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CJOSUL mensile friulano di informazione sportiva

CRISI UDINESE

PARLA L’EX CAPITANO VALERIO BERTOTTO

A Malta con Linkedin IL BILANCIO DELLA NUOVA AVVENTURA DI CRISTIAN ZACCARDO

POWERCHAIR HOCKEY La prima stagione in A1 degli Alma Madracs

APRILE 2018 N.13


CJOSUL Par furlan, cjosul e je chê peraule che si dopre cuant che ti mancjin lis peraulis.

Alberto Zanotto alberto.zanotto@cjosul.it Alessandro Poli alessandro.poli@cjosul.it Cristian Trevisan cristian.trevisan@cjosul.it Enrico Arcolin enrico.arcolin@cjosul.it Gianmaria Monticelli gianmaria.monticelli@cjosul.it Marco Michielis marco.michielis@cjosul.it Marzio Paggiaro marziopaggiaro@gmail.com Mattia Meroi mattia.meroi@cjosul.it Simone Narduzzi simone.narduzzi@cjosul.it Tommaso Montanari tommaso.montanari@cjosul.it Tommaso Nin tommaso.nin@cjosul.it

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Un attrezzo, una pietanza, un pennarello oppure un libro. Cjosul è quel termine che in friulano può assumere diverse connotazioni a seconda della situazione in cui esso viene impiegato. Nel nostro caso, Cjosul è una rivista, una rivista digitale a cadenza mensile che si propone di raccontare lo sport dagli occhi di chi lo vive in prima persona e in tutte le sue sfaccettature: calcio, basket, cinema o fumetti. Ogni aspetto della nostra vita può essere toccato dallo sport che amiamo. Ogni aspetto della nostra vita può diventare Cjosul. La redazione di Cjosul è composta in gran parte da studenti che vogliono avvicinarsi al mondo del giornalismo sportivo e lo vogliono fare all’interno di un ambiente giovane, in cui ogni proposta è accolta con entusiasmo. Rodato o ancora acerbo, ogni aspirante giornalista è il benvenuto in Cjosul. Il nostro obiettivo? Una crescita del gruppo che comporti inevitabilmente la maturazione professionale di ogni singolo partecipante.


SOMMARIO

aprile 2018 CJOSUL

fischio d’inizio

UNA ZEBRA A POIS 04

LAVORO QUOTIDIANO PER USCIRE DALLA CRISI

di Mattia Meroi

FOCUS SERIE A 06 ZACCARDO

di Enrico Arcolin e Simone Narduzzi

ETERNA GIOVINEZZA 08 di Enrico Arcolin

IL RAMARRO RAMPANTE 10

ALL’INSEGUIMENTO DELL’ULTIMA SPERANZA di Alessandro Poli

UNO SGUARDO AL MONDIALE 12 VERSO RUSSIA 2018 di Tommaso Nin

SOLO COTONE 16

LARDO - POMILIO PALLA A DUE FRA I COACH DEL BASKET UDINESE

22 SPORT FVG

ALMA MADRACS: LA CRESCITA DI UNA SQUADRA, IL SUCCESSO DI UN GIOVANE SPORT di Simone Narduzzi

26 100 YARD PER LA GLORIA

IL CAMMINO DELLE SQUADRE FRIULANE NEI CAMPIONATI FIDAF di Marzio Paggiaro

28 MAGIC IN THE AIR

COUNTDOWN TO IQA WORLD CUP 2018 di Tommaso Montanari

30 FOOTBALL IS LIFE, LIFE IS LITERATURE LEITH, L’HIBERNIAN E WELSH: ALLA RICERCA DI UN’IDENTITÀ di Marco Michielis

di Simone Narduzzi

Lardo - Pomilio Palla a due fra i coach del basket udinese


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UNA ZEBRA A POIS Mattia Meroi

mattia.meroi@cjosul.it

I

n tredici anni di Udinese, Valerio Bertotto ha vissuto momenti difficili anche se non paragonabili a quello che sta passando la squadra bianconera in questo periodo. In ogni caso, la ricetta per uscire dal tunnel buio secondo l’ex capitano è solo una: il lavoro. Non c’è altra medicina che possa guarire questa Udinese, paziente malata ormai da tanto, troppo tempo. La vittoria che manca dal 28 gennaio a Marassi contro il Genoa, una serie di sconfitte che sembra non avere fine, il calendario che non aiuta... E la fortuna che sembra aver voltato le spalle. Ma la prima a darsi una mano da sola deve essere la squadra. Ormai non si può più dare colpa agli allenatori che transitano per il Friuli e non riescono a trovare continuità di risultati. I tecnici possono studiare soluzioni, ma sono i giocatori a dover trovare la chiave per svoltare. Bertotto, come si esce da un momento negativo come questo? “L’unica strada che va seguita è quella del lavoro quotidiano. Anche quando le cose vanno bene bisogna sempre stare sul pezzo e non mollare la presa. In situazioni complicate come quella di oggi, la cura dei dettagli, l’aiutarsi a vicenda e uno sforzo in più possono fare la differenza. Ogni singolo calciatore deve pensare al bene comune. Fasi negative capitano nella carriera di uno sportivo. Di periodi negativi ne ho vissuti anch’io, ma non sono durati così a lungo...”. Il ritiro può essere una soluzione? È un provvedimento adeguato? “Chiaramente ai calciatori non piace. Io non credo che sia un’idea positiva, non aiuta a risolvere i problemi. Può diventare utile un singolo ritiro per ricompattare l’ambiente, per far trovare la giusta concentrazione, ma se diventa un’abitudine in seguito a una serie di sconfitte perde il suo valore. Le soluzioni sono da cercarsi altrove”. Da collega, che idea si è fatto di Massimo Oddo? “Lo ritengo un ottimo tecnico che ha

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dimostrato di saperci fare. C’è da ricordare che è sempre difficile subentrare in corsa come ha dovuto fare lui quest’anno. A Udine ha avuto un impatto molto positivo. È giovane, ha idee, ha voglia di determinare il risultato. Adesso sta pagando la fase negativa della squadra, ma saprà uscirne fuori”. Nell’Udinese di oggi faticano ad emergere alcuni calciatori tecnici come Balic. Un altro dotato è De Paul che, però, non incide. Come mai? “Solo ultimamente Balic ha iniziato a giocare con una certa continuità, prima aveva poco spazio. Ha qualità per agire da regista davanti alla difesa. È un giocatore tecnico, e di tecnica nel calcio non ce n’è mai abbastanza. Punterei molto su di lui, a me piace questo genere di calciatori. Per quanto riguarda De Paul, penso che sia un talento che, purtroppo, non riesce a essere determinante. Non sfrutta al meglio le sue potenzialità”. Si è parlato tanto dei problemi in attacco. Una volta le capacità finalizzative di Di Natale risolvevano tutto. La squadra ha pagato molto l’assenza di Lasagna nell’ultimo periodo. “Continuare a parlare di Totò e fare paragoni con la sua epoca è inutile. Si tratta di un capitolo chiuso. È stato un calciatore straordinario che ha fatto la storia dell’Udinese, ma si deve guardare avanti. Nel calcio moderno è fondamentale avere un centravanti capace di attaccare gli spazi e questa caratteristica tra i bianconeri ce l’ha solo Lasagna. Senza di lui, è inevitabile andare in difficoltà; la sua assenza ha pesato molto. Ora c’è da augurarsi che con il suo rientro, l’intero gruppo riesca a esprimersi meglio”. Tanti tifosi friulani vorrebbero vedere più calciatori italiani. È una teoria che la convince? “So che è un tema di cui si parla da un po’... Secondo me è un argomento che non può essere affrontato. In rosa l’Udinese ha quattro elementi italiani, non so se le cose migliorerebbero acquistandone di più. La cosa più importante è che i calciatori con maggiore esperienza facciano il bene della squadra e aiutino i più giovani nella crescita. Questo è un compito che possono

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svolgere anche gli stranieri”. Un altro tema delicato è Scuffet. Ha ancora le possibilità di rilanciarsi questo ragazzo? “Per un portiere è difficile. Ha meno spazio rispetto a un calciatore di movimento che può entrare nel corso della gara. Se stai in porta, o giochi o fai il secondo, non c’è una via di mezzo. Scuffet è un capitale della società, può ancora riprendersi e dimostrare il suo valore. Bisogna capire cosa vuole fare lui”. Oltre all’Udinese, anche la Nazionale italiana sta attraversando una fase complicata, forse la più difficile della sua storia. Un suggerimento per il nome del commissario tecnico? “Per il nome è dura. Di profili interessanti ce ne sono un po’; abbiamo figure competenti che stanno lavorando seriamente in questo senso per trovare un uomo consono alla crescita dell’intero movimento. Anche se è brutto da dire, siamo nell’anno zero. Alla Nazionale va dato tempo; vanno fatti crescere molti ragazzi, bisogna dar loro la possibilità di acquisire esperienza a livello internazionale. Solo così possiamo tornare a essere protagonisti”. Si dice che per aumentare la qualità, vada ridotto il numero dei partecipanti. Bertotto è favorevole a una Serie A a 18 squadre? “Non penso che cambi molto. È indifferente. Non trovo motivi validi per giustificare un passaggio da 20 a 18”. Chiudiamo con un paio di pronostici. Chi vincerà lo scudetto? E la Champions League? “Penso che il campionato lo vincerà di nuovo la Juventus, anche se il Napoli le sta facendo grande concorrenza. In Champions ci sono tre squadre che sono di un livello sopra le altre. Il Real Madrid è impressionante per la forza, il Barcellona ha trovato una sua quadratura ed è diventato più forte dietro e il Bayern Monaco è una corazzata. Non so quale sia la migliore, ma visto lo stato di forma di Cristiano Ronaldo, forse i Blancos sono quelli che partono leggermente avanti”.


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Lavoro quotidiano per uscire dalla crisi 5

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Fonte foto: http://thumb.besoccer.com/media/img_news/cristian-zaccardo--en-su-presentacion-con-el-hamrun-spartans-de-malta--twitter-cristianzaccardo.jpg

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Quando il pallone finisce in rete: ZACCARDO, LINKEDIN, IL PROGETTO SPARTANS

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FOCUS SERIE A

Enrico Arcolin Simone Narduzzi

enrico.arcolin@cjosul.it simone.narduzzi@cjosul.it

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n curriculum da invidiare, poco da dire al riguardo. Chi non vorrebbe presentarsi a un colloquio elencando i traguardi raggiunti in carriera? L’apprendistato a Bologna, seguito da mentori come Mazzone, Francesco Guidolin. E poi gli anni di Serie A nella sua Emilia, a Palermo, a Milano. Quale datore non sarebbe colpito da un palmarès che racchiude successi internazionali? Anzi, Mondiali. Cristian Zaccardo è infatti tra gli autori del capolavoro andato in scena a Germania 2006. L’Italia sul tetto del mondo, tempi lontani, glorie trascorse. Classe 1981, fece parte della spedizione che, con Marcello Lippi in panchina, regalò la quarta stellina agli Azzurri. Stagione 2017/18, e il difensore continua a galoppare su quella fascia, conscio dell’età che avanza, ma al tempo stesso consapevole di poter dire ancora la sua in un calcio che non tramonta, uno sport che regala ancora storie degne d’esser narrate. Fuori dai nostri confini il calciatore ha trovato gloria nel 2009, diventando campione di Germania col Wolfsburg; nuovamente lontano – non troppo – dal Belpaese, per lui è iniziata un’avventura stimolante, coinvolgente, dalle origini senz’altro inedite. Nella stagione oramai quasi conclusa, infatti, il terzino ex Vicenza ha indossato – e continua a farlo – i colori degli Ħamrun Spartans, formazione che milita nella massima divisione maltese. Il trasferimento alla società rossonera è avvenuto successivamente all’iniziativa senza precedenti condotta dal calciatore attraverso il web. Utilizzando un social in particolare: Linkedin. Utile strumento per chi è alla ricerca di un nuovo lavoro, Zaccardo lo ha adoperato per lanciare la sua personale candidatura: “Sto ancora bene fisicamente, potrei giocare ancora due anni a livelli alti... Chi mi prende, fa un affare”. E l’affare, dopo i contatti

con diversi club, il difensore l’ha chiuso proprio con gli Spartans, i quali han vinto la concorrenza italiana e non solo portando sul tavolo delle trattative il progetto più convincente. E se grazie a Linkedin, Cristian Zaccardo è approdato a Malta, noi, con lo stesso strumento, abbiam raggiunto il terzino in forza agli Spartans. È con estremo piacere dunque che qui di seguito riportiamo l’intervista gentilmente concessa dal difensore campione del mondo a Berlino, un dialogo da cui emerge il quadro sulla recente esperienza maltese, la sua opinione sulla lotta Scudetto, tutta la disponibilità di un professionista che nel calcio ha ancora molto di buono da dare. E da dire. La Premier League maltese si è ormai avviata verso la sua fase conclusiva: un bilancio personale su questa esperienza in forza agli Ħamrun Spartans? “Mancano tre partite alla fine del campionato, purtroppo sono arrivato in corsa, quando la stagione era già cominciata. Pur essendo una squadra di seconda fascia, a dicembre ci eravamo messi in carreggiata per cercare di arrivare nei primi tre/quattro posti in classifica. Purtroppo poi una serie di eventi negativi ha influito sul nostro andamento e così, a inizio 2018, abbiamo perso diversi punti. Il mio bilancio personale è abbastanza buono: mi sono calato subito in questa realtà cercando di aiutare la squadra. Fino ad ora ho segnato tre gol e fatto un assist giocando come terzino destro”. Che idea si è fatto del calcio giocato e vissuto a Malta? Quali differenze non solo dal punto di vista tecnico, ma anche a livello di tifoserie, di approccio dei media locali, di organizzazione - ha notato rispetto al calcio italiano?

che due partite di campionato si giochino l’una di seguito all’altra, la prima per esempio alle 14 e la seconda alle 16. A livello di organizzazione di squadra poi non ci sono ritiri e ci si ritrova direttamente tutti allo stadio il giorno della partita”. In Italia prosegue la lotta Scudetto fra Juventus e Napoli. Quale squadra, secondo lei, al termine della stagione la spunterà? “Io sinceramente avrei puntato sul Napoli ad inizio stagione, ma ora come ora sembra che Sarri e i suoi giocatori si stiano arrendendo allo strapotere della Juventus. Il Napoli ha una squadra molto forte, ma la Juventus ne ha due di squadre molto forti”. Capitolo Nazionale: dopo la clamorosa eliminazione dal Mondiale, quali prospettive si aprono per l'Italia ora guidata dal nuovo ct - considerato dai più un traghettatore - Gigi Di Biagio? “La nazionale deve riacquistare credibilità e riuscire a far riavvicinare la gente. Si è smarrito un po’ di entusiasmo. Siamo l’Italia e dobbiamo giocare per vincere tutte le partite: lo dice la storia”. Possiamo dire che la sua inedita ed innovativa ricerca su Linkedin abbia portato agli effetti sperati: pensa che in futuro altri calciatori, come lei, decideranno di fare ricorso a questa rete sociale col fine di lanciarsi in una nuova avventura calcistica? “Può darsi. La vita, il lavoro, il mondo intero è in continua evoluzione e bisogna sempre tenersi aggiornati. Tuttora uso Linkedin per ampliare il mio network”.

“Il calcio qua è un po’ diverso rispetto a quello italiano. Qui in televisione si può vedere una sola partita in diretta su sette, al massimo due. La pressione senza dubbio è di gran lunga minore. Gli stadi omologati per giocare le gare di campionato sono quattro – due sintetici e due in erba naturale – e tutte le partite si giocano su questi campi. Questo dà vita a una cosa simpatica, perché implica

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FOCUS SERIE A

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FOCUS SERIE A Enrico Arcolin

enrico.arcolin@cjosul.it

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e fin qui la Sampdoria può dire di aver disputato una stagione ben al di sopra delle aspettative, il merito è condiviso seppur al tempo stesso riconducibile a un singolo uomo chiave, il capitano blucerchiato Fabio Quagliarella. L’attaccante campano nel reparto offensivo è un tuttofare: segna gol incredibili da distanze siderali, estrae dal cilindro giocate da applausi e, cosa forse ancor più preziosa, riesce a mandare in porta i propri compagni: durante questa stagione ha collezionato 5 assist in 28 partite, eguagliando così il suo record nel campionato italiano. Con 18 reti all’attivo, inoltre, Quagliarella ha anche superato il suo personalissimo score di reti segnate in una singola stagione di A. Stagione che è tutt’altro che terminata. Si può affermare dunque che Quagliarella, alla “veneranda” età di 35 anni, stia invecchiando nel migliore dei modi. Del suo ottimo rendimento sono in parte artefici società e allenatore: l’anno scorso il numero 27 era costretto a sostenere gran parte del peso in attacco, in quanto Schick e Luis Muriel non erano portati a fare il lavoro sporco giocando spalle alla porta. Quest’anno il presidente Ferrero ha scelto di affiancargli Dùvan Zapata, con il supporto di Gàston Ramirez. Il risultato è che ora Quagliarella può concentrarsi su una delle cose che gli viene meglio, ovvero tirare dritto verso la rete. L’ex Udinese è al centro di un progetto tecnico in cui la squadra spesso gli gira attorno, in fase di possesso e non: l’attaccante riesce infatti a dettare i tempi di gioco collaborando al meglio nel reparto offensivo con i compagni. Palla a terra e verticalizzazioni son così divenute l’arma vincente di mister Giampaolo, che nel Quaglia nazionale ha riscoperto un bomber rapace, un giovanotto dalla mira infallibile.

alle sue esigenze. Adesso Fabio è sereno, concentrato solo sul calcio. Ci sono stati tuttavia dei momenti durante i quali ha dovuto attraversare un vero e proprio calvario. Un periodo, siamo intorno all’estate 2010, culminato col doloroso addio alla squadra del cuore, il suo Napoli. Sgomento aveva creato allora il suo passaggio ai rivali della Juventus. Solo un anno fa la trasmissione “Le Iene” ha rivelato, in un servizio, le ragioni che spinsero De Laurentiis a cederlo, le cause alla radice di quel trasferimento forse mai voluto. Minacce, stalking, la vicenda è ormai nota: un amico poliziotto, il quale poi si rivela l’autore di lettere, diffamazioni. Il tutto da vivere nel silenzio dettato dalle indagini ancora in corso. Conclusasi la faccenda con la condanna per l’artefice di questo dramma, le parole del capitano della Doria ai microfoni di Sky Sport sono uno sfogo di liberazione: “Sono stati quattro-cinque anni difficili, in cui io e la mia famiglia abbiamo sofferto tanto. E fortunatamente la giustizia ci ha dato ragione”. Una storia che insegna, una vicenda che dimostra come, nel mondo del calcio, non tutto sia splendido come appare in televisione: dietro a un calciatore posson nascondersi storie difficili, sacrifici compiuti per portare avanti e difendere il sogno di una vita.

Di formazione granata, Fabio esordì in Serie A il 14 maggio del 2000 durante un Torino-Piacenza conclusosi sul 2-1 per i padroni di casa. Il mister che lo fece esordire fu Emiliano Mondonico, scomparso lo scorso 29 marzo al termine di una dura lotta contro il cancro. Quagliarella ha così commentato l’accaduto affidando il suo dolore a un post pubblicato su Instagram: “Una storia deve avere sempre un inizio. Non è da tutti avere il coraggio di far esordire un ragazzo a 17 anni in Serie A. Il mio grazie a Mister Mondonico. Sempre nel mio cuore”.

Nel corso della sua carriera Quagliarella ha cambiato diverse squadre e casacche cercando di trovare l’ambiente più adatto a lui: sembra proprio che in questi tre anni la città di Genoa abbia risposto

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IL RAMARRO RAMPANTE CJOSUL

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orsa verso i playoff, anche quest’anno. D’altro canto, che questo Pordenone non fosse idoneo a puntare alla vetta della classifica già lo si era capito da un pezzo notando l’andamento non troppo convincente della squadra nelle varie gare di campionato. E il Padova, che non vuole certo mollare quel primo posto occupato ormai stabilmente da venti giornate, ha rifilato nell’ultima giornata una terna secca agli uomini di Rossitto, dimostrando senza dubbio di meritare più di tutti la promozione diretta per la cui ufficialità si attende ormai solo l’aritmetico responso. L’obiettivo rimasto ai ramarri è quindi, come detto, il lungo e quest’anno ancora più complicato minitorneo dei playoff, che in caso di successo sarebbe centrato per la terza stagione consecutiva. Il cammino comincerebbe verosimilmente da una delle fasi di girone: alla prima accedono infatti le squadre classificate tra la quinta e la decima posizione mentre per la seconda è necessario il quarto posto. Sembra al contrario ormai irraggiungibile, anche se teoricamente ancora possibile, l’accesso diretto ai playoff nazionali che scatterebbe con un secondo o terzo posto. Per trasformare queste ipotesi in certezze, il team friulano dovrà quindi lottare fino all’ultimo per concludere il girone nella miglior posizione possibile evitando scivoloni negli ultimi tre scontri in programma. Il primo, dopo il turno di riposo da osservare questa domenica, è la sfida esterna contro il Vicenza, squadra iconica di quell’equilibrio altamente precario in cui la classifica continua a versare fin dalle primissime giornate: quei veneti che a inizio stagione si erano mantenuti in vetta ed erano tra i favoriti per la promozione, si ritrovano infatti ora all’ultimo posto a seguito di una penalizzazione. È perciò senz’altro superfluo ribadire che per la preparazione di questo match, contro un avversario che è a caccia di punti salvezza, sarà necessaria la massima cautela. La settimana successiva sarà poi ospite a Pordenone la seconda in classifica, la Sambenedettese, in uno scontro dove bisognerà piuttosto adoperare tutta la grinta possibile per ottenere un risultato positivo. In chiusura, dopo un nuovo turno di

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riposo previsto nell’ultimo weekend del mese, è prevista, sempre al Bottecchia, una vera e propria prova di playoff contro il Renate, attualmente nono a due punti dai neroverdi. Non si può certo dire che la cura Rossitto abbia fatto miracoli per il Pordenone, ma ha quantomeno arginato i danni, riportando capitan Stefani e compagni nella metà superiore della classifica, rafforzando inoltre forma e umore della squadra. Rimane ora un’ultima speranza per i sostenitori del club: un calendario disomogeneo, una classifica ballerina e tre scontri non certo semplici saranno gli ostacoli da affrontare per fare in modo che questa non si spenga.

LE ALTRE FORMAZIONI FVG Anche per la Triestina, ora decima a soli tre punti di distacco dal Pordenone, l’obiettivo di fine anno riguarda i playoff, così come auspicavano i più ottimisti a inizio stagione. Per gli alabardati, che quest’anno hanno giocato la Serie C da neopromossi, la posizione attualmente occupata e la possibilità di puntare ai medesimi obiettivi dei neroverdi è in effetti un risultato importante, anche se il discorso Serie B, almeno per questa stagione, non si è mai esternato. Dopo il cambio di tecnico i giuliani hanno totalizzato, sotto la gestione Princivalli, una singolare serie comprendente una vittoria, ben cinque pareggi e una sconfitta. Rimangono ora cinque partite, tra cui i tre scontri di alta classifica con Padova, FeralpiSalò e Sambenedettese, per cercare di migliorare questo andamento e accedere ai playoff di girone. In Serie D il mese di marzo porta sorti opposte alle due friulane impegnate nella lotta per non retrocedere. Il Tamai attraversa un brutto periodo e totalizza una serie di cinque sconfitte consecutive, che porta la squadra di Brugnera in piena zona playout ben sette punti sotto la quota salvezza. Il team è quindi obbligato a uno sforzo immane in questo finale di campionato quantomeno per evitare la retrocessione diretta, ad oggi distante cinque punti. Il Cjarlins Muzane con una grande prova d’orgoglio ottiene invece ben quattro

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vittorie nello stesso numero di gare e si porta a due punti di vantaggio sulla zona rossa. Nelle ultime cinque gare di campionato il calendario sembra favorire la squadra della bassa friulana che, in caso di salvezza, festeggerebbe una prima storica permanenza in Serie D.


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All’inseguimento dell’ultima speranza UN CALENDARIO E UNA CLASSIFICA AVVERSI GLI OSTACOLI DA AFFRONTARE NELLA GIÀ COMPLICATA CORSA DI FINE STAGIONE. PER LA TERZA VOLTA, L’OBIETTIVO SONO I PLAYOFF.

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foto: http://radiogoal24.it/wp-content/uploads/2016/03/10225274-paul-pogba-et-antoine-griezmann-football-heros-de-l-euro.jpg

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UNO SGUARDO AL MONDIALE tommaso.nin@cjosul.it

Tommaso Nin

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UNO SGUARDO AL MONDIALE

Continua la nostra marcia di avvicinamento alla prossima Fifa World Cup. I gironi, le curiosità, le grandi domande, per arrivare davvero preparati all’evento calcistico dell’anno.

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UNO SGUARDO AL MONDIALE >> SEGUE

GIRONE C Squadre: Francia (9), Australia, Perù (11), Danimarca (12)*. Un sorteggio sulla carta favorevole, quello che l’urna mondiale ha riservato alla Francia di Didier Deschamps. Il tecnico transalpino fece parte di quella leggendaria formazione che raggiunse il tetto nel mondo nel 1998, in una edizione storica, disputata proprio in Francia, quando i padroni di casa si imposero in finale sul Brasile con un 3-0 destinato a rimanere nella storia. Servirà a Deschamps tutta l’esperienza di vent’anni fa per regalare ad un’intera nazione, già vice-campione d’Europa nel 2016, la possibilità di covare il sogno mondiale. Un girone favorevole e non complicato dovrebbe aiutare les Bleus, una squadra giovane e non troppo esperta, che nelle prime partite cercherà di abituarsi in fretta al format della competizione per ricavare minuti in cui trovare un volto e un assetto tattico stabile che ad ora pare mancare. Deschamps ha a disposizione molti talenti, soprattutto dal centrocampo in su: Kanté, Pogba, Matuidi, Griezmann, Giroud, Coman, Mbappé… e potremmo continuare. L’arsenale offensivo dei francesi fa paura, abbina tecnica a velocità e potenza fisica, può essere potenzialmente letale, anche se le ultime amichevoli hanno mostrato che diversi meccanismi devono ancora essere perfezionati. Dovrebbe invece essere un affare privato tra Danimarca e Perù la contesa per il secondo posto nel girone. Entrambe le nazionali vantano quattro apparizioni alla fase finale della competizione, l’ultima danese nel 2010, mentre per vedere i sudamericani nel tabellone principale bisogna riavvolgere il nastro fino al 1982. I peruviani si sono assicurati il viaggio in Russia vincendo una spietata concorrenza nel girone sudamericano, costringendo al forfait rivali blasonate come il Cile e il Paraguay. La storica qualificazione in un girone dominato dalle quattro grandi, Brasile, Argentina, Uruguay, Colombia, non potrà che infondere un entusiasmo a cui gli avversari dovranno porre attenzione. La Danimarca, dal canto suo, ha agguantato il pass per la Russia solo al playoff, dove ha letteralmente schiantato l’Irlanda, trascinata dal suo maggior talento, il fantasista Christian Eriksen, vero ispiratore ma anche goleador CJOSUL | APRILE 2018

nelle partite di qualificazione. Molte delle possibilità di stupire dei danesi dipenderanno dalle prestazioni del loro numero 10 – reduce da stagioni esaltanti a Londra, sponda Tottenham – il quale potrebbe sfruttare proprio il palcoscenico mondiale per cercare la definitiva consacrazione. Chiude il girone l’Australia, che malgrado la non esaltante fase di qualificazione, ha eliminato nel turno dei playoff la rivelazione Siria. Sarà difficile per gli australiani regalare grandi emozioni ai loro tifosi: le avversarie del girone sembrano più organizzate e talentuose.

Curiosità. Davvero singolari le ultime vicende che hanno interessato la panchina dell’Australia. Ange Postecoglou, guadagnato il pass per la Russia nel novembre 2017, ha rassegnato le dimissioni. Al suo posto, in gennaio, è arrivato Bert van Marwijk, il ct che condusse l’Olanda in finale nel 2010 e che proprio in queste qualificazioni, prima di optare per la panchina australiana, aveva riportato al Mondiale, dopo dodici anni di assenza, l’Arabia Saudita.

GIRONE D Squadre: Argentina (4), Islanda (22), Croazia (17), Nigeria (50). Il girone di ferro di questa edizione, senza alcun dubbio. Certo, se si considera solamente la rosa dei giocatori e il numero di trofei vinti, l’Argentina dovrebbe essere la favorita assoluta: ma il primo posto non pare affatto già assegnato. A eccezione della modesta Nigeria, Croazia e Islanda non partono da sfavorite e si giocheranno con l’Albiceleste i pass per il turno successivo. In un girone così equilibrato il minino errore potrebbe costare carissimo: è per questo che la tenuta mentale e la capacità di gestire i momenti decisivi di ogni singola partita saranno la chiave per assicurarsi gli ottavi di finale. Quanto a tenuta mentale l’Argentina cammina su un filo assai sottile, in perenne e precario equilibrio. Si sa, l’ambiente laggiù non è dei migliori: la pressione dei media e dei tifosi, le aspettative rispettate o deluse che diventano entusiasmo sfrenato o

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psicodramma collettivo, la finale persa nel 2014 contro la Germania, la presenza di Messi, dio in terra o eterno profeta in patria. La formazione Albiceleste potrebbe non farcela, Sampaoli fallire, e non ci sarebbe di che sorprendersi. L’amichevole di Madrid con la Spagna, 6-1 il finale, ha squadernato le enormi difficoltà di una squadra troppo fragile difensivamente e povera di personalità se orfana del suo numero 10. Il tempo per porre rimedio è davvero poco. Per questo saranno decisive le prime partite del girone, da subito l’esordio con l’Islanda e poi il match con la Croazia: due vittorie potrebbero ridare entusiasmo e infiammare l’orgoglio sudamericano, lanciando la squadra di Sampaoli agli scontri diretti che contano con più sicurezza. Delle sconfitte, al contrario, determinerebbero il fallimento di una spedizione e di un intero progetto. L’Islanda, invece, ha dalla sua una tranquillità psicologica che è l’opposto dell’ansia argentina. I vichinghi giocheranno sulle ali dell’entusiasmo, consapevoli di aver raggiunto un traguardo storico, vincendo addirittura il proprio girone di qualificazione e imponendosi su formazioni storiche come la Croazia, sorteggiata ora nello stesso


gruppo. Se gli islandesi non hanno nulla da perdere, i giocatori croati devono innanzitutto dimostrare a loro stessi che le aspettative dei propri tifosi non sono prive di fondamento. Già nel 2016 in Francia il bottino è stato magro e inferiore a ciò che i talenti slavi potessero far presagire: Modric, Mandzukic, Rakitic, Kovacic, Perisic e Brozovic all’Europeo hanno raccolto davvero poco, e anche nelle partite di qualificazione il gioco espresso è apparso deludente. Quale occasione migliore di riscatto del palcoscenico mondiale in un girone così ostico? Le difficoltà potrebbero risvegliare la combattività slava e regalare tristi momenti agli avversari. Insomma, questo girone sembra davvero essere un rebus. Molto dipenderà dai risultati delle prime partite, molto dagli episodi, molto dalle giocate dei singoli giocatori, molto dalla compattezza di squadra. Proprio per queste ragioni non sembra esserci un vero favorito, e per le stesse ragioni sarà uno dei gruppi più interessanti da seguire.

Curiosità. Heimir Hallgrimsson è un dentista, nel tempo libero fa il ct della nazionale islandese. Secondo di Lagerback a Euro 2016, ha guidato la squadra come primo allenatore alla qualificazione a Russia 2018, regalando all’Islanda il record di nazione con la minor quantità di popolazione a qualificarsi alla fase finale della Coppa del mondo. La domanda. Riuscirà Leo Messi a conquistare l’unico titolo che manca alla sua bacheca? Sembra questa una delle maggiori domande che scandiscono l’avvicinamento a Russia 2018. Molti pensano che un’eventuale vittoria al Mondiale potrebbe consacrare Leo Messi come il più forte giocatore di tutti i tempi, eguagliando quel Diego Armando Maradona che, nel Mondiale messicano dell’‘86, prese per mano l’Argentina portandola al trionfo anche grazie alla celebre Mano de Diòs. Nel 2014 l’asso argentino ha cullato il grande sogno, per poi vederlo andare in frantumi ai supplementari con la rete di Gotze: una finale mondiale non si gioca tutti gli anni, e anche il percorso per arrivarci non è facile, serve anche fortuna. L’impressione è che la grande occasione, poi trasformata

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in grande rimpianto, sia stata proprio quella di quattro anni fa: Messi rimane tuttora un talento senza rivali, la stella del torneo, ma la struttura che Sampaoli gli ha creato attorno non pare essere tanto solida quanto serve per avere la meglio su squadre come la Spagna, la Germania o il Brasile. In Russia la sentenza, stay tuned.

* fra parentesi i ranking Fifa delle diverse formazioni.

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SOLO COTONE Simone Narduzzi

simone.narduzzi@cjosul.it

LARDO POMILIO

Palla a due fra i coach del basket udinese CJOSUL | APRILE 2018

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foto di Sara Annichini

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Due cuori e un palazzetto, perché al basket non si comanda. Sport che unisce, regala gioie, condanna, appassiona la gente: a volte incrocia destini e li conduce allo stesso parquet. Calcato, consumato dalla carriera brillante di entrambi, monitorato a breve distanza mentre a giocare è il loro quintetto: Lino Lardo e Amalia Pomilio, coach al Carnera, compagni nella vita. Ex atleti dai trascorsi illustri, dal principio della stagione in corso insieme anche alla guida del movimento cestistico udinese in quanto tecnici delle due principali compagini della pallacanestro friulana: Apu Gsa e Libertas Basket School. Quello che ha portato “Malì” Pomilio alla sua prima esperienza come allenatrice di una squadra senior è il percorso di una tenace, vincente, icona del basket in rosa: da giocatrice per lei non “solo” due titoli in A1 a Vicenza nel biennio ’86/’88, da segnalare infatti gli Europei vinti con la casacca azzurra nel 1987 e pure nell’edizione immediatamente successiva. La sua trafila in Nazionale comprende ben 120 presenze disseminate fra match in competizioni a livello continentale e gare a cinque cerchi nelle qualificazioni olimpiche ’84 e ’88. Appese le sneaker al chiodo, Amalia è rimasta in orbita palla a spicchi con le esperienze dirigenziali e in veste di allenatrice. In casa Delser, prima di rilevare l’attività del predecessore Valdi Medeot, ha già seguito – e continua a farlo in veste di responsabile tecnico – il settore giovanile delle piccole atlete arancioni. Conoscenze quindi donate alle promesse del nostro domani. Lavagnetta alla mano e l’onere affine di custodire, sfornare talenti: dal 2015 Lino Lardo è il tecnico dell’Apu Gsa, l’eroe, un anno più tardi, della promozione a Montecatini. Forte di un passato da

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giocatore professionista, è consigliere ideale per i giovani bianconeri, il perfetto interlocutore per ogni elemento del roster. Da playmaker di grande livello tra Serie A1 e B, infatti, il tecnico classe ’59 può capire, gestire quei momenti che lui stesso un trentennio prima ha vissuto in prima persona. Nel 1996 in quel di Bergamo è iniziata la sua storia di coach – quell’anno, in particolare, è assistente di Carlo Recalcati, ne rileverà poi l’incarico la stagione successiva – una favola che, qualche anno più tardi, l’avrebbe portato a sfiorar lo scudetto della massima serie con Milano. È il 2005, infatti, e dopo un paio di stagioni di grande livello a Reggio Calabria – dove gli viene conferito il titolo di miglior allenatore dell’anno nel 2004 – Lardo porta l’Olimpia Milano alla finale di A1 contro la Fortitudo Bologna. A spuntarla saranno i felsinei con una tripla segnata allo scadere da Douglas, canestro convalidato consultando l’istant replay. Nel curriculum del coach ligure anche le panchine occupate a Rieti, alla Virtus Bologna e a Roma, prima della parentesi (2013) con i libanesi dell'Amchit e le due stagioni in A2 con Trapani. A Udine ora si incrociano fra allenamenti e gare al Carnera. Lino Lardo e Amalia Pomilio, coach nel rinnovato impianto dei Rizzi dove Apu e Libertas lavorano per un comune obiettivo: portare la pallacanestro udinese a traguardi un tempo insperati. Anche in questa stagione. Anche adesso che pochi match ci separano dal termine di un campionato ancora in grado di regalare sorprese. Dopo un cammino dove non son mancate certo le belle soddisfazioni, come arriva la sua squadra a questa importante parte conclusiva della stagione? Lardo: “Il clima è buono, la squadra si allena, si impegna. Normalmente questa è una fase del campionato in cui si riprende la forma. Abbiamo infatti programmato la stagione per arrivare a fine girone d’andata al massimo; di conseguenza ci aspettavamo il calo che c’è stato in seguito. In questo periodo invece abbiamo nuovamente mollato il lavoro pesante per permettere alla squadra di essere nella forma giusta, più leggera, con la benzina per arrivare fino in fondo. Effettivamente è così, se non fosse che arriviamo a questa parte finale di stagione con parecchie problematiche fisiche. Però non abbiamo mai mollato: la squadra ha un'anima, ha un cuore e ha anche qualità per rimanere in alto. È chiaro tuttavia che queste problematiche di ordine fisico non ci fanno essere al

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massimo come ci aspettavamo”. Pomilio: “Spero che ci arriviamo bene. Abbiamo avuto un periodo di flessione che è coinciso con l’inizio del girone di ritorno, ma adesso abbiamo ripreso il nostro cammino. Il calendario teoricamente ci aiuta, anche se è chiaro che incontrare squadre posizionate verso la zona playout non è una cosa così semplice, visto che saranno molto motivate a fare punti. Però è sempre meglio incontrare questo tipo di formazioni piuttosto che le prime della classe. Speriamo di aver superato anche i diversi problemi fisici che ci hanno afflitto, con tutti gli scongiuri del caso”. In cosa, secondo lei, dovreste migliorare e quali sono i margini di crescita del gruppo da qui a fine stagione? Lardo: “Il margine potrebbe essere in primis il rientro a pieno ritmo di Benevelli e Pinton, fondamentali per noi dal punto di vista tattico. Magari le loro assenze sono passate inosservate, ma la mancanza dei nostri due tiratori più importanti ha permesso alle difese avversarie di adeguarsi, di stare aggressive ma al tempo stesso molto chiuse. Penso poi all’inserimento graduale di Bushati, che ci può dare altre alternative in attacco. Questi fattori ci possono permettere di avere un maggior numero di soluzioni tattiche all’interno del nostro gioco d’attacco. E poi, come sempre in questa fase del campionato, ci sono delle piccole aggiustature da poter fare di partita in partita. In ogni caso credo che la nostra intensità difensiva possa sempre fare la differenza. Pomilio: “Di margini ce ne sono a tonnellate, a cominciare dalle nostre percentuali di tiro, dai tiri liberi ai tiri da tre. Arrivate a questo punto della stagione comunque siamo riuscite a mettere abbastanza cose nel nostro bagaglio tecnico, e tutte sono migliorabili. Parlo per esempio delle nostre esecuzioni difensive, anche se abbiamo fatto nostre due zone e la difesa a uomo aggressiva. Dobbiamo migliorare il gioco di squadra, imparare ad avere pazienza quando troviamo delle difese aggressive e a saper sfruttare quelli che potrebbero essere i nostri punti di forza. Abbiamo tanto lavoro ancora da fare, senza contare il miglioramento individuale – che durante una stagione si vede poco e al quale ci dedicheremo nel periodo estivo”. Spesso abbiamo chiesto ai suoi giocatori com’è il rapporto con il


coach. Viceversa, come si trova lei con il roster a sua disposizione? Lardo: “Come metodo per allenare ho scelto quello di stare dalla parte dei giocatori. Questo mi aiuta in quanto sono stato un giocatore professionista, e per questo mi sento di dire che forse più di altri capisco gli sforzi che fanno i giocatori ogni giorno e gli errori che fanno. Credo di poterli aiutare. Poi ogni squadra, ogni stagione ha delle caratteristiche diverse attraverso gli individui che formano il gruppo. Ma devo dire che questa è una squadra che dal punto di vista del profilo umano mi ha dato molta soddisfazione. L’ho già detto ai ragazzi: ogni giorno vengo in palestra contento di allenarli. Perché anche se questo è un lavoro bellissimo ci sono delle stagioni, dei momenti dove il peso può farsi sentire. Loro in questo mi hanno aiutato molto perché son stati sempre disponibili, dei seri professionisti, mi hanno permesso di allenare con serenità. Questo è veramente gruppo speciale”. Pomilio: “Con le ragazze ho un buon rapporto. Per me era la prima volta da capo allenatore con una squadra senior. Loro erano un gruppo già collaudato

in cui io sono arrivata da nuova, per cui ho dovuto capire certe dinamiche. A loro volta le ragazze hanno dovuto capire me, perché comunque essere allenati da una donna è una cosa diversa rispetto all’essere allenati da un uomo. Siamo a buon punto anche se, come ogni cosa, anche questa è migliorabile. In ogni caso, avendo sempre vissuto le squadre femminili da giocatrice, sai cosa aspettarti. Le dinamiche all’incirca sono le stesse; è chiaro che si tratta di generazioni diverse. Le mie compagne di squadra erano giocatrici simili a me, per caratteristiche, come persone, mentre le ragazze che alleno fanno parte di un’altra generazione, potrebbero essere le mie figlie. Quindi hanno un modo di ragionare che non è esattamente quello a cui ero abituata io da giocatrice”. Restando in tema rapporti, come vive il quotidiano al fianco di una persona che con lei condivide la grande passione per il basket e, come lei, ricopre il ruolo di allenatore di una prima squadra? Lardo: “Chiaramente è un’esperienza nuova, visto che lei ha sempre allenato le giovanili. Quest’anno la vita è un

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po’ diversa, sono cambiati i tempi, alcuni equilibri in casa. Già il fatto di scambiarci il campo tra un allenamento e l’altro è particolare. Prima al rientro a casa la sera trovavo la cena pronta e magari mi sfogavo un po’ con lei, essendo anche lei ex giocatrice. Quando lei ha saputo che sarebbe stata impegnata con la prima squadra abbiamo stretto un piccolo patto per porre dei paletti almeno in casa… ma è impossibile. Quando mangiamo, specialmente a colazione, che è il momento in cui iniziamo a pensare alla giornata, sul tavolo c’è sempre una lavagnetta e fra noi parliamo di quello che andremo a fare sul campo. Per me lei è fondamentale perché è un punto di confronto. Da parte mia quest’anno credo di averle dato una mano. È bello. Chiaramente impegnativo, però la viviamo bene. Ogni tanto ci diamo uno stop, i lunedì stacchiamo, ci piace girare un po’ il Friuli, conoscere questa terra”. Pomilio: “Certamente parliamo di basket, perché dopotutto è la nostra vita, oltre che il nostro lavoro. Quindi è chiaro che ci confrontiamo. Per me il percorso quest’anno è stato sicuramente agevolato perché per qualsiasi dubbio o pensiero lui è sempre stato disponibile. È chiaro che CJOSUL | APRILE 2018


>> SEGUE ci sono dei giorni in cui è tassativo non parlare di basket. Il lunedì, ad esempio, spegniamo i telefoni e andiamo a fare una passeggiata in mezzo ai monti o al mare, per staccare, senza stare a ragionare troppo, perché sennò impazziamo. La pallacanestro comunque fa parte della nostra vita e quindi il confronto è quotidiano”.

perché la mia competitività rimane sempre. Per quanto riguarda gli altri sport, sono un malato di calcio, anche se devo dire che ultimamente non mi piace vedere certi giocatori, le simulazioni che fanno: mi sembra che siano degli esempi per una cultura un po’ diversa dalla nostra. Però sono un amante del calcio. Quando ero ragazzino il mio sport era

Cosa apprezza del modo di allenare del/la compagno/a? Lardo: “La tenacia, la precisione; io le dico sempre che è una tedesca, perché anche quando ci confrontiamo vuole sapere nei dettagli cosa succede. Ha un’esperienza vissuta sul campo di altissimo livello che può trasmettere alle giocatrici, però nello stesso momento la sua qualità nell’allenare è il modo di insegnare: la tenacia nel non mollare mai, la precisione nel trasmettere alla squadra quello che vuole. È brava. Poi la sua squadra, al di là del valore delle giocatrici, è una squadra che gioca a pallacanestro, è veramente preparata bene”. Pomilio: “Il trasporto, l’energia che ci mette, perché ci crede sempre e anche nei momenti difficili riesce ad essere positivo. Poi senza dubbio gli invidio l’esperienza, perché sa reagire prontamente a tutto quello che succede, soprattutto in partita. Parlo anche dell’esperienza nella preparazione delle partite, di quel bagaglio tecnico che porta con sé e da cui ogni tanto cerco di rubare qualche segreto”. Segue altri sport oltre alla pallacanestro? Hobby nel tempo libero? Lardo: “Spesso faccio il paragone tra giocatore e allenatore. Ho fatto il giocatore per molti anni, e quando sei giocatore stacchi a fine allenamento. Poi diventi allenatore e non stacchi mai. Vai a casa, pensi, programmi. Tuttavia riesco lo stesso a ritagliarmi un po’ di spazio. Come hobby sono amante della musica, sotto la doccia canto sempre, anche se son stonatissimo, soprattutto musica italiana. Mi piace leggere di tutto, dai giornali ai libri. E poi mi piace andare in bicicletta. È una passione che ho preso da mio fratello negli ultimi anni – io ho iniziato a giocare a pallacanestro per “colpa” di mio fratello, poi quando è diventato grande è diventato un cicloamatore. Mi sono comprato una bici abbastanza seria, da strada, è una cosa che mi rilassa molto. Quando esco in bici parto sempre con l’idea di andarci piano, poi però vado su per le salite, CJOSUL | APRILE 2018

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la pallacanestro, ma di nascosto andavo a giocare in una squadra di calcio. Lo giocavo anche a livello amatoriale. Quando allenavo Milano mi capitava di giocare delle partite di beneficenza, e una di queste si è tenuta a San Siro: è stata per me la realizzazione di un sogno! In ogni caso seguo tutti gli sport: sono un uomo di sport, e tutto quello che è


sport lo seguo, con molto rispetto per quegli sport ritenuti da qualcuno come minori. Mi dà un po’ fastidio quando qualcuno non rispetta chi fa sport. Credo che chiunque faccia sport, al di là della salute, trasmetta delle belle sensazioni e dei bei valori”. Pomilio: “Seguo altri sport, diciamo che ho un cultura sportiva: sono stata

sposata con un ostacolista, quindi seguo l’atletica leggera, mio cugino è il vice allenatore della nazionale di pallanuoto: quindi altri sport comunque li seguo. Chiaro che il basket è la mia vita e quindi lo seguo di più. Per quanto riguarda il tempo libero, ho fatto un corso da sommelier dopo il mio arrivo in Friuli: ho imparato qualcosa sul vino, una cosa

che mi ero ripromessa di fare prima o poi per riscoprire una radice della mia famiglia, dove i liquori erano importanti. Adesso sto frequentando un master in counseling, quindi di tempo libero non ce n’è in mezzo a tutte queste cose. Poi chiaramente mi ritaglio del tempo per andare a salutare i miei due figli e i miei genitori”.

“Tentiamo lo SCACCO MATTO ai playoff": Con queste parole il presidente Alessandro Pedone ha annunciato l'arrivo di un nuovo elemento in casa Apu Gsa. Si tratta del giocatore americano Troy Caupain, playmaker classe 1995 proveniente dai Lakeland Magic, formazione affiliata agli Orlando Magic che milita nella NBA Development League. Nato a New York, di altezza 193 cm, Caupain entra dunque a far parte del roster bianconero proprio nel bel mezzo del rush finale per la conquista di un posto nei playoff di Serie A2. In quanto straniero, il giocatore verrà impiegato quale alternativa all'estone Rain Veideman o all'altro Usa Kyndall Dykes. A coach Lino Lardo, di volta in volta, il compito di decidere quale impiegare fra i tre elementi a sua disposizione per questa parte conclusiva di campionato. Caupain, stando all'annuncio pubblicato a inizio aprile sul sito ufficiale Apu, è giocatore dotato di fisicità importante e ottima propensione difensiva, una caratteristica, questa, che potrebbe facilitargli l'inserimento negli schemi di difesa propri della squadra bianconera. A Udine il ragazzo arriva con una media di 15.6 punti, 7.5 rimbalzi e 5.8 assist a partita in 50 gare giocate con la maglia dei Lakeland Magic. 21

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Alma Madracs: LA CRESCITA DI UNA SQUADRA, IL SUCCESSO DI UN GIOVANE SPORT

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SPORT FVG

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icordate il giochino per cellulare Snake? Un mini-serpente a caccia di cibo cresceva a velocità esponenziale nutrendosi. Si allungava, riempiva lo schermo, finché, senza più spazio, era costretto a mordersi la coda. Bastava poco perché il suo corpo si estendesse oltre un limite imposto, arrivando in pochi secondi a coprire quanta più superficie potesse. Da piccolo ofide a grande, affamatissima biscia. Non è poi di gran lunga maggiore l’arco di tempo impiegato da una giovane associazione nata soltanto nel 2010 per farsi spazio all’interno di uno sport di cui rappresentano, a livello regionale, la miglior manifestazione, fra le più alte espressioni in Italia. Si nutrono sì, ma di gol, crescono senza fermarsi travalicando i confini friulani. Venezia e Padova, ma anche Viadana, Ancona e poi Roma. Da piccola squadra a stabile società, le nostre bisce neroverdi… loro sono gli Alma Madracs Udine. Lo sport agonistico di cui si fanno promotori è l’hockey in carrozzina elettrica, disciplina nata nei Paesi Bassi nel 1982 e poi sdoganata anche al di fuori dei confini europei grazie al coinvolgimento che tale pratica può regalare ai propri atleti, persone affette da patologie neuromuscolari gravemente invalidanti. In Italia il powerchair hockey ha fatto il suo esordio nei primi anni ’90 e ad oggi si vede inserito, in quanto Federazione (FIWH), nel Comitato Italiano Paralimpico, dove una trentina di squadre da tutto il Paese si sfidano in campionati di Serie A1 e Serie A2. La stagione attualmente in corso ha segnato l’esordio degli Alma Madracs udinesi nella massima categoria: un traguardo storico per lo sport Fvg, un cammino che non cessa di regalare emozioni. Reduci dalle sconfitte sui parquet delle prime due della classe – Thunder Roma e Black Lions Venezia campioni in carica – i ragazzi di mister, nonché presidente, Ivan Minigutti sono attesi, nel mese di aprile, dai match casalinghi che andranno a chiudere la regular season. Avversari i Dolphins di Ancona e, per l’immediata rivincita dopo il 6-4 in trasferta, i Thunder capitolini. Obiettivo chiudere al meglio il campionato, magari archiviando già l’8 aprile contro il fanalino di coda Ancona una pratica salvezza senza dubbio a portata di mano – gli Alma Madracs occupano il quinto posto del girone A; a retrocedere saranno i sesti, ad oggi lontani quattro punti. Una meta, quella della permanenza in A1, raggiungibile

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anche grazie al sostegno del pubblico di fede neroverde, fan della disciplina e fedeli frequentatori degli impianti locali teatro delle battaglie delle bisce nostrane. È qui che si consumano le gare di uno sport unico, dove è previsto il coinvolgimento sia di atleti che riescano a colpire la pallina da gioco usando una mazza da floorball, sia di quei giocatori la cui forza si focalizza nell’azionare il comando della propria carrozzina elettrica: applicato alle pedana di essa, il cosiddetto stick permette di regalare spettacolo durante i quattro tempi da dieci minuti che vanno a comporre un singolo incontro. Maschi e femmine insieme, 5 vs 5 senza limitazioni di cambi, il tutto dentro a un perimetro – porta compresa – delimitato da piccole sponde. La rosa degli Alma Madracs vede i giovani far capo ai più esperti nel giusto mix in grado di valorizzare talenti del domani e pilastri di lungo corso. A questi ultimi, in particolare, risponde l’identikit di

bomber Claudio Comino, 35 anni e punto fermo della Nazionale azzurra che, nel 6-2 subito a Venezia lo scorso 24 marzo, è riuscito ugualmente a togliersi una grandiosa soddisfazione raggiungendo i 201 centri in maglia neroverde. Insieme a lui, capitan Benedetta De Cecco e compagni hanno inoltre avuto accesso alle Final Four di Coppa Italia grazie al successo ottenuto nei quarti su Torino, una vittoria che a ottobre ha spalancato le porte ai friulani per l’evento in programma a Modena i prossimi 5 e 6 maggio. In semifinale le nostre bisce se la vedranno proprio con i padroni di casa emiliani, formazione che milita in A2; a giocarsi con loro il trofeo anche Cocoloco Padova e i temibili Sharks di Monza.

dell’hockey internazionale, consci di aver fornito un apporto non da poco nella diffusione di questo sport in Friuli e nel resto d’Italia. Ecco dunque che a fine settembre, proprio nella nostra regione, avranno luogo i Mondiali di powerchair hockey, un richiamo per gli amanti della disciplina e per chi si approccia a questo sport soltanto per la prima volta. Appuntamento dal 24 settembre al primo ottobre a Lignano… ma prima per gli Alma Madracs c’è una stagione da concludere a testa alta.

Grazie alla recente partnership suggellata con l’agenzia Alma, già naming sponsor della Pallacanestro Trieste, le bisce friulane sono riuscite ad affrontare questo primo e oneroso cammino in A1 ed ora guardano con entusiasmo ai prossimi appuntamenti

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foto: Facebook Alto Livenza 29ers American Football Team

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100 YARD PER LA GLORIA Marzio Paggiaro

marziopaggiaro@gmail.com

IL CAMMINO DELLE SQUADRE FRIULANE NEI campionati Fidaf

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on ci siamo scrollati ancora di dosso le emozioni e le immagini dell'ultimo Super Bowl, che già ci immergiamo nei campionati delle diverse categorie del football nostrano. Anche se la stagione è iniziata da poche giornate, ha saputo regalare già diverse sorprese.

Al termine dei tempi regolamentari le due squadre si ritrovano pari, 7-7: si va ai supplementari. Alla fine sono i Muli ad aggiudicarsi la partita segnando altri sette punti e facendo loro una vittoria che ha lasciato degli strascichi di polemiche in merito ad alcune scelte arbitrali.

Partiamo con il campionato di terza categoria di football a 9, dove tre club regionali militano nel girone I.

Altra domenica, altro Game Day, quello del 18 marzo. I Draghi ospitano i Pederobba Mexicans e, finalmente, arriva la prima vittoria per la squadra friulana. La gara si infiamma nel secondo tempo, con i veneti che chiudono in vantaggio dopo aver totalizzato ben 30 punti contro i 25 dei padroni di casa. Nel terzo quarto si realizza la “remuntada” degli udinesi, i quali segnano i 9 punti che gli permettono di aggiudicarsi il match. Grande partita di cuore per i Draghi che, dopo una partenza difficoltosa e la controversa sconfitta con i Muli, si aggiudicano la prima vittoria in campionato per 34 a 30.

La prima giornata, giocata il 18 febbraio, è stata caratterizzata da due partite completamente diverse. Nel primo incontro, gli Alto Livenza 29ers hanno sconfitto i padroni di casa dei Draghi Udine per 12 a 6: un touchdown nei primi due quarti della gara per i 29ers e uno nell'ultimo quarto per la compagine udinese. Gara di certo non molto avvincente, contrariamente a quella tenutasi a Pederobba (Tv), dove i Mexicans padroni di casa hanno avuto la meglio sui Muli Trieste per 58 a 55. Una partita, questa, molto equilibrata, come confermato dal punteggio finale. Il primo quarto si chiude 8 a 0 a favore della squadra trevigiana; nel secondo quarto i Muli iniziano a far ingranare il loro gioco ricucendo lo svantaggio a soli tre punti (16 a 13). Grande equilibrio nel secondo tempo: entrambe le squadre riescono a segnare più di 20 punti per quarto offrendo così ai tifosi una partita decisamente entusiasmante e pirotecnica. Domenica 4 marzo si è giocata la partita valevole per la seconda giornata del girone fra i 29ers e i Mexicans. La squadra pordenonese ha eseguito una prestazione importante contro i trevisani sbloccando, in particolare, la propria fase realizzativa, e rimontando il 6 a 12 incassato nel primo quarto con un parziale di ben 21 punti a segno contro gli zero dei veneti. La gara, con otto punti nel terzo quarto per i Mexicans e sette nel finale per i 29ers, si è quindi conclusa con la vittoria dei 29ers per 34 a 20. La seconda giornata ha avuto poi fine con l’incontro molto sentito fra le due storiche compagini della regione al campo sportivo S. Andrea di Trieste: Muli vs Draghi. La partita, giocata con estrema intensità sul piano fisico, alla fine del primo tempo vede il punteggio bloccato sullo 0 a 0. Nel terzo quarto sono i Draghi ad andare in vantaggio, ma vengono recuperati nell'ultimo quarto.

LA MOMENTANEA CLASSIFICA DEL GIRONE I È LA SEGUENTE: 1.

29ers Alto Livenza

(2 – 0)

2.

Muli Trieste

(1 – 1)

3.

Draghi Udine

(1 – 2)

4.

Mexicans Pederobba

(1 – 2)

sono principalmente finalizzati a uno scontro diretto con l'uomo che si ha di fronte appena parte l'azione, nel football a 11 gli schemi che i lineman devono eseguire – soprattutto per i giocatori in attacco – si fanno più complicati. I campioni italiani in carica di 3a divisione hanno il personale contato per ricoprire questi ruoli, senza sottolineare ulteriormente che si tratta per loro della prima volta in questa nuova categoria. Le altre partite si sono così concluse: 22 a 6 per i Saints Padova, 6 a 27 per i Mastini Verona. Il campionato è ancora lungo e ogni gara servirà ai Sentinels per migliorare e accrescere il proprio bagaglio di esperienza nell’attesa che arrivi al più presto la prima vittoria per l'unica squadra friulana in seconda categoria.

LA CLASSIFICA MOMENTANEA DEL GIRONE E: 1.

Saints

(2 – 0)

2.

Cavaliers

(2 – 1)

3.

Mastini

(1 – 1)

4.

Sentinels

(0 – 3)

Passiamo adesso ai Sentinels Isonzo, che quest'anno sono approdati nella seconda divisione di football a 11. Il team isontino sapeva che il passaggio ad una categoria superiore non sarebbe stato semplice, come ci avevano riferito nella nostra intervista dello scorso novembre: ecco allora che, nelle tre partite disputate, hanno rimediato altrettante sconfitte, tutte con un certo margine di svantaggio. La nota positiva? In ogni incontro la squadra è riuscita sempre a muovere il tabellone dei punti fatti e, ad esclusione della gara contro i Castelfranco Cavaliers finita 55 a 14, son sempre riusciti a tenere gli avversari sotto i 30 punti. Si son dunque fatte sentire le differenze rispetto a un gioco a 9, dove gli schemi e le dinamiche di gioco risultano semplificati. Punto cruciale sono i movimenti di linea di attacco e di difesa, a 9 composte da 3/4 uomini, a 11 invece da 5/6. Se nel football a 9 i movimenti delle linee

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MAGIC IN THE AIR Tommaso Montanari

tommaso.montanari@cjosul.it

Countdown to IQA World Cup 2018 CJOSUL | APRILE 2018

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FIRENZE SI STA PREPARANDO A DARE IL BENVENUTO AI MIGLIORI ATLETI DEL MONDO.

A

tener testa alle squadre più agguerrite. I favoriti del torneo – in primis gli Stati Uniti e la stessa Australia – sono avvisati: sul suolo italico troveranno pane per i loro denti affilati.

d’eccezione nazionali e non al fine di incrementare ulteriormente l’interesse del pubblico e diffondere il verbo del quidditch anche attraverso la loro influenza sui fan.

Questi numeri fanno capire che, tra le varie compagini, vi è una buona fetta di atleti che gareggeranno per la prima volta in questo tipo di evento. Tra le nazionali esordienti troviamo la Nuova Zelanda, l’Islanda, la Svizzera, il Vietnam e tante altre. Fra i team più esperti, invece, non potevano mancare i campioni uscenti dell’Australia né tantomeno gli Azzurri padroni di casa. A tal proposito, la preparazione atletica dei giocatori italiani che cavalcheranno la scopa in quel di Firenze è in pieno corso e produrrà dei giocatori in grado di

Non siamo però qui semplicemente a sciorinar numeri ed azzardare pronostici, il nostro scopo è infatti quello di fornire anche informazioni concrete. Da pochi giorni è stato rilasciato l’evento ufficiale della World Cup su Facebook riportante ogni dettaglio circa le location nelle quali si svilupperà la competizione. Il torneo si svolgerà nella zona Campo di Marte in un complesso di impianti sportivi all’avanguardia e in grado di supportare un enorme afflusso di atleti e spettatori. L’entusiasmo nel web è crescente e si prevede anche un buon afflusso di appassionati e curiosi. Human Company, l’agenzia turistica fiorentina che sta affiancando l’IQA nell’organizzazione della Coppa del Mondo, è positiva e ottimista al riguardo e sta conducendo una forte campagna pubblicitaria nel territorio toscano. Inoltre, il comitato organizzativo si è mobilitato per invitare all’evento ospiti

La Coppa del Mondo non è tuttavia l’unico evento che l’intero Paese sta aspettando. A maggio sarà Roma ad ospitare un altro torneo fondamentale del quidditch nostrano, ossia la Coppa Italiana. Questa interesserà i nostri giocatori il 19 e 20 maggio, a poco più di un mese di distanza dai Mondiali: sarà quindi un ulteriore banco di prova per quegli elementi che andranno poi a indossare l’azzurro a Firenze. Alla chiamata alle armi dell’Associazione Italiana Quidditch hanno risposto anche i Midgard Vikings: i vichinghi dell’Italia nord-orientale si stanno facendo in quattro per allenarsi e allestire un roster di tutto rispetto da presentare al torneo. Forse non riusciranno a spodestare i Virtute Romana Quidditch dal podio, ma siamo certi che daranno del filo da torcere a più di qualche avversario.

poco meno di cento giorni dall’evento che è sulla bocca di tutti gli appassionati di quidditch, facciamo il punto della situazione sulla International Quidditch Association World Cup 2018, che verrà ospitata a Firenze dal 27 giungo al 2 luglio. Ad oggi, trentatré sono le nazionali che hanno confermato la propria partecipazione al torneo, un numero mai raggiunto negli eventi passati – alla World Cup 2016 di Francoforte hanno gareggiato ventuno squadre.

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http://www.deadlinenews.co.uk/wp-content/uploads/2017/08/Easter-Road.jpg

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, h t i e L n a i n r e b i l’H a l l a : h s l e W e i d a c r e c i r à t i t n e d i ’ n u

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FOOTBALL IS LIFE, LIFE IS LITERATURE Marco Michielis

marco.michielis@cjosul.it

È

raro trovare delle commistioni così forti tra storia, cultura popolare e football come nelle vicende delle origini delle squadre britanniche, e scozzesi nello specifico. Prendete l'Hibernian, compagine celebre tra gli appassionati, che si divide lo scettro di Edimburgo con i rivali degli Hearts. Nel suo stemma, più volte modificato nel corso degli anni, è racchiusa la totalità della storia del club. Nati nel 1875 come squadra della minoranza cattolica irlandese di Edimburgo, gli Hibs, così come vengono chiamati, hanno poi smarrito in parte questa loro connotazione etnica e religiosa per legarsi alla realtà di Leith, distretto portuale della capitale. L'arpa, simbolo irlandese per eccellenza, la nave, a rappresentare il porto di Leith, e il castello, a suggellare il legame con la città di Edimburgo.

ritrovarsi indagato dalla polizia. In mezzo a questa folla di tutto sommato simpatici derelitti, spesso dipinti come bambini mai cresciuti e smarritisi nella confusione e nella caoticità della società moderna, spicca sempre il protagonista alla Mark Renton, alla Lloyd Buist che cerca di trovare una via d'uscita da questa condizione, spinto da nuove convinzioni, da un amore tanto atteso, in cerca di una vita rinnovata, più pura, di una stabilità, di qualcosa a cui appigliarsi, di un'identità certa. Forse, allora, non è un caso che l'Hibernian, club di Leith e quanto mai connesso con la propria comunità, ibrido come lei, abbia adottato come inno una canzone dei The Proclaimers, anche loro tifosi degli Hibs, intitolata Sunshine On Leith: nel loro stadio, Easter Road, ogni weekend risuonano le struggenti note della band scozzese, accompagnate da quelle parole che parlano di speranza per i cuori rotti, battuti e provati dalla vita. Cuori che battono per l'Hibernian: My heart was broken, my heart was broken You saw it, You claimed it You touched it, You saved it...

Ci sarebbe molto da dire sulla comunità di Leith. Porto di Edimburgo, come abbiamo visto, ma divenuto famoso a causa della pessima reputazione dovuta all'evoluzione, principalmente nel secondo dopoguerra, in zona di spaccio, prostituzione e criminalità. I suoi abitanti sono spesso protagonisti dei romanzi di Irvine Welsh, l'autore di Trainspotting, anche lui originario di Leith, che ha fatto conoscere il proprio luogo natio in tutto il mondo grazie alle sue abilità di scrittore. Tossicodipendenti, alcolisti, arraffoni, sboccati e rissaioli, i personaggi di Welsh nascondono, dietro quest'apparente rozzezza di modi ed abitudini, un fascino non facilmente spiegabile e suscitano empatia in chi legge. Naturalmente sono quasi tutti tifosi sfegatati dell'Hibernian e trascorrono molti weekend tra abuso di droghe, trip mentali, bevute colossali, sesso occasionale e risse da stadio, per poi ritrovarsi storditi e soli nei loro appartamenti stretti, squallidi e dominati dal caos, non solo nell'arredamento. Pensiamo a Begbie, protagonista quasi leggendario di Trainspotting, Porno e altri libri di Welsh, ma anche al Nukes di The Undefeated, primo romanzo breve di Ecstasy, hooligan al seguito degli Hibs e sempre pronto a scontrarsi con i sostenitori delle altre squadre, salvo poi

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Cjosul - Aprile 2018  

Quarto numero del 2018 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non solo. In copertina: Un anno di Cjosul celebriamo con voi...

Cjosul - Aprile 2018  

Quarto numero del 2018 del mensile digitale sul mondo dello sport, friulano ma non solo. In copertina: Un anno di Cjosul celebriamo con voi...

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