Page 1

CJOSUL mensile friulano di informazione sportiva

WORK IN PROGRESS VERSO UN CJOSUL MAI VISTO

AGOSTO 2019 N.29


CJOSUL Par furlan, cjosul e je chê peraule che si dopre cuant che ti mancjin lis peraulis.

Alberto Zanotto alberto.zanotto@cjosul.it Alessandro Poli alessandro.poli@cjosul.it Cristian Trevisan cristian.trevisan@cjosul.it Enrico Arcolin enrico.arcolin@cjosul.it Francesco Paissan francesco.paissan@cjosul.it Gianmaria Monticelli gianmaria.monticelli@cjosul.it Ilaria Pia D’Errico ilariapia.derr@gmail.com Marco Michielis marco.michielis@cjosul.it Marzio Paggiaro marzio.paggiaro@cjosul.it Mattia Meroi mattia.meroi@cjosul.it Simone Narduzzi simone.narduzzi@cjosul.it Tommaso Montanari tommaso.montanari@cjosul.it Tommaso Nin tommaso.nin@cjosul.it Valentino Riva valentino.riva@cjosul.it

Graphic design Veronica Duriavig veronica.duriavig@gmail.com www.veronicaduriavig.it Copyright titolare dei diritti 2018 copertina: foto Petrussi

Un attrezzo, una pietanza, un pennarello oppure un libro. Cjosul è quel termine che in friulano può assumere diverse connotazioni a seconda della situazione in cui esso viene impiegato. Nel nostro caso, Cjosul è una rivista, una rivista digitale a cadenza mensile che si propone di raccontare lo sport dagli occhi di chi lo vive in prima persona e in tutte le sue sfaccettature: calcio, basket, cinema o fumetti. Ogni aspetto della nostra vita può essere toccato dallo sport che amiamo. Ogni aspetto della nostra vita può diventare Cjosul. La redazione di Cjosul è composta in gran parte da studenti che vogliono avvicinarsi al mondo del giornalismo sportivo e lo vogliono fare all’interno di un ambiente giovane, in cui ogni proposta è accolta con entusiasmo. Rodato o ancora acerbo, ogni aspirante giornalista è il benvenuto in Cjosul. Il nostro obiettivo? Una crescita del gruppo che comporti inevitabilmente la maturazione professionale di ogni singolo partecipante.


EDITORIALE di Simone Narduzzi

Fossilizzarsi è un modo indolore

per restare sempre un po’ indietro. Lasciarsi superare dal nuovo che

avanza con il pensiero di voler fare

perennemente la stessa cosa. Lo stesso stile, gli stessi argomenti, lo stesso modo di trattare lo sport. Cjosul

non vuole restare fermo, non vuole

fossilizzarsi. Cjosul si evolve per

crescere ancora. Il formato ridotto di questo mese non deve trarre in

inganno: è il bozzolo da cui nascerà un nuovo magazine, un nuovo Cjosul.

Più attento alle esigenze dei propri

lettori, più ampio per scandagliare lo sport friulano in ogni suo aspetto.

Stiamo lavorando per voi. Senza tregua. Il nuovo Cjosul sta arrivando. Stay tuned.

Join Cjosul.

LUGLIO 2019 CJOSUL


CJOSUL

UNA ZEBRA A POIS di Mattia Meroi

mattia.meroi@cjosul.it

«Non serve a niente rifugiarsi nei sogni, è dimenticarsi di vivere».

Foto: Foto Petrussi

La frase che Albus Silente rivolge a Harry Potter nella celebre saga di J.K. Rowling traslata all’Udinese del momento l’ha tirata fuori dal cilindro Igor Tudor. L’allenatore bianconero, ai nastri di partenza, ha fatto presente che sognare va bene, ma eccedere nei sogni è autolesio-

REALISMO TUDORIANO

CJOSUL | AGOSTO 2019

4


UMA ZEBRA A POIS

nistico. Lo ha ricordato alla sua gente, a quel popolo friulano che, se dopo una stagione come quella precedente riesce a migliorare il numero delle tessere abbonate allo stadio, significa che ha qualcosa di magico come Harry. Quello di Tudor non è lo «stin calmus» di guidoliniana memoria, è un guardare in faccia la realtà, essere onesti intellettualmente. «Sono realista. Questa squadra può lottare solo per salvarsi. Non sono scontento del mercato, ma se si crede di poter puntare a un piazzamento europeo o si considera il sottoscritto un mix di Guardiola e Klopp oppure si pensa che la squadra si sia rinforzata del 40%. Sono pazzie». Condividiamo. Non è un modo per tirare via le caramelle al tifoso, bensì è avvertire gli appassionati di bianconero friulano di ciò che li aspetta. Logica. È quella che usa Tudor quando dice che nelle recenti stagioni questa rosa si è salvata solo nelle ultime giornate. E non essendo state fatte grandi modifiche, viene spontaneo pensare che l’obiettivo resti sempre lo stesso: salvarsi. La sola speranza può essere quella di soffrire un po’ meno. Il tecnico croato ha lasciato intendere che chi parla di Europa al bar, sui social o addirittura sui giornali non è conscio del reale valore dei suoi uomini. Lo ha fatto prima di battere il Sudtirol in una partita dove i suoi giocatori hanno messo in evidenza qualche lacuna nonostante il successo per 3-1. Lo ha fatto in una conferenza stampa che non è stata come le altre. Non si è trattato del ritrovo allenatoregiornalisti in cui sono volate le solite frasi di circostanza. È stata un’occasione per le battute di spirito. «La Fiorentina vuole De Paul? Anche noi vogliamo Chiesa, il problema è che costa 100 milioni». Ma soprattutto è stato il momento in cui l’allenatore dell’Udinese ha voluto placare le aspettative e tutelarsi. Il paradosso è che l’eccesso della tutela personale rischi di trasformarsi in un boomerang. Viene difficile pensare che le sue parole abbiano trovato apprezzamenti ai piani alti della società. Di conseguenza, nelle prime due gare casalinghe, sarà chiamato a fare risultati. Perché un bottino magro o nullo con dichiarazioni analoghe in conferenza stampa, sarebbero un pericolo per il suo futuro friulano. La sua conferma è arrivata a furor di popolo, ma si spera che non sia conferma con relativa fiducia come fu quella per Gigi Delneri, che venne esonerato dopo

poche gare di campionato qualche stagione fa. Marino. Un’altra decisione che ha suscitato l’approvazione della gente è stata il ritorno di Pierpaolo Marino. Dirigente storico, che ha portato a Udine tantissimi grandi calciatori, l’ultimo dei quali Totò Di Natale. Insomma, un uomo chiave delle qualificazioni europee dell’Udinese è tornato a casa. Ma quanti e quali mansioni/poteri detiene? Domanda che in molti si fanno. Resta il fatto che il nuovo direttore dell’area tecnica, nella sua conferenza stampa di presentazione, ha precisato che «non dobbiamo ragionare solo sulla salvezza, ma nel medio periodo dobbiamo finire nella parte sinistra della classifica». Sembrano parole che non combaciano pienamente con quelle espresse dall’allenatore a cui facevamo riferimento prima. In ogni caso, Marino ha tenuto a precisare che ci vorrà del tempo prima di vedere i frutti del lavoro. Questo spiega la durata triennale del suo contratto con l’Udinese. Da qui alle prossime tre stagioni si dovrebbe vedere una crescita della squadra che non deve per forza concludersi con l’Europa League, ma si dovrà viaggiare verso la sempre più tranquilla permanenza nella categoria. Per farlo, si dovrà dare continuità a un progetto o a un programma in base al termine che si preferisce. Continuità tecnica dicasi allenatore. Troppi i mister che si sono succeduti sulla panchina friulana negli ultimi anni per poter pensare di andare lontano. L’ultimo che ha iniziato e terminato un campionato è stato Andrea Stramaccioni nel 2014-2015. Da lì in avanti ci sono stati nove cambi al timone in quattro anni. Igor Tudor ha dimostrato il suo valore salvando l’Udinese due volte e dovrà almeno terminare la stagione che sta per cominciare. Mercato. Ma se il tecnico ha dimostrato di poter stare dove sta, il resto lo fa la società che allestisce la rosa. La parola rivoluzione non è presente nel vocabolario di Gino Pozzo. L’ossatura (molti diranno mediocre) di questa squadra è la stessa da tempo. Non bastano pochi elementi per invertire quello che ormai è il trend degli ultimi anni: la salvezza rosicchiata con estrema fatica. Jajalo, migliore in campo contro il Sudtirol, ha toccato molti palloni e ha smistato bene. Contro una squadra di categoria inferiore ha fatto la differenza. Resta da vedere contro i pari grado se riuscirà a

5

esprimersi sullo stesso livello. L’arrivo di Nestorovski si è reso necessario vista la partenza di Okaka, dal momento che Teodorczyk è ancora un punto interrogativo e non ci sono altre prime punte nella rosa bianconera. L’ex Palermo è reduce da buone stagioni in B con i rosanero. La speranza è che possa raggiungere la doppia cifra e dare un contributo determinante anche in Friuli. La difesa con Becao ha trovato l’inserimento di un giovane ventitreenne, ma con già parecchia esperienza internazionale dato che ha giocato la Champions League con il Cska Mosca. Walace è arrivato dall’Hannover e va a rinforzare un centrocampo che ha tanti punti di domanda. Il primo riguarda Barak. Rivedremo il ceco sui livelli della prima stagione? Ce lo auguriamo. Tudor ha fatto capire di essere concentrato solo sul campo. Anche perché non avrebbe senso pensare ad altre cose visto che, usando parole sue: «Ci sono società dove l’allenatore può incidere più sulle scelte di mercato e altre società in cui può incidere meno. Voi sapete quanto può incidere un allenatore dell’Udinese nella campagna acquisti e cessioni…» Si, lo sappiamo. Poco. Rivali. Quante volte ci siamo sorbiti dai mister il ritornello del «Pensiamo solo a noi», «Guardiamo in casa nostra»? Tantissime. Tudor ha modificato questa usanza tirando fuori lui stesso dati difficilmente controvertibili. «Vedo un Cagliari che ha fatto una squadra impressionante, il Genoa che si è rinforzato molto, la Spal che negli ultimi due anni si è salvata tranquillamente, il Bologna con Mihajilovic ha dimostrato di avere una marcia in più… Ci aspetta una stagione molto difficile». Oggettivamente le rivali dei bianconeri hanno investito parecchio. E hanno fatto acquisti di un target superiore alla salvezza. Rog, Nainggolan in Sardegna; Schone, Pinamonti, Saponara in Liguria… I bassi ingaggi impediscono operazioni analoghe anche qui. È raro vedere l’Udinese acquistare giocatori affermati e dall’usato sicuro, bensì si opta per giovani di prospettiva, ma con risultati che non sono minimamente comparabili a quelle degli anni passati. Che sia il caso di inventarsi qualcosa di nuovo? Forse sì. Allora prima di tutto urge seguire il realismo tudoriano. Perché rifugiarsi troppo nei sogni significa dimenticarsi di vivere. CJOSUL | AGOSTO 2019


CJOSUL

RAMARRO RAMPANTE Alessandro Poli

alessandro.poli@cjosul.it

Passo falso ed eliminazione: se lo scorso campionato di Serie C aveva visto entrambe le sfide tra Pordenone e FeralpiSalò finire in pareggio, questa volta in Coppa Italia sono stati i lombardi ad avere la meglio, vincendo per 2-1 nel primo match ufficiale disputato dai ramarri allo stadio Friuli, l’11 agosto. Troppi errori secondo Tesser, che prova quindi a correre ai ripari in un’ultima amichevole a Caldogno contro il Vicenza, altro ex compagno di categoria dei neroverdi. Ma anche questa partita, specularmente alla precedente, si conclude con una vittoria dei veneti per 3-2 quando durante lo scorso campionato l’andata e il ritorno tra queste due formazioni si erano conclusi in pareggio. I primi mugugni dei tifosi più pessimisti non tardano allora ad arrivare, e sostituiscono quasi totalmente i commenti positivi che si erano avuti nei mesi precedenti: c’è ora chi parla di poca concentrazione e profetizza un ritorno in C, e chi invece sdrammatizza, ricorrendo al più volte sentito inciso «è calcio d’agosto». Il mister dal canto suo si limita a dire che ci sono stati troppi gol subiti, e dunque qualcosa non ha funzionato in difesa, mentre davanti è mancata quella cattiveria che aveva contraddistinto i ramarri nella scorsa annata. Quel che è certo è solo il poco tempo a disposizione per rimettersi in sesto, dato che lunedì 26, al Friuli, si svolgerà una prima di CJOSUL | LUGLIO 2019

campionato per nulla semplice, contro il Frosinone, che dopo la retrocessione dalla Serie A punta almeno ai playoff di B. Ci sarà bisogno, per quel giorno, di una squadra più unita e solida in attacco e in difesa, e di un contributo più forte degli ultimi acquisti – in particolare Pobega, a segno in Coppa, e Monachello, che nello stesso match ha dato segnali positivi – finora poco schierati da Tesser ma che potrebbero colmare quel gap che ancora divide il vecchio Pordenone di C da un nuovo team, a cui è chiesto di non sfigurare in Serie B.

LE ALTRE FORMAZIONI FVG Altra storia in casa Triestina, con gli alabardati che si fanno trovare pronti all’esordio casalingo di domenica 25 contro il Gubbio. Forti già di una vittoria ufficiale con una squadra di pari categoria (anche se non dello stesso girone), ossia in Coppa Italia contro la Cavese per 3-1, i giuliani sono riusciti a tener testa anche nel successivo turno contro il Perugia, team di caratura superiore, salvo poi uscirne sconfitti per 1-0. Ancora più sicurezza si è vista però nell’amichevole contro la Juve: i bianconeri scesi in campo con l’assetto titolare – Ronaldo a parte – sono riusciti a vincere solo grazie a un super pallonetto di Dybala, che non è riuscito a raddoppiare nemmeno su rigore, trovando lui e gli altri attaccanti juventini davanti a sé un Offredi in gran forma e capace di ottime parate. Sul finale gli alabardati si sono poi spinti in avanti, arrivando a due tiri in porta, uno parato da Szczesny e l’altro deviato dallo stesso sulla traversa. In Serie D da registrare soltanto i risultati della Coppa Italia di categoria: un sonoro 5-1 del Chions sulla neopromossa San Luigi e una vittoria ai rigori del ripescato Tamai sui padovani della Luparense. Domenica 25 i chionesi saranno attesi in casa del Cjarlins, che ha saltato un turno in virtù della sua posizione più alta nella scorsa stagione, mentre il Tamai se la vedrà con altri padovani, stavolta a Campodarsego.

6


Non è un buon inizio LE PRIME SCONFITTE STAGIONALI PESANO SUL MORALE DI GIOCATORI E TIFOSI NEROVERDI, ATTESI DA UN NON FACILE DEBUTTO IN B 7

CJOSUL | LUGLIO 2019


CJOSUL

ESTATE AZZURRA Alberto Zanotto

alberto.zanotto@cjosul.it

U

n’altra estate se ne va, e con lei i tornei giovanili a cui hanno preso parte anche i nostri azzurrini. È tempo quindi di fare un bilancio. Finale europea per l’U17, eliminazione ai gironi per l’U19, quarto posto mondiale per l’U20 e eliminazione ai gironi per l’U21; questo il resoconto di quanto fatto dalle nostre nazionali in questi mesi di relax, per molti di noi, ma di duro lavoro per loro. Partendo dal presupposto che già l’estate scorsa l’Italia era riuscita a ben figurare su più fronti (finale europea con U17 e U19), qualcosa in più poteva essere fatto, soprattutto con l’U21, che giocava in casa e vantava una rosa di tutto

rispetto, ben più attrezzata di altre nazionali come Germania e Romania che invece hanno disputato un ottimo Europeo arrivando tra le migliori quattro squadre del torneo. Non possiamo, però, ritenere questa una situazione preoccupante come lo è stata negli ultimi anni perché quasi metà degli U21 che hanno fatto parte di questa spedizione rappresentano già l’ossatura centrale sulla quale la nazionale di Mancini affonda le proprie radici. Barella, Chiesa, Pellegrini, ma anche Kean e Zaniolo sono tutti giocatori su cui l’ex allenatore dell’Inter ha già da tempo deciso di puntare in vista degli Europei dell’estate prossima. É forse anche questo uno dei motivi per cui la squadra di Di Biagio non è riuscita a dare il meglio di sé, avendo appunto molti giocatori con la testa già alla nazionale maggiore. Lasciamoci dunque alle spalle questa delusione, che tanto drammatica in fondo non è, e diamo fiducia a Mancini il quale ha già dimostrato di poter fare grandi cose con questi ragazzi. Altro appuntamento dell’estate è stato il Mondiale U20, una vetrina nella quale l’Italia di Nicolato ha dimostrato di essere un gruppo solidissimo e al livello delle grandi. Giocatori come Pinamonti, Salvatore Esposito e Luca Pellegrini hanno fatto vedere grandi cose, non a caso l’estate di tutti e tre è stata caratterizzata da manovre di mercato. Il centravanti ex Frosinone sarà il faro dell’attacco del Grifone, il centrocampista classe ’00 è passato al Chievo e probabilmente sarà lui il regista della squadra di Marcolini in B, mentre il terzino, dopo esser stato acquistato dalla Juventus, è tornato in prestito a Cagliari, dove lo aspetterà un’altra stagione da titolare in Serie A. In più, dopo l’esonero di Di Biagio, l’approdo di Nicolato sulla panchina dell’U21 e l’imminente cambio generazionale, saranno loro i protagonisti di questa rinnovata selezione. Passando all’U19, gli aspetti da analizzare diventano più numerosi. I selezionati da Nunziata per gli Europei di categoria erano tutti (tranne Udogie) giocatori affermati del campionato Primavera e con qualche presenza in prima squadra. Giocatori come Piccoli, Fagioli, Merola e Salcedo nel torneo giovanile italiano hanno dimostrato di saper fare grandi cose e di poter consentire all’Italia un futuro brillante, ma non hanno ancora fatto quel salto di qualità che ci permetterebbe di incoronarli già come dei futuri campioni. Analizzando i giocatori delle altre nazionali U19 che hanno partecipato all’Euro-

9

peo, si può notare come Ferran Torres, Bryan Gil, Barrenetxea, esterni offensivi della Spagna, e Badiashile, possente difensore centrale della Francia, siano già giocatori saldi nelle corrispondenti prime squadre. Certo, questi sono l’eccellenza del calcio giovanile europeo, ma se anche noi vogliamo che i nostri giocatori lo siano, allora serve qualcosa di più, serve l’apertura delle società e la voglia di rischiare degli allenatori, ovvero quello che è mancato in questi anni bui al calcio italiano. Tornando indietro fino a maggio, troviamo infine l’U17, selezione che anche quest’anno ci ha fatto divertire e sognare. Sono già due anni che la nazionale di Nunziata arriva in finale agli Europei e questo prova il fatto che di giocatori su cui lavorare e da far lavorare ce ne siano. Il prossimo torneo che li aspetta è il Mondiale, un grande traguardo per i nostri azzurrini che potranno dunque sfruttare l’occasione per dimostrare non solo all’Europa, ma al mondo intero di che pasta sono fatti. La stagione che sta per iniziare li vedrà protagonisti nel campionato Primavera e giocatori come Panada, Pirola, Sekulov e Tongya sono pronti ad affrontare la nuova sfida. Questo campionato servirà loro come rampa di lancio verso il calcio che conta e servirà agli allenatori per capire chi è pronto per il salto in prima squadra. Poi c’è Esposito che, dopo appena undici presenze con l’Inter Primavera, sembra già pronto per il salto in prima squadra e Conte lo ha capito. Ovviamente con attaccanti come Lautaro, Lukaku e Sanchez, la concorrenza si fa agguerrita e la sua permanenza in prima squadra è sempre meno auspicabile, ma che lui sia già pronto è un dato di fatto, lo ha dimostrato lui stesso. Traendo le conclusioni di fine estate, dunque, c’è da dire che i miglioramenti si vedono, se solo pensiamo a quello che succedeva due o tre anni fa… I meriti vanno sicuramente a Mancini, a Viscidi (coordinatore delle Nazionali giovanili), alla Figc e alla «rivoluzione» messa in atto dopo la disfatta, ma anche alle società e agli allenatori dei club che piano piano stanno ampliando le proprie vedute, decidendo di rischiare puntando sui giovani. Ma dopo tutto poco importa di chi siano i meriti, l’importante è che l’Italia torni ad essere l’Italia…fortunatamente è questo quello che sta succedendo. CJOSUL | LUGLIO 2019


CJOSUL

In un palazzetto Carnera parecchio pieno, con un Settore D già caldo e vicinissimo alla squadra, lunedì 19 agosto alle ore 18 è stata svelata ai tifosi e alla stampa la prima squadra dell’Apu Old Wild West per la stagione 2019-2020. La squadra è stata presentata al suo primo giorno di scuola; infatti, dopo la presentazione, si è allenata agli ordini di Coach Alessandro Ramagli, dei vice coach Andrea Bonacina e Giovanni Battista Gerometta e al preparatore atletico Giacomo Braida. Il team si è esibito in un paio di esercitazioni elementari con il pallone e un po’ di stretching. Da sottolineare il fatto che non si segnalano ritardi di condizione, anche per i lungodegenti Giacomo Zilli (problemi all’anca) e Capitan Riccardo Cortese (intervento di pulizia al ginocchio e rottura del gomito nella passata stagione). Il coach prima di presentare i ragazzi ha voluto chiarire ai supporters accorsi che è molto soddisfatto di essere giunto a lavorare a Udine, in una piazza sempre più appassionata e anche perché è stato creato un gruppo che secondo il tecnico livornese potrebbe portare al giusto mix tra giovani ed esperti, e perché no, a sognare quello che non si è voluto citare.... il pubblico anche quest’anno sarà esigente. Ci saranno indubbiamente delle pressioni durante la stagione e dei periodi di difficoltà. Al tecnico è stata data la miscela. Al suo lavoro spetterà formare un mix esplosivo. Tra l’entusiasmo generale e i cori del settore D viene presentata la squadra al completo, compresi i giovani ragazzi del

settore giovanile, che Ramagli vorrebbe tenere in maggiore considerazione, magari regalando loro dopo tanto lavoro qualche minuto e attenzione. Come ha detto lo stesso Ramagli, non si è obbligati a vincere il campionato, benché la squadra cercherà di ottenere il massimo in tutte le partite, come hanno confermato anche i giocatori, soprattutto Capitan Cortese che ha una grandissima voglia di rivalsa. La squadra sarà al completo da sabato quando dovrebbe arrivare in quel di Udine Gerald Beverly. Ecco dunque presentarsi uno alla volta i giocatori: i play Lorenzo Pen, confermato da poco, e Andrea Amato, da Verona. Le ali: Michele Antonutti, Riccardo Cortese, Mihajlo Jerkovic e Augustin Fabi. In guardia troviamo TJ Cromer e Vittorio Nobile. Come centro Giacomo Zilli. Con loro sono stati presentati come detto i ragazzi delle giovanili che si alterneranno in presenza con la prima squadra nelle amichevoli e nei match ufficiali dell’Apu: parliamo di Daniel Ohenen, Enrico Micalich, Pietro Di Giovanni, Riccardo Azzano, Matteo Minisini, Luigi Cautiero e Stefano Monticelli. Questa sarà la batteria di giocatori che avranno a disposizione Coach Ramagli e il suo team durante la preparazione a Udine e a partire da lunedì prossimo a Gemona, dove i ragazzi inizieranno subito ad usare la palla ed ad affrontare i soliti carichi atletici per riempire di benzina il serbatoio in vista del campionato. Venerdì 30 Agosto sarà già l’ora del basket giocato, con la prima partita del torneo Bh di Lignano alle ore 21.15 contro la scudettata Reyer Venezia che tra le sue fila annovera anche Francesco Ciccio Pellegrino. Sabato 31 Agosto ci sarà la finale per 1mo/2o posto e per 3o e 4o posto contro o la vincente o la perdente di Virtus Bologna e Happy Casa Brindisi.

Domenica 8 settembre a Cividale del Friuli la Gsa andrà in scena nel Memorial Pajetta contro il Basket Kleb Ferrara alle 18. Mercoledì 11 settembre a Suzzara ci sarà lo scrimmage contro gli Stings Mantova. Domenica 15 Settembre alle 18 a Villafranca si giocherà contro la Tezenis Verona, una delle maggiori candidate alla promozione con i friulani. Domenica 22 Settembre ci dovrebbe essere l’esordio dell’Old Wild West Apu Udine nella Supercoppa Italiana. Mercoledì 25 settembre alle 20 a Corno di Rosazzo amichevole contro il KK Sencūr. Nel weekend del 28 possibile final four di SuperCoppa Italiana o amichevole sabato 28 settembre alle ore 20 contro il Polzela. L’OWW Udine è pronta a dare spettacolo! Siete pronti a seguirla?


CJOSUL


CJOSUL

SOLO COTONE

Valentino Riva

valentino.riva@cjosul.it

Gli Europei made in Friuli regalano il bronzo all’Italia U16 CJOSUL | LUGLIO 2019

12


SOLO COTONE

Foto: https://live.staticflickr.com/65535/48566724891_8139dfaa3f_h.jpg

13

CJOSUL | LUGLIO 2019


CJOSUL

B >> SEGUE

L’Italia, guidata dalla vecchia gloria della palla a spicchi Gregor Fucka, nella prima fase si classifica al primo posto del suo girone, prima battendo la Germania e la Croazia, poi però incappando in una sconfitta contro la Russia alla terza partita. Agli ottavi di finale incontra la Lettonia che supera nettamente per 82-62, vittoria che la fa approdare ai quarti contro la Grecia, vinti anch’essi, in una partita tiratissima, per 64-63. La Nazionale italiana, arrivata alle semifinali, affronta la Francia, una squadra molto fisica, che blocca la cavalcata azzurra verso la finale, imponendosi per 56-73. Per l’Italia è quindi finale per il terzo-quarto posto. Ci si rivede contro la Russia, già incontrata nella fase a gironi, solo che questa volta, dopo una partita epica, a domare gli avversari sono gli italiani, che conquistano quindi una meritatissima medaglia di bronzo. Tra le file azzurre ha spiccato tra tutti Matteo Spagnolo, guardia appartenente al fiorente vivaio del Real Madrid, che, con 16.3 punti di media a partita e un’ottima precisione al tiro dalla media distanza, ha trascinato l’Italia a questo importante traguardo, meritandosi di entrare nel quintetto ideale della competizione europea. Da urlo sono state le sue prestazioni nella fase a gironi. Poi, partita dopo partita, sono emersi anche altri importanti profili della compagine azzurra, tra cui quello di Davide Casarin dell’Umana Reyer, un’altra guardia molto completa, che fa delle penetrazioni in terzo tempo la sua arma più micidiale. Nel reparto lunghi degne di nota sono state le performance di Tommaso Marangoni, ala forte molto mobile del Basket Brescia, che alterna bene il gioco da sotto alle conclusioni dall’arco, e quelle di Ivan Onojaife, appartenente al Don Bosco Livorno, ottimo rimbalzista e buon punto di riferimento nell’area pitturata. In cabina di regia NiCJOSUL | AGOSTO 2019

cola Giordano, di proprietà del Marghera, ha garantito un giusto mix di impostazione della manovra e conclusioni da fuori, spesso tirando anche qualche metro più in là della linea dei tre punti. Alla fine della competizione è stata premiata la compagine spagnola, che ha messo in campo una squadra molto solida, soprattutto in difesa, che ha saputo scardinare in finale il gioco offensivo della corazzata francese, ricchissima di talento individuale, ma a volte un po’ carente nell’organizzazione della difesa e nel gioco di squadra. Parliamo comunque di campionati giovanili, che hanno sì offerto una buona dose di spettacolo agli spettatori, ma che hanno evidenziato in vari casi anche un’evidente incostanza nel rendimento delle squadre, proprio come conseguenza della giovane età dei cestisti. Probabilmente vari giocatori che hanno calcato i parquet di questa manifestazione in futuro li vedremo ad alti livelli, chissà, forse in Eurolega o addirittura in Nba. È vero che potrebbe essere prematuro dire con certezza che i giocatori che si sono distinti in questo Europeo riusciranno a raggiungere quei tornei di alta fascia: ci vuole infatti molto tempo e tanto impegno. Nonostante questo, vi forniamo qui sotto una lista dei migliori prospetti visti nella competizione. Magari tra qualche anno potremo dire che la nostra redazione di Cjosul sia stata in grado di individuare in anticipo qualche star Nba o qualche giocatore che avrà scritto nuove pagine del basket europeo!

Croazia: Ivisic Estonia: Reinart Francia: Traore, Wembanyama, Dieng, Bal, Dessert Germania: Hanzalek, Schroder Israele: Sharp, Gol Italia: Spagnolo, Casarin Lituania: Murauskas, Sargiunas Russia: Niagu Serbia: Belic, Radovanovic Slovenia: Ciani, Klavzar Spagna: Dominguez Gonzalez, Nunez Garcia Turchia: Bona, Uzun 14

foto https://www.oasport.it/wp-content/uploads/bfi_thumb/image-ocdfa2a557jwmaoiqe9wivudl3pwrspy1pccnsnqww.jpg

ronzo all’Italia, argento per la Francia e oro per la Spagna. Questo è il podio degli Europei Under 16 svoltisi dal 9 al 17 agosto a Udine, giocati al Palasport Carnera e nel Palazzetto Vecchiato della vicina Pasian di Prato. Degli Europei seguitissimi, che hanno riversato nel capoluogo friulano supporter da tutta Europa e hanno spinto i tifosi locali a seguire questo nuovo evento di basket internazionale in città, organizzato da Davide Micalich e dai suoi collaboratori.


CJOSUL

15

CJOSUL | AGOSTO 2019


CJOSUL

IN ATHLETA VERITAS Ilaria Pia D’Errico

ilariapia.derr@gmail.com

Foto: Scott Flathouse (Copertina), Velence ETU U23 Triathlon European Championships (Foto 1), Triatlo Portugal (Foto 2), Viviane’s Logbooklet (foto 3), Middle Distance - Porec (Foto 4), Triathlon dell’orso (Foto 5


5), Triathlon di Trevignano Romano (foto 6)

CJOSUL

Cosa viene in mente quando si pensa al triathlon? La prima idea, probabilmente, è legata alla fatica ma, essendo comunque uno sport, la accettiamo come cosa normale, scontata. La seconda è sicuramente connessa all’impossibilità di farcela. Come può, una persona qualunque, che nella sua vita ha fatto al massimo i tornei di calcetto con gli amici di quartiere, o che si trascina con fatica in palestra, solo per sentirsi meglio con il proprio corpo e, soprattutto, con la propria coscienza, pretendere di intraprendere uno sport che addirittura ne includa tre? Questa è solo una delle mille domande che ci si potrebbe porre al riguardo. A tal proposito chi meglio degli atleti che lo praticano potrebbe risponderci? È per questo che abbiamo raccolto le testimonianze di due triatleti, Sara Papais e Sebastiàn Filelfi, per conoscere in che modo hanno deciso di intraprendere questa di-

17

sciplina, quali sono le difficoltà da affrontare e, soprattutto, se sia possibile praticarla per chiunque. Ma andiamo ad analizzare i fatti. La prima atleta che ci parla della sua esperienza nel triathlon è Sara Papais, giovane sportiva veneta, di 24 anni. Sta frequentando la facoltà di Scienze e tecnologie alimentari all’Università degli studi di Udine, dove ha conseguito la laurea triennale nello stesso campo. Le abbiamo chiesto come si è avvicinata al triathlon e quali sono le accortezze che prenderebbe se dovesse ricominciare da capo. «In quarta elementare i miei genitori mi hanno fatto iniziare un corso di nuoto, giusto per imparare a nuotare. Mio fratello ha sempre nuotato, quindi per me era un ambiente ormai conosciuto. Mi piaceva abbastanza, perciò ho continuato anche dopo aver imparato a “stare a galla”. L’anno dopo, quelli della squadra locale mi hanno proposto di diventare una di loro, dal momento che credevano fossi abbastanza brava. Verso la terza media, d’estate, sono andata con mio fratello a vedere una gara di triathlon. Non sapevo nemmeno cosa fosse. Mi era piaciuta molto, così decisi che l’anno successivo avrei provato anch’io a parteciparvi. A casa mia c’è sempre stata la passione per le bici nell’aria, grazie a mio padre che ha pedalato sin da giovane. Dal momento che nuotavo, credevo di avere abbastanza fiato per correre e quindi ho voluto mettermi in gioco. Le gare dei giovanissimi, poi, sono abbastanza corte, un po’ alla portata di tutti. Quindi, anche non essendo bravissima in bici, sapevo che sarei stata in grado di completare il circuito. Ed CJOSUL | AGOSTO 2019


CJOSUL >> SEGUE

infatti, alla fine, sono arrivata quarta, nonostante avessi una bici che pesasse più di me, e da lì mi sono sempre più avvicinata al mondo di questo sport». «Mi piaceva andare in bici ma, per me, la parte più difficile è stata il ciclismo. Essendo uno sport tecnico, molto diverso dal nuoto e rispetto alla corsa, ho avuto un po’ più difficoltà. In realtà, ce le ho tutt’ora, nonostante ormai siano nove anni che gareggio come triatleta. Però, mi sono sempre divertita. Ho poi preso parte ad altre due gare e, pian piano, ho iniziato a spostarmi nel triathlon. Anche perché, per una ragazza, quando inizi ad avere all’incirca quindici anni, e non sei molto

forte, non hai molto futuro nel campo del nuoto. Così ho iniziato, perché credevo di essere abbastanza brava. Mi sono iscritta con la squadra del centro universitario sportivo di Udine e, partendo da delle garette regionali, sono poi arrivata a fare delle gare più importanti, come la Coppa Italia. Ho iniziato a fare degli allenamenti sempre più specifici. Avevo un allenatore che mi seguiva, che mi ha dato una mano con gli allenamenti. Pian piano sono cresciuta e ho iniziato a fare gare sempre più serie, anche internazionali. A sedici anni, ho partecipato al mio primo Campionato europeo, che era a staffetta, e da lì mi sono dedicata a tempo pieno al triathlon. Essendo una multi-disciplina, non ti annoia mai, perché puoi variare, magari dedicando un giorno al nuoto, uno alla bici ed uno alla corsa, in modo da avere sempre qualcosa di diverso da fare». «Una delle gare che mi ha dato più soddisfazione è stata la coppa Europa di Madrid di qualche anno fa. È stato il mio primo podio in una gara internazionale. Ero lì anche con il mio allenatore e mi sono goduta la soddisfazione di essere riuscita, grazie a tutto il lavoro fatto, ad arrivare in quella posizione. Secondo me, nelle prime gare soprattutto, non bisognerebbe pensare al risultato finale ma piuttosto a divertirsi. Per quanto riguarda le cose a cui starei più attenta se dovessi cominciare dall’inizio, venendo dal nuoto, direi soprattutto il luogo in cui si svolge la gara. All’inizio, credo sia meglio scegliere gare in cui si nuota in piscina o in lago, dove,

CJOSUL | AGOSTO 2019

18

non essendoci onde, è meno probabile che si possano avere degli attacchi di panico». Il secondo atleta intervistato si chiama Sebastiàn Lucio Filelfi ed è nato a Frosinone da genitori argentini. Ha 24 anni e ha appena conseguito la laurea magistrale in Scienze dello sport all’Università di Udine. Ci ha voluto parlare delle sue prime esperienze e di come vada affrontata quella che lui stesso definisce quasi come una lotta per la sopravvivenza ma che alla fine riesce sempre a lasciarti un senso di soddisfazione, a prescindere dal risultato.


CJOSUL

«Decisi di entrare nel ciclismo che ero praticamente un bambino. Un giorno, per caso, incontrai il parroco della mia fazione che mi diede un volantino rosa che pubblicizzava una garetta di bici per bambini che si sarebbe svolta nel mio paese. La cosa mi incuriosì, così mi ci feci accompagnare da mia sorella e lì scoprì che non me la cavavo male. Fu la mia prima vittoria, avevo il numero 99. Numero che è poi diventato un po’ un portafortuna, tanto da stamparlo poi sulle bici successive. Cercai una squadra di ciclismo vicina e decisi di iniziare ad allenarmi con loro. Successivamente, scoprii di essere stato acquistato da una squadra di Roma, che mi permise di entrare a far parte della categoria Juniores. Iniziarono ad investire su di me, procurandomi l’attrezzatura giusta e la mia prima bici da crono. Gareggiai con loro più o meno fino alla fine delle superiori, quando, a causa della scelta universitaria, dovetti allontanarmi dalla squadra, perdendo così anche la mia bici. All’epoca la mia famiglia non aveva la possibilità di comprarmene una, così dovetti trovare qualcos’altro da fare. Dovevo muovermi, altrimenti avrei iniziato a stare male. Decisi di iscrivermi ad una scuola di atletica, presentandomi come un ex ciclista che non sapeva correre. E, come volevasi dimostrare, al primo allenamento feci schifo. Avevo una pessima tecnica ma decisi comunque di iniziare ad allenarmi con loro». «Una volta scelta l’università, mi sono spostato all’Aquila, dove ho iniziato a fare le mezze maratone. Grazie ad esse conobbi gente che frequentava la “Ver-

deaqua”, piscina in cui sapevo volessero creare una squadra di triathlon e in cui mi proposero di entrare. E così mi sono buttato, con un piccolo, insignificante problema: non sapevo nuotare, a malapena mi riuscivo a tenere a galla. Pian piano, però, ho acquisito fiducia, e ciò mi ha permesso di integrarmi e divertirmi con gli altri componenti della squadra. La prima competizione a cui partecipai da triatleta fu dopo un anno effettivo dalla fondazione della squadra. Ne feci molte, tra cui una vinta come primo di categoria, mettendoci 2 ore e 14 minuti o come il Triathlon dell’Orso, che fa parte di un trittico di gare, nato per sponsorizzare il Parco Nazionale dell’Abruzzo. Lì ho preso una bella bastonata, ho fatto il quinto di categoria. Però, essendo un Gold Rank, è stato un buon risultato. Poi sono arrivato a Udine dove, vedendo un grosso interesse per il triathlon da parte della squadra locale, ho deciso di unirmi all’Age Group del centro universitario sportivo e con loro ho gareggiato un paio di volte, ma solo per divertirmi. Lo scorso ottobre ho preso parte al mezzo Iron Man, a Porec (Croazia). Mi sono auto-sbalordito perché non mi aspettavo minimamente il risultato che ho ottenuto. Sono andato lì giusto per provare, prefissandomi come obiettivo quello di restare intorno alle 5 ore e mezza. Una volta finito di nuotare, credevo di essere abbastanza avanti con i tempi. Sono corso a prendere la bici, ho controllato il mio tempo medio ed ho iniziato a pensare che probabilmente sarei riuscito a combinare qualcosa di buono. Mancavano 20 km, quindi ho iniziato a correre. In totale, anche stavolta, sono

attivato quinto di categoria, portandomi con il primo assoluto circa 20 minuti. Mi è piaciuto, mi sono divertito ma ho capito che non fa per me. Perché, per mio parere personale, una gara così lunga è più una guerra contro se stessi». «Venendo dal ciclismo, a mio parere, in questo sport il tratto che fa davvero la differenza è quello in bici. Se si ha la fortuna di avere una buona bici, si possono guadagnare diversi secondi che, spesso, vogliono dire diverse posizioni più in alto. Poi, per chi volesse iniziare, dico solo che non bisogna arrendersi ai primi dolori. Ci sono giorni in cui fa davvero male tutto. È uno sport bellissimo, come anche il suo ambiente, perché c’è rispetto per il proprio avversario e stima per il proprio compagno di squadra. Quindi, ne vale la pena». In conclusione, dopo aver sentito entrambi, ci rendiamo conto che in questo sport non bisogna per forza essere dei «mostri». Non è necessario essere praticamente perfetti in tutte e tre le discipline. È normale, come in ogni campo della vita, essere portati più per una cosa che per un’altra. È normale avere delle difficoltà inziali ma anche intermedie. L’importante è essere mossi dalla passione per quello che si fa e mettercela sempre tutta, anche quando non si raggiungono i risultati sperati. Perché, in fondo, che siate donne, uomini, bambini o adulti, se ci si allena con impegno, si può raggiungere qualsiasi risultato.

19

CJOSUL | AGOSTO 2019


FAME DI SPORT E PASSIONE PER LA SCRITTURA? Cjosul sta cercando proprio te! Entra a far parte della nostra redazione: basta un’e-mail e il gioco è fatto! Scrivi a simone.narduzzi@cjosul.it Spiegaci chi sei e come nasce il tuo amore per il mondo del giornalismo.

COSA ASPETTI? #joincjosul

Profile for Cjosul - Il magazine

Cjosul - Agosto 2019  

Ottavo numero del 2019 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non solo. In copertina: Cjosul in progress: verso un Cjosul m...

Cjosul - Agosto 2019  

Ottavo numero del 2019 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non solo. In copertina: Cjosul in progress: verso un Cjosul m...

Profile for cjosul
Advertisement