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City&City ANNO V N°1 APRILE-MAGGIO 2017 WWW.CITYANDCITY.IT - COPIA GRATUITA

La tua città in un magazine

SULL'

DELL'ENTUSIASMO

SURFANDO NELL'ISOLA TRA STORIE, LUOGHI, PERSONE


SOMMARIO 4

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CINEMA SARDO, ANNO D’ORO Ciak, si gira e rigira in un'isola che nuota tra le pellicole

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e per Pasolini il cinema era l’esplosione del suo amore per la realtà, si potrebbe dire di quest’anno come il mondo del cinema sia la dimostrazione dell’amore per la Sardegna. Spesso e volentieri le programmazioni settimanali hanno ospitato locandine di film di registi sardi o ambientati nell’isola. Grandi traguardi son stati raggiunti dal cagliaritano Gianfranco Cabiddu, vincitore del David di Donatello per la miglior sceneggiatura per La stoffa dei sogni. Il film, liberamente ispirato a “L’Arte della commedia” di Eduardo De Filippo e alla sua traduzione de “La Tempesta” di Shakespeare, è stato <<volutamente girato all’Asinara>>, come ha sostenuto lo stesso Cabiddu, <<non solo come sfondo scenografico di incanto, ma come luogo carico di storia e fascino naturalistico, un luogo simbolo, un paradiso espropriato per oltre un secolo ai suoi abitanti, patrimonio dell’umanità>>. Restando in tema di David, il sassarese Mario Piredda ha vinto, sempre quest’anno, il prestigioso riconoscimento dell’Accademia del Cinema Italiano per il miglior cortometraggio con A casa mia per essere “una storia non banale che racconta della ricerca di felicità e di un sentimento di speranza destinato ad alimentarsi nel tempo, nonostante le circostanze avverse. Quasi una metafora delle ambizioni del miglior cinema italiano”. Promosso ugualmente dalla critica Chi salverà le rose?, sia per la

di LAURA FOIS

tematica affrontata sia per gli scenari mozzafiato del film scritto e diretto dal regista algherese Cesare Furesi, girato ad Alghero e presentato in anteprima a Roma nel marzo scorso con attori di eccezione come Carlo Delle Piane, Lando Buzzanca, Caterina Murino e Philippe Leroy. Sempre a marzo è andato in distribuzione Nel mondo grande e terribile, prodotto da Tore Cubeddu, che racconta la vita e il pensiero di Antonio Gramsci negli anni del carcere. Aprile ha visto in scena Peter Marcias, autore del documentario Silenzi e parole, che segue in maniera coraggiosa e originale due comunità di Cagliari apparentemente lontane, i frati cappuccini del convento di Sant’Ignazio, che applicano ogni giorno i principi del loro ordine religioso aiutando i più deboli ed emarginati, e l’associazione ARC, attivissima da tempo sul territorio in favore dei diritti LGBT. È invece nelle sale in questi giorni Accabadora di Enrico Pau, una storia ambientata durante la Seconda guerra mondiale tra le campagne sarde e una Cagliari devastata dalle bombe che ruota intorno alla figura de s’accabadora, cui gli studiosi dell’antropologia ufficiale guardano con diffidenza. Insomma, c’è l’imbarazzo della scelta per farsi un’idea dell’ampia e profonda produzione cinematografica dei registi sardi di questi tempi. A tutti, buona visione.


VERDE ABBONDANZA

Mettetevi comodi, fatevi immergere nelle foto di Antonio Muglia e segnatevi questi nomi: Francisco e Niccolò Porcella, Giovani Matteo Calatri, Davide Giannone, Ale Piu, Fabio Secci. Ne avete già sentito parlare? Foto di ANTONIO MUGLIA Location : PORTO FERRO


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OH OH CAVALLO ( NI )

L'isola delle onde è madre di alcuni dei surfisti migliori al mondo

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rancisco Porcella sino a 13 anni è vissuto a Cagliari, poi si è trasferito alle Hawaii e vive a Maui. Dice: «Quarta fermata del Poetto, era l’alba. Io e mio fratello Niccolò avevamo rispettivamente 10 e 9 anni. Nostro padre e zio Grankio - Alberto Alberti, surfista cagliaritano ndr -, ci portano fra i frangenti di mezzo metro spingendoci sull’onda. Ci siamo subito sollevati sulla tavola e guardandoci ci siamo messi a ridere: eravamo già presi. Alle 8,30 siamo andati a scuola, al Margine Rosso. Avevo ancora addosso il sale e mi sentivo fiero pensando alle onde che avevamo cavalcato. Quella, a Cagliari, la mia prima volta da surfista». La Sardegna dell’onda, l’Isola delle onde, che da capo a capo spazzano le coste sarde trasformando il mare in tela bianca per gli artisti del vento e della tavola. L’evoluzione è l’obiettivo, l’adrenalina il motore che spinge verso il mare sardo, sempre più meta ambita dei surfisti, sempre più culla del futuro e del florido presente della disciplina. Storie di surf e di surfisti, come quelle dei Giovani Matteo Calatri e Davide Giannone, come quella di Ale Piu, big della tavola isolana, nazionale e internazionale, o del

di GIOVANNI DESSOLE Foto ANTONIO MUGLIA

surfista adaptive Fabio Secci. Storie di gente che ha dominato il vento e domato l’onda, storie raccontate a volte da chi la passione la vive sulla pelle e la ritrae in immagini, in scatti accompagnati da parole che sono puro distillato di eleganza e potenza, come Antonio Muglia. E, sullo sfondo, l’Isola. Il sud Sardegna è accarezzato da alcune delle onde più lunghe. Sulla costa ovest, isola di Sant’Antioco, c’è il famoso “Maresciallo”, una destra atomica. A Nora ci sta la “Secchetta” e il “Convento”, onde che sanno come far felici i surfisti: «La Secca è un A-frame velocissimo e tubante, spesso molto affollato – spiega Muglia -. Al Convento la sinistra inizia a rompere a pochi metri dalle rocce e si srotola lungo la linea di costa. Lavorano con lo scirocco». Chia è zona adatta ai principianti, mentre sempre al sud con lo scirocco a soffiare, si attivano altri sport di eccelsa qualità che generano solitamente onde sinistre e spesso lunghissime. Da Quartu Sant’Elena guardando ad est ci si imbatte in un vero parco divertimenti non solo per surfisti, ma anche per windsurfisti e kitesurfer.

Alessandro Piu "aggredisce" un'onda alla Marinedda


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Viaggio tra le mete preferite dagli appassionati in Sardegna Tutti attorno a Capitana ci sono “Racca Point”, il “Capolinea” e “Porto Armando”: frangenti che, in condizioni ottimali, possono raggiungere anche 200 metri. Quando lo scirocco si placa e il mare si “distende” i beach break di Solanas sono la soluzione mentre a Porto Giunco, “Il Giunco”, si surfano onde destre su fondale sabbioso. Dal sud al centro, per celebrare la Mecca del surf del mare Mediterraneo: la penisola del Sinis, paradiso di surfisti, windsurfer e kitesurfer. “Mini Capo” e “Capo Mannu” sono spot unici fra le coste mediterranee: il maestrale, soffiando lateralmente o da terra, gira loro attorno e le onde risultano quasi sempre pettinate dal vento, anche la bufera. Famosa è anche “Sa Mesa Longa”, una spiaggia esposta ai venti che però con il mare in scaduta regala delle vere bombe atomiche su picchi diversi. Particolarità del “Mini Capo” è che si può trovare qualcuno in acqua a qualsiasi ora del giorno e della notte - soprattutto all’alba - in tutte le stagioni dell’anno e provenienti dal nord e dal sud della Sardegna, una istituzione. Risalendo verso l’alto è possibile stoppare furgoni e roulotte a Porto Ferro, onda sicura, non eccelsa ma decisamente utile per farsi le ossa e prendere confidenza con tavola e natura, con giornate che possono rivelarsi davvero spettacolari. Ancora “La Speranza”, ad Alghero, dove si surfa con maestrale fortissimo

o libeccio: «In un picco a sud, chiamato “Piastroni”, su un tavolato di roccia rompe un’onda sinistra che è un parco giochi», commenta Antonio Muglia. “La Ciaccia”, Valledoria, è una delle onde più lunghe della Sardegna, una sinistra che cammina su un tavolato di roccia e ha diverse sezioni bellissime. E poi ancora “Marinedda”, beach break potente e rompi-tavole per i veri amanti delle apnee e per chi vuole combattere con le correnti. Senza dimenticare “Marritza”: rompe su un tavolato di ciottoli, una destra lunghissima che funziona con il grecale forte e può diventare magica. Esistono poi onde mappate ma sconosciute ai più, quelle che, nascoste, regalano a pochi la magia del surf e vanno preservate, habitat naturali da conservare come perle nello scrigno. «Ho iniziato come tanti al Poetto, a Torre delle stelle, Chia. Andavamo in giro con mio padre e mio cugino: mi portavano a fare surf con una Volvo 240 e in testa l’idea del film Un Mercoledi da Leoni – racconta Alessandro Piu, campione italiano che ha riportato il titolo tricolore sull’Isola -. Da allora ho girato il mondo, gareggio nel World Surf League, circuito di qualificazione alla top 32 mondiale. Ci sono diversi giovanissimi surfisti che possono fare tanto come Giulio Caruso, Matteo Calatri e Federico Melis. E ce ne sono tanti altri in Sardegna, fra Cagliari, Oristano e Sassari, che promettono davvero bene».

Vista aerea dellla Baia della Marinedda


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IMMORTALE COME LA SUA ARTE Sciola ad un anno dalla morte: la sua umanità è rimasta nella pietra

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è un patto tra Pinuccio Sciola e le pietre in Sardegna, tant’è vero che assomigliano l’uno alle altre come due gocce d’acqua. Dev’essere la ragione per cui le pietre si lasciano fare di tutto da lui: tagliare, perforare, frammentare. Riesce perfino a farle suonare. Renzo Piano Il maestro di San Sperate Pinuccio Sciola ci ha lasciati il 13 maggio 2016 all’età di 74 anni. Un lutto per tutti e la cultura del mondo, perché lo scultore delle pietre sonore è davvero conosciuto in lungo e largo e i suoi lavori sono esposti ovunque, da Assisi al Messico. Non a caso fin dalla notizia della sua scomparsa, non solo in Sardegna, si son moltiplicati gli omaggi alla sua persona e alla sua arte. Unica e immortale. <<Azzarderei a riconoscere che c’è un’umanità insita nelle pietra>>, soleva dire a chiunque lo intervistasse o bussasse alla porta di casa sua, che lasciava sempre aperta. Il suo impegno artistico e civile, le sue opere, erano a disposizione di tutti. <<Sai quante volte mi è capitato di suonare e vedere le persone piangere attorno a me? Eppure ci hanno sempre venduto la pietra dura, rigida, muta. Mi sai dare una definizione di pietra? Per cosa è usata oggi? La tecnologia informatica nasce dalla pietra. Essa è elastica, ha un suono in sé. Io mi limito ad accarezzarla. Questi suoni, insiti dentro la materia, sono liquidi semplicemente perché è una pietra calcarea, cioè acqua fossilizzata, per questo a suonare è la memoria. La pietra non è materia morta, è vivissima>>. Quando l’avevo intervistato nel 2015,

di LAURA FOIS FOTO di NICOLA DI MILLE

mi aveva fatto scoprire il Giardino Sonoro, il grande museo all’aperto del maestro, tuttora visitabile durante l’anno, dove le pietre profumano di agrumi e di notte si accendono dei fuochi sulle note di queste. Uno spazio artistico e sensoriale dove il tempo resta sospeso e si ha la sensazione di far parte di qualcosa di più di una comunità. <<Avvicinati alla pietra>>, mi aveva detto. Aveva poi iniziato a suonare e al ricordo ancora ho i brividi per lo stupore di ciò che potesse venir fuori da pietre che mai avevo visto così eleganti, raffinate, su cui ero rimasta in ascolto. Avevo poi incrociato quegli occhi chiari che sapevano mettersi in contatto col profondo inconscio di ciascuno e avevo capito perché certi artisti sono testimoni dell’origine dell’universo o di qualcosa comunque a noi superiore. Sciola sapeva di avere una missione e la confidava spesso: quella di <<ricreare un nuovo rapporto con la natura. E so che chiunque, una volta che esce fuori dal portone di casa, instaurerà una nuova relazione>>. Nel suo studio restano testimonianze, libri e acquerelli. Lettere di artisti come Vinicio Capossela (“e che so, usare qualche suono registrato che viene dal cuore delle vostre pietre…”), quadri e pensieri di Maria Lai (“Finalmente si capiva che trasformare l’ambiente, migliorarlo, vuol dire proporre una nuova morale, creare nuovi rapporti di vita, combattere le piaghe sociali“), foto con capi di stato. Nonostante i tanti viaggi, Pinuccio ha sempre preferito tornare a San Sperate, che proprio a lui deve l’accezione di paese-museo. Andate a vedere perché...


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CONSIDERANDO LE IMPRESSIONI DI GIBI

FIGLI, SU LO SGUARDO!

di GIBI PUGGIONI

Collaboratore L'Unione Sarda

Con gli occhi fissi sull'Ipad... perdete di vista il mondo

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offerto per rendere più agevoli on mio figlio condivido la i contatti, pur stando a grandi passione per il basket. Così distanze gli uni dagli altri e non capita spesso che mi inviti a per vivere in un mondo virtuale vedere insieme una partita in e diventare degli asociali. La vita Tv: <<Babbo, stasera c’è Gigi contro il virtuale dovrebbe essere un pasPanathinaikos. Ce lo vediamo?>>. <<E satempo, non può sostituire la chi è Gigi?>>, chiedo. <<Come chi è! vita sociale perché gli manca l’aGigi Datome, l’olbiese che gioca nel nima, quella che voi dovete dargli Fenerbahce>>. <<Ah sì, ho capito. Va rinunciando a farvi condizionare bene, pronti per la Tv>>. All’ora previeccessivamente da un prodotto sta mi raggiunge in soggiorno. Comintecnologico. Quando ero fidanzacia la diretta, subito appassionante. to con la persona che è diventata Basket di altissimo livello. Ci scamla compagna di una vita, trascorbiamo qualche impressione sul gioco revamo l’intera serata insieme. poi una bomba di Datome mi fa salE non ci bastava. Rientrato a casa tare in piedi: <<Ma hai visto che tiro? la chiamavo al telefono Straordinario>>. <<No babbo, non l’ho e parlavamo come se non fossimo visto, stavo rispondendo a un amico Angel Boligan Tutt'Art@ (98) stati insieme fino a poco prima. su WhatsApp>>. <<Mi inviti ad assistere ad una partita in televisione e poi te ne stai a smanettare con il Un’esagerazione, lo ammetto, ma il telefono allora serviva anche cellulare?>>. <<Hai ragione, ma dovevo rispondere>>. <<Una richiesta per far sintesi di una giornata e scambiarsi la buona notte. Oggi d’aiuto?>>. <<E dai bà, che palle>>. <<Ah, che palle io?>>. Che palle vi osservo, cari ragazzi, quando vi incontro per strada o in un lovoi, tu e i tuoi coetanei. Ormai non alzate più gli occhi dai vostri cale. Testa bassa e occhi sullo smartphone. Magari nessuno vi ha smartphone, Ipad e cellulari. È un’epidemia. Sia chiaro: non voglio chiamato ma voi dovete controllare il display, non sarà mai che crocifiggere mio figlio. Non è fra quelli che trascorrono dieci ore perdiate un commento al vetriolo della Lucarelli o una battuta al giorno in modo compulsivo con questi maledetti (o benedetti) di Lercio. Testa bassa, lontani dal mondo che vi circonda, tanto gingilli tecnologici. È un web designer che dialoga soprattutto con lontani da non avvertire neppure il rumore di un treno che sta per il suo Mac. Quando rientra a casa recupera post e tweet accumu- travolgervi, come è accaduto in diverse parti d’Italia poco tempo lati sul suo profilo e riprende i contatti con amici e conoscenti. fa. Non voglio dire che bisogna smettere di utilizzare i social media Diciamo che va bene così purché non mi chiami a seguire il basket o smartphone o tablet, semmai che occorre trovare un equilibrio in Tv e poi si faccia i fatti suoi. Ok? Avrete capito che ce l’ho con nell’uso che se ne fa. Cari ragazzi, non passate la vita intrappolati quanti hanno trasformato un’opportunità che la tecnologia ci ha nella rete. Cominciate ad alzare gli occhi.


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GLI AMMUTINATI DEL SULCIS I Dentro il Jurassic Park del lavoro. Le storie di resistenza degli ultimi operai e minatori

di TINO TELLINI Foto ANSA

l 24 Febbraio del 2010 occupammo la Diramazione Centrale del carcere di Cala d’Oliva all’Asinara. Eravamo i disperati della Vinyls e nel petrolchimico di Porto Torres facevamo il miglior pvc d’Europa. Sapevamo però che l’intero sistema industriale sardo stava per crollare, fagocitato dagli accordi internazionali e da questa assurda globalizzazione dell’economia. Perciò tentammo di unire le lotte della nostra Isola. In Sardegna quella dell’Alcoa e dell’intero Sulcis erano gli emblemi dell’onore e della dignità per il lavoro. All’inizio dovevamo trovarci a Tramatza, a metà strada fra Porto Torres e Carbonia, ma gli amici del Sulcis erano presi dalle manifestazioni a Roma e dalle vertenze, che gli stavano succhiando il sangue. Ci sentimmo varie volte al telefono, con Bruno Usai, Massimo Cara e tutti gli altri. Alla fine ci chiamarono per annunciarci che sarebbero venuti direttamente all’Asinara. Nell’isola degli asinelli bianchi noi della Vinyls eravamo una ventina, faceva un freddo cane in quelle celle umide e buie di ex ergastolani. La notte prima un pescatore di Stintino mi accompagnò da Fornelli al villaggio dell’Ancora, ad un passo dalla spiaggia della Pelosa. C’era un mare terribile, tanto che ci legammo al gommone per non essere scaraventati in acqua dalle onde in tumulto. Il 4 Marzo 2010 quindi toccò a me accogliere gli operai dell’Alcoa nel molo di Porto Torres. Il capitano Carannante con la sua “Sara D” accompagnò il nutrito gruppo a Cala Reale, uno dei

punti di approdo dell’isola. Non so come abbia fatto, forse Nettuno ci è stato propizio, ma io non ricordo una “maestralata” e una pioggia intense come quel giorno. L’incontro con gli amici dell’Alcoa fu emozionante, sventolavano un sacco di bandiere e nell’atrio del carcere i rumori dei caschetti sbattuti in terra furono la colonna sonora dell’avvenimento. L’assemblea fu un momento molto forte, tutti uniti nella lotta, con una determinazione quasi folle e voglia di combattere contro il mondo. Alla fine i pastori dell’Asinara cucinarono carne bollita e con quelli del Sulcis si cementò un’amicizia che dura sino ad oggi. Sono passati sette anni da quel giorno di tregenda all’Asinara. Nel frattempo a noi della Vinyls ci hanno chiuso gli impianti, anzi ce li hanno demoliti. Loro, quelli dell’Alcoa e dell’Euro Allumina, continuano imperterriti a difendere il posto di lavoro. Cocciuti più di prima. Questi indomiti operai non hanno mai mollato, con i loro cortei, le assemblee sindacali, i rumore dei caschi e dei fischietti, gli scontri con la polizia sotto il Ministero Economico a Roma. Si sono fatti anche dei nemici, persino nella loro terra del Sulcis, dove in molti, specie i più giovani, non ne vogliono più sapere di Alluminio e Miniere. Vogliono cambiare, e forse non avrebbero tutti i torti. Fatto sta che nel Sulcis all’industria e alle miniere, oramai tutte chiuse, non c’è nessuna alternativa, se non quella della fame e della disoccupazione, fra le più alte d’Italia.


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«Alla fine i pastori dell'Asinara cucinarono carne bollita per tutti e con quelli del Sulcis si cementò un'amicizia che ancora dura» Ma perché le industrie del Sulcis non riaprono? Tutto è legato all’alto costo dell’energia e l’Europa di sconti alle tariffe non ne vuole proprio sapere: li considera aiuti di stato. Al diavolo se migliaia di persone sono alla disperazione più totale. Eppure l’Alcoa produceva un alluminio fra i migliori al mondo e forniva persino la Ferrari, per i monoblocchi dei suoi motori. Il paradosso è che l’Italia importa dall’estero l’80 % del suo fabbisogno di alluminio ed una delle poche industrie del Paese che lo produce è costretta però a chiudere i battenti. Questo è il folle risultato della liberalizzazione selvaggia. Anche la svizzera Glencore (proprietaria della Portovesme srl), uno degli acquirenti dello stabilimento, ha alzato bandiera bianca. Il piano dell’allora Ministro Guidi è stato bocciato dai burocrati di Bruxelles, che non hanno accettato la proposta di sgravi per dice anni sul costo dell’energia. Ora ci ritenta il Ministro Calenda, con una nuova società, sempre svizzera: la Sider Alloys, che sembrerebbe disposta ad acquistare lo stabilimento. Manolo Mureddu, 41 anni di Carbonia, ci crede ancora. È uno dei duri della protesta, con la grinta dei tempi migliori - <<Noi non molliamo, vogliamo tornare al nostro lavoro, anche se tutto sembra remarci contro. Purtroppo la politica è divisa, trionfa il populismo e le alternative che non ci sono. Un Paese che si rispetti non può fare a meno dell'industria, chi afferma il contrario è in mala fede o fuori dalla realtà. Ora c'è una novità in campo, quella della Sider Alloys. L'Europa non può dire sempre No>>. Bruno Usai, 53 anni di Carbonia, delegato sindacale storico dell'Alcoa, ora vice segretario della Fiom Cgil del Sulcis, rincara la dose: <<Il Ministro Calenda ha dato un nuovo impulso alle trattative. La costituzione di Invitalia, un'Agenzia che fa da cuscinetto fra Alcoa e acquirenti, ha aperto nuovi spiragli. Inoltre il Ministro ha scongiurato lo smantellamento dei macchinari, come è avvenuto da altre parti. Ad ogni modo noi teniamo sempre alta la tensione, pronti a riprendere la mobilitazione. Sulla Sider Alloys siamo cautamente ottimisti, anche perché non conosciamo il piano industriale. Ma ad Invitalia potrebbero arrivare anche nuove proposte>>. Manuel Contu, 41 anni di Gonnesa, è una delle ultime leve dello stabilimento, carropontista nei forni di cottura anodi, nel tempo libero vice allenatore del Carbonia Calcio: <<Fra diretti e indiretti noi dell'Alcoa siamo oltre 800. A me a Dicembre scade la mobilità e davanti ho solo il buio. Venite qua nel Sulcis a vedere in che condizioni siamo. Parlano tanto di ambiente, di turismo, di alternative. In realtà qua non c'è

niente e la proposta della Sider Alloys è l'unica speranza concreta a cui possiamo aggrapparci>>. Sul fronte Euro Allumina (materia base dalla quale si produce l'alluminio stesso) si è invece ad un passo dalla meta. Nel 2019 i russi della Rusal, proprietari del sito, dovrebbero riavviare gli impianti, passando a 357 unità, ben al di là di quelle attuali. Un piano industriale e nuovi investimenti che lasciano ben sperare. Una fiammella accesa fra le tenebre di un territorio stremato. Attualmente oltre un centinaio di addetti sono impegnati nelle manutenzioni. Uno dei simboli della vertenza Euro Allumina è Antonello Pirotto, 55 anni di Carbonia, celebre per le sue effervescenti apparizioni in tv, dove ha sovente messo in difficoltà politici navigati, dice <<il nostro motto è resistere. La borghesia cagliaritana pensa che si possa vivere di sagre e musei, mentre nel contempo usa e abusa delle moderne tecnologie, come se esse piovessero dal cielo. Ma noi non ci facciamo intimidire ed andremo avanti. Il Piano Sulcis ha mosso qualcosa, come opere pubbliche e la fiscalità di vantaggio per i commercianti. Certo, la disoccupazione è dilagante, cosi come il populismo, che vive di fantasia, ben lontano dalla realtà e dalla triste vita delle famiglie sulcitane. A volte noi operai ci sentiamo soli, quasi stranieri in Patria, ma la nostra battaglia è sacrosanta>>. E le miniere? Quelle miniere per cui il Sulcis è famoso? Carbone, piombo, zinco. Tutte chiuse o quasi. Solo una è parzialmente in funzione, quella di Nuraxi Figus, un centinaio di minatori che ancora scendono nei pozzi per estrarre il carbone pieno di zolfo. Ancora per poco. A Dicembre 2018 sarà tutto finito, un accordo ha siglato il blocco delle estrazioni, oramai diventate un'altra miniera: di debiti. Un intero mondo scomparirà per sempre: i visi neri degli scavatori, le lotte per i diritti, l'esempio di dignità per tanti giovani. Uno degli ultimi capitani coraggiosi delle miniere è Luigi Manca, 57 anni, afferma che <<dal 2019 le miniere del Sulcis si fermeranno. Fino al 2027 gli addetti saranno impegnati nella messa in sicurezza dei siti. C'è tanta amarezza, inutile nasconderla. Le alternative non stanno funzionando, il parco geo minerario non decolla. Il territorio affonda nell'indifferenza generale>>. Certo che sono lontani i tempi del 1938, quando in questa terra bellissima e tormentata 18.000 minatori estraevano un milione di tonnellate di carbone all'anno e la miniera di Seruci era la più moderna in Europa. Ora il Sulcis è Jurassic Park del lavoro. Ma non troverete nessun dinosauro, solo qualche centinaio di ammutinati che coraggiosamente si ribellano ai loro comandanti.


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STILI DI VITA AD IMPATTO ZERO

Ugo Cuncu fondatore di Ucnet, ci racconta la green energy... alla portata di tutti

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mmaginate un mondo in cui l’uomo si è finalmente lasciato alle spalle le energie fossili. Un mondo fatto di sole e vento, dove le parole efficientamento energetico e rinnovabili hanno assunto un significato concreto e alla portata di tutti. Un mondo dove andare a lavoro a bordo di auto elettriche e alimentare gli elettrodomestici di casa con l’energia solare accumulata durante la propria assenza non sia fantascienza... Ne parliamo con Ugo Cuncu - portabandiera della green energy in Sardegna e fondatore di UCNET, azienda partner di Tesla Energy e sponsor del Tesla Revolution - per scoprire che la realtà appena descritta sta già dietro l’angolo. La scorsa estate, grazie a Eneroad, hai dato ai sardi la possibilità di vedere dal vivo la Model S, ci racconti come è andata l’edizione 2017 del Tesla Revolution? Il Tesla Revolution è l’appuntamento annuale dedicato alla Tesla Car e in generale alla mobilità sostenibile. È andato benissimo! Col mio team abbiamo presentato la Powerwall 2, una batteria domestica prodotta da Tesla Energy che immagazzina l’energia solare e la rende disponibile quando il sole non c’è. Un tassello fondamentale per lo storage energetico. Si tratta delle prime batterie per il fotovoltaico che hanno un costo accessibile. Puoi spiegarci meglio? Ad oggi, chi decide di installare un impianto fotovoltaico nella propria abitazione utilizza, nel migliore dei casi, appena il 40% dell’energia prodotta. Questo perché i picchi produttivi avvengono nelle ore diurne, quando siamo fuori casa per lavoro, mentre il maggior consumo avviene dal tardo pomeriggio in poi. Senza una

di THOMAS SPONTICCIA

Foto ALES&ALES

batteria dedicata, questo si traduce in ripetuti acquisti di corrente dal gestore. La Powerwall 2 consente di rompere questo circolo vizioso, dando la possibilità a chi lo desidera di adottare uno stile di vita veramente a 0 emissioni. Un esempio? Immagina di uscire la mattina. I pannelli sul tetto di casa (o lo Smartflower in giardino) cominciano a fare il proprio dovere e a produrre energia elettrica che, al posto di essere ceduta al gestore, viene immagazzinata e resa disponibile al tuo rientro per ricaricare l’auto o la bici elettrica con cui sei uscito o per avviare gli elettrodomestici. Il tutto senza più acquistare un solo watt di corrente. Non è fantastico? Effettivamente sì! Quali sono al momento i principali impedimenti alla sua diffusione? Di sicuro non più la tecnologia che ormai ha raggiunto altissimi livelli di efficienza a prezzi più che abbordabili. Pensa che oggi una famiglia di quattro persone ha la possibilità di rendere autosufficiente la propria casa con non più di 15mila euro. Un investimento che lo Stato rimborsa al 50% in dieci anni, con un break-even in sei. Stesso discorso vale per l’auto elettrica: si va dai 21mila euro di una Nissan Leaf ai 35mila di berline come Tesla Model 3. Forse i limiti maggiori sono di carattere culturale e burocratico. Cosa si può fare per superarli? Tantissimo, innanzitutto diffondere cultura. Al momento non voglio sbilanciarmi ma, assieme agli amici di Eja Energia, abbiamo in serbo grandi novità. Inizieremo un progetto pilota che farà di Cagliari un vero e proprio esempio da seguire per l’intero Paese.


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ANTROPOLOGIA DEL CIBO IN SARDEGNA Alessandra Guigoni: «L'isola ha bisogno di un foodtelling... che sia un po' chic!»

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di LAURA FOIS

lessandra Guigoni è una influencer nel panorama cul- re coinvolti: quello della salute (abbiamo dei centenari perché c’è turale sardo. Si presenta all’intervista con un raffreddore stato un certo tipo di alimentazione e stile di vita), e quello del fastidioso, dimostrando grande disponibilità e gentilez- social welfare perché l’agricoltura sociale non è ancora sviluppata. za, anche con le parole. Antropologa culturale eclettica, È vero che son usciti dei bandi interessanti ma bisogna implementare più orti sociali e didattici, dare è nata a Genova e si è una mano in più alle cooperative poi trasferita in Sardegiovanili e femminili. La differengna dove ha svolto un za la fanno anche le persone>>. dottorato col maestro Si innescano in questo modo reti Giulio Angioni, stimadi sviluppo locale. <<Prendi la to antropologo e scritpardula per esempio>> continua tore, mancato recentel’antropologa <<è un patrimonio, mente. Ha lavorato per ha una ricetta e tecniche di prol’università fino al 2014, duzione codificate, può essere un da qualche anno insegna faro per il territorio, ha un appeal allo IED di Cagliari ed turistico e culturale molto forte, è esercita libera profesbella perfino da fotografare. Voglio sione. In particolare si dire che ogni prodotto può dare occupa di antropologia lavoro e creare sviluppo locale. In dell’alimentazione. Da Sardegna buoni esempi son stati vent’anni si occupa di i presidi e le comunità del cibo questa disciplina e in SlowFood, vedi il bue rosso che Italia sono tuttora molha innescato piccoli esempi di proto pochi i professionisti duzione e promozione del territoa dedicarsi a questi sturio. Tante volte accade invece che di affascinanti e sciennegli agriturismi sardi si mangino le tifici allo stesso tempo. stesse cose quando invece abbiamo La scintilla è scattata 130 tipologie di dolci, 25 tipolosia perché la scuola angie di paste fatte a mano, 100 tipi tropologica cagliaritana di formaggio, quindi perché non si era sempre occupata Alessandra Guigoni e il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ad un evento caratterizzare ogni territorio? La delle pratiche legate al cibo sia perché <<ho avuto la fortuna di incontrare l’americana gente si divertirebbe anche un po’ di più a girare!>>. Carole Counihan, che aveva fatto ricerca sul campo a Bosa pro- E se le chiedi ciò che più le interessa fare è questo: <<presentare il prio sull’alimentazione>>. Acuta osservatrice, la Guigoni riconosce cibo sardo in una versione un po’ più chic e patinata, l’effetto sagra come <<in Sardegna ci sia un patrimonio agroalimentare straordi- non mi piace, ma allo stesso tempo penso a una narrazione che nario, un po’ sconosciuto spesso agli stessi sardi, a volte (poco) debba essere alla portata di tutti. Credo manchi quel foodtelling/ valorizzato. Spesso manca una visione d’insieme che leghi quello storytelling che lo elevi culturalmente, lo renda interessante, che che è il patrimonio agroalimentare con la cultura e il turismo, ma incuriosisca e che faccia riflettere su ciò che stiamo mangiando. ci sono altri due aspetti e quindi assessorati che dovrebbero esse- Bisogna portare la tradizione nel futuro>>.


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SOGNANDO LA CALIFORNIA D’EUROPA #laSardegnachenoncè è il progetto di Andrea Balestrino per raccontare i sardi nel mondo

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di LAURA FOIS

i chiama Andrea Balestrino, è un ingegnere nato e cre- popolo speciale, quando andiamo via dalla nostra terra lo divensciuto a Cagliari. Lavora a Torino ma viaggia per lavoro tiamo ancora di più, sono innumerevoli le storie di successo di sardi per il mondo e ha risposto alle nostre domande in aereo. nel mondo. A livello emotivo sono stato felice della chiacchierata che ho fatto con Travis Diener, ex play della Dinamo Sassari. Travis Perché è nata #lasardegnachenoncè e qual è non è sardo ma ha dato e ricevuto l’obiettivo? tanto dall’isola. Ho il basket nel Il progetto è nato da un’idea cuore, credo ne servirebbe di più che mi balenava da diverso nella nostra società. tempo. La scintilla è stata Sei un emigrato sardo del nuol’incontro casuale con Benito vo secolo. Come è cambiata la Siddu a Chicago, arrivato da tua percezione nei confronti Villamar 30 anni fa, oggi ha 9 della Sardegna e dei sardi? ristoranti. Quella sera cercavo Tornerai? un piatto di pasta invece ho Quando sono andato via avevo 23 mangiato degli ottimi malloanni, cercavo un corso di laurea reddusu e mi sono fatto un che potesse dare un serio valore amico che mi tratta come un aggiunto al mio bagaglio culturale. nipote ogni volta che torno. Raggiunto il traguardo, sono divenHo pensato che fosse il motato un “prodotto” che la Sardemento di raccontare le storie gna ad oggi non può assorbire per dei sardi all’estero e l’anno mancanza di opportunità e per un scorso ho iniziato da mio economia immobilizzata. zio che vive a San Francisco, Dobbiamo realizzare tutti insieme pensate che è arrivato in Cache possiamo essere qualcos’altro, lifornia 50 anni fa in sommerpossiamo diventare l’eccellengibile! Da quel giorno negli za turistica del Mediterraneo, la USA ho incontrato 14 sardi e nostra nautica dovrebbe tirare la collezionato altrettante video testa fuori dal guscio, il nostro interviste. artigianato e i prodotti alimentari L’obiettivo è dinamico, il tutconquisterebbero mercati ad oggi to è nato come un racconto e Andrea Balestrino sul Golden Gate Bridge di San Francisco inesplorati. Tornare nell’isola è un probabilmente #lasardegnachenoncè finirà per diventar qualcosa di più. Un tentativo di sen- mio forte desiderio. Il documentario #lasardegnachenoncè disibilizzare i sardi su tematiche importanti quali la fuga dei nostri mostrerà che questo è il desiderio di tutti gli intervistati, anche di talenti, il negativo trend demografico che l’isola sta affrontando, chi gioca il ruolo dell’arrabbiato, del tradito, del rifiutato. Porterò a le riflessioni su cosa dovremmo fare “da grandi”, il problema dei termine questo progetto puntando i riflettori su una ferita che può trasporti e di una totale mancanza di strategia economica. Nascerà diventare un’opportunità. Sogno una Sardegna che ti fa scegliere se partire o restare, ma allo stesso tempo è capace di attirare talenti un film/documentario entro Natale. dalle più svariate aree geografiche. Questo attiverebbe lo scambio, Quali aneddoti e incontri ti son rimasti più impressi? Tutti gli incontri mi hanno lasciato la consapevolezza che siamo un farebbe della Sardegna la California d’Europa.


18 di ANTONELLA FINI

TUTTO PASSA, LO STILE RESTA

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FOTO di PIERO PUTZU

l tessuto per una stilista non è un pezzo di stoffa, ma un ricettacolo di idee che si concretizzano nella realizzazione di un abito. Tra squadre e gessetti, spilli e forbici la creatività sposa la tecnica. Il connubio crea lo stile che, a differenza della moda, non passa. Resta. Dittatoriale per lungo tempo, ora la moda è

assolutamente con la gonna corta o “a matita”. La borsa non è necessario abbinarla alla scarpa e si accosta tranquillamente al soprabito o alla sciarpa. Un problema in meno purché si presti la massima attenzione al particolare. Un’altra novità è la “due borse”, una piccola e una grande, ovviamente dello stesso

decisamente democratica. Una constatazione che trova conferma nella storia. Negli anni ‘70 i pantaloni a zampa, chiamati impropriamente alla Celentano, la fanno da padrone con l’aut aut: o hai i pantaloni a zampa o sei fuori moda. Ed è relativo il fatto che possano piacere o meno, o peggio ancora stare male. Devi essere di tendenza. Stesso discorso per la minigonna. Tassativa: gambe belle o brutte, non è importante. Così è per le scarpe, le borse e i cappelli. Oggi la moda non detta legge, ma dà indicazioni. I pantaloni si usano a vita alta e a vita bassa. Corti e lunghi. In eco pelle super attillati. La novità di quest’anno è il pantalone a vita alta, largo o con il taglio maschile. Può essere in tinta unita, a fiori, scozzese, ma rigorosamente a metà polpaccio. Con la scarpa assistiamo al trionfo della zeppa; in vernice o ricamata si sposa bene con abiti lunghi, eleganti e vaporosi. Quella in stoffa da legare al polpaccio è perfetta per una gonna in stile etnico. Da evitare

colore. Oggi si può essere una donna di stile scegliendo attentamente quello che più è congeniale. Un abito ci appartiene quando fa parte del nostro modo di essere. Con l’abbigliamento trasmettiamo ciò che siamo a seconda delle giornate. Sensuali e determinate. Consapevoli e pragmatiche a prescindere.

La stilista Antonella Fini esordisce a livello internazionale e partecipa per quattro volte consecutive al “Gran Ballo delle Debuttanti”di Stresa. Rappresenta l’Italia a Vienna con un suo abito da sposa e, al rientro, Canale 5 e Rai 3 le dedicano uno speciale. Viene recensita dalla rivista internazionale “Rendez-Vous de la mode” accanto ai giganti dell’Olimpo sartoriale. Nel 2015 a Roma è premiata tra le Eccellenze Italiane. E nel 2016 riceve il premio alla carriera “Donna dell’anno” Italian Style.


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#CITYMAGAZINE

SUA ALTEZZA MAROCCOLO

Il bassista toscano in Sardegna per presentare il nuovo LP live. Vivo... come lui

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hiamami pure al fisso» dice con l’inconfondibile accento toscano. Dal mezzo digitale si passa all’analogico. La voce è calda, la disponibilità massima. C’è da chiacchierare d’un disco. Di più: di una storia di vita, musica e incontri di cui Nulla è andato perso. Gianni Maroccolo, uomo, bassista, artista. Lo scorso 4 marzo, a Firenze, l’album live Nulla è andato perso si presenta in anteprima nella storica sede del negozio di dischi Contempo. Quel giorno Attilio, IL basso, ha preso possesso di una teca proprio in via dei Neri. Il 7 marzo quel triplo Lp dal vivo che sa di magico ha preso il volo e il largo verso gli scaffali dell’Italia intera. Rewind. Marok aveva da festeggiare 30 anni di carriera. Soluzione? Un tour autoprodotto assieme a Enzo Onorato che nel 2016 ha accarezzato la penisola ed è approdato in Sardegna a Cagliari, Oristano e Sassari. Non per voglia di protagonismo, anzi. Maroccolo è il fine narratore del racconto, accompagnato da Antonio Aiazzi, Andrea Chimenti, Simone Filippi e Beppe Brotto lungo un armonico, graffiato e autentico percorso fatto di persone, parole scritte e note suonate. Persone, importanti, come Claudio Rocchi, che assieme a Gianni Maroccolo ha dato suono all’album vdb23 / nulla è andato perso: l’artista è prematuramente scomparso, la sua opera – come d’uopo – esiste ed è filo conduttore dell’idea diventata concerto

di GIOVANNI DESSOLE Foto MARCO OLIVOTTO

diventato album diventato storia. La storia. Storia in musica che si intreccia con quella dei Litfiba, dei Csi, di altri ancora. Nel mese di aprile Marok e Nulla è andato perso si sono raccontati a Sassari, Cagliari e Oristano. Nulla è andato perso: cosa è stato, cosa è rimasto? «Rimane il forte legame con Claudo Rocchi e l’esperienza di vita in comune vissuta in gran parte in Sardegna. Rimane la soddisfazione di aver cominciato questo viaggio un anno fa ripercorrendo anni di incontri assieme a Chimenti, e Brotto, Filippi e Aiazzi. Artisti amati, la nostra musica partendo dagli albori e arrivando ai giorni nostri, a vdb23. Rimane la chiusura di un ciclo. Ho preso consapevolezza e atto che, dopo anni di musica insieme e gruppi rivelatisi a posteriori abbastanza importanti per la musica italiana, in qualche modo rimandavo questa esperienza, e sono partito in solitaria. Un’emozione. Nella vita di gruppo si sommano le creatività ed è un gioco bellissimo se tutti si è poi capaci di capire che fare insieme significa spesso fare passi indietro e non puntare sempre al meglio di sé. Fondamentalmente, arrivato ai 55 non c’è più l’intenzione di ripartire da zero come ai tempi di Csi e Litfiba: sono cose che accadono, sono accadute. Altre accadranno».


21 Invece Attilio? «L’Attilio, compagno di musica dal 1984. Era il mio altoparlante, metteva in note le idee che mi frullavano dentro. Un compagno fedele, ne abbiamo fatto di cotte e di crude. Due tre volte il suo manico si è spezzato. Al tempo dei Litfiba c’era tanto sesso, droga e rock n’ roll, sui palchi vedevi spesso batterie rotolare per terra e bassi volare, anche Attilio. Si è rotto, l’ho aggiustato ma continuare a restaurarlo, sostituirne alcune parti sarebbe stato snaturare lo strumento, mutarne il suono, e il significato. Da anni i collezionisti gli facevano la corte. Per non scendere a mediazioni con nessuno ho scelto di metterlo deciso all’asta. Siamo stati travolti da una rivoluzione affettiva sul web, un crowfounding spontaneo che prevedeva, raggiunta la cifra prefissata, che Attilio tornasse a casa. Alla fine, ad accoglierlo, è stata una teca all’interno dello storico negozio Contempo, etichetta dei primi Litfiba. Bello sia lì, per me. Per tutti». La tua Firenze? «A cavallo fra ‘70 e ‘80 a Firenze come in altre parti d’Italia c’è stato una sorta di ribaltamento collettivo. Un uragano emozionale dove tutto era possibile, tutto si poteva resettare a zero e ripartire. Si suonava nelle cantine, aprivano locali, radio e etichette indipendenti. C’erano i Diaframma e tanti altri gruppi, manager, grafici, comici come Hendel e Benigni, il teatro sperimentale. Accadevano cose meravigliose. Ogni sera incontravi artisti nuovi, per suonare non occorreva essere super tecnici, bastavano due accordi. Allora nacquero i Litfiba. Respiravamo quell’atmosfera, suonavamo a Firenze, in Italia, in Belgio, Francia e Olanda: non ci fermava nessuno. Tutto è durato una manciata di anni a Firenze, poi un discreto periodo di oscurantismo e ora, da due tre anni, qualcosa si sta risvegliando e le avanguardie scalciano per dare visibilità alla proposta. Firenze mi ha accolto da ragazzo e ospitato sino ai 30-35 anni. Poi sono tornato a Livorno, vicino al mare che amo. E poi ho la Sardegna davanti». Incontri, s’è detto. Tanti. Cosa ti hanno lasciato? «Il nostro presente è frutto e somma del nostro passato, di ciò che siamo stati, del vissuto e dei grandi incontri fatti. Credo che tutto questo non sia facilmente codificabile, non so cosa e quanto è rimasto in me, ma fuori

MUSICAESPETTACCOLO Foto MARCO OLIVOTTO

discussione è che i momenti di vita condivisa, artistica e quotidiana, fanno parte di me e sono dento il mio presente. Sono condizionamenti in positivo, mi hanno migliorato e questo vale, credo e spero, per tutti coloro con cui ho collaborato. Io ormai mi sono riappacificato nella vita, ho eliminato le negatività, non ce l’ho con nessuno e serbo solo bellissimi ricordi». Chi è il Marok musicista? «Molti mi definiscono un alchimista, io mi sono pian piano abituato a pensare che ci sia davvero qualcosa di alchemico nel mio rapporto con la musica. È come se fossi un cane solitario e randagio che va in giro anche nei postriboli meno abbaglianti e poi trova un branco giusto, gli piace, ci sta per un po’, poi torna a girovagare sino al prossimo incontro. Questo vale per il Maroccolo musicista ed essere umano. Acau è stato un disco solo strumentale ispirato al concetto di profondità. Dopo qualche mese mi mancava la voce e una sera scrissi 14 lettere ad altrettanti artisti invitandoli a collaborare. Tutti e 14 dissero di si: s’è viaggiato in branco per un breve periodo, poi ognuno è tornato a fare le sue cose». I tre live sardi di "Nulla è andato perso" sono stati aperti da tre artisti emergenti, Igor Lampis, Andrea Andrillo e Pasquale Demis Posadinu: li hai elogiati e sei in contatto con loro. Quanto è importante dare una chance a chi ci prova? «Sono cresciuto in un periodo in cui si condivideva tutto. Incontravi musicisti più avanti di te che ti consigliavano, entravi a vederli suonare in studio e nessuno ti sbatteva la porta in faccia, non c'erano segreti da preservare solo scambio esperienza. Da tempo mi metto in gioco sui social e sul web, senza fake o addetti alla gestione dei miei profili: lo faccio al 100%, passo ore ad ascoltare nuove cose, a scambiare mail, visionare provini e dare consigli se richiesti. Nel caso specifico le tre date in Sardegna hanno avuto un significato importante per me che sull'Isola ho passato i primi anni della mia vita. È come fossi nato lì e lì ho acquisito, fortunatamente, un certo tipo di mentalità e principi. Mi ha fatto piacere avere tre artisti sardi ad aprire i miei concerti, mi sono piaciuti tutti e tre realmente come persone e per i loro progetti pur se abbastanza o apparentemente lontani. Li seguo con affetto, mi piace quel che fanno, ho visto che hanno lavorato anche assieme e io mi sono... messo a disposizione. La cosa pazzesca, ai tempi d'oggi, è che per me questa è l'assoluta normalità».


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#CITYMAGAZINE

SULLA ROTTA DI GRIMALDI Edoardo Cossu Managing director delle sedi di Olbia e Porto Torres

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a famiglia Grimaldi ha deciso di investire in Sardegna. Le loro navi avvicinano la nostra isola a Barcellona, Valencia, Genova, Palermo, Civitavecchia, Salerno e Livorno. Ora si è aggiunta la rotta Porto Torres – Savona, nuova scommessa del Gruppo. La società Grimaldi Sardegna, 40 dipendenti dislocati nelle sedi di Porto Torres, Olbia e Cagliari gestisce le tratte a livello operativo e commerciale. Il Presidente è Guido Grimaldi. Managing Director delle sedi di Porto Torres e Olbia è Edoardo Cossu; a Cagliari la signora Julia Fernandez. Una grande soddisfazione per il 34enne dirigente turritano, che gode della fiducia della prestigiosa famiglia napoletana di armatori, proprietaria di navi in tutto il mondo. Edoardo, che effetto fa godere della fiducia di un’importante famiglia come Grimaldi? Per me è chiaramente un grandissimo orgoglio e anche una bella responsabilità. Questo lavoro ha coronato una mia vocazione. Non potrei fare altro, in sintonia con la tradizione familiare. Sin da piccolo ho sentito parlare di porti e navi. Come mai, nonostante la crisi, la famiglia Grimaldi ha deciso di investire in Sardegna? Solo le grandi aziende investono nei periodi peggiori per creare opportunità di lavoro. Basti pensare che le linee Porto Torres Civitavecchia e Porto Torres - Barcellona sono state implementate nel 2009, in piena crisi mondiale. Da allora ad oggi queste linee hanno avuto una crescita esponenziale. Tutto ciò è frutto di strategie e pianificazioni aziendali molto accurate

SEDE DI PORTO TORRES Via Amerigo Vespucci, 25 Porto Industriale (ex molo ASI) 07046 Porto Torres SS Telefono: 079 523688 info.portotorres@grimaldisardegna.it

di TINO TELLINI

e coraggiose. Tali politiche hanno portato non solo grandi profitti per l’azienda, ma anche tante nuove assunzioni. Alle altre rotte ultimamente si è aggiunta Porto Torres - Savona. Perché questa scelta? La nuova linea su Savona era già in programma da tempo. Un collegamento fra nord Sardegna e nord Italia mancava, per cui si è deciso di colmare questa lacuna. Nel futuro ci potrebbero essere altre novità per il Gruppo Grimaldi che riguardano la Sardegna? Questo è solo l’inizio. La Sardegna è al centro del Mediterraneo e tale posizione geografica la rende strategica per tutti i collegamenti con Europa e Nord Africa. La nostra isola ha necessità di collegamenti più frequenti e con più destinazioni, sia per i passeggeri che per le merci. Come gruppo Grimaldi contiamo di “raddoppiare” con nuove linee e altre offerte. Avete una discreta concorrenza, perché un passeggero dovrebbe scegliere la Grimaldi? Le nostre navi sono nuove, pulite e con servizi eccellenti. Ma per il passeggero è fondamentale il costo del viaggio. Attualmente abbiamo le tariffe più vantaggiose. In pochi mesi inoltre sono state attivate tantissime offerte, come i ritorni gratuiti, auto gratuite e le sistemazioni in cabina gratuite, gli sconti per i residenti, per gli over 60 e gli under 25. Una miriade di possibilità che danno ai sardi l’opportunità di raggiungere il Continente a prezzi ragionevoli e ai turisti di scegliere la Sardegna come destinazione per le loro vacanze.

SEDE DI OLBIA Viale Isola Bianca Porto di Olbia 07026 Olbia OT Telefono: 0789 1835564 info.olbia@grimaldisardegna.it

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CRONACHE SENZA TETTO/1

FUORI DAL MONDO. PER SCELTA Storia di Peppone: da quattordici anni nella Valle della Luna per ritrovare il primitivo che è in lui di ROBERTA GALLO FOTO di DONATO MANCA

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apita di lasciar andare l’amore, poiché i cuori talvolta sono fragili. Succede pure di restare senza lavoro a causa dell’inarrestabile crisi, e accade anche di perdere un amico caro proprio quando si pensava di aver già dato tutto con la morte di un padre. Ma quando questi eventi avvengono in un rapido susseguirsi è necessario rallentare ed elaborare. Ci si sente come di aver corso troppo e averne dimenticato il motivo. Si vorrebbe fermare il tempo per recuperare le forze, ma la vita incalza. Inesorabilmente. È solo allora che si decide di prendere armi e bagagli e andare via. Alla ricerca di un posto senza tempo. Questo è ciò che accade a Peppone nel settembre del 2003. Lascia la sua città e la compagnia di teatro in cui è impegnato come attore. Abbandona la sua band heavy metal che accompagna con la batteria, e si avvia a dare voce a quel dolore di sottofondo in un drumming spiazzante. Salutando solo la mamma. Percorre la macchia profu-

mata e le rocce lucenti della Valle della Luna, non distanti da Santa Teresa di Gallura, dove il tempo sembra essersi fermato. Sette valli divise tra loro da rocce di granito. All’interno svariate grotte formate dall’erosione, ed una sorgente d’acqua dolce per concedere lunghi soggiorni agli abitanti che alloggiano, lontano dai rumori della città. E i sogni di qualche nostalgico degli anni sessanta e settanta prendono vita. Mentre a Peppone sembra di attraversare un paesaggio lunare, il profumo del ginepro e dell’elicriso lo rassicurano facendogli percepire tutto l’ordine dell’universo. La richiesta di aiuto a tirare le reti da parte di Eddie - un diciannovenne fiorentino - e in seguito l’invito a fermarsi ad assaporarne i frutti, per Peppone si trasforma in un sosta lunga quattordici anni. Nello stesso momento in cui la compagnia di teatro posticipa le date per quell’assenza improvvisa e la band le annulla, lui si sente spettatore della sua vita.


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Nell’istante in cui lancia le reti in mare col giovane toscano dal sorriso luminoso, Peppone affina l’arte della pazienza, e nella condivisione del pescato con gli altri ospiti quella della solidarietà. Impara a scandire i momenti attraverso le fasi lunari e a fare a meno dell’orologio. Notte dopo notte, durante il lasso in cui la luna cresce mostrando il suo primo quarto, lui individua un bagliore di speranza; nella gobba lunare, infinite aspettative e nella sua pienezza, la consapevolezza di una nuova vita. <<Ma le cose buone non sono mai del tutto buone>> e gli equilibri possono essere talmente precari da trasformare i sorrisi in silenzi ostinati. All’improvviso, senza nessun perché. È ciò che accade a Eddie, dopo una visita dei genitori con l’intento di riportarlo a casa. Silenziosità sempre più lunghe che non si trattengono a commentare neanche un pacco di Natale inviatogli come calumet della pace e rifiutato perfino a se stesso. Qualche giorno dopo, indossati un pantalone e una maglietta, Eddie pone fine al suo tormento interiore lanciandosi in un dirupo. Viene ritrovato qualche giorno dopo. Un gesto che agli occhi di Peppone suggella l’impossibilità di scappare da se stessi. La necessità di vivere la vita da protagonisti definisce in termini reali la sua nuova esistenza con

tutto il carico di rinunce e spirito di adattamento. Conosce il freddo, la fame e le strategie per potersi lavare. Impara a tenere i capelli legati in coda e a non specchiarsi. In sintonia con i suoi principi e lo spirito hippy mette in pratica il rispetto verso gli altri e la tolleranza. Cerca di temprare il fisico alle perturbazioni e il cuore all’amore; con il primo riesce alla perfezione, con il secondo ha meno successo. Prova a convivere in un appartamento a Santa Teresa con la ragazza di cui si innamora, ma il richiamo della natura è più forte. Tanto da spingerlo a scendere in una gola disabitata. Nel tempo in cui il vento di maestrale bofonchia con il mare, il valligiano costruisce una pinnetta come suo focolare. Con i suoi cosinzos e cambales che lo proteggono da intemperie e frasche inizia la sua giornata. Accompagnato dalla sua cagnetta Mariuccia va alla sorgente a prendere l’acqua e cura il suo orticello. Prepara il pranzo con ciò che gli regalano quando si reca in paese e dal ricavato della vendita dei suoi lavori in ossidiana. Mentre le mani del valligiano scheggiano la pietra del guerriero portano in superficie emozioni e pensieri celati. E sembra di udire gli slanci lirici e i dialoghi sommessi di chi sa di essere nel posto giusto. Scelto per <<vivere senza tempo, leggeri come l’aria, liberi come il vento>>.


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LA MENTE APPUNTA E V E N T I I N S A R D E G N A

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SANT'ANTIOCO La Laguna Espone 2017: dall’ 1 al 4 giugno “La Laguna Espone“, fiera nautica ed esposizione dei prodotti e sapori della Sardegna. Per ben 4 giorni, dal 1° al 4 giugno 2017, esposizioni di barche, lezioni gratuite di vela, visita alle motovedette della Capitaneria, mercatini, degustazioni di prodotti locali e altri eventi serali affolleranno l’area del porticciolo turistico sul lungomare del centro sulcitano.

CAGLIARI Echi lontani: a Cagliari dal 21 marzo al 25 giugno 2017 Dal 21 marzo al 25 giugno torna a Cagliari, per la 23esima edizione, “Echi lontani”, il festival che con convegni, tavole rotonde, conferenze di presentazione e concerti, che ripropone il patrimonio musicale appartenente soprattutto al periodo compreso tra il Medioevo e il tardo Settecento. Dall’inizio della primavera a estate inoltrata, musicisti da tutto il mondo arriveranno in Sardegna per questa grande occasione, misurandosi in concerti in cui è di rigore l’uso di strumenti storici.

LOCALITA' ITINERANTI Primavera nei Borghi d’Eccellenza della Sardegna 2, 3 e 4 giugno 2017- Aggius 9, 10 e 11 giugno 2017 – Sardara 16, 17 e 18 giugno 2017 – Castelsardo Rassegna itinerante promossa dalla Regione Sardegna per valorizzare i borghi sardi di Bosa, Galtellì, Laconi, Gavoi, Oliena, Aggius, Sardara e Castelsardo. La manifestazione che avrà luogo per 7 weekend – dal 5 maggio al 18 giugno 2017 – rientra nel più ampio progetto Borghi di eccellenza lanciato dal Mibact attraverso il programma “Borgo Italiano nell’anno nazionale dei Borghi” che si lega anche all’ “Anno internazionale del turismo sostenibile“

SASSARI Scala di Giocca-Osilo: auto d’epoca in mostra il 4 e 5 giugno Ritorna l’appuntamento annuale con la rievocazione storica della mitica corsa in salita, una tra le più vecchie gare del genere in Sardegna.

TROVI L'ELENCO COMPLETO DEGLI EVENTI IN SARDEGNA SUL SITO WWW.CITYANDCITY.IT

CARLOFORTE Girotonno: dal 22 al 25 giugno L’antica tradizione e la cultura millenaria. La 15^ edizione di Girotonno: quattro giorni tra cultura, arti, enogastronomia, musica e spettacolo. In questa occasione saranno ospiti due big della musica Italiana, Nek (23 giugno) e Fiorella Mannoia (24 giugno)

CAGLIARI Isolabirra – Festa delle birre artigianali dal 23 al 25 giugno Dal 23 al 25 Giugno 2017 si svolgerà nella suggestiva location dell’Exma a Cagliari, la 6ª edizione di “Isola Birra”, manifestazione dedicata alla birra artigianale, ideata e organizzata dagli HBS – Homebrewers Sardi. La Kermesse vedrà la presenza di 11 birrifici artigianali tra nazionali ed esteri, alcuni dei quali hanno ricevuto importanti riconoscimenti, con oltre 80 birre in degustazione.

BONNANARO Fiera delle Ciliegie, 2 giugno 2017 Saranno presenti sia il gruppo Ballade Ballade Bois che i Mamuthones e Issohadores della Pro Loco di Mamoiada, confermata anche la due giornate di eventi dedicate a cultura, arte e tradizione nei giorni immediatamente successivi alla sagra.

ULASSAI Prima edizione di Climbing Ulassai Festival dal 2 al 4 giugno Un weekend pieno di ARRAMPICATE, HIGHLINE, MOUNTAIN BIKE, YOGA, CIBO e BEVANDE TRADIZIONALE e FESTA

ORISTANO Filadura de sa prama dal 9 aprile al 4 giugno il Museo diocesano arborense propone un'interessante mostra sull'arte della "Filadura de sa prama", ovvero l'Intreccio della palma in Sardegna. Diversi i manufatti esposti, realizzati da veri e propri artisti locali

SAMUGHEO Arte e Design nella Produzione della MITA dal 30 Aprile al 26 Giugno 2017. Mostra del MURATS - Museo Unico Regionale dell'Arte Tessile Sarda,

LUNAMATRONA Concerto di Frankie HI-NRG MC Lunamatrona, 25 giugno Ingresso gratuito, al parco giochi comunale alle ore 22:00.


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SPORTIVAMENTE

L’EX DAL CUORE ROSSOBLU Il già terzino del Cagliari:«Dopo il calcio vivo nei boschi»

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di LAURA FOIS

na vita sempre al massimo, a volte fuori dalle righe, adesso tutto è servito. Ho voluto raccontarmi e mi piacerebbe che chi legga si più tranquilla e ponderata ma sempre attiva. Dalle luci dei ri- facesse anche due risate>> e dopo una pausa <<certo, ho un grande rimflettori mediatici a quelle più naturali delle stelle, che ammira pianto, essermi separato da mia moglie>>. Non ha mai voluto diventare dal suo casolare di montagna in Emilia-Romagna, sopra le valli davvero qualcuno nel mondo del calcio, ha sempre sofferto gli orari piacentine. Qui Fabio Macellari ha comprato il trattore e prestabiliti e la routine del professionismo, per questo adesso si sente l’aratro, si diverte a raccogliere i frutti di stagione, si rilassa a passeggia- <<davvero libero di fare ciò che voglio>>. Con lui gli aneddoti si moltiplire tra i boschi e ammette che se <<prima volevo il rolex, adesso preferi- cano, dalla Mercedes regalatagli da Cellino, ex presidente del Cagliari, alla maglia di Ronaldo che sco la bindella per tagliare custodisce gelosamente. Granla legna>>. Dopo una larga de intrattenitore e chiacchiecarriera nel calcio prorone, socievole e gentile con fessionistico, tra Bolochiunque, farà parlare di sé gna, Milano e Cagliari, anche una volta uscito il libro l’affetto nei confronti della sua vita, quella che tutti dell’esterno sinistro che credono di conoscere, quella sapeva sia difendere sia che solo lui poteva scrivere di attaccare, e uno dei più suo pugno. Fabio Macellari è forti terzini che i rossoblù nato a Sesto San Giovanni nel abbiano avuto, è rimasto 1974. Cresciuto nelle giovanili lo stesso. <<Ho tanti amici della Pro Sesto, si affaccia al e tifosi che ancora mi ricalcio che conta in Serie B con versano un grande affetLecce prima e Cagliari poi. Apto, eppure ho smesso da prodato in massima serie protanti anni. A Cagliari mi prio con la maglia dei sardi, va son trovato benissimo e all’Inter nell’annata 2000-01, in Sardegna rientro spesFabio Macellari nella sua nuova vita richiesto da Marcello Lippi. so. Tifo sempre Cagliari, l’interista è mio figlio!>>. Nell’ultimo anno ha scritto la sua autobiografia, Finita la stagione si trasferisce al Bologna, dove si infortuna al ginocchio che uscirà quest’anno grazie all’interesse di una casa editrice di Napoli e e farà discutere la sua vita fuori dai campi. Torna quindi nelle serie mi<<potrebbe essere una bella lettura estiva sotto l’ombrellone>>. Nel libro nori, dapprima in Serie C con Pavia, Triestina, Lucchese e Sangiovannese, ci saranno molte pagine dedicate alla sua vita extra-calcistica, <<che è poi nei dilettanti, principalmente in Liguria e Sardegna con le maglie di quella davvero interessante>>. Ammette anche di aver fatto delle <<caz- Villasimius, Vado, Loanesi, Finale, Bobbiese per poi appendere definitizate>> nella sua vita, ma <<nella mia pazzia non rimpiango quasi niente, vamente gli scarpini al chiodo all’età di quarant’anni nella Castor Tortolì.


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è un periodico

Anno V N°1 APRILE-MAGGIO 2017 Da un’idea di Andrea Loi E-ditore: Andrea Loi, Web Solutions Internet Company Direttore Responsabile: Giambernardo Piroddi Caporedattore: Laura Fois Grafica e impaginazione: Web Solutions Internet Company In redazione:

Giambernardo Piroddi, Laura Fois, Gibi Puggioni, Giovanni Dessole, Roberta Gallo, Argentino Tellini, Thomas Sponticcia Antonella Fini, Andrew Lloyd

Stampa: Grafiche Ghiani S.r.l. Si ringraziano:

Città di Cagliari, Eugenio Cossu, Grimaldi Sardegna Srl, UCNET Srl, Ugo Cuncu, Hotel Edera, Apex Service Srl, Istimentos Samugheo, APEX SERVICE Srl, Officine Sarvi, Cantina Lilliu, Alberto Cocco, Gavino Sanna, SFP Sarda Forniture Professionali, CISCO Srl In copertina: GIOVANNI COSSU

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“Lavorare nell'ambito sartoriale non è un'attività che si limita unicamente al cucire, misurare, modellare abiti su misura. La manualità è una piccola parte di tutto un universo fatto di emozioni e sentimenti tangibili”

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