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CJOSUL mensile friulano di informazione sportiva

BASKET A2

CHE ANNATA PER APU GSA E DELSER

MAGGIO 2018 N.14

MADRACS A Modena le Final Four di Coppa Italia

5-men football LEONI CAMPIONI CSI

PROFONDO ROSSO UDINESE


CJOSUL Par furlan, cjosul e je chê peraule che si dopre cuant che ti mancjin lis peraulis.

Alberto Zanotto alberto.zanotto@cjosul.it Alessandro Poli alessandro.poli@cjosul.it Cristian Trevisan cristian.trevisan@cjosul.it Enrico Arcolin enrico.arcolin@cjosul.it Gianmaria Monticelli gianmaria.monticelli@cjosul.it Marco Michielis marco.michielis@cjosul.it Marzio Paggiaro marziopaggiaro@gmail.com Mattia Meroi mattia.meroi@cjosul.it Simone Narduzzi simone.narduzzi@cjosul.it Tommaso Montanari tommaso.montanari@cjosul.it Tommaso Nin tommaso.nin@cjosul.it

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Un attrezzo, una pietanza, un pennarello oppure un libro. Cjosul è quel termine che in friulano può assumere diverse connotazioni a seconda della situazione in cui esso viene impiegato. Nel nostro caso, Cjosul è una rivista, una rivista digitale a cadenza mensile che si propone di raccontare lo sport dagli occhi di chi lo vive in prima persona e in tutte le sue sfaccettature: calcio, basket, cinema o fumetti. Ogni aspetto della nostra vita può essere toccato dallo sport che amiamo. Ogni aspetto della nostra vita può diventare Cjosul. La redazione di Cjosul è composta in gran parte da studenti che vogliono avvicinarsi al mondo del giornalismo sportivo e lo vogliono fare all’interno di un ambiente giovane, in cui ogni proposta è accolta con entusiasmo. Rodato o ancora acerbo, ogni aspirante giornalista è il benvenuto in Cjosul. Il nostro obiettivo? Una crescita del gruppo che comporti inevitabilmente la maturazione professionale di ogni singolo partecipante.


SOMMARIO

maggio 2018 CJOSUL

fischio d’inizio

UNA ZEBRA A POIS 04

BISOGNO D’ARIA FRESCA

IL RAMARRO RAMPANTE 06 PLAYOFF? SOLO SE… di Alessandro Poli

di Alberto Zanotto

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FOCUS SERIE A 10

UNO SCUDETTO ANCORA A TINTE BIANCONERE?

di Enrico Arcolin

UNO SGUARDO OLTRECONFINE 12 BILANCI DI CALCIO EUROPEO

di Tommaso Nin

UNO SGUARDO AL MONDIALE 16 VERSO RUSSIA 2018

di Tommaso Nin

APU NELLA STORIA: RIVIVIAMO IL CAMMINO BIANCONERO di Gianmaria Monticelli

di Mattia Meroi

PADOVA IS BACK

20 SOLO COTONE

24 REGULAR SEASON AI SALUTI di Simone Narduzzi

26 SPORT FVG

LE BISCE METTONO IL TURBO! di Simone Narduzzi

28 100 YARD PER LA GLORIA

LE SQUADRE FRIULANE NEI CAMPIONATI FIDAF E I LEONI CAMPIONI CSI di Marzio Paggiaro

30 MAGIC IN THE AIR

DUE EQC SON MEGLIO DI UNA! di Tommaso Montanari

32 NOSTALGIE BIANCONERE HO VISTO IL NIÑO VOLARE di Marco Michielis

Apu nella storia: riviviamo il cammino bianconero


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affezionata al tecnico abruzzese. La società a questo punto è la prima ad essere sul banco degli imputati; dopo di lei ci sono i calciatori. Quei giocatori contestati al termine delle gare contro Crotone e Benevento. Tutti quanti. Compreso il povero Lasagna, che ci mette tutto il suo impegno – oltre ai gol – per far sì che i bianconeri restino aggrappati alla categoria. L’ambiente è diventato difficile – per quanto si possa ritenere tale una contestazione di una tifoseria civile come quella friulana. Ma non ci si può rifare agli alibi. Il neo allenatore Igor Tudor sta provando soluzioni diverse; ha interrotto la serie di sconfitte. Nonostante ciò, il pari in Campania contro l’ultima in classifica Benevento, in superiorità numerica e con rete del pari incassata nel solito modo al 90’ non può essere considerato un risultato positivo. Bastava tenere duro e si sarebbe riusciti a portare a casa i tre punti, un bottino che avrebbe significato tranquillità quasi aritmetica. Invece no, l’Udinese quest’anno ha deciso di far soffrire la sua gente fino alla fine… Va riconosciuto che sarebbe un’impresa notevole riuscire a retrocedere per una squadra che aveva 33 punti il 28 gennaio.

A maggio arrivano le prime avvisaglie di caldo. Caldo percepito anche in casa Udinese.

I friulani si trovano vicini alla zona rossa, nei pressi del fuoco. Le fiamme della Serie B distano pochi punti. Serve raccogliere ancora qualcosa per evitare la retrocessione. “E così siamo qua, a cercare un’idea…” cantava Gianni Morandi, tifoso di quel Bologna che arriverà al Friuli all’ultima giornata in una partita che potrebbe essere decisiva. Ma prima ci sono da sfidare Inter ed Hellas Verona,altre battaglie, altre opportunità per mettersi al riparo da cattive sorprese. L’esonero di Massimo Oddo non è stato preso bene dalla tifoseria,ormai

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Oltre ai soliti problemi nel reparto avanzato, dove escluso Lasagna, non c’è nessuno che la metta dentro, la squadra ha manifestato errori/orrori in difesa. Samir è irriconoscibile rispetto alla passata stagione e tante reti incassate nell’ultimo periodo vedono in lui il principale responsabile. Danilo non si sta comportando da capitano. Oltre a rifiutare una chiacchierata con i tifosi – pare che parecchi ultras siano risentiti per la mancata risposta a un invito al dialogo – in campo non fornisce ai compagni quella sicurezza di cui avrebbero grande bisogno. In evidenza Balic,il quale sta crescendo sempre di più: l’arrivo in panchina di un suo connazionale potrebbe giovare ulteriormente. Il ragazzino croato di 20 anni è quello che gioca con meno paura e maggiore personalità tra tutti i colleghi bianconeri… C’è qualcosa che non quadra. Servono tre punti per chiudere ogni discorso e per allontanare le paure. Serve aria fresca. Per salvarsi. CJOSUL | MAGGIO 2018


CJOSUL IL RAMARRO RAMPANTE

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i prospetta ancora più delicato delle aspettative lo scontro diretto in programma questa domenica al Bottecchia contro la settima forza Renate. La classifica molto corta non consente infatti ai ramarri ancora la sicurezza di giocarsi per la terza volta consecutiva una promozione che quest’anno, per la verità, appare ben più incerta delle scorse stagioni. Il pareggio stentato contro il fanalino di coda Vicenza e la sorprendente vittoria per 4-0 contro la seconda classificata Sambenedettese portano ad oggi il Pordenone al decimo posto, l’ultimo disponibile per i playoff, con un vantaggio di tre punti su Triestina e Ravenna. Scartabellando il non certo semplice regolamento della Serie C comprendiamo tuttavia che, nonostante il minitorneo sia ora ad un passo, gli uomini di Fabio Rossitto dovranno cercare a tutti i costi di conquistare un risultato utile nel match di chiusura per evitare spiacevoli sorprese e sperare inoltre di migliorare ulteriormente il proprio piazzamento definitivo. Analizziamo dunque i possibili scenari in gioco. Se il Pordenone vince. La vittoria assicura ai neroverdi un’aritmetica presentazione ai playoff. In caso di sconfitta o pareggio di Albinoleffe e Mestre il Pordenone si piazzerebbe settimo: i lombardi nell’ultima giornata affronteranno nel proprio stadio il Vicenza già certo dei playout, mentre i veneti sono attesi da uno scontro più impegnativo in casa dell’attuale terza Südtirol. È invece sostanzialmente impossibile il raggiungimento del sesto posto, data l’elevata differenza reti accumulata dal Bassano – che osserverà il turno di riposo. Se il Pordenone pareggia. Anche un solo punto renderebbe certi i ramarri di giocare i playoff. Sarebbe in questo caso raggiungibile al massimo il nono posto, in caso di sconfitta delle due rivali sopra nominate. In base alla classifica avulsa, infatti, dieci sono i punti assegnati al Mestre, tre al Pordenone e due all’Albinoleffe. Concludendo invece a pari punti con i lombardi, l’assegnazione della posizione sarebbe solo una questione di differenza reti, visti i due pareggi ottenuti negli scontri diretti.

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Se il Pordenone perde e una fra Triestina e Ravenna vince. Con una vittoria la Triestina si aggiudica i playoff in base agli scontri diretti. Se vince invece il Ravenna si guarderà alla differenza reti, attualmente molto favorevole ai ramarri. Se il Pordenone perde e vincono sia Triestina che Ravenna: Si qualifica la Triestina in base alla classifica avulsa.

LE ALTRE FORMAZIONI FVG Dopo la pesante sconfitta contro la FeralpiSalò per la Triestina, come abbiamo visto, non sarà affatto semplice centrare l’obiettivo playoff per questa stagione. La sola vittoria ottenuta in questo mese contro la già promossa Padova allontana infatti gli alabardati dal decimo posto, per il quale sarà necessario vincere nell’ultima giornata e sperare in una sconfitta del Pordenone. Ospite dei giuliani la Sambenedettese, reduce anch’essa da due sconfitte contro Pordenone e AlbinoLeffe, e quindi a caccia di punti per difendere il secondo posto. Buone notizie giungono dalla Serie D, dove è aritmetica la salvezza per Cjarlins Muzane e Tamai. I rispettivi tredici e undici punti di distacco dalla terzultima classificata Calvi Noale rendono certe entrambe di non dover disputare i playout a fine stagione, non essendo il suddetto distacco inferiore alle otto lunghezze. Il Cjarlins può dunque festeggiare una stagione giocata da squadra rivelazione del suo girone mentre il Tamai confermare un andamento che dura ormai dal 2001 a questa parte. A far compagnia a queste due squadre il prossimo anno si aggiungerà il Chions, che ha letteralmente dominato il girone di Eccellenza, mentre sarà il Lumignacco a dover affrontare i liguri dell’Imperia nella semifinale dei playoff nazionali. Anche quest’anno ci sarà infine il Campionato Carnico a tenerci compagnia durante tutto il periodo estivo. Quaranta le squadre iscritte e ripartite nelle tre categorie, con una sola rappresentanza veneta – il San Pietro – dopo che il comune di Sappada è stato annesso alla nostra regione. La stagione è stata aperta il 22 aprile dal primo turno dei gironi di Coppa Carnia, mentre la prima giornata di

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campionato si è disputata domenica 28 per le prime due categorie; il 6, invece, esordirà la terza.


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Playoff? Solo se…

I NEROVERDI HANNO BISOGNO DI UN RISULTATO UTILE NELL’ULTIMA GIORNATA PER PARTECIPARE ANCHE QUEST’ANNO AGLI SPAREGGI 7

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http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/sport/18_marzo_13/derby-gran-colpo-padova-08aba0c0-26bc-11e8-adc5-a465c9ab09a2.shtml

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23 APRILE 2018. tto l.it o Zano Albert zanot to@cjosu a lber

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A Bergamo l’Albinoleffe batte 1-0 la Reggiana. Il Padova Calcio è in Serie B. Il Padova Calcio è tornato nel calcio che conta. Una cavalcata che in pochi si sarebbero aspettati a inizio stagione. Una cavalcata iniziata quattro anni fa, dopo la retrocessione in Serie C e il congedo dal calcio professionistico. Da quei giorni infelici i biancoscudati non hanno mollato, non hanno mai smesso di credere in un ritorno nell’élite del calcio italiano. È stata una stagione dominata, sempre in testa al girone, nonostante i frequenti scivoloni contro squadre meno quotate, ma che comunque sono riuscite in qualche modo a inguaiare il team dell’ex Udinese Giampiero Pinzi. Complimenti al presidente Bonetto, sempre il primo a sostenere la squadra e a difendere allenatore e giocatori nei momenti di difficoltà. Complimenti a mister Pierpaolo Bisoli. Arrivato in estate, ha preso parte ad una campagna acquisti di spessore, che ha visto approdare all’Euganeo giocatori dalla lunga esperienza in Serie A e B: Pulzetti, capitano indiscusso di questo gruppo, lo stesso Pinzi, fondamentale in mezzo al campo, e un buon numero di elementi con non poche apparizioni nel campionato cadetto. Parliamo ad esempio di Trevisan, uno che qui aveva già passato bei momenti, ma che forse sentiva di avere un conto in sospeso con città e tifosi. A questi va ad aggiungersi bomber Capello, arrivato in prestito dal Cagliari. 12 reti in campionato per lui, che fin da subito è riuscito a prendere in mano le redini dell’attacco di Bisoli e a trascinarlo a suon di gol. Ad accompagnarlo, un altro giocatore che ha più volte dimostrato, anche in passato, di poter giocare tranquillamente nella categoria superiore, ovvero Guidone, giunto a Padova come pedina di scambio nella trattativa Altrinier e quindi carico di un peso notevole sulle spalle. Ebbene, grazie alla sua fisicità e al sostegno dato al resto dei compagni, è riuscito a segnare per nove volte smentendo ogni detrattore.

’98: più volte i due son scesi in campo mettendo in mostra tutte le loro doti. Il secondo è già stato acquistato dal Sassuolo, il quale lo lascerà in Veneto per un’altra stagione così che il ragazzo possa farsi le ossa e maturare. Una squadra dunque equilibrata questo Padova, con esperienza e giovani talenti, con fisicità e rapidità, ma soprattutto con un grande spirito disposto al sacrificio. Il cammino. Come ha detto Bisoli in un’intervista rilasciata durante la festa promozione, tutto cominciò dallo schiaffo preso contro il Renate alla prima giornata. 3-0, tutti a casa. Quella sera fu la svolta, da lì il gruppo capì che se l’intenzione era quella di fare il salto di categoria, il carattere e la voglia messi in campo avrebbero dovuto esser maggiori. E cosi fu. Da quella partita la squadra cambiò. Più cattiva, determinata e desiderosa di imporsi. A fine anno la squadra tirerà il fiato. Il brutto dicembre – tre pareggi, una vittoria e una sconfitta – grazie ai risultati positivi incamerati nei mesi precedenti, non costerà però caro ai biancoscudati. Pausa di metà stagione, mercato di riparazione, ed ecco che la squadra tornerà ad essere quella che si conosceva da quelle parti. A fine marzo e inizio aprile altre piccole cadute, ma le inseguitrici non ne approfitteranno. Il Padova, grato, rimarrà in vetta fino alla fine, fino a quel famoso 23 aprile 2018. Ora inizia il bello. Ora il Padova Calcio è tornato nel calcio che conta.

Da non dimenticare, inoltre, i giocatori provenienti del vivaio. Parliamo di Marcandella, classe ’97, e Cisco, classe

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UNO SCUDETTO ANCORA A TINTE BIANCONERE?

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Raul Albiol: “Lottiamo contro tutto il Nord. Se vinciamo lo scudetto sarà delirio a Napoli”

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ueste le parole del centrale difensivo azzurro nell’intervista rilasciata di recente a un'emittente radiofonica spagnola, Radio Cope, un pensiero da cui traspare tutta la determinazione della squadra partenopea e di un’intera città unite nel tentativo di vincere uno storico scudetto. Storico perché l’ultimo campionato vinto dagli azzurri risale all’annata 1989-1990 e trionfare quest’anno vorrebbe dire scrivere una pagina indelebile non solo della storia del calcio italiano ma della stessa città campana.

FOCUS SERIE A Enrico Arcolin

enrico.arcolin@gmail.com

Nell’ultimo ventennio il titolo di campione è stato quasi sempre vinto da una squadra del Nord Italia, fatta eccezione per la Roma di Capello nella stagione 2000-2001: sorge quindi spontaneo domandarsi il perché di questa particolare “tradizione”. Una naturale risposta è che le squadre del Nord come Milan, Inter e Juventus abbiano a disposizione maggiori risorse economiche: questo porta ad avere la possibilità di acquistare calciatori di talento e alzare il livello della rosa, procurarsi alternative che squadre come Roma, Lazio o lo stesso Napoli – forse? – non sarebbero al momento in grado di permettersi. Oltre al denaro, in tale riflessione, va tenuto conto del peso esercitato da ambienti come Torino e Milano, città che affascinano tanto un turista quanto un calciatore, piazze associate a società storiche dall’indiscutibile appeal. Restando sui fattori ambientali, non è un mistero come la troppa pressione in quel del San Paolo spesso sfoci in reazioni di stizza anche da parte del

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più azzurro fra gli uomini di Sarri, la bandiera partenopea Lorenzo Insigne. L’indice dell’attaccante a zittire la sua gente non è gesto nuovo in situazioni di momentanea tensione in campo. La lotta per il primato. Con il pareggio casalingo del Napoli contro il Milan, la Juventus aveva allungato a +7 sui partenopei spegnendo quasi del tutto le speranze azzurre di vittoria del titolo. Con il successivo pareggio bianconero a Crotone e la vittoria di Koulibaly e compagni nel big match all’Allianz Stadium invece, le speranze tricolori dei partenopei si erano improvvisamente riaccese. Al termine di una pazza 35a giornata, però, sembra sia stato definito il destino di questo campionato. Sabato 28 aprile, in una serata infuocata, la Juventus passa per 2-3 a San Siro di fronte all’Inter. Nerazzurri avanti in dieci uomini, rimonta firmata Higuain allo scadere. Una fitta pioggia di polemiche. Con questi preziosi tre punti la Juve riesce a mantenere un distacco rassicurante sui secondi. L’indomani il Napoli affronta la Fiorentina, che nelle ultime tre partite ha raccolto soltanto un punto. Dopo soli sei minuti Koulibaly si fa ingenuamente espellere lasciando i compagni preda della fame da gol di un implacabile Giovanni Simeone. I Viola, rivali giurati della Vecchia Signora, che le regalano un nuovo allungo scudetto. Alla faccia dei biscottoni! Juventus quindi che, a tre giornate dal termine, si trova a +4 sul Napoli: l’aritmetica non condanna ancora la squadra di Sarri, ma ormai la grande occasione sembra esser passata, con i bianconeri che si avviano verso la vittoria del settimo scudetto di fila, impresa mai riuscita a nessuno.

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UNO SGUARDO OLTRECONFINE Tommaso Nin

tommaso.nin@cjosul.it

Bilanci di calcio europeo Quando a Kiev il 26 maggio uno fra i capitani di Real Madrid e Liverpool alzerà al cielo la coppa dalle grandi orecchie, calerà il sipario anche su questa stagione, nell’attesa del via, il 14 giugno prossimo, al Mondiale di Russia. Ma che stagione è stata quella che ci apprestiamo a lasciarci alle spalle?

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UNO SGUARDO OLTRECONFINE >> SEGUE

L’eterna e inspiegabile confidenza del Real Madrid con la Champions League

Quando all’inizio del secondo tempo della semifinale di ritorno contro il Bayern di Monaco Ulreich manca clamorosamente il rinvio sul retropassaggio di un compagno e spiana la strada al vantaggio madridista, il gol, ma ancor di più la rocambolesca modalità con cui è arrivato, appare come il segno di un destino inevitabile, già scritto, che lega il club blanco alla coppa europea più ambita. Nulla aveva potuto la prestazione straordinaria della Juve di Allegri, condannata da un’ingenuità di Benatia in pieno recupero, nulla ha potuto l’assedio portato dai tedeschi alla porta di Navas: la forza psicologica della squadra di Zidane è impressionante. Ha la potenza di un pugile che anche quando sembra messo alle corde resiste, per poi trovare il gancio che stende inspiegabilmente, e talvolta immeritatamente, l’avversario. Il Madrid sta riscrivendo la storia recente di questa competizione: se in campionato una prima parte di stagione deficitaria ha scavato un solco incolmabile coi rivali catalani del Barcellona, la Champions si sta dimostrando sempre di più un giardino privato di proprietà di Ronaldo e compagni. La terza finale consecutiva, la quarta in cinque anni, ha già il proprio posto negli annali del calcio, qualunque sarà il risultato che uscirà dalla partita di Kiev. La straordinaria stagione di Salah (e del Liverpool di Klopp) Per mettere le mani sulla terza Champions consecutiva Zidane dovrà fare i conti con il Liverpool di Jurgen Klopp, la squadra più in forma dell’intera competizione. In Premier League il tecnico tedesco non è riuscito a trovare la costanza di risultati sufficiente a sostenere il passo di marcia del City di Guardiola. Le prestazioni troppo discontinue, e alcune partite “bucate” in modo clamoroso, hanno rallentato il cammino dei Reds, che in Premier occupano nobilmente la terza posizione della classifica, a una minima distanza dal Tottenham. Se Pochettino ha dovuto dire addio anzitempo alle coppe europee pagando eccessivamente nel doppio confronto con la Juventus di Allegri, ad Anfield le note della Champions hanno risvegliato ricorsi e sensazioni di antichi CJOSUL | MAGGIO 2018

splendori. Un cammino europeo senza alcun intoppo significativo, suggellato dall’eliminazione del Manchester City ai quarti in un confronto acceso e non privo di polemiche su alcune scelte arbitrali, ha regalato a Salah e compagni il biglietto per Kiev. Salah, questa è la nota più lieta della stagione dei Reds. Arrivato dalla Roma, l’egiziano ha trovato nel sistema iperverticale e non troppo cerebrale di Klopp il contesto ideale per esprimersi: più di quaranta le reti stagionali, numeri da pallone d’oro; sono stati i suoi gol e i suoi assist per Firmino e Manè ha spingere in alto il Liverpool, anche quando si pensava che la partenza di Coutinho avrebbe influito negativamente sul gioco della squadra. Paradossalmente ha permesso a Klopp di radicalizzare il suo gegenpressing e ridurre al minimo il possesso di palla conservativo. La Champions League sarebbe la ciliegina sulla torta di una stagione fortemente positiva. Il trionfo di Guardiola, Mourinho vs Conte, il congedo di Wenger Guardiola ha trionfato anche in Premier, e con diverse giornate di anticipo. In un campionato che da sempre si decide nelle ultime settimane, il tecnico catalano ha imposto la sua filosofia – adattata certo, ma ancora una volta vincente – e si è aggiudicato il titolo già con la fine aprile. L’anno di apprendistato ha portato i suoi frutti e, terminato il rodaggio, il suo City ha preso a giocare come poche squadre, con intensità fisica, tecnica e grande sagacia tattica. Un nome su tutti? De Bruyne, che ha trovato la definitiva consacrazione. Mentre Guardiola passeggiava verso il titolo, Mourinho e Conte impegnavano i giornalisti nella loro querelle giocata a distanza. Sebbene lo United non abbia mai espresso un grande calcio, l’esperienza del suo tecnico ha permesso ai Red Devils di confermarsi come seconda forza del campionato. Dal canto suo Conte, con una rosa inferiore rispetto all’anno scorso, non è riuscito a tenere il passo delle prime quattro e, a poche partite dalla fine, rischia davvero di non portare il suo Chelsea ad una Champions in cui quest’anno non ha nemmeno sfigurato. Il confronto con il Barcellona agli ottavi è lo specchio di una stagione fatta di promesse mancate, di evidenti potenzialità che si sono dissolte sul più bello, nei momenti decisivi. Non se la passa meglio a nord di Londra il caro vecchio “Arsenio” Wenger: un Arsenal che naviga solo sesto, ma che è comunque arrivato fra le prime quattro in Europa League, ha infine convinto il tecnico alsaziano a congedarsi dal club londinese

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dopo più di vent’anni sulla panchina dei Gunners. Sarà, dalle parti dell’Emirates, una concitata estate di rifondazione. L’ordine e la tranquillità di Valverde L’addio pirotecnico di Neymar della scorsa estate avrebbe potuto compromettere la stagione del Barcellona. Ma ci ha pensato Valverde, l’uomo della normalità, a riportare ordine e ridare serenità all’ambiente. Se si considera che il Barça, dopo le difficoltà mostrate sotto la guida Luis Enrique la passata stagione, sta gettando le basi per un rinnovamento che guardi al futuro, i risultati di questa prima stagione di transizione sono rassicuranti. La coppa del Re e una Liga dominata costituiscono un bel risultato per l’allenatore ex Bilbao. Valverde è l’uomo della normalità: pochi accorgimenti, semplici ma funzionali. Messi è stato riportato di nuovo al centro del sistema, Paulinho ha aggiunto muscoli e verticalità a un centrocampo che non di rado si è posizionato a rombo, liberando sugli esterni lo spazio per Semedo e Alba, quest’ultimo più responsabilizzato e più decisivo senza la presenza ingombrante di Neymar sulla propria verticale. La squadra ha ricominciato a imbastire possessi più ragionati e a cercare la pressione alta nella metà campo avversaria, anche se talvolta è mancato quel cinismo così decisivo per vincere in Europa. L’eliminazione ai danni della Roma ai quarti di Champions League rappresenta il punto da cui Valverde dovrà ripartire il prossimo luglio, quando al raduno post-mondiale non si presenterà per la prima volta dopo quasi due decenni il capitano Don Andrés Iniesta, che dopo aver annunciato l’addio al suo amato Barça, si trasferirà in Cina. Marcelino, piccolo grande uomo, e il Valencia in Europa Qualche centinaio di chilometri più a sud, Marcelino ha deciso di lasciare il progetto Villareal per approdare sulla panchina del Valencia, il quale ha vissuto negli ultimi anni vicende societarie complicate e ha raccolto risultati sportivi tutt’altro che felici. La squadra, dal passato glorioso, arrancava nei bassifondi della classifica, senza esprimere alcuna identità di gioco, nello scenario di un Mestalla sempre più mesto e spopolato. Marcelino ha ricostruito a poco a poco la squadra, puntando sul sistema di gioco che meglio conosce, il 4-42, sul senso di responsabilità dei veterani della squadra e sull’entusiasmo dei nuovi acquisti. Il risultato è un quarto posto che varrà l’approdo ai gironi di Champions, un piazzamento inferiore solo alle due franchigie di Madrid e al Barcellona. Fra i


UNO SGUARDO OLTRECONFINE

pali Neto ha ritrovato minuti e prestazioni dopo la parentesi come secondo di Buffon alla Juventus; in difesa Garay ha dimostrato di poter essere un buon leader di reparto, mentre in mezzo al campo Kondogbia si è ritagliato un ruolo da protagonista, sostenendo con la sua imponente fisicità – sopra la media nella Liga – il ruolo prezioso di tessitore di trame di gioco del capitano Parejo, che proprio in questa stagione si è meritato la convocazione con la Roja, la nazionale spagnola. In zona offensiva Zaza, Santi Mina, Rodrigo Moreno, Carlos Soler, Vietto e Gonçalo Guedes hanno regalato gol e giocate ad una città che ha ritrovato la gioia del pallone e si prepara al ritorno sui palcoscenici che contano del calcio europeo. Il dominio autoritario del Bayern Monaco e le ambizioni della Ruhr Nella nazione campione del mondo in carica si sta assistendo da sei anni al dominio incontrastato, quasi autoritario, del Bayern di Monaco. Si tratta di una politica oculata di dominio interno: i migliori giocatori della Bundesliga sono strappati alle concorrenti dalle non pareggiabili offerte della dirigenza della Baviera. Rumenigge ha costruito negli anni una rosa con una base solida e tecnicamente assai valida. I bavaresi sono riusciti a superare con lucidità il delicato avvicendamento in panchina a pochi mesi dall’inizio della stagione: Ancelotti stava tentando di trovare nuovi assetti e innestare giovani ricambi in una squadra da taluni giudicata troppo vecchia, ma

ha portato a casa qualche figuraccia di troppo, indigesta ad un certo partito della dirigenza, tanto che si è scelto di virare sull’“usato sicuro”. Jupp Heynckes ha scelto da subito la strada della riconciliazione, occupandosi di ricucire gli strappi con il gruppo storico dello spogliatoio, reinvestendo su giocatori come Müller, Robben e Ribery, con lo scopo di riportare serenità in un ambiente surriscaldato al di sopra dei livelli di guardia; e i risultati non sono mancati. I venti e più punti di distacco dalle due squadre della Ruhr, Schalke ‘04 e Borussia Dortmund, seconda e terza forza della lega, rivelano tutti gli squilibri di un campionato che dovrà innovarsi per riacquistare credibilità e competitività, necessarie anche per quei trionfi europei che a livello di club, in Germania come in Italia, mancano da alcuni anni. L’eliminazione rocambolesca dalla Champions League ad opera del Real di Zidane ha lasciato con l’amaro in bocca i tedeschi. Kovac, successore di Heynckes, erediterà il compito di un rinnovamento definitivo che non può più aspettare. Messi e quanto?

Ronaldo?

Ancora

per

La domanda è legittima: l’ultimo giocatore ad aver vinto il pallone d’oro che non fosse uno tra l’asso argentino e il goleador portoghese è stato il milanista Kakà nel lontano 2007, quando ancora Guardiola era tecnico delle giovanili del Barcellona, la Juventus era in B e la crisi doveva ancora scoppiare: sembra passato mezzo secolo. E nel 2018? Continuerà la diarchia tra Messi e

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Ronaldo o il premio individuale più ambito avrà un inedito vincitore? Molto dipenderà dall’esito della prossima finale di Kiev e dal Campionato del mondo di Russia. Ronaldo ha legato i suoi trionfi alle campagne vittoriose dei madrileni in Europa, e un’ulteriore vittoria potrebbe far pendere il voto dei giudici a suo favore per la sesta volta. Messi è apparso in calo in questo finale di stagione, ma, a differenza del portoghese, si sta preparando ai mondiali con aspettative e pressioni decisamente maggiori: potrebbe essere l’ultima grande occasione per la Pulce di portare la sua nazionale sul tetto del mondo, e non sarà affatto facile. Chi potrebbe beneficiare del palcoscenico mondiale per confermare l’exploit stagionale sono Salah, De Bruyne, Griezmann, leader tecnici delle rispettive squadre. Salah si sta affermando su livelli assurdi: sarà in grado di mantenerli per più stagioni consecutive? De Bruyne sta invece raccogliendo i frutti degli insegnamenti del maestro Pep: come un allievo zelante ha incamerato i principi del suo mentore, e oggi ammiriamo un giocatore di un’intelligenza altamente sopra la media servita da una tecnica individuale sopraffina. Griezmann potrebbe, alla fine della stagione, salutare l’Atletico e cercare maggior gloria e trofei in lidi più titolati della corte di Simeone: ha un mondiale con la propria Francia, una tra le favorite, per far alzare il prezzo già elevato del suo cartellino. Chissà, magari proprio la Russia sarà la cesura che ci farà entrare in una nuova fase, quella post-Messi & Ronaldo. CJOSUL | MAGGIO 2018


UNO SGUARDO AL MONDIALE Tommaso Nin

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Continua la nostra marcia di avvicinamento alla prossima Fifa World Cup. Brasile e Germania: due fra le piĂš accreditate alla vittoria finale?

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UNO SGUARDO AL MONDIALE >> SEGUE

Girone E

raggiunto il suo miglior risultato, i quarti di finale.

Squadre: Brasile (2), Svizzera (8), Costa Rica (26), Serbia (35)*.

La Serbia, quarta squadra del girone, ha vinto il proprio gruppo piazzandosi davanti a Irlanda, Galles ed Austria; la vecchia guardia, Kolarov e Ivanovic, riusciranno a trascinare una formazione in corso di rifondazione ad una sorprendente qualificazione?

Nonostante il complicato e competitivo girone sudamericano, il Brasile è stata la prima nazionale a qualificarsi per il Mondiale, se da questa particolare classifica si esclude la Russia padrona di casa. I verdeoro hanno strappato il pass a inizio 2017, dopo aver schiantato con un secco 3-0 il malcapitato Paraguay. Eppure il loro cammino non è stato così lineare: la svolta verso il primo posto nel girone è arrivata con l’approdo nel 2016 del nuovo ct, Tite, capace di risollevare una nazionale che pareva ancora vittima del trauma della semifinale del 2014 contro la Germania. Con il tecnico ex Corinthians, la Seleçao pare aver ritrovato il giusto mix di talento e spensieratezza associati ad una maggior cura tattica: la psicologia di Tite ha ridato quella fiducia e consapevolezza dei propri mezzi che in una competizione come il Mondiale potrà rivelarsi decisiva: Coutinho, William, Douglas Costa, Casemiro, Thiago Silva, Paulinho, si stanno finalmente esprimendo ad alti livelli anche in nazionale. Nell’attesa del recupero di Neymar, che dovrebbe guidare da capitano la sua nazionale in Russia, le ultime amichevoli hanno consegnato risultati confortanti ai tifosi brasiliani. Chissà che questa sortita dall’altra parte del mondo non porti in dono quella coppa, la sesta, che rappresenterebbe l’ennesimo record. Ci penseranno le altre tre squadre a minare i sogni di gloria di Neymar e compagni. L’avversaria più accreditata, anche se inferiore sulla carta, è la Svizzera di Petkovic, che sino all’ultimo ha conteso il primato del proprio girone di qualificazione al Portogallo per poi arrendersi ai lusitani solo nello scontro diretto di Lisbona. Ai playoff agli svizzeri è bastato il rigore di Rodriguez per avere ragione dell’Irlanda del Nord e assicurarsi la partecipazione al torneo. La Costa Rica si è invece imposta nel proprio girone, posizionandosi al secondo posto dietro al Messico e costringendo al forfait nientemeno che gli Usa. Navas fra i pali e Ruiz sulla trequarti sono i veri talenti di una nazionale che nel 2014 ha CJOSUL | MAGGIO 2018

Curiosità. Non è la prima volta che Brasile, Svizzera e Serbia sono sorteggiate nel medesimo girone in una fase finale di un Campionato del mondo. L’unico precedente risale al lontano 1950, quando la coppa Rimet fu disputata in Brasile, in una edizione che passò alla storia per il celebre Maracanazo.

Girone F Squadre: Germania (1), Messico (16), Svezia (18), Corea del Sud (59). Sarà un gruppo interessante quello che impegnerà i campioni in carica della Germania. Il ct tedesco Joachim Löw ha intrapreso un cammino di riforma nella continuità. I primi frutti di quest’opera di rinnovamento della nazionale non sono tardati ad arrivare. Pur lasciando a casa i suoi titolari, la Meinschaft è riuscita a conquistare la Confederations Cup nel 2017 schierando una formazione inedita, al solo scopo di far maturare e far acquisire esperienza internazionale ai suoi talenti più giovani su un palcoscenico importante e di tutto rilievo. È stata stupefacente la risposta data lo scorso giugno da giocatori come Draxler, Werner, Goretzka, Stindl, Kimmich. Löw da diversi anni ha impostato il suo lavoro su un complesso di idee chiare, semplici e in sintonia con gli sviluppi più moderni del calcio. La perenne fisicità che contraddistingue i teutonici è bilanciata e incanalata in un calcio più razionale, votato al controllo della palla, mai però esasperato, sempre finalizzato allo sfondamento della linea difensiva nemica. Desterà interesse la rosa che atterrerà in Russia: il mix di gioventù ed esperienza potrebbe rivelarsi una doppia arma per una squadra che fa della spietatezza e della fame di vincere il suo marchio distintivo. Gli avversari

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sorteggiati non dovrebbero costituire un ostacolo insormontabile per i campioni del mondo in carica, seri candidati ad un possibile storico bis. La Svezia arriva in Russia dopo aver eliminato ai playoff l’Italia in un doppio scontro dal clima surreale in cui sono emersi tutti i limiti, specialmente tecnici, degli svedesi: la squadra di Andersson con i giusti risultati nelle prime partite del girone potrebbe in ogni caso anche tentare il passaggio al turno successivo. Orfana di Ibrahimovic, le sue sorti sono appese in gran parte alla partita contro il Messico, già avversario la scorsa estate della stessa Germania. Dal canto loro gli americani proveranno in tutti in modi a lasciare il segno nella competizione, trascinati dalla tecnica di Guardado e dal sacrificio del Chicarito Hernandez. Cenerentola del girone è la Sud Corea. A


sedici anni dal Mondiale nippo-coreano – quello dello scandalo dell’arbitro Moreno e dei sudcoreani che arrivarono sino in semifinale – il torneo torna a lambire il continente asiatico. Chissà che la vicinanza a casa e i segnali concreti di un progressivo disgelo con i fratelli della Corea del Nord non diano gli stimoli giusti ai ragazzi di Shin Tae-Yong per sorprendere il mondo ancora una volta. Curiosità. Davvero singolari i numeri dei precedenti incroci della Corea del Sud con le compagne di girone: i sudcoreani hanno incontrato per tre volte la Germania e per quattro volte la Svezia. Ma il dato più interessante è costituito dai dodici precedenti con il Messico, tra cui la sfida di Francia ’98 dove gli americani si imposero con un perentorio 3-1. La domanda. Avrà la meglio Neymar nella personale rivalità con Messi?

Quando la caviglia di Neymar compie un’innaturale torsione nella sfida di fine febbraio di Ligue 1 contro il Marsiglia, è un intero paese a stare col fiato sospeso. E sospese rimangono le speranze dei brasiliani di poter salire nuovamente sul tetto del mondo, almeno fino a quando, resa nota la diagnosi e i tempi di convalescenza, appare chiaro che Neymar in Russia ci sarebbe stato. Abbandonato il sogno Champions con il PSG, l’asso brasiliano farà di tutto per non saltare quell’evento che potrebbe consacrarlo definitivamente come primo erede della diarchia, in fatto di Pallone d’oro, tra Messi e Cristiano Ronaldo. Il Brasile di Neymar pare molto più in salute dell’Argentina dell’amico-rivale: lo ha sentenziato il girone di qualificazione, lo hanno confermato le ultime uscite in amichevole delle due squadre. La pressione sulle spalle di Neymar è ingente, forse non pari alle aspettative

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che un po’ più a sud pesano sulla Pulce, ma pur sempre alta. Si è ricondotto la scelta parigina e la partenza da Barcellona anche alla difficile convivenza tecnica e mediatica con il numero dieci argentino: il fenomeno brasiliano ha voglia di mostrare interamente il proprio valore e la propria capacità di leadership. Il Mondiale, in cui Neymar – seppur non al top della forma – non potrà mancare, sarà in questo il teatro ideale.

* fra parentesi i ranking Fifa delle diverse formazioni.

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SOLO COTONE

Gianmaria Monticelli

gianmaria.monticelli@cjosul.it

Apu nella storia: RIVIVIAMO IL CAMMINO BIANCONERO

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n casa Apu Gsa, a pochi giorni dall'inizio dei playoff di Serie A2, si respira ancora aria di festa. L'obiettivo della post-season è stato raggiunto per la truppa di coach Lino Lardo, non senza qualche difficoltà, ma sicuramente con una cavalcata da sogno durata tutta la stagione regolare. La programmazione ideata dal presidente Alessandro Pedone e dal gm Davide Micalich insieme a coach Lino Lardo, alla fine, è riuscita nuovamente a dare i suoi magnifici frutti. Anche per quest’anno, missione compiuta. Da quando il timoniere ligure è salito in sella, in particolare, la formazione bianconera ha intrapreso un percorso di crescita a cui ha fatto seguito il raggiungimento di obiettivi di anno in anno sempre più ambiziosi. Partendo tre anni fa con la promozione diretta a Montecatini, passando per la stagione della conferma in A2 in un campionato concluso incredibilmente a ridosso della zona playoff. Quest’anno la marcia è stata strepitosa, e

se la dirigenza aveva chiesto a settembre il quinto posto, il team ha risposto con la quarta piazza finale, traguardo che nel primo turno di playoff ha consentito ai friulani di giocare le prime due gare dello scontro con Tortona al Carnera. Non solo, i bianconeri hanno raggiunto anche le Final Eight di Coppa Italia al termine del girone d’andata. Niente male per una giovane società trovata a confrontarsi con mostri sacri del basket italiano quali Treviso e Fortitudo Bologna. Nel finale di stagione la squadra ha incontrato delle difficoltà imputabili anche a problemi di ordine fisico: gli infortuni a Pinton e Benevelli, senza contare i diversi acciacchi che di gara in gara hanno rischiato di minare il buon esito del cammino bianconero. Ma un grande stratega del basket esperto come Lardo, proprio nel periodo di maggior fatica e sofferenza da parte dei suoi ragazzi, ha saputo con maestria riunificare il gruppo, tonificare i ragazzi e dargli il cambio di passo che, a quel punto della stagione, nemmeno il più

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ottimista dei tifosi si sarebbe aspettato di vedere. Come nel migliore dei film, allora, la grande svolta è arrivata proprio nel momento del bisogno, all’Alma Arena, avversaria Trieste. Quella giocata sul parquet dei rivali alabardati è stata la partita del gruppo, del carattere, della voglia, dei tatticismi, insomma, un vero e proprio capolavoro sportivo, dove tutti hanno messo in mostra le loro indiscutibili qualità, dove la difesa di Benevelli ha praticamente annullato un sempre positivo Da Ros, quella sera mai in partita. I ragazzi di Lardo hanno neutralizzato benissimo Green e la prova è stata suggellata da una prestazione solida del nuovo acquisto americano Troy Caupain. Ma andiamo con ordine. Nel bel mezzo dei playoff vogliamo rivivere le tappe più importanti che hanno condotto i bianconeri a questo importantissimo traguardo, il primo nella storia della società del presidente Pedone.


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OT TOBRE

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22 ottobre 2017 Roseto Sharks - Apu Gsa Udine La Gsa vince per 67-91 su un campo difficile come quello di Roseto. Grande l’intensità messa in campo dall’Apu, che riesce a difendere molto bene andando a canestro con una certa continuità: i 91 punti segnati marcano una delle migliori prestazioni stagionali dal punto di vista offensivo per i friulani. Ottime le prove di Ferrari (10 punti), Pinton (19), Raspino (15). Bene inoltre il giovane Diop, 10 punti e tanta sostanza.

NOVEMBRE

5 novembre 2017 Apu Gsa Udine - Bondi Ferrara

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Udine passa 89-64 nel suo fortino contro una delle squadre più talentuose del girone, la Bondi Ferrara di coach Alberto Martelossi. Per i friulani difesa aggressiva e attacco fluido. Veideman sfoggia la sua miglior prestazione sia in fase di costruzione che in quella di finalizzazione. Sempre continuo Dykes con i suoi 20 punti. Enigma per la difesa di Hall l’ancora diciassettenne Ousmane Diop, autore di una prova mostruosa: 21 punti con un ottimo 26 di valutazione.

10 dicembre 2017 Apu Gsa Udine - De Longhi Treviso

DICEMBRE

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Udine trova i due punti in un palazzetto strabordante di tifo, fa suo in casa uno dei big match del Girone est. Siamo all’undicesima giornata, la sfida rappresenta una tappa chiave per il raggiungimento delle Final eight di Coppa Italia a Jesi. Oltre a regalare un grande spettacolo in campo, i bianconeri vincono davanti all’ex Snaidero e udinese doc Michele Antonutti, sondato l’estate prima dal gm Micalich. Il risultato finale è 75-69 Udine contro una Treviso che sicuramente potrà dire la sua per l’unico spot promozione in A1.

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DICEMBRE

15 dicembre 2017 Basket Bergamo - Apu Gsa Udine

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Il risultato premia la squadra di Bergamo, che vince dopo due tempi supplementari una vera e propria battaglia per 98-93. Udine è sempre in partita, non demorde mai, tuttavia non riesce a piazzare la zampata vincente. Per Bergamo Mascherpa è on fire. Sul fronte bianconero, invece, buone le prove di Veideman – in fase realizzativa implacabile con i suoi 25 punti – e Raspino. I 19 punti di quest’ultimo però non bastano; bene anche La Torre in una delle sue poche apparizioni in maglia Gsa.

DICEMBRE

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29 dicembre 2017 Apu Gsa Udine - Alma Trieste Udine ha la meglio dopo una gara molto intensa terminata sul 73-69 per i padroni di casa. Dykes è funambolico, Trieste soffre la fisicità e la multidimensionalità della squadra di Lardo. Palazzetto infuocato da oltre 3500 cuori friulani. Veideman sfodera una ottima prestazione, la difesa udinese regge l’urto e limita molto bene le bocche da fuoco avversarie.

11 febbraio 2018 Bondi Ferrara -Apu Gsa Udine

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Ferrara vince per 92-77. In questa prova l’Apu non riesce a dare fondo alle sue energie per arginare il potenziale offensivo della squadra di casa. Risulterà la peggiore gara dei friulani dal punto di vista difensivo nell’arco dei quaranta canonici minuti. Cortese in questo incontro è implacabile, così come Panni: entrambi piazzano triple a raffica con medie da Nba. Per Udine sugli scudi il neo acquisto Franko Bushati. Veideman inizia a risentire il peso di due anni sul parquet senza staccare quasi mai la spina: fisicamente appare stanco. Incolore la prova di Dykes, ancora positivo Diop.

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MARZO

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2 marzo 2018 Eurotrend Biella - Apu Gsa Udine Biella doma la Gsa vincendo per 82-75. Udine è priva di Benevelli e Pinton, ma gioca ugualmente una partita solida. Siamo alle Final eight di Coppa Italia. I friulani giocano con vigore ma Biella è più forte dall’arco, in particolare grazie alla performance di uno dei suoi migliori giocatori: Jazzmarr Ferguson. Nonostante il ko, quello di Jesi sarà un pomeriggio che verrà ricordato per lungo tempo in casa Apu. Da tempo, infatti, Udine non si trovava coinvolta nella conquista di un trofeo nazionale. Ferguson (25 punti), Wheatle (16) e Bowers (12) sono i migliori di Biella; per i bianconeri invece Dykes fa 17, l’esperto di partite senza un domani, Bushati, ne fa 16, Pellegrino 14.

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15 aprile 2018 Alma Trieste - Apu Gsa Udine Udine trionfa dopo due tempi supplementari con il risultato di 79-85 grazie a una difesa sontuosa e alle grandissime prove di Dykes (27 punti), Bushati (16) e Caupain (16). Determinante l’apporto di Raspino che, a 1,2 secondi dalla fine del primo overtime, mette a segno un canestro rocambolesco, di peso capitale. I friulani sbancano un’Alma Arena sold-out e si aggiudica il secondo derby stagionale, il terzo di fila contando anche lo scorso campionato.

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foto di Sara Annichini

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SOLO COTONE Simone Narduzzi

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REGULAR SEASON AI SALUTI Ma la Delser continua a fare sul serio

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al -17 al +4 finale, saliscendi di emozioni che riassume un’intera regular season, una stagione fra alti e bassi, vittorie alternate a dolori, un cammino concluso al Carnera sotto gli applausi del pubblico amico. L’ultima di campionato, giocata lo scorso 28 aprile contro S. Salvatore Selargius, è stata per la Libertas Basket School Udine una partita da cui è possibile estrapolare il ritratto di una squadra tenace, rocciosa in difesa, seppur a tratti vittima di black-out. Un gruppo che, dopo ben trenta giornate di battaglie, si è garantita meritatamente un posto nei playoff di categoria. Obiettivo salvezza ben più che raggiunto. Ai blocchi di partenza della mini competizione le ragazze siedono al nono posto, posizione in virtù della quale l’avversario nei quarti sarà la temibile Costa Masnaga, seconda in regular season e seria candidata al salto in A1. Il match si disputerà in Lombardia domenica 6 maggio alle 18: il formato della competizione prevede gara secca, un dentro o fuori nel giro di

quaranta appassionanti minuti. Mission impossible? La grinta non manca al team guidato da coach Amalia Pomilio, come ampiamente dimostrato nel corso del campionato, fra gioie e momenti di più intenso appannamento. Quest’annata, comunque vada a finire, non può infatti che assumere i connotati di un rollercoaster, un percorso che ha visto le ragazze griffate Delser protagoniste di entusiasmanti successi in catena uniti a periodi di stanca e battute d’arresto. La flessione più significativa quella vissuta a inizio girone di ritorno; la delusione forse maggiore la sconfitta in quel di Marghera a dicembre, stop condito da una brutta prestazione che di fatto ha chiuso alle friulane le porte della Coppa Italia poi andata a Crema – arrivata a pari punti con Udine, ma qualificata per una migliore differenza canestri. Su alcune sconfitte han certamente pesato gli infortuni in cui sono incappate le friulane lungo tutto l’arco della stagione: le due fratture al mignolo per Vanessa Sturma e il prolungato stop di Ivana Blazevic esplicano, a tal proposito, come

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la sorte avrebbe potuto guardare con occhi più lieti alle vicende della squadra arancione durante il campionato oramai giunto al termine. Ciononostante le delserine han lottato, ottenendo con ben sei giornate di anticipo il pass per la corsa alla promozione via playoff. La prima stagione al timone di una squadra senior per il tecnico “Malì” Pomilio si chiude allora in positivo: l’ex cestista azzurra è riuscita a inserirsi all’interno di un gruppo già ben formato portando la sua esperienza, il suo carattere mai domo. Il roster è emerso come un amalgama di giovani talentuose protette dalle ali delle già affermate compagne. Su tutte, capitan Debora Vicenzotti ha saputo salire in cattedra laddove i match diventavano cruciali, infilando triple insperate – ricordate la bomba allo scadere per il 57 pari contro Vicenza? – o riportando ordine fra i ranghi. Insieme, le arancioni hanno raggiunto un traguardo, un punto di partenza per la prossima stagione. CJOSUL | MAGGIO 2018


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SPORT FVG

Simone Narduzzi

simone.narduzzi@cjosul.it

La favola continua, se di semplice favola si può parlare. La stagione trascorsa in A1 dagli Alma Madracs quest’anno non può infatti definirsi una mera parentesi di breve durata, il sussulto di una comparsa fresca d’esordio sul grande palco. Il palco, quello del massimo campionato di wheelchair hockey, le nostre bisce friulane l’hanno calcato con fierezza, offrendo un gioco frizzante, concreto, capace di trasformare la prima esperienza del team in Serie A1 nel preambolo di una vicenda ancora tutta da raccontare. Con la vittoria casalinga per 11-7 ottenuta lo scorso 8 aprile sui Dolphins Ancona, la squadra allenata da coach Ivan Minigutti si è aggiudicata il diritto di prolungare il proprio viaggio fra le migliori formazioni italiane dell’hockey su carrozzina elettrica. E poco importa se con i Thunder Roma all’ultima in regular season non sia arrivato il colpo di coda per chiudere in trionfo questa esperienza da incorniciare. Di fronte ai capitolini e ad un pubblico accorso per l’ultimo abbraccio casalingo ai suoi atleti, capitan De Cecco e compagni hanno imbastito

una gara meticolosa, attenta in difesa e mai precipitosa in fase di impostazione, le mazze a gestire la palla in cerca di un pertugio fra le maglie capitoline. Il match, tenutosi lo scorso 21 aprile sul parquet del palazzatto “Atleti Azzurri d’Italia” di Martignacco, è terminato sul punteggio di 5-1 in favore della prestigiosa squadra ospite: del solito Claudio Comino la rete di marca neroverde che ha chiuso conti e sipario. Stop al campionato, riprende quindi il cammino in Coppa Italia, epilogo stagionale, evento di gala per pochi invitati. Quattro ad esser precisi, ovvero i club vincitori degli scontri che dal primo turno li han condotti alle Final Four in programma nel primo weekend di questo maggio a Modena. Fra sabato 5 e domenica 6, allora, le bisce udinesi potranno sedersi al tavolo dei top team del torneo nazionale, grinta unita a coraggio il dress code richiesto ai friulani. In semifinale saranno proprio i padroni di casa emiliani gli avversari degli Alma Madracs: dovessero le bisce aver la meglio sui Sen Martin, compagine che milita in A2, la finale sarebbe un affaire con la vincente fra Cocoloco Padova e gli Sharks di Monza. La due giorni si prospetta tosta non solo in virtù del tasso tecnico delle contendenti al titolo, ma anche per le fatiche di una trasferta che arriva a conclusione di un anno ricco di emozioni ed impegni.

giornata all’insegna di sport, musica e divertimento. Finalizzata alla raccolta fondi per i futuri impegni del club così come alla valorizzazione del parco Ardito Desio di Udine, la staffetta vedrà squadre composte da dodici partecipanti avvicendarsi lungo un tracciato della lunghezza di circa 1 km. Tra le 18 e le 19, in particolare, i corridori dei vari gruppi – ma al tempo stesso coloro i quali vorranno partecipare all’evento soltanto durante questa pazza fascia oraria – diverranno consapevoli prede di getti di polvere colorata verde e arancio in quella che, par tale motivo, ha assunto il nome di “Green&Orange Run”. L’appuntamento è per domenica 27 maggio, il termine ultimo per iscriversi alla corsa è invece il 20 maggio – maggiori informazioni su www.madracs.it oppure alla pagina Facebook “Metti il Turbo 2018”.

Impegni, per gli Alma Madracs, che per giunta non si esauriscono con le finali di coppa a Modena. Si sono da pochi giorni infatti aperte le iscrizioni per la quarta edizione della staffetta 12x1h “Metti il Turbo”, una corsa organizzata dalla stessa associazione friulana attorno alla quale andrà a svilupparsi un’intera

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foto di Sara Annichini 100 YARD PER LA GLORIA Marzio Paggiaro

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LE SQUADRE FRIULANE NEI CAMPIONATI FIDAF E I LEONI CAMPIONI CSI CJOSUL | MAGGIO 2018

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rosegue il nostro racconto mensile con protagoniste le squadre friulane coinvolte nei rispettivi campionati di football americano. Partiamo quindi dai Sentinels Isonzo, che nel corso del mese di aprile hanno purtroppo raccolto solamente delle sconfitte. La prima partita, giocata il 14 aprile a Monfalcone, gara valevole per il turno interdivisionale contro i Blues Storm di Burto Arsizio, è finita 20 a 9 con due segnature per la squadra ospite nel secondo quarto e un’altra nel terzo. I Sentinels hanno risposto con un touchdown nel terzo periodo, mentre nel quarto hanno messo a segno due punti tramite una safety – si segna una safety quando il quarterback avversario viene atterrato nella sua area di meta. Il 21 aprile a Modena, contro i Vipers, i Sentinels hanno rimediato la quinta sconfitta consecutiva con il punteggio di 47 a 12. Ottimo il primo quarto per la squadra isontina, che si è messa subito davanti di 12 lunghezze prima però di subire il ritorno dei Vipers, i quali sono riusciti a ribaltare il risultato segnando 28 punti nel secondo quarto, 16 nel terzo e tre punti tramite calcio nel quarto. Sabato 28 aprile le sentinelle hanno poi affrontato i Saints Padova. I veneti, sempre padroni del campo, in virtù di tale continuità hanno messo a segno ben 45 punti contro i soli sei di marca Sentinels. Nella terza divisione mese positivo per i Muli Trieste, che il 7 aprile hanno battuto i Mexicans per 33 a 18 e, il 22 aprile, i 29ers Alto Livenza per 19 a 13. I Draghi, l'8 aprile, hanno invece perso di fronte ai 29ers con un sonoro 27 a 0. La partita di cartello del mese è stata, in ogni caso, quella fra i Draghi di Udine e i Muli di Trieste, match tenutosi il 29 aprile sul campo sportivo di Pasian di Prato. Mentre l’andata giocata a Trieste era stata una partita molto aperta e combattuta, finita solo nei tempi supplementari con il 14 a 7 per i giuliani, non si può dire che il ritorno abbia avuto lo stesso esito incerto. Trieste ha infatti sbancato per 53 a 6 il suolo friulano dominando i primi due quarti e amministrando i periodi successivi. Pesante sconfitta da parte dei Draghi, ottima fin qui la stagione dei Muli: i triestini, a pari merito con i 29ers, comandano infatti la classifica. Il ruggito dei Leoni. Cambiamo campionato, cambiamo federazione. Tramite il Csi – Centro sportivo italiano – è stata fondata una nuova lega che promuove il flag football Under 17, il football a 7 e quello a 5. I Leoni Basiliano

hanno deciso, per iniziare a confrontarsi con altre realtà, di partecipare al campionato 5-men, il quale si è svolto dal 25 marzo al 22 aprile durante tre domeniche di gioco. Altrettante le squadre partecipanti: i Bears Alessandria, i Commandos Brianza e i Leoni di Basiliano. La prima partita si è giocata ad Alessandria, con i Bears che hanno ospitato i Commandos: i padroni di casa sono stati sconfitti dai brianzoli per 31 a 0. La seconda tappa si è svolta l’8 aprile in una bella domenica di sole a Orgnano. I Leoni hanno ospitato le due squadre avversarie davanti ad amici e tifosi per l'esordio in una competizione sportiva dopo la rifondazione e l'avvio del progetto tackle. La prima partita si è giocata contro i Bears Alessandria, gara questa dominata dai Leoni soprattutto dal punto di vista difensivo: molti punti piemontesi non sono infatti andati a segno grazie agli ottimi intercetti dei padroni di casa. La partita si è quindi conclusa sul 60 a 0 per i friulani. Nota dolente per questi ultimi l’infortunio al gomito procurato da Luca Scarpolini nei primi minuti dell’incontro. La seconda partita ha visto i Commandos vedersela con i Leoni. Il match si è rivelato più intenso, salvo poi terminare con un roboante 62-13 per Basiliano. A far fronte alla discreta preparazione tecnica dei Commandos, in questo frangente, l'esperienza dei Leoni unita alla competenza del coach/giocatore Nicola Zaramella, il quale aveva studiato i filmati del precedente incontro degli avversari mettendo a punto schemi di gioco in grado di mettere in difficoltà il team brianzolo. Il finale di stagione si è consumato a Lecco: ad ospitare Leoni e Bears i Commandos. I padroni di casa, forti anche di nuovi giocatori reclutati in vista della rivincita contro i Leoni, nel primo incontro hanno avuto la meglio sui Bears – 40 a 0 – nonostante la grinta e la tenacia messe in campo dai piemontesi. La seconda partita è stata quella fra Bears e Leoni. Anche in questa occasione, i friulani sono riusciti a dominare la scena trionfando con il punteggio di 70 a 6. Il touchdown per i Bears è stato il frutto di un bel gioco di corsa che, a inizio partita, aveva portato il risultato quasi in parità, 6 a 7 per i Leoni. Alle 17 si è infine giocato l’incontro che ha deciso il campionato: Commandos vs Leoni. La partita è stata equilibrata per

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GIRONE I: 1.

Muli Trieste

(3 – 1)

2.

29ers Alto Livenza

(3 – 1)

3.

Draghi Udine

(1 – 3)

4.

Mexicans Pederobba

(1 – 3)

1.

Saints

(4 – 0)

2.

Cavaliers

(4 – 1)

3.

Mastini

(2 – 1)

4.

Sentinels

(0 – 5)

GIRONE E:

tutto il primo tempo: il team di Lecco, ben preparato in difesa, ha limitato i giochi d’attacco avversari puntando, per le proprie scorribande offensive, su di un quarterback diverso da quello che aveva giocato all'andata e sul peso del proprio running back a fronte di una difesa friulana più tecnica ma al tempo stesso meno d’impatto a livello fisico. La partita si è rivelata molto nervosa, con il primo tempo finito sul 19 a 12 per i Leoni. Nel secondo tempo, anche se la stanchezza – visti i numeri dei friulani, nove, contro i 22 elementi dei Commandos – cominciava a farsi sentire, la squadra di Basiliano è riuscita a controllare molto bene la partita mettendo a segno 20 punti e stroncando sul nascere i giochi dell'attacco brianzolo. Ecco dunque che, alla loro prima esperienza nel football americano, i Leoni Basiliano hanno alzato meritatamente la coppa al cielo. Per i friulani l’obiettivo ora è quello di far crescere la società con il reclutamento di nuove leve, arrivando magari ad affrontare una terza divisione Fidaf per misurarsi con altre realtà del territorio friulano. CJOSUL | MAGGIO 2018


Due EQC

son meglio di una! L’EUROPEAN QUIDDITCH CUP, IL TORNEO RISERVATO AI MIGLIORI CLUB EUROPEI, SI SDOPPIERÀ A PARTIRE DALLA PROSSIMA STAGIONE. CJOSUL | APRILE 2018

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MAGIC IN THE AIR Tommaso Montanari

tommaso.montanari@cjosul.it

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ento di novità nel quidditch europeo. Alla soglia della European Quidditch Cup (EQC) 2018, che si è giocata nel weekend del 28 e 29 aprile a Pfaffenhofen an der Ilm (Germania), la divisione della International Quidditch Association (IQA) che si occupa degli eventi ufficiali europei ha stabilito, con voto unanime dei presidenti delle varie associazioni nazionali di quidditch, che dalla stagione 2018-2019 ci saranno non una, ma ben due EQC. Il desiderio e la necessità di riorganizzare l’evento di punta dei tornei per club in Europa nascono dal numero sempre crescente di squadre che ogni anno si contendono i pochi spot della EQC per poter competere con i migliori club europei: l’EQC appena conclusa, ad esempio, ha visto gareggiare fra loro la bellezza di trentadue compagini, solo due delle quali di provenienza italica – Virtute Romana Quidditch e Green Tauros Quidditch Torino.

Gli spot non occupati dalle aree emergenti saranno distribuiti tra le altre aree in base alla dimensione delle proprie associazioni nazionali. Per il 2019 la D2 conterà sedici squadre; se l’evento riscuoterà successo, il numero di team chiamati alla D2 del 2020 salirà a trentadue come per la D1. Ovviamente, le squadre che verranno mandate in D1 da un’associazione non potranno essere convocate in D2. Sono stati anche messi a punto gli algoritmi necessari a calcolare gli spot riservati ad ogni associazione nelle due divisioni della prossima EQC, ma non ci sembra il caso, almeno per il momento, di tediarvi con questi dettagli: meglio dunque focalizzarci sull’EQC appena finita.

Il team romano è arrivato secondo nel proprio girone di qualificazione; durante i sedicesimi di finale è stato però sconfitto dai Titans di Parigi, ritagliandosi il dodicesimo posto in classifica dopo una vittoria contro i Lumos Compostela della Spagna e una sconfitta contro i britannici Werewolves of London. I Green Tauros, terzi nel proprio girone di qualificazione, sono finiti nel lower bracket dei gironi di eliminazione e si sono guadagnati la loro posizione nella classifica finale con due brillanti vittorie contro i Turicum Thunderbirds (Svizzera) e gli austriaci Vienna Vanguards. La loro scalata è stata però stroncata da una sconfitta contro i tedeschi del Three River Dragons Passau.

Nessuna delle nostre squadre italiane ha ottenuto il podio. Il torneo è stato vinto dai francesi dei Titans Paris Quidditch, seguiti dai belgi degli Antwerp A. Terzo posto alla Turchia rappresentata dai Metu Unicorns. Per i Virtute Romana, un dignitoso dodicesimo posto li colloca nella metà superiore della classifica finale. Per trovare i compatrioti Green Tauros, invece, dobbiamo scendere al ventesimo posto.

Entriamo ora nel dettaglio di queste importanti novità. L’EQC come l’abbiamo sempre conosciuta sarà identificata come Prima Divisione (D1) e sarà un torneo puramente competitivo, con l’intenzione di chiamare a sé il meglio che l’Europa del quidditch ha da offrire. Ad ogni nazione spetterà un numero di spot proporzionale alle performance dei club mandati a gareggiare nelle ultime due EQC; quella più recente avrà un peso maggiore rispetto alla precedente. Ciò servirà ad attenuare l’effetto “ribaltamento totale” che potrebbe essere causato da una prestazione particolarmente positiva o negativa di una associazione rispetto alla media. In base a ciò si può dedurre che in D1 non tutte le associazioni nazionali – specie quelle emergenti – saranno rappresentate, ma questo è il prezzo da pagare per avere un torneo giocato dai team al top di gamma. Le performance delle squadre nazionali agli European Games e alle World Cup non verranno prese in considerazione nell’assegnazione degli spot per la D1. La Seconda Divisione (D2) sarà un torneo dai toni più rilassati, in cui ogni associazione europea avrà modo di presentare dei club per la competizione.

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NOSTALGIE BIANCONERE Marco Michielis

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marco.michielis@cjosul.it

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N

ell’estate del 2008, in una piccola cittadina del Nord Est dell’Italia, nota alla maggior parte del Paese soprattutto per i risultati sportivi della sua squadra di calcio, fa il suo arrivo un giovane ventenne originario di Tocopilla, Cile. Il suo nome è Alexis Alejandro Sánchez Sánchez, più semplicemente Alexis Sanchez, e la sua storia, quella dell’Udinese e della città di Udine, dove è approdato, stanno per cambiare. L’Udinese Calcio ha raggiunto nel corso della sua lunga storia alcuni traguardi nazionali e internazionali che le sono valsi notevole prestigio tra le cosiddette provinciali e fama anche all’estero. Questo soprattutto in virtù di una rete di mercato e di osservatori che ha allargato il suo raggio d’azione in più continenti, scoprendo giovani talenti che in seguito hanno vestito, e vestono tutt’ora, le maglie dei club più prestigiosi al mondo. Nel 2006 la società di Giampaolo Pozzo acquista un appena diciottenne Alexis Sanchez dal Cobreloa, squadra della sua città natale, per girarlo subito in prestito al Colo-Colo. Alexis è già un piccolo fenomeno in patria, da tutti conosciuto come El niño maravilla per via del suo talento precoce e, perché no, di quel suo viso così giovane e pulito. Ha già vestito la divisa della Nazionale cilena U16 e, dopo ulteriori due anni in Sudamerica, tra Colo-Colo e River Plate – coronati da ottimi risultati, non solo individuali – è finalmente pronto al grande salto europeo. Viene presentato a Udine accompagnato da grandi aspettative: i dirigenti friulani sono convinti di avere piazzato il colpaccio e di averlo fatto, ancora una volta, anticipando tutti. Il 19 ottobre del 2008, a Lecce, Sanchez subentra a

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Simone Pepe nella ripresa, con i friulani inaspettatamente sotto per due reti a zero e privi del trascinatore Antonio Di Natale. È proprio il cileno a dare il là alla rimonta dell’Udinese, insaccando a porta sguarnita l’assist di Floro Flores, dopo aver bruciato sullo scatto due difensori pugliesi. È il suo primo gol in Serie A. La partita terminerà poi sul 2 a 2, con il furetto sudamericano che, con i suoi dribbling e la sua rapidità di gioco, accompagnati da un baricentro così basso, crea più di un grattacapo agli avversari. Non furono solamente le capacità innate di stordire e poi saltare l’uomo a far innamorare il pubblico friulano di Sanchez. Ancora oggi, sugli spalti del Friuli, si discute, con una nota di nostalgia nella voce, della caparbietà e della costanza del cileno nella fase di pressing e d’interdizione, figlie di un’invidiabile forma fisica ed atletica. Una forma fisica che si manifestava anche nella corsa, nello scatto, nella resistenza, e che, accompagnata da rare capacità tecniche, costituiva e costituisce ancora oggi un cocktail micidiale e un rebus di difficile soluzione per le difese. Ne sanno qualcosa quelle di Palermo – 0-7 al Barbera con poker del gioiellino di Tocopilla – e Cagliari, vittime del genio del folletto cileno e, più in generale, della forza straripante dell’Udinese targata Guidolin nella stagione 2010/2011. Caratteristiche, quelle tecniche dell’attuale stella del Manchester United, che unite a una voglia straripante e a un costante e strenuo impegno, lo fanno sicuramente rimpiangere come non mai dal popolo bianconero in questo finale di stagione al cardiopalma, dove le prestazioni a dir poco desolanti delle zebrette odierne tanto stonano con l’abnegazione e quel “dare l’anima” del niño maravilla bianconero.

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Quinto numero del 2018 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non solo. In copertina: la crisi dell'Udinese, la coppa itali...

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