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n° 7

Novembre 2012

SOLIDARIETA’

Un sorriso per la vita Il Paese delle Aquile

QUESTO MESE: Albania: racconti di viaggio Personaggio del mese “Siete partiti ragazzi, siete tornarti uomini” Accoglienza e integrazione Racconti di viaggio: Ungheria Non è mai troppo tardi per imparare Patriarchi del “San Benedetto” Donazione un atto d’amore Fotografia dell’impercettibile

Piccoli chimici crescono Visita a “”Latina Oggi”

pag. 8-9 pag. 10-11 pag. 12-13 pag. 14 pag. 15 pag. 16 pag. 17 pag. 18 pag. 19

Sede di Itri: ruolo delle cooperative agricole nella crescita economica mondiale Sportivamente Facce da copertina I’m rapper Scelta per voi da “Il Perché”

Scotti e bruciati

Diario di viaggio

pag. 3-4-5-6 pag. 7

pag. 20-21 pag. 22-23 pag. 24-25 pag. 26 pag. 27 pag. 28

Ore 23.00 del 31 ottobre 2012 Siamo sulla nave che ci porterà in Albania. Usciamo sul ponte per assistere alla partenza. Un grande traffico di camion, auto e furgoni. Una leggera brezza e mare piatto. A Bari abbiamo salutato Suor Agnese e le sue consorelle.

Abbiamo

gustato la tipica fo-

caccia barese. Visitato la Cattedrale di Santa Maria Assunta, detta di S. Sabino e la meravigliosa

Basilica

di pag. 3

Bambini nel cuore Racconto di un’esperienza unica Rigers, un bimbo di appena quattro mesi ospite dell’orfanotrofio di Durazzo, è quello che ho avuto la gioia di poter cullare, anche se solo per poco. Tenere in braccio Rigers per me è stata una gioia immensa che mi ha anche riempito il cuore di rabbia e tristezza pensando al fatto che ci sia chi è capace di abbandonare un “esserino” tanto piccolo e innocente. Certo c’è da dire anche che la realtà economica albanese è quella di un paese che sta rinascendo da un regime dittatoriale e quindi ci sono molte situazioni di estrema povertà. Tornando a Rigers, penso che di lui porterò sempre con me quei momenti di “paternità” che mi ha fatto vivere e quel suo sorrisino ingenuo e innocente. Andrea Lusuardi (4°F Chi.) pag. 4


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I.I.S. “San Benedetto” Via Mario Siciliano, 4 04010 B.go Piave - Latina tel. 077369881-fax 0773662890

E-Mail: redazione@ipasanbenedetto.eu

Siamo su internet! Si comunica che il presente numero de Il

www.ipasanbenedetto.eu

Perché è il frutto dell’intenso lavoro svolto nei mesi di ottobre e novembre. In linea con quanto deciso dal Collegio Docenti in data 05-12-2012, si comunica altresì che la Prof.ssa Angiello Cristiana e il Prof.re Cappelletto Claudio, responsabili del progetto “Giornale d’Istituto, Il Perchè”, si ritengono autosospesi dal suddetto progetto. Da questo momento in poi, fino a data da destinarsi, Il giornale “Il Perché”, andrà ugualmente avanti in forma autogestita dai ragazzi componenti della redazione, supportati dall’esterno dai docenti Angiello e Cappelletto che presteranno la propria consulenza e assistenza in forma del tutto gratuita. Prof.ssa Cristiana Angiello Prof.re Claudio Cappelletto

Redazione:

Daniela Fiorentini (direttore) Silvia Sessa (caporedattore) Bazzucchi Sara, Bochicchio Alessandra, Caberlon Giorgia, Caldato Luca, Calisi Luca, Capasso Fabiana, Cappelletto Petra, Carnali Marika, Corinto Gianmarco, D’Ambrosio Luca, Della Corte Fabio, Di Bella Marika, Di Fazio Luca, Di Razza Mirko, Franceschetti Chiara, Guido Giulia, Ianni Noemi, Liguori Sharon, Lusuardi Andrea, Mirio Raffaella, Re Marika, Romani Elisa, Torrao Arianna, Visalli Davide (redattori) Responsabili del Progetto:

Prof.ssa Cristiana Angiello Prof. Claudio Cappelletto (grafica) Collaboratori:

Proff.ri Irene Giovannoli, (inglese) Stefano Trichei Assistenza tecnica:

Mauro Coppotelli


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Albania San Nicola. Ma ora è tardi e siamo tutti un po’ stanchi. Decidiamo di andare a dormire nelle nostre

cabine. Solo Andrea riamane a osservare l’imbarco, certo che presto si partirà. Il viaggio sarà breve, giusto il tempo di un sonnellino e saremo arrivati. Il prof. Cappelletto si culla nella sua cuccetta dove Morfeo lo accoglie amorevolmente tra le sue braccia. Anche noi ragazzi e

“Racconti di viaggio” accorto di nulla!” - Il prof. Trichei - “Claudio! Siamo a Bari! La nostra nave non si è mai mossa da qui! Mare forza 9, hanno bloccato tutte le partenze!”. E da qui è iniziato il nostro lungo lungo viaggio. Ore

8.00

del

1

novembre

2012

vigile,

Cappelletto,

fresco

di

doccia - si è alzato presto, verso le 6.00 - è pronto per lo sbarco. Bussano. Il prof. Cappelletto

apre

la

porta

-

“Stefano tutto bene? Che magnifica traversata, non mi sono

“stoico” nella sopportazione. E dopo

circa

16

ore

di

“mare”, in un viaggio tra l’illusorio e il reale, sballottati da onde impressionanti e stremati finalmente

Ore 16.00 del 1 novembre 2012

2012

prof.

poi riapparire provato sì, ma

to Cristoforo Colombo!!!

1 novembre

piatto e nessun rollio. Anche il

allontana senza dir nulla, per

Ecco come si deve essere senti-

presago

Che nottata tranquilla! Mare

suo volto è di marmo. Spesso si

avvistiamo terra!

forse di qualcosa… Ore 7.00 del

non abbiamo notizie certe. Il

dal mal di pancia,

prendere sonno. Solo il prof. resta

delle onde… Di Andrea invece

così,

la prof.ssa Angiello riusciamo a Trichei

prima in balia della violenza

Il miglior amico della povera Silvia è diventato un cestino, che spesso la dolce fanciulla usa con eleganza. Sara invece resiste e …mangia! Ma anche lei

Davanti ai nostri occhi il porto di

Durazzo:

edifici

moderni,

case dai colori pastello, alberghi di recente costruzione affacciati sul mare, volto di un popolo

dovrà cedere alla violenza del mare…solo per un breve momento. Prima frase pronunciata da Sara, una volta ripresa dal malessere: “Ho fame!”. Anche Doriana è una maschera di sofferenza ma è l’unica che riesce a vincere la forza del mare, anzi lo sfida, restando in cabina a dormire. Quella cabina, l’ultima a prua della nave ma la

che con fatica e dignità sta cercando ancora il suo riscatto. Superati innumerevoli controlli e dopo aver più volte dichiarato la nostra destinazione, ci


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Albania

“Racconti di viaggio”

dirigiamo verso l’Istituto delle Suo-

delle Aquile e ognuno di noi la rac-

re Adoratrici del Sangue di Cristo.

conterà a proprio modo, dando

All’uscita del porto ci accoglie Suor

voce e anima alle tante emozioni e

Anna, sarà lei a condurci a “casa”.

sensazioni vissute…

Rallentiamo solo un attimo ed ecco due

piccole

manine

aggrapparsi

Le impressioni di Silvia

alla portiera del nostro pulmino. Non capiamo subito ciò che sta accadendo. Il prof. Trichei e Suor Anna sanno come gestire la situazione… E’ uno dei tanti bambini poveri in attesa di turisti ai quali chiedere qualcosa. Questo è stato il primo “vero” impatto con l’Albania. Ora i nostri occhi sono già cambiati, ci guardiamo intorno e cominciamo a notare piccole stranezze, note stonate tra apparente armonia: fili elettrici che come stelle filanti tagliano il cielo in tanti

spicchi, tombini scoperchiati, case diroccate, ombre del vecchio regime, gelidi bunker a memoria della paura di un popolo oppresso che sta ancora lottando per rinascere. Ore 17.30 del 1 novembre 2012 Siamo

arrivati

presso

l’Istituto,

dove ci accolgono Suor Suela e Suor Natalina. Da questo momento in poi abbiamo vissuto la nostra “personale” esperienza nel Paese

Penso sia stata una delle esperienze più emozionanti e significative della mia vita. Vivere in una realtà totalmente diversa dalla mia, anche se per poco tempo, mi ha fatto aprire gli occhi e scoprire cose che, per quanto uno creda di conoscere, viverle in prima persona fa tutto un altro effetto. Ho conosciuto bambini, senza sapere la loro storia, magari orfani o abbandonati, sempre pronti a giocare e a strapparti un sorriso. Perché, nonostante tutto, sorridono sempre e fanno di questo la loro arma più grande di fronte alla quale puoi solo arrenderti. Non si abbattono e non si piegano a ciò che la vita non ha dato loro e anche se solamente bambini, sono le persone più forti che io abbia mai visto. Conoscere chi, senza avere un secondo fine nel farlo, aiuta ragazzi e bambini con seri problemi fisici e mentali, è stata per me un’esperienza davvero significativa. Le ho ammirate profondamente, perché io sinceramente, subito dopo aver visto

la realtà che mi si presentava in quell’istituto per disabili, avrei voluto scappare. Ci siamo sentiti chiedere da ragazze della nostra stessa età come loro venissero viste da noi italiani e non sapevamo come rispondere perché, anche se non lo vogliamo ammettere, siamo pieni di pregiudizi. E poi vedere in che condizioni vive quella gente nei villaggi e vergognarsi per tutte le volte che ci si lamenta per ogni piccola cosa che non si ha. Scoprire con quanto amore la gente fa di tutto per portare da mangiare a casa e per mandare avanti decorosamente la propria famiglia e capire che è quella la vera forza, quella che nasce dalla voglia di rinascere con dignità… beh tutto questo non ha prezzo. Credo davvero di dover ringraziare chi mi ha dato l’opportunità di fare questa esperienza. Non rimpiango niente e sono veramente contenta di averla vissuta perché, anche se in minima parte, so di aver fatto anch’io qualcosa per quelle persone e per quei bambini, anche solo scrivendo quest’articolo. Silvia Sessa (3°B P.I.)


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Albania Semplicità, intelligenza, voglia di conoscere l’altro: ecco le ragazze dell’Albania

Sono entrate nella stanza e, con ordine, hanno preso posto a tavola. La prima cosa che ho notato di loro è stata la semplicità: non erano truccate, non vestivano in modo appariscente e la maggior parte aveva i capelli legati. Parlavano in albanese e ci osservavano con rispetto e interesse. Finito di mangiare, hanno portato me e Sara in una delle loro camere per vestirci con i costumi tradizionali: erano bianchi, con una casacca ricamata e un foulard colorato da sventolare. Mentre mi vestivano, mi hanno preso la mano destra guardando con curiosità il mio anello. All’inizio pensavo semplicemente che lo trovassero bello, ma in seguito ho capito il reale motivo di tanta attenzione. L’anello in Albania non viene usato come semplice accessorio ma serve unicamente a simboleggiare lo stato civile e sentimentale di chi lo porta: mano sinistra, fidanzamento, mano destra, matrimonio. Anche loro si sono vestite con gli abiti tradizionali e ci hanno condotto in una grande stanza dove ci aspettavano i professori. Suor Natalina ha fatto partire la musica e le ragazze hanno iniziato a ballare. Prendendoci per mano, ci hanno insegnato i passi delle loro danze e, disposte in cerchio,

“Racconti di viaggio”

abbiamo ballato tutti insieme. Noi eravamo abbastanza impacciate e spesso ci siamo dovuti fermare per riprendere fiato, mentre le ragazze non sembravano affatto stanche: saltellavano, volteggiavano e muovevano i piedi con energia e ritmo, trascinandoci in un clima allegro e festoso. Mi sono trovata a riflettere sulla facilità con cui riuscivano a divertirsi, anche con piccole cose, a differenza nostra che abbiamo “tutto” ma spesso facciamo fatica ad apprezzarlo. La serata è proseguita con due nostre presentazioni: una riguardante la Regione Lazio e le nostre zone in particolare, l’altra la scuola che frequentiamo. Le ragazze sono rimaste molto colpite e affascinate dalle strutture scolastiche e dai paesaggi della nostra Pianura Pontina. Poi ci siamo scambiate domande e curiosità: loro erano desiderose di sapere in particolare come venissero visti gli albanesi in Italia. Sono rimasta molto colpita dalla sensibilità e dall’intelligenza con cui hanno posto le domande. Inoltre ha suscitato in me stupore e meraviglia la loro quotidianità: i sacrifici che fanno ogni giorno per aiutare la famiglia (anche lavorando tutta l’estate per vendere, sotto il sole cocente, gli articoli da spiaggia), la voglia di imparare e l’impegno che mettono nello studio, il coraggio di non arrendersi davanti alle difficoltà, l’importanza dei sentimenti, l’onestà e la speranza per un futuro migliore. L’amore, soprattutto, è un valore davvero profondo per queste ragazze: non si passa da una relazione all’altra ma si AMA una sola e unica persona con cui ci si lega per sempre. Il dare importanza alle cose, grandi o piccole che siano, è una virtù che denota una grande profondità d’animo. Un po’ di questa loro ricchezza l’hanno trasmessa anche a me e agli altri miei compagni di viaggio.

L’esperienza in Albania, senz’altro positiva, rimarrà custodita per sempre nei nostri cuori. Doriana Costanzo (3°B P.I.)

Piccoli guerrieri capaci di essere bambini

Una casa semplice e modesta. Un corridoio un po’ angusto e buio, reso però luminoso dalle foto dei piccoli ospiti lì presenti. Ed ecco una testolina fare capolino dalle scale, e poi un’altra e un’altra ancora. Subito dopo più nulla. Voci infantili provengono dal piano superiore. Risa, gridolini d’eccitazione per una novità che sta per accadere. E poi finalmente li vediamo. Scendono le scale come tanti pulcini…alcuni dal passo più sicuro, altri ancora incerti nella loro camminata che ha però tanta voglia di conquistare il mondo. Siamo in uno dei due orfanotrofi che abbiamo avuto modo di visitare durante la nostra permanenza in Albania. Questi piccoli guerrieri sorprendono per la forza che dimostrano, per la vivacità dei loro gesti, per la serenità con la quale si lasciano avvicinare e coccolare da estranei, per la capacità che hanno di essere bambini, nonostante tutto. Andiamo al piano superiore, lì ci sono i più piccoli. Quattro lettini con i loro ospiti e una nuvoletta di carta colorata che contraddistingue ognuno di loro, riportandone il nome e la data di nascita. Entrando in quella stanza, sento una stretta allo stomaco, un senso di profonda ingiustizia… C’è Gil-


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Albania da, disabile, sdraiata nel suo lettino. Le accarezzo la mano, lei me la stringe con forza e mi regala il suo sorriso. C’è un bimbo di soli quattro mesi, avvolto nella sua coperta e il nostro Andrea che subito se ne “innamora”. Lo prende con infinita tenerezza, sembra quasi volerlo proteggere dalla crudeltà di chi lo ha lasciato lì. E Santhiago, legato alle sbarre del lettino per paura che possa scavalcare. I bambini sono tanti e il personale forse non sufficiente a garantire un’adeguata sicurezza per tutti. Slego Santhiago, mi guarda, senza emettere un solo suono. Quei suoi grandi occhi scuri mi osservano e mi parlano… Nessuno di quei bambini fa capricci o inutili lagne. Sono bambini abituati a bere gocce di affetto e di attenzione che sfortunatamente si asciugano troppo velocemente. Bambini costretti a essere adulti, a vivere con distacco gli affetti, a dividersi tra di loro, con infinita e buffa tenerezza, biberon di latte, piatti di pappette e pupazzi di peluche. Bambini che a soli due anni sono in grado di rifarsi il lettino e che mostrano, con fierezza, di esser capaci di ripiegare una coperta. Piccoli uomini e Piccole donne… Lasciando lì Erga, Adele, Laura, Marius, Ana… nonostante l’amarezza e la voglia di potarli tutti via con me, mi sono sentita in qualche modo sollevata. Alcuni di quei bambini andranno in adozione, altri saranno ripresi dalle loro mamme, altri ancora più probabilmente resteranno lì… Ma ci sono persone pronte ad aiutare, a offrire loro amore e attenzione senza ricevere nulla in cambio, se non il loro affetto e il loro sorriso. L’esperienza in Albania spalanca certamente un baratro di emozioni dentro di noi, emozioni talora dolorose e quasi difficili da sopportare. Ma la cosa più importante è fare di quelle emozioni una forza utile al prossimo, da trasformare in azione con-

“Racconti di viaggio” creta nella nostra quotidianità, spesso banalizzata. Ringrazio davvero il Prof. Stefano Trichei per questa bellissima esperienza che mi ha dato modo di vivere e che porterò per sempre con me. Prof.ssa Cristiana Angiello

Emozioni… emozioni… emozioni

Emozioni… emozioni… emozioni, questo è il mio ricordo dell’esperienza vissuta in terra di Albania, ho viaggiato molto nella mia vita principalmente per conoscere nuovi luoghi e nuove culture, questa volta è stato diverso perché sono entrato in contatto con situazioni di disagio, visitando orfanotrofi e un istituto per disabili psichici, vedere il sorriso luminoso dei bambini con lampi effimeri di tristezza negli occhi, mitigati dall’improvvisa irruzione nella loro vita di noi ospiti stranieri, portatori di piccoli doni, quaderni, colori, matite. Trascorrere con loro qualche ora è come immergersi in un mare di sensazioni, essere circondati dai ragazzi, alcuni quasi adulti, d e l l ’ i s t i t u to , ognuno con la richiesta di un

contatto fisico o la voglia di mostrare quello che sanno fare, come il passare un testimone (la palla) per fare un giro della stanza stringendoti la mano, o mettersi volentieri in posa per una foto di gruppo, strillare le loro emozioni perché quello è il loro modo di comunicare. Oppure mettersi vicino alla loro bandiera nazionale e farci capire con gesti che quest’anno ricorre il centenario dell’indipendenza dell’Albania, poi al momento di andare via, tutti alla finestra per salutarci finché non usciamo dal cancello, queste sono emozioni! Un doveroso pensiero va a tutto il personale che si occupa con dedizione della custodia e della cura dei bambini e dei ragazzi, alle suore che instancabilmente, sempre, davvero sempre, con il sorriso aiutano i meno fortunati. “Grazie Stefano”. Prof. Claudio Cappelletto


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Personaggio del mese Nome, Cognome:

Suor Anna

Professione: Suora Stato civile: Consacrata al “Signore” Soprannome: Motra Il nostro Personaggio del mese sarà suor Anna, che da circa 20 anni – era il 29 marzo 1991 – opera come missionaria a Durazzo, in Albania. Attualmente suor Anna, insieme a suor Suela e suor Natalina, oltre alle tante attività, si prende cura degli ospiti di due orfanotrofi e di un istituto per portatori di handicap

che hanno sede a Durazzo. Le abbiamo rivolto tante domande per cercare di capire in che modo sia avvenuto il suo incontro con il popolo albanese e sia quindi maturata la scelta di mettersi al servizio di questo popolo. “Ho incontrato per la prima volta la popolazione albanese nel marzo del 1991. Il porto di Bari brulicava di anime senza pace: donne in gravidanza, anziani buttati sul molo, bambini che piangevano… Erano i primi sbarchi di profughi dall’Albania, ricordo il fetore di quel luogo e a volte mi sembra di sentirlo ancora. Già allora avevo in animo di vivere un’esperienza missionaria e quella fu l’occasione per poterlo fare”. Ci fa tenerezza suor Anna, una piccola donna di Bari con un cuore grande e tanta voglia di raccontare a noi giovani il dramma di un popolo spesso dimenticato e vittima di pregiudizi. “Quando fui convocata dalla Madre Provinciale e mi venne chiesta la disponibilità di andare per qualche mese in Albania, io accettai senza pensarci. Doveva essere solo per pochi mesi, sono passati 20 anni e mi trovo ancora qui.” Dalle parole di suor Anna capiamo che la sua non deve essere stata una missione semplice per tanti motivi “Non conoscevo la lingua né il popolo albanese. Inoltre l’Albania, per circa 50 anni dominata da una dittatura comunista, era diventata un paese ateo. Ancora adesso la religione musulmana è quella prevalente, per 500 anni di dominazione turca. Nonostante questo, le fami-

glie albanesi ci hanno accolto, hanno imparato a fidarsi di noi e ci hanno amato da subito”. Una rappresentanza della redazione de Il Perché si è recata a Durazzo e ha potuto vedere con i propri occhi le tracce di un passato ancora troppo vicino e doloroso per essere state già cancellate. Ma dalle parole di suor Anna comprendiamo che l’Albania, vista dai suoi occhi 20 anni fa, deve essere stata qualcosa di davvero sconvolgente. “I palazzi erano distrutti, le strade non esistevano, le fogne erano rotte e ovunque vi era acqua e fetore. Si facevano lunghe file per il pane e viaggi disagiati su strade inesistenti per raggiungere i villaggi più poveri”. Abbiamo chiesto a suor Anna di raccontarci il momento che più di altri porta nel cuore – “Tutta la mia esperienza in Albania è qualcosa che custodisco nel mio cuore. Prima del ’91 conducevo la vita del monastero, ero a Bari; quella monastica è una dimensione di fede importante ma non pienamente completa se non ci si dona agli altri. Darsi al prossimo è qualcosa che sconvolge e capovolge ma che soprattutto arricchisce lo spirito”. Vogliamo ringraziare suor Anna e le sue consorelle per tutto quello che fanno ogni giorno con coraggio e con fede. Grazie, suor Anna e tutta la comunità per tutte le coccole che ci avete riservato nella vostra casa albanese che avete fatto sentire anche un po’ la nostra.

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“Siete partiti ragazzi, siete tornati uomini” Nel numero di questo mese dedicato alla solidarietà, Il Perché ha deciso di dare voce a due nostri studenti meritevoli di aver dedicato un momento significativo della loro esistenza al volontariato e all’altro: Stefano Romani e Domenico Grossi.

Nome: Stefano Romani Data di nascita: 16 Marzo 1994 Età: 18 anni Classe: 5° C Agrario Il Perché: Per quale ragione hai deciso di affrontare questa esperienza di solidarietà? Stefano: Frequento da anni il gruppo Scout di Campoverde. Ogni anno organizziamo un viaggio estivo (Route), a conclusione del percorso insieme. Essendo oramai grandi, quest’anno abbiamo deciso di vivere un’esperienza di volontariato. Il nostro capo Scout, tramite conoscenze nazionali e internazionali, ha preso contatti con una suora di Gramsh, in Albania. Così ad agosto 2012 siamo partiti! Il Perché: Quanto tempo siete rimasti in Albania e quali attività avete svolto lì? Stefano: Siamo stati lì una settimana, nel mese di agosto. Eravamo in sette volontari: quattro ragazzi, una ragazza e due adulti. Siamo partiti con l’idea di fare animazione con i bambini, come siamo abituati a svolgere in Italia. In realtà, arrivati lì, ci siamo trovati a fare tutt’altro. Il Perché: Quali sono state le tue prime impressioni, giunto in Albania?

Stefano: Beh, appena arrivati all’aeroporto di Tirana, siamo stati prelevati da un pullman degli anni ’60. Sei ore interminabili di viaggio e finalmente siamo giunti a Gramsh. Dunque ho avuto la netta sensazione di trovarmi in un Paese molto più arretrato rispetto al nostro. Appena arrivati presso le suore, siamo stati divisi in due gruppi: maschi in un dormitorio e femmine in un altro. Ci è dispiaciuto molto in quel momento, perché avremmo voluto restare uniti. La mattina seguente però ci siamo ritrovati tutti insieme. Le suore ci hanno condotto in un garage che, tramite fondi, è stato riorganizzato per i bambini come una sorta di oratorio. Il Perché: In che senso vi siete trovati a fare attività diverse da quelle che vi aspettavate? Stefano: Il primo giorno di "lavoro" le suore ci hanno incaricato di riempire delle buste con i materiali da distribuire poi ai bambini. Non ci sono scuole e ciò che abbiamo utilizzato per l'animazione proveniva dall'Italia... Abbiamo ordinato ben 390 buste, ognuna delle quali conteneva matite, penne, astuccio, libri, quaderni… Nel pomeriggio siamo partiti alla volta dei vari villaggi per consegnare personalmente le buste ai bambini. Arrivati a destinazione però, ci siamo resi conto di un’altra realtà… Il Perché: Potresti spiegare cosa ti ha colpito di quello che hai visto? Stefano: Era tutto totalmente diverso. Lì è facile trovare bambini di otto anni che lavorano nei campi, che portano al pascolo le mucche. Padri di famiglia che passano intere giornate a ubriacarsi, buttati sul divano. Non potendo dar loro soldi - per evitare che li spendessero tutti in alcolici - le suore hanno crea-

to il "Progetto mucca": doniamo alle famiglie una mucca gravida, che possa garantire loro latte, formaggio… Con la dittatura non esistevano più strade, né vie di comunicazione. Le suore sono letteralmente andate a “caccia” dei villaggi, che erano e sono ancora così isolati dal resto del mondo da non sapere spesso nemmeno cosa accade intorno a loro. Nel 2008 le suore scoprirono un villaggio che ignorava persino che la dittatura fosse finita! Ci sono anziani che non hanno mai visto altro se non il proprio villaggio, dove sicuramente moriranno… Abbiamo visto molti bambini disabili, spesso frutto di unioni tra consanguinei. Questo perché i villaggi sono così chiusi nel loro isolamento da costituire un mondo a parte, all’interno del quale ci si unisce anche tra parenti. Il Perché: Cosa ti ha lasciato questa esperienza? Stefano: Questa è un'esperienza che consiglio di fare a tutti: ti fa capire il vero valore della vita e delle cose quotidiane e aiuta a sviluppare, in chi la vive, un reale e profondo interesse verso l’altro. Non scorderò mai una donna così piccola e anziana da sembrare un “mucchietto d’ossa”, non conosceva nemmeno la sua età! Lei ci ha chiesto: “Sapete perché un cervello albanese vale molto più di qualunque altro? Perché è nuovo! La dittatura non ce l’ha mai fatto usare!”. Per me è stato come partire con solo una bottiglia di acqua per poi tornare con lo zaino colmo di cibo…


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“Siete partiti ragazzi, siete tornati uomini”

Nome: Domenico Grossi Data di nascita: 16 Novembre 1994 Età: 18 anni Classe: 5° B Agrario Il Perché: Anche tu, come Stefano, hai vissuto un’esperienza di solidarietà. Puoi dirci come è nata l’idea? Domenico: Io faccio parte di “Azione Cattolica” e quest’anno volevamo organizzare una gita con alcuni ragazzi che frequentano l'oratorio con me. Eravamo davanti alla nostra Chiesa, San Pio X, e ragionavamo su cosa fare, quando è arrivato Benedetto, un ragazzo seminarista affidato alla nostra parrocchia che ci ha proposto un viaggio di volontariato. Il parroco in un primo momento ci ha suggerito la Caritas di Roma poi ci ha proposto un’esperienza un po' più forte: il Cottolengo di Torino. Inizialmente eravamo un po' incerti sull'andare o meno a Torino, poiché ci avevano fatto vedere dei video davvero scioccanti. Il Cottolengo è una struttura ospedaliera che accoglie persone in grave stato di malattia e di abbandono. Ci abbiamo pensato molto ma alla fine abbiamo trovato il coraggio e ad agosto 2012 siamo partiti. Il Perché: Cosa sapevate del Cottolengo prima di andarvi di persona? Domenico: Come ho già detto, prima di partire ci hanno spiegato la storia di questo luogo e la sua vocazione verso i poveri e gli emarginati. Fondato dal sacerdote Giuseppe Benedetto Cottolengo nei primi decenni del 1800, l’ospedale

accoglie persone bisognose che trovano lì assistenza, cura, appartenenza e promozione per la loro vita. Il Perché: In quanti ragazzi avete vissuto questa esperienza? Domenico: Eravamo dieci ragazzi: cinque maschi e cinque femmine. Siamo rimasti a Torino per una settimana. Il Perché: Quali sono state le tue prime impressioni? Domenico: Il luogo inizialmente era una mensa che è stata poi così ingrandita da sembrare oggi una vera città. Ci sono diversi padiglioni: uno con gli anziani, uno con i disabili e uno con anziani disabili. Già dalla mattina del primo giorno ci hanno assegnato dei compiti da svolgere. Io sono stato destinato al padiglione degli “Angeli custodi”, esso a sua volta era diviso in tre piani, a me è capitato quello più alto, il più difficile: anziani disabili.

Il Perchè: Quali erano i vostri compiti all’interno del Cottolengo? Domenico: Noi dovevamo fare compagnia agli anziani e portali in giro con le carrozzelle. In realtà, poiché il personale non era sufficiente, abbiamo svolto anche altre mansioni non semplici. La mattina li alzavamo dal letto utilizzando un apposito macchinario, poi davamo loro da mangiare, imboccandoli, quindi li portavamo giù

con le carrozzelle. Con altri volontari eravamo anche addetti a rifare loro i letti e, ogni due giorni, effettuavano il controllo sanità, igienizzando letti, armadi ed effetti personali dei malati. Il Perché: Potresti dirci cosa ti ha colpito di ciò che hai visto? Domenico: In quel settore c’erano persone anziane con gravi disabilità…è difficile anche solo descrivere a parole quello che ho visto… Ciò che mi ha colpito è stata la serenità con la quale ci hanno accolto. Erano felici che noi fossimo lì e avevano voglia di raccontare le loro storie, spesso tristi realtà di abbandoni familiari. Ricordo i volti di tante persone sole e abbandonate che non avevano nessuno che li andasse a trovare. I primi due giorni ho pensato di non farcela e ho pianto… Non riuscivo nemmeno a capire la frase che ci aveva detto il seminarista prima di partire – “Vi daranno tanto”- ma come potevano quelle persone dare tanto a noi che stavamo lì ad assisterli e a prenderci cura di loro? Solo sul treno del ritorno ho compreso quanto quelle persone malate e abbandonate avessero dato a ognuno di noi… Il Perché: Potresti dirci cosa ti ha lasciato questa esperienza così forte? Domenico: Grazie a quelle persone, oggi guardo il mondo con altri occhi. Ho capito con maggior forza che i propri cari non vanno abbandonati e che tutti hanno diritto alla dignità, anche e soprattutto nella malattia. Porterò sempre con me la gentilezza e l’umiltà con cui i malati ci chiedevano le cose. Questa è un’esperienza che rifarò… Vogliamo concludere questo bellissimo incontro con Stefano e Domenico facendo nostra una frase pronunciata dalla mamma di Stefano al suo ritorno a casa: “Siete partiti ragazzi, siete tornati uomini”. Fabiana Capasso & Elisa Romani (4°G Chi.)


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Accoglienza ed integrazione Intervista ad alcuni studenti stranieri del “San Benedetto” loro esprimersi in Italiano, una lingua dalla grammatica complessa, piuttosto ardua da apprendere. Yaya e Abori conoscono molto bene anche l'Inglese, a loro parere più semplice da apprendere rispetto all'Italiano, mentre Da riesce a esprimersi molto più facilmente in Francese.

Abori Isaac

Qwinu Yaya,

Noi de Il Perché, vista l'alta presenza - soprattutto quest'anno di ragazzi stranieri nella nostra scuola, abbiamo deciso di iniziare a conoscerli a cominciare da Qwinu Yaya, Abori Isaac e Da Diuma. Sono tre studenti che questo mese abbiamo accolto all'interno della nostra redazione giornalistica. Vogliamo conoscerli meglio e presentarli all'intero San Benedetto. Benin, Ghana, Senegal da questi luoghi, così lontani da noi, è iniziato il viaggio dei nostri tre compagni, che si sono trasferiti in Italia per portare avanti lo studio e assicurarsi un futuro. Yaya e Abori sono in Italia da circa un anno e cinque mesi, mentre Da si è trasferito nel nostro Paese solo un anno fa. Frequentano la 1°C Alb. del San Benedetto dal 24 settembre di quest'anno e sembrano essersi già ben inseriti tra i loro compagni di classe e di convitto. Abbiamo chiesto loro quali siano state le maggiori difficoltà incontrare nell'iniziare una nuova vita in un paese straniero; tutti e tre sono stati d'accordo nell'affermare che la cosa più difficile sia stata soprattutto trovare amici. Probabilmente anche il confronto tra culture così diverse, non rende immediata la possibilità di crearsi amicizie, inoltre quello della lingua costituisce certamente un altro ostacolo non facile da superare. Yaya, Abori e Da ci hanno infatti spiegato quanto sia difficile per

In realtà la difficoltà della lingua sembra Da Diuma  appartenere proprio a noi italiani. Statisticamente parlando, l'inglese è un problema per 8 italiani su 10, come lo è il Francese che solo il 19% degli italiani sostiene di saper padroneggiare più che a sufficienza. Questi dati ci confermano quanto possa essere difficile per uno straniero, soprattutto di giovane età, integrarsi nella comunità Italiana. Non saremo rinomati in fatto di plurilinguismo, ma la nostra cucina vanta in tutto il mondo una certa fama, o almeno così pensavamo, prima di parlare con Abori! Egli ci ha spiegato che non è stato semplice per lui in un primo momento apprezzare i nostri piatti. Secondo Da invece il cibo italiano e quello senegalese differiscono solamente nelle modalità di cottura, in quanto la qualità e il sapore dei singoli piatti sono pressoché gli stessi. Se nel Paese della pasta e della pizza queste nostre specialità non vengono apprezzate da tutti gli stranieri che vi risiedono, possiamo giocarci solo un’altra carta per attirare l'attenzione di un giovane straniero: il calcio! La passione, talora smodata, per questo sport è ormai parte integrante della cultura italiana. Abbiamo chiesto ai nostri graditi ospiti di esprimere un loro parere a riguardo. Due di loro, Yaya e Abori, hanno affermato di apprezzare molto questo sport e di praticarlo già da quando si trovavano ancora nel loro paese d'origine, a differenza di Da che invece non mostra grande interesse per lo sport in generale.

Proprio per venire incontro a tutte le esigenze dei ragazzi che vi risiedono, il convitto del San Benedetto offre la possibilità ai convittori di praticare il calcio usufruendo dei campi presenti nel nostro Istituto. Yaya gioca nel ruolo di portiere, mentre Abori è più portato per il ruolo di attaccante; entrambi tifano Juventus e sognano di diventare giocatori professionisti. I loro idoli calcistici sono Gianluigi Buffon e Kwadwo Asamoah. Notiamo quindi come - anche a distanza di migliaia di chilometri, intesi non solo in termini di spazio ma anche e soprattutto di cultura- i ragazzi mostrino interessi comuni. Inoltre abbiamo capito che anche per questi tre ragazzi, come per la maggior parte degli alunni italiani, lo studio non sia un piacere, ma una tappa obbligatoria per potersi poi inserire nel mondo del lavoro. Abori non ha ancora le idee molto chiare sul suo futuro, preferisce attendere e vedere le occasioni che gli si porranno davanti ultimati gli studi. Da vorrebbe intraprendere la professione di medico, mentre Yaya punta solamente a ottenere un lavoro, anche come dipendente in qualche fabbrica. Come già accennato, i tre ragazzi vivono all'interno del convitto dal lunedì al venerdì, per poi trasferirsi il fine settimana in una casa famiglia. Il pomeriggio vengono seguiti dalla sig.ra Maria Venuti - educatrice del semiconvitto - che oltre ad aiutarli nell'apprendimento dell'Italiano, dà loro supporto nello svolgimento dei compiti. Nonostante ciò i nostri amici hanno anche parecchio tempo libero da utilizzare nel modo che preferiscono. “Come trascorrevi il pomeriggio nel tuo paese di origine?" a questa domanda i nostri compagni ci hanno dato varie risposte ma quella che ci ha colpito di più è la seguente “La maggior parte del tempo aiutavo mia mamma". Una risposta così semplice eppure così piena di significato, dalla quale è emerso il profondo legame che unisce questi alla propria famiglia. Quanti ragazzi italiani valorizzano a tal punto la famiglia da dedicargli la dedicarle la maggior parte del tempo libero? Salutiamo i nostri amici, Yaya, Abori e Da dando loro il nostro speciale “benvenuti” in Italia! Luca Calisi (4° G Chi.)


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Presenza stranieri I.I.S. “San Benedetto” Percentuale studenti  di nazionalità straniera nell'Istituto  "San Benedetto" 3,36%

97%

Studenti nazionalità  Italiana

Nazionalità non italiana

Come si dice CIAO nel Mondo Hi=Inglese Hallo=tedesco e olandese Hola=spagnolo Ahoj=ceco e slovacco Haloo=estone Servus=ungherese Salut=francese Kaixo=basco Hei=finlandese ЗДРАВИСВАНЕ (si legge sdravisvanje)=bulgaro επιφ=greco Tēnā koe=Maori Zdravo=croato Cześć=polacco

Percentuali  riferite alla nazionalità di provenienza 2% 2% 5%

5%

2% 2% 2% 2%

5%

2% 2%

5%

2% 7%

5% 5% 2% 2% 36%

2%

Albania Austria Ceca Rep. Congo Cuba Dominicana Ecuador Filippine Francese India Kenia Mali Moldavia Polonia Romania Senegal Sudafrica Tunisia Ucraina Venezuela


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Racconti di viaggio: Ungheria Siamo arrivati nella scuola di

realizzazione dello zucchero, dalla materia prima al prodotto finale.

Kaposvar il 17 ottobre, ci hanno

Abbiamo anche potuto constatare quanto accurato lavoro ci sia die-

accolto con molta ospitalità, offren-

tro la realizzazione di un qualcosa che noi tutti utilizziamo quotidia-

doci subito i deliziosi dolcetti lo-

namente. Quindi è stata la volta

cali. Durante la nostra perma-

di Kaposvar: lì abbiamo visitato il Municipio, dove siamo stati accolti molto calorosamente dal Sin-

nenza, abbiamo visitato moltissimi luoghi e visto

daco. La sera dopo cena, ci riunivamo per parlare, giocare e divertirci tutti insieme. Molto spesso

Dal 1990 il nostro Istituto, grazie ad un’iniziativa dell’allora presi-

molte cose nuove. Il primo giorno ci siamo recati presso l’Accademia di

abbiamo anche cucinato vista la nostra incapacità, da bravi italia-

de Mario Siciliano, proseguita nel tempo dalla prof.ssa Livia

equitazione, dove abbiamo assistito a uno spettacolo con i cavalli: ci ha

ni, di rinunciare alla pasta. Nei giorni successivi abbiamo potuto

Armandi e dai prof.ri Piero Ricci e Claudio Danieli, ha

lasciato a bocca aperta visto che, insieme a questi maestosi animali,

ammirare il Lago di Balaton, il Castello di Siklos e la Basilica

dato vita al progetto “Scambi culturali” che offre una duplice opportunità: ai ragazzi che fre-

si esibivano anche delle bambine impegnate in numeri di ginnastica artistica mozzafiato e pericolosi. Il

quentano la classe terza, di poter trascorrere un’esperienza di 10

secondo giorno abbiamo visitato l’Istituto e l’Università: all’interno

mariana. La domenica invece abbiamo visitato Budapest, una magnifica capitale che non ha niente da invidiare a Londra o a

giorni in Ungheria e per i ragazzi che frequentano la classe

era evidente il contrasto tra l’antico e il nuovo, ma questo è anche normale vista la lunga storia dell’Istituto di Kaposvar. Il pomeriggio in-

quarta, in Repubblica Ceca. Quest’anno anche io e Noemi Ianni abbiamo avuto l’occasione di vivere questa magnifica esperienza. Siamo partiti il 16 Ottobre dall’Istituto, eravamo un gruppo di più di 30 ragazzi accompagnati da due grandi professori che sono stati degli straordinari compagni di viaggio: la prof.ssa Paola Tramontano e il prof. Saverio Tolone. Tutti insieme abbiamo intrapreso un lungo viaggio in pullman, reso ancora più gradevole dalla simpatia dei due autisti che ci hanno accompagnato

ovunque

giorno

per giorno, Massimo e Mauro.

vece ci siamo recati presso uno zuccherificio in cui abbiamo visto la

qualsiasi altra grande città. Con la sua straordinaria ricchezza storica, Budapest è una città che unisce antico e moderno, in una perfetta armonia. Ma proprio a Budapest abbiamo potuto osservare più profondamente come tutto sia di-


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Racconti di viaggio: Ungheria verso rispetto alle città e ai piccoli paesi dell’Ungheria che fino

mo passato un pomeriggio di riposo, svago e divertimento. L’ul-

a quel giorno avevamo visitato, caratterizzati per lo più da vera

timo giorno invece è stata la volta di un villaggio rinascimentale

straniero ma anche di accoglierlo. È stata una grande esperienza di crescita dalla quale abbiamo meglio compreso quanto sia

e propria arretratezza. Nei giorni seguenti ci siamo recati pres-

molto suggestivo e infine, nel tardo pomeriggio, siamo ritornati

importante rispettare le persone, le cose e le abitudini di un

so l’azienda casearia in cui si potevano degustare i formaggi

tutti sul pullman per ripartire e tornare a casa.

ambiente che non è il nostro e nel quale non siamo abituati a

che venivano prodotti all’interno, e un’azien-

Volendo fare un doveroso bilancio della nostra per-

vivere. È stata anche una grande occasione per imparare molto

da di bufali, dove

manenza in Unghe-

s i a m o stati mol-

ria, c’è da dire pri-

to a contatto con

ma di tutto che è

la natura e gli ani-

stata una grande

mali ai quali abbiamo dato anche da mangiare.

esperienza di vita

La sera del 22 ottobre invece c’è stata la cena ufficiale di saluto: l’evento è stato aperto da un gruppo di ragazzi che si sono

e di conoscenza dell’altro. Abbiamo vissuto in prima persona quanto sia difficile adattarsi in un contesto culturale che non ci appartiene e alcune volte, nostro

esibiti in una tipica danza popolare e noi tutti, con la partecipa-

malgrado, anche farci accettare da chi con noi non ha niente in

zioni de professori, abbiamo potuto gustare una deliziosa cena,

comune. Abbiamo sperimentato quanto sia difficile comunicare

resa ancor più gradevole dalla presenza del Preside della scuola. Ci è parsa una persona

con persone che non parlano la nostra stessa lingua, o mangiare cibi che non fanno parte della

molto “dolce” e ospitale! Cogliamo l’occasione per ringraziarlo

nostra normale alimentazione e che non rispettano i nostri

della grande opportunità che ci ha dato di vivere questa bella

gusti o anche attenersi alle loro abitudini come ad esem-

esperienza umana e culturale. Gli ultimi due giorni del nostro

pio pranzare a mezzogiorno o cenare alle sei di pomeriggio.

soggiorno in Ungheria abbiamo visitato l’allevamento di cervi,

Abbiamo scoperto anche come la storia di un popolo rispecchi il popolo stesso, e quanto la

dove abbiamo mangiato anche la loro deliziosa carne, siamo andati alle terme, in cui abbia-

cultura di ogni popolo si rifletta nel suo modo di porsi con lo

da persone diverse, spesso vittime di pregiudizio solo perché di differente cultura. In Ungheria i diversi eravamo noi e questo ci ha aiutato a vedere le cose da un’altra prospettiva, capendo quanto possa essere difficile adattarsi e farsi accettare. Il San Benedetto ci ha dunque offerto la possibilità di scrivere con intensità ed entusiasmo una pagina importante della nostra vita che ci sarà di grande aiuto anche per ampliare i nostri orizzonti nella società che ci circonda. Il DIVERSO non esiste o meglio, tutti un po’ lo siamo perché speciali ognuno nella propria unicità umana e culturale. Daniela Fiorentini & Noemi Ianni (3° B P.I.)


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Non e’ mai troppo tardi per imparare te trascinato in classe. L'emozione e i dubbi iniziali avevano preso il sopravvento sulla voglia di rimettermi in gioco! Il Perché: Come vedi ora la scuola, dove sei rientrato da studente?

Intervista a Edoardo Renzi, l’alunno più grande del San Benedetto.

Il Perché: Prima di tutto chiediamo a Edoardo la sua età Edoardo: Ho quasi 40 anni. Il Perché: Come mai questa scelta di tornare a scuola nonostante tu abbia quasi 40 anni? Edoardo: Precisiamo che ne ho 39! Comunque ci ho pensato un bel po'... e poi mi sono detto “Non è mai troppo tardi per imparare!” Avevo abbandonato la scuola dopo la qualifica, oggi posso vantare di averne 2. Spero di conseguire il diploma, l'anno prossimo. Il Perché: Cosa facevi prima di tornare a scuola? Edoardo: Facevo l'agente di viaggi. Ho fatto anche il magazziniere e mi sono occupato di pubblicità. Il Perché: Come è stato il tuo primo impatto con i “banchi di scuola”? Edoardo: Sconvolgente prima, spumeggiante dopo! Anzi, approfitto per ringraziare Petra e Gianmarco che mi hanno letteralmen-

Edoardo: A mio giudizio la scuola, in questi ultimi anni, non è molto cambiata tranne che per le attività di laboratorio che trovo molto interessanti. Poi c’è il bar all'interno della scuola che ai miei tempi non c'era!!! La sua presenza offre possibilità di ristoro ma anche di avere contatti con gli altri. Il Perché: Come ti trovi con i professori e con la tua classe? Edoardo: Con tutti i professori ho un buon rapporto, con alcuni mi sento più a mio agio rispetto ad altri. Per quanto riguarda i compagni di classe, non hanno ancora conosciuto il lato più divertente di me! E' chiaro che la differenza di età influisce però, tutto sommato, mi sono ambientato. Il Perché: Questa tua idea di tornare a scuola è partita da te o sei stato spronato da qualcuno? Edoardo: Ritrovandomi disoccupato, mi sono reso conto dell'importanza di un diploma per avere più possibilità nel mondo del lavoro. Inoltre esso costituisce un’occasione per incrementare la mia cultura, e questo fa bene a ogni età. Ovviamente anche la famiglia mi è stata molto vicina in questa scel-

ta. Il Perché: Hai dei progetti da realizzare dopo gli studi? Edoardo: Di sicuro trovare un lavoro che mi permetta però di coltivare i miei interessi: fotografia, motociclismo, viaggi, pesca, musica... Mi piacerebbe riprendere le mie lezioni di chitarra, attualmente appesa al chiodo! Il Perché: C'è qualcosa che ti "pesa" maggiormente nello stare a scuola? Edoardo: Lo studio no, pur avendo lacune in certe materie! Il problema è il trasporto: nell'orario di uscita c'è un affollamento esagerato e mi ritrovo a dimenarmi "alla Fantozzi", per cercare di prendere il pullman. Il Perché: Qual è un tuo pregio e un tuo difetto? Edoardo: La mia autoironia e l'essere ottimista sono certamente i miei più grandi pregi. Un mio difetto, invece, è avere poca autostima ed essere un po' superficiale in certe situazioni. Per tutto il resto, lo lascio scoprire a voi! Il Perché: Vuoi aggiungere qualcosa? Edoardo: Non avrei mai pensato di essere addirittura sul giornale della scuola!!! Grazie! Petra Cappelletto (4 B Agr.)


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Patriarchi del “San Benedetto”

Questo mese Il Perché ha voluto intervistare coloro che abbiamo definito, con grande stima e rispetto, i “Patriarchi” del San Benedetto. Si tratta dei proff.ri Alvaro Morganti e Benedetto Scopelliti, docenti presso questa scuola rispettivamente per 21 anni e 25 anni. Grazie alle loro parole, abbiamo potuto comprendere cosa sia stata la nascita di un Istituto agrario in questa zona, nel lontano 1956 e quanto importante dovesse essere quella realtà che in parte oggi non esiste più. Raccontare in poche parole la lunga storia professionale ma soprattutto umana dei prof.ri Morganti e Scopelliti non sarà cosa semplice, soprattutto perché rischiamo di omettere cose importanti e questo ci dispiacerebbe. Proveremo a fare del nostro meglio! Vogliamo chiedere, per prima cosa, ai professori quali fossero le loro materie d’insegnamento - Materie professionali agrarie, agronomia, meccanica agraria, zootecnia, tecnica della gestione aziendale ed economia agraria (prof. Alvaro Morganti); materie professionali agrarie, agronomia, coltivazioni erbacee, selvicoltura, genio rurale (prof. Benedetto Scopelliti). Chiediamo ora come fossero i ragazzi di quel tempo - Gli alunni erano prevalentemente fuori sede, provenivano dalle borgate rurali della provincia. Erano studenti educati e diligenti. Solo qui si facevano, a partire dal 3° anno, le specializza-

zioni (meccanica agraria, olearia, enologia, viticoltura, casearia, floricoltura), per questo gli studenti venivano da tutta Italia. Tra l’altro gli alunni con qualifica trovavano subito impiego nel mondo del lavoro. Nel tempo poi l’utenza è cambiata: con i corsi sperimentali arrivarono alunni di fuori regione, come Sardegna, Toscana, Calabria. Ma anche alcuni dall’Africa, dal Venezuela, dall’Iran. Tutti bravi e volenterosi. Fra tanti ci piace ricordare Faustin Ekutsu: è diventato agrotecnico ed entrò nell’equipe del dott. Nardocci, veterinario di fama nazionale e internazionale. Molti nostri studenti hanno proseguito il percorso di studi, altri hanno invece intrapreso strade diverse diventando avvocati, giornalisti… Fino al 1969 c’era un vero e proprio stacco culturale tra gli studenti che prendevano le qualifiche professionalizzanti e quelli che frequentavano i corsi sperimentali: questi ultimi avevano una base culturale inconsistente, compensata però da tanta buona volontà e reale interesse a imparare. Ma come era il vostro San Benedetto - Era un’isola autonoma e felice. Il San Benedetto costituiva un modello di Istituto per l’agricoltura ammirato anche oltre i confini italiani. L’esperienza d’insegnamento era davvero ricca e piena: gli insegnanti di materie pratiche stavano qui fino a tardi e nel pomeriggio si facevano esercitazioni con i ragazzi, che imparavano moltissimo. Avevamo allevamenti di bovini, suini, tacchini, faraone, polli, colombi, conigli. Si vendevano prodotti in quantità incredibile. C’era anche un allevamento ittico (trote). Vogliamo ora domandare ai nostri professori qual è il ricordo più caro legato ai loro lunghi anni d’insegnamento – Non c’è in realtà un ricordo specifico…è l’Istituto nel

suo complesso che ci è rimasto nell’anima: il parco, la piscina… Nell’anno ‘81/’82 questa scuola, una domenica, fu sede di un Concorso musicale per suonatori di violino al Magistero: il preside Siciliano mi affidò l’incarico di sorveglianza (prof. Morganti). L’Istituto risuonò di soavi melodie fino al tardo pomeriggio. Fu una cosa unica e bellissima in un Professionale agrario! E poi il rapporto che c’era con gli alunni del convitto; ci fu una ragazza con problemi mentali, grazie al dott. Bellini, la seguimmo così bene che arrivò fino al diploma del 5° anno. Tutto questo a spese della scuola. Si pensava alle necessità primarie degli studenti, spesso davvero poveri. Sappiamo che è in uscita un libro nel quale si racconta la storia del San Benedetto - Sì, presto uscirà un libro celebrativo dell’Istituto San Benedetto. Attraverso flash di ricordi, interventi di docenti ed ex alunni, contributi di personaggi esterni alla scuola, che avevano familiarità con essa, saranno ripercorsi i primi 50 anni di vita di questo Istituto. Il libro, nato da un’idea del prof. Benedetto Scopelliti, Il Dirigente Scolastico Nicola Di Battista la fa sua con grande favore ed affida il compito di tradurla in realtà grafica agli ex docenti Alvaro Morganti ed Agostino Ballardini, ha l’obiettivo di

creare una memoria storica della scuola e omaggiare la figura e l’opera del preside Pietro Neri che, partendo dal nulla, da una terra argillosa sulla quale nessuno avrebbe scommesso, diede vita al nostro San Benedetto. Nell’attesa di leggere il libro che svelerà tanti nostalgici e bei “segreti” del San Benedetto, ringraziamo i proff.ri Morganti e Scopelliti.

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Donazione: un atto d’amore

Il giorno 30 novembre la classe 5F Chimico-Biologico si è recata presso l’ Università di Tor Vergata nella facoltà di Lettere e Filosofia per assistere al Convegno conclusivo sulla donazione degli organi. Gli alunni, accompagnati dal Dirigente Scolastico Nicola Di Battista e dalla Professoressa Cochi, sono stati accolti nell’ auditorium dalla Dottoressa Laganà e dal Professor Casciani, promotori dell’ iniziativa. In precedenza il professor Casciani aveva sensibilizzato i giovani dell’ Istituto San Benedetto mediante una video conferenza tenutasi nell’ aula video dell’ Istituto. A questo progetto hanno partecipato diverse scuole superiori del Lazio: Latina, Viterbo, Roma. Purtroppo la partecipazione al convegno è stata ridotta per via delle manifestazioni studentesche in atto sul territorio nazionale contro il disegno di Legge Aprea. Durante questa giornata i ragazzi hanno avuto la fortuna di conoscere il Professor Casciani, illustrissimo pioniere del trapianto del rene che ci ha parlato della storia dei trapianti, dei fallimenti, dei successi, delle sfide che la ricerca e la medicina affrontano quotidianamente . Gli alunni della nostra scuola hanno aderito con grande entusiasmo a questa iniziativa , dimostrando sin dall’ inizio molto interesse che si è tramutato nella realizzazione di una presentazione dettagliata sull’ importanza della donazione.

Nell’introduzione del progetto si esponeva un po’ di storia dei trapianti e i procedimenti con cui venivano effettuati. In seguito si è parlato delle diverse modalità con le quali si può esprimere la propria volontà di donare un organo. Una volta conclusi i lavori, il professor Casciani si è complimentato con i presenti per le relazioni svolte e per gli approfondimenti compiuti sul tema. Alla fine della giornata è avvenuta la premiazione ed ogni scuola ha ricevuto un premio. Il nostro istituto ha avuto in dono un videoproiettore, donato dall’ Agenzia dei Trapianti del Lazio unitamente a delle targhe. Quest’ esperienza è stata molto interessante per i ragazzi che sono tornati a casa con la consapevolezza di aver dato una mano per la promozione di una giusta causa ma soprattutto è stato un incontro di prestigio per i partecipanti che ha contribuito ad ampliare il loro bagaglio culturale. Gli alunni della 5°F chim.

MOLTIPLICHIAMO LA VITA “Con piacere ho accettato la collaborazione che il Dirigente Scolastico mi ha affidato, con l’Agenzia dei trapianti del Lazio nell’intento di diffondere la cultura della donazione degli organi, tema di grande rilevanza sociale. Il trapianto rappresenta una speranza concreta per chi soffre ma anche un gesto di generosità, di altruismo, di amore. Ed è qui che entra in gioco la scuola, fucina non solo di conoscenze ma di VALORI come la solidarietà, la condivisione, l’amore per gli altri, l’amore per la vita. In questo percorso gli studenti sono stati i protagonisti: hanno letto, fatto ricerche, animato dibattiti, operato riflessioni. La metodologia adottata è stata quella della relazione tra pari in cui ciascuno ha dato il proprio contributo di pensiero dal Docente Universitario all’alunno. Questa esperienza ha rafforzato la coesione del gruppo e una piena condivisione di intenti sull’importanza della donazione. Ringrazio gli studenti per la sensibilità e la maturità dimostrata, con la speranza di aver dato un valido contributo alla formazione della loro personalità e alla loro crescita emotiva e morale.” Prof.ssa Pina Cochi


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FOTOGRAFIA DELL’IMPERCETTIBILE DATA:

13/17 novembre ’12

questa nostra foto insieme mi vie-

sto…..appagante risposta alla mia

LUOGO :

Perugia

ne da pensare……….

calviniana domanda!!!!

SOGGETTO:

I ragazzi e le ragazze del 4° B TCB

Quando l’insegnamento non è solo

E lo dico a chi, come un fiume in

un’ora di lezione e si prende co-

piena, mi ha narrato la sua vita, a

scienza della vera realtà scolasti-

chi si è confidato senza riuscire a

ca: un gruppo di ragazzi allegri,

parlare, a chi timidamente - bus-

spontanei, complicati nella loro

sando alla mia porta - mi ha por-

semplicità,

loro

tato un dolce ed un sorriso, a chi

espressioni verbali, pieni di voglia

come un vero uomo mi ha offerto la

di fare e di essere.

colazione, a chi mi ha confidato se

Lo scopo di tutto era FARE con

stesso offrendomi una birra, a chi

una modalità diversa dal soli-

si è scaldato l’anima e lo stomaco

to…qualcosa di inusuale che vole-

bevendo insieme a me cioccolato

va diventare il mezzo attraverso

caldo, a chi mi ha sorpreso con un

cui sviluppare saperi concreti.

inaspettato messaggio.

Una porta sul mondo esterno.

E proprio a tutti i miei ragazzi e le

Quella porta non solo è stata aper-

mie ragazze del 4 B dico: GRAZIE

ta……è stata spalancata!

BRO’

Perugia  Cosa c’è di più normale, ritornando da un viaggio, di portare con sé foto? Quelle vicino ai monumenti, quelle dei momenti ufficiali, quelle sceme, quelle uscite bene, quelle sfocate, quelle da mostrare orgogliosi e quelle da mostrare divertiti. Ma la foto che conserverò sempre del mio viaggio a Perugia con i ragazzi della 4B TCB non è una foto digitale. Italo Calvino nel suo libro “Le città invisibili “ ci suggerisce che quello che amiamo di un viaggio e di una città è la risposta a una nostra domanda e la fotorisposta che ne facciamo rimarrà come emozione

cesellata

nell’anima, forse impercettibile per altri , ma assolutamente nitida per noi. E con lo sguardo incantato

su

diretti

con le

Il vostro atteggiamento durante le attività formative è stato esemplare, convinto, partecipato. E quindi ….COMPLIMENTI!!!! e grazie…mi

avete

risparmiato

quell’antipatica, minacciata operazione di

immergervi nell’acido

solforico concentrato! Ma non è solo per questo che voglio dirvi grazie. Voglio dirvi GRAZIE perché vi siete “raccontati” a me con gioia e spontaneità, perché mi avete cercato in ogni istante, perché vi siete affidati a me. Voglio

dirvi

GRAZIE perché mi

avete

fatto

provare la meraviglia

di

“sentire” profondamente e con emozione que-

tutto

Prof.ssa Giovanna Mancini


IL Piccoli chimici crescono PERCHE’

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Per tanti anni ho lavorato con studenti che frequentavano le quarte e quinte classi, da quest’anno ho ricominciato ad insegnare alle prime. E’ stato sicuramente emozionante trovarsi di fronte ragazzi così piccoli provenienti dalle scuole medie. La materia che insegno, “chimica”, è una delle più importanti del loro indirizzo di studi. Una parte delle lezioni si svolge in laboratorio, un ambiente dove gli studenti imparano a muoversi utilizzando strumenti, materiali e metodi di lavoro che potrebbero ritrovare in un loro futuro impiego. Tra questi c’è l’uso del camice che non solo è fondamentale per motivi di sicurezza, ma li fa sentire grandi. Dalle fotografie si può infatti notare l’attenzione e la serietà con la quale realizzano gli esperimenti e questa cosa mi riempie di soddisfazione. Prof.ssa Mariangela Castellani

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Visita al quotidiano “Latina Oggi”

In data 15 novembre 2012, la Redazione del giornale d’Istituto, Il Perché, si è recata presso la Redazione del quotidiano locale, Latina Oggi. Ad accoglierci c’era una segretaria che molto gentilmente ci ha fatto prendere posto all’interno della redazione e ci ha quindi introdotto al lavoro che viene lì svolto quotidianamente. Inizialmente siamo rimasti un po’ smarriti dal fatto che non fosse presente nessun giornalista, ma verso la fine della nostra visita, ne abbiamo capito il motivo… La mattinata da “giornalisti” è pro-

seguita con l’incontro con Antonio Bertizzolo, giornalista di Latina Oggi, che si occupa in modo particolare di cronaca. Questo è stato un momento molto interessante: Bertizzolo ci ha spiegato come avviene l’impaginazione di un giornale, come s’inseriscono le immagini e le pubblicità, ci ha fornito di menabò per spiegarci la modalità per calcolare l’ingombro delle fotografie e degli articoli. Abbiamo imparato o approfondito concetti e termini tecnici

molto utili a migliorare anche la qualità del nostro giornale: foliazione, gerenza, manchette. Abbiamo anche potuto comprendere meglio l’importanza e la funzione della titolazione, la sua composizione tecnica (occhiello-titolocatenacciosommario) e la sua sintassi. E’ stata quindi la volta del Direttore di Latina Oggi, Alessandro Panigutti. Egli si è soffermato soprattutto sulla storia di questo quotidiano locale, iniziata nel lontano 1988. Ci ha spiegato tutte le difficoltà legate alla sua professione e alla gestione di un giornale: dai costi, alla distribuzione, al calcolo delle copie da mandare in stampa. Ci ha colpito sentire quanto poco tempo abbia a disposizione la Redazione per concludere il lavoro da mandare in stampa quotidianamente. Questo presuppone una grande organizzazione e pianificazione del lavoro, frutto ovviamente di anni di esperienza. Sia Bertizzolo che il Direttore Panigutti si sono prestati a rispondere alle nostre domande e curiosità come quella relativa all’attendibilità delle fonti utilizzate. Il Direttore ci ha illustrato la differenza tra fonti occasionali, che vanno ovviamente verificate con cura, e fonti ufficiali legate ad esempio al Tribunale o all’Ansa, acronimo di Agenzia Nazionale Stampa Associata, la principale agenzia di stampa italiana e la quinta al mondo, che fornisce le prime notizie su tutto quello che accade nel mondo attraverso corri-

spondenti ai giornali e tv. Il Direttore Panigutti ci ha poi spiegato qual sia stato il suo percorso per diventare giornalista e abbiamo capito che sono necessarie molta passione e determinazione. La visita alla Redazione di Latina Oggi è stata davvero interessante e costruttiva. Anche noi abbiamo portato orgogliosamente una copia del nostro Il Perché che ha ricevuto complimenti sia per l’impaginazione e l’organizzazione che per i suoi contenuti. Verso le 11.00 la Redazione ha cominciato a riempirsi di persone: redattori, fotografi e personale in genere. In realtà la mattina è proprio il momento in cui i vari giornalisti vanno a “caccia” di notizie. Ecco spiegato il mistero della Redazione vuota alle 9.30 del mattino!

Antonio Bertizzolo  Foto di rito, pubblicata il giorno seguente su Latina Oggi, e via di nuovo a scuola. La nostra visita si è conclusa verso le 12.00 ma per la Redazione di Latina Oggi iniziava il vero lavoro!

Alessandro Panigutti 

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NOTIZIE DALLA SEDE DI ITRI

Ruolo delle Cooperative agricole nella crescita economica mondiale Malnutrizione e Sottonutrizione nel XXI secolo

sionale Servizi all’agricoltura e

ternazionale per lo Sviluppo Agri-

allo sviluppo rurale presso la sede

colo e dal PAM, Programma Ali-

di Itri, abbiamo colto l’occasione,

mentare Mondiale. Dopo un’atten-

in quella gior-

ta lettura, abbiamo discusso in

nata, di fare

classe con gli insegnanti i dati in

una riflessione

esso riportati e che sintetizziamo

sul

qui di seguito.

problema

della fame e

Nonostante i miglioramenti degli

della

ultimi 20 anni i dati sono impres-

sotto-

nutrizione

sionanti:

che riguarda,

870 milioni di persone nel mondo

ancora

sono

XXI

nel secolo,

cronicamente

sottonutrite,

uno ogni otto abitanti del pianeta;

quasi un mi-

852 milioni vivono nei paesi in via

liardo di per-

di sviluppo, 15% della loro popola-

sone nel Mondo. Abbiamo anche

zione complessiva;

Ogni anno la FAO, organizzazione

avuto modo di conoscere qualcuna

16 milioni vivono nei paesi svilup-

delle Nazioni Unite per l’Alimen-

delle iniziative che si attuano in

pati;

tazione e l’Agricoltura, indice per

Italia per cercare di aiutare quan-

più di 100 milioni di bambini sotto

il 16 ottobre la Giornata Mondiale

ti, nel nostro Paese, si trovano in

i cinque anni sono sottopeso;

dell’Alimentazione (GMA). L’ini-

difficoltà alimentare, come il pro-

ziativa di quest’anno ha posto

getto ideato e promosso dalla Fa-

all’attenzione del grande pubblico

coltà di Agraria dell’Università

il ruolo delle cooperative agricole

di Bologna e diffuso ormai in

nel raggiungimento degli obiettivi

molte città d’Italia, denominato

di autosufficienza alimentare, so-

“Last minute market”.

prattutto nei paesi più esposti alla

Le nostre riflessioni sul tema della

sotto-nutrizione. La scelta è stata

GMA hanno preso lo spunto dal

motivata anche dal fatto che l’O-

documento intitolato “Nuovo rap-

NU ha dedicato l’anno 2012 alle

porto sulla fame nel mondo”, pre-

Cooperative.

sentato a Roma il 9 ottobre 2012

Noi, studenti dell’indirizzo profes-

dalla FAO, dall’ IFAD, Fondo In-


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PERCHE’ Pagina 21

NOTIZIE DALLA SEDE DI ITRI più di 2,5 milioni di bambini

prezzi alimentari sul mercato in-

ca. Ma è fondamentale che sia il

muoiono ogni anno per malnutri-

ternazionale.

settore agricolo, soprattutto nei

zione infantile;

Analizzando a livello di continen-

paesi poveri, a contribuire con l’in-

quindi quasi 900 milioni di perso-

te, in Asia il numero delle per-

ne al mondo sono in condizioni di

sone che soffrono la fame negli

non poter sviluppare a pieno il

ultimi vent’anni è diminuito di

proprio potenziale umano e socio-

quasi il 30%, passando da 739

economico.

milioni a 563 milioni, un calo

Il rapporto esamina nel dettaglio

dovuto in larga misura allo svi-

l’evoluzione del problema nell’ar-

luppo socio-economico di alcuni

co degli ultimi 20 anni. Nel perio-

paesi asiatici. Altrettanto in

do compreso tra il 1990-92 e il

America Latina e nei Caraibi si

2010-12 il numero totale delle

è registrato un netto migliora-

persone che soffrono

mento. L’Africa è la

cremento sia quantitativo sia qua-

la fame è diminuito

sola regione dove nel-

litativo della produzione di alimen-

di 132 milioni. Tra il

lo stesso periodo il

ti.

1990 e 2007 la dimi-

numero delle persone

Le cooperative agricole sono le im-

nuzione è stata mol-

che soffrono la fame è

prese che più di altre possono rag-

to più marcata di

cresciuto,

giungere l’obiettivo efficacemente.

quanto non si preve-

da 175 milioni a 239

Gli studenti della 2°A - Agr.

desse,

dal

con circa 20 milioni

di Itri.

2007-08 i progressi

che si sono aggiunti

sono rallentati e si

negli ultimi quattro

P.S. le immagini sono state sca-

sono stabilizzati. Le

anni: soffre la fame

ricate dal sito www.fao.org, nella

nuove stime mostra-

quasi

persona

sezione “Concorso per un poster

no che nel periodo 2007-2010 si è

ogni quattro. Nelle zone sub saha-

2012”, relativo al tema della GMA

verificato un incremento inatteso

riane, in particolare, l’incremento

e rivolto agli alunni e studenti fino

della malnutrizione. Anche se in

della malnutrizione è nell’ordine

a 17 anni: ne abbiamo scelte alcu-

molti paesi in via di sviluppo la

del 2% l’anno. Anche nei paesi

ne tra quelle selezionate tra le pro-

crisi economica del 2008-09 non

sviluppati si è registrato un au-

poste realizzate dai ragazzi più

ha causato quell’immediato e

mento delle persone che soffrono

grandi.

brusco rallentamento economico

la fame: dai 13 milioni rilevati nel

che si temeva e quindi non c’è

biennio 2004-2006 si è passati ai

stata una ricaduta drammatica

16

sul livello di nutrizione delle per-

2010-2012.

sone. Alcuni governi infatti sono

Nel rapporto si afferma che per

riusciti ad attutirne l’impatto e a

ridurre in maniera significativa la

proteggere i più vulnerabili dagli

fame e la malnutrizione è necessa-

effetti dei picchi raggiunti dai

ria una generale crescita economi-

mentre

milioni

una

dell’ultimo

passando

biennio


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Sportivamente Monica Cortese VS Marika Lanni

Intervista a Monica Età: 17 anni Professione: Studentessa Sport: Canottaggio

Classe: 4°A Agr.

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PERCHE’

Da quanto tempo pratichi lo sport del

canottaggio? Monica: Ho iniziato sei anni fa, circa all’età di undici anni. In quale categoria PERCHE’ gareggi? Monica: Pratico canottaggio a livello agonistico: categoria junior. Cosa rappresenta PERCHE’ per te il canottaggio, un hobby o una vera passione? Monica: Per me il canottaggio rappresenta una vera passione, nata dalla curiosità di intraprendere questo sport particolare, caratterizzato da sacrifici e tante rinunce. Qual è il tuo ruolo PERCHE’ all’interno della squadra? Monica: All’interno della squadra, ho un ruolo molto importante e impegnativo: il “leader”, cioè motivo e supporto i miei compagni per raggiungere traguardi importanti. Quante volte a settiPERCHE’

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mana ti alleni? Monica: Mi alleno ogni giorno della settimana per circa tre ore, anche con condizioni climatiche avverse. Quanto sacrificio PERCHE’ comporta questo sport? Monica: Il canottaggio è uno sport che richiede tanto impegno fisico ma anche molta concentrazione: un aspetto fondamentale di questo sport è l’organizzazione e il coordinamento. Come tutti gli sport, anche il canottaggio richiede un impegno costante con tante rinunce: amici, tempo libero, svago! Provi soddisfazioPERCHE’ ne nel praticare il canottaggio? Monica: Sì, provo soddisfazione soprattutto quando nelle competizioni riesco a dare il meglio di me, ottenendo spesso anche riconoscimenti. Quali sentimenti PERCHE’ provi quando lo pratichi? Monica: I miei sentimenti variano a seconda delle situazioni: durante gli allenamenti, sento un forte senso di appartenenza e di unione alla squadra ma anche voglia di divertirci insieme, durante le gare prevale la

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“rabbia agonistica”, soprattutto quando non riesco a dare il massimo! Hai mai vinto gaPERCHE’ re? Monica: Sì, grazie alla mia determinazione sono riuscita ad ottenere risultati positivi. Qual è la giusta PERCHE’ alimentazione per una ragazza che fa sport? Monica: Io seguo un’alimentazione ricca di sali minerali e proteine. Prima delle gare assumo carboidrati ma mai in quantità eccessiva. C’è qualcosa che PERCHE’ non ti piace di questo sport? Monica: Non mi piace quando si verificano attriti e tensioni all’interno della squadra e quando non c’è coordinamento. Non è bello quando viene a mancare lo spirito di squadra. Cosa ami di quePERCHE’ sto sport? Monica: E’ uno sport che si differenzia da altri, perché si pratica all’aperto, a contatto con la natura.

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Fabio Della Corte (4°B Agr.)


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Sportivamente Marika Lanni VS Monica Cortese

Intervista a Marika Età: 15 anni Professione: Studentessa Sport: Canottaggio Classe: 2° A Alb.

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PERCHE’

Da quanto tempo pratichi lo sport del ca-

nottaggio? Marika: Lo pratico da agosto e devo dire che mi piace sempre più. In quale categoria PERCHE’ giochi? Marika: Sono nella categoria “ ragazzi”, secondo anno Cosa rappresenta per PERCHE’ te il canottaggio, un hobby o una vera passione? Marika: Non è solo un hobby, l’ho iniziato perché l’attività fisica è importante e mi sono appassionata sempre più. Qual è il tuo ruolo PERCHE’ all’interno della squadra? Marika: Nel canottaggio esiste un solo ruolo, quello del capitano, ovvero quello che ha più esperienza. Quante volte a settiPERCHE’ mana ti alleni? Marika: Mi alleno sei giorni alla settimana per tre ore giornaliere e nel periodo di gara, tutti i giorni sempre per tre ore.

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Quanto sacrificio comporta questo sport? Marika: Comporta molti sacrifici soprattutto a livello scolastico ma anche il tempo libero è molto ridotto. Provi soddisfazioPERCHE’ ne nel praticare il canottaggio? Marika: Sì, provo soddisfazione perché, a mio parere, questo sport aiuta a liberare la tensione accumulata durante il giorno. Quali sentimenti PERCHE’ provi quando lo pratichi? Marika: Provo rabbia e soddisfazione allo stesso tempo: la prima, quando non riesco a raggiungere un obiettivo, la seconda, quando tutti i miei sforzi trovano un senso e un risultato positivo. Hai mai vinto gare? PERCHE’ Marika: Poiché ho iniziato da poco tempo, le prime gare le avrò a marzo anche a livello nazionale. Qual è la giusta PERCHE’ alimentazione per una ragazza che fa sport? Marika: Dobbiamo mantenere un’alimentazione corretta e varia: carboi-

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drati, proteine, frutta e verdura, evitando bibite gassate e snack. C’è qualcosa che PERCHE’ non ti piace di questo sport? Marika: L’unico svantaggio è quando dobbiamo allenarci nei mesi freddi! Ma è comunque uno sport magnifico. Cosa ami di quePERCHE’ sto sport? Marika: Il canottaggio richiede forza fisica e mentale, è uno degli sport più faticosi, ma ti aiuta a contare su te stessa! Questa è una cosa per me molto importante!

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Giorgia Caberlon (2°A Alb.)


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Facce da copertina…?

Alessia Alinari

Classe: 3°B – Chimico. Il Perché: Puoi descrivere il tuo carattere in due parole? Alessia: Sono una ragazza estroversa, simpatica, un po’ "pazza". Mi piace molto stare in mezzo alla gente, reagisco sempre d’impulso e non mi faccio mai influenzare dai giudizi degli altri. Il Perché: Qual è il tuo rapporto con i ragazzi? Alessia: Sono fidanzata da pochissimo e sto molto bene con lui. Comunque non sono una ragazza timida, quando c'è un ragazzo che mi piace particolarmente, cerco di stabilire un rapporto con lui. In realtà però sono una ragazza un po’ all'antica, per questo cerco sempre rapporti seri. Il Perché: Cosa ti piace fare nel tempo libero? Alessia: Sto con il mio ragazzo, esco con le amiche, faccio molto shopping e compro soprattutto cosmetici. Una mia passione è il calcio! Guardo molto le partite in tv, soprattutto quelle della mia Juve! Il Perché: Ti piace il tuo aspetto fisico e come ti curi?

Alessia: Del mio aspetto fisico, mi piacciono soprattutto i capelli, almeno questo è quello che mi dicono tutti. Io mi vedo grassa e per questo sono perennemente a dieta. Mi curo moltissimo, adoro truccarmi, spendo tantissimo in trucchi. Mi piace curarmi i capelli ma penso che arriverò a 20 anni calva per quanto li "stresso" (ride). Il Perché: Cosa pensi che piaccia ai ragazzi di te? Alessia: Punto molto sul carattere, cerco di mettere in prima luce la mia simpatia. Non cambierei mai il mio carattere per nessuno, sono del parere che chi mi ama, lo debba fare per quello che sono veramente. Mi curo comunque molto, per presentarmi al meglio. Il Perché: Qual è il tuo rapporto con la scuola e lo studio? Alessia: Sono in terzo, anche se dovrei frequentare il quarto. L'anno scorso sono stata una stupida non avendo mai aperto libro. Quest'anno però cercherò di impegnarmi al massimo per uscire senza debiti. Non mi piace andare a scuola, preferisco ri-

manere a casa a dormire, anche se mi fa piacere incontrare lì i miei amici. Il Perché: Quali sono le motivazioni che ti hanno spinta a scegliere l’indirizzo chimico? Alessia: Mi piace innanzitutto la chimica come materia, poi per il lavoro che vorrei fare da grande questo indirizzo di studi è proprio l'ideale: mi piacerebbe entrare nei RIS! Il Perché: Pratichi qualche sport? Alessia: Per tenermi in forma vado in palestra, anche se uno sport che amo moltissimo è la pallavolo. L'ho praticato per 6 anni, poi ho dovuto smettere a causa di un problema al ginocchio. Il Perché: Quali sono i valori fondamentali della tua vita? Alessia: Per me i valori fondamentali della mia vita sono in primo luogo la famiglia, perché so che i miei familiari ci sono e ci saranno sempre, non mi abbandoneranno mai; poi ci sono gli amici che, come dico io, meglio pochi ma buoni! Sessa Silvia & Marika Carnali (3°B P.I.)


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Facce da copertina…?

Andrea Calisi

Classe: 5° G Chimico Il Perché: Puoi descrivere il tuo carattere in due parole? Andrea: Penso di essere un ragazzo simpatico e abbastanza estroverso, anche se devono essere gli altri a giudicarmi. Sono comunque un ragazzo educato e molto ordinato, anche se la puntualità non è il mio forte. Il Perché: Qual è il tuo rapporto con le ragazze? Andrea: Non mi sbilancio…punto sul carattere e sulla simpatia. Molte ragazze dicono che sono anche bello, ma io sinceramente mi sento più bello dentro (ride). Il Perché: Cosa ti piace fare nel tempo libero? Andrea: Gioco a calcetto, non ho un ruolo preciso in campo perché sono talmente bravo da poter fare tutto (ride ancora), scherzi a parte, la maggior parte delle volte gioco in difesa. Quando non gioco a calcio, mi piace uscire con gli amici o vedere film, preferibilmente horror.

Il Perché: Ti piace il tuo aspetto fisico e come ti curi? Andrea: Non vorrei sembrare presuntuoso ma sì, mi piaccio molto anche se ultimamente sono ingrassato un po’ e forse così mi piaccio ancora di più! Non mi curo in particolar modo, anche perché mi sento bello così come sono (viva la sincerità!). Il Perché: Cosa pensi che piaccia alle ragazze di te? Andrea: Mi è stato detto di essere dolce e carino, poi lascio giudicare a loro… Il Perché: Qual è il tuo rapporto con la scuola e lo studio? Andrea: Devo dire che fino all’anno scorso ho studiato veramente poco e forse ora me ne pento un po’… Quest’anno, in vista degli esami, sto cercando di impegnarmi di più. La mia materia preferita è biologia, mi affascina molto. Nonostante tutto mi piace venire a scuola perché si conosce tanta gente e soprattutto perché ho una classe molto unita. Voglio bene a tutti e insieme ci divertiamo sempre molto.

Il Perché: Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a scegliere l’indirizzo chimico? Andrea: Ho scelto questo indirizzo perché inizialmente mi piaceva la chimica poi, con il passare degli anni, ho capito che preferivo altre materie…ma ci sono e cerco di impegnarmi. Il Perché: Pratichi qualche sport? Andrea: Mi piace molto lo sport. Vado in piscina, gioco spesso a calcetto e a pallavolo. Amo il gioco di squadra. Il Perché: Quali sono i valori fondamentali della tua vita? Andrea: I valori fondamentali della vita per me sono l’amicizia, l’amore e la famiglia. I miei amici nel momento del bisogno ci sono sempre stati e mi hanno aiutato con ottimi consigli, la mia famiglia mi ha sempre sostenuto e non mi ha mai fatto mancare niente. Sessa Silvia & Marika Carnali (3°B P.I.)


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I'm rapper

Rap, termine derivato dall'acronimo delle parole inglesi Rhythm And Poetry, è uno stile di vita sorto negli Stati Uniti d'America verso la fine degli anni sessanta e diventato parte di spicco della cultura moderna. Il termine è stato inventato dal cantante Joe Tex. Il Rap è la componente vocale della cultura hip hop e consiste essenzialmente nel "parlare" seguendo un certo ritmo. Questa tecnica vocale è eseguita da un MC (freestyler), mentre il DJ accompagna l'MC. Gli stili di ballo hip hop (specie la breakdance), il graffiti writing, il rapping e il DJing sono i quattro elementi della cultura hip hop, nata presso la comunità afroamericana e latinoamericana di New York nei primi anni settanta, come un riadattamento americano del DJ style, uno stile di reggae giamaicano ritenuto il principale precursore di questo genere. Dopo questa breve introduzione,

Bruno Esposito 

utile a capire cosa sia il Rap, sentiamo chi questo genere di musica lo pratica e lo fa nella propria vita. Il nostro compagno della 1B Tc, Bruno Esposito. Il mio nome è Bruno Esposito A.K.A (also known as – espressione inglese che significa "anche conosciuto come") Fyha. Scrivo musica Rap dal 2010, sono quasi tre anni. La mia passione per il Rap è nata semplicemente ascoltandolo: più mi avvicinavo alla cultura hip hop, più avevo voglia di provarci e da lì ho cominciato a scrivere, solo quattro mesi fa ho iniziato a produrre vere e proprie canzoni. Il mio AKA, ovvero Fyha, che in giamaicano significa Fuoco, l’ho scelto per

esprimere il fuoco che avevo dentro e che, tramite la musica, riuscivo a tirare fuori, dando il meglio di me. Cos’è il Rap per me? Per me il Rap è l’unico modo per esprimere tutto ciò che sento, tutto ciò che provo, ogni mio pensiero, lo metto in rima e acquista un senso. Ecco come mi sfogo! Il mio Rap tratta diversi argomenti, non ho un solo tema, riesco a scrivere su tutto. Il Rap si divide in Old School e New School. Io sono molto più orientato verso l’Old School, la “Nuova Scuola” parla di argomenti molto più commerciali, io invece preferi-

sco trattare di tematiche piuttosto serie, nel senso di cose vere che sento dentro. Non mi piace parlare di cose stupide o inventate, mi piacciono le tematiche legate alla realtà che vivo quotidianamente. Non contano le visualizzazioni su youtube, non contato le persone che ti seguono, l’importante è rimanere vero e “spingere la tua roba”. Faccio parte di un gruppo, Quei Bravi Ragazzi Crew, composto da me e mio fratello. Stiamo progettando un Mixtape ovvero un cd con basi già prodotte (Instrumental) e siamo alla ricerca di un Dj. Cosa penso della Scena italiana hip hop?...Una sola parola: Rip,“rimpiango il passato”. Ora il Rap è una moda che tutti seguono, non ha più un valore, per quello che penso io se qualcosa non cambia non vedremo più un nuovo Don Kaos, questi ultimi insieme a grandi altri artisti come Turi, Cor Veleno, Sacre Scuole e i Club Dogo ( Ai tempi di Mi Fist e Penna Capitale) Bassi Maestro Frankie HI-NRG MC ,ATPC, Sangue Misto, Gli articolo 31, 99 Posse, Esa, I Zona Dopa ,Yoshi (Aka Tormento) Inoki, Nesli, Piotta ,I Sottotono, I Flaminio Maphia , Stokka e Mad Buddy, Kiave, Dj gruff E Uomini di Mare, Questi sono tanti artisti che hanno fatto la storia del Rap italiano. La differenza tra oggi e 20 anni fa, è che prima il rap si faceva per protestare per creare disagio, oggi è l’inverso, tutti scrivono e rappano semplicemente per avere successo. Questo è il rap ed è un genere musicale spesso paragonato ad una gioventù “bruciata”, io credo sia il contrario, il Rap dovrebbe essere associato ad una gioventù che ha voglia di andare avanti, una gioventù che crede ancora in se stessa e che ama questa musica.. quindi credo sia sbagliato definirla una musica per “Disastrati”.

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SCELTA PER VOI DA We Are the World. USA for Africa There comes a time when we need a certain call When the world must come together as one There are people dying Oh, and it's time to lend a hand to life The greatest gift of all We can't go on pretending day by day That someone, somehow will soon make a change We're all a part of God's great big family And the truth - you know love is all we need coro We are the world, we are the children We are the ones who make a brighter day so let's start giving There's a choice we're making We're saving our own lives It's true we'll make a better day Just you and me Well, send'em you your heart So they know that someone cares And their lives will be stronger and free As God has shown us By turning stone to bread And so we all must lend a helping hand coro When you're down and out There seems no hope at all But if you just believe There's no way we can fall Well, well, well, let's realize That one change can only come When we stand together as one

Era il 1985 quando Michael Jackson e Lionel Richie scrissero We Are the World. We Are the World fu un singolo inciso a scopo benefico da USA for Africa e composto da tante celebrità della musica pop, tra cui Lionel Richie, Michael Jackson, Bruce Springsteen, Ray Charles,, Billy Joel, Tina Turner, Bob Dylan. Per questa canzone parteciparono 45 artisti oltre a quelli menzionati sopra, incluso lo stesso Bob Geldof ideatore del progetto Live Aid.

Traduzione

Arriva il momento in cui abbiamo bisogno di una chiamata particolare
 Quando il mondo ha bisogno di diventare una cosa sola C’è gente che muore E’ il momento di dare una mano alla vita Il più grande dono di tutti Non possiamo continuare giorno dopo giorno a far finta che Sarà qualcun altro a cambiare prima o poi Facciamo tutti parte di questa grande famiglia di Dio E la verità, e che l’amore è tutto ciò di cui abbiamo bisogno Noi siamo il mondo, noi siamo i bambini
 Siamo noi gli artefici di un domani più luminoso
 Allora, cominciamo a donare Stiamo facendo una scelta
Stiamo salvando le nostre stesse vite E’ vero, creeremo un domani migliore Lo faremo tu e io Be’, gli manderemo il tuo cuore
 Così capiranno che qualcuno pensa a loro E le loro vite diverranno più forti e libere
 Come Dio ci ha dimostrato
 Trasformando la pietra in pane Tutti noi dobbiamo dare una mano Quando ti senti giù e sei stremato
 Sembra non esserci alcuna speranza
 Ma se ci credi e basta Non potremo mai fallire Bene bene capiremo Che le cose potranno cambiare soltanto Quando saremo uniti come se fossimo una cosa sola


IL Scotti e bruciati

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chiaini) 

1 cucchiaino di bicarbonato



1 busta di cacao magro (3 cucchiai)



200 gr di burro



200 gr di noci



4 uova (delle quali un tuorlo viene messo da parte)

Procedimento:  In una terrina unire le tre uova con un bicchiere di zucchero e un bianco d’uovo

Dolce tipico Albanese

 Mettere da parte il quarto tuorlo



1 Kg di farina



1 Kg di zucchero

 Aggiungere farina , bicarbonato, cacao, noci sminuzzate, burro sciolto e miele. Lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo, se occorre, aggiungere altro burro



Mezzo barattolo di miele (6 cuc-

 Prendere una teglia ed un-

Ingredienti (dosi da convento):

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gerla di burro (o olio), versare l’impasto in modo uniforme  Sbattere il tuorlo, messo da parte in precedenza e stenderlo sulla superficie del dolce  Infornare per 40/45 minuti a 180°C  Versare in una pentola 1 l d’acqua e il restante zucchero, aggiungere del succo di limone ed alcune bucce. Far sciogliere lo zucchero e portare ad ebollizione  Solo una volta raffreddato il dolce, tagliarlo a rombi su un vassoio e bagnarlo con lo “sciroppo” di zucchero e limone  Coprire il dolce per far assorbire lo sciroppo


Giornalino Novembre 2012