Page 1

CJOSUL mensile friulano di informazione sportiva

LUGLIO 2018 N.16

Tiro alla fune I TAF TEAR FORCE & TALMASSONS CAMPIONI NAZIONALI UDINESE

IL MERCATO STENTA A DECOLLARE

BOCCE FVG Buttrio, piccola realtà sul tetto d’Italia

L’incanto dei Mondiali italiani IL RACCONTO DELL’IQA WORLD CUP 2018 GIOCATA A FIRENZE


CJOSUL Par furlan, cjosul e je chê peraule che si dopre cuant che ti mancjin lis peraulis.

Alberto Zanotto alberto.zanotto@cjosul.it Alessandro Poli alessandro.poli@cjosul.it Cristian Trevisan cristian.trevisan@cjosul.it Enrico Arcolin enrico.arcolin@cjosul.it Francesco Paissan francesco.paissan@cjosul.it Gianmaria Monticelli gianmaria.monticelli@cjosul.it Marco Michielis marco.michielis@cjosul.it Marzio Paggiaro marziopaggiaro@gmail.com Mattia Meroi mattia.meroi@cjosul.it Simone Narduzzi simone.narduzzi@cjosul.it Tommaso Montanari tommaso.montanari@cjosul.it

Un attrezzo, una pietanza, un pennarello oppure un libro. Cjosul è quel termine che in friulano può assumere diverse connotazioni a seconda della situazione in cui esso viene impiegato. Nel nostro caso, Cjosul è una rivista, una rivista digitale a cadenza mensile che si propone di raccontare lo sport dagli occhi di chi lo vive in prima persona e in tutte le sue sfaccettature: calcio, basket, cinema o fumetti. Ogni aspetto della nostra vita può essere toccato dallo sport che amiamo. Ogni aspetto della nostra vita può diventare Cjosul. La redazione di Cjosul è composta in gran parte da studenti che vogliono avvicinarsi al mondo del giornalismo sportivo e lo vogliono fare all’interno di un ambiente giovane, in cui ogni proposta è accolta con entusiasmo. Rodato o ancora acerbo, ogni aspirante giornalista è il benvenuto in Cjosul. Il nostro obiettivo? Una crescita del gruppo che comporti inevitabilmente la maturazione professionale di ogni singolo partecipante.

Tommaso Nin tommaso.nin@cjosul.it Valentino Riva valentino.riva@cjosul.it

Graphic design Veronica Duriavig veronica.duriavig@gmail.com www.veronicaduriavig.it

Foto copertina: Ajantha Abey Quidditch Photography

Copyright titolare dei diritti 2018


SOMMARIO

luglio 2018 CJOSUL

fischio d’inizio

MAGIC IN THE AIR 04

26 SOLO COTONE

COSTRUENDO IL SALTO PROMOZIONE: LA SITUAZIONE IN CASA APU GSA

SPECIALE IQA WORLD CUP 2018: IL QUIDDITCH INVADE FIRENZE

di Gianmaria Monticelli

di Tommaso Montanari

UNO SGUARDO AL MONDIALE 14

STELLE NASCENTI (E CADENTI) SOTTO IL CIELO DI RUSSIA di Alberto Zanotto

DANIJEL SUBAŠIC, OVVERO DELLA STUPIDITÀ DEL NAZIONALISMO di Marco Michielis

16

UNA ZEBRA A POIS 18 EPPUR SI MUOVE

di Mattia Meroi

IL RAMARRO RAMPANTE 20

ZIRONELLI RIFIUTA, ARRIVA TESSER di Alessandro Poli

FOCUS SERIE A 22 CR-$

di Tommaso Nin

30 TRIESTE PROMOSSA? MISSION COMPLETED! di Valentino Riva

32 A TUTTO VOLLEY

UN TOCCO FRIULANO NEL MURO TARGATO IMOCO di Simone Narduzzi

34 A2 WORK IN PROGRESS di Simone Narduzzi

36 SUPERLEGA SUPERMARKET di Cristian Trevisan

38 SPORT FVG

BUTTRIO, RITORNO SUL TETTO D’ITALIA di Francesco Paissan

40 TRAINANDO IL FRIULI A SUCCESSI TRICOLORI di Simone Narduzzi

42 100 YARD PER LA GLORIA FOOTBALL NON-STOP di Marzio Paggiaro

Un tocco friulano nel muro targato Imoco


MAGIC CJOSULIN THE AIR >> SEGUE

CJOSUL | LUGLIO 2018

4


FOTO: AJANTHA ABEY QUIDDITCH PHOTOGRAPHY

CJOSUL

MAGIC IN THE AIR Tommaso Montanari

tommaso.montanari@cjosul.it

SPECIALE IQA WORLD CUP 2018:

il quidditch invade Firenze Prima dei mondiali: l’organizzazione La notizia che l’evento più importante del quidditch, la IQA World Cup, si sarebbe svolto a Firenze nell’estate del 2018 è stata rilasciata nell’autunno dello scorso anno. Da quel momento i lavori di organizzazione si sono svolti alacremente dall’unione sinergica delle forze del comitato organizzativo proposto dall’International Quidditch Association (IQA) e del personale di

Human Company, l’agenzia fiorentina di turismo all’aperto che è diventata partner principale dell’evento. Il percorso è stato però ostacolato da alcuni imprevisti, quali la questione del prezzo del biglietto per gli spettatori. Il prezzo proposto da IQA era stato giudicato troppo alto dal Comune di Firenze per essere assegnato ad un evento organizzato da un ente no-profit come l’IQA. Nonostante le preoccupazioni e le perplessità dell’IQA, la quale faceva affidamento sulle entrate del Mondiale per rimpinguare

5

le proprie casse in vista di altri eventi da organizzare, i nuovi prezzi pattuiti dall’incontro tra IQA e Human Company hanno permesso la loro regolare vendita in accordo con le direttive della Siae e del Comune e con soddisfazione del pubblico. Un tasto dolente per l’IQA e per tutti gli appassionati di quidditch è stato vedere il ritiro della nazionale ugandese per la seconda volta da una World Cup. Il tentativo, che era stato fallimentare per i mondiali di Francoforte del 2016, non CJOSUL | LUGLIO 2018


MAGIC IN THE AIR >> SEGUE

GROUP A

GROUP B

GROUP C

GROUP D

FRANCE

BELGIUM

AUSTRALIA

UNITED STATES OF AMERICA

SOUTH KOREA

HONG KONG

BRAZIL

VIETNAM

POLAND

TURKEY

I TA LY

AUSTRIA

FINLAND

SLOVENIA

IRELAND

THE NEDERLANDS

GROUP E

GROUP F

GROUP G

CANADA

N O R WAY

UNITED KINGDOM

M A L AYS I A

NEW ZELAND

MEXICO

GERMANY

S PAIN

C ATA L O N I A

ICELAND

SWITZERLAND

S LOVA KI A CZECH REPUBLIC

ha avuto un esito migliore per questa edizione. Il motivo è sempre lo stesso: i giocatori africani non hanno potuto beneficiare di un visto per entrare nell’area Schengen per i giorni del Mondiale. Questo triste episodio, associato al ritiro volontario della nazionale svedese, ha visto scendere il numero originario di squadre partecipanti da 31 a 29, con un impatto notevole sulla pianificazione delle partite da giocarsi dal 30 giugno al primo luglio. Nonostante ciò, le 29 squadre partecipanti sono state sorteggiate e smistate in sette gruppi – da A a G – per decidere il programma del girone di qualifiche, previsto per la giornata di sabato 30 giugno. Il formato scelto per quest’edizione prevedeva che le squadre di un gruppo non si sfidassero tra loro, ma con le squadre del gruppo accanto – A con B, C con D ed E con F. Il gruppo G ha rappresentato un’eccezione: essendo l’unico dei sette gruppi ad essere composto da cinque squadre anziché da quattro, le partite che coinvolgevano queste compagini si sono svolte secondo lo schema tradizionale. L’Italia è stata sorteggiata nel gruppo C assieme ad Australia, Irlanda e Brasile, quindi ha dovuto sfidare nella prima giornata le squadre di Stati Uniti, Vietnam, Austria e Olanda, appartenenti al gruppo D. La giornata di qualifiche ha permesso di stilare un ranking per il giorno di domenica basato sul sistema dei tournament points (TP). Una squadra riceve 3 TP se vince una partita, 1 TP se perde con una differenza di punti inferiore a 30 punti pluffa e 0 TP se la CJOSUL | LUGLIO 2018

differenza di punti pluffa è maggiore di 30. Se la partita finisce ai tempi supplementari, la squadra vincitrice riceve 3 TP e quella sconfitta 1 TP.

La cerimonia di apertura Il 27 giugno la IQA World Cup 2018 è stata ufficialmente inaugurata con una sontuosa cerimonia d’apertura degna del contesto particolare e speciale dato dal capoluogo fiorentino. Le squadre hanno infatti partecipato a una parata accompagnati dal Corteo Storico della Repubblica Fiorentina che, partendo dal Palagio di Parte Guelfa e passando per Piazza della Signoria, si è conclusa nell’arena di calcio storico in Piazza di Santa Croce, dove l’esibizione degli sbandieratori ha preceduto il benvenuto delle autorità agli atleti. L’atmosfera surreale ha stregato gli atleti, nuovi ai fasti e alla sontuosità che la città di Firenze ha riservato loro. L’arena è stata poi teatro di una partita dimostrativa tra i nostri Azzurri e i Dropbears, la nazionale australiana vincitrice della scorsa edizione della World Cup. La partita nell’arena di calcio storico è stata giocata con delle limitazioni sui contatti e sui placcaggi, in quanto il terreno sabbioso può risultare rischioso per uno sport come il quidditch ed eventuali infortuni prima delle partite ufficiali del torneo erano da evitare assolutamente. Questi accorgimenti non hanno comunque minato alla spettacolarità della partita, giocata con impegno e con grande abilità da parte di entrambe le squadre. Lo

6

scontro – disputato in un clima rilassato, ma comunque competitivo – è stato vinto dall’Australia; il risultato non ha influito in alcun modo sui punteggi per le qualifiche delle due squadre. La partita è stata ripresa da grandi nomi della stampa nazionale e internazionale e trasmessa dai rispettivi social. Nel complesso, i video hanno raccolto un milione e mezzo di visualizzazioni. Un altro evento spettacolare e di forte impatto per gli spettatori si è svolto venerdì 29 giugno negli impianti sportivi di Campo di Marte, sede ufficiale del torneo. Una rosa composta da volontari e rappresentanti delle nazioni intervenute ha giocato sotto lo stendardo degli Harlem GlobePotters – un chiaro riferimento alla leggendaria squadra di basketball dei Globetrotters e al mondo di Harry Potter, dal quale lo sport del quidditch ha preso vita – contro una selezione di atleti scelti dalle 29 squadre, il cosiddetto Team World. L’evento è stato apprezzato ed applaudito dal pubblico e dagli stessi volontari e atleti, che hanno avuto un’altra occasione di giocare spensieratamente e ridurre la tensione per le partite ufficiali programmate per il giorno seguente.


#01

GIORNO UNO

le qualifiche

Atleti e volontari si sono recati di buon’ora a Campo di Marte per riscaldarsi ed allestire i sei campi per lo svolgimento di tutte e cinquantotto le partite pianificate per la giornata di sabato. Uno dei sei campi è diventato protagonista della piattaforma di live-streaming allestito dalla web tv tedesca Ruhr Phoenix Tv, che ha collaborato più volte alla realizzazione dello streaming in altri tornei di quidditch. Questa piattaforma è stata allestita con professionalità da Toni Zimpel e collaboratori, i quali hanno offerto un servizio di alta qualità arricchito dalle cronache offerte dai volontari, dall’analisi delle partite disputate e dalle interviste ai protagonisti del torneo. La prima partita ad aprire la giornata è stata Messico contro Catalogna. La nazionale messicana, assente dalla scorsa World Cup, ha presentato un roster con soli cinque atleti non maschili, per cui il mantenimento della gender rule in campo è stato difficile, seppur non impossibile. Nonostante la nazionale catalana fosse forte della recente esperienza agli European Games di Oslo nel 2017, la partita è stata vinta dai “rivali” messicani per 80 a 30 in uno scontro avvincente e adrenalinico, con cattura del boccino per mano del Messico. Nel secondo turno di partite, il Brasile ha perso contro l’Austria per 20 a 110, con cattura del boccino da parte della compagine austriaca. In partita era evidente il divario tecnico tra le due squadre: molti goal subiti dal Brasile potevano essere evitati allestendo una migliore difesa a zona da parte dei cacciatori e posizionando un battitore a difesa degli anelli. Invece l’area del portiere brasiliana era spesso scoperta e uno sprint da parte dei giocatori di pluffa avversari era sinonimo di goal facile. In questo turno assistiamo anche al glorioso esordio dei grandi nomi del Nuovo e Nuovissimo Continente, che giocano senza lasciare margini di goal agli avversari. Olanda, Irlanda e

Svizzera totalizzano infatti zero punti rispettivamente contro Australia, Stati Uniti e Canada. Accanto a queste disastrose sconfitte delle squadre europee, l’Italia primeggia sulla nazionale vietnamita portando a casa nove goal e un boccino contro i 30 punti del Vietnam. La partita più emozionante del terzo turno è stata sicuramente quella della Repubblica Ceca contro la Slovacchia. I due paesi, anticamente legati nella Cecoslovacchia, hanno presentato due squadre unite da una forte amicizia e da un grande affiatamento. Prima del brooms

7

up, infatti, le due squadre allineate per il controllo equipaggiamento da parte degli arbitri si sono unite in un caloroso abbraccio di incoraggiamento che ha sicuramente scaldato il cuore degli atleti e degli spettatori. Lo scontro è stato acceso, avvincente e combattuto al massimo delle energie delle due squadre: l’attacco di una squadra era sempre ostacolato da una pronta difesa a zona avversaria. In particolare, la Slovacchia ha presentato un’interessante difesa ad anello, in cui due cacciatori e il portiere si prendevano carico di difendere fisicamente l’anello ponendosi di fronte ad esso. Il boccino è stato preso dopo dodici minuti dal CJOSUL | LUGLIO 2018


MAGIC IN THE AIR >> SEGUE

suo ingresso – un tempo di gran lunga superiore alla media – dalla Repubblica Ceca, che ha sconfitto la nazionale slovacca per la prima volta nella sua storia per 150* a 80. Contemporaneamente a questo scontro, la nazionale islandese ha debuttato ufficialmente nello scenario

internazionale perdendo contro i vicini di casa norvegesi. La Norvegia è una squadra caratterizzata da una consolidata superiorità tecnica rispetto alla media europea. Questo fattore, unito alla rosa ridotta di atleti islandesi, ha procurato ai norvegesi una vittoria per

260* a 10. Nel quarto turno gli Azzurri sono di nuovo protagonisti, ma vengono sconfitti sonoramente dagli Stati Uniti, i quali portano a casa 160 punti, boccino incluso, contro i soli due goal segnati dall’Italia. La partita Finlandia contro Hong Kong è stata combattuta ad armi pari: primo Mondiale per entrambe le squadre, che hanno presentato una preparazione eccellente ed assolutamente comparabile. Lo scontro acceso e dal punteggio mai scontato è stato vinto dalla nazionale di Hong Kong, formazione molto variegata – con atleti dai background più disparati – ma sempre affiatati e uniti. Germania e Norvegia si sono scontrate nel quinto turno in un’epica partita senza esclusione di colpi. La Germania è uno dei paesi con il maggior numero di atleti di quidditch in Europa, forte di numerose squadre dall’eccellente preparazione. Tuttavia, la nazionale tedesca ha subito solo sconfitte dai norvegesi negli ultimi due anni. Ebbene, quello del Mondiale fiorentino è stato per loro il momento del riscatto: in una partita intensa e molto fisica, i tedeschi sono riusciti a battere la Norvegia per 110* a 40. Prima sconfitta anche per il Canada, che sul punteggio favorevole di 50 a 40 si lascia sfuggire il boccino perdendo di 20 di fronte alla selezione spagnola. Il turno seguente ha visto scendere in campo due europee rivali storiche, ossia Belgio e Francia. Tra i due paesi esistono differenze sostanziali, anche perché l’ampiezza della Francia fa sì che sul suo suolo ci siano molte più squadre rispetto al paese fiammingo. Le squadre francesi non si allontanano mai dal podio nelle European Quidditch Cup, specialmente con il team dei Paris Titans. La preparazione atletica e tecnica degli atleti belgi è tale però da dare notevole filo da torcere ai vicini francesi, che infatti capitolano dopo una partita spettacolare per 80 a 130*. Nello stesso turno, gli Azzurri tornano sulla cresta dell’onda collezionando un’altra vittoria contro l’Austria, 120* a 50 il punteggio finale.

CJOSUL | LUGLIO 2018

8


MAGIC IN THE AIR

La partita più attesa del giorno era sicuramente il match replica della finale della scorsa World Cup: Stati Uniti contro Australia. La partita, nel precedente mondiale, era terminata con la vittoria dell’Australia e la conseguente assegnazione del primo posto. Una ferita che è rimasta aperta nell’animo degli statunitensi, che quest’anno hanno portato una rosa di atleti agguerriti e con il solo obiettivo di sconfiggere gli australiani. Sui social, i canali ufficiali di US Quidditch e della nazionale statunitense avevano presentato il roster dei giocatori che avrebbero gareggiato al Mondiale con l’hashtag #redeemteam, cioè squadra del riscatto. E questo riscatto l’hanno proprio ottenuto, portando a casa la vittoria in uno scontro ad armi pari, con un punteggio rimasto in bilico per tutta la durata della caccia al boccino. Alla fine, il boccino in mano agli americani ha permesso loro di vincere per 90* a 60. Nel turno seguente, l’Islanda è scesa in campo contro la Svizzera. La partita è stata caratterizzata da un’Islanda sofferente, già penalizzata rispetto ad altre squadre per il roster ridotto. Inoltre, gli atleti islandesi hanno sofferto in modo particolare il torrido clima fiorentino – si sono registrate massime tra i 35 e i 36°C –, essendo abituati ad estati ben più fresche di quelle italiane. Lo sforzo immane era evidente nelle facce provate dei giocatori del Nord, che faticavano a tener testa all’offesa svizzera; gli atleti colpiti dai bolidi non correvano ai loro anelli, ma arrancavano trascinandosi dietro la loro scopa. Una sconfitta purtroppo già annunciata, visto che hanno effettuato i loro primi – e unici – due goal solo pochi momenti prima dell’entrata del boccino. La partita per loro è terminata 20 a 260*. Migliore invece la performance del Canada, che dopo la sconfitta subita contro la Spagna si è ripreso contro la Norvegia sconfiggendo gli europei in un epico “scontro del Nord” conclusosi con la cattura del boccino da parte del Canada, vincitore per 120* a 80. L’ultima vittoria del giorno per la nazionale italiana è avvenuta in seguito a un feroce scontro con l’Olanda. Questa partita più di altre ha sottolineato il grande miglioramento tecnico degli

Azzurri nel corso degli anni. La vittoria arriva infatti rapidamente e con un risultato superlativo: gli Azzurri totalizzano 200* punti contro i 50 guadagnati dall’Olanda. La prima giornata di qualifiche si conclude con il Canada vittorioso sulla Nuova Zelanda, altra new entry di questa World Cup: il team neozelandese non riesce a segnare nemmeno un gol contro la rinomata potenza tecnica del Canada, che totalizza infatti 21 goal e cattura rapidamente il boccino. Nonostante ciò, gli atleti neozelandesi non hanno perso occasione di farsi amare dal pubblico e dagli altri giocatori proponendo, prima dell’inizio della partita, la danza Haka tipica del popolo Maori. A fine giornata si tirano quindi le somme e si calcolano i punteggi delle singole squadre. Nel podio del ranking ci sono Germania, Regno Unito e Stati Uniti, seguite da Belgio, Francia e Australia. Settimo posto per gli Azzurri, un piazzamento comunque sufficiente a collocare la nazionale italiana nell’upper bracket – ossia la parte alta della classifica –, e quindi a permettere loro di ambire all’oro. Con zero vittorie su quattro, Catalogna, Brasile, Islanda e Finlandia cadono in fondo al ranking. Per l’Islanda il torneo si conclude qui, vista la sofferta decisione di ritirarsi in quanto non in grado di affrontare ulteriori partite nel giorno seguente. Tra i nomi interessanti e da tenere d’occhio nel lower bracket – la parte bassa della classifica – ci sono Malesia, Hong Kong e Corea del Sud, le uniche rappresentanti del continente asiatico assieme al Vietnam, che si piazza nell’upper bracket.

#02

GIORNO DUE

la resa dei conti La notte tra sabato e domenica trascorre tra riflessioni e congetture: secondo il ranking stilato nella sera del 30, l’Australia è severamente a rischio di venire esclusa dal podio, così come il Canada. Viva invece è la speranza degli Azzurri di scalare la classifica, forti di un sorteggio che li ha tenuti alla larga da

9

Stati Uniti e Australia. Il #redeemteam è sempre più deciso e agguerrito per conquistare il primato, ma gli indizi su chi possano essere gli sfidanti che mettono più a rischio la loro ascesa sono pochi e vaghi. L’osso più duro da battere è sicuramente l’Australia, ma le nazionali europee riserveranno loro delle piacevoli sorprese. La giornata di domenica inizia male per la nazionale canadese, la cui corsa all’oro viene arrestata sul nascere dalla Turchia, che vince una battaglia all’ultimo sangue dal risultato assolutamente non prevedibile. Anche questa volta, il Canada rimane inguaiato dalla cattura del boccino da parte del cercatore turco, in quanto solo un goal separava le due squadre. Il Canada quindi esce dai sedicesimi di finale con un dignitoso 110 a 130*. Anche l’agguerrita Norvegia vede infrangersi il suo sogno per l’oro, essendo stata sconfitta dalla Francia per 110* a 30. La corsa al primo posto si arresta poi per Repubblica Ceca e Polonia, sconfitte rispettivamente da Germania e Belgio. Nel lower bracket, invece, l’Irlanda e la Catalogna sbaragliano gli avversari Hong Kong e Slovacchia. Prima vittoria del torneo per la nazionale catalana, che sembra essere tornata sul binario giusto per portare a casa una buona posizione nella classifica di questa World Cup. Nell’upper bracket i sedicesimi di finale si concludono con le vittorie di Australia, Regno Unito, Stati Uniti e Italia, che accedono dunque ai quarti di finale. Le nazionali di Vietnam, Austria, Spagna e Messico salutano l’oro e finiscono alle partite di consolazione per determinare la loro posizione finale in classifica. Nel lower bracket, l’ulteriore sconfitta della Slovacchia contro Hong Kong pone fine al torneo per la squadra mitteleuropea. Il clima è acceso nel lower bracket: Malesia e Irlanda giocano una delle partite più spettacolari svoltesi in questo torneo, combattuta con tenacia e senza esclusione di colpi. Nonostante la buona preparazione dell’Irlanda, la Malesia si è dimostrata un avversario duro e combattivo. Tra i volti della nazionale malese, per la prima volta in una World Cup, spicca sicuramente quello di Vanessa Goh, giocatrice residente negli CJOSUL | LUGLIO 2018


MAGIC IN THE AIR >> SEGUE

Stati Uniti con un passato nel football semi-professionista. La Goh ha vestito più volte la fascia verde del portiere, un ruolo assolutamente insolito per un’atleta di sesso femminile. I suoi placcaggi hanno atterrato numerosi cacciatori irlandesi, regalando agli spettatori un match emozionante e dall’alto livello di spettacolarità. La scalata alla classifica del lower bracket continua anche per la Nuova Zelanda, che riesce a sconfiggere la Svizzera, la Catalogna, che vince contro la Slovenia in un match estenuante e finito ai tempi supplementari, e l’Olanda, che ha la meglio sulla Corea del Sud. I quarti di finale dell’upper bracket vedono l’uscita dalla corsa all’oro di Germania, sconfitta dalla Turchia per 50 a 100*, Francia, sconfitta dal Belgio ai tempi supplementari per 170* a 140,

CJOSUL | LUGLIO 2018

e, nostro malgrado, Italia, out per mano del Regno Unito. La partita contro una delle squadre migliori al mondo è stata combattuta con grande impegno e tenacia dagli Azzurri. La cattura del boccino da parte degli inglesi è stata rapidissima e ha beneficiato di una frazione di secondo di distrazione del boccinatore, che si è visto sottrarre il boccino a pochi secondi dal suo ingresso. Punteggio finale quindi di 80* a 60 per il Regno Unito. L’Australia si è scontrata nuovamente contro gli Stati Uniti replicando il match del giorno precedente. Neanche stavolta gli americani hanno voluto rendere la vita facile ai Dropbears: la partita è stata ancora più emozionante e coinvolgente di quella giocata il sabato. Il #redeemteam ha nuovamente battuto i suoi acerrimi rivali, questa volta per 100* a 30: per l’Australia l’oro alla World Cup diventa irraggiungibile. Per la prima volta nella

10

loro storia, gli australiani vengono sbalzati fuori dal podio. Per gli Azzurri il torneo non si ferma ai quarti di finale: spettano loro altre partite per definire la posizione finale in classifica. Dopo essere stata sconfitta sia dall’Australia che dalla Germania, la nazionale italiana si colloca all’ottavo posto, appena sopra il Canada. Morale alle stelle però per i padroni di casa: hanno avuto modo di scendere in campo con un’ottima preparazione e hanno affrontato ogni partita con tenacia. Il bilancio finale del torneo è un ottimo bagaglio di esperienza derivante dalle sfide contro nazionali del calibro di Australia e Stati Uniti. Le semifinali dell’upper bracket vedono come protagonisti Turchia e Belgio accanto a Regno Unito e Stati Uniti. La potenza della nazionale turca, che ha


MAGIC IN CJOSUL THE AIR

inesorabilmente scalato la classifica con ottimi risultati in ogni partita, si arresta di fronte al Belgio. Anche per il Regno Unito la medaglia d’oro diventa un miraggio dopo aver perso contro gli Stati Uniti in una partita intensa e molto fisica, ai limiti del regolamento. La finalissima tra Belgio e Stati Uniti riempie gli spalti della Polisportiva US Affrico, l’impianto fiorentino di riferimento in questo Mondiale. Il tifo è acceso e per la maggior parte a favore del Belgio, che offre agli spettatori un’ottima performance e mette in seria difficoltà il team americano. L’ingresso del boccino è determinante per gli Stati Uniti, il cui cercatore riesce a catturarlo nel giro di pochi istanti, facendo terminare la partita per 120* a 70. Il #redeemteam ha raggiunto il suo scopo e ha conquistato l’oro a Firenze. Argento meritatissimo per il Belgio, che aveva tutte le carte in regola per puntare al primo posto. Bronzo invece alla Turchia, che riesce a sconfiggere il Regno Unito nel match per il terzo posto. La IQA World Cup 2018 ha quindi un podio quasi interamente europeo e, per la prima volta, senza l’Australia, che slitta al quinto posto nella classifica finale.

11

CJOSUL | LUGLIO 2018


CJOSUL >> SEGUE

ORO AGLI STATI UNITI, MA I VERI VINCITORI SONO L’INCLUSIVITÀ E L’AMICIZIA Vedere una competizione del calibro di un Mondiale giocata da squadre miste non è uno spettacolo al quale siamo abituati, ma è senza dubbio uno dei punti di forza del quidditch. L’IQA si poggia sul principio fondamentale dell’inclusività per garantire a tutti gli atleti di giocare in CJOSUL | LUGLIO 2018

piena libertà e nel rispetto della propria identità di genere, dell’orientamento sessuale e di quello religioso. Non a caso, non sono pochi gli atleti che si sono uniti al quidditch proprio perché hanno riconosciuto in esso un ambiente sicuro e amichevole: non sono rare le storie di atleti saliti in sella a una scopa in quanto in difficoltà nell’identificarsi nell’ottica binaria dei generi presente in altri discipline di squadra. Non mancano poi le esperienze di atleti transessuali, che hanno affrontato o stanno affrontando una transizione di sesso. Per loro e per molti altri, il quidditch è lo sport che serviva: aperto a chiunque e senza discriminazioni di sorta. Esemplare è anche l’episodio di alcune giocatrici

12

malesi che, nel rispetto della loro fede musulmana, hanno voluto giocare con il velo a coprire loro i capelli. Quello che più piace agli atleti di quidditch e ai loro sostenitori sono i forti legami di amicizia che si instaurano tra loro. Al termine di ogni partita, la competitività sul campo lascia il posto ai sorrisi, agli abbracci e alle parole di incoraggiamento e di complimenti per gli avversari, alle pacche sulle spalle e alla condivisione di una bottiglietta d’acqua o di uno snack. E poi, a fine giornata, ci si ritrova tutti insieme a festeggiare, a giocare a carte, a scherzare in compagnia in un’atmosfera calda e conviviale, come se tutti facessero parte della stessa grande famiglia.


MAGIC IN THE AIR

13

CJOSUL | LUGLIO 2018


CJOSUL

CJOSUL | LUGLIO 2018

14


UNO SGUARDO AL MONDIALE Alberto Zanotto

albertozanotto@cjosul.it

G

Stelle nascenti (e cadenti) sotto il cielo di Russia

iunti ormai al termine di questo Mondiale russo è tempo di scovare e analizzare i talenti che si sono messi in mostra e hanno saputo usare alla perfezione queste partite come rampa di lancio verso il calcio che conta, oltre a quelli da cui invece ci si aspettava molto ma che non sono stati capaci di soddisfare le attese. Il primo, senza dubbio, il più atteso di tutti, Kylian Mbappé. Il gioiello francese arrivava da una stagione spettacolare all'ombra della Tour Eiffel, ma nonostante questo, la stanchezza non si è fatta sentire e fino a questo momento sta sicuramente rispettando le aspettative che i tifosi francesi e tutto il mondo avevano su di lui. Il 10 dei Bleus ha realizzato tre reti e ci ha divertiti con prestazioni degne di nota come la semifinale contro il Belgio: aspettiamoci grandi cose in finale dall’attaccante del Psg e della nazionale francese. Ora infatti comincia il bello, ora è arrivato il momento di tirare fuori tutto il carattere e la spensieratezza che un classe '98 possiede e di trascinare la Francia verso una storica vittoria. Un altro grandissimo talento è il padrone di casa, Aleksandr Golovin. Ci aspettavamo molto da lui e infatti è riuscito a dimostrarci di che pasta è fatto. Inizio col botto per il centrocampista del Cska che nella prima partita contro l'Arabia Saudita mette a segno una perla da calcio di punizione e gestisce al meglio ogni pallone che passa per il centrocampo. Mano mano che le

partite passano e la stanchezza si fa sentire, il classe '96 cala un po' di rendimento, ma nonostante ciò gli occhi di molte big europee sono ancora su di lui. Nello stesso girone della Russia e di Golovin si è fatto notare un altro talento che noi italiani conosciamo già molto bene, Rodrigo Bentancur, centrocampista della Juve che già durante la stagione ci aveva deliziato con più di qualche giocata. Questo Mondiale per lui è la conferma di tutte le sue infinite qualità di regista ma anche di "ruba palloni". I dati infatti parlano chiaro: 87% precisione nei passaggi e 21 palloni recuperati. Il prodigio classe '97 si è preso il centrocampo uruguaiano, vedremo se riuscirà a prendersi anche quello juventino... Altro talentino di questo Mondiale è Hirving Lozano. Esterno d'attacco classe '95 del Psv che ha terminato il Mondiale forse troppo presto – sconfitto agli ottavi dal Brasile. Il gioco del Messico era molto semplice: difendersi, recupero palla e ripartenza. Ecco, la velocità e le caratteristiche di Lozano sono fondamentali e perfette per un gioco di questo tipo. Infatti il classe '95 ha partecipato a due dei tre gol segnati dalla sua nazionale – un assist e un gol. Chissà se il calciomercato riserverà trattative importanti anche per il Chupito messicano. La vera e propria sorpresa forse si è rivelata Benjamin Pavard, terzino sinistro della nazionale francese. Era arrivato al Mondiale come sostituto di Sidibè, ma

15

a causa di un infortunio il terzino del Monaco non è riuscito ad iniziare la Coppa del mondo lasciando un vuoto sulla fascia sinistra. Questo vuoto è stato colmato – possiamo dire fortunatamente – da Pavard, classe '96 che in queste partite ha dimostrato di essere un buonissimo difensore in grado di sapersi spingere sulla fascia come solo pochi osano fare, realizzando pure una rete, negli ottavi contro l'Argentina. Ha ancora un contratto che lo lega allo Stoccarda altri tre anni, ma il mercato di oggi ci riserva molte sorprese, quindi occhi aperti... Due su tutte sono state invece le grandi delusioni di questo Mondiale, Gabriel Jesus e Timo Werner. Il brasiliano arrivava da un'ottima stagione con Guardiola al City, tant'è che per un periodo sembrava esser riuscito a scalzare il posto da titolare al Kun Aguero. Dovevano essere lui e O'Ney a trascinare la Seleçao verso la rinascita, ma invece non è stato così, e forse uno dei motivi per i quali il Brasile non è riuscito ad andare oltre i quarti di finale è stata proprio la mancanza di un centravanti capace di buttarla dentro. Anche dal giovane attaccante tedesco ci aspettavamo molto dopo tutto quello che era riuscito a fare con il Lipsia e dopo che più di qualche club europeo lo aveva puntato; ma forse, complice anche il poco gioco mostrato dalla Germania, non è riuscito a far emergere le sue migliori qualità, chiudendo il suo primo Mondiale a secco di segnature. CJOSUL | LUGLIO 2018


foto: foto: https://direktno.hr/upload/publish/127796/danijel-subasic-fah_5b42fb0f3e323.jpg

UNO SGUARDO AL MONDIALE

Marco Michielis

marco.michielis@cjosul.it

CJOSUL | LUGLIO 2018

16


CJOSUL

Danijel Subašić, ovvero della stupidità del nazionalismo

I

mmaginate che il padre della vostra futura moglie non voglia che sposiate sua figlia, anzi si opponga con tutte le sue forze al vostro matrimonio, fino a minacciare l'uso della forza. Immaginate che lo faccia perché non vuole uno della vostra appartenenza etnica all'interno della propria famiglia. Provate ad immaginarvelo e vi sembrerà forse di proiettarvi in un altro periodo storico, magari negli anni della seconda guerra mondiale, del nazismo, delle leggi razziali. Invece di tutto questo è stato vittima Danijel Subašić, portiere della Croazia finalista ai Mondiali di Russia 2018. La sua colpa? Essere nato e cresciuto a Zara, ma essere per metà serbo. Quella che divide serbi e croati non è definibile come rivalità: si tratta, come tutti ben sanno, di vero e proprio odio, odio etnico, per l'appunto, quella parola che sembra così anacronistica e che invece ha portato a recenti conflitti mai sopiti nella penisola balcanica e a stragi immani e tra le più efferate nella Storia. Danijel è un ragazzo croato qualsiasi, con un'origine particolare che lo segna contro la sua volontà per i primi anni della sua vita. È infatti figlio di una croata cattolica e di un serbo ortodosso. Una macchia apparentemente insanabile quella del giovane Subašić per buona parte dei suoi connazionali. A scuola è guardato

17

male, discriminato pure dagli insegnanti. Il suo talento tra i pali è fuori discussione, ma per farlo fruttare ed affermarsi prima tra le giovanili poi come giocatore professionista deve sudare il doppio, se non il triplo di molti suoi coetanei. Di molti di quelli che adesso condividono con lui la maglia dei Vatreni, come vengono soprannominati i calciatori della Croazia. Il Paese di Subašić, il Paese di sua madre, ha conosciuto pagine molto buie. Questa terra ha visto nascere gli ustascia, nazionalisti antiserbi e alleati con fascisti e nazisti durante il secondo, sanguinoso, conflitto mondiale. Le correnti nazionalistiche non hanno mai abbandonato queste lande, trovando ancora oggi terreno fertile tra i croati, non solamente tra le tifoserie organizzate di estrema destra, che ben si son fatte conoscere anche da noi, in una serata di qualche tempo fa a San Siro. Il giornale croato Jutarnji ha dedicato di recente un articolo alla vicenda di Subašić. Lo ha fatto dopo che il guardiano dei pali croato ha parato i rigori decisivi per il passaggio del turno contro la Danimarca e l'accesso ai quarti di finale. Domenica un portiere serbocroato potrebbe alzare la Coppa, dimostrando un'altra volta e in maniera ancor più clamorosa come – e qui, usando un francesismo, cito il testo dell'articolo del giornale in traduzione – "il nazionalismo sia una stronzata". CJOSUL | LUGLIO 2018


CJOSUL >> SEGUE

UNA ZEBRA A POIS Mattia Meroi

mattia.meroi@cjosul.it

CJOSUL | LUGLIO 2018

18


CJOSUL

E

ppur si muove. Poco e lentamente, ma si muove. E si “smussano” gli angoli. L’arrivo di Musso, portiere argentino del Racing Avellaneda, è una mezza scommessa, ma in patria albiceleste garantiscono sulle sue potenzialità e sul fatto che può migliorare ancora molto. Suscita qualche perplessità, però, il fatto che si sia andati in Argentina – terra che non ha dimostrato ultimamente di brillare a livello di portieri – per acquistare un estremo difensore. Eppur si muove, dicevamo. Già, perché il principale colpo di mercato dei Pozzo fino a oggi è Rolando Mandragora. Si tratta dell’acquisto più oneroso di Gino Pozzo. Gli italiani, tanto richiesti per costruire uno zoccolo duro in spogliatoio, costano tanto. Questa volta per assicurarsi un regista che l’anno scorso ha fatto bene a Crotone sono stati spesi 20 milioni di euro. La Juventus avrà la possibilità di esercitare il diritto di “recompra” a 24 tra due stagioni. Primo dispiacere. I tifosi bianconeri hanno dovuto digerire il primo dispiacere di questa sessione di mercato: l’addio di Alex Meret. Tra il popolo bianconero erano in tanti quelli che si auguravano di vederlo difendere la porta dell’Udinese. Alla fine non si vedrà il giovane di Flambruzzo all’opera sotto l’arco dei Rizzi. Con il senno di poi, si può dire che è stato un errore girarlo in prestito alla Spal la scorsa stagione, perché così facendo non si è mai avuta l’occasione di vederlo protagonista nel suo club di appartenenza. C’è da aggiungere che il ragazzo manifesta troppo spesso problemi fisici. A Ferrara ha saltato la prima parte di stagione a causa della pubalgia, verso la fine si è infortunato alla spalla. Appena giunto a Napoli, ecco la frattura all’ulna. Capitolo Scuffet. Meret non è l’unico friulano destinato alla partenza, anche Scuffet sembra avere la valigia pronta. Su di lui ha messo gli occhi il Frosinone che, però, ha già acquistato

Sportiello. Difficile contendere il posto all’ex portiere di Fiorentina e Atalanta; potrebbe essere migliore un trasferimento a un club di Serie B per avere la sicurezza del posto da titolare. Simone non può permettersi di sbagliare un’altra scelta della sua carriera dopo aver rifiutato l’Atletico Madrid ed essersi trasferito a Como in una squadra che subiva moltissime reti. Altri. Un addio leggero è quello di Jakub Jankto, che non ha mai fatto breccia nel cuore del tifo friulano. Anzi, le sue esternazioni social e non solo hanno spesso irritato l’ambiente. Inevitabile che si arrivasse a una cessione. Perica sembra avere fatto il suo tempo a Udine, ma il problema è il fatto che continua a rifiutare tutte le pretendenti al suo cartellino. Dopo aver detto no al Chievo a gennaio, sembra non gradire nemmeno la destinazione Frosinone. Dopo sei stagioni anche Widmer saluta il Friuli destinazione Basilea. Il terzino svizzero è uno di quei calciatori che non sono riusciti in bianconero ad esprimere tutto il proprio potenziale.

anche per far crescere il brasiliano Vizeu. Da segnalare poi il recente interessamento per l’ex Ascoli Andrea Favilli, giovane punta di proprietà della Juventus. Tattiche. Velazquez ha dichiarato di voler schierare la sua Udinese con il 4-2-3-1. Pare che uno dei tre dietro a Lasagna sarà De Paul, il quale potrebbe esser riconfermato: piace al nuovo mister e le offerte per lui da parte di Porto e Fiorentina non soddisfano la società. Nei due mediani agiranno Behrami e Mandragora, mentre Barak potrebbe avanzare il suo raggio d’azione. Usando questo modulo, è necessario andare a pescare sul mercato un esterno d’attacco. Parigini è uno dei nomi più ricorrenti delle ultime ore, ma non è da escludere una pista che porta all’estero. Così giocherebbe oggi l’Udinese: (42-3-1) Musso; Larsen, Danilo, Samir, Pezzella; Behrami, Mandragora; Barak, Balic, De Paul; Lasagna.

Ma, dopo aver venduto, bisogna trattenere qualche elemento richiesto. E magari anche acquistare. Pussetto in attacco non può essere il colpo che fa sognare quei sostenitori che si augurano un ritorno di Quagliarella

19

CJOSUL | LUGLIO 2018


CJOSUL IL RAMARRO RAMPANTE >> SEGUE

IL RAMARRO RAMPANTE Alessandro Poli

alessandro.poli@cjosul.it

G

iugno è stato un mese vuoto per i pordenonesi: si è aspettato fin troppo per una firma poi sfumata, che ha congelato ogni possibile movimento sul mercato, e la dirigenza neroverde ha solamente potuto ingannare l’attesa con la presentazione di un logo tanto nuovo quanto discusso. “Zironelli nuovo allenatore a breve”, così suonavano i titoli che giravano sul web già a fine maggio, salvo però ricordare che il tecnico ora promesso sposo del Bari non si era ancora separato dal Mestre, dettaglio che si è rivelato tutt’altro che insignificante. Il patron Lovisa era infatti convinto che una stretta di mano, per dirla con le sue parole, sarebbe stata sufficiente per obbligare almeno moralmente Zironelli a guidare in futuro i ramarri, mentre invece così non è stato e alla fine di giugno il tradimento è venuto a galla, causando la sfuriata della dirigenza, conscia di aver letteralmente buttato all’aria un mese intero. Luglio inizia invece con la firma di Attilio Tesser, vecchia conoscenza, sia da giocatore sia da allenatore, del calcio friulano e giuliano, e uomo a cui non manca certo l’esperienza anche su panchine di Serie A o B. Il tecnico di Montebelluna, esonerato a fine aprile dalla guida della Cremonese, è stato preferito all’alternativa Massimo Drago, ex Crotone e Cesena privo di una squadra ormai da due anni. Tesser ha sottolineato di arrivare con umiltà e voglia anche se Lovisa ha dichiarato che il discorso Serie B sarà sospeso per questa stagione, da utilizzare invece perché si instauri una conoscenza

CJOSUL | LUGLIO 2018

approfondita tra la filosofia del tecnico e la traduzione in pratica dei giocatori. Con l’arrivo del nuovo allenatore si sono sbloccate anche le trattative sul mercato, dove si registrano in uscita il trasferimento in prestito di Perilli al Perugia e in entrata gli acquisti del difensore Barison e del giovane attaccante De Anna. Sono inoltre stati aperti tavoli di discussione anche riguardanti il possibile ritorno di Semenzato dal Catania e la cessione di Nunzella. Bisognerà certamente attendere i primi match ufficiali per capire se la prudenza di Lovisa sarà giustificata o questo nuovo Pordenone in via di formazione potrà puntare già da subito alle prime posizioni.

LE ALTRE FORMAZIONI FVG A differenza del Pordenone, la Triestina del neo-tecnico Massimo Pavanel si muove in fretta sul mercato per formare una nuova squadra, anche se non si sono avuti sbilanciamenti di nessun tipo sugli obiettivi a cui la dirigenza alabardata punti per la prossima stagione. L’ex bomber neroverde Arma sembra destinato a rimanere a Trieste, ma ci si può aspettare non sarà semplice trattenerlo da offerte allettati di altri club. Nel Campionato carnico la corsa per lo scudetto diventa molto più elitaria rispetto a un mese fa, con i Mobilieri di Sutrio, orfani dello scudetto dal 1988, che allungano a +5 sui campioni in carica del Cavazzo, che vorrebbero festeggiare i vent’anni di storia nel miglior modo possibile. In Coppa Carnia è invece tempo di semifinali, dove spicca la presenza della Nuova Osoppo, formazione di seconda categoria in lizza per la promozione, che ha avuto ragione proprio dei Mobilieri ai calci di rigore, a seguito di un pirotecnico 3-3. Gli osovani si trovano dunque ora di fronte l’Ovarese mentre l’altra sfida vede uno scontro di livello tra Cavazzo e Real I.C.

20


CJOSUL

Zironelli rifiuta, arriva Tesser DOPO UN MESE IL TECNICO VICENTINO NON ABBANDONA IL MESTRE E PARLA DI BARI, LOVISA SI INFURIA E LO RIMPIAZZA CON L’EX UDINESE E TRIESTINA 21

CJOSUL | LUGLIO 2018


CJOSUL

CJOSUL | LUGLIO 2018

22


CJOSUL

23

CJOSUL | LUGLIO 2018


CJOSUL >> SEGUE

FOCUS SERIE A Tommaso Nin

foto: https://1tvs492zptzq380hni2k8x8p-wpengine.netdna-ssl.com/wp-content/uploads/2018/07/RONALDO-JUVENTUS-FC.png

tommaso.nin@cjosul.it

Cr-$

IL BRAND CR-7 È APPRODATO ALLA JUVENTUS. RIFLESSIONI, UN PO’ NOSTALGICHE, SUL CALCIO CHE È E CHE VERRÀ

CJOSUL | LUGLIO 2018

24


CJOSUL

L

o avevamo temuto l’anno scorso con l’affaire Neymar. Lo abbiamo intuito con la cessione di Coutinho al Barcellona. Ora ne abbiamo la conferma: l’acquisto di Cristiano Ronaldo da parte della Juventus sancisce forse il definitivo mutamento di tutto un sistema di fare calcio. I prezzi gonfiati dello scorso mercato, le polemiche verso un fairplay finanziario che pare funzionare a singhiozzo e bacchettare solo alcune società, ci restituiscono l’immagine di un mutamento genetico che sta investendo il football e che sembra ormai in corso di compimento. Vi fu un tempo l’epoca dei calciatoribandiera, l’epoca in cui ogni squadra si identificava in una precisa storia, in un certo stile, in colori che volevano dire ben più che accostamenti cromatici più o meno funzionali a strategie pubblicitarie, colori che divenivano una seconda pelle, il vessillo per cui morire, l’identità da difendere ad ogni costo. Tramontata quest’epoca assai lontana, arrivò il tempo dei calciatori intrattenimento: le partite divennero un vero e proprio show, seguito h24 nel periodo dell’ascesa delle pay-tv da orde di canali tematici e infiniti approfondimenti. Il calciatore intrattenimento cambia squadra spesso, è al servizio di uno spettacolo che deve andare avanti, e che ha bisogno dei migliori interpreti: e allora la corsa ai trofei, ai record, la caccia a suon di milioni dei migliori campioni sul mercato: certo, si tratta di operazioni innanzitutto tecniche, perché se hai i migliori sulla piazza è facile che i trofei finiscano nella tua bacheca, ma non è solo questo. Pensiamo al progetto dei Galacticos nel Real di Perez: nell’epoca di internet e del neonato villaggio globale il calcio è l’intrattenimento collettivo del nuovo mondo globalizzato. Offrire al pubblico il miglior prodotto, soddisfare il cliente, sfruttare l’immagine di popolarità dei calciatori per un aumento esponenziale dei propri introiti. Gli stadi sono teatri, ma i veri affari si fanno ai botteghini e nei contratti per i diritti televisivi. Se nell’epoca dei calciatori bandiera le società erano una seconda casa, quasi una chiesa, l’assemblea di una setta che si riunisce attorno ad un credo calcistico comune, negli ultimi decenni del secolo scorso si trasformano a poco a poco in aziende.

E veniamo finalmente al nostro tempo: il tempo delle società di calcio che sono delle vere e proprie multinazionali quotate in borsa, l’epoca in cui il calciatore si è fatto azienda. Questo ci sta mostrando il caso Ronaldo, questa è la via che la sua epopea ci sta indicando, la strada su cui si sta forse incamminando un pallone che ha il suo cuore sempre meno nello spogliatoio e sempre più nei mercati azionari, nelle pubblicità, insomma, in tutto quel mondo che al pallone gravita attorno. La Juventus non ha portato a Torino un semplice giocatore, ma ha importato nel nostro paese il centro di un’azienda che vale sul mercato ben più di molte compagini che militano nel nostro campionato. Il calciatore stesso è diventato un brand, pubblicizzabile, vendibile, desiderabile e capace di penetrare con i social nella quotidianità delle nostre vite; quel modello di virtù umana e sportiva, di talento ed educazione, di genio e sregolatezza che i nostri genitori ammiravano magari in bianco e nero la domenica pomeriggio, e che instillava nei giovani un sano desiderio di imitazione, attraverso sacrifici, fatica, sudore, è diventato ora un marchio di cui i fan possono godere, partecipare, a qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, con il semplice tocco di un dito sopra uno schermo: cosa sono le file all’ingresso degli stores se non la versione moderna e decadente di quei bambini che in anni lontani si precipitavano nelle strade con un pallone di pezza e un paio di scarpe rattoppate, ma impazienti di allenarsi a provare quel gesto tecnico del loro beniamino di cui avevano appena gustato le gesta? Se nell’epoca dell’intrattenimento il calciatore era un attore che prendeva parte ad uno spettacolo collettivo per il tempo di una partita, ora il giocatore s’è fatto consapevolmente prodotto: compra Cr-underwear, i miei scarpini – la grande intuizione fu della Nike con le Air Jordan –, seguimi in ogni passo della mia vita attraverso i social, e sarai un po’ come me. È questa la grande illusione, quella del calciatore che si fa prodotto promettendoci una prossimità quasi totale che cela in verità una distanza abissale: a dieci centimetri da noi – questa la distanza che separa i nostri occhi dallo schermo dello smartphone – ma poi costretto a barricarsi in totale isolamento su un’isola greca protetto da una coorte di guardie del corpo, veri

25

e propri dipendenti dell’azienda di se stesso. Non sappiamo ancora quanti trofei Cristiano potrà regalare ad Agnelli, ma possiamo immaginare i milioni che appesantiranno il salvadanaio della Juventus: chissà, il calcio italiano ne beneficerà, le concorrenti avranno uno stimolo in più, capitali nuovi potranno affluire e restituire la dignità tecnica che la nostra lega ha perduto da troppo tempo: nell’eterna eterogenesi dei fini non possiamo sapere quali ricadute l’arrivo di Ronaldo avrà nel nostro calcio. Teniamoci strette allora le nostre piccole fedi calcistiche, aggrappiamoci alle emozioni, agli odori, ai suoni delle nostre tifoserie, e a quel sussulto sempre uguale ma sempre nuovo che ci coglie quando la palla gonfierà un’altra volta la rete.

CJOSUL | LUGLIO 2018


CJOSUL >> SEGUE

SOLO COTONE

Monticelli Gianmaria

gianmaria.monticelli@cjosul.it

COSTRUENDO IL SALTO PROMOZIONE: LA SITUAZIONE IN CASA APU GSA

A

poco più di un mese dal ritiro pedemontano di Gemona del Friuli, l'Apu Gsa, dopo frenetiche trattative, ha già allestito il team che giocherà nel girone est di serie A2 per la stagione sportiva 2018-2019. Il triumvirato Pedone-Micalich-Cavina ha allestito la squadra in tempi record, e ad oggi è stata la prima società ad avere praticamente chiuso il roster per la prossima stagione sportiva, guadagnando il titolo di reginetta del CJOSUL | LUGLIO 2018

mercato A2 attribuito dalla Gazzetta dello sport, sezione basket. L’Apu ha sbaragliato la fitta concorrenza arrivando sempre al primo obiettivo prefissato in sede di contrattazione. E così Udine, a meno di sorprese dell'ultimo minuto sugli annunciati arrivi di Stefan Nikolic – classe 1997 da Montegranaro – e di Salvatore Genovese – ala trentunenne da Firenze in Serie B – ha completato ampiamente in anticipo sulla tabella di marcia il proprio organico. Per queste due ufficializzazioni bisognerà attendere

26

però anche gli ultimi movimenti in uscita, i quali saranno probabilmente formalizzati nei prossimi giorni. Verranno coinvolti sicuramente in queste operazioni Ousmane Diop, talentuoso classe 2000 che ha deciso di provare una esperienza nella massima serie, probabilmente a Sassari, e Bushati, che con tutta probabilità avrà la leadership indiscussa in quel di Roseto. Per Nobile e Chiti si prevedono due prestiti. Sul primo ci sono squadre anche blasonate come Imola, Montegranaro e Siena, sul secondo


SOLO COTONE

si punta a fargli fare esperienza in un campionato minore ma in una squadra di vertice. Non vedendo la firma ad Oderzo, l'Ubc sta assaporando il colpaccio con il classe ‘99, l’anno scorso miglior realizzatore in Serie C Silver in maglia Dgm Campoformido. Resterà da capire se il neo coach Cavina, dopo il triennio dei successi capitanato da Lardo, vorrà inserire qualche elemento delle giovanili per completare le rotazioni durante le partite. Queste valutazioni saranno fatte tra alcuni giovani che hanno già potuto sperimentare il palcoscenico della Serie A2 con allenamenti e qualche apparizione, più in panchina che in campo, nella seconda categoria italiana. Come detto la squadra è stata costruita per cercare di vincere la categoria. Del resto, Udine è sempre stata una società ambiziosa da quando a prenderla per mano e stato il presidente Pedone. Nelle prime ore di inizio mercato la Gsa ha provato il colpaccio cercando di confermare almeno uno dei due Usa che si erano spartiti bene minuti e punti nell’ultima parte di stagione e nei playoff: Kyndall Dykes e Troy Caupain Jr. Una volta capito che non avrebbe avuto la possibilità di confermare entrambi, Udine ha deciso di tuffarsi immediatamente sul mercato per cercare di allestire subito una squadra di prima fascia, cercando gli stranieri nel ruolo di guardia e ala. Si è subito partiti dalla conferma dei due centri della passata stagione Pellegrino e Mortellaro. È stato subito confermato anche il nuovo capitano Mauro Pinton. Per il resto spazio ai nuovi arrivi. E che arrivi! Non è un caso – piccola digressione non troppo slegata – che la campagna abbonamenti proceda a gonfie vele: sono già più di 1500 gli abbonamenti staccati! Il motivo? Gli arrivi in rapidissima successione di giocatori quali Riccardo Cortese, Marshawn Powell, Marco Spanghero, Lorenzo Penna e il forte statunitense

Trevis Simpson. Andiamo a scoprire questi nuovi talenti che porteranno entusiasmo al Carnera. Il primo in lista è stato Riccardo Cortese, classe 1986 di Cento, altezza 194 cm, giocatore che faceva gola a tante squadre di A1 e A2. Udine, visti i contatti intrapresi già dalla stagione precedente, ha bruciato la concorrenza arrivando ad uno dei pezzi più pregiati del mercato. L’ala piccola è stato considerato dalla Lega come il miglior italiano di A2 nel passato campionato. Proviene dal Kleb Basket Ferrara e ha doti sia atletiche che realizzative. Ha giocato in diversi team come Fortitudo, Roseto, Brindisi, Avellino e Verona. A Ferrara ha avuto medie da vero leader e top player: 17 punti con il 51% da 2 il 34% da tre e il 74% ai liberi. Il secondo arrivo in casa Gsa è stato quello di Marshawn Powell, ala grande di 201 cm, nato a Newport News negli Usa, giocatore soprannominato “la bomba” grazie alla sua particolare esplosività. Per le difese avversario un enigma, in quanto forte tecnicamente e dotato di bella mano da fuori. È sicuramente uno dei più talentuosi lunghi di A2. Se acquisirà continuità potrà essere devastante. Ha iniziato a giocare all’Università dell’Arkansas per arrivare in Europa nel 2013, prima in Ucraina e poi in Lituania. Per due stagioni poi gioca in Italia, a Treviso, prima di approdare al Wurzburg in Germania. Torna in Italia alla Viola Reggio Calabria e, nel 2017 è a Montegranaro, dove peraltro ha castigato sia all’andata che al ritorno la grande difesa bianconera preparata dall’ex Lino Lardo. Per lui 28 punti all’andata e 29 al ritorno. Un vero incubo che potrebbe però ora diventare idolo delle folle al Carnera. Per lui in stagione 18 punti di media con il 61% da due, il 42% da tre e i 72% ai liberi. Il terzo arrivo è stato Marco Spanghero, play classe ‘91 nato a Trieste. È alto 181 cm. Play di esperienza nonostante la giovane età, ha calcato i campi di Serie A1 in quel di Trento fornendo il suo ottimo contributo. Giocatore con grande visione di gioco e pericolosità offensiva notevole, specie dall’arco dei tre punti. Ex Tortona, ha affrontato Udine ai playoff della scorsa stagione. Il giocatore è abituato a vincere trofei: lo ha fatto a Trento per due volte, a Tortona ed anche a Trieste.

27

Inoltre ha giocato a Verona e Brindisi. Nell’ultima stagione piemontese ha ottenuto le seguenti medie: 11 punti di media col 46% da due, il 40% da tre e il 77% ai liberi. Udine ha il suo play di sicuro affidamento. Il secondo play che farà coppia con Spanghero sarà Lorenzo Penna, classe 1998 proveniente dalla Virtus Bologna, la scorsa stagione ad Imola, dove ha fatto un grandissimo campionato sotto gli occhi vigili di coach Cavina, che lo ha fortemente voluto anche in questa sua nuova seconda avventura udinese. Il giocatore avrebbe potuto fare l’undicesimo o il dodicesimo uomo in quel di Bologna – sua città di riferimento, essendo natio di Bentivoglio – eppure ha scelto il progetto Apu. Si tratta di un play con ampi margini di miglioramento grazie alla sua ancora giovanissima età e alla sua grande affidabilità e tranquillità nel tenere il campo. Penna ha indossato spesso la maglia azzurra quando ha vinto nel 2017 l'argento ai Mondiali Under 19 in Egitto. Ultimo acquisto in ordine di tempo Trevis Jamar Simpson, nato a Douglas nel 1991, alto 193 cm, di ruolo guardia. Andrebbe a completare lo starting five bianconero. Arriva dall'Alba Fehervar, squadra del massimo campionato ungherese con cui ha disputato anche la Euro Cup. Il giocatore è nel pieno del suo percorso di maturazione avendo 26 anni e avendo giocato in più campionati differenti. È un giocatore funambolico. Sa penetrare, aggredire il canestro. È un grande difensore, uno stoppatore, e non disdegna il tiro da tre. Per Cavina un super innesto. Ha fatto registrare medie sontuose come 15 punti di media con il 50 % da due, il 40% da tre e l'86% ai liberi. In Europa ha giocato con 12 di media con il 36% da due, il 34% da tre e il 96% ai liberi. Giocatore quindi di sicuro valore e spessore con doti difensive nell'1vs1, merce rara per un attaccante di razza. Nel 2013 è uscito dall’Università di Greensboro. Nel 2014 sbarca in Grecia al Kolossos Rodi, poi passa al Rethymno Creta, prima di trasferirsi in Finlandia al Kataja. Nella stagione 2016-17 è in Francia, al Tolone. Nell’ultimo anno gioca nei Blackwater Elite in D League americana e successivamente si accasa in Ungheria, dove la Gsa lo ha prelevato piazzando uno dei suoi colpacci. CJOSUL | LUGLIO 2018


foto di https://www.facebook.com/apudine/photos/a.1523982411182804.1073741826.1523982341182811/2098015910446115/?type=3&theater


SOLO COTONE

foto: https://www.facebook.com/almapallacanestrotrieste/photos/a.371779222898499.86842.371777669565321/1810442769032130/?type=3&theater

SOLO COTONE

Valentino Riva

valentino.riva@cjosul.it

P

roprio così! L'Alma Trieste, vincendo le finali playoff contro la Novipiù Casale Monferrato, si è aggiudicata la promozione al Campionato Nazionale di Serie A1. L'obiettivo già stava per essere raggiunto la scorsa stagione di A2 quando la squadra giuliana, arrivata in finale, fu eliminata dalla Virtus Bologna, poi approdata nella massima divisione. Questa amara sconfitta contro Bologna, rimediata con un 3-0 nella serie, e la promozione sfumata all'ultimo sono state alcune delle leve che nell'ultima stagione hanno accresciuto ancora di più la fame di vittoria di Trieste e la voglia di agguantare l'agognata A1. E alla fine, dopo 15 anni passati nelle leghe inferiori, la promozione in Serie A è arrivata. Il fallimento del 2003, la conseguente retrocessione imposta dalla Lega, dalla Serie A in B2, e le vicissitudini legate alla situazione economica di quegli anni fanno parte di un passato che sembra ormai lontano. In quest’ultima stagione, Trieste, guidata per il settimo anno consecutivo da coach Eugenio Dalmasson, ha dimostrato di essere una squadra matura, solida, dal forte

CJOSUL | LUGLIO 2018

30


CJOSUL

atletismo e con ottime qualità individuali. La spettacolarità di Green, la fisicità di Bowers, la grinta di Cavaliero, la tecnica di Da Ros, l’esperienza di Cittadini e l’imprevidibilità di Mussini, giunto a stagione in corso, sono solo alcuni dei punti di forza del roster emersi partita dopo partita. Dopo un'esaltante regular season, conclusa da capolista nel Girone Est con 22 partite vinte e 8 perse, l’Alma ha avuto accesso ai playoff e in questa fase, accompagnata dal motto “#ALMAssimo”, ha battuto ogni squadra incrociata, mantenendo un ruolino di marcia da vera corazzata. 3-0 contro Treviglio, 3-1 contro Montegranaro e l’entusiasmante 3-0 contro Treviso sono stati i risultati che hanno permesso a Dalmasson e alla sua "banda" di guadagnarsi la finale e incontrare Casale Monferrato, la capolista del girone Ovest che qualche settimana prima, ironia della sorte, aveva eliminato la compagine friulana dell'Apu Gsa Udine ai quarti. In ogni caso, al grande evento delle "finals" di A2 sono scesi in campo due volti noti al basket udinese. Ricordiamo Roberto Prandin, ora playmaker affermato dell'Alma, che giocò nella stagione 2010-2011 con la Snaidero Basket, e Simone Bellan, gradese di nascita, con un passato nelle file dell'Ubc, che durante l'ultimo campionato di A2 ha guadagnato

sempre più minutaggio, entrando più volte nello starting-five di Casale. Le partite della finale sono state una gara di resistenza. La stanchezza delle finaliste, maturata a conclusione di un campionato e una post-season molto impegnativa, si è fatta sentire e, a tratti, ha compromesso la fluidità del gioco da ambo le parti. Ciò che però non è mancato è stato il cuore di Trieste, il cuore dei giocatori, pronti a lanciarsi su ogni palla vagante, il cuore di una città intera che, riempiendo con entusiasmo l'Alma Arena di Via Flavia, si è anche confermata la piazza di A2 con il maggior numero di spettatori durante i playoff (38.549). Le vittorie contro Casale sono state una diretta conseguenza di questo entusiasmo generale. Le sfide sono terminate con il punteggio di 83-79, di 80-69 e l’ultima, fuori casa, di 63-72. Alzata la coppa, i festeggiamenti non sono tardati. Per l’occasione Piazza Unità d’Italia si è tinta di rosso e si è riempita di tifosi in festa per il traguardo raggiunto.

Il prossimo campionato di A2 (2018/2019) avrà la differenza che, ad essere promosse in Serie A, saranno tre squadre sulle 32 in lizza. In particolare, la promozione spetterà alle prime classificate dei due gironi Est e Ovest e alla vincitrice dei playoff, i quali saranno disputati nuovamente a gironi misti. L’Apu Udine, per il terzo anno consecutivo, parteciperà a questo campionato e nutre l’ambizione di viverlo da protagonista. Riuscirà nel suo intento? Raggiungerà i cugini triestini in Serie A? Questi interrogativi alimentano il sogno di rivedere il derby Udine-Trieste nel massimo campionato nazionale e rievocano il ricordo di sfide memorabili per il basket regionale e nazionale, a partire dalle ultime della scorsa stagione di A2, in cui i bianconeri dell’ex coach Lino Lardo hanno siglato un bis di vittorie storico per la tifoseria friulana.

La promozione di Trieste acquisisce ancora più il sapore di un’impresa perché, per la stagione appena conclusa, era stato stabilito che dall’A2, che conta 32 squadre, spartite in due gironi, a passare in serie A1 sarebbe stata un’unica formazione, ovvero la vincitrice dei playoff.

31

CJOSUL | LUGLIO 2018


Un tocco friulano nel muro targato Imoco

CJOSUL | LUGLIO 2018

32


A TUTTO VOLLEY

A TUTTO VOLLEY Simone Narduzzi

simone.narduzzi@cjosul.it

R

iuscire a toccare il cielo con un dito erigendoci poi un muro all’altezza dei propri sogni. Questione di centimetri, o forse di puro talento, aspetti presenti entrambi in un solo formidabile acquisto. Si chiama Gaia Moretto, nativa di Latisana, è uno fra i volti nuovi dell'Imoco 2018/19. Lo scorso giugno l'ufficialità: l'ormai ex Delta Informatica Trentino sarebbe entrata a far parte della rosa allenata da coach Daniele Santarelli, arricchendo così un parco centrali dove insieme alla classe '94 troviamo atlete del calibro di Robin De Kruijf, Raphaela Folie e la reduce dalla Volleyball Nations League Anna Danesi. La sua statura raggiunge il metro e novanta, misura acquisita nel corso di una già intensa carriera fra i ranghi del professionismo. Dalla B2 nel 2012 al Chions, infatti, la ragazza ha accumulato esperienza di un certo livello prima vestendo la casacca della Vistalli Bergamo – una categoria più in alto – e, dal 2014, calcando i taraflex di tutta Italia in difesa dei colori di Piacenza, Rovigo, San Giovanni in Marignano e Trento. In questi quattro anni di serie A2 Gaia ha

passate alcune settimane: come procede il tuo inserimento nel gruppo? Hai già iniziato a conoscere alcune delle tue compagne? L’allenatore? "Ho avuto modo di conoscere l'allenatore nella parte finale della scorsa stagione. Io avevo già concluso i playoff con la mia squadra e a Conegliano serviva un centrale per aiutare negli allenamenti, quindi ho fatto qualche allenamento con loro e ho potuto apprezzare il clima fantastico che si respira in palestra, la professionalità e la preparazione di tutto lo staff. Qualche compagna già la conosco e non vedo l'ora di ritrovarci tutte assieme in palestra per iniziare a preparare la prossima stagione". In carriera hai già giocato in diversi palazzetti e, quello del Palaverde, non sarà il tuo primo ingresso nella struttura dov’è di casa Conegliano. Hai visto le tue compagne da spettatrice: quali sensazioni ti accompagnano verso la tua prima su quel grandioso palcoscenico in maglia gialloblu? "Le emozioni di poter giocare in quel palazzetto con la maglia delle Pantere non riesco neanche a immaginarmele. Ancora non credo di aver realizzato del tutto nella mia testa di far parte di questa squadra. La pelle d'oca mi è venuta anche solo come spettatrice, quindi attendo con impazienza la prima partita al Palaverde per godermela fino in fondo". Cosa pensi di poter dare a questa formazione chiamata a una riconferma dopo gli exploit della scorsa stagione? "Personalmente penso di dover lavorare tanto e crescere per avvicinarmi al livello altissimo delle mie compagne. Cercherò di dare il massimo in allenamento per farmi trovare pronta se servisse alla squadra".

fornito prestazioni convincenti, tali da farle guadagnare la chiamata da parte del club vincitore dell'ultimo campionato di A1, quelle Pantere a cui ora cercherà di fornire il suo aiuto nella ricerca di nuovi ed elettrizzanti successi. Gaia, dal tuo arrivo all’Imoco sono

Per il Friuli questo tuo salto di categoria per approdare nel club campione d’Italia è senz’altro un punto d’orgoglio. Conegliano non è distante dalla tua terra natale, senza contare che hai già giocato anche in Veneto e che risiedi a Portogruaro. La vicinanza alla tua gente credi ti possa aiutare nel corso di questa avventura in gialloblu?

33

"Sicuramente Conegliano, essendo per me la squadra di casa, è la formazione che ho tifato in questi anni. Quindi arrivare a giocarci è per me un sogno. La vicinanza a casa mi permetterà di avere più vicino il tifo della mia famiglia e dei miei cari, che sicuramente è un valore aggiunto. I tifosi, tramite i social, mi hanno già dato un caloroso benvenuto e fatta sentire a casa". Andando a ritroso nella tua carriera, quali pensi siano state le tappe chiave che ti hanno condotta a questo che, più che un punto di arrivo, potremmo forse considerare come un nuovo punto di partenza? "Io penso che un'atleta, come una persona, diventi quella che è grazie a tutte le sue precedenti esperienze. Sicuramente in questi anni in serie A2, e prima in B1, fuori casa sono cresciuta tanto. Da ogni annata, da ogni allenatore e da ogni compagna ho cercato di imparare qualcosa, sia a livello tecnico sia caratteriale, arricchendo il mio bagaglio. Ora, con questo piccolo bagaglio arrivo a quello che è sia un grande traguardo che un grande inizio, e per questo devo ringraziare più di tutti i miei allenatori Francesca, Dona e Glauco, che per primi mi hanno avviato in questo percorso di crescita". Considerata la tua rodata esperienza in A2, te la senti di dare qualche consiglio alle colleghe friulane del Martignacco, che da neo-promosse affronteranno quel campionato nel corso della stagione 2018/19? "Sono stata contenta per la pallavolo friulana, che finalmente torna a calcare il palcoscenico della serie A con Martignacco. Il campionato di serie A2 è pieno di insidie e meraviglioso. Le partite saranno tante e in tutta Italia, quindi i viaggi molto lunghi. Auguro a questa squadra di divertirsi, prima di tutto, in questa nuova avventura e di dare il meglio".

CJOSUL | LUGLIO 2018


CJOSUL | LUGLIO 2018

34


CJOSUL

C

ontinuano in casa Itas i preparativi in vista della prima avventura in Serie A2 targata Città Fiera. Con la conferma del palazzetto in cui il Martignacco ha conquistano il salto di categoria e accantonata quindi nei giorni scorsi l’impraticabile suggestione Carnera, il club del presidente Bernardino Ceccarelli ha definito in linea di massima l’organico a cui sarà affidata la storica missione salvezza del prossimo campionato. Nelle ultime settimane, infatti, il gruppo agli ordini di coach Marco Gazzotti si è arricchito grazie all’arrivo di nuove pedine, acquisti, colpi estivi, tasselli per l’ennesimo capolavoro Itas. Mentre allora la squadra sul campo rientrava in ottica esercizi e palleggi, sul

mercato la società agiva con l’obiettivo di arricchire la rosa. L’operato del presidente Ceccarelli e del suo staff ha così portato all’arrivo di giovani talenti, ragazze chiamate a sposare la causa salvezza formato biancazzurro. Sirya Tangini, centrale, Karin Šunderlikova, di ruolo opposto. Son state loro i due primi innesti di una campagna rafforzamenti attenta alle esigenze del team. La prima, classe ’97 per un 187 cm di altezza, ha fatto della A2 la sua casa con le esperienze fra Rovigo, Olbia e Vicenza. L’ex numero 10 Anthea è originaria di Civitavecchia, cittadina nella quale ha compiuto i primi passi nel mondo del volley. Gli esordi in terra romana, il campionato regionale in Serie C: i progressi a livello locale le son così valsi la chiamata da parte di Modena, società che in due stagioni l’ha portata all’esordio in B2. Crescita continua quella del suo percorso, lineare lungo il tragitto verso l’affermazione nella seconda divisione nazionale. Il futuro è dalla sua, i primi passi fan ben sperare. Nazionale slovacca neo-diciannovenne, Karin Šunderlikova è stata prelevata dalle senior dello Slavia Bratislava dopo i contatti preliminari con staff dirigenziale e famiglia della giocatrice. Pare si ispiri alla serba Tijana Boskovic e, come la schiacciatrice argento a Rio 2016, dalla sua ha un mancino esplosivo capace di superare anche i muri più saldi e rocciosi. Karin, la cui statura tocca i 188 cm, sarà la sola straniera in squadra e a fine agosto si stabilirà in Friuli per prender parte alla

35

preparazione con le compagne. Il terzo nuovo tassello Itas formato 201819 va a inserirsi in cabina di regia, con la classe 2000 Alice Turco chiamata al rientro in patria – è originaria di Talmassons – dopo la stagione trascorsa a difendere i colori azzurri del Club Italia. La società-vivaio, di proprietà della stessa Federazione Italiana Pallavolo, ha concluso il campionato di A2 al nono posto fornendo, ad Alice come alle altre atlete coinvolte, la possibilità di maturare in seno a una squadra finalizzata esclusivamente alla crescita dei suoi elementi. Quarto e ultimo acquisto la schiacciatrice Karola Dhimitriadhi, proveniente dal Sudtirol Neruda. Nata nel 1996 a Cuneo, si avvicina alla pallavolo nel vicino Borgo San Dalmazzo per poi trasferirsi in provincia con la trafila nelle giovanili del Granda Volley. All’esordio in B1 a Settimo Torinese, sponda Lilliput, fa seguito – dopo una parentesi ad Asti, nel medesimo campionato – il biennio alla Mpm Bam Mondovì. Qui Karola è partecipe della scalata in A2, categoria a cui approda con le compagne, divisione che impara poi a conoscere già tra le fila della squadra piemontese. L’anno scorso l’esperienza a Bolzano e adesso il passaggio all’Itas. Si può quindi considerare chiusa la campagna volta a rimpolpare il roster del club del presidente Ceccarelli. Quanto resta dell’estate servirà ad amalgamare il gruppo, creando unione d’intenti, fissando nella testa delle giocatrici biancazzurre un solo grande obiettivo chiamato permanenza in A2. CJOSUL | LUGLIO 2018


CJOSUL >> SEGUE

A TUTTO VOLLEY

Cristian Trevisan

cristian.trevisan@cjosul.it CJOSUL | LUGLIO 2018

36


A TUTTO CJOSUL VOLLEY

e concludersi con l’annuale conferenza di lancio della successiva Superlega. Proprio sul finale di stagione, senza lasciare nemmeno il tempo per godere dei successi del triplete conquistato da Perugia, a destare interesse e apprensione era il rinnovo in bianconero di Ivan Zaytsev. Molte le offerte giunte alla corte dello Zar che, nonostante abbia dichiarato amore eterno per la squadra della sua terra di origine, ha scelto infine di andare a rimpolpare le fila del nemico numero uno, almeno per il tifo: l’Azimut Modena. Una scelta complicata nelle modalità, fatta da un rimbalzo continuo tra società e giocatore, dichiarazioni e smentite, dinamiche incomprensibili ai più risultate in un nulla di fatto. Un divorzio sofferto quello dello Zar per i Sirmaniaci, un addio shock che ha fatto scrivere i giornali tanto quanto l’inatteso scambio di palleggiatori fra Civitanova e Modena, con Bruno de Rezende e Micah Christenson chiamati al trasferimento dalle rispettive società. La vicenda vedeva Bruno in uscita dal club gialloblu a causa delle pesanti divergenze con l’allora allenatore Stojčev ma, una volta risolte le riserve con l’esonero del tecnico, la Lube, forte del contratto appena stipulato, ha impedito il ritorno di Bruno a Modena, squadra e territorio cui lui è molto legato.

Roumors, ansia, indiscrezioni, dichiarazioni, desideri, aspettative, proposte, attaccamento, occasioni, gioia: questo e molto altro è il volley mercato. C’è chi va, chi viene e chi resta. Chi in punta di piedi, chi in pompa magna. La costante in tutto questo è una certa propensione alla sorpresa, ai colpi di testa. Il volley mercato inizia a tessere le sue tele fin ancora prima che la stagione finisca, per poi esplodere durante la pausa estiva

Altro arrivo illustre tra le fila marchigiane è quello di Yoandy Leal, fortissimo schiacciatore dal passaporto brasiliano, ma di origini cubane, che si affaccia per la prima volta nel campionato italiano ed europeo dopo un’esperienza lunga sei anni nel Sada Cruzeiro, squadra sudamericana tre volte campione del mondo. Un acquisto importante e ambizioso per spingere fin dai primi giorni la competizione. Ma ad accendere le scintille, già dal primo di aprile scorso, è la manovra di volleymercato più intrigante e costosa di questa stagione. L’oggetto di questa trattativa è Wilfredo Leon, fuoriclasse cubano, dalle doti pallavolistiche straordinarie, senza esagerare il giocatore più forte al mondo nel suo ruolo, il Cristiano Ronaldo della pallavolo. Un giocatore fenomenale, che ha fatto innamorare e desiderare al patron della Sir, Gino Sirci, di poterlo schierare

37

tra le fila della sua squadra e portarlo quindi nel campionato italiano e con lui vincere in Europa. Un amore sbocciato già durante la finale di Champions a Roma quando, appena ultimata la competizione, circolava già la notizia che gli fosse stata fatta una proposta di ingaggio. Corteggiamento continuato fino al primo aprile scorso, quando il magnate umbro ha fatto pubblicare sull’homepage del sito del team “Guantanamera”, una popolare canzone cubana, primo indizio sul papabile e probabile arrivo in maglia bianconera di Leon. A fine stagione arriva l’ufficialità: Perugia, campione d’Italia, nella prossima stagione schiererà in campo Wilfredo Leon. Un colpo grosso, un giocatore di peso, che è letteralmente in grado di spostare gli equilibri di una partita. Un esempio? Nella scorsa finale di Champions ha piazzato la bellezza di dieci ace – punti diretti su battuta – a velocità superiori di 100Km/h, di cui l’ultimo è stato quello che è costato il tie-break alla formazione marchigiana. La “mossa Leon” potremmo veramente paragonarla al recente arrivo di Ronaldo alla Juventus, come ha dichiarato recentemente il presidente del Coni, Giovanni Malagò: “Perugia ha vinto il campionato ed ha comprato Leon, che nella pallavolo è sicuramente il giocatore più forte in assoluto, come Cristiano Ronaldo. Tutti i fuoriclasse, in qualsiasi sport, che vengono a giocare in Italia migliorano il nostro sistema sportivo, arricchiscono l’offerta, danno spazio ad una competitività e ad un appeal che si era persa negli ultimi tempi. Questo è un valore aggiunto, non c’è dubbio.“ Insomma, se per la scorsa stagione il leitmotiv era stato “squadra che vince non si cambia (o si migliora di poco)”, quest’anno si è propeso per variare registro. I cambi sono stati notevoli, soprattutto nei top team, e hanno permesso di aprire le porte della Superlega a vere e proprie perle provenienti dai campionati esteri aggiungendo valore ad un campionato che era già ambizioso e che, di questo passo, sarà – se già non lo è – il più forte, spettacolare e competitivo al mondo. CJOSUL | LUGLIO 2018


CJOSUL >> SEGUE

SPORT FVG

Francesco Paissan

francesco.paissan@cjosul.it

Buttrio, ritorno sul tetto d’Italia R isale al 2009 la costruzione del nuovo bocciodromo di Buttrio, sorto accanto a dei campi da tennis in disuso da anni. A fare da cornice al bocciodromo è la zona industriale di Buttrio che, alla fine dei turni di lavoro, si abbandona ad una silenziosa quiete. A farla da padrone nella sera restano gli appassionati bocciofili che, dal paese e dai suoi dintorni, affollano i campi per sfidarsi in duelli all’ultimo boccino. È anche questo il segreto della Società Bocciofila Buttrio, una piccola realtà che ha conquistato l’Italia grazie soprattutto alla squadra femminile di bocce che, nella specialità Volo, ha ottenuto il titolo italiano nelle giornate del 17 e del 18 marzo in cui si sono tenute le Final Four di specialità ad Albenga, in

CJOSUL | LUGLIO 2018

Liguria. Protagoniste di questo strepitoso successo sono Barbara Zurini, Monica Cisterna, Elena Toffoletti, Martina Croce, Alessandra Pers, Valentina Busiz e le sorelle Venturini, Caterina e Virginia, forse le giocatrici più riconoscibili essendo entrambe nate e cresciute proprio a Buttrio. La maggiore, Virginia Venturini, è da poco diventata presidente della società di casa e ha già potuto alzare il primo trofeo della sua gestione. Caterina Venturini, la minore, ha già un palmarès ricco di successi nazionali e internazionali, tra cui il titolo mondiale come ciliegina sulla torta. Allenatore della squadra è Simone Ellero, al secondo anno in questo ruolo ma già collaboratore sulla stessa panchina nei due anni precedenti. Eppure le giornate di gloria passate ad

38

Albenga sembravano un miraggio a inizio stagione, quando le ragazze del Buttrio uscivano in maniera pessima dai blocchi di partenza giocando un girone di andata deludente anche a causa di alcune defezioni, prima fra tutte quella che ha tenuto fuori Caterina Venturini dopo la rottura del legamento crociato del ginocchio. Un girone di ritorno favoloso ha però regalato a queste ragazze la qualificazione alle fasi finali di Albenga dove, dopo aver superato le campionesse uscenti della Borgonese in semifinale, hanno vinto la finale contro il Carcare, squadra della Liguria che quindi giocava praticamente in casa. Abbiamo ripercorso il cammino di questa stagione assieme a Caterina e Virginia Venturini e al loro allenatore, Simone Ellero.


CJOSUL

Il percorso che vi ha portati al titolo si è rivelato molto tortuoso, specialmente a inizio stagione…

SIMONE ELLERO: “Siamo partiti con una squadra che doveva essere competitiva, solamente che l’infortunio di Caterina e la defezione della giocatrice slovena Helena Ludvik hanno significato una riduzione della rosa sia in termini di quantità sia in termini di qualità. La prima metà del campionato l’abbiamo giocata in sofferenza, anche se c’è sempre stato un grande impegno da parte della squadra. Nonostante questo ci trovavamo a fondo classifica e le speranze sembravano davvero poche. Sarà stato anche il rientro di Caterina, nel girone di ritorno non abbiamo mai perso e, grazie a questa serie di risultati, siamo riusciti ad arrivare alle Final Four”. C’è stato un momento della svolta all’interno della stagione?

VIRGINIA VENTURINI: “A mio parere non c’è stata una vera e propria svolta, ma è stato piuttosto un percorso di crescita graduale che ha portato tutte le ragazze del gruppo a una maggiore consapevolezza dei propri mezzi, che chiaramente all’inizio non poteva esserci vista la poca esperienza di molte di loro. Oltre a ciò anche l’affiatamento tra di noi, con l’andare delle giornate, è migliorato sempre più”.

perché poi un mese e mezzo dopo l’operazione ero già in campo. È stata dura perché facevo ogni giorno quattro o cinque ore di seduta, alle volte anche mattina e pomeriggio, e chi mi ha seguito nella riabilitazione mi ha dato piena disponibilità. Era questa forse la difficoltà maggiore, la riabilitazione, però io non ho mai avuto paura di tornare a farmi male e questo mi ha aiutato. Per me il ginocchio è esattamente come prima dell’infortunio”. Caterina e Virginia, come ci si sente a essere le sportive di riferimento del paese dove siete cresciute?

CV: “Sento molto l’affetto delle persone del paese, nel senso che quando vado in giro anche per fare una camminata mi fermo sempre a parlare con qualcuno che magari ha letto sul giornale qualche risultato che abbiamo fatto. Alla fine sono nata e cresciuta qua a Buttrio, mi vedono ancora come ero dieci anni fa, non è cambiato nulla in fin dei conti”.

VV: “In realtà non mi sento una atleta di riferimento, un po’ per la mia modestia, un po’ per la scarsa, purtroppo o per fortuna, notorietà del nostro sport. Mi inorgoglisce invece il fatto di vestire la maglia della società del proprio paese, una fortuna che pochi hanno. Sono poi ancora meno quelli che possono indossarla mentre conquisti trofei nazionali o internazionali”.

SE: “Anche io ho visto un bel percorso di crescita da parte di chi è arrivato da fuori e di chi già c’era. Diverse ragazze si sono ritrovate a dover giocare molto di più rispetto a quello che si prospettava. Sono stati fatti grossi passi in avanti e questo ci ha aiutato anche nella finale, dove questo percorso di responsabilizzazione è stato determinante. Certo, forse un momento decisivo è stato il rientro di Caterina, un rientro che abbiamo azzardato nella prima giornata di ritorno”. Cosa si prova a rientrare da un infortunio come il tuo? Hai avuto paura o la voglia di giocare era più forte?

CATERINA VENTURINI: “Dopo l’operazione, intorno a novembre, mi avevano detto che sarei dovuta rimanere ferma almeno quattro mesi. Nessuno sapeva di questi tempi di rientro, soltanto i miei genitori. Nessuno della squadra lo sapeva, anche

si riesce ad aiutare e a sostenere sempre. Questa è la nostra grande forza”. Come sta evolvendo il movimento dello sport bocce in Italia? Il grande problema delle discipline cosiddette “minori” resta sempre la diffusione di informazioni: si sta cercando di superare questa difficoltà?

SE: “Dal punto di vista dell’informazione c’è qualche defezione, questo lo sappiamo tutti, faccio l’esempio di un tg regionale che non menziona mai certi risultati, nonostante questi arrivino anche dai Giochi del Mediterraneo o dai Mondiali e dovrebbero essere un vanto”.

CV: “Diciamo però che, dall’ultimo anno con la nuova federazione, in previsione di quello che potrebbe essere l’ingresso di questa disciplina alle Olimpiadi del 2024 sta aumentando anche l’impegno per la diffusione delle notizie su questo sport”.

SE: “Qualcosa a livello mediatico deve muoversi per forza, altrimenti poi sarebbe difficile mantenere lo sport bocce all’interno delle Olimpiadi. Comunque la proposta è stata fatta e dovremmo riuscire a entrare nei nuovi sport del 2024. Questo ha generato molto fermento a livello nazionale e internazionale ovviamente, perciò direi che siamo in un momento di cambiamento all’interno delle federazioni sia nazionali che internazionali appunto”.

VV: “Per far conoscere questo sport a livello Simone, come valuti invece la tua esperienza da allenatore qua a Buttrio?

SE: “La mia esperienza è cominciata a fianco di Daniele Zuccolo, con cui ho passato due anni, per poi diventare a mia volta allenatore, ruolo che occupo anch’esso da due anni. Gli anni con Daniele erano molto più semplici, se non per il fatto che due persone riescono a gestire meglio un gruppo. L’anno scorso invece è stato un anno di assestamento perché ero da solo, era anche cambiata la formula del campionato, diciamo che eravamo tutti di fronte a qualcosa di nuovo. È stato un anno di rodaggio nel quale non siamo riusciti a qualificarci. Quest’anno è stato più semplice, sono riuscito ad adattarmi e a gestire meglio la squadra. Anche il gruppo mi ha dato una grossa mano, io lo dico sempre: questo gruppo ha una forza allucinante perché al suo interno ci

39

nazionale per esempio negli ultimi anni si è investito sui più giovani, portando gli istruttori federali nelle scuole, organizzando soprattutto qui in provincia di Udine dei master under 15/12 su più tappe. Credo ci sia la consapevolezza che per conservare la tradizione di uno sport ci voglia l’entusiasmo dei più giovani. È vero, si parla di Olimpiadi 2024, non so se rimarrà solo il sogno condiviso da noi bocciofili, certo è che il solo pensiero di arrivarci ci porta, soprattutto nelle piccole società, a fare quel qualcosa in più per dire almeno ‘ci ho provato’”.

CJOSUL | LUGLIO 2018


CJOSUL >> SEGUE

CJOSUL | LUGLIO 2018

40


CJOSUL

SPORT FVG

Simone Narduzzi

simone.narduzzi@cjosul.it

OLIMPICA PER VENT’ANNI AL PRINCIPIO DEL SECOLO SCORSO, QUELLA DEL TIRO ALLA FUNE È UNA DISCIPLINA CHE ESIGE PRESTANZA

F

isica, ma non solo. Trascinare gli avversari nei propri quattro metri, infatti, è affare da squadra compatta, unita in sincrono per ogni strattone, fusa insieme in un singolo atleta mentre la corda sfregola i palmi, sfugge pian piano alla presa. Serve lavoro di gruppo, agire con muscoli e testa. Tiri, tiri ancora finché non sai che è finita, le membra dolenti, il cuore più leggero. Per quanto sia eterno ed esista da tempo ormai immemore, questo sport è ancora in grado di regalare grandi emozioni. Lo sanno bene i membri della Tear Force & taf Talmassons, reduci da un successo storico nel Campionato italiano di tiro alla fune, categoria 680kg. Lo scorso 17 giugno a Pavullo, in provincia di Modena, il team friulano ha ottenuto la vittoria nazionale battendo i rivali di Scorzé nell’atto finale di una competizione il cui trionfale epilogo si è consumato nel giro di cinquanta secondi. Pensateci: quasi un intero minuto di energie spese a trascinare una forza pressoché pari alla propria, un lasso enorme di tempo impiegato nell’atto di calamitare a sé gli avversari. “Un’emozione bellissima condivisa insieme ai compagni – commenta il presidente del Talmassons Davide Ponte – siamo contenti di aver combattuto e portato a casa questo grande risultato

dopo tutti gli sforzi fatti in allenamento”. È sempre dalle parole del portavoce del club friulano, allora, che entriamo nei dettagli di un’impresa costruita giorno per giorno, fra impegni di campionato e sessioni preparatorie: “la squadra si trova due volte a settimana in strutture apposite. Si comincia con una bella corsa di riscaldamento per poi dar spazio agli esercizi a corpo libero. Dopodiché ci si dispone in linea e con la corda ci si esercita tirando un peso”. L’intenso cammino verso l’agognata vittoria ha dunque visto i Tear Force & Talmassons prevalere secondo i principi base che regolano il tiro alla fune: sulla corda, di diametro circa quattro centimetri, vengono tracciati tre segni, uno in corrispondenza del centro del campo e due a quattro metri da esso. Ad avere la meglio è la squadra che porta il segno più prossimo alla compagine opposta a superare il centro del campo. Un meccanismo senza fronzoli per uno sport di cui Talmassons è divenuta illustre rappresentante. Attualmente la compagine annovera tra le sue fila sette atleti ma, nelle gare di campionato Italiano riservate a squadre da otto, si aggrega alle Tear force di Pordenone in una sola, temibile formazione. Le porte dei

41

Tear Force & Talmassons – giunti peraltro vicini allo storico double con il secondo posto nel Campionato italiano dello scorso 7 luglio per la categoria 700kg – sono per questo motivo aperte ad ogni nuovo adepto del tiro alla fune. “Non serve una particolare preparazione atletica. Tutti possono venire a tirare e, impegnandosi, possono portare a casa grandi risultati”. E il traguardo di cui vi parliamo ne è una più che degna dimostrazione. 60kg, 95kg? Tutti benvenuti, il peso degli uni compensa quello degli altri. Guardando allora ai prossimi appuntamenti in vista per il tiro alla fune nostrano, il 21 luglio i Tear Force & taf Talmassons sono attesi da un nuovo impegno nazionale per la categoria da 640kg. All’evento faran da cornice le gare valevoli per il campionato Triveneto, mentre dal 19 al 22 settembre il Sudafrica sarà la sede per i Mondiali di questa eterna e sempreverde disciplina. L’Italia volerà dunque a Città del Capo per far suo il trofeo, e chissà che agli Azzurri, nel prossimo futuro, non si uniscano uno o più membri dei Tear Force campioni nazionali.

CJOSUL | LUGLIO 2018


https://www.facebook.com/altolivenza29ers/photos/pcb.884608778407685/884607738407789/?type=3&theater

CJOSUL

FOOTBALL NON-STOP

100 YARD PER LA GLORIA

marziopaggiaro@gmail.com

Marzio Paggiaro


CJOSUL

Giugno è stato il mese dei playoff e dei verdetti nelle divisioni Fidaf. Non han certo sfigurato le nostre squadre regionali – entrambe militanti in terza divisione – nonostante la loro corsa sia stata interrotta prima di raggiungere il traguardo. I Muli Trieste partivano come wild card – essendo arrivati terzi nel girone – e si son per questo scontrati in casa con i Rams Milano lo scorso 2 giugno. Partita vinta dalla compagine triestina per tre punti, match equilibrato dove i Muli sono riusciti a concretizzare a pieni punti le occasioni avute al contrario di Milano che, mancando ben tre extra point, non è riuscita a portare la partita ai supplementari. Risultato finale 28 a 25 e Muli ai quarti. Avendo vinto il proprio girone, lo scorso 10 giugno i 29ers se la son vista con i Pederobba Mexicans, già affrontati e sempre battuti in regular season, nonostante i precedenti non siano mai stati incontri dall’esito scontato. E la regola si conferma anche questa volta. Partita che promette scintille alla fine del primo quarto, dove i padroni di casa pordenonesi si portano in vantaggio per 10 a 6. Secondo e terzo quarto sterili invece fanno da preludio a un entusiasmante quarto periodo con 43 punti in totale segnati per le due squadre. Il 31 a 28 finale porta la squadra dell'Alto Livenza alla sua prima e storica semifinale di conference contro gli Islander Venezia.

non sono più riusciti a mettere punti sul tabellone, causa una buona difesa dei veneti, e han dovuto arrendersi sul risultato di 26 a 7. Né Muli né 29ers possono recriminare qualcosa per questa loro stagione. Trieste, in particolare, ha confermato la propria solidità societaria anche dopo aver deciso di scendere di categoria l’anno passato, portando in terza divisione la loro storia e tradizione, prendendo altresì atto dell’inaspettata ed esaltante stagione dei 29ers. Rispetto alla scorsa stagione c'è stato un miglioramento tecnico e tattico importante. Maturando, riuscendo ad avere sempre un buon ricambio di giocatori ben integrati fra loro – cosa non facile – e continuando con questo spirito e impegno entrambe le società riusciranno in futuro a portare a casa delle belle soddisfazioni. Archiviato il nostro viaggio nel football americano friulano per questa stagione, il testimone passa quindi al campionato di flag football, dove in questo periodo estivo seguiremo per voi i Leoni Basiliano e i Refoli Trieste nel corso di un campionato rivoluzionato nel suo nuovo e discusso formato. Per la stagione ormai alle porte è infatti previsto lo svolgimento di un torneo diviso fra Serie A e Serie B sviluppato in gare di andata e ritorno. Nella Serie A parteciperanno dodici club, fra cui Leoni e Refoli. A fine campionato

le prime sei si giocheranno lo scudetto con due gironi all'italiana da tre squadre: le formazioni vincitrici dei gruppi andranno direttamente in semifinale, le altre quattro si giocheranno il passaggio del turno agli spareggi. Le quattro squadre rimanenti si giocheranno la permanenza in Serie A nei playout. La Serie B funzionerà praticamente allo stesso modo, ma con un numero di club superiore, ovvero sedici. Al nuovo formato si accompagnerà una limitazione sulle rose: in Serie A potranno giocare solamente gli uomini, in B anche le donne – che, nonostante esista un campionato femminile di flag football, fino alla passata stagione potevano essere integrate in ogni team. In Serie A giocherà anche l'Italia Academy, la nazionale giovanile di flag al cui interno militano i giovani talenti azzurri in via di maturazione. Il progetto è senz’altro interessante, visto lo stop della selezione senior sulla via dei prossimi Mondiali – causa problemi di bilancio – e il necessario ricambio dovuto al probabile addio di qualche veterano. Si prospetta insomma un’estate calda e intensa, sportivamente parlando, con la nuova formula del campionato di flag footbal chiamata a rendere il tutto più pepato ed entusiasmate. Noi di Cjosul, a tal proposito, non mancheremo nel tenervi aggiornati.

Gli isolani si sono dimostrati un vero e proprio ostacolo insormontabile per le due nostre compagini regionali. Ai quarti contro i Muli – gara giocata a Venezia il 9 giugno – si sono imposti per 48 a 0 annullando di fatto il team giuliano. In semifinale, i 29ers sono riusciti a rendere la vita più dura agli Islanders, ma anche loro hanno dovuto inginocchiarsi ai veneziani. Nonostante il vantaggio a fine primo quarto per 7 a 0, i pordenonesi

43

CJOSUL | LUGLIO 2018


FAME DI SPORT E PASSIONE PER LA SCRITTURA? Cjosul sta cercando proprio te! Entra a far parte della nostra redazione: basta un’e-mail e il gioco è fatto! Scrivi a simone.narduzzi@cjosul.it Spiegaci chi sei e come nasce il tuo amore per il mondo del giornalismo.

COSA ASPETTI? #joincjosul

CJOSUL

Cjosul - Luglio 2018  

Settimo numero del 2018 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non solo. In copertina: il mondiale di Quidditch

Cjosul - Luglio 2018  

Settimo numero del 2018 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non solo. In copertina: il mondiale di Quidditch

Advertisement