Page 1

CJOSUL

APRILE 2019 N.25

mensile friulano di informazione sportiva

La A del volley LE INTERVISTE AI GRANDI PROTAGONISTI

APU GSA

A TU PER TU CON MAX FONTANINI, VOCE DI MILLE INCONTRI LIBERTAS BASKET SCHOOL Il basket femminile visto da Leonardo de Biase


CJOSUL Par furlan, cjosul e je chê peraule che si dopre cuant che ti mancjin lis peraulis.

Alberto Zanotto alberto.zanotto@cjosul.it Alessandro Poli alessandro.poli@cjosul.it Cristian Trevisan cristian.trevisan@cjosul.it Enrico Arcolin enrico.arcolin@cjosul.it Francesco Paissan francesco.paissan@cjosul.it Gianmaria Monticelli gianmaria.monticelli@cjosul.it Ilaria Pia D’Errico ilariapia.derr@gmail.com Marco Michielis marco.michielis@cjosul.it Marzio Paggiaro marzio.paggiaro@cjosul.it Mattia Meroi mattia.meroi@cjosul.it Simone Narduzzi simone.narduzzi@cjosul.it Tommaso Montanari tommaso.montanari@cjosul.it Tommaso Nin tommaso.nin@cjosul.it Valentino Riva valentino.riva@cjosul.it

Graphic design Veronica Duriavig veronica.duriavig@gmail.com www.veronicaduriavig.it Copyright titolare dei diritti 2018

Un attrezzo, una pietanza, un pennarello oppure un libro. Cjosul è quel termine che in friulano può assumere diverse connotazioni a seconda della situazione in cui esso viene impiegato. Nel nostro caso, Cjosul è una rivista, una rivista digitale a cadenza mensile che si propone di raccontare lo sport dagli occhi di chi lo vive in prima persona e in tutte le sue sfaccettature: calcio, basket, cinema o fumetti. Ogni aspetto della nostra vita può essere toccato dallo sport che amiamo. Ogni aspetto della nostra vita può diventare Cjosul. La redazione di Cjosul è composta in gran parte da studenti che vogliono avvicinarsi al mondo del giornalismo sportivo e lo vogliono fare all’interno di un ambiente giovane, in cui ogni proposta è accolta con entusiasmo. Rodato o ancora acerbo, ogni aspirante giornalista è il benvenuto in Cjosul. Il nostro obiettivo? Una crescita del gruppo che comporti inevitabilmente la maturazione professionale di ogni singolo partecipante.


SOMMARIO

aprile 2019 CJOSUL

fischio d’inizio

12 DELSER TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO di Valentino Riva

UNA ZEBRA A POIS 04 È TORNATA L’UDINESE?

14 UDINE È SOLO A2?

ANDIAMO A SCOPRIRE IL PIANETA GIOVANI di Gianmaria Monticelli

di Mattia Meroi

FOCUS SERIE A

A TUTTO VOLLEY

SERIE A, È GIÀ TUTTO DECISO? SÌ, PERCHÉ MANCANO GLI SPAREGGI

06

PAVOLETTI, A TESTA ALTA. È LUI IL NUOVO TONI?

08

di Alessandro Poli

di Enrico Arcolin

UNO SGUARDO OLTRECONFINE

DIVERTIMENTO, CREATIVITÀ E INVENZIONE: LE CHIAVI PER ESSERE UN LANCIERE

10

di Alberto Zanotto

SOLO COTONE 10

PAROLA ALLA VOCE DEL BASKET FRIULANO

16 SUCCESSO? LO SPORT È PRIMA DI TUTTO DIVERTIMENTO di Simone Narduzzi

16 LA MURAGLIA DI CIVITAVECCHIA di Simone Narduzzi

16 IL SOGNO DI PADOVA CONTRO I CAMPIONI DEL MONDO di Cristian Trevisan

20 EVERY BADASS SUNDAY

FUOCO E FIAMME NEGLI SCONTRI CIF 9 FVG di Marzio Paggiaro

20 MAGIC IN THE AIR

VONDE MONADIS, FENICIS FURLANIS! di Ilaria Pia D’Errico

di Francesco Paissan

Delser tra passato, presente e futuro

14


CJOSUL >> SEGUE

CJOSUL | APRILE 2019

4


CJOSUL

trovare confidenza con la porta avversaria dato anche lo scarso indice di pericolosità. Non sarà di importanza... «capitale» fare punti, ma proseguire nel percorso intrapreso può e deve essere l’obiettivo nelle sfide con Roma e Lazio. Eravamo quelli che mettevano i bastoni tra le ruote delle big, ora almeno l’Udinese se la gioca. Lo ha dimostrato a San Siro mettendo in difficoltà il Milan. Le gare che prima sul calendario sembravano impossibili, ora sono solo difficili. Lo stadio Friuli, viste le ultime quattro vittorie tra le mura amiche, sta tornando a essere il fortino che ci si aspettava. Sarà lì che i friulani, spinti da un pubblico scoppiettante e caloroso, dovranno mettere gli ultimi mattoncini su quella salvezza che, considerate le ultime prestazioni, sembra meno lontana di prima. Lo si chiami come si preferisce, ma l’impianto udinese che ospiterà la finale dell’Europeo Under 21 ha trovato una squadra che pare aver intrapreso un percorso diverso, giusto, che ci auguriamo le faccia spiccare il volo verso la permanenza nella categoria. Il volo dell’aquila che dominava la curva Nord in una storica coreografia contro l’Empoli.

UNA ZEBRA A POIS Mattia Meroi

mattia.meroi@cjosul.it

È

tornata l’Udinese? Siamo rinati? Calma. In uno sport e in un Paese dove bastano pochi episodi e tempi brevi per cambiare umori e giudizi, ciò che serve in questo momento è l’equilibrio. Proprio l’arma che il nuovo allenatore Igor Tudor, ha garantito a questa squadra. Non si pensa solo a difendere, non si sta solo in trincea. Bensì si alternano le due fasi. Sarà un caso, ma col cambio di panchina i bianconeri hanno segnato sei reti in tre gare in attesa della doppia trasferta romana. Un dato confortante per una squadra che non era riuscita con Nicola a

5

È vero che gli allenatori sono uomini soli, bersagliati, i primi responsabili... Tante volte si prendono colpe non loro e ad esser messe in discussione, spesso erroneamente, solo le loro doti umane e professionali. Ma il signor Tudor, fino ad oggi, le ha azzeccate tutte. Col Genoa ha schierato una squadra con la difesa a quattro e ha battuto il collega Prandelli. A Milano ha preparato la gara con Behrami su Paqueta limitando le offensive rossonere ed è andato vicinissimo alla vittoria. Volevamo coraggio? Eccoci accontentati. Contro l’Empoli, il mister ha schierato un 3-4-3 con Okaka e De Paul – rigenerato – larghi e Lasagna centravanti. Risultato? Squadre lunghe e ribaltamenti di fronte. L’Udinese ha preso botte, ma ne ha data una in più con un altro di quei giocatori oggetto di discussioni da mesi: Mandragora. Per lui due gol nella gestione Tudor. Tutti i giocatori utilizzati hanno risposto bene al nuovo tecnico, che ha saputo metterli al posto giusto esaltando le loro caratteristiche. Siamo rinati? Calma. Si attendono conferme. CJOSUL | APRILE 2019


La mancanza di playoff e playout nel massimo campionato: uno dei tanti fattori della disaffezione dei tifosi e del mancato impegno dei giocatori CJOSUL | APRILE 2019

6


CJOSUL

Questa seconda categoria di appassionati sta oggi registrando un grosso calo: il poco impegno dimostrato in campo dagli atleti e un campionato con un divario molto alto tra zona alta e bassa della graduatoria fanno calare la passione anche dei sostenitori più accaniti, e qui in Friuli ne sappiamo qualcosa. Ecco che quindi per il tifoso torna a suscitare interesse il calcio locale, di provincia, o gli sport «minori», dove si ritrova quella spensieratezza, quell’impegno e quell’attaccamento alla maglia che in Serie A stanno diventando ormai rari.

FOCUS SERIE A

Alessandro Poli alessandro.poli@cjosul.it

Esistono due tipi di appassionati di calcio: i veri e propri calciofili, che davanti alla tv o allo smartphone si fingono allenatori in costante ricerca del bel gioco – vuoi di una qualsiasi squadra vuoi di un singolo campioncino o presunto tale – e i tifosi, che seguirebbero dal vivo anche in capo al mondo la propria squadra del cuore, e nessun’altra, per poter esultare di una vittoria o un pareggio ottenuti anche giocando nel peggiore dei modi, ma con fatica e con impegno.

Sul perché nella massima categoria italiana – e forse non solo italiana – questi valori si siano persi si potrebbe stare a discutere per giorni: chi chiamerebbe in causa la pressione sempre maggiore dei mass media, chi gli ancora più penetranti interessi finanziari di dirigenti o procuratori, chi ancora la mancanza di progetti seri e incentivi a livello di categorie minori, con conseguenti difficoltà e sempre maggiori fallimenti di chi non ce la fa. La mancanza di agonismo in Serie A passa tuttavia anche attraverso questioni più sottili, tra cui l’assenza di spareggi: playoff e playout sono infatti termini di uso molto comune per chi segue serie minori di calcio o altri sport, in primis basket e volley, mentre in Serie A si preferì negli anni 2000 abbandonare questo sistema a favore della classifica avulsa, che in base a una serie di indicatori – vittorie negli scontri diretti, differenza reti, gol segnati e via dicendo – determina quale squadra debba prevalere sulle altre anche nel caso in cui abbiano totalizzato gli stessi punti. Si capisce quindi subito che in questo modo non si avranno mai dubbi sulla vincitrice dello scudetto, anche se due o più squadre arriveranno a pari punti al termine della stagione, e nemmeno su chi andrà in Champions, Europa League o su chi verrà retrocesso. Per le squadre che metteranno in conto di lottare per la salvezza, sarà sufficiente raggiungere un certo numero di punti, tradizionalmente fissato a 40 ma

7

normalmente corrispondente a 37-38, per essere sicuri di passare un’altra

La mancanza di un sistema di spareggi ha nel tempo determinato anche la perdita totale di interesse per la Coppa Italia, dato stagione nel massimo campionato.

che solamente riuscendo a vincerla si otterrebbe un posto ai preliminari di Europa League – qualsiasi posizione si abbia ottenuto in campionato – ma quasi sempre ne escono vincitrici squadre che già sono qualificate a essa o alla Champions League di diritto, avendo concluso il campionato tra le prime sei.

Il merito degli spareggi sta invece nel fatto di mantenere viva la tensione di giocatori e tifosi fino alle ultime giornate di campionato

e spesso anche oltre: dall’esagerazione della Serie C, dove per un solo posto nel campionato cadetto si scontrano ben ventotto squadre, ai playoff pro forma della Serie D, dove le vincitrici possono sperare nella promozione nel caso di fallimenti – come già detto, purtroppo molto frequenti – di compagini di Serie C, ai diversi sistemi di basket e volley sia maschile che femminile, in un modo o nell’altro è data la possibilità di riscattarsi a fine stagione anche a chi nel campionato non ha ottenuto le posizioni più alte. L’unico altro modo per ridare vita alla Serie A sarebbe, come si sente da molte voci, quello di diminuire il numero di squadre per alzare il livello tecnico del campionato: il che sarebbe una gioia per i calciofili, i quali vedrebbero più giocate e numeri di alto livello, ma cambierebbe poco ai tifosi, che continuerebbero a non veder aumentato quell’impegno ormai dimenticato dai calciatori del massimo campionato, per mille motivi diversi ma anche per la mancanza di stimoli quali sono gli spareggi. CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL

L’attaccante in maglia numero 30 del Cagliari è infatti il classico centravanti da area di rigore: sponde per i compagni, abile nello smarcarsi negli 11 metri ma soprattutto infallibile nel gioco aereo con ben 125 contrasti aerei fin qui vinti. Sono questi dati che testimoniano tutta la bravura di Pavoletti ad alta quota. Nel corso della sua carriera ha vestito maglie di vari club – tutti del campionato italiano – ma la sua prima consacrazione l’ha avuta col Genoa: il 30 gennaio 2015 viene acquistato dal Grifone e conclude la stagione ligure con 6 reti in 10 partite. L’annata successiva è quella però dove emerge tutto il valore effettivo del centravanti livornese, il quale va a segno 14 volte in 25 gare disputate, laureandosi miglior cannoniere italiano di quella stagione. Pochi mesi dopo Pavoletti lascerà il Genoa per passare al Napoli nel gennaio 2017: coi campani però sembra non trovare mai la sua dimensione, infatti durante l’intera parentesi in maglia azzurra non segna nemmeno un gol e colleziona manciate di minuti a partita ormai terminata. L’allora tecnico Maurizio Sarri infatti privilegia il palleggio ed il gioco rapido CJOSUL | APRILE 2019

palla a terra, caratteristiche che non fanno chiaramente parte del bagaglio tecnico di Pavoletti. «Ero andato là per essere protagonista, mi sono ritrovato gregario», queste le parole rilasciate in seguito dal centravanti. Occorre però ripartire, e il centravanti decide di farlo da Cagliari, scelta rischiosa per molti ma non per Pavoletti, il cui coraggio verrà poi premiato col passare del tempo. Nel 2017, al fotofinish della sessione di mercato estiva, passa dunque alla società sarda per 10 milioni di euro, diventando di fatto l’acquisto più oneroso nella storia del Cagliari. Quella che sembrava essere una scommessa si è trasformata in una solida realtà fatta di gol e ottime prestazioni, fattori che lo hanno portato alla prima presenza, ed in seguito alla prima rete, con la maglia della Nazionale. Lo scorso 26 marzo infatti è subentrato a Quagliarella nella partita valida per la qualificazione ai prossimi Campionati europei contro il Liechtenstein e, solamente pochi minuti dopo, è andato in gol, questa volta però di piede. A 30 anni Pavoletti sembra essere nel periodo migliore della sua carriera: segna e si sacrifica per i compagni, non molla un centimetro ed è sempre al posto giusto nel momento giusto. Fare paragoni nel mondo del calcio risulta spesso e volentieri sbagliato, ma in questo caso l’attaccante del Cagliari sembra avere tutte le carte in regola per calcare le orme dell’ormai ritiratosi Luca Toni, bomber Azzurro, eroe dei Mondiali vinti in Germania nel 2006.

8

FOCUS SERIE A Enrico Arcolin

enrico.arcolin@cjosul.it

foto https://www.sardiniapost.it/wp-content/uploads/2018/08/Pavoletti-gol-esultanza-coppa.jpg

Dal 2015 ad oggi ha segnato 23 gol di testa, sovrastando prepotentemente in classifica campioni come Cristiano Ronaldo ed Olivier Giroud: si sta parlando di Leonardo Pavoletti, il quale quest’anno è al comando della classifica dei migliori marcatori di testa europei.


CJOSUL

9

CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL | APRILE 2019

10


CJOSUL

giocatori nati, o passati, nelle fila dei Lancieri.

e creatività, sono questi gli aspetti fondamentali del gioco di ten Haag e dei suoi ragazzi.

Se bisogna collocare nella storia l’inizio di questa corrente di pensiero, con la quale la squadra olandese ormai viene etichettata da chiunque, non si può non collocarlo nell’era Cruijff. Concependo il calcio come m a s s i m a espressione del divertimento e della creatività, “il Pelè bianco” ha condizionato e influenzato la società olandese, dettando la legge che, col senno di poi, ha fatto la fortuna di questa.

Il trio d’attacco è una sicurezza. I 100 gol messi a segno in Eredivisie ne sono la conferma. Ziyech, Tadic e Neres sanno dare vivacità al gioco come in pochi sanno fare. Il marocchino e il suo macino fatato inventano traiettorie impossibili da capire per gli avversari. Tadic è il classico numero 10. È la mente della squadra, gioca tra le linee lasciando lo spazio ai compagni per inserirsi. Il brasiliano

Ora, dopo tre generazioni di puri fenomeni usciti dalla Cantera dei Lancieri, questo fenomeno è ancora ben più che vivo.

Divertimento, creatività e invenzione.

Questi sono i principi fondamentali che vengono insegnati ai ragazzi dell’Ajax fin dall’inizio della loro carriera. Col tempo sono diventati proprio questi i loro punti di forza. Da anni, l’Ajax primeggia in Europa e nel mondo per la qualità del suo settore giovanile. Van Basten, Rijkaard, Kluivert, Seedorf, Sneijder, Ibrahimovic, Suarez e chi ne ha più ne metta. Questi sono tutti

Sotto la guida di Bosz prima e ten Haag poi, l’Ajax, in questi ultimi anni, è tornata prepotentemente a far parlare di sé. Se nel primo decennio degli anni 2000 gli olandesi erano un pò usciti dai radar, non si può dire lo stesso ora. Il talento dei giovani è tornato ad essere alto (e molto anche) e il gioco è tornato ad essere quello basato sul divertimento come insegnava Cruijff. Questa è una squadra che spensierata e senza pressioni.

gioca

Lo si è visto nella partita contro la Juventus, in quella al Bernabeu, ma lo si vede anche in campionato ogni weekend. Sviluppo del gioco rapido, in molti vicino al pallone, tanto movimento, fisicità

11

classe ’97, invece, fa della corsa e del dribbling le sue forze (come ha dimostrato contro i bianconeri). Se sono gli attaccanti a rappresentare la qualità, i centrocampisti e i difensori invece hanno il compito di dare sostanza alla squadra. De Jong e Van de Beek, a metà campo, forniscono fluidità alla manovra e fisicità in fase di interdizione. Il primo sa spaziare su tutte le zone del campo, facendo partire l’azione e mandando nello spazio i compagni. Regista del destro sopraffino che è già stato acquistato dal Barcellona per la modica cifra di ottanta milioni, continuando questo rapporto di mediazione tra le due società, anch’esso iniziato da Cruijff e mantenuto solido negli anni. Van de Beek invece, utilizzato in un ruolo più avanzato, ha dimostrato più volte di avere, oltre ad una spiccata qualità da incontrista, anche un buon feeling con il gol. Sono 14 infatti le reti segnate dal classe ’97 durante questa stagione. Il nome che, forse, rappresenta più di tutti questo gruppo di giovani fenomeni è De Ligt. Il difensore nato nel ’99, infatti, è da poco più di due anni nel giro della prima squadra e nonostante ciò ha già la fascia da capitano al braccio. Ruolo pesante il suo ma che, per un ragazzo con un carattere e un attaccamento alla maglia cosi importanti e invidiabili, non è fonte di pressione e distrazione. È questo, quindi, un gruppo che fa divertire e che può fare male a chiunque, anche in Champions League dove non ha niente da perdere. È il perfetto connubio tra esperienza e talento, tra passione e innocenza. Una storia la loro che si tramanda da generazioni e generazioni, da Cruijff ad oggi, con tre costanti: divertimento, creatività e invenzione. CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL >> SEGUE

SOLO COTONE

Francesco Paissan

francesco.paissan@cjosul.it

Parola alla voce del basket friulano A PER ANEDDOTI, A DI APU: ECCO A VOI MASSIMO FONTANINI CJOSUL | APRILE 2019

12


CJOSUL

13

CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL >> SEGUE

Voce di Udinews tv al commento delle imprese degli atleti dell’Apu Gsa sui parquet d’Italia, Massimo “Max” Fontanini è da anni ormai parte della famiglia bianconera e parte dell’immaginario di chi questa squadra la segue sia al Carnera ma soprattutto in televisione, quando i chilometri da percorrere per seguire l’Apu diventano troppi. Fontanini, giornalista e appassionato dello sport con la palla a spicchi, ci ha dedicato il suo tempo per una chiacchierata su questa sua grande passione, già condivisa con i tifosi nelle domeniche in cui è la sua voce a raccontarci lo svolgimento delle partite, una voce che non può mai tradire l’affetto che prova per l’Apu. Partiamo dunque dall’inizio, o meglio, dai tuoi inizi come giornalista prima e commentatore poi. «Devo dire che innanzitutto sono una creatura di Davide Micalich. Tutto nasce nel 2001, quando giochicchiavo abbastanza a buoni livelli e in quell’estate dovevo andare al Pozzuolo. Una sera però arriva una telefonata a casa e mi chiama la Snaidero. Ovviamente ho detto di sì senza pensarci su due volte. Da lì comincia la conoscenza di Davide. All’epoca mi sono fermato perché, a livello fisico, ero già troppo sviluppato per l’età che avevo – sedici anni allora – e forse perché magari parlavo già un po' troppo. È stata una sua intuizione, nell’ottobre del 2002, che mi ha permesso di entrare nell’ufficio

CJOSUL | APRILE 2019

stampa della Snaidero. Dunque, giocavo nelle giovanili e davo una mano in questo altro ambito. Lì è cominciato tutto perché poi sono stato sempre con lui, anche quando è stato contattato da Pedone all’Apu quando questa era in Serie C». Parliamo di Apu allora. In questi anni Udine ha avuto una crescita sempre regolare, trovi però che ci sia stato un momento in cui si è incominciato a capire che questa squadra poteva cogliere un risultato importante? «La fortuna in questo caso sta nella possibilità di programmazione nel corso degli anni, a cominciare dalla Serie C. È vero che si è potuto godere di quello che succedeva anno per anno, ma si è anche capito che non si poteva pretendere di avere tutto subito. Come dice anche Davide, c’è stato bisogno di fare un percorso. Siamo partiti da Cussignacco e siamo arrivati al Carnera passando per il Benedetti e per Cividale. La cartina tornasole è il palazzetto pieno la domenica, qualcosa che nel passato non accadeva ma che ora è una splendida abitudine, anche per partite non di cartello. Chiaro che l’obiettivo poi è sempre quello di fare il meglio possibile, ma nel basket non si può mai dire cosa accadrà nel futuro perché questo sport è tanto bello quanto malefico. Basta vedere la partita contro Ferrara, comandata fin quasi alla fine e poi persa dopo aver subito la rimonta dei padroni di casa. Ovviamente poi può sempre capitare che, già in questa stagione magari, scoppi una scintilla e si riesca a guadagnare la promozione. Una cosa che però mi piace di questa A2 è che, in qualche modo, ci si riesca a identificare negli italiani che giocano nella squadra, qualcosa che in A1 succede decisamente meno».

parlare dell’Apu. C’è poi un grosso lavoro alle spalle di questa squadra, in primis di Gabriele Bruni. Il vero segreto è forse questo: non vengono raccontate frottole alla gente e questo ti viene riconosciuto proprio da loro perché sono loro i primi a non seguirti più quando capiscono che quanto viene detto loro non è vero. Adesso la gente potrebbe anche rumoreggiare per qualche partita e ci sta, bisogna anche avere una certa cultura sportiva alle spalle. Quest’estate si è detto che l’obiettivo era la promozione e in questo caso credo che sia stato meglio dirlo fin da subito piuttosto che non farlo. Non è prepotenza, è il fatto di dire “noi ci siamo” per avere poi anche un determinato status nei confronti dei giocatori che in questo modo poi sono più portati a sposare la causa dell’Apu». Veniamo al lato più aneddotico. Qual è la partita che ricordi più volentieri fra quelle che hai commentato? «Sono indeciso tra il derby giocato a Cividale e il derby giocato a Trieste. Dico quello di Cividale perché è il paese dove sono cresciuto, quindi è come essere stati in casa ed è stata anche la prima vittoria contro Trieste dal nostro ritorno in A2. Subito dopo però c’è il derby da loro, soprattutto per aver rivisto 600 nostri tifosi, qualcosa che forse avevo già visto nel primo derby giocato dal ritorno della Snaidero. Vedere così tanti tifosi arrivare a Trieste – in un momento difficilissimo per noi perché eravamo reduci dalla sconfitta di Porto San Giorgio con Montegranaro e ci giocavamo ancora i playoff – è stato incredibile. Ci sarebbe anche la promozione di Montecatini di cui parlare… però il derby è il derby, ecco tutto».

L’innamoramento di Udine per la sua squadra è un altro discorso possibile: che idea ti sei fatto a riguardo?

Ti chiedo invece di identificarmi quei giocatori che più ti sono rimasti impressi o ai quali ti sei maggiormente affezionato, sia dell’Apu che di altre squadre.

«Questa è una domanda a cui è difficile dare una risposta precisa. Credo che un grande aiuto derivi dal fatto di parlarne tanto. Se ti trovi al bar con qualcuno, se sei in giro, capita sempre l’occasione di

«Per Udine dico Maurino Pinton, di quelli che giocano adesso. Ti rivelo un aneddoto: da quando è arrivato con le sue triple “ammazzapartite” ed è stato nominato per questo “elettroshock”,

14


CJOSUL

prima dei vari match, mentre i giocatori si stanno scaldando, scendo e faccio finta di caricarlo, gli do un cinque a mo’ di scossa. Questo è un rituale che abbiamo io e lui. Parlando di basket fuori Udine, ampliando il discorso all’intero basket mondiale, direi che i Chicago Bulls degli anni ’90 sono quelli che ricordo più volentieri. Avevo nove, dieci anni quando hanno iniziato a vincere e all’epoca, nonostante non fossi ancora tanto appassionato di basket, stavo sveglio la notte a guardare le dirette delle loro partite, qualcosa che adesso per esempio non faccio, un po’ anche per via del lavoro. Quella volta invece mi svegliavo la notte per vederli, perché era un altro basket, più tecnico, più bello secondo me. Rimanendo invece nel territorio della A2 è più difficile pensare a qualche nome. Sarei curioso di vedere Logan a Treviso. Potrebbe essere poi Leunen della Fortitudo – tra l’altro mio coetaneo

– perché nelle due partite contro di noi è stato chirurgico. Lo si sapeva ma non avrei mai immaginato potesse avere un’incidenza del genere».

sempre “a braccio”. La mia fortuna è di

Venendo invece al lato più tecnico del tuo lavoro di telecronista, come ti prepari per le partite che poi devi raccontare in televisione?

Per chiudere lascio spazio a te per

«Anche in questo caso parto dal presupposto che questo non è il mio primo lavoro ma è “solo” una mia grande passione. Non avendo la possibilità di prepararmi come fanno quelli che fanno questo lavoro di mestiere mi baso molto sulla mia esperienza, sul fatto di vedere molte partite durante l’anno, spaziando dalla C gold all’Eurolega. Mi baso poi anche sul plico che lo staff tecnico consegna ai giocatori in vista della prossima partita. Leggendo quello che vi viene indicato posso dire di prepararmi un poco, ma alla fine in diretta vado

15

avere una buona memoria, dunque ho il ricordo di giocatori, partite, situazioni che ho visto durante l’anno». qualche aneddoto particolare che ti va di raccontare… «Mi viene in mente ad esempio l’arrivo al primo anno di A2 di Vanuzzo, reduce dal triplete con Sassari. Lui ci ha dato una mano per capire la dimensione della categoria e tornare a mettere in moto certi meccanismi che magari col tempo, nonostante il gruppo di lavoro di Micalich fosse rimasto pressoché lo stesso, si erano un po’ persi. Ecco, l’arrivo di un giocatore che aveva appena ottenuto certi risultati e aveva deciso di venire qua a Udine, dandoci una mano sia in campo che, per questi aspetti appena citati, fuori, è stato qualcosa di importante».

CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL >> SEGUE

CJOSUL | APRILE 2019

16


CJOSUL

SOLO COTONE

Valentino Riva

valentino.riva@cjosul.it

Delser tra passato, presente e futuro INTERVISTA AL PRESIDENTE LEO DE BIASE

Personalità di riferimento per il basket udinese e friulano: ecco a voi il presidente Leonardo De Biase. Con lui abbiamo approfondito storia e presente della sua squadra, la Libertas Basket School Udine. Questa società nacque nel 2013, ricoprendo quel vuoto lasciato dallo Sporting Club Udine, fallito lo stesso anno. Nonostante la recente data di fondazione, la Libertas ha già raggiunto

importanti obiettivi a livello giovanile e non solo. Con il presidente abbiamo avuto l’occasione di affrontare svariati temi, dallo stato di salute dell’intero movimento cestistico femminile all’importante ruolo che ha lo sport nella nostra società. Inoltre, essendo nel vivo della stagione per la squadra targata Delser, non abbiamo tralasciato le prospettive future della società, sia nel breve che nel lungo termine.

Come è rinato il basket al femminile dopo il vuoto lasciato dallo Sporting Club Udine nella stagione 2013/14? «Nel 2013, dopo il fallimento dello Sporting Club, io, assieme a Claudio Ballico, Francesco Vignando e John Conti, tutte persone da tempo appassionate

17

di basket femminile, abbiamo deciso di costituire ex novo una nuova società cestistica, con il preciso intento di lavorare sui vivai, non disperdendo il movimento cestistico femminile, fortemente legato al territorio, che si era creato attorno allo Sporting Club. Da lì è venuta l’idea di chiamare la nuova società «Libertas Basket School» e di identificarla come una scuola di basket rivolta in primo luogo a ragazze che si vogliono approcciare alla disciplina, a partire dal minibasket, fino ai campionati senior. La prima ossatura tecnica e sportiva su cui si è basata questa società era formata da Sandra Salineri, che ha seguito il minibasket e da Valdi Medeot che, assieme a Francesco Vignando, ha avuto il ruolo di allenatore delle giovanili e delle senior. La scelta che abbiamo fatto CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL >> SEGUE

ha trovato subito l’entusiasmo di

molte persone e lo sponsor Delser ha voluto subito abbracciare questo nostro progetto».

Come sono stati i primi anni della Libertas Basket School Udine? «I primi anni sono stati difficili. Ad aiutarci sono state delle ragazze che, credendo nel nostro progetto, sono subito venute a giocare con noi. Nel settembre del 2013 potevamo già contare su una squadra senior, tre formazioni giovanili e una di minibasket. L’obiettivo che ci eravamo posti, e che ad oggi continuiamo a mantenere, è quello di far crescere ciascuna ragazza dal punto di vista tecnico. In molte realtà ci si concentra eccessivamente sui risultati che si possono ottenere sul campo. Per noi invece, prima di tutto, è fondamentale offrire alle ragazze la possibilità di imparare qualcosa di nuovo, non solo a livello sportivo, ma anche a livello umano e di gruppo. In questi ultimi anni, la nostra realtà si è notevolmente affermata, consolidandosi tra le più importanti a livello giovanile e come un’eccellenza a livello regionale. Il tutto è confermato dal fatto che la nostra formazione senior, nonostante abbia una media anni delle giocatrici tra le più basse del campionato, sta ottenendo dei buoni risultati in A2».

Come valuta l’operato della Federazione nel sostegno del basket al femminile? Dove può migliorare? «Normalmente nello sport giovanile e nel minibasket accade che le ragazze vengano esclusivamente considerate come degli elementi che completano un gruppetto di partecipanti a un campionato o, ancora peggio, come delle “pro quota”, ovvero delle ragazze che, pagando la quota di iscrizione, sostengono il movimento. Non è questa la strada da percorrere. La Federazione deve fare in modo che questa “mercificazione” delle ragazze non avvenga, supportando maggiormente il basket al femminile da un punto di vista economico. Un altro fattore negativo è che in Italia non esista una netta distinzione tra società maschili e CJOSUL | APRILE 2019

femminili di basket. Nei settori giovanili spesso si opta per una soluzione ibrida, che però disperde e non fa crescere il movimento femminile in modo organico all’interno di una provincia o di una regione. Dal canto nostro, noi abbiamo scelto di specializzarci e di lavorare esclusivamente col femminile. Un ultimo problema di cui faccio cenno è l’impossibilità dei settori giovanili di raggiungere il pareggio di bilancio a fine annata. L’unico modo per compensare questa perdita è quello di destinare gli introiti provenienti dalla squadra di Serie A e dei suoi sponsor al settore giovanile. Questo può accadere solo se la prima squadra gioca ad alto livello. Per le realtà che non hanno questa fortuna, la gestione economica diventa molto difficile. Nonostante tutto, c’è da dire che attualmente il basket femminile italiano nel contesto europeo sta ottenendo risultati importantissimi, dando prova di buone potenzialità, motivo per il quale sarebbe giusto investirci».

Quali sono le difficoltà di fare basket femminile, rispetto al maschile? «Fare basket al femminile è molto più difficile che farlo al maschile, per il fatto che i numeri delle giocatrici sono molto più bassi. Una delle conseguenze di ciò è che i costi siano notevolmente superiori. Ad esempio, essendoci meno squadre, ci si deve spostare in posti più lontani per fare le partite, andando incontro ad un aumento dei costi. Per questo motivo è importante che l’imprenditoria si accorga del movimento femminile e che anch’essa lo sostenga. Al tempo stesso dobbiamo smetterla di denigrare lo sport al femminile. Il basket femminile, ad esempio, è molto più tecnico di quello maschile. Quest’ultimo è più seguito perché è più spettacolare e più fisico. Una soluzione per rendere più spettacolare il basket femminile sarebbe quella di abbassare l’altezza dei canestri, ma con questo provvedimento si incontrerebbe un altro problema, legato alla riconversione delle strutture, che non è sempre economicamente sostenibile».

Un particolare momento che ha a cuore fra quelli vissuti con questa società? «Se devo dire un episodio specifico

18

ricordo sicuramente la promozione della prima squadra dalla B alla A2. Quella squadra aveva molte ragazze giovani e ha fatto un cammino trionfale. La vicinanza del pubblico, la determinazione dello staff e delle ragazze hanno portato ad una grandissima coesione nell’ambiente. Al di là del singolo momento, la cosa più bella è la gioia delle ragazze e dei loro genitori quando ricordano alla fine dell’anno sportivo le belle esperienze vissute, sia a livello singolo che di gruppo, durante la stagione trascorsa. Sarà bello se vinceremo dei titoli e se ci toglieremo nuove soddisfazioni, crescendo e lavorando quotidianamente».

In cosa può migliorare ancora la Libertas Basket School? «Va tutto bene, al di là del presidente (ride, ndr). A me piacerebbe che ci fosse una presidentessa a cui dare il testimone. Con questa prospettiva, abbiamo deciso di ampliare la nostra compagine societaria, facendo entrare all’interno del Consiglio direttivo della società delle figure femminili. Nello specifico, parlo dell’Avvocato Tosel e dell’Avvocato Biffoni, persone autorevoli nello scenario forense e cittadino, che avranno il compito di agganciare la nostra società al mondo imprenditoriale femminile. Stiamo anche cercando di inserire sempre più figure femminili all’interno della società, a livello tecnico, ortopedico, fisioterapico e della comunicazione».

In che modo lo sport può avere un valore sociale? «A livello sociale, è indubitabile che dobbiamo riuscire a portare i giovani in palestra. Dobbiamo riuscire ad insegnare loro il rispetto delle regole e a porsi degli obiettivi, per poi raggiungerli, contrastando gli stili di vita sbagliati legati alla droga, all’alcool, al fumo e all’obesità. In questi anni, le famiglie, inoltre, sono in forte difficoltà perché nella maggior parte dei casi sono famiglie che lavorano. Nel nostro piccolo dobbiamo aiutarle, perché esse sono il fulcro del nostro tessuto sociale. Se costruiamo delle atlete, costruiamo anche delle mentalità e delle persone che valgono. Poi, magari, certe riusciranno anche a diventare delle giocatrici professioniste. Purtroppo in alcune squadre capita che


le ragazze vivano stagioni di risultati sul campo molto negativi. Questo facilita l’abbandono dello sport da parte di queste ultime. Noi dobbiamo limitare questo fenomeno, inserendo le ragazze nel contesto migliore per loro e farle crescere».

Nell’ultimo campionato di A2 avete sconfitto varie squadre che hanno come obiettivo stagionale la promozione in A1. La Libertas Basket School è pronta per un salto di categoria? «Vedere delle ragazze giovani vincere in A2 è motivo di orgoglio. A livello societario noi non siamo ancora pronti per affrontare una A1. Economicamente sarebbe un suicidio e organizzativamente sarebbe un disastro. Ci sarebbe il rischio di cancellare ciò che di buono abbiamo fatto fino ad adesso. Le società di A1 devono rivolgersi a professioniste, spesso straniere, e hanno un assetto societario importante. Il mio ideale è che tra due o tre anni si possa pensare a una promozione, quando la società si sarà strutturata per sostenere un campionato che ha sicuramente dei costi maggiori. È bello vedere ciò che abbiamo ottenuto fino ad oggi, ma dobbiamo tenere i piedi per terra. Dobbiamo sfidare ogni squadra a viso aperto, ma la promozione al momento non rientra nei miei pensieri. In un futuro, sarebbe bello costruire un secondo bacino di appoggio per far crescere le giovani, e con l’altro polo disputare il massimo campionato, come sta facendo San Martino di Lupari, che ora milita in A1 e ha una seconda squadra di giovani in A2. Noi abbiamo la fortuna di avere delle buone collaborazioni con tutte le società del territorio. Al momento, il maggiore obiettivo che ci poniamo è quello di arrivare a quota 200 ragazze iscritte e crescere sempre di più. Ora ne abbiamo 164».

PLAYOFF IN VISTA! PAROLA A COACH IURLARO Confermata la partecipazione ai prossimi playoff di A2, coach Francesco Iurlaro afferma che, in un campionato così equilibrato come quello del girone Nord, la posizione in classifica delle squadre all’ultima giornata non sarà così determinante nel proseguo dei playoff come poteva esserlo nelle scorse edizioni

della post-season. Questo perché, in ogni caso, ci si ritroverà contro squadre molto agguerrite e dalla qualità tecnica simile a quella della Delser. Per questo motivo, continua il tecnico arancione, per la Libertas Basket School sarà importante riacquisire sicurezza a livello di gioco, minimizzando i cali di concentrazione visti in alcune delle recenti partite e presentandosi in un buono stato di forma fisica. La formula dei playoff prevede che le squadre avvicendate si affrontino in partite divise fra andata e ritorno e che il passaggio del turno venga decretato dalla differenza punti ottenuta nelle due sfide. La squadra, conclude il coach, è molto giovane e potrebbe percepire ansia da prestazione. Dalla loro parte, c’è comunque l’entusiasmo di una squadra che non ha paura di affrontare nessun’altra compagine, come hanno dimostrato in più occasioni.

19

PINK SPORT PROJECT, UNA NUOVA SINERGIA TUTTA AL FEMMINILE La Libertas Basket School ha fatto squadra con la Libertas Martignacco, formazione nostrana che milita in Serie A2 di pallavolo. Al di là del diverso sport praticato, le due società possiedono molti tratti in comune, a partire dall’essere prodotti «Libertas». Entrambe hanno la prima squadra che partecipa nel campionato di A2, hanno un importante movimento giovanile e sono tutte e due società rivolte esclusivamente al movimento femminile. L’obiettivo di questo progetto è il miglioramento della comunicazione dello sport femminile a tutto tondo, utilizzando parte del sostegno economico proveniente dal mondo imprenditoriale. Il primo testimonial di eccellenza sarà il gruppo Civibank banca di Cividale. Proprio una bella iniziativa! CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL

foto Roberto Comuzzo

>> SEGUE

SOLO COTONE

Gianmaria Monticelli

gianmaria.monticelli@cjosul.it

CJOSUL | APRILE 2019

20


CJOSUL

21

CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL >> SEGUE

Quando si parla di basket maschile a Udine, la prima cosa che viene in mente è forse l’Apu di Pedone e Micalich, gestita dal nocchiero Alberto Martelossi. Attorno alla palla a spicchi udinese, tuttavia, ruota un grande universo giovanile formato da squadre unite con l’obiettivo di dare la possibilità ai ragazzi di Udine e provincia di poter fare sport e, perché no, di mettere in mostra il proprio talento. Tutto questo è possibile grazie alla passione di un team di lavoro che dedica molto tempo a questi ragazzi ai quali vengon richiesti in cambio sacrificio e tanta passione. Come avrete capito, in questo numero ci soffermeremo in particolare sulle giovanili griffate Apu e sulle squadre che orbitano, con buoni risultati, attorno al pianeta Gsa. Per i ragazzi più in vista del settore giovanile bianconero, Davide Micalich, presidente della Società Dgm Campoformido, ha messo a disposizione uno staff di tutto rispetto per poter portare questi ragazzi di qualità e giovanissimi, si va dai ’98 ai classe 2001, a fare la loro prima esperienza senior in un campionato come la C Silver. Giocando con continuità, i ragazzi del vivaio bianconero hanno potuto migliorarsi non solo a livello tecnico ma anche dal punto di vista della formazione del proprio carattere. Per crescere i ragazzi della Dgm sono stati aiutati da uno staff tecnico costituito da Luca Silvestri come head coach, Simone Biasizzo e Gabriele Tonelli assistenti, Renato Monticelli factotum, Gianmaria Monticelli e Mauro Visintini accompagnatori e Massimo Nocita addetto video e statistiche. Questo gruppo, in termini di roster,

CJOSUL | APRILE 2019

annovera diversi atleti di prospettiva della Gsa: Stefano Monticelli, ala classe 2000, (cartellino Gsa, doppio tesseramento Dgm-Ubc) sta ben figurando tra i marcatori del campionato di C Silver e Under 20 regionali con medie punti di tutto rispetto. In C Silver è il 18° marcatore assoluto con una media di 12,9 punti. Riccardo Maria Visintini, classe 2001 (play/guardia Gsa-Dgm), sguizzante pendolino molto veloce che può ricoprire il ruolo di play e guardia. Luigi Cautiero, ala-centro classe 2001 (Gsa-Dgm), molto cresciuto in prestazioni durante l’anno, specie nella forza con cui va a rimbalzo. È inoltre migliorato molto anche nei tiri dalla media distanza. Matteo Minisini, classe 2001, play sale e pepe che fa della difesa la sua migliore qualità (Gsa-Dgm). Andrea Francovicchio, play classe 2000 (Dgm-Ubc), giocatore di talento che però vorrebbe smettere di giocare per fare il coach. Se ci ripensasse, forse, farebbe un piacere al suo talento! Daniel Ohenen Osasenaga, centro classe 2001 (Gsa-Dgm) che fa delle movenze del centro le sue migliori qualità e Serafini

22

Nadir, centro classe 2000 (Dgm-Ubc). Questi ragazzi sono coadiuvati in cabina di regia dal più esperto Gianmaria Guadagni, classe ‘93 e da Diego Virgili, cestista del 2000 che gioca anche da guardia. Del ‘98 sono pure Marco Martinelli, centro e Alessandro Gerometta ala. Abbiamo poi il giovane Lorenzo Basso, classe 2000, ala e Samuele Bovo, guardia del 2000. Gabai Paolo, infine, è l’unico veterano del gruppo, che dall’alto dei suoi 34 anni garantisce esperienza e forza a questi ragazzi. La squadra, pur essendo molto giovane, ha fatto un ottimo campionato, non riuscendo però ad evitare i playout, che verranno disputati nella settimana successiva alle feste pasquali contro la Goriziana. Fanno parte dello stesso gruppo di lavoro anche i ragazzi dell’Under 20 dell’Ubc (non avendo una propria Under 20, la Gsa ha aggregato i suoi giocatori all’Ubc di Mauro Rosso). Lo staff di lavoro è costituito da coach Silvestri, coach Biasizzo e coach Tonelli. Dirigenti Massimo Nocita e Renato Monticelli. Attualmente i ragazzi allenati da coach Silvestri sono in lotta nel girone Gold per arrivare alla finale U20 regionale. Del


CJOSUL

gruppo non fanno parte i vari Visintini, Ohenen, Cautiero, e Minisini. Agli esclusi sopra citati bisogna aggiungere inoltre Martinelli, Guadagni e Gabai, fuori per limiti di età. Del gruppo invece fanno parte Tulissi Alessandro, guardia, Matteo Malagoli, play, Cisilino Luca, ala, Blasone Francesco, play-guardia, Mittino Alessio, play, Perrone Giacomo, ala. L’Under 18 regionale si sta comportando benissimo nel suo campionato di competenza, avendo addirittura 10 punti di vantaggio sulla seconda in classifica. Si noti, a titolo esemplificativo, come la Gsa abbia vinto molto agevolmente nell’ultimo turno – il settimo su tredici – contro la sesta in classifica Gonars per 7526. Il gruppo di lavoro è guidato da coach Matteo Ivancich, gli assistenti sono coach Luca Silvestri e Carlo Morelli. Il dirigente è Franco Terenzani. Ai già citati Ohenen, Cautiero, Minisini e Visintini sono da

aggiungere nel gruppo due ragazzi che si sono fatti apprezzare anche in serie C Gold con l’Ubc: parliamo di Pietro Di Giovanni, qualche volta convocato anche con la A2 e secondo noi talento in erba, e Riccardo Azzano, giovane di cui tenere conto per la sua fisicità e potenza di gambe. A completare il team ci sono Marco Zanelli, Christian Zoratta, Filippo Solini, Giovanni Fanfarillo, Diego Longhitano, Andrea Montanari, Mattia Cabrini, Francesco Agostini, Mathieu Gon, Michele Favero e Simone Furlanis. L’Under 16 Eccellenza Gsa ha concluso la sua stagione al 5° posto con coach Marchettini in panchina. L’Under 15 Eccellenza si sta ben comportando e sta contendendo all’Alma Trieste il primato in classifica. La squadra di Enrico Micalich è seconda in classifica dopo aver perso la sfida contro l’Alma al Benedetti per 71-74 a due turni dal termine. L’Under 14 Elite

della Gsa al momento è 4a in classifica. Come si può evincere da quanto appena detto, vi sono tante squadre da cui poter attingere per il futuro della prima squadra a Udine. Importante, perché tutto questo talento non venga scialacquato, sarà creare una sinergia tra prime squadre e settori giovanili in modo tale da permettere di adocchiare i migliori talenti e tirarli su con specifici programmi tecnici e fisici. La Gsa al momento ha portato due ragazzi nelle Nazionali, sintomo che la società bianconera gode di ampia credibilità anche nel settore giovanile. I tesserati Gsa che hanno avuto l’onore della convocazione sono Vittorio Nobile, per la nazionale 3vs3 che ha partecipato anche agli ultimi Europei, ed Enrico Micalich, talento della squadra Under 15 Eccellenza.

Foto: www.udinebasketclub.it/images/u20%20squadra.jpg?crc=515537693

23

CJOSUL | APRILE 2019


Successo? LO SPORT È PRIMA DI T DIVERTIMENTO

Foto: Archivio Imoco Volley

CJOSUL

CJOSUL | APRILE 2019

24


? TUTTO

A TUTTO VOLLEY Simone Narduzzi

simone.narduzzi@cjosul.it

P

er lei ogni match si conclude un’ora dopo rispetto alla fine dell’ultimo set giocato. Eppure, nel suo ruolo, è «solamente» la più forte al mondo. Monica De Gennaro, di professione libero, non si risparmia mai per foto e autografi richiesti dai suoi fan al termine dei diversi incontri che la vedono protagonista. Accerchiata sorride cordiale, paziente, disponibile saluta. Si mostra per quel che è, un’atleta d’esempio per tutti. Grandi, ma soprattutto piccoli. Pallavolisti e non solo. Fra gli atleti che lo sport italiano ha da offrire nel suo bazar di pezzi pregiati, infatti, il libero in forza all’Imoco Volley di Conegliano è forse il modello più sano proposto dal panorama nazionale dei giorni nostri. Agli ultimi Mondiali, tenutisi in Giappone la scorsa estate, il libero classe ‘87 ha fatto valere la sua classe, salvando palloni da terra fino alla conquista di un prezioso argento. Con l’Imoco campione d’Italia in carica e da martedì 9 aprile finalista in Champions League è leader di uno spogliatoio stracolmo di fuoriclasse. Ciononostante, «Moki» rimane umile, «cosciente del ruolo di esempio dato da alcuni, ma vivendo questo aspetto con semplicità, attraverso una vita sana dentro e al di fuori del campo». Di base è questo, secondo lei, a permetterle di rendere al meglio, quasi a nascondere con modestia un talento da cui ogni giovane pallavolista in erba vorrebbe

almeno in parte attingere per emularla. E arrivare, perché no, ai suoi livelli. Sogno per tanti, onore per pochi, l’obiettivo ultimo per Monica non deve esser tuttavia il successo, un messaggio spesso frainteso in primis dalle famiglie dei piccoli atleti impegnati nella pratica di uno sport: «Molti genitori vivono lo sport come un’attività in cui conta solo vincere, quando invece dovrebbero vederlo come un mezzo che i propri figli hanno per stare in compagnia, trovare amici, divertirsi, anche nella sconfitta». Comincia tutto da lì, in fondo, dal semplice divertimento che è in grado di suscitare un gioco. «Poi ognuno arriverà dove può. È difficile, ma l’importante è avere la giusta determinazione, la voglia, e soprattutto la costanza nel portare avanti l’impegno preso senza mollare». È un’atleta a tutto tondo la trentaduenne di Piano di Sorrento, «una professionista incredibile, e lo è 24 ore su 24». A certificarlo Daniele Santarelli, attuale coach dell’Imoco Conegliano nonché marito di Monica dal giugno 2017. «Io ho la fortuna di vivere Monica al 100%. Credo che quello che ha ottenuto in questi anni lo abbia raggiunto soprattutto col sudore e con tanta fatica e sacrifici. Penso che la sua carriera ora sia all’apice della maturità, ma sono al tempo stesso convinto che Moni possa ancora dare tantissimo a questo sport. In squadra – continua poi il tecnico umbro – si fa voler bene, le ragazze si fidano molto di lei». E come dubitarne: non per niente, nel suo ruolo, è «solamente» la più forte al mondo.

Intervista esclusiva alla campionessa italiana Monica De Gennaro, libero della Nazionale azzurra 25

CJOSUL | APRILE 2019


Foto: Giacomo Lodolo

LA MURAGLIA DI CIVITAVECCHIA

TATTOO, MARTIGNACCO E NON SOLO: UN BILANCIO SULLA STAGIONE ITAS INSIEME A SIRYA TANGINI 26


A TUTTO VOLLEY Simone Narduzzi

simone.narduzzi@cjosul.it

I suoi muri portan la firma che tatuata spicca sul braccio. Un simbolo, anzi, «un cuore dentro al quale mio padre ed io ci teniamo per mano mentre siamo rivolti verso il mare». La spiegazione, per quel tatuaggio, la dà la stessa Sirya Tangini, classe ’97, di ruolo centrale, quest’anno in forza all’Itas Città Fiera Martignacco. «Prima di iniziare a giocare a pallavolo feci un provino per il nuoto sincronizzato – la piscina si trovava sul mare: una volta fatto il provino, decisa posi a mio padre il veto. Gli dissi infatti che avrei voluto giocare a pallavolo. Da lì è nato tutto». Da lì quei muri «griffati» Tangini han fatto strada per tutta Italia. Da Civitavecchia, suo luogo natale, fino al Friuli del club Libertas, dove alla corte di Marco Gazzotti, Sirya ha apportato il suo aiuto alla causa. La causa salvezza, obiettivo raggiunto dal team friulano grazie al talento di un gruppo entusiasta, un collettivo spregiudicato, persino audace, senz’altro affiatato. «Sin dall’inizio del campionato abbiamo dimostrato di essere un gruppo unito – semplifica allora Sirya – poi, a forza di ottenere risultati positivi, abbiamo preso sempre più consapevolezza nei nostri mezzi». Il primo viaggio in Serie A2 per l’Itas ha così assunto i tratti dell’impresa epica, un’avventura ricca di sfide culminate nel Pool promozione. «Quella fase è stata più

dura, ma sapevamo che saremmo andate a incontrare squadre molto forti. Noi comunque ci siamo divertite e abbiamo cercato di fare del nostro meglio». Tanto da ottenere, nel match casalingo con Ravenna di fine marzo, tre punti storici di fronte a un club dal passato ricco di gloria. Un passato che Sirya, nata sportivamente nelle giovanili della sua città, ha trascorso lontano da casa già a cominciare dai sedici anni. Prima è a Modena per due stagioni, quindi in A2 con Rovigo e poi Olbia. Nel campionato 2017/18 la centrale ritorna in Veneto, dove in B1 difende la causa dell’Anthea Volley Vicenza. Il nuovo salto di categoria si manifesta dunque in estate, con la chiamata del Martignacco del presidente Bernardino Ceccarelli. «All’inizio – racconta – avevo un po’ di paura a inserirmi in un gruppo già formato dall’anno prima. Tuttavia mi sono ambientata subito, ho fatto amicizia con le mie compagne e tutti, all’interno della società, ci hanno fatto sentire a casa». Lei che a casa ci ritorna non appena ha del tempo libero, in quest’annata ha imparato ad apprezzare pure il Friuli: «Qui – sottolinea infatti – mi sono trovata veramente molto bene». Forse anche in virtù del suo agevole percorso di ambientamento, la giocatrice può dirsi allora migliorata a livello tecnico. «Quest’anno – conferma lei – penso di essere cresciuta, in particolare, nell’esecuzione del muro, che da sempre considero un po’ il mio “punto forte”».

27

La salvezza, le semifinali di Coppa Italia, l’ingresso nel Pool promozione: questi i punti più alti toccati dalla Libertas Martignacco nella stagione oramai conclusa. Per le ragazze di coach Gazzotti, dunque, la ricompensa consisterà a breve anche in un meritato riposo.

«Sicuramente

dopo

l’ultima

partita ci fermeremo ancora un pochino qui. Poi penso che ognuna ritornerà nelle proprie case, nelle proprie città». Per lei Civitavecchia, il luogo nel quale è nato il suo bel viaggio nel mondo del volley.


CJOSUL

Cristian Trevisan

cristian.trevisan@cjosul.it

Neanche il tempo di godere e gioire dell’ultimo pallone schiacciato a terra in regular season che ci si ritrova alla parte più piccante della stagione: i playoff scudetto. Una fase magica, dove ogni gara accumula tutto il peso della stagione regolare, dove ogni set è un passo avanti o uno indietro in direzione dello scudetto, il traguardo più ambito. A Padova c’è del frizzante, tira un’aria mista tra agonismo, desiderio e determinazione. Lo dimostrano anche i due cartellini rossi estratti a Giannelli e Volpato dopo una scambio di occhiatacce tra i due sotto rete. È in questo focoso ambiente che domenica 7 aprile si è disputata gara 2 dei quarti di finale scudetto della SuperLega Credem Banca 2018/19 tra la Kioene Padova e l’Itas Trentino, rispettivamente settima e seconda classificata della regular season. La Kioene è riuscita a ribaltare il 3-0 della gara d’andata con una prestazione maiuscola in tutti i fondamentali grazie anche alla sapiente distribuzione dell’mvp del match, il palleggiatore Dragan Travica, il quale ha saputo mettere grande pressione alla squadra allenata da Angelo Lorenzetti. È proprio vero quando dicono che i playoff sono un campionato a parte. Ce lo conferma anche Marco Volpato: «Ogni partita è a se, questa è stata una partita da dentro fuori: oggi o mai più». Commenta così il centrale della Kioene Padova il tre a zero rifilato ai campioni del mondo dell’Itas Trentino. Una gara perfetta per Padova, che impone il suo gioco nella bolgia della Kioene Arena su una Itas Trentino orfana CJOSUL | APRILE 2019

dello schiacciatore serbo Uroš Kovačević. «Loro – continua Volpato – hanno avuto la sfortuna di avere all’ultimo minuto un giocatore fuori rosa ed è stata una fortuna per noi. Magari questo ci ha un po’ favorito. Adesso, però, dobbiamo tornare nella loro tana, lì sarà un’altra storia, ma ci faremo trovare pronti.” Padova infatti dovrà tentare l’impresa contro Trento, seconda classificata in regular season. In gara 3, prevista per domenica 14 aprile, i ragazzi di coach Valerio Baldovin dovranno riuscire a conquistare il PalaTrento, una roccaforte sempre molto difficile da espugnare. «Dobbiamo riuscire a replicare la stessa partita di questa sera. Sarà dura, loro avranno senz’altro il dente avvelenato per il risultato di oggi e quindi per noi la sfida sarà ancora più impegnativa». I 3.401 presenti al PalaFabris hanno sicuramente dato una spinta in più durante tutta la partita, «Sentire questo boato ad ogni punto – conclude il centrale – ci ha sicuramente dato la carica. Avere un pubblico così è assolutamente un valore aggiunto e direi che si è visto!» Anche Maurice Torres, schiacciatore patavino di origini portoricane ed autore di 11 punti, ci crede. «Direi di sì, l’impresa si può fare! Perché tutto è possibile in questo campionato! Andremo a Trento non sconfitti ma convinti che, lottando, possiamo farcela. Sarà molto difficile ma dobbiamo cercare di replicare la prestazione di questa sera, perché non abbiamo niente da perdere! Dovremo mantenere il livello altissimo, e possibilmente alzarlo perché ci aspetta di certo una gara più difficile». Stessa sorte per la sfida tra Perugia e Monza: gli umbri dovranno cercare di difendere il titolo di campioni d’Italia nella sfida casalinga di sabato 13 aprile dopo la sconfitta subita al tie-break alla Candy Arena. Strada meno tortuosa invece per Civitanova e Modena, che attendono i risultati delle sfidanti per sapere con quale squadra proseguire la scalata allo scudetto. Una cosa è assicurata, lo spettacolo dei playoff scudetto è appena iniziato e le stelle della SuperLega sono pronte a brillare, in tutti i sensi, per regalarci partite degne del miglior campionato al mondo.

28

Foto di Alessandra Lazzarotto

A TUTTO VOLLEY


CJOSUL

29

CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL >> SEGUE

EVERY BADASS SUNDAY Marzio Paggiaro

marzio.paggiaro@cjosul.it

FUOCO E FIAMME negli scontri Cif 9 Fvg CJOSUL | APRILE 2019

30


CJOSUL

Foto: Pagina Facebook Alto Livenza 29ers American Football Team

Bentornati alla nostra rubrica sul football americano targato Fvg. Partiamo subito dalle news riguardanti il campionato di terza divisione di Cif 9. Il 17 marzo, nel campo sportivo di Pasian di Prato, c’è stata la partita che ha visto la prima apparizione dei Draghi Udine – l’unica squadra del girone a non aver ancora giocato in precedenza – contro i 29ers. Il pronti e via non è dei migliori per la squadra udinese, che nei primi minuti di gioco si trova già sotto di 13 punti. La compagine di Caneva schiaccia i Draghi sotto tutti i punti di vista, annullandoli nei primi due quarti della gara collezionando un parziale di 26 a 0. Nella ripresa la bella reazione dei Draghi mette parecchio in difficoltà i 29ers, forse traditi dall’ampio vantaggio accumulato nella prima parte del match. Gli udinesi in questo frangente si fanno sotto segnando 21 punti contro i 7 dei pordenonesi, che chiuderanno definitivamente la partita con altri due touchdown nell’ultimo quarto di gioco per il definitivo 47 a 21 finale. La settimana seguente i 29ers sono tornati in campo, questa volta in casa loro, contro i Muli Trieste, e lo han fatto con una vittoria molto convincente. Una partita mai messa in discussione, dominata e controllata, che ha concesso solamente 8 punti alla squadra triestina contro i 47 della formazione di casa. Domenica 7 aprile, nel campo sportivo di Pasian di Prato, i Draghi di Udine hanno sfidato i Leoni Basiliano. Match questo molto sentito da entrambi gli schieramenti, che ha visto parecchio nervosismo in campo con qualche colpo non proprio corretto sferrato in diverse situazioni dell’incontro. Nei primi due

31

quarti i Leoni mettono a segno tutti i loro punti, 19, mostrando un approccio aggressivo ed efficace sulla partita. I Draghi, dal canto loro, con due belle corse del loro running back, una nel 2° e una nel 3° quarto, riescono a segnare due touchdown. Da lì in poi l’attacco dei Leoni non riuscirà più a concretizzare quanto creato, avvicinandosi per tre volte alla end zone avversaria senza però superare la linea di meta. 19-12 il punteggio al termine dell’accesissimo incontro. Tre partite, tre vittorie consecutive per i Leoni Basiliano, che continuano la loro favola nel loro primo campionato di federazione. Per quanto riguarda il campionato di seconda divisione, domenica 24 marzo i Sentinels Isonzo hanno fatto la loro terza apparizione in questa stagione contro un team storico nel mondo del football americano in Italia: le Aquile Ferrara. Reduci dalla loro prima vittoria in questa nuova categoria, i Sentinels non hanno per nulla sfigurato di fronte ai più quotati avversari, riuscendo a giocarsela fino alla fine della partita. Nei primi due quarti entrambe le squadre segnano i medesimi punti, e così all’intervallo il parziale dirà 21 a 21. Nel terzo quarto la compagine isontina cala un po’ e le Aquile ne approfittano per segnare due touchdown. Nell’ultimo tempo della partita rimasto, i Sentinels sognano la «remuntada» che viene però spezzata con altri 9 punti segnati dagli avversari. Nonostante un’ottima prova sul campo, i Sentinels perdono per la seconda volto in questa stagione: 44 a 34 lo score in favore dei padroni di casa. Sabato 6 aprile, i Sentinels sono tornati ad aprire il cancello di casa per ospitare i Saint Padova in un momento un po’ difficile per la formazione gialloverde: qualche infortunio di troppo, infatti, penalizza il loro attacco e li obbliga a giocare soprattutto schemi di lancio contro una formazione, quella padovana, molto ben attrezzata sia in attacco che in difesa. Ecco allora che i Saints, dopo aver arginato il gioco dei Sentinels, si impongono per 31 a 14 costringendo gli isontini al secondo stop consecutivo. CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL

MAGIC IN THE AIR

Ilaria Pia D’Errico

ilariapia.derr@gmail.com

CJOSUL | APRILE 2019

VONDE M FENICIS 32


CJOSUL

MONADIS, FURLANIS! 33

CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL >> SEGUE

La primavera è arrivata e con lei la voglia di uscire di casa, trovarsi con gli amici e fare attività all’aperto. Ed è per questo che i giovani giocatori di quidditch, sport nato nella serie di romanzi di Harry Potter ed ormai diffuso in tutto il mondo, si vestono delle loro divise e scendono in campo più carichi che mai. Ma facciamo un po’ il punto della situazione a livello nazionale e non solo.

LEGA AIQ 2018-2019: QUALI SONO LE ULTIME NOVITÀ? La Nazionale Italiana Quidditch nel corso dell’anno passato ha organizzato ben due tryout, uno a Perugia e uno a Siena, in cerca di nuovi giocatori. Sono stati selezionati 40 atleti, che verranno convocati ciclicamente per allenarsi con la squadra ufficiale, soprattutto in vista degli European Games di Bamberg, in Germania.

Foto Sara Panico

Parlando di competizioni ufficiali, si sono svolti i due Gironi, Nord e Sud, in vista della Lega Quidditch 2018/2019 Italian EQC Qualifier, che ricordiamo essere stata vinta dai Virtute Romana Quidditch-Roma Quidditch, seguiti dagli Hinkypumps Bologna Quidditch. Vincendo la competizione, entrambe le squadre si sono automaticamente qualificate per disputare l’European Quidditch Cup-Division I, che si terrà a

CJOSUL | APRILE 2019

34

Harelbeke, in Belgio, l’11 e il 12 maggio prossimi. Nel mese di aprile, precisamente il 6 e il 7, un altro importante evento ha visto coinvolte molte squadre del nostro Paese: parliamo della Coppa Italiana Quidditch, che ha avuto luogo, per la seconda volta, a Brindisi, allo stadio Franco Fanuzzi. I Midgard Vikings – squadra del Triveneto nata ormai più di due anni fa e composta da Hydras Cus di Verona, Aquilae Tridentum Quidditch di Trento e dalle Fenicis Furlanis di Udine – non vi hanno purtroppo potuto prender parte. Pur non partecipando alla coppa in via ufficiale, alcuni dei loro giocatori sono stati ugualmente presenti per supportare altre squadre. Questo perché «il Quidditch non è solo uno sport – affermano alcuni di loro – ma siamo tutti parte di una grande famiglia e come tale ci aiutiamo e supportiamo. Rivali in campo, si, ma non nella vita».


CJOSUL

IN CHE DIREZIONE STANNO NAVIGANDO I VICHINGHI DEL NORD? Già da tempo, la squadra del Triveneto ha

deciso

di

organizzare

incontri

mensili, in cui ne approfittano per allenarsi assieme ma, soprattutto, per passare una giornata con amici che altrimenti non vedrebbero così spesso. Nel mese di marzo, a Trento, si sono allenati per migliorare le tecniche di gioco,

disputando

alcune

partitelle

dimostrative, attirando l’attenzione dei passanti più curiosi. In occasione di questi allenamenti congiunti, in molti si sono avvicinati per chiedere informazioni circa lo strano Foto D’Errico Ilaria Pia

sport che questo gruppo di ragazzi pratica a cavallo di una scopa. Alcuni, attirati dalla curiosità o dall’amore per la saga del giovane maghetto più celebre del mondo, dopo aver notato qualche evento su Facebook o aver trovato un volantino nella propria sede universitaria, hanno deciso di prendervi parte per provare ad allenarsi e capire se è lo sport che fa per loro.

LA RINASCITA DELLE FENICI In occasione del 942° compleanno della patria del Friuli, analizziamo quella che è la squadra udinese, rappresentativa del Friuli Venezia Giulia. Sono nati circa due anni fa, dall’idea di alcuni ragazzi che decisero di cercare sui social altri con cui condividere la passione per questo sport cercando di portarlo anche nella propria città. E ci sono riusciti! Ancora oggi, ogni anno, ne catturano di nuovi e con loro si allenano ogni settimana nella speranza di poter disputare, un giorno, tornei di un certo calibro, con squadre che per ora sembrano miti irraggiungibili.

Beatrice Necula

35

CJOSUL | APRILE 2019


CJOSUL >> SEGUE

LA DIVISA

se fossero avvolti dalle loro amate

Tuttavia, tramite il progetto Midgard

bandiere, corrono in sella alla scopa

Vikings, cerchiamo di assimilare le

«L’abito non fa il monaco», è una verità

con delle fenici d’orate in sostituzione

nozioni tattiche necessarie per poter

risaputa ma, in questo caso, non valida.

dell’aquila araldica friulana.

“spiccare il volo” nel momento in cui

Infatti, le Fenicis hanno voluto, sin dalla

saremo “indipendenti”. La speranza è di

nascita, dimostrare al mondo quello che è il loro amore per la propria città e per la propria patria. Infatti, il primo stemma della squadra era molto simile alla bandiera friulana: una fenice con tre anelli e una pluffa stretta tra le zampe che troneggiava nel mezzo di uno sfondo blu.

avere nuovi giocatori nel nostro team,

COSA ACCADE NEL NIDO DI UNA FENICE?

e confido che gli eventi di Cividale e

Attualmente,

crescita sia alla squadra che al nostro

i

Fenicis

Furlanis

si

allenano regolarmente ogni settimana, cercando di migliorarsi il più possibile in vista dei prossimi eventi ufficiali.

Con il tempo però, come c’era da

Purtroppo, non sono ancora iscritti

aspettarsi, le Fenicis sono cresciute,

ufficialmente all’elenco delle squadre

cambiate. Nuovi componenti si sono

nazionali per mancanza di giocatori.

aggiunti, altri se ne sono andati, e la squadra si è sentita in dovere di darsi una rinfrescata. Così, lo scorso autunno,

hanno

cambiato

il

loro

Riescono

comunque

a

partecipare

attivamente agli eventi AIQ giocando con i Midgard Vikings.

di Faedis in programma in primavera ed estate possano portare visibilità e amato sport». «È uno sport che prevede il terzo tempo – spiega Marco Lopriore, ultima recluta dei Fenicis – la squadra è tale anche fuori dal campo. Sono stato attirato sia dall’amore per gli sport all’aria aperta che dalla loro apertura nei confronti degli ultimi arrivati. Non è uno sport riservato ai fanatici di Harry Potter,

«La squadra, dal punto di vista tecnico,

come di solito si pensa, ma è per chi è

è sempre in crescita – spiega l’allenatore,

interessato ad uno sport di squadra,

qualcosa di più accattivante. Hanno

Gabriele Del Negro – non essere

in cui tutti possono giocare senza

così iniziato a pensare ad una maglia

abbastanza per avere un organismo

differenza di alcun genere o taglia. Spero

che li rappresentasse appieno. Perciò,

regolamentare dal punto di vista tattico

che venga riconosciuto come sport vero e

collaborando giorno e notte, come una

è un problema. Ciò che ci è di conforto

proprio in tutta Italia, un po’ come viene

vera squadra, hanno creato quelle che

è il riuscire a fare degli esercizi mirati,

fatto negli altri stati». Ed è quello che ci

sono le loro attuali uniformi. Come

per correggere e migliorare i singoli.

auguriamo tutti!

stemma – pur mantenendo il tema

Grafiche Sales San Severo

regionale – perché alla ricerca di

CJOSUL | APRILE 2019

36


CJOSUL

DOVE LI TROVERETE IN FUTURO Lo scorso anno, per festeggiare i 20 anni dall’uscita del primo capitolo della saga nata dalla penna di J. K. Rowling, l’associazione Expecto Patronum Fvg ha trasformato, per la durata di una domenica, il Comune

NICIS E F E L T TA RE T U T TE A T N O E C AD A RE POTE T IS E TROV REL ATIVE N : FURL A ORM A ZIONI VEN TI SU E F is LE IN MEN TI ED Furlan s i A c i N n E e –F A LL ine

d itch U d d i u Q

di Cividale in Hogwarts, celebre scuola di magia

h idditc u Q s i n s Furla A B ATOL Fenici A G NI S

e stregoneria frequentata proprio da Harry Potter e compagni. E visto il successo avuto tra grandi e

RE OALLE 17, T ROVA E 14 ESA T E E POT O, DALL ELL A CHI I L E IO D IGGI VO A POMERO DA CALCNO VESCO CA MP A N M A RT I UDINE! DI S IGN ACCO, CUSS

piccini, hanno deciso di replicare la cosa, il 12 maggio di quest’anno, con una marcia in più. Infatti, hanno invitato la squadra di quidditch di Udine ad unirsi a loro, offrendo, a chiunque ne avrà voglia, la possibilità di provare a giocare e, perché no, magari anche di entrare a far parte del loro team! Ma le sorprese non finiscono qui. Infatti, appena un mese dopo, le Fenicis saranno ospiti della 27a edizione del Green Volley di Faedis. Il 22 e 23 giugno li troverete sul campo, come sempre vogliosi di giocare e aperti a qualsiasi domanda o curiosità abbiate da porre.

37

CJOSUL | APRILE 2019


FAME DI SPORT E PASSIONE PER LA SCRITTURA? Cjosul sta cercando proprio te! Entra a far parte della nostra redazione: basta un’e-mail e il gioco è fatto! Scrivi a simone.narduzzi@cjosul.it Spiegaci chi sei e come nasce il tuo amore per il mondo del giornalismo.

COSA ASPETTI? #joincjosul

CJOSUL

Profile for Cjosul - Il magazine

Cjosul - Aprile 2019  

Celebriamo insieme a voi il secondo anno di Cjosul nel quarto numero del 2019 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non so...

Cjosul - Aprile 2019  

Celebriamo insieme a voi il secondo anno di Cjosul nel quarto numero del 2019 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non so...

Profile for cjosul
Advertisement