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Pubblici); privato (mondo delle imprese); civile (organizzazioni della società civile, cioè i corpi sociali intermedi). Ciascuno di questi ha suoi propri principi regolativi ed è connotato da modi specifici di azione, ma tutti e tre devono interagire tra loro in maniera organica (cioè non sporadica) secondo i canoni del metodo deliberativo. L’ordine sociale, dunque, non è più basato sulla dicotomia pubblico-privato (ovvero su Stato e mercato) ma sulla tricotomia pubblico, privato, civile. Una efficace strategia per l’innovazione sociale deve riconoscere e fare propria una tale articolazione della società perché solo da essa può derivare la soluzione dei nuovi problemi dell’attuale passaggio d’epoca. Invero, tra le urgenze politico-culturali più pressanti vi è oggi quella di andare oltre le due concezioni di mercato finora dominanti. Da un lato, la visione del mercato come "male necessario", di un'istituzione cioè di cui non si può fare a meno, perché garanzia di progresso e successo economico, ma pur sempre un "male" da cui guardarsi e pertanto da tenere sotto controllo con la fissazione di vincoli stringenti. E' questa la posizione accolta dai teorici della cosiddetta "terza via", secondo cui occorre tenere separata la sfera dell'economia dal resto della società e servirsi della prima come strumento, per realizzare i fini che la seconda si prefigge. Sull'altro versante troviamo la concezione del mercato come mezzo per risolvere il problema politico. Si tratta di una concezione pienamente in sintonia con lo spirito - anche se non sempre con la prassi - del pensiero neoliberista che, appunto, mira a risolvere il problema politico per via essenzialmente economica. L'approdo verso cui tendere è piuttosto quello di realizzare le condizioni per un’economia di mercato pluralista, in cui possano operare, in modo autonomo e indipendente, accanto a imprese for profit anche soggetti economici che, pur non perseguendo il fine del profitto, sono ugualmente capaci di generare valore aggiunto, e quindi ricchezza. Sono questi i soggetti che compongono la variegata galassia del Terzo Settore (cooperative, imprese sociali, fondazioni di comunità). Si rammenti che, la difesa delle ragioni della libertà esige che il pluralismo venga difeso non solo nella sfera del politico – il che è ovvio – ma anche in quella dell’economico. Pluralista e democratica è dunque l’economia nella quale trovano posto, in primo luogo, più principi di organizzazione economica – da quello della ricerca del profitto a quello di reciprocità – senza che l’assetto istituzionale vigente privilegi, più o meno apertamente,

l’uno o l’altro; e secondariamente

l’economia nella quale si consente al consumatore non solamente di scegliere all’interno di un dato menu, ma anche di consentirgli di poter “dire la sua” a proposito della composizione dello stesso menu. E’ questo il senso del c.d. “voto col portafoglio”, altro esempio notevole di innovazione sociale. (Si pensi al cash-mob introdotto per la prima volta negli USA nel 2011). 5

Prefazione al primo rapporto sullinnovazione sociale in italia 1  

http://classedirigente.italiacamp.com/images/PREFAZIONE_al_Primo_Rapporto_sullInnovazione_Sociale_in_Italia_1.pdf

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