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CJOSUL

NOVEMBRE 2018 N.20

mensile friulano di informazione sportiva

QUIDDITCH

UDINESE

ALLA SCOPERTA DEI CIMELI STORICI

I risultati del Girone Nord

Apu Gsa INTERVISTA A “TOTÒ” GENOVESE

Le nostre ragazze terribili

MARTIGNACCO: NELLE PAROLE DEL CAPITANO LA LOTTA PER LA SALVEZZA


CJOSUL Par furlan, cjosul e je chê peraule che si dopre cuant che ti mancjin lis peraulis.

Alberto Zanotto alberto.zanotto@cjosul.it Alessandro Poli alessandro.poli@cjosul.it Cristian Trevisan cristian.trevisan@cjosul.it Enrico Arcolin enrico.arcolin@cjosul.it Francesco Paissan francesco.paissan@cjosul.it Gianmaria Monticelli gianmaria.monticelli@cjosul.it Marco Michielis marco.michielis@cjosul.it Marzio Paggiaro marziopaggiaro@gmail.com Mattia Meroi mattia.meroi@cjosul.it Simone Narduzzi simone.narduzzi@cjosul.it Tommaso Montanari tommaso.montanari@cjosul.it Tommaso Nin tommaso.nin@cjosul.it Valentino Riva valentino.riva@cjosul.it Graphic design Veronica Duriavig veronica.duriavig@gmail.com www.veronicaduriavig.it Copyright titolare dei diritti 2018

Un attrezzo, una pietanza, un pennarello oppure un libro. Cjosul è quel termine che in friulano può assumere diverse connotazioni a seconda della situazione in cui esso viene impiegato. Nel nostro caso, Cjosul è una rivista, una rivista digitale a cadenza mensile che si propone di raccontare lo sport dagli occhi di chi lo vive in prima persona e in tutte le sue sfaccettature: calcio, basket, cinema o fumetti. Ogni aspetto della nostra vita può essere toccato dallo sport che amiamo. Ogni aspetto della nostra vita può diventare Cjosul. La redazione di Cjosul è composta in gran parte da studenti che vogliono avvicinarsi al mondo del giornalismo sportivo e lo vogliono fare all’interno di un ambiente giovane, in cui ogni proposta è accolta con entusiasmo. Rodato o ancora acerbo, ogni aspirante giornalista è il benvenuto in Cjosul. Il nostro obiettivo? Una crescita del gruppo che comporti inevitabilmente la maturazione professionale di ogni singolo partecipante.


SOMMARIO

novembre 2018 CJOSUL

fischio d’inizio

UNA ZEBRA A POIS 04

SCHIAVELLO, PASSIONE E NOSTALGIA: “LA MIA COLLEZIONE BIANCONERA”

di Mattia Meroi

IL RAMARRO RAMPANTE 08 DUE SVISTE COSTATE CARO

18 DELSER NON MOLLARE! di Valentino Riva

20 A TUTTO VOLLEY

CHI BEN COMINCIA È A METÀ SALVEZZA

di Alessandro Poli

FOCUS SERIE A 10

ETERNAMENTE, SERGIO PELLISSIER

di Enrico Arcolin

UNO SGUARDO OLTRECONFINE 12

Di Simone Narduzzi

22 IN A1 RIPARTE LA LOTTA FRA CONEGLIANO E NOVARA di Simone Narduzzi

24 EVERY BADASS SUNDAY SI RIPARTE DA CAPO

RINASCITA ORANJE?

di Tommaso Nin

SOLO COTONE 16

di Marzio Paggiaro

28 MAGIC IN THE AIR

TOTÒ DENTRO E FUORI DAL CAMPO LA NUOVA SFIDA DEL NUOVO ARRIVATO IN CASA APU di Francesco Paissan

Totò dentro e fuori dal campo

LEGA QUIDDITCH: BOLOGNA TRIONFA SUL NORD ITALIA di Tommaso Montanari


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SCHIAVELLO, PASSIONE E NOSTALGIA: “LA MIA COLLEZIONE BIANCONERA”


UNA ZEBRA A POIS >> SEGUE

Dalle magliette alle foto storiche. Dai biglietti delle partite a una poltrona del vecchio stadio Friuli. C’è di tutto nella collezione di Antonello Schiavello, tifoso bianconero di Udine residente a Levane, in provincia di Arezzo. È da lontano che coltiva la sua passione per i colori friulani. Quando i suoi beniamini sono di scena in Toscana, lui non manca mai all’appello. “Vado sempre a vedere l’Udinese quando gioca da queste parti. La tradizione, specialmente a Firenze, non è molto positiva dato che veniamo da una lunga serie di sconfitte al Franchi negli ultimi anni. È un campo ostico, sulla carta i nostri avversari ci sono superiori. Ma sarò a Empoli per lo scontro diretto di domenica. Sarebbe importante fare punti”. Antonello, quando nasce la passione per il collezionismo? “È nata un po’ per caso. Sono sempre stato un appassionato di calcio. Ero piccolo quando andavo allo stadio con mio padre e raccoglievo i biglietti che la gente buttava per terra alla fine delle partite. Mettevo da parte le figurine. Mi sono reso conto di essere un collezionista quando ho iniziato a vedere la quantità di materiale che avevo raccolto. Oggi possiedo circa 300 maglie da gioco, 200 distintivi, 150 tra gagliardetti, palloni, scarpe, tute di allenamento, sciarpe, giornali, libri… Sono riuscito a procurarmi tante cose grazie all’amicizia con alcuni calciatori del passato che prosegue ancora oggi”. A quali pezzi è particolarmente legato? “Il più particolare è sicuramente il contratto originale di Herbert Neumann, un tedesco che abbiamo acquistato negli anni ’80. Vi è sopra l’importo: 100 milioni del vecchio CJOSUL | NOVEMBRE 2018

conio e anche le firme del calciatore e di Franco Dal Cin, storico direttore sportivo dell’Udinese. Sono legato anche alla maglia di Zico, quella blu con cui ha giocato a Torino contro la Juventus nella stagione ’83-’84. Rifiuto ogni offerta per quel cimelio, conta il valore affettivo, non quello economico”. Dove tiene tutto questo materiale? “Ho un doppio garage con una decina di armadi in cui conservo gran parte degli oggetti, mentre i più rari li tengo nel mio studio. Ci sono anche foto dei primi anni del 1900. La maglia più vecchia è quella del 1956-1957 e c’è anche la prima maglia indossata allo stadio Friuli da Oliver Bierhoff nel 3-0 casalingo al Lodz. Tutto originale. Bisogna calcolare che il collezionismo ha dei rischi, oggi è un business e qualcuno prova a fare il furbo e imbrogliare… Il calcio di oggi è diverso da quello di una volta, ma la mia passione resta intatta e io vado in cerca delle novità”. Ricorda la sua prima volta a vedere l’Udinese? “Certo, si trattava di un’amichevole contro il Milan. Si giocava allo stadio Moretti, avevo 7 anni. Alla fine della partita, sono scappato dalla mano di mio padre e sono riuscito a entrare nello spogliatoio rossonero. Mi hanno riportato da mio padre Albertosi e Gianni Rivera, mio idolo. Già da lì si capiva che il pallone sarebbe stato parte importante della mia vita”.

dato il via a tutto il progetto Udinese degli anni d’oro. Poggi, Biehroff, Amoroso… Non so se rivedremo un tridente così a Udine. La squadra era attaccata alla gente. C’era simbiosi perfetta tra giocatori e pubblico, cosa che oggi non si verifica più”. Partecipava anche alle cene degli Udinese Club? “Sì, erano molto divertenti. Una volta ricordo di essere andato allo stadio al termine di un allenamento a trovare Alessandro Pierini. Dovevamo andare in centro a bere una roba insieme. Mentre ci stavamo incamminando, ci hanno detto che al club dei Rizzi si stava tenendo una festa e allora siamo andati laggiù. Eravamo seduti vicini e la gente veniva a chiedere una foto o un autografo anche a me. Ero un po’ imbarazzato, ma Pierini mi diceva di stare zitto, di farmi fotografare e di firmare. Una scena stupenda”. Cos’è per lei lo stadio Friuli? “Casa mia. Ci vengo in estate e nel periodo natalizio. Qualche partita la vedo. Anche se sono affezionato al passato più che al presente. È banale citare la gara con l’Ajax che ha rappresentato una pagina indelebile della storia della nostra tifoseria. Io ho anche un piacevole ricordo di UdineseNapoli del 24 maggio 1981. Castellini, il portiere avversario, parava di tutto. Al gol di Gerolin all’ultimo minuto che ci ha permesso di salvarci, ho abbracciato il mio vicino che non conoscevo”.

Lei prima ha citato Zico…

Di trasferte ne ha fatte tante. Quali ricorda più piacevolmente?

“Il mio preferito. È un ricordo profondo. Ha lasciato tantissimo a noi friulani dal punto di vista calcistico perché era un fuoriclasse, ma ancora di più sotto il profilo umano. Ero a vedere la sua ultima partita a Udine contro il Napoli di Maradona quando venne espulso. Poi fu costretto ad andare via dall’Italia in un modo che non meritava. Il calcio degli anni ’80 era un calcio vero, lo sport per eccellenza. Io sono un nostalgico, amo i numeri dall’1 all’11, il pallone in bianco e nero e tutte le gare alla stessa ora”.

“Ho girato tanti stadi, anche quelli più pericolosi. Nel 1997 la vittoria a Firenze per 3-2 con rete di Pierini a dieci minuti dalla fine è stata una delle più belle. Poi bisogna calcolare quelle europee. Hanno un sapore particolare dato che porti in giro i colori della tua squadra, della tua regione. Il viaggio va al di là dell’evento sportivo. Barcellona è stata una tappa bellissima. Poi penso che non capiti a tanti di vincere a Liverpool, non mi aspettavo di espugnare Anfield. È stato molto emozionante”.

La sua Udinese preferita?

Una rif lessione sull’Udinese di oggi…

“Quella allenata da Zaccheroni. È andata in Europa per la prima volta, ha

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“Purtroppo mi sembra la fotocopia di


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quella dello scorso campionato. C’è poco gioco, poco senso d’appartenenza e finora non mi ha convinto. La società ha fatto degli errori, non so quanto ci tenga al progetto sportivo. Ma in ogni caso per la maglia si tifa sempre. Alla passione non si comanda”.

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CJOSUL IL RAMARRO RAMPANTE >> SEGUE

IL RAMARRO RAMPANTE Alessandro Poli

alessandro.poli@cjosul.it

I primi scricchiolii del Pordenone di Tesser si fanno sentire: la sconfitta per mano di una sorprendente Fermana, unita al pareggio esterno contro una modesta Sambenedettese, fanno perdere ai ramarri quel primo posto conquistato con fatica e convinzione nello scorso mese. La conduzione in solitaria era stata infatti ottenuta dai neroverdi con le due vittorie consecutive contro Vis Pesaro e Renate, rispettivamente ottenute il 17 e il 21 ottobre. La successiva sconfitta casalinga, la prima della stagione, nello scontro diretto contro una Fermana che si candida sempre di più a essere l’outsider in questa lotta promozione, manda però in fumo la ghiottissima occasione di allungare a +7 e guardare tutti dall’alto. Il solo punto di distacco rimanente si è poi trasformato in un -1 col pareggio a San Benedetto del Tronto, dove, per quanto si possa reclamare un rigore negato, non si può certo omettere di sottolineare l’atteggiamento passivo dimostrato dai ramarri nel primo tempo, rimasti sotto di due gol dopo appena otto minuti e capaci perciò solamente di riagguantare il pareggio nella ripresa. Prima di questi due match si era anche conclusa, nell’unica partita disputata, l’avventura in Coppa Italia di Serie C: la sconfitta nel secondo turno contro il Vicenza è stata firmata dell’ex Arma. Secondo posto dunque, e a un solo punto di distacco dalla capolista, ma il calendario che attende il Pordenone in questo mese non è certo dei più facili. Si parte lunedì con l’attesissimo derby CJOSUL | NOVEMBRE 2018

contro la Triestina, anche quest’anno sfida fondamentale per gli obiettivi di entrambe le squadre. La domenica successiva i neroverdi sono poi attesi a Monza da una formazione in un periodo no, stanti le tre sconfitte nelle ultime quattro partite, che avrà certo voglia di riscattarsi. Si chiude infine nuovamente al Bottecchia contro la mina vagante Ternana, la quale, recuperando le partite non giocate a inizio stagione, sta pian piano riconquistando quei punti che la possono rendere protagonista attiva della sfida playoff di quest’anno. Tre scontri perciò fondamentali attendono ora la squadra di Tesser, intenzionata a non cancellare l’ottimo avvio di campionato che ha fatto e continua a fare ben sperare la tifoseria.

LE ALTRE REGIONALI FVG La Triestina continua il suo campionato nelle alte posizioni del girone e si prepara, forte delle due vittorie consecutive contro Renate e Giana Erminio, ad affrontare al Bottecchia il Pordenone. Per gli alabardati vincere significherebbe infatti sorpassare i neroverdi e guadagnarsi il secondo posto, stanti i due punti – di cui uno di penalità per i fatti accaduti quest’estate – che separano le due squadre della Regione. Bisognerà però, da parte di entrambe le squadre, anche guardarsi alle spalle dato che condividono attualmente il terzo posto con la Triestina una stupefacente Imolese, ripescata dalla Serie D e ora capace di lottare nell’alta classifica della Serie C, e una FeralpiSalò con una partita ancora da recuperare. È infine da specificare che sempre il Vicenza, che ha poi battuto il Pordenone, aveva anche causato al primo turno l’uscita dei giuliani dalla Coppa Italia di Serie C ai calci di rigore. In Serie D sorprende la neopromossa Chions, che, sebbene in una classifica ancora corta, conquista il quinto posto, il quale le darebbe la possibilità di giocarsi i playoff validi per un possibile ripescaggio in Serie C. A livelli più modesti, anche se solo tre punti sotto, corre il Cjarlins Muzane attualmente undicesimo, ma capace sul proprio

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campo di costringere i chionesi a un pareggio senza reti. Quattordicesimo e perciò in zona playout è invece il Tamai, capace di una sola vittoria in otto giornate e ora atteso da uno scontro diretto per evitare di scendere ancora più in basso.


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Due sviste costate caro IL PRIMATO DEI RAMARRI CEDE DOPO LE ULTIME DUE PARTITE CONCLUSE SENZA VITTORIA, E ORA IL CALENDARIO SI FA DIFFICILE 9

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FOCUS SERIE A

Al giorno d’oggi nel mondo del calcio, di “bandiere” che ancora non hanno appeso le scarpe al chiodo ce ne sono poche, le si possono contare sulle dita di una mano. Ed è proprio fra le dita di questa mano che troviamo lui: un eterno capitano, ha sempre vestito la stessa maglia, non quella di un top team di livello internazionale, bensì quella del Chievo Verona; naturalmente si sta parlando di Sergio Pellissier. Le generazioni cambiano, le mode passano, i giovani crescono, ma a lui tutto questo non è mai interessato: la sua unica priorità resta, e resterà ancora per un po’ di tempo, insaccare il pallone in fondo alla rete esultando come fosse il primo gol. Caratteristiche da attaccante puro: predilige allargarsi sull'esterno per poi tagliare verso il centro alla ricerca del tiro verso la porta. Tra le sue principali doti spiccano, oltre allo stacco aereo, la rapidità, il senso del gol e l'abilità negli inserimenti alle spalle dei difensori. Tutte queste qualità appena elencate l’hanno portato a siglare 109 reti con la maglia gialloblu e ad entrare nella storia del calcio scaligero come il marcatore più prolifico nel derby di Verona, con ben 4 centri. Lo si può quindi definire un condottiero, il capitano che non ha mai abbandonato la nave, anche nelle peggiori e più infime situazioni vissute dalla sua ciurma. Il suo minutaggio al momento non è di certo invidiabile, non sono molte infatti le volte in cui lo si è visto nella formazione dei titolari; sono però altrettante le volte nelle quali, dando il meglio di sé, è riuscito ad entrare nel tabellino dei marcatori. L'attaccante valdostano ha rinnovato quest'anno il suo contratto, il quale lo legherà alla società gialloblu ancora per un’altra stagione. Una storia d'amore che sembra essere senza fine quella tra il Chievo e Pellissier: la bandiera continua a sventolare. La nave Chievo, tuttavia, ad oggi pare più che mai affondare.

sta incontrando ben più d'una difficoltà ad emergere dalle torbide acque della zona retrocessione: complici le vicende societarie, le quali hanno portato la Figc a infliggere tre punti di penalizzazione unitamente a 200.000 euro di multa al club di Campedelli, la squadra clivense si trova ancora a -1 punto e all'ultimo posto in classifica. 8 gol fatti, 26 subiti: peggior attacco insieme a Spal e Bologna e peggior difesa della competizione. Ad inizio ottobre è arrivato l’esonero del tecnico – nonché ex pilastro difensivo a cavallo del nuovo millennio - Lorenzo D'Anna: al suo posto l’ex ct della nazionale Giampiero Ventura, il quale però sinora ha collezionato tre sconfitte di fila. Riuscirà il Chievo, chiedendo aiuto al suo bomber in maglia 31, ad invertire la rotta raggiungendo una salvezza che oggi pare utopia?

Se infatti durante le passate annate il Chievo era riuscito ad ottenere senza grandi problemi l'anticipata salvezza, in questo campionato la squadra di Verona

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FOCUS SERIE A

Enrico Arcolin

enrico.arcolin@cjosul.it

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UNO SGUARDO OLTRECONFINE Tommaso Nin

tommaso.nin@cjosul.it

Rinascita oranje? IL CAMMINO DI RISURREZIONE DEL CALCIO OLANDESE: GLI ADDII DI GIOCATORI CHE HANNO FATTO EPOCA E LA SCELTA DI KOEMAN IN PANCHINA HANNO FATTO SVOLTARE IL CALCIO ORANJE. DALL’IDENTITÀ RITROVATA ALLA NATIONS LEAGUE, PASSANDO PER I TALENTI DI DE LIGT E DE JONG

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UNO SGUARDO OLTRECONFINE >> SEGUE

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obin Van Persie si ritirerà a fine stagione. Lo ha annunciato lo scorso ottobre in un’intervista rilasciata al settimanale olandese Ad. L’attaccante oranje, uno dei più prolifici della sua generazione, ha deciso di rinunciare ad un altro anno di contatto con il Feyenoord, la squadra che lo ha lanciato nel calcio che conta e in cui ha deciso di chiudere la carriera, dopo la non facile e poco stimolante esperienza turca al Fenerbahce, per appendere le scarpe al chiodo al termine di questa stagione. Poche settimane prima un altro talento del calcio olandese, che l’Italia ha avuto la fortuna di ammirare negli anni dell’Inter di Mourinho e del triplete, ha dato l’addio alla nazionale in una partita di commiato dall’alto tasso emotivo anche per un popolo, quello dei Paesi Bassi, non troppo generoso nel lasciar trasparire le emozioni: Wesley Sneijder ha salutato il pubblico della Johann Cruijff arena dopo una militanza lunga molti anni, in un’amichevole contro il Perù che ha sancito il tramonto di un’epoca. Perché con Van Persie e Sneijder l’Olanda si lascia definitivamente alle spalle gli ultimi dieci e quindici anni di storia del movimento, chiudendo una parentesi molto positiva, in cui la nazionale, sebbene non abbia conquistato alcun trofeo, ha collezionato piazzamenti di prestigio ai Mondiali del 2010 e del 2014. In Sudafrica la formazione guidata da Van Marwijk si è arresa in finale a pochi minuti dai rigori, colpita a morte dalla rete ai supplementari di Iniesta, mentre nel 2014 sono stati l’argentino Romero e la poca freddezza degli oranje dagli undici metri a frapporsi tra l’Olanda e la finale con la storica rivale Germania. Il 3-0 nella finalina col Brasile ha alimentato i rimpianti di fronte ad una generazione di calciatori di eccezionale talento, un mix di qualità che si sapeva si sarebbe ripetuto difficilmente. Nessuno però avrebbe immaginato che invece quello che di lì a poco la nazionale oranje avrebbe vissuto sarebbe stato un vero e proprio tracollo. Le povere prestazioni della nazionale di Danny Blind sono in verità solo la punta di un iceberg assai profondo, alla cui base sta la disorganizzazione della

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federazione olandese, incapace di una programmazione a lungo termine e strutturata, buona solo a coprire il vistoso vuoto di idee con uomini di facciata e con strategie assenti o contraddittorie. Questa non-politica della federazione ha prodotto ben due mancate qualificazioni a tornei internazionali, con gli Europei del 2016 in Francia e i Mondiali in Russia del 2018 che si sono scoperti orfani della vivacità delle casacche arancioni. La mancata qualificazione a Russia 2018 è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato la federazione olandese ad una scelta forte, che forse doveva essere compiuta quattro anni prima. A Dick Advocaat subentra alla guida della nazionale Ronald Koeman, storico mediano del Barcellona e degli stessi oranje. Il nome di Koeman era nell’aria già per il dopo Van Gaal, al termine dei Mondiali brasiliani, ma allora non se ne fece nulla. Koeman riprese la via dei club, ottenendo importanti risultati in Premier League, prima con il Southampton e poi con l’Everton. Esonerato dal secondo club di Liverpool nell’ottobre 2017 a causa di un avvio di stagione molto al di sotto delle attese, vedrà finalmente il suo destino incrociare quello della propria madrepatria alcuni mesi dopo, accettando la difficile missione di riportare la nazionale olandese ai vertici che le competono. La squadra che Koeman ha trovato non è priva di talento. Non ha forse le qualità per vincere un Mondiale, ma vi è in essa un mix interessante di giocatori affermati in cerca di riscatto internazionale e di giovani molto promettenti, bisognosi di qualcuno che li accompagni nel percorso di crescita. È il momento di guardare al futuro, con idee e programmazione, senza trincerarsi in conservatorismi poco fruttuosi o rimanendo aggrappati alla memoria di un passato glorioso. La prima uscita di Koeman non è fortunata, la sconfitta contro l’Inghilterra è di misura. Ma ci sarà l’occasione per rifarsi già pochi giorni dopo, con un perentorio 0-3 che abbatte il Portogallo e scuote l’intero ambiente; di Depay – meteora allo United di Van Gaal –, Babel e van Dijk le reti degli oranje. Il cammino di maturazione della nuova

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Olanda ricomincia dopo l’estate, nella neonata Nations League, in un girone di ferro, in cui sono state sorteggiate la Francia campione del mondo e la temibile Germania. In queste partite la nazionale olandese comincia a mostrare cose molto interessanti e la linea verde professata dal ct sta rendendo forse anche al di sopra delle attese. L’esordio in Nations League è di quelli complessi, a Saint Denis, Parigi, contro i campioni del mondo nel giorno della festa con i propri tifosi con la coppa conquistata qualche mese prima. Sulla carta il match è proibitivo: i francesi fanno pesare tutto il loro tasso tecnico, concedendo agli olandesi un ordinato ma sterile possesso palla che non si traduce in pericoli per Areola, preferendo colpire in transizione veloce con Mbappé prontamente innescato da Griezmann e Pogba. Se il primo tempo è a senso unico, nel secondo Koeman predica coraggio e i suoi non si fanno pregare. Gli oranje alzano i ritmi del palleggio, aumentando la pressione offensiva, ma si espongono così alle letali ripartenze francesi. Il definitivo 2-1 per i padroni di casa rende amaro l’esordio in Nations League, ma infonde anche fiducia in una squadra che ha mostrato discrete doti di palleggio e capacità di attaccare gli spazi con la velocità dei suoi attaccanti. La successiva partita con la Germania può essere considerata un primo punto di arrivo, ma anche di partenza per la nuova Olanda di Koeman. In una gara dal sapore già da dentro o fuori – chi avrebbe perso si sarebbe giocato buona parte della permanenza in Lega A – si scontrano la corazzata tedesca, una squadra arrivata a fine ciclo, prosciugata di energie mentali e talvolta troppo presuntuosa, e la giovane e rampante Olanda: e alla Johan Cruijff arena di Amsterdam si capisce da subito che la Germania rischierà di scottarsi al fuoco degli attacchi oranje. Gli uomini di Koeman hanno le idee chiare su quello che vogliono fare: dopo una circolazione perimetrale della palla all’altezza della difesa il riferimento è De Jong, regista della squadra. Da lì si cercano giocate verticali e dirette per innescare la velocità degli esterni, abili ad attirare i difensori tedeschi e lanciarsi negli spazi alle loro spalle. L’Olanda gioca una partita intensa e attenta, e dopo aver trovato


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meritatamente il vantaggio nel primo tempo, imposta un match più accorto e votato alle ripartenze. Nella ripresa, quando la Meinschaft si getta in avanti alla ricerca di un disperato pareggio, gli attaccanti olandesi banchettano sui cadaveri dei poveri tedeschi e il risultato finale suona come una sentenza nelle orecchie di Joachim Löw: 3-0, un bottino storico, un segnale di risveglio che non ha però la puzza sospetta di un fuoco di paglia. Anche se manca ancora una giornata al termine e ben due partite da giocare, Koeman ha saputo dare un’identità alla sua squadra, un gioco prevalentemente reattivo ma molto efficace. In difesa ai più esperti Blind e van Dijk è stato affiancato De Ligt, la più fulgida promessa, almeno tra i difensori, del calcio olandese. Dotato di un buon fisico e di personalità con il pallone fra i piedi, colpisce per la sua giovanissima età, soli 19 anni, e non stupisce che la

Juventus abbia già puntato il gioiellino di proprietà dell’Ajax. In mezzo al campo brilla il talento del Liverpool Wijnaldum, esaltato dalla regia di De Jong, 21 anni ma talento da vendere. In attacco, a rifinire l’azione, Koeman si è affidato ai non più giovani Babel e Depay, pezzi pregiati anche se non di primissimo livello. L’Olanda gioca bene e si diverte, restituendo ossigeno ad un movimento che negli ultimi anni era sprofondato nel baratro. Anche a livello di club qualcosa sta piano piano cambiando, a partire dal numero di squadre presenti in Champions quest’anno, ben due, Psv e Ajax. Il Psv sta dominando l’Eredivisie con cinque punti sui rivali di Amsterdam. La squadra di Eindhoven ha però pescato un girone di Champions proibitivo, in cui potrà giocarsi al più il terzo posto con uno spento Tottenham. Guida invece il proprio gruppo assieme al Bayern Monaco l’Ajax,

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stupendo nella partita dell’Allianz per il gioco messo in campo, la qualità tecnica e la personalità con cui i bianco-rossi sono riusciti a mettere sotto i bavaresi in casa propria, meritando forse qualcosina in più del pareggio finale. I Lancieri possono contare sul talento di De Jong, De Ligt e De Beek, oltre all’esperienza degli internazionali Tadic e Tagliafico. Per le due maggiori promesse del calcio olandese il Barcellona avrebbe già messo sul piatto un’offerta intorno ai 140 milioni di euro. Per queste cifre, assai pesanti, in positivo, per un bilancio ridotto come quello dei club olandesi, sarà difficile trattenerli; certo è che quei milioni verrebbero presto reinvestiti in uno dei migliori settori giovanili del mondo, così che nuovi De Ligt e nuovi De Jong possano un giorno portare finalmente gli oranje a quella coppa dorata che troppe volte hanno solo sfiorato. CJOSUL | NOVEMBRE 2018


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l nuovo corso dell’Apu Gsa passa anche per le mani di Salvatore “Totò” Genovese, che ha raggiunto Udine dopo una stagione molto positiva a Firenze con la Fiorentina Basket, formazione tutt’ora militante in serie B finalista l’anno scorso in campionato e Coppa Italia – obiettivi però in entrambi i casi sfumati. La carriera della trentunenne ala grande siciliana è iniziata prestissimo, a soli sedici CJOSUL | NOVEMBRE 2018

anni, con la casacca del Messina indosso. Il cammino del giocatore è poi proseguito in tutta Italia con tanti viaggi, tante squadre e diversi trofei ma, soprattutto, un’esperienza maturata di categoria in categoria che ora può rivelarsi utile anche per i friulani dell’Apu. Oltre alle fatiche in campo, Genovese si è anche messo in mostra fuori dal parquet di gioco con iniziative importanti. Ci siamo dunque seduti con lui per parlare di basket, sia

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quello giocato, con la nuova stagione che porta in dote nuove sfide per il numero 11 bianconero, sia quello trasmesso da una rivista o da uno dei tanti camp estivi da lui organizzati. Comincio col chiederti come hai vissuto questo inizio di stagione qui a Udine arrivando da Firenze. Cosa è cambiato da un anno all’altro, quali nuove sfide si sono presentate? Con quali nuove motivazioni le affronti?


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“Arrivo a Udine con alle spalle due annate molto positive. Due anni fa ero a Treviglio, in A2, con una squadra che aveva obiettivi diversi, ovvero la salvezza, e in quel caso ero riuscito a ritagliarmi uno spazio importante all’interno della squadra e anche nelle rotazioni. Poi lo scorso anno sono andato a giocare la Serie B a Firenze, dove sono sempre stato considerato un giocatore molto importante. È stato, come ho già detto, un anno positivo perché nonostante la frenesia di una città importante come Firenze siamo comunque riusciti a fare una stagione strepitosa, giocando le finali sia di campionato sia di coppa. Forse ci è mancata la ciliegina sulla torta, vincere qualcosa, però la squadra era stata costruita per arrivare nelle prime quattro posizioni. Due anni fa a Treviglio è successa la stessa cosa, con una squadra costruita per salvarsi che invece ha raggiunto i playoff, è stata sempre nella metà alta della classifica ed è uscita con Trieste che, negli ultimi due anni, ha sempre raggiunto la finale. Vengo qui a Udine con una sfida diversa, perché questa è una squadra da A2 con un roster quasi da A1, e quindi bisogna adattarsi alla situazione perché la bravura di un giocatore sta proprio in questo, nell’adattarsi e dare alla squadra quello di cui ha bisogno. Questo processo è in atto. Stiamo lavorando tutti duramente per arrivare nella situazione migliore nei momenti importanti della stagione”. Nella tua carriera hai viaggiato tanto: volevo chiederti se, arrivando a Udine, c’è stato qualcosa che ti ha catturato e ti ha convinto, anche perché tu arrivi da Firenze… “Infatti, devo dire che il paragone è tosto… Ovviamente parlando di Firenze stiamo parlando di una delle città più belle al mondo, io poi ho avuto la fortuna di vivere questa città stando proprio nel centro storico, quindi è stata un’esperienza incredibile. Chiaro dunque che questo paragone è difficile. Comunque io sono venuto a Udine perché un mio grande amico è Giacomo Galanda, io conosco Udine tramite lui e conosco Udine tramite la mia esperienza. Io ho esordito in Serie A che ero piccolissimo e quelli erano gli anni della Snaidero, quindi per me Udine è la Snaidero. Ora naturalmente l’Apu è l’elongazione della Snaidero e, quando si è presentata l’opportunità, ha avuto

grande fascino l’idea di andare a giocare in una città con così tanta tradizione di pallacanestro. Questa tradizione si sente, perché avere 2500 abbonati e poi arrivare la domenica con 3500 spettatori è un’emozione che non si prova ogni anno. Poi nel nostro girone ci sono anche altre piazze storiche come la Fortitudo, dove ho giocato, Treviso, dove ci sono 5000 spettatori, quindi è una bella sfida e un giocatore deve adattarsi anche a tutto questo. Poi io sono un giocatore che ha cambiato tante squadre, tanti progetti e sono uno a cui prendere queste sfide piace. Anche perché penso che un atleta vada avanti con queste motivazioni”. Hai anche vissuto quella che è stata una grande tragedia per Firenze e per tutto lo sport italiano: la morte del capitano della Fiorentina Davide Astori. Come avete vissuto voi quel momento così drammatico? “Quando lo scorso anno successe tutto questo la città intera si fermò. In quei giorni si sentiva tristezza, silenzio, perché comunque Firenze è la Fiorentina, quella del calcio. La perdita del giocatore più rappresentativo della Fiorentina, e quindi di tutta Firenze, è stato un brutto colpo. La risposta però è stata grandiosa. Noi andavamo ad allenarci all’Affrico, il palazzetto vicino al centro sportivo e allo stadio Franchi e, giorno dopo giorno, vedevamo crescere quel muro di sciarpe lasciate dai tifosi che venivano da ogni parte. C’è stata questa grande reazione ed è stata una cosa bella dopo quella che è stata una cosa davvero brutta”. Un’altra cosa di cui volevo parlare con te è legata a Basket Magazine, una rivista nata anche da una tua idea.

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“Basket Magazine è cominciato appunto da una mia idea che ho poi condiviso con Giacomo Galanda e con un altro ragazzo di Udine, Andrea Rizzi. La cosa è nata in un periodo in cui nell’editoria italiana praticamente non c’era nulla. Con Basket Magazine abbiamo fatto quattro o cinque anni di grande lavoro – svolto grazie alla passione di giornalisti, fotografi che hanno fatto tutto questo gratis – che ha dato poi il via a una generale spinta a tutta la parte dell’editoria legata esclusivamente alla pallacanestro. Purtroppo ora come ora Basket Magazine ha delle difficoltà perché, come tutte le passioni, arriva a un certo punto e finisce, o perlomeno ha bisogno di qualcuno che la sostenga, che sostenga il progetto. Ritengo comunque che quello che Basket Magazine doveva fare lo ha fatto, ha dato una spinta al movimento che, in certi casi, ha risposto e in altri non ha risposto. Per me rimane un grande onore aver partecipato a tutto questo e spero che possa avere un futuro; in fin dei conti ora stiamo lavorando per questo. La pallacanestro non è solo stare su un campo da basket ma è impegnarsi anche in altre direzioni”. Cosa che fai anche con l’altro tuo progetto condiviso con Galanda, Bgt Sport… “Che è una organizzazione dove ogni estate facciamo camp e cliniche per bambini. È una cosa a cui credo molto perché per me lo sport è qualcosa che va oltre al campo, è compito proprio di noi professionisti trasmettere quello che sappiamo ai ragazzini per far conoscere la pallacanestro”.

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Delser non mollare!

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IL PUNTO SUL CAMPIONATO 18


SOLO COTONE

Valentino Riva

valentino.riva@cjosul.it

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opo sei giornate di campionato, la Libertas Basket School Udine ha raccolto sei punti, che la piazzano al settimo posto in classifica della Lega A2 femminile. Negli ultimi scontri, la squadra friulana è incappata in un tris di sconfitte, in particolare in casa contro il Basket Club Bolzano (59-66), in trasferta contro la Libertas Moncalieri (69-47) e nuovamente fra le mura amiche contro la capolista Alpo Basket Villafranca (42-63). L'ultima partita disputata ha visto perdurare tra le due contendenti un buon equilibrio fino al terzo quarto di gioco. Nei primi due parziali, la Delser ha giocato a viso aperto rispondendo punto su punto ai canestri di Villafranca, dimostrando carattere ed aggressività. Un esempio di ciò è la difesa a “zona-press” a tutto campo, disposta dalla Libertas nei primi minuti di gioco, col fine di scardinare l'azione offensiva delle venete. Questa scelta difensiva, già applicata più volte nelle precedenti partite da coach Francesco Iurlaro, è una conferma del vigore che l'allenatore vuole conferire alla sua squadra nella fase di difesa. Purtroppo, in quest'occasione, la “zonapress” non ha dato i risultati sperati, in quanto le avversarie, muovendo la palla intelligentemente, l'hanno superata producendo dei buoni tiri in transizione. Questo fatto ha comportato il passaggio immediato, nelle file di Udine, a una difesa “a uomo”, che è stata mantenuta in modo stabile, intervallata da sporadiche difese “a zona”, fino al terzo quarto di gioco. Complici i momenti di confusione nell'attacco di Villafranca, soprattutto presentatisi nella seconda frazione, la Delser ha subito pochi punti, fermando le avversarie sul 20-25 allo scadere del primo tempo. Nella seconda parte della partita, Villafranca ha distaccato Udine azione dopo azione, concludendo la partita con un vantaggio di 21 punti. Il forte calo nella prestazione delle udinesi è avvenuto per varie ragioni. Di base Villafranca, dotata di ampie

rotazioni, ha trovato nelle giocatrici che partivano dalla panchina delle ottime sostitute. Al contrario, Udine – che ricordiamo essere orfana di Eva Da Pozzo ed Elisa Pontoni, entrambe infortunate –, pur facendo diversi cambi nel quintetto, si è ritrovata in debito di ossigeno e questo ha gravato sia sull'efficacia difensiva che sulla lucidità nelle giocate in attacco. Inoltre, il passaggio alla difesa “a zona”, avvenuto nel secondo tempo della partita, probabilmente anche per sopperire al calo fisico delle giocatrici, ha lasciato scoperto il perimetro dell'area. Questa situazione di gioco è stata sfruttata agevolmente da Villafranca che, realizzando varie triple, ha creato un solco, spostando dalla propria parte l'inerzia della partita. In generale, ad eccezione delle sviste difensive di Villafranca nella prima parte della partita, l'attacco Delser ha impattato su una difesa tenace delle avversarie, che ha costretto più volte le friulane a una prolungata circolazione della palla e a commettere in più casi infrazione di 24 secondi. In questa prima parte della stagione, nonostante la serie di tre sconfitte subite nelle ultime tre giornate, si sono comunque viste cose positive. Si può dire che l'identità di gioco della Delser si stia definendo partita dopo partita e che le qualità individuali stiano progressivamente emergendo. Infatti, analizzando le prestazioni delle nuove giocatrici arrivate quest'anno, possiamo dire che Ana Ljubenovic, che questa stagione ha totalizzato fino ad ora 13.2 punti di media a partita, sta dimostrando di essere una giocatrice esperta, che può offrire varie soluzioni in attacco, sia da sotto canestro che da fuori. Nel contempo, Elena Vella, favorita dalla sua grinta e dal suo estro, sta sviluppando una distinta leadership in cabina di regia,

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mentre Giulia Ianezic ha dimostrato di avere eleganza, intelligenza cestistica e buoni punti nelle mani – ne ha siglati 18 contro Bolzano. Spostando il focus sulla “vecchia guardia”, notiamo che Debora Vicenzotti, in questa stagione più che mai, in attacco, gioca spesso partendo dal post, facendo valere il suo fisico come una leonessa, risultando un ottimo punto di riferimento contro le difese avversarie. Il nostro capitano può contare su Isabel Romano, Carlotta Rainis e Vanessa Sturma, che stanno maturando dal punto di vista cestistico sempre di più. Queste ultime, con la grinta che possiedono, hanno la possibilità di fare un vero salto di qualità in questo campionato diventando così delle leader in campo. Caterina Bianco, con la sua esperienza, soprattutto nella fase di difesa, già lo è. Detto questo, però, una cosa su cui Udine deve sicuramente ancora migliorare di molto è la concentrazione nei punti chiave delle partite. Come avvenuto nella sfida contro Villafranca, durante il terzo quarto, quando la partita era ancora aperta, la Delser ha perso ingenuamente troppi palloni in zone pericolose del campo favorendo, suo malgrado, l'allungo delle avversarie. Speriamo quindi che nuovi risultati positivi non tardino ad arrivare e che venga mantenuta una buona costanza nei rendimenti, sia delle singole, che della squadra. Con queste premesse, la Libertas Basket School si proietta al prossimo turno di campionato. Domenica 11 novembre, Vicenzotti e compagne incontreranno fuori casa Costa Masnaga, un avversario ostico, che ad oggi ha vinto tutte le partite di campionato e condivide il posto da capolista con Villafranca. CJOSUL | NOVEMBRE 2018


A TUTTO VOLLEY

di Simone Narduzzi

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CHI BEN COMINCIA È A METÀ SALVEZZA IL PUNTO CON CAPITAN CARAVELLO

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schiacciatrice è cresciuta assieme al suo club, arrivando a difenderne i colori anche in questa prima, storica campagna di Serie A. Lara, il campionato è iniziato da circa un mese: quali sono le tue sensazioni su questa prima parte di stagione? “Sicuramente abbiamo iniziato bene, in linea con le nostre aspettative. Il nostro obiettivo comunque rimane la salvezza, quindi aver fatto fin qui tre vittorie su cinque ci fa ben sperare”. Per te questa è la seconda avventura in A2. Quali sono, dal tuo punto di vista, le principali differenze fra l’attuale esperienza come capitano del Martignacco e l’annata vissuta a Soverato?

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tutto braccio scaglia il pallone, sul taraflex stampa il suo timbro. Il marchio del capitano, un ruolo che è stile di vita. Lo è senz’altro per lei, Lara Caravello, leader in campo dell’Itas Martignacco e highlander assoluta della compagine targata Città Fiera. Sette in totale gli anni trascorsi dalla friulana alla corte del presidente Bernardino Ceccarelli; un solo, momentaneo, arrivederci: la stagione di A2 trascorsa a Soverato, esperienza che porta ora in dote alla sua squadra impegnata nella medesima categoria. Dalla B2 attraverso i tre campionati in B1, con il ritorno, l’annata scorsa, ed il magnifico salto promozione. Quella tra Lara e la Libertas Martignacco è una storia d’amore partita lontano, precisamente nel 2012. Udinese doc, classe ’94, la giovane

“A Soverato ero partita consapevole del fatto che avrei fatto sicuramente panchina. Era anche la mia prima esperienza in A2, quindi l’avevo presa come un primo passo per la mia crescita personale. E così è stato, infatti ho imparato un sacco e ho potuto confrontarmi con giocatrici molto forti, sia in allenamento che in partita. Quest’anno ovviamente la responsabilità è maggiore, anche perché sono il capitano. Però per il momento sta andando bene, quindi son contenta”. La squadra, in gran parte, è quella che lo scorso anno ha conquistato la promozione. Cosa stai dando di tuo al gruppo e, in particolare, alle nuove arrivate come la slovacca Sunderlikova? “Per Karin (Sunderlikova , ndr) è ovviamente difficile perché questo è il suo primo anno fuori casa e il primo anno in Italia. Quindi stiamo cercando di coinvolgerla il più possibile, aiutandola anche con la traduzione visto che non conosce la lingua. Tutto per permetterle di essere a suo agio in questo

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ambiente. Personalmente sto cercando di trasmettere tranquillità anche alle altre compagne, così che anche loro qui possano sentirsi a proprio agio”. A fine ottobre hai partecipato alla cerimonia di presentazione del campionato di Serie A femminile: che emozioni hai provato a trovarti fra i grandi della pallavolo italiana? “È stata una bellissima esperienza perché di fianco a me avevo giocatrici fortissime che avevano appena vinto un argento al Mondiale. L’aria che si respirava era veramente positiva e di buon auspicio per permettere al movimento della pallavolo di crescere sempre di più”. L’obiettivo dichiarato è la salvezza, ma a livello personale cosa ti prefiggi di ottenere in questa stagione? “Sicuramente cercare di tenere unita la squadra e provare a giocare bene. Non sono una giocatrice che fa molti punti, sono più una giocatrice di equilibrio: il mio obiettivo quindi è di fare quello che ho già fatto in B1 portandolo al meglio in questa A2”. CJOSUL | NOVEMBRE 2018


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ue su due, e si riparte da dove tutto era stato interrotto. L’Imoco di Conegliano, campione d’Italia al termine dello scorso campionato, con il bis di vittorie offerto in questo avvio di stagione viaggia ancora in testa al gruppo insieme alla rivale di sempre Igor Novara. Per le ragazze di coach Santarelli tre i punti in meno rispetto alle piemontesi con una gara, tuttavia, da recuperare. Netto il percorso fin qui per le Pantere: oltre al talento dei singoli, è nell’organico che il team veneto ha trovato la sua forza in questa prima parentesi di annata 2018/19. Se infatti nel match d’esordio contro Casalmaggiore Santarelli ha optato per alcune “seconde linee”, premiate per il buon lavoro svolto nella preparazione fatta in estate, nella sfida fra le mura del Saugella Team Monza il tecnico umbro ha dato sfogo alle sue bocche da fuoco più letali, impiegando così gran parte delle giocatrici messe a disposizione dal club. Risultato? 3-0 in entrambi gli incontri. Di fronte al pubblico del Palaverde, Tirozzi, Samadan e una Megan Easy mvp hanno guidato la marcia su Pomì, liquidando il team rivale nel giro di un’ora o poco più. In terra lombarda grande spazio è stato invece dato alla rientrante Robin de Kruijf, così come al neo-acquisto azzurro Miriam Sylla e all’americana Kimberly Hill. Possiamo fare di più: in entrambe le gare il messaggio di Santarelli è stato chiaro. Con il rientro tardivo delle nazionali, in effetti, i margini di miglioramento appaiono evidenti per un gruppo però già chiamato a forzare i tempi in vista del primo, importantissimo, impegno stagionale. Il 10 novembre, in quel di Villorba, arrivano Paola Egonu e compagne: al Palaverde si gioca la Supercoppa fra Imoco e Igor Gorgonzola Novara, antipasto dell’eterna lotta preannunciata anche per questo campionato di A1. Champions League. Nei gironi di Cev Champions League sarà derby, nella Pool D, tra Imoco Conegliano e Savino Del Bene Scandicci. Insieme alle italiane le polacche del Commercecon Lodz e le tedesche del Palmberg Schwerin. Per Novara la sorte ha invece riservato la Pool C: Cannes, Minsk e una tra Lodz e Moulhouse le avversarie.

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EVERY BADASS SUNDAY Marzio Paggiaro

marzio.paggiaro@cjosul.it

Si riparte da capo

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EVERY BADASS SUNDAY

>> SEGUE

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inizio anno vi avevamo parlato del primo giocatore italiano nella storia dell’NFL, Giorgio Tavecchio, il quale aveva fatto sognare i tifosi di Oakland grazie alle sue prestazioni sul campo da gioco. Lo avevamo lasciato a calciare extra point e field goal con i suoi Raiders, sfiorando per un soffio i play off, con a una media di 76,2% sui field goal – 16 centri su 21 calci – e del 97,1% sugli extra point – 33 su 34 –, un bottino che ben lo aveva fatto figurare nella sua prima stagione da professionista. Grazie ai suoi punti, alcuni tremendamente pesanti, si credeva che la sua conferma da kicker dei Raiders fosse garantita. Si credeva. Con la fine della stagione la franchigia californiana ha deciso di cambiare coaching staff, passando dal capo allenatore Jack Del Rio a Jon Grudem. Questo ha portato alla cessione di elementi quale il kicker titolare Sebastian Janikowski ai Seattle Seahawks e, cosa per Giorgio più problematica, il punter nonché holder Marquette King ai Denver Broncos. Cosa fa l’holder: nell’azione di un calcio che può portare dei punti, dopo che il centro fa partire la palla e di conseguenza l’azione, è colui che ferma la palla e la posiziona a terra in modo che il kicker riesca a calciarla. Con il cambiamento dell’holder e con l’arrivo del nuovo aspirante kicker Eddy Pineiro e di Mike Nugent, la società ha optato per scartare Tavecchio – mancino a cui il nuovo holder avrebbe dovuto adattarsi – per una questione di praticità di gioco. Così, in un mezzogiorno di inizio agosto, i Raiders gli comunicano che la sua avventura con il team è finita. Giorgio abbandona il ritiro, svuota l’armadietto e torna a casa. Ma per il nostro portabandiera oltreoceano ecco che un’altra sfida è pronta a rimetterlo in pista. A soli due giorni dal taglio degli Oakland, viene contattato dai Falcons di Atlanta per un provino. Il loro kicker, il veterano 43enne Matt Brayant, ha dei problemi fisici e, nel monitorarlo, i Falcons testano Tavecchio. La speranza tuttavia ha breve durata: Brayant recupera dai suoi acciacchi e a Giorgio tocca rifare le valigie per il rientro a casa. Non si può certo dire che Tavecchio manchi di fede e dedizione: continua ad allenarsi autonomamente alternandosi tra la sua ex università e il campo delle superiori. Questo finché il telefono non torna a squillare: a parlare, dall’altro lato, è nuovamente la squadra

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di Atlanta, che lo richiama a causa di un infortunio al ginocchio di Brayant. Il sogno del ragazzo nato a Milano torna a prendere vita e ben presto arriva per lui il momento del riscatto. Il 22 ottobre si gioca Atlanta Falcons contro New York Giants: per Tavecchio arriva il debutto con la sua nuova squadra, una prima per lui da incorniciare, considerato l’apporto dato nel corso del match dal talento del Belpaese. Nel primo tempo, dopo aver realizzato il suo primo extra point con la maglia dei Falcons, piazza un field goal dalle 40 yard. Nel terzo e quarto parziale Giorgio non si ferma, calciando altre due bombe dalla distanza, una per ciascun quarto: la prima dalle 50 yard, la seconda dalle 56 yard – suo nuovo record personale – che consegnerà alla sua squadra il definitivo vantaggio sui Giants. A fine partita il suo coach Dan Quinn lo elogerà davanti ai microfoni dicendo: “Giorgio è stato un fattore decisivo oggi, ha trasformato tutto quello che ha calciato, che gran modo di iniziare”. Con questa partita Giorgio Tavecchio ha dimostrato tutto quello che il suo piede e la sua gamba sono in grado di fare, vincendo anche il premio settimanale come miglior giocatore degli Special Teams – gli Special Teams sono le formazioni che si schierano durante le azioni di calcio: punt, extra point, field goal, calcio d’inizio e dopo la segnatura. Ciò non bastasse, i tifosi gli hanno subito attribuito il soprannome “The Italian Ice” – L’italiano di ghiaccio – per la sua freddezza nei calci piazzati. Una nuova ed entusiasmante avventura è dunque iniziata per il nostro connazionale Giorgio, il quale ha dimostrato di aver impersonato i dogmi principali del football americano: disciplina, lavoro, costanza e voglia. Nella sua situazione, in molti avrebbero perso la fiducia in se stessi, Tavecchio invece ha avuto la personalità di non mollare, di non abbattersi, di continuare a lavorare ed allenarsi per essere sempre pronto e migliorare. In un mondo dove l’apparire e i risultati facili sono l’abitudine per le nuove generazioni, Giorgio Tavecchio potrebbe dare lezioni su cosa voglia dire che “nulla si ottiene gratuitamente” e su quanto sia importante l’impegno e il lavoro per realizzarsi e seguire i propri sogni. Perché forse è proprio vero che solo chi non smette mai di sognare può imparare a volare. CJOSUL | NOVEMBRE 2018


foto Tania De Oliva

foto Debora Scapolan

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LEGA QUIDDITCH: BOLOGNA TRIONFA SUL NORD ITALIA

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MAGIC IN THE AIR Tommaso Montanari

tommaso.montanari@cjosul.it

Esiti quanto mai inattesi nel primo evento della stagione, ottime le prestazioni di Modena e Brescia. a nuova stagione di quidditch prende il via con il nuovo formato della Lega Quidditch, che vede il numero di gironi ridotti da tre a due, distinti tra Nord e Sud Italia. Il Girone Nord si è svolto a Vignola (MO) lo scorso 20 ottobre e ha chiamato a raccolta le compagini dall’Emilia in su. L’intensa giornata di partite ha visto una prima fase di qualifiche seguita da una seconda parte ad eliminazione diretta.

del Triveneto, sconfitti nel primo match contro i Manticores per 150 a 20. Sebbene il roster presentato fosse il più nutrito tra le squadre partecipanti – ventun atleti e un membro non giocante – l’interazione tra i giocatori non è partita con il piede giusto. Molto migliore la prestazione successiva contro i Green Tauros, vincitori della scorsa edizione dell’ex Girone Verde: la squadra torinese non ha mancato occasione di portare in campo un ottimo gioco e una strategia raffinata, ma la compagine nord-orientale si è fatta valere portando a casa ben cinque gol. Buon gioco dei vichinghi anche contro gli Hinkypunks, la squadra bolognese risultata imbattuta trionfatrice del torneo a conclusione dell’evento. Seguono a ruota i Green Tauros, che lasciano il primato ottenuto durante il precedente anno collezionando un’unica sconfitta contro Bologna in finale. Medaglia di bronzo ai Bombarda Brixia, che chiudono la giornata con un bilancio più che ottimo e guadagnano il terzo posto sconfiggendo Modena, sbalzata via dal podio nonostante l’ottima prestazione e l’alto numero di vittorie ottenute.

Già dalle prime fasi di gioco si è potuto assistere all’enorme crescita atletica e tattica di squadre come i Manticores Modena e i Bombarda Brixia, che ci hanno regalato delle splendide prestazioni mettendo in seria difficoltà lo storico team dei Milano Meneghins e i neonati Milano Gators, debuttanti in questo torneo con la loro divisa blu elettrico. La tenacia e l’affiatamento dei suoi giocatori non sono stati sufficienti ad ostacolare la potenza tattica delle altre squadre, per cui hanno collezionato diverse sconfitte e due atleti infortunati che hanno dovuto abbandonare la competizione. Traballante anche la partenza dei Midgard Vikings, lo stendardo nerooro-azzurro a cui rispondono i giocatori

Quello consumatosi a fine ottobre è stato un torneo dall’esito incerto fino all’ultimo e al di là di ogni previsione, una competizione che sottolinea tuttavia quanto il quidditch italiano si stia impegnando per appianare le differenze tra piccole realtà e squadre storiche del panorama nazionale. La crescita sinergica dei singoli team in collaborazione tra di loro e la mediazione del team tecnico della NIQ sono i capisaldi del progetto nazionale per questa stagione, che vuole innalzare il livello del quidditch italiano e renderlo più in linea con le realtà europee che hanno sempre mostrato una grande superiorità tattica e numerica come Francia, Regno Unito e Germania. Le partite giocatesi in questo Girone Nord

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sono un esempio di come lo sviluppo stia andando verso la direzione giusta. Ovviamente le squadre giovanissime e con un numero ridotto di giocatori partono un po’ in sordina, ma il lavoro costante di miglioramento e l’esercizio continuo non possono fare altro che bene ed è solo questione di tempo prima che questi team si innalzino di livello e scendano in campo agguerriti e con un ricco bagaglio di risorse finalizzate alla vittoria, come hanno dimostrato gli atleti di Modena. Nonostante le tre sconfitte su tre, il bilancio dei Midgard Vikings non è così nefasto come si possa pensare: gli atleti tornano infatti a casa soddisfatti e con il morale alto, consci di aver dato il massimo e di essere cresciuti enormemente dall’ultimo torneo. Le tattiche messe in campo si sono dimostrate vincenti e funzionali, e questo non è altro che una conferma di come i giocatori nerooro siano sulla strada giusta per una crescita in linea con quella delle altre squadre italiane. Valutazione positiva anche da parte del team tecnico NIQ, rappresentato dal coach Anglano, che dopo aver assistito alle partite disputatesi a Vignola si è detto soddisfatto della crescita tattica e strategica del team e ha invitato i giocatori a continuare a lavorare sodo. Le squadre del podio sono ora invitate a competere all’Italian European Quidditch Cup Qualifier (IEQCQ), il torneo che decreterà quali squadre rappresenteranno l’Italia alla prima divisione della European Quidditch Cup, per la quale sono riservati due posti nella rosa dei team europei. L’IEQCQ si giocherà a Perugia il prossimo 8 dicembre. Ma prima, riflettori puntati sul Girone Sud, che vedrà le squadre di Roma, Siena, Perugia e Brindisi sfidarsi a Firenze il prossimo 10 novembre. CJOSUL | NOVEMBRE 2018


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Cjosul - Novembre 2018  

Undicesimo numero del 2018 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non solo. In copertina: l'intervista al capitano dell'Ita...

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