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Lo stupore sospeso (sul Futuro del Mondo). di Andrea Parena Il mio interesse nei confronti di un documentario come Il Futuro del Mondo passa da Qui, la spinta a partecipare al progetto, nasce dal sentimento che ho provato fin dalla prima volta in cui Andrea Deaglio mi ha accompagnato nei luoghi del film. I posti che esploravamo, le persone che via via incontravamo, suscitavano in me la curiosità di un bambino. Credo sia la stessa sensazione che aveva provato Niccolò Bruna quando, per primo, aveva adottato il progetto, e che ora condivideva con me Francesca Frigo, mentre ci avvicinavamo al film e alle sue storie nel momento delle riprese. Andrea ci offriva la possibilità della scoperta, cioè la cosa più importante per uno che fa il lavoro del documentario e una delle cose più importanti nella vita in generale. Un altro mondo si nascondeva appena dietro la sponda di cemento di un ponte da scavalcare. Oltre il terrapieno di un argine o i luridi fossi al bordo di grandi vie di scorrimento si aprivano luoghi sconosciuti, popolati di cani randagi e abitanti obliqui, persone che sembravano poter passare fluide attraverso i confini che dividono quel mondo dalla città che conosciamo. Quel mondo di spazzatura poteva anche respingere, poteva anche fare paura se si incontravano i cani affamati e i cimiteri delle auto bruciate. Diventava da fiaba quando la neve copriva le baracchine degli zingari o l'estate rinvigoriva i vialetti verdi degli orti urbani. Questo sentimento di sorpresa e infantile curiosità diventava l'atteggiamento del nostro racconto, mano a mano che continuavano le riprese. Era autentico e ci teneva al riparo dall'ansia del reportage e dal pietismo verso gli sfortunati. Durante il montaggio questo linguaggio si è precisato, Andrea ed Enrico Giovannone sono andati alla ricerca dei materiali che restituissero meglio quel senso di stupore sospeso che rifletteva il sentimento dell'intero film. Andrea non era andato così tante volte ad esplorare quei luoghi solo per trovarvi il materiale grezzo da comporre secondo un suo racconto stabilito. Non aveva discorsi da sovrapporre alla realtà. Strategie secondo le quali usare la materia informe del reale, la materia fluida, la materia zingara, la materia spazzatura, per costruire il racconto.


Andrea, secondo me, possedeva, di fronte al mondo che voleva raccontare, due cose fondamentali: la curiosità ed uno sguardo. Nel documentario di oggi penso siano qualità importanti, che ci permettono di porci in un luogo e di osservare di fronte a noi ciò che arriva da quel luogo, ascoltare quello che può dirci prima di mettergli noi le parole in bocca. Il film è venuto fuori (voglio proprio dire è venuto fuori) in quello spazio disponibile che univa l'autore con i luoghi, lo sguardo con i volti, le azioni delle persone ed i paesaggi. Da questo atteggiamento, forse, scaturisce il senso di stupore sospeso che si solleva qua e là nel film, e che a me è piaciuto tanto. Andrea Parena BabyDoc Film


Lo stupore sospeso /sul Futuro del mondo)