generano allucinazioni, tipo una droga! Certo! Ma come è successo la prima volta? Questo era un problema… Magari oltre la sordità e le allucinazioni provoca pure una amnesia a breve termine. L’ho trovato ieri o sul marciapiede o chissà dove e ora non lo ricordo, ovvio! E allora come mai non scatta l’allucinazione? Perché magari questa è l’allucinazione! Ovvio! E devo dire che la mia ragione esultava non poco nello sparare tutta questa sequenza di logiche cazzate ma l’esperimento dell’orecchio fallì. I rumori erano sempre percettibili. Uffa! “Ma certo!” Pensai, “ci sono droghe che passano attraverso l’epidermide! Quando l’ho toccato hanno fatto effetto e se non ho avuto le allucinazioni è solo perché mi sono accorto che ero sordo e mi sono alzato!”. Poteva essere ragionevole, bastava fare l’esperimento. Però avevo paura. E se avessi avuto un’altra allucinazione tremenda? Cosa poteva capitarmi mentre ero incosciente? Ma da un altro lato l’idea mi stuzzicava. “Ma si! In fondo stamattina ero in macchina che stavo guidando quando è successo. Ora sono a casa seduto, cosa può accedere? Anzi, mi metto sul divano”. E mi alzai, presi il medaglione, mi sedetti comodo sul divano e me lo misi sulle ginocchia. Tesi l’orecchio a tutti i rumori della casa. L’orologio, ecco! L’orologio aveva il suo costante ticchettio. Se fossi diventato sordo non l’avrei più sentito. Appoggiai la mano sul medaglione. L’orologio ticchettava sempre. “Uffa!” pensai. Ma stranamente il ticchettio diventò più lento: “tic-tic-ttiicc—tttiiiccc---- ttt…” E silenzio, di nuovo il silenzio più assoluto. “Ecco! Ha fatto effetto…” pensai. Il silenzio era assoluto ed ora che immobile vi prestavo attenzione era incredibile la sensazione che mi dava. Sembrava di essere sospesi. Di nuovo mi pervenne chiara una sensazione di rilassamento e di pace. “Ora dovrebbe scattare l’allucinazione” pensai. E mentre lo pensavo volgevo lo sguardo in ogni direzione aspettando che mi si materializzasse davanti qualsiasi cosa. Pensai anche che forse per evitare incidenti sarebbe stato meglio mettermi sdraiato e lo feci ma… Sentivo i rumori! Si, il fruscio dei vestiti durante lo spostamento! Ma allora non ero sordo! “Cazzo!” Esclamai. E lo sentii bene con le orecchie. Mi fermai di nuovo a tendere l’orecchio ai rumori della casa. Sempre silenzio assoluto. Allora decisi di togliere la mano dal medaglione. Prima nulla, poi, lentamente, i ticchettii dell’orologio ripresero a farsi sentire e siccome stavo attento notai che anche molti altri rumori di fondo tornavano a farsi sentire sia in casa che fuori, attraverso i vetri. Nella mia mente cominciò a farsi largo il pensiero che forse quello strano gioiello non agiva sul soggetto ma sull’ambiente esterno. “E’ impossibile!” pensai. “cosa mi sta succedendo?” Non riuscivo razionalmente ad accettare questi eventi che avevo davanti agli occhi. Una


parte di me era confusa ma un’altra suggeriva cose che la mia mente si rifiutava persino di prendere in considerazione! Non che avessi mai avuto nulla contro le storie fantastiche o la superstizione. Semplicemente non le avevo mai prese in considerazione. Avevo sempre creduto che gli esseri umani hanno bisogno, sin dalla notte dei tempi, di credere in qualcosa. Non ero un gran religioso. Si certo ero battezzato. Avevo preso i sacramenti, mi ero sposato in chiesa e sapevo ciò che era scritto più o meno nei vangeli ma non avrei saputo dire se ero credente o meno. Non ne conoscevo il significato. Semplicemente avevo sempre accettato la mia religione come un fatto consueto della mia società e tutte le credenze ed i fatti paranormali le etichettavo come allucinazioni di menti malate, illusioni, prese in giro di ciarlatani ecc.. Un conto è leggere dei libri o sentire dei racconti di miracoli o fatti paranormali e un conto è viverli sulla propria pelle! Tuttavia questo evento paranormale della sparizione dei rumori collegato al medaglione non mi suscitava un grande stupore. Nel senso che da un evento paranormale mi sarei aspettato qualche sensazione… Paranormale! Invece sembrava tutto… Normale. Ripetei l’esperimento svariate volte con gli stessi effetti e mi resi conto che era tutto reale al cento per cento. Ora non rimaneva che da stabilire in che modo quell’oggetto facesse sparire i rumori. Mi alzai dal divano stringendo il medaglione perché mi era venuto in mente qualcosa di tanto incredibile che cominciai a tremare. Mi avvicinai alla finestra e guardai fuori. La aprii. Fuori era tutto silenzio. Un’auto stava ferma in mezzo alla strada e due passanti sull’altro lato erano anch’essi immobili. Ogni cosa era ferma! Lasciai cadere il medaglione per lo sgomento e come se qualcuno avesse schiacciato un pulsante “play” tutto il mondo di fuori riprese a muoversi. Adesso la mia mente cominciava a vacillare. Tutte le cose che avevo letto su fantasmi, spiriti, ufo e magia tornavano a galla sovrapponendosi gli uni agli altri e… Ufo! Un manufatto extraterrestre? Mi sedetti sul pavimento ansimante. Rimasi qualche minuto con la schiena contro il muro per cercare di rilassarmi. Raccolsi il medaglione. Mi alzai nuovamente per guardare alla finestra. Strinsi il medaglione nella mano ed il mondo si fermò.


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