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CJOSUL

MARZO 2019 N.24

mensile friulano di informazione sportiva

UDINESE

SI BATTERANNO I FRIULANI PER LA SALVEZZA?

Apu Gsa QUARTO POSTO NEL MIRINO FOOTBALL AMERICANO Quanti scontri targati Fvg

PORDENONE CALCIO

La B stretta fra le mani


CJOSUL Par furlan, cjosul e je chê peraule che si dopre cuant che ti mancjin lis peraulis.

Alberto Zanotto alberto.zanotto@cjosul.it Alessandro Poli alessandro.poli@cjosul.it Cristian Trevisan cristian.trevisan@cjosul.it Enrico Arcolin enrico.arcolin@cjosul.it Francesco Paissan francesco.paissan@cjosul.it Gianmaria Monticelli gianmaria.monticelli@cjosul.it Marco Michielis marco.michielis@cjosul.it Marzio Paggiaro marziopaggiaro@gmail.com Mattia Meroi mattia.meroi@cjosul.it Simone Narduzzi simone.narduzzi@cjosul.it Tommaso Montanari tommaso.montanari@cjosul.it Tommaso Nin tommaso.nin@cjosul.it Valentino Riva valentino.riva@cjosul.it

Un attrezzo, una pietanza, un pennarello oppure un libro. Cjosul è quel termine che in friulano può assumere diverse connotazioni a seconda della situazione in cui esso viene impiegato. Nel nostro caso, Cjosul è una rivista, una rivista digitale a cadenza mensile che si propone di raccontare lo sport dagli occhi di chi lo vive in prima persona e in tutte le sue sfaccettature: calcio, basket, cinema o fumetti. Ogni aspetto della nostra vita può essere toccato dallo sport che amiamo. Ogni aspetto della nostra vita può diventare Cjosul. La redazione di Cjosul è composta in gran parte da studenti che vogliono avvicinarsi al mondo del giornalismo sportivo e lo vogliono fare all’interno di un ambiente giovane, in cui ogni proposta è accolta con entusiasmo. Rodato o ancora acerbo, ogni aspirante giornalista è il benvenuto in Cjosul. Il nostro obiettivo? Una crescita del gruppo che comporti inevitabilmente la maturazione professionale di ogni singolo partecipante.

Leonardo Simonini leonardo.simonini.95@gmail.com

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SOMMARIO

marzo 2019 CJOSUL

fischio d’inizio

UNA ZEBRA A POIS 04

FINO ALL’ULTIMA BATTAGLIA. SENZA (POTERE) PENSARE AL FUTURO

12 SOLO COTONE

di Marco Michielis

IL RAMARRO RAMPANTE 06 PIÙ DIECI

di Alessandro Poli

FOCUS SERIE A 08

ICARDI, IL CAPITANO CHE ABBANDONA LA NAVE

di Enrico Arcolin

MOISE KEAN, IL PREDESTINATO STA DIVENTANDO GRANDE di Alberto Zanotto

DECOLLO VERSO I PLAYOFF di Gianmaria Monticelli

14 EVERY BADASS SUNDAY

IL FRIULI DEL FOOTBALL TORNA IN CAMPO di Marzio Paggiaro

16 JUST JAMMING

ANIMA E CORPO: LO SPIRITO DEL ROLLER DERBY INNSBRUCK UN MATCH DA RICORDARE

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di Banshees

20 SPORT FVG

AL VIA IL LIGNANO MASTER OPEN 2019

Foto di Alice Venuti

di Leonardo Simonini

Il Friuli del football torna in campo

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UNA ZEBRA A POIS Marco Michielis

marco.michielis@cjosul.it

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UNA ZEBRA A POIS

Un passo in avanti e uno indietro. Sia chiaro, nessuno si era illuso di andare a Torino a fare punti con la Juventus, ma certo i tifosi non si aspettavano una squadra che calasse le brache fin dal primo minuto davanti alle seconde linee schierate dalla capolista. Soprattutto dopo il secondo tempo della sfida casalinga contro il Bologna, in cui, oltre allo splendido gol vittoria di Pussetto, si erano visti in campo dei giocatori motivati e aggressivi, in grado di sopperire con grinta e cattiveria agonistica a quelli che rimangono gli evidenti limiti tecnici di questo collettivo. Di questa cattiveria, invece, non si è vista neanche l’ombra allo Stadium, con la squadra di Allegri che ha svolto poco più di un allenamento in vista del ritorno di Champions con l’Atletico, permettendosi pure il lusso di mettere in mostra uno dei suoi giovani talenti più brillanti, quel Moise Kean così spesso accostato all’Udinese prima e nel corso di questa stagione. Come se non bastasse, il calendario mette subito le Zebrette davanti ad un’altra prova di fuoco, il match al San Paolo di domenica, contro un Napoli che in campionato sta lievemente zoppicando e proprio per tale motivo non vorrà fare sconti ai friulani. Friulani che si presentano, inoltre, incerottati: alle moltissime assenze si è aggiunta venerdì scorso quella di Nuytinck, forse il migliore (o il meno peggio?) della difesa, poi sostituito da un disastroso Opoku, pure lui indisponibile per la gara contro i partenopei in quanto squalificato. La lista degli imputati per l’ennesimo campionato deludente s’allunga. Possibile che si tratti solo di sfortuna? O anche la preparazione atletica a cura dello staff tecnico non è stata adeguata e forse i giocatori hanno risentito dei carichi di lavoro profondamenti diversi tra loro imposti da Velázquez e da Nicola? Mistero. Così come un mistero restano le intenzioni della dirigenza per quanto concerne un progetto tecnico che fa acqua da tutte le parti, in quella

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che, nell’organigramma societario, o forse sarebbe meglio dire aziendale, è diventata a tutti gli effetti la succursale del Watford. Quello che un tempo era il Granada per l’Udinese ora lo è il club friulano per quello londinese. E di certo ciò non può soddisfare i tifosi. Un faccia a faccia di due ore con Giampaolo Pozzo, Pradé e Collavino non può ovviamente bastare da solo a far dimenticare delusioni, frustrazioni o anche solo a compensare la pochezza qualitativa della rosa messa a disposizione prima di mister Velázquez e poi di mister Nicola, i quali, seppur ognuno con le proprie colpe, come tutti, del resto, non sono i principali responsabili di questa situazione poco felice. Quest’anno il fattore CR7 (l’unico modo per vederlo giocare dal vivo al Friuli per i tifosi di casa era, di fatto, abbonarsi) ha aiutato e favorito il record d’abbonamenti. Ma il prossimo? I sostenitori friulani, anche se follemente innamorati dei colori bianconeri, non potrebbero mettere in scena una clamorosa protesta, qualora il mercato estivo si rivelasse ancora una volta insufficiente? Non ci viene difficile pensarlo. Tutto questi discorsi, naturalmente, hanno ragion d’essere solo e unicamente nel momento in cui l’Udinese confermasse la propria attuale categoria. In caso di retrocessione, le rif lessioni da fare sarebbero ben altre per i dirigenti, in primis di natura economica. Ma anche solo pensarci, ora e come ora, è inutile e dannoso. Tocca stringere i denti e guadagnarsi la permanenza in Serie A. Il prossimo turno non è certo favorevole alle Zebrette, dato che l’Empoli avrà una grossa chanche per intascare tre punti, ospitando un Frosinone che, in ogni caso, non è ancora del tutto fuori dai giochi. Ma già a Napoli, indipendentemente dal risultato, bisognerà vedere un’Udinese da battaglia, con bel altro spirito rispetto a quello (non) osservatosi nella partita con la Juventus. Poi, con Genoa, Empoli, Sassuolo e Spal, anche il Friuli sarà chiamato a fare la sua parte e risponderà, come sempre, presente. Senza rif lettere troppo su quello che verrà. Si rischia di perderci la testa. CJOSUL | MARZO 2019


IL RAMARRO RAMPANTE

IL RAMARRO RAMPANTE Alessandro Poli

alessandro.poli@cjosul.it

La si è nominata, la si è immaginata, la si è sognata, qualcuno direbbe la si è gufata. Se non da inizio stagione almeno da novembre, quando il Pordenone si portava saldamente in vetta alla classifica, si è continuato a chiacchierare sempre di più di un possibile approdo del team neroverde in Serie B. Ad oggi il campionato cadetto, possiamo dirlo, è veramente a un passo. La vittoria nel derby regionale – la prima da quando gli alabardati sono stati promossi in Serie C – porta infatti il divario tra friulani e giuliani alla soglia più alta in questa stagione: dieci punti. Il solo dato che nega ancora ai ramarri di festeggiare sono le otto partite ancora da disputare prima della fine ufficiale dei giochi, ma i passi falsi in cui i nostri dovrebbero inciampare per riaprire la questione promozione iniziano a diventare decisamente troppi, in particolare per una squadra che è finora uscita sconfitta solamente in tre occasioni. Insomma, seppure con la prudenza e la scaramanzia che rimangono le principali caratteristiche di chiunque vede un obiettivo tanto sospirato avvicinarsi sempre di più, si può ormai affermare che solo la fredda oggettività della matematica, che non tiene certo conto delle diverse sfaccettature della realtà, si frappone a quella che sarebbe una pagina di storia della formazione neroverde: la prima promozione in Serie B. D’altro canto, non si può certo dare torto a mister Attilio, che dopo la sudata vittoria di Trieste continua a ricordare ai suoi ragazzi i sacrosanti valori dell’umiltà e del duro lavoro, con un occhio già all’insidioso scontro con la quinta in classifica Monza: «Questa vittoria non ha chiuso nulla», è stata la perentoria dichiarazione del tecnico a tal proposito. Dunque la concentrazione in casa Pordenone rimane massima, non dimenticandosi delle tante formazioni a caccia ora di punti salvezza, ora di punti playoff, CJOSUL | MARZO 2019

capaci di far soffrire i ramarri o fermarli sul pareggio. Già più ottimista si è invece dimostrato patron Lovisa, che con una prospettiva più materialista ha posto l’accento sui possibili problemi da affrontare nella prossima stagione, relativi soprattutto allo stadio da utilizzare: l’ipotesi più accreditata rimane quella di giocare a Udine, anche perché – unico dato negativo da registrare – l’innovativo progetto di crowdfunding (ossia, raccolta fondi) via web non sembra dare i risultati sperati. Per ora un super Bindi, capace di parare un rigore a Granoche, il bomber Candellone e lo specialista «Sasà» Burrai hanno regalato ai neroverdi la vittoria sicuramente più importante di tutto il campionato. E ora che la Serie B è così vicina i ramarri non vorranno certo farsela sfuggire, vero?

LE ALTRE FORMAZIONI FVG Il massimo impegno messo in campo degli alabardati non è bastato, e lo scontro diretto che poteva riaprire i giochi per il primo posto si è concluso con una sconfitta. Alla Triestina rimane ora da guardarsi soprattutto alle spalle per cercare di mantenere quella seconda posizione insidiata soprattutto dalla FeralpiSalò, a un solo punto di distanza ma incapace di approfittare della débâcle dei giuliani, essendo uscita sconfitta per 2-1 nel match contro il fanalino di coda Virtus Verona, in disperata ricerca di punti salvezza. Per i giuliani, comunque mai scesi dal podio in questo mese, si prospetta quindi una lotta da perpetrare ogni giornata, per la quale è attualmente impossibile azzardare previsioni. In Serie D sembra deciso a evitare la retrocessione diretta il Tamai, uscito vittorioso da tre delle ultime cinque gare e a un solo punto di distanza dalla zona playout. Chions e Cjarlins Muzane mantengono invece la loro posizione a metà classifica, ma i pochi punti racimolati nelle ultime gare costringono entrambe le formazioni a guardarsi alle spalle, distando la stessa zona playout di tre punti per il Cjarlins e quattro per il Chions.

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Nelle otto partite che rimangono da disputare, tutte quante le friulane dovranno quindi cercare di evitare in un modo o nell’altro la retrocessione in Eccellenza.


DOPO L’IMPORTANTE SUCCESSO CONTRO I CUGINI DELLA TRIESTINA, L’OBIETTIVO PROMOZIONE È ORMAI VICINO. TESSER RIMANE PERÒ CON I PIEDI PER TERRA, DATI I DUE MESI ANCORA MANCANTI AL TERMINE DELLA STAGIONE 7

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procuratrice showgirl – due termini forse in antitesi – ha iniziato a chiedere un aumento dello stipendio attualmente percepito dal suo assistito, una pretesa non accettata dalla dirigenza del Biscione che, senza prendere inizialmente una posizione ufficiale, ha reagito poi cedendo la fascia di capitano via tweet al più meritevole portiere ex Udinese Samir Handanovic. Apriti cielo. Il mondo nerazzurro, appresa la notizia, si è spaccato a metà: da un lato chi condivideva appieno questa scelta, dall’altro coloro del partito opposto che consideravano questa decisione del tutto sbagliata. Chi l’ha presa peggio di tutti però sembra sia stato l’attaccante argentino, almeno da quanto riferito – con tanto di lacrimoni – dalla compagna Wanda Nara in tv. Il dolore al ginocchio – motivazione con cui Icardi si è momentaneamente distaccato dal gruppo nerazzurro fra allenamenti e partite – a coprire il dolore per lo smacco morale subito. Lo staff medico nerazzurro, a tal proposito, ha deciso di effettuare degli esami per comprendere meglio l’infortunio del giocatore, ma ciò che mostrano questi esami è che le condizioni del giocatore sono identiche a quelle del precampionato.

FOCUS SERIE A Enrico Arcolin

enrico.arcolin@cjosul.it

Un capitano che abbandona la nave. L’abbandona nel momento di maggior bisogno credendo di lasciarla in un mare pieno di guai: parliamo dell’ex bandiera nerazzurra Mauro Icardi.

Fra le radici della telenovela del momento a tema calcistico nonché dell’intricato nodo da sciogliere per l’attuale amministratore delegato dell’Inter Giuseppe Marotta, vi è il rapporto tra un calciatore e la sua compagna ed al contempo procuratrice. Icardi e Wanda Nara: son loro a costituire la coppia che è stata in grado di far scoppiare il putiferio in casa Inter grazie alle questioni legate al rinnovo del contratto del numero nove argentino. Tutto pare sia iniziato quando la

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Mentre l’ex capitano è alle prese con questa faccenda spinosa, la moglie Wanda Nara – in vesti di moderna Yoko Ono – non perde tempo e continua a gettare benzina sul fuoco rilasciando discutibili dichiarazioni in tv, non migliorando di una virgola una situazione estremamente delicata. In tutto ciò nello spogliatoio dell’Inter si sono creati molteplici attriti tra compagni di squadra, non c’è un gruppo unito e lo si può chiaramente notare dalle dichiarazioni dei vari giocatori, dai loro comportamenti e dalle parole di Spalletti. L’Inter sta vivendo un momento della stagione davvero pesante e, in momenti come questi, ciò che fa procedere la barca dalla parte giusta è la figura del leader. Peccato però che questo leader si stia preoccupando più del suo interesse che del benessere della sua squadra. CJOSUL | MARZO 2019


foto https://cdn.dnaindia.com/sites/default/files/styles/full/public/2019/03/09/799932-moise-kean-reuters-juventus.jpg

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FOCUS SERIE A

Alberto Zanotto

alberto.zanotto@cjosul.it

Moise Kean, il predestinato sta diventando grande

I

n una Juventus che viaggia a questi livelli, con una squadra che mezza Europa invidia e con degli obiettivi così importanti, era difficile pensare che un ragazzino di appena diciott’anni potesse prendersi la scena come Moise Kean ha fatto. Sono quasi due anni che parliamo di questo classe ‘00 con la speranza che possa iniziare a fare grandi cose, e venerdì 8 marzo, sfortunatamente per l’Udinese, abbiamo avuto la cosiddetta prova del nove. In una gara che precedeva un ottavo di Champions così emotivamente complicato, il turnover era legittimo, ma la decisione di mandare in campo dal primo minuto il ragazzino di origini ivoriane lo era un po’ meno. Kean ha nuovamente dimostrato all’Italia intera di che pasta è fatto, mettendo in luce tutto il bello che aveva fatto vedere nella Primavera della Juve e nelle sue prime apparizioni in Serie A. Velocità, potenza e tecnica: attaccante completo che, come tutti i giovani, aveva bisogno di tempo. Il tempo gli è stato dato, lo ha gestito al meglio e questo è il risultato. Contro i bianconeri originali abbiamo visto un Kean migliorato sotto diversi aspetti, molto più disponibile e meno

isolato in avanti, propositivo e senza paura di spaziare in tutta la metà campo offensiva. Sembra che la scelta di Allegri di tenerlo sotto la sua ala protettrice, invece di mandarlo in prestito, sia stata ripagata. In effetti, parte del merito per questo parziale sbocciamento va anche attribuito al livornese, che ha gestito al meglio il giocatore e i tempi che questi necessitava per avere un rendimento così sorprendente. Moise è molto più sicuro di sé stesso, come dimostra l’esultanza dopo la seconda rete, spalle al pubblico per mostrare allo Stadium intero la scritta dietro quella maglietta, come a dire «eccomi, segnatevi questo nome». Non è da tutti avere un carattere così alla tenera età di diciotto anni, e se lui lo possiede è anche grazie all’ambiente in cui è cresciuto, quello juventino. Disse, nella conferenza stampa di presentazione all’Hellas Verona, quando nell’agosto 2017 vi si trasferì in prestito: «alla Juventus cresci con la mentalità di dover vincere, sei obbligato a farlo. Questo è quello che voglio trasmettere ai miei compagni». Fa un certo effetto se detto da un ragazzo appena maggiorenne. Quello che serviva, dopo questi mesi importantissimi per la sua crescita allenandosi con Ronaldo & Co., era riuscire a trasformare questa

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sicurezza in cattiveria agonistica e, stando a quanto visto finora, sembra esserci riuscito. La possibile nascita di questa stella non deve ovviamente far sorridere solamente i tifosi juventini, perché Kean ha già dimostrato di saper fare grandi cose anche con la maglia azzurra. Dall’U17, nella quale conta 24 reti, passando per l’U19, con la quale ha disputato degli ottimi Europei la scorsa estate, arrivando all’U21 di Di Biagio, dove ha già realizzato una decina di gol, e concludendo la scalata con la chiamata in Nazionale maggiore, con la quale ha esordito lo scorso novembre sotto la guida del ct Mancini. È questo un percorso iniziato poco più di due anni fa, nel quale, grazie al suo talento , Kean è riuscito a bruciare le tappe senza consumarsi, anzi rafforzandosi e guadagnando consapevolezza ad ogni gol, ad ogni successo. È d’abitudine sognare in grande appena un giovane giocatore fa grandi cose, salvo poi vederlo finire nel dimenticatoio. Forse qui, però, siamo veramente davanti a un potenziale fenomeno. Il fatto di essercene resi conto così presto può sempre essere per lui un’arma a doppio taglio, ma diamogli fiducia. Perché se il buongiorno si vede dal mattino… CJOSUL | MARZO 2019


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L

a conquista dei playoff per la Gsa è diventata più o meno una formalità dato che mancano appena due punti. Proviamo ad analizzare la situazione in casa Apu. L’avvicendamento tecnico in panchina con Alberto Martelossi che ha preso il posto di coach Demis Cavina, ha portato una ventata di ottimismo e di esperienza nella gestione di un gruppo forte, che ha tutte le carte in regola per vivere un finale da protagonista. Da quando alla guida della squadra di Patron Pedone c’è il «Martello», la Gsa ha dimostrato maggior amalgama, più coesione e forza specie nei momenti più difficili che spesso si palesano fuori dalle mura del sempre gremitissimo Carnera. Con Martelossi al timone sono state solo due le sconfitte: a Montegranaro – adesso seconda in classifica – e contro Roseto. L’ultima vittoria porta ancora più ottimismo agli udinesi che adesso con la testa sgombra da pensieri potrebbero cercare di scavalcare ancora una posizione per classificarsi al meglio per i futuri playoff che al momento i friulani giocherebbero contro Bergamo o Treviglio. I prossimi incontri dovrebbero essere portati avanti dagli udinesi sfoggiando il proprio talento e andando a recuperare tutti gli uomini sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista mentale. La società vorrebbe portare avanti la post season cercando di arrivare almeno in semifinale, dato che la Gsa è stata costruita con il preciso intento di fare più strada possibile per provare l’assalto alla massima categoria italiana. Per concludere la stagione regolare nella migliore posizione possibile, Udine giocherà in casa sabato 16 marzo contro la Hertz Cagliari, squadra che all’andata mise in grossissima difficoltà la Gsa, che vinse quella partita per un harakiri sardo e grazie a un immenso Marco Spanghero. Domenica 24 marzo Udine farà visita a una Ferrara orfana di Isaiah Swann, uno dei migliori realizzatori del torneo. Il 31 marzo al Carnera sarà il turno della Unieuro Forlì di Kenny Lawson e Giachetti e, proprio in quella data, potrebbe esserci l’esordio del nuovo acquisto della società Alessandro Amici. Le ultime tre partite della regular season

sono in programma il 7 aprile a Piacenza, una settimana più tardi al Carnera – il match di cartello probabilmente per decidere il quarto posto – contro Verona. Infine il 20 aprile Udine sarà di scena al Palaverde di Treviso contro, ad oggi, la squadra più forte del torneo. Alessandro Amici. È lui l’ennesimo sforzo della società per cercare di arrivare lontano ai playoff. Alessandro, pesarese classe 1991, è un giocatore molto duttile ed esperto della serie avendo militato in cadetteria sin dal suo primo campionato senior, vicino casa al Senigallia per poi trasferirsi alla Andre Costa Imola e in prestito alla Fiorentina Basket. Poi viene chiamato per due anni nella città natale in A1 alla Vuelle Pesaro, una delle squadre storiche della A1 italiana. Durante questa esperienza, durata dal 2012 al 2014, Alessandro esploderà e acquisirà esperienza in A2 tra Ferrara e Pallacanestro Mantova dove, dal 2014 al 2017, conoscerà come coach proprio quel Martelossi che adesso siede sulla panchina bianconera. Amici poi ha giocato alla Fortitudo Bologna, uno dei campi più caldi d’Italia, dove ha fatto vedere le sue qualità caratteriali specie durante i playoff e alla Leoni Roma. Da qui è giunto a Udine. Appena arrivata l’offerta della Gsa, Alessandro ha subito accettato con voglia la nuova esperienza in Friuli. A Roma Amici ha prodotto 15 punti, 6 rimbalzi e 4 assist a partita agendo come play della squadra. Inoltre ha vestito per sette volte la maglia della Nazionale Sperimentale; nel 2013 e nel 2012 è stato convocato in Nazionale A. Di Amici possiamo dire che è un giocatore fortemente carismatico dalla tempra molto pronunciata, spesso va in trans agonistica, ma questo è parte del suo carattere. È il tipico giocatore che non molla mai tanto in difesa quanto in attacco e che si dedica alla squadra a 360 gradi. Un’arma in più insomma che la Gsa ha deciso di regalare ai tifosi di un Carnera strabordante di tifo anche nell’ultima apparizione contro Jesi. I playoff sono spesso il periodo dell’anno dove il nuovo numero 19 della squadra di Pedone rende di più. Molto duttile, può giocare in più ruoli, Amici è un ragazzo di

200cm per 95 kg e questo lo aiuta molto. Molto agile e tecnico, possiede il tiro di una point guard, la testa di un play e ha la capacità di gestirsi nei diversi spot. La Gsa ha pensato a lui per dare maggiore respiro a giocatori come Powell, Simpson e Cortese, andando ad ampliare maggiormente le rotazioni, specie dopo l’esplosione del bravissimo Nikolic. Come detto, però, Amici comincerà un po’ dopo la stagione in quel di Udine a causa di un infortunio alla spalla patito al primo allenamento friulano, per un contatto del tutto fortuito con un compagno di squadra. Serve anche il suo aiuto a Udine per raggiungere la quarta piazza. Ce la faranno i ragazzi? Intanto godiamoci con sei giornate in anticipo, il raggiungimento dei playoff.


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SOLO COTONE

Gianmaria Monticelli

gianmaria.monticelli@cjosul.it

DECOLLO VERSO I PLAYOFF


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EVERY BADASS SUNDAY Marzio Paggiaro

marzio.paggiaro@cjosul.it

Il Friuli del football torna in campo CJOSUL | MARZO 2019

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on l'arrivo di febbraio e marzo, è arrivato anche il tempo, per il movimento nazionale di football americano, di tornare a calpestare l'erba dei campi da gioco. Anche quest'anno seguiremo da vicino le squadre Fvg: i Sentinels in seconda categoria, i Draghi Udine, gli Alto Livenza 29ers, i Muli Trieste, e la new entry, i Leoni Basiliano, tutti coinvolti in un girone regionale nel campionato di terza categoria a nove giocatori.

Foto di Alice Venuti

Partiamo subito con la prima partita disputata: l'esordio dei Leoni dopo la loro rifondazione nel tackle, 29 anni dopo l’ultima partita disputata nella sede di allora ubicata a Palmanova. Il 17 febbraio a Caneva si è inaugurato il Girone G del campionato Cif 9, con i Leoni di Basiliano ospiti degli Alto Livenza 29ers. I 29ers sono reduci da una stagione che li ha visti vincere il proprio girone prima di approdare ai quarti di finale dei playoff e venir sconfitti dagli Islander Venezia. Il loro intento è di ripetersi anche in questa stagione, ma alla prima di campionato devono registrare la sconfitta per mano del team di Basiliano. La partita, prima di una lunga serie di derby, è stata caratterizzata dal dominio delle due difese, abili nel concedere davvero molto poco agli attacchi. La parte offensiva dei 29ers, sicuramente più rodata rispetto a quella avversaria, ha fatto fatica a guadagnare terreno, mentre quella dei Leoni, oltre a un po' di inesperienza e mancanza di concretezza, ha pagato una panchina fornita di un minor numero di rotazioni. Ciononostante è stata la compagine ospite a sbloccare la gara, portandosi in vantaggio sul 7 a 0 nel secondo quarto. Nella ripresa, con il touchdown dei 29ers arrivato quasi alla fine della partita, i padroni di casa non hanno optato per il punto addizionale decidendo bensì di cercare il gioco da due punti nel tentativo di provare il sorpasso sui Leoni. La difesa ospite tuttavia è stata impeccabile ed è riuscita a fermare il gioco di corsa avversario bloccando il risultato sul 7 a 6 finale. Domenica 3 marzo Leoni di nuovo in campo, questa volta in quel di Basiliano, contro i Muli Trieste. Partita tosta quella tra friulani e triestini, con questi ultimi squadra ostica con un gioco offensivo collaudato e molto fisico. I Leoni, dal canto loro, vantano un solido reparto

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difensivo. La gara viene sbloccata con un ritorno di punt – il punt è il calcio di allontanamento – da parte dei friulani, che segnano la prima meta della giornata senza però riuscire a trasformare il calcio per il punto supplementare. Da lì in avanti la squadra di Basiliano prende vigore e riesce ad allungare sul 13 a 0. I Muli, poco prima della fine del secondo quarto, riescono a ridurre le distanze con un bel drive portando il risultato sul 13 a 7. Nella ripresa ci sarà una segnatura per squadra – per i Leoni con una corsa del quarterback, che insieme al ritorno di punt metterà a segno il terzo touchdown della partita; per i Muli a gara quasi conclusa con un bel gioco di passaggio tra il quarterback giuliano e il suo ricevitore oltre l'ultimo difensore dei Leoni – col punteggio così fissato sul 20 a 14 finale. L'unica squadra che ancora deve scendere in campo sono i Draghi: per la squadra udinese l'esordio è in programma il 17 marzo al campo sportivo di Pasian di prato, avversari i 29ers. In seconda divisione, per l'unico team a rappresentarci nella categoria, i Sentinels, l'esordio è avvenuto sabato 2 marzo a Verona, in trasferta sul campo dei Mastini. La scorsa stagione, la prima dopo il salto di categoria, per la squadra del goriziano non è stata per niente facile. Zero vittorie per loro che, in questo girone, hanno ripreso nuovamente con una sconfitta. I Sentinels, dopo aver tenuto testa ai Mastini nel primo quarto, hanno subito la superiorità dei veronesi per il resto del match, finito 35 a 7 per i padroni di casa. Nella loro prima partita stagionale in casa, sul campo sportivo Cosulich a Monfalcone, contro i Cavaliers di Castelfranco Veneto, è arrivata però per i Sentinels la prima storica vittoria in A2. Gli isontini sono riusciti infatti a contenere la squadra veneta in difesa, capitalizzando buoni drive in attacco. Al 3 a 0 iniziale per i veneti, nel secondo quarto ha fatto seguito il sorpasso dei Sentinels con una corsa del quarterback gialloverde e il raddoppio con un bel passaggio di 40 yard. Terzo quarto spettacolare, dove protagonisti sono stati gli attacchi di entrambe le squadre: due touchdown per i Cavaliers, uno – e tanto è bastato – per i Sentinels. Il tabellone, a fine gara, recitava 20-17 per la squadra di Redipuglia. CJOSUL | MARZO 2019


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JUST JUMMING

di Freaky Pinball

Anima e corpo: lo spirito del roller derby 17

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JUST JUMMING >> SEGUE

Al di là, o meglio al di sopra, di ciò che il roller derby è come sport, c’è ciò che il roller derby è come spirito.

Uno dei capisaldi – forse il caposaldo per antonomasia – del roller derby è l’inclusività. Puoi essere alta e mingherlina, bassa e tarchiata, un armadio a due ante o una piccola scheggia, non importa: il posto per te c’è sempre. C’è sempre spazio per tutte e tutti: per tutte le fisicità, per tutti i pensieri, per tutte e tutti c’è la possibilità di cimentarsi in questa disciplina. Prima di essere atlete, siamo persone. Come tali poniamo il rispetto delle idee e delle fisicità al di sopra di tutto. Non si sentirà mai, all’interno di una

squadra, così come all’interno dell’intero mondo derbistico, che qualcuna/o venga esclusa/o perché non ha determinate forme o non corrisponde all’ideale di fisico atletico – anche perché, volente o nolente, i muscoli arriveranno, eccome se arriveranno! Come conseguenza – ne è testimone in prima persona chi scrive – una persona smette semplicemente di pensare di avere qualcosa di sbagliato, di troppo o di troppo poco. Smettiamo di sentirci sbagliate perché riconosciamo, finalmente, di non esserlo affatto; nella società in cui viviamo e in cui siamo immerse/i, dove anche gli uomini subiscono gli effetti di un pensiero machista, questa consapevolezza è una boccata d’ossigeno e, come l’ossigeno, diventa necessaria e presente in ogni momento ed in ogni aspetto della nostra esistenza. Inclusivo: che comprende. Che prende con sé, che porta sotto la propria ala. Questo è uno degli aspetti, forse uno dei punti più forti che mi ha fatto scegliere il roller derby come sport. È uno sport ma è prima comunità, prima sorellanza, prima è amicizia, supporto, sorrisi, poi è agonismo, competizione. Non importa

quante volte cadi, ci sarà sempre la voglia di rialzarsi e ci sarà sempre una mano tesa e un sostegno, non solo da parte della tua squadra, anche da parte delle tue avversarie in campo. Un episodio esemplificativo l’ho vissuto in prima persona durante la mia prima partita: un’avversaria mi aveva spinta a terra – effettivamente commettendo anche un fallo, ma questo è un altro punto – e si è fermata, mi ha teso la mano per aiutare a rialzarmi e, solo dopo, ha ricominciato la sua azione nei miei confronti. Di quella partita, di tutte quelle botte, di quella giornata mi ricorderò sempre quella mano totalmente inattesa, e il sorriso sul volto della mia avversaria. E il sorriso sul volto di tutte. Quando ci si affronta, siamo sempre tutte felici di essere lì. E questo non è poco, soprattutto considerando che gli spazi, i tempi di viaggio che dobbiamo affrontare per giocare, sono spesso impegnativi. Le squadre più vicine alla nostra, geograficamente, sono a Lubiana da una parte e a Padova e Vicenza dall’altra. Verso l’Austria probabilmente la più vicina è Graz. L’impegno e la costanza che mettiamo nell’allenarci riflettono l’impegno, anche economico, che sosteniamo per muoverci e poter giocare. Le partite che abbiamo giocato e che giocheremo quest’anno, saranno tutte a più di due ore di macchina – talvolta anche molto di più, come ad Innsbruck lo scorso febbraio – dalla nostra sede. Questo porta a doversi organizzare per trasporti, percorsi, partire all’alba e rientrare a notte fonda. L’impegno che il roller derby richiede non è solo fisico, ma anche mentale. Come in ogni sport, c’è da calcolare una certa dose di sacrificio , una grande dose di fatica, una grandissima concentrazione. A ripagare tutto, nonostante i mal di testa, le botte, i «derby kiss» – i lividi guadagnati in pista a suon di impatti – di cui andiamo fiere, c’è la soddisfazione di aver dato il proprio meglio, la consapevolezza di ciò che si può migliorare e di ciò che invece funziona. C’è la voglia matta, a fine partita, di giocarne subito un’altra.

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JUST JUMMING

Innsbruck: un match da ricordare di Bother Babe #99

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nnsbruck è stata la sede della seconda partita ufficiale giocata dalle Banshees Roller Derby Udine in questa loro giovane ma già avvincente storia. Avversarie, lo scorso 10 febbraio, le Fearless Bruisers – RollerDerby Team A, emerse vincitrici dallo scontro con il punteggio di 244 a 65. Nonostante la sconfitta, in spogliatoio per le friulane il morale è rimasto alto. «Il risultato, nettamente favorevole alla squadra di casa, non ci ha in alcun modo scoraggiate». A parlare è Alice Novello, nome di battaglia BloodyBarbie #17, capitana e blocker delle Banshees. «Purtroppo, l’emozione ha giocato brutti scherzi: ci ha ammutolite, ci ha spaesate e ha dato modo alle avversarie di approfittare di questa situazione rendendo il recupero impossibile. Ma una delle forze di questo sport è proprio la squadra: durante la partita ho visto ragazze che non hanno avuto paura di mettersi in gioco anche di fronte a obiettivi e sfide che sembravano giganti sulla carta. Questo perché, sul track, siamo rimaste unite». «Guardandomi intorno durante il bout – comferma la jammer, Sugar Molotov #27 – ho visto visi frastornati, arrossati dallo sforzo, ma sempre decisi. Decisi ad esserci l'una per l'altra, perché sul track hai bisogno delle tue compagne». La new entry, nonché pivot, alla sua prima partita, Alycat #195, ci ha descritto le sensazioni per questo suo esordio nel roller derby: «Nonostante le tue compagne provino a prepararti psicologicamente ad un bout, finché non ci sei dentro non lo capisci. Non c'è modo di prepararti alla velocità delle azioni che accadono attorno a te, al battito frenetico del cuore, alla testa che riceve troppe informazioni tutte insieme per riuscire ad elaborarle nel tempo di una jam. Finché non si gioca non si capisce neanche appieno il significato di squadra: fare squadra vuol dire supportarsi, se

qualcosa va male la colpa non è di una sola persona, perché le strategie sono create per più giocatrici messe insieme. Perdere con una squadra a volte può essere più utile che vincere: non vedi l'ora di rigiocare, di fare ancora di più, perché il contributo di ognuna, anche se piccolo, fa la differenza. E non c'è cose più bella di vedere le tue compagne orgogliose di te». Uno dei soli due uomini in squadra è invece ΦBonacci0 #618, il quale, per la prima volta, in quel di Innsbruck, ha coperto il ruolo di Bench coach: «La mia prima esperienza da coach è stata una sofferenza unica, perché la voglia di entrare in campo, giocare e dare il massimo insieme alla tua squadra è tanta, e invece si soffre seduti. Abbiamo deciso che tutte giocano, chi più chi meno, in base ad acciacchi, fiato e strategia. Poi ci sono due ruoli che giocano un'altra partita fuori dal track: una partita fatta di tabelle e decisioni per il Lum e il Bench, l'allenatore, che deve aiutare le ragazze con strategie e indirizzarle verso la miglior giocata. È stata una partita difficile, fatta di scelte, di urla, di consigli, di ammonimenti. Perché continuo a voler fare il Bench? Il sorriso. Il sorriso delle ragazze che mi hanno donato dopo una partita impegnativa e dal risultato avverso». Seconda componente maschile della Banshees è infine il Lum, la figura che ad ogni jam schiera le giocatrici, ruolo assunto per l’occasione da The Fallen #1412: «È stata una grande esperienza: un modo per partecipare alla partita dal bordo del track, per essere con la squadra e vivere il bout. Essere Lum è tanto semplice quanto complicato. È conoscenza, fiducia, comprensione; essere Lum è conoscere le giocatrici e farsi conoscere da loro. È

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stata questa una partita che non dimenticherò». Gli altri pareri sulla partita In occasione del match di Innsbruck abbiamo chiesto un parere anche a DollyDestroy #6 delle Bone Choppers – RollerDerby Firenze, arruolata per l’occasione sotto la bandiera giallo-verde del team friulano come prestito: «È stata un’esperienza formativa e di crescita, che porto a casa con grande orgoglio! Giocare con le Banshees è come sentirsi in famiglia, respiri subito l'aria e lo spirito di squadra, di complicità, la voglia di migliorarsi ed incoraggiarsi sempre. Confrontarsi con una squadra come le Fearless Bruisers è stata una dura prova che ha stimolato in ognuno di noi la forza per dare il meglio, soprattutto nel secondo periodo, dove abbiamo raggiunto la massima sintonia, abbiamo decisamente tirato fuori un’energia incredibile! Quindi via, attendiamo una rivincita!». «Nonostante la batosta in termini di punti presi e botte ricevute – ci rivela la blocker Freaky Pinball #11 – per me è stato un momento felice e soprattutto un momento di crescita. Sono contenta perché non ho perso la concentrazione e, nonostante non sia stata brillante, ho dato comunque il mio 100% e sono riuscita a mettere in pratica ciò su cui sto lavorando a livello derbistico e personale: la comunicazione, che è uno dei punti chiave in un gioco di squadra caotico come può essere il nostro. Per la prima volta sul track come jammer, Skleromama #28 ha infine raccontato: «La partita è stata sicuramente un vero turbine di emozioni. Ammetto di aver preso parecchie “saccagnate" e ora so chiaramente su cosa devo lavorare magg ior mente: saper ricevere i colpi… Ma anche darli! So per certo di essermi impegnata ma di poter dare ancora di più per questa stupenda squadra che merita soddisfazioni e risultati positivi. Stiamo crescendo ma la strada è ancora lunga, so però che tutte assieme possiamo farcela». CJOSUL | MARZO 2019


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SPORT FVG

Leonardo Simonini

leonardo.simonini.95@gmail.com

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uò capitare di chiedersi come facciano le persone che hanno qualche disabilità a praticare sport. Eppure, indipendentemente dalle condizioni fisiche, è possibile apprendere tecniche e movimenti utili per gareggiare in qualche disciplina e pure con ottimi risultati. Il tennistavolo non fa eccezione, tanto che ognuno è capace di apprendere questo sport e praticarlo nel migliore dei modi. Ne è un esempio lampante il campione Ibrahim Hamato, il quale, nonostante abbia perso entrambe le braccia, compete ancora e gioca a tennistavolo tenendo la racchetta con la bocca. Talvolta il tennistavolo e la disabilità sono in grado di unirsi per dar vita a competizioni e prove d’abilità da lasciare a bocca aperta.

di tennistavolo e l’evento potrà essere istruttivo per gli atleti che vogliono imparare a fronteggiare diverse tipologie di gioco e strategie. Anche solo assistere al torneo sarà un’opportunità per godersi delle belle partite tra giocatori di alto livello e imparare che anche nello sport è possibile, indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche, raggiungere livelli di abilità sorprendenti. Per questo l’invito ad assistere è aperto a tutti gli appassionati, così che possano vedere persone di culture diverse sfidarsi in un’attività che le accomuna. Considerando il fatto che è un’occasione rara e che si svolge proprio vicino a casa, conviene non lasciarsela scappare.

Forse non se ne sente parlare tanto, ma proprio in Friuli Venezia Giulia vengono svolti eventi di questo genere. È questo il caso del torneo paralimpico Master Open 2019 in programma fra il 14 e il 16 marzo a Lignano. In questa occasione il tennistavolo si fa ponte che unisce diversità e sport in una sana e sentita competizione. Questo evento internazionale chiamerà a raccolta nella nostra regione atleti e atlete da tutto il mondo. Sarà proprio al Villaggio Bella Italia di Lignano che gli atleti paralimpici avranno la possibilità di confrontarsi tra loro. Già dal 10 marzo gli organizzatori hanno iniziato ad allestire i campi e a compiere tutti i preparativi per accogliere al meglio gli ospiti che accorreranno da oltre confine, e così per una settimana il Friuli diventerà centro dell’attenzione di migliaia di persone appassionate di tennistavolo da diverse nazioni. Questo evento, che si svolge ogni anno da ormai tredici anni, sarà il primo di una serie di tornei Open paralimpici che si svolgeranno in giro per il mondo nel corso del 2019 e, per nostra fortuna, data la vicinanza geografica, avremo la possibilità di assistere proprio al primo di questa serie. Questo torneo sarà un’occasione per incontrare altre culture e per stringere nuove amicizie. Parteciperanno alla competizione campioni internazionali

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Cjosul - Marzo 2019  

Terzo numero del 2019 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non solo. In copertina: il Pordenone Calcio a caccia della pro...

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