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CJOSUL mensile friulano di informazione sportiva

LIBERTAS BASKET SCHOOL

MAGGIO 2019 N.26

Pordenone LOVISA: «SEMPRE CREDUTO NELLA B»

STAGIONE AL TOP, NON SOLO IN PRIMA SQUADRA FOOTBALL AMERICANO Tempo di playoff per 29ers e Leoni

Salvi,

anche per questa volta


CJOSUL Par furlan, cjosul e je chê peraule che si dopre cuant che ti mancjin lis peraulis.

Alberto Zanotto alberto.zanotto@cjosul.it Alessandro Poli alessandro.poli@cjosul.it Cristian Trevisan cristian.trevisan@cjosul.it Enrico Arcolin enrico.arcolin@cjosul.it Francesco Paissan francesco.paissan@cjosul.it Gianmaria Monticelli gianmaria.monticelli@cjosul.it Ilaria Pia D’Errico ilariapia.derr@gmail.com Marco Michielis marco.michielis@cjosul.it Marzio Paggiaro marzio.paggiaro@cjosul.it Mattia Meroi mattia.meroi@cjosul.it Simone Narduzzi simone.narduzzi@cjosul.it Tommaso Montanari tommaso.montanari@cjosul.it Tommaso Nin tommaso.nin@cjosul.it Valentino Riva valentino.riva@cjosul.it copertina: Foto Petrussi

Graphic design Veronica Duriavig veronica.duriavig@gmail.com www.veronicaduriavig.it Copyright titolare dei diritti 2018

Un attrezzo, una pietanza, un pennarello oppure un libro. Cjosul è quel termine che in friulano può assumere diverse connotazioni a seconda della situazione in cui esso viene impiegato. Nel nostro caso, Cjosul è una rivista, una rivista digitale a cadenza mensile che si propone di raccontare lo sport dagli occhi di chi lo vive in prima persona e in tutte le sue sfaccettature: calcio, basket, cinema o fumetti. Ogni aspetto della nostra vita può essere toccato dallo sport che amiamo. Ogni aspetto della nostra vita può diventare Cjosul. La redazione di Cjosul è composta in gran parte da studenti che vogliono avvicinarsi al mondo del giornalismo sportivo e lo vogliono fare all’interno di un ambiente giovane, in cui ogni proposta è accolta con entusiasmo. Rodato o ancora acerbo, ogni aspirante giornalista è il benvenuto in Cjosul. Il nostro obiettivo? Una crescita del gruppo che comporti inevitabilmente la maturazione professionale di ogni singolo partecipante.


SOMMARIO

maggio 2019 CJOSUL

fischio d’inizio

SOLO COTONE

14 IL CASTELLO DI CARTE È CROLLATO. RILEGGIAMO LA

UNA ZEBRA A POIS 04

IL PALLOTTOLIERE CHE CI SALVÒ

di Marco Michielis

“LA SERIE B? CI HO CREDUTO FIN DALL’INIZIO” di Alessandro Poli

FOCUS SERIE A 08

DONNARUMMA, SALVATAGGI CHAMPIONS

di Enrico Arcolin

UNO SGUARDO OLTRECONFINE 10 L’ORA DELLA SUPER CHAMPIONS? di Tommaso Nin

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di Alberto Zanotto

foto http://www.pordenonecalcio.com/wp-content/uploads/2019/03/Matteo-Lovisa.jpg

di Francesco Paissan

18 PENSANDO AL FUTURO

di Gianmaria Monticelli

IL RAMARRO RAMPANTE 06

EUROPEI U17: OLANDA IMPRENDIBILE, ITALIA COL CUORE E AOUCHICHE RECORD BREAKER

STAGIONE APU

«La Serie B? Ci ho creduto fin dall’inizio»

20 FINE STAGIONE DELLA DELSER, TIRIAMO LE SOMME! di Valentino Riva

22 EVERY BADASS SUNDAY L’ORA DEI VERDETTI

di Marzio Paggiaro

24 JUST JAMMING

SKATE IM RING – INTERVISTA A BETTY BURP di Alycat #195

28 MAGIC IN THE AIR

INCANTO CIVITATE: IL GIORNO IN CUI HOGWARTS SI SPOSTÒ A CIVIDALE di Ilaria Pia D’Errico


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a partita che ha consegnato all’Udinese e ai suoi tifosi la certezza aritmetica della permanenza in serie A non poteva che essere lo specchio fedele dell’ennesima stagione travagliata dei bianconeri. Contro una Spal certamente solida, ma priva di motivazioni, le Zebrette sono riuscite a portarsi sul triplo vantaggio nell’arco di un primo tempo in cui sui calci piazzati non c’è stata storia. Tre precisi colpi di testa, uno di Samir e due del redivivo Okaka, guarda caso i marcatori anche a Frosinone, sembravano avere messo in ghiaccio la partita e incanalato l’Udinese verso un successo di vitale importanza. E invece nella seconda frazione di gara si è vista una squadra impaurita, sempre più timorosa davanti agli spallini, rientrati sul terreno di gioco con il coltello fra i denti allo scopo di vendere cara la pelle e di dimostrare di non essere quelli visti nel primo tempo. Incertezze difensive, posizionamenti errati e passaggi semplici sbagliati dai bianconeri portano i ferraresi a un passo dal completare la rimonta, ma alla fine i ranghi friulani si serrano e il fischio finale di Fabbri arriva come una liberazione per tutto il Friuli. Sprazzi di talento ed errori grossolani, ecco di cosa è stata costellata la stagione della squadra messa in piedi da Gino Pozzo e Daniele Pradè. I calcoli e le probabilità che si sono rincorsi sui pallottolieri dei tifosi e degli addetti ai lavori per accertarsi della salvezza acquisita subito dopo il pareggio del Genoa con il Cagliari sono la dimostrazione della notevole ansia e della grande preoccupazione che hanno accompagnato tutta la stagione dei bianconeri. Alla fine saranno venticinque anni consecutivi nella massima categoria. Un risultato senz’altro eccezionale per una società che, pur rappresentando il Friuli intero, ha sede in una città di neanche centomila abitanti. È vero altresì che il modo affannoso con cui le ultime salvezze si sono raggiunte deve indurre a più di una riflessione i vertici societari, che sembrano oramai avere spostato pressoché definitivamente i propri orizzonti d’interesse verso i più ingenti ricavi derivati dal Watford, in Inghilterra.

campionato. Luci ed ombre, dunque. Vale la pena di soffermarsi sulle prime, ovvero sui giocatori dai quali sarebbe bello ed opportuno che le Zebrette ripartissero per affrontare la prossima stagione in maniera, si spera, più serena e soddisfacente. Su tutti vi è Rodrigo De Paul, che però difficilmente vedremo in bianconero nel campionato 2019-2020. Il Diez è riuscito finalmente a mettere tutto il suo mostruoso talento al servizio della squadra: tra gol ed assist, venti dei quaranta punti ottenuti – finora – provengono dai suoi piedi. Note positive anche da Musso, una sicurezza tra i pali, tra miracoli ed uscite folli e geniali al limite della volontà di suicidio, De Maio, che ha ritrovato un’ottima forma, D’Alessandro, Larsen – una trottola instancabile –, Pussetto, pur affaticato in questo finale di stagione, e soprattutto Stefano Okaka, che ha ritrovato assieme alla migliore condizione fisica un letale senso del gol e che va lasciato qui in Friuli, senza se e senza ma. Stagione opaca o discontinua, invece, per Lasagna, Mandragora, Ekong e Fofana. Su di loro e sugli altri si faranno le dovute riflessioni tra qualche giorno: c’è ancora una partita da giocare e da non sottovalutare, quella in casa del Cagliari, che è anche uno scontro diretto per le posizioni di medio-bassa classifica. Riflessioni che riguarderanno in primis, ovviamente, la posizione dell’allenatore: ma con quale coraggio si caccerebbe via ancora una volta Igor Tudor dopo un’altra salvezza raggiunta in corsa? Staremo a vedere. Nel frattempo, fuarce Udin. Continueremo a dire la nostra e a far sventolare l’Aquila in serie A.

Dal punto di vista tecnico, come detto, le prestazioni dei calciatori dell’Udinese sono state altalenanti per tutto il CJOSUL | MAGGIO 2019

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IL RAMARRO RAMPANTE >> SEGUE

IL RAMARRO RAMPANTE

Alessandro Poli (con il contributo di Cristian Tulissi) alessandro.poli@cjosul.it

Ai microfoni di Cjosul il DS del Pordenone Matteo Lovisa ci ha raccontato le sue impressioni su questa storica promozione assicurandoci che anche nel campionato cadetto la sua squadra non perderà quell’entusiasmo che finora l’ha tanto contraddistinta. Proprio questa stagione, che ha visto la storica promozione dei ramarri, per i vari intoppi accaduti la scorsa estate rischiava di non disputarsi nemmeno. Ha mai pensato che tutto il lavoro che ha svolto in vista dell’obiettivo Serie B sarebbe potuto andare in fumo, e come ci ripensa ora? «Come per tante altre squadre, quest’estate è stata molto lunga anche per noi perché da luglio fino a settembre, quando è iniziato il campionato, si sono avuti più di due mesi di lavoro, veramente tanti. Fortunatamente, però, abbiamo programmato tutto al meglio e siamo riusciti a raggiungere quello che penso sia un traguardo storico per la città, e per cui ora stiamo giustamente festeggiando». Fattore determinante per la conquista del primo posto è stato mister Tesser, anche lui arrivato quasi per caso al Pordenone, dato che la società puntava inizialmente a Zironelli. Secondo lei, per un allenatore è un valore aggiunto per il buon rendimento della squadra avere una grande esperienza all’interno del territorio, come ce l’ha Tesser? «Sicuramente è un valore aggiunto, perché i ragazzi ci tengono ancora di più, come orgoglio friulano, però Tesser ha anche vinto per la terza volta il campionato di Serie C e quindi sa per esperienza come gestire la stagione e i vari momenti di essa. È dunque stato bravo a riconfermarsi, siamo stati bravi CJOSUL | MAGGIO 2019

noi e sono stati bravi i giocatori a creare un grande gruppo fin dal primo giorno, per questo penso che la vittoria sia di tutti, ma soprattutto del gruppo e di un allenatore che sa come si vincono i campionati». Abbiamo visto il Pordenone già da inizio febbraio iniziare a imporsi al primo posto e poi mantenerlo saldamente fino a fine stagione. Lei quando ha iniziato a credere seriamente che potesse realizzarsi il tanto rincorso sogno della Serie B? «Il 12 luglio, quando siamo partiti, perché vedevo una squadra che voleva far bene. Da qui a vincere ne passa certamente di strada, ma non ho mai avuto dubbi sul livello del morale dei giocatori e credo che questo, come carattere e compattezza del gruppo, soprattutto in Serie C e Serie B sia fondamentale. Andando a ripercorrere l’annata, sicuramente una forte svolta si è avuta dopo la vittoria di Trieste». Parlando di mercato, per il mantenimento della categoria è quasi d’obbligo un forte cambiamento dei giocatori. Per adesso ha in mente un Pordenone completamente diverso da quello visto lo scorso anno o un misto tra il nuovo e il vecchio, mantenendo quindi i giocatori determinanti per la promozione o i senatori in modo da creare unione in un nuovo gruppo? «Il gruppo storico va assolutamente mantenuto, così come l’ossatura della squadra. Sicuramente però andrà fatto un mercato in cui dovranno essere recuperate pedine importanti e giocatori di categoria, perché il campionato sarà lungo e difficile e non vogliamo si soffra più del dovuto». Quest’anno abbiamo visto una piccola realtà che con fatica e impegno ha saputo dimostrare che gli obiettivi si possono raggiungere. C’è secondo lei il rischio che, come è successo ad altre piazze – come il Padova, salito in B e subito ritornato in C, o il Carpi, pochi anni fa in A e ora di nuovo in C – si possa prendere sottogamba la situazione sentendo trascuratezza e indifferenza, ora che questo risultato è stato raggiunto? «No, posso assicurare che non ci sarà

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superficialità nelle scelte, anzi ci dovrà essere massima concentrazione perché vogliamo che questo entusiasmo che abbiamo e che adesso ci contraddistingue non si disperda. Vogliamo iniziare la stagione con questo spirito e riuscire a mantenerlo per tutto l’anno, chiaramente il Pordenone in Serie B non potrà vincere tutte le partite ma dovrà essere consapevole di dover fare quello che fa anche nel nuovo campionato».


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FOCUS SERIE A di Enrico Arcolin

enrico.arcolin@cjosul.it

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lto come un obelisco, leggero come una carezza: due attributi contrastanti fra di loro ma non nel caso di Gianluigi Donnarumma. Il portiere del Milan infatti è noto sia per la sua notevole stazza che per la leggiadria con la quale si muove tra i pali. Quest’annata è stata per lui particolarmente significativa, più di quanto non lo siano già state le precedenti: il portiere rossonero ha acquisito maggior sicurezza e ha dimostrato tutto il suo valore grazie ai suoi innumerevoli interventi provvidenziali. Il Milan è ancora in lotta all’ultima giornata per un piazzamento Champions che manca ormai da anni: se però ora si trova in questa situazione parte del merito lo deve all’ estremo difensore rossonero, il quale ha mantenuto a galla la barca in più di un’occasione. Proprio nell’ultimo match disputato contro il Frosinone, Donnarumma ha salvato i suoi parando un rigore al 50’ minuto agevolando di fatto la rincorsa al gol del vantaggio arrivato pochi istanti dopo. Non è un caso che il giovane portiere campano si classifichi terzo nella classifica clean sheet con 12 gare a porta inviolata, alle spalle di Sirigu ed Handanovic. Un giovane ragazzo

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spesso troppo criticato, il quale però ha saputo rialzare la testa nel migliore dei modi smanacciando di fatto le pesanti accuse piombate su di lui; al termine di Fiorentina-Milan di qualche settimana fa, Gigio ha approfittato di un’intervista nel post partita per togliersi qualche sassolino dalle scarpe: «Dovevamo dare il massimo per superare il momento negativo e ci siamo riusciti: ora dobbiamo lottare per la Champions. È strano che da un po' di tempo non si parli di me. Mi ero abituato a sentire commenti sul mio stipendio e sul mio contratto, voglio solo stare tranquillo e spero di portare il Milan al quarto posto. Superare l'estate dell'anno scorso è stata dura, ora mi sento più forte». Fitte ombre si aggirano però sul futuro del giovane portiere, sempre stato al centro delle voci di mercato, ma particolarmente nel corso di quest’ultima parte di stagione: qualora infatti il Milan non riuscisse a qualificarsi per la prossima Champions League alcuni nomi importanti, tra cui quello di Donnarumma, potrebbero lasciare i rossoneri. Fanno tremare i tifosi del diavolo le ultime dichiarazioni del numero 99 rilasciate in seguito alla vittoria col Frosinone: "Del futuro non parlo". Indipendentemente da quello che sarà l’esito di questo campionato e se il Milan andrà o no in Champions, la stagione di Donnarumma resta la migliore da lui sinora disputata: pochi errori e tanti miracoli, il resoconto di quest’annata è estremamente positivo.

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UNO SGUARDO OLTRECONFINE Tommaso Nin

tommaso.nin@cjosul.it

Dal 2024 partirà la nuova Champions League: più partite, maggiore spettacolo, ricavi moltiplicati. Ma sarà garanzia di un sistema equo in cui dar spazio alla maggioranza dei club europei?

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foto www.spaziocalcio.it/contents/uploads/2017/06/Champions-League.jpg

bbiamo ancora tutti davanti agli occhi lo spettacolo della fase finale della Champions League di quest’anno, un crescendo di emozioni e di colpi di scena, con qualificazioni ribaltate al ritorno, o negli ultimi minuti di partita, quando tutto sembrava ormai già scritto. Le semifinali sono stati scontri epici, 180’ minuti di pura adrenalina e di calcio ad alto livello, una sfilata di campioni che rappresentano il meglio che il calcio europeo può offrire. A confronto con queste partite, i campionati nazionali hanno un andamento abbastanza monotono e scontato. Nelle migliori cinque leghe continentali, quest’anno per la prima volta nella storia, hanno trionfato le medesime squadre dell’anno precedente; a livello nazionale il titolo è qualcosa che è monopolizzato dalle solite società, quelle economicamente più potenti e che hanno scavato rispetto alle concorrenti più deboli un divario strutturale e patrimoniale destinato a diventare sempre più ampio. Non sorprende quindi che sia circolata nei mesi scorsi l’idea concreta di creare una Superlega, una sorta di campionato europeo riservato ai top club, con partite nei weekend e match delle leghe

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L’ora della super Champions? nazionali retrocessi nel cuore della settimana. Si tratterebbe di un torneo riservato a 16, 18 squadre, l’élite del football continentale, che regalerebbe un Juventus-Real Madrid o un BarcellonaLiverpool ogni settimana. Non sarebbero previste promozioni o retrocessioni, mentre ogni anno nuove partecipanti completerebbero il tabellone principale sulla base di un sistema di wild card assegnate a partire dai successi nazionali. Il progetto della Superlega non è mai stato ufficialmente presentato, ma i soli rumours circolati fra le testate hanno provocato una levata di scudi dei club di fascia media e l’opposizione anche dell’Uefa. Fra i club meno potenti c’è la convinzione che un tale passo ucciderebbe il calcio così come lo conosciamo. E in effetti si tratterebbe di una rivoluzione che porta con sé un modo innovativo e sconosciuto in Europa d’intendere lo sport, con il calcio che ai massimi livelli diverrebbe intrattenimento assoluto, sempre più show-business e sempre meno competizione meritocratica. I tornei continentali non sarebbero più l’incontro tra il meglio delle espressioni calcistiche nazionali e territoriali, in alcuni paesi ancora legate ad un’identità culturale forte, ma un sistema chiuso ed elitario di produzione di uno spettacolo con benefici economici annessi sempre maggiori. L’ECA, l’associazione dei club europei

guidata da Andrea Agnelli e promotrice di questa rivoluzione, ha per ora accantonato l’idea della Superlega. La proposta ufficiale che è stata nelle ultime settimane formulata in accordo con l’Uefa è la riforma della Champions League, con l’intento di creare una Super Champions a partire dal 2024: si tratta di una via di mezzo, un modo per svecchiare la maggiore competizione continentale nell’intento di confezionare un prodotto sempre più globale, votato allo spettacolo e capace di attirare nuovi capitali e accumulare ancor più diritti tv. L’obiettivo è quello di ingrandire la torta e garantire ai top club entrate più cospicue e sicure. Le squadre partecipanti rimarranno 32, ma suddivise in 4 gironi di 8 squadre, per un totale di 14 partite per squadra nella fase a gironi, con le prime quattro che si qualificano alla fase finale e prenotano automaticamente un posto per la Champions League dell’anno successivo. Dunque più partite, livello tecnico più alto e le grandi squadre che in questo nuovo format potranno facilmente partecipare ogni anno alla competizione a prescindere dal piazzamento nel campionato nazionale. E questo è il nodo decisivo, quello che sta provocando i maggiori dissensi e l’opposizione netta della Associazione delle Leghe europee. La Champions League diventerebbe una sorta di lega parallela, autocefala ed autonoma

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che prescinderebbe in gran parte dai campionati nazionali per la composizione del tabellone. Le squadre meno blasonate vedrebbero diminuire ancor di più le possibilità di potersi qualificare e tentare l’assalto alla coppa dalle grandi orecchie. La Champions sarà una questione privata per poche elette, un che di autoreferenziale, una sorta di NBA del calcio. In un calcio che sta diventando sempre più globale, in cui i top club sono quotati in borsa e sono delle aziende in tutto e per tutto, lo sport si fa prodotto. Un prodotto che deve garantire certi standard minimi, sufficienti ad alimentare e reggere economicamente l’intero sistema. È pertanto naturale che si cerchino nuove soluzioni, formule innovative capaci di essere al passo con i tempi e con le trasformazioni anche culturali che stanno investendo il mondo dello sport. Società come Barcellona, Real Madrid, le inglesi, il Bayern Monaco, il PSG, la Juve non possono non perseguire i loro interessi, sono in fondo loro che trainano il mondo del calcio nelle rispettive nazioni: tuttavia è alto il rischio che si generi un sistema sempre meno equo, in cui chi ha, avrà sempre di più, mentre chi non ha, vedrà togliersi anche il poco che ha. La battaglia per la nuova Champions è aperta, siamo solo all’inizio. CJOSUL | MAGGIO 2019


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competizione, anche inaspettatamente forse. Ci siamo trovati nel girone più ostico e lo abbiamo dominato, battendo Germania, Austria – grande sorpresa delle qualificazioni – e Spagna. Nei quarti di finale abbiamo saputo regolare il Portogallo e in semifinale la Francia di Aouchiche e compagni – unica squadra capace di fermare l’Olanda. L’epilogo poteva essere sicuramente migliore, dato tutto quello che ci avevano dimostrato nelle precedenti partite i ragazzi di Nunziata, ma davanti agli Oranje di Van Der Veen o giochi La partita oppure c’è poco da fare. Nunziata, condottiero dell’U17 anche lo scorso anno, è riuscito nuovamente a dare alla sua formazione il giusto carattere e le giuste indicazioni per riconfermarsi una delle potenze del calcio giovanile europeo. Un 4-3-1-2, il suo, organizzato, abbastanza difensivo e pronto a sfruttare i contropiedi…in linea con la tradizione. Solida la linea difensiva azzurra, diretta dalla coppia Pirola-Dalle Mura, due giocatori classe ’02, il primo in forza all’Inter, il secondo tra le file della Viola. I due hanno saputo dare sicurezza a tutto il reparto: non a caso, fino alla fatidica finale, la nostra si era rivelata la seconda miglior difesa del torneo con Pirola poi entrato a far parte della Top 11 della competizione.

32 partite. 104 goal. Olanda ancora campione. Questo è il resoconto di questi Europei U17 giocati in Irlanda. Abbiamo vissuto 17 giorni di divertimento, 17 giorni nei quali un po’ tutti ci siamo sentiti talent-scout, immaginando quando i protagonisti di questo torneo saranno ai vertici del calcio mondiale a contendersi coppe più prestigiose. Una cosa è certa: questi ragazzi di talento ne hanno da vendere e sono già riusciti a dimostrarcelo. Noi italiani ne siamo usciti amareggiati ma, senza ombra di dubbio, più consapevoli dei nostri mezzi. Due finali di categoria in due anni non arrivano a caso, che poi il risultato si sia rivelato negativo in entrambe le circostanze a noi poco deve interessare. Perché l’Italia ci ha dimostrato tanto durante questa

Linea di centrocampo orchestrata dal capitano Simone Panada. Il classico numero quattro, incontrista che morde le gambe e bravo a far ripartire la squadra in velocità. Giocatore dalla grande personalità che, grazie alle sue qualità tecniche e soprattutto umane, come Pirola è riuscito ad inserirsi tra i migliori giocatori di questi Europei. Offensivamente, non possiamo non sottolineare le grandi prestazioni di Sebastiano Esposito, gioiellino di questa U17 il cui destro educato ha dimostrato di poter fare cose che pochi alla sua età possono fare. Il fantasista azzurro, che ha già esordito in Europa League con la prima squadra dell’Inter qualche mese fa a Francoforte, ha messo a segno quattro reti, due delle quali da calcio di punizione, uno più bello dell’altro. Assist-man del torneo, anche lui è entrato a far parte della Top 11 del torneo continentale. Insomma, in pochi potevano fare meglio di quanto Nunziata e i suoi ragazzi abbiano fatto, ma sfortunatamente qualcuno ce l’ha fatta e, proprio come l’anno scorso, sono stati gli olandesi. La squadra di Van der Veen arrivava

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da una qualificazione portata a casa senza problemi e da campione in carica, quindi da grande favorita per la vittoria finale. Squadra dal talento infinito, dal gioco divertente e rapido come quello dell’Ajax e rappresentazione perfetta del Calcio Totale, tanto caro agli Oranje. Le chiavi che hanno portato alla vittoria questi giovani campioncini sono state sicuramente il grande patrimonio tecnico e l’indistinguibile velocità d’azione della squadra. Centrocampo di qualità e sostanza quello composto dal capitano Taylor, dal fantasista Taabouni e dal piccoletto Maatsen, che, come tutte le squadre allenate secondo gli ideali del buon Michels, diventano parte integrante delle azioni offensive. In attacco le qualità non mancano, infatti Bannis e Hansen hanno confermato le aspettative mettendo a segno cinque reti complessive durante il torneo. Da Brobbey, però, date anche le sue doti fisiche ineguagliabili, forse, ci si aspettava qualcosa di più sotto porta. Infatti, tre gol in sei gare, per quello che ha dimostrato durante la stagione con la nazionale e soprattutto con l’Ajax, sono pochi. Detto questo, il numero nove ha avuto un ruolo fondamentale durante tutto il torneo, e se ci sentiamo in dovere di dire che avrebbe potuto fare di più, è solamente perché ci ha già abituato tanto, ma tanto bene. L’altra squadra dalla quale ci si aspettava tanto prima dell’inizio del torneo era la Francia. Grande fisicità e fantasia le caratteristiche della nazionale di mister Giuntini. Da capitan Agoumè, il nuovo Pogba, passando per Millot, regista dalla simpatica capigliatura con un mancino degno di nota, arrivando ad Aouchiche, grande rivelazione di questo Europeo e record breaker grazie alle nove marcature messe a segno nelle cinque partite da lui giocate. Questi sono stati i trascinatori di una Francia che forse qualcosa di più poteva fare, ma che comunque ha saputo rispettare le aspettative, passando il girone da prima classificata, battendo l’Olanda e dovendosi inginocchiare solamente agli azzurrini di Nunziata nelle semifinali. Divertimento, spensieratezza, ma anche qualche errore e inesperienza. Queste le caratteristiche dei tornei giovanili, come questo Europeo U17. Scovare talenti non è mai stato così facile, con Mondiali U20 e Europei U21 alle porte. CJOSUL | MAGGIO 2019


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Francesco Paissan

francesco.paissan@cjosul.it

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Certe volte un bel libro rimane tale solo sulla copertina. Certe volte un film pare avvincente solo nel trailer. Altre volte ascoltiamo una bella canzone e vogliamo sentire l’intero album, convinti che possa regalarci le stesse emozioni, il che non sempre succede. Il riferimento all’edizione 2018/2019 dovrebbe essere già apparso come evidente in questi tre esempi appena presentati. Una squadra costruita su singolarità eccezionali come Cortese e Penna, rispettivamente miglior italiano e miglior giovane della passata stagione, come Powell e Simpson, coppia americana di sicuro affidamento sulla carta, aveva stuzzicato la fantasia dei tifosi che, da parte loro, hanno sempre risposto presente al Carnera. Una rinfrescata era stata data anche a logo e abbigliamento tecnico, con un nuovo stemma da cucire sul petto accanto al «baffo» della Nike. La svolta definitiva era poi stata quella del cambio di gestione tecnica con i saluti a Lino Lardo e il benvenuto a Demis Cavina, di ritorno a Udine dopo nove anni dall’esperienza nell’allora Snaidero. Ai blocchi di partenza Udine appariva come una delle maggiori pretendenti, accompagnata da un certo entusiasmo popolare e da «High Hopes», grandi speranze, come canta

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una canzone dei Panic! At The Disco uscita proprio lo scorso anno. Dopo quattro partite dentro alla stagione regolare l’Apu conta una sola vittoria – in casa con la Mantova dell’ex Raspino – a fronte di tre sconfitte, due delle quali magari pronosticabili contro Montegranaro e la schiacciasassi Bologna e una, più sorprendente, all’esordio a Imola. Sembra però essere puramente questione di tempo prima dello sbocciare della squadra di Cavina, cosa che avviene nelle successive nove gare dove arrivano sette vittorie, tra le quali quella di Cagliari con la tripla decisiva di Spanghero. Ci si gode il momento e si cerca di non pensare a quelle due sconfitte in trasferta – Jesi ma soprattutto Forlì – che stonano con il resto del novembre e del dicembre bianconero. Cavina si permette persino di sfidare apertamente gli dei del basket, presentandosi in conferenza dopo la vittoria del 23 dicembre con un panettone, come a dire «missione compiuta», fino a qui siamo arrivati. Di lì a un mese non sarà più coach dell’Apu Gsa. La sconfitta di Verona del 30 dicembre riporta con i piedi per terra i friulani, crollati per l’ennesima volta nel finale di una gara in trasferta. Fuori dai giochi per la Coppa Italia di A2, l’Apu si consola a gennaio con due vittorie, una in chiusura di girone di andata, in casa con Treviso, e una in apertura di girone di ritorno, di nuovo al Carnera, contro Imola per quella che rimarrà una delle più belle partite dei bianconeri in stagione, privi degli americani ma trascinati dal nucleo italiano. Una settimana dopo bisogna ripetersi a Mantova, dove però si assiste a una delle peggiori prestazioni dei friulani in stagione. La misura è colma per la società che, il 22 gennaio, esonera Cavina e convoca Alberto Martelossi, per tutti semplicemente «Martello». La prima a Montegranaro è dimenticabile, complici di nuovo gli infortuni, poi però arriva la Fortitudo Bologna alla corte friulana e il 72-68 finale rappresenta l’apice della stagione dell’Apu. Nelle tre partite che seguono il morale è talmente alto che la squadra espugna Ravenna prima e Cento poi, salvo però ricadere negli errori di un tempo perdendo contro Roseto. La Gsa accusa il colpo poco

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dopo, cadendo in casa contro Cagliari, giocando male e perdendo Cortese per il resto della stagione. Nel frattempo, pochi giorni dopo il k.o. contro la Cimorosi, si è compiuto l’avvicendamento tra Salvatore Genovese, ripartito verso la «sua» Firenze, e Alessandro Amici, in arrivo dalla Leonis Roma. Preferito in ultima analisi a un altro possibile ritorno in patria, quale sarebbe stato quello di Michele Antonutti, Amici sembrava poter essere il profilo giusto per ridare vigore a un’Apu troppe volte spenta. Una brutta caduta nel primo allenamento costringe però Amici allo stop e a Udine continua a


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piovere sul bagnato. L’obiettivo di Udine nel finale di regular season diventa il quinto posto, infine raccolto grazie a due vittorie decisive contro Forlì e Verona, sempre di fronte al pubblico del Carnera. Direzione playoff dunque, con in tasca un quinto posto buono ma non ottimo e con l’obiettivo di provare ad andare fino in fondo. C’è chi guarda al probabile accoppiamento con Capo d’Orlando, testa di serie dell’Ovest, per i quarti di finale ma già il primo turno ci oppone una temibile Edilnol Biella. Gara 1 è dei friulani grazie a un sontuoso Powell, poi l’interruttore

si spegne e le successive tre gare hanno tutte il marchio piemontese. I playoff si concludono prima ancora di essere iniziati. È l’ennesima contraddizione nella stagione delle contraddizioni. Ci si affidava all’esperienza e ai grandi nomi, ma i giocatori più positivi sono stati i giovani Nikolic e Penna. Si puntava a una squadra a trazione anteriore che però ha chiuso la stagione regolare come la terza miglior difesa e il dodicesimo attacco. Infortuni e altri elementi avversi hanno certamente contribuito alle difficoltà di una squadra che, va detto, non è mai stata tale. L’amalgama tra i componenti

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del roster non è avvenuto, complici anche le scelte tecniche della prima parte di stagione. La bella copertina non è stata rispettata con una trama avvincente, con un racconto coinvolgente, con un intreccio a lieto fine. L’Apu Gsa si è rivelata fragile e incompleta, di nuovo, non solo per colpe proprie. È però inevitabile, nel momento in cui ci si affida a delle singolarità importanti, che, quando queste vengono a mancare, il castello di carte non possa che crollare. Ed è bastato un soffio di Biella per farlo venire giù.

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Monticelli Gianmaria

gianmaria.monticelli@cjosul.it

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opo aver chiuso la stagione con più ombre che luci, uscendo al primo turno playoff per mano di Biella, la Gsa si è subito, nonostante tutto, tuffata nella progettazione della squadra che affronterà l'annata agonistica 2019/20. Il presidente Alessandro Pedone e Davide Micalich si sono dati tre giorni di rompete le righe dopo la delusione cocente dell'uscita dai playoff per iniziare a pensare al futuro. Proviamo a precedere le mosse del mercato Apu ipotizzando quelle mosse che andranno a formare la nuova compagine bianconera. Chiaramente il discorso deve partire dal coach che guiderà il team di Pedone durante la prossima gestione. Ad oggi – 24 maggio, giorno della nostra uscita – l'allenatore più vicino alla firma sembra essere Alessandro Ramagli, livornese classe ‘64 in uscita da Pistoia, allenatore che ha portato la Virtus Bologna dalla A2 alla A1 durante la stagione 2017/18 nonché coach che ha lanciato per primo in A2 Lorenzo Penna e che stravede per Nikolic. Altre indiscrezioni parlano invece di Pancotto, Pillastrini e Boniciolli. Tutti nomi importanti per una squadra, quella di Udine, che le tenterà tutte per rilanciare le proprie ambizioni. Una volta scelto il coach, a cascata si andrà a comporre il roster per la stagione 2019/20. Cortese, in virtù della firma del biennale durante la passata stagione, pare essere certo della conferma. L'atleta vorrà cercare di riscattare lo scorso campionato sia dal punto di vista sportivo che fisico, visti i diversi infortuni che ne hanno turbato la stagione. Altro giocatore che sicuramente verrà riportato alla base per essere valutato dal futuro coach udinese è Vittorio Nobile, reduce da una buona annata alla Viola Reggio Calabria. Un altro giocatore che dovrebbe rimanere a Udine e con un contratto con opzione anche per la prossima stagione è Francesco «Ciccio» Pellegrino, cresciuto molto nel finale di stagione, ma ancora troppo alterno nelle prestazioni. Un altro atleta che avrebbe l'opzione anche per la prossima stagione sportiva è Alessandro Amici, il quale ha saputo dimostrare in poche partite carattere, leadership, intelligenza cestistica e difesa. A nostro modesto avviso, in veste di uomo squadra, andrebbe confermato anche per la prossima stagione. Mortellaro è in attesa di notizie da parte della società e valuterà qualsiasi situazione gli si presenterà

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davanti. Trevis Simpson, che ha già preso l'aereo direzione States, potrebbe aver con sé un biglietto di ritorno. Indiscrezioni parlano, a sorpresa, di una possibile conferma per il cestista di Douglas. Sicuri partenti sono Marshawn Powell, che vorrebbe cercare un’esperienza in un massimo campionato, presumibilmente in Europa, e Mauro Pinton direzione Mestre, formazione ai playoff di C Gold, prima accreditata alla promozione in B. In questo momento sembra essere fuori dai giochi anche Marco Spanghero. Chi invece deve ancora sapere il proprio futuro sono Penna e Nikolic, i quali attendono prima di sapere chi sarà il prossimo coach e, in seconda istanza, aspettano di sapere se sarà un coach in grado di lavorare bene con i giovani. Proprio qui entra in campo Ramagli. Il giovane serbo di formazione cestistica italiana è richiesto con forza dalla A1 ed in particolare dalle due di Bologna: Virtus e Fortitudo. Un eventuale arrivo a Udine di Ramagli potrebbe consacrarlo nel campionato di A2 e farlo esplodere definitivamente in vista di una Serie A1 per il campionato 2020/21. I nomi che iniziano a circolare qualora dovesse arrivare coach Ramagli sono quelli di Guido Rosselli, 36enne esperto della Fortitudo Bologna che non vorrebbe giocarsi il posto in A1 ma vorrebbe fare ancora il protagonista anche grazie alla pluridimensionalità che gli consente di giocare negli spot di 1-2-3, e forse anche 4 tattico all'occorrenza. È un giocatore che Il coach richiede spesso esplicitamente. Altro nome che circola in queste ore è quello di Kenny Lawson, centro che coach Ramagli ha avuto già a Bologna nella galoppata verso la A1. Altro nome sussurrato sponda Fortitudo è quello di Housbrouck, senza scordare l’ex Kyndall Dykes, trascinatore della stagione griffata Lardo e citato nostalgicamente dal presidente Pedone in una recente intervista. Da ultimo la Gsa dovrebbe pensare anche al vice allenatore per completare anche lo staff tecnico. Unico confermato dello staff precedente è Giovanni Battista Gerometta. Di nomi fino ad agosto ne circoleranno a bizzeffe: quel che da ciò si può intuire è la voglia di rilancio della squadra friulana, decisa a far divertire i suoi tifosi anche nella prossima cavalcata a caccia della promozione.

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SOLO COTONE

Valentino Riva

valentino.riva@cjosul.it

FINE STAGIONE DELLA DELSER, TIRIAMO LE SOMME! Conclusi pressoché tutti i campionati e le partite di post-season della Libertas Basket School Udine, è giunto il momento di fare un bilancio di quest’ultima annata di basket in rosa. «Una stagione positiva», l’ha definita il Presidente Leo de Biase, e di questo non si può che essere d’accordo, visti i successi su più fronti delle formazioni senior e giovanili.

LE SENIOR La prima squadra, profondamente rinnovata sia nello staff che nell’organico, ha svolto un campionato tra alti e bassi, che si è concluso con un’eliminazione al primo turno di playoff, proprio come la stagione scorsa. Quest’anno a passare il turno è stato l’Alpo Basket, vincitore contro le udinesi sia all’andata (54-65) che al ritorno (71-60). Ciò che ricordiamo con più piacere della regular season è sicuramente la memorabile impresa delle nove partite vinte in striscia dalla Delser, che hanno dato una vera scossa alla stagione e hanno consentito l’approdo finale ai playoff. Al di là di questo, Udine ha dimostrato di essere una squadra dalla doppia faccia, da un lato grintosa e intraprendente con le squadre di alta classifica – vedi ad esempio la doppia vittoria in campionato contro la capolista Costa Masnaga – dall’altro a volte molle, e in alcuni casi svilita, con le squadre delle posizioni più basse. Ciò che quindi è mancato alla Libertas per ambire ad un ulteriore salto di qualità, rispetto alle stagioni passate, è stato proprio il sangue freddo nella gestione di queste partite, sulla carta più abbordabili. Questione di inesperienza delle giocatrici? Non soltanto. C’è infatti da dire che il campionato di A2 è costellato da squadre molto giovani come la Delser, tutte simili a delle mine vaganti, che alternano prestazioni da urlo a

partite più opache. Queste caratteristiche comuni hanno reso il campionato molto imprevedibile nei risultati delle singole partite. In ogni caso, a vincere i playoff e ad essere promossa in A1 è stata Costa Masnaga – sicuramente la squadra del Girone Nord più attrezzata e più esperta per poter salire di categoria – che ha battuto in finale l’Alpo Basket, ora impegnata con i ripescaggi per accedere anche lei alla massima serie.

IL FUTURO IN PANCHINA Nella prossima stagione 2019/20 ci sarà un cambio di allenatore. A continuare il lavoro dell’ormai ex coach Francesco Iurlaro, che è stato ingaggiato da Lucca, ci penserà Alberto Matassini, giovanissimo allenatore classe 1988 proveniente da Battipaglia, squadra che ha militato l’ultima stagione in A1 femminile. Il suo obiettivo sarà sicuramente quello di continuare il lavoro di valorizzazione delle giovani, già iniziato dal suo predecessore. Se ci riuscirà, la continuità dei risultati e la maturazione delle giocatrici saranno una diretta conseguenza, e magari, con questi auspici, si potrà anche puntare ad un migliore posizionamento in classifica e ai playoff. Ciò che è più piaciuto dell’operato di coach Iurlaro sono state la sua grinta e la sua sapienza nell’inserire le giovani in prima squadra, fattori che hanno giovato all’ambiente sportivo della società.

I SUCCESSI DELLE GIOVANILI Libertas Basket School non è solo prima squadra. La Delser brilla col suo settore giovanile. L’Under 20 di coach Stefano Tomat ha conquistato a Battipaglia uno storico terzo posto nella Coppa Italiana. A questa manifestazione hanno partecipato le maggiori squadre d’Italia e la Delser, essendo la vincitrice del campionato regionale del Friuli Venezia Giulia, ha

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avuto diretto accesso ai quarti di finale dove ha incontrato e battuto Moncalieri per 60-67. Alle semifinali la Libertas, nonostante abbia giocato una partita col coltello tra i denti, è uscita sconfitta per 68-91 sotto i colpi della favorita Reyer Venezia, che poi avrebbe conquistato il titolo italiano. Poco male, perché le udinesi non si sono perse d’animo e hanno sbaragliato nella finale per il terzo posto il Sanga Milano, siglando il risultato finale di 52-71 e guadagnandosi così la medaglia di bronzo. In questo torneo si sono messe in luce anche le giocatrici della prima squadra, in primis il capitano e vera leader Elena Vella e Giulia Ianezic, quest’ultima inserita nel quintetto ideale della competizione. Aida Thiam, Milena Buttazzoni ed Erika Bric sono state anch’esse decisive, ma in generale è stato il gruppo per intero a rispondere molto bene in termini di rendimento. Un’interessante nota di merito per le ragazze di questa squadra è il fatto che esse abbiano disputato durante l’ultima stagione campionati di diverse categorie, un impegno non da poco, se si considerano tutte le partite, gli allenamenti e la scuola. Alla fine, le vittorie e le soddisfazioni non sono tardate ad arrivare. Anche la selezione dell’Under 13 chiude la stagione con un’importante successo. A Monfalcone la Delser si è classificata seconda alle Final Four del campionato regionale. In questa fase, dopo aver vinto contro le Tigrotte Trieste per 46-55, nello scontro finale hanno perso contro il Futurosa Trieste, che si è classificato vincitore del torneo. I prossimi impegni sull’agenda delle arancioni sono i concentramenti per accedere alle finali nazionali sia per l’Under 16 che per l’Under 18. CJOSUL | MAGGIO 2019


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EVERY BADASS SUNDAY Marzio Paggiaro

marzio.paggiaro@cjosul.it

Questo ultimo mese è stato decisivo per quanto riguarda la fine della regular season per le squadre del Friuli Venezia Giulia. Nel campionato di seconda categoria, i nostri Sentinels Isonzo non sono più riusciti a trovare la via della vittoria. A niente è valso il giocarsela tenacemente ad ogni partita fino alla fine grazie a una buona fase offensiva – di molto migliorata rispetto allo scorso anno – in grado di portare punti e tenere spesso in gioco la squadra. La difesa non è stata altrettanto decisiva e, nei momenti determinanti dei diversi incontri giocati, non è riuscita a tenere alta la guardia in modo da permettere agli isontini di chiudere la partita. Nel girone di ritorno, contro Mastini Verona, Cavaliers Castelfranco e Aquile Ferrara, la squadra di Redipuglia ha messo a segno 60 punti, prendendone però 87. Rispetto allo scorso campionato i Sentinels sono cresciuti notevolmente come football giocato e, nonostante al momento sia arrivata solo una vittoria, sono usciti dal campo sempre con prestazioni di livello, come nell'ultima partita giocata contro le Aquile Ferrara, dove han perso per un solo punto col punteggio di 28 a 29. Domenica 26 maggio i Sentinels giocheranno l'ultima partita per questa stagione contro i Saints Padova, visto che non potranno accedere ai playoff.

I Leoni Basiliano, nonostante pareggino in termini di risultati con i 29ers, per differenza punti chiudono la loro stagione d’esordio nel Cif 9 al secondo posto, riuscendo comunque a qualificarsi per i playoff: mai nessuna squadra alla prima esperienza era approdata alle fasi finali del campionato. La squadra di Basiliano ha dovuto arrendersi solo ai primatisti del girone, cadendo in casa per 10 a 29 in occasione dell’ultima giornata di regular season. I Leoni hanno dimostrato di possedere una difesa molto tecnica con uomini di esperienza capaci di trascinare tutta la squadra. L’attacco è ancora un po’ macchinoso, mancano forse la freddezza e la serenità necessarie a far fruttare le occasioni prodotte nel corso dei vari match. I Muli Trieste e i Draghi Udine chiudono agli ultimi due posti della classifica del girone G. Una vittoria a testa per alabardati e friulani, risultati ottenuti entrambi nei match che han visto le due compagini affrontarsi fra loro. Più risicato il successo per i Draghi all'andata (15 a 12), più marcato lo score a favore dei Muli nella gara di ritorno (30 a 0). Entrambi incorsi in cinque sconfitte, sia Muli che Draghi concludono la loro stagione senza la chance di disputare i playoff. A proposito di playoff, sabato 1 giugno i Leoni affronteranno in casa i Wolverines Piacenza, mentre i 29ers ospiteranno i Mexicans Pederobba. Saranno partite da dentro o fuori, chi vince va ai quarti di finale.

Nel campionato Cif 9, in particolare nel girone G, si sono delineati i verdetti con la chiusura del campionato regolare. I 29ers Alto Livenza si sono rivelati i «tritasassi» del girone vincendolo e chiudendo con cinque vittorie e una sola sconfitta. Nel ritorno del girone hanno subito solo 16 punti: 10 dai Leoni e 6 nell'ultima giornata contro i Muli; in compenso però ne han centrati 106. Nell'intera stagione sono 206 i punti da loro messi a segno contro i soli 52 subiti.

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JUST JUMMING di Alycat #195

Skate Im Ring INTERVISTA A BETTY BURP

Come avete potuto scoprire in questa piccola rassegna di articoli, il Roller Derby è uno sport fantastico! Una delle domande più frequenti è: esiste un campionato? Esiste una classifica? Sì, esistono una classifica italiana, una europea e una mondiale: esse sono basate su un algoritmo che tiene conto di alcune variabili come punteggio, partita in casa o trasferta, precedenti risultati, ecc. Ma se non volessimo basarci esclusivamente sulla classifica matematica e preferissimo una classifica da scontri diretti? Detto, fatto! Nel 2015 le Alp’n Rockets Bolzano diedero vita per la prima volta al torneo Skir, il primo evento che riunì in Alto Adige gran parte del panorama del Roller Derby italiano. In occasione dell’ultimo bout giocato a Milano, alcune Banshees hanno fatto qualche domanda a Martina Gimigliano –aka Betty Burp –, una delle principali ideatrici e promotrici del torneo.


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Innanzitutto parlaci un po’ di te. «Mi chiamo Martina Gimigliano, ma tutti mi conoscono come Betty Burp. Pattino da giugno 2012, e dico pattino perché il Roller Derby in Italia era agli albori, e prima di poter giocare ho dovuto aspettare un bel po’ di tempo. Sono uno dei membri veterani delle Alp’n Rockets, di cui sono stata coach, jammer, blocker e attualmente sono di nuovo coach. Faccio parte del Team Italy dal 2016 e ho avuto l’onore di poter partecipare agli Europei di Mons nel 2016 e ai Mondiali di Manchester nel 2018. Inoltre, sono stata Lum del team Italy maschile sia per i Mondiali di Calgary nel 2016 che di Barcellona nel 2018».

Che cos’è Skir? Com’è nato? «L’idea di Skir ci è venuta in uno dei numerosi viaggi fatti in macchina. Si tratta di un torneo italiano che vuole concentrare tutte le squadre dello stivale in uno stesso posto per due giorni, così da poter avere un confronto e una classifica che non siano basati solo sulle singole partite. Il nome Skir è l’acronimo

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di Skate Im Ring e vuole evocare per assonanza un altro evento che avviene ogni anno nella stessa location, l’Arena Ritten: il Rock Im Ring. La difficoltà più grande è stata trovare la location adatta ad ospitare tutte le squadre e crew di arbitri, difficoltà che è stata superata grazie all’idea di sfruttare il palazzetto del ghiaccio, quasi inutilizzato d’estate. Le Alp’n Rockets, consce della loro particolarità territoriale, hanno sempre organizzato eventi in grande, con la volontà di creare qualcosa per cui valesse la pena percorrere tutta quella strada!»

Chi sono i principali promotori dell’evento? «In verità Skir è nato come un torneo organizzato, completamente gestito e finanziato dalle Alp’n Rockets. Non ci sono mai stati aiuti esterni se non per richieste molto specifiche; abbiamo ricevuto ogni anno supporto da Milano per lo streaming e da Vicenza per l’audio».

Come mai sei vista un po’ come il riferimento per il torneo? «Credo che il motivo sia dovuto al mio ruolo all’interno di Skir: mi occupo della

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gestione delle squadre e degli arbitri. Ma c’è molto da fare, e mi ritengo fortunata ad avere un team che mi aiuta e mi segue sotto questo punto di vista, a partire da Goofy, il mio compagno, che segue tutta la parte di tecnologia e struttura del torneo. Dopodiché abbiamo il gruppo logistica, il gruppo grafica e il gruppo marketing/sponsor ecc. Una delle parti più complicate è gestire ref e Nso: riceviamo sempre tantissime application da tutta Europa ed è veramente complicato scegliere, soprattutto perché è difficile trovare un compromesso tra il mantenere alto il livello e il far fare esperienza ai candidati più volenterosi. Quest’anno il Tournament Head Ref sarà Peter Park’em da Berlino, come nelle scorse edizioni, mentre per quanto riguarda il Tournament Head Nso abbiamo deciso di cambiare: questo ruolo sarà affidato ad Elettra Rigoni, un punto di riferimento nel panorama italiano».

Quali squadre parteciperanno quest’anno? «Quest’anno prenderanno parte all’evento otto squadre: Alp’n Rockets Bolzano, Harpies Milano, Anguanas 3D Vicenza, Stryx Lecce, StrayBeez Rimini, SheWolves Roma, Crimson Vipers


Bergamo e Banshees Udine! Per le squadre più piccole è prevista la possibilità di richiedere alcuni prestiti esterni per favorire la loro partecipazione all’evento. In contemporanea a Skir nacque il DDT (Daga Denter Tournament), ideato dalle Harpies, che, a differenza di Skir, per la partecipazione richiede un certo posizionamento nel ranking ed è un torneo europeo. Negli anni passati le squadre vincitrici di Skir hanno avuto la possibilità di partecipare in automatico al DDT».

Questo è quanto e, come avrete potuto leggere, quest’anno prenderemo parte anche noi Banshees al torneo, che sarà ovviamente all’Arena Ritten di Bolzano il 22 e 23 giugno! Inutile dirvi quanto siamo emozionate per il nostro primo Skir!

Venite a conoscere le skaters delle Banshees su Instagram! Ogni settimana ve ne presenteremo due, ognuna col suo bagaglio di folli esperienze…e ve le raccontiamo in tre lingue! qualche esempio?

SGRILLO THE BONER #010

È capire che le botte sono relativamente proporzionali al bene che ti voglio. È quel momento che guardi le tue compagne di squadra sudate sfinite e con il mascara sciolto sulle guance e ti senti la più figa del mondo.

BALUTE MATE #11

O ai sielt il Roller derby parcè ca l’è semplicementri unic. E lis personis ca lu vivin, o ai scuviart, son altretant unchis come il sport ca fasin. Pensavi che i sport di squadre no fasessin par me, ma il roller derby a l’è diferent. Il roller derby al è potent. Wanna try? Write us on socials or come visit us at Ipplis! Are you already a skater? Join our campaign! Send us your text and pic and we’ll publish them! #rollerderby #whyIchooserollerderby #quadskates #derbylife #rollerskating #rollerskate #roller #skate #derby #rollerskates #skating #flattrackrollerderby #derbylove #derbygirls #derbyguys #derbyfamily #supportyourlocalteam #bansheesudine #bansheetudine #friuliveneziagiulia #fvg #jointhebanshees #friulano #lenghefurlane

FACEBOOK: BANSHEESROLLERDERBY INSTAGRAM: BANSHEESROLLERDERBY EMAIL: BANSHEESRD@GMAIL.COM 27

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INCANTO CIVITATE: IL GIORNO IN CUI HOGWARTS SI SPOSTÒ A CIVIDALE MAGIC IN THE AIR

Ilaria Pia D’Errico

ilariapia.derr@gmail.com

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«Non posso essere un mago…voglio dire, sono solo Harry…solo Harry!» –

Così esclamava il giovane maghetto, nella notte del suo undicesimo compleanno, quando un gigante barbuto e del tutto sconosciuto si infiltrava in casa sua per rivelargli la sua vera identità. Harry era incredulo, incapace di capire ciò che gli stava accadendo, al contrario dei bimbi che lo scorso 12 maggio si sono recati a Cividale per prendere parte ad «Incanto Civitate», evento organizzato dalla Expecto Patronum FVG – in collaborazione con l’associazione Magic Word di Veron – con l’intento di trasformare il centro della città nella più famosa scuola di magia e stregoneria.

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Insomma, tra bimbi desiderosi di acchiappare il boccino d’oro e ragazzi curiosi di provare a scontrarsi a cavallo di una scopa, i Vichinghi del Triveneto hanno avuto il loro bel da fare. Nonostante ciò, ringraziano l’associazione organizzatrice e il comune di Cividale per averli ospitati ed aver permesso loro di prendere parte a questo meraviglioso evento. Ed è brindando con una burrobirra che hanno festeggiato la cattura del boccino a carico della fondatrice della squadra friulana, Mara Colautti, e si sono dati

Lì, i Fenicis Furlanis Quidditch di Udine hanno avuto modo di allenare giovani maghi che, tra una lezione di pozioni ed una di difesa contro le arti oscure, volevano provare quello che è lo sport inventato e raccontato nella celebre saga di libri e film di Harry Potter, disciplina ad oggi giocata in quasi tutto il mondo. Durante l’arco della giornata, i Fenicis, con alcuni compagni del progetto Midgard Vikings, sono stati ospiti dalla scuola media «Piccoli» che, visto il maltempo, ha gentilmente concesso loro l’utilizzo della palestra per lo svolgimento degli allenamenti della squadra. Ci sono stati due momenti aperti al pubblico in cui ragazzi e ragazze, di tutte le età, hanno cavalcato le scope e provato alcune tattiche di gioco assieme alle Fenici Friulane, sempre pronte ad inserire nuovi giocatori tra le loro file. A fine giornata hanno poi dato prova delle proprie abilità in campo, mostrando una vera e propria partita, sia per provare le nuove strategie, sia per permettere ai più curiosi di vedere dal vivo e capire in cosa

consista questo strano e nuovo sport.

appuntamento al prossimo evento.

NOTIZIE DAL RESTO DEL MONDO MAGICO: EQC In contemporanea con l’evento di Cividale, gli Hinkypumps Bologna Quidditch e i Virtute Romana Quidditch sono partiti alla volta di Harelbeke, in Belgio, per disputare la European Quidditch Cup (EQC). Per accedervi, bisognava qualificarsi tra le prime due squadre della propria nazione.

se la son vista con i London Unspeakable Quidditch: risultato del match 140 a 170. Una prima serie di partite non proprio soddisfacenti, certo, ma entrambe le squadre non si sono arrese ed anzi hanno avuto entrambe modo di rifarsi nel secondo girone. I bolognesi hanno battuto gli Oxford Universities Quidditch Club 200 a 140 e i Virtute, contro i Madrid Lynx Quidditch team, si sono imposti con il punteggio di 270 a 100. Che dire, probabilmente avevano solo bisogno di scaldarsi un po’. In ogni caso hanno dimostrato una notevole crescita tattica ma, soprattutto, umana. Infatti, come ogni squadra di quidditch che si rispetti, sono partiti per le europee come squadre, come tali hanno giocato e come tali sono tornati, forse più uniti di prima. Questo nonostante abbiano dovuto scontrarsi con i loro connazionali nel corso della seconda giornata. Per quelli che sono stati i risultati della giornata precedente, infatti, le due compagini italiane si sono ritrovate a dover disputare una partita tra di loro per aggiudicarsi un posto nel girone finale del torneo. L’incontro ha visto i Virtute Romana vincere con lo score di 200 a 80. Non contente, le civette romane hanno pensato bene di regalarci un altro splendido scontro con gli NTNUI Rumpledunk, disputa vinta 130 a 100 in seguito alla cattura del boccino italiana. Questo però non è bastato ai capitolini per accedere al girone finale, finalizzato all’organizzazione del podio europeo. Il primo posto è stato conquistato dai Titans di Parigi, seguiti dai METU Unicorns e dai London Werewolves, rispettivamente al secondo e terzo posto di questo torneo.

Da giorni, tra i nostri atleti, si respirava un clima ansioso ma allo stesso tempo eccitato in vista di quella che è una delle più importanti manifestazioni nel mondo del Quidditch, seconda solo, forse, ai Mondiali. Gli atleti si preparavano da tempo all’evento e tutti noi abbiamo riposto solo che fiducia nei loro confronti, più che certi che avrebbero rappresentato la loro, e nostra, nazione al meglio. Nella prima giornata di torneo abbiamo visto gli Hinkypumps giocare contro i Toulouse Quidditch in una gara dalla quale sono usciti sconfitti per 80 a 100 in seguito alla cattura del boccino da parte degli avversari. I Virtute Romana invece

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Cjosul - Maggio 2019  

Quinto numero del 2019 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non solo. In copertina: l'ennesima salvezza dell'Udinese.

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